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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 21 Dicembre 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 6

Emergenze alloggiative - indirizzi per attuazione interventi necessari:
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Riprendiamo il dibattito sul tema relativo alle "Emergenze alloggiative - Indirizzi per
attuazione interventi necessari" e l'esame congiunto della proposta di mozione n.
mecc. 201503469/002, presentata dai Consiglieri Paolino, Cuntrò, Carretta,
Scanderebech, Laterza, La Ganga, Genisio, Onofri, Alunno, Ventura e Muzzarelli in
data 3 agosto 2015, avente per oggetto:

"Emergenza abitativa nel Comune di Torino".

della proposta di mozione n. mecc. 201507222/002, presentata dal Consigliere
Marrone in data 18 dicembre 2015, avente per oggetto:

"'Quote tricolori' nelle case popolari - Prima agli italiani".

e della proposta di mozione n. mecc. 201507224/002, presentata dai Consiglieri
Marrone e Curto in data 18 dicembre 2015, avente per oggetto:

"Giunta rispetti indirizzi approvati dal Consiglio Comunale sul tema della casa e
dell'emergenza abitativa".

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Sindaco, abbiamo chiesto la sua presenza perché riteniamo che il tema, di fronte a
una sua disponibilità politica, meriti la sua presenza e la sua attenzione. Noi abbiamo
ascoltato con attenzione, non era la prima volta, i dati della Giunta. Nessuno qui nega
che ci sia un'attenzione sul tema, piuttosto quello che rimproveriamo alla sua Giunta,
Sindaco, è di aver voluto un po' comunicativamente e politicamente mettere sotto al
tappeto, almeno fino a poco tempo fa, il dramma, più che altro la portata del dramma
della bomba sociale potenziale dell'emergenza abitativa in questa città.
Io le ho già ricordato come non avessi assolutamente apprezzato che, in un dibattito
importante come quello di Bilancio, fosse passato il messaggio dal suo discorso che i
3.000 sfratti su 4.000 fossero stati risolti, perché, in realtà, le misure che voi avete
enumerato, che avete esposto, nessuno nega che esistano, ma quello che contestiamo
- per cui non le approviamo assolutamente, ed è per questo che abbiamo preteso di
riportare in Consiglio Comunale il dibattito - è che sono misure assolutamente
provvisorie. Lo dimostra il fatto che la stragrande maggioranza dei casi che arrivano
in Commissione Emergenza Abitativa, sempre più di frequente sono casi che passano
da quei percorsi, che passano da Lo.C.A.Re., che passano da Fondi "salva sfratti",
che passano da esperienze che hanno portato non ad evitare uno sfratto, ed è questo il
passaggio nodale, ma semplicemente a differirlo nel tempo, ma non a differirlo di
anni, ma a differirlo di qualche mese, con il risultato concreto che fondi pubblici
vengano messi nelle tasche di privati, perché poi sono i proprietari indirettamente,
senza arrivare alla finalità pubblica, cioè garantire il diritto alla casa dell'inquilino.
Questo è un grande problema, perché gli sfratti sono fissi ad un numero record, non è
vero che diminuiscono, ma diminuiscono in misura decisamente inferiore rispetto a
quello che dovremmo vedere se fossero efficaci le misure che ci avete esposto.
Secondo noi la ragione è molto semplice, si tratta di un problema strutturale.
Io non so se lo ricorda, Sindaco, probabilmente ha anche molti altri temi su cui stare
attento, ma all'inizio della consiliatura lei ha sottoposto le sue Linee di indirizzo a
questo Consiglio Comunale e avete anche recepito alcuni emendamenti
dell'opposizione. Io ricordo in particolare di averne presentato uno, che, peraltro, è
stato approvato, quindi è dentro le sue Linee di indirizzo, che chiedeva di spostare
l'asse delle politiche sulla casa più sul fronte dell'acquisizione di proprietà o,
comunque, dell'acquisizione della stabilità rispetto all'inevitabile precarietà della
locazione abitativa. Questo, purtroppo, non è stato fatto, il tenore delle misure che ha
esposto la Vicesindaco vanno esattamente nella direzione opposta e questo
contribuisce non a risolvere, ma ad aumentare e solo differire nel tempo il problema,
perché noi ci troviamo di fronte ad un calo di reddito che è strutturale per intere fasce
di popolazione, è connaturato, ovviamente di questo non incolpiamo la sua
Amministrazione, perché è un dato nazionale, se non addirittura globale, però è un
dato di cui un'Amministrazione Comunale non può non tenere conto ed era già
prevedibile anni fa.
Noi siamo un Paese in cui già troppe famiglie hanno affidato la loro esigenza
abitativa alla locazione di affitto e, quindi, di fronte ad un calo di reddito che diventa
ormai strutturale ed estesissimo (dati i numeri in massa delle casse integrazioni, della
disoccupazione e dei licenziamenti, quando non anche della disoccupazione
giovanile), gli affitti sono semplicemente non in linea con i redditi che molte persone
onestamente hanno percepito. E qui non parliamo di morosità croniche, bensì di tutta
una fascia di famiglie che fino a poco tempo fa avremmo ritenuto di ceto medio, che
sono scivolate sotto la soglia di povertà senza che, in certi casi, se ne accorgessero
neanche loro; è a quelle migliaia di famiglie che questa Città deve dare una risposta.
La risposta giusta - noi continueremo a ribadirlo - non può essere un sussidio
periodico di qualche mensilità per far star buono il padrone di casa. Visto che,
purtroppo, è entrato solo adesso il Capogruppo del PD e quindi mi tocca intervenire
anche su una loro proposta perché il dibattito è unificato, mi viene da dire che anche
il protocollo che è stato annunciato sulla sospensione dell'esecuzione degli sfratti
non è la soluzione, soprattutto mi sento di dire che mi preoccupa pesantemente
l'aspetto tramite la Prefettura di negare la forza pubblica nell'esecuzione degli sfratti,
perché non otterrà - e vorrei scandire con attenzione queste parole - nessun altro
risultato, in una città come Torino, se non incentivare i picchetti antisfratto
organizzati dai centri sociali e scarica completamente il problema sulle spalle dei
piccoli proprietari che non riusciranno ad eseguire gli sfratti, costringendo i privati ad
una sorta di accordo coatto sulla base di redditi che non ne consentono il rispetto.
L'unico risultato sarà una perversa ed innaturale opera di cristallizzazione di una
situazione che non è sostenibile, cioè delle morosità che vanno avanti, perché,
quando ad un inquilino viene sospesa l'esecuzione dello sfratto, le morosità si
accumulano.
Un problema come quello dell'emergenza casa va affrontato con soluzioni strutturali.
L'Edilizia Residenziale Pubblica va rivista dalla base - ma io non voglio annoiarvi
con competenze che sono strettamente di legge regionale, quindi annoio i Colleghi in
Regione, qui non mi sembra il caso di annoiare voi -, ma quello su cui vi sollecito e
continuiamo a sollecitarvi sono le possibilità, e mi spiace rilevare - meno male che
c'è il Sindaco - l'assenza dell'Assessore al Patrimonio, Passoni, perché il possibile
campo di intervento della Città non può che passare, anzi - aggiungo - deve passare,
dalle politiche di gestione del patrimonio immobiliare che la Città ha. A fronte di
un'insostenibilità strutturale del patrimonio ERP, solo una politica di riutilizzo
oculato del patrimonio immobiliare (e sappiamo che sono tanti gli alloggi, gli ex
uffici, gli ex commissariati, le ex caserme, le ex scuole, gli ex asili, un intero
patrimonio che vediamo in disfacimento a fronte del suo inutilizzo, spesso soggetto a
saccheggi quando non a occupazioni abusive), spesso cartolarizzato ed incastrato in
percorsi decennali di dimenticatoio, perché poi quello è, di fatto, potrebbe - e
dovrebbe, diciamo noi - con la soluzione dell'autorecupero recuperare questo
patrimonio e riutilizzarlo in termini provvisori, ma anche non, per le esigenze
abitative dei nostri concittadini.
Noi, invece, assistiamo ad un'Amministrazione, in particolare all'Assessore al
Patrimonio, che con una mano compra delle case, con qualche milione di
investimento, per adattarle a case popolari e con l'altra ne vende il triplo per fare
cassa per il Comune: una linea politica che io non esito a definire schizofrenica, ma
questo potrebbe essere un giudizio del Consigliere Marrone che è cattivo,
strumentale e di opposizione. C'è, però, un piccolo problema e mi avvio alla
conclusione: il problema è che questi non sono i pareri del Consigliere Marrone,
questo Consiglio Comunale ha già approvato nel corso di questi ultimi tre anni (non
vorrei sbagliare, l'abbiamo citato nell'atto di indirizzo che abbiamo condiviso io e il
Consigliere Curto) una decina di atti di indirizzo che dava dei compiti specifici a
questa Giunta, dava degli indirizzi vincolanti, perché è lo Statuto della Città a dire
che sono vincolanti, per cercare di utilizzare il patrimonio immobiliare cittadino per
far fronte a queste emergenze. È passata quella sulle caserme, per l'emergenza
freddo, ma di questo ne parlerà meglio SEL. Io voglio sottolineare che, in parallelo
alla Legge Regionale impantanata da questo centrosinistra in Regione dopo tre mesi
di dibattito di approvazione e sette mesi di pantano sull'attuazione, era passata
almeno qui una mozione per sperimentare l'autorecupero su altri tipi di strutture
comunali; mozione già approvata, che, però, non è stata messa in pratica.
Era stato individuato nella mozione l'immobile, tanto per capire quanto era
dettagliata, peccato che questa, come le altre mozioni di non vendere gli alloggi
comunali e di utilizzarli per gli sfrattati, tutti questi atti di indirizzo non sono stati
attuati e noi invece leggiamo dall'intranet deliberazioni di Giunta che portano delle
linee guida completamente diverse, se non incompatibili, con gli atti già approvati da
questo Consiglio Comunale.
Siamo stati costretti, contro il volere del PD, che in Conferenza dei Capigruppo si era
opposto, unendo tutte le opposizioni e anche la forza non so più se definire di
maggioranza o di opposizione che è SEL, nella necessità di mettere la vostra Giunta
a fronte di questa inadempienza, che voi potete condividere o meno, ma non è un
nostro parere politico, ma sono lo Statuto della Città e il Regolamento di questo
Consiglio Comunale che vi impongono di attuare, senza una vostra discrezionalità,
perché sono state già approvate, peraltro spesso trasversalmente, anzi sempre
trasversalmente altrimenti non sarebbero state approvate.
Motivo per cui noi ci limitiamo a riportare l'attenzione su quella che è la necessità
affinché la Città faccia la sua parte almeno sul patrimonio. Non riteniamo che una
massa di moduli smontabili dentro un cantiere edile di un passante ferroviario
sinceramente possa essere una soluzione. Siamo molto dubbiosi, ci sarebbe piaciuto
magari vedere questo posto, invece di scoprirlo da una deliberazione di Giunta che è
già un indirizzo di questa Amministrazione Comunale, però diciamo che, di sicuro,
ad occhio, un cantiere edile non riteniamo che sia una soluzione strutturale ad
un'emergenza di questo tipo. Non riteniamo che lo siano le soluzioni meramente
provvisorie di sussidio mensile agli affitti; non riteniamo che lo sia la sospensione
dell'esecuzione degli sfratti mediante privazione dell'utilizzo della forza pubblica, a
meno che non si voglia fare un gran favore ad Askatasuna in modo da rendergli i
picchetti molto più tranquilli ed agevoli.
Riteniamo, invece, che con l'autorecupero si possano responsabilizzare tante
famiglie, che, non secondo il Consigliere Marrone, o secondo il Consigliere Curto o
secondo qualcun altro, ma secondo le graduatorie sono centinaia, se non migliaia, in
attesa della casa popolare, e che in quell'insieme ci sia chi - e sappiamo che ce ne
sono molti - possa rendersi disponibile per rimettere a posto determinati immobili
comunali con lo scalo delle spese dei canoni di assegnazione. È una soluzione di
buonsenso, è già Legge; la Città la può già applicare in assenza dei regolamenti
attuativi della Regione che riguardano solo il patrimonio ERP, la Città può e deve in
virtù di quella mozione applicarlo sul suo patrimonio cittadino.
Concludo dicendo che c'è anche un'ultima mozione (si potevano fare anche dibattiti
separati, ma si è accorpato con gli atti di indirizzo), presentata solo dal Gruppo
Fratelli d'Italia e non trasversale, che invece chiede di porre delle quote di tutela ai
cittadini italiani nelle assegnazioni. Non è per xenofobia o guerra tra poveri, è per un
semplice aspetto: noi siamo una città che ha una quota di residenti stranieri del
15,5%, facciamo 16% (dati di Informa Casa di quest'anno) e abbiamo degli ordini
del giorno delle Commissioni emergenze abitative che, quando va bene, hanno il 55,
60, 70% di richiedenti stranieri, con una percentuale che è coerente anche in linea
delle assegnazioni. Sull'emergenza abitativa, quindi, va posto un freno, perché
sappiamo che ci sono categorie maggiormente seguite, forse perché maggiormente
fragili, ma non si può neanche consentire in un momento di simile emergenza che
famiglie italiane che hanno pagato le tasse, comprese le Gescal, per generazioni, si
vedano, perché quando le risorse sono scarse è così, private di quello che è un diritto
solo perché l'ultimo arrivato è passato davanti.
Concludendo, faccio solo un auspicio finale, ho sentito molti dati arrivare anche dalle
Commissioni e dagli sportelli, l'auspicio è al di fuori delle divisioni politiche un
appello alla burocrazia, perché c'è una burocrazia, senza voler generalizzare, che è
mediamente respingente. Erano giù in piazza, e adesso anche ad ascoltarci, persone
che hanno fatto domande di emergenza abitativa che, pur avendo ragione dal loro
punto di vista, hanno avuto un diniego in primo livello, un diniego in secondo livello
in ricorso, hanno impugnato al TAR, hanno vinto al TAR, la Città non solo ha
resistito al TAR, ma ha fatto addirittura appello al Consiglio di Stato. Adesso la
Città, notizia di questi giorni, ha perso in Consiglio di Stato. La domanda è: questa
Città, prima di prendere in considerazione in certi casi delle ragioni di alcuni sfrattati
e prima soprattutto di spendere chissà quanti quattrini, e ve lo chiederò con
un'interpellanza, in consulenze legali e in spese di avvocatura, magari ogni tanto
vuole umanizzare e rendere più adeguata ai tempi che corrono la burocrazia di
recepimento delle domande?

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Grazie, Consigliere Marrone, siamo un po' elastici, però non possiamo andare oltre.
La parola al Consigliere Curto. Le ricordo che ha a disposizione 10 minuti per
intervenire.

CURTO Michele
Mi permetta un leggerissimo preambolo quasi sull'ordine dei lavori. Devo dire che
non posso che esprimere un certo rammarico che questa sessione del Consiglio
Comunale, richiesta direttamente da questo Gruppo politico e, in particolare, dal suo
Capogruppo, si celebri oggi quando era noto che, purtroppo, io sono stato sottoposto
ad un intervento chirurgico e quindi sono stato appena dimesso. Credo che questo sia
un comportamento scorretto, perché solitamente vanno tutelate le persone che
chiedono una comunicazione e le persone che dovrebbero eseguirla. Io comunque
sono qui, pur essendo in mutua, perché penso che questo sia un tema di enorme
importanza per la nostra città. Però, Presidente, mi permetterà, in apertura
dell'intervento, di segnalare il fatto che almeno da un punto di vista strettamente
democratico, secondo me, non si fa così.
Io credo che la contraddizione che oggi dovremo affrontare è una contraddizione che
va al di là del tema dell'emergenza abitativa e sta all'interno del disegno della nostra
città. Questa è una città che ha in questo momento 50.000 case non utilizzate, ne ha
155.000 abitate da persone che hanno più di 75 anni, 223.000 abitate da persone che
hanno tra 65 e 75 anni: il che vuol dire, stando semplicemente alla statistica e
augurando ovviamente a tutte queste persone una vita lunga e possibilmente molto
dignitosa, che nei prossimi cinque anni a Torino si libereranno ulteriori 40.000 case,
il che vuol dire 90.000 case libere. In più, abbiamo varianti già approvate per 14.000
nuove realizzazioni. A queste si aggiungono la costruzione di residenze universitarie
per circa 4.000 posti. Ho deciso di utilizzare soltanto i dati che riguardano le
residenze universitarie, Sindaco, che avranno un costo presumibile, questo da diversi
accessi agli atti che abbiamo fatto, paragonabile ai costi di mercato, perché questo è
uno dei problemi della discussione che facciamo, che noi continuiamo a discutere di
residenze universitarie come se fossero servizi agli studenti, ma, poi, quando si va a
tirare la riga sotto, in realtà si scopre che il servizio non è agli studenti, ma è a chi ha
costruito la residenza universitaria, la maggior parte delle volte. Questo non è un
problema di per sé, è il quadro generale della città che ne esce che determina un
problema. Noi avremo sostanzialmente - possiamo averle contate male, i dati non
sono i nostri, sono dei Sindacati inquilini - tra 80, 90, 100.000 case disponibili nei
prossimi cinque, sette, otto anni.
Allora, uno dovrebbe disegnare e immaginare la città a partire da questo.
Tanto per cominciare, dovrebbe rivedere le leve del proprio sviluppo, evitando di
incaponirsi e intestardirsi su quella urbanistica come possibile leva di trasformazione,
quando invece dovremmo concentrarci nella trasformazione dell'esistente, e
soprattutto - come diceva bene prima il Consigliere Marrone - dovrebbe far
incrociare la ricchezza della nostra città con la disponibilità di spazi nella nostra città,
capendo che la nostra è una città che - come tutto il Paese - ha una terribile
sperequazione.
Noi abbiamo una percentuale risicatissima di cittadini - anche di società - che hanno
una grandissima disponibilità di immobili e, invece, abbiamo una percentuale
significativa di cittadini che non ha a disposizione immobili, che non li ha di
proprietà e purtroppo spesso non riesce ad intrecciare il proprio reddito con la
possibilità di affittarli. Credo che questo sia un primo problema.
Sindaco, sono contento che lei abbia deciso di partecipare e la ringrazio. Questo è un
primo problema su cui io credo che sarebbe stato necessario un confronto politico in
questi anni. Fin dall'inizio di questa tornata amministrativa noi abbiamo sottolineato
la necessità di cambiare passo da questo punto di vista, perché questi dati erano già
chiari. Non possiamo dire che questa Amministrazione non abbia fatto o che non
abbia fatto molto, i dati che ha citato la Vicesindaco Tisi sono eloquenti, spesso
l'abbiamo supportata, il lavoro è stato forte e significativo; peccato che questo lavoro
è stato concentrato in un effetto palliativo, perché non è andato ad affrontare questa
contraddizione alla fonte della nostra Città, in un momento in cui invece nel Paese
succedeva di tutto, anche nella nostra Città, soprattutto per responsabilità di chi ha
governato il Paese.
Io voglio usare un esempio per tutti, e non userò l'esempio classico della proprietà
pubblica in grande metratura, di cui abbiamo una grandissima disponibilità, io vorrei
usare un esempio di cui si è parlato sempre molto poco: le ex case degli Enti
Previdenziali di piazza CLN. Quelle case - ce lo dice la storia - sono state accumulate
in quasi 100 anni di storia, Sindaco. Sa cosa è successo? Che, ad un certo punto, con
il Governo Monti, quegli Enti Previdenziali le hanno vendute, cartolarizzandole, ad
un valore di 800 Euro al metro quadrato.
Governo Letta: l'INPS le ha riprese in affitto dalla società di cartolarizzazione, ad un
valore che in tre anni e mezzo ha bruciato il valore di cartolarizzazione.
Governo Renzi: quelle case sono state vendute. Oggi vengono vendute da 5.000 a
7.000 Euro al metro quadrato, basta andare nell'agenzia immobiliare che c'è lì sotto.
Tutti i commercianti che erano lì sotto sono stati sostanzialmente costretti ad andare
via, tant'è vero che un'area centrale della nostra città è stata desertificata, e
soprattutto noi non ci rendiamo conto di quale sia la contraddizione tra i due dati che
davamo prima: una grande proprietà a disposizione di pochi, uno svilimento della
proprietà pubblica sempre a disposizione di pochi, e tanti che rimangono fuori da
questa proprietà.
Io considero moralmente responsabile chi ha governato il Paese in questi tre anni
rispetto a questo processo, che è stato un processo di impoverimento del Pubblico a
favore di arricchimento di un privato, e sempre solo di alcuni privati.
Adesso arriviamo a noi, Sindaco. Noi abbiamo fatto un calcolo semplice: sono circa
700.000 metri quadrati di spazi pubblici, di Comune, Regione ed Enti nazionali che
incidono su questo territorio, che in questo momento li stanno vendendo, stanno
cartolarizzando e, a nostro avviso, li stanno svendendo. Noi pensiamo che questi
700.000 metri quadrati sarebbero una leva straordinaria per interrompere quel circolo
vizioso, sarebbero una modalità vera per uscire da una crisi che è strutturale,
sostanziale, a cui non possiamo rispondere semplicemente con degli antidolorifici,
perché è un problema decisamente più profondo.
Ci abbiamo provato in tutti i modi. Ci sono decine di mozioni di indirizzo - il
Consigliere Marrone le ricordava - ad affrontare questo punto. Io ricordo - lo vedo
qui -, con un giornalista di questa Città, ci presentammo davanti all'ex ospedale
Riberi chiedendo di entrare con un deputato di Sinistra Ecologia e Libertà; dovemmo
aspettare delle ore prima che ci venisse permesso l'ingresso, e dentro a quell'ex
ospedale militare, che oggi è una foresteria, ci trovammo centinaia di case
ristrutturate con fondi anche degli Enti Pubblici di Torino, visto che è stata il Media
Center durante le Olimpiadi.
Non si è mai capito perché, invece, alla fine di quelle Olimpiadi, mentre decidemmo
di tenerci i grandi palazzi dello sport, che poi sono andati in gestione ad alcuni
privati, abbiamo deciso di restituire allo Stato quelle centinaia di case; oggi in quelle
centinaia di case, ad un prezzo d'agio, a 40-50 Euro al mese, ci stanno i militari fuori
sede, già indennizzati per essere fuori sede.
Noi quattro anni fa proponevamo di chiedere a chi governava il Paese, a lei, Sindaco,
come Presidente dell'ANCI, di utilizzare quegli spazi, di metterli a disposizione per
il disagio di quella città. A distanza di quattro anni questa cosa non è avvenuta.
Invece, è stato invece venduto il Demanio militare abbandonato di questa Città, mi
permetta, svenduto, considerato il prezzo di vendita, e addirittura c'era una delle
mozioni di indirizzo, approvata da questo Consiglio in quell'occasione, che
prevedeva di utilizzare l'onere derivante dalle trasformazioni urbanistiche su quegli
spazi per il disagio abitativo.
Questo succedeva esattamente un anno fa, e a un anno di distanza di quegli oneri a
Bilancio non c'è nulla. Quindi è l'ennesima promessa disattesa, purtroppo. Così
come purtroppo, nonostante gli interventi che ricordava prima la Vicesindaco Tisi, di
cui le diamo sempre atto, non è mai stato attivato, per esempio, il Fondo Zero Freddo
per le cessazioni di morosità per il gas metano.
Sindaco, nel 2013 le cessazioni erano 2.200; nel 2014 erano 5.500; nel 2015 -
mancano ancora gli ultimi due mesi - abbiamo già superato la soglia del 2014. Nel
15% dei casi si tratta di interi condomini e, soprattutto, due volte su cinque queste
utenze non vengono riattivate, cioè stiamo parlando di cittadini che perdono il diritto
al riscaldamento.
Questa ovviamente non è responsabilità sua, ci mancherebbe, non è responsabilità
del Governo di questa Città, ma è la situazione che tutti quanti dobbiamo affrontare
ed è una situazione che, a nostro parere, avrebbe richiesto degli interventi
straordinari, fuori dalle consuetudini della politica e fuori dalla narrazione che si è
data nei primi anni di governo di questa Città.
Riconosciamo che nelle ultime settimane c'è stato uno scarto. L'approvazione della
proposta di deliberazione a cui si faceva riferimento prima ha determinato
un'accelerazione, finalmente forse si apre una discussione su quegli spazi; per questo
avrei voluto avere qui l'Assessore Passoni, il rappresentante della sinistra di governo,
per avere la possibilità di discutere con lui il modo in cui useremo quel patrimonio,
se ci sia la possibilità, tra le mozioni che approverà questo Consiglio, di vincolare
almeno un metro quadrato su due, tra quelli che venderemo, al disagio abitativo,
almeno questo, perché se no il saldo risulta negativo, come ricordava il Consigliere
Marrone, perché questo è un dato difficilmente contestabile.
Sindaco, questa deliberazione di indirizzo, che è la ragione per cui siamo qui oggi -
per cui sono particolarmente contento di ascoltarla -, per certi versi porta un po' il
suo stile, cioè siamo passati dal non dico negare, perché sarebbe ingeneroso, ma dal
cercare di mettere un po' a lato un problema, a nostro parere non affrontarlo di petto,
e invece a prendere il toro per le corna, come si potrebbe dire. Ma siamo proprio
sicuri che questo sia il modo giusto di prendere il toro per le corna? Presidente, mi
perdoni, ancora un minuto e ho finito. Da questo punto di vista, noi siamo perplessi:
avremmo potuto partire dai tanti indirizzi della Sala Rossa, glieli ricordiamo e
speriamo che da qui a marzo - questa è la cosa che abbiamo deciso di scrivere in
maniera completamente trasversale - la Giunta trovi il tempo di approvare un'altra
deliberazione che tenga conto degli indirizzi che già da tre o quattro anni il Consiglio
Comunale le ha dato.
Poi, entriamo nel merito dell'indirizzo che avete dato voi. A parte che è strano un
indirizzo presentato dall'Assessore Lubatti, cioè dall'Assessore ai Trasporti,
evidentemente perché è un indirizzo già molto indirizzato, cioè con un civico
preciso: il Villaggio sotto il Passante. Io credo che quello spazio sarebbe un errore,
Sindaco. Poi sospendo questo giudizio, perché voglio ascoltare qual è la modalità
con cui volete affrontarlo, ma ho la sensazione di questa schizopatia: non c'è il
problema e poi, invece, lo prendiamo di testa e rischiamo di costruire - mi permetta
la parola - l'esemplarità della sfiga a Torino, cioè il Villaggio degli sfortunati. Credo
che questo sarebbe un errore, credo che sarebbe il modo sbagliato di affrontare una
vicenda così strutturale della nostra città e, soprattutto, credo che non ci
permetterebbe di liberare quelle tantissime energie - e questo, invece, lo devo
riconoscere alla Vicesindaco Tisi - che sono state organizzate in questi tre-quattro
anni, le energie delle tantissime organizzazioni e realtà che a Torino hanno provato a
fare rete e squadra, hanno provato a rispondere alla situazione, e che invece, secondo
me, sono le energie da cui avremmo dovuto partire, da cui avrebbe dovuto partire lei,
Sindaco, per decidere... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io non penso che
lei sia un disgraziato, penso che abbia utilizzato la Vicesindaco Tisi un po' come
puntaspilli, e penso che l'Assessore Passoni avrebbe dovuto mettere a disposizione
delle mozioni approvate da questo Consiglio quegli spazi che non sono mai stati
utilizzati.
Penso che troppe volte si sia negato qual era il problema che stava vivendo questa
Città e si sia consegnato alla Vicesindaco Elide Tisi una responsabilità che, tutto
sommato, era più quella di catturare il dissenso che quella di affrontare la situazione
per quella che era. A quattro anni di distanza, Sindaco, questa purtroppo è una delle
ragioni che ci ha costretto a fare altre valutazioni.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Io non so se ricapiterà mai, non dico nella storia di questa tornata amministrativa, ma
di Torino, che io debba fare un intervento a tutela di un Consigliere di Sinistra
Ecologia e Libertà, nonché suo Capogruppo. Io, sinceramente, a vedere un Sindaco
che, come fa sempre, interrompe, perché voi della Presidenza glielo consentite
sempre, e lascia l'Aula sdegnato per un intervento, sinceramente, personalmente mi
ha infastidito. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io sull'ordine dei lavori dico
esattamente quello che mi pare e lei la deve smettere di interrompere i Consiglieri
mentre intervengono nell'Aula! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Perché, se
non sa comportarsi in Aula con l'umiltà di tutti noi, perché lei è al pari di tutti noi,
prende e rimane fuori!

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Per cortesia! Consigliere Marrone, signor Sindaco, per cortesia!

MARRONE Maurizio
Lei non deve urlare e interrompere, perché lei non vale più di noi! Io ho chiesto la
parola al Presidente! Se lei vuole intervenire, la chiede ed interviene, esattamente
come tutti noi! Abbia un po' di rispetto per questa Sala! (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Abbia un po' di rispetto! (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Lei non ce l'ha assolutamente! Io ho chiesto la parola! E non credo di dover essere io
ad insegnare a lei come ci si comporta in Sala Rossa!

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Consigliere Marrone!

MARRONE Maurizio
Lo dovrebbe fare lei, Presidente, se non balbettasse sempre quando interrompe il
Sindaco! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Un po' di decoro nel comportarsi
in modo uguale nei confronti di tutti!

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Consigliere Marrone, le voglio rammentare che l'ordine dei lavori...

MARRONE Maurizio
Questo è un Consiglio richiesto in via straordinaria e il Sindaco lo deve rispettare!

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Ha finito sull'ordine dei lavori? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Bene.
L'ordine dei lavori dovrebbe essere l'ordine dei lavori e non valutazioni che vanno
fuori dall'ordine dei lavori.
La parola alla Consigliera Onofri.

ONOFRI Laura
Io vorrei sapere - e chiedo a lei, Presidente - dov'era il Consigliere Marrone quando
vi era la Giunta Cota, ricordo solo qualche azione rispetto alle emergenze abitative,
però si trattava di azioni non positive: azzerato il Fondo per il sostegno alla
locazione; sospeso il terzo bando del progetto che prevedeva 10.000 alloggi pubblici
in Piemonte, creando gravi difficoltà ai Comuni, che si sono visti tagliare fondi per
90 milioni, che erano già stati impegnati; tagliato del 20% il Fondo per le morosità
incolpevoli e per l'ATC.
Allora, quando si fanno le battaglie, bisogna anche avere memoria del periodo in cui
questo Comune ha operato e in che emergenza ha operato, grazie a questi
provvedimenti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Per cortesia, non interrompete. Prego, Consigliera Onofri, prosegua il suo intervento.

ONOFRI Laura
Presidente, mi dà l'agio di continuare a dire che cosa ha fatto la Giunta Chiamparino
in due anni: ha riattivato il Fondo di sostegno alle locazioni per le Agenzie, come
Lo.C.A.Re., ha messo mano alla ristrutturazione delle ATC, ha varato la Legge
sull'Autorecupero, ha avviato la proroga per le assegnazioni provvisorie.
Mi sembra che, in un Bilancio, la bilancia pesi da una certa parte. Io dico solo
questo, perché noi, come Consiglio Comunale, abbiamo dato atto di fare qualsiasi
battaglia, a prescindere dal colore politico, anche della Giunta. La stessa cosa non è
stata fatta dall'opposizione, perché in quel momento, quando bisognava puntare i
piedi, nulla è stato fatto.
Quindi, io credo che l'intervento della nostra Vicesindaco Tisi dia atto di tutti gli
interventi che la Città ha fatto in un momento di grande crisi e di scarsità di risorse.
Pertanto, con la proposta di mozione che, come Gruppo del PD, abbiamo presentato
e che credo qualcuno illustrerà, l'unica cosa che mi sento di dire, oltre agli impegni,
al punto 2) noi diciamo di voler consentire alle Istituzioni e all'Amministrazione
Comunale di poter predisporre tutte le soluzioni adeguate per superare l'emergenza
Casa, tra queste vorrei... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Per cortesia! Non vorrei che ci fossero altri interventi sull'ordine dei lavori. Prego,
Consigliera Onofri, prosegua il suo intervento.

ONOFRI Laura
Tra queste vorrei ricordare anche - e ne avevamo già parlato in Commissione - di
esplorare tutti quelli che possono essere gli sfratti degli istituti di credito, che
sappiamo bene che intervengono con azioni di sfratto, e quanto è possibile con loro
instaurare... Credo che l'Assessora abbia già avviato le interlocuzioni, ma vorrei che
su questo punto ci fosse veramente una pressione da parte dell'Amministrazione.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola alla Consigliera Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Io credo sia importante discutere stamattina dell'argomento, ma è un argomento che
non scopriamo oggi, che in questi anni ha avuto molti approfondimenti nelle
Commissioni, che è stato trattato anche in Consiglio e io devo dire anche al
Consigliere Marrone che, da Presidente di Commissione, quando ho svolto questo
ruolo, abbiamo, in modo non strumentale e non partigiano, affrontato insieme
l'argomento, anche nelle modalità con cui all'epoca il Vicepresidente della
Commissione Marrone aveva chiesto di poterlo affrontare con una grande iniziativa
in Sala Colonne. Quindi, usare in modo strumentale l'argomento in Consiglio mi
lascia alquanto perplessa.
Peraltro, io ho chiesto copia dei dati rappresentati nella Relazione della Vicesindaco,
ma che si voglia puntare il dito su un episodio, o su alcuni episodi che non hanno
forse prodotto il risultato sperato... Io chiederei di partire, nella complessità
drammatica di questi anni, che ha visto Torino certamente non fanalino di coda per le
soluzioni e, ahimè, neanche per i problemi, perché noi sappiamo che la Città di
Torino ha attratto, per varie ragioni, molti bisogni, la situazione della crisi e tutto il
resto non hanno reso facile la gestione di queste situazioni e vedere, tra i dati, che
abbiamo dato risposte a 13.564 nuclei non mi sembra assolutamente un'inezia.
Guardate, non risposte con cui si dà il contentino o la mancia, ma in modo
strutturale, dove, a fronte delle difficoltà, a fronte delle problematicità, il progetto è
personalizzato.
Io non so se il Sindaco poi replicherà, ma io credo che questo sia il punto: aver
pensato di dare risposte ampie, strutturali, complesse e non partire semplicemente
dall'elenco delle case popolari, piuttosto che da qualche misero sostegno all'affitto,
in una situazione nazionale dove i fondi non c'erano, dove nessuno più sta
investendo sulle case. Quindi, le esperienze che sono state fatte con il privato sociale,
con il privato, con il pubblico a me sembrano veramente esperienze che a livello
nazionale possono essere usate come buone pratiche.
Poi il problema rimane. Certamente abbiamo una situazione di grande complessità
sociale e anche il fatto di accusare l'Assessore Passoni o anche la Giunta di
schizofrenia io lo rispedisco al mittente, perché, se non si fossero fatte determinate
alienazioni, non avremmo affrontato il Bilancio.
Allora, noi, che votiamo il Bilancio e siamo anche attori e attrici di come si
costruisce il Bilancio, se vogliamo davvero investire ulteriormente su questo
argomento, possiamo farci carico e dire che vogliamo incrementare le risorse messe a
Bilancio, sapendo che le dobbiamo togliere da qualche altra parte.
Se, invece, ci sembra che questa modalità sia una modalità che dia risposte
sufficienti, perché nessuno è rimasto abbandonato, a me sembra che i nuclei e tutti
coloro che hanno posto il problema hanno avuto i Servizi dalla loro parte nel provare
a trovare una soluzione. Poi, che invece si voglia buttare benzina sul fuoco, su un
problema sociale di queste dimensioni, dimostrando che invece è la mala gestione e
non la difficoltà, io la lascio all'onestà intellettuale di chi è presente in quest'Aula.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Alunno.

ALUNNO Guido Maria
Sarò breve, visto che è già intervenuta qualche Collega del mio Gruppo e interverrà
poi il Capogruppo ad illustrare la proposta di mozione che è stata presentata a firma
di tutta una serie di Consiglieri del Partito Democratico.
Mi chiedevo qual è la finalità per cui questo Consiglio è stato richiesto e mi pare che
sia evidente che sia stato richiesto per dichiarare in modo forte e chiaro
l'inadeguatezza, la scarsa attenzione, la sottovalutazione che questa Giunta e questa
Amministrazione hanno dato al tema della Casa e delle politiche per la Casa. Se
questo è, in estrema sintesi, mi pare evidente che questa nuova e strana alleanza tra
SEL, Fratelli d'Italia e il Movimento 5 Stelle quest'oggi fa un clamoroso autogol. Le
cifre e quello che sta dietro le cifre che la Vicesindaco Tisi ha illustrato
nell'intervento introduttivo inchiodano tutti a un quadro di realtà sul quale non c'è
partita: oltre 12 milioni di Euro investiti da questa Città in una serie molto articolata
di progetti, che stanno dando risposta - come è stato richiamato or ora dalla
Consigliera Centillo - a oltre 13.500 nuclei familiari. L'immagine che il Consigliere
Marrone ci rimanda è quella di dire che è tutto sbagliato e che dobbiamo ridare
qualche asilo o qualche bocciofila abbandonata ai cittadini, che la recuperano, per
permetterci di; mi pare una visione veramente un po' singolare. Così come, dall'altra
parte, abbiamo ascoltato che la responsabilità è tutta dei Governi nazionali con le
loro cartolarizzazioni. (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Consigliere Marrone, non intervenga, lei ha fatto prima un intervento richiamandoci
tutti. Prego, Consigliere Alunno, prosegua il suo intervento.

ALUNNO Guido Maria
Noi abbiamo sostenuto la tesi dell'autorecupero, appoggiandola con un atto votato
anche da quest'Aula, abbiamo accompagnato la scelta che l'attuale maggioranza
regionale ha fatto di prevedere questo istituto. È vero che manca ancora la norma
attuativa, eccetera, però è un percorso.
Io non voglio dire cosa è successo nei cinque anni precedenti, su questo tema siamo
dentro una dinamica che cerca di raggiungere dei risultati, ma dire che si sta partendo
da zero, perché fino ad oggi quello che è stato è stato o poco o nullo o non nella
direzione giusta, mi pare di una cecità che è fuori dalla norma, che può essere
giustificata solo dalla imminenza delle prossime elezioni, che ci porta a non
ragionare insieme sull'utilità degli strumenti; magari alcuni di questi strumenti
potrebbe avere pure ragione chi li critica o chi ci chiede di migliorarli, però bisogna
mettersi nella condizione di ascoltarsi a vicenda per arrivare a migliorare le politiche
in atto, riconoscendo quello che di buono c'è e cercando eventualmente di criticare
con critiche costruttive. Oggettivamente, io non so bene che cosa e come. È certo che
un intervento, come proponiamo, sul "salva sfratti" può essere solo parziale, va fatto
tutelando, potrebbe essere, cioè c'è tutto uno spazio di ragionamento possibile, ma
non mi pare che questo Consiglio sia stato chiesto per approfondire serenamente tutti
i temi, valutarne le effettive conseguenze sulle famiglie torinesi e rilanciare
un'azione politica forte su un tema piuttosto che su un altro. Anzi, mi pare che venga
denigrato questo fantomatico modello Torino, che, se ho segnato bene man mano che
venivano raccontati gli interventi, coinvolge, oltre agli uffici - che, al di là del caso
specifico che veniva raccontato, credo che siano da ringraziare per la totale
disponibilità e per l'impegno, per la fatica, per l'attenzione che mettono caso per
caso e soluzione per soluzione -, anche le Prefetture, le Fondazioni bancarie, le
organizzazioni dei proprietari e quelle degli inquilini, sono coinvolte un'infinità di
organizzazioni del privato sociale, che vanno da quelle più spiccatamente legate al
mondo ecclesiale, dalla Caritas, alla San Vincenzo, alle associazioni, alle
cooperative, alle imprese sociali, alle ex IPAB e ai soggetti come IREN, SMAT,
AES e Italgas, che vengono costantemente incontrati per ragionare su come
comportarsi rispetto ai casi di utenze, spesso situazione per situazione.
Mi pare ingeneroso non riconoscere in generale questa cosa, ma anche un po'
sbagliato dal punto di vista del patrimonio, dal momento che - come dimostra
l'esperienza del "salva sfratti" che veniva citata - spesso l'esperienza di Torino è
citata a livello nazionale come un esempio e, in quel caso, come in altri che si stanno
verificando, diventa apripista per interventi che diventano di carattere nazionale.
È difficile per me andare al di là di questo intervento, perché è chiaro che il quadro
che ci è stato dato è un quadro di assoluta positività, di assoluta ricchezza, di un
lavoro vivo che coinvolge un sacco di soggetti che cercano ogni giorno di dare
risposta a un problema vero. Dall'altra parte c'è solo un grande interesse a dire che
questo problema è talmente vero e noi siamo talmente inadeguati che non dobbiamo
fare altro che venire qui sotto a gridare: "Tutti a casa, tutti a casa".
Mi pare che il registro sia troppo distante oggi per riuscire a mettere insieme una
riflessione che tenga insieme le due parti. Con questa riflessione concludo il mio
intervento.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Intervengo cercando di fare un ragionamento più generale, piuttosto che puntuale,
come meglio di me ha fatto il Consigliere Marrone. Siamo di fronte - dati Caritas - ad
un quarto della popolazione povera a Torino, Assessore, un quarto, cioè circa un
300.000 persone, Area Metropolitana, questo è il dato oggettivo emerso in questi
ultimi giorni.
Noi abbiamo due grandi problemi: uno è lo smembramento del tessuto economico
italiano, piccole e piccolissime imprese che chiudono a seguito della crisi, e facciamo
fatica a difenderle, e in secondo luogo l'erosione continua del risparmio delle
famiglie, che purtroppo devono sempre più andare incontro a esigenze, o dei figli o
di altre eventualità purtroppo nefaste per loro, e conseguentemente piano piano viene
eroso questo risparmio.
Io vorrei, con l'Assessore, provare ad invertire il punto di vista. Io volevo chiederle
se noi abbiamo pensato di rendere libere le persone, piuttosto che assisterle. Questo è
il tema di fondo assoluto che ogni Amministrazione, anche la futura
Amministrazione del 2016-2021, dovrà affrontare, perché se noi continuiamo a
rendere non libere le persone, cercando di mantenerle in uno stato di privazione,
anche volontariamente molte volte (attenzione, questa non è una critica alla politica,
Assessore, io sto cercando di inquadrare un tema), perché, secondo il mio modesto
giudizio, probabilmente ci sono dei professionisti del disagio che vogliono mantenere
questa situazione, perché così hanno ancora e mantengono le leve del potere. È
un'accusa forte quella che sto facendo, Sindaco, però io vorrei che voi provaste a
valutare se quello che sto dicendo è una realtà oppure è una menzogna. Secondo me,
in questa città, così come in altre parti d'Italia, esistono dei professionisti che
vogliono mantenere le persone in stato di privazione per poterle controllare meglio.
Questo è il dato che secondo il mio modesto giudizio emerge.
Allora io farei un'inversione dell'ottica, io proverei a valutare diversamente questa
impostazione, e cioè, facciamo un esempio Sindaco, proverei a dire che in questa
settimana persone che lavorano per cooperative pagate dal Comune di Torino non
riceveranno lo stipendio; non riceveranno lo stipendio perché queste cooperative non
pagano queste persone, seppure queste cooperative sono in rapporti contrattuali con
la Città di Torino. Probabilmente la Città di Torino le paga, questo dato ufficiale di
dicembre non ce l'ho, però mi sembra che la Città di Torino paghi queste cooperative
e le cooperative non pagano i dipendenti. Vicesindaco, è vero? Perché vedo che mi
guarda... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, ma così Vicesindaco, ci sono
cooperative che lavorano per la Città di Torino che non pagano gli stipendi a queste
persone. Allora queste persone per forza di cose dovremmo assisterle noi attraverso il
carico della finanza pubblica, perché loro non sono libere, perché loro non ricevono
lo stipendio che meritano per il lavoro che fanno.
Questo è un dato da valutare, Vicesindaco e Sindaco, perché, se non valutiamo quel
dato, è chiaro che le 13.000 persone, che giustamente noi diciamo di aver aiutato, in
emergenza abitativa aumenteranno e magari il prossimo anno ne aiuteremo 15.000,
ma intanto saranno diventate 400.000 invece di 300.000, perché nel frattempo
avranno perso la possibilità di guadagnare un reddito sufficiente.
Io mi chiedo questo: se proviamo una volta insieme a invertire l'ottica sulla quale
lavoriamo, perché noi oggi stiamo lavorando sull'assistenza, io invece lavorerò e
proverò a lavorare in questa campagna elettorale da Consigliere, con gli altri
Colleghi, per cercare invece di rendere libere queste persone.
L'ultima cosa è provare anche a valutare se vendere questi appartamenti agli
inquilini, Vicesindaco, proviamo a valutare... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). No, con l'affitto, con la possibilità di fare come mi pare anche in
finanziaria, comunque questa è un'idea che ci caratterizza da sempre come
opposizione. Allora proviamo, con il riscatto - io adesso lo dico da bar - a valutare la
possibilità di renderli liberi proprio magari attraverso l'acquisto di questi
appartamenti.
Tutte queste cose, viste in un'ottica diversa, forse ci fanno rendere conto e prendere
atto che le persone non hanno bisogno di assistenza, hanno bisogno di lavorare, di
uno stipendio per potersi mantenere dignitosamente, perché le persone che vengono
da noi - lo so, Vicesindaco, che lei lo sa, e mi perdoni se lo dico, ma tanto stiamo
parlando e ne approfitto per parlare - ci chiedono dignità, Sindaco, non ci chiedono
assistenza. Mi dicono: "Io non voglio essere assistito, io non voglio andare alla
Caritas a richiedere il pane, voglio un lavoro, voglio qualcosa che mi renda libero",
giustamente.
Allora proviamo ad invertire anche la nostra ottica e iniziamo a partire anche da
queste benedette cooperative, che pagano questi signori 3 Euro all'ora. Io lo dico
anche ai membri della sinistra. Pagano questi signori 3 Euro all'ora, e in più non li
pagano. Allora è chiaro che questi signori andranno a carico dell'assistenza,
dell'emergenza.
Non è un ragionamento puntuale sul tema, ma è un ragionamento di prospettiva,
perché credo che, a questo punto, debba essere fatto, Sindaco, perché
oggettivamente, se oggi gli assistiti sono 135.000, domani saranno 200.000, ma non
avremo risolto il problema.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Paolino.

PAOLINO Michele
Intervengo soltanto per chiarire alcuni punti. La posizione del nostro Gruppo è già
stata ben rappresentata dalle Consigliere Onofri e Centillo e dal Consigliere Alunno,
e ci rivediamo in pieno nella relazione svolta dalla Vicesindaco Tisi.
La nostra proposta di mozione era stata presentata a fine luglio ed era rimasta un po'
ferma nei lavori della Commissione che avrebbe dovuto liberarla; e, poiché non
arrivavano provvedimenti, abbiamo pensato fosse opportuno portarla in discussione
nell'occasione di questo Consiglio, non come soluzione, questo vorrei fosse molto
chiaro al Consigliere Marrone. Noi non riteniamo che questa sia la soluzione, noi a
luglio, nel momento in cui sentivamo e vedevamo la situazione pesante in cui versa
la nostra città, anche sulla base dei numeri presentati dalla Vicesindaco, facevamo un
ragionamento molto semplice: poiché non è possibile, per legge e per sentenze e
anche per risorse, procedere con un blocco degli sfratti, chiediamo che ci sia una
moratoria unilaterale, un atto di buona volontà sostanzialmente da parte dei grandi
proprietari, non da chi ha come reddito l'affitto dell'alloggio che gli hanno lasciato i
propri genitori o, come integrazione del proprio reddito, i risparmi di una vita messi
in un alloggio che poi produce un piccolo affitto, ma i grossi proprietari, gli Enti, le
banche, le società presenti nella nostra città, chiediamo a loro un atto di buona
volontà che ci dia un po' di respiro, cioè non renda esecutivi una serie di sfratti e ci
permetta di mettere in piedi, parallelamente, un piano un po' più articolato e che non
sia solo sulle spalle del Comune, perché solo le spalle del Comune non bastano.
Noi abbiamo scritto e depositato questa proposta di mozione, poi le cose sono andate
avanti. Quindi, non è ancora stato firmato, ma ci auguriamo che avvenga nel più
breve tempo possibile, il protocollo messo in piedi dalla Prefettura, che è il soggetto
al quale ci siamo rivolti, insieme alla Città. Cioè abbiamo chiesto alla Città, nel suo
insieme, di agire in qualche modo, dandoci un po' di forza, di tempo, di prospettiva
per mettere insieme, con tutti i soggetti coinvolti, un piano anche un po' diverso
rispetto a come eravamo abituati.
Quindi, va molto bene che il protocollo sia in dirittura d'arrivo, ma - ribadisco - deve
essere chiaro che quella è la sovrastruttura, non è la soluzione; è quello che ci
permette di avere la possibilità di mettere insieme una soluzione, che non può più
essere esclusivamente legata all'idea che avevamo un tempo. I dati sono
inequivocabili: a fronte di 4.000 richieste, hai la possibilità di assegnare 400/500
alloggi, non di più. Quindi, non si può pensare che soltanto l'edilizia popolare sia in
grado di assorbire quella richiesta.
È chiaro, come dice il Consigliere Tronzano, che il problema della crisi economica è
più complesso e articolato; gli sfratti, la perdita della possibilità di pagare e la
morosità incolpevole sono alcuni dei segnali di quella crisi, che non va risolta
soltanto trovando la soluzione sulla questione abitativa.
Quindi bisogna agire anche con altre leve, cioè (se traduco correttamente quello che
dice il Consigliere Tronzano) agire preventivamente, mettere la famiglia nelle
condizioni di sostenere l'affitto che sta già pagando. È il lavoro che si sta facendo,
affinché le famiglie abbiano anche una solidità, non solo economica, nel pagare con
continuità, potendo quindi mantenere l'abitazione che hanno in affitto.
È uno degli sforzi che il sistema di welfare della Città sta facendo e che bisogna
mettere continuamente in piedi. Penso anche ai ragionamenti che si possono fare
rispetto all'indebitamento che le famiglie hanno caricato su di sé negli anni scorsi,
con i problemi che ci sono rispetto alle piccole rate che si sono caricate e che oggi
fanno fatica a pagare.
Quindi, lo sforzo è in questa direzione. Vorrei inquadrare la nostra proposta di ordine
del giorno, che manteniamo se il Consiglio ritiene, se no si può decidere di
approfondire i testi in Commissione. Questo Consiglio arriva, tra le altre cose, a valle
di un lungo lavoro della Commissione di approfondimento, iniziata con la Presidente
Centillo e proseguito con il Presidente Alunno, perché utilizzare questo solo come
strumento di campagna elettorale credo sia profondamente sbagliato; vuol dire far
fare un passo indietro a questa Istituzione, che invece su questi temi ha sempre
saputo dare una risposta condivisa.
Credo che sia questo lo spirito con il quale dobbiamo concludere questi lavori e
considerarli l'inizio di un lavoro condiviso, che ci porti ad affrontarci e poi a
dividerci in campagna elettorale. Non ci sono dubbi che la battaglia che abbiamo di
fronte ci vedrà tutti contrapposti, ma quello che a noi interessa, oggi, è concludere
questo mandato avendo contezza che abbiamo provato a dare insieme risposte vere a
un bisogno vero. E il fatto che la città di Torino, a differenza di altre città, non abbia
il 50% di sfratti che non hanno risposte, mentre da noi siamo su dati decisamente più
bassi, già ci conforta molto.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Chiedono di intervenire, nell'ordine, i Consiglieri Greco Lucchina, Liardo e Bertola.
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
Credo che, al di là di quelle che possono essere considerate strumentalizzazioni
politiche, ci sia da fare un'analisi che sia giusta, nel senso che quando io
informalmente interloquisco con il Sindaco, che giustamente mi dice "Paolo, ci sono
140.000 famiglie mono-parentali a Torino che gravano sui Servizi Sociali in maniera
drammatica", condivido l'aspetto sociologico di questa città, che si è evoluto e che è
cambiato.
Quindi, Assessora Tisi, ognuno di noi penso che qui dentro abbia l'onestà
intellettuale di riconoscere a questa Giunta, per il suo tramite, di aver quantomeno
affrontato o provato ad affrontare nei migliori dei modi quello che è un disagio
sociale che percepisce tutta la città. Non so se ci ritroviamo con i numeri. A me
aveva fatto effetto leggere i dati snocciolati in un convegno della CISL in cui si
affrontava il problema degli sfratti. Nel 2014 si parlava di 4.643 sfratti a Torino, di
cui 4.530 per morosità. Ma il dato più preoccupante che ho letto è che si parlava di
uno sfratto ogni 227 famiglie, rispetto a una media nazionale di uno sfratto ogni 334.
Il tema qual è? Che spesso veniamo accusati della mancanza di proposta all'interno
del Consiglio Comunale. Questa volta io credo che la Giunta non si possa sottrarre a
questo, perché proposte, da destra a sinistra, sono arrivate. Probabilmente c'è la
necessità di fare una sinergia vera rispetto a quello che è l'affrontare il problema tutti
insieme.
Io lo riconosco all'Assessora Tisi e gliel'ho sempre detto; però, mi perdoni, ma oggi
dov'è l'Assessore Passoni, l'Assessore al Patrimonio? Parliamo delle caserme,
parliamo degli alloggi residenziali, parliamo di politiche e di dismissioni patrimoniali
immobiliari. Ma dov'è l'Assessore Passoni? È un segnale di attenzione nei confronti
del Consiglio, che ha fatto delle proposte e che oggi, per il tramite dei Consiglieri
Curto e Marrone, dice perché non diamo attuazione alle mozioni d'indirizzo da parte
di questo Consiglio Comunale?
Allora, accanto a tutto quello che ci siamo detti sull'autorecupero, ma parta il decreto
attuativo in Regione, perché è vero che 400 case ATC possono essere
immediatamente agibili con l'autorecupero, ma a me risulta che non ci sia il decreto
attuativo.
Allora, quello che voglio dire è che le soluzioni proposte probabilmente sono tutte
giuste. Quello che io denoto è che probabilmente c'è la necessità di metterle in atto
tutte, perché siamo di fronte a un qualcosa che non ci aspettavamo, che si chiama
disagio sociale. Io credo che questo discorso vale per le mozioni presentate dal
Consigliere Curto sulle caserme, per quelle presentate dal Consigliere Marrone, per
la necessità del decreto attuativo dell'autorecupero, per cercare di dare ancora di più
una risposta credibile da parte della Città a questo problema.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Più o meno è stato detto tutto, anche dal Consigliere Greco Lucchina, che mi ha
anticipato. Io, per onestà intellettuale, visto che negli interventi precedenti qualcosa è
emerso, non posso dire nulla sull'impegno dell'Assessora Tisi, soprattutto perché è
stato un impegno che ha dovuto affrontare in emergenza, in cui tutto si complica. Di
questo gliene voglio dare atto, non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo.
Voglio anche richiamare un po' il Capogruppo Paolino, invitandolo a smetterla di
parlare di campagna elettorale ogni volta che emerge qualche contraddizione. Qui
facciamo tutti il nostro dovere, anche come opposizione; perciò, qualsiasi istanza che
eventualmente mettiamo in evidenza non è dovuta al fatto che andiamo incontro a
una campagna elettorale, ma proprio per denunciare certe situazioni. Quindi,
bisognerebbe finirla con questa litania della campagna elettorale.
Vorrei fare un invito al Sindaco, che secondo me è la chiave di tutto. Per quanto
concerne l'autorecupero, che è una cosa che hanno affrontato tutti, secondo me può
essere una buona soluzione, anche in relazione alla tipologia di persone a cui
dovrebbe essere assegnato l'alloggio: normalmente è gente che lavora molte volte nei
cantieri, perché proprio in quel settore c'è stata una crisi profondissima,
un'inversione di tendenza su quella che è stata la Torino degli anni '90, per quanto
concerne l'edilizia.
Perciò, proprio come tipologia di persone che andrebbero incontro all'assegnazione
potrebbero dare questo contributo, perché l'ATC molte volte non assegna le case
proprio perché non ha i fondi per ristrutturarle. Perciò a questo punto manca un
regolamento attuativo.
Chiedo al Sindaco di farsi carico in Regione affinché vadano avanti sotto questo
aspetto, perché è importante. Secondo me si potrebbero dare tante risposte. Visto che
c'è la possibilità, perché non farlo? Questo Regolamento attuativo non è stato fatto in
sei mesi, mentre comunque questa Legge Regionale è stata fatta in tre mesi.
Perciò, lo dico al Sindaco e alla Vicesindaco, nonché Assessora Tisi: su questa
situazione tanti aspettano, perché verrebbero coinvolte tante persone e sarebbe
comunque anche un vantaggio per la Pubblica Amministrazione per quanto riguarda i
costi.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Io non pensavo originariamente di intervenire, poi ho deciso di farlo a titolo
personale, nel senso che la posizione del Movimento 5 Stelle sarebbe stata meglio
esposta dalla mia Collega, che però ha avuto un piccolo problema personale e non
può essere qui. Anche perché so che alcune delle cose che dirò, non tutte, ma alcune,
non sono condivise generalmente dal Movimento 5 Stelle. Però, credo - dopo quattro
anni e mezzo di esperienza, occupandomi di questo tema - di aver maturato alcune
osservazioni; molte peraltro sono state dette e su alcune vorrei tornare.
Intanto sul fatto che, sulla vicenda della gestione dell'emergenza abitativa, le
Istituzioni si giocano la loro credibilità; nel senso che ci sono forze extra politiche,
forze extra istituzionali che giocano su queste situazioni per dimostrare che le
Istituzioni non danno risposte ai problemi dei cittadini. Di qui parte un fenomeno di
occupazioni abusive, che posso anche comprendere dal punto di vista di chi le fa,
perché piuttosto che stare con i bambini per strada, è meglio occupare quello che c'è;
però, non può essere accettato e non può essere considerato neanche tacitamente la
soluzione al problema.
Uno dei motivi per cui questo fenomeno prende piede, al di là delle strumentazioni
politiche, è che quello che si può fare occupando abusivamente, non si può fare
ottenendo legittimamente l'edificio in questione, perché questa è una cosa su cui
bisognerebbe ragionare.
C'è un problema di regole, di norme edilizie che giustamente vengono fatte perché le
persone possano vivere non solo in una casa accettabile, ma in una casa
assolutamente dignitosa. Ma quando si tratta di situazioni di emergenza abitativa
temporanee, di qualche mese, se anche uno va a vivere in una casa che non ha
l'antibagno di 1,1 metri quadrati davanti al bagno, è sempre meglio che rimanere in
mezzo alla strada.
Quindi, forse ci dovrebbe essere una riflessione sugli standard edilizi per
l'emergenza abitativa, dando anche la possibilità di riutilizzare gli edifici che
altrimenti non sarebbero utilizzabili, proprio perché non è possibile in maniera
semplice metterli a norma. Ovviamente mantenendo i livelli minimi di dignità e di
sicurezza; quindi, non edifici pericolanti, non l'amianto, non gli edifici senza servizi
igienici, eccetera. Ma su alcune cose che sono state introdotte negli anni per
migliorare gli standard abitativi, forse una riflessione si può fare.
Questo è collegato anche al tema dell'autorecupero, che si spera si sblocchi, perché
sarebbe sicuramente un modo per mettere a disposizione anche più immobili. Credo
che possa essere un modo utile da tirare in ballo, magari anche con la Regione.
L'altra questione che voglio affrontare è quello del blocco degli sfratti, perché l'ho
sentito di nuovo tirare fuori. Io capisco che il Comune non possa farsi carico da solo
di tutti i problemi, e quindi dobbiamo chiedere un sacrificio anche a chi ha le case;
però, credo che il blocco degli sfratti sia una misura iniqua e sbagliata proprio
concettualmente, perché finisce per scaricare il costo dell'emergenza abitativa non
sulla collettività in generale, ma sulla povera persona che si trova sfortunatamente e
senza una responsabilità, ad avere un inquilino che non può più pagare, magari in
maniera incolpevole; per cui, abbiamo due incolpevolezze.
Quindi, il problema ricade sulle spalle di chi si trova ad avere una casa, tra l'altro per
decisioni anche del Governo nazionale, sempre più soggetta a tassazioni, spese
condominiali, magari in un condominio con altre famiglie che non pagano, eccetera.
Quindi, questa situazione rischia di creare a catena due famiglie in difficoltà: quella
che non può pagare l'affitto e quella che, investendo tutti i suoi risparmi in
quell'appartamentino da affittare per avere una integrazione, poi non solo non riceve
più l'affitto, ma non riesce più a pagarne le spese e le tasse.
Per cui, io ci andrei molto piano. Va bene se parliamo di grandi patrimoni
immobiliari, di situazioni particolari; però, secondo me, l'idea del blocco degli sfratti
va respinta e andrebbe archiviata come un residuo anche un po' ideologico del
passato.
Quello che invece bisogna fare è capire come recuperare il patrimonio che c'è. La
cosa veramente un po' beffarda di tutta questa discussione è che a Torino ci sono
decine di migliaia di appartamenti vuoti. In gran parte si trovano in quartieri nuovi,
costruiti sull'onda finale di una speculazione edilizia. Per carità, di un legittimo
lavoro di investimento edilizio, che però è arrivato alla fine di un periodo di
espansione, ed è arrivato troppo tardi. Per cui, abbiamo anche tante case nuove,
accettabili; tra l'altro, non sono tutte case di lusso, ma ci sono case già costruite per
famiglie medie.
Il problema è capire come recuperare questo patrimonio immobiliare e metterlo a
disposizione, capendo le esigenze di chi l'ha costruito, ha investito e ha bisogno di
rientrare dell'investimento, ha bisogno della possibilità di venderlo senza svenderlo;
però, capendo che c'è anche un interesse pubblico che deve essere tenuto in conto,
che non può semplicemente essere sacrificato sull'altare della proprietà privata,
perché persino la nostra Costituzione dice che la proprietà privata ha dei limiti a uso
sociale. E lo dice uno che non simpatizza nei confronti delle occupazioni, come ho
detto prima.
Quindi, bisogna trovare il modo, anche volontariamente, arrivando a fare degli
accordi, di rimettere in circolazione questo patrimonio. Io ho apprezzato il fatto che
la Città abbia cominciato a stanziare dei fondi per acquistare nuove case; però, quello
che non ho trovato sensato è il fatto di scoprire che poi le case noi le paghiamo 2.000
Euro al metro quadrato. Noi siamo in un momento in cui abbiamo un mercato
immobiliare che è ai minimi storici, proprio per la crisi e per l'eccesso di offerta. Io
credo che si possa trovare il modo di comprare magari anche a prezzi di saldo,
magari in stock, grossi patrimoni immobiliari a cifre unitarie molto più basse.
Anche questa forse è una cosa che non può fare il Comune da solo, che richiede
l'aiuto della Regione e del Governo nazionale; però, questo potrebbe essere proprio il
momento di incrementare il patrimonio di edilizia popolare comprandolo a
condizioni molto favorevoli, da aziende che purtroppo non riescono più a venderlo,
sono in difficoltà o in fallimento.
Anche su questo mi permetto di suggerire che bisognerebbe fare qualche sforzo in
più e cercare di capire se si riescono a mobilitare i capitali per questo scopo, perché
alla fine è inutile pensare addirittura di costruire nuova edilizia quando abbiamo
mezza Città piena di palazzi semivuoti, che vanno assolutamente recuperati e rimessi
a disposizione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Araldi.

ARALDI Andrea
Torino e i torinesi sono colpiti dalla crisi, lo sappiamo e ne siamo tutti estremamente
consci: dal 2008 la crisi ha colpito soprattutto l'industria e, come sappiamo, la nostra
Regione e la nostra Città sono le capitali dell'industria, tant'è che tendenzialmente le
ore di cassa integrazione fatte in Piemonte sono pari a quelle fatte in tutto il resto
d'Italia. Per il nostro stesso tessuto produttivo, quindi, e per la nostra stessa
tradizione evidentemente la crisi è stata durissima e credo che nessuno in quest'Aula
l'abbia mai sottovalutata, anzi.
Il lavoro di fronte a questa crisi, non soltanto per quanto riguarda il problema
dell'edilizia, il problema casa, è stato ampio, ma questo non significa, e mi rivolgo al
Consigliere Tronzano, che questo Consiglio non sappia che il miglior welfare è la
crescita economica. Siamo tutti assolutamente consci che il modo migliore per
aiutare è garantire una crescita della nostra Città e della nostra area metropolitana e
l'abbiamo inserito nella mozione di accompagnamento al Bilancio della Città.
Di fronte a questa situazione che, è innegabile, ha ancora fortissimi elementi di crisi
e di disagio anche dei singoli, ci sono alcuni segnali, su cui non dobbiamo illuderci e
non dobbiamo essere troppo ottimisti, che indicano una certa ripresa, a livello
nazionale, della nostra Regione e della nostra Città.
Il compito dovrà essere favorire questi scenari affinché la crescita economica possa
rendere meno pressanti le giuste richieste dei singoli su tutto il sistema del welfare,
quindi rendere più disponibili risorse per i singoli interventi, riuscendo a ridurre le
persone, i nuclei familiari che ne hanno necessità. Credo che questa sarà la sfida dei
prossimi cinque anni, che in questi ultimi cinque anni non è stato facile affrontare
perché il clima anche internazionale continuava ad essere estremamente difficile.
Oggi ci sono segnali di ripresa, seppur timidi, e noi dovremo saperli accompagnare
per garantire lo sviluppo e l'attrattività della nostra area metropolitana.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Naturalmente lascio entrare nel merito la Vicesindaco, però vorrei dire questo: ci
rendiamo tutti conto naturalmente della criticità dell'emergenza abitativa, che è
confermata da un numero di sfratti, di situazioni di morosità e di situazioni critiche
che hanno dimensioni almeno doppie rispetto a quelle di pochi anni fa.
Credo che sappiamo tutti qual è la ragione: una crisi economica e sociale che ha
accresciuto fattori di precarietà nella vita di famiglie e persone.
Possiamo dire tutto quello che vogliamo, però la risposta giusta, poi, è assicurare a
chi vive in una condizione di precarietà di uscirne e la condizione fondamentale è
garantire che queste persone abbiano un lavoro e un reddito.
È evidente che tutto quanto il resto che si mette in campo siano misure di natura
temporanea, transitoria ed hanno un contenuto assistenziale, perché l'unica risposta
strutturale - uso l'espressione utilizzata dal Consigliere Tronzano - è rendere libere
queste persone, per renderle libere bisogna che siano prima di tutto in possesso di un
reddito con cui poter scegliere. Quindi la risposta strutturale è quella, tutte le altre
sono palliativi temporanei e non risolutivi; certo, perché se il problema è che queste
famiglie e queste persone si trovano in una condizione di debolezza per un'incertezza
di reddito quotidiano, mensile o annuo ed ancora di più perché non hanno un lavoro,
qualsiasi provvedimento può essere tacciato di essere di sostegno e di assistenza, non
capisco dov'è l'elemento di discussione, perché l'unico provvedimento strutturale è
mettere nelle condizioni di ripristinare un'autonomia esistenziale che hanno perso.
Quella autonomia esistenziale si ripristina se gli diamo una certezza di lavoro e di
reddito, che non dipende però ovviamente dalle politiche comunali, perché non è che
i Comuni possono assumere 10-20-30.000 persone per dare risposta a questo.
È chiaro quindi che gli interventi pubblici sono di sostegno, temporanei, la cui
temporaneità è data dal tempo necessario a questa persona, sono interventi che hanno
un contenuto assistenziale, anche perché la parola assistenziale adesso sembra che
abbia solo una valenza negativa, invece fa parte dei compiti di una comunità mettere
in campo politiche di assistenza; questa parola non ha solo una valenza negativa,
perché è una forma di redistribuzione e una forma di solidarietà.
Ritengo che bisogna avere consapevolezza che la risposta strutturale sta in un
mutamento di scenario economico che riapre spazi di creazione di lavoro e di
occupazione, da cui possano derivare maggiori certezze di reddito per chi oggi non
ce l'ha.
Dentro questo scenario poi è compito delle istituzioni pubbliche far tutto quanto il
possibile per contenere l'impatto di questa criticità, ridurla, alleviarne le conseguenze
e io penso che noi stiamo facendo la nostra parte. Essere intervenuti solo nel 2015 in
13.000 casi, come ha detto con dovizia di numeri la Vicesindaco, essere intervenuti
con un impegno di spesa globale, tra risorse comunali, regionali e statali, di 13
milioni di Euro mi sembra francamente che sia la dimostrazione che stiamo facendo
tutto il possibile.
Tra l'altro, non so se li ha citati, mi pare di sì, l'Assessora può citarvi una tabella
ministeriale che è la comparazione tra il numero di sfratti eseguiti a Torino e quelli
eseguiti in altre città ben più piccole di noi, tipo Verona; non c'è proporzione.
Come mai tra il numero degli sfratti che sono stati decisi e il numero di quelli
eseguiti c'è un divario così grande, per cui la percentuale a Torino è inferiore rispetto
a quelli che avrebbero potuto essere? Perché c'è una politica in mezzo, altrimenti non
si spiegherebbe.
Ringrazio per l'apprezzamento nei confronti della Vicesindaco, perché la
Vicesindaco dalla mattina alla sera si spende su questa materia e non si può dire che
non si sia fatto niente, anzi apprezziamo quello che sta dicendo la Vicesindaco.
Lei è la Vicesindaco di una Giunta, non è una signora che passa per caso e che per
volontariato si reca in via Corte d'Appello 5 o 10: è la Vicesindaco della Giunta, che
dà corso alla politica che la Giunta ha messo in campo.
Per questo credo che il dibattito potrebbe essere un po' più sereno, mi rammarico di
qualche espressione che non sia stata serena, mi rammarico soprattutto verso il
Consigliere Marrone, il quale peraltro non facilita molto la serenità…
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ha appena interrotto il Capogruppo
Paolino mentre parlava; capita, fa parte del dibattito interrompere, nessuno di noi è
una Madonna Pellegrina di cui non si può eccepire qualcosa.
Sono naturalmente per avere il massimo rispetto tra di noi ed io ne ho per il
Consigliere Marrone, come per tutti, se qualche volta i toni si accendono è perché
tutti noi crediamo nelle cose che facciamo e c'è anche la passione oltre che la
razionalità.
Detto questo, tornando al tema, penso che stiamo facendo tutto il possibile ed è
giusto che sia così. Dico anche di più, siccome il Consigliere Greco Lucchina, come
anche i Consiglieri Marrone e Tronzano hanno detto di essere pronti a concorrere con
delle proposte, dico subito che la Giunta è apertissima ad esaminare tutte le proposte
che vengono avanzate, bisogna che queste siano poi praticabili, perché non basta
avanzare una proposta, bisogna verificarne insieme la fattibilità.
Da questo punto di vista non c'è nessuna chiusura, perché l'emergenza è seria, tutti
ne avvertiamo la criticità, prima di tutto sulle persone che la soffrono e tutti abbiamo
il buon senso e il senso civico di volerla risolvere, quindi, da questo punto di vista, è
meglio riuscire a trovare le soluzioni insieme.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola alla Vicesindaco Tisi.

TISI Elide (Vicesindaco)
Intanto credo che davvero non si possa parlare di schizofrenia della Giunta, lo diceva
poc'anzi il Sindaco. È chiaro che la complessità dei temi che si discutono in una
Città spesso richiede di affrontarli sulla base delle possibilità di intervento, in
funzione della risposta ad un bisogno.
Intanto credo di poter dire che tutte le mozioni e le sollecitazioni approvate in questo
Consiglio vengono prese in considerazione e valutate, compreso l'aspetto delle
caserme che è stato più volte citato; come, per esempio, la vicenda della Caserma
Riberi, su cui anche il Consigliere Curto credo ricordi i tanti tentativi fatti su un
patrimonio che oggettivamente non è nella disponibilità della Città e che coinvolge
altri livelli di Amministrazione che non sempre - e questo credo che ce lo dobbiamo
dire - vivono probabilmente con la stessa intensità i problemi che noi
rappresentiamo; come pure è stato assolutamente preso in considerazione, affrontato
e si sta affrontando il tema dell'autorecupero. Anche io credo che sia una strada
interessante, innovativa, che probabilmente non ci risolverà le 13.000 situazioni
presenti, ma può rappresentare un pezzettino più o meno grande della soluzione;
abbiamo a nostra volta ulteriormente sollecitato la Regione perché ci dia indicazione
per poter proseguire su questa strada.
Quando ho voluto elencare in apertura gli interventi, l'ho anche fatto per dare l'idea
di come oggi il tema abitativo debba essere affrontato con una molteplicità di
interventi, compreso quello dell'autorecupero appena sarà possibile, perché i bisogni
delle persone sono differenziati, molteplici e hanno necessità di essere affrontati
anche con strumenti diversi. Credo che potrebbe essere utile, mi sono guardata in
questi giorni questo report fatto dal Ministero degli Interni congiuntamente al
Ministero della Giustizia, poi abbiamo citato la Città di Verona, ma ce ne sono molte
altre, esistono proprio delle schede per ogni città, da cui si evince che un conto è
l'emanazione dello sfratto - quei 4.600 sfratti che sempre sono citati di Torino,
mandamento di Torino -, un conto è l'esecuzione e da quelle schede vedrete che c'è
un forte divario: anche Città come Bologna e Genova, che hanno molti meno abitanti
di noi, in realtà eseguono molti più sfratti.
Allora è chiaro che ci sono in mezzo quelle azioni che in qualche modo creano
interventi che rallentano l'esecuzione e devo dire che a Torino c'è anche un lavoro
molto stretto e sinergico con le Prefetture, con le Questure, con il terzo settore che è
fondamentale, senza il quale probabilmente la nostra situazione sarebbe ancora più
complessa.
È stato citato più volte anche il tema degli acquisti e delle vendite, ci sono stati anche
interventi che in questa sede, ma non solo, sono andati in direzioni diverse perché, da
un lato, la Città è stata sollecitata a non alienare in particolare il patrimonio di
edilizia residenziale pubblica per non depauperare e, dall'altro, però si dice di fare in
modo che gli inquilini possano acquistarsi casa per avere una loro autonomia.
Allora credo che la politica che abbiamo seguito è stata di buonsenso, cioè noi siamo
andati avanti con il piano vendite, abbiamo cercato soprattutto di potenziare le
vendite degli alloggi al di fuori del territorio cittadino, che peraltro sono quelli che,
come sapete, da legge regionale non abbiamo in disponibilità e abbiamo peraltro
fatto i conti con una situazione che spesso alle famiglie non consente di acquistare
una casa e quindi, anche considerando che c'è una difficoltà nell'avviare mutui per
comprare una casa, non è così semplice nonostante ci siano condizioni
particolarmente favorevoli in quel caso, sia come rateizzazione sia come importi di
canone.
Credo anche che la leva maggiore per incentivare o disincentivare l'utilizzo della
case vuote sia proprio la leva fiscale che, come sapete, abbiamo perseguito anche
come Città, ma che fondamentalmente è uno strumento nelle mani del livello
nazionale, peraltro attuato in questi anni, che deve assolutamente incentivare anche
con la "Cedolare Secca", come è avvenuto, l'affitto di case a canoni calmierati,
concordati, mentre invece, laddove ci sono case che vengono lasciate inutilizzate,
occorre che ci siano delle misure, come sono state messe in atto in questi anni, per
disincentivare tale situazione.
Abbiamo anche continuato a comprare case, pur nella limitatezza delle risorse. Voi
sapete che abbiamo fatto alcuni bandi per comprare nel mercato dell'invenduto,
anche con un'ottica di aumentare la disponibilità senza depauperare e senza
costruire, che significherebbe avere una disponibilità tra molti anni, quest'anno noi
avremo 38 alloggi che sono stati acquistati nuovi. È chiaro che questi prezzi
definiscono un tetto massimo stabilito dai parametri regionali, che, se non sbaglio, è
di 2.100,00 Euro al metro quadro, dopodiché il bando ha consentito a libero mercato
di offrire prezzi più bassi, tant'è che abbiamo comprato alloggi nuovi a 1.800,00
Euro al metro quadro e alloggi più datati anche a 1.300,00-1.400,00 Euro al metro
quadro, naturalmente alle condizioni di manutenzione e di vetustà che questo
Consiglio, se ricordate, aveva stabilito come requisiti minimi.
Vorrei anche spendere una parola rispetto alla questione del cosiddetto Blocco
Sfratti, intanto per dire che non è assolutamente un blocco degli sfratti e se usiamo
questi termini credo che creiamo una confusione assolutamente sbagliata, perché si
tratta di una misura prevista in un articolo della Legge Lupi approvata nell'ottobre
del 2013 che prevedeva la possibilità, in accordo con le Prefetture, ma anche con la
collaborazione delle associazioni dei proprietari, di intervenire sulla graduazione
dell'esecuzione, posto che per quel periodo di tempo i proprietari vengano risarciti
del canone e degli arretrati delle morosità non pagate.
A mio parere è la prima volta che un problema sociale non viene scaricato sui piccoli
proprietari, ma anzi è la collettività che se ne assume la responsabilità anche
stanziando risorse e mettendo a disposizione questa possibilità. Questo protocollo
con la Prefettura probabilmente si chiuderà entro la fine di gennaio, ma intanto per
alcuni mesi ci sarà e poi è soprattutto una possibilità che viene offerta anche ai
proprietari, che a questo punto verranno anche risarciti del danno economico che
deriva da questa situazione, naturalmente con la loro disponibilità e volontà.
Penso che gli interventi strutturali, quelli a cui probabilmente alcuni di voi facevano
riferimento, sono per antica memoria la costruzione di case popolari.
Allora però dobbiamo anche ricordarci che l'ultimo provvedimento, l'ultimo piano di
stanziamento per realizzare case popolari era stato fatto dal Governo Prodi e poi
revocato nel 2008, se non ricordo male, dal Governo Berlusconi e che era stata
individuata come misura strutturale nazionale quella del sostegno al reddito, al fine
di favorire l'incontro tra proprietari e inquilini. Credo che le due misure dovrebbero
andare di pari passo e forse non dovremmo esclusivamente privilegiare l'una a
discapito dell'altra, ma oggi i fondi nazionali ci consentono di realizzare interventi
che evitano di fatto alle famiglie di uscire dalla loro abitazione.
Un intervento però strutturale, questo lo vorrei sottolineare, potrebbe proprio essere
quello di realizzare dei villaggi low cost, vogliamo chiamarli così, con un'evocazione
un po' esterofila. A me piacerebbe pensare che quest'area del Passante possa
diventare una prima sperimentazione di un modello di abitare, magari un po' meno
costoso di quelli tradizionali, su cui misurare anche la possibilità di replicare e non
solo per le famiglie necessariamente in gravissimo disagio sociale o abitativo, ma per
le tante famiglie che hanno una limitata capacità reddituale e che necessitano
semplicemente di case meno costose.
Penso che una sperimentazione in questo senso si possa fare, come pure penso che
quella deliberazione citata, sottoscritta da me con gli Assessori Passoni e Lubatti, stia
anche a sottolineare come, in realtà, la Giunta si vuole muovere in modo
assolutamente coordinato e che anche l'impegno, che va peraltro proprio nella
direzione indicata da questo Consiglio, ad individuare ulteriori immobili anche che
possano essere dedicati all'emergenza abitativa sia vero e reale.
È chiaro che questo va poi valutato sulla base della sostenibilità, perché spesso gli
immobili disponibili richiedono livelli di intervento estremamente costosi. Non
possiamo, in virtù di una dichiarazione di principio, fare operazioni che rischiano,
intanto, di non avere una disponibilità immediata, ma di essere più costose di un
intervento invece di sostegno di mercato.
Questo voglio ricordarlo, perché, l'ho detto all'inizio, le linee del Consiglio sono
assolutamente prese in considerazione, ma è chiaro che bisogna poi fare scelte anche
in funzione della possibilità e della realizzabilità di alcune indicazioni.
In ultimo, e chiudo, le dichiarazioni fatte dal Consigliere Tronzano sulle cooperative
ritengo siano decisamente gravi: se lui è a conoscenza che tra i fornitori della Città ci
siano cooperative che pagano i propri operatori 3,00 Euro l'ora, credo che vada detto
in modo chiaro, perché chi lavora con la Città deve applicare contratti di lavoro
regolari, sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali; proprio da questa Città e dalle
cooperative di questa Città è nata anche un'iniziativa, penso andata in Commissione
nei giorni scorsi, per combattere le false cooperative.
Allora credo che la qualità di un territorio si misuri non solo nella qualità delle
istituzioni, ma anche dalla qualità del tessuto sociale. Sicuramente i lavoratori
devono essere retribuiti per il lavoro che fanno e, aggiungerei, le cooperative
nascono esattamente per questo; se però ci sono segnalazioni specifiche, devono
essere affrontate nel merito, perché è davvero molto grave quanto segnalato dal
Consigliere.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Esaurito il dibattito, procediamo con la votazione delle mozioni.

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