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PORCINO Giovanni (Presidente) A due giorni di distanza dai tragici fatti che hanno sconvolto Parigi e l'Europa, abbiamo ritenuto opportuno consentire a tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio Comunale di esprimere il proprio cordoglio al Popolo francese e ai familiari delle vittime innocenti, nonché di ribadire la ferma condanna ad ogni forma di violenza che semini terrore e morte nelle nostre città. L'attacco di cui è stata vittima Parigi nella notte di venerdì scorso, infatti, conferma come il terrorismo sia diventato ormai una vera e propria arma internazionale. Con gli stessi ingredienti impiegati in molte altre stragi, come quelle di Madrid, di Londra e ancora della capitale francese, già teatro dell'attentato ai danni del giornale satirico Charlie Hebdo, i terroristi pochi giorni fa hanno voluto colpire nel cuore l'Europa attraverso una serie di attacchi coordinati che implicassero il sacrificio della vita stessa degli autori. Un massacro che, per efferatezza e crudeltà, non ha precedenti e che rappresenta un attacco ad un modello sociale, ad una cultura, al vivere quotidiano che ogni cittadino è abituato a sentire proprio. Torino è, oggi più che mai, al fianco di Parigi, della Francia e dell'Europa, perché tutti insieme si faccia sì che violenza e morte perdano sempre contro la libertà e la democrazia. La parola al Sindaco. SINDACO Abbiamo ritenuto tutti di avere un momento di riflessione nel Consiglio Comunale, che è la sede istituzionale per eccellenza di rappresentanza della nostra comunità, perché avvertiamo tutti che l'evento tragico e drammatico che ha sconvolto la vita di Parigi, della Francia e del mondo nelle scorse ore ci investe e ci riguarda direttamente. Non ripeterò le considerazioni che ho avuto modo di fare sabato in piazza; richiamerò soltanto alcuni elementi di riflessione che possono essere utili alla nostra discussione. Avvertiamo tutti che questo attentato drammatico, che ha causato ad oggi più di 130 morti e quasi 300 feriti, investe la nostra vita quotidiana, così come abbiamo percepito la stessa insidia in questi anni in cui costantemente siamo stati di fronte ad attentati dello stesso segno e della stessa matrice. Dall'attentato alle Torri Gemelle di New York ad oggi è stata una scansione drammatica e tragica, anno dopo anno, di eventi che hanno seminato lutto, morte e dolore in tante città del mondo: penso all'attentato a Madrid, a Londra, a Istanbul, a Gerusalemme, a Nairobi, a Nuova Delhi e a tante altre località che sono state colpite dal terrorismo. È ancora nella memoria di tutti noi l'attentato a Charlie Hebdo, così come l'attentato al Museo del Bardo di Tunisi, nel corso del quale anche nostri concittadini hanno pagato con la vita. È evidente, in primo luogo, che da questa sede noi vogliamo far arrivare un messaggio di solidarietà, di vicinanza e di amicizia al Popolo francese, alle sue Istituzioni, alle famiglie di coloro che hanno subito questo dolore immenso e, tra queste, alla famiglia della nostra connazionale italiana che è morta tragicamente in quell'attentato. Avvertiamo questo attentato come qualcosa che ci riguarda, perché la lunga sequenza di attentati che ho appena richiamato hanno messo in evidenza e in luce quale sia la strategia che il terrorismo internazionale ha adottato: la strategia del colpire chiunque e ovunque per dimostrare la propria invincibilità e, al tempo stesso, per creare il massimo di panico, di paura e di allarme nella opinione pubblica, trasmettendo appunto il messaggio secondo cui ogni cittadino, e in particolare ogni cittadino occidentale, deve sentirsi in pericolo, scommettendo che questo produca un diffuso panico, una diffusa condizione di paura e di angoscia nelle nostre opinioni pubbliche e che questo induca i Governi dei nostri Paesi a ridurre la lotta di contrasto al terrorismo. Proprio per questa ragione mi pare che, come è stato detto in questi giorni in ogni sede, non possiamo accettare il ricatto della paura, non possiamo rinchiuderci nelle nostre case. Quello che si vorrebbe è desertificare la nostra vita, far vivere ciascuno di noi in una condizione di angosciosa solitudine, creare una condizione di permanente paura, che rappresenterebbe la distruzione di qualsiasi forma di vita civile nelle nostre città e nelle nostre nazioni. Reagire a questo ricatto e continuare a vivere la nostra vita nella quotidianità, sconfiggere la paura, che è un sentimento umano e che è del tutto naturale che ci sia, però riaffermando il valore della vita e della necessità di poterla condurre come ciascuno pensa e ritiene nella propria quotidianità è una condizione fondamentale per non accettare il ricatto terrorista e non far passare come vincente quella strategia. Naturalmente questo atteggiamento di opinione pubblica e di senso civico richiede che vi sia, da parte di chi ha delle responsabilità istituzionali e politiche ai diversi livelli e ai diversi gradi, un'assunzione piena e fino in fondo della lotta al terrorismo. Questo richiede il superamento di tutte le forme di ambiguità o di inadeguatezza che abbiamo potuto misurare in questi mesi e richiede il superamento delle divisioni della comunità internazionale. Facendo prevalere troppo spesso logiche di carattere nazionale ed esigenze di politica estera nazionale, si è fin qui manifestata un'insufficienza di azione della comunità internazionale, che ha denunciato uno scarso grado di coesione e di determinazione comune, ed è evidente che questo scarso grado di coesione e di determinazione comune è diventato uno spazio obiettivamente più ampio per l'azione dei terroristi. Conferma di quello che sto dicendo mi pare risulti leggendo le cronache di oggi del summit del G20 in Turchia, dove tutti i partecipanti, a partire dai Presidenti e dai Primi Ministeri dei principali Paesi, hanno manifestato una volontà di azione comune certamente superiore rispetto a quella che sono stati in grado di mettere in campo fin qui. Naturalmente l'auspicio è che non si tratti soltanto di dichiarazioni, ma che alle dichiarazioni consegua effettivamente l'assunzione fino in fondo di tutte le misure militari, diplomatiche e politiche che sono necessarie. Così come è necessario che si superino le ambiguità che si sono manifestate e continuano a manifestarsi nelle leadership dei Paesi islamici. Il fatto che il terrorismo invochi l'Islam e si presenti come un rappresentante dell'Islam, nella sua strategia folle e radicale, non può autorizzare nessuna reticenza, nessuna riduzione di allarme e nessuna riduzione di attività. Non possiamo accettare che, a una strategia terroristica così drammaticamente pericolosa e insidiosa per la vita del mondo e per la vita di ogni comunità, non si risponda con altrettanta determinazione e forza anche nelle società islamiche, anzi, un'eventuale insufficienza e inadeguatezza di risposta da parte delle leadership arabe e da parte delle società di quei Paesi renderebbe la risposta dell'Occidente più complessa e più difficile, perché riproporrebbe una lettura della risposta occidentale come un conflitto tra civiltà, mentre qui il tema non è un conflitto tra civiltà o tra culture, è un conflitto tra tutti coloro che, sotto ogni cielo, in ogni terra, quale che sia la religione che praticano, la lingua che parlano o la cultura che esprimono, si riconoscono in valori e in principi di libertà, di democrazia, di rispetto della dignità umana, di riconoscimento delle differenze e chi invece tutto questo nega. È quindi giusto sollecitare e chiedere alle leadership arabe e al mondo islamico di condurre contro il terrorismo che invoca l'Islam una battaglia e un contrasto non meno determinato di quello che avvertiamo essere la nostra responsabilità. Vi è certamente un tema che nelle analisi di questi giorni, ieri e oggi, è ampiamente evocato in tutta la pubblicistica internazionale, forse il tema più complesso e delicato, ed è come evitare che il terrorismo abbia una capacità di reclutamento e, in particolare, una capacità di reclutamento tra una generazione che spesso vive una condizione di frustrazione, di disagio e di solitudine. In molte analisi è stato fatto riferimento alla condizione di disgregazione sociale, di disoccupazione e di disagio che si vive nelle periferie delle grandi città del nostro continente, a partire da Parigi. È stato ricordato come quelle banlieue, quelle periferie hanno conosciuto nel tempo fenomeni, come le rivolte nelle periferie, che indicano una condizione di disagio sociale particolarmente acuto, e come quel disagio, se non affrontato, rischia di essere uno spazio entro cui il terrorismo può praticare la propria azione di reclutamento. Io credo che sia un punto che ovviamente non può essere eluso, a condizione di partire però da un'asserzione molto chiara: non c'è nessuna forma di disagio sociale, non c'è nessuna forma di condizione di solitudine o di emarginazione che può giustificare l'assassinio e che può giustificare il ricorso al terrorismo. A partire da questa asserzione molto chiara e netta, che significa non concedere nessuna forma di giustificazione o di alibi o di spiegazione a chi ricorre al terrore, è altrettanto giusto porsi l'obiettivo di ridurre ogni spazio di azione e di manovra del terrorismo; e in una strategia che punti a ridurre quello spazio c'è certamente anche un'azione che sia capace di incidere su quelle aree di disagio e di marginalità che, se non affrontate e non ridotte o risolte, diventano obiettivamente uno spazio per il reclutamento da parte dei terroristi. Naturalmente a queste considerazioni se ne potrebbero aggiungere tante altre, in particolare si potrebbe aggiungere un ruolo fondamentale che in una vicenda di questa natura gioca la dimensione religiosa e quanto il dialogo interreligioso possa essere una via particolarmente significativa e importante per ridurre l'azione del terrorismo, che invece usa abbondantemente la religione e un sua interpretazione integralista e fanatica per dare legittimità e motivazione alla propria azione omicida. Credo che il Pontefice abbia pronunciato parole nette e chiare nella giornata di ieri, quando ha ricordato che invocare Dio per uccidere è una bestemmia. Credo che anche questa sia una dimensione importante, quella del dialogo interreligioso, per affermare il riconoscimento delle differenze, delle diversità, ma un riconoscimento delle differenze e delle diversità per la costruzione di un mondo che sia capace di far convivere le differenze e non farle entrare in conflitto. Tutto questo richiede una capacità di mobilitazione delle coscienze democratiche, delle istituzioni, di ogni soggetto culturale, sociale, religioso che riguarda anche la vita della nostra comunità. Noi siamo una città multiculturale, multietnica, multireligiosa, siamo una città nella quale vivono 150.000 cittadini di origine straniera, una parte significativa dei quali proveniente o originaria di Paesi a religione islamica, e vivono nella nostra città grandi comunità, come la comunità del Maghreb o come la comunità egiziana. Considero molto importante che sabato in quella piazza, che ha manifestato lo sdegno dei torinesi per l'attentato di Parigi, fossero presenti le principali associazioni di queste comunità nazionali, come era avvenuto in occasione dell'attentato a Charlie Hebdo e come era avvenuto in occasione delle vicende di Tunisi e del Bardo. Penso che sia molto importante che quelle comunità e i suoi esponenti abbiano voluto manifestare in modo netto e preciso la loro condanna del terrorismo e la condanna di chi, usando l'Islam, in realtà getta un'ombra drammatica e pericolosa su ogni cittadino che a quella religione si ispiri o che da quei Paesi provenga. Abbiamo il dovere di lavorare perché ogni forma di radicalismo o di integralismo nemico dell'integrazione sia bandita dalla nostra città, e lo possiamo fare con tanta più forza in quanto si sia capaci nella nostra comunità di praticare, come abbiamo sempre fatto, una politica di rispetto di ognuno, quale che sia l'identità che rivendica, una comunità che vuole far vivere percorsi e politiche di integrazione come condizione per il superamento di ogni forma di divisione e di separatezza. Siamo una città che è stata capace, fin qui, di riconoscere a tutti uguali diritti e che proprio per questo naturalmente chiede a ciascuno di osservare e di rispettare uguali doveri. Queste sono le considerazioni che mi sembrava di poter fare per avviare questo dibattito. A integrazione di queste considerazioni, richiamo l'intervento che ho fatto sabato e che la gran parte dei Consiglieri che è qui ha ascoltato in piazza Castello. Concludendo, credo che questa vicenda richieda anche nella nostra città un alto grado di unità, di coesione tra di noi, tra tutte le forze politiche, tra tutte le forze della Città. Su molte questioni è del tutto legittimo esprimere opinioni diverse e battersi per vedere riconosciute le proprie opinioni e le proprie idee, ma ci sono alcune questioni sulle quali è assolutamente necessario far prevalere la ricerca della coesione e dell'unità come condizione per mantenere unita e coesa la nostra comunità. Credo che, nel contrastare ogni forma di terrorismo, ogni forma di violenza, ogni forma di riduzione della nostra libertà, si possa realizzare la più vasta coesione e unità della nostra comunità e in ogni caso è quello che io auspico. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io ringrazio il Sindaco per aver ribadito in questo intervento anche in Aula, dove ci è consentita la replica, le stesse argomentazioni, quantomeno i punti salienti del suo intervento espresso, a nome di tutta la Città, in piazza Castello sabato. Sicuramente viene raccolto il suo appello all'unità nel cordoglio nei confronti delle vittime, nel senso dello Stato e delle Istituzioni nel respingere qualsiasi aggressione, violenta o anche solo di violenza ideologica che a questa venga portato, e di sicuro il terrorismo islamista in questo momento storico rappresenta l'avanguardia di tutti gli attacchi che possono pervenire alle nostre dimensioni istituzionali e anche alla fisicità della nostra cittadinanza. Sicuramente, però, questo è anche il momento per ribadire alcuni punti su cui invece noi non concordiamo rispetto al suo discorso, partendo innanzitutto dall'appello che lei rivolge sulle ambiguità delle leadership arabe, perché, se di ambiguità dobbiamo parlare, forse dovremmo guardare più nel campo occidentale. Sappiamo bene che ci sono leadership arabe che dovrebbero meritare davvero la massima stima politica, anche da parte nostra, nell'aver costituito per tanti, troppi anni l'unico baluardo di fronte alle milizie islamiste. Parliamo, per esempio, del Presidente Al-Sisi, che è riuscito a riportare uno Stato laico in Egitto, dopo un tentativo sostanzialmente di golpe dei Fratelli Musulmani, che stavano portando la Costituzione Egiziana alla Sharia. Dovremmo parlare, per esempio, dei regimi che sono stati invece sovvertiti dagli interventi militari statunitensi e quindi, di fatto, di coalizione occidentale, che hanno poi portato, come in Iraq piuttosto che in Afghanistan, a un radicarsi e a un infiltrarsi di tutte le milizie jihadiste. Dovremmo parlare, per esempio, in Libia del Governo di Tobruch, che è l'unico democraticamente eletto e che si oppone, nella quasi assoluta solitudine, senza alcun sostengo non solo di intervento diretto armato, ma anche solo logistico, nei confronti delle milizie del califfato presenti a pochi chilometri dalla nostra costa, che controllano e gestiscono il traffico dei clandestini nei nostri mari e che si ritrovano, invece, quasi abbandonati in una lotta impari contro le miste islamiste di Tripoli, ma anche quelle di diretta emanazione del califfato. Per citare un episodio che è stato anche oggetto di un dibattito in Aula un paio di anni fa qui in Sala Rossa, vorrei citare anche il caso siriano, perché sappiamo benissimo - perché ormai è stato confermato - che gli attentati di Parigi sono stati progettati in Siria. Questa stessa Sala Rossa ha dato l'indicazione politica di sostenere le opposizioni siriane al governo di Assad, che sono esattamente le forze che hanno aperto la strada all'entrata del califfato in quella terra. Forse è il caso di andare a condannare tutte le ambiguità di quelle coalizioni internazionali che vedono la Turchia insieme a tanti altri Stati occidentali, che avrebbero dovuto combattere l'Isis e non si capisce per quale motivo, nell'arco di un anno e mezzo di intervento, non siano riuscite a riportare alcun obiettivo, forse anche per la grande ambiguità di tutte quelle milizie che sono addestrate, finanziate e foraggiate dai governi occidentali, a partire dal nostro, che dovrebbero opporsi per esempio al governo di Assad e all'Isis e poi finisco per collaborare con l'Isis contro il governo di Assad, e questa è cronaca internazionale. Addirittura la CIA ha dovuto ammettere che milizie addestrate, organizzate da loro, sono passate dall'altra parte, con una figuraccia davvero priva di precedenti - credo - nella storia degli Stati Uniti d'America. Perché tutte queste riflessioni? Perché la convinzione è che, se è doveroso riconoscere cordoglio e ritrovare unità sui principi in un momento come questo, la politica non si può però fermare a questo. È un dovere di tutti, politici e semplici cittadini, ritrovare unità e ribadire il valore di determinati principi secolari e di civiltà occidentale, che dovrebbero essere il baluardo - dico "dovrebbero" - nei confronti del fondamentalismo religioso, ma dall'altra parte la politica ha una responsabilità in più, perché purtroppo mi tocca ricordare che pochi mesi fa c'è stata una mobilitazione delle coscienze dopo gli attentati di Charlie Hebdo, che sono costati complessivamente una ventina di morti, c'è stata una grande reazione valoriale, una grande mobilitazione sui social network, con una grande partecipazione mediatica e di coscienza, peccato che poi è passato qualche mese e ci ritroviamo nuovi attentati con quasi 130 morti. E la politica cosa ha fatto in questi mesi? Cosa dovremmo aspettare prima di intervenire? Forse attentati che portino altri morti? Io vorrei far riflettere - e mi avvio alla conclusione - tutti noi su quanto questi ultimi atti di attacco a Parigi non siano liquidabili come semplici attacchi terroristici: sono veri e propri atti di guerra. Non è il Consigliere Marrone a dirlo, sono le più alte autorità francesi, perché è stato un attacco militare su territorio francese. È stato assaltato uno stadio dove si trovava il Premier. Di fronte a una situazione come questa - e vorrei ricordare le ultime indiscrezioni di cronaca, per cui addirittura forse l'unico elemento sopravvissuto al commando viene dato in fuga verso l'Italia e forse addirittura ricercato nel torinese - e alla luce di tutte queste notizie la politica deve avere l'orgoglio e assumersi la responsabilità e il coraggio di intraprendere delle azioni politiche, che devono essere delle azioni concrete e devono essere delle azioni, sì, di coraggio culturale, sì, di orgoglio civico, ma anche di sicurezza nazionale. Questo è quello che io ho sentito mancare e le rimprovero, signor Sindaco, nel suo intervento, perché il suo discorso è in realtà ampiamente condivisibile, ma è incompleto. È incompleto perché noi dovremmo avere il coraggio di ricordare che, tra le associazioni e le realtà islamiche che oggi ci danno solidarietà a Torino, ci sono anche moschee che hanno ospitato raccolte fondi con ospiti imbarazzanti, sceicchi del terrore giordani che troviamo su YouTube ad esaltare gli attacchi kamikaze, e questo è successo a Torino. Torino è la stessa città dove, in anni precedenti al suo mandato, sono stati individuati ed espulsi Imam ritenuti responsabili di reclutamento di guerriglieri per i teatri di guerra mediorientali e raccolta fondi - e questa è sempre Torino - ed è soprattutto la città che ancora oggi, nei documenti dell'Isis che circolano on-line (il nostro osservatorio li ha ben individuati), troviamo addirittura indicata come un potenziale corridoio strategico del nord-ovest d'Italia, che dalla Francia, che ha una presenza evidentemente più organizzata e ramificata di milizia islamista, possa condurre un giorno addirittura alla calata sull'Italia. Guardate, sono gli stessi documenti che possono essere liquidati con grande faciloneria, ma in una fase come questa, in cui i gruppi di fuoco jihadisti sono clamorosamente auto-organizzati - e anche l'Intifada dei coltelli, che sta addirittura iniziando in Italia con l'episodio vergognoso di Milano, lo sta a testimoniare - assumono una grande pericolosità e non vanno assolutamente sottovalutati. Questo per dire che in realtà la politica deve, sì - e concludo da dove ho cominciato -, dare delle risposte nette in termini valoriali e in termini di declamazione di valori, questo però lo può fare qualunque cittadino. La grande responsabilità deve essere, per esempio, assicurare la sicurezza delle frontiere, perché io vorrei ricordare che uno degli attentatori di Parigi risiedeva in Francia con lo status di rifugiato. Noi abbiamo continuato a condannare il rischio che nelle masse intere di completa facilità di attribuzione dello status di richiedente asilo, sui barconi - proprio perché è l'Isis gestisce le coste di partenza dei flussi dei barconi - ci possa essere una strategia ben chiara di infiltrazione di elementi terroristici tra le masse di richiedenti asilo, ma non abbiamo mai trovato una risposta politica da questo Governo, perché viene sempre tutto liquidato come propaganda di estrema destra. L'attentato di Parigi adesso lo dimostra che è così, perché un attentatore aveva lo status di rifugiato. Così come anche le politiche sullo "ius soli". Voi ci avete raccontato per troppo tempo la favola per cui riconoscere la cittadinanza facile sia uno strumento di prevenzione dell'odio nei confronti della nostra cultura. Londra, Parigi nel primo caso, Parigi nel secondo, il boia inglese di cittadinanza britannica che taglia le teste alle vittime del califfato sul loro territorio Jihadi John dimostra che in realtà il grosso dei terroristi, il grosso dei kamikaze, il grosso dei nemici dell'Occidente hanno in tasca una carta d'identità con la cittadinanza dei Paesi occidentali che li ospitano. Questo a dimostrare che la cittadinanza, con tutti i diritti costituzionalmente riconosciuti che sono ad essa connessi, come per esempio il diritto di voto - perché questi terroristi votavano evidentemente nei loro Paesi -, deve essere ben valutato rispetto a una reale integrazione, quando invece con le politiche, che sono state anche propagandisticamente cavalcate in questa Città, di riconoscimento della cittadinanza per la semplice nascita del tutto casuale in una Città o in una nazione piuttosto che a un'altra, ha aperto di nuovo culturalmente e politicamente il terreno a un'infiltrazione comunque di cultura integralista nemica dell'Occidente. Allora in questi momenti va bene il cordoglio, ma bisogna avere anche il coraggio di parlare delle decisioni politiche, a cui la cittadinanza ci richiama, perché è nostro dovere garantire, sì, il mantenimento e il rispetto di determinati valori, che i terroristi vogliono compromettere, ma anche garantire la vivibilità e la sicurezza della nostra cittadinanza, se no ci troveremo un giorno ad essere autodegradati a un ruolo di cerimonieri e non di governanti e di amministratori del nostro territorio. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Sapete cosa pensiamo noi di questa situazione? Che purtroppo quello che sta avvenendo e tutte le considerazioni che sono state fatte, quelle che sono state fatte dal Primo Cittadino, purtroppo sono frutto di un film che abbiamo già visto. Qualsiasi tipo di ragionamento purtroppo rischia di diventare un ragionamento di natura retorica e questo è estremamente grave, perché ci ritroviamo, a distanza di pochi mesi, a trattare nello stesso modo, con gli stessi toni da parte del Primo Cittadino, gli stessi problemi. Perciò io mi limiterò veramente a una manifestazione d'affetto nei confronti di tutte le famiglie che in questo momento non possiamo neanche immaginare la sofferenza che si portano dentro. In particolare, penso alla famiglia italiana: ieri mi ha estremamente colpito la dignità della mamma nel ricordare la propria figlia, senza retorica, in un momento difficilissimo. Qui, però, ci troviamo sempre di fronte agli stessi problemi; anche se la politica estera americana è cambiata e alcune cose a livello internazionale sono cambiate, però il problema del terrorismo rimane. Una cosa che mi ha colpito - ma qui non voglio aprire una polemica - è esattamente il dibattito che c'è stato ieri in televisione su Rai 2 tra un esponente - non mi sovviene il nome - della comunità islamica e Magdi Allam sull'interpretazione del Corano: è lì la chiave di volta di tutto. È inutile che noi facciamo tutta una serie di discorsi, quando proprio all'interno della stessa religione si danno delle interpretazioni così differenti. Devo dire che chi dà una interpretazione estremistica di quella frase del Corano era lo stesso che in quel momento aveva rappresentato tutto il giorno la comunità islamica a livello internazionale e doveva essere la parte moderata, se no non sarebbe stato tutto il giorno a confrontarsi con altri interlocutori, sia della politica che della religione. Perciò questo mi fa riflettere molto: un rappresentante moderato che interpretava il Corano in maniera estremistica, basta andare a guardare la trasmissione di ieri se le mie affermazioni non risultino al vero. Allora, a questo punto, vorrei fare un invito, e anche qui non vuole essere una provocazione. Io ho visto una manifestazione in piazza Castello non organizzata fino in fondo però io ritengo riuscita, perché tutte le forze politiche e tutti i cittadini che ne sono venuti a conoscenza sono venuti a testimoniare in maniera compatta, non massiccia perché non c'era il tempo. Però, signor Sindaco, faccio questa mia umile proposta: mi piacerebbe organizzare una manifestazione non dettata dall'emotività del momento, ma proprio una manifestazione più organizzata, dove ci siano le Istituzioni, dove ci siano i cittadini italiani e dove ci siano anche tutti i cittadini di origine islamica, ma non una piccola e sparuta rappresentanza come io ho sempre visto in queste occasioni, ma vorrei vedere veramente tutte le persone che vivono nel nostro Paese, e nella nostra città in particolare, essere a fianco a noi in una grande manifestazione. Io purtroppo ho il sospetto - e a pensar male molte volte non si sbaglia - che a quella manifestazione sicuramente folle oceaniche da parte dei rappresentanti di origine islamica non le avremo. Spero di sbagliarmi. Io spero che questa mia proposta possa essere considerata anche da quest'Aula e dal signor Sindaco. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio "Gli Osama Bin Laden sono decine di migliaia, ormai, e non stanno soltanto in Afghanistan o negli altri Paesi arabi. Stanno dappertutto, e i più agguerriti stanno proprio in Occidente. Nelle nostre città, nelle nostre strade, nelle nostre università, nei gangli della tecnologia. Quella tecnologia che qualsiasi ottuso può maneggiare. La Crociata è in atto da tempo. E funziona come un orologio svizzero, sostenuta da una fede e da una perfidia paragonabile soltanto alla fede e alla perfidia di Torquemada quando gestiva l'Inquisizione. Infatti trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso". Oriana Fallaci, signor Sindaco. E mentre noi siamo qui a discutere, una Seat nera, che arriva da Ventimiglia, probabilmente, per come ci dicono gli organi di informazione, con a bordo uno dei terroristi che ha compiuto la strage di Parigi, viaggia tranquillamente nelle strade del nostro Piemonte, presumibilmente in provincia di Torino, tanto che la Polizia Stradale ha un'allerta massima di intervenire per fermare quest'auto. È stata identificata anche la targa. Sindaco, qui noi facciamo proclami, diamo rassicurazioni, ma a noi oggi serve la sicurezza. Lei da Sindaco deve garantire la sicurezza, questa sicurezza che doveva esserci e non c'era, perché nessuno... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Posso finire? Non l'ho interrotta. Io, signor Sindaco, dico che serve sicurezza e serve che tutti, dal primo, dal Presidente del Consiglio, all'ultimo dei rappresentanti delle nostre Istituzioni, facciano qualcosa. Siamo talmente sicuri, che c'è quest'auto che circola nelle nostre strade. Io, signor Sindaco, le direi di utilizzare le parole corrette, perché non è "terrorismo", perché dal 2001 ad oggi è solo più "terrorismo islamico". Ci sono persone che uccidono nel nome di un Dio. Signor Sindaco, io non voglio dire che tutte le persone che sono di fede islamica sono dei terroristi, però dico che tutti i terroristi degli ultimi 15 anni sono terroristi islamici, perché uccidono in nome di quel Dio. Lo dimostrano a Parigi, a Londra e a Madrid tutte quelle stragi fatte esclusivamente invocando sempre il solito Dio. Noi non vorremmo più sentire parlare di terrorismo, ma non vorremmo più sentire parlare soprattutto di terrorismo islamico, perché è quello che purtroppo ha compiuto le stragi più cruente della nostra storia recente. Noi viviamo in un'Europa incapace di arginare tutto questo, tanto che in questi giorni in Francia si parlava della possibilità di un attacco terroristico, tant'è che il pericolo era stato elevato all'allerta massima, tanto che misure straordinarie sono state messe in campo allo stadio per la partita di venerdì sera. Ebbene, nessuno, se non la Francia, ha preso una posizione forte, se non a parole. Abbiamo visto Obama e Putin discutere su un intervento, ma gli unici che hanno fatto qualcosa ad oggi sono stati i Francesi. Io mi auguro che questa forma di repressione, questa forma che suona quasi di vendetta, ma non è una vendetta, perché quando si vanno a fare interventi come quello fatto ieri notte dall'esercito Francese credo che sia solamente buonsenso, andare a colpire i centri logistici e i centri nevralgici di quel califfato che oggi semina terrore in tutto il mondo credo che debba essere patrimonio di tutti. Credo che un intervento militare in quella direzione sia auspicabile da parte anche della NATO. Io mi auguro che a breve il Califfato possa essere solamente un ricordo per noi, un bruttissimo ricordo. Però, come ho detto prima, non tutto l'Islam è estremo e fondamentalista, ma è stato anche il nostro buonismo nel nome dell'integrazione, nel nome di quel multiculturalismo di cui parlava prima il Sindaco, a dare il via a quei pazzi scatenati. È recente la notizia di una gita scolastica annullata dalle autorità della scuola elementare Matteotti di Firenze, perché prevedeva una visita artistica che includeva il Cristo dipinto da Chagall, nel timore che ciò potesse offendere gli allievi di religione musulmana. Il Cristo di Chagall è un'opera d'arte, come le decorazioni dell'Alhambra, e solo un demente e un fanatico razzista può temere che l'uno o l'altro possano offendere le fedi o le convinzioni di qualcuno. Quei dirigenti scolastici che hanno annullato per questo motivo la gita dovrebbero essere licenziati in tronco e messi in strada ad aumentare le file dei disoccupati, perché evidentemente non sono in grado di svolgere il proprio lavoro come dovrebbero. Questo non lo sto dicendo io, sono parole di Claudio Magris, del Corriere della Sera di ieri. È di questo che sto parlando, forse dovremmo pensare a essere meno ottusi e concedere di meno, ma fare quelle concessioni che possano rendere più sicura la nostra vita e soprattutto la vita delle persone che rappresentiamo. Quindi, Sindaco, lo ripeterò all'infinito: meno rassicurazione e più sicurezza, perché è questo che ci chiede la gente. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Signor Sindaco, è stato importante ritrovarsi sabato per dare evidenza al dolore e alla compassione verso un popolo che è stato colpito per l'ennesima volta negli affetti più cari, nell'intimo, nel cuore. Quindi, da oggi, per quanto ci riguarda, sospendiamo ogni polemica, per amore del nostro popolo, che vuole uno Stato che dia sicurezza e garantisca la libertà di ciascuno. Da oggi dirigiamo le nostre energie verso chi ci ha dichiarato guerra, Sindaco, questo è il dato essenziale. Quindi, da oggi, solidarietà operativa. Cercherò al fondo del mio breve intervento di dare alcuni spunti. Mi permetta, però, Sindaco, l'unità nazionale non può essere un preteso per omologare il pensiero di ciascuno, non può essere il pretesto per annichilire qualunque persona non la pensi come il pensiero dominante, perché questo è l'errore che in Italia, anche noi a Torino, rischiamo di fare. Quindi, non diamo per scontato che chi è all'opposizione o chi non la pensa del tutto come voi, sia un oppositore sterile, inutile, che non dà nessun contributo. Questo è un dato essenziale, perché omologare il pensiero e le coscienze è il danno maggiore che può fare una comunità. Noi vogliamo dire con chiarezza alcune cose su come la pensiamo. Secondo noi la chiarezza è onestà, signor Sindaco, ed è per questo che diciamo che l'IS, questo Stato Islamico, questo Califfato che si sta formando piano piano, è il male assoluto. Da loro ci separano 800 anni di storia, di elaborazioni culturali, di miglioramenti, di guerre, di situazioni che hanno portato gli Stati occidentali a pensarla come la pensano oggi, ovvero che la libertà d'espressione, la libertà di religione è un elemento assoluto, essenziale, acquisito, non discutibile. Loro questo elemento non ce l'hanno, signor Sindaco, quindi dobbiamo prenderne atto. Io spero che almeno su questo voi la pensiate come noi, ovvero che questo IS è uno Stato che è rimasto al medioevo, questo è il dato. Il secondo dato essenziale, che secondo me è importante far notare, è che più che parlare di società multiculturale, signor Sindaco, parlerei di società multietnica. Oggi parlare di società multiculturale è un azzardo, non è ancora maturo il tempo in cui una delle tre le religioni monoteiste, come l'islamismo, possa considerarsi adeguato al pensiero occidentale. Questo, secondo me, è un dato essenziale da comprendere, naturalmente dal mio punto di vista. Quindi, come dicevano anche i Consiglieri Marrone e Ricca, dare per scontato che lo "ius soli" sia un elemento che faccia da collante è sbagliato, signor Sindaco. Dobbiamo cercare di capire che purtroppo da loro ci separano 800 anni di storia. Dopodiché, dal punto di vista internazionale, io spero che la Russia torni a far parte della coalizione. Spero che lei possa dire al Presidente del Consiglio di battersi perché la Russia ritorni nell'alleanza occidentale, ritorni a Pratica di Mare del 2002, ritorni a essere uno dei punti di forza nella battaglia contro il terrorismo. Io spero quindi che lei faccia sue queste parole e chieda al Presidente del Consiglio di battersi in Europa perché la Russia torni in mezzo al mondo occidentale. Soprattutto - lo chiedo anche al Presidente del Consiglio Comunale, Porcino - si cerchi di dare importanza a qualunque morte. I 300 uomini, donne e bambini che sono morti sull'aereo sui cieli dell'Egitto, non sono morti di serie B, soltanto perché erano su un aereo russo. Io non ho sentito, purtroppo, nella sfera mediatica occidentale, un calore e una passione simile a quella manifestata subito dopo gli eventi di Parigi. Occorre inoltre (è questa la proposta che faccio al Sindaco) una svolta nella politica della sicurezza. Le leggo un messaggio che mi è arrivato da una cittadina di Torino, che dice questo. La prego di ascoltarlo perché è importante. Io non trascura nessun dettaglio, in questi casi, perché possono essere realmente importanti. Mi dice la signora: "Ci sono rimasta male, sono stata al mercato di Porta Palazzo, il mercato più grande d'Europa. Lì nessuno ne parla. Sono quasi tutti extracomunitari. Visto il silenzio, ho fatto un accenno su quello che è successo a Parigi. La risposta è stata: visi soddisfatti, come avessero vinto una guerra (con tanti punti esclamativi e interrogativi). Non capisco. Capisco solo (dice la signora) che i terroristi sono tra di noi". Allora, io non voglio enfatizzare questo messaggio, non voglio neanche allarmare nessuno; però, credo che ognuno abbia una politica per la sua sicurezza che si basa sui propri investimenti. Meno investimenti, meno sicurezza. Stipendi scadenti per le Forze dell'Ordine, che fanno il possibile, ma che magari si girano dall'altra parte nel momento in cui... perché sanno che l'impianto complessivo dello Stato italiano non li tutela abbastanza. Allora, signor Sindaco, a partire dalla nostra Polizia Locale, ad esempio, nell'assestamento di Bilancio, iniziamo a dare attenzione ai particolari, iniziamo a controllare, nonostante quello che dice la vulgata che forse a Torino siamo tranquilli, che le nostre associazioni islamiche sono integrate e che hanno condannato i fatti di Parigi, e anche precedentemente. Ma io ricordo a tutti le frasi del Vicepresidente della Conferenza degli Imam francese che dice che non si potranno mai fare passi in avanti nel dialogo e nella convivenza se i musulmani europei non si metteranno in testa che l'estremismo è un fenomeno evidente all'interno delle loro stesse comunità. Questo è francese, signor Sindaco, ma lo dice per i musulmani europei. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, signor Sindaco, lo dice per i musulmani europei. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, lo so, lo ha detto anche lei, ma me lo faccia dire, credo che sia una frase importante da ripetere. Pertanto, ripeto, abbiamo la sicurezza che ci meritiamo in base agli investimenti che facciamo. Non trascuriamo nessun dettaglio, garantiamo la nostra attenzione massima anche nei confronti del Prefetto e del Questore, che sono i detentori dell'ordine pubblico, perché credo che forse anche in Italia (non è successo ancora niente) potremmo realmente arrivare a una situazione devastante tanto quanto quella francese. Quindi, la prego, signor Sindaco, ci tratti da componenti della società civile e non escluda idee o posizioni diverse rispetto alla vostra. Lo so che lei non lo fa, ma lo dico "a suocera perché nuora intenda", perché in questa fase tutti abbiamo bisogno di suggerimenti da parte di tutti. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Trombotto. TROMBOTTO Maurizio In primo luogo ringrazio il Sindaco, per le parole che ha ritenuto di spendere, nelle quali credo e spero si possa riconoscere se non l'intera comunità torinese, perché anche oggi alcuni dei Consiglieri che mi hanno preceduto hanno già operato alcuni distinguo, perché io credo che in un momento tragico come questo, purtroppo, come è stato ben ricordato in precedenza, non l'unico, ma uno dei numerosi, probabilmente (ed è ovvio che non è un auspicio, ma è un senso di realismo) neanche l'ultimo, occorre in primo luogo un senso di fermezza, un senso di rifiuto totale e completo delle barbarie. Non sono accettabili da chiunque queste provengano, non è assolutamente accettabile che possano essere colpite vittime innocenti, che non hanno alcuna responsabilità, in questo caso specifico, se non quella di voler trascorrere legittimamente alcune ore liete. È evidente che questa è la volontà e la determinazione di chi agisce con lo strumento dell'arma del terrorismo. Colpire coloro che sono innocenti, coloro che non hanno responsabilità, coloro che sono indifesi. Troppo facile colpire questa tipologia di vittime. Quindi, per l'appunto, da qui, la necessità di una fermezza totale, senza ambiguità, senza alcun tipo di discussione. Totale fermezza. Dopodiché, noi siamo in un Aula di un Consiglio Comunale di una Città, di un Amministrazione, di un Ente Locale. Che cosa fare? Io credo che al di là del momento delle dichiarazioni politiche e delle manifestazioni, occorra agire politicamente. E lo dico rispetto anche alla situazione che il Sindaco di questa Città ha bene ricordato in precedenza. Una società è una città multietnica, multiculturale, una città che accoglie e che deve continuare ad accogliere, che deve continuare a utilizzare la leva della politica per isolare, per togliere nutrimento a quelle realtà che possono in qualche modo mostrare, anche seppur minimamente, una sensibilità verso i folli programmi di coloro che agiscono attraverso l'uso dell'arma del terrorismo. Questa città, lo sappiamo bene, anche chi anagraficamente, come buona parte dei presenti, non ha avuto modo fortunatamente di vivere direttamente quegli anni, è già stata vittima pesantemente della barbaria terroristica, anche se chiaramente aveva altri tipi di matrici, altre pseudo ragioni, altre origini. Io chiedo al Sindaco, ma lo chiedo a tutte e a tutti coloro che si accingono, o che già lo hanno fatto, a candidarsi per il prossimo confronto elettorale, di porre gli strumenti dell'accoglienza, della multiculturalità, della multietnicità, della valorizzazione di tutte le periferie, siano esse fisiche, culturali, mentali o reali, al centro del proprio programma, della propria azione e dell'affermazione dei propri valori e dei propri ideali politici. Credo che in questo modo un Ente Locale possa, come effetto moltiplicatore, contribuire a evitare che anche da qui possano provenire frange estreme, che anche qui possa in qualche modo trovare terreno fertile la follia del terrorismo. Lo sappiamo, ormai, e mi avvio alla conclusione, che questa follia non alberga solo in alcuni Paesi, non alberga solo in luoghi a noi molto distanti, ma anche laddove non ci sono state politiche probabilmente sufficienti di integrazione di quelle che oramai sono neanche più le seconde ma le terze generazioni; vi sono persone, giovani, perlopiù, che trovano in questa strada un'affermazione di una loro idealità, che si confonde chiaramente tra la politica e la religione, e che perde qualunque tipo di indicazione di carattere razionale. Noi dobbiamo, quindi, rispondere con un lavoro serio, approfondito, analitico, con un impegno e una presenza continua e costante delle Istituzioni. Lo chiedo al Sindaco, così come lo chiedo a tutti coloro che vogliono cimentarsi con l'onore, perché questo è l'onore, di governare questa città. Che si sia tutti fermi rispetto al fatto che il terrorismo non può e non deve passare, e che nessun terrorista deve nascere o crescere in questa città. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Troiano. TROIANO Dario Io ho ascoltato con attenzione l'intervento del Consigliere Marrone, nel quale devo dire che in alcuni passaggi mi sono ritrovato; fondamentalmente nel dire (lo ha detto lui, onestamente, non è una mia definizione, è una definizione del Governo Francese) che noi ci troviamo in una guerra. È una guerra nuova, perché ogni guerra è diversa dalle altre. Non abbiamo i cannoni puntati e non abbiamo i caccia "ZERO" che bombardano Pearl Harbor. È una modalità diversa, nuova, perché non eravamo abituati a questo tipo di modalità, ma che negli ultimi decenni c'è stata in qualche modo proposta con delle pillole, fino ad arrivare a un'esplosione che negli ultimi anni è stata violenta. Però, mentre sono d'accordo con il Consiglieer Marrone sulla definizione di questa guerra in atto, non sono allo stesso modo d'accordo sulle conseguenze implicite. Cioè il Consigliere Marrone contesta lo "ius soli" perché questa può essere all'origine di questo tipo di terrorismo. Non è così. I terroristi che stanno colpendo in questo momento non sono dei cittadini di Falluja che con passaporto alla mano e codice fiscale attraversano le varie frontiere e vanno a colpire in un territorio diverso dal loro. I combattenti di Falluja restano a Falluja. Più semplicemente, la rete che si è creata, devo dire anche per colpa dell'Occidente, una colpa che è in parte storica, perché arriva dal colonialismo, dalla gestione delle colonie fatte da alcuni paesi, passa attraverso vicende come i 250 algerini uccisi e buttati nella Senna dai francesi durante la guerra franco-algerina nel 1954-62. Passa attraverso l'invenzione delle armi chimiche in mano a Saddam Hussein, che bellamente Blair ci dice non essere esistita ed essere stato un errore, che però abbiamo pagato a caro prezzo, in termini anche di strategie e di posizionamenti geopolitici. Passa attraverso tutta una serie di situazioni delle quali l'Occidente ha una responsabilità. L'Occidente ha una responsabilità nell'eliminazione fisica dei dittatori come Saddam Hussein e Gheddafi, che ovviamente, fermo restando le loro responsabilità politiche, erano gli unici equilibratori di aree politiche. Da una parte Saddam Hussein, attraverso un controllo nell'area del Medioriente; dall'altra parte Gheddafi, che controllava le tribù libiche e anche al di fuori della Libia. Quindi, tutta una serie di errori occidentali che oggi paghiamo. Certo questo non giustifica, ovviamente, i fatti terroristici. Non serve sospendere Schengen. Sospendere Schengen fa in modo che si creino dei problemi ai cittadini normali, onesti, allineati al nostro sistema di pensiero occidentale, ma non elimina il problema, perché le vicende di Londra, di Parigi, dimostrano che i terroristi sono figli di immigrati, ma di seconda e terza generazione, già inglesi. Quindi, come facciamo a fermare un oceano come quello che è in movimento negli ultimi vent'anni con la sola forza delle nostre mani? Non è possibile, abbiamo bisogno di avere di nuovo la politica che si riappropri della politica, che ci sia un grosso lavoro di intelligence, che ci sia un accordo tra le potenze, accordo che spero sia stato dimostrato di volere con l'incontro tra Obama e Putin. Di questo abbiamo bisogno, non di fare del terrorismo all'interno in risposta a un terrorismo che arriva dall'esterno e ci colpisce, senza avere noi la minima possibilità di controbattere, di prepararci ad attività di questo genere. Certo, abbiamo bisogno della politica, delle strategie, di intelligence e collaborazione; però, perdonatemi, Colleghi, non abbiamo bisogno di titoli come quello di Libero. Io mi auguro che il titolo di un giornale che cita testualmente "islamici bastardi" sia condannato dalle stesse forze di centrodestra, perché è un meccanismo che se noi facciamo passare semplicemente perché diciamo che un po' di folklore fa bene, abbiamo sbagliato tutto, perchè sono meccanismi che una volta innescati non abbiamo nessuna possibilità di fermare. Io auspico che la nostra comunità di Torino, che si è già ritrovata in altre situazioni, purtroppo, che si ritrova oggi in questa nuova situazione, che purtroppo, vi do questa notizia, si ritroverà ancora in situazioni del genere, sia almeno coesa come risposta di tutti a situazioni di questo genere. Solo in questo modo si combatte anche culturalmente questo tipo di terrorismo, non con la propria azione politica di momenti e di provocazioni. Abbiamo bisogno di avere una coesione di popolo, non soltanto politica, ma di popolo. Purtroppo, per motivi non dipendenti dalla mia volontà, non ero a Torino né sabato, né domenica. Quindi, non ho potuto partecipare, però ringrazio il Sindaco, perché a prescindere dalle idee politiche, dall'appartenenza politica, continua a mantenere la rappresentanza di questa comunità ogni volta e, pur magari con attacchi politici più o meno impropri, a essere un punto di riferimento. Lei è il nostro Sindaco in questo momento. Poteva essere anche un altro Sindaco ed essere anche lui un riferimento per noi, ma abbiamo bisogno di raccoglierci, ognuno con le proprie idee, intorno a dei simboli. La nostra comunità è un simbolo e deve raccogliersi ogni volta, sperando che questi momenti prima o poi finiscano, ma la battaglia sarà molto lunga, dolorosa e pesante. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola alla Consigliera Appendino. APPENDINO Chiara Oggi, in forma solenne, la Città di Torino si è riunita in quest'Aula per esprimere il suo cordoglio a Parigi. Ovviamente anche noi ci associamo a questo cordoglio, eravamo presenti anche noi sabato in piazza. Le violenze che sono state subite a Parigi colpiscono tutti nel profondo e turbano la nostra umanità; ognuno, probabilmente, a modo suo, la vive diversamente. La domanda che sorge spontanea è com'è possibile che possa esistere e sorgere una violenza così gratuita, come si può colpire a morte gente che trascorre il proprio sabato sera in un ristorante o in un teatro. Chissà quanti di noi hanno immaginato di poter essere lì in quel momento. Non esistono giustificazioni o ragioni che rendano queste morti comprensibili per la nostra mente e per il nostro cuore, e abbiamo il dovere di reagire. A titolo personale, non penso di essere in grado di improvvisarmi Ministro degli Esteri o della Difesa; ci sono cose che sono di competenza dello Stato centrale e della diplomazia europea. Quello che penso che dobbiamo fare però (e qui mi metto nei miei panni di Amministratore locale) è ascoltare la nostra comunità, la nostra città. La nostra città (lo diceva anche il Sindaco prima, lo hanno detto molti interventi anche sabato in piazza) ospita comunità provenienti da quasi tutto il mondo. Certamente la strada dell'integrazione è ancora lunga e molto impegnativa; Torino, però, sta camminando per aprire le porte a coloro che desiderano contribuire (ci tengo a sottolineare 'contribuire') al benessere e alla prosperità della nostra comunità urbana. Contribuire, però, ha un significato preciso, e significa che quando si vuole contribuire a essere parte di una comunità lo si deve fare in modo responsabile, alla luce del rispetto delle regole della comunità stessa, perché se si vuole far parte di una comunità bisogna essere disposti a integrarsi, pur nel rispetto delle differenze culturali che caratterizzano ognuno di noi. L'ho già citato qualche tempo fa quando si discuteva del tema della laicità, non so quanti di voi conoscono il lavoro molto meritevole che, secondo me, è stato fatto dal Comitato Interfedi. È un organismo che è stato istituito in occasione delle Olimpiadi invernali, e questa Città lo ha mantenuto, a differenza di altri città non ce l'hanno. In questi anni ha svolto un'attività importante; si tratta di un lavoro al quale siedono tutte le maggiori fedi presenti a Torino, e che contribuisce in modo attivo all'integrazione e alla conoscenza reciproca. Sappiamo bene infatti che non ci può essere una vera integrazione se non attraverso la conoscenza degli altri e il rispetto dei luoghi e delle tradizioni. La sicurezza infatti, e ci tengo a dirlo, deve essere garantita, ovviamente, ma non possiamo dimenticare che la sicurezza stessa passa anche attraverso l'integrazione. Dopo il giusto cordoglio, dopo la vicinanza a tutte le vittime, dobbiamo affermare con sicurezza che la violenza non identifica una religione rispetto alle altre, ma rende non pio e dunque non religioso proprio chi della violenza fa il proprio idolo. Noi a Torino possiamo mettere più risorse a disposizione di questo strumento, il Comitato Interfedi, perché dal dialogo e dalla conoscenza e dal rispetto reciproco può passare quell'idea che abbiamo di una società sicura e solidale. Deve infatti partire proprio dalle comunità religiose la prima linea di difesa della nostra società, l'allontanamento dal violento e della violenza. Solo così, grazie alle responsabilità di ciascuno, in particolare di queste religioni di cui stiamo parlando anche oggi e di chi le rappresenta, si può garantire una comunità sana, prospera e nello stesso tempo accogliente. Quindi, mi auguro, in un momento di difficoltà come questo, che questo Tavolo Interfedi possa diventare un reale strumento di dialogo per gli Amministratori, uno strumento di coesione sociale e uno strumento da cui ognuno possa partire per portare avanti il proprio ruolo in questa città. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Magliano. MAGLIANO Silvio Anche io esprimo il mio cordoglio, soprattutto in un momento in cui - dopo le parole del Sindaco, dopo le parole dette da alcuni dei miei Colleghi, che mi trovano assolutamente favorevole - ci sono ancora 20 persone che non hanno trovato un'identità, ci sono ancora 20 uomini o donne che non sono stati riconosciuti dai propri familiari; quindi, ancora in questo momento, queste immagini di uomini e donne, 20 persone, che non hanno trovato ancora un nome e ci si sta chiedendo ancora chi erano. Ecco questa è un po' l'immagine che, a mio giudizio, è nel cuore di ognuno di noi. L'assenza di un volto caro da riconoscere, nello stesso tempo l'assenza di un volto di coloro che hanno potuto pensare un gesto di questo tipo. Il teorema di Bin Laden, quello che trovavammo scritto alla stazione di Atocha, quando il terrorismo arrivò in Spagna, diceva "Noi amiamo la morte più di quanto voi amiate la vita". Questo è lo scontro di civiltà. Uso la parola 'scontro' perché è evidente che chi ama la morte più della vita ha un'arma in più: il disprezzo di se stesso, per far cadere nell'ombra, nella paura il resto del mondo intero. È per quello che le parole del Sindaco mi spingono comunque a dire che per poter affrontare questa minaccia, che a mio giudizio, per quello che ho potuto conoscere, è diversa dalla minaccia di Al-Qaeda, perché lì c'è un Califfato, il problema è territoriale. E alcuni di questi atti, a mio giudizio, servono per convocare e chiamare i soldati di seconda generazione lì, non soltanto per esprimere un'idea di terrore in Europa. Però, quando affrontiamo questo problema, fino in fondo, dobbiamo chiederci chi siamo. Queste sono persone che per due ragioni diverse, una ideologica, l'altra religiosa, e in parte anche economica, affrontano la loro vita in questo modo, cercando di generare terrore negli Stati che in questo momento vivono in una condizione di ricchezza diversa dagli Stati dai quali provengono. Nello stesso tempo, quando accadono fatti come questi, non possiamo non ricordarci che fatti come questi in Africa, proprio a causa della religione, continuano ad accadere giorno dopo giorno, e in quel caso è evidente che la matrice sia di attacco ideologico ad un'altra religione. Ritorno sul concetto di prima. Quando affrontiamo un fatto come questo, forse sarebbe opportuno capire fino in fondo chi siamo noi, perché solo dentro un'identità di popolo... prima il Consigliere Troiano usava la parola 'popolo', ma che cosa definisce un popolo? Il popolo viene definito per la tradizione che ha, per la religione dalla quale arriva, dagli usi e costumi, dai diritti e doveri ai quali è riuscito ad arrivare. Io penso che forse su questo bisognerà fare un lavoro comune, perché è evidente che noi non possiamo arretrare neanche un secondo rispetto all'idea di società che abbiamo. Penso che l'idea di società che abbiamo sia anche nata dalla storia della religione che in questo Stato abbiamo vissuto, dal cristianesimo; alcuni diritti, alcuni doveri che noi oggi viviamo nascono proprio da lì. Fatti come questo dovrebbero riportarci alla radice del motivo per cui nel nostro Paese abbiamo questo tipo di tradizione e perché proviamo a viverla fino in fondo. Penso a temi (ma non per banalizzare) citati dal Consigliere Ricca, ma anche la stessa presenza di simboli sacri durante le festività natalizie che arrivano a breve. Io penso che quelli siano simboli che cercano di unire non di dividere. Quindi, anche una nostra fermezza nel riconoscere chi siamo, sostenendo questa simbologia, a mio giudizio ci permette anche di parlare con gli altri, perché io nella mia storia ho sempre capito che solo se so chi sono posso discutere con un altro che ha una sua identità. Ogni tanto, signor Sindaco (lo dico anche ai Colleghi), forse è stata smarrita la nostra identità. Per cui, chi ha una ideologia più forte entra nella nostra società come una lama nel burro. Vado alla conclusione. Ciò che mi aspetto è che dopo questo fatto, visto che l'attacco è arrivato prima alla Spagna poi alla Francia e poi nuovamente alla Francia, l'Europa impari a concepirsi autonoma nelle proprie scelte rispetto alla politica estera e alla politica di difesa. Io credo che da ogni dramma possano scaturire altri drammi, oppure delle posizioni più ferme, una concezione diversa. Mi auguro che l'Europa inizia a parlare con una sola voce, da questo punto di vista, e non insegua né l'America, né la Russia, ma provi a pensare che forse quello che sta accadendo è un attacco a quello che l'Europa rappresenta. L'Europa rappresenta più di sessant'anni di pace, e che chi ama la morte più della vita forse vuole questo, scombinare un sistema che, grazie ai padri fondatori, fino ad oggi, ha garantito la pace a numerose generazioni. Io mi auguro che il Sindaco, il nostro Consiglio e i nostri rappresentanti in Europa diano questo segnale, cioè che forse l'Europa ha bisogno di avere degli alleati, attraverso gli Stati Uniti, la Russia, ma non di farsi dettare una linea. Io guardo con preoccupazione i bombardamenti di questa notte fatti dalla Francia, in modo autonomo. Mi auguro invece che si possa arrivare a una voce sola e si affronti questo problema innanzitutto dal punto di vista culturale della difesa. In conclusione, però, è doveroso da parte mia un ringraziamento alle Forze dell'Ordine, all'Intelligence, ai Servizi che in questo momento fanno sì che in Italia non stiamo ancora affrontando questo problema, cioè in Italia non abbiamo ancora per fortuna pianto nessun morto. Questo forse lo dobbiamo anche a questi uomini e donne che regolarmente svolgono il loro lavoro, lavoro che noi non vediamo proprio perché non è accaduto ancora nulla. Quando non accade nulla non vuol dire che qualcuno non stia controllando, vuol dire che forse c'è un'attività di controllo da parte delle nostre Forze Armate, da parte dei nostri Servizi, della nostra Intelligence che permettono ai cittadini italiani di sentirsi un po' più sicuri rispetto ad altri paesi dell'Europa. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Signor Sindaco, signor Presidente, Colleghi, oggi siamo qui perché di fronte a un episodio come quello avvenuto a Parigi non ci devono essere divisioni. A me dispiace che spesso, invece, il dibattito politico porti divisioni e acuisca quello che più ci divide o quello che si vorrebbe strumentalmente utilizzare. Non ci devono essere divisioni e non ci devono essere neanche comprensioni nei confronti di chi compie questi atti. Quello che è successo a Parigi è qualcosa che va oltre quello che è un sentire comune delle nostre comunità, un approccio laico, che in Francia, in modo particolare, fa sì che l'obiettivo sia stato lo stadio, un teatro, dei luoghi di ritrovo, cioè un qualcosa proprio contrario al concetto di tolleranza e di libertà anche religiosa. Nella nostra cultura siamo abituati soprattutto ad avere la libertà religiosa come un riferimento che nasce da principi di laicità, di integrazione e di tolleranza, cosa che invece un'evoluzione non prevista come lo Stato Islamico ci ha imposto. Non che segnali di intolleranza di una parte del mondo islamico non ci siano mai stati. Ci sono stati quest'anno dal Kenya alle Filippine, non ci siamo dimenticati l'Afghanistan e la capacità che ha sempre avuto di richiamare combattenti dalle altre parti del mondo. Per cui, anche questo proselitismo, questa capacità di avere combattenti in Siria non è una novità. La novità di questa volta è l'attacco proprio ai valori che uniscono tutti quanti in quest'Aula, e sono i valori che caratterizzano la libertà di ognuno di noi. L'attacco di Parigi, a differenza di altri avvenuti recentemente (come non ricordarsi quello degli studenti keniani, a cui è stato chiesto addirittura di che religione erano), ci colpisce proprio perché ci colpisce da vicino, perché davvero chiunque di noi poteva essere in quello stadio o in quel teatro. Questo, però, ci impone un ragionamento che è quello di distinguere nettamente chi prega da chi spara. Prima ho sentito dire che il Comitato Interfedi è sicuramente una cosa molto importante; lo ha citato il Sindaco e la Consigliera Appendino. Credo che però noi faremo un passo avanti quando dietro al Comitato Interfedi, che rappresenta le religioni, ci sarà la possibilità di rappresentare il popolo delle religioni, che non è fatto di credenti e di praticanti. Anche nel mondo islamico abbiamo praticanti, non praticanti, praticanti a metà, abbiamo chi culturalmente fa riferimento al mondo islamico, esattamente come in un Paese come il nostro tutti, o quasi, facciamo riferimento alla cultura cattolica, anche se poi non siamo praticanti o non possiamo ritenerci fedeli fino in fondo. Non basta essere battezzati, cresimati, sposati in Chiesa per poter essere poi un cattolico praticante o, per altri versi, un cristiano praticante. Ecco perché vorrei ricordare, parlando oggi, credo per la prima volta in modo così formale, a nome del Partito Democratico e del Gruppo Consiliare che adesso rappresento, che gli attentati di Parigi hanno visto tra le vittime persone di più di una decina di nazionalità e di molte religioni, ha visto islamici e nello stesso tempo persone di fede islamica difendere ed aiutare coloro che erano in pericolo, nei confronti dell'attentato. Questo fa proprio capire come la scorciatoia di identificare attorno a noi il nemico nel diverso, in chi pratica una religione differente, sia un'operazione sbagliata. Credo che non ci debba essere spazio per atteggiamenti xenofobi o razzisti, che non credo ci siano in quest'Aula, però molte volte la polemica politica tende a privilegiare lo slogan, la scorciatoia e non il ragionamento più profondo. Ecco perché credo che oggi dobbiamo soprattutto privilegiare il cordoglio, ricordare le vittime di questi anni, perché è vero che le vittime sono tutte uguali, è altrettanto vero che però sarebbe ipocrita non ricordarcelo, alcune sono più vicine. Se la studentessa veneziana fosse stata torinese, oggi avremmo avuto un altro clima, un'altra attenzione, è sempre italiana e non credo che nessuno di noi pensi diversamente, perché veneziana e non torinese, ma se fosse stata torinese, come sono state alcune vittime del Bardo, sicuramente l'atteggiamento in quest'Aula sarebbe stato diverso. Credo che non dovremmo distinguere i vari livelli, non mi metto a fare il lavoro che fa il Governo, tenendo presente che il Governo Italiano, come tutti i governi negli ultimi anni, non sono stati assenti dalla scenario internazionale, tuttora l'Italia fornisce un numero elevato di uomini, di militari in giro per il mondo, è tra i Paesi che ne fornisce di più. Anche recentemente, proprio contro l'Isis, sono state liberate alcune Città da parte di compagnie di yazidi e di curdi grazie al fatto che istruttori italiani erano presenti. Ritengo che accusare il Governo Italiano di non muoversi sia sbagliato, com'è stato sbagliato nel passato. Quando il nostro Paese è dovuto intervenire nei Balcani per difendere i musulmani bosniaci, l'ha fatto, così come ogni volta che ha dovuto assumersi le proprie responsabilità lo ha fatto. Discutendo oggi, in quest'Aula, credo che la cosa più importante sia ribadire, non dico l'unità, perché potrebbe sembrare una frase fatta, ma una non divisione nel modo in cui ci opponiamo e condanniamo questo tipo di attentati e agiamo contro, non strumentalmente, trovando nelle altre forze politiche il nemico, ma il nemico in chi vuole distruggere i nostri valori e la nostra capacità di essere un popolo libero, con la propria libertà per tutti quanti, compresa la libertà di religione. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola, per la replica, al Sindaco. SINDACO In realtà non penso che sia necessaria una replica. Ci saranno altre occasioni, ho ascoltato opinioni che condivido, altre che mi sono sembrate strumentali, ma non ha importanza questo, credo che in queste ore deve prevalere un sentimento di coesione e di unità. Vorrei soltanto intervenire su alcune questioni che ci riguardano più da vicino. Circa il tema della sicurezza, è chiaro che di fronte a quello che è accaduto occorre innalzare il livello della sicurezza dei cittadini. Ieri c'è stata una riunione del Comitato Nazionale per la Sicurezza presieduta dal Ministro Alfano e dal Presidente del Consiglio e sono state assunte una serie di decisioni operative, che sono state già trasmesse agli organi territoriali che rappresentano il Governo nelle diverse Province e Regioni. Oggi c'è stata una riunione del Comitato per la Sicurezza e l'Ordine Pubblico, presieduta dal Prefetto, con la presenza di tutti i diversi attori chiamati a garantire la sicurezza dei cittadini, dove sono state esaminate le misure più necessarie. Non c'è quindi nessuno che sottovaluta questo aspetto e si sta già lavorando per innalzare il livello della sicurezza, sapendo che naturalmente ci sono cose che competono agli organi dello Stato, altre che competono ad altri organi. In questi minuti è stata pubblicata su un'agenzia la notizia che la SEAT nera, di cui si diceva potesse essere sulle strade del Piemonte, è stata ritrovata a Parigi, quindi non è mai entrata nel nostro Paese, ritengo sia un elemento di rassicurazione. Naturalmente lavoreremo con la Prefettura, la Questura, gli organi della Magistratura per mettere in campo tutto quanto necessario per garantire la sicurezza dei cittadini. Secondo aspetto: ho detto in modo molto chiaro - per questo non ho capito alcuni rilievi dell'intervento del Consigliere Marrone ed altri - che la battaglia contro il terrorismo ha tra le condizioni fondamentali che si superino le ambiguità presenti, sia nella comunità internazionale nel contrastare questo fenomeno, sia nel mondo islamico, sia per ciò che riguarda le leadership dei paesi islamici, sia per quanto riguarda le opinioni pubbliche dei paesi islamici, non è la prima volta che lo dico. L'ho detto anche in altre occasioni e credo che questo sia un punto assolutamente fondamentale: lavorare perché ci sia una nettezza di contrasto al terrorismo da parte di tutti ed è tanto più importante che ci sia una nettezza di contrasto nel mondo islamico nel momento in cui il terrorismo invoca l'Islam per legittimare le proprie azioni. Il terzo elemento riguarda il dialogo interreligioso, che ritengo molto importante. Nella nostra Città questo ha un riscontro nel Comitato Interfedi, che da tempo opera nella nostra Città, come giustamente ha ricordato la Consigliera Appendino; nei prossimi giorni avremo una riunione del Comitato Interfedi per valutare insieme quali ulteriori iniziative assumere, così come avremo incontri con le diverse comunità che vivono nella nostra Città, di cittadini di origine dei Paesi islamici per discutere con loro tutte le iniziative necessarie. Infine, credo che tutti abbiamo avvertito ieri sera, ovviamente, un ulteriore lacerante dolore quando è giunta la notizia della morte di Valeria Solesin, tutti coloro che hanno ascoltato le dichiarazioni della mamma e del padre hanno potuto, con commozione e ammirazione, ascoltare la sobrietà e l'equilibrio che naturalmente non riduceva il drammatico dolore che due genitori possono vivere e credo che tutti abbiamo il dovere di ricordare Valeria Solesin e di non archiviare questa sua drammatica scomparsa, quindi anche la nostra Città dovrà assumere iniziative che ne perpetuino la memoria. PORCINO Giovanni (Presidente) Grazie, signor Sindaco. |