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PORCINO Giovanni (Presidente) Riprendiamo il dibattito sul tema relativo alle "Emergenze alloggiative - Indirizzi per attuazione interventi necessari" e l'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 201503469/002, presentata dai Consiglieri Paolino, Cuntrò, Carretta, Scanderebech, Laterza, La Ganga, Genisio, Onofri, Alunno, Ventura e Muzzarelli in data 3 agosto 2015, avente per oggetto: "Emergenza abitativa nel Comune di Torino". della proposta di mozione n. mecc. 201507222/002, presentata dal Consigliere Marrone in data 18 dicembre 2015, avente per oggetto: "'Quote tricolori' nelle case popolari - Prima agli italiani". e della proposta di mozione n. mecc. 201507224/002, presentata dai Consiglieri Marrone e Curto in data 18 dicembre 2015, avente per oggetto: "Giunta rispetti indirizzi approvati dal Consiglio Comunale sul tema della casa e dell'emergenza abitativa". PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Sindaco, abbiamo chiesto la sua presenza perché riteniamo che il tema, di fronte a una sua disponibilità politica, meriti la sua presenza e la sua attenzione. Noi abbiamo ascoltato con attenzione, non era la prima volta, i dati della Giunta. Nessuno qui nega che ci sia un'attenzione sul tema, piuttosto quello che rimproveriamo alla sua Giunta, Sindaco, è di aver voluto un po' comunicativamente e politicamente mettere sotto al tappeto, almeno fino a poco tempo fa, il dramma, più che altro la portata del dramma della bomba sociale potenziale dell'emergenza abitativa in questa città. Io le ho già ricordato come non avessi assolutamente apprezzato che, in un dibattito importante come quello di Bilancio, fosse passato il messaggio dal suo discorso che i 3.000 sfratti su 4.000 fossero stati risolti, perché, in realtà, le misure che voi avete enumerato, che avete esposto, nessuno nega che esistano, ma quello che contestiamo - per cui non le approviamo assolutamente, ed è per questo che abbiamo preteso di riportare in Consiglio Comunale il dibattito - è che sono misure assolutamente provvisorie. Lo dimostra il fatto che la stragrande maggioranza dei casi che arrivano in Commissione Emergenza Abitativa, sempre più di frequente sono casi che passano da quei percorsi, che passano da Lo.C.A.Re., che passano da Fondi "salva sfratti", che passano da esperienze che hanno portato non ad evitare uno sfratto, ed è questo il passaggio nodale, ma semplicemente a differirlo nel tempo, ma non a differirlo di anni, ma a differirlo di qualche mese, con il risultato concreto che fondi pubblici vengano messi nelle tasche di privati, perché poi sono i proprietari indirettamente, senza arrivare alla finalità pubblica, cioè garantire il diritto alla casa dell'inquilino. Questo è un grande problema, perché gli sfratti sono fissi ad un numero record, non è vero che diminuiscono, ma diminuiscono in misura decisamente inferiore rispetto a quello che dovremmo vedere se fossero efficaci le misure che ci avete esposto. Secondo noi la ragione è molto semplice, si tratta di un problema strutturale. Io non so se lo ricorda, Sindaco, probabilmente ha anche molti altri temi su cui stare attento, ma all'inizio della consiliatura lei ha sottoposto le sue Linee di indirizzo a questo Consiglio Comunale e avete anche recepito alcuni emendamenti dell'opposizione. Io ricordo in particolare di averne presentato uno, che, peraltro, è stato approvato, quindi è dentro le sue Linee di indirizzo, che chiedeva di spostare l'asse delle politiche sulla casa più sul fronte dell'acquisizione di proprietà o, comunque, dell'acquisizione della stabilità rispetto all'inevitabile precarietà della locazione abitativa. Questo, purtroppo, non è stato fatto, il tenore delle misure che ha esposto la Vicesindaco vanno esattamente nella direzione opposta e questo contribuisce non a risolvere, ma ad aumentare e solo differire nel tempo il problema, perché noi ci troviamo di fronte ad un calo di reddito che è strutturale per intere fasce di popolazione, è connaturato, ovviamente di questo non incolpiamo la sua Amministrazione, perché è un dato nazionale, se non addirittura globale, però è un dato di cui un'Amministrazione Comunale non può non tenere conto ed era già prevedibile anni fa. Noi siamo un Paese in cui già troppe famiglie hanno affidato la loro esigenza abitativa alla locazione di affitto e, quindi, di fronte ad un calo di reddito che diventa ormai strutturale ed estesissimo (dati i numeri in massa delle casse integrazioni, della disoccupazione e dei licenziamenti, quando non anche della disoccupazione giovanile), gli affitti sono semplicemente non in linea con i redditi che molte persone onestamente hanno percepito. E qui non parliamo di morosità croniche, bensì di tutta una fascia di famiglie che fino a poco tempo fa avremmo ritenuto di ceto medio, che sono scivolate sotto la soglia di povertà senza che, in certi casi, se ne accorgessero neanche loro; è a quelle migliaia di famiglie che questa Città deve dare una risposta. La risposta giusta - noi continueremo a ribadirlo - non può essere un sussidio periodico di qualche mensilità per far star buono il padrone di casa. Visto che, purtroppo, è entrato solo adesso il Capogruppo del PD e quindi mi tocca intervenire anche su una loro proposta perché il dibattito è unificato, mi viene da dire che anche il protocollo che è stato annunciato sulla sospensione dell'esecuzione degli sfratti non è la soluzione, soprattutto mi sento di dire che mi preoccupa pesantemente l'aspetto tramite la Prefettura di negare la forza pubblica nell'esecuzione degli sfratti, perché non otterrà - e vorrei scandire con attenzione queste parole - nessun altro risultato, in una città come Torino, se non incentivare i picchetti antisfratto organizzati dai centri sociali e scarica completamente il problema sulle spalle dei piccoli proprietari che non riusciranno ad eseguire gli sfratti, costringendo i privati ad una sorta di accordo coatto sulla base di redditi che non ne consentono il rispetto. L'unico risultato sarà una perversa ed innaturale opera di cristallizzazione di una situazione che non è sostenibile, cioè delle morosità che vanno avanti, perché, quando ad un inquilino viene sospesa l'esecuzione dello sfratto, le morosità si accumulano. Un problema come quello dell'emergenza casa va affrontato con soluzioni strutturali. L'Edilizia Residenziale Pubblica va rivista dalla base - ma io non voglio annoiarvi con competenze che sono strettamente di legge regionale, quindi annoio i Colleghi in Regione, qui non mi sembra il caso di annoiare voi -, ma quello su cui vi sollecito e continuiamo a sollecitarvi sono le possibilità, e mi spiace rilevare - meno male che c'è il Sindaco - l'assenza dell'Assessore al Patrimonio, Passoni, perché il possibile campo di intervento della Città non può che passare, anzi - aggiungo - deve passare, dalle politiche di gestione del patrimonio immobiliare che la Città ha. A fronte di un'insostenibilità strutturale del patrimonio ERP, solo una politica di riutilizzo oculato del patrimonio immobiliare (e sappiamo che sono tanti gli alloggi, gli ex uffici, gli ex commissariati, le ex caserme, le ex scuole, gli ex asili, un intero patrimonio che vediamo in disfacimento a fronte del suo inutilizzo, spesso soggetto a saccheggi quando non a occupazioni abusive), spesso cartolarizzato ed incastrato in percorsi decennali di dimenticatoio, perché poi quello è, di fatto, potrebbe - e dovrebbe, diciamo noi - con la soluzione dell'autorecupero recuperare questo patrimonio e riutilizzarlo in termini provvisori, ma anche non, per le esigenze abitative dei nostri concittadini. Noi, invece, assistiamo ad un'Amministrazione, in particolare all'Assessore al Patrimonio, che con una mano compra delle case, con qualche milione di investimento, per adattarle a case popolari e con l'altra ne vende il triplo per fare cassa per il Comune: una linea politica che io non esito a definire schizofrenica, ma questo potrebbe essere un giudizio del Consigliere Marrone che è cattivo, strumentale e di opposizione. C'è, però, un piccolo problema e mi avvio alla conclusione: il problema è che questi non sono i pareri del Consigliere Marrone, questo Consiglio Comunale ha già approvato nel corso di questi ultimi tre anni (non vorrei sbagliare, l'abbiamo citato nell'atto di indirizzo che abbiamo condiviso io e il Consigliere Curto) una decina di atti di indirizzo che dava dei compiti specifici a questa Giunta, dava degli indirizzi vincolanti, perché è lo Statuto della Città a dire che sono vincolanti, per cercare di utilizzare il patrimonio immobiliare cittadino per far fronte a queste emergenze. È passata quella sulle caserme, per l'emergenza freddo, ma di questo ne parlerà meglio SEL. Io voglio sottolineare che, in parallelo alla Legge Regionale impantanata da questo centrosinistra in Regione dopo tre mesi di dibattito di approvazione e sette mesi di pantano sull'attuazione, era passata almeno qui una mozione per sperimentare l'autorecupero su altri tipi di strutture comunali; mozione già approvata, che, però, non è stata messa in pratica. Era stato individuato nella mozione l'immobile, tanto per capire quanto era dettagliata, peccato che questa, come le altre mozioni di non vendere gli alloggi comunali e di utilizzarli per gli sfrattati, tutti questi atti di indirizzo non sono stati attuati e noi invece leggiamo dall'intranet deliberazioni di Giunta che portano delle linee guida completamente diverse, se non incompatibili, con gli atti già approvati da questo Consiglio Comunale. Siamo stati costretti, contro il volere del PD, che in Conferenza dei Capigruppo si era opposto, unendo tutte le opposizioni e anche la forza non so più se definire di maggioranza o di opposizione che è SEL, nella necessità di mettere la vostra Giunta a fronte di questa inadempienza, che voi potete condividere o meno, ma non è un nostro parere politico, ma sono lo Statuto della Città e il Regolamento di questo Consiglio Comunale che vi impongono di attuare, senza una vostra discrezionalità, perché sono state già approvate, peraltro spesso trasversalmente, anzi sempre trasversalmente altrimenti non sarebbero state approvate. Motivo per cui noi ci limitiamo a riportare l'attenzione su quella che è la necessità affinché la Città faccia la sua parte almeno sul patrimonio. Non riteniamo che una massa di moduli smontabili dentro un cantiere edile di un passante ferroviario sinceramente possa essere una soluzione. Siamo molto dubbiosi, ci sarebbe piaciuto magari vedere questo posto, invece di scoprirlo da una deliberazione di Giunta che è già un indirizzo di questa Amministrazione Comunale, però diciamo che, di sicuro, ad occhio, un cantiere edile non riteniamo che sia una soluzione strutturale ad un'emergenza di questo tipo. Non riteniamo che lo siano le soluzioni meramente provvisorie di sussidio mensile agli affitti; non riteniamo che lo sia la sospensione dell'esecuzione degli sfratti mediante privazione dell'utilizzo della forza pubblica, a meno che non si voglia fare un gran favore ad Askatasuna in modo da rendergli i picchetti molto più tranquilli ed agevoli. Riteniamo, invece, che con l'autorecupero si possano responsabilizzare tante famiglie, che, non secondo il Consigliere Marrone, o secondo il Consigliere Curto o secondo qualcun altro, ma secondo le graduatorie sono centinaia, se non migliaia, in attesa della casa popolare, e che in quell'insieme ci sia chi - e sappiamo che ce ne sono molti - possa rendersi disponibile per rimettere a posto determinati immobili comunali con lo scalo delle spese dei canoni di assegnazione. È una soluzione di buonsenso, è già Legge; la Città la può già applicare in assenza dei regolamenti attuativi della Regione che riguardano solo il patrimonio ERP, la Città può e deve in virtù di quella mozione applicarlo sul suo patrimonio cittadino. Concludo dicendo che c'è anche un'ultima mozione (si potevano fare anche dibattiti separati, ma si è accorpato con gli atti di indirizzo), presentata solo dal Gruppo Fratelli d'Italia e non trasversale, che invece chiede di porre delle quote di tutela ai cittadini italiani nelle assegnazioni. Non è per xenofobia o guerra tra poveri, è per un semplice aspetto: noi siamo una città che ha una quota di residenti stranieri del 15,5%, facciamo 16% (dati di Informa Casa di quest'anno) e abbiamo degli ordini del giorno delle Commissioni emergenze abitative che, quando va bene, hanno il 55, 60, 70% di richiedenti stranieri, con una percentuale che è coerente anche in linea delle assegnazioni. Sull'emergenza abitativa, quindi, va posto un freno, perché sappiamo che ci sono categorie maggiormente seguite, forse perché maggiormente fragili, ma non si può neanche consentire in un momento di simile emergenza che famiglie italiane che hanno pagato le tasse, comprese le Gescal, per generazioni, si vedano, perché quando le risorse sono scarse è così, private di quello che è un diritto solo perché l'ultimo arrivato è passato davanti. Concludendo, faccio solo un auspicio finale, ho sentito molti dati arrivare anche dalle Commissioni e dagli sportelli, l'auspicio è al di fuori delle divisioni politiche un appello alla burocrazia, perché c'è una burocrazia, senza voler generalizzare, che è mediamente respingente. Erano giù in piazza, e adesso anche ad ascoltarci, persone che hanno fatto domande di emergenza abitativa che, pur avendo ragione dal loro punto di vista, hanno avuto un diniego in primo livello, un diniego in secondo livello in ricorso, hanno impugnato al TAR, hanno vinto al TAR, la Città non solo ha resistito al TAR, ma ha fatto addirittura appello al Consiglio di Stato. Adesso la Città, notizia di questi giorni, ha perso in Consiglio di Stato. La domanda è: questa Città, prima di prendere in considerazione in certi casi delle ragioni di alcuni sfrattati e prima soprattutto di spendere chissà quanti quattrini, e ve lo chiederò con un'interpellanza, in consulenze legali e in spese di avvocatura, magari ogni tanto vuole umanizzare e rendere più adeguata ai tempi che corrono la burocrazia di recepimento delle domande? CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Grazie, Consigliere Marrone, siamo un po' elastici, però non possiamo andare oltre. La parola al Consigliere Curto. Le ricordo che ha a disposizione 10 minuti per intervenire. CURTO Michele Mi permetta un leggerissimo preambolo quasi sull'ordine dei lavori. Devo dire che non posso che esprimere un certo rammarico che questa sessione del Consiglio Comunale, richiesta direttamente da questo Gruppo politico e, in particolare, dal suo Capogruppo, si celebri oggi quando era noto che, purtroppo, io sono stato sottoposto ad un intervento chirurgico e quindi sono stato appena dimesso. Credo che questo sia un comportamento scorretto, perché solitamente vanno tutelate le persone che chiedono una comunicazione e le persone che dovrebbero eseguirla. Io comunque sono qui, pur essendo in mutua, perché penso che questo sia un tema di enorme importanza per la nostra città. Però, Presidente, mi permetterà, in apertura dell'intervento, di segnalare il fatto che almeno da un punto di vista strettamente democratico, secondo me, non si fa così. Io credo che la contraddizione che oggi dovremo affrontare è una contraddizione che va al di là del tema dell'emergenza abitativa e sta all'interno del disegno della nostra città. Questa è una città che ha in questo momento 50.000 case non utilizzate, ne ha 155.000 abitate da persone che hanno più di 75 anni, 223.000 abitate da persone che hanno tra 65 e 75 anni: il che vuol dire, stando semplicemente alla statistica e augurando ovviamente a tutte queste persone una vita lunga e possibilmente molto dignitosa, che nei prossimi cinque anni a Torino si libereranno ulteriori 40.000 case, il che vuol dire 90.000 case libere. In più, abbiamo varianti già approvate per 14.000 nuove realizzazioni. A queste si aggiungono la costruzione di residenze universitarie per circa 4.000 posti. Ho deciso di utilizzare soltanto i dati che riguardano le residenze universitarie, Sindaco, che avranno un costo presumibile, questo da diversi accessi agli atti che abbiamo fatto, paragonabile ai costi di mercato, perché questo è uno dei problemi della discussione che facciamo, che noi continuiamo a discutere di residenze universitarie come se fossero servizi agli studenti, ma, poi, quando si va a tirare la riga sotto, in realtà si scopre che il servizio non è agli studenti, ma è a chi ha costruito la residenza universitaria, la maggior parte delle volte. Questo non è un problema di per sé, è il quadro generale della città che ne esce che determina un problema. Noi avremo sostanzialmente - possiamo averle contate male, i dati non sono i nostri, sono dei Sindacati inquilini - tra 80, 90, 100.000 case disponibili nei prossimi cinque, sette, otto anni. Allora, uno dovrebbe disegnare e immaginare la città a partire da questo. Tanto per cominciare, dovrebbe rivedere le leve del proprio sviluppo, evitando di incaponirsi e intestardirsi su quella urbanistica come possibile leva di trasformazione, quando invece dovremmo concentrarci nella trasformazione dell'esistente, e soprattutto - come diceva bene prima il Consigliere Marrone - dovrebbe far incrociare la ricchezza della nostra città con la disponibilità di spazi nella nostra città, capendo che la nostra è una città che - come tutto il Paese - ha una terribile sperequazione. Noi abbiamo una percentuale risicatissima di cittadini - anche di società - che hanno una grandissima disponibilità di immobili e, invece, abbiamo una percentuale significativa di cittadini che non ha a disposizione immobili, che non li ha di proprietà e purtroppo spesso non riesce ad intrecciare il proprio reddito con la possibilità di affittarli. Credo che questo sia un primo problema. Sindaco, sono contento che lei abbia deciso di partecipare e la ringrazio. Questo è un primo problema su cui io credo che sarebbe stato necessario un confronto politico in questi anni. Fin dall'inizio di questa tornata amministrativa noi abbiamo sottolineato la necessità di cambiare passo da questo punto di vista, perché questi dati erano già chiari. Non possiamo dire che questa Amministrazione non abbia fatto o che non abbia fatto molto, i dati che ha citato la Vicesindaco Tisi sono eloquenti, spesso l'abbiamo supportata, il lavoro è stato forte e significativo; peccato che questo lavoro è stato concentrato in un effetto palliativo, perché non è andato ad affrontare questa contraddizione alla fonte della nostra Città, in un momento in cui invece nel Paese succedeva di tutto, anche nella nostra Città, soprattutto per responsabilità di chi ha governato il Paese. Io voglio usare un esempio per tutti, e non userò l'esempio classico della proprietà pubblica in grande metratura, di cui abbiamo una grandissima disponibilità, io vorrei usare un esempio di cui si è parlato sempre molto poco: le ex case degli Enti Previdenziali di piazza CLN. Quelle case - ce lo dice la storia - sono state accumulate in quasi 100 anni di storia, Sindaco. Sa cosa è successo? Che, ad un certo punto, con il Governo Monti, quegli Enti Previdenziali le hanno vendute, cartolarizzandole, ad un valore di 800 Euro al metro quadrato. Governo Letta: l'INPS le ha riprese in affitto dalla società di cartolarizzazione, ad un valore che in tre anni e mezzo ha bruciato il valore di cartolarizzazione. Governo Renzi: quelle case sono state vendute. Oggi vengono vendute da 5.000 a 7.000 Euro al metro quadrato, basta andare nell'agenzia immobiliare che c'è lì sotto. Tutti i commercianti che erano lì sotto sono stati sostanzialmente costretti ad andare via, tant'è vero che un'area centrale della nostra città è stata desertificata, e soprattutto noi non ci rendiamo conto di quale sia la contraddizione tra i due dati che davamo prima: una grande proprietà a disposizione di pochi, uno svilimento della proprietà pubblica sempre a disposizione di pochi, e tanti che rimangono fuori da questa proprietà. Io considero moralmente responsabile chi ha governato il Paese in questi tre anni rispetto a questo processo, che è stato un processo di impoverimento del Pubblico a favore di arricchimento di un privato, e sempre solo di alcuni privati. Adesso arriviamo a noi, Sindaco. Noi abbiamo fatto un calcolo semplice: sono circa 700.000 metri quadrati di spazi pubblici, di Comune, Regione ed Enti nazionali che incidono su questo territorio, che in questo momento li stanno vendendo, stanno cartolarizzando e, a nostro avviso, li stanno svendendo. Noi pensiamo che questi 700.000 metri quadrati sarebbero una leva straordinaria per interrompere quel circolo vizioso, sarebbero una modalità vera per uscire da una crisi che è strutturale, sostanziale, a cui non possiamo rispondere semplicemente con degli antidolorifici, perché è un problema decisamente più profondo. Ci abbiamo provato in tutti i modi. Ci sono decine di mozioni di indirizzo - il Consigliere Marrone le ricordava - ad affrontare questo punto. Io ricordo - lo vedo qui -, con un giornalista di questa Città, ci presentammo davanti all'ex ospedale Riberi chiedendo di entrare con un deputato di Sinistra Ecologia e Libertà; dovemmo aspettare delle ore prima che ci venisse permesso l'ingresso, e dentro a quell'ex ospedale militare, che oggi è una foresteria, ci trovammo centinaia di case ristrutturate con fondi anche degli Enti Pubblici di Torino, visto che è stata il Media Center durante le Olimpiadi. Non si è mai capito perché, invece, alla fine di quelle Olimpiadi, mentre decidemmo di tenerci i grandi palazzi dello sport, che poi sono andati in gestione ad alcuni privati, abbiamo deciso di restituire allo Stato quelle centinaia di case; oggi in quelle centinaia di case, ad un prezzo d'agio, a 40-50 Euro al mese, ci stanno i militari fuori sede, già indennizzati per essere fuori sede. Noi quattro anni fa proponevamo di chiedere a chi governava il Paese, a lei, Sindaco, come Presidente dell'ANCI, di utilizzare quegli spazi, di metterli a disposizione per il disagio di quella città. A distanza di quattro anni questa cosa non è avvenuta. Invece, è stato invece venduto il Demanio militare abbandonato di questa Città, mi permetta, svenduto, considerato il prezzo di vendita, e addirittura c'era una delle mozioni di indirizzo, approvata da questo Consiglio in quell'occasione, che prevedeva di utilizzare l'onere derivante dalle trasformazioni urbanistiche su quegli spazi per il disagio abitativo. Questo succedeva esattamente un anno fa, e a un anno di distanza di quegli oneri a Bilancio non c'è nulla. Quindi è l'ennesima promessa disattesa, purtroppo. Così come purtroppo, nonostante gli interventi che ricordava prima la Vicesindaco Tisi, di cui le diamo sempre atto, non è mai stato attivato, per esempio, il Fondo Zero Freddo per le cessazioni di morosità per il gas metano. Sindaco, nel 2013 le cessazioni erano 2.200; nel 2014 erano 5.500; nel 2015 - mancano ancora gli ultimi due mesi - abbiamo già superato la soglia del 2014. Nel 15% dei casi si tratta di interi condomini e, soprattutto, due volte su cinque queste utenze non vengono riattivate, cioè stiamo parlando di cittadini che perdono il diritto al riscaldamento. Questa ovviamente non è responsabilità sua, ci mancherebbe, non è responsabilità del Governo di questa Città, ma è la situazione che tutti quanti dobbiamo affrontare ed è una situazione che, a nostro parere, avrebbe richiesto degli interventi straordinari, fuori dalle consuetudini della politica e fuori dalla narrazione che si è data nei primi anni di governo di questa Città. Riconosciamo che nelle ultime settimane c'è stato uno scarto. L'approvazione della proposta di deliberazione a cui si faceva riferimento prima ha determinato un'accelerazione, finalmente forse si apre una discussione su quegli spazi; per questo avrei voluto avere qui l'Assessore Passoni, il rappresentante della sinistra di governo, per avere la possibilità di discutere con lui il modo in cui useremo quel patrimonio, se ci sia la possibilità, tra le mozioni che approverà questo Consiglio, di vincolare almeno un metro quadrato su due, tra quelli che venderemo, al disagio abitativo, almeno questo, perché se no il saldo risulta negativo, come ricordava il Consigliere Marrone, perché questo è un dato difficilmente contestabile. Sindaco, questa deliberazione di indirizzo, che è la ragione per cui siamo qui oggi - per cui sono particolarmente contento di ascoltarla -, per certi versi porta un po' il suo stile, cioè siamo passati dal non dico negare, perché sarebbe ingeneroso, ma dal cercare di mettere un po' a lato un problema, a nostro parere non affrontarlo di petto, e invece a prendere il toro per le corna, come si potrebbe dire. Ma siamo proprio sicuri che questo sia il modo giusto di prendere il toro per le corna? Presidente, mi perdoni, ancora un minuto e ho finito. Da questo punto di vista, noi siamo perplessi: avremmo potuto partire dai tanti indirizzi della Sala Rossa, glieli ricordiamo e speriamo che da qui a marzo - questa è la cosa che abbiamo deciso di scrivere in maniera completamente trasversale - la Giunta trovi il tempo di approvare un'altra deliberazione che tenga conto degli indirizzi che già da tre o quattro anni il Consiglio Comunale le ha dato. Poi, entriamo nel merito dell'indirizzo che avete dato voi. A parte che è strano un indirizzo presentato dall'Assessore Lubatti, cioè dall'Assessore ai Trasporti, evidentemente perché è un indirizzo già molto indirizzato, cioè con un civico preciso: il Villaggio sotto il Passante. Io credo che quello spazio sarebbe un errore, Sindaco. Poi sospendo questo giudizio, perché voglio ascoltare qual è la modalità con cui volete affrontarlo, ma ho la sensazione di questa schizopatia: non c'è il problema e poi, invece, lo prendiamo di testa e rischiamo di costruire - mi permetta la parola - l'esemplarità della sfiga a Torino, cioè il Villaggio degli sfortunati. Credo che questo sarebbe un errore, credo che sarebbe il modo sbagliato di affrontare una vicenda così strutturale della nostra città e, soprattutto, credo che non ci permetterebbe di liberare quelle tantissime energie - e questo, invece, lo devo riconoscere alla Vicesindaco Tisi - che sono state organizzate in questi tre-quattro anni, le energie delle tantissime organizzazioni e realtà che a Torino hanno provato a fare rete e squadra, hanno provato a rispondere alla situazione, e che invece, secondo me, sono le energie da cui avremmo dovuto partire, da cui avrebbe dovuto partire lei, Sindaco, per decidere... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io non penso che lei sia un disgraziato, penso che abbia utilizzato la Vicesindaco Tisi un po' come puntaspilli, e penso che l'Assessore Passoni avrebbe dovuto mettere a disposizione delle mozioni approvate da questo Consiglio quegli spazi che non sono mai stati utilizzati. Penso che troppe volte si sia negato qual era il problema che stava vivendo questa Città e si sia consegnato alla Vicesindaco Elide Tisi una responsabilità che, tutto sommato, era più quella di catturare il dissenso che quella di affrontare la situazione per quella che era. A quattro anni di distanza, Sindaco, questa purtroppo è una delle ragioni che ci ha costretto a fare altre valutazioni. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io non so se ricapiterà mai, non dico nella storia di questa tornata amministrativa, ma di Torino, che io debba fare un intervento a tutela di un Consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà, nonché suo Capogruppo. Io, sinceramente, a vedere un Sindaco che, come fa sempre, interrompe, perché voi della Presidenza glielo consentite sempre, e lascia l'Aula sdegnato per un intervento, sinceramente, personalmente mi ha infastidito. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io sull'ordine dei lavori dico esattamente quello che mi pare e lei la deve smettere di interrompere i Consiglieri mentre intervengono nell'Aula! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Perché, se non sa comportarsi in Aula con l'umiltà di tutti noi, perché lei è al pari di tutti noi, prende e rimane fuori! CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Per cortesia! Consigliere Marrone, signor Sindaco, per cortesia! MARRONE Maurizio Lei non deve urlare e interrompere, perché lei non vale più di noi! Io ho chiesto la parola al Presidente! Se lei vuole intervenire, la chiede ed interviene, esattamente come tutti noi! Abbia un po' di rispetto per questa Sala! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Abbia un po' di rispetto! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lei non ce l'ha assolutamente! Io ho chiesto la parola! E non credo di dover essere io ad insegnare a lei come ci si comporta in Sala Rossa! CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Marrone! MARRONE Maurizio Lo dovrebbe fare lei, Presidente, se non balbettasse sempre quando interrompe il Sindaco! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Un po' di decoro nel comportarsi in modo uguale nei confronti di tutti! CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Marrone, le voglio rammentare che l'ordine dei lavori... MARRONE Maurizio Questo è un Consiglio richiesto in via straordinaria e il Sindaco lo deve rispettare! CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Ha finito sull'ordine dei lavori? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Bene. L'ordine dei lavori dovrebbe essere l'ordine dei lavori e non valutazioni che vanno fuori dall'ordine dei lavori. La parola alla Consigliera Onofri. ONOFRI Laura Io vorrei sapere - e chiedo a lei, Presidente - dov'era il Consigliere Marrone quando vi era la Giunta Cota, ricordo solo qualche azione rispetto alle emergenze abitative, però si trattava di azioni non positive: azzerato il Fondo per il sostegno alla locazione; sospeso il terzo bando del progetto che prevedeva 10.000 alloggi pubblici in Piemonte, creando gravi difficoltà ai Comuni, che si sono visti tagliare fondi per 90 milioni, che erano già stati impegnati; tagliato del 20% il Fondo per le morosità incolpevoli e per l'ATC. Allora, quando si fanno le battaglie, bisogna anche avere memoria del periodo in cui questo Comune ha operato e in che emergenza ha operato, grazie a questi provvedimenti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Per cortesia, non interrompete. Prego, Consigliera Onofri, prosegua il suo intervento. ONOFRI Laura Presidente, mi dà l'agio di continuare a dire che cosa ha fatto la Giunta Chiamparino in due anni: ha riattivato il Fondo di sostegno alle locazioni per le Agenzie, come Lo.C.A.Re., ha messo mano alla ristrutturazione delle ATC, ha varato la Legge sull'Autorecupero, ha avviato la proroga per le assegnazioni provvisorie. Mi sembra che, in un Bilancio, la bilancia pesi da una certa parte. Io dico solo questo, perché noi, come Consiglio Comunale, abbiamo dato atto di fare qualsiasi battaglia, a prescindere dal colore politico, anche della Giunta. La stessa cosa non è stata fatta dall'opposizione, perché in quel momento, quando bisognava puntare i piedi, nulla è stato fatto. Quindi, io credo che l'intervento della nostra Vicesindaco Tisi dia atto di tutti gli interventi che la Città ha fatto in un momento di grande crisi e di scarsità di risorse. Pertanto, con la proposta di mozione che, come Gruppo del PD, abbiamo presentato e che credo qualcuno illustrerà, l'unica cosa che mi sento di dire, oltre agli impegni, al punto 2) noi diciamo di voler consentire alle Istituzioni e all'Amministrazione Comunale di poter predisporre tutte le soluzioni adeguate per superare l'emergenza Casa, tra queste vorrei... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Per cortesia! Non vorrei che ci fossero altri interventi sull'ordine dei lavori. Prego, Consigliera Onofri, prosegua il suo intervento. ONOFRI Laura Tra queste vorrei ricordare anche - e ne avevamo già parlato in Commissione - di esplorare tutti quelli che possono essere gli sfratti degli istituti di credito, che sappiamo bene che intervengono con azioni di sfratto, e quanto è possibile con loro instaurare... Credo che l'Assessora abbia già avviato le interlocuzioni, ma vorrei che su questo punto ci fosse veramente una pressione da parte dell'Amministrazione. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola alla Consigliera Centillo. CENTILLO Maria Lucia Io credo sia importante discutere stamattina dell'argomento, ma è un argomento che non scopriamo oggi, che in questi anni ha avuto molti approfondimenti nelle Commissioni, che è stato trattato anche in Consiglio e io devo dire anche al Consigliere Marrone che, da Presidente di Commissione, quando ho svolto questo ruolo, abbiamo, in modo non strumentale e non partigiano, affrontato insieme l'argomento, anche nelle modalità con cui all'epoca il Vicepresidente della Commissione Marrone aveva chiesto di poterlo affrontare con una grande iniziativa in Sala Colonne. Quindi, usare in modo strumentale l'argomento in Consiglio mi lascia alquanto perplessa. Peraltro, io ho chiesto copia dei dati rappresentati nella Relazione della Vicesindaco, ma che si voglia puntare il dito su un episodio, o su alcuni episodi che non hanno forse prodotto il risultato sperato... Io chiederei di partire, nella complessità drammatica di questi anni, che ha visto Torino certamente non fanalino di coda per le soluzioni e, ahimè, neanche per i problemi, perché noi sappiamo che la Città di Torino ha attratto, per varie ragioni, molti bisogni, la situazione della crisi e tutto il resto non hanno reso facile la gestione di queste situazioni e vedere, tra i dati, che abbiamo dato risposte a 13.564 nuclei non mi sembra assolutamente un'inezia. Guardate, non risposte con cui si dà il contentino o la mancia, ma in modo strutturale, dove, a fronte delle difficoltà, a fronte delle problematicità, il progetto è personalizzato. Io non so se il Sindaco poi replicherà, ma io credo che questo sia il punto: aver pensato di dare risposte ampie, strutturali, complesse e non partire semplicemente dall'elenco delle case popolari, piuttosto che da qualche misero sostegno all'affitto, in una situazione nazionale dove i fondi non c'erano, dove nessuno più sta investendo sulle case. Quindi, le esperienze che sono state fatte con il privato sociale, con il privato, con il pubblico a me sembrano veramente esperienze che a livello nazionale possono essere usate come buone pratiche. Poi il problema rimane. Certamente abbiamo una situazione di grande complessità sociale e anche il fatto di accusare l'Assessore Passoni o anche la Giunta di schizofrenia io lo rispedisco al mittente, perché, se non si fossero fatte determinate alienazioni, non avremmo affrontato il Bilancio. Allora, noi, che votiamo il Bilancio e siamo anche attori e attrici di come si costruisce il Bilancio, se vogliamo davvero investire ulteriormente su questo argomento, possiamo farci carico e dire che vogliamo incrementare le risorse messe a Bilancio, sapendo che le dobbiamo togliere da qualche altra parte. Se, invece, ci sembra che questa modalità sia una modalità che dia risposte sufficienti, perché nessuno è rimasto abbandonato, a me sembra che i nuclei e tutti coloro che hanno posto il problema hanno avuto i Servizi dalla loro parte nel provare a trovare una soluzione. Poi, che invece si voglia buttare benzina sul fuoco, su un problema sociale di queste dimensioni, dimostrando che invece è la mala gestione e non la difficoltà, io la lascio all'onestà intellettuale di chi è presente in quest'Aula. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Alunno. ALUNNO Guido Maria Sarò breve, visto che è già intervenuta qualche Collega del mio Gruppo e interverrà poi il Capogruppo ad illustrare la proposta di mozione che è stata presentata a firma di tutta una serie di Consiglieri del Partito Democratico. Mi chiedevo qual è la finalità per cui questo Consiglio è stato richiesto e mi pare che sia evidente che sia stato richiesto per dichiarare in modo forte e chiaro l'inadeguatezza, la scarsa attenzione, la sottovalutazione che questa Giunta e questa Amministrazione hanno dato al tema della Casa e delle politiche per la Casa. Se questo è, in estrema sintesi, mi pare evidente che questa nuova e strana alleanza tra SEL, Fratelli d'Italia e il Movimento 5 Stelle quest'oggi fa un clamoroso autogol. Le cifre e quello che sta dietro le cifre che la Vicesindaco Tisi ha illustrato nell'intervento introduttivo inchiodano tutti a un quadro di realtà sul quale non c'è partita: oltre 12 milioni di Euro investiti da questa Città in una serie molto articolata di progetti, che stanno dando risposta - come è stato richiamato or ora dalla Consigliera Centillo - a oltre 13.500 nuclei familiari. L'immagine che il Consigliere Marrone ci rimanda è quella di dire che è tutto sbagliato e che dobbiamo ridare qualche asilo o qualche bocciofila abbandonata ai cittadini, che la recuperano, per permetterci di; mi pare una visione veramente un po' singolare. Così come, dall'altra parte, abbiamo ascoltato che la responsabilità è tutta dei Governi nazionali con le loro cartolarizzazioni. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Marrone, non intervenga, lei ha fatto prima un intervento richiamandoci tutti. Prego, Consigliere Alunno, prosegua il suo intervento. ALUNNO Guido Maria Noi abbiamo sostenuto la tesi dell'autorecupero, appoggiandola con un atto votato anche da quest'Aula, abbiamo accompagnato la scelta che l'attuale maggioranza regionale ha fatto di prevedere questo istituto. È vero che manca ancora la norma attuativa, eccetera, però è un percorso. Io non voglio dire cosa è successo nei cinque anni precedenti, su questo tema siamo dentro una dinamica che cerca di raggiungere dei risultati, ma dire che si sta partendo da zero, perché fino ad oggi quello che è stato è stato o poco o nullo o non nella direzione giusta, mi pare di una cecità che è fuori dalla norma, che può essere giustificata solo dalla imminenza delle prossime elezioni, che ci porta a non ragionare insieme sull'utilità degli strumenti; magari alcuni di questi strumenti potrebbe avere pure ragione chi li critica o chi ci chiede di migliorarli, però bisogna mettersi nella condizione di ascoltarsi a vicenda per arrivare a migliorare le politiche in atto, riconoscendo quello che di buono c'è e cercando eventualmente di criticare con critiche costruttive. Oggettivamente, io non so bene che cosa e come. È certo che un intervento, come proponiamo, sul "salva sfratti" può essere solo parziale, va fatto tutelando, potrebbe essere, cioè c'è tutto uno spazio di ragionamento possibile, ma non mi pare che questo Consiglio sia stato chiesto per approfondire serenamente tutti i temi, valutarne le effettive conseguenze sulle famiglie torinesi e rilanciare un'azione politica forte su un tema piuttosto che su un altro. Anzi, mi pare che venga denigrato questo fantomatico modello Torino, che, se ho segnato bene man mano che venivano raccontati gli interventi, coinvolge, oltre agli uffici - che, al di là del caso specifico che veniva raccontato, credo che siano da ringraziare per la totale disponibilità e per l'impegno, per la fatica, per l'attenzione che mettono caso per caso e soluzione per soluzione -, anche le Prefetture, le Fondazioni bancarie, le organizzazioni dei proprietari e quelle degli inquilini, sono coinvolte un'infinità di organizzazioni del privato sociale, che vanno da quelle più spiccatamente legate al mondo ecclesiale, dalla Caritas, alla San Vincenzo, alle associazioni, alle cooperative, alle imprese sociali, alle ex IPAB e ai soggetti come IREN, SMAT, AES e Italgas, che vengono costantemente incontrati per ragionare su come comportarsi rispetto ai casi di utenze, spesso situazione per situazione. Mi pare ingeneroso non riconoscere in generale questa cosa, ma anche un po' sbagliato dal punto di vista del patrimonio, dal momento che - come dimostra l'esperienza del "salva sfratti" che veniva citata - spesso l'esperienza di Torino è citata a livello nazionale come un esempio e, in quel caso, come in altri che si stanno verificando, diventa apripista per interventi che diventano di carattere nazionale. È difficile per me andare al di là di questo intervento, perché è chiaro che il quadro che ci è stato dato è un quadro di assoluta positività, di assoluta ricchezza, di un lavoro vivo che coinvolge un sacco di soggetti che cercano ogni giorno di dare risposta a un problema vero. Dall'altra parte c'è solo un grande interesse a dire che questo problema è talmente vero e noi siamo talmente inadeguati che non dobbiamo fare altro che venire qui sotto a gridare: "Tutti a casa, tutti a casa". Mi pare che il registro sia troppo distante oggi per riuscire a mettere insieme una riflessione che tenga insieme le due parti. Con questa riflessione concludo il mio intervento. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Intervengo cercando di fare un ragionamento più generale, piuttosto che puntuale, come meglio di me ha fatto il Consigliere Marrone. Siamo di fronte - dati Caritas - ad un quarto della popolazione povera a Torino, Assessore, un quarto, cioè circa un 300.000 persone, Area Metropolitana, questo è il dato oggettivo emerso in questi ultimi giorni. Noi abbiamo due grandi problemi: uno è lo smembramento del tessuto economico italiano, piccole e piccolissime imprese che chiudono a seguito della crisi, e facciamo fatica a difenderle, e in secondo luogo l'erosione continua del risparmio delle famiglie, che purtroppo devono sempre più andare incontro a esigenze, o dei figli o di altre eventualità purtroppo nefaste per loro, e conseguentemente piano piano viene eroso questo risparmio. Io vorrei, con l'Assessore, provare ad invertire il punto di vista. Io volevo chiederle se noi abbiamo pensato di rendere libere le persone, piuttosto che assisterle. Questo è il tema di fondo assoluto che ogni Amministrazione, anche la futura Amministrazione del 2016-2021, dovrà affrontare, perché se noi continuiamo a rendere non libere le persone, cercando di mantenerle in uno stato di privazione, anche volontariamente molte volte (attenzione, questa non è una critica alla politica, Assessore, io sto cercando di inquadrare un tema), perché, secondo il mio modesto giudizio, probabilmente ci sono dei professionisti del disagio che vogliono mantenere questa situazione, perché così hanno ancora e mantengono le leve del potere. È un'accusa forte quella che sto facendo, Sindaco, però io vorrei che voi provaste a valutare se quello che sto dicendo è una realtà oppure è una menzogna. Secondo me, in questa città, così come in altre parti d'Italia, esistono dei professionisti che vogliono mantenere le persone in stato di privazione per poterle controllare meglio. Questo è il dato che secondo il mio modesto giudizio emerge. Allora io farei un'inversione dell'ottica, io proverei a valutare diversamente questa impostazione, e cioè, facciamo un esempio Sindaco, proverei a dire che in questa settimana persone che lavorano per cooperative pagate dal Comune di Torino non riceveranno lo stipendio; non riceveranno lo stipendio perché queste cooperative non pagano queste persone, seppure queste cooperative sono in rapporti contrattuali con la Città di Torino. Probabilmente la Città di Torino le paga, questo dato ufficiale di dicembre non ce l'ho, però mi sembra che la Città di Torino paghi queste cooperative e le cooperative non pagano i dipendenti. Vicesindaco, è vero? Perché vedo che mi guarda... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, ma così Vicesindaco, ci sono cooperative che lavorano per la Città di Torino che non pagano gli stipendi a queste persone. Allora queste persone per forza di cose dovremmo assisterle noi attraverso il carico della finanza pubblica, perché loro non sono libere, perché loro non ricevono lo stipendio che meritano per il lavoro che fanno. Questo è un dato da valutare, Vicesindaco e Sindaco, perché, se non valutiamo quel dato, è chiaro che le 13.000 persone, che giustamente noi diciamo di aver aiutato, in emergenza abitativa aumenteranno e magari il prossimo anno ne aiuteremo 15.000, ma intanto saranno diventate 400.000 invece di 300.000, perché nel frattempo avranno perso la possibilità di guadagnare un reddito sufficiente. Io mi chiedo questo: se proviamo una volta insieme a invertire l'ottica sulla quale lavoriamo, perché noi oggi stiamo lavorando sull'assistenza, io invece lavorerò e proverò a lavorare in questa campagna elettorale da Consigliere, con gli altri Colleghi, per cercare invece di rendere libere queste persone. L'ultima cosa è provare anche a valutare se vendere questi appartamenti agli inquilini, Vicesindaco, proviamo a valutare... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, con l'affitto, con la possibilità di fare come mi pare anche in finanziaria, comunque questa è un'idea che ci caratterizza da sempre come opposizione. Allora proviamo, con il riscatto - io adesso lo dico da bar - a valutare la possibilità di renderli liberi proprio magari attraverso l'acquisto di questi appartamenti. Tutte queste cose, viste in un'ottica diversa, forse ci fanno rendere conto e prendere atto che le persone non hanno bisogno di assistenza, hanno bisogno di lavorare, di uno stipendio per potersi mantenere dignitosamente, perché le persone che vengono da noi - lo so, Vicesindaco, che lei lo sa, e mi perdoni se lo dico, ma tanto stiamo parlando e ne approfitto per parlare - ci chiedono dignità, Sindaco, non ci chiedono assistenza. Mi dicono: "Io non voglio essere assistito, io non voglio andare alla Caritas a richiedere il pane, voglio un lavoro, voglio qualcosa che mi renda libero", giustamente. Allora proviamo ad invertire anche la nostra ottica e iniziamo a partire anche da queste benedette cooperative, che pagano questi signori 3 Euro all'ora. Io lo dico anche ai membri della sinistra. Pagano questi signori 3 Euro all'ora, e in più non li pagano. Allora è chiaro che questi signori andranno a carico dell'assistenza, dell'emergenza. Non è un ragionamento puntuale sul tema, ma è un ragionamento di prospettiva, perché credo che, a questo punto, debba essere fatto, Sindaco, perché oggettivamente, se oggi gli assistiti sono 135.000, domani saranno 200.000, ma non avremo risolto il problema. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Intervengo soltanto per chiarire alcuni punti. La posizione del nostro Gruppo è già stata ben rappresentata dalle Consigliere Onofri e Centillo e dal Consigliere Alunno, e ci rivediamo in pieno nella relazione svolta dalla Vicesindaco Tisi. La nostra proposta di mozione era stata presentata a fine luglio ed era rimasta un po' ferma nei lavori della Commissione che avrebbe dovuto liberarla; e, poiché non arrivavano provvedimenti, abbiamo pensato fosse opportuno portarla in discussione nell'occasione di questo Consiglio, non come soluzione, questo vorrei fosse molto chiaro al Consigliere Marrone. Noi non riteniamo che questa sia la soluzione, noi a luglio, nel momento in cui sentivamo e vedevamo la situazione pesante in cui versa la nostra città, anche sulla base dei numeri presentati dalla Vicesindaco, facevamo un ragionamento molto semplice: poiché non è possibile, per legge e per sentenze e anche per risorse, procedere con un blocco degli sfratti, chiediamo che ci sia una moratoria unilaterale, un atto di buona volontà sostanzialmente da parte dei grandi proprietari, non da chi ha come reddito l'affitto dell'alloggio che gli hanno lasciato i propri genitori o, come integrazione del proprio reddito, i risparmi di una vita messi in un alloggio che poi produce un piccolo affitto, ma i grossi proprietari, gli Enti, le banche, le società presenti nella nostra città, chiediamo a loro un atto di buona volontà che ci dia un po' di respiro, cioè non renda esecutivi una serie di sfratti e ci permetta di mettere in piedi, parallelamente, un piano un po' più articolato e che non sia solo sulle spalle del Comune, perché solo le spalle del Comune non bastano. Noi abbiamo scritto e depositato questa proposta di mozione, poi le cose sono andate avanti. Quindi, non è ancora stato firmato, ma ci auguriamo che avvenga nel più breve tempo possibile, il protocollo messo in piedi dalla Prefettura, che è il soggetto al quale ci siamo rivolti, insieme alla Città. Cioè abbiamo chiesto alla Città, nel suo insieme, di agire in qualche modo, dandoci un po' di forza, di tempo, di prospettiva per mettere insieme, con tutti i soggetti coinvolti, un piano anche un po' diverso rispetto a come eravamo abituati. Quindi, va molto bene che il protocollo sia in dirittura d'arrivo, ma - ribadisco - deve essere chiaro che quella è la sovrastruttura, non è la soluzione; è quello che ci permette di avere la possibilità di mettere insieme una soluzione, che non può più essere esclusivamente legata all'idea che avevamo un tempo. I dati sono inequivocabili: a fronte di 4.000 richieste, hai la possibilità di assegnare 400/500 alloggi, non di più. Quindi, non si può pensare che soltanto l'edilizia popolare sia in grado di assorbire quella richiesta. È chiaro, come dice il Consigliere Tronzano, che il problema della crisi economica è più complesso e articolato; gli sfratti, la perdita della possibilità di pagare e la morosità incolpevole sono alcuni dei segnali di quella crisi, che non va risolta soltanto trovando la soluzione sulla questione abitativa. Quindi bisogna agire anche con altre leve, cioè (se traduco correttamente quello che dice il Consigliere Tronzano) agire preventivamente, mettere la famiglia nelle condizioni di sostenere l'affitto che sta già pagando. È il lavoro che si sta facendo, affinché le famiglie abbiano anche una solidità, non solo economica, nel pagare con continuità, potendo quindi mantenere l'abitazione che hanno in affitto. È uno degli sforzi che il sistema di welfare della Città sta facendo e che bisogna mettere continuamente in piedi. Penso anche ai ragionamenti che si possono fare rispetto all'indebitamento che le famiglie hanno caricato su di sé negli anni scorsi, con i problemi che ci sono rispetto alle piccole rate che si sono caricate e che oggi fanno fatica a pagare. Quindi, lo sforzo è in questa direzione. Vorrei inquadrare la nostra proposta di ordine del giorno, che manteniamo se il Consiglio ritiene, se no si può decidere di approfondire i testi in Commissione. Questo Consiglio arriva, tra le altre cose, a valle di un lungo lavoro della Commissione di approfondimento, iniziata con la Presidente Centillo e proseguito con il Presidente Alunno, perché utilizzare questo solo come strumento di campagna elettorale credo sia profondamente sbagliato; vuol dire far fare un passo indietro a questa Istituzione, che invece su questi temi ha sempre saputo dare una risposta condivisa. Credo che sia questo lo spirito con il quale dobbiamo concludere questi lavori e considerarli l'inizio di un lavoro condiviso, che ci porti ad affrontarci e poi a dividerci in campagna elettorale. Non ci sono dubbi che la battaglia che abbiamo di fronte ci vedrà tutti contrapposti, ma quello che a noi interessa, oggi, è concludere questo mandato avendo contezza che abbiamo provato a dare insieme risposte vere a un bisogno vero. E il fatto che la città di Torino, a differenza di altre città, non abbia il 50% di sfratti che non hanno risposte, mentre da noi siamo su dati decisamente più bassi, già ci conforta molto. PORCINO Giovanni (Presidente) Chiedono di intervenire, nell'ordine, i Consiglieri Greco Lucchina, Liardo e Bertola. La parola al Consigliere Greco Lucchina. GRECO LUCCHINA Paolo Credo che, al di là di quelle che possono essere considerate strumentalizzazioni politiche, ci sia da fare un'analisi che sia giusta, nel senso che quando io informalmente interloquisco con il Sindaco, che giustamente mi dice "Paolo, ci sono 140.000 famiglie mono-parentali a Torino che gravano sui Servizi Sociali in maniera drammatica", condivido l'aspetto sociologico di questa città, che si è evoluto e che è cambiato. Quindi, Assessora Tisi, ognuno di noi penso che qui dentro abbia l'onestà intellettuale di riconoscere a questa Giunta, per il suo tramite, di aver quantomeno affrontato o provato ad affrontare nei migliori dei modi quello che è un disagio sociale che percepisce tutta la città. Non so se ci ritroviamo con i numeri. A me aveva fatto effetto leggere i dati snocciolati in un convegno della CISL in cui si affrontava il problema degli sfratti. Nel 2014 si parlava di 4.643 sfratti a Torino, di cui 4.530 per morosità. Ma il dato più preoccupante che ho letto è che si parlava di uno sfratto ogni 227 famiglie, rispetto a una media nazionale di uno sfratto ogni 334. Il tema qual è? Che spesso veniamo accusati della mancanza di proposta all'interno del Consiglio Comunale. Questa volta io credo che la Giunta non si possa sottrarre a questo, perché proposte, da destra a sinistra, sono arrivate. Probabilmente c'è la necessità di fare una sinergia vera rispetto a quello che è l'affrontare il problema tutti insieme. Io lo riconosco all'Assessora Tisi e gliel'ho sempre detto; però, mi perdoni, ma oggi dov'è l'Assessore Passoni, l'Assessore al Patrimonio? Parliamo delle caserme, parliamo degli alloggi residenziali, parliamo di politiche e di dismissioni patrimoniali immobiliari. Ma dov'è l'Assessore Passoni? È un segnale di attenzione nei confronti del Consiglio, che ha fatto delle proposte e che oggi, per il tramite dei Consiglieri Curto e Marrone, dice perché non diamo attuazione alle mozioni d'indirizzo da parte di questo Consiglio Comunale? Allora, accanto a tutto quello che ci siamo detti sull'autorecupero, ma parta il decreto attuativo in Regione, perché è vero che 400 case ATC possono essere immediatamente agibili con l'autorecupero, ma a me risulta che non ci sia il decreto attuativo. Allora, quello che voglio dire è che le soluzioni proposte probabilmente sono tutte giuste. Quello che io denoto è che probabilmente c'è la necessità di metterle in atto tutte, perché siamo di fronte a un qualcosa che non ci aspettavamo, che si chiama disagio sociale. Io credo che questo discorso vale per le mozioni presentate dal Consigliere Curto sulle caserme, per quelle presentate dal Consigliere Marrone, per la necessità del decreto attuativo dell'autorecupero, per cercare di dare ancora di più una risposta credibile da parte della Città a questo problema. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Più o meno è stato detto tutto, anche dal Consigliere Greco Lucchina, che mi ha anticipato. Io, per onestà intellettuale, visto che negli interventi precedenti qualcosa è emerso, non posso dire nulla sull'impegno dell'Assessora Tisi, soprattutto perché è stato un impegno che ha dovuto affrontare in emergenza, in cui tutto si complica. Di questo gliene voglio dare atto, non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo. Voglio anche richiamare un po' il Capogruppo Paolino, invitandolo a smetterla di parlare di campagna elettorale ogni volta che emerge qualche contraddizione. Qui facciamo tutti il nostro dovere, anche come opposizione; perciò, qualsiasi istanza che eventualmente mettiamo in evidenza non è dovuta al fatto che andiamo incontro a una campagna elettorale, ma proprio per denunciare certe situazioni. Quindi, bisognerebbe finirla con questa litania della campagna elettorale. Vorrei fare un invito al Sindaco, che secondo me è la chiave di tutto. Per quanto concerne l'autorecupero, che è una cosa che hanno affrontato tutti, secondo me può essere una buona soluzione, anche in relazione alla tipologia di persone a cui dovrebbe essere assegnato l'alloggio: normalmente è gente che lavora molte volte nei cantieri, perché proprio in quel settore c'è stata una crisi profondissima, un'inversione di tendenza su quella che è stata la Torino degli anni '90, per quanto concerne l'edilizia. Perciò, proprio come tipologia di persone che andrebbero incontro all'assegnazione potrebbero dare questo contributo, perché l'ATC molte volte non assegna le case proprio perché non ha i fondi per ristrutturarle. Perciò a questo punto manca un regolamento attuativo. Chiedo al Sindaco di farsi carico in Regione affinché vadano avanti sotto questo aspetto, perché è importante. Secondo me si potrebbero dare tante risposte. Visto che c'è la possibilità, perché non farlo? Questo Regolamento attuativo non è stato fatto in sei mesi, mentre comunque questa Legge Regionale è stata fatta in tre mesi. Perciò, lo dico al Sindaco e alla Vicesindaco, nonché Assessora Tisi: su questa situazione tanti aspettano, perché verrebbero coinvolte tante persone e sarebbe comunque anche un vantaggio per la Pubblica Amministrazione per quanto riguarda i costi. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Io non pensavo originariamente di intervenire, poi ho deciso di farlo a titolo personale, nel senso che la posizione del Movimento 5 Stelle sarebbe stata meglio esposta dalla mia Collega, che però ha avuto un piccolo problema personale e non può essere qui. Anche perché so che alcune delle cose che dirò, non tutte, ma alcune, non sono condivise generalmente dal Movimento 5 Stelle. Però, credo - dopo quattro anni e mezzo di esperienza, occupandomi di questo tema - di aver maturato alcune osservazioni; molte peraltro sono state dette e su alcune vorrei tornare. Intanto sul fatto che, sulla vicenda della gestione dell'emergenza abitativa, le Istituzioni si giocano la loro credibilità; nel senso che ci sono forze extra politiche, forze extra istituzionali che giocano su queste situazioni per dimostrare che le Istituzioni non danno risposte ai problemi dei cittadini. Di qui parte un fenomeno di occupazioni abusive, che posso anche comprendere dal punto di vista di chi le fa, perché piuttosto che stare con i bambini per strada, è meglio occupare quello che c'è; però, non può essere accettato e non può essere considerato neanche tacitamente la soluzione al problema. Uno dei motivi per cui questo fenomeno prende piede, al di là delle strumentazioni politiche, è che quello che si può fare occupando abusivamente, non si può fare ottenendo legittimamente l'edificio in questione, perché questa è una cosa su cui bisognerebbe ragionare. C'è un problema di regole, di norme edilizie che giustamente vengono fatte perché le persone possano vivere non solo in una casa accettabile, ma in una casa assolutamente dignitosa. Ma quando si tratta di situazioni di emergenza abitativa temporanee, di qualche mese, se anche uno va a vivere in una casa che non ha l'antibagno di 1,1 metri quadrati davanti al bagno, è sempre meglio che rimanere in mezzo alla strada. Quindi, forse ci dovrebbe essere una riflessione sugli standard edilizi per l'emergenza abitativa, dando anche la possibilità di riutilizzare gli edifici che altrimenti non sarebbero utilizzabili, proprio perché non è possibile in maniera semplice metterli a norma. Ovviamente mantenendo i livelli minimi di dignità e di sicurezza; quindi, non edifici pericolanti, non l'amianto, non gli edifici senza servizi igienici, eccetera. Ma su alcune cose che sono state introdotte negli anni per migliorare gli standard abitativi, forse una riflessione si può fare. Questo è collegato anche al tema dell'autorecupero, che si spera si sblocchi, perché sarebbe sicuramente un modo per mettere a disposizione anche più immobili. Credo che possa essere un modo utile da tirare in ballo, magari anche con la Regione. L'altra questione che voglio affrontare è quello del blocco degli sfratti, perché l'ho sentito di nuovo tirare fuori. Io capisco che il Comune non possa farsi carico da solo di tutti i problemi, e quindi dobbiamo chiedere un sacrificio anche a chi ha le case; però, credo che il blocco degli sfratti sia una misura iniqua e sbagliata proprio concettualmente, perché finisce per scaricare il costo dell'emergenza abitativa non sulla collettività in generale, ma sulla povera persona che si trova sfortunatamente e senza una responsabilità, ad avere un inquilino che non può più pagare, magari in maniera incolpevole; per cui, abbiamo due incolpevolezze. Quindi, il problema ricade sulle spalle di chi si trova ad avere una casa, tra l'altro per decisioni anche del Governo nazionale, sempre più soggetta a tassazioni, spese condominiali, magari in un condominio con altre famiglie che non pagano, eccetera. Quindi, questa situazione rischia di creare a catena due famiglie in difficoltà: quella che non può pagare l'affitto e quella che, investendo tutti i suoi risparmi in quell'appartamentino da affittare per avere una integrazione, poi non solo non riceve più l'affitto, ma non riesce più a pagarne le spese e le tasse. Per cui, io ci andrei molto piano. Va bene se parliamo di grandi patrimoni immobiliari, di situazioni particolari; però, secondo me, l'idea del blocco degli sfratti va respinta e andrebbe archiviata come un residuo anche un po' ideologico del passato. Quello che invece bisogna fare è capire come recuperare il patrimonio che c'è. La cosa veramente un po' beffarda di tutta questa discussione è che a Torino ci sono decine di migliaia di appartamenti vuoti. In gran parte si trovano in quartieri nuovi, costruiti sull'onda finale di una speculazione edilizia. Per carità, di un legittimo lavoro di investimento edilizio, che però è arrivato alla fine di un periodo di espansione, ed è arrivato troppo tardi. Per cui, abbiamo anche tante case nuove, accettabili; tra l'altro, non sono tutte case di lusso, ma ci sono case già costruite per famiglie medie. Il problema è capire come recuperare questo patrimonio immobiliare e metterlo a disposizione, capendo le esigenze di chi l'ha costruito, ha investito e ha bisogno di rientrare dell'investimento, ha bisogno della possibilità di venderlo senza svenderlo; però, capendo che c'è anche un interesse pubblico che deve essere tenuto in conto, che non può semplicemente essere sacrificato sull'altare della proprietà privata, perché persino la nostra Costituzione dice che la proprietà privata ha dei limiti a uso sociale. E lo dice uno che non simpatizza nei confronti delle occupazioni, come ho detto prima. Quindi, bisogna trovare il modo, anche volontariamente, arrivando a fare degli accordi, di rimettere in circolazione questo patrimonio. Io ho apprezzato il fatto che la Città abbia cominciato a stanziare dei fondi per acquistare nuove case; però, quello che non ho trovato sensato è il fatto di scoprire che poi le case noi le paghiamo 2.000 Euro al metro quadrato. Noi siamo in un momento in cui abbiamo un mercato immobiliare che è ai minimi storici, proprio per la crisi e per l'eccesso di offerta. Io credo che si possa trovare il modo di comprare magari anche a prezzi di saldo, magari in stock, grossi patrimoni immobiliari a cifre unitarie molto più basse. Anche questa forse è una cosa che non può fare il Comune da solo, che richiede l'aiuto della Regione e del Governo nazionale; però, questo potrebbe essere proprio il momento di incrementare il patrimonio di edilizia popolare comprandolo a condizioni molto favorevoli, da aziende che purtroppo non riescono più a venderlo, sono in difficoltà o in fallimento. Anche su questo mi permetto di suggerire che bisognerebbe fare qualche sforzo in più e cercare di capire se si riescono a mobilitare i capitali per questo scopo, perché alla fine è inutile pensare addirittura di costruire nuova edilizia quando abbiamo mezza Città piena di palazzi semivuoti, che vanno assolutamente recuperati e rimessi a disposizione. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Araldi. ARALDI Andrea Torino e i torinesi sono colpiti dalla crisi, lo sappiamo e ne siamo tutti estremamente consci: dal 2008 la crisi ha colpito soprattutto l'industria e, come sappiamo, la nostra Regione e la nostra Città sono le capitali dell'industria, tant'è che tendenzialmente le ore di cassa integrazione fatte in Piemonte sono pari a quelle fatte in tutto il resto d'Italia. Per il nostro stesso tessuto produttivo, quindi, e per la nostra stessa tradizione evidentemente la crisi è stata durissima e credo che nessuno in quest'Aula l'abbia mai sottovalutata, anzi. Il lavoro di fronte a questa crisi, non soltanto per quanto riguarda il problema dell'edilizia, il problema casa, è stato ampio, ma questo non significa, e mi rivolgo al Consigliere Tronzano, che questo Consiglio non sappia che il miglior welfare è la crescita economica. Siamo tutti assolutamente consci che il modo migliore per aiutare è garantire una crescita della nostra Città e della nostra area metropolitana e l'abbiamo inserito nella mozione di accompagnamento al Bilancio della Città. Di fronte a questa situazione che, è innegabile, ha ancora fortissimi elementi di crisi e di disagio anche dei singoli, ci sono alcuni segnali, su cui non dobbiamo illuderci e non dobbiamo essere troppo ottimisti, che indicano una certa ripresa, a livello nazionale, della nostra Regione e della nostra Città. Il compito dovrà essere favorire questi scenari affinché la crescita economica possa rendere meno pressanti le giuste richieste dei singoli su tutto il sistema del welfare, quindi rendere più disponibili risorse per i singoli interventi, riuscendo a ridurre le persone, i nuclei familiari che ne hanno necessità. Credo che questa sarà la sfida dei prossimi cinque anni, che in questi ultimi cinque anni non è stato facile affrontare perché il clima anche internazionale continuava ad essere estremamente difficile. Oggi ci sono segnali di ripresa, seppur timidi, e noi dovremo saperli accompagnare per garantire lo sviluppo e l'attrattività della nostra area metropolitana. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Naturalmente lascio entrare nel merito la Vicesindaco, però vorrei dire questo: ci rendiamo tutti conto naturalmente della criticità dell'emergenza abitativa, che è confermata da un numero di sfratti, di situazioni di morosità e di situazioni critiche che hanno dimensioni almeno doppie rispetto a quelle di pochi anni fa. Credo che sappiamo tutti qual è la ragione: una crisi economica e sociale che ha accresciuto fattori di precarietà nella vita di famiglie e persone. Possiamo dire tutto quello che vogliamo, però la risposta giusta, poi, è assicurare a chi vive in una condizione di precarietà di uscirne e la condizione fondamentale è garantire che queste persone abbiano un lavoro e un reddito. È evidente che tutto quanto il resto che si mette in campo siano misure di natura temporanea, transitoria ed hanno un contenuto assistenziale, perché l'unica risposta strutturale - uso l'espressione utilizzata dal Consigliere Tronzano - è rendere libere queste persone, per renderle libere bisogna che siano prima di tutto in possesso di un reddito con cui poter scegliere. Quindi la risposta strutturale è quella, tutte le altre sono palliativi temporanei e non risolutivi; certo, perché se il problema è che queste famiglie e queste persone si trovano in una condizione di debolezza per un'incertezza di reddito quotidiano, mensile o annuo ed ancora di più perché non hanno un lavoro, qualsiasi provvedimento può essere tacciato di essere di sostegno e di assistenza, non capisco dov'è l'elemento di discussione, perché l'unico provvedimento strutturale è mettere nelle condizioni di ripristinare un'autonomia esistenziale che hanno perso. Quella autonomia esistenziale si ripristina se gli diamo una certezza di lavoro e di reddito, che non dipende però ovviamente dalle politiche comunali, perché non è che i Comuni possono assumere 10-20-30.000 persone per dare risposta a questo. È chiaro quindi che gli interventi pubblici sono di sostegno, temporanei, la cui temporaneità è data dal tempo necessario a questa persona, sono interventi che hanno un contenuto assistenziale, anche perché la parola assistenziale adesso sembra che abbia solo una valenza negativa, invece fa parte dei compiti di una comunità mettere in campo politiche di assistenza; questa parola non ha solo una valenza negativa, perché è una forma di redistribuzione e una forma di solidarietà. Ritengo che bisogna avere consapevolezza che la risposta strutturale sta in un mutamento di scenario economico che riapre spazi di creazione di lavoro e di occupazione, da cui possano derivare maggiori certezze di reddito per chi oggi non ce l'ha. Dentro questo scenario poi è compito delle istituzioni pubbliche far tutto quanto il possibile per contenere l'impatto di questa criticità, ridurla, alleviarne le conseguenze e io penso che noi stiamo facendo la nostra parte. Essere intervenuti solo nel 2015 in 13.000 casi, come ha detto con dovizia di numeri la Vicesindaco, essere intervenuti con un impegno di spesa globale, tra risorse comunali, regionali e statali, di 13 milioni di Euro mi sembra francamente che sia la dimostrazione che stiamo facendo tutto il possibile. Tra l'altro, non so se li ha citati, mi pare di sì, l'Assessora può citarvi una tabella ministeriale che è la comparazione tra il numero di sfratti eseguiti a Torino e quelli eseguiti in altre città ben più piccole di noi, tipo Verona; non c'è proporzione. Come mai tra il numero degli sfratti che sono stati decisi e il numero di quelli eseguiti c'è un divario così grande, per cui la percentuale a Torino è inferiore rispetto a quelli che avrebbero potuto essere? Perché c'è una politica in mezzo, altrimenti non si spiegherebbe. Ringrazio per l'apprezzamento nei confronti della Vicesindaco, perché la Vicesindaco dalla mattina alla sera si spende su questa materia e non si può dire che non si sia fatto niente, anzi apprezziamo quello che sta dicendo la Vicesindaco. Lei è la Vicesindaco di una Giunta, non è una signora che passa per caso e che per volontariato si reca in via Corte d'Appello 5 o 10: è la Vicesindaco della Giunta, che dà corso alla politica che la Giunta ha messo in campo. Per questo credo che il dibattito potrebbe essere un po' più sereno, mi rammarico di qualche espressione che non sia stata serena, mi rammarico soprattutto verso il Consigliere Marrone, il quale peraltro non facilita molto la serenità… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ha appena interrotto il Capogruppo Paolino mentre parlava; capita, fa parte del dibattito interrompere, nessuno di noi è una Madonna Pellegrina di cui non si può eccepire qualcosa. Sono naturalmente per avere il massimo rispetto tra di noi ed io ne ho per il Consigliere Marrone, come per tutti, se qualche volta i toni si accendono è perché tutti noi crediamo nelle cose che facciamo e c'è anche la passione oltre che la razionalità. Detto questo, tornando al tema, penso che stiamo facendo tutto il possibile ed è giusto che sia così. Dico anche di più, siccome il Consigliere Greco Lucchina, come anche i Consiglieri Marrone e Tronzano hanno detto di essere pronti a concorrere con delle proposte, dico subito che la Giunta è apertissima ad esaminare tutte le proposte che vengono avanzate, bisogna che queste siano poi praticabili, perché non basta avanzare una proposta, bisogna verificarne insieme la fattibilità. Da questo punto di vista non c'è nessuna chiusura, perché l'emergenza è seria, tutti ne avvertiamo la criticità, prima di tutto sulle persone che la soffrono e tutti abbiamo il buon senso e il senso civico di volerla risolvere, quindi, da questo punto di vista, è meglio riuscire a trovare le soluzioni insieme. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola alla Vicesindaco Tisi. TISI Elide (Vicesindaco) Intanto credo che davvero non si possa parlare di schizofrenia della Giunta, lo diceva poc'anzi il Sindaco. È chiaro che la complessità dei temi che si discutono in una Città spesso richiede di affrontarli sulla base delle possibilità di intervento, in funzione della risposta ad un bisogno. Intanto credo di poter dire che tutte le mozioni e le sollecitazioni approvate in questo Consiglio vengono prese in considerazione e valutate, compreso l'aspetto delle caserme che è stato più volte citato; come, per esempio, la vicenda della Caserma Riberi, su cui anche il Consigliere Curto credo ricordi i tanti tentativi fatti su un patrimonio che oggettivamente non è nella disponibilità della Città e che coinvolge altri livelli di Amministrazione che non sempre - e questo credo che ce lo dobbiamo dire - vivono probabilmente con la stessa intensità i problemi che noi rappresentiamo; come pure è stato assolutamente preso in considerazione, affrontato e si sta affrontando il tema dell'autorecupero. Anche io credo che sia una strada interessante, innovativa, che probabilmente non ci risolverà le 13.000 situazioni presenti, ma può rappresentare un pezzettino più o meno grande della soluzione; abbiamo a nostra volta ulteriormente sollecitato la Regione perché ci dia indicazione per poter proseguire su questa strada. Quando ho voluto elencare in apertura gli interventi, l'ho anche fatto per dare l'idea di come oggi il tema abitativo debba essere affrontato con una molteplicità di interventi, compreso quello dell'autorecupero appena sarà possibile, perché i bisogni delle persone sono differenziati, molteplici e hanno necessità di essere affrontati anche con strumenti diversi. Credo che potrebbe essere utile, mi sono guardata in questi giorni questo report fatto dal Ministero degli Interni congiuntamente al Ministero della Giustizia, poi abbiamo citato la Città di Verona, ma ce ne sono molte altre, esistono proprio delle schede per ogni città, da cui si evince che un conto è l'emanazione dello sfratto - quei 4.600 sfratti che sempre sono citati di Torino, mandamento di Torino -, un conto è l'esecuzione e da quelle schede vedrete che c'è un forte divario: anche Città come Bologna e Genova, che hanno molti meno abitanti di noi, in realtà eseguono molti più sfratti. Allora è chiaro che ci sono in mezzo quelle azioni che in qualche modo creano interventi che rallentano l'esecuzione e devo dire che a Torino c'è anche un lavoro molto stretto e sinergico con le Prefetture, con le Questure, con il terzo settore che è fondamentale, senza il quale probabilmente la nostra situazione sarebbe ancora più complessa. È stato citato più volte anche il tema degli acquisti e delle vendite, ci sono stati anche interventi che in questa sede, ma non solo, sono andati in direzioni diverse perché, da un lato, la Città è stata sollecitata a non alienare in particolare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica per non depauperare e, dall'altro, però si dice di fare in modo che gli inquilini possano acquistarsi casa per avere una loro autonomia. Allora credo che la politica che abbiamo seguito è stata di buonsenso, cioè noi siamo andati avanti con il piano vendite, abbiamo cercato soprattutto di potenziare le vendite degli alloggi al di fuori del territorio cittadino, che peraltro sono quelli che, come sapete, da legge regionale non abbiamo in disponibilità e abbiamo peraltro fatto i conti con una situazione che spesso alle famiglie non consente di acquistare una casa e quindi, anche considerando che c'è una difficoltà nell'avviare mutui per comprare una casa, non è così semplice nonostante ci siano condizioni particolarmente favorevoli in quel caso, sia come rateizzazione sia come importi di canone. Credo anche che la leva maggiore per incentivare o disincentivare l'utilizzo della case vuote sia proprio la leva fiscale che, come sapete, abbiamo perseguito anche come Città, ma che fondamentalmente è uno strumento nelle mani del livello nazionale, peraltro attuato in questi anni, che deve assolutamente incentivare anche con la "Cedolare Secca", come è avvenuto, l'affitto di case a canoni calmierati, concordati, mentre invece, laddove ci sono case che vengono lasciate inutilizzate, occorre che ci siano delle misure, come sono state messe in atto in questi anni, per disincentivare tale situazione. Abbiamo anche continuato a comprare case, pur nella limitatezza delle risorse. Voi sapete che abbiamo fatto alcuni bandi per comprare nel mercato dell'invenduto, anche con un'ottica di aumentare la disponibilità senza depauperare e senza costruire, che significherebbe avere una disponibilità tra molti anni, quest'anno noi avremo 38 alloggi che sono stati acquistati nuovi. È chiaro che questi prezzi definiscono un tetto massimo stabilito dai parametri regionali, che, se non sbaglio, è di 2.100,00 Euro al metro quadro, dopodiché il bando ha consentito a libero mercato di offrire prezzi più bassi, tant'è che abbiamo comprato alloggi nuovi a 1.800,00 Euro al metro quadro e alloggi più datati anche a 1.300,00-1.400,00 Euro al metro quadro, naturalmente alle condizioni di manutenzione e di vetustà che questo Consiglio, se ricordate, aveva stabilito come requisiti minimi. Vorrei anche spendere una parola rispetto alla questione del cosiddetto Blocco Sfratti, intanto per dire che non è assolutamente un blocco degli sfratti e se usiamo questi termini credo che creiamo una confusione assolutamente sbagliata, perché si tratta di una misura prevista in un articolo della Legge Lupi approvata nell'ottobre del 2013 che prevedeva la possibilità, in accordo con le Prefetture, ma anche con la collaborazione delle associazioni dei proprietari, di intervenire sulla graduazione dell'esecuzione, posto che per quel periodo di tempo i proprietari vengano risarciti del canone e degli arretrati delle morosità non pagate. A mio parere è la prima volta che un problema sociale non viene scaricato sui piccoli proprietari, ma anzi è la collettività che se ne assume la responsabilità anche stanziando risorse e mettendo a disposizione questa possibilità. Questo protocollo con la Prefettura probabilmente si chiuderà entro la fine di gennaio, ma intanto per alcuni mesi ci sarà e poi è soprattutto una possibilità che viene offerta anche ai proprietari, che a questo punto verranno anche risarciti del danno economico che deriva da questa situazione, naturalmente con la loro disponibilità e volontà. Penso che gli interventi strutturali, quelli a cui probabilmente alcuni di voi facevano riferimento, sono per antica memoria la costruzione di case popolari. Allora però dobbiamo anche ricordarci che l'ultimo provvedimento, l'ultimo piano di stanziamento per realizzare case popolari era stato fatto dal Governo Prodi e poi revocato nel 2008, se non ricordo male, dal Governo Berlusconi e che era stata individuata come misura strutturale nazionale quella del sostegno al reddito, al fine di favorire l'incontro tra proprietari e inquilini. Credo che le due misure dovrebbero andare di pari passo e forse non dovremmo esclusivamente privilegiare l'una a discapito dell'altra, ma oggi i fondi nazionali ci consentono di realizzare interventi che evitano di fatto alle famiglie di uscire dalla loro abitazione. Un intervento però strutturale, questo lo vorrei sottolineare, potrebbe proprio essere quello di realizzare dei villaggi low cost, vogliamo chiamarli così, con un'evocazione un po' esterofila. A me piacerebbe pensare che quest'area del Passante possa diventare una prima sperimentazione di un modello di abitare, magari un po' meno costoso di quelli tradizionali, su cui misurare anche la possibilità di replicare e non solo per le famiglie necessariamente in gravissimo disagio sociale o abitativo, ma per le tante famiglie che hanno una limitata capacità reddituale e che necessitano semplicemente di case meno costose. Penso che una sperimentazione in questo senso si possa fare, come pure penso che quella deliberazione citata, sottoscritta da me con gli Assessori Passoni e Lubatti, stia anche a sottolineare come, in realtà, la Giunta si vuole muovere in modo assolutamente coordinato e che anche l'impegno, che va peraltro proprio nella direzione indicata da questo Consiglio, ad individuare ulteriori immobili anche che possano essere dedicati all'emergenza abitativa sia vero e reale. È chiaro che questo va poi valutato sulla base della sostenibilità, perché spesso gli immobili disponibili richiedono livelli di intervento estremamente costosi. Non possiamo, in virtù di una dichiarazione di principio, fare operazioni che rischiano, intanto, di non avere una disponibilità immediata, ma di essere più costose di un intervento invece di sostegno di mercato. Questo voglio ricordarlo, perché, l'ho detto all'inizio, le linee del Consiglio sono assolutamente prese in considerazione, ma è chiaro che bisogna poi fare scelte anche in funzione della possibilità e della realizzabilità di alcune indicazioni. In ultimo, e chiudo, le dichiarazioni fatte dal Consigliere Tronzano sulle cooperative ritengo siano decisamente gravi: se lui è a conoscenza che tra i fornitori della Città ci siano cooperative che pagano i propri operatori 3,00 Euro l'ora, credo che vada detto in modo chiaro, perché chi lavora con la Città deve applicare contratti di lavoro regolari, sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali; proprio da questa Città e dalle cooperative di questa Città è nata anche un'iniziativa, penso andata in Commissione nei giorni scorsi, per combattere le false cooperative. Allora credo che la qualità di un territorio si misuri non solo nella qualità delle istituzioni, ma anche dalla qualità del tessuto sociale. Sicuramente i lavoratori devono essere retribuiti per il lavoro che fanno e, aggiungerei, le cooperative nascono esattamente per questo; se però ci sono segnalazioni specifiche, devono essere affrontate nel merito, perché è davvero molto grave quanto segnalato dal Consigliere. PORCINO Giovanni (Presidente) Esaurito il dibattito, procediamo con la votazione delle mozioni. |