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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 9 Novembre 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 27
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA CONSILIARE 2015-02366
RIFORMA DEL DECENTRAMENTO E DELLA PARTECIPAZIONE - MODIFICHE ALLO STATUTO DELLA CITT?.
Interventi

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201502366/002,
presentata dai Consiglieri Onofri, Alunno e La Ganga in data 4 maggio 2015, avente
per oggetto:

"Riforma del Decentramento e della Partecipazione - Modifiche allo Statuto della
Città".

della proposta di mozione n. mecc. 201505259/002, presentata dai Consiglieri Ricca
e Carbonero in data 2 novembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502366/002) 'Statuto
Decentramento' - Indennità e gettone presenza a favore dell'emergenza sfratti".

della proposta di mozione n. mecc. 201505476/002, presentata dai Consiglieri
Centillo ed altri in data 9 novembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502366/002) 'Decentramento'".

della proposta di deliberazione n. mecc. 201502280/094, presentata dalla Giunta
Comunale in data 29 maggio 2015, avente per oggetto:

"Riforma del Decentramento e della Partecipazione - Approvazione nuovo
Regolamento del Decentramento".

e della proposta di mozione n. mecc. 201505260/002, presentata dai Consiglieri
Ricca e Carbonero in data 2 novembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201502280/094) 'Regolamento
Decentramento" - Indennità e gettone presenza a favore dell'emergenza sfratti".

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Alunno.

ALUNNO Guido Maria
Devo dire che gli interventi che ho ascoltato in queste prime ore del dibattito
conclusivo sul percorso del decentramento confermano la convinzione che il
sentimento principale che mi ha colpito in questa ultima fase e quest'oggi è quello di
un forte stupore, perché i Consiglieri di opposizione che sono intervenuti quest'oggi -
in gran parte, non tutti - erano presenti ai lavori della Commissione che ha licenziato
un testo che - sia per quanto riguarda la proposta di deliberazione presentata dai
Consiglieri Onofri, La Ganga e dal sottoscritto, sia per quanto riguarda la riforma del
Regolamento del decentramento - è esattamente lo stesso licenziato dalla
Commissione. Quindi, questo grande bluff che si sarebbe consumato ai danni di un
lavoro di vari mesi, che ha coinvolto tutti, non lo conosco e non lo riconosco. Poi,
per essere onesti fino in fondo, vi dico invece che è vero che c'è stato un dibattito
ulteriore rispetto ai lavori della Commissione, che ha portato a degli emendamenti
anche significativi, e quello che in maniera principale ha interessato tutti quanti e
pare concentrare in sé l'unica e vera essenza della riforma è la questione che riguarda
il numero delle Circoscrizioni e i suoi confini. Non credo che sia così; il lavoro della
Commissione credo che ce lo dobbiamo come Consiglio, che ce lo dobbiamo come
Consiglieri che ci abbiamo lavorato. I contenuti di questa riforma sono molto di più,
sono molto più profondi e molto più importanti per non ridurli a dire: "Abbiamo
vinto" o "Abbiamo perso" perché c'è un numero di Circoscrizioni diverso da quello
che si era determinato in quella fase. Chi era presente se lo ricorda: io ero e rimango
a favore di un'organizzazione per le Circoscrizioni con un numero di 5 nella Città di
Torino, però riconosco anche che c'è la possibilità di un dibattito politico che trovi
una sintesi diversa da quella che è la mia percezione di scelta migliore.
Allora, dire e non riconoscere che era condivisa l'idea che le Circoscrizioni, così
come sono oggi, hanno perso il loro senso profondo e non sono più né organo di
partecipazione, né organo di governo insieme al Comune dell'essenza della proposta
di servizi e della capacità di relazione con i territori che una Città intende avere,
questo pensiero lo abbiamo condiviso. Abbiamo condiviso il fatto che, così come
sono, queste Circoscrizioni non sono più adeguate a rispondere in modo efficace ed
efficiente alle esigenze dei nostri territori. Questo pensiero lo abbiamo condiviso noi,
ma ci arrivava addirittura dalle stesse Circoscrizioni, che hanno presentato un
documento in cui riconoscevano la necessità di un cambiamento.
Non mi voglio né allineare, né allontanare dal renzismo riformista che è stato
richiamato; parto da un dato che abbiamo condiviso tutti insieme qui e non altrove: le
Circoscrizioni vanno riformate. L'alternativa, ce lo siamo detti in quella
Commissione, era chiudere le Circoscrizioni ed abbiamo deciso di fare una scelta un
po' più complicata, che è stata quella di immaginare come intervenire su quelli che
abbiamo ritenuto essere i punti deboli degli Enti decentrati, oggi, nel 2015. Visto che
i due punti principali stavano sul tema della partecipazione e sul tema del governo
dei territori e dell'efficienza del governo dei territori, ci siamo concentrati su quali
potessero essere gli strumenti per dare risposte più adeguate su quei due ambiti. Fine
della premessa.
Probabilmente, il numero sarebbe rimasto quello uscito dalla Commissione, se tutte
le forze politiche che a quella Commissione hanno partecipato, condividendo di fatto
il percorso, avessero sostenuto quella proposta alla fine del percorso. Riconosco che
Forza Italia, in maniera particolare, fin dall'inizio ha ritenuto di esprimere una
posizione di differenziazione, riferendosi al numero di 10 come unico numero
credibile per un decentramento. Invece il fatto che, oltre alla Commissione, anche gli
altri soggetti (ovviamente, i Presidenti e le Circoscrizioni, la Giunta e le forze
politiche) si siano espresse sul testo e abbiano proposto e anche ottenuto un dibattito
che ha portato a delle modifiche, lo ritengo un elemento assolutamente non solo
legittimo, ma positivo. Anzi, sarebbe stato più positivo se ciascuna di queste forze e
pure altre forze - sociali o meno - presenti in Città avessero espresso delle idee e dei
ragionamenti di modifica anche su altri aspetti che non si limitassero al numero ed ai
confini, da una parte, o al riaccentramento di competenze, dall'altra parte, che invece
è un po' quello che è stato lo spettacolo a cui abbiamo assistito in questi mesi.
Difendo fino in fondo la riforma, anche se avrei preferito che ci fossero 5
Circoscrizioni con confini diversi. Per chiarezza (sta scritto, ma lo dico così è chiaro
per tutti), alla fine della fiera, le Circoscrizioni sono accorpate senza modifiche. La 1
non ha nessuna modifica, Consigliere Tronzano. La 1, tutta intera, si accorpa alla 7,
tutta intera; la 2, tutta intera, si accorpa alla 10, tutta intera; la 8, tutta intera, si
accorpa alla 9. Noi avevamo fatto riflessioni diverse in quella Commissione e
avevamo deciso di puntare - soprattutto per rivitalizzare e per trovare degli elementi
di novità che potessero rivitalizzare la partecipazione - sulla dimensione del
quartiere. Se il quartiere diventa la nuova centralità su cui provare a costruire
politiche territoriali, la Circoscrizione è una somma di quartieri e poco mi interessava
che i confini fossero gli stessi rispetto a prima, perché c'era un dopo da costruire,
quello che verrà dalle prossime elezioni in avanti, dove, mettendo al centro la
Circoscrizione, non era così rilevante che quel quartiere dovesse misurarsi e
collaborare con un quartiere con cui era già abituato a convivere piuttosto che con un
altro; per me era poco rilevante questo aspetto, perché il quartiere doveva essere la
centralità.
Per andare con ordine, sono due i temi su cui lavorare: la partecipazione ed abbiamo
puntato molto su questo aspetto dei quartieri, che viene rafforzato con gli
emendamenti, perché con gli emendamenti noi chiediamo che non ci siano più
sottocommissioni di quartiere, ma chiediamo che quelle di quartiere siano
Commissioni vere e proprie e abbiano la stessa dignità delle Commissioni per
materia. I Presidenti di queste Commissioni per quartiere devono essere invitati nella
Giunta Circoscrizionale ogniqualvolta si trattino temi che riguardano quel territorio.
Ragione per cui, il numero dei coordinatori, secondo noi, deve rimanere 4, perché, in
realtà, quei 4 sono sempre supportati da altri 3-4 Presidenti di quartieri, 3 o 4 a
seconda delle Circoscrizioni per come sono suddivise, e i quartieri sono i 23 quartieri
storici.
Un ulteriore elemento di rafforzamento che su questo tema era stato posto e poi
abbandonato nella Commissione, ma che oggi, proprio a fronte del limitato livello di
innovazione su numeri e suddivisioni, noi abbiamo ritenuto di rilanciare è quello -
sempre sui quartieri - dell'elezione per collegi di quartiere. Non solo si lavorerà per
quartiere, secondo noi, e mi dispiace che non ci sia l'Assessore Passoni, perché la
Commissione di quartiere assume una rilevanza decisiva sul nuovo assetto e la
assume anche in rapporto allo sportello di quartiere, che è stato richiamato
nell'intervento introduttivo, ma si è fatto riferimento a 10 ipotetici sportelli di
quartiere. Noi riteniamo che gli sportelli di quartiere debbano essere uno per
quartiere, proprio per evitare, come diceva qualcuno negli interventi che mi hanno
preceduto, che sia possibile che questa riforma allontani la politica dai cittadini, la
possibilità di chiedere qualcosa all'ente pubblico da parte dei cittadini o la possibilità
di avere una risposta dall'ente pubblico. La logica è: 23 quartieri, 23 sportelli unici,
23 Commissioni di quartiere, dove i Consiglieri eletti si relazionano e si rapportano
con le realtà vive di un territorio (le parrocchie, le associazioni sportive, le
associazioni culturali, eccetera) per costruire - e lo abbiamo scritto
nell'emendamento - il piano di sviluppo di quartiere, che diventa elemento decisivo
per permettere un'espressione dal basso di quelle che sono le criticità e di quelle che
sono le priorità di intervento delle nostre periferie e dei nostri quartieri e, in questo
modo, si costringe la Giunta e il Presidente della Giunta a fare scelte che si devono
misurare con quello che è il comune sentire dei territori che amministrano.
Questo è, per quanto riguarda il tema della partecipazione, lo strumento innovativo
che mettiamo in campo e che crediamo possa favorire una modalità diversa di
costruire quelle che sono le priorità e, quindi, quella che sarà la spesa degli Enti
circoscrizionali sui propri territori.
Altro elemento decisivo è che, accanto alla partecipazione, noi inseriamo il tema
della sussidiarietà, immaginando che, in una fase che si caratterizza perché l'Ente
pubblico ha meno risorse, forse bisogna favorire al massimo la possibilità di
concorrere da parte di quelli che la Costituzione chiama i corpi intermedi al pensiero
sui servizi, alla loro organizzazione ed alla loro gestione. Noi crediamo che questo
debba diventare un compito prioritario della Circoscrizione, insieme al tema della
partecipazione.
Dall'altra parte, oltre alla partecipazione, avevamo l'esigenza di ridefinire il ruolo
che le Circoscrizioni potevano giocare per quanto riguarda il governo dei territori,
insieme alla Città. Da questo punto di vista, sono state fatte due operazioni molto
semplici: la prima è che sono state date competenze vere alle Circoscrizioni.
L'elenco nell'Allegato al Regolamento riguarda le competenze: manutenzioni, sport,
scuola, verde, commercio ed urbanistica; è un elenco lungo che, per la prima volta,
mette nella possibilità gli amministratori dell'organo decentrato di governare il
proprio territorio e di partecipare alle scelte vere che permettono ai cittadini di
migliorare la propria qualità della vita.
Questo è un fatto epocale, perché è vero che nello Statuto e nel Regolamento del
decentramento molte di quelle competenze erano già scritte, ma è altrettanto vero che
non le abbiamo mai decentrate, perché sono mancati gli atti attuativi che hanno
permesso di avere le risorse e l'effettiva possibilità di esercitare quelle competenze.
Le biblioteche sono l'esempio che, da sempre, si fa in questa Città: stavano scritte
sullo Statuto e sul Regolamento e non sono mai state decentrate.
Oggi ci sono alcuni emendamenti in questo dibattito - e poi interverremo su quelli
più specifici e anche forse un po' spinosi - che propongono di riaccentrare e cioè di
togliere da quell'elenco che è stato fatto alcune di quelle competenze e, ad esempio,
una è proprio quella delle biblioteche. Farei qualche ulteriore riflessione, perché
ritengo che sia sbagliato dire che quelle sono competenze che devono tornare al
centro, piuttosto sono competenze che dobbiamo trovare il modo di gestire in modo
concorrente tra centro e periferia. Rimanendo sull'esempio delle biblioteche, non
dobbiamo perdere la capacità che questa Città ha avuto di costruire un sistema
bibliotecario molto moderno, capace di attirare e di essere punto di riferimento
culturale ed aggregativo nelle periferie della nostra Città, ma, Sindaco, dobbiamo
essere capaci di mantenere questa qualità coinvolgendo le Circoscrizioni nella
programmazione e nel sentirsi governatori di quello spazio culturale ed aggregativo,
cosa che oggi non avviene molto, perché le biblioteche sono accentrate, dipendono
da un Assessore e da un Direttore centrale e, al limite, lasciano qualche spazio alle
Circoscrizioni, ma non concordano con le Circoscrizioni.
L'altro elemento per garantire un'efficienza, accanto alle molte competenze che
vengono date, è il tema della Giunta Circoscrizionale a valenza esterna. Se noi
vogliamo che un Ente sia efficiente, dobbiamo permettergli di avere degli strumenti
che gli facciano svolgere il lavoro per cui è pensato. Allora, oggi, nelle
Circoscrizioni qualsiasi deliberazione di spesa o anche non di spesa, la deliberazione
per dare le transenne ad un'associazione per un'iniziativa domenicale viene
deliberata dal Consiglio di Circoscrizione e richiede un passaggio in una
Commissione Circoscrizionale. Questo è un esempio lampante di inefficienza
amministrativa, non è partecipazione del Consiglio alle scelte di governo del
territorio. Questa è inefficienza: per dare delle transenne dobbiamo organizzare una
Commissione e inserire quel punto in un ordine del giorno di un Consiglio, che, a
forza di ingrossarsi di punti, necessiterà di altri Consigli, quindi con un costo
amministrativo e anche di politica non indifferente.
Allora, la scelta è chiarissima: diamo potere alle Giunte di svolgere in pieno il potere
esecutivo, come accade in tutti gli altri organi istituzionali di questa democrazia del
Paese in cui viviamo e non solo.
Per questa stessa ragione, però, riteniamo che non debba essere eletto direttamente il
Presidente di Circoscrizione, che, altrimenti, sarebbe l'unico fulcro di quel potere
esecutivo che, come diceva prima il Consigliere Tronzano, rischierebbe a questo
punto di avere il potere assoluto su quel territorio e sulla spesa di quel Bilancio
circoscrizionale. Per una sorta di bilanciamento dei poteri, è bene che il Presidente
sia eletto insieme alla Giunta, è bene che la Giunta rimanga di quattro coordinatori, a
cui sono sommati però i Presidenti delle Commissioni di quartiere, ed è bene che le
Commissioni di quartiere, su cui vogliamo puntare, siano il più possibile soggetti
partecipati ed accompagnati anche dal personale che dovrà lavorare per costruire
questo piano di sviluppo locale di quartiere, che costringa la Giunta ed il Presidente a
tenere conto delle sensibilità, delle esigenze e delle richieste dei territori.
Io non dico che sia la riforma migliore del mondo, ma mi pare che dietro queste
scelte ci sia un pensiero, cioè noi abbiamo immaginato quale poteva essere un
modello per governare in maniera diversa i nostri territori, quale poteva essere un
modo per ridare senso alla parola "partecipazione", che, ormai, da troppi anni, per
tutti noi che nelle Circoscrizioni ci abbiamo vissuto, sappiamo essere una parola
vuota, che non corrisponde minimamente ad un reale interesse e ad un reale
coinvolgimento da parte di cittadini singoli o associati ai processi decisionali, al
massimo può servire la Circoscrizione come cassa di risonanza per chi ha voglia di
protestare su una questione che lo riguarda direttamente o alle Associazioni e realtà
associate che ricevono contributi a rimanere vicini al luogo dove qualcuno decide a
chi dare quei contributi.
C'era un problema sulla partecipazione, c'era un problema sull'efficienza e abbiamo
cercato di risolverli entrambi.
Devo dire che il frutto di questo lavoro nasce dal dibattito vero che nella
Commissione si è svolto. Non è che c'era un pensiero preconcetto che ha orientato
queste scelte impedendoci di ascoltarci a vicenda per cercare di migliorare pesi,
contrappesi, strumenti, modifiche e chi ha partecipato alla Commissione lo sa che
non c'era un testo iniziale presentato da qualcuno che poi abbiamo modificato.
Abbiamo in progress costruito una modalità che ci pareva ragionevole per ridare
senso e significato alle Circoscrizioni. Io credo che ci siamo riusciti. Avrei preferito
avere meno Circoscrizioni, avrei preferito avere un rafforzamento dei quartieri e
quindi delle Commissioni e la possibilità di eleggere per collegi fin da subito. Avrei
preferito che ci fosse un dibattito più ampio sui temi della partecipazione e della
sussidiarietà. Siamo riusciti a fare quello che siamo riusciti, noi che abbiamo
partecipato alla Commissione e tutti coloro che da lì in avanti hanno voluto, in tutte
le forme che gli è stato possibile, esprimere il proprio punto di vista e cercare di
orientare o di modificare i punti sui quali non erano d'accordo.
Ciò che ritengo che sia necessario e che questa riforma cerca di fare è individuare
uno strumento come Città per arrivare davvero più vicino ai cittadini e per arrivare
davvero a ridurre il livello di burocrazia.
Io penso che le Circoscrizioni di domani vinceranno, e noi vinceremo la scommessa
che facciamo oggi votando questa riforma, se riusciremo a ridurre, se non ad
azzerare, la burocrazia che caratterizza in maniera pesantissima il rapporto tra
cittadino ed Ente pubblico. Quelle Commissioni di quartiere e quegli sportelli di
quartiere per me devono diventare il luogo che permette ad ogni cittadino di avere in
tempi rapidi una risposta a qualunque esigenza richiesta che riguardi l'Ente pubblico,
ma anche un accompagnamento per velocizzare qualsiasi pratica, iter burocratico o
permesso che l'Ente pubblico, in realtà, dovrebbe favorire in tempi rapidi per ogni
cittadino.
Dall'altra parte, vinceremo la scommessa se sapremo rilanciare un'idea di politica
territoriale partecipata e sussidiaria. Credo che questo abbia segnato e seguito come
attenzione tutto il corso dei lavori della Commissione e del dibattito che si è svolto
dentro quell'Aula e fuori da quell'Aula.
Ribadisco, quindi, la mia convinzione che questa sia una buona riforma, che si
poteva fare, forse, anche diversa, ma questo è quello che siamo riusciti a fare e non
ho dubbi che, nella sperimentazione nei mesi successivi e, poi, nella piena
applicazione negli anni a venire, potremmo concordare insieme sull'utilità del voto
che andremo a dare su questo atto.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Trombotto.

TROMBOTTO Maurizio
Il Consigliere Alunno ha contribuito a risolvere molte delle questioni sulle quali
avrei voluto incentrare il mio intervento e devo dire, finalmente, dopo un fuoco di
fila legittimo, ma anche - se vogliamo - poco comprensibile e più legato ad una
visione politicistica e di esercizio del ruolo dell'opposizione in forma ostruzionistica,
finalmente si è giunti a discutere del merito.
Il Consigliere Alunno diceva che questa non è probabilmente la riforma migliore, ma
è una riforma. Io convengo con lui che più e meglio si poteva fare e credo che il
dibattito e le votazioni di questi giorni in quest'Aula consentiranno di migliorare
ulteriormente la proposta, così come credo che la Commissione, seppur con qualche
pausa nel corso dei propri lavori, abbia lavorato bene e sia riuscita a creare un
dibattito e una discussione dove le Circoscrizioni e soprattutto i Presidenti di
Circoscrizione non sono stati astanti, inoperosi e passivi, ma hanno contribuito anche
essi a formulare delle proposte di miglioramento.
Io credo che tutti i componenti di questo Consiglio Comunale abbiano letto - come
immagino facciano sempre - in modo approfondito le proposte di deliberazione e
che, quindi, non gli sia certamente sfuggito in particolar modo la deliberazione
proposta dall'Assessore Passoni, dove, nella parte finale della narrativa, si fa proprio
menzione anche delle proposte che sono state formulate in seguito alla conclusione
dei lavori della Commissione Speciale da parte dei Presidenti di Circoscrizione. Non
sfuggirà certamente ai componenti di questo consesso che una parte degli
emendamenti è anche figlia di queste osservazioni e di queste valutazioni.
Voglio anche - per quanto riguarda il Gruppo Consiliare che qui rappresento insieme
con il Consigliere Curto - rasserenare i Consiglieri (parlo con particolare riferimento
ai Consiglieri dell'opposizione) che gli emendamenti non sono affatto blindati e che,
quindi, di conseguenza, nella dialettica d'Aula, che è un'espressione normale - ed è
bene che ci sia - della democrazia, se i Consiglieri abbandoneranno questa forma un
po' miope di ostruzionismo e vorranno esercitare il proprio ruolo, potranno
probabilmente portare a casa anche dei risultati che loro stessi potranno giudicare
come vantaggiosi per la loro visione, che non è necessariamente solo la loro visione.
Questa riforma è necessaria, e lo dico anche sulla base di un'esperienza personale
(queste, poi, in qualche modo, contano nella storia e nella formazione di ciascuno di
noi). Aver presieduto 14 anni una Circoscrizione, aver fatto prima per quattro anni il
Consigliere, perlopiù di opposizione, di un'altra Circoscrizione, consentitemi di
avere un po' la presunzione di immaginare di possedere un po' una visione di quella
che è stata la realtà degli ultimi 18 anni, prima del 2011, quindi i precedenti 18 anni a
questo mandato che è in corso, delle Circoscrizioni di Torino.
Le Circoscrizioni hanno bisogno di cambiare, di essere riformate, di riacquistare una
credibilità e una legittimazione agli occhi della cittadinanza. Le forme organizzative,
le competenze che sono state loro riconosciute, la dialettica che si è instaurata
istituzionalmente tra il centro comunale e la periferia, intesa come le dieci
Circoscrizioni, decentrata è stata pensata nel 1984. Ormai, troppo tempo è trascorso,
la città è cambiata; la città del 1984 era una città completamente diversa da quella del
2015. Sono cambiati anche gli strumenti e le forme di partecipazione, in parte
sicuramente questa si è ridotta, è stato crescente, purtroppo, il distacco dei cittadini
dalla vita politica, non dico dai partiti, perché probabilmente molte ragioni sussistono
anche, ma dalla vita politica, e quindi credo sia un precipuo compito da parte nostra
cercare - ci riusciremo, saranno le cittadine e i cittadini a dirlo nel prossimo mandato
e a valutare il ruolo e le funzioni delle nuove Circoscrizione - di riformare le
Circoscrizioni.
Nella riforma vi sono alcuni aspetti che sono attesi da anni, che da anni vengono
richiesti da parte dei Consigli di Circoscrizione; non penso che sia corretto e giusto
sottovalutare, ad esempio, la rilevanza esterna delle Giunte Circoscrizionali che dà
alle Circoscrizioni una maggiore capacità di funzionamento, una maggiore efficacia e
una maggiore efficienza. Non credo che si possa valutare semplicemente facendo
spallucce quello che è l'elenco dei ruoli, delle funzioni, delle competenze che
vengono attribuite alle nuove Circoscrizioni, non solo in termini di capacità diretta di
intervento attraverso la predisposizione di uno strumento che viene ad assumere
ancor di più di quanto non lo sia oggi un Bilancio circoscrizionale e non più
semplicemente un elenco di capitoli di spesa, quindi non solo le competenze dirette,
ma anche la possibilità dell'espressione di pareri su uno spettro più ampio di quello
che è attualmente previsto, a partire dai temi relativi alle politiche urbanistiche.
Proprio anche per quei tentativi che vengono esercitati, anche con successo,
all'interno di questo mandato, da parte anche di componenti di questa Giunta
Comunale, di assunzioni di decisioni - consentitemi di dire - talune volte che
appaiono come prese un po' in solitudine, è proprio un bene quello di poter
rafforzare anche la capacità di espressione del parere da parte dei nuovi Consigli di
Circoscrizione su temi che vanno a riflettersi pesantemente sulla vita delle comunità
che quei territori poi vivono realmente e quotidianamente.
È facile redigere un elenco di competenze, occorre poi attuarle. È facile giocare nel
modificare gli assetti istituzionali, le relazioni e i rapporti tra Giunta e Consiglio, il
numero dei componenti, ed è molto più difficile immaginare e pensare
concretamente - ripeto, concretamente - un'espressione di nuove e innovative forme
di partecipazione da parte dei cittadini di codeterminazione di quelle che sono le
scelte e le politiche pubbliche. Io credo che questo aspetto, in qualche modo, venga
ancora in parte sottovalutato o non sufficientemente considerato. Personalmente, e
anche come Gruppo Consiliare, lo riteniamo invece una delle parti più importanti,
più fondamentali - mi riferisco, in questo caso, al nuovo articolo n. 36 del
Regolamento del Decentramento - che tenta di stabilire e di aprire nuove forme di
partecipazione da parte dei cittadini, andando anche a recuperare e valorizzare
esperienze molto recenti, importanti e significative che sono state fatte all'interno di
questa Città, come nel caso del Bilancio partecipativo o deliberativo che dir si voglia.
C'è un però, e adesso mi spiace che il Sindaco non sia più presente in Aula, ed è
quelle che saranno le scelte che dovranno essere fatte in futuro e nel prosieguo per
poter dare attuazione concreta a questa riforma che ci accingiamo a votare e ad
approvare, ed è quella che l'Amministrazione, a nostro giudizio, chiunque sarà
chiamato a governare questa città, dovrà ripensare pesantemente e profondamente la
propria organizzazione in funzione anche - sottolineo, anche - delle nuove
Circoscrizioni. Dico delle cose che non appartengono solo al mio o al nostro
patrimonio culturale e politico, ma che, almeno formalmente, appartengono anche al
patrimonio culturale e politico di chi governa e amministra questa città. Mi riferisco
a quello che è il ruolo che il terzo Piano strategico dell'Area Metropolitana
conferisce alle periferie. È bene che sia tornato il Sindaco, perché stavo proprio per
citare alcuni passaggi del documento del terzo Piano strategico della Città
Metropolitana là dove si fanno alcune affermazioni e ne cito alcune: migliorare la
qualità della città in un'ottica policentrica, molto è già stato fatto e molto però può
essere fatto ancor di più; rispondere alle domande di maggiore qualità degli spazi che
vengono definiti di bordo, cioè delle frange - così vengono anche definite - tra Torino
e la prima cintura. Sono state fatte alcune analisi relativamente questi spazi, che sono
spazi di frontiera, quelli posti ai limiti della cinta daziaria, che comprendono parte
del territorio amministrativo della città e parte della conurbazione urbana e dei
Comuni della prima cintura, che sono spesso non solo dei luoghi di periferia, ma
anche, utilizzando un termine sociologico, dei non luoghi, dei luoghi abbandonati,
trascurati, non considerati né dal Comune sul cui territorio ricadono né, a maggior
ragione, da parte del Comune o dei Comuni confinanti. Anche su questo occorrerà,
nella costruzione di un nuovo programma, ragionare e riflettere. Diffusione di una
cultura della qualità urbana attraverso il sostegno ed iniziative di sensibilizzazione,
formazione, scambio di conoscenze, disseminazione di buone pratiche per il
proseguimento e il perseguimento della qualità urbana.
C'è un tema che ha contraddistinto, Sindaco Fassino, le precedenti Amministrazioni
e che è stato noi crediamo un elemento di valore importante e che oggi non c'è più,
se non in parte, ed è stato quello del Progetto Speciale Periferie. È chiaro che ci si
muoveva in quegli anni in un contesto finanziario ed economico di altro tipo, si
disponeva di risorse significative provenienti dall'Unione Europea e dallo Stato,
però, a distanza di alcuni anni, il mio e il nostro giudizio nell'aver abbandonato
quell'esperienza, nell'averla destrutturata nel momento che sono terminati quei fondi
o si sono avviati alla loro conclusione e aver immaginato che altre forme e altre
deleghe, sicuramente chi le ha avute ha ben lavorato, ma che potessero pienamente
sostituire quell'esperienza a nostro giudizio è stato un errore politico.
Crediamo, quindi, che una nuova Amministrazione possa e debba ripartire da
quell'esperienza, possa e debba nuovamente immaginare di collocare le periferie
(che non sono solamente le fasce più esterne della città, anzi, in alcuni casi, alcune di
queste hanno assunto delle caratteristiche di minore periferia urbana sociale ed
economica di quanto non lo siano altre parti della città) o le nuove periferie al centro
del proprio agire politico e amministrativo. Questo, ovviamente, non in un quadro di
una chiusura, che non avrebbe alcun senso, della Città capoluogo all'interno della
propria cinta daziaria, ma all'interno di una visione metropolitana. In questo,
chiaramente, la coincidenza della figura del Sindaco della Città di Torino e del
Sindaco o Presidente della Città Metropolitana certamente aiuta e non aiuta poco.
Io termino qui. Molte altre cose si potrebbero aggiungere, però io chiedo veramente
ai Consiglieri dell'opposizione di valutare se questa loro posizione ostruzionistica
porterà loro effettivamente dei consensi, oppure se, invece, in un gioco dialettico, che
non voglio neanche dire tra maggioranza ed opposizione, ma tra Gruppi Consiliari,
non si possa costruire insieme, o comunque con una maggioranza che sia la più larga
possibile, una riforma che faccia del bene a questa città, indipendentemente da chi la
governerà e la amministrerà nei prossimi anni.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
Io intendo iniziare il mio intervento ringraziando la Consigliera Onofri per il lavoro
che è stata capace di fare, anche con un po' di fatica, nei suoi lavori della
Commissione Consiliare. Lo dico perché ho ascoltato attentamente l'intervento del
Consigliere Alunno, al quale oggi è stata affidata la relazione sulla deliberazione del
decentramento da parte del suo partito, il Partito Democratico. Occorre far rilevare
quello che è stato l'iter che ci ha portato oggi a votare la riforma del decentramento.
Lo abbiamo ricordato: i lavori della Commissione Speciale erano partiti io dico
anche nel migliore dei modi, c'era stata anche grande condivisione, al di là di quelle
che possono essere posizioni non concilianti rispetto agli obiettivi comuni.
Detto questo, poi, ad un certo punto, c'è stato un corto circuito che ha fatto calare il
buio su questa riforma e che all'improvviso è stata ripresa e negli ultimi due mesi
discussa con quelli che erano degli attori diversi. Premesso che gli attori dovessero
essere i membri della Commissione, l'Assessore al decentramento e i Presidenti dei
Consigli Circoscrizionali, onestamente la sensazione che si è avuta all'interno di
questo Consiglio Comunale è stata che gli attori Consiglieri Comunali non ci fossero
più, perché c'è stata un'interlocuzione forte da parte dell'Assessorato al
decentramento e dei Presidenti di Circoscrizione. Io non ci trovo niente di male,
perché è una cosa assolutamente legittima. È legittimo, e bisogna dirselo oggi
guardandosi in faccia, che l'Amministrazione Comunale che governa questa Città
abbia deciso, non fosse altro perché nelle Linee programmatiche del Sindaco Fassino
c'era scritto che si sarebbe portata avanti una riforma del decentramento, che decide
di prendere in mano la riforma e di portarla in Aula, è vero, con un testo ed un
impianto che esce fuori da una Commissione Consiliare Permanente che vede la
presenza di tutti i Gruppi Consiliari, ma, Consigliere Alunno, con l'obiettivo di
modificare decisamente quella riforma rispetto a quello che era uscito. Allora, non
mi faccia dire che, probabilmente - lo dico anche in maniera strumentale,
rendendomene conto - qualche emendamento da voi presentato potrebbe anche
essere stato dettato dalla Giunta, ma l'obiettivo di questa riforma non sarà quello che
è uscito dalla Commissione che la Presidente Onofri ha presieduto.
Credo che, però, vadano fatte delle riflessioni importanti. Bisogna partire da un
presupposto reale, cioè io concordo sulla necessità di quella che doveva essere una
revisione dell'attuale assetto del decentramento dettata dalle necessità, dai bisogni
che intanto sono quelli di adeguarsi alle nuove realtà socio-territoriali della Città
Metropolitana recentemente costituita, dalla necessità di non affrontare in maniera
populista la drastica riduzione delle risorse a disposizione dell'Ente, dalla necessità
di riorganizzare complessivamente la macchina comunale attraverso un modello di
formulazione e gestione delle politiche e dei servizi che abbia come obiettivo
innanzitutto il riordino delle competenze amministrative tra Amministrazione
centrale e quella decentrata. Poi, di punto in bianco, tutto quello che era nelle
prerogative appena dette viene ridotto a quella che è la modifica delle dieci
Circoscrizioni, e faccio riferimento a quella che è una ridefinizione dei confini
territoriali delle Circoscrizioni stesse, cioè la realizzazione di una nuova fisionomia,
del numero stesso, di queste delimitazioni territoriali e, di conseguenza, quella che
avrebbe dovuto essere la ridistribuzione delle competenze, con lo scopo di fornire ai
cittadini, attraverso una maggiore partecipazione, una programmazione reale al
momento decisionale stesso, una migliore accessibilità ai servizi.
La sensazione, dicevo prima, che si è avuta però è che la discussione si sia
concentrata soprattutto sul come ridefinire territorialmente le dieci Circoscrizioni,
non concentrandosi sulle peculiarità territoriali delle zone da accorpare, ma quanto
alla necessità di seguire una logica che tenesse insieme esigenze ed interessi diversi,
non sempre istituzionali, ma spesso legati a questioni squisitamente elettorali e a
logiche di correnti interne al principale partito di maggioranza. Lo dico in maniera
diversa. Io credo che quando qualcuno di voi ha parlato di assetti, in realtà, stesse
difendendo quelli che sono stati veri e propri fortini elettorali. Il percorso di questi
ultimi due mesi è stato chiaramente espressione di questa che è più che una
sensazione. Io credo che il nostro Gruppo Consiliare si sia poi concentrato su una
serie di richieste da evidenziare e che ci paiono punti qualificanti di questa riforma
del decentramento. Quindi, se dobbiamo intendere questa riforma nell'ottica
garantistica di una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica e
amministrativa della Città pare assolutamente non in linea che non si sia pensato a
modificare gli articoli del Regolamento che parlano dell'elezione del Presidente di
Circoscrizione, quasi a voler sminuire l'importanza di una figura che invece
dovrebbe essere il rappresentante per eccellenza della volontà elettorale dei cittadini.
Riteniamo quindi fondamentale, e l'abbiamo espresso evidentemente con
emendamento, che, così come è previsto per la figura del Sindaco, anche il
Presidente di Circoscrizione sia eletto a suffragio universale diretto contestualmente
all'elezione del Consiglio Circoscrizionale e che, nel caso in cui nessun candidato
ottenga la maggioranza assoluta dei voti validi, sia previsto tra i due candidati che
hanno ottenuto al primo turno il maggior numero di voti il secondo turno elettorale.
È stato affrontato da molti il problema della rilevanza esterna della Giunta ed
evidentemente si è messa vicino la disponibilità in capo agli Assessori che hanno
rilevanza esterna di poter decidere quella che è la spesa. Noi, uno o due mesi fa,
abbiamo affrontato qui in Consiglio Comunale la deliberazione del riordino
Regolamento dei contributi. Io credo che la rilevanza esterna e la contribuzione
vadano di pari passo e mi spiego meglio: fino ad oggi, tutto ciò che è contribuzione
diretta in Consiglio Circoscrizionale passa necessariamente dal Consiglio
Circoscrizionale e non deve essere prerogativa della Giunta. A noi non è bastato che
nella deliberazione sui contributi venisse scritto che ci fossero delle linee guida che
ogni anno gli Assessori dovevano presentare, perché era un passo in avanti, ma è
anche lì un passo in avanti che non ci basta perché noi di quelle linee guida non ne
sapremo mai niente, perché non passano dal Consiglio Comunale.
Allora, nello specifico, l'attività istituzionale purtroppo si continua a concentrare nel
ratificare le scelte fatte dalla Giunta in merito ai soggetti a cui erogare i contributi. La
mancanza di programmazione e di strumenti che garantiscano maggiore apertura a
tutti i soggetti del territorio ha trasformato uno strumento di sostegno per progetti in
uno strumento clientelare attraverso la scelta dei soggetti che ne fanno richiesta, in
cui il ruolo del Consiglio è meramente quello di ratificare le decisioni e non quello di
avere un reale ruolo di indirizzo e programmazione. Scopo di questa riforma avrebbe
dovuto essere, invece, quello di creare organismi, i quartieri, arricchiti di strumenti
partecipativi e deliberativi in cui i cittadini siano più partecipi e coinvolti.
È da evidenziare, infine, la necessità non solo di affidare alle Circoscrizioni le
competenze più incisive in materia di patrimonio edilizio, suolo, viabilità, verde
pubblico e manutenzione ordinaria, ma occorre far presente che, se di manutenzione
ordinaria parliamo, occorre ricordarsi che di manutenzione ordinaria in questi quattro
anni ne abbiamo vista ben poca. Spesso si è agito in manutenzione straordinaria, per
tutti i motivi che sappiamo e che non stiamo qui a ripetere, perché altrimenti sarebbe
un intervento su quello che è il Bilancio Preventivo piuttosto che altro.
La riflessione conclusiva è quella relativa alle competenze e quelle che si intendono
delegare. Io credo che questa sia stata una riforma, è vero, pensata allo scopo di
alleggerire il sistema centrale delegando funzioni e competenze alla gestione
amministrativa decentrata, che però si sta rivelando alla fine svuotata di quei poteri
che comunque risultano essere ancora limitati nelle competenze e che non porteranno
modifiche sostanziali all'attuale sistema amministrativo della Città.
Credo che, nel momento in cui le regole del gioco non siano state scritte insieme,
questa maggioranza di questa Città abbia deciso di portare in Aula questa
deliberazione perché era nelle intenzioni del Sindaco Fassino portare una riforma del
decentramento, così come ho già detto, perché lo aveva già scritto quattro anni e
mezzo fa nelle sue Linee programmatiche, e che si stia semplicemente limitando a
portarla in Aula e a farla approvare, perché era uno dei punti qualificanti del suo
programma elettorale e quindi sul suo programma di mandato di questa Consiliatura.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Berthier.

BERTHIER Ferdinando
Il dibattito che si sta svolgendo oggi soprattutto con interventi da parte della
minoranza è perché non è che noi siamo conservatori su quello che esiste e che non
si prenda atto della necessità di cambiare e di migliorare l'assetto della città.
Consigliere Alunno, è vero che abbiamo lavorato insieme per 12 mesi, forse anche di
più, ed eravamo tutti presenti, i Capigruppo erano presenti a questa Commissione,
però non si può certamente dire che abbiamo sottoscritto unanimemente un
documento.
Noi siamo sempre rimasti fermi su alcuni punti, fermo restando che, in effetti - ne
prendete atto - l'ho già detto precedentemente, di quel documento poco è rimasto,
tant'è che voi avevate espresso l'idea - proprio lei, Consigliere Alunno, condiviso da
alcuni dei suoi Colleghi - che le Circoscrizioni fossero cinque, poi si è arrivato a sei
e, poi, avete convenuto ancora che fossero sette. Mi ricordo un intervento in una
Conferenza dei Capigruppo, in cui il Consigliere La Ganga disse: "Siamo venuti
incontro a voi", ma non siete venuti incontro a noi per decidere che oggi fossero sette
anziché sei o cinque, siete convenuti perché nella vostra maggioranza c'era qualcuno
che non era assolutamente d'accordo che fossero almeno sette.
Cito anche chi non era d'accordo: sono i Moderati, che, peraltro, per altre questioni
non mi sembra che abbiano partecipato attivamente - non è una critica, è relata refero
- a quella che doveva essere la struttura di come dovevano essere i confini o di come
non dovevano essere. Meno male che non sono cinque le Circoscrizioni, forse
neanche sei, perché stiamo parlando di più di 200.000 abitanti per Circoscrizione.
Tornando anche al discorso sempre fatto dal Consigliere Alunno, relativa ai 23
sportelli, la gestione di 23 sportelli spalmati sulle sei o sette Circoscrizioni implica
dei costi, a mio avviso, che sono nettamente superiori rispetto alla gestione di oggi
delle Circoscrizioni. Paradossalmente, inizialmente ho sentito anche dire che,
riducendo le Circoscrizioni, si riducevano i Consiglieri. Parliamo di 75 Consiglieri e
tre Presidenti in meno, che mi sembra che a conti fatti ci avviciniamo intorno ai
500.000 Euro all'anno a fronte di 14 milioni di spesa, quello che costano attualmente
le Circoscrizioni, e quindi credo che sia irrilevante. Come ho sentito, forse in modo
provocatorio, da alcuni miei Colleghi che se nelle Circoscrizioni tutti i Consiglieri
non prendessero più neanche quel gettone (che, poi, tutto sommato, è un gettone
dovuto, perché il lavoro lo svolgono esattamente come lo svolgiamo noi), quindi
anche se azzerassimo quei costi lì, a parte il costo dei Presidenti, per mantenere tutto
il resto della macchina che si muove nelle Circoscrizioni, specialmente ora che ci
saranno nuove competenze, i costi lieviterebbero in modo abbastanza esponenziale.
L'altra cosa che mi colpisce è che - poi chiedo anche conferma a voi che siete in
maggioranza - avete deciso un po' tutto voi della maggioranza, ma soprattutto da
parte degli Assessori, che almeno ce ne fosse uno fino alla fine di tutta questa
giornata consiliare sul decentramento, comunque è chiaro che molto ha fatto la
Giunta, che ha sconvolto il testo uscito dalla Commissione Speciale sul
decentramento, ma molto hanno contribuito gli Uffici. Pare che poi siano gli Uffici
che hanno delineato i confini delle nuove Circoscrizioni e vorrei sapere se i
Consiglieri di maggioranza abbiano solo preso atto di quello che hanno deciso gli
Uffici e poi la Giunta, relativamente a quelli che dovevano essere i confini, o tutti
avete partecipato? Visto che noi siamo rimasti esclusi, tagliati fuori e ad oggi ci
appelliamo solo a commenti personali o ad emendamenti anche di merito, vorrei
capire se tutti eravate d'accordo e tutti siete stati coinvolti, se avete fatto
un'assemblea di maggioranza dove vi è stato presentato quali erano le nuove regole
del gioco, perché, se non fosse così, vuol dire veramente che in maggioranza,
decentramento sì decentramento no, modifiche sì o modifiche no, va tutto bene, tanto
siamo in maggioranza e governiamo noi, facciamo il bello e il brutto tempo oppure
decida pure qualcuno al posto mio perché tanto non è che me ne importa più di tanto.
Se, invece, siete stati tutti coinvolti e tutti partecipi, ho dei dubbi, perché non è
possibile che da questa parte la pensiamo in un modo abbastanza - non
completamente - diverso su certe cose che interessano non a noi a livello personale o
politico, ma proprio a benefit del cittadino per migliorare la qualità della vita del
cittadino sulla città. Mi fa strano, quindi, che ci sia questa uniformità e questa totale
accondiscendenza sul testo che oggi e nei giorni futuri andremo a sviluppare.
Un'altra cosa molto eclatante è che io mi chiedo, un po' sulla falsariga del fatto che
voi siate tutti consapevoli di quello che si sta mettendo in opera, ma i cittadini
secondo voi sono tutti d'accordo? Io non sto dicendo che avremmo dovuto forse fare
un referendum, anzi credo che per molti sia materia ostica, è già ostica la politica di
per sé e figuriamoci sapere e capire come si devono gestire e condurre delle
Circoscrizioni e la politica sul territorio, però io ho parlato con tantissima gente,
anche di sinistra, non è che parlo solo con il mio cane, i miei familiari o i miei amici
stretti, però molti non sono assolutamente a conoscenza di questo nuovo disegno
della città.
È vero che i giornali e i mass media hanno pubblicato le nuove mappe, i nuovi
confini e se ne è parlato molto. I casi sono due: o la gente non legge, e quindi si
capisce quanto ci sia questo scollamento politica e cittadini, oppure la comunicazione
è scarsa. Possibile che solo io abbia incontrato gente che non sa di che cosa stiamo
discutendo in questi giorni? Io nei giorni scorsi, quando dicevo che avremo avuto
una settimana tosta e impegnativa, perché si cambiano le sorti della configurazione
circoscrizionale della città, mi hanno guardato come per dire: "Di cosa parli? Non ne
so nulla. Non ne ho sentito parlare". Parlo anche di commercianti, non parlo solo con
gente che la pensa come me, parlo con gente di qualsiasi altra idea politica, però la
stragrande maggioranza non è a conoscenza di quello che stiamo per votare e per
mettere in atto.
L'ultimo punto su cui io rimango fermo è quello della tempistica. È indubbio che
questa operazione, che è un atto dovuto e che avrebbe dovuto avere contenuti diversi
e meno drastici, doveva essere fatta o a metà tornata amministrativa oppure
rimandata alla tornata amministrativa che avverrà con le nuove elezioni 2016. Questo
perché non possiamo pensare di mettere in piedi un cambiamento e uno
stravolgimento della città e delle Circoscrizioni, anche se, a detta vostra, riguarda
solo quattro Circoscrizioni su dieci, poi di altri costi perché anche se avevate dei
dubbi... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Viale, se lei ha
ascoltato, lo chieda al Consigliere Alunno che lo ha ribadito spesso e volentieri anche
in camera caritatis, solo sei Circoscrizioni sono rimaste intatte. Allora, parlatevi, così
riuscite a capirvi. La 1, la 8 e la 7 sono cambiate, sono state accorpate con altre
Circoscrizioni. Comunque, il punto non è quello, ma pensi che confusione nei
cittadini se abbiamo confusione noi qui in Aula. Il discorso è che non si può
cambiare così drasticamente la struttura della città per le competenze, per la
distribuzione degli uffici, gli sportelli e i costi che verranno, perché d'altronde vedo
che le lacune sono abbastanza dilaganti, perché, in effetti, alcuni tagliandi elettorali
dovranno subire delle modifiche, si parla di circa 500.000 tagliandi che dovranno
essere modificati mettendo una variazione sul frontespizio, perché sulle schede
elettorali c'è scritta la Circoscrizione. Al di là di quello, è impensabile farlo in questa
fase qui: siamo a ridosso delle elezioni e con tutta probabilità anche se andasse in
porto il progetto della maggioranza nella modifica delle Circoscrizioni sarebbe ovvio
e dovuto un periodo di prova, ma non può essere un periodo di prova a ridosso delle
elezioni, perché quante volte abbiamo votato deliberazioni anche meno importanti e
meno corpose e dopo ci si è accorti, nell'attuazione, nella verifica, nella messa in
pratica, che le cose non andavano così? Sarebbe necessario come minimo un anno di
prova.
Io credo quindi che, al di là di alcuni punti dovuti e doverosi a cui parteciperò anche
in modo positivo a livello di votazione, su alcune scelte si poteva benissimo ovviare
e io spero ancora che in maggioranza qualcuno metta del buonsenso per evitare
disastri a livello confusionale, perché, poi, sappiamo benissimo che le elezioni
portano già sempre confusione anche nelle cose più semplici e anche nelle cose già
conclamate nel tempo. Io credo che, poi, alla fine, questo grosso interesse, che è
imperniato sul definire i confini diversi circoscrizionali a vantaggio di alcuni, non
credo neanche di tutti, poi, alla fine, porti solo tanta confusione e un esito che,
sicuramente, sarà diverso da quello che, forse, avevate come intendimento.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Ferraris.

FERRARIS Giovanni Maria
Cercherò di essere breve, date le lunghezze di tutti gli interventi.
Ritengo importante come Gruppo - parlo anche a nome del Capogruppo, che,
purtroppo, si è dovuto assentare - parlare anche sulla base dell'esperienza, perché le
Circoscrizioni hanno costruito buona parte dei nostri amministratori, per cui oggi, nel
nostro piccolo, possiamo rimarcare questa esperienza come positiva. Intanto, un
ringraziamento a chi in Commissione e in Consiglio ha proposto la revisione dello
Statuto e anche a chi in Giunta ha proposto la revisione del Regolamento,
sostanzialmente, quindi, un ringraziamento a tutti quelli che hanno voluto lavorare
per questa riforma e in primis - forse qualcuno non lo avrà detto - anche al Sindaco.
Io ricordo che è dal 1997 che si parla di decentramento (io sono stato eletto per la
prima volta nel 1990, nel 1997 la seconda volta, perché avevo lasciato l'impegno
politico per finire gli studi) e se ne è parlato per tutte le Amministrazioni successive
senza arrivare ad una soluzione come quella di oggi. Al di là della condivisione o
meno, si è arrivati ad una soluzione che, in qualche modo, porta avanti quello spirito
che negli anni Novanta si viveva sul decentramento e che molti di noi hanno sperato
di vedere anche applicato, che con la Città Metropolitana ha preso piede anche
nell'area metropolitana, ma che aveva bisogno di un imprinting anche
nell'Amministrazione Comunale. Devo dire che, più che merito mio, che in
quest'anno ho visto i miei impegni più orientati in un altro Ente, merito vostro, del
Consiglio e dell'Aula, ma anche della Giunta e del Sindaco che hanno voluto portare,
comunque, un punto nuovo nell'Amministrazione.
Riforma, quindi, annunciata e che oggi arriva. Ci sono anche nuove prerogative e
competenze nelle proposte fatte, che vanno un po' nell'ottica di dare un po' più di
funzione e potere politico all'esecutivo e all'Amministrazione di una Circoscrizione.
Si poteva fare di meglio, certamente, quindi dico anche che il meglio è nemico del
bene se nel meglio si vede tutto quello che si poteva fare, ma che non ci avrebbe
portato oggi a discutere in Aula un provvedimento dibattuto per lungo tempo anche
in Commissione. Quindi, direi che in questo, piuttosto, si poteva far di meglio nel
partecipare. Poi, c'è chi per scelta non l'ha fatto, ma non si può dire che tutto va
bene, anche 50.000 emendamenti che sono la stessa cosa che partecipare alla
costruzione di un articolo, di un comma, di un disegnare una città. Non si può dire
che è la stessa; forse, è gettare la spugna e farlo fare agli Uffici, 1) per il tempo che ci
perdono, 2) perché poi (e questo va detto, qualcuno l'ha ricordato) gli Uffici hanno
fatto la parte più importante di questa costruzione, che è quella di stare dietro
all'Amministrazione e disegnare in modo lineare anche i confini.
Quindi, se noi la politica la facciamo partendo dalle Circoscrizioni, molti di noi
l'hanno fatta con spirito di servizio, bene, allora non ribaltiamo questo spirito di
servizio sui lavoratori per nostra pigrizia, ma mettiamoci con spirito di servizio a fare
maggioranza ed opposizione, anche opposizione nella maggioranza, ma lavorando,
non producendo carta, quindi dando del contenuto. Qualcuno l'ha detto, l'ha fatto e
l'ha dato, magari non condiviso, ma l'ha dato anche stasera.
Bene ridurre il numero, perché si riducono in un'ottica di spending review; tutti gli
Enti stanno vedendo questo discorso, forse i Comuni della Regione Piemonte non
l'hanno ancora ben capito, ma bisogna cercare anche di centralizzare dei servizi,
delle gestioni, perché non ce la facciamo più. Due casi in Piemonte, in questo
mandato, ci sono già; due fusioni di Comuni da quattro a due, o da cinque a 2, quindi
qualcosa è già arrivato in questo, però si può fare di più. Si può fare di più a livello
nazionale, si può fare a livello regionale, ma si potrà fare poi anche a livello di
Provincia e di Città Metropolitana.
Qui è bene perché abbiamo già avviato questo percorso di riduzione e di
accorpamento, senza però snaturare la mappa geografica delle nostre Circoscrizioni
attuali, di cui non solo siamo abituati a vivere anche i limiti, ma sono abituati tutti i
cittadini di Torino e facciamo un servizio a loro a non stravolgere tutti i confini. Non
facciamo solo un servizio alla comodità magari di un Ente a fondersi con un altro,
vedendo anche le somme degli abitanti che, tutto sommato, conciliano su una media
standard che avete ipotizzato, ma facciamo servizio ai cittadini.
Ridurre i costi, spending review, significa gestire meglio. Anche sulla gestione dei
confini ringrazio, perché è stata partecipata, condivisa forse solo dalla maggioranza,
forse anche da una parte dell'opposizione, ma condivisa il più possibile. Forse, si
poteva lavorare ancora un po' sul concetto della sussidiarietà, cioè la visione negli
anni Novanta, quando iniziavamo a parlare delle Circoscrizioni in modo più serio,
prevedeva un'ottica di municipalità in cui la Circoscrizione diventava una piccola
realtà municipale, quindi diventava un portare meno fardello alla Città e quindi
gestirsi qualche fardello in più lei.
Questo si potrebbe fare ancora, si potrebbe fare meglio, si potrebbe continuare su
questo percorso per dare maggiore incidenza alle Circoscrizioni sulla vita dei
cittadini, che hanno loro come riferimento diretto e partecipato. Non credo, invece,
sulla riduzione delle Giunte da sei a quattro che ci sia grande differenza. Sì, invece, il
fatto che ci sarà forse un po' più di impegno, ma, personalmente, sullo speaker anche
nelle Circoscrizioni potremmo anche farne a meno, nel senso che è una figura che,
poi, bisognerà individuare e regolamentare bene. Certamente, noi abbiamo qui un
esempio di Amministrazione, con chi gestisce l'Aula e i problemi dell'Aula, e chi
invece amministra l'esecutivo e quindi potrebbe essere quello.
L'occasione non è stata mancata. Visto che c'è il Sindaco, rimarco anche il
ringraziamento verso di lui, che, comunque, è dal 1997 ad oggi che parliamo di
decentramento e di applicazione del decentramento e il Sindaco è riuscito a portarlo
in Aula. Ho ringraziato i Gruppi che l'hanno presentato, tutto il Consiglio che ci ha
lavorato e la Giunta che ha presentato la sua parte, ma è anche grazie a lei, Sindaco,
che arriviamo in Aula ed arriviamo prima della fine del mandato. Avremo modo di
rettificare, avremo modo di crescere queste Circoscrizioni e magari anche di ridurle
ancora. Chi lo sa. Ricordiamo solo che il decentramento, dando maggiore spazio a
questi Enti, prevede quindi di alleggerire il Municipio di Torino di alcuni fardelli e
deleghe e dare anche la possibilità a chi governa non solo la Città, ma anche la Città
Metropolitana, di poter pianificare e progettare in modo sempre più presente il
territorio. Questo è un po' il disegno che, forse, i nostri legislatori e antenati di questa
nuova Repubblica avevano immaginato negli anni Ottanta e Novanta.
Oggi siamo arrivati a un pezzo di strada, non sarà forse il provvedimento più
perfetto, quindi sarà sicuramente perfettibile, ma oggi raggiungiamo un dato certo,
quello che è possibile, grazie alla volontà di tutti, arrivare ad una soluzione. La
prospettiva la studieremo l'anno prossimo, quando, in applicazione, se passerà questa
nostra proposta di deliberazione, applicheremo per la prima volta la nuova
suddivisione e potremo rettificare, aggiustare, ritarare anche i servizi alle utenze e ai
cittadini. Però, badate, non bisogna sputare sul piatto in cui si mangia; noi abbiamo
vissuto, beneficiato forse anche di grande esperienza grazie alle Circoscrizioni, non
andiamo a dire che tutto va male se cambiamo qualcosa, ma impariamo, nel
cambiamento, a ribeneficiare, ricrescere, rimparare come amministrare una città,
consegnandolo alle prossime generazioni che si vorranno impegnare nello stesso
modo. È lo spirito che è importante, quel senso di servizio che rimarcavo prima e che
troppo spesso ci porta, per fattori forse di comodo, a ridurci ad emendare con il
ciclostilo.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Grazie, Consigliere Ferraris.

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