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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 9 Novembre 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 3
INTERPELLANZA 2015-04762
"QUANDO ANCHE I CONTRATTI DI AFFITTO SONO FATTI SU MISURA: UN CAPESTRO AD HOC" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI APPENDINO E BERTOLA IN DATA 13 OTTOBRE 2015.
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201504762/002, presentata in
data 13 ottobre 2015, avente per oggetto:

"Quando anche i contratti di affitto sono fatti su misura: un capestro ad hoc"

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Braccialarghe.

BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore)
Rispondo ai quesiti posti dagli interpellanti.
Il primo è: "per quali ragioni sia stato escluso l'uso di una sede alternativa per il
Salone del Libro". La mia risposta è la seguente: la competenza a decidere dove fare
questa come altre manifestazioni è prerogativa del Consiglio di Amministrazione
della Fondazione, in questo caso la Fondazione del Salone del Libro. Per le
dimensioni raggiunte dal Salone, parlo in termini di metri quadri necessari per un
Salone internazionale ai livelli di quelli finora tenuti e per gli spazi disponibili nella
Città, sicuramente il Lingotto rappresenta l'unica sede per dimensioni e anche per
concezione dello spazio - uso un termine per essere più chiaro ancora - uno spazio
democratico come tutti gli spazi fieristici, nel senso che consente ai singoli
espositori, a seconda delle loro condizioni di affitto, dei metri quadri necessari, di
essere tutti in una pianta regolare. A Torino non esiste nessuna struttura al momento
simile a quella del Lingotto che garantisca quindi non solo i metri quadri necessari,
ma anche questo uso egualitario della presenza degli stand.
Seconda questione proposta: "per quali ragioni non si sia intervenuti sui tre Enti
organizzatori - credo ci si riferisca al Salone del Libro, Salone del Gusto - Terra
Madre e Artissima - affinché si contrattasse un contratto di affitto cumulativo per le
tre manifestazioni, con evidenti risparmi per le casse pubbliche". La mia risposta è la
seguente: vi sono stati degli incontri tenutisi nell'ambito del tavolo di coordinamento
nato con la partecipazione di Regione, Comune e Camera di Commercio, tuttavia
bisogna tener presente che la natura privatistica di proprietà del Lingotto, da una
parte, e le diverse fattispecie delle manifestazioni di cui stiamo discutendo hanno
sempre impedito di poter realizzare un unico contratto.
Vorrei approfondire dicendo che, mentre il Salone del Libro, su cui poi tornerò nella
risposta successiva, ha sempre avuto nei confronti di GL Events un contratto
multiplo, nel senso che da una parte c'è l'affitto degli spazi, dall'altro c'è una parte
del plateatico che viene data gratuitamente in uso alla Fondazione, inoltre vi è una
percentuale legata agli incassi da biglietteria e la commercializzazione, invece,
rimane in capo a GL Events. Nel caso, per esempio, del Salone del Gusto e Terra
Madre si tratta semplicemente di un contratto di affitto, perché la logica con la quale
vengono ovviamente trovati e invitati diversi esponenti dentro il Salone è
completamente diversa da quella, per esempio, della parte commerciale del Salone
del Libro, vista anche la natura particolare del Salone del Gusto e di Terra Madre.
Quando parliamo di Artissima ci troviamo davanti ad un contratto che, per una parte,
è un contratto di affitto dell'Oval e, per l'altro, è un contratto di affidamento
dell'allestimento degli stand in capo a GL Events, quindi tre nature completamente
diverse, un soggetto privato e quando abbiamo provato a capire se vi era un minimo
comune denominatore per arrivare a un unico contratto ci siamo resi conto che questa
diversa modalità impediva un accordo di questo genere.
La terza questione posta è: "se nel momento in cui si assiste ad una contrazione dei
finanziamenti pubblici non si reputi necessario recuperare da una maggiore
efficienza in tutti i campi parte di queste risorse". La mia risposta è che la ricerca di
maggiori efficienze è sempre stata una nostra priorità, intesa come Pubblica
Amministrazione, a maggior ragione in presenza di una contrazione di finanziamenti
pubblici. Lo abbiamo sempre fatto, continuiamo a farlo, cerchiamo sempre di porci il
problema di come siano possibili economie di scala, ma nei fatti citati la natura e la
logica del rapporto privatistico ha impedito di immaginare strade di ulteriori capacità
sinergiche.
Il quarto quesito chiede se: "il Sindaco e l'Assessore Braccialarghe fossero a
conoscenza di questo contratto di locazione triennale e quale fosse la loro posizione
in merito". Credo si riferisca in questo caso al Salone del Libro; ne eravamo a
conoscenza, il contratto citato è stato sottoscritto dalla Fondazione valutando
l'impossibilità, come ho detto prima, di trovare una sede alternativa confacente allo
sviluppo di un salone così importante.
Va precisato che i costi d'affitto previsti sono stati ricompresi nel bando europeo per
la commercializzazione del salone stesso, per cui l'organizzatore della parte
commerciale sarà tenuto a farsi carico dei costi relativi alla parte dell'affitto.
L'ultima quesito chiede se: "il Sindaco e l'Assessore Braccialarghe fossero a
conoscenza delle condizioni del contratto firmato dalla Fondazione Torino Musei e
Artissima". Il contratto di Artissima ha un'altra e differente genesi, si è prevista da
parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Torino Musei, di cui sono
Consigliere, a differenza del citato Salone del Libro, di sottoscrivere un contratto
triennale, valenza 2015-2017, prevedendo esplicitamente una clausola di risoluzione
possibile con un'uscita, previo pagamento di una penale, in diminuzione a seconda
dell'anno in cui si dovesse decidere di trasferire Artissima in altro luogo.
A questo proposito, come più volte citato dalla stampa, l'unica possibilità che oggi
credo si possa intravvedere per una diversa situazione logistica che riguardi la fiera
di Artissima è legata al rinnovo delle OGR, dato questo che dalle ultime notizie che
abbiamo potrà mettere forse in disponibilità di Artissima gli spazi necessari a partire
dal 2017. Se la Fondazione per la Cultura deciderà, avendo questa opportunità di
lasciare il Lingotto, lo potrà fare perché il contratto, come ho appena detto, prevede
questa modalità, ovviamente pagando una penale d'uscita, che però è stata valutata
congrua rispetto ai maggiori vantaggi dal trasferimento di Artissima in una nuova
sede.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola alla Consigliera Appendino.

APPENDINO Chiara
Questa interpellanza risale alla prima metà di ottobre, quindi è un po' datata e, in
parte, poi le cronache cittadine hanno anche superato alcune cose venute fuori oggi
in Aula, che erano già state dette a mezzo stampa. Devo dire che sono molto confusa
su questa vicenda e di chi siano le responsabilità, sicuramente sarà poi la Procura a
capire meglio.
Lei oggi dice che è stata una scelta fatta dal CdA in modo autonomo, ricordiamo tutti
invece, ad esempio, le parole di Ferrero che ha detto chiaramente: "Siamo stati
costretti a firmare un contratto".
Non spetta a me entrare oggi nel merito anche perché poi il dibattito è andato ben
oltre a quanto scritto in questa interpellanza, certo è che ritengo di fare un'unica
valutazione politica oggi e poi ovviamente vedremo cosa succederà dalle indagini.
Al di là di tutta la vicenda del Salone del Libro, di cui abbiamo discusso più volte in
quest'Aula, che è stata un disastro dal punto di vista politico, cioè peggio di così
Assessore e Sindaco - che non c'è - non potevano fare in tutti i sensi, dalla gestione
del cambio generazionale, che comunque andava fatto e gestito prima, perché si
sapeva che prima o poi sarebbe stato necessario, al tema dei costi, al tema della
trasparenza. Secondo me è stato uno dei peggiori capitoli, forse rispetto al MAO, ma
insomma se la giocano, di questi ultimi mesi della politica culturale di questa Città.
Noi però una responsabilità ce l'abbiamo ed è il fatto che la Città di Torino si è
messa nelle mani di un unico soggetto monopolista per le fiere e questa è una
responsabilità tutta politica, è una questione che si è creata nel tempo perché non si è
intervenuti.
Capisco che avendo dei contratti firmati sia difficile mettere insieme tre soggetti in
una situazione emergenziale e riuscire a rinegoziare. Ricordo un dibattito, non so se
lei fosse presente, in cui si discuteva del futuro del Salone del Libro proprio al
Salone del Libro e molti dissero che il problema principale era il costo dell'affitto,
che incideva per il 50% della manifestazione e questa è una cosa che si sa da tempo.
Allora mi chiedo se sia possibile che certe cose vengano fuori solo dopo che escono
sui giornali determinate dichiarazioni, perché oggi lei dice che avete ritenuto che non
fosse possibile, però ricordo anche dichiarazioni recenti sui giornali fatte da membri,
se non erro, del CdA che dicono che in realtà si sta valutando di rivedere la
possibilità di negoziare i costi dell'affitto con le altre parti coinvolte per gli eventi.
Magari questa è tramontata, mi dite che l'avete fatta negli ultimi tre mesi, se ho
capito bene, quindi non succederà mai, non lo so.
Assessore, penso che questa vicenda andasse gestita meglio, mi auguro il meglio per
il futuro del Salone del Libro. Devo dire che nonostante quello che è successo - mi
permetta una battuta - doveva suonare un campanellino d'allarme rispetto ai rischi
anche sull'ultima nomina che è stata fatta, che mi lascia sempre più perplessa. Ogni
scelta che viene fatta, lo dico a voi come Amministrazione e ne sarete sicuramente
consapevoli, in modo così frettoloso e non studiato ha potenziali danni enormi sul
Salone del Libro, che, come ho detto più volte, considero uno dei pochi grandi eventi
di questa Città, su cui bisogna investire, mantenere e tutelare. È una perla che
abbiamo, è stata depauperata, per favore veramente basta.
L'ultima vicenda di Ferrero, che sembra non abbiate valutato o non so cosa sia
successo, che probabilmente non può prendere uno stipendio per legge - che, tra
l'altro, era abbastanza chiaro leggendo il decreto - mi auguro non porti una nuova
tempesta sul Salone del Libro, perché chi ci rimette alla fine sono i cittadini.
L'evento, di per sé, sta perdendo totalmente di credibilità e di ritorno che questo
evento ha, perché è dimostrato anche da studi della Camera di Commercio, sulla
nostra Città.

PORCINO Giovanni (Presidente)
L'interpellanza è discussa.

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