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PORCINO Giovanni (Presidente) Procediamo con le richieste di comunicazioni al Sindaco, aventi ad oggetto lo sgombero dell'occupazione della caserma La Martora di via Asti. I richiedenti le comunicazioni chiedono di conoscere le ragioni che hanno portato allo sgombero e quale sarà la destinazione d'uso dell'edificio. La parola al Sindaco. SINDACO Nella mattinata di questa mattina le Forze dell'Ordine hanno provveduto ad evacuare la caserma di via Asti che era stata, come sappiamo, nei mesi scorsi oggetto di un'occupazione che negli ultimi giorni aveva conosciuto un'ulteriore presenza di cittadini rom. L'interrogazione chiede quali siano le ragioni dello sgombero e quale sarà la destinazione d'uso. Le ragioni dello sgombero sono il fatto che l'edificio è stato oggetto di un'occupazione indebita. La Cassa Depositi e Prestiti, che è proprietaria dell'immobile, ha presentato nelle settimane scorse tre istanze di sgombero, di fronte alle quali, ovviamente, l'autorità di Polizia non ha potuto che ottemperare ed ha ottemperato stamattina evacuando tutti coloro che indebitamente occupavano lo stabile. Per ciò che riguarda coloro che occupavano lo stabile, come sappiamo, sono ascrivibili sostanzialmente a due diversi gruppi: c'era il gruppo originario che ha occupato di Terra del Fuoco, che aveva implementato nella caserma una serie di attività di natura sociale (una mensa, un'aula studi e altre cose analoghe), e poi negli ultimi giorni si era aggiunto un gruppo di rom, su cui poi voglio dare un'informazione più ampia. È evidente che quella condizione di occupazione configurava una condizione di illegalità e dunque le Forze dell'Ordine sono intervenute per ripristinare una condizione di legalità. Per quanto riguarda i minori evacuati, i bambini dei nuclei rom, sono stati ricoverati, come facciamo sempre ed ogni volta che c'è un'evacuazione per i minori, in una condizione temporanea di accoglienza per verificare la praticabilità di soluzioni più stabili riferite ai minori. Vorrei qui segnalare che sulla vicenda rom - poi c'è la Vicesindaco che può dare un'informazione più precisa - si offre spesso un'immagine ed una rappresentazione che non corrisponde a quello che si è fatto effettivamente. Quello che abbiamo fatto effettivamente è stato mettere in essere un percorso di chiusura del campo di Lungo Stura Lazio, che ospitava circa 850 cittadini rom, e ci siamo posti l'obiettivo non solo di chiudere il campo, ma di dare, a certe condizioni che adesso dirò, soluzioni abitative più stabili e più certe a quei cittadini, partendo dall'idea che è un traguardo di civiltà ed un obiettivo di civiltà togliere delle persone da un campo costituito da baracche di lamiera, di balsa, nella spazzatura, nel fango e che non è civile far vivere delle persone e far crescere dei bambini in quelle condizioni. Abbiamo lavorato, quindi, per evacuare quel campo ed offrire delle soluzioni abitative più stabili di varia natura: in alcuni casi, vere e proprie situazioni in appartamento; in altri casi, in case protette; in altri casi, con organizzazioni di volontariato, che si sono assunte il compito di accogliere e di ospitare, a seconda delle situazioni. Naturalmente, ad una condizione molto precisa: un contratto di emersione, come lo abbiamo chiamato, un patto di emersione, che impegna queste persone a cui viene offerta questa soluzione al rispetto della legalità, a garantire che i figli vengano mandati a scuola, che si rispetti la legalità, che si contribuisca anche in termini monetari, laddove è possibile, almeno in termini di concorso al sostegno alla situazione abitativa che gli è stata offerta e una serie di condizioni di legalità). Alle stesse persone abbiamo anche offerto un'altra possibilità, cioè il rimpatrio assistito nel Paese di origine. Le cifre - se non sono precise, la Vicesindaco mi correggerà -, qualche giorno fa, erano che avevamo collocato in soluzioni abitative circa 380 persone e avevamo realizzato il rimpatrio assistito per circa 250, mi pare. Restava una quota residua, che è una quota che non ha accettato il patto di emersione che abbiamo proposto ed è evidente che, se non si accetta il patto di emersione, non c'è la condizione minima perché la Città si faccia carico di offrire un percorso di stabilizzazione. Quelli che sono andati ad occupare la caserma di via Asti (un gruppo era certamente ancora questo, non sappiamo se tutti), comunque una parte di quelli che erano andati in via Asti erano persone che non avevano accettato il patto di emersione; non sappiamo se tutti quelli che sono andati erano in questa condizione o no, stiamo cercando di verificarlo per avere tutti gli elementi di conoscenza. Dopodiché, questo percorso ci ha portati e ci sta portando alla completa evacuazione del campo di Lungo Stura Lazio, all'azione di bonifica che dev'essere fatta su quei terreni e che stiamo attivando, alla restituzione dei terreni ai proprietari e alla realizzazione, come era previsto, lungo l'area di Lungo Stura Lazio di interventi di risistemazione urbanistica, a partire dalla realizzazione di una pista ciclabile che attraversa tutto Lungo Stura Lazio. Naturalmente, il progetto di ricollocazione dei rom non si esaurisce con questo campo, perché noi sappiamo che abbiamo altri campi, segnatamente via Germagnano e altri; naturalmente, si tratta di un progetto complesso e lungo, che ha la complessità che qualsiasi persona di buon senso può capire, ma che credo sia ispirato da un obiettivo che è un obiettivo, ripeto, non so chiamarlo in altro modo, di civiltà, di offrire a delle persone, a certe condizioni, la possibilità di uscire da una condizione quotidiana di esistenza che certo non è tra le migliori e le più dignitose. Se, invece, nel gruppo che è stato evacuato da via Asti ci fosse qualcuno che il patto di emersione lo accetta, vedremo e discuteremo se può essere destinatario del percorso che abbiamo offerto agli altri. Per quanto riguarda la destinazione della caserma di via Asti, ovviamente questa è una responsabilità che sta in testa al proprietario, Cassa Depositi e Prestiti. Ovviamente, la Città è interessata a capire e abbiamo contattato Cassa Depositi e Prestiti, non solo in queste settimane, ma già nei giorni scorsi. Cassa Depositi e Prestiti ha avviato la progettazione di un processo di riqualificazione dell'intera area, affidando il progetto all'architetto Ratti, che, come sappiamo, è un nome prestigioso nel mondo dell'architettura internazionale, è torinese ed ha lo studio a Torino. L'architetto Ratti con i suoi collaboratori è in rapporto con la proprietà e sta definendo il progetto, che è, almeno per gli elementi di ordine generale che mi sono stati delineati, di grande interesse, di grande suggestione e anche di grande innovazione rispetto agli interventi di riqualificazione urbanistica che conosciamo. Le normative urbanistiche prevedono che una quota, in ogni caso, della caserma di via Asti sia retrocessa alla Città; noi abbiamo già anche indicato che, ovviamente, siamo interessati che la Città sia in possesso della parte che più è riferita, dal punto di vista storico, alle vicende che hanno interessato la caserma di via Asti, quindi la parte che era stata la sede della Guardia Nazionale Repubblichina durante la guerra e che durante il periodo della Resistenza è stata sede di detenzione, e non soltanto di detenzione, di combattenti della Resistenza, e le porzioni attigue per le quali, ovviamente, prevediamo un uso che sia, per un verso, museale per quella parte e, per un altro verso, usi di natura sociale, che definiremo e per i quali disporremo le procedure che si adottano sempre quando si intende attivare percorsi di promozione e di iniziative sociali che fanno capo e riferimento al mondo dell'associazionismo, secondo le modalità trasparenti e corrette che questo richiede attraverso il bando. Questo è quanto. Mi pare che siano le informazioni che sono state richieste e che io ho ritenuto di dover dare. PORCINO Giovanni (Presidente) Grazie, Sindaco. Volevo solo chiedere alla Vicesindaco se desidera prima integrare su qualche aspetto. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Liardo, a dire il vero aveva chiesto di intervenire il Consigliere Marrone. LIARDO Enzo Volevo solo fare una domanda veloce, non un intervento. Dove sono stati inseriti? In quale struttura? TISI Elide (Vicesindaco) Dove sono stati collocati quelli dello sgombero o in generale? Stamattina erano lì presenti, oltre alle Forze dell'Ordine, anche delle persone della Croce Rossa e so che gli è stata proposta una collocazione, come diceva il Sindaco, assolutamente temporanea, quella solita che si propone in questi casi, cioè un luogo semplicemente di accoglienza, anche per capire le problematiche, in particolare di donne e bambini, ma non sono andati. In questo momento, sono andati via autonomamente. PORCINO Giovanni (Presidente) Apriamo il dibattito e ricordo che, in ordine alla discussione, in Conferenza dei Capigruppo abbiamo deciso di limitare il dibattito ad un solo intervento per Gruppo per un massimo di cinque minuti. La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Ringrazio il Sindaco per le comunicazioni. È una notizia che aspettavamo. Ricordo che, anche con la Consigliera Ambrogio, eravamo al fianco dei residenti che stavano tentando di promuovere azioni di partecipazione e di petizione per far presente questa esigenza all'Amministrazione Comunale. Non ci sfugge, però, che l'occupazione originaria è iniziata ad aprile e questo sgombero arriva, guarda caso, proprio adesso, a pochi giorni successivamente al subentro dei rom agli occupanti originari di Terra del Fuoco. Forse, è evidente che in collina, finché occupano quelli che portano la Camusso, Landini e Civati, allora va tutto bene, e invece se arrivano gli zingari evidentemente va meno bene. Il che, per carità, a noi Fratelli d'Italia va benissimo, però se avvenisse anche nelle periferie questo trattamento, questo rigore svizzero, allora forse ci sarebbe una maggiore equità sociale nel trattamento della sicurezza e dell'ordine pubblico nei vari quartieri torinesi. Magari sarà una coincidenza, però non sfugge neanche che questo sgombero arrivi - guarda caso - proprio dopo che è stata ufficializzata la rottura tra SEL e la sua maggioranza per le future elezioni. Sa perché glielo dico? Io sono chiaramente uno che pensa sempre male, questa è una mia connotazione, però non sono l'unico a pensar male, perché questo pensiero è stato esplicitato pubblicamente da un Consigliere Regionale del PD che siede a Palazzo Lascaris (Ferrentino, lo dico perché vedo che c'è curiosità), per cui evidentemente è un dubbio anche abbastanza diffuso. Ora, però, il problema qual è? Capire la radice - io ringrazio il Consigliere Liardo -, perché il fatto che quei Rom abbiano rinunciato alla sistemazione provvisoria è un dato che ci deve far riflettere su due temi: il primo è che bisogna finirla di ritenere che, se un italiano, un cittadino normale viola la Legge, gli si manda giustamente una repressione perché rispettare la Legge è un dovere, invece per convincere un rom a non violare la Legge gli si danno dei benefici, come casa e lavoro. La logica del Patto di Emersione ha portato ad una specie di logica per cui bisogna convincere qualsiasi rom occupi qualsiasi cosa in giro per la città, con le buone, a rispettare la Legge. Questo è un principio di razzismo al contrario, perché ad un italiano si manda semplicemente la repressione, invece un rom bisogna convincerlo che gli conviene rispettare la Legge perché gli si danno, anche se provvisoriamente, casa e lavoro. Questo è un altro problema. Il fatto che abbiano rinunciato è perché (io vi avevo messo in guardia già da mesi), senza che voi ne accorgeste - perché i campi, compresi quelli autorizzati, sono terra di nessuno -, le frange anarchiche hanno preso il controllo della popolazione rom, li comandano come un gregge di pecore e se li portano dove gli pare. Per dimostrarvelo, ve li hanno portati anche qui davanti a Palazzo Civico, con tanto di striscione, lo stesso che era attaccato a via Asti, ma voi avete voluto ignorare questo dato. Adesso il punto qual è? A maggior ragione, bisogna far capire che chi sceglie un rapporto di contrasto con le Istituzioni deve avere una risposta di repressione. Punto. È questo il criterio distintivo, perché questa gente è stata già allontanata da diverse realtà di occupazione, gli sono state offerte - ce lo dite voi e non ho ragione di dubitare - delle soluzioni e delle mediazioni per il problema abitativo e non le hanno accettate. Chi non le accetta deve essere identificato e non deve godere di alcun benefit, posto che, se anche glielo voleste proporre, avendo fatto un appalto da 5 milioni di Euro a cooperative e associazioni riunite in Città Possibile, visto che quello è un contratto a tutti gli effetti, se qualcuno di quelli venisse fuori che aveva titolo di rientrare nell'assistenza di Città Possibile, la paga Città Possibile l'accoglienza, non il Comune di Torino. Questo deve essere un altro punto fermissimo, perché lo Stato ha dato e ha dato tanto, per cui bisognerebbe anche cominciare a ragionare in termini di responsabilità da risultato di quelle cooperative, perché per qualunque privato si ragiona così, cioè si fa un contratto e, se uno è inadempiente, paga. Semplicissimo. E deve valere anche per Città Possibile. Io, però, voglio fare anche ragionamento più ampio - e concludo nei pochi secondi che mi rimangono - sul fatto delle politiche sul patrimonio immobiliare di questa Città, perché, se noi continueremo a lasciare delle cattedrali nel deserto, questo "Gattonero e Gattorosso" si porterà i rom semplicemente in un altro dei tantissimi edifici lasciati ancora in disuso, abbandonati, per quanto in attesa di riqualificazione, di questa Città, e sarà un gioco a guardie e ladri continuo e quasi infinito potenzialmente. Io vi voglio sollecitare a prendere in considerazione l'autorecupero come soluzione per gestire il fatto di mettere insieme la domanda d'immobili per chi veramente, in modo certificato, sta in emergenza abitativa, e che quindi accetta un dialogo con le Istituzioni, rispetto invece agli immobili lasciati in stato d'abbandono, perché almeno così le Istituzioni lo gestiscono, se no lo subiranno e continueranno a subirlo, con i problemi di ordine pubblico che conosciamo. Presidente, le chiedo soltanto mezzo minuto di tolleranza, e finisco, solo per un auspicio. Riguardo, invece, alla caserma, va bene tutta l'interlocuzione possibile nel rispetto della memoria di quel luogo e rispetto al profilo storico e culturale, ma deve rimanere fisso l'obiettivo - peraltro già più volte ribadito dal Capogruppo del PD - dell'evidenza pubblica, perché io non ho alcuna ragione per sospettarlo, ma ci manca solo che poi ritroviamo i soliti noti di un certo associazionismo, già con il patto con Cassa Depositi e Prestiti, a gestire il futuro Museo della Resistenza, o tal dei tali, nella caserma di via Asti. Questo è un altro punto che mettiamo in modo chiaro preventivamente. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Berthier. BERTHIER Ferdinando Io, più che fare considerazioni, vorrei fare due domande perché mi sfugge qualcosa, anche perché in passato avevo letto così diverse. Per quanto riguarda Lungo Stura Lazio, quando si è fatto il Patto di Emersione non si è pensato sul momento di fare un censimento di chi abitava? Se circa 450 persone (adesso non ho i numeri esatti, mi sfuggono, uno più uno meno) hanno accettato il Patto e gli altri non hanno accettato il Patto, dovremmo sapere quelli che erano rimasti sul posto e quelli, a questo punto per deduzione, che si sono sparpagliati per la città e chi ha occupato via Asti, perché dal mezzo intervento del Vicesindaco mi sembra di aver capito che non sappiamo chi c'era in via Asti. Non sappiamo chi fossero quelle 70 persone o 70 famiglie - non ho capito - che erano in via Asti, cioè non sappiamo se arrivavano da Lungo Stura Lazio o da altrove, può darsi che qualche passaggio mi sia sfuggito. Poi il paradosso sarebbe che, se arrivavano da Lungo Stura Lazio, non avessero accettato il Patto di Emersione, e quindi essere collocati in una casa o comunque tutelati, di tutto e di più, e poi siano andati ad occupare una zona coperta; quindi, non vogliono stare all'aperto, ma vogliono comunque essere inseriti in un contesto tutelato. Quindi, credo che bisognerebbe - se non è stato fatto, ma dall'annuire del Sindaco evidentemente è stato fatto un censimento iniziale - seguire il percorso di queste persone; così come questa mattina, nel momento in cui sono state evacuate, bisognava rifare la verifica se arrivavano da Lungo Stura Lazio, se erano alcune persone di questo campo, e anche seguire, capire dove vanno, perché giustamente oggi o domani ce li troviamo ad occupare un altro sito, altri locali pubblici o locali del Comune o comunque anche per loro... Un'ultima domanda riguarda il fatto che mi sembra che, nel Patto di Emersione, chi non accettava di essere collocato, in qualche modo, doveva essere - non dico espulso perché è una bruttissima parola - ricondotto nel suo Paese, anche accompagnato da un bonus per tornare a casa sua. È stato seguito questo percorso? Sono andati e poi sono tornati? E dove sono tornati? Dove sono andati a collocarsi? Quindi chiedo se ci sia un monitoraggio di queste persone e di queste famiglie. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Naturalmente, come Gruppo, come opposizione, abbiamo sempre - sin da subito, da fine aprile - invitato il Sindaco ad adempiere al proprio ruolo di mantenere la legalità. L'aveva promesso in Conferenza dei Capigruppo, ci ha messo un po' a farlo, la coincidenza è un po' particolare, politicamente parlando, però siamo arrivati al dunque, almeno a quanto risulta dalle cronache di questi giorni, perché di oggi non ho potuto verificarlo personalmente, però sembra che questo sgombero sia stato attuato. Quello che mi preme dire a SEL e alla parte del PD che ancora non crede in questo concetto è che la proprietà, privata o pubblica che sia, è un diritto della società occidentale, è un elemento cardine del nostro convivere, del nostro buon vivere insieme. Quindi, io credo che sia necessario comprendere questo per poter partire con qualunque altro tipo di ragionamento. Questo non si è verificato e oggi lo stiamo di nuovo pagando, perché abbiamo dato disagi molto profondi e molto importanti ad una parte della città, che già si sente autorizzata a dire che quella parte, quella zona sarà piano piano svalutata, com'è successo in altri quartieri. I messaggi che si lanciano sono fondamentali, perché i cittadini di quella zona pensano che verranno trattati come è successo su Aurora, su Barriera di Milano, cioè che ci sia un ragionamento in questa Città che porti le varie zone - o alcune zone, a seconda dei tempi - ad essere messe in condizione, piano piano, di provocare disagi e quindi cadere in questo decadimento. Purtroppo è così, signor Sindaco, io glielo dico perché i cittadini dicono questo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). L'evacuazione è avvenuta oggi, però il messaggio che passa è questo, signor Sindaco, quindi bisogna stare bene attenti nel momento in cui si consente questo tipo di cose e si consente un così lungo periodo di occupazione illegale. Il secondo concetto, oltre il concetto di proprietà, privata o pubblica che sia, che deve essere rispettata, è anche il concetto di non affidare nuovamente, signor Sindaco, perché già questa mattina qualcuno dei funzionari - adesso non so chi fosse presente - di Cassa Depositi e Prestiti diceva già ad alcuni esponenti di Terra del Fuoco di non preoccuparsi, perché tanto quella zona sarebbe stata assegnata a loro. Io le dico anche quello che mi arriva alle orecchie, perché qualcuno lo ha sentito e qualcuno me lo ha riferito, allora io mi permetto di sottolinearlo, perché oggettivamente è fondamentale che, se ci dovesse essere un percorso di questo genere, ci sia naturalmente l'evidenza pubblica, ma è auspicabile che chi ha occupato illegalmente non sia poi colui che gestisce, su concessione, un immobile così importante, storicamente così di pregio come via Asti. Quindi, io glielo voglio sottolineare perché questo non si verifichi. Dopodiché - ed è l'ultimo ragionamento che faccio -, facciamo sempre un paragone con Milano, signor Sindaco. Noi abbiamo il Suk e Milano ha l'Expo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Mi perdoni, signor Sindaco, però purtroppo io sono... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non siamo in campagna elettorale, signor Sindaco, io sono un sensore, sono un eletto dai cittadini e mi permetto di dire quello che i cittadini riferiscono, ma non un cittadino, centinaia di cittadini, perché questo è un ragionamento che dobbiamo fare, signor Sindaco. Se in Barriera di Milano abbiamo il Suk, a Milano abbiamo l'Expo. Se a Milano l'Expo si trasformerà in un centro di ricerca mondiale, noi invece abbiamo via Asti, che verrà affidata probabilmente a Terra del Fuoco per continuare quest'azione di assistenza. Questi ragionamenti, signor Sindaco, mi perdoni, ma devo farli. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Io non posso che essere contento. Anche io, Sindaco, le faccio notare con quanto ritardo si è proceduto allo sgombero. Se si voleva dare un segnale, bisognava darlo subito. Siamo contenti di quello che sta succedendo in queste settimane, perché, dopo la Clinica San Paolo, dopo l'ultima aula della Clinica San Paolo che è stata sgomberata, sapere che ci sia un intervento di questo tipo non ci può che rasserenare, perché evidentemente il pugno duro che chiedevamo da alcuni anni si inizia a mettere in atto. Questo, però, segna il punto che a Torino esistono davvero due città, una un po' più borghese, dove si possono fare gli sgomberi, dove si può intervenire, perché magari vi è un'attenzione mediatica, e non soltanto, perché magari nella collina torinese ci abita un certo tipo di Torino, e allora si deve intervenire, perché, se si fosse intervenuti con la stessa celerità all'interno delle palazzine dell'ex Villaggio Olimpico, oggi non saremmo a raccontare di un Lingotto dilaniato da quella piaga. Questa è la dimostrazione che quando le cose si vogliono fare, si fanno; questa la dimostrazione che lì, signor Sindaco, avete sbagliato, perché bisognava intervenire subito e invece è stata concessa una residenza virtuale. Qui forse non c'era, perché gli zingari non sono come i presunti profughi, e quindi si è intervenuto subito. Quello che chiediamo al Sindaco - dato che ad oggi è ancora amministratore di Cassa Depositi e Prestiti, l'inverno è alle porte e si è dimostrato che lì delle persone possono vivere, con degli accorgimenti - è di utilizzare quella struttura per l'emergenza freddo, per tutte quelle persone che ne hanno bisogno, perché si è dimostrato che all'interno si può cucinare, ci si può lavare, magari la struttura può essere riscaldata. Io stesso sono stato all'interno a fare un sopralluogo, in forma privata, e con una piccola sistemata si può adibire per l'emergenza freddo, senza andare a creare delle sorti di campi profughi per italiani e per persone che non hanno un tetto, all'interno magari della Pellerina. Quindi, prima di riutilizzarlo per farci chissà cosa, chiedo al Sindaco, tramite Cassa Depositi e Prestiti, di cui il Sindaco è un autorevole esponente, di mettersi nella condizione di andare in questa direzione. Però faccio anche una critica sulla gestione dello sgombero di Lungo Stura Lazio, perché a determinate condizioni bisogna pensarci subito. Se ci sono delle persone che non accettano il patto di emersione, Vicesindaco, si sa, ed è scontato, che queste persone andranno a cercarsi un posto da un'altra parte, e lo faranno immediatamente. Quindi, bisogna anche mettersi nella condizione che al momento in cui ci saranno altri sgomberi (mi auguro che siano fatti nel più breve tempo possibile gli sgomberi in strada dell'Aeroporto, nella parte abusiva, e in corso Tazzoli), ci si mette nella condizione di sapere che chi non accetta i patti di emersione, vada via, non che venga lasciato vagare per la città, oppure si trasferisca in altri campi, o vada a occupare altre strutture. Questo glielo dico perché l'abbiamo segnalato sei mesi fa, non oggi, anticipando che qualcuno se ne sarebbe andato a spasso per la città, magari andando ad occupare delle strutture. Lo diceva bene il Consigliere Marrone prima, ci sono altre strutture in questa città che hanno questo tipo di disponibilità, ovvero che possono essere occupate senza nessun tipo di problema. Anticipiamo noi il problema, prevenire è meglio che curare; quindi, preveniamo, magari iniziamo oggi a pensare come quelle strutture potranno rinascere, come potranno essere patrimonio di questa Città, non solamente per spot elettorali di qualcuno, che magari con un'occupazione di sei mesi può avere la possibilità di fare all'interno quello che vuole. Un po' più di concretezza quando si fanno le azioni. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Io credo che sia giusto - mi permetterà il Presidente - spendere qualche secondo nella ricostruzione della vicenda non tanto di via Asti, ma della vicenda che ha investito questo Consiglio Comunale. Nel 2012 noi votammo un ordine del giorno, dibattuto, importante, che fu uno dei primi ordini del giorno (peraltro, mi sembra votato da quasi tutta la Aula) che apriva una discussione sul Demanio Militare, quello attivo e quello inattivo. A un certo punto, durante questa discussione, la Presidente della Commissione, la Consigliera Centillo, organizzò - lo ricordo bene - un confronto con i vertici militari. Scoprimmo poi che mentre noi eravamo in quel confronto, come Commissioni Consiliari congiunte, l'Assessore Lo Russo stava discutendo con Cassa Depositi e Prestiti le modifiche urbanistiche che avrebbero poi permesso la cessione di via Asti. Uno avrebbe voluto dire ma come, noi stavamo scommettendo in una direzione, nel momento in cui la nostra Amministrazione, anche quella che noi dovremmo concorrere a governare, sta facendo un'altra cosa. Ci fu poi un altro capitolo, si potrebbero dire una pila di mozioni e di ordini del giorno della destra votate dal centrosinistra e del centrosinistra votate dal centrodestra, che entrano nel cuore di questo problema, i milioni di metri quadrati di questa città che potrebbero essere utilizzati per la problematica sociale e per la necessità di una città che sprofonda, che invece non vengono utilizzati per far questo. Io credo che questo sia il punto politico fondamentale, perché poi di mezzo c'è altro ovviamente: c'è stata l'occupazione del 18 aprile, un'occupazione che conosco bene. Io sono una di quelle persone che entrò quella mattina; lo feci con coscienza e scienza, non l'ho mai negato, assumendomene la piena responsabilità. Devo dire che ho più patito il lavoro basso e sporco degli "utili idioti" che hanno continuato a dire che c'erano state consegnate le chiavi, rispetto al confronto franco e duro di chi chiedeva il ripristino della legalità, Consigliere Tronzano, perché quello è un confronto di idee. Il gioco sporco di chi dice che c'era stata aperta la porta, quando quel giorno stesso eravamo stati denunciati dalla Cassa Depositi e Prestiti (non lei), quello è un gioco sporco di un altro livello che non aiuta e non libera di dibattito di questa Città. Allora, che cosa è successo nelle settimane seguenti? È successo che un gruppo di associazioni (una in particolare che aveva cominciato, ma si è costituito comunque un gruppo di associazioni) hanno cominciato a chiedere che quel luogo fosse un luogo di cui il Comune si facesse carico. In particolare, i tre sindacati inquilini, insieme (CGIL, CISL e UIL), non proprio i migliori amici di chi aveva cominciato l'occupazione, dissero che questi luoghi sono adatti per il disagio abitativo di questa città. Sapete com'è successo? È successo che una delle ragazze occupanti di via Asti, una ragazza di Terra del Fuoco, ha per papà il segretario di uno dei sindacati inquilini, che era andato lì a sollevarla per un orecchio, e quando è arrivato lì per sollevarla per un orecchio, l'altra gli ha detto: "No, papà vieni a vedere che cos'è questo luogo, vieni a vedere come lo hanno lasciato, vieni a vedere se questo luogo può servire al tuo lavoro". Da lì partì una cosa che non ci aspettavamo, si chiama palla di neve che rotola. È venuta giù la piccola slavina a cui non si è mai voluto dare risposta, signor Sindaco, perché questo è il punto politico. Poi è arrivata l'occupazione dei rom, inaspettata, pratica particolare, l'occupazione non l'avevamo mai vista, però è arrivata l'occupazione dei rom. Di questa occupazione si discute di una parte, ma non si discute dell'essenza profonda. Perché quei rom si scaricano su via Asti? Su questa cosa bisognerebbe fare un'operazione di verità, bisognerebbe cominciare a chiedersi come è andata questa fantomatica politica sui rom della Città di Torino. Bisognerebbe, Assessora Tisi, che si facesse un confronto che abbiamo fatto in divenire, che adesso chiede maturità. Quando qualcuno diceva utilizziamo spazi pubblici perché gli spazi privati non hanno la sostenibilità economica per permettere un percorso di inclusione sociale. Fra quei Rom, il 50% - così mi viene detto - sono persone che arrivano dal social housing di corso Vigevano. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Così mi viene detto, non lo so, io riporto una voce e la definisco tale. Però, bisognerà capirlo, questo è fondamentale, perché se fosse vero che arrivano dal social housing di corso Vigevano, c'è un dato politico evidente, cioè che non stiamo parlando di un progetto di inclusione sociale, stiamo parlando di quello che oramai è diventato un progetto di ricollocazione della popolazione rom, con una triangolazione da un campo nomadi in Lungo Stura Lazio, attraverso la Romania, in altri campi nomadi, perché questa è la vera fotografia che bisognerebbe fare dell'ospitalità. Adesso arriviamo al giorno d'oggi, arriviamo a uno sgombero che io non comprendo nei modi, nei tempi e di cui non comprendo le ragioni. Purtroppo ne comprendo l'essenza. Non è vero che la caserma è stata sgomberata, mi risulta che in questo momento ci sono due persone ancora nel locale caldaie. Cosa vogliono segnalare quelle due persone? Segnalano un punto, cioè che quella struttura è stata recuperata in parte, almeno così dicono loro; che la caldaia ha ricominciato a funzionare; quel mostro d'acciaio che è stato squarciato perché è stato lasciato carico di acqua. Questa è la cura del bene pubblico. È bastato che venisse la prima gelata per squarciare quel mostro d'acciaio. La caldaia è stata recuperata e oggi ci sarebbe calore in 27.000 metri quadrati della nostra città. Allora, io mi chiedo, Sindaco... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Giusto, chiediamoci a chi la diamo, facciamone un'evidenza pubblica, non c'è problema; ripristiniamo la legalità, ma la legalità profonda di questa città. Chiediamoci se quel luogo può servire al disagio sociale di questa città, da domani. Chiediamoci se quest'inverno quel luogo verrà utilizzato o verrà lasciato nell'oblio. Chiediamoci se gli sfrattati, gli emarginati di questa città, i rom, i profughi potranno utilizzare questo luogo. A queste domande chi risponde, signor Sindaco? Mi permetta un ultimo passaggio, Presidente. Signor Sindaco, io non credo che lei sia il mandante di quest'operazione, non lo penso; non sarebbe giusto e non lo penso, come dice qualcuno. Però, signor Sindaco, io la considero responsabile di quest'operazione. Avrei sperato di poter concludere il nostro mandato in un altro modo. È chiaro che adesso dovremo fare le nostre valutazioni. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Il Consigliere Curto dice che farà le valutazioni, ma dalla lettura dei giornali mi sembra che queste valutazioni siano già iniziate. Per cui, credo che anche lui si faccia un po' prendere, com'è avvenuto con il Consigliere Tronzano, dal clima della campagna elettorale. Preferirei concentrarmi sui problemi della città. Consigliere Curto, il Sindaco è responsabile, con la sua maggioranza, di governare questa città e si assume le responsabilità per le competenze che ha. La prima questione da chiarire è questa. Le occupazioni non violano un Regolamento del Comune di Torino, violano la Legge, e ci sono degli organi preposti a far sì che la Legge venga rispettata. Ed è poi cosa buona che lo facciano tenendo conto di valutazioni che considerano anche il contingente, anche altri aspetti che non siano il timing che può immaginare qualcuno: c'è l'occupazione e si va a sgomberare un secondo dopo. Fanno valutazioni, ma lo decide chi ha il compito di far rispettare la Legge. E per noi, chi va contro la Legge, esce da un ragionamento di legalità; quindi, si fa fatica a rapportarsi e a ragionare. La seconda questione è che via Asti ha un valore simbolico e anche una propensione (su questo condivido quello che diceva il Consigliere Curto), da molto tempo, da prima che iniziasse questa mia esperienza in Consiglio Comunale, a farsi carico, come spazio, di problemi ed emergenza sociale, per una serie di ragioni. Ma questo vuol dire che insieme alla proprietà noi possiamo valutare di tener conto del valore simbolico, e pretendere dalla proprietà che quel valore simbolico e quella predisposizione vengano tenute in considerazione, provando ad avviare progetti su quello spazio. Ma l'occupazione, l'abbiamo detto mille volte, e lo ribadiamo oggi, non è un diritto di prelazione. Noi chiederemo alla proprietà, nel momento in cui sarà in grado di accogliere questa nostra richiesta di utilizzare quello spazio, che nasce anche dal suo impegno, dalle associazioni che hanno lavorato in via Asti, in questi mesi con lei, da quell'osservazione, dicevo, noi chiederemo che ci sia un progetto, che però individui i soggetti con evidenza pubblica, così come fa il Comune. Ci sembra una richiesta legittima di trasparenza. La terza questione è legata ai rom. Non ho problemi a dirlo, sono molto convinto che la Città di Torino si fa carico con tutte le risorse che può mettere in campo, direttamente o indirettamente, delle persone che vivono problemi, che vivono situazioni di difficoltà e disagio; per noi ci sono le persone, non ci sono i nostri e i loro, non ci sono quelli del nord e quelli del sud, non ci sono profughi o altro, non è una gara della difficoltà, ci sono persone e proviamo a farci carico delle persone. Con ciascuno di loro ci sono modalità ed opportunità di intervento diverse, ci sono emergenze che hanno tempi diversi fra di loro e difficoltà anche nell'attuare questi progetti e questi percorsi. Credo che sulla partita rom la Città abbia fatto delle scelte, considerando il fatto che si rapportava con persone, non pensando se questo potesse creare consenso o meno, sappiamo bene quale sia la percezione esterna e quanto, invece, agitare continuamente lo spauracchio del prima i nostri e poi gli altri, chi se ne importa, non porta sicuramente favori, ma vogliamo provare ad essere coerenti con quanto crediamo, del quale siamo convinti. Non è possibile che nel momento in cui vogliamo farci carico di esseri umani, ci siano nella nostra Città situazioni che non rappresentano quell'umanità lì, quindi si superano i campi rom, con fatica, cercando di essere anche contro. Su questo state sereni, cerchiamo in tutti i modi di fare ciò che ci chiede il rispetto della persona umana. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Greco Lucchina. GRECO LUCCHINA Paolo Mi prenderò solo poco tempo per far rilevare quella che io credo essere una forte contraddizione all'interno della maggioranza. Consigliere Curto, ho deciso di intervenire dopo il suo intervento, perché, pur riconoscendole grande onestà intellettuale nel rivendicare quella che è una posizione politica, come giustamente lei l'ha definita, rispetto a questi accadimenti, lei aggiunge vicino una responsabilità che attribuisce al Sindaco Fassino. Credo che un po' di responsabilità, invece, lei la debba attribuire a se stesso e al suo Gruppo Consiliare. Mi spiego meglio: la vicenda è da ricondurre sul piano di dismissioni patrimoniali ed immobiliare di questa Città, cioè il Demanio decide di dare all'Ente Città di Torino, evidentemente, tutti gli stabili e quindi anche le caserme, la scelta della Città è quella di vendere a Cassa Depositi e Prestiti e, nel momento in cui a gennaio viene portata la deliberazione, lei quella deliberazione la vota con l'accordo di programma. Detto questo, se non ricordo male, abbiamo cercato di ragionare con alcuni Colleghi della minoranza, ci fu solo una mozione di accompagnamento a quella deliberazione, in cui lei, sostanzialmente, e il suo Gruppo Consiliare sostenevate che gli introiti delle vendite dovessero in qualche modo essere destinati per fini sociali. Ricordo questo a memoria, pronto ad essere smentito, Consigliere Curto. Detto questo, la risposta a quelli che considero fatti è che lei occupa quella caserma e ce lo dice anche a verbale. Allora dov'è la coerenza di un atteggiamento in Aula esattamente contrario a quello che poi nei fatti lei fa pochi mesi dopo? Ed è per questo che la discussione di oggi sulle contraddizioni, anche in merito alle discussioni che ora non c'entrano rispetto alla riforma del Decentramento, emergono alla vigilia di una campagna elettorale, perché ha fatto bene il Consigliere Paolino a ricordarglielo, probabilmente le valutazioni da campagna elettorale le avete già fatte, quindi il ragionamento politico che dovete fare all'interno della maggioranza è anche sugli indirizzi che volete portare a termine da qui a fine tornata amministrativa, con grande trasparenza. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Lo sgombero che è avvenuto oggi probabilmente era inevitabile, perché dopo la nascita di questa occupazione cosiddetta Asti est, come si sono definiti loro in maniera anche un po' particolare, non so se è una separazione o un autogrill, qualcosa del genere, però dopo la nascita di questa occupazione con 80 persone, il rischio era che se non si interveniva adesso, tempo un mese o due con il freddo diventasse un altro MOI, un'altra occupazione delle dimensioni di quelle del MOI, che al di là di qualunque considerazione sulla legittimità, non legittimità o diritto di assistenza o meno, è una situazione ingestibile, problematica e degradante per il quartiere, per cui, capisco che chi ha in mano la gestione dell'ordine pubblico abbia preferito a questo punto staccare la spina a questa cosiddetta esperienza di occupazione di via Asti. Detto questo, però, il punto è un altro: a questa situazione non ci si sarebbe dovuti nemmeno arrivare. L'errore di fondo, in questa entità, di fronte ad un'emergenza abitativa pesante, con ormai migliaia di sfrattati ogni anno, a cui il patrimonio abitativo esistente pubblico non riesce a far fronte, è avere edifici così grandi sostanzialmente inutilizzati. Capisco anche che i progetti di recupero, di trasformazione richiedano del tempo e che si può anche pensare che non tutto possa essere immediatamente destinato all'emergenza abitativa, ma che ci siano anche progetti che possano partire per altre destinazioni, almeno nel temporaneo, almeno nell'emergenza; questo spazio andava recuperato in qualche modo e destinato all'emergenza, visto che era possibile, come è stato dimostrato nei fatti. L'errore è quello delle Istituzioni, perché sono le Istituzioni che dovrebbero recuperare gli spazi, gli edifici e trovare il modo tutti insieme di destinarle all'emergenza, per evitare che poi ci si infili qualcun altro, che sia un movimento politico in cerca di una sede gratuita o poi alla fine chi, forse anche in maniera più meritevolmente, ha bisogno di un tetto sulla testa, quindi capisco anche che possa andare ad occupare, però se le Istituzioni fanno finta di non esserci, cincischiano, non trovano le soluzioni, non riescono a far fronte all'emergenza, è inevitabile che situazioni come queste si verifichino sempre più spesso. A questo punto diventa anche preoccupante, perché è un segnale di nuovo dello sgretolamento delle Istituzioni in questa Città, il fatto che il numero delle occupazioni stia continuando ad aumentare, nonostante poi le si insegua e magari le si sgomberi, però se il problema sociale non viene risolto e affrontato, il problema conseguente delle occupazioni continuerà ad esserci, ed uno scenario in cui invece di esserci una gestione equa e gestita dalle Istituzioni, ordinata e con garanzia anche per l'ordine pubblico per gli edifici stessi, di questa emergenza, c'è invece una gestione così abbandonata, o forse, persino un po' chiudendo gli occhi, subappaltata a forze sociali più o meno vicine alla maggioranza, oppure non facenti parte della maggioranza, ma comunque considerato un interlocutore valido nella gestione di questo tipo di fenomeni, alla fine il risultato sarà sostanzialmente il caos. L'invito è di non lasciare gli spazi inutilizzati e, invece, rilanciare un grande sforzo perché tutto quello che c'è, come poteva essere per esempio via Bardonecchia, come potevano essere altri edifici, pur nella difficoltà di rispettare le norme, quindi dover magari fare adeguamenti o trovare il modo di utilizzare spazi in parte degradati, sia utilizzato per l'emergenza, perché il problema nei rapporti politici tra un pezzo di maggioranza e l'Amministrazione è interessante, ma il vero problema e il più importante per i cittadini è che non ci siano più a Torino famiglie abbandonate a dormire per strada. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola alla Consigliera Cervetti. CERVETTI Barbara Ingrid Intervengo brevemente. Mi sento di dire, anche a nome del Gruppo, che possiamo essere soddisfatti di quanto è avvenuto oggi in via Asti, invece, a nostro avviso. È stato un po' un coro unanime, a parte il coro non unanime, ovvio, scontato del Capogruppo Curto. Laddove ci sono state delle critiche, oggi sembrano anche un po' paradossali, perché poi la politica del "non va mai bene", non fa bene alla nostra Città là fuori. Oggi è successo qualcosa che da mesi ci auguravamo succedesse, per cui non è il momento di dire che lo sgombero doveva avvenire in altro modo, in altri tempi, lo sgombero doveva essere fatto, l'abbiamo chiesto più volte , è stato fatto, oggi è proprio solo il momento in cui dire bene, perché lo sgombero è avvenuto, tutto il resto non fa bene alla nostra Città, o almeno non è il momento di urlarlo adesso che abbiamo un esempio di positività. Capogruppo Curto, l'occupazione è sempre sbagliata, non ci sono eccezioni, è sempre sbagliata. Ci ricordava il Capogruppo Paolino, è sbagliata anche per legge, quindi non è neanche una questione di etica e di regole, è sbagliata persino per legge, figuriamoci chi poi mette di mezzo il proprio ruolo istituzionale insieme a qualche azione sbagliata, forse lì l'errore è sempre più grave ed ancora più grave. Lei ha cercato di giustificarlo con l'emergenza, con una sorta di concetto di emergenza sociale che si traduce poi, in questo caso particolare, con l'emergenza abitativa. L'emergenza abitativa è evidente, il disagio sociale è evidente, ma è davvero questa la strada che noi Istituzioni qui abbiamo intenzione di percorrere, quella dell'occupazione? È questo l'esempio che vogliamo dare fuori, alle associazioni, a comitati, ai semplici cittadini? Questa è l'idea e l'esempio che vogliamo dare: il fatto che noi Amministratori per primi legittimiamo l'occupazione o fomentiamo le occupazioni o giustifichiamo le occupazioni? Bene, noi Moderati a questo non ci stiamo, a giustificare il concetto di occupazione, assolutamente, l'emergenza abitativa ha codice prioritario in questo momento: urlano da fuori, ma lo urliamo anche noi in tanti modi nelle Commissioni che vengono calendarizzate. Chi partecipa alla Commissione Emergenza Abitativa sulla propria pelle vede ogni settimana quello che sta succedendo nella nostra Città, ma il tentativo di manipolarla o anche solo, non voglio poi esagerare con i termini, utilizzarla in modo improprio, non fa bene e non risolve il disagio sociale che c'è là fuori. Tante sono le realtà che hanno quella necessità, di risolvere l'emergenza abitativa, insieme cerchiamo di risolverla, non pretendo in modo unanime, che sarebbe doveroso, perlomeno in maggioranza, ma perlomeno in modo legale. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola, per la replica, al signor Sindaco. SINDACO Ringrazio i Consiglieri, anche se mi pare che la vigilia elettorale stia già condizionando la discussione, quindi non so fino a che punto questo dibattito sia utile, lo dico chiaramente: ho l'impressione che se pensiamo di utilizzare quest'Aula per fare proclami elettorali, stiamo perdendo tempo e forse non vale neanche il tempo di sprecarlo. In ogni caso, per quanto riguarda le questioni poste: tempi e modi di gestione di tutta questa vicenda li abbiamo sempre convenuti e concordati con l'autorità di Prefettura e di Questura, non siamo mai stati con le mani in mano, dal primo momento abbiamo seguito questa vicenda, non so quanti Comitati di Ordine Pubblico e Sicurezza si sono riuniti su questo tema, e ogni passo lo abbiamo convenuto con le autorità di polizia. Dire che siamo stati con le mani in mano o che siamo stati passivi e che, anzi, abbiamo dato le chiavi a quelli che volevano occupare sono tutte stupidaggini, che annovero tra gli argomenti dell'apertura della campagna elettorale. D'altra parte, tutti i Capigruppo hanno avuto un incontro con il Prefetto e la Questura, a cui ero presente anche io, e ricordo l'atteggiamento di prudenza di quell'autorità, che era motivato da ragioni di ordine pubblico e da una serie di ragioni che non sono banali. Quindi, mettersi qui a fare la voce grossa può essere un esercizio anche divertente, ma non ricordo che si sia fatta la voce grossa in un'altra sede. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, ero presente, avete parlato, ma la voce grossa non l'ha fatta nessuno. Quando il Questore vi ha detto che questa è una città sicura, nessuno gli ha detto che non è vero. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non sono abituato a dire bugie. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Comunque sia, lasciamo perdere la discussione generale, ma rispetto alla questione oggetto di questo confronto, abbiamo convenuto e seguito tutta la vicenda insieme all'autorità di Polizia, come credo che farebbe qualsiasi Sindaco. Seconda questione; dire come si dice qui: "Quelli che non hanno titolo vanno mandati via", è una frase a cui bisogna fare seguire anche un'indicazione operativa, perché il foglio di via per uno che non abbia titolo a rimanere non lo firma il Sindaco. Il foglio di via, se non è accompagnato da un'azione coercitiva per trasferire questa persona nel luogo di origine, ha poca efficacia, ma quell'azione coercitiva non la mette in essere il Comune. È una frase senza senso dire: "Dovete mandarli via" e comunque non può essere rivolta al Sindaco, ma va rivolta a quelli che hanno la titolarità e la forza coercitiva per esercitarla. Terza questione; abbiamo delle criticità e vorrei essere chiaro: sono qui da quasi cinque anni, in questo periodo si sono succeduti Governi di diverso colore politico e mi darete atto che non ho mai polemizzato con nessun Governo, anche quando alla guida del Paese c'era un Governo di colore politico molto diverso dal mio, in quanto non credo che sia utile alimentare una polemica tra Istituzioni. Una cosa però la voglio dire fuori da ogni polemica: quelli che occupano il MOI, ed è un problema e stiamo cercando di affrontare anche quello, sono lì perché, ad un certo punto, il Governo in carica in quel momento (e non mi interessa il colore politico) decise che il 28 febbraio 2013 l'emergenza Africa era finita, atteggiamento che, qualsiasi Governo lo abbia assunto, è irresponsabile, perché un'emergenza non si decreta aperta o finita sulla base di una data del calendario. Il risultato è che dal 1° marzo quelli non avevano più alcuna copertura di nessun tipo e sono rimasti lì; ce li abbiamo sul groppone per un atto irresponsabile di chi governava il Paese in quel momento. Lo dico con chiarezza, è così. Non si decreta un'emergenza sulla base di una data di calendario: un'emergenza c'è o non c'è. Se c'è, la governi fino a che c'è, ma, se è finita, è perché è finita davvero e non perché decidi che un certo giorno è finita, quando non è vero. Lo dico qui con la stessa forza con cui l'ho detto al Ministro dell'Interno in carica in quel momento, perché, quando dico le cose, le dico a chiunque bisogna dirle. Quarta questione: gli spazi vuoti. È evidente che non abbiamo interesse a tenere degli spazi vuoti ed è necessario utilizzare tutti gli spazi vuoti per le varie emergenze della Città, ancorché siano spazi utilizzabili. Non è che utilizzi qualsiasi spazio sbattendo della gente dentro, perché tanto c'è uno spazio vuoto e ci sta, ma bisogna vedere se è compatibile. Intanto, ci sono molti spazi vuoti che hanno l'amianto: le caserme hanno l'amianto e io non mi assumo la responsabilità di mandare della gente dove c'è l'amianto. Ci siamo fatti dare dal Demanio Militare ciò che era vuoto, siamo andati a fare i sopralluoghi, uno per uno, e, siccome c'era l'amianto dappertutto, ne abbiamo preso atto. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, si fa la bonifica. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Bisogna avere le risorse e io non ho quelle risorse. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non le mette né la Regione, né… Le mette lo Stato per Castello di Annone, fa parte del finanziamento del Ministero. Comunque la bonifica dell'amianto, converrete tutti, spesso richiede tempi piuttosto complessi e lunghi, perché non si fa in un minuto. Vi sono invece altri spazi che non hanno questi problemi; ad esempio, abbiamo convenuto con Cassa Depositi e Prestiti che via Bardonecchia, fino a che Cassa Depositi e Prestiti non avvierà la trasformazione, sia messa nella disponibilità della Città per l'emergenza freddo e sarà così. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non sappiamo chi li ha distrutti, non credo che sia Cassa Depositi e Prestiti. Vi sono altri spazi sia della Città, sia di terzi che noi abbiamo contattato e per i quali abbiamo chiesto la disponibilità, non da oggi, per il loro utilizzo. Infatti, una parte di quelli che sono accompagnati nell'emergenza abitativa sono allocati anche in spazi non della Città. Quindi, si tratta di spazi liberi di cui la Città dispone e di spazi di terzi, perché, da parte nostra, quando si possono reperire, lo facciamo per le esigenze di emergenza che abbiamo (l'emergenza freddo, l'emergenza abitativa, l'emergenza profughi e quant'altro). Infine, voglio dire al Consigliere Curto che bisogna poi intendersi su questa discussione sugli spazi pubblici, perché l'idea che gli spazi pubblici vengano occupati e se ne chieda un utilizzo prescindendo dalle risorse che si hanno per utilizzarli, dalla titolarità con cui li si deve utilizzare e per quali scopi, mi pare francamente un modo non condivisibile di affrontare questo problema, perché certamente si deve fare un ragionamento su come si utilizzano gli spazi pubblici, ma intanto bisogna sapere se si hanno le risorse per utilizzarli. Qui non è che ci raccontiamo la storia del lupo: la Città di Torino, come altre Città italiane - non questo Sindaco che è particolarmente incapace, ma quasi tutte le altre Città italiane (Milano, Firenze, Napoli, Roma, Venezia ed altre) - ha ceduto beni a Cassa Depositi e Prestiti, perché la dismissione di beni immobiliari è stata la modalità con cui liberare risorse di cui le Città avevano bisogno per soddisfare i servizi dei cittadini; altrimenti non ci intendiamo, non è che uno vende a Cassa Depositi e Prestiti per fare un favore a qualcuno, lo si fa per liberare risorse di cui la Città ha bisogno e questo è stato fatto in tutte le principali città italiane. Il che significa che è un problema generale e che tutti si sono collocati dentro questa scia. Con l'ultima Legge di Stabilità è stata addirittura autorizzata Invimit, società al 100% del Ministero dell'Economia e delle Finanze, ad acquisire immobili da Amministrazioni Statali e da Amministrazioni Locali per liberare risorse. Noi abbiamo applicato delle norme che sono state date adottate per mettere i Comuni nella condizione di avere una disponibilità di risorse, che, senza quelle dismissioni, non avrebbero o sarebbero minori. Ribadisco che è una strada seguita in quasi tutte le grandi Città italiane da Sindaci di colore politico diverso. In ogni caso, naturalmente noi continueremo ad affrontare tutte le emergenze che la Città ha di fronte, perché abbiamo un problema serio, che avrebbe chiunque sedesse su questo scranno, cioè che intorno al tema casa precipitano e si concentrano tre emergenze: c'è l'emergenza degli sfratti, c'è l'emergenza dei profughi che sono arrivati e c'è l'emergenza dei rom, se si vogliono smantellare i campi. Sono tre emergenze che precipitano su un unico bene; è evidente che è complesso gestirle e bisogna gestirle a ragione tale che l'una non sia in conflitto con l'altra e non è semplice; però è questo il tema. Segnalo che non so quanti anni sono che in Italia non si finanzia più l'edilizia popolare e anche questo è un tema; quindi, facciamo i conti anche con una situazione di grande difficoltà, che non è determinata da una volontà di non affrontare i problemi, perché credo che chiunque amministri questa Città lo voglia fare e tutti voi che siete qui vi ponete il problema di come dare delle risposte. Le risposte non sono semplici per il solo fatto che uno capisce che c'è un problema e vuole risolverlo; capire che c'è un problema è importante, volerlo risolvere è importante, ma poi bisogna avere la strumentazione, le risorse e le opportunità per poterlo fare e non sempre è così. Veniamo da otto anni nei quali i Comuni sono stati continuamente destinatari di tagli lineari - 18 miliardi e mezzo di Euro in otto anni - e non possiamo fare finta di non sapere tutto questo. Dopodiché, affrontiamo tutte queste emergenze in una Città che… Mi permetta, Consigliere Tronzano, capisco che sia in odore di candidatura, ma non è possibile dire che noi abbiamo il suk e Milano ha l'Expo; vuole che le faccia l'elenco di tutto quello che ha fatto Torino nell'anno dell'Expo? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Se anche dicono quello, dicono una cosa che non è vera. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quale senso ha? Volete che vi faccia l'elenco di tutte le cose fatte nel 2015? Lei era addirittura presente a queste iniziative. Non più di 15 giorni fa abbiamo portato qui 2.000 persone da tutto il mondo ed un milione e mezzo di persone sono venute per la Sindone. La quantità di iniziative con cui abbiamo accompagnato Expo ha fatto dire al Commissario di Expo, Sala, al momento della sua chiusura, che, accanto a Milano, c'era una sola grande Città in Italia che aveva gestito alla grande l'Expo ed era Torino. Consigliere Tronzano, il Commissario di Expo ha detto questo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lasci stare. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lui a Milano e lei a Torino. Siccome lei dice di non averlo detto perché è candidato, allora anche quell'altro non lo ha detto perché è candidato; le regole sono le stesse, non può pretendere due standard. Le do un'informazione che è giusto fornire (visto che ha sollevato un problema, è giusto informare il Consiglio) su questo progetto che, l'altro giorno, è stato presentato dal Presidente Renzi a Milano. È un progetto che non fa cardine soltanto su Milano, ma su tre città: si tratta di Italy 2040 ed è un progetto per realizzare un grande polo di ricerca sulle frontiere più avanzate dei vari temi della vita e dell'ambiente e fa leva sull'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, sull'ISI di Torino, diretto da Rasetti, e sullo spazio di Expo di Milano, dove verrà realizzato il Polo. Questo progetto prevede un centro di carattere nazionale su tutti i temi del big data che sarà allocato a Torino, sarà guidato dall'ISI, presieduto dal professor Rasetti, e sarà collocato alle OGR. Quindi, quel progetto non emargina Torino, ma è un progetto che tiene insieme Torino, Genova e Milano. C'è nuovamente un ruolo di traino dell'intero Paese da parte del triangolo industriale del nord-ovest. Negli anni Sessanta, queste tre città sono state la locomotiva per realizzare il boom economico e la modernizzazione del Paese ed oggi queste tre città sono la locomotiva per portare l'Italia nelle frontiere più avanzate della scienza e della ricerca. PORCINO Giovanni (Presidente) Dichiaro concluso il dibattito sulle comunicazioni del Sindaco. |