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Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 17 Dicembre 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 9
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2015-02280
RIFORMA DEL DECENTRAMENTO E DELLA PARTECIPAZIONE - APPROVAZIONE NUOVO REGOLAMENTO DEL DECENTRAMENTO.
Interventi

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201502280/094,
presentata dalla Giunta Comunale in data 29 maggio 2015, avente per oggetto:

"Riforma del decentramento e della partecipazione - Approvazione nuovo Regolamento
del Decentramento".

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola alla Consigliera Ambrogio.

AMBROGIO Paola
In questa votazione saremo coerenti con la posizione tenuta nelle settimane passate e nei
mesi scorsi; a differenza del Consigliere del Gruppo di SEL, noi non abbiamo la sfera di
cristallo e, oggi, non sappiamo dire se sarà o meno un fallimento. Credo che sia già un
buon punto essere arrivati a definire una riforma, che, come si è detto in altre occasioni,
probabilmente non sarà il meglio, ma è un punto di partenza.
Dicevo che saremo coerenti perché, nei giorni scorsi, non abbiamo sostenuto, non
abbiamo dato il parere favorevole e non abbiamo votato alcuni emendamenti e, in
particolare, quelli che vedevano accorpamenti di un certo tipo, quindi abbiamo
partecipato attivamente sostenendo la divisione del nostro territorio cittadino in otto
Circoscrizioni ed abbiamo ritenuto, con gli altri Colleghi, che si prevedesse anche un
ritorno alla prima ipotesi dei quattro coordinatori. Anche noi abbiamo ritenuto che ci
dovesse essere un ruolo da parte del Consiglio Circoscrizionale, non lasciando tutto
soltanto in capo alla Giunta, e per questo motivo abbiamo partecipato anche nella fase
successiva ai lavori svolti dalla Commissione, che credo siano stati importanti.
Qualcuno lo ha detto, di fronte a riforme di questa portata e di questo tipo non si può
pensare di andare avanti contro tutto e contro tutti.
È stato quindi giusto l'iter seguito in questa fase finale, in cui, in qualche modo, si è
cercato un dialogo e si è cercata una condivisione con tutte le forze presenti in
Consiglio. Noi abbiamo fatto la nostra parte e - lo abbiamo detto - parteciperemo e
daremo il nostro sostegno nella fase di approvazione dello Statuto, ma, rispetto al
Regolamento, noi manifestiamo una contrarietà per quanto riguarda l'iter che è stato
seguito per definire gli accorpamenti. Eravamo sostenitori di una divisione del territorio
differente, quindi in questa fase non daremo il nostro voto favorevole; ovviamente
sappiamo che il lavoro svolto dalla Commissione è stato di approfondimento, ma è stata
ritenuta necessaria anche una successiva fase di ridefinizione da parte del Consiglio.
Quindi, accogliamo con favore gli altri emendamenti che abbiamo sostenuto, ma non
possiamo esprimere un voto favorevole per quanto riguarda la divisione del territorio.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Quanto dirò ha valenza essenzialmente personale; è frutto delle mie riflessioni,
rappresenta soltanto me stesso ed è stato concepito anche con qualche tormento di
coscienza, non avendo la possibilità di svolgere una vera consultazione on line, a parte
qualche discussione su Facebook. Comincio con il dire che, in un anno e mezzo, è la
prima volta che parlo di questo tema ed io avrei fatto una cosa completamente diversa,
probabilmente avrei abolito del tutto i Consigli Circoscrizionali, inserendo un altro
modello di partecipazione dal basso, volontario, basato sui quartieri e su figure non
politiche e non retribuite, cioè cittadini che vogliono dare qualcosa per la gestione del
proprio territorio.
Detto questo, questa è la riforma a cui è giunta l'Aula ed è piena di aspetti che non
condivido. In particolare, non mi è piaciuto il metodo con cui siamo arrivati a questa
riforma; non mi è piaciuto vedere soprattutto un'attenzione a questioni elettorali,
personali o di piccoli gruppi, di preferenze e di interesse; non mi è piaciuto vedere
continui cambiamenti di linea, righe che volavano e numeri che cambiavano di giorno in
giorno; non mi è piaciuta, alla fine - anche se va bene la soluzione a cinque
Circoscrizioni -, la scelta di questi accorpamenti che mescolano parti di territori con
problemi diversi e con posizioni sociali molto diverse. Credo che sia stato sbagliato aver
accorpato Parella a Vallette e Lucento ed aver accorpato Vanchiglia e Vanchiglietta a
Barriera di Milano, non perché non mi piaccia quello o quell'altro, ma perché credo che
sarebbe stato opportuno ridefinire le nuove Circoscrizioni sulla base di omogeneità di
problemi e di composizione sociale. Se è vero che mescolare quartieri con diversi tipi di
problemi può magari migliorare le statistiche - come secondo il famoso pollo di Trilussa
-, però serve anche a nascondere i problemi di certe aree di Torino, che forse sarebbe
stato meglio affrontare creando singole Circoscrizioni omogenee anche nei problemi e
costringendo quindi la classe politica ad occuparsene, anziché far finta, magari
guardando ad altre parti della nuova Circoscrizione, che i problemi sociali non esistono;
in particolare, alcune aree di Torino Nord hanno dei problemi sociali e di sicurezza
molto importanti. Sarebbe stato sicuramente meglio rifare i confini da zero e tracciarli in
maniera da ottenere delle Circoscrizioni con un po' più di senso. Spero che almeno gli
accorpamenti delle ultime tre Circoscrizioni, che saranno realizzate a partire dal 2021,
possano essere rivisti, perché, probabilmente, ha più senso accorpare la 3 con la 4, la 5
con la 6 e la 1 con la 7.
Dopodiché, in questa riforma ci sono però anche molte cose positive: innanzitutto il
numero, perché rilevo che, essendo arrivati ad una convergenza su una risoluzione
definitiva a cinque Circoscrizioni, si tratta della proposta del Movimento 5 Stelle, che,
fin dall'inizio, è stato il primo a chiedere e a difendere questo numero; quindi,
sull'elemento che, alla fine, nel bene e nel male è considerato quello più importante di
tutta la riforma si è arrivati alla proposta del Movimento 5 Stelle. Addirittura,
l'emendamento n. 3250, da noi presentato, riporta sostanzialmente la stessa cartina, con
qualche piccolo aggiustamento agli angoli di qualche Circoscrizione, che poi è stata
approvata con l'emendamento successivo in quest'Aula.
Da questo punto di vista, rivendico quindi il fatto che, in questo anno e mezzo, il
Movimento 5 Stelle abbia svolto uno stimolo per far andare avanti questa riforma e per
tenere più basso possibile il numero delle Circoscrizioni, arrivando ad un taglio
significativo.
È vero che il passaggio attraverso le 8 Circoscrizioni provvisorie non è bello e non è
condivisibile - io non lo condivido -, in quanto rischia di creare la possibilità che, nei
prossimi cinque anni, qualcuno poi torni indietro sul numero di 5, anche se penso che,
nei prossimi cinque anni, governando il Movimento 5 Stelle, questo non avverrà, anzi,
sarà compito del Movimento 5 Stelle arrivare al taglio che fin dall'inizio aveva
richiesto. Credo comunque che il Movimento 5 Stelle debba essere orgoglioso di
questo, cioè del fatto che, se si è arrivati in questa tornata amministrativa ad avere
finalmente una riforma, è anche perché c'è stato un suo ruolo attivo.
Credo che, alla fine, uno può fare, come ho visto fare al Gruppo di SEL, l'elenco di tutte
le cose che non vanno e trovare tutte le scuse possibili per votare no e dire che non va
bene niente, però credo che sia giusto anche non dire sempre no a tutto, accettare il fatto
che, quando si fa una riforma, per di più su un tema istituzionale, che arriva e
rappresenta il compromesso tra le visioni di tutte le forze politiche (quindi, ognuna ha
ottenuto qualcosa, però nessuna ha ottenuto esattamente quello che avrebbe desiderato e
che avrebbe fatto se avesse avuto la bacchetta magica), ad un certo punto, si deve
accettare il compromesso e sostenerlo, facendo in modo che comunque - è un passaggio
migliorativo, secondo me - possa andare avanti e abbia, se non il nostro voto favorevole
(che non può avere, perché ci sono troppe cose che non vanno), però perlomeno
l'acquiescenza e, quindi, il voto che io intendo dare, cioè il voto di astensione.
Credo che sia da rivendicare il ruolo attivo del Movimento 5 Stelle, cioè il ruolo che
abbiamo avuto, e che sia da festeggiare il fatto che quest'Aula - con tutte le divisioni, le
complicazioni e le piccole cose forse anche un po' tristi della politica - però è riuscita a
produrre una riforma istituzionale che mai nessuno era riuscito a produrre negli ultimi
15 anni.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Ricca (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il Consigliere
Ricca rinuncia all'intervento.
La parola al Consigliere Alunno.

ALUNNO Guido Maria
Ringrazio il mio Capogruppo che mi permette di intervenire a nome del Gruppo in
questa dichiarazione di voto conclusiva di un lungo percorso legato al tema della
riforma del decentramento. Nel 1959, in un discorso al Parlamento, Pietro Nenni
raccontò di un viandante che camminava lungo la strada ed incontrò degli operai che
stavano lavorando; chiese al primo che gli si parò vicino che cosa stesse facendo e lui
rispose che stava ammucchiando dei mattoni. Continuò il suo cammino e incontrò un
secondo operaio, gli fece la stessa domanda e lui rispose, con meno umiltà, che stavano
costruendo una cattedrale. Credo di poter dire che, con il voto che ci apprestiamo ad
esprimere su questa riforma, stiamo costruendo una cattedrale. Penso di poterlo dire a
partire dalla serietà e dall'ambizione con cui il tema è stato affrontato fin dall'inizio,
cioè fin da quando la Commissione Speciale è stata costituita, e, insieme ai Commissari
che ne facevano parte, si è deciso di darci degli obiettivi importanti, affrontando con
serietà ed ambizione tutti quelli che erano gli aspetti legati all'attuale situazione delle
Circoscrizioni e ai problemi evidenti relativamente, in principal modo, al tema
dell'efficienza e al tema della partecipazione, i due pilastri su cui si fonda la storia del
decentramento di questa Città, ma, in realtà, andando poi ad affrontare anche tutti gli
aspetti più o meno importanti, grandi e rilevanti. Infatti, abbiamo poi utilizzato, dopo la
prima fase di studio, di approfondimento e di confronto, un metodo che ci ha portato a
rileggere insieme ogni singolo articolo dello Statuto della Città riferito al tema ed ogni
singolo articolo del Regolamento del Decentramento, arrivando in più di un'occasione a
discutere sulla singola parola, per cercare di interpretare al meglio la costruzione di
strumenti adeguati ai nuovi bisogni che avevamo compreso insieme.
Solo nella seconda fase, quando la Commissione è arrivata a concludere i suoi lavori, è
parso in modo un po' curioso che l'unico tema rilevante per qualificare questa riforma
del decentramento fosse quello del numero delle Circoscrizioni e, conseguentemente,
quello dei confini in cui si suddividevano queste Circoscrizioni. Non ho alcun problema
a dire che, fin dall'inizio, la proposta del Gruppo del Partito Democratico in quella
Commissione, così come in passato, è stata quella delle cinque Circoscrizioni e, nel
corso della Commissione, abbiamo accettato una mediazione che arrivava a definire in
sei il numero più adeguato. Successivamente, abbiamo subito un'ulteriore mediazione,
che è arrivata a definire in sette il numero che permetteva di votare questa riforma in
Aula, ma anche in quella fase la convinzione di ciascuno dei Consiglieri di questo
Gruppo Consiliare è rimasta fortemente e pervicacemente quella che fosse cinque il
numero più adeguato per poter qualificare questa riforma.
Quindi, quando l'esito di una seconda fase di dibattito, che non è stata più legata a
quella Commissione, ma al ragionamento prima fuori e poi dentro quest'Aula, ha
portato a definire di nuovo in cinque il risultato finale, abbiamo pensato che la
mediazione non fosse al ribasso, ma fosse assolutamente al rialzo. Il passaggio ad otto,
che prevede una temporaneità per poter poi arrivare alle cinque Circoscrizioni, diventa
obbligato per avere una maggioranza ed i voti e raggiungere quello che era l'obiettivo
pensato come il migliore possibile fin dall'inizio.
L'altro aspetto che mi piace di quell'aneddoto sulle cattedrali è che, spesso, chi
costruiva una cattedrale non ne vedeva la fine, non poteva che scommettere sul futuro e
sul fatto che, altri dopo di lui, avrebbero ripreso il suo lavoro da dove lo aveva lasciato
per portarlo avanti. Anche i finanziamenti delle comunità locali non erano garantiti,
andavano rimessi in campo uno dopo l'altro. Il tema della sussidiarietà, quello della
partecipazione con gli strumenti innovativi di democrazia partecipativa, tutto il
ragionamento sui quartieri e sul nuovo ruolo che vogliamo dare al rapporto con le
comunità locali, la tendenza ad arrivare alla parità di genere non solo in base agli aspetti
di legge, ma anche sulla composizione della Giunta, e, nella vita interna, la Giunta
autonoma, il rapporto tra Giunta e Consiglio e le nuove competenze sono tutti strumenti
potenti che consegniamo nelle mani di chi verrà dopo di noi per poter costruire
realmente un modo nuovo e diverso di vivere il governo dei territori.
Per fortuna, il tempo mi impedisce di togliermi dei sassolini dalle scarpe, rispondendo
alle provocazioni, alle inesattezze, alle critiche superficiali ed anche alle intrusioni,
spesso subdole, con cui si è cercato di rallentare e, poi, di bloccare questo percorso che
oggi invece arriva alla sua conclusione. Posso invece dire che sono dispiaciuto che
qualcuno pensi che, oggi, stiamo semplicemente ammucchiando dei mattoni, mentre
credo che questa sia un po' la nostra cattedrale, una delle nostre cattedrali, e
convintamente annuncio il voto favorevole del Partito Democratico per portare a
compimento una grande riforma del decentramento.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola, in dissenso rispetto alla dichiarazione di voto del suo Gruppo, alla
Consigliera Onofri; le ricordo che ha a disposizione due minuti.

ONOFRI Laura
Mi dispiace dover annunciare il mio voto di astensione a questa proposta di
deliberazione, che, dopo lo Statuto, è l'atto per concludere la riforma del
decentramento; si tratta di una riforma che, in tutti i modi, ho voluto e sostenuto,
convinta della sua reale necessità, e ringrazio per la considerazione del lavoro svolto
dalla Commissione fatta, oggi ed anche in precedenza, da alcuni Consiglieri.
Le ragioni della mia astensione riguardano sia il metodo usato per raggiungere questo
testo che andiamo a votare, che il merito. Concordo che le riforme debbano tendere alla
più larga condivisione possibile, ma ci sono tempi e luoghi per trovare questa
condivisione. In Commissione non sono mai emerse le argomentazioni che,
successivamente, sono state addotte e che hanno profondamente modificato la riforma
rispetto al testo scaturito in Commissione.
In particolare, mi riferisco alla possibilità di fare la riforma in due tempi; questa
proposta non è mai stata avanzata né dalla maggioranza, né dall'opposizione.
Quest'Aula ha faticosamente appena votato uno Statuto, convinta di mettere le basi ad
una riforma con un certo impianto e dovremmo sicuramente già riscriverlo con altro
dispendio di tempo, fatica e risorse; vorrei capire perché abbiamo perso dei mesi,
abbiamo fatto fare agli Uffici un lavoro improbo, abbiamo sostenuto costi e ci siamo
sottoposti a lacerazioni e divisioni sostenendo che il numero delle Circoscrizioni non
potesse essere superiore a sei (come ha già detto il Consigliere Alunno, era già una
mediazione). È stato proprio il forte senso istituzionale a farci cambiare idea o,
piuttosto, non abbiamo saputo e voluto reggere un ostruzionismo che avrebbe
impegnato e bloccato i lavori per settimane in Aula? Me lo chiedo anche alla luce del
fatto…

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La invito a concludere il suo intervento, Consigliera Onofri.

ONOFRI Laura
Dato che c'è il dissenso anche di altri Consiglieri, prenderei un po' di tempo che mi
concedono i miei Colleghi… (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Consigliera Onofri, concluda, non si dia del tempo autonomamente.

ONOFRI Laura
Non ho parole. Altro che sorridere, Consigliere Ricca, con lei. Vorrei concludere con un
monito ed un auspicio. Il monito è che non abbiamo ancora capito che la distanza dei
cittadini e delle cittadine dalla politica continuerà ad aumentare se le modalità di
assunzione delle decisioni importanti, come quelle relative ad una riforma, saranno
sempre le stesse: non una franca ed aperta discussione pubblica, nei luoghi deputati ad
assumere quelle decisioni, ma accordi assunti e presi in altre sedi, in gruppi ristretti,
oggetto di trattative che possono anche portare ad un risultato, che non voglio
demonizzare, ma che sono percepite distanti e che creano una cesura e non un
avvicinamento con la cittadinanza.
L'auspicio è che questa riforma, pur con le criticità che ho cercato di fare emergere,
possa essere funzionale ed utile alla nostra comunità; credo che, se questo succederà, il
merito sarà del personale politico, che dovrà raccogliere questa sfida e saperla
interpretare al meglio, e del personale amministrativo, a cui si chiederà, nei prossimi
cinque anni, uno sforzo organizzativo e di risorse non indifferente, che potrà essere
sostenuto solo con grande passione ed impegno. Queste sono le più rilevanti perplessità
- per lo scarso tempo a disposizione non ho potuto argomentare tutto quello che avrei
voluto - che non mi consentono di votare favorevolmente il testo così come emendato.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola alla Consigliera Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Il mio intervento sarà breve e, per stare nei tempi, non potrò analizzare alcune questioni.
Vorrei partire dal fatto che i lavori della Commissione avevano prodotto un documento
sulla base del quale abbiamo votato uno Statuto, ma la discussione che c'è stata per
quello Statuto era profondamente diversa da quella che abbiamo fatto rispetto al
Regolamento; pur avendo annunciato un emendamento, che prevedeva le cinque
Circoscrizioni, ai lavori della Commissione, per coerenza e lealtà nei confronti della
maggioranza non l'ho presentato e, oggi, vedo che, a seconda di quelle che potevano
essere le diverse maggioranze da comporre in Aula, questa di oggi non è una
maggioranza autonoma, ma che si interfaccia con parte dell'opposizione e, se potessi
rimettere indietro l'orologio, presenterei l'emendamento per le cinque Circoscrizioni.
Chiudo su questo, sapendo che dovremo tornare alla discussione sullo Statuto, ma
auspicando un metodo diverso per non andare ad alterare il merito; permettetemi una
battuta: trovo molto bella la metafora della cattedrale, ma fate attenzione perché rispetto
alla parola cattedrale possono essere utilizzate due metafore: quella del muratore e
quella della cattedrale nel deserto. Spetta a tutti noi fare in modo che rispetto a questa
riforma, così sofferta e complessa e che rappresenta comunque un percorso vinto dal
Consiglio Comunale, non ci sia invece l'idea di costruire una cattedrale nel deserto. Per
ciò che mi riguarda, vale la mozione di accompagnamento allo Statuto.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Altamura.

ALTAMURA Alessandro
Presidente, rispetterò il tempo a me concesso e non tornerò su quanto già anticipato da
alcuni miei Colleghi. Ringrazio tutto il gruppo di lavoro che ha lavorato con la
Presidente Onofri nella Commissione, anche alle mediazioni successive, perché questo è
un risultato che va ascritto alla politica. Può essere condiviso o meno ed io sarò
sicuramente tra coloro che non condividono il risultato finale, ma resta il fatto che
questa mia valutazione è anche frutto di un percorso che credo sia coerente con una
posizione avuta già nel passato. Come ricorderanno il Consigliere Trombotto (quando
era Presidente della Circoscrizione 10) e lo stesso Consigliere Alunno (che, tra l'altro, è
intervenuto ricordando il lavoro svolto dalla Commissione e le mediazioni successive),
ritengo che, dal punto di vista di alcuni Consiglieri, sia corretto politicamente
rivendicare il risultato. Tra l'altro, da Presidente del Consiglio Comunale, nella
Commissione Decentramento del 2004-2006 abbiamo sostenuto la posizione delle
cinque Circoscrizioni e su quella posizione la maggiore ostilità, lo ricordo in particolare
al Consigliere Trombotto che ha buona memoria, fu proprio dell'ex Presidente di
Circoscrizione Artesio.
Questo percorso si conclude oggi, ma dovrà essere ripreso; ha dei paletti e degli step
successivi che non mi hanno convinto, in particolare l'arrivo a cinque Circoscrizioni nel
2021. È stato citato Nenni, ma voglio provare invece ad andare un po' oltre e citare
Robert Frost, che era molto caro al Presidente americano John Kennedy, che scrisse:
"La strada che non presi"; c'erano due strade che divergevano, ho preso quella meno
battuta e la differenza era tutta lì.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola alla Consigliera Appendino.

APPENDINO Chiara
Noi abbiamo fatto un percorso lungo con i Consiglieri di Circoscrizione, perché da
opposizione ritenevamo, responsabilmente, che una vera riforma fosse necessaria: una
riforma che fosse nell'interesse dei cittadini, della riorganizzazione dei servizi,
dell'efficientamento, della partecipazione e della capacità di dare alle Circoscrizioni un
vero ruolo.
Per questo motivo, in Commissione abbiamo votato a favore della proposta, voto che
rivendico e che ribadirei se fossimo di fronte a quel testo. Quel voto era basato su una
valutazione oggettiva nell'interesse dei cittadini e non sull'appartenenza politica ad un
Gruppo o all'altro, ma solo ed esclusivamente nell'interesse dei cittadini. Volevamo
dare competenze vere, volevamo ridurre i costi ed abbiamo creduto nella Giunta con
valenza esterna, nonostante fossimo l'opposizione, proprio nell'interesse dei cittadini.
Abbiamo creduto nel ruolo dello speaker, abbiamo creduto nella ridefinizione dei
confini a sei, frutto di mediazione, perché, ha ragione il Consigliere Bertola, la nostra
proposta iniziale era comunque a cinque.
Mi chiedo però con che coraggio oggi chi ha contribuito a questo percorso nella
Commissione - non mi riferisco al centrodestra, perché, oggettivamente, in
Commissione ha detto poco - possa arrivare qui in Aula e dire che è un successo o
parlare di una grande riforma. Mi chiedo con che coraggio si possa parlare anche di
conciliazione. Ha ragione la Presidente della Commissione Decentramento, Onofri, sul
metodo; ha detto tutto lei e non penso di doverlo ripetere, perché sappiamo benissimo
che cosa è successo: abbiamo votato uno Statuto in certe condizioni e poi, stranamente,
è cambiato tutto e si è andati a votare un Regolamento frutto, in realtà, di un
compromesso a fronte dell'ostruzionismo del centrodestra.
Diciamo le cose come stanno: questa non è una grande riforma. Questa è una riforma
post datata, rimanda al 2021 quello che potevamo fare oggi, perché c'era la possibilità
di farla oggi. È una riforma frutto del compromesso: lo dico perché, l'ho già detto in
sede di votazione degli emendamenti, il compromesso è diverso dalla mediazione
politica. La mediazione è andare comunque nell'interesse comune con visioni diverse,
mentre il compromesso è un insieme di interessi specifici. Qui ci sono interessi specifici
che hanno dominato rispetto agli interessi comuni; ad esempio, lo abbiamo visto sul
tema dei confini, sul tema delle competenze e sul fatto di non scontentare qualcuno.
Io penso che questa riforma, che tra l'altro non so nemmeno se si reggerà tecnicamente
e se sarà veramente applicabile - ed è la mia preoccupazione per chi arriverà dopo -, è
invotabile, lo dico veramente con estremo rammarico.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Io sono convinto che, quando la volpe non arriva all'uva, dice che è acerba. Tutti quelli
che oggi si dichiarano contrari a questa riforma, sapendo che non è la migliore riforma
possibile che abbiamo tutti in testa, avevano soltanto da lavorare di più affinché si
trovasse una linea comune. Per chi critica dalla parte dell'opposizione dico che aveva
solo da fare ostruzionismo insieme al centrodestra, così da poter portare le sue istanze
insieme a noi per cercare di migliorare questa riforma. A chi, invece, dalla parte della
maggioranza critica questa riforma, dico che potevate sedervi al tavolo insieme a noi per
cercare di trovare la formula migliore per cambiare questa riforma.
Questa riforma è stata cambiata credo nel miglior modo possibile, trovando un accordo
nell'interesse dei cittadini, perché non è una questione di numeri, è una questione di
contenuto. Se fosse stato per tutti quelli che si sono oggi espressi contrari a questa
riforma, avremmo un Consiglio di Circoscrizione che non controlla quello che può fare
la Giunta: questo non sarà così.
È stato fatto, quindi, un grosso passo avanti, a fronte di un piccolo passo indietro su
posizioni personali. Si lavorerà nel prossimo Consiglio per fare in modo che questo
passaggio da otto a cinque sia il più armonioso possibile affinché i torinesi non vadano a
perdere quei servizi essenziali di cui oggi godono.
Questo intervento, quindi, è per dichiarare il nostro voto favorevole al Regolamento
della riforma del decentramento e per auspicare che tutti votino in maniera favorevole,
perché questo è stato un atto importante, di condivisione sui principi dei Consigli
Circoscrizionali, ovvero il lavoro e le competenze. I numeri sono numeri, c'è chi
simulava per cinque e cinque saranno, c'è chi simulava per sei; bastava, Presidente
Onofri, ascoltarci in Commissione. Ve ne siete fregati, avete preferito l'inciucio con il
Movimento 5 Stelle, come avete fatto con la Consulta, e allora siamo andati avanti e
oggi secondo me questa è la migliore riforma possibile condivisa.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Berthier.

BERTHIER Ferdinando
È indubbio che la Commissione ha lavorato intensamente, siamo andati avanti più di un
anno. È anche indubbio che, comunque, il documento finale uscito da questa
Commissione non era condiviso dalla minoranza, che, sicuramente, come dicono le
Consigliere Onofri e Centillo, abbiamo dato poco apporto? No, non è che abbiamo dato
poco apporto, abbiamo cercato di contenere quello che era lo stravolgimento del
documento sul decentramento.
Personalmente, non credo che sia il massimo quello che oggi andremo a votare come
Statuto. Sicuramente, si poteva fare di più, ma si sarebbe potuto fare di più se avessimo
avuto più tempo. Io ho già ribadito in altre occasioni che cambiare il Regolamento sul
decentramento a ridosso di una nuova tornata amministrativa non era certamente un
servizio idoneo ai cittadini. È vero che bisogna cambiare, ma bisogna anche cambiare
con i tempi giusti e nei modi giusti. Non credo neanche che la maggioranza abbia calato
le braghe nei confronti della minoranza.
Io credo che una giusta valutazione non sia solo dovuta al fatto che noi avevamo
presentato migliaia di emendamenti e che, quindi, pur di portare a casa un risultato
abbiano ceduto al nostro ricatto politico. Non lo definisco un ricatto politico, ma lo
definisco sicuramente una giusta mediazione, anche perché la maggioranza non è
l'assoluto di questo Consiglio; se, quindi, esiste una minoranza è giusto che anche la
maggioranza si confronti. È quindi un discorso ancora aperto, nulla è definitivo. Nella
prossima tornata amministrativa si avrà il tempo normale, ponderato per arrivare alle 5
Circoscrizioni. Torno a dire, non ci hanno dato nessun contentino, non è che essendo
oggi ad 8 Circoscrizioni anziché 5 o 6, o 7 come volevano, noi ci ritroviamo in perfetto
accordo, almeno personalmente non mi ritrovo in perfetto accordo anche perché le due
Circoscrizioni che sono state accorpate, a mio parere, sono state accorpate in modo
anomalo. Accorpare la Circoscrizione 8 alla 9 nulla ci piglia, così come la 10 con la 2.
Avendo più tempo, si sarebbe potuto fare un lavoro anche migliore e più ragionato.
Per quanto riguarda il risparmiare soldi avendo meno Presidenti e meno Consiglieri,
questo è ancora tutto da vedere, anche perché in questa fase avrebbe creato, invece che
risparmio, cosa che sarà comunque anche a otto, un costo aggiuntivo perché sappiamo
benissimo che le schede elettorali dovranno essere cambiate per molti cittadini.
Credo, quindi, che sia stato fatto un grande lavoro da parte di tutti e, ringraziando anche
la maggioranza che non ricattata, ma valutando correttamente quali erano le nostre
richieste, credo si sia arrivati ad un documento fattibilmente votabile.
Il mio voto sarà sicuramente favorevole e spero che chi ci succederà nella prossima
tornata amministrativa possa fare un lavoro ancora più completo, ancora più ponderato e
ancora più utile e di vantaggio ai cittadini.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola alla Consigliera Levi-Montalcini.

LEVI-MONTALCINI Piera
Io mi asterrò su questa proposta di deliberazione e non sto a rifare tutto il discorso che
hanno fatto le Consigliere Centillo ed Onofri, perché mi vedo completamente
rispecchiata nelle loro osservazioni.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Non essendoci altri Consiglieri che intendono intervenire, do la parola all'Assessore
Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Come è stato ampiamente detto in questa discussione, per la verità, lunghissima e durata
sin da un mese e mezzo dallo Statuto, su un atto assolutamente importante, questa
deliberazione aveva ed ha tuttora in mente di affrontare almeno quattro temi che sono
stati: il rafforzamento del ruolo delle Circoscrizioni con dei poteri; un principio di
semplificazione amministrativa, che nella riforma voleva alleggerire dai doppi passaggi
alcuni provvedimenti oggi di competenza congiunta; aumentare il principio di
responsabilità della classe politica del decentramento, nell'ottica di avere più
responsabilità verso il governo delle cose e più responsabilità verso il proprio
comportamento e condotta verso il governo delle cose; incrementare la partecipazione
della Città al processo di condivisione delle scelte, pure in un sistema di democrazia
delegata.
La discussione ha avuto il corso che ha avuto, alla Giunta non tocca giudicare
assolutamente l'esito politico di questa vicenda, io sono rispettoso del ruolo che ha il
Consiglio Comunale che è il padrone della riforma. Alla Giunta è toccato, ne abbiamo
discusso lungamente, presentare una deliberazione consiliare conseguente al lavoro, e su
questo vorrei ribadire, lavoro meticoloso, delicato e di grande partecipazione anche
della Giunta, perché la Giunta tutta ha partecipato alla Commissione, il sottoscritto in
particolare, e non vorrei omettere un dettaglio che in questa situazione è fondamentale,
anche delle Circoscrizioni. Io ho girato quasi per due volte, e anche alcuni Consiglieri in
sede di fase dello Statuto, le Circoscrizioni per sentire il parere dei Consiglieri, dei
Consigli stessi e poi espressi formalmente nel parere che hanno redatto.
Alla fine di questo percorso credo che ci sia stata una prima fase critica, la vorrei
chiamare così, prima di questa fase d'Aula critica. Una fase critica in cui - bisogna dirlo
- non tutte le minoranze hanno partecipato attivamente sin dall'inizio al percorso di
formazione dell'atto deliberativo. Lo voglio dire non come j'accuse verso l'esito di
questa discussione, ma come atto di storicizzazione della discussione. Questa
discussione rimarrà per molti anni, forse, nel verbale di questa Aula come riforma che
esiteremo e quindi è giusto anche dare atto, a mio avviso, della storia di questa riforma.
Per mesi, alcune opposizioni hanno di fatto rifiutato, altre no. Altre no di varia natura,
vale per il Movimento 5 Stelle, vale persino per Forza Italia e per NCD, in alcuni casi
invece si è sicuramente fatto diversamente. Io, per esempio, do atto che da sempre so
qual è l'opinione del Consigliere Tronzano, che trasparentemente in Commissione e in
Circoscrizione nei suoi rappresentanti di partito, ha sempre espresso chiaramente la
contrarietà alla riduzione del numero delle Circoscrizioni. Do atto, perché almeno c'è
stato un principio di chiarezza nella posizione politica. C'è stata una fase, invece, che
poi ha maturato e con il concorso di altri, e devo dire non c'è in politica un tempo
supplementare sbagliato e un tempo regolamentare giusto, c'è il tempo della politica e
quindi qualunque discussione, anche fatta in questo momento sarebbe chiaramente
legittima politicamente, vorrei essere molto chiaro, in cui però tuttavia è mancata forse
una fase di metabolizzazione di alcuni principi.
Allora, cosa è rimasto della riforma? La riforma è comunque rimasta ed è rimasta come
elemento, a mio avviso, complessivamente positivo, però non posso eludere alcune
criticità. È rimasto il rafforzamento delle competenze, il punto n. 1, frutto di un lavoro
che non è stato rimaneggiato dall'Aula, ma che viene dalla discussione della
Commissione. Si è affievolito il principio di responsabilità; gli emendamenti su cui
tecnicamente non entro nel merito, ma che io francamente non avrei sottoscritto, lo dico
trasparentemente, sul tema della rilevanza esterna della Giunta non hanno in realtà dato
quella responsabilità al Governo circoscrizionale che la Giunta e la Commissione
voleva attribuirgli, l'ha affievolita e questo è un dato oggettivo. Portare deliberazioni in
Commissione e poi in Consiglio con la mozione di revoca la affievolisce: è una scelta
politica e io la rispetto, ma ho il dovere di dire che non la condivido. È rimasto il
rafforzamento della partecipazione, cioè il concetto che quella parte di istituti di
partecipazione rafforzata dal bilancio deliberativo, al rafforzamento delle istanze verso
il Consiglio di quartiere dai cittadini sono rimaste sostanzialmente invariate.
Allora, è chiaro che si è persa un po' di semplificazione con alcuni meccanismi un po'
farraginosi, oserei dire, si è affievolita la responsabilità ed è rimasta la partecipazione e
il rafforzamento delle competenze. È un saldo comunque positivo, lo voglio dire perché
la conquista di questa riforma è una conquista avuta dopo due tornate amministrative di
riforme inesitate, affievolita inoltre da un altro elemento, e qui c'è una questione che la
politica ha assunto come riferimento, cioè l'incompletezza della riforma, una riforma
cioè fatta a due tempi, una prima fase e una seconda fase.
Io, per cultura politica, dico sempre che la generazione politica che libera una riforma fa
delle scelte e se ne assume fino in fondo la responsabilità. Se avessimo detto che sono 8,
e io rispetto questa decisione, è meglio dire che sono 8 e basta. Dire che sono 5, ma che
dovremmo valutarlo su un'altra tornata amministrativa, francamente non mi convince
come approccio istituzionale. Dopodiché - ribadisco - è l'Aula e il Consiglio che ha
deciso questa soluzione e io la rispetto e, convintamente, in quanto delegato al
decentramento, io attuerò la riforma che quest'Aula voterà, perché la maggioranza di
quest'Aula è sovrana nelle riforme istituzionali. Lo farò non con minore o maggiore
convinzione perché si è modificato, lo farò perché ho il dovere di farlo, perché io ho
questo compito, ma non posso nascondere il fatto che, naturalmente, alcuni principi di
riforma che stavano nella riforma organizzativa, nella riforma logistica, nella riforma
delle competenze chiaramente sono parzialmente affievoliti e forse questo era l'intento
e il senso da lasciare alla futura tornata amministrativa.
Ci sono, poi, vicende politiche. Io sono convinto che, forse, a 7 non ci sarebbe stata una
maggioranza, ma forse neanche a 6, non si dicono alcune cose. Io sono certo che, forse,
a 7 avremmo perso tutta l'opposizione, forse anche il Movimento 5 Stelle e, quindi,
modererei l'enfasi della critica sul tema degli 8, perché, forse, neanche a 7 il
Movimento 5 Stelle avrebbe votato e, forse, a 6 avremmo avuto una maggioranza
diversa. Adesso, sicuramente a 5, che era la scelta uscita dalla tornata amministrativa
scorsa, forse avremmo potuto convergere, però un 5 differito è una riforma spuntata.
Mi pare, quindi, che bisogna prendere atto della difficoltà di formare una riforma di
maggioranza, bisogna prendere atto che è necessario fare una riforma che io condivido
debba coinvolgere necessariamente l'opposizione. Resta il dovere di applicare questa
riforma e resta un po' di amaro in bocca, in questo io mi ritrovo - lo dico politicamente,
svestendo un attimo i panni della delega - nelle parole della Consigliera Onofri, un po'
l'amarezza di avere perso il tempo in cui bisognava lavorare con le maniche rivoltate
alla riforma e avere enfatizzato il tempo in cui l'Aula ha dovuto procedere alle
mediazioni. Forse, un investimento di responsabilità sul tempo precedente che da parte
delle opposizioni avrebbe avuto un esito magari di mediazione anche esso, ma, posso
dirlo, con un maggiore rispetto di quello che è l'ordinamento che si voleva dare, cioè
l'esito di semplificare, di responsabilizzare, di rendere trasparente, di rafforzare le
funzioni del decentramento.
Consegniamo, quindi, e chiuderei così, al futuro della prossima tornata amministrativa o
magari chissà tra quante tornate amministrative, perché io che ho un po' di primavere di
Consiglio alle spalle ricordo la precedente riforma e anche la precedente si disse una
riforma transitoria. La verità è che le riforme transitorie non esistono, le riforme sono
transitorie finché qualcuno dopo non le cambia e come tale credo che sia doveroso
procedere.
La Giunta - ribadisco - prenderà atto e rispetterà l'esito della discussione di questa Aula
e per quanto le compete attuerà la riforma che l'Aula licenzierà pur naturalmente non
esimendosi da osservazioni e valutazioni di carattere politico e tecnico che credo sia
doveroso lasciare al verbale dei lavori di questa Aula, se non altro ad onore di chi, come
me, i miei Colleghi in Giunta e come tanti Consiglieri, ha lavorato alacremente per dare
a questa Città una buona riforma.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La ringrazio, Assessore.

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