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MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201502366/002, presentata dai Consiglieri Onofri, Alunno e La Ganga in data 4 maggio 2015, avente per oggetto: "Riforma del Decentramento e della Partecipazione - Modifiche allo Statuto della Città". della proposta di mozione n. mecc. 201505259/002, presentata dai Consiglieri Ricca e Carbonero in data 2 novembre 2015, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502366/002) 'Statuto Decentramento' - Indennità e gettone presenza a favore dell'emergenza sfratti". della proposta di mozione n. mecc. 201505476/002, presentata dai Consiglieri Centillo ed altri in data 9 novembre 2015, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502366/002) 'Decentramento'". della proposta di deliberazione n. mecc. 201502280/094, presentata dalla Giunta Comunale in data 29 maggio 2015, avente per oggetto: "Riforma del Decentramento e della Partecipazione - Approvazione nuovo Regolamento del Decentramento". e della proposta di mozione n. mecc. 201505260/002, presentata dai Consiglieri Ricca e Carbonero in data 2 novembre 2015, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502280/094) 'Regolamento Decentramento" - Indennità e gettone presenza a favore dell'emergenza sfratti". MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Alunno. ALUNNO Guido Maria Devo dire che gli interventi che ho ascoltato in queste prime ore del dibattito conclusivo sul percorso del decentramento confermano la convinzione che il sentimento principale che mi ha colpito in questa ultima fase e quest'oggi è quello di un forte stupore, perché i Consiglieri di opposizione che sono intervenuti quest'oggi - in gran parte, non tutti - erano presenti ai lavori della Commissione che ha licenziato un testo che - sia per quanto riguarda la proposta di deliberazione presentata dai Consiglieri Onofri, La Ganga e dal sottoscritto, sia per quanto riguarda la riforma del Regolamento del decentramento - è esattamente lo stesso licenziato dalla Commissione. Quindi, questo grande bluff che si sarebbe consumato ai danni di un lavoro di vari mesi, che ha coinvolto tutti, non lo conosco e non lo riconosco. Poi, per essere onesti fino in fondo, vi dico invece che è vero che c'è stato un dibattito ulteriore rispetto ai lavori della Commissione, che ha portato a degli emendamenti anche significativi, e quello che in maniera principale ha interessato tutti quanti e pare concentrare in sé l'unica e vera essenza della riforma è la questione che riguarda il numero delle Circoscrizioni e i suoi confini. Non credo che sia così; il lavoro della Commissione credo che ce lo dobbiamo come Consiglio, che ce lo dobbiamo come Consiglieri che ci abbiamo lavorato. I contenuti di questa riforma sono molto di più, sono molto più profondi e molto più importanti per non ridurli a dire: "Abbiamo vinto" o "Abbiamo perso" perché c'è un numero di Circoscrizioni diverso da quello che si era determinato in quella fase. Chi era presente se lo ricorda: io ero e rimango a favore di un'organizzazione per le Circoscrizioni con un numero di 5 nella Città di Torino, però riconosco anche che c'è la possibilità di un dibattito politico che trovi una sintesi diversa da quella che è la mia percezione di scelta migliore. Allora, dire e non riconoscere che era condivisa l'idea che le Circoscrizioni, così come sono oggi, hanno perso il loro senso profondo e non sono più né organo di partecipazione, né organo di governo insieme al Comune dell'essenza della proposta di servizi e della capacità di relazione con i territori che una Città intende avere, questo pensiero lo abbiamo condiviso. Abbiamo condiviso il fatto che, così come sono, queste Circoscrizioni non sono più adeguate a rispondere in modo efficace ed efficiente alle esigenze dei nostri territori. Questo pensiero lo abbiamo condiviso noi, ma ci arrivava addirittura dalle stesse Circoscrizioni, che hanno presentato un documento in cui riconoscevano la necessità di un cambiamento. Non mi voglio né allineare, né allontanare dal renzismo riformista che è stato richiamato; parto da un dato che abbiamo condiviso tutti insieme qui e non altrove: le Circoscrizioni vanno riformate. L'alternativa, ce lo siamo detti in quella Commissione, era chiudere le Circoscrizioni ed abbiamo deciso di fare una scelta un po' più complicata, che è stata quella di immaginare come intervenire su quelli che abbiamo ritenuto essere i punti deboli degli Enti decentrati, oggi, nel 2015. Visto che i due punti principali stavano sul tema della partecipazione e sul tema del governo dei territori e dell'efficienza del governo dei territori, ci siamo concentrati su quali potessero essere gli strumenti per dare risposte più adeguate su quei due ambiti. Fine della premessa. Probabilmente, il numero sarebbe rimasto quello uscito dalla Commissione, se tutte le forze politiche che a quella Commissione hanno partecipato, condividendo di fatto il percorso, avessero sostenuto quella proposta alla fine del percorso. Riconosco che Forza Italia, in maniera particolare, fin dall'inizio ha ritenuto di esprimere una posizione di differenziazione, riferendosi al numero di 10 come unico numero credibile per un decentramento. Invece il fatto che, oltre alla Commissione, anche gli altri soggetti (ovviamente, i Presidenti e le Circoscrizioni, la Giunta e le forze politiche) si siano espresse sul testo e abbiano proposto e anche ottenuto un dibattito che ha portato a delle modifiche, lo ritengo un elemento assolutamente non solo legittimo, ma positivo. Anzi, sarebbe stato più positivo se ciascuna di queste forze e pure altre forze - sociali o meno - presenti in Città avessero espresso delle idee e dei ragionamenti di modifica anche su altri aspetti che non si limitassero al numero ed ai confini, da una parte, o al riaccentramento di competenze, dall'altra parte, che invece è un po' quello che è stato lo spettacolo a cui abbiamo assistito in questi mesi. Difendo fino in fondo la riforma, anche se avrei preferito che ci fossero 5 Circoscrizioni con confini diversi. Per chiarezza (sta scritto, ma lo dico così è chiaro per tutti), alla fine della fiera, le Circoscrizioni sono accorpate senza modifiche. La 1 non ha nessuna modifica, Consigliere Tronzano. La 1, tutta intera, si accorpa alla 7, tutta intera; la 2, tutta intera, si accorpa alla 10, tutta intera; la 8, tutta intera, si accorpa alla 9. Noi avevamo fatto riflessioni diverse in quella Commissione e avevamo deciso di puntare - soprattutto per rivitalizzare e per trovare degli elementi di novità che potessero rivitalizzare la partecipazione - sulla dimensione del quartiere. Se il quartiere diventa la nuova centralità su cui provare a costruire politiche territoriali, la Circoscrizione è una somma di quartieri e poco mi interessava che i confini fossero gli stessi rispetto a prima, perché c'era un dopo da costruire, quello che verrà dalle prossime elezioni in avanti, dove, mettendo al centro la Circoscrizione, non era così rilevante che quel quartiere dovesse misurarsi e collaborare con un quartiere con cui era già abituato a convivere piuttosto che con un altro; per me era poco rilevante questo aspetto, perché il quartiere doveva essere la centralità. Per andare con ordine, sono due i temi su cui lavorare: la partecipazione ed abbiamo puntato molto su questo aspetto dei quartieri, che viene rafforzato con gli emendamenti, perché con gli emendamenti noi chiediamo che non ci siano più sottocommissioni di quartiere, ma chiediamo che quelle di quartiere siano Commissioni vere e proprie e abbiano la stessa dignità delle Commissioni per materia. I Presidenti di queste Commissioni per quartiere devono essere invitati nella Giunta Circoscrizionale ogniqualvolta si trattino temi che riguardano quel territorio. Ragione per cui, il numero dei coordinatori, secondo noi, deve rimanere 4, perché, in realtà, quei 4 sono sempre supportati da altri 3-4 Presidenti di quartieri, 3 o 4 a seconda delle Circoscrizioni per come sono suddivise, e i quartieri sono i 23 quartieri storici. Un ulteriore elemento di rafforzamento che su questo tema era stato posto e poi abbandonato nella Commissione, ma che oggi, proprio a fronte del limitato livello di innovazione su numeri e suddivisioni, noi abbiamo ritenuto di rilanciare è quello - sempre sui quartieri - dell'elezione per collegi di quartiere. Non solo si lavorerà per quartiere, secondo noi, e mi dispiace che non ci sia l'Assessore Passoni, perché la Commissione di quartiere assume una rilevanza decisiva sul nuovo assetto e la assume anche in rapporto allo sportello di quartiere, che è stato richiamato nell'intervento introduttivo, ma si è fatto riferimento a 10 ipotetici sportelli di quartiere. Noi riteniamo che gli sportelli di quartiere debbano essere uno per quartiere, proprio per evitare, come diceva qualcuno negli interventi che mi hanno preceduto, che sia possibile che questa riforma allontani la politica dai cittadini, la possibilità di chiedere qualcosa all'ente pubblico da parte dei cittadini o la possibilità di avere una risposta dall'ente pubblico. La logica è: 23 quartieri, 23 sportelli unici, 23 Commissioni di quartiere, dove i Consiglieri eletti si relazionano e si rapportano con le realtà vive di un territorio (le parrocchie, le associazioni sportive, le associazioni culturali, eccetera) per costruire - e lo abbiamo scritto nell'emendamento - il piano di sviluppo di quartiere, che diventa elemento decisivo per permettere un'espressione dal basso di quelle che sono le criticità e di quelle che sono le priorità di intervento delle nostre periferie e dei nostri quartieri e, in questo modo, si costringe la Giunta e il Presidente della Giunta a fare scelte che si devono misurare con quello che è il comune sentire dei territori che amministrano. Questo è, per quanto riguarda il tema della partecipazione, lo strumento innovativo che mettiamo in campo e che crediamo possa favorire una modalità diversa di costruire quelle che sono le priorità e, quindi, quella che sarà la spesa degli Enti circoscrizionali sui propri territori. Altro elemento decisivo è che, accanto alla partecipazione, noi inseriamo il tema della sussidiarietà, immaginando che, in una fase che si caratterizza perché l'Ente pubblico ha meno risorse, forse bisogna favorire al massimo la possibilità di concorrere da parte di quelli che la Costituzione chiama i corpi intermedi al pensiero sui servizi, alla loro organizzazione ed alla loro gestione. Noi crediamo che questo debba diventare un compito prioritario della Circoscrizione, insieme al tema della partecipazione. Dall'altra parte, oltre alla partecipazione, avevamo l'esigenza di ridefinire il ruolo che le Circoscrizioni potevano giocare per quanto riguarda il governo dei territori, insieme alla Città. Da questo punto di vista, sono state fatte due operazioni molto semplici: la prima è che sono state date competenze vere alle Circoscrizioni. L'elenco nell'Allegato al Regolamento riguarda le competenze: manutenzioni, sport, scuola, verde, commercio ed urbanistica; è un elenco lungo che, per la prima volta, mette nella possibilità gli amministratori dell'organo decentrato di governare il proprio territorio e di partecipare alle scelte vere che permettono ai cittadini di migliorare la propria qualità della vita. Questo è un fatto epocale, perché è vero che nello Statuto e nel Regolamento del decentramento molte di quelle competenze erano già scritte, ma è altrettanto vero che non le abbiamo mai decentrate, perché sono mancati gli atti attuativi che hanno permesso di avere le risorse e l'effettiva possibilità di esercitare quelle competenze. Le biblioteche sono l'esempio che, da sempre, si fa in questa Città: stavano scritte sullo Statuto e sul Regolamento e non sono mai state decentrate. Oggi ci sono alcuni emendamenti in questo dibattito - e poi interverremo su quelli più specifici e anche forse un po' spinosi - che propongono di riaccentrare e cioè di togliere da quell'elenco che è stato fatto alcune di quelle competenze e, ad esempio, una è proprio quella delle biblioteche. Farei qualche ulteriore riflessione, perché ritengo che sia sbagliato dire che quelle sono competenze che devono tornare al centro, piuttosto sono competenze che dobbiamo trovare il modo di gestire in modo concorrente tra centro e periferia. Rimanendo sull'esempio delle biblioteche, non dobbiamo perdere la capacità che questa Città ha avuto di costruire un sistema bibliotecario molto moderno, capace di attirare e di essere punto di riferimento culturale ed aggregativo nelle periferie della nostra Città, ma, Sindaco, dobbiamo essere capaci di mantenere questa qualità coinvolgendo le Circoscrizioni nella programmazione e nel sentirsi governatori di quello spazio culturale ed aggregativo, cosa che oggi non avviene molto, perché le biblioteche sono accentrate, dipendono da un Assessore e da un Direttore centrale e, al limite, lasciano qualche spazio alle Circoscrizioni, ma non concordano con le Circoscrizioni. L'altro elemento per garantire un'efficienza, accanto alle molte competenze che vengono date, è il tema della Giunta Circoscrizionale a valenza esterna. Se noi vogliamo che un Ente sia efficiente, dobbiamo permettergli di avere degli strumenti che gli facciano svolgere il lavoro per cui è pensato. Allora, oggi, nelle Circoscrizioni qualsiasi deliberazione di spesa o anche non di spesa, la deliberazione per dare le transenne ad un'associazione per un'iniziativa domenicale viene deliberata dal Consiglio di Circoscrizione e richiede un passaggio in una Commissione Circoscrizionale. Questo è un esempio lampante di inefficienza amministrativa, non è partecipazione del Consiglio alle scelte di governo del territorio. Questa è inefficienza: per dare delle transenne dobbiamo organizzare una Commissione e inserire quel punto in un ordine del giorno di un Consiglio, che, a forza di ingrossarsi di punti, necessiterà di altri Consigli, quindi con un costo amministrativo e anche di politica non indifferente. Allora, la scelta è chiarissima: diamo potere alle Giunte di svolgere in pieno il potere esecutivo, come accade in tutti gli altri organi istituzionali di questa democrazia del Paese in cui viviamo e non solo. Per questa stessa ragione, però, riteniamo che non debba essere eletto direttamente il Presidente di Circoscrizione, che, altrimenti, sarebbe l'unico fulcro di quel potere esecutivo che, come diceva prima il Consigliere Tronzano, rischierebbe a questo punto di avere il potere assoluto su quel territorio e sulla spesa di quel Bilancio circoscrizionale. Per una sorta di bilanciamento dei poteri, è bene che il Presidente sia eletto insieme alla Giunta, è bene che la Giunta rimanga di quattro coordinatori, a cui sono sommati però i Presidenti delle Commissioni di quartiere, ed è bene che le Commissioni di quartiere, su cui vogliamo puntare, siano il più possibile soggetti partecipati ed accompagnati anche dal personale che dovrà lavorare per costruire questo piano di sviluppo locale di quartiere, che costringa la Giunta ed il Presidente a tenere conto delle sensibilità, delle esigenze e delle richieste dei territori. Io non dico che sia la riforma migliore del mondo, ma mi pare che dietro queste scelte ci sia un pensiero, cioè noi abbiamo immaginato quale poteva essere un modello per governare in maniera diversa i nostri territori, quale poteva essere un modo per ridare senso alla parola "partecipazione", che, ormai, da troppi anni, per tutti noi che nelle Circoscrizioni ci abbiamo vissuto, sappiamo essere una parola vuota, che non corrisponde minimamente ad un reale interesse e ad un reale coinvolgimento da parte di cittadini singoli o associati ai processi decisionali, al massimo può servire la Circoscrizione come cassa di risonanza per chi ha voglia di protestare su una questione che lo riguarda direttamente o alle Associazioni e realtà associate che ricevono contributi a rimanere vicini al luogo dove qualcuno decide a chi dare quei contributi. C'era un problema sulla partecipazione, c'era un problema sull'efficienza e abbiamo cercato di risolverli entrambi. Devo dire che il frutto di questo lavoro nasce dal dibattito vero che nella Commissione si è svolto. Non è che c'era un pensiero preconcetto che ha orientato queste scelte impedendoci di ascoltarci a vicenda per cercare di migliorare pesi, contrappesi, strumenti, modifiche e chi ha partecipato alla Commissione lo sa che non c'era un testo iniziale presentato da qualcuno che poi abbiamo modificato. Abbiamo in progress costruito una modalità che ci pareva ragionevole per ridare senso e significato alle Circoscrizioni. Io credo che ci siamo riusciti. Avrei preferito avere meno Circoscrizioni, avrei preferito avere un rafforzamento dei quartieri e quindi delle Commissioni e la possibilità di eleggere per collegi fin da subito. Avrei preferito che ci fosse un dibattito più ampio sui temi della partecipazione e della sussidiarietà. Siamo riusciti a fare quello che siamo riusciti, noi che abbiamo partecipato alla Commissione e tutti coloro che da lì in avanti hanno voluto, in tutte le forme che gli è stato possibile, esprimere il proprio punto di vista e cercare di orientare o di modificare i punti sui quali non erano d'accordo. Ciò che ritengo che sia necessario e che questa riforma cerca di fare è individuare uno strumento come Città per arrivare davvero più vicino ai cittadini e per arrivare davvero a ridurre il livello di burocrazia. Io penso che le Circoscrizioni di domani vinceranno, e noi vinceremo la scommessa che facciamo oggi votando questa riforma, se riusciremo a ridurre, se non ad azzerare, la burocrazia che caratterizza in maniera pesantissima il rapporto tra cittadino ed Ente pubblico. Quelle Commissioni di quartiere e quegli sportelli di quartiere per me devono diventare il luogo che permette ad ogni cittadino di avere in tempi rapidi una risposta a qualunque esigenza richiesta che riguardi l'Ente pubblico, ma anche un accompagnamento per velocizzare qualsiasi pratica, iter burocratico o permesso che l'Ente pubblico, in realtà, dovrebbe favorire in tempi rapidi per ogni cittadino. Dall'altra parte, vinceremo la scommessa se sapremo rilanciare un'idea di politica territoriale partecipata e sussidiaria. Credo che questo abbia segnato e seguito come attenzione tutto il corso dei lavori della Commissione e del dibattito che si è svolto dentro quell'Aula e fuori da quell'Aula. Ribadisco, quindi, la mia convinzione che questa sia una buona riforma, che si poteva fare, forse, anche diversa, ma questo è quello che siamo riusciti a fare e non ho dubbi che, nella sperimentazione nei mesi successivi e, poi, nella piena applicazione negli anni a venire, potremmo concordare insieme sull'utilità del voto che andremo a dare su questo atto. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Trombotto. TROMBOTTO Maurizio Il Consigliere Alunno ha contribuito a risolvere molte delle questioni sulle quali avrei voluto incentrare il mio intervento e devo dire, finalmente, dopo un fuoco di fila legittimo, ma anche - se vogliamo - poco comprensibile e più legato ad una visione politicistica e di esercizio del ruolo dell'opposizione in forma ostruzionistica, finalmente si è giunti a discutere del merito. Il Consigliere Alunno diceva che questa non è probabilmente la riforma migliore, ma è una riforma. Io convengo con lui che più e meglio si poteva fare e credo che il dibattito e le votazioni di questi giorni in quest'Aula consentiranno di migliorare ulteriormente la proposta, così come credo che la Commissione, seppur con qualche pausa nel corso dei propri lavori, abbia lavorato bene e sia riuscita a creare un dibattito e una discussione dove le Circoscrizioni e soprattutto i Presidenti di Circoscrizione non sono stati astanti, inoperosi e passivi, ma hanno contribuito anche essi a formulare delle proposte di miglioramento. Io credo che tutti i componenti di questo Consiglio Comunale abbiano letto - come immagino facciano sempre - in modo approfondito le proposte di deliberazione e che, quindi, non gli sia certamente sfuggito in particolar modo la deliberazione proposta dall'Assessore Passoni, dove, nella parte finale della narrativa, si fa proprio menzione anche delle proposte che sono state formulate in seguito alla conclusione dei lavori della Commissione Speciale da parte dei Presidenti di Circoscrizione. Non sfuggirà certamente ai componenti di questo consesso che una parte degli emendamenti è anche figlia di queste osservazioni e di queste valutazioni. Voglio anche - per quanto riguarda il Gruppo Consiliare che qui rappresento insieme con il Consigliere Curto - rasserenare i Consiglieri (parlo con particolare riferimento ai Consiglieri dell'opposizione) che gli emendamenti non sono affatto blindati e che, quindi, di conseguenza, nella dialettica d'Aula, che è un'espressione normale - ed è bene che ci sia - della democrazia, se i Consiglieri abbandoneranno questa forma un po' miope di ostruzionismo e vorranno esercitare il proprio ruolo, potranno probabilmente portare a casa anche dei risultati che loro stessi potranno giudicare come vantaggiosi per la loro visione, che non è necessariamente solo la loro visione. Questa riforma è necessaria, e lo dico anche sulla base di un'esperienza personale (queste, poi, in qualche modo, contano nella storia e nella formazione di ciascuno di noi). Aver presieduto 14 anni una Circoscrizione, aver fatto prima per quattro anni il Consigliere, perlopiù di opposizione, di un'altra Circoscrizione, consentitemi di avere un po' la presunzione di immaginare di possedere un po' una visione di quella che è stata la realtà degli ultimi 18 anni, prima del 2011, quindi i precedenti 18 anni a questo mandato che è in corso, delle Circoscrizioni di Torino. Le Circoscrizioni hanno bisogno di cambiare, di essere riformate, di riacquistare una credibilità e una legittimazione agli occhi della cittadinanza. Le forme organizzative, le competenze che sono state loro riconosciute, la dialettica che si è instaurata istituzionalmente tra il centro comunale e la periferia, intesa come le dieci Circoscrizioni, decentrata è stata pensata nel 1984. Ormai, troppo tempo è trascorso, la città è cambiata; la città del 1984 era una città completamente diversa da quella del 2015. Sono cambiati anche gli strumenti e le forme di partecipazione, in parte sicuramente questa si è ridotta, è stato crescente, purtroppo, il distacco dei cittadini dalla vita politica, non dico dai partiti, perché probabilmente molte ragioni sussistono anche, ma dalla vita politica, e quindi credo sia un precipuo compito da parte nostra cercare - ci riusciremo, saranno le cittadine e i cittadini a dirlo nel prossimo mandato e a valutare il ruolo e le funzioni delle nuove Circoscrizione - di riformare le Circoscrizioni. Nella riforma vi sono alcuni aspetti che sono attesi da anni, che da anni vengono richiesti da parte dei Consigli di Circoscrizione; non penso che sia corretto e giusto sottovalutare, ad esempio, la rilevanza esterna delle Giunte Circoscrizionali che dà alle Circoscrizioni una maggiore capacità di funzionamento, una maggiore efficacia e una maggiore efficienza. Non credo che si possa valutare semplicemente facendo spallucce quello che è l'elenco dei ruoli, delle funzioni, delle competenze che vengono attribuite alle nuove Circoscrizioni, non solo in termini di capacità diretta di intervento attraverso la predisposizione di uno strumento che viene ad assumere ancor di più di quanto non lo sia oggi un Bilancio circoscrizionale e non più semplicemente un elenco di capitoli di spesa, quindi non solo le competenze dirette, ma anche la possibilità dell'espressione di pareri su uno spettro più ampio di quello che è attualmente previsto, a partire dai temi relativi alle politiche urbanistiche. Proprio anche per quei tentativi che vengono esercitati, anche con successo, all'interno di questo mandato, da parte anche di componenti di questa Giunta Comunale, di assunzioni di decisioni - consentitemi di dire - talune volte che appaiono come prese un po' in solitudine, è proprio un bene quello di poter rafforzare anche la capacità di espressione del parere da parte dei nuovi Consigli di Circoscrizione su temi che vanno a riflettersi pesantemente sulla vita delle comunità che quei territori poi vivono realmente e quotidianamente. È facile redigere un elenco di competenze, occorre poi attuarle. È facile giocare nel modificare gli assetti istituzionali, le relazioni e i rapporti tra Giunta e Consiglio, il numero dei componenti, ed è molto più difficile immaginare e pensare concretamente - ripeto, concretamente - un'espressione di nuove e innovative forme di partecipazione da parte dei cittadini di codeterminazione di quelle che sono le scelte e le politiche pubbliche. Io credo che questo aspetto, in qualche modo, venga ancora in parte sottovalutato o non sufficientemente considerato. Personalmente, e anche come Gruppo Consiliare, lo riteniamo invece una delle parti più importanti, più fondamentali - mi riferisco, in questo caso, al nuovo articolo n. 36 del Regolamento del Decentramento - che tenta di stabilire e di aprire nuove forme di partecipazione da parte dei cittadini, andando anche a recuperare e valorizzare esperienze molto recenti, importanti e significative che sono state fatte all'interno di questa Città, come nel caso del Bilancio partecipativo o deliberativo che dir si voglia. C'è un però, e adesso mi spiace che il Sindaco non sia più presente in Aula, ed è quelle che saranno le scelte che dovranno essere fatte in futuro e nel prosieguo per poter dare attuazione concreta a questa riforma che ci accingiamo a votare e ad approvare, ed è quella che l'Amministrazione, a nostro giudizio, chiunque sarà chiamato a governare questa città, dovrà ripensare pesantemente e profondamente la propria organizzazione in funzione anche - sottolineo, anche - delle nuove Circoscrizioni. Dico delle cose che non appartengono solo al mio o al nostro patrimonio culturale e politico, ma che, almeno formalmente, appartengono anche al patrimonio culturale e politico di chi governa e amministra questa città. Mi riferisco a quello che è il ruolo che il terzo Piano strategico dell'Area Metropolitana conferisce alle periferie. È bene che sia tornato il Sindaco, perché stavo proprio per citare alcuni passaggi del documento del terzo Piano strategico della Città Metropolitana là dove si fanno alcune affermazioni e ne cito alcune: migliorare la qualità della città in un'ottica policentrica, molto è già stato fatto e molto però può essere fatto ancor di più; rispondere alle domande di maggiore qualità degli spazi che vengono definiti di bordo, cioè delle frange - così vengono anche definite - tra Torino e la prima cintura. Sono state fatte alcune analisi relativamente questi spazi, che sono spazi di frontiera, quelli posti ai limiti della cinta daziaria, che comprendono parte del territorio amministrativo della città e parte della conurbazione urbana e dei Comuni della prima cintura, che sono spesso non solo dei luoghi di periferia, ma anche, utilizzando un termine sociologico, dei non luoghi, dei luoghi abbandonati, trascurati, non considerati né dal Comune sul cui territorio ricadono né, a maggior ragione, da parte del Comune o dei Comuni confinanti. Anche su questo occorrerà, nella costruzione di un nuovo programma, ragionare e riflettere. Diffusione di una cultura della qualità urbana attraverso il sostegno ed iniziative di sensibilizzazione, formazione, scambio di conoscenze, disseminazione di buone pratiche per il proseguimento e il perseguimento della qualità urbana. C'è un tema che ha contraddistinto, Sindaco Fassino, le precedenti Amministrazioni e che è stato noi crediamo un elemento di valore importante e che oggi non c'è più, se non in parte, ed è stato quello del Progetto Speciale Periferie. È chiaro che ci si muoveva in quegli anni in un contesto finanziario ed economico di altro tipo, si disponeva di risorse significative provenienti dall'Unione Europea e dallo Stato, però, a distanza di alcuni anni, il mio e il nostro giudizio nell'aver abbandonato quell'esperienza, nell'averla destrutturata nel momento che sono terminati quei fondi o si sono avviati alla loro conclusione e aver immaginato che altre forme e altre deleghe, sicuramente chi le ha avute ha ben lavorato, ma che potessero pienamente sostituire quell'esperienza a nostro giudizio è stato un errore politico. Crediamo, quindi, che una nuova Amministrazione possa e debba ripartire da quell'esperienza, possa e debba nuovamente immaginare di collocare le periferie (che non sono solamente le fasce più esterne della città, anzi, in alcuni casi, alcune di queste hanno assunto delle caratteristiche di minore periferia urbana sociale ed economica di quanto non lo siano altre parti della città) o le nuove periferie al centro del proprio agire politico e amministrativo. Questo, ovviamente, non in un quadro di una chiusura, che non avrebbe alcun senso, della Città capoluogo all'interno della propria cinta daziaria, ma all'interno di una visione metropolitana. In questo, chiaramente, la coincidenza della figura del Sindaco della Città di Torino e del Sindaco o Presidente della Città Metropolitana certamente aiuta e non aiuta poco. Io termino qui. Molte altre cose si potrebbero aggiungere, però io chiedo veramente ai Consiglieri dell'opposizione di valutare se questa loro posizione ostruzionistica porterà loro effettivamente dei consensi, oppure se, invece, in un gioco dialettico, che non voglio neanche dire tra maggioranza ed opposizione, ma tra Gruppi Consiliari, non si possa costruire insieme, o comunque con una maggioranza che sia la più larga possibile, una riforma che faccia del bene a questa città, indipendentemente da chi la governerà e la amministrerà nei prossimi anni. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Greco Lucchina. GRECO LUCCHINA Paolo Io intendo iniziare il mio intervento ringraziando la Consigliera Onofri per il lavoro che è stata capace di fare, anche con un po' di fatica, nei suoi lavori della Commissione Consiliare. Lo dico perché ho ascoltato attentamente l'intervento del Consigliere Alunno, al quale oggi è stata affidata la relazione sulla deliberazione del decentramento da parte del suo partito, il Partito Democratico. Occorre far rilevare quello che è stato l'iter che ci ha portato oggi a votare la riforma del decentramento. Lo abbiamo ricordato: i lavori della Commissione Speciale erano partiti io dico anche nel migliore dei modi, c'era stata anche grande condivisione, al di là di quelle che possono essere posizioni non concilianti rispetto agli obiettivi comuni. Detto questo, poi, ad un certo punto, c'è stato un corto circuito che ha fatto calare il buio su questa riforma e che all'improvviso è stata ripresa e negli ultimi due mesi discussa con quelli che erano degli attori diversi. Premesso che gli attori dovessero essere i membri della Commissione, l'Assessore al decentramento e i Presidenti dei Consigli Circoscrizionali, onestamente la sensazione che si è avuta all'interno di questo Consiglio Comunale è stata che gli attori Consiglieri Comunali non ci fossero più, perché c'è stata un'interlocuzione forte da parte dell'Assessorato al decentramento e dei Presidenti di Circoscrizione. Io non ci trovo niente di male, perché è una cosa assolutamente legittima. È legittimo, e bisogna dirselo oggi guardandosi in faccia, che l'Amministrazione Comunale che governa questa Città abbia deciso, non fosse altro perché nelle Linee programmatiche del Sindaco Fassino c'era scritto che si sarebbe portata avanti una riforma del decentramento, che decide di prendere in mano la riforma e di portarla in Aula, è vero, con un testo ed un impianto che esce fuori da una Commissione Consiliare Permanente che vede la presenza di tutti i Gruppi Consiliari, ma, Consigliere Alunno, con l'obiettivo di modificare decisamente quella riforma rispetto a quello che era uscito. Allora, non mi faccia dire che, probabilmente - lo dico anche in maniera strumentale, rendendomene conto - qualche emendamento da voi presentato potrebbe anche essere stato dettato dalla Giunta, ma l'obiettivo di questa riforma non sarà quello che è uscito dalla Commissione che la Presidente Onofri ha presieduto. Credo che, però, vadano fatte delle riflessioni importanti. Bisogna partire da un presupposto reale, cioè io concordo sulla necessità di quella che doveva essere una revisione dell'attuale assetto del decentramento dettata dalle necessità, dai bisogni che intanto sono quelli di adeguarsi alle nuove realtà socio-territoriali della Città Metropolitana recentemente costituita, dalla necessità di non affrontare in maniera populista la drastica riduzione delle risorse a disposizione dell'Ente, dalla necessità di riorganizzare complessivamente la macchina comunale attraverso un modello di formulazione e gestione delle politiche e dei servizi che abbia come obiettivo innanzitutto il riordino delle competenze amministrative tra Amministrazione centrale e quella decentrata. Poi, di punto in bianco, tutto quello che era nelle prerogative appena dette viene ridotto a quella che è la modifica delle dieci Circoscrizioni, e faccio riferimento a quella che è una ridefinizione dei confini territoriali delle Circoscrizioni stesse, cioè la realizzazione di una nuova fisionomia, del numero stesso, di queste delimitazioni territoriali e, di conseguenza, quella che avrebbe dovuto essere la ridistribuzione delle competenze, con lo scopo di fornire ai cittadini, attraverso una maggiore partecipazione, una programmazione reale al momento decisionale stesso, una migliore accessibilità ai servizi. La sensazione, dicevo prima, che si è avuta però è che la discussione si sia concentrata soprattutto sul come ridefinire territorialmente le dieci Circoscrizioni, non concentrandosi sulle peculiarità territoriali delle zone da accorpare, ma quanto alla necessità di seguire una logica che tenesse insieme esigenze ed interessi diversi, non sempre istituzionali, ma spesso legati a questioni squisitamente elettorali e a logiche di correnti interne al principale partito di maggioranza. Lo dico in maniera diversa. Io credo che quando qualcuno di voi ha parlato di assetti, in realtà, stesse difendendo quelli che sono stati veri e propri fortini elettorali. Il percorso di questi ultimi due mesi è stato chiaramente espressione di questa che è più che una sensazione. Io credo che il nostro Gruppo Consiliare si sia poi concentrato su una serie di richieste da evidenziare e che ci paiono punti qualificanti di questa riforma del decentramento. Quindi, se dobbiamo intendere questa riforma nell'ottica garantistica di una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica e amministrativa della Città pare assolutamente non in linea che non si sia pensato a modificare gli articoli del Regolamento che parlano dell'elezione del Presidente di Circoscrizione, quasi a voler sminuire l'importanza di una figura che invece dovrebbe essere il rappresentante per eccellenza della volontà elettorale dei cittadini. Riteniamo quindi fondamentale, e l'abbiamo espresso evidentemente con emendamento, che, così come è previsto per la figura del Sindaco, anche il Presidente di Circoscrizione sia eletto a suffragio universale diretto contestualmente all'elezione del Consiglio Circoscrizionale e che, nel caso in cui nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta dei voti validi, sia previsto tra i due candidati che hanno ottenuto al primo turno il maggior numero di voti il secondo turno elettorale. È stato affrontato da molti il problema della rilevanza esterna della Giunta ed evidentemente si è messa vicino la disponibilità in capo agli Assessori che hanno rilevanza esterna di poter decidere quella che è la spesa. Noi, uno o due mesi fa, abbiamo affrontato qui in Consiglio Comunale la deliberazione del riordino Regolamento dei contributi. Io credo che la rilevanza esterna e la contribuzione vadano di pari passo e mi spiego meglio: fino ad oggi, tutto ciò che è contribuzione diretta in Consiglio Circoscrizionale passa necessariamente dal Consiglio Circoscrizionale e non deve essere prerogativa della Giunta. A noi non è bastato che nella deliberazione sui contributi venisse scritto che ci fossero delle linee guida che ogni anno gli Assessori dovevano presentare, perché era un passo in avanti, ma è anche lì un passo in avanti che non ci basta perché noi di quelle linee guida non ne sapremo mai niente, perché non passano dal Consiglio Comunale. Allora, nello specifico, l'attività istituzionale purtroppo si continua a concentrare nel ratificare le scelte fatte dalla Giunta in merito ai soggetti a cui erogare i contributi. La mancanza di programmazione e di strumenti che garantiscano maggiore apertura a tutti i soggetti del territorio ha trasformato uno strumento di sostegno per progetti in uno strumento clientelare attraverso la scelta dei soggetti che ne fanno richiesta, in cui il ruolo del Consiglio è meramente quello di ratificare le decisioni e non quello di avere un reale ruolo di indirizzo e programmazione. Scopo di questa riforma avrebbe dovuto essere, invece, quello di creare organismi, i quartieri, arricchiti di strumenti partecipativi e deliberativi in cui i cittadini siano più partecipi e coinvolti. È da evidenziare, infine, la necessità non solo di affidare alle Circoscrizioni le competenze più incisive in materia di patrimonio edilizio, suolo, viabilità, verde pubblico e manutenzione ordinaria, ma occorre far presente che, se di manutenzione ordinaria parliamo, occorre ricordarsi che di manutenzione ordinaria in questi quattro anni ne abbiamo vista ben poca. Spesso si è agito in manutenzione straordinaria, per tutti i motivi che sappiamo e che non stiamo qui a ripetere, perché altrimenti sarebbe un intervento su quello che è il Bilancio Preventivo piuttosto che altro. La riflessione conclusiva è quella relativa alle competenze e quelle che si intendono delegare. Io credo che questa sia stata una riforma, è vero, pensata allo scopo di alleggerire il sistema centrale delegando funzioni e competenze alla gestione amministrativa decentrata, che però si sta rivelando alla fine svuotata di quei poteri che comunque risultano essere ancora limitati nelle competenze e che non porteranno modifiche sostanziali all'attuale sistema amministrativo della Città. Credo che, nel momento in cui le regole del gioco non siano state scritte insieme, questa maggioranza di questa Città abbia deciso di portare in Aula questa deliberazione perché era nelle intenzioni del Sindaco Fassino portare una riforma del decentramento, così come ho già detto, perché lo aveva già scritto quattro anni e mezzo fa nelle sue Linee programmatiche, e che si stia semplicemente limitando a portarla in Aula e a farla approvare, perché era uno dei punti qualificanti del suo programma elettorale e quindi sul suo programma di mandato di questa Consiliatura. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Berthier. BERTHIER Ferdinando Il dibattito che si sta svolgendo oggi soprattutto con interventi da parte della minoranza è perché non è che noi siamo conservatori su quello che esiste e che non si prenda atto della necessità di cambiare e di migliorare l'assetto della città. Consigliere Alunno, è vero che abbiamo lavorato insieme per 12 mesi, forse anche di più, ed eravamo tutti presenti, i Capigruppo erano presenti a questa Commissione, però non si può certamente dire che abbiamo sottoscritto unanimemente un documento. Noi siamo sempre rimasti fermi su alcuni punti, fermo restando che, in effetti - ne prendete atto - l'ho già detto precedentemente, di quel documento poco è rimasto, tant'è che voi avevate espresso l'idea - proprio lei, Consigliere Alunno, condiviso da alcuni dei suoi Colleghi - che le Circoscrizioni fossero cinque, poi si è arrivato a sei e, poi, avete convenuto ancora che fossero sette. Mi ricordo un intervento in una Conferenza dei Capigruppo, in cui il Consigliere La Ganga disse: "Siamo venuti incontro a voi", ma non siete venuti incontro a noi per decidere che oggi fossero sette anziché sei o cinque, siete convenuti perché nella vostra maggioranza c'era qualcuno che non era assolutamente d'accordo che fossero almeno sette. Cito anche chi non era d'accordo: sono i Moderati, che, peraltro, per altre questioni non mi sembra che abbiano partecipato attivamente - non è una critica, è relata refero - a quella che doveva essere la struttura di come dovevano essere i confini o di come non dovevano essere. Meno male che non sono cinque le Circoscrizioni, forse neanche sei, perché stiamo parlando di più di 200.000 abitanti per Circoscrizione. Tornando anche al discorso sempre fatto dal Consigliere Alunno, relativa ai 23 sportelli, la gestione di 23 sportelli spalmati sulle sei o sette Circoscrizioni implica dei costi, a mio avviso, che sono nettamente superiori rispetto alla gestione di oggi delle Circoscrizioni. Paradossalmente, inizialmente ho sentito anche dire che, riducendo le Circoscrizioni, si riducevano i Consiglieri. Parliamo di 75 Consiglieri e tre Presidenti in meno, che mi sembra che a conti fatti ci avviciniamo intorno ai 500.000 Euro all'anno a fronte di 14 milioni di spesa, quello che costano attualmente le Circoscrizioni, e quindi credo che sia irrilevante. Come ho sentito, forse in modo provocatorio, da alcuni miei Colleghi che se nelle Circoscrizioni tutti i Consiglieri non prendessero più neanche quel gettone (che, poi, tutto sommato, è un gettone dovuto, perché il lavoro lo svolgono esattamente come lo svolgiamo noi), quindi anche se azzerassimo quei costi lì, a parte il costo dei Presidenti, per mantenere tutto il resto della macchina che si muove nelle Circoscrizioni, specialmente ora che ci saranno nuove competenze, i costi lieviterebbero in modo abbastanza esponenziale. L'altra cosa che mi colpisce è che - poi chiedo anche conferma a voi che siete in maggioranza - avete deciso un po' tutto voi della maggioranza, ma soprattutto da parte degli Assessori, che almeno ce ne fosse uno fino alla fine di tutta questa giornata consiliare sul decentramento, comunque è chiaro che molto ha fatto la Giunta, che ha sconvolto il testo uscito dalla Commissione Speciale sul decentramento, ma molto hanno contribuito gli Uffici. Pare che poi siano gli Uffici che hanno delineato i confini delle nuove Circoscrizioni e vorrei sapere se i Consiglieri di maggioranza abbiano solo preso atto di quello che hanno deciso gli Uffici e poi la Giunta, relativamente a quelli che dovevano essere i confini, o tutti avete partecipato? Visto che noi siamo rimasti esclusi, tagliati fuori e ad oggi ci appelliamo solo a commenti personali o ad emendamenti anche di merito, vorrei capire se tutti eravate d'accordo e tutti siete stati coinvolti, se avete fatto un'assemblea di maggioranza dove vi è stato presentato quali erano le nuove regole del gioco, perché, se non fosse così, vuol dire veramente che in maggioranza, decentramento sì decentramento no, modifiche sì o modifiche no, va tutto bene, tanto siamo in maggioranza e governiamo noi, facciamo il bello e il brutto tempo oppure decida pure qualcuno al posto mio perché tanto non è che me ne importa più di tanto. Se, invece, siete stati tutti coinvolti e tutti partecipi, ho dei dubbi, perché non è possibile che da questa parte la pensiamo in un modo abbastanza - non completamente - diverso su certe cose che interessano non a noi a livello personale o politico, ma proprio a benefit del cittadino per migliorare la qualità della vita del cittadino sulla città. Mi fa strano, quindi, che ci sia questa uniformità e questa totale accondiscendenza sul testo che oggi e nei giorni futuri andremo a sviluppare. Un'altra cosa molto eclatante è che io mi chiedo, un po' sulla falsariga del fatto che voi siate tutti consapevoli di quello che si sta mettendo in opera, ma i cittadini secondo voi sono tutti d'accordo? Io non sto dicendo che avremmo dovuto forse fare un referendum, anzi credo che per molti sia materia ostica, è già ostica la politica di per sé e figuriamoci sapere e capire come si devono gestire e condurre delle Circoscrizioni e la politica sul territorio, però io ho parlato con tantissima gente, anche di sinistra, non è che parlo solo con il mio cane, i miei familiari o i miei amici stretti, però molti non sono assolutamente a conoscenza di questo nuovo disegno della città. È vero che i giornali e i mass media hanno pubblicato le nuove mappe, i nuovi confini e se ne è parlato molto. I casi sono due: o la gente non legge, e quindi si capisce quanto ci sia questo scollamento politica e cittadini, oppure la comunicazione è scarsa. Possibile che solo io abbia incontrato gente che non sa di che cosa stiamo discutendo in questi giorni? Io nei giorni scorsi, quando dicevo che avremo avuto una settimana tosta e impegnativa, perché si cambiano le sorti della configurazione circoscrizionale della città, mi hanno guardato come per dire: "Di cosa parli? Non ne so nulla. Non ne ho sentito parlare". Parlo anche di commercianti, non parlo solo con gente che la pensa come me, parlo con gente di qualsiasi altra idea politica, però la stragrande maggioranza non è a conoscenza di quello che stiamo per votare e per mettere in atto. L'ultimo punto su cui io rimango fermo è quello della tempistica. È indubbio che questa operazione, che è un atto dovuto e che avrebbe dovuto avere contenuti diversi e meno drastici, doveva essere fatta o a metà tornata amministrativa oppure rimandata alla tornata amministrativa che avverrà con le nuove elezioni 2016. Questo perché non possiamo pensare di mettere in piedi un cambiamento e uno stravolgimento della città e delle Circoscrizioni, anche se, a detta vostra, riguarda solo quattro Circoscrizioni su dieci, poi di altri costi perché anche se avevate dei dubbi... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Viale, se lei ha ascoltato, lo chieda al Consigliere Alunno che lo ha ribadito spesso e volentieri anche in camera caritatis, solo sei Circoscrizioni sono rimaste intatte. Allora, parlatevi, così riuscite a capirvi. La 1, la 8 e la 7 sono cambiate, sono state accorpate con altre Circoscrizioni. Comunque, il punto non è quello, ma pensi che confusione nei cittadini se abbiamo confusione noi qui in Aula. Il discorso è che non si può cambiare così drasticamente la struttura della città per le competenze, per la distribuzione degli uffici, gli sportelli e i costi che verranno, perché d'altronde vedo che le lacune sono abbastanza dilaganti, perché, in effetti, alcuni tagliandi elettorali dovranno subire delle modifiche, si parla di circa 500.000 tagliandi che dovranno essere modificati mettendo una variazione sul frontespizio, perché sulle schede elettorali c'è scritta la Circoscrizione. Al di là di quello, è impensabile farlo in questa fase qui: siamo a ridosso delle elezioni e con tutta probabilità anche se andasse in porto il progetto della maggioranza nella modifica delle Circoscrizioni sarebbe ovvio e dovuto un periodo di prova, ma non può essere un periodo di prova a ridosso delle elezioni, perché quante volte abbiamo votato deliberazioni anche meno importanti e meno corpose e dopo ci si è accorti, nell'attuazione, nella verifica, nella messa in pratica, che le cose non andavano così? Sarebbe necessario come minimo un anno di prova. Io credo quindi che, al di là di alcuni punti dovuti e doverosi a cui parteciperò anche in modo positivo a livello di votazione, su alcune scelte si poteva benissimo ovviare e io spero ancora che in maggioranza qualcuno metta del buonsenso per evitare disastri a livello confusionale, perché, poi, sappiamo benissimo che le elezioni portano già sempre confusione anche nelle cose più semplici e anche nelle cose già conclamate nel tempo. Io credo che, poi, alla fine, questo grosso interesse, che è imperniato sul definire i confini diversi circoscrizionali a vantaggio di alcuni, non credo neanche di tutti, poi, alla fine, porti solo tanta confusione e un esito che, sicuramente, sarà diverso da quello che, forse, avevate come intendimento. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Ferraris. FERRARIS Giovanni Maria Cercherò di essere breve, date le lunghezze di tutti gli interventi. Ritengo importante come Gruppo - parlo anche a nome del Capogruppo, che, purtroppo, si è dovuto assentare - parlare anche sulla base dell'esperienza, perché le Circoscrizioni hanno costruito buona parte dei nostri amministratori, per cui oggi, nel nostro piccolo, possiamo rimarcare questa esperienza come positiva. Intanto, un ringraziamento a chi in Commissione e in Consiglio ha proposto la revisione dello Statuto e anche a chi in Giunta ha proposto la revisione del Regolamento, sostanzialmente, quindi, un ringraziamento a tutti quelli che hanno voluto lavorare per questa riforma e in primis - forse qualcuno non lo avrà detto - anche al Sindaco. Io ricordo che è dal 1997 che si parla di decentramento (io sono stato eletto per la prima volta nel 1990, nel 1997 la seconda volta, perché avevo lasciato l'impegno politico per finire gli studi) e se ne è parlato per tutte le Amministrazioni successive senza arrivare ad una soluzione come quella di oggi. Al di là della condivisione o meno, si è arrivati ad una soluzione che, in qualche modo, porta avanti quello spirito che negli anni Novanta si viveva sul decentramento e che molti di noi hanno sperato di vedere anche applicato, che con la Città Metropolitana ha preso piede anche nell'area metropolitana, ma che aveva bisogno di un imprinting anche nell'Amministrazione Comunale. Devo dire che, più che merito mio, che in quest'anno ho visto i miei impegni più orientati in un altro Ente, merito vostro, del Consiglio e dell'Aula, ma anche della Giunta e del Sindaco che hanno voluto portare, comunque, un punto nuovo nell'Amministrazione. Riforma, quindi, annunciata e che oggi arriva. Ci sono anche nuove prerogative e competenze nelle proposte fatte, che vanno un po' nell'ottica di dare un po' più di funzione e potere politico all'esecutivo e all'Amministrazione di una Circoscrizione. Si poteva fare di meglio, certamente, quindi dico anche che il meglio è nemico del bene se nel meglio si vede tutto quello che si poteva fare, ma che non ci avrebbe portato oggi a discutere in Aula un provvedimento dibattuto per lungo tempo anche in Commissione. Quindi, direi che in questo, piuttosto, si poteva far di meglio nel partecipare. Poi, c'è chi per scelta non l'ha fatto, ma non si può dire che tutto va bene, anche 50.000 emendamenti che sono la stessa cosa che partecipare alla costruzione di un articolo, di un comma, di un disegnare una città. Non si può dire che è la stessa; forse, è gettare la spugna e farlo fare agli Uffici, 1) per il tempo che ci perdono, 2) perché poi (e questo va detto, qualcuno l'ha ricordato) gli Uffici hanno fatto la parte più importante di questa costruzione, che è quella di stare dietro all'Amministrazione e disegnare in modo lineare anche i confini. Quindi, se noi la politica la facciamo partendo dalle Circoscrizioni, molti di noi l'hanno fatta con spirito di servizio, bene, allora non ribaltiamo questo spirito di servizio sui lavoratori per nostra pigrizia, ma mettiamoci con spirito di servizio a fare maggioranza ed opposizione, anche opposizione nella maggioranza, ma lavorando, non producendo carta, quindi dando del contenuto. Qualcuno l'ha detto, l'ha fatto e l'ha dato, magari non condiviso, ma l'ha dato anche stasera. Bene ridurre il numero, perché si riducono in un'ottica di spending review; tutti gli Enti stanno vedendo questo discorso, forse i Comuni della Regione Piemonte non l'hanno ancora ben capito, ma bisogna cercare anche di centralizzare dei servizi, delle gestioni, perché non ce la facciamo più. Due casi in Piemonte, in questo mandato, ci sono già; due fusioni di Comuni da quattro a due, o da cinque a 2, quindi qualcosa è già arrivato in questo, però si può fare di più. Si può fare di più a livello nazionale, si può fare a livello regionale, ma si potrà fare poi anche a livello di Provincia e di Città Metropolitana. Qui è bene perché abbiamo già avviato questo percorso di riduzione e di accorpamento, senza però snaturare la mappa geografica delle nostre Circoscrizioni attuali, di cui non solo siamo abituati a vivere anche i limiti, ma sono abituati tutti i cittadini di Torino e facciamo un servizio a loro a non stravolgere tutti i confini. Non facciamo solo un servizio alla comodità magari di un Ente a fondersi con un altro, vedendo anche le somme degli abitanti che, tutto sommato, conciliano su una media standard che avete ipotizzato, ma facciamo servizio ai cittadini. Ridurre i costi, spending review, significa gestire meglio. Anche sulla gestione dei confini ringrazio, perché è stata partecipata, condivisa forse solo dalla maggioranza, forse anche da una parte dell'opposizione, ma condivisa il più possibile. Forse, si poteva lavorare ancora un po' sul concetto della sussidiarietà, cioè la visione negli anni Novanta, quando iniziavamo a parlare delle Circoscrizioni in modo più serio, prevedeva un'ottica di municipalità in cui la Circoscrizione diventava una piccola realtà municipale, quindi diventava un portare meno fardello alla Città e quindi gestirsi qualche fardello in più lei. Questo si potrebbe fare ancora, si potrebbe fare meglio, si potrebbe continuare su questo percorso per dare maggiore incidenza alle Circoscrizioni sulla vita dei cittadini, che hanno loro come riferimento diretto e partecipato. Non credo, invece, sulla riduzione delle Giunte da sei a quattro che ci sia grande differenza. Sì, invece, il fatto che ci sarà forse un po' più di impegno, ma, personalmente, sullo speaker anche nelle Circoscrizioni potremmo anche farne a meno, nel senso che è una figura che, poi, bisognerà individuare e regolamentare bene. Certamente, noi abbiamo qui un esempio di Amministrazione, con chi gestisce l'Aula e i problemi dell'Aula, e chi invece amministra l'esecutivo e quindi potrebbe essere quello. L'occasione non è stata mancata. Visto che c'è il Sindaco, rimarco anche il ringraziamento verso di lui, che, comunque, è dal 1997 ad oggi che parliamo di decentramento e di applicazione del decentramento e il Sindaco è riuscito a portarlo in Aula. Ho ringraziato i Gruppi che l'hanno presentato, tutto il Consiglio che ci ha lavorato e la Giunta che ha presentato la sua parte, ma è anche grazie a lei, Sindaco, che arriviamo in Aula ed arriviamo prima della fine del mandato. Avremo modo di rettificare, avremo modo di crescere queste Circoscrizioni e magari anche di ridurle ancora. Chi lo sa. Ricordiamo solo che il decentramento, dando maggiore spazio a questi Enti, prevede quindi di alleggerire il Municipio di Torino di alcuni fardelli e deleghe e dare anche la possibilità a chi governa non solo la Città, ma anche la Città Metropolitana, di poter pianificare e progettare in modo sempre più presente il territorio. Questo è un po' il disegno che, forse, i nostri legislatori e antenati di questa nuova Repubblica avevano immaginato negli anni Ottanta e Novanta. Oggi siamo arrivati a un pezzo di strada, non sarà forse il provvedimento più perfetto, quindi sarà sicuramente perfettibile, ma oggi raggiungiamo un dato certo, quello che è possibile, grazie alla volontà di tutti, arrivare ad una soluzione. La prospettiva la studieremo l'anno prossimo, quando, in applicazione, se passerà questa nostra proposta di deliberazione, applicheremo per la prima volta la nuova suddivisione e potremo rettificare, aggiustare, ritarare anche i servizi alle utenze e ai cittadini. Però, badate, non bisogna sputare sul piatto in cui si mangia; noi abbiamo vissuto, beneficiato forse anche di grande esperienza grazie alle Circoscrizioni, non andiamo a dire che tutto va male se cambiamo qualcosa, ma impariamo, nel cambiamento, a ribeneficiare, ricrescere, rimparare come amministrare una città, consegnandolo alle prossime generazioni che si vorranno impegnare nello stesso modo. È lo spirito che è importante, quel senso di servizio che rimarcavo prima e che troppo spesso ci porta, per fattori forse di comodo, a ridurci ad emendare con il ciclostilo. PORCINO Giovanni (Presidente) Grazie, Consigliere Ferraris. |