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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 21 Dicembre 2015 ore 16,00
Paragrafo n. 17
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2015-07072
EX CAVALLERIZZA REALE - ACQUISTO TEATRO DI PROPRIET? DI C.C.T. S.R.L.. IMPORTO EURO 1.000.000,00 OLTRE I.V.A..
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201507072/131, presentata dalla Giunta Comunale in data 11 dicembre 2015, avente
per oggetto:

"Ex Cavallerizza Reale - Acquisto Teatro di proprietà di C.C.T. S.r.l.. Importo Euro
1.000.000,00 oltre I.V.A.".

e della proposta di mozione n. mecc. 201507262/002, presentata dai Consiglieri
Trombotto e Appendino in data 21 dicembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201507072/131 -
Ex Cavallerizza Reale - Acquisto Teatro di proprietà di C.C.T. S.r.l..
Importo Euro 1.000.000,00 oltre I.V.A.".

PORCINO Giovanni (Presidente)
Comunico che in data 16/12/2015 la competente Commissione ha rimesso il
provvedimento in Aula.
La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Questa proposta di deliberazione, che già nel titolo è molto chiara ed eloquente,
prevede l'attività della Città di riacquisizione del maneggio alfieriano all'interno del
Compendio Cavallerizza, a conferma delle finalità culturali dirette che già
l'Amministrazione mise in atto dall'anno 2005.
Facendo rapidamente un riassunto e rinviando, tuttavia, a quella che è
un'informazione solo parzialmente corretta, riportata recentemente da organi di
stampa, ovvero che si sia concluso l'iter della formazione del masterplan di
Cavallerizza, in realtà l'attività è tuttora pienamente in essere e il primo step di
questa procedura d'interlocuzione con tutti i soggetti che hanno manifestato o
interloquito a tutti i livelli, sia a livello territoriale, sia a livello di cittadinanza, sia a
livello di istituzioni culturali, naturalmente coinvolte nei processi di valorizzazione e
difesa dei Beni Culturali, arriverà a compimento soltanto all'inizio del 2016.
Facendo un passo indietro, la Città aveva manifestato l'intenzione di valorizzare e
utilizzare per fini culturali il Compendio della Cavallerizza già alla fine degli anni
Novanta; nel 1997 Cavallerizza ospita la Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e
del Mediterraneo.
Dopo circa tre anni di discussione con il Demanio dello Stato, nel 2005 la Città
concede temporaneamente al Teatro Stabile di Torino quella che è attualmente l'area
oggetto del provvedimento, cioè il Maneggio Alfieriano, e in quel luogo - e tuttavia
con la necessità di non alternare le superfici, le proporzioni, gli stucchi, gli interni e
le aree di relazione con l'esterno - era stata inserita (cosa che è tuttora ancora
esistente) una serie di corpi estranei non fissi all'interno di quest'area, in particolare
si è creato un foyer realizzato tramite dei tramezzi, una gradinata per il pubblico e
delle attrezzature destinate a sala teatrale, che hanno visto funzionare un'attività
teatrale, ancorché sempre temporanea, per un numero di anni piuttosto consistente,
per circa sette-otto anni.
Rammento che l'impossibilità di intervenire in modo strutturale in questo
compendio, in particolare per il fatto che la proprietà non era di Città di Torino, ha
sempre condotto il Teatro Stabile a dover affrontare di volta in volta ingenti spese di
vigilanza, di progetti temporanei per la sicurezza dell'attività di spettacolo, tesi ad
acquisire i pareri di vigilanza per la Commissione di Pubblico Spettacolo per gli
spettacoli di volta in volta in essa strutturalmente inseriti.
Questa attività è stata sostenuta fino a quando, nell'anno 2010 e poi ancora per
qualche mese successivamente, anzi, per due anni successivamente,
l'Amministrazione Comunale - non la Giunta presente, ma la Giunta precedente -,
nel momento in cui acquisiva dal Demanio, a titolo oneroso, il Compendio
Cavallerizza, girava il Compendio stesso alla C.C.T. S.r.l. nella cartolarizzazione,
affinché provvedesse a recuperare le risorse per coprire l'investimento che era stato
fatto per l'acquisizione medesima da parte del Demanio di Stato.
Nel frattempo andava avanti un progetto importante, che era il recupero di quello che
è il Maneggio Chiablese, cioè l'attuale Aula Magna dell'Università, ad Aula Magna -
ricordo -, bene di proprietà della Città di Torino, recuperato con fondi pubblici statali
del Ministero per l'Università che attualmente, con grande successo, ricopre la
destinazione definitiva di attività di Aula Magna, anch'esso progetto iniziato a circa
metà degli anni Novanta.
Durante la discussione sul Compendio si sono individuate alcune linee guida. La
prima essenziale, che è imperniata sull'atto che andiamo ad adottare oggi, è quella
dell'assoluta totale vocazione culturale delle destinazioni complessive di
Cavallerizza Reale; vocazioni culturali naturalmente coerenti pienamente con lo
spirito di riqualificazione della Cavallerizza, con la destinazione coerentemente
unitaria di un bene unico tutelato dall'UNESCO e, nello stesso tempo, tutt'altro che
unico nella formazione e nella costituzione progettuale ed edilizia.
Ovviamente non devo fare un trattato in questa sede, rimando all'ampia lettura
esistente - dal Theatrum Sabaudiae in poi agli studi più recenti di architetti illustri
torinesi e non - sul tema di come Cavallerizza in realtà sia stato l'elemento che
unitariamente ha costruito un quartiere di servizio al Polo Reale, all'epoca, esistendo
il Regno dal Settecento in poi, per ospitare attività di servizio, alloggi di custodia,
alloggi delle guardie, il salone delle guardie, pagliere per i cavalli, scuderie,
cavallerizze e maneggio e quant'altro utile e necessario a far funzionare un Polo di
servizi autorevole, architettonicamente rilevante su quello che era all'epoca il
Palazzo Reale in uso da parte della Reale Casa Savoia.
Quando poi queste funzioni furono dismesse, ovviamente - lo ricordo per tutti -,
furono inserite attività in proprio, tra cui gli usi demaniali che tuttora sono ancora in
essere nella parte di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, come per esempio la
logistica dei reparti militari o altre funzioni sicuramente non particolarmente coerenti
con il dominio e con la destinazione originaria, e successivamente, in anni più
recenti, negli anni Sessanta, se ricordo bene, arrivò il Commissariato di Polizia di
Stato e Zecca di Stato e altre destinazioni. Inoltre, Cavallerizza ospitava ancora
alcune famiglie, senza titolo abitativo, fino a quattro o cinque anni fa, che erano
rinvenienti da concessioni demaniali scadute da anni e pertanto occupanti senza titolo
di immobili patrimoniali dello Stato.
Questo progetto di respiro, realizzato mediante il concorso di quasi 20 Istituzioni
culturali, tra Istituzioni universitarie, Regione, Città e altri vari Enti, tra cui cito
l'Archivio di Stato, il Politecnico di Torino e potrei andare avanti citando le
principali Istituzioni teatrali, le principali Istituzioni culturali della Città, è anche un
progetto di ascolto, nella prima fase, vorrei ripeterlo, ascolto delle istanze esistenti
nella sensibilità culturale della Città, che naturalmente sarà invece oggetto non di una
fase di ascolto, ma di confronto quando il masterplan sarà completato, quindi già
anticipo il fatto che mi sembra mal posto il tema della relazione tra progetto e
cittadinanza, in quanto è dovere della Città e delle Istituzioni redigere un progetto
coerente con le finalità culturali, che non prevede in nessun caso alcun tipo di
residenza o alcun tipo di intervento abitativo, ma che prevede invece funzionalità di
servizio ai settori culturali del Polo Reale, così come fu servizio al Polo Reale
quando era un edificio di proprietà di Casa Reale.
Il teatro si colloca perfettamente in questa prospettiva, andando ad assumere la
dimensione di sala teatrale intermedia, non rinunciando pertanto all'esistenza di una
doppia sala teatrale: una più grande, quella che troverà o continuerà a trovare sede
nel Maneggio Reale, e quella che invece esiste attualmente più piccola, nella manica
alfieriana, dall'altra parte, che invece sarà riqualificata e ricostruita in altra zona della
Cavallerizza, sostanzialmente andando ad individuare un manufatto di straordinario
pregio.
È molto interessante il fatto che l'edificio di cui stiamo parlando nel 1952 - la foto è
d'epoca, ma è molto interessante -, anziché essere teatro, era un meraviglioso
posteggio di auto di servizio dei Servizi di Stato, ovvero nella Cavallerizza Reale,
dove correvano i cavalli lipizzani in epoca molto lontana, venivano parcheggiati
veicoli negli anni Cinquanta di destinazione ai Servizi di Stato. Ancora adesso nella
manica di proprietà di CDP e del Demanio trovano sede autoveicoli parcheggiati
temporaneamente.
Allora, l'idea fondamentale che la Città ha coltivato in questi anni è stata quella di
creare un grande Polo di servizi culturali diretti e di servizi destinati anche alla
capacità di attrarre intorno al Polo Reale funzioni di carattere sussidiario, quali per
esempio un Ostello della Gioventù Europea, per creare le condizioni di ospitalità a
gioventù interessata alla fruibilità dei beni universitari e dei beni demaniali, come i
Musei e il Polo Reale, ricettività universitaria, e cioè residenze universitarie
fortemente connesse con il tessuto dell'attuale rettorato, del nuovo corpo di rettorato,
peraltro già di proprietà della Città di Torino, detto anche "Palazzo degli Stemmi", in
un asse che lungo la via Verdi costruisca una vera e propria risorsa di servizi culturali
connessi tra Polo Reale, poli museali nell'area centrale, come Palazzo Carignano e il
Museo Egizio, e all'interno del Polo Reale naturalmente la grande riqualificazione
delle aree verdi e delle aree edificate del Polo Reale stesso.
In questo contesto è stato immaginato dal masterplan un'attività di innesco.
L'innesco è il primo intervento interamente di capacità pubblica, quindi l'attività del
Teatro, che però non vada in via temporanea - come è successo con l'uso temporaneo
del Teatro a metà del 2000 - a ricreare delle superfetazioni architettoniche posticce
all'interno di un edificio vincolato come la Cavallerizza alfieriana, e cioè un edificio
di altissimo pregio con volte di grande rilevanza, ma piuttosto a pensare di rispettare
completamente l'architettura della Cavallerizza Alfieriana, individuando non dei
corpi di fabbrica all'interno che vadano a distinguere o a separare l'unità delle volte
o la capacità prospettica di questo luogo meraviglioso, ma invece ad inserire dentro
essa una struttura teatrale o di spettacolo, comunque destinata a tutti i target teatrali
medi, alti e bassi che siano, in base alla tipologia di compagnia, di fruizione, di
utenza a cui sarà destinata la struttura stessa, ma che rispetti appieno il recupero
architettonico del bene.
Allora questo atto che stiamo discutendo altro non è che il primo atto di innesco di
una politica pubblica che vada ad individuare nella Cavallerizza Alfieriana e nella
conferma di quella bontà di intuizione che negli anni Novanta ebbe in questo edificio
la possibilità di inserire attività teatrali di vasto respiro, gestito da una capacità di
coinvolgimento teatrale non soltanto di cartellone cittadino, ma anche di cartellone di
secondo livello, e quindi con compagnie e spettacoli, naturalmente con flussi di
pubblico non necessariamente grandiosi, ma di grande interesse per il luogo, la
tipologia e l'accessibilità culturale, non solo dell'attività che viene messa in scena,
ma anche del contesto architettonico che viene ad ospitare la messa in scena, questo
dentro un processo di ripubblicazione di quello che è il teatro di cui stiamo parlando.
Questo comporta il fatto che la Città rimette delle risorse che in realtà ha già
prelevato, quindi potremmo dire che è una partita di giro, nel senso che ha ricevuto
per la cessione a C.C.T. nel 2010, tramite questa operazione, che all'epoca fu fatta
sincrona rispetto all'acquisto da parte del Demanio. Ricordo a tutti che Cavallerizza
non è mai stata di proprietà di Città di Torino prima del 2010, e lo è stata per pochi
mesi rispetto al passaggio di consegna tra Demanio di Stato e C.C.T.. In questo
senso, chiaramente, il fatto di investire risorse pubbliche, per la verità già avute
quando all'epoca fu cartolarizzato il bene, per investire e ricreare queste condizioni
di recupero del bene, con l'alta Sovrintendenza che vigila sull'uso e sul recupero del
bene, con la disponibilità dell'intero protocollo d'intesa, e cioè di tutti i soggetti
istituzionali coinvolti, per vigilare e valutare la possibilità di innescare in questo
primo recupero un vero pivot del recupero culturale.
Ultima cosa, la possibilità di avere una fruizione degli spazi a piano terra dell'intera
Cavallerizza non avulsi da quella che è la fruizione pubblica del Polo Reale, con
contestuale - lo abbiamo detto recentemente e lo ribadisco anche a nome
dell'Assessore Lavolta - progetto di valorizzazione e riapertura integrale dei Giardini
Reali superiori. Poco fa abbiamo avuto una deliberazione sul Demanio di Stato che
concede alla Città degli immobili in proprietà; ricordo che l'anno scorso la Città,
dopo praticamente tre secoli, è entrata in proprietà dei Giardini Reali inferiori, che
già manuteneva da sempre, e oggi sono patrimonio pubblico di questa Città e sono un
fiore all'occhiello dei giardini ottocenteschi di questa Città. Ora stiamo parlando dei
Giardini Reali superiori, del bastione della parte legata alle funzioni di collegamento
tra i vari corpi dell'attività museale del futuro Polo Reale o Musei Reali, con
l'intervento del Ministero, risorse pubbliche ingenti e la possibilità di utilizzare e
fruire di questo grande corpo di verde, di polmone verde della Città, anche in orari
diurni, anche in modo avulso e separato dalla fruizione del Polo Museale stesso, ma
questo è fortemente connesso con gli usi pubblici.
Il progetto di Cavallerizza non è quindi un'idea bizantina rispetto a una generica
concessione a degli usi sommari e non pensati. Si pensa, invece, al fatto che, per la
prima volta nella storia di questa Città, Cavallerizza diventi un compendio che è
percorribile per l'83% della sua superficie da persone che la possono attraversare per
andare dalla città al verde pubblico, per visitare una galleria museale, per andare a
Teatro, per occupare spazi pubblici o andare all'Università nell'Aula Magna, per fare
funzioni pubbliche che mai sono state negli ultimi tre secoli di proprietà, tantomeno
di pubblica fruizione da parte dei cittadini torinesi.
Questo non è - e chiudo su questo punto - alcun tipo di concessione o di volontà di
aprire soluzioni facili a problemi complessi, come quello della fruizione pubblica,
non è in alcun modo nessuna retromarcia. La Città non ha mai pensato di inserire qui
funzioni improprie rispetto all'uso della Cavallerizza Reale e credo che su questo
tema dell'uso dei beni pubblici ci sia anche molta retorica, forse troppa retorica.
La retorica però si sconfigge con i fatti. La Città oggi afferma un principio
fondamentale, cioè l'uso e la conferma di un uso che la Città e solo la Città ha voluto
per gli ultimi 15 anni di realizzare lì, nel compendio, un teatro, di riconvertire quindi
uno spazio pubblico, ribadisco, in disuso e mal utilizzato per quasi un secolo - perché
nel Novecento è stata mal utilizzata per quasi un secolo -, e di potenziare quello che
in realtà è stato un altro innesco straordinario, la fruizione dell'Aula Magna del
Rettorato e dell'Università dell'Ateneo torinese ha raggiunto livelli di saturazione e
di utilizzo sulle 24 ore, tanto che si parla di utilizzi serali, che non avevano
precedenti quando si pensò. Vorrei essere molto chiaro: fu la Città, nel rapporto con
il Rettorato di allora, a pensare di ricreare intorno a quello che una volta era un retro,
oggi è un davanti del Rettorato, che è via Verdi, l'asse di via Verdi, dove vi sarà la
possibilità di fare comunicazione, camminamenti, forse un domani pedonalizzazioni
di aree di collegamento tra Ateneo, aule utilizzate, edifici culturali, Polo Reale e
innescare lungo la direttrice del Po - quella autentica e non quella dell'ottocentesca
via Po, ma quella originaria del Settecento - un vero Polo culturale frequentabile da
tutta la cittadinanza, che attraversa il polmone verde e passa attraverso l'edificio,
diventato a quel punto permeabile.
La deliberazione dice una cosa molto semplice: la Città riacquista la Cavallerizza
Reale, riacquista il corpo di fabbrica del Maneggio Alferiano, è un pezzo di
Cavallerizza, si chiama Cavallerizza non per ragioni strane, ma perché era una
somma di maneggi e strutture legate alle funzioni dei cavalli. In qualche modo, vi è,
fra virgolette, una "fruizione diretta", si pensa ad un utilizzo in tempi molto rapidi e
molto ragionevoli, e c'è anche una grande scommessa, e qui voglio dire la ragione
per la quale la Giunta non è d'accordo con la proposta di mozione presentata dai
Consiglieri Trombotto e Appendino, che non qualifica l'operazione che stiamo
andando a fare, ma sembra invece cercare perennemente il pelo dentro l'uovo. Il
tema della Cavallerizza non è legato all'importanza della destinazione d'uso o del
protocollo d'intesa, ci siamo legati a scatole formali, a categorie formali in un
problema che invece è sostanziale.
Qui il problema è molto semplice: se noi aderiamo all'ipotesi per la quale vi è un
progetto fondamentalmente pubblico di riuso di spazi che, ribadisco, in 300 anni non
ha avuto mai un progetto unitario pubblico, che poi sarà oggetto ovviamente di
apertura, confronto e consultazione, ma che non fa rinunciare al decisore pubblico,
che è in democrazia diretta, ma rappresentativa, anche il dovere di costruire progetti
di fattibilità, allora questa deliberazione sinceramente sembra quasi alleggerita,
svuotata da una mozione che sembra quasi suscitare il dubbio che alla fine vi sia
sempre un retropensiero della Pubblica Amministrazione, retropensiero che non c'è
assolutamente.
Premetto, apprezzo lo sforzo che i Colleghi vogliano aggiungere e precisare
elementi, che sembrano però più rivolti al passato che al futuro. Penso, invece, che
l'occasione di cogliere fino in fondo l'opportunità di questa prima area di innesco sia
forte, di accettare anche la scommessa che nel mese di febbraio-marzo, da aprile si
possano manifestare occasioni di confronto e di discussione, i primi segnali di
apertura al pubblico di questo compendio, in un solco di una tradizione che credo che
sia assolutamente coerente, ovvero questa Amministrazione di Cavallerizza è stato il
vero promotore del recupero, non il soggetto che ha depresso lo sviluppo o, anzi, ha
pensato a futuri non coerenti con la propria destinazione storica. Anzi, rivendico
fortemente, quale Assessore di questa Amministrazione da qualche anno, che già
negli anni Novanta si pensava agli usi pubblici, agli usi strutturalmente e stabilmente
culturali di questo compendio.
Sicuramente, al di là della memoria storica corta che mediamente abbiamo dei fatti,
testimonio che gli atti dicono questo: progetti di lungo corso, interlocuzioni con il
Demanio, con lo Stato e con il Ministero dei Beni Architettonici, progetti che presto
quindi avranno un compendio per l'83% interamente pubblico del camminamento,
dell'accessibilità e, soprattutto, una grande occasione.
Torino è una delle poche città che ha un Polo Reale. Quando parliamo di Polo Reale
non dobbiamo pensare soltanto al Polo strettamente museale, dobbiamo pensare ad
un compendio di fabbricati, di edifici costruiti intorno al Polo Reale, che erano al
servizio del Polo Reale e che oggi sono un bagaglio straordinario, come le grandi
città mitteleuropee reali di questa Europa, per lo sviluppo, l'inserimento dell'attività
di recupero culturale e, naturalmente, per il rafforzamento dell'asset culturale che
questa Città ha portato avanti fino adesso, partendo una volta di più, come abbiamo
fatto per Palazzo Madama, come per il Museo Egizio, dai luoghi e non dalla
narrazione, dalla storia dei luoghi e non dalla narrazione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Apriamo dunque il dibattito, che è congiunto, sulla proposta di deliberazione e sulla
relativa mozione di accompagnamento a firma dei Consiglieri Trombotto e
Appendino.
Ho già iscritti per l'intervento i Consiglieri Marrone e poi Bertola.
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Ringrazio l'Assessore per questi abbondanti 20 minuti di illustrazione. Devo dire che
non è mai in discussione la sua abilità oratoria nell'illustrazione delle proposte di
deliberazione, spesso abilissima cortina fumogena nell'andare poi a confondere
quella che è la reale portata del contenuto amministrativo delle deliberazioni stesse.
Devo dire che mi ha quasi commosso quando ci ha dipinto questa fioritura, prossima
ventura, urbanistica e culturale di via Verdi; da ex studente universitario devo dire
che il mio cuore ha battuto più forte, però tutto ciò non va ad eliminare un dato, che
lei ha negato politicamente: questa è una retromarcia bella e buona e oggettiva,
perché quella parte di Cavallerizza è stata, anche se brevemente, comunale, la
decisione della Città è stata di cartolarizzarla e la cartolarizzazione, che è un termine
che lei ha citato poco in questa illustrazione, l'ha sostituito con tante ripetizioni del
termine "pubblico". Sarà - questa volta, mi permetterete, sarò io a dirlo a voi - la
vicinanza delle elezioni, sarà forse l'effetto Airaudo, però ho notato effettivamente
un'ispirazione culturale diversa dal solito nell'intervento dell'Assessore Passoni.
Vorrei ricordare io cos'è una cartolarizzazione: è un'operazione che precede una
vendita, che consente - mi permetterà di dirlo dal mio punto di vista -, tramite
un'alienazione, quindi una vendita, che la Città fa a se stessa, perché la fa a un
soggetto che è partecipato al 100% dalla Città, consentendo a questo soggetto di
indebitarsi con le banche, in barba al divieto di ulteriori indebitamenti della Città, per
creare sostanzialmente una vendita futura. Un'operazione del tutto lecita e legittima,
magari nel merito un po' discutibile, non lo dice il Consigliere Marrone, ma i
Revisori dei Conti che ogni Bilancio condannano come elusiva del divieto di
ulteriore indebitamento la cartolarizzazione in sé come operazione, però che piaccia
o no è questo, cioè è una vendita, può essere una futura vendita, ma è una vendita.
Quindi, il Maneggio Alfieriano è stato della Città, è stato già concesso al Teatro
Stabile, è stato già utilizzato come teatro; ricordo io il parere della vostra
Amministrazione, non della nostra opposizione, anche perché è vero che era il
passato Sindaco, però, Assessore, c'era sempre lei in Giunta con questa competenza,
per cui vorrei ricordare il parere della vostra Giunta negativo su quell'utilizzo; mi
ricordo - perché facevo già politica - condanna degli scarsi risultati, scarsa affluenza,
scarsa praticabilità di quella vocazione, me lo ricordo benissimo, posizione politica,
con cui di fatto avete giustificato la cartolarizzazione e il cambio di destinazione.
Motivo per cui - e questo l'ho sempre potuto osservare da dentro le Commissioni - vi
siete attirati tante critiche e tanti strali, e non tanto dalla sinistra più movimentista,
parlo di quella un po' più paludata, quella un po' più accademica, quella un po' più
ermellinata, che evidentemente vi ha un po' dato di pelo e contropelo con un po' di
perizie, di studi e di monografie, che vi hanno evidentemente fatto riflettere.
Bene, io vorrei solo riflettere su questo: questa notte che ha portato consiglio io la
vedo un po' troppo vicina alla prossima scadenza elettorale, perché se noi vogliamo
davvero ragionare sulla mission o - fatemi usare un termine più italiano - su una
visione strategica che questa Città vuole dare a dei beni storici, in funzione di un
utilizzo pubblico e aperto al pubblico, noi non abbiamo alcun tabù nell'affrontare
questo dibattito. Vorrei soltanto ricordare che, se questo è il punto, allora va fatto su
tutte le operazioni di cartolarizzazione e su tutti i fini istituzionali che possono
arrivare e che spesso vengono portati con petizioni e con istanze della cittadinanza,
scontenta di queste cartolarizzazioni, all'attenzione della vostra Amministrazione.
Per essere più franco, a noi di destra, si sa, piace la famiglia e quindi siamo contenti
che anche nella vostra famiglia della sinistra una frattura stia andando a sanarsi e vi
vogliate di nuovo bene e vi ritroviate di nuovo, però c'è un problema: non sono affari
vostri, si sta parlando di beni pubblici, ma soprattutto di beni storicamente parte del
patrimonio della Città. Quindi, se voi davvero volete rivedere le operazioni di
cartolarizzazione, che - diciamocelo pure -, ogni volta adducente oggettivamente le
difficoltà del mercato immobiliare, però il dato oggettivo è che il grosso di queste
cartolarizzazioni sono rimaste operazioni bloccate, spesso con conseguente degrado
progressivo delle strutture stesse lasciate in stato di abbandono.
Allora, se amministrativamente c'è la presa e l'assunzione dell'osservazione e
dell'autocritica, per cui le cartolarizzazioni sono state un progetto evidentemente non
riuscito e da rivedere, non dico del tutto fallimentare, ma evidentemente non riuscito,
allora il coraggio della vostra o di una qualsiasi Amministrazione Comunale
dev'essere di rivedere le cartolarizzazioni, non ricomprarsi un teatro o uno pseudo
teatro a un milione di Euro di erario comunale, perché sono due cose diverse
semplicemente. In questo caso, state restituendo ad un Ente partecipato della Città, a
cui avevate dato mandato di vendere, un milione dei nostri soldi, per ridare al Teatro
Stabile un locale pregevole da adibire a teatro. Questa è una cosa diversa dal rivedere
la strategia della valorizzazione pubblica dei beni storici del nostro patrimonio.
Noi auspichiamo che ci sia maggiore coraggio su altre cartolarizzazioni, che si voglia
rivedere complessivamente e con una reale visione strategica questo tema, perché al
momento noi ci sentiamo quasi degli spettatori di una dialettica che è tutta interna a
due sinistre, peraltro, consentitemi, anche un po' marginali.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Io sono contento di questa proposta di deliberazione, nel senso che il Movimento 5
Stelle per tutta questa tornata amministrativa ha contestato l'uso che stava venendo
fatto della Cavallerizza. Quindi, sono contento che si ritorni indietro e che un pezzo
venga riportato nella disponibilità della Città per fini culturali, anche se non capisco
allora perché per tutta questa tornata amministrativa, per quattro anni e mezzo,
l'Assessore Passoni abbia insistito che non c'erano i soldi, non c'erano le condizioni
economiche per ritornare indietro.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Scusate, Consiglieri, non sentiamo nulla.

BERTOLA Vittorio
Evidentemente l'argomento è poco interessante... Quindi, mi stupisce che poi si
arrivi anche a negare il fatto che questo sia una marcia indietro. Forse si farebbe
miglior figura dicendo che abbiamo ascoltato i cittadini, le associazioni, quelli che si
sono organizzati per difendere questo ruolo pubblico e abbiamo deciso di tornare
parzialmente indietro. Però con alcuni particolari che secondo me vanno sollevati. Il
primo è che da quello che ho potuto recuperare in questi pochi giorni che ci sono
stati per l'ansia della deliberazione, il prezzo non è esattamente quello che fu pagato
quando il bene fu cartolarizzato; nel senso che allora era parte di un impegno molto
più grosso, ma il prezzo attribuito all'epoca fu qualcosa sugli 800 Euro al metro
quadrato, mentre adesso ce lo stiamo ricomprando a 1.000 Euro al metro quadrato;
quindi, con una certa perdita per la Città.
Forse si poteva pensare prima e non fare neanche questa operazione, ammesso che ci
sia una qualche giustificazione a questo cambiamento di prezzo, che ho letto nella
proposta di deliberazione esser data da una perizia del nostro Servizio Valutazioni.
Quindi, sicuramente ci sarà ampia giustificazione tecnica di questo fatto, però
sicuramente qualche dubbio questa cosa lo lascia, anche legato al fatto che comunque
per l'eventuale investitore privato o partner che dovrà far parte di questo
meraviglioso progetto di recupero a fini pubblici e parapubblici della Cavallerizza, il
maneggio alfieriano era forse più un peso che un qualcosa che facesse piacere
prendersi, essendo ovviamente vincolato sia dal punto di vista architettonico, sia dal
punto di vista degli usi possibili; quindi, sicuramente non utilizzabile per fini che
possono generare un qualche tipo di ritorno economico.
Fa comunque piacere questo ritorno indietro, ma veramente rimane il dubbio che sia
semplicemente un contentino da 1 milione di Euro per recuperare consensi in un'area
che, in questi anni, si è allontanata sempre di più da questa Amministrazione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Trombotto.

TROMBOTTO Maurizio
Come ho avuto modo di dire talune volte in II Commissione, rivolgendomi
all'Assessore all'Urbanistica, Lo Russo, in questo caso invece rivolgendomi
all'Assessore Passoni, non posso non riconoscere la passione, la capacità, la
competenza e la conoscenza che l'Assessore pone nell'illustrazione delle proposte di
deliberazione, e debbo dire che vi è sempre qualcosa da imparare.
In particolar modo oggi stiamo parlando di una proposta di deliberazione tutt'altro
che marginale rispetto alla storia di questi ultimi anni amministrativi della Città,
rispetto alle scelte, al dibattito e alla discussione all'interno di quest'Aula, ma anche
al di fuori dell'Aula; su questo secondo aspetto ritornerò poi brevemente.
Non voglio ripetere le cose che ha già detto bene, e sicuramente meglio di quanto
potrei dire io, l'Assessore Passoni, rispetto all'importanza, al valore storico e
culturale del complesso di cui stiamo parlando. Uso il termine complesso non
casualmente, perché stiamo parlando di un insieme di edifici. L'architetto Robiglio,
in Commissione, la scorsa estate, ha voluto dimostrarci (sembrava di essere in
televisione, a Porta a Porta), aggiungendo progressivamente tutta una serie di edifici,
come questo complesso è andato a realizzarsi nel corso di numerosi decenni e, di
conseguenza, anche la tesi che lui intendeva sostenere dell'eterogeneità del
complesso.
Però ciò non toglie il fatto che comunque siamo di fronte a un elemento di unitarietà,
che collega direttamente, in modo specifico e puntuale, l'area cosiddetta della
Cavallerizza Reale con il Polo Reale. Ne è comunque una parte, come è stato bene
ricordato in precedenza, di servizio... vogliamo definirla secondaria, sotto certi
aspetti, rispetto al Palazzo Reale? Certamente lo è, ma è anche una parte integrante,
strettamente collegata, che non può e non deve essere separata dalla parte
chiamiamola principale, tanto per capirci.
Quindi, se l'Amministrazione, oggi, con questo atto, intende affermare (e così mi è
parso dalle parole dell'Assessore) che, da un lato, deve essere un ragionamento di
tipo unitario e complessivo sulla Cavallerizza Reale e che, dall'altro lato, l'intero
complesso non può che avere una destinazione e una vocazione di carattere culturale,
è difficile non essere d'accordo.
Dopodiché, uno legge anche gli atti, perché è nostro compito come Consiglieri
leggere gli atti, per approfondirne il contenuto e cercare di comprenderli. Dico questo
perché nel leggere la proposta di questo atto deliberativo, a pagina 3, trovo un
passaggio che mi lascia un po' perplesso, per il quale chiedo all'autorevole
Presidente di questo Consesso di consentire, qualora sia possibile, una replica
all'Assessore, di modo che allontani eventuali dubbi che possano esservi rispetto a
un'interpretazione magari fallace del passaggio che ora richiamerò. Oppure - ed è
legittimo - che vada in qualche modo a confermare un'idea che però mi sembrerebbe
contraddittoria con quello che ho sentito affermare questa sera, che sicuramente non
sarebbe condivisibile da parte mia, e non solo da parte mia.
Ovvero, laddove si dice e si dichiara che "considerato che la trasformazione del
complesso comporta una significativa presenza di attività di carattere privato, quali
pubblici esercizi, attività commerciali, ricettive, residenze, eccetera, si è ritenuto
necessario demandare un progetto unitario di riqualificazione, eccetera". Sono le
ultime tre righe di pagine 3 della narrativa di questa proposta di deliberazione.
Ora, laddove si parla di residenza, se si parla di una ricettività universitaria, ne
abbiamo discusso in quest'anno che ormai volge al termine, e c'è mi sembra una
condivisione. Se quando si parla di residenza parliamo di un ostello della gioventù,
che è stato proposto dall'attuale Assessore alla Cultura, Parigi, della Regione
Piemonte, si può condividere, ne abbiamo discusso. Se si parla, invece, di altri tipi di
residenza, credo che comunque questo Consiglio abbia il diritto di poter
comprendere appieno ciò di cui si sta parlando; per questo chiedo una comprensione.
Così come laddove si parla di attività commerciali, di pubblici esercizi, perché è
chiaro che se si parla del bar che può essere di servizio alla struttura, per le sue
dimensioni e per la ricettività che questo può avere, è comprensibile, ci
mancherebbe. Se parliamo di una galleria commerciale (lo dico anche un po'
provocatoriamente per comprenderci), quasi fossimo all'Auchan o al Carrefour o
all'Ipercoop, è chiaro ed evidente che saremmo, seppur magari una galleria
commerciale di alta qualità, evidentemente in un'altra situazione e in un'altra
fattispecie.
Quindi, chiedo che vengano fugati questi dubbi, che in qualche modo continuano a
esservi. Assessore, ne abbia la pazienza e la cortesia; se ci sono dei dubbi può darsi
che non sia necessariamente colpa di uno dei due soggetti che dialogano, può essere
anche una colpa comune, diffusa, perché magari ci sono stati dei limiti nella
comunicazione, non solo nella comprensione; magari non vi è stato un numero
sufficiente (anche se qualcheduno potrebbe affermare che invece in realtà sono state
troppe) di sedi nelle quali si è potuto discutere, condividere e partecipare
democraticamente.
Dico questo perché così mi collego alla proposta di mozione che ho presentato
insieme alla Consigliera Appendino. Mi dispiace che oggi la Consigliera non possa
essere qui presente, a causa di un malessere di salute temporaneo, per sostenere
anche lei la proposta di mozione.
E mi spiace che l'Assessore veda parzialmente la nostra proposta di mozione, se non
ho colto male la sua espressione di intenzione negativa. Io invito l'Assessore a
rileggerla nuovamente, e lo invito anche eventualmente a formulare un emendamento
a questa proposta di mozione, a formulare eventualmente delle modifiche, dal
momento che mi sembra di aver inteso dalla sua illustrazione che vi è comunque una
parte che io credo significativa, preponderante e maggioritaria che trova la sua
condivisione in un'accezione comune di beni pubblici e beni comuni.
La proposta di mozione è strutturalmente costruita sulla base per l'appunto dei
processi partecipativi, ma si chiede che siano realmente tali. Noi, come Consiglieri
Comunali (mi spiace, non siamo in Giunta, non siamo l'Archivio di Stato, non siamo
la Soprintendenza, siamo dei semplici rappresentanti protempore della cittadinanza)
abbiamo avuto modo di discutere la scorsa estate, in sede istituzionale, di un tema
così importante come la Cavallerizza Reale, poi non ne abbiamo più discusso. Ne
abbiamo discusso la scorsa estate in una Commissione Cultura, perché io avevo
chiesto le comunicazioni del Sindaco e avevo accettato che queste poi fossero
tramutate in una discussione in Commissione. Ne discuteremo di nuovo finalmente il
prossimo 12 gennaio, esattamente con lo stesso meccanismo, perché ho richiesto le
comunicazioni del Sindaco, che la Conferenza dei Capigruppo ha ritenuto di tradurre
in una discussione in Commissione il 12 gennaio.
Ora, detto questo, Assessore, la invito veramente ad analizzare e ad approfondire.
Evitiamo di costruire dei muri contro muri. Evitiamo di non coinvolgere pienamente
la popolazione, come è stato fatto in parte fino ad ora, perché è vero - al di là
dell'ironia del Capogruppo Marrone rispetto a una certa sinistra radical chic, a una
certa sinistra magari universitaria o come diavolo lui l'abbia voluta definire - che c'è
comunque una parte importante di questa città (lo stesso Sindaco, per le sue
competenze, le sue capacità e le sue conoscenze culturali, che gli riconosco anche
rispetto alla storia di Torino) che ha guardato con attenzione alla vicenda della
Cavallerizza Reale.
Quella parte della città non va emarginata, perché se oggi siamo qui a fare questo
tipo di discussione, grazie Assessore, grazie Sindaco, grazie Giunta e grazie
Consiglio, ma dobbiamo dire grazie anche a quelle tante cittadine e cittadini che si
sono mobilitati per costruire un percorso che è stato partecipativo, che è partito dal
basso e che ha trovato anche una sua rappresentazione attraverso l'esperienza
dell'Assemblea della Cavallerizza, che - l'ho già detto altre volte in sedi anche
istituzionali - è uno degli esempi più interessanti e migliori di reale progettazione e
partecipazione da parte della cittadinanza in questa città, senza costi da parte
dell'Amministrazione, senza affidamento di incarichi, se non l'ultimo, da parte
dell'Amministrazione stessa, di un soggetto esterno e terzo, per il quale speriamo
finalmente, se non il 12 gennaio, ma subito dopo, di vedere i risultati e di conoscere
il contenuto del masterplan che è stato citato in precedenza.
Per cui, invito l'Assessore e il Sindaco (chiedo anche se vi sia la possibilità eventuale
di una breve sospensione del Consiglio) a valutare approfonditamente il contenuto di
questa proposta di mozione, di emendarla se lo ritenete, di trovare dei punti di
condivisione, di convergenza e di proseguire un percorso comune e condiviso, che
porta oggi a un primo risultato, cioè la riacquisizione pubblica del Teatro, che è un
fatto importante e non secondario nel dibattito politico di questa città.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Cederei la parola al Consigliere Cassiani e poi, se nessun altro Consigliere manifesta
la richiesta di intervento, alla Giunta per la risposta ai quesiti posti e l'eventuale
replica.
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Ringrazio l'Assessore e ringrazio anche il Consigliere Trombotto. Probabilmente non
avrò la stessa enfasi che ha posto il Consigliere nel suo intervento, perché forse mi
occupo di questa vicenda da qualche anno in più, perché sono qui a discutere di
questa vicenda da molto tempo. Ritengo che alcuni aspetti sottolineati nella proposta
di mozione siano discutibili e che si possa aprire un dibattito e un ragionamento.
Rispetto all'approccio tenuto da parte di questa Città e in particolare da parte del
Consiglio Comunale, continuo a rivendicare il ruolo non mio, ma della Commissione
che presiedo, che ha fatto su quel tema almeno quattro audizioni, di cui due
unitamente alla Commissione congiunta Cultura della Regione Piemonte; fatto mai
avvenuto nella storia di questa Commissione e di questa Città negli ultimi 15 anni.
Per cui, non è vero che non c'è stata attenzione da parte del Consiglio Comunale, non
è vero che non si è discusso... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusi, io ho
sentito la sua enfasi; quindi stia tranquillo e abbia pazienza. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Non è vero, non è stato chiesto dal Consigliere Trombotto, è stato
fatto da me e dal Presidente Valle, in congiunta, insieme agli Assessori Passoni...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Però, se mi interrompe di continuo per dire
delle sciocchezze... abbia pazienza. Dica a verbale le sciocchezze che deve dire, ma
prima mi faccia esprimere le mie opinioni.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Consigliere Trombotto, non interrompa. Consigliere Cassiani, si rivolga alla
Presidenza, per favore.

CASSIANI Luca
Io mi rivolgo a lei se mi consente di non avere qualcuno che mi fa dietro il verso,
anche abbastanza fastidioso.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Ho già richiamato il Consigliere Trombotto. Per favore, proseguiamo nel merito,
Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Allora, è falso quanto dice il Consigliere Trombotto riguardo al fatto che non ci sia
stata attenzione. Mai, come in occasione della Cavallerizza, abbiamo audito due
volte i Comitati, abbiamo fatto riunioni congiunte presso la sede della Regione
Piemonte, unitamente al Presidente della Commissione Cultura, il Presidente Valle.
L'Assessore Passoni e l'Assessore Parigi hanno partecipato ad almeno cinque
Commissioni collegate su questo tema. È stato presentato il progetto iniziale, è stato
illustrato l'avanzamento dei lavori, è stato illustrato il percorso storico che ha portato
a quel tipo di determinazione. Ci sono i dati, le registrazioni, le fotografie e i
giornalisti che erano presenti. Quindi, non si può parlare di una scarsa attenzione.
Rendere nuovamente pubblico l'utilizzo culturale di quel bene, non privatizzarlo
come invece ritengono alcuni occupanti. Secondo me quella è privatizzazione:
impedire l'utilizzo pubblico dei beni comuni. Questa è la mia idea.
Io sono contro l'illegalità, che si faccia lì o da qualche altra parte, perché l'illegalità
produce sempre privatizzazioni, qualcuno che ci dorme e ci vive dentro senza pagare
i canoni di locazione, e altri che invece non hanno la possibilità di avere l'abitazione
perché non riescono a pagarla.
Queste sono le discriminazioni che in questa Città abbiamo e, voglio dirlo con
chiarezza, sono contro quel tipo di atteggiamento. Nonostante questo, più di una
volta, anche quando non era previsto all'ordine del giorno, la Commissione V, che
presiedo indegnamente, li ha ascoltati, li ha accolti, ha fatto presentare documenti, ha
fatto produrre e leggere a verbale i documenti, si è confrontata, ha aperto dibattiti e
chi era presente, come la Consigliera Appendino, lo sa benissimo; bisogna quindi
ripristinare la verità, poi le opinioni possono essere diverse, ma ripristiniamo la storia
della verità.
L'Assessore Passoni in numerose occasioni, non da ultima l'occasione nella quale
alcuni fondi, chiamati a studiare la vicenda, hanno spiegato quali sarebbero state le
loro opinioni, ha detto che bisogna restituire l'uso pubblico e culturale a quel bene.
Sono coinvolti il Teatro Stabile, l'Università, il Teatro Regio, l'EDISU, sono stati
qui i Presidenti dell'EDISU, sono stati qui i rappresentanti di quelle istituzioni a
discutere della Cavallerizza; allora, tutto si può dire, meno che non si sia discusso di
questa vicenda.
Vorrei vedere altre vicende di trasformazione urbanistica in questa Città con questa
attenzione mediatica, politica, culturale, da parte di tutti i soggetti presenti.
Quindi ritengo che non c'è bisogno che il Presidente Trombotto mi solleciti, il piano
era stato assolutamente concordato con l'Assessore, a gennaio ci rivedremo, se
necessario ci vedremo anche a febbraio, approfondiremo, staremo vicini, seguiremo
passo passo l'iter di questa deliberazione, ma non accetto che qui si dica che da parte
nostra, ma non solo della Giunta, del Consiglio Comunale e della Commissione, non
ci sia stata attenzione a questo tema e non prendo ordini da nessuna assemblea che
mi detta le mozioni, sia chiaro! Sono stato eletto senza vincolo di mandato e faccio
quello che ritengo giusto, non quello che mi impongono gli occupanti senza titolo di
un bene pubblico!
La mail che hanno mandato al Consigliere Trombotto, che sarà presa così com'è e
trasformata in una mozione, l'ho ricevuta, l'ho letta, non la condivido e siccome sono
una persona libera e non prendo ordini da nessuna assemblea, nonostante siamo in
periodo elettorale, non la voto, perché non ritengo che siano quelli i modi per porre le
questioni, cioè imporre e dettare la linea sulle decisioni del Consiglio Comunale di
Torino; su questo bisogna essere seri e voglio esserlo.
Voterò convintamente la deliberazione e voterò contro questa mozione, per tre
motivi: a) dice cose che non sono vere, b) non ricostruisce la storia, c) ha una visione
parziale e soltanto da parte degli occupanti, con i quali io ho discusso, litigato, sono
andato lì, sono stato anche in qualche modo preso a male parole, ma fa parte della
politica, ci ho messo la faccia, ci sono anche i video della stampa che lo
testimoniano, ma non accetto che si dica che questo Consiglio Comunale debba
prendere ordini da chicchessia, che sia un'Istituzione privata, pubblica o occupata.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al signor Sindaco.

SINDACO
Pochissime parole perché condivido l'ampia e documentata relazione che ha fatto
l'Assessore Passoni, che dimostra una cosa che vorrei che fosse agli atti e cioè che
abbiamo sempre detto, non adesso che siamo a pochi mesi dalle elezioni. Grazie a
Dio, scripta manent, credo che le mie prime dichiarazioni sulla Cavallerizza
risalgano almeno ad un anno e mezzo, se non a due anni fa e in tutte le mie
dichiarazioni, da quella in poi, ho sempre detto che il compendio della Cavallerizza
per ovvie ragioni di valore storico-architettonico e per l'ubicazione, che abbiamo
tutti presente, il Teatro Regio, l'Università, il Teatro Rossini, l'Auditorium della Rai,
la Mole Antonelliana, non poteva che essere destinata ad attività culturali e/o
universitarie. Questo lo abbiamo detto in tutte le sedi, scritto, dichiarato e la
relazione che ha presentato oggi l'Assessore mi pare confermi che dicevamo la
verità.
Apprezzo tutti i percorsi partecipativi e quindi considero utile anche quello che si è
innescato sulla Cavallerizza; registro perché li ho anche incontrati, nonostante quello
che si è dichiarato ed è confermato che dicevamo il vero, da quello che l'Assessore
Passoni oggi ha raccontato, abbiamo dovuto fare i conti costantemente - e fanno fede
i volantini distribuiti - sul fatto che noi venivamo accusati o sospettati di voler fare
residenze per i ricchi, voler fare un centro commerciale, voler fare non so quale altra
nefandezza.
Allora, per carità, ci sta tutto nella partecipazione, ci sta anche di scrivere delle
sciocchezze e va bene, però vorrei solo che si prendesse atto che abbiamo mantenuto
una linea assolutamente coerente. L'utilizzo di quell'area e dei beni che lì insistono
non può che essere caratterizzata da una finalità culturale e universitaria e intorno a
questo opera tutta la progettualità che si sta costruendo.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, perché, comunque sia, su questo tema
credo che il dibattito in Aula è sempre stato aperto, ampio e anche rispettoso delle
posizioni e sempre molto articolato e anche documentato.
La prima cosa che mi preme di fare in replica è rispondere al Consigliere Trombotto
sulla sua domanda relativa alla deliberazione. La pagina 3 in realtà riferisce quello
che oggi è l'oggetto della Variante Urbanistica che prevede una scheda. Rassicuro,
ma lo ribadisco a verbale per tutti, che anche qualora e quando sarà completata una
fase ultimativa del Masterplan ed esso debba trasformarsi in atti di indirizzo o
attuativi con i pareri della Sovrintendenza, del Ministero, eccetera, sarà necessario
esaminare congiuntamente in questa sede quegli atti di indirizzo anche in chiave
urbanistica, nel senso che l'urbanistica è stata definita come una cornice e oggi deve
stabilire destinazioni puntuali.
Vero è che ammette quelle destinazioni e confermo che non trovo un clamoroso
errore se si insediasse un'attività di caffetteria a servizio dell'Aula Magna, per
esempio, o se consideriamo l'ostello della gioventù per gli studenti europei
un'attività certamente non di finalità pubblica diretta, ma indirettamente lo è
sicuramente, tuttavia un ostello è pur sempre un'attività di carattere commerciale,
ricettivo destinata ad un pubblico vasto. Circostanzio questa frase, quindi, e
tranquillizzo il Consigliere che questa affermazione non si riferisce affatto alla
concessione o al ritorno della concessione, a concetti che riguardino inserimenti o
attività non proprie o non coerenti con l'intenzione manifestata dalla Città e dal
Sindaco ancora poc'anzi e, pertanto, va circoscritta al tema e il Consiglio, quando
avrà l'esame di queste procedure, dovrà trasformare ciò anche in atti attuativi, avrà
pieno diritto di ritornare e di verificare se sto dicendo il vero oppure no e questo è un
punto fondamentale.
Credo anche che il Consigliere Marrone, che adesso non è più in Aula, ha ricostruito
in modo, devo dire, un po' farsesco la vicenda per come è stata costruita in questi
anni, ma capisco che l'elemento della questione politica più che di merito lo abbia
portato a parlare anche di cose che non hanno stretta attinenza con l'atto in questione,
tuttavia anche questa è democrazia d'Aula da parte di opposizioni, di altra parte. Si è
sempre attuato un percorso di discussione e dialogo, il dialogo avviene nelle sedi in
cui deve essere attuato.
Devo dire, lo dico al Consigliere Marrone, come al Consigliere Trombotto e lo dico
all'Aula, non soltanto su questa materia sono stato chiamato più volte a partecipare
attivamente e direttamente al confronto, non solo nelle sedi istituzionali, ma anche in
luoghi terzi, ma spesso sono andato io stesso a prendere e ad imparare le posizioni
che si articolavano e ne ho tratto una considerazione che voglio lasciare all'Aula,
magari sbagliata, ma è quello che ho imparato in un anno e mezzo di studi sulla
sociologia della Cavallerizza, la chiamerei così.
Ogni istanza partecipativa è per natura pluralista, contiene mille anime e nessuna per
forza è d'accordo con se stessa, ma può essere anche in conflitto con se stessa. Noi
siamo però soggetti eletti o nominati in democrazia diretta e naturalmente siamo
chiamati a governare in qualche modo i processi e siamo anche quelli che hanno la
possibilità di portare le proposte al confronto con la cittadinanza. L'iter del
Masterplan ha un percorso di consultazione, che è stato per la verità parzialmente
utilizzato, in quanto si è creata una sorta di scetticismo, quasi di opposizione
preventiva al percorso che la Città stava facendo, quasi a priori.
Allora la domanda che mi pongo, la risposta non me la so dare, ma mi conforta sulla
strada che abbiamo fatto, ho l'impressione che in alcuni settori dell'assemblea
Cavallerizza l'idea del dialogo con la cittadinanza sia diventato qualcosa di diverso
con i percorsi di consultazione, con l'Amministrazione che governa, con
l'opposizione dell'Aula e con tutti coloro che sono titolati. Si è teorizzato addirittura,
ho partecipato ad iniziative da uditore per imparare e per capire che, in realtà, in
qualche settore forse minoritario della politica cittadina, l'idea del conflitto sociale
sulle classi sia diventato il conflitto sociale sui luoghi, perché non c'è più la capacità
di discutere e dialogare su un conflitto sociale delle classi.
In questa metafora in cui Cavallerizza non è più il luogo della discussione sul suo
futuro, ma è la metafora di una società non più conflittuale sulle categorie dell'essere
umano, che cerca di portare nel conflitto dei luoghi una sua sostituzione, e scusate se
l'ho fatta un po' accademica, ma tutto questo ha un radicamento, trova una tesi
minoritaria forse anche nell'assemblea Cavallerizza, ma che poi motiva perché una
parte di sinistra all'interno di questa Città insiste sull'occupazione dei luoghi, su
questa dottrina, sostituendo il tema del conflitto sociale al conflitto dei luoghi,
incapace di rappresentarlo compiutamente fino in fondo.
La non soluzione di questo conflitto è alla base del concetto delle occupazioni dei
fabbricati pubblici.
Diciamocela chiara: la Cavallerizza è un bene troppo importante perché venga
soggiogata e sottoposta a questa dottrina; vorrei che venisse portato un dibattito
veramente pubblico sull'uso e non sulla dottrina politica che ci sta dietro.
Se l'assemblea della Cavallerizza e chi partecipa ha quest'idea, sappia anch'essa
marginalizzare coloro i quali hanno fatto di questo luogo teoria del conflitto e non
teoria applicativa della riqualificazione di un grande bene pubblico.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Grazie, Assessore.

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