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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 9 Novembre 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 31
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA CONSILIARE 2015-02366
RIFORMA DEL DECENTRAMENTO E DELLA PARTECIPAZIONE - MODIFICHE ALLO STATUTO DELLA CITT?.
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201502366/002, presentata dai Consiglieri Onofri, Alunno e La Ganga in data 4
maggio 2015, avente per oggetto:

"Riforma del Decentramento e della Partecipazione -
Modifiche allo Statuto della Città".

della proposta di mozione n. mecc. 201505259/002, presentata dai Consiglieri Ricca
e Carbonero in data 2 novembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502366/002) 'Statuto
Decentramento' - Indennità e gettone presenza a favore dell'emergenza sfratti".

della proposta di mozione n. mecc. 201505476/002, presentata dai Consiglieri
Centillo, Onofri, Paolino, Altamura, Scanderebech, Muzzarelli, Laterza, Carretta e
Nomis in data 9 novembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502366/002) 'Decentramento'".

della proposta di deliberazione n. mecc. 201502280/094, presentata dalla Giunta
Comunale in data 29 maggio 2015, avente per oggetto:

"Riforma del Decentramento e della Partecipazione -
Approvazione nuovo Regolamento del Decentramento".

e della proposta di mozione n. mecc. 201505260/002, presentata dai Consiglieri
Ricca e Carbonero in data 2 novembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502280/094) 'Regolamento
Decentramento' - Indennità e gettone presenza a favore dell'emergenza sfratti".

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, per una breve rettifica, al Consigliere Ferraris.

FERRARIS Giovanni Maria
Ci tenevo solo a precisare che quando ho ringraziato la Commissione e la Presidente
intendevo dire la Presidente Onofri, che ha lavorato in modo importante e forse
valeva la pena ricordarlo.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Intervengo nel solco di quanto sta emergendo dall'Aula, però portando il mio
contributo e le mie idee su questo tema, a differenza di alcuni miei Colleghi, che
hanno partecipato in modo attivo e ai quali va, senza piaggerie, il mio ringraziamento
per il lavoro svolto, anche se non sempre apprezzato da parte mia e condiviso, ma
comunque in ogni caso importante, perché ha dato origine a un dibattito. Quando poi,
finalmente, finita la Commissione, il dibattito è diventato più politico, e quindi è
entrato in una sede di rapporto tra le forze politiche di maggioranza e minoranza,
all'interno della stessa maggioranza, tra varie anime e idee, perché fortunatamente
anche nel Partito Democratico abbiamo espresso posizioni, idee, culture, storie,
radicamenti territoriali, idee diverse della politica, idee diverse di come deve essere
radicato un partito sul territorio, idee diverse anche di come ci deve essere un
rapporto tra il territorio e le Istituzioni che lo governano.
Io, come tanti altri, ho fatto un percorso in Circoscrizione di due legislature, nelle
quali ho fatto maggioranza, minoranza, il capogruppo, il coordinatore, un po' di
palestra politica l'ho fatta anche nel territorio nel quale sono nato, quindi ho capito
quali sono, secondo me, le peculiarità e i problemi, ma anche le eccellenze che le
Circoscrizioni hanno sviluppato in questi anni; le più importanti sono quelle di aver
formato una classe politica che spesso ha poi governato la Città e ha avuto anche dei
ruoli più importanti a livello regionale e nazionale, come molti che sono passati in
quest'Aula.
Venendo agli aspetti più politici, non vorrei scomodare quello che alcuni filosofi nel
passato chiamavano "l'anima bella", cioè quella sorta di pura e incontaminata figura
che, distaccata dal mondo, lo guardasse dall'alto, ma non riuscisse ad incidere nel
suo cambiamento. Io credo che forse abbiamo guardato alle Circoscrizioni con dei
tecnicismi e con delle idee un po' da iperuranio, senza calarci nella realtà politica,
cioè andare lì a vedere esattamente quali sono i problemi, i bisogni, le storie, le
difficoltà e anche le passioni e le pochezze che qualche volta tanti di noi in quei ruoli
hanno, in qualche modo, rappresentato in questi anni. Secondo me è mancata un po'
forse la politica e ci siamo dedicati un po' più al tecnicismo.
Quando poi la politica fortunatamente e, secondo me, giustamente - e quest'Aula ne
è la testimonianza - si è riappropriata di questa riforma, io credo che si sia fatto un
lavoro, che non è la riforma che ho in testa io, non è la riforma più bella del mondo,
ma forse in queste condizioni è la migliore delle riforme possibili, cioè è quella che,
in qualche modo, tiene più persone insieme, facendo tutti quanti un passo indietro e
siamo tutti scontenti, perché una transazione come una riforma è buona quando non
sono tutti contenti di come è andata a finire, qualcuno è più scontento, qualcuno
meno, ma in ogni caso non è la fotografia di quello che ciascuno di noi aveva in testa
all'inizio del percorso.
Io avevo in testa un'altra cosa, che partiva molto più dalle competenze, dal territorio,
dall'organizzazione del personale, dalla riorganizzazione degli uffici e dal fatto di
non mandare nelle Circoscrizioni, come negli ultimi 20-25 anni abbiamo fatto, quelli
che, tra virgolette, venivano "scartati" dal centro (lo dico assumendomene la
responsabilità), ma mandando i migliori, funzionari, impiegati, direttori, dirigenti,
perché in quei posti c'è bisogno dei migliori; anche dei politici, forse è vero, ma
quelli venivano eletti, cara Consigliera Centillo, invece i funzionari e i dirigenti
qualche volta venivano anche esiliati quando qui ne combinavano qualcuna. Io ho
testimonianza di quello che è capitato nella mia Circoscrizione tra gli anni 1997 e
2001, e chi ha memoria e conosce quei territori si ricorda esattamente a cosa e a chi
mi riferisco.
Senza entrare nell'approfondimento tecnico, quello mi aspettavo si facesse, cioè dire
che il decentramento, come era strutturato, doveva in qualche modo procedere
parallelamente a quello che è la riforma della Città Metropolitana. Io penso che
l'approdo sarà tra 10-15 anni (spero di meno) ad una formula amministrativa e
istituzionale molto più simile alle municipalità romane, anche se è evidente che lì,
per una questione di Roma Capitale, c'è una legge dello Stato, ma in realtà è quella
la direzione.
Il quartiere Barriera di Milano è come quello di Settimo e quello di Collegno dal
punto di vista dei diritti, della amministrazione, della possibilità di scegliere cosa fare
sul suo territorio e di avere qualcuno che lo rappresenti e lo amministri che abbia gli
stessi poteri del Sindaco di Grugliasco o di Collegno. Un territorio come la
Circoscrizione 6 o la Circoscrizione 5, o la Circoscrizione 3, che hanno oltre 100.000
abitanti, sono una seconda, una terza, una quarta città del Piemonte, più grande di
Moncalieri, più di Settimo, più di Nichelino. Non capiamo come mai, andando verso
l'abolizione delle Province e l'entrata in vigore della Città Metropolitana, non si sia
pensato in quell'ottica. Io ho visto l'assenza completa di questo ragionamento
d'insieme. Che poi non significa soltanto nella Commissione, significa nei trasporti,
nella cultura. L'ho detto e l'ho scritto: noi dobbiamo pensare - lo dico per le materie
che sono più vicine a quello di cui mi occupo - che una Città Metropolitana come
quella di Torino, che ha oltre due milioni di abitanti, debba poter pensare, a livello
generale, quali sono le sue attività. Ad esempio, se fare un festival giovanile
musicale un anno a Rivoli, un anno a Moncalieri e l'anno dopo a Susa deve essere
una decisione del territorio, deve coinvolgere tutto quel pezzo di territorio, che può
portare oltre due milioni di persone a partecipare attivamente. Se ognuno si fa il suo
piccolo festival locale, evidentemente poi questa cosa si riproduce, secondo me in
modo anche ridicolo in qualche caso, a livello di territorio di Circoscrizione, e
l'abbiamo visto nelle rassegne dei territori.
Allora, è meglio forse fare qualche evento centrale forte che attiri qualcuno, anche da
fuori, oppure ognuno si fa il suo orticello nel suo cortile della Circoscrizione,
facendo venire qualcuno a ballare e a suonare? Queste sono le domande che anche la
scarsezza di risorse e le difficoltà dell'Amministrazione, dal punto di vista
economico, dovevano farci porre.
Quindi - lo dico riconoscendo che qualcuno, quando fa un lavoro, può fare delle cose
buone e meno buone - alla Commissione io un po' devo dire come la penso, senza
piaggerie, ma anche senza nascondere nulla: quando la politica viene tolta dal tavolo
e si va avanti perché ognuno ha interessi legittimi da rappresentare e difendere sui
territori (partiti, aree, componenti, gruppi, storie, tradizioni, coinvolgimento e anche
rappresentanza e provenienza), è evidente che si fa fatica poi a trovare una sintesi più
alta e qualche volta ci siamo cascati anche noi tutti, probabilmente anche il
sottoscritto, lo dico, è vero, perché forse uno è più legato a dei pezzi di territorio
rispetto ad altri, ma più ancora quando ci sono poi le questioni politiche.
Io credo che qui tutti - la maggioranza e la minoranza - abbiano idea che questo tipo
di decentramento è vecchio e va in qualche modo ripensato (lo dicevano anche il
Consigliere Trombotto, il Consigliere Alunno e anche altri), ma non è che le riforme
sono positive solo perché sono riforme.
Vengo al merito. Riformare per riformare, cambiare per dare l'impressione di dare
una mano di bianco, qualche volta nascondendo la polvere sotto i tappetini, non è
una riforma positiva. Così come ritengo che la riforma delle Province sia una riforma
negativa, che ha penalizzato il territorio; lo dico pur avendo contezza del fatto che
l'ha fatto la maggioranza di governo, alla quale il mio partito partecipa, perché gli
errori li fanno tutti, li fa la maggioranza, li fa la minoranza, li fanno le forze
politiche.
Un altro errore, che io vedo e ho segnalato con un emendamento che, non so, forse
vorrà dir poco, è quello dell'introduzione di una nuova figura, cioè una
sovrastruttura. In un momento in cui si va verso la semplificazione amministrativa,
cosa facciamo noi del Consiglio Comunale? Introduciamo lo speaker, cioè ci
inventiamo una nuova figura, che è sicuramente in contrasto con quello che è poi un
rapporto che le Circoscrizioni non sono abituate ad avere, che ha il Presidente e il
Consiglio stesso. Si introduce una nuova figura, secondo me assolutamente inutile,
sarà dannosa e creerà degli scompensi, soltanto perché qualche forza politica in
quella Commissione aveva posto il tema.
Io non la penso così e lo voglio dire. Ho presentato un emendamento che abolisce
questa figura dello speaker, perché non siamo alla Camera dei Deputati americana,
perché, in qualche modo, riempirsi la bocca di neologismi inglesi fa abbastanza
ridere e bisognerebbe avere anche un po' più di modestia e dire che le Circoscrizioni
devono avere delle persone che fanno un po' volontariato politico, perché quello è
volontariato politico. Oggi si prendono quattro soldi, ma dal 1993 al 2001, quando
l'ho fatto io, che prendevamo niente e le Commissioni non erano pagate e davamo il
50-70% al partito - io facevo così e mi capitava - quella roba lì era volontariato
politico.
Adesso inventarsi lo speaker perché bisogna dare un posto a qualcuno e accontentare
qualcuno, che in qualche modo si atteggia un po' a Presidentello del Consiglio di
Circoscrizione, dell'assemblea circoscrizionale, ovviamente mi pare quantomeno
inappropriato ed inopportuno in questa fase, cioè inserire una nuova figura che deve
avere l'ufficio, la segretaria, avere il suo poterino e, in qualche modo, ricreare quelle
cose delle quali dobbiamo tutti quanti assolutamente liberarci.
Chiudo dicendo che istituire una Commissione forse sarebbe stato utile per capire
che si poteva fare anche diversamente, perché per accorpare 4 Circoscrizioni...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). 6, sì, due, due e due, e farle diventare 7
non ci voleva né una Commissione, né 50 sedute, né un'ora di lavoro, ma bastava
che si dicesse al dirigente, all'Assessore: "Abbiamo questa esigenza di
razionalizzare, tira due righe e cerca di mettere in piedi".
Ecco perché io credo che, apprezzando lo sforzo e l'impegno di tutti, forse abbiamo
partorito qualcosa che è un po' diverso e, soprattutto, la costruzione sovrastrutturale
che ci abbiamo messo è assolutamente sproporzionata rispetto al risultato ottenuto.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Intervengo soltanto per osservare come gli interventi che mi hanno preceduto fino
adesso, a parte l'appassionata arringa dell'avvocato Cassiani, che è stata molto
puntuale, un po' renziana quando è andato a dire che era la migliore riforma
possibile, nonostante tutto... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Accolgo il
riferimento. Vedo i Colleghi continuare a ripetere che questo dibattito non
appassiona e che le sorti di Torino del futuro sono legate a questa deliberazione.
Io faccio solo notare che in questa tornata amministrativa a me viene in mente una
cosa che Domenico Carpanini mi disse una volta, diceva: "Io preferisco stare qui a
Torino e fare il Presidente, il Consigliere e via dicendo, perché in Consiglio
Comunale noi qui qualcosa decidiamo. Alzo la mano e decido questo e quest'altro.
Molto spesso in Parlamento vai lì e non decidi nulla, nel senso che le cose sono tutte
decise in qualche altro modo". Con il dibattito di oggi sulle Circoscrizioni alla fine
davvero qualcosa decidiamo. L'ultima volta che fu deciso qualcosa - l'ultima volta
no - si decise il numero dei Consiglieri, quando si passò a 51 Consiglieri Comunali,
se non erro, e si decise per 25 Consiglieri di Circoscrizione mentre prima non so se
erano una trentina... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). 32. Mi ricordo che
quando ero a San Salvario eravamo 32 Consiglieri di Circoscrizione ed eravamo 81
Consiglieri Comunali, poi si passò a 25; oggi siamo a 41 e io mi sarei aspettato che si
passasse a 21, proprio per una questione di proporzionalità.
Peraltro, faccio notare che la proposta della Commissione era di 6 Circoscrizioni, che
per 25 fa 150, voleva dire ridurre di 100 Consiglieri di Circoscrizione. Nel momento
in cui sono sette e i Consiglieri fossero 21 - non che mi aspetto che il Consiglio
Comunale approvi questo - 147 praticamente sarebbe il numero previsto dalla
Commissione. Credo che, nonostante l'impostazione generale riguardi lo speaker - su
cui condivido abbastanza la posizione del Consigliere di Cassiani - la Giunta, le
competenze come corpo della riforma - e ha ragione il Consigliere Alunno quando lo
sottolinea - alla fine tutti ci si è appassionati (e credo che nei prossimi giorni lo
saranno anche i giornali) del fatto del numero delle Circoscrizioni e dei confini.
Peraltro, il fatto che alla fine si sia arrivati ad una soluzione conservatrice è in
coerenza con la storia delle Circoscrizioni, perché quando si arrivò a farne 23, a
partire dai movimenti spontanei, erano 34 e si mantennero i confini delle 34,
facendole diventare 23; quando si passò a 10, si mantennero i confini delle 23,
facendole diventare 10, con delle cose che noi consideriamo storiche, ma
semplicemente perché per 30 anni siamo stati abituati a queste 10 Circoscrizioni. Ci
fossero state altre aggregazioni, sarebbero diventate storiche quelle, perché in realtà
non c'è un legame territoriale così forte.
Per cui il fatto che oggi alla fine si sia arrivati, nel modo migliore possibile - come ha
definito poco fa il Consigliere Cassiani - a 7, aggregando a due a due a due 6
Circoscrizioni, non è incoerente con la storia dei 34 quartieri, di 23 Circoscrizioni e
10 Circoscrizioni, perché alla fine mantiene quella che è una divisione che ha
sicuramente una certa origine, però che comunque è arrivata a questa soluzione.
Ecco perché io non mi scandalizzo. Tutti sanno che avrei preferito una soluzione a
cinque Circoscrizioni, tenendo presente - come ha già accennato il Consigliere
Cassiani - che le Circoscrizioni precedenti erano il secondo Comune della Regione
Piemonte, perché erano più grandi di Alessandria e Novara, già adesso, per cui non
c'è una novità, da questo punto di vista, nel fatto che le Circoscrizioni di Torino (che
non sono delle municipalità, come altre città hanno scelto per altri motivi) sono più
grosse dei Comuni principali della regione. Quindi, non ne faccio un dramma né per
il numero, né per i confini, anche se io avrei preferito unificare la collina, perché
territorialmente è omogenea, anzi, paradossalmente è il territorio della città più
omogeneo, per quanto riguarda frane, neve, interventi, verde e via dicendo, e ha un
confine naturale che è il Po; poi, che abbia solo 35.000 abitanti non è di per sé un
dramma, nel senso che, se noi guardiamo in un'ottica metropolitana, non dico la
Provincia, ma la Città Metropolitana attorno al nucleo di Torino, abbiamo Comuni
che vanno dai 60.000 di Moncalieri a poche migliaia, per cui non è quella la
differenza, anche se io credo che, in un'ottica di razionalizzazione e di maggiore
efficienza del rapporto con i cittadini, un'aggregazione maggiore sia più utile. Io in
questi giorni ho visto le aggregazioni minori in convegni di altro tipo, dove i Sindaci
dicono: "Noi siamo quelli più vicini ai cittadini, li conosciamo uno per uno", ma
dire: "Conosco uno per uno i miei elettori" in un contesto molto piccolo molte volte è
la base di quelle consorterie e di quelle degenerazioni della politica che tutti poi
denunciamo, perché alla fine c'è proprio il familismo e tutto il resto che si consolida,
mentre le situazioni più grosse permettono proprio di avere un rapporto maggiore.
Se dovessi dire oggi qual è l'Ente più vicino ai cittadini, non avrei dubbio a dire che
sono le Aziende Sanitarie Locali, perché lì i cittadini ci vanno davvero e ci vanno
regolarmente. Se voi andate in qualunque ambulatorio, in qualunque ASL, trovate
molti più cittadini ogni mattina, anche solo per la campagna elettorale, di quelli che
trovate in una Circoscrizione. Dubito che qualcuno di noi vada a fare propaganda
elettorale nelle Circoscrizioni, o in qualche luogo territoriale, va probabilmente in
altri posti.
Quindi, io voterò questa riforma e l'avrei votata comunque fosse uscita, perché
comunque è un cambiamento; dal punto di vista di cosa succederà del rapporto
Consiglieri, Presidente eccetera, lo verificheremo a posteriori e, come spesso capita,
le previsioni del legislatore non sempre poi nell'applicazione pratica vengono
confermate, perché si instaurano nuovi rapporti, nuove situazioni e il fatto che ci
siano delle Circoscrizioni più grosse fa sì che probabilmente cambieranno anche i
meccanismi. Se i Consiglieri potessero diventare 21, con un territorio più grosso, il
Consigliere di Circoscrizione assumerebbe un ruolo anche più forte, perché
rappresenterebbe una realtà più grossa. Lo stesso varrebbe per i piccoli Comuni,
dove tutti sono convinti che il Sindaco e il piccolo Comune rinforzi la territorialità;
in realtà, è proprio il fatto di poter rappresentare una comunità più grande che dà
maggior peso per quanto riguarda tutta una serie di situazioni politiche, anche nei
partiti, perché alla fine è un aspetto degenerativo della politica che un territorio molto
omogeneo piccolo, coagulato attorno a un rappresentante, abbia molto più potere di
un territorio più grande, perché più coeso. Lo sappiamo e l'abbiamo verificato tutti
nelle elezioni regionali con le preferenze (possiamo dircelo qui), dove il
campanilismo del Comune medio-grande e medio-piccolo è decisamente molto più
forte del campanilismo di Circoscrizione.
Io ricordo sempre nel 2000 quando Bricherasio fece tre Consiglieri, e probabilmente
i cittadini di Bricherasio considerano i candidati quasi un vicino di casa, anche se non
condivido il partito, mentre a Torino nemmeno quelli del tuo condominio ti
considerano dei compaesani, nel senso che nemmeno il Consigliere Trombotto
quando era Presidente della Circoscrizione 10 era considerato un compaesano a
Mirafiori, cioè era lì, tant'è vero che poi lo hanno esiliato a Pinerolo, dove gli hanno
messo anche la maschera di ferro e quindi sta bene.
Per chiudere il discorso, vorrei soltanto dire che, se vengono mantenute le promesse,
noi avremo 150 votazioni, noi passeremo 80 ore in Consiglio Comunale. Sarà la
seduta più lunga di questa tornata amministrativa e probabilmente degli ultimi 20
anni.
Io sono contento di portare a casa questa riforma anche la settimana prossima, e lo
dico alle opposizioni che non mi spaventa il fatto che non riusciamo ad approvarla
entro giovedì, perché sarà la cosa più lunga e, di fatto, volenti o nolenti, sarà uno dei
provvedimenti più importanti che abbiamo preso in questi cinque anni. Il fatto che le
opposizioni si scatenino non è soltanto una questione elettorale, alla fine questa
deliberazione comunque cambierà qualcosa. È vero che lascerà 4 Circoscrizioni
immodificate, ma per il fatto stesso che modificherà le altre 6, finirà per modificare
anche quelle 4. Passeremo qui gran parte del nostro tempo, vedremo come andremo
avanti. Alla fine, qualunque sarà il risultato, noi avremo fatto fare un passo avanti a
questa Città, nella storia della Città, in quello che è il percorso delle Circoscrizioni.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola alla Consigliera Appendino.

APPENDINO Chiara
Oggi approda in Aula la riforma del decentramento, una riforma istituzionale (lo
abbiamo detto più volte anche nel percorso che abbiamo seguito in questi mesi) che è
attesa dalla Città ormai da tantissimi anni. Una riforma - mi sento di dire - che
inizialmente, in una prima parte, ha visto protagoniste tutte le forze politiche, sia di
opposizione che di maggioranza, nella Commissione Consiliare che era stata
costituita appositamente. Purtroppo, questa è stata solo una prima fase, perché poi
molte di queste forze politiche sono diventate invece spettatrici di una riforma, che,
dal mio punto di vista, doveva vederle comunque coinvolte.
Dopo questa fase in cui alcune forze politiche di opposizione sono diventate
spettatrici, abbiamo avuto un'altra fase, anzi in realtà le due andavano in parallelo: la
fase dello stallo. La fase dello stallo, cari Consiglieri di maggioranza, è solo ed
unicamente responsabilità vostra. Io voglio ricordare a quest'Aula che a fine gennaio
la Commissione faticosamente liberò il documento, un documento che probabilmente
può non piacere a tutti, ma fu un lavoro, e quel documento rimase fermo per...
dobbiamo contare i giorni? Dobbiamo contare le ore? E questa responsabilità è tutta
vostra e adesso ci troviamo qui a correre per poter approvare una riforma che
probabilmente non sarà neanche la migliore riforma che avremmo potuto fare,
nonostante le mediazioni che sono state fatte in questo Consiglio Comunale.
Noi abbiamo lavorato con i nostri Consiglieri di Circoscrizione - ci tengo a dirlo
anche perché rimanga a verbale - e quindi voglio ricordare qual è stata l'esperienza e
qual è stato il rapporto tra il Movimento 5 Stelle e le Circoscrizioni torinesi. Circa
quattro anni fa, alle ultime elezioni amministrative noi abbiamo deciso di presentarci
non solo in Comune, ma anche in tutte le Circoscrizioni - lo sapete bene - e non è da
poco. Per noi, che allora rappresentavamo poco più del 4%, è stato uno sforzo
enorme: una forza politica ai propri esordi che decideva di presentarsi in tutte le
Circoscrizioni, perché noi ritenevamo davvero allora che fosse prioritario avere
anche dei portavoce in quelle Istituzioni, che nella nostra visione politica sono il
primo luogo di confronto e di contatto tra i cittadini e le Istituzioni.
Il Regolamento vigente, che probabilmente andremo a cambiare, ma che comunque
oggi c'è, permette ai Consiglieri di Circoscrizione di avere tutta una serie di diritti e
doveri, che sono in parte simili a quelli dei Consiglieri Comunali, e quindi di
svolgere un lavoro che potrebbe essere veramente prezioso, un ruolo politico, anche
perché ha strumenti ufficiali per poterlo portare avanti ed eseguire. In teoria, quindi,
mi sento di dire - e qui lo dicono anche i nostri Consiglieri di Circoscrizione, di cui
sono portavoce in questo momento - che quel ruolo di Consiglieri di Circoscrizione
potrebbe essere un ruolo che rappresenta un servizio bellissimo, una cosa bellissima
per chi ama creare condivisione, partecipazione e informazione su quella che è la
cosa pubblica.
Nella pratica, però - e qui riporto l'esperienza sempre dei nostri Colleghi - abbiamo
toccato con mano (ma probabilmente riguarda anche altre forze politiche) che le
Circoscrizioni oggi non sono capaci di rispondere a questa esigenza, forse anche
perché - e qui mi rivolgo di nuovo a voi - è 20 anni che si aspetta una riforma e che la
stessa forza di governo che governa da 20 anni dice che va fatta e non è in grado di
farla, magari oggi e in questi giorni sarà l'occasione per poter essere smentita.
Il forte distacco tra cittadini e Circoscrizione è dimostrato dal semplice fatto - lo
diceva anche il Consigliere Ricca nel suo primo intervento - che le Circoscrizioni di
oggi non sono assolutamente il luogo di riferimento dei cittadini. Molti torinesi -
provate, avrete sicuramente chiesto - nemmeno sanno in che Circoscrizione vivono;
sanno, invece, qual è il quartiere a cui appartengono, ma la Circoscrizione
assolutamente non è alcun punto di riferimento.
Le Circoscrizioni non sono assolutamente un luogo di partecipazione e non sono
assolutamente un luogo dove i cittadini pensano di poter trovare una risposta alle
proprie istanze. Infatti, per fare un esempio, in questi quattro anni abbiamo visto che
la partecipazione dei cittadini (ne abbiamo discusso più volte in Commissione con i
membri della Commissione Speciale Decentramento), nell'attuale luogo di lavoro dei
Consiglieri in quel luogo, nelle Commissioni, è sempre molto scarsa e si riduce al
massimo alla presenza dei diritti interessati (associazioni, tecnici o altro, a seconda
della Commissione).
Le Circoscrizioni, purtroppo, oggi non sono neppure un luogo reale decisionale e
politico capace di dare risposte alle esigenze del territorio, in parte a causa delle
mancanze di assegnazione di competenze reali e in parte anche a causa delle
mancanze di stanziamento nei capitoli di Bilancio.
Ancora una volta, però, ci tocca ricordare che oggi queste Circoscrizioni, così come
sono state costituite, costano molto, ci tengo a dirlo, a differenza di quello che forse
diceva il Consigliere Tronzano. Noi stiamo parlando di 250 Consiglieri di
Circoscrizione e 10 Presidenti per gestire una discrezionalità di risorse da allocare,
che, se facciamo i conti - ne abbiamo discusso anche in Commissione - non
raggiunge nemmeno 7.000.000 Euro all'anno; quindi, in realtà lo sappiamo tutti, il
cuore dell'attività delle Circoscrizioni, in particolare dei Consigli di Circoscrizione,
non è altro di ratificare delle decisioni che riguardano l'erogazione di contributi già
decise dalle Giunte.
Io in questo intervento non voglio demonizzare né lo strumento dei contributi, né
demonizzare le Circoscrizioni in quanto tali, ma penso che sia giusto riconoscere
qual è il punto di partenza, e cioè delle Circoscrizioni che non sono assolutamente in
grado di rispondere alle esigenze e ai fabbisogni della nostra città.
Inoltre, io penso che ci sia un altro grosso punto, che abbiamo affrontato nel lavoro
che è stato fatto nella Commissione: c'è una mancanza di programmazione e di
trasparenza negli strumenti che hanno a disposizione le Circoscrizioni.
È inutile dire che in questo contesto, a nostro avviso, c'è una sorta di totale
distorsione della delega democratica e dell'uso delle Istituzioni. Seppure forza di
opposizione - noi siamo un Gruppo di soli due Consiglieri, all'interno di un
Consiglio di 40 componenti, più il Sindaco - abbiamo ritenuto che fosse un nostro
dovere nei confronti di Torino - quindi della nostra Citta - contribuire in modo
costruttivo ad una riforma istituzionale che riteniamo non più procrastinabile, e
questo abbiamo fatto. In Commissione Decentramento, come sicuramente
ricorderete, abbiamo votato a favore delle prime linee guida per ridurre il numero
delle Circoscrizioni nei loro organi elettivi, dalle attuali 10 a 6, affiancando a questo
la reintroduzione dei quartieri come strumenti di prossimità con i cittadini.
Il nostro progetto politico era dunque quello di voler arricchire le Circoscrizioni di
strumenti partecipativi e deliberativi, in cui siano i cittadini ad essere coinvolti nelle
scelte dell'allocazione delle risorse disponibili, introducendo - come è stato anche
fatto in modo sperimentale - il Bilancio partecipativo.
Contestualmente si vorrebbero anche implementare i meccanismi di programmazione
delle risorse (Bilancio, assestamenti, deliberazioni quadro, cosa che è prevista nella
deliberazione che abbiamo approvato in Commissione) che coinvolgano i Consigli
Circoscrizionali come luoghi di indirizzo e di discussione politica, distinguendoli
quindi da quel ruolo esecutivo di una Giunta con valenza esterna, che abbiamo
sostenuto.
Il voler ridisegnare le competenze, conferendone magari meno, ma che siano
effettive, non vuol dire, come ho detto più volte, uccidere il decentramento, come
alcuni sostengono, ma renderlo effettivo ed efficace. Significa, infatti, iniziare ad
attuare quella riforma attesa da due decenni, che desidera ridare dignità politica alle
Circoscrizioni e questo nello spirito di immaginare un'Istituzione che possa
funzionare al meglio, a prescindere da chi la governa o chi la governerà.
Hanno ragione coloro che hanno detto che una riforma deve essere fatta per il bene
dei cittadini e non deve perseguire gli interessi della politica. Riteniamo, infatti,
come peraltro abbiamo fatto in questi mesi di lavoro, che in particolare le riforme
istituzionali non debbano essere né della maggioranza, né dell'opposizione, bensì
dell'Assemblea elettiva nel loro complesso.
Per questo, seppure forze di opposizione, responsabilmente abbiamo lavorato con
costanza, apportando osservazioni e proposte di merito e siamo riusciti anche a farne
recepire alcune. Peccato che poi, a differenza di quanto annunciato, per l'ennesima
volta gli interessi della politica, e interessi specifici, abbiano prevalso su quelli della
cittadinanza.
In sede di Commissione il numero delle Circoscrizioni è stato definito sulla base di
nuovi assetti istituzionali, un equilibrio di buonsenso tra le esigenze di accorpare
alcuni servizi, da un lato, e di non perdere il contatto dei cittadini, dall'altro, tramite
l'introduzione del concetto dei quartieri. Ecco perché - e chi fa parte della
Commissione se lo ricorda bene - la Commissione si è battuta e ha insistito affinché
il numero di 6 venisse inserito e vincolato all'interno dello Statuto, non perché ci
fossimo inventati il 6, ma perché era il frutto di un lavoro.
Ma cosa è diventato poi il numero delle Circoscrizioni? Io vi dico come l'ho vissuta
io: l'ho visto come un qualcosa che è diventato merce di mediazione tra i difficili
equilibrismi di maggioranza, alla ricerca di una poltrona in più. E questo secondo voi
è perseguire gli interessi dei cittadini o quelli della politica?
I confini - altro tema dibattuto - erano stati definiti sullo studio dei quartieri storici;
quante discussioni e, anche su questo, quante volte abbiamo discusso, parlato e ci
siamo confrontati in decentramento: logiche razionali, ragionamenti impersonali.
Invece abbiamo invece assistito a Consiglieri che, cartine alla mano, tracciavano i
confini delle nuove Circoscrizioni secondo i bacini di voto e le influenze che ogni
capobastone aveva in quelle zone. La nuova versione protocollata, dal mio punto di
vista, ne è la prova. Vi chiedo di nuovo: questo, secondo voi, è perseguire gli
interessi dei cittadini o quelli della politica?
Le competenze erano state studiate una per una, analizzate nell'ottica della maggiore
efficienza del servizio erogato. È un vero peccato vedere, in parte, come quegli
emendamenti siano diventati oggetto di trattativa, tutta una serie di emendamenti che,
appunto, riaccentrano alcune questioni che noi avevamo deciso di relegare.
Ribadisco: questo, secondo voi, è perseguire gli interessi dei cittadini o trovare
equilibrismi politici?
Io penso - e concludo - che sia evidente che non ci sia più un ragionamento politico.
Ci sono alcune derive, dal mio punto di vista, che hanno fatto e hanno visto
privilegiare gli interessi particolari rispetto agli interessi generali.
Io penso che ciò che conti davvero, e quello che noi abbiamo cercato di fare, sia il
rapporto di fiducia che deve essere ricostruito tra la Città e i torinesi e questa riforma
era una grande occasione. Allo stesso modo - lo dico chiaramente, vedremo cosa
avverrà poi in Aula - penso però che, se molti degli emendamenti oggi in quest'Aula
e nei prossimi giorni passeranno, se come Aula non avremo il coraggio di portare
avanti il progetto di riforma iniziale, ovviamente non a 360 gradi, ma almeno nei
suoi principi cardine che ho elencato prima, noi non potremo votare favorevolmente
questa riforma per un solo motivo: perché deluderebbe le aspettative di cambiamento
che in questa Città ci sono ed emergono ogni giorno sempre di più. Quindi, io mi
auguro che l'Aula abbia il coraggio e mantenga il progetto di riforma iniziale almeno
nei suoi principi cardine, perché se no vorrebbe dire stravolgere il lavoro che è stato
fatto e deludere nuovamente i cittadini.

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