Città di Torino

Consiglio Comunale

Città di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Martedì 10 Novembre 2015 ore 14,00
Paragrafo n. 6
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA CONSILIARE 2015-02366
RIFORMA DEL DECENTRAMENTO E DELLA PARTECIPAZIONE - MODIFICHE ALLO STATUTO DELLA CITT?.
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201502366/002, presentata dai Consiglieri Onofri, Alunno e La Ganga in data 4
maggio 2015, avente per oggetto:

"Riforma del Decentramento e della Partecipazione - Modifiche allo Statuto della
Città".

della proposta di mozione n. mecc. 201505259/002, presentata dai Consiglieri Ricca
e Carbonero in data 2 novembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502366/002) 'Statuto
Decentramento' - Indennità e gettone presenza a favore dell'emergenza sfratti".

e della proposta di mozione n. mecc. 201505476/002, presentata dai Consiglieri
Centillo, Onofri, Paolino, Altamura, Scanderebech, Muzzarelli, Laterza, Carretta e
Nomis in data 9 novembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502366/002) 'Decentramento'".

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Devo dire che dopo questa Conferenza dei Capigruppo densa e soprattutto dopo
questo travagliato inizio di seduta è davvero un piacere iniziare questo dibattito
generale sulla deliberazione.
Di sicuro giova ricominciare la discussione di oggi nel ricordare un po' come ci
siamo arrivati. Credo che sia opportuno, soprattutto quanti dei Colleghi sono già
intervenuti e lo hanno potuto fare, ricordare anche qual è il percorso personale e
amministrativo di ognuno di noi. Chi ha rivestito un ruolo di Consigliere di
Circoscrizione o addirittura di Presidente o di Capo Commissione non può non
portarsi dietro quell'esperienza nell'affrontare una riforma del decentramento.
Il ragionamento principale ritengo debba incentrarsi su qual è il senso delle
Circoscrizioni. Non si può davvero pensare di andare ad affrontare una
riorganizzazione della macchina amministrativa della Città di Torino per andare poi a
perdere l'opportunità della funzionalità degli enti decentrati per i cittadini.
Vorrei solo ricordare, non so se anche i Colleghi hanno questa esperienza, che ci
sono ancora davvero tanti cittadini torinesi che non familiarizzano nemmeno con il
termine Circoscrizione, cioè ogni tanto nel definire Circoscrizione qualcuno crede
che sia qualche strano ufficio burocratico del pachiderma amministrativo torinese e
non sa neanche che magari è un Ente che dovrebbe proprio fondare le sue ragioni di
esistenza sulla maggior vicinanza al territorio, quindi a una quota della cittadinanza
del nostro Comune.
Purtroppo, evidentemente, così non è e chi ha avuto l'esperienza del Consiglio di
Circoscrizione può pacificamente, al di là dell'appartenenza politica di schieramento,
andare ad ammettere, se non tutte, almeno alcune delle motivazioni: la prima è
l'assoluta irrazionalità delle dotazioni finanziarie rispetto alle funzioni che dovrebbe
ricoprire. Ormai siamo esperti in diversi Bi 0+4
lanci - ahimè, sottolineo - approvati da questo Consiglio Comunale, quante volte
abbiamo trovato delle intere voci di bilancio anche non residuali (parliamo di sport,
di cultura, di verde pubblico, in certi casi addirittura di assistenza sociale) delle
Circoscrizioni ridotte a zero; questo nella misura in cui si è partiti evidentemente nei
tagli diretti dall'Amministrazione Centrale a considerare che le Circoscrizioni
fossero degli Enti oggettivamente sacrificabili, altrimenti non si potrebbe spiegare
una scelta di questo tipo.
Purtroppo, allo stato dell'arte, si tratta di una scelta che potrebbe addirittura essere
condivisibile, perché alle Circoscrizioni non è riconosciuta una vera facoltà
amministrativa; non solo non è riconosciuta in via esclusiva, ma non è neanche
riconosciuto un ruolo di compartecipazione necessaria nella decisione
dell'Amministrazione Centrale, che va poi a svolgere le ricadute su specifici territori
circoscrizionali.
La mia prima esperienza è stata con il Regolamento IMU, modifica di un tributo così
fondamentale intanto sulla pelle dei cittadini in negativo, ma poi anche per le casse
comunali, per definire come il ruolo del parere della Circoscrizione fosse del tutto
illusorio e neanche vincolante da un punto di vista strettamente formale, perché
l'unico valore che doveva teoricamente avere era l'obbligatorietà e da
quell'occasione in poi siamo stati costretti ad imparare che l'obbligatorietà rispetto
all'interpretazione che si dà del nostro Regolamento non è neanche effettiva, ma è
un'obbligatorietà della richiesta da parte dell'Amministrazione Centrale e quando,
per qualche motivo, magari anche perché la maggioranza del Consiglio di
Circoscrizione non risponde alla maggioranza dell'Amministrazione Centrale, se
magari per quel motivo o per un particolare ostruzionismo dell'opposizione, un
parere non viene reso dalla Circoscrizione al Comune, abbiamo dovuto imparare che
l'Amministrazione Centrale può semplicemente prescinderne dicendo che ha esaurito
il proprio dovere chiedendone il parere.
Questo dà veramente il polso di come la Circoscrizione sia stata ritenuta fino ad oggi
un Ente del tutto superfluo, un Ente nella migliore delle ipotesi di cinghia di
trasmissione di decisioni impopolari. Quante volte abbiamo vissuto le Circoscrizioni
come una specie di camera di compensazione e di raccolta dello sfogo popolare per
decisioni prese in Sala Rossa, in pieno centro cittadino, quando poi queste stesse
decisioni a chilometri in linea d'aria da qua andavano a svolgere effetti che facevano
infuriare la cittadinanza!
Lo dico più per assetto istituzionale, non ne faccio una colpa al colore politico della
maggioranza, perché poi temo andrebbe nello stesso modo a parti invertite, ritengo
che la Circoscrizione sia purtroppo mal congegnata, andrebbe spesso e volentieri
utilizzata ancora come una specie di raccolta di tensioni, di sfogatoio di tensioni
territoriali, non però di raccolta di istanze; credo che questa sia la maggiore criticità
che mi sento di muovere anche all'attuale riforma.
Cito un esempio non particolarmente virtuoso, quello dei municipi romani, però
almeno è un modello istituzionale e lì sono altre le cose che non vanno, ci sono delle
funzioni delegate che sono di esclusiva competenza della Circoscrizione e non sono,
invece, semplicemente in chiave consultiva, in chiave di passaggio di parere non
vincolante. Questo è davvero un punto fondamentale perché la Circoscrizione intesa
solo come raccolta di istanze, che poi non devono essere ascoltate, è davvero
limitativo.
Così com'è anche il riassetto territoriale; può sembrare secondario ma così non è, si
doveva cogliere l'opportunità di un riassetto globale della Città Metropolitana,
perché non è possibile che una singola parte politica vada, visto che comanda a tutti i
livelli, dallo Stato centrale, non dico neanche Governo, dalla Presidenza della
Repubblica, fino all'ultimo Consiglio di Circoscrizione giustappunto di questa Città e
non si assuma la responsabilità politica di aver abolito le Province, avendo affermato
che non esiste più la Provincia di Torino, intesa come unione dei Comuni, ma che
esiste la Città Metropolitana, intesa come tessuto metropolitano compatto, che già è
un delirio visto che si mettono anche le valli montane - ma quello è un altro aspetto
di dibattito - e non cogliere questa opportunità per andare a riconsiderare qual era la
necessità urbanistica, prima ancora che politica e amministrativa, di andare a
ragionare su un assorbimento o quantomeno una riorganizzazione che coinvolgesse i
maggiori Comuni della prima cintura, nella misura in cui sappiamo benissimo che
tutta una serie di Comuni, a partire da Moncalieri, Nichelino, Venaria Reale, Settimo
Torinese, sono ormai indissolubilmente fusi con il tessuto metropolitano della Città
di Torino e che, spesso, se i cittadini non si accorgessero del cartello che sta a un
certo punto di un corso con una uguale densità abitativa residenziale ed edilizia,
senza alcuna discontinuità, non si renderebbero neanche conto di aver oltrepassato la
cinta daziaria del Comune di Torino.
Eppure questa opportunità non è stata colta, a mio avviso questa riforma è stata
purtroppo decisa esclusivamente su esigenze politiche e non di risultato di
Amministrazione. Ritengo che sia necessario un passaggio sulle trasformazioni che
le proposte hanno subìto. È partita una versione che si prefiggeva l'ambiziosissimo
fine di dimezzare le Circoscrizioni, cioè lo slogan era: "Dimezziamo le
Circoscrizioni".
Sinceramente non sono mai stato d'accordo neanche con questa idea, perché se il
tema è l'abbattimento della spesa pubblica, sono gli uffici burocratici che andrebbero
snelliti e, chi conosce la burocrazia delle Circoscrizioni, sa che da tagliare ce ne
sarebbe veramente tanto tanto e di inefficienza nelle Circoscrizioni, senza alcun
risultato positivo in termini di servizio al cittadino, si potrebbero proprio affilare le
lame.
Il problema è, però, che sarebbe stata ovviamente una scelta coraggiosa, ma
decisamente impopolare per chi deve mantenere un determinato consenso anche in
quel mondo.
Allora la scelta è stata quella di andare a risparmiare, a tagliare sui costi di
rappresentanza politica, andando a inseguire questo mito, per cui visto che l'eletto è
per necessità il male assoluto, perché è la casta, perché è l'affamatore del popolo,
allora dobbiamo addirittura dirci che il Consigliere di Circoscrizione, inteso come
gettone, è il taglio prioritario della spesa pubblica, con il risultato di ripercorrere lo
stesso errore che si è fatto sulle Province, cioè si era incarnato il ruolo del cattivo
nella Provincia, si sono tolte le Province? No, il pachiderma è rimasto esattamente al
suo posto, addirittura le ricollocazioni dei singoli individui sono sempre una priorità
che qualunque sindacato pone a noi, per non parlare della Regione Piemonte,
portando continuamente le manifestazioni ogni volta che c'è un Consiglio.
Dall'altra parte, però, che cosa è stata tagliata senza che nessuno sollevasse una
criticità? La rappresentanza democratica e popolare che, evidentemente, ormai in
questa fase politica post-montiana viene ritenuta semplicemente un orpello di
qualche tempo ormai passato ed, evidentemente, non più attuale.
Intanto un risultato è che sulle Circoscrizioni si sta andando a fare esattamente la
stessa cosa nel dire che ci saranno meno Consiglieri e meno Consigli, si va a dire che
per ogni singolo quartiere (perché già lo sappiamo che le nostre Circoscrizioni, gli
attuali quartieri sono begli agglomerati anche con storie profondamente diverse tra
loro e con situazioni anche economico-sociali, non solo geografiche all'interno del
tessuto cittadino diverse tra loro) si diluisce ulteriormente…

PORCINO Giovanni (Presidente)
Concluda, Consigliere.

MARRONE Maurizio
Perché, chiedo scusa?

PORCINO Giovanni (Presidente)
Perché ieri è intervenuta per venti minuti la sua Collega.

MARRONE Maurizio
Allora vuol dire che coglierò l'opportunità negli interventi successivi per proseguire
il mio ragionamento.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Magliano.

MAGLIANO Silvio
Anche io mi lego ai ringraziamenti che sono stati fatti alla Presidente della
Commissione, ringraziamenti che vanno alla voglia di costruire, di cambiare, di
essere protagonista del cambiamento di questa Città.
Sono ringraziamenti non formali, ma è evidente a tutti che la proposta che oggi arriva
in Aula e di cui discuteremo è molto cambiata. È cambiata nella visione della Città, è
cambiata nella modalità con la quale questa sfida poteva essere avvincente anche nel
ripensare, non solo i territori, ma anche le funzioni delle Circoscrizioni.
Questa sfida non è stata condivisa almeno con tutte le forze di questo Consiglio e
come sempre, quando si cambiano le regole del gioco, bisognerebbe cercare quanto
più una maggioranza ampia, per fare in modo che questa riforma rappresenti tutti i
cittadini.
Detto questo, oggi ci troviamo a discutere questa riforma che parla appunto delle
nostre Circoscrizioni, da dieci le portiamo a sette. Dentro l'idea dell'Area
Metropolitana, quindi di un'area molto vasta, avevamo davanti la possibilità di
guardare con attenzione quello che capita in altre capitali europee. Per esperienza
potrei raccontarvi cosa accade a Bruxelles, dove le municipalità sono dei luoghi di
spazio, di democrazia, ma soprattutto i luoghi decisionali, perché questa è forse un
po' la cosa che manca rispetto a questa riforma.
A questa riforma manca la possibilità di capire di chi sono le responsabilità politiche
se un servizio funziona o non funziona. L'esperienza che fanno i cittadini
mediamente oggi è che quando si recano in Circoscrizione spesso il problema deve
esser gestito centralmente e, viceversa, quando si recano in Comune è un problema
che deve essere gestito dalle Circoscrizioni. Quindi questa è una delle cose che
siccome manca, manca la possibilità di capire chi risponde e di che cosa e, secondo
me, con questa riforma non avviciniamo i cittadini alle Circoscrizioni, anzi.
Rispetto ai territori che siamo andati a delineare, potevano essere pensati in modo
diverso. Faccio un esempio: anche se la popolazione della collina è residuale, è
evidente che quella tipologia di cittadini richiede servizi diversi e l'idea di non aver
pensato una riforma rispetto a questa modalità…
Presidente, è impossibile continuare!

PORCINO Giovanni (Presidente)
Scusate, vi chiedo silenzio!
Prego, Consigliere Magliano.

MAGLIANO Silvio
Dicevo, poteva avere un senso l'idea di provare a ripensare i territori partendo anche
dalle specificità dei territori, come ho detto poc'anzi. Per esempio, sul territorio della
nostra collina è chiaro che si poteva fare un ragionamento diverso, penso a una cosa
banalissima: il servizio della raccolta differenziata, ad esempio. Ci sono pezzi della
nostra Città che sono cambiati e non tutti l'hanno fatto alla stessa velocità; non mi
pare, almeno per quel che mi riguarda, che questa riforma tenga conto di queste
trasformazioni.
Allo stesso tempo, l'idea di andare a pensare ad uno Sportello Unico che è stato
raccontato e detto, anche l'intervento del Consigliere Alunno, anche qui sono molto
preoccupato su come oggi è differenziato il servizio, penso al tema del sociale, sulle
diverse Circoscrizioni e non penso che questa riforma farà in modo che ci sia
un'omogeneità dei trattamenti.
Come sanno bene i Consiglieri, ogni Circoscrizione ha un suo budget, ad esempio,
per le attività socio-assistenziali e la modalità di gestione di questo budget cambia
anche rispetto ai servizi richiesti alle associazioni, ci sono modalità completamente
diverse di gestione del tema del welfare, del tema del volontariato.
Poi mi preoccupa, rispetto all'esperienza di questi quattro anni e mezzo in Consiglio
Comunale, che valore avrà la rappresentanza di questi Presidenti, perché in questi
anni ho visto la rappresentanza dei Consigli di Circoscrizione spesso frustrata, pareri
che venivano richiesti dalle Circoscrizioni e la Circoscrizione dava parere negativo,
penso al tema dei parcheggi, abbiamo discusso del campo rom, piuttosto che di altri
problemi… l'ex MOI, ma non solo, non solo questioni che hanno a che fare con la
sicurezza e con il sociale. Quanto varrà? Questa riforma darà la possibilità alle
Circoscrizioni, se i cittadini di quei territori non sono d'accordo, di mettersi per
traverso e dire no? Assolutamente no. Il parere rimarrà assolutamente consultivo e la
Città potrà fare quello che vuole comunque.
Appare da questa riforma il tentativo comunque di dire a coloro che andranno ad
avere la responsabilità in quei Consigli di Circoscrizione che, sì, sono ulteriori
giocattolini che lasciamo con un budget assolutamente residuo ed irrilevante, ma è un
esercizio di democrazia che però non avrà la sua responsabilità finale.
A me questo preoccupa, lo dico rispetto all'impianto di questa riforma.
Anche perché non ho visto prendere in considerazione le posizioni di questi territori
e di queste dieci Circoscrizioni, ma ho visto un piano strategico della Città andare
avanti indipendentemente dai territori. Poi, ma su questo riprendo anche alcune
osservazioni fatte dal Consigliere Cassiani, mi auguro che questa riforma e che
questa modalità, anche se non ne sono affatto convinto, di gestione del territorio
possa trovare appiglio anche nella classe dirigente della Pubblica Amministrazione
che mandiamo su quei territori a gestire i problemi, questo secondo me è un
problema che dovremmo affrontare.
Spesso, e ha ragione il Consigliere Cassiani, forse i migliori bisognerebbe mandarli
sulle periferie, mandarli nei posti che sono il terminale ultimo dei nostri territori.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, Consigliere, infatti stavo citando lei,
proprio perché alcune di queste sfide, che sono legate a quel quartiere, a quella
determinata conformazione, a quel determinato tessuto sociale, forse hanno bisogno
di maggiori competenze.
Ancora, devo dire che anche l'idea di ridurre a sette le Circoscrizioni, si poteva
trovare una modalità, magari veramente un po' più coraggiosa, non dal punto di vista
della riduzione, perché ridurle per ridurle, e su questo sottoscrivo le parole del
Capogruppo Marrone, non è nient'altro che dare un segnale che abbiamo tagliato
qualche costo, ma dal punto di vista degli immobili non mi pare che ci siano costi
importanti; dal punto di vista del personale anche, non vi saranno delle riduzioni
significative, l'unico costo che abbiamo tagliato è il costo della democrazia.
Non so quanti in quest'Aula hanno avuto un'esperienza in Circoscrizione, io ho fatto
il Consigliere di Circoscrizione ed è evidente che la Circoscrizione rappresenti in
qualche modo il punto attraverso il quale le istituzioni provano ad essere vicino ai
cittadini; ridurle a sette, tagliare una manciata di Consiglieri di Circoscrizione, tre
Presidenti e i coordinatori relativi, secondo me, non è un segnale di un'idea nuova di
Città: è una riduzione parziale di una sfida che poteva essere invece più avvincente,
ridurle in maniera più importante, ma dare loro poteri che avessero veramente più
senso. Questo è un po' il ragionamento, Presidente, che mi sento di fare rispetto a
questa riforma.
Rimane quindi tutto il tema della responsabilità politica, del chi fa che cosa, ancora
secondo me molto aleatorio, quindi non abbiamo risolto i problemi di chi risponde di
che cosa, a mio giudizio. I costi che andiamo a ridurre sono solo esclusivamente i
costi della democrazia, sapendo anche che l'ipotesi che in Consiglio di
Circoscrizione non passino tutti gli atti del Consiglio, quello che oggi viene proposto
alla nostra Aula, con questa riforma, di dare la discrezionalità alla Giunta di poter
decidere, sarà un ulteriore allontanamento da parte dei Consiglieri di quello che
esattamente viene fatto dal Presidente e dalla sua Giunta. Non penso che questo sia
assolutamente adeguato, anche perché ricordo che in Circoscrizione spesso e
volentieri andavamo ad affrontare queste deliberazioni ed esaminavamo contributo
per contributo.
Poi è evidente che il tema della forza delle Circoscrizioni nasce anche dal punto di
vista della responsabilità che diamo loro. Evidentemente se i budget sono questi, se
le competenze che diamo alle Circoscrizioni non sono supportate da una capacità di
spesa, evidentemente non abbiamo trovato in questa nuova riorganizzazione la
possibilità di far contare di più le Circoscrizioni e i propri eletti.
Il parere che ho cercato di esprimere oggi con il mio intervento non è di certo di
soddisfazione, si doveva fare perché si era deciso che si dovevano cambiare le
Circoscrizioni. Secondo me non c'è una linea guida, non c'è una visione chiara, è un
tentativo di mettere insieme sette Circoscrizioni da dieci, non toccandone alcune,
alcune che secondo me hanno caratteristiche particolari e sulle quali forse sarebbe
stato interessante fare un ragionamento più ampio, per cui a questa riforma è
mancato il coraggio di dire che dare più forza ai territori dal punto di vista del nostro
diritto amministrativo, delle responsabilità politiche, sarebbe stata una modalità con
la quale investivamo di più, soprattutto sulle responsabilità dei soggetti delle
Circoscrizioni, dentro al ragionamento dell'area vasta della Città Metropolitana,
perché su questo concordo anch'io, ci sono numerosi nostri quartieri che
evidentemente vivono la condizione di vicinanza ad altri paesi della nostra cintura e
sono molto più simili al quartiere del paese vicino che ad alcuni quartieri con i quali,
invece, sono collegati rispetto alla nostra Città.
Presidente, si poteva fare molto di più e soprattutto mi sembra che si dovesse
riformare ad ogni costo, non entrando nel merito dei problemi, almeno, su alcuni
temi mi sembra che non si entri nel merito; ho solo la preoccupazione che si sia
creata ancora più distanza dai cittadini e non si siano trovate le soluzioni più
adeguate alla luce dell'esperienza fatta in questi vent'anni.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola alla Consigliera Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Mi spiace molto dover intervenire e aver assistito ad interventi, peraltro di merito, in
assenza dei rappresentanti della Giunta, in particolare dell'Assessore Passoni, perché
stiamo discutendo di una riforma importante che da anni in Città si aspettava, quindi
credo che la democrazia si faccia anche così, ascoltando e rispettando ognuno le
ragioni degli altri e, per ciò che mi riguarda, assumendosi proprio anche la
responsabilità della proposta e del merito del risultato. Se quindi questa non è forse la
riforma che ciascuno di noi avrebbe scritto, è sicuramente una proposta che tiene
conto delle ragioni di tutti.
In tal senso, mi trovo d'accordo con chi prima di me, ieri e oggi, ha parlato non solo
di un risultato che ci porta ad ottenere il 30% della riduzione dei costi, a fronte di un
incremento dei poteri, ma mi trova d'accordo anche con chi dice che la classe
dirigente che deve essere presente nelle Circoscrizioni, in senso politico e in senso
tecnico, deve essere la migliore possibile, quindi che ciascuno di noi, nell'ambito del
proprio Partito, e l'Amministrazione, per ciò che riguarda la parte amministrativa,
deve investire davvero sulla riforma, perché il decentramento è una cosa in cui
dobbiamo credere, possiamo credere, anche e soprattutto, sono molto convinta, alla
luce delle nuove caratteristiche dell'assetto istituzionale in particolare della Città
Metropolitana.
"La Città Metropolitana coordina la propria attività con quella dei Comuni singoli o
associati del suo territorio, in conformità ai principi di sussidiarietà, adeguatezza e
differenziazione, di condivisione democratica, nel rispetto della cultura di governo e
dell'esperienza amministrativa dei Comuni del territorio. La dimensione
metropolitana di Torino svolge un ruolo di primo piano per quelle che sono le sue
competenze e per le caratteristiche del suo territorio e deve saper valorizzare le
autonomie comunali quali espressioni democratiche e dirette". Vi ho citato due
passaggi della mozione approvata dal Consiglio Metropolitano, perché queste,
secondo me, devono essere le tendenze in cui dobbiamo operare nel prossimo futuro,
cioè dare gambe alla Città Metropolitana. Nel dare gambe alla Città Metropolitana, il
processo di decentramento è importantissimo, ci può portare all'elezione diretta del
Sindaco della Città Metropolitana e ad avere competenze e ruoli importanti così
come succede in altre Città capitali. Prima veniva citata l'esperienza di Bruxelles, ne
possiamo citare altre, io penso che quella sia la strada da seguire.
In tal senso, non intervengo sulla proposta della Commissione e mi limito a
ringraziare la Presidente per il lavoro che ha fatto e che è stato riconosciuto da tutti
gli interventi, quindi non sottolineo le caratteristiche della proposta di riforma, né
voglio enfatizzare il cambiamento dei numeri: sei, sette, cinque. Quel ragionamento
ha più un valore di discussione, ma che non va a modificare la realtà dei processi
riformatori.
In realtà credo che dobbiamo concentrarci nel corso di cosa stiamo approvando
rispetto al punto di sintesi ottenuto all'interno della Commissione, ma non da tutta la
Commissione, quindi sgombriamo il campo da questo, perché poi bisogna essere
franchi, non tutti hanno votato e liberato l'atto della Commissione Decentramento.
Credo che quindi le cose che rimangono da affrontare riguardino certamente il
numero e i confini dei territori delle nuove Circoscrizioni, sapendo che non ci sono
scorpori, non ci sono disaggregazioni, ma ci saranno sei Circoscrizioni che verranno
accorpate in altre tre Circoscrizioni, quindi sappiamo che alcune Circoscrizioni
manterranno l'assetto previsto - questa è la proposta che giunge in Aula con gli
emendamenti - e ci saranno tre nuove Circoscrizioni.
Le altre questioni riguardano l'esercizio e le funzioni dei poteri, anche l'equilibrio fra
i poteri, la composizione della Giunta Circoscrizionale, la rappresentanza dei
quartieri storici in cui moltissimi cittadini si identificano ben oltre la dimensione
della Circoscrizione, e poi - questo mi sta particolarmente a cuore - tutte le
disposizioni relative al principio di democrazia paritaria, anche nella Giunta
Circoscrizionale e non solo, con l'introduzione del principio della democrazia
paritaria previsto dall'articolo 51 della nostra Costituzione e che vede l'introduzione
della doppia preferenza rispetto al genere nel Regolamento.
Qual è quindi l'impegno che questa mozione chiede? Favorire amministrativamente,
e se serve anche con risorse, quindi aumentando le risorse per favorire i processi di
accorpamento delle tre nuove Circoscrizioni, perché non si parte alla pari: le
Circoscrizioni che ereditano il loro assetto non sono sullo stesso piano delle
Circoscrizioni che dovranno essere accorpate; in ogni caso la dotazione economica
per tutte le Circoscrizioni deve essere in grado di poter affermare i principi della
riforma.
Altro punto importante a mio parere è la promozione di una campagna informativa
che illustri alla cittadinanza la riforma del decentramento, perché le persone devono
essere consapevoli di che cosa abbiamo prodotto, e che sensibilizzi la possibilità di
utilizzo della doppia preferenza di genere, prevedere nella composizione delle Giunte
Circoscrizionali l'equilibrio della rappresentanza dei territori e il perseguimento della
democrazia paritaria rispetto al genere.
Questo ci impegna dal punto di vista amministrativo, ma ovviamente anche dal punto
di vista politico tutti i Partiti che non possono essere sollecitati da un ordine del
giorno, ma devono guardare direttamente a casa propria.
Ultima questione, prevedere una clausola di salvaguardia per il personale comunale
che dovrà eventualmente spostarsi, passando prima di tutto dalla volontarietà, quindi
dando prima di tutto la precedenza a chi vuole volontariamente spostarsi.
L'ultima parte, quella sulla quale si potrebbe anche discutere sulla necessità di aver
messo in un atto che non potremmo gestire noi, riguarda l'impegno nei confronti del
Sindaco e della Giunta (ed è per questo che mi spiace che non ci sia nessuno ad
ascoltare questo intervento), affinché venga dato seguito, consegnandolo alla
prossima tornata amministrativa, il processo di decentramento verso forme di
governance della Città Metropolitana, in grado di valorizzare le funzioni e la
potenzialità della Città Metropolitana.
Quindi ritengo che questa sia una riforma che va nella direzione giusta, ma che non
si compie oggi con questa riforma, ovviamente, il processo completo di
riorganizzazione dei poteri di decentramento e soprattutto di poteri verso la piena e
completa fruibilità della potenzialità che la Città Metropolitana ha nell'ambito della
stessa Costituzione Repubblicana.

Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)