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PORCINO Giovanni (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201507072/131, presentata dalla Giunta Comunale in data 11 dicembre 2015, avente per oggetto: "Ex Cavallerizza Reale - Acquisto Teatro di proprietà di C.C.T. S.r.l.. Importo Euro 1.000.000,00 oltre I.V.A.". e della proposta di mozione n. mecc. 201507262/002, presentata dai Consiglieri Trombotto e Appendino in data 21 dicembre 2015, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201507072/131 - Ex Cavallerizza Reale - Acquisto Teatro di proprietà di C.C.T. S.r.l.. Importo Euro 1.000.000,00 oltre I.V.A.". PORCINO Giovanni (Presidente) Comunico che in data 16/12/2015 la competente Commissione ha rimesso il provvedimento in Aula. La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Questa proposta di deliberazione, che già nel titolo è molto chiara ed eloquente, prevede l'attività della Città di riacquisizione del maneggio alfieriano all'interno del Compendio Cavallerizza, a conferma delle finalità culturali dirette che già l'Amministrazione mise in atto dall'anno 2005. Facendo rapidamente un riassunto e rinviando, tuttavia, a quella che è un'informazione solo parzialmente corretta, riportata recentemente da organi di stampa, ovvero che si sia concluso l'iter della formazione del masterplan di Cavallerizza, in realtà l'attività è tuttora pienamente in essere e il primo step di questa procedura d'interlocuzione con tutti i soggetti che hanno manifestato o interloquito a tutti i livelli, sia a livello territoriale, sia a livello di cittadinanza, sia a livello di istituzioni culturali, naturalmente coinvolte nei processi di valorizzazione e difesa dei Beni Culturali, arriverà a compimento soltanto all'inizio del 2016. Facendo un passo indietro, la Città aveva manifestato l'intenzione di valorizzare e utilizzare per fini culturali il Compendio della Cavallerizza già alla fine degli anni Novanta; nel 1997 Cavallerizza ospita la Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo. Dopo circa tre anni di discussione con il Demanio dello Stato, nel 2005 la Città concede temporaneamente al Teatro Stabile di Torino quella che è attualmente l'area oggetto del provvedimento, cioè il Maneggio Alfieriano, e in quel luogo - e tuttavia con la necessità di non alternare le superfici, le proporzioni, gli stucchi, gli interni e le aree di relazione con l'esterno - era stata inserita (cosa che è tuttora ancora esistente) una serie di corpi estranei non fissi all'interno di quest'area, in particolare si è creato un foyer realizzato tramite dei tramezzi, una gradinata per il pubblico e delle attrezzature destinate a sala teatrale, che hanno visto funzionare un'attività teatrale, ancorché sempre temporanea, per un numero di anni piuttosto consistente, per circa sette-otto anni. Rammento che l'impossibilità di intervenire in modo strutturale in questo compendio, in particolare per il fatto che la proprietà non era di Città di Torino, ha sempre condotto il Teatro Stabile a dover affrontare di volta in volta ingenti spese di vigilanza, di progetti temporanei per la sicurezza dell'attività di spettacolo, tesi ad acquisire i pareri di vigilanza per la Commissione di Pubblico Spettacolo per gli spettacoli di volta in volta in essa strutturalmente inseriti. Questa attività è stata sostenuta fino a quando, nell'anno 2010 e poi ancora per qualche mese successivamente, anzi, per due anni successivamente, l'Amministrazione Comunale - non la Giunta presente, ma la Giunta precedente -, nel momento in cui acquisiva dal Demanio, a titolo oneroso, il Compendio Cavallerizza, girava il Compendio stesso alla C.C.T. S.r.l. nella cartolarizzazione, affinché provvedesse a recuperare le risorse per coprire l'investimento che era stato fatto per l'acquisizione medesima da parte del Demanio di Stato. Nel frattempo andava avanti un progetto importante, che era il recupero di quello che è il Maneggio Chiablese, cioè l'attuale Aula Magna dell'Università, ad Aula Magna - ricordo -, bene di proprietà della Città di Torino, recuperato con fondi pubblici statali del Ministero per l'Università che attualmente, con grande successo, ricopre la destinazione definitiva di attività di Aula Magna, anch'esso progetto iniziato a circa metà degli anni Novanta. Durante la discussione sul Compendio si sono individuate alcune linee guida. La prima essenziale, che è imperniata sull'atto che andiamo ad adottare oggi, è quella dell'assoluta totale vocazione culturale delle destinazioni complessive di Cavallerizza Reale; vocazioni culturali naturalmente coerenti pienamente con lo spirito di riqualificazione della Cavallerizza, con la destinazione coerentemente unitaria di un bene unico tutelato dall'UNESCO e, nello stesso tempo, tutt'altro che unico nella formazione e nella costituzione progettuale ed edilizia. Ovviamente non devo fare un trattato in questa sede, rimando all'ampia lettura esistente - dal Theatrum Sabaudiae in poi agli studi più recenti di architetti illustri torinesi e non - sul tema di come Cavallerizza in realtà sia stato l'elemento che unitariamente ha costruito un quartiere di servizio al Polo Reale, all'epoca, esistendo il Regno dal Settecento in poi, per ospitare attività di servizio, alloggi di custodia, alloggi delle guardie, il salone delle guardie, pagliere per i cavalli, scuderie, cavallerizze e maneggio e quant'altro utile e necessario a far funzionare un Polo di servizi autorevole, architettonicamente rilevante su quello che era all'epoca il Palazzo Reale in uso da parte della Reale Casa Savoia. Quando poi queste funzioni furono dismesse, ovviamente - lo ricordo per tutti -, furono inserite attività in proprio, tra cui gli usi demaniali che tuttora sono ancora in essere nella parte di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, come per esempio la logistica dei reparti militari o altre funzioni sicuramente non particolarmente coerenti con il dominio e con la destinazione originaria, e successivamente, in anni più recenti, negli anni Sessanta, se ricordo bene, arrivò il Commissariato di Polizia di Stato e Zecca di Stato e altre destinazioni. Inoltre, Cavallerizza ospitava ancora alcune famiglie, senza titolo abitativo, fino a quattro o cinque anni fa, che erano rinvenienti da concessioni demaniali scadute da anni e pertanto occupanti senza titolo di immobili patrimoniali dello Stato. Questo progetto di respiro, realizzato mediante il concorso di quasi 20 Istituzioni culturali, tra Istituzioni universitarie, Regione, Città e altri vari Enti, tra cui cito l'Archivio di Stato, il Politecnico di Torino e potrei andare avanti citando le principali Istituzioni teatrali, le principali Istituzioni culturali della Città, è anche un progetto di ascolto, nella prima fase, vorrei ripeterlo, ascolto delle istanze esistenti nella sensibilità culturale della Città, che naturalmente sarà invece oggetto non di una fase di ascolto, ma di confronto quando il masterplan sarà completato, quindi già anticipo il fatto che mi sembra mal posto il tema della relazione tra progetto e cittadinanza, in quanto è dovere della Città e delle Istituzioni redigere un progetto coerente con le finalità culturali, che non prevede in nessun caso alcun tipo di residenza o alcun tipo di intervento abitativo, ma che prevede invece funzionalità di servizio ai settori culturali del Polo Reale, così come fu servizio al Polo Reale quando era un edificio di proprietà di Casa Reale. Il teatro si colloca perfettamente in questa prospettiva, andando ad assumere la dimensione di sala teatrale intermedia, non rinunciando pertanto all'esistenza di una doppia sala teatrale: una più grande, quella che troverà o continuerà a trovare sede nel Maneggio Reale, e quella che invece esiste attualmente più piccola, nella manica alfieriana, dall'altra parte, che invece sarà riqualificata e ricostruita in altra zona della Cavallerizza, sostanzialmente andando ad individuare un manufatto di straordinario pregio. È molto interessante il fatto che l'edificio di cui stiamo parlando nel 1952 - la foto è d'epoca, ma è molto interessante -, anziché essere teatro, era un meraviglioso posteggio di auto di servizio dei Servizi di Stato, ovvero nella Cavallerizza Reale, dove correvano i cavalli lipizzani in epoca molto lontana, venivano parcheggiati veicoli negli anni Cinquanta di destinazione ai Servizi di Stato. Ancora adesso nella manica di proprietà di CDP e del Demanio trovano sede autoveicoli parcheggiati temporaneamente. Allora, l'idea fondamentale che la Città ha coltivato in questi anni è stata quella di creare un grande Polo di servizi culturali diretti e di servizi destinati anche alla capacità di attrarre intorno al Polo Reale funzioni di carattere sussidiario, quali per esempio un Ostello della Gioventù Europea, per creare le condizioni di ospitalità a gioventù interessata alla fruibilità dei beni universitari e dei beni demaniali, come i Musei e il Polo Reale, ricettività universitaria, e cioè residenze universitarie fortemente connesse con il tessuto dell'attuale rettorato, del nuovo corpo di rettorato, peraltro già di proprietà della Città di Torino, detto anche "Palazzo degli Stemmi", in un asse che lungo la via Verdi costruisca una vera e propria risorsa di servizi culturali connessi tra Polo Reale, poli museali nell'area centrale, come Palazzo Carignano e il Museo Egizio, e all'interno del Polo Reale naturalmente la grande riqualificazione delle aree verdi e delle aree edificate del Polo Reale stesso. In questo contesto è stato immaginato dal masterplan un'attività di innesco. L'innesco è il primo intervento interamente di capacità pubblica, quindi l'attività del Teatro, che però non vada in via temporanea - come è successo con l'uso temporaneo del Teatro a metà del 2000 - a ricreare delle superfetazioni architettoniche posticce all'interno di un edificio vincolato come la Cavallerizza alfieriana, e cioè un edificio di altissimo pregio con volte di grande rilevanza, ma piuttosto a pensare di rispettare completamente l'architettura della Cavallerizza Alfieriana, individuando non dei corpi di fabbrica all'interno che vadano a distinguere o a separare l'unità delle volte o la capacità prospettica di questo luogo meraviglioso, ma invece ad inserire dentro essa una struttura teatrale o di spettacolo, comunque destinata a tutti i target teatrali medi, alti e bassi che siano, in base alla tipologia di compagnia, di fruizione, di utenza a cui sarà destinata la struttura stessa, ma che rispetti appieno il recupero architettonico del bene. Allora questo atto che stiamo discutendo altro non è che il primo atto di innesco di una politica pubblica che vada ad individuare nella Cavallerizza Alfieriana e nella conferma di quella bontà di intuizione che negli anni Novanta ebbe in questo edificio la possibilità di inserire attività teatrali di vasto respiro, gestito da una capacità di coinvolgimento teatrale non soltanto di cartellone cittadino, ma anche di cartellone di secondo livello, e quindi con compagnie e spettacoli, naturalmente con flussi di pubblico non necessariamente grandiosi, ma di grande interesse per il luogo, la tipologia e l'accessibilità culturale, non solo dell'attività che viene messa in scena, ma anche del contesto architettonico che viene ad ospitare la messa in scena, questo dentro un processo di ripubblicazione di quello che è il teatro di cui stiamo parlando. Questo comporta il fatto che la Città rimette delle risorse che in realtà ha già prelevato, quindi potremmo dire che è una partita di giro, nel senso che ha ricevuto per la cessione a C.C.T. nel 2010, tramite questa operazione, che all'epoca fu fatta sincrona rispetto all'acquisto da parte del Demanio. Ricordo a tutti che Cavallerizza non è mai stata di proprietà di Città di Torino prima del 2010, e lo è stata per pochi mesi rispetto al passaggio di consegna tra Demanio di Stato e C.C.T.. In questo senso, chiaramente, il fatto di investire risorse pubbliche, per la verità già avute quando all'epoca fu cartolarizzato il bene, per investire e ricreare queste condizioni di recupero del bene, con l'alta Sovrintendenza che vigila sull'uso e sul recupero del bene, con la disponibilità dell'intero protocollo d'intesa, e cioè di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, per vigilare e valutare la possibilità di innescare in questo primo recupero un vero pivot del recupero culturale. Ultima cosa, la possibilità di avere una fruizione degli spazi a piano terra dell'intera Cavallerizza non avulsi da quella che è la fruizione pubblica del Polo Reale, con contestuale - lo abbiamo detto recentemente e lo ribadisco anche a nome dell'Assessore Lavolta - progetto di valorizzazione e riapertura integrale dei Giardini Reali superiori. Poco fa abbiamo avuto una deliberazione sul Demanio di Stato che concede alla Città degli immobili in proprietà; ricordo che l'anno scorso la Città, dopo praticamente tre secoli, è entrata in proprietà dei Giardini Reali inferiori, che già manuteneva da sempre, e oggi sono patrimonio pubblico di questa Città e sono un fiore all'occhiello dei giardini ottocenteschi di questa Città. Ora stiamo parlando dei Giardini Reali superiori, del bastione della parte legata alle funzioni di collegamento tra i vari corpi dell'attività museale del futuro Polo Reale o Musei Reali, con l'intervento del Ministero, risorse pubbliche ingenti e la possibilità di utilizzare e fruire di questo grande corpo di verde, di polmone verde della Città, anche in orari diurni, anche in modo avulso e separato dalla fruizione del Polo Museale stesso, ma questo è fortemente connesso con gli usi pubblici. Il progetto di Cavallerizza non è quindi un'idea bizantina rispetto a una generica concessione a degli usi sommari e non pensati. Si pensa, invece, al fatto che, per la prima volta nella storia di questa Città, Cavallerizza diventi un compendio che è percorribile per l'83% della sua superficie da persone che la possono attraversare per andare dalla città al verde pubblico, per visitare una galleria museale, per andare a Teatro, per occupare spazi pubblici o andare all'Università nell'Aula Magna, per fare funzioni pubbliche che mai sono state negli ultimi tre secoli di proprietà, tantomeno di pubblica fruizione da parte dei cittadini torinesi. Questo non è - e chiudo su questo punto - alcun tipo di concessione o di volontà di aprire soluzioni facili a problemi complessi, come quello della fruizione pubblica, non è in alcun modo nessuna retromarcia. La Città non ha mai pensato di inserire qui funzioni improprie rispetto all'uso della Cavallerizza Reale e credo che su questo tema dell'uso dei beni pubblici ci sia anche molta retorica, forse troppa retorica. La retorica però si sconfigge con i fatti. La Città oggi afferma un principio fondamentale, cioè l'uso e la conferma di un uso che la Città e solo la Città ha voluto per gli ultimi 15 anni di realizzare lì, nel compendio, un teatro, di riconvertire quindi uno spazio pubblico, ribadisco, in disuso e mal utilizzato per quasi un secolo - perché nel Novecento è stata mal utilizzata per quasi un secolo -, e di potenziare quello che in realtà è stato un altro innesco straordinario, la fruizione dell'Aula Magna del Rettorato e dell'Università dell'Ateneo torinese ha raggiunto livelli di saturazione e di utilizzo sulle 24 ore, tanto che si parla di utilizzi serali, che non avevano precedenti quando si pensò. Vorrei essere molto chiaro: fu la Città, nel rapporto con il Rettorato di allora, a pensare di ricreare intorno a quello che una volta era un retro, oggi è un davanti del Rettorato, che è via Verdi, l'asse di via Verdi, dove vi sarà la possibilità di fare comunicazione, camminamenti, forse un domani pedonalizzazioni di aree di collegamento tra Ateneo, aule utilizzate, edifici culturali, Polo Reale e innescare lungo la direttrice del Po - quella autentica e non quella dell'ottocentesca via Po, ma quella originaria del Settecento - un vero Polo culturale frequentabile da tutta la cittadinanza, che attraversa il polmone verde e passa attraverso l'edificio, diventato a quel punto permeabile. La deliberazione dice una cosa molto semplice: la Città riacquista la Cavallerizza Reale, riacquista il corpo di fabbrica del Maneggio Alferiano, è un pezzo di Cavallerizza, si chiama Cavallerizza non per ragioni strane, ma perché era una somma di maneggi e strutture legate alle funzioni dei cavalli. In qualche modo, vi è, fra virgolette, una "fruizione diretta", si pensa ad un utilizzo in tempi molto rapidi e molto ragionevoli, e c'è anche una grande scommessa, e qui voglio dire la ragione per la quale la Giunta non è d'accordo con la proposta di mozione presentata dai Consiglieri Trombotto e Appendino, che non qualifica l'operazione che stiamo andando a fare, ma sembra invece cercare perennemente il pelo dentro l'uovo. Il tema della Cavallerizza non è legato all'importanza della destinazione d'uso o del protocollo d'intesa, ci siamo legati a scatole formali, a categorie formali in un problema che invece è sostanziale. Qui il problema è molto semplice: se noi aderiamo all'ipotesi per la quale vi è un progetto fondamentalmente pubblico di riuso di spazi che, ribadisco, in 300 anni non ha avuto mai un progetto unitario pubblico, che poi sarà oggetto ovviamente di apertura, confronto e consultazione, ma che non fa rinunciare al decisore pubblico, che è in democrazia diretta, ma rappresentativa, anche il dovere di costruire progetti di fattibilità, allora questa deliberazione sinceramente sembra quasi alleggerita, svuotata da una mozione che sembra quasi suscitare il dubbio che alla fine vi sia sempre un retropensiero della Pubblica Amministrazione, retropensiero che non c'è assolutamente. Premetto, apprezzo lo sforzo che i Colleghi vogliano aggiungere e precisare elementi, che sembrano però più rivolti al passato che al futuro. Penso, invece, che l'occasione di cogliere fino in fondo l'opportunità di questa prima area di innesco sia forte, di accettare anche la scommessa che nel mese di febbraio-marzo, da aprile si possano manifestare occasioni di confronto e di discussione, i primi segnali di apertura al pubblico di questo compendio, in un solco di una tradizione che credo che sia assolutamente coerente, ovvero questa Amministrazione di Cavallerizza è stato il vero promotore del recupero, non il soggetto che ha depresso lo sviluppo o, anzi, ha pensato a futuri non coerenti con la propria destinazione storica. Anzi, rivendico fortemente, quale Assessore di questa Amministrazione da qualche anno, che già negli anni Novanta si pensava agli usi pubblici, agli usi strutturalmente e stabilmente culturali di questo compendio. Sicuramente, al di là della memoria storica corta che mediamente abbiamo dei fatti, testimonio che gli atti dicono questo: progetti di lungo corso, interlocuzioni con il Demanio, con lo Stato e con il Ministero dei Beni Architettonici, progetti che presto quindi avranno un compendio per l'83% interamente pubblico del camminamento, dell'accessibilità e, soprattutto, una grande occasione. Torino è una delle poche città che ha un Polo Reale. Quando parliamo di Polo Reale non dobbiamo pensare soltanto al Polo strettamente museale, dobbiamo pensare ad un compendio di fabbricati, di edifici costruiti intorno al Polo Reale, che erano al servizio del Polo Reale e che oggi sono un bagaglio straordinario, come le grandi città mitteleuropee reali di questa Europa, per lo sviluppo, l'inserimento dell'attività di recupero culturale e, naturalmente, per il rafforzamento dell'asset culturale che questa Città ha portato avanti fino adesso, partendo una volta di più, come abbiamo fatto per Palazzo Madama, come per il Museo Egizio, dai luoghi e non dalla narrazione, dalla storia dei luoghi e non dalla narrazione. PORCINO Giovanni (Presidente) Apriamo dunque il dibattito, che è congiunto, sulla proposta di deliberazione e sulla relativa mozione di accompagnamento a firma dei Consiglieri Trombotto e Appendino. Ho già iscritti per l'intervento i Consiglieri Marrone e poi Bertola. La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Ringrazio l'Assessore per questi abbondanti 20 minuti di illustrazione. Devo dire che non è mai in discussione la sua abilità oratoria nell'illustrazione delle proposte di deliberazione, spesso abilissima cortina fumogena nell'andare poi a confondere quella che è la reale portata del contenuto amministrativo delle deliberazioni stesse. Devo dire che mi ha quasi commosso quando ci ha dipinto questa fioritura, prossima ventura, urbanistica e culturale di via Verdi; da ex studente universitario devo dire che il mio cuore ha battuto più forte, però tutto ciò non va ad eliminare un dato, che lei ha negato politicamente: questa è una retromarcia bella e buona e oggettiva, perché quella parte di Cavallerizza è stata, anche se brevemente, comunale, la decisione della Città è stata di cartolarizzarla e la cartolarizzazione, che è un termine che lei ha citato poco in questa illustrazione, l'ha sostituito con tante ripetizioni del termine "pubblico". Sarà - questa volta, mi permetterete, sarò io a dirlo a voi - la vicinanza delle elezioni, sarà forse l'effetto Airaudo, però ho notato effettivamente un'ispirazione culturale diversa dal solito nell'intervento dell'Assessore Passoni. Vorrei ricordare io cos'è una cartolarizzazione: è un'operazione che precede una vendita, che consente - mi permetterà di dirlo dal mio punto di vista -, tramite un'alienazione, quindi una vendita, che la Città fa a se stessa, perché la fa a un soggetto che è partecipato al 100% dalla Città, consentendo a questo soggetto di indebitarsi con le banche, in barba al divieto di ulteriori indebitamenti della Città, per creare sostanzialmente una vendita futura. Un'operazione del tutto lecita e legittima, magari nel merito un po' discutibile, non lo dice il Consigliere Marrone, ma i Revisori dei Conti che ogni Bilancio condannano come elusiva del divieto di ulteriore indebitamento la cartolarizzazione in sé come operazione, però che piaccia o no è questo, cioè è una vendita, può essere una futura vendita, ma è una vendita. Quindi, il Maneggio Alfieriano è stato della Città, è stato già concesso al Teatro Stabile, è stato già utilizzato come teatro; ricordo io il parere della vostra Amministrazione, non della nostra opposizione, anche perché è vero che era il passato Sindaco, però, Assessore, c'era sempre lei in Giunta con questa competenza, per cui vorrei ricordare il parere della vostra Giunta negativo su quell'utilizzo; mi ricordo - perché facevo già politica - condanna degli scarsi risultati, scarsa affluenza, scarsa praticabilità di quella vocazione, me lo ricordo benissimo, posizione politica, con cui di fatto avete giustificato la cartolarizzazione e il cambio di destinazione. Motivo per cui - e questo l'ho sempre potuto osservare da dentro le Commissioni - vi siete attirati tante critiche e tanti strali, e non tanto dalla sinistra più movimentista, parlo di quella un po' più paludata, quella un po' più accademica, quella un po' più ermellinata, che evidentemente vi ha un po' dato di pelo e contropelo con un po' di perizie, di studi e di monografie, che vi hanno evidentemente fatto riflettere. Bene, io vorrei solo riflettere su questo: questa notte che ha portato consiglio io la vedo un po' troppo vicina alla prossima scadenza elettorale, perché se noi vogliamo davvero ragionare sulla mission o - fatemi usare un termine più italiano - su una visione strategica che questa Città vuole dare a dei beni storici, in funzione di un utilizzo pubblico e aperto al pubblico, noi non abbiamo alcun tabù nell'affrontare questo dibattito. Vorrei soltanto ricordare che, se questo è il punto, allora va fatto su tutte le operazioni di cartolarizzazione e su tutti i fini istituzionali che possono arrivare e che spesso vengono portati con petizioni e con istanze della cittadinanza, scontenta di queste cartolarizzazioni, all'attenzione della vostra Amministrazione. Per essere più franco, a noi di destra, si sa, piace la famiglia e quindi siamo contenti che anche nella vostra famiglia della sinistra una frattura stia andando a sanarsi e vi vogliate di nuovo bene e vi ritroviate di nuovo, però c'è un problema: non sono affari vostri, si sta parlando di beni pubblici, ma soprattutto di beni storicamente parte del patrimonio della Città. Quindi, se voi davvero volete rivedere le operazioni di cartolarizzazione, che - diciamocelo pure -, ogni volta adducente oggettivamente le difficoltà del mercato immobiliare, però il dato oggettivo è che il grosso di queste cartolarizzazioni sono rimaste operazioni bloccate, spesso con conseguente degrado progressivo delle strutture stesse lasciate in stato di abbandono. Allora, se amministrativamente c'è la presa e l'assunzione dell'osservazione e dell'autocritica, per cui le cartolarizzazioni sono state un progetto evidentemente non riuscito e da rivedere, non dico del tutto fallimentare, ma evidentemente non riuscito, allora il coraggio della vostra o di una qualsiasi Amministrazione Comunale dev'essere di rivedere le cartolarizzazioni, non ricomprarsi un teatro o uno pseudo teatro a un milione di Euro di erario comunale, perché sono due cose diverse semplicemente. In questo caso, state restituendo ad un Ente partecipato della Città, a cui avevate dato mandato di vendere, un milione dei nostri soldi, per ridare al Teatro Stabile un locale pregevole da adibire a teatro. Questa è una cosa diversa dal rivedere la strategia della valorizzazione pubblica dei beni storici del nostro patrimonio. Noi auspichiamo che ci sia maggiore coraggio su altre cartolarizzazioni, che si voglia rivedere complessivamente e con una reale visione strategica questo tema, perché al momento noi ci sentiamo quasi degli spettatori di una dialettica che è tutta interna a due sinistre, peraltro, consentitemi, anche un po' marginali. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Io sono contento di questa proposta di deliberazione, nel senso che il Movimento 5 Stelle per tutta questa tornata amministrativa ha contestato l'uso che stava venendo fatto della Cavallerizza. Quindi, sono contento che si ritorni indietro e che un pezzo venga riportato nella disponibilità della Città per fini culturali, anche se non capisco allora perché per tutta questa tornata amministrativa, per quattro anni e mezzo, l'Assessore Passoni abbia insistito che non c'erano i soldi, non c'erano le condizioni economiche per ritornare indietro. PORCINO Giovanni (Presidente) Scusate, Consiglieri, non sentiamo nulla. BERTOLA Vittorio Evidentemente l'argomento è poco interessante... Quindi, mi stupisce che poi si arrivi anche a negare il fatto che questo sia una marcia indietro. Forse si farebbe miglior figura dicendo che abbiamo ascoltato i cittadini, le associazioni, quelli che si sono organizzati per difendere questo ruolo pubblico e abbiamo deciso di tornare parzialmente indietro. Però con alcuni particolari che secondo me vanno sollevati. Il primo è che da quello che ho potuto recuperare in questi pochi giorni che ci sono stati per l'ansia della deliberazione, il prezzo non è esattamente quello che fu pagato quando il bene fu cartolarizzato; nel senso che allora era parte di un impegno molto più grosso, ma il prezzo attribuito all'epoca fu qualcosa sugli 800 Euro al metro quadrato, mentre adesso ce lo stiamo ricomprando a 1.000 Euro al metro quadrato; quindi, con una certa perdita per la Città. Forse si poteva pensare prima e non fare neanche questa operazione, ammesso che ci sia una qualche giustificazione a questo cambiamento di prezzo, che ho letto nella proposta di deliberazione esser data da una perizia del nostro Servizio Valutazioni. Quindi, sicuramente ci sarà ampia giustificazione tecnica di questo fatto, però sicuramente qualche dubbio questa cosa lo lascia, anche legato al fatto che comunque per l'eventuale investitore privato o partner che dovrà far parte di questo meraviglioso progetto di recupero a fini pubblici e parapubblici della Cavallerizza, il maneggio alfieriano era forse più un peso che un qualcosa che facesse piacere prendersi, essendo ovviamente vincolato sia dal punto di vista architettonico, sia dal punto di vista degli usi possibili; quindi, sicuramente non utilizzabile per fini che possono generare un qualche tipo di ritorno economico. Fa comunque piacere questo ritorno indietro, ma veramente rimane il dubbio che sia semplicemente un contentino da 1 milione di Euro per recuperare consensi in un'area che, in questi anni, si è allontanata sempre di più da questa Amministrazione. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Trombotto. TROMBOTTO Maurizio Come ho avuto modo di dire talune volte in II Commissione, rivolgendomi all'Assessore all'Urbanistica, Lo Russo, in questo caso invece rivolgendomi all'Assessore Passoni, non posso non riconoscere la passione, la capacità, la competenza e la conoscenza che l'Assessore pone nell'illustrazione delle proposte di deliberazione, e debbo dire che vi è sempre qualcosa da imparare. In particolar modo oggi stiamo parlando di una proposta di deliberazione tutt'altro che marginale rispetto alla storia di questi ultimi anni amministrativi della Città, rispetto alle scelte, al dibattito e alla discussione all'interno di quest'Aula, ma anche al di fuori dell'Aula; su questo secondo aspetto ritornerò poi brevemente. Non voglio ripetere le cose che ha già detto bene, e sicuramente meglio di quanto potrei dire io, l'Assessore Passoni, rispetto all'importanza, al valore storico e culturale del complesso di cui stiamo parlando. Uso il termine complesso non casualmente, perché stiamo parlando di un insieme di edifici. L'architetto Robiglio, in Commissione, la scorsa estate, ha voluto dimostrarci (sembrava di essere in televisione, a Porta a Porta), aggiungendo progressivamente tutta una serie di edifici, come questo complesso è andato a realizzarsi nel corso di numerosi decenni e, di conseguenza, anche la tesi che lui intendeva sostenere dell'eterogeneità del complesso. Però ciò non toglie il fatto che comunque siamo di fronte a un elemento di unitarietà, che collega direttamente, in modo specifico e puntuale, l'area cosiddetta della Cavallerizza Reale con il Polo Reale. Ne è comunque una parte, come è stato bene ricordato in precedenza, di servizio... vogliamo definirla secondaria, sotto certi aspetti, rispetto al Palazzo Reale? Certamente lo è, ma è anche una parte integrante, strettamente collegata, che non può e non deve essere separata dalla parte chiamiamola principale, tanto per capirci. Quindi, se l'Amministrazione, oggi, con questo atto, intende affermare (e così mi è parso dalle parole dell'Assessore) che, da un lato, deve essere un ragionamento di tipo unitario e complessivo sulla Cavallerizza Reale e che, dall'altro lato, l'intero complesso non può che avere una destinazione e una vocazione di carattere culturale, è difficile non essere d'accordo. Dopodiché, uno legge anche gli atti, perché è nostro compito come Consiglieri leggere gli atti, per approfondirne il contenuto e cercare di comprenderli. Dico questo perché nel leggere la proposta di questo atto deliberativo, a pagina 3, trovo un passaggio che mi lascia un po' perplesso, per il quale chiedo all'autorevole Presidente di questo Consesso di consentire, qualora sia possibile, una replica all'Assessore, di modo che allontani eventuali dubbi che possano esservi rispetto a un'interpretazione magari fallace del passaggio che ora richiamerò. Oppure - ed è legittimo - che vada in qualche modo a confermare un'idea che però mi sembrerebbe contraddittoria con quello che ho sentito affermare questa sera, che sicuramente non sarebbe condivisibile da parte mia, e non solo da parte mia. Ovvero, laddove si dice e si dichiara che "considerato che la trasformazione del complesso comporta una significativa presenza di attività di carattere privato, quali pubblici esercizi, attività commerciali, ricettive, residenze, eccetera, si è ritenuto necessario demandare un progetto unitario di riqualificazione, eccetera". Sono le ultime tre righe di pagine 3 della narrativa di questa proposta di deliberazione. Ora, laddove si parla di residenza, se si parla di una ricettività universitaria, ne abbiamo discusso in quest'anno che ormai volge al termine, e c'è mi sembra una condivisione. Se quando si parla di residenza parliamo di un ostello della gioventù, che è stato proposto dall'attuale Assessore alla Cultura, Parigi, della Regione Piemonte, si può condividere, ne abbiamo discusso. Se si parla, invece, di altri tipi di residenza, credo che comunque questo Consiglio abbia il diritto di poter comprendere appieno ciò di cui si sta parlando; per questo chiedo una comprensione. Così come laddove si parla di attività commerciali, di pubblici esercizi, perché è chiaro che se si parla del bar che può essere di servizio alla struttura, per le sue dimensioni e per la ricettività che questo può avere, è comprensibile, ci mancherebbe. Se parliamo di una galleria commerciale (lo dico anche un po' provocatoriamente per comprenderci), quasi fossimo all'Auchan o al Carrefour o all'Ipercoop, è chiaro ed evidente che saremmo, seppur magari una galleria commerciale di alta qualità, evidentemente in un'altra situazione e in un'altra fattispecie. Quindi, chiedo che vengano fugati questi dubbi, che in qualche modo continuano a esservi. Assessore, ne abbia la pazienza e la cortesia; se ci sono dei dubbi può darsi che non sia necessariamente colpa di uno dei due soggetti che dialogano, può essere anche una colpa comune, diffusa, perché magari ci sono stati dei limiti nella comunicazione, non solo nella comprensione; magari non vi è stato un numero sufficiente (anche se qualcheduno potrebbe affermare che invece in realtà sono state troppe) di sedi nelle quali si è potuto discutere, condividere e partecipare democraticamente. Dico questo perché così mi collego alla proposta di mozione che ho presentato insieme alla Consigliera Appendino. Mi dispiace che oggi la Consigliera non possa essere qui presente, a causa di un malessere di salute temporaneo, per sostenere anche lei la proposta di mozione. E mi spiace che l'Assessore veda parzialmente la nostra proposta di mozione, se non ho colto male la sua espressione di intenzione negativa. Io invito l'Assessore a rileggerla nuovamente, e lo invito anche eventualmente a formulare un emendamento a questa proposta di mozione, a formulare eventualmente delle modifiche, dal momento che mi sembra di aver inteso dalla sua illustrazione che vi è comunque una parte che io credo significativa, preponderante e maggioritaria che trova la sua condivisione in un'accezione comune di beni pubblici e beni comuni. La proposta di mozione è strutturalmente costruita sulla base per l'appunto dei processi partecipativi, ma si chiede che siano realmente tali. Noi, come Consiglieri Comunali (mi spiace, non siamo in Giunta, non siamo l'Archivio di Stato, non siamo la Soprintendenza, siamo dei semplici rappresentanti protempore della cittadinanza) abbiamo avuto modo di discutere la scorsa estate, in sede istituzionale, di un tema così importante come la Cavallerizza Reale, poi non ne abbiamo più discusso. Ne abbiamo discusso la scorsa estate in una Commissione Cultura, perché io avevo chiesto le comunicazioni del Sindaco e avevo accettato che queste poi fossero tramutate in una discussione in Commissione. Ne discuteremo di nuovo finalmente il prossimo 12 gennaio, esattamente con lo stesso meccanismo, perché ho richiesto le comunicazioni del Sindaco, che la Conferenza dei Capigruppo ha ritenuto di tradurre in una discussione in Commissione il 12 gennaio. Ora, detto questo, Assessore, la invito veramente ad analizzare e ad approfondire. Evitiamo di costruire dei muri contro muri. Evitiamo di non coinvolgere pienamente la popolazione, come è stato fatto in parte fino ad ora, perché è vero - al di là dell'ironia del Capogruppo Marrone rispetto a una certa sinistra radical chic, a una certa sinistra magari universitaria o come diavolo lui l'abbia voluta definire - che c'è comunque una parte importante di questa città (lo stesso Sindaco, per le sue competenze, le sue capacità e le sue conoscenze culturali, che gli riconosco anche rispetto alla storia di Torino) che ha guardato con attenzione alla vicenda della Cavallerizza Reale. Quella parte della città non va emarginata, perché se oggi siamo qui a fare questo tipo di discussione, grazie Assessore, grazie Sindaco, grazie Giunta e grazie Consiglio, ma dobbiamo dire grazie anche a quelle tante cittadine e cittadini che si sono mobilitati per costruire un percorso che è stato partecipativo, che è partito dal basso e che ha trovato anche una sua rappresentazione attraverso l'esperienza dell'Assemblea della Cavallerizza, che - l'ho già detto altre volte in sedi anche istituzionali - è uno degli esempi più interessanti e migliori di reale progettazione e partecipazione da parte della cittadinanza in questa città, senza costi da parte dell'Amministrazione, senza affidamento di incarichi, se non l'ultimo, da parte dell'Amministrazione stessa, di un soggetto esterno e terzo, per il quale speriamo finalmente, se non il 12 gennaio, ma subito dopo, di vedere i risultati e di conoscere il contenuto del masterplan che è stato citato in precedenza. Per cui, invito l'Assessore e il Sindaco (chiedo anche se vi sia la possibilità eventuale di una breve sospensione del Consiglio) a valutare approfonditamente il contenuto di questa proposta di mozione, di emendarla se lo ritenete, di trovare dei punti di condivisione, di convergenza e di proseguire un percorso comune e condiviso, che porta oggi a un primo risultato, cioè la riacquisizione pubblica del Teatro, che è un fatto importante e non secondario nel dibattito politico di questa città. PORCINO Giovanni (Presidente) Cederei la parola al Consigliere Cassiani e poi, se nessun altro Consigliere manifesta la richiesta di intervento, alla Giunta per la risposta ai quesiti posti e l'eventuale replica. La parola al Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Ringrazio l'Assessore e ringrazio anche il Consigliere Trombotto. Probabilmente non avrò la stessa enfasi che ha posto il Consigliere nel suo intervento, perché forse mi occupo di questa vicenda da qualche anno in più, perché sono qui a discutere di questa vicenda da molto tempo. Ritengo che alcuni aspetti sottolineati nella proposta di mozione siano discutibili e che si possa aprire un dibattito e un ragionamento. Rispetto all'approccio tenuto da parte di questa Città e in particolare da parte del Consiglio Comunale, continuo a rivendicare il ruolo non mio, ma della Commissione che presiedo, che ha fatto su quel tema almeno quattro audizioni, di cui due unitamente alla Commissione congiunta Cultura della Regione Piemonte; fatto mai avvenuto nella storia di questa Commissione e di questa Città negli ultimi 15 anni. Per cui, non è vero che non c'è stata attenzione da parte del Consiglio Comunale, non è vero che non si è discusso... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusi, io ho sentito la sua enfasi; quindi stia tranquillo e abbia pazienza. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non è vero, non è stato chiesto dal Consigliere Trombotto, è stato fatto da me e dal Presidente Valle, in congiunta, insieme agli Assessori Passoni... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Però, se mi interrompe di continuo per dire delle sciocchezze... abbia pazienza. Dica a verbale le sciocchezze che deve dire, ma prima mi faccia esprimere le mie opinioni. PORCINO Giovanni (Presidente) Consigliere Trombotto, non interrompa. Consigliere Cassiani, si rivolga alla Presidenza, per favore. CASSIANI Luca Io mi rivolgo a lei se mi consente di non avere qualcuno che mi fa dietro il verso, anche abbastanza fastidioso. PORCINO Giovanni (Presidente) Ho già richiamato il Consigliere Trombotto. Per favore, proseguiamo nel merito, Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Allora, è falso quanto dice il Consigliere Trombotto riguardo al fatto che non ci sia stata attenzione. Mai, come in occasione della Cavallerizza, abbiamo audito due volte i Comitati, abbiamo fatto riunioni congiunte presso la sede della Regione Piemonte, unitamente al Presidente della Commissione Cultura, il Presidente Valle. L'Assessore Passoni e l'Assessore Parigi hanno partecipato ad almeno cinque Commissioni collegate su questo tema. È stato presentato il progetto iniziale, è stato illustrato l'avanzamento dei lavori, è stato illustrato il percorso storico che ha portato a quel tipo di determinazione. Ci sono i dati, le registrazioni, le fotografie e i giornalisti che erano presenti. Quindi, non si può parlare di una scarsa attenzione. Rendere nuovamente pubblico l'utilizzo culturale di quel bene, non privatizzarlo come invece ritengono alcuni occupanti. Secondo me quella è privatizzazione: impedire l'utilizzo pubblico dei beni comuni. Questa è la mia idea. Io sono contro l'illegalità, che si faccia lì o da qualche altra parte, perché l'illegalità produce sempre privatizzazioni, qualcuno che ci dorme e ci vive dentro senza pagare i canoni di locazione, e altri che invece non hanno la possibilità di avere l'abitazione perché non riescono a pagarla. Queste sono le discriminazioni che in questa Città abbiamo e, voglio dirlo con chiarezza, sono contro quel tipo di atteggiamento. Nonostante questo, più di una volta, anche quando non era previsto all'ordine del giorno, la Commissione V, che presiedo indegnamente, li ha ascoltati, li ha accolti, ha fatto presentare documenti, ha fatto produrre e leggere a verbale i documenti, si è confrontata, ha aperto dibattiti e chi era presente, come la Consigliera Appendino, lo sa benissimo; bisogna quindi ripristinare la verità, poi le opinioni possono essere diverse, ma ripristiniamo la storia della verità. L'Assessore Passoni in numerose occasioni, non da ultima l'occasione nella quale alcuni fondi, chiamati a studiare la vicenda, hanno spiegato quali sarebbero state le loro opinioni, ha detto che bisogna restituire l'uso pubblico e culturale a quel bene. Sono coinvolti il Teatro Stabile, l'Università, il Teatro Regio, l'EDISU, sono stati qui i Presidenti dell'EDISU, sono stati qui i rappresentanti di quelle istituzioni a discutere della Cavallerizza; allora, tutto si può dire, meno che non si sia discusso di questa vicenda. Vorrei vedere altre vicende di trasformazione urbanistica in questa Città con questa attenzione mediatica, politica, culturale, da parte di tutti i soggetti presenti. Quindi ritengo che non c'è bisogno che il Presidente Trombotto mi solleciti, il piano era stato assolutamente concordato con l'Assessore, a gennaio ci rivedremo, se necessario ci vedremo anche a febbraio, approfondiremo, staremo vicini, seguiremo passo passo l'iter di questa deliberazione, ma non accetto che qui si dica che da parte nostra, ma non solo della Giunta, del Consiglio Comunale e della Commissione, non ci sia stata attenzione a questo tema e non prendo ordini da nessuna assemblea che mi detta le mozioni, sia chiaro! Sono stato eletto senza vincolo di mandato e faccio quello che ritengo giusto, non quello che mi impongono gli occupanti senza titolo di un bene pubblico! La mail che hanno mandato al Consigliere Trombotto, che sarà presa così com'è e trasformata in una mozione, l'ho ricevuta, l'ho letta, non la condivido e siccome sono una persona libera e non prendo ordini da nessuna assemblea, nonostante siamo in periodo elettorale, non la voto, perché non ritengo che siano quelli i modi per porre le questioni, cioè imporre e dettare la linea sulle decisioni del Consiglio Comunale di Torino; su questo bisogna essere seri e voglio esserlo. Voterò convintamente la deliberazione e voterò contro questa mozione, per tre motivi: a) dice cose che non sono vere, b) non ricostruisce la storia, c) ha una visione parziale e soltanto da parte degli occupanti, con i quali io ho discusso, litigato, sono andato lì, sono stato anche in qualche modo preso a male parole, ma fa parte della politica, ci ho messo la faccia, ci sono anche i video della stampa che lo testimoniano, ma non accetto che si dica che questo Consiglio Comunale debba prendere ordini da chicchessia, che sia un'Istituzione privata, pubblica o occupata. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al signor Sindaco. SINDACO Pochissime parole perché condivido l'ampia e documentata relazione che ha fatto l'Assessore Passoni, che dimostra una cosa che vorrei che fosse agli atti e cioè che abbiamo sempre detto, non adesso che siamo a pochi mesi dalle elezioni. Grazie a Dio, scripta manent, credo che le mie prime dichiarazioni sulla Cavallerizza risalgano almeno ad un anno e mezzo, se non a due anni fa e in tutte le mie dichiarazioni, da quella in poi, ho sempre detto che il compendio della Cavallerizza per ovvie ragioni di valore storico-architettonico e per l'ubicazione, che abbiamo tutti presente, il Teatro Regio, l'Università, il Teatro Rossini, l'Auditorium della Rai, la Mole Antonelliana, non poteva che essere destinata ad attività culturali e/o universitarie. Questo lo abbiamo detto in tutte le sedi, scritto, dichiarato e la relazione che ha presentato oggi l'Assessore mi pare confermi che dicevamo la verità. Apprezzo tutti i percorsi partecipativi e quindi considero utile anche quello che si è innescato sulla Cavallerizza; registro perché li ho anche incontrati, nonostante quello che si è dichiarato ed è confermato che dicevamo il vero, da quello che l'Assessore Passoni oggi ha raccontato, abbiamo dovuto fare i conti costantemente - e fanno fede i volantini distribuiti - sul fatto che noi venivamo accusati o sospettati di voler fare residenze per i ricchi, voler fare un centro commerciale, voler fare non so quale altra nefandezza. Allora, per carità, ci sta tutto nella partecipazione, ci sta anche di scrivere delle sciocchezze e va bene, però vorrei solo che si prendesse atto che abbiamo mantenuto una linea assolutamente coerente. L'utilizzo di quell'area e dei beni che lì insistono non può che essere caratterizzata da una finalità culturale e universitaria e intorno a questo opera tutta la progettualità che si sta costruendo. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, perché, comunque sia, su questo tema credo che il dibattito in Aula è sempre stato aperto, ampio e anche rispettoso delle posizioni e sempre molto articolato e anche documentato. La prima cosa che mi preme di fare in replica è rispondere al Consigliere Trombotto sulla sua domanda relativa alla deliberazione. La pagina 3 in realtà riferisce quello che oggi è l'oggetto della Variante Urbanistica che prevede una scheda. Rassicuro, ma lo ribadisco a verbale per tutti, che anche qualora e quando sarà completata una fase ultimativa del Masterplan ed esso debba trasformarsi in atti di indirizzo o attuativi con i pareri della Sovrintendenza, del Ministero, eccetera, sarà necessario esaminare congiuntamente in questa sede quegli atti di indirizzo anche in chiave urbanistica, nel senso che l'urbanistica è stata definita come una cornice e oggi deve stabilire destinazioni puntuali. Vero è che ammette quelle destinazioni e confermo che non trovo un clamoroso errore se si insediasse un'attività di caffetteria a servizio dell'Aula Magna, per esempio, o se consideriamo l'ostello della gioventù per gli studenti europei un'attività certamente non di finalità pubblica diretta, ma indirettamente lo è sicuramente, tuttavia un ostello è pur sempre un'attività di carattere commerciale, ricettivo destinata ad un pubblico vasto. Circostanzio questa frase, quindi, e tranquillizzo il Consigliere che questa affermazione non si riferisce affatto alla concessione o al ritorno della concessione, a concetti che riguardino inserimenti o attività non proprie o non coerenti con l'intenzione manifestata dalla Città e dal Sindaco ancora poc'anzi e, pertanto, va circoscritta al tema e il Consiglio, quando avrà l'esame di queste procedure, dovrà trasformare ciò anche in atti attuativi, avrà pieno diritto di ritornare e di verificare se sto dicendo il vero oppure no e questo è un punto fondamentale. Credo anche che il Consigliere Marrone, che adesso non è più in Aula, ha ricostruito in modo, devo dire, un po' farsesco la vicenda per come è stata costruita in questi anni, ma capisco che l'elemento della questione politica più che di merito lo abbia portato a parlare anche di cose che non hanno stretta attinenza con l'atto in questione, tuttavia anche questa è democrazia d'Aula da parte di opposizioni, di altra parte. Si è sempre attuato un percorso di discussione e dialogo, il dialogo avviene nelle sedi in cui deve essere attuato. Devo dire, lo dico al Consigliere Marrone, come al Consigliere Trombotto e lo dico all'Aula, non soltanto su questa materia sono stato chiamato più volte a partecipare attivamente e direttamente al confronto, non solo nelle sedi istituzionali, ma anche in luoghi terzi, ma spesso sono andato io stesso a prendere e ad imparare le posizioni che si articolavano e ne ho tratto una considerazione che voglio lasciare all'Aula, magari sbagliata, ma è quello che ho imparato in un anno e mezzo di studi sulla sociologia della Cavallerizza, la chiamerei così. Ogni istanza partecipativa è per natura pluralista, contiene mille anime e nessuna per forza è d'accordo con se stessa, ma può essere anche in conflitto con se stessa. Noi siamo però soggetti eletti o nominati in democrazia diretta e naturalmente siamo chiamati a governare in qualche modo i processi e siamo anche quelli che hanno la possibilità di portare le proposte al confronto con la cittadinanza. L'iter del Masterplan ha un percorso di consultazione, che è stato per la verità parzialmente utilizzato, in quanto si è creata una sorta di scetticismo, quasi di opposizione preventiva al percorso che la Città stava facendo, quasi a priori. Allora la domanda che mi pongo, la risposta non me la so dare, ma mi conforta sulla strada che abbiamo fatto, ho l'impressione che in alcuni settori dell'assemblea Cavallerizza l'idea del dialogo con la cittadinanza sia diventato qualcosa di diverso con i percorsi di consultazione, con l'Amministrazione che governa, con l'opposizione dell'Aula e con tutti coloro che sono titolati. Si è teorizzato addirittura, ho partecipato ad iniziative da uditore per imparare e per capire che, in realtà, in qualche settore forse minoritario della politica cittadina, l'idea del conflitto sociale sulle classi sia diventato il conflitto sociale sui luoghi, perché non c'è più la capacità di discutere e dialogare su un conflitto sociale delle classi. In questa metafora in cui Cavallerizza non è più il luogo della discussione sul suo futuro, ma è la metafora di una società non più conflittuale sulle categorie dell'essere umano, che cerca di portare nel conflitto dei luoghi una sua sostituzione, e scusate se l'ho fatta un po' accademica, ma tutto questo ha un radicamento, trova una tesi minoritaria forse anche nell'assemblea Cavallerizza, ma che poi motiva perché una parte di sinistra all'interno di questa Città insiste sull'occupazione dei luoghi, su questa dottrina, sostituendo il tema del conflitto sociale al conflitto dei luoghi, incapace di rappresentarlo compiutamente fino in fondo. La non soluzione di questo conflitto è alla base del concetto delle occupazioni dei fabbricati pubblici. Diciamocela chiara: la Cavallerizza è un bene troppo importante perché venga soggiogata e sottoposta a questa dottrina; vorrei che venisse portato un dibattito veramente pubblico sull'uso e non sulla dottrina politica che ci sta dietro. Se l'assemblea della Cavallerizza e chi partecipa ha quest'idea, sappia anch'essa marginalizzare coloro i quali hanno fatto di questo luogo teoria del conflitto e non teoria applicativa della riqualificazione di un grande bene pubblico. PORCINO Giovanni (Presidente) Grazie, Assessore. |