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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 14 Settembre 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 17

Comunicazioni al Sindaco su "Stato dei fatti sui conti del Salone del Libro".
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo alle comunicazioni del Sindaco sul Salone del Libro.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Riferirò io perché, come sapete, l'Assessore Braccialarghe è stato colpito da un lutto
familiare e, ovviamente, oggi non può essere qui.
Mi pare che la situazione del Salone del Libro possa essere affrontata sotto un
duplice aspetto: il primo è quello finanziario ed il secondo è quello relativo alla
governance.
Prima di entrare nel merito di queste due questioni, voglio però sottolineare come la
Fiera Internazionale del Libro sia uno degli eventi culturali più importanti non solo
della nostra Città, ma, in campo editoriale, è il principale evento editoriale del nostro
Paese ed uno dei principali eventi editoriali europei, tant'è che, l'anno scorso, la
Germania (che era il Paese ospite del Salone) decise di farsi rappresentare al Salone
stesso dal suo evento editoriale, che è il più importante sul piano europeo e uno dei
più grandi sul piano internazionale, la Buchmesse di Francoforte, a conferma del
valore che il Salone Internazionale del Libro di Torino è venuto assumendo e che,
peraltro, è confermato dal fatto che, via via, negli anni è cresciuto costantemente il
numero degli editori che partecipano al Salone, così come, negli anni, è cresciuto
costantemente il numero dei visitatori.
Peraltro, nella sua programmazione il Salone del Libro (come tutti sanno, perché
credo che tutti coloro che sono in questa Sala abbiano avuto l'occasione di visitarlo)
si compone di una quantità di eventi e di iniziative che lo hanno reso particolarmente
ricco. Penso al Salone del Libro "Off", che vede, durante tutto l'anno, iniziative di
presentazione di libri ed iniziative editoriali nelle Circoscrizioni, nelle scuole e sul
territorio; penso al Bookstock Village, che ha consentito di promuovere, dentro il
Salone stesso, una serie di attività legate più specificatamente al mondo didattico,
educativo e formativo; penso all'esperienza molto interessante dell'International Fair
Book, che è una forma di B2B, in cui si offre agli editori l'opportunità di entrare in
contatto per scambi di carattere commerciale tra case editrici, oltre naturalmente al
cuore del Salone stesso, che è la presenza degli editori (e, negli anni - come ho già
detto -, questa presenza è venuta via via crescendo) e, soprattutto, all'ampissimo
programma di presentazione dei libri, di dibattiti, di forum e di iniziative che si
svolgono lungo i cinque giorni del Salone.
Dunque, il Salone è un'iniziativa culturale di straordinario valore ed è evidente
l'interesse della nostra Città, insieme agli altri partner che sono parte della
Fondazione per il Libro, di garantire che il Salone possa continuare a vivere con la
stessa qualità culturale e raccogliendo gli stessi successi di adesione di editori e di
pubblico.
Ricordo, peraltro, che la nostra Città, oltre al Salone del Libro, conosce tutta una
serie di altri eventi connessi all'attività editoriale; penso a "Portici di Carta", che, tra
qualche settimana, realizzeremo a Torino; penso all'iniziativa "Adotta uno scrittore",
che è un'altra iniziativa che la Fondazione per il Libro ha posto in essere; penso alla
presenza del Salone del Libro in relazione ad eventi che organizza la Città: mi
vengono in mente le iniziative che la Fondazione per il Libro ha promesso per
accompagnare Torino Capitale Europea dello Sport o le iniziative che sono state
promosse l'anno scorso dalla Fondazione per il Libro in occasione del Torino Film
Festival, cioè in una relazione tra le attività della Fondazione e del Salone e la più
ampia iniziativa culturale della nostra Città. Questo per dire il valore del Salone e che
l'obiettivo primario è mantenere intatto questo valore e lavorare affinché ci siano le
condizioni perché possa continuare.
I temi che sono emersi in queste settimane sono di duplice natura: il primo tema è la
situazione finanziaria del Salone e la necessità di dare al Salone ed alla Fondazione
per il Libro, che organizza gli altri eventi di cui ho parlato, una solidità che gli
consenta di continuare le loro attività al riparo da rischi o da incertezze.
Sulla base di quello che è stato riferito dal Consiglio di Amministrazione agli
azionisti, il 2014 è un anno che si chiude con un disavanzo di circa 600.000,00 Euro,
articolati in due ragioni: la prima è la necessità di ricostituire il fondo di riserva, che
è stato utilizzato negli anni, per una quota di 300.000,00 Euro e poi vi è la necessità
di fare un'azione di ripianamento per l'esercizio 2014, che è quantificato dagli organi
della Fondazione in circa 300.000,00 Euro; quindi, è stato chiesto ai soci fondatori di
farsi carico di questa esigenza straordinaria. I soci fondatori sono la Regione e la
Città, unici azionisti fino ad oggi del Salone, ed è evidente che abbiamo il dovere di
affrontare questo tema e, per quello che ci riguarda, significa un intervento
straordinario di 300.000,00 Euro per contribuire alla ricostituzione del fondo di
riserva e, poi, vi è il ripiano della perdita di esercizio, che, per quello che ci riguarda,
vuol dire un onere di 300.000,00 Euro, per il quale stiamo verificando come la nostra
Città possa farvi fronte, così come sta facendo la Regione per la sua parte.
Vi è poi la gestione 2015 (che, ovviamente, non è ancora chiusa), per la quale è stata
attivata dal nuovo Consiglio di Amministrazione un'azione immediata di spending
review, che consenta di chiudere il 2015 con un contenimento dell'eventuale perdita
di esercizio.
Un terzo elemento che va tenuto in considerazione è la situazione finanziaria. La
situazione finanziaria presenta una forte tensione, perché, a fronte di debiti per circa
5.000.000,00 di Euro verso il sistema bancario, con cui sono stati contratti i mutui, o
verso i fornitori, la Fondazione vanta crediti per 2.000.000,00 di Euro e, quindi, c'è
un'esposizione sui mutui e sui fornitori di 3.000.000,00 di Euro. Quindi, si tratta di
una situazione finanziaria delicata, a cui bisogna ed è possibile dare una soluzione,
ed il Consiglio di Amministrazione, confortato dagli azionisti, sta mettendo in campo
le strategie necessarie ad affrontare questa situazione. Tra le azioni che si è deciso di
intraprendere c'è quella di un allargamento della base societaria della Fondazione.
Attualmente, gli unici soci sono la Città di Torino e la Regione Piemonte. È evidente
che le condizioni di Bilancio e finanziarie di questi due Enti non consentono di
garantire al Salone le risorse necessarie se non si allarga la base societaria; quindi,
dagli azionisti e dal Consiglio di Amministrazione è stata assunta la decisione di dare
corso alla ricerca di nuovi partner (pubblici o privati), che possano arricchire la
compagine azionaria del Salone ed anche apportare le risorse aggiuntive necessarie a
mettere il Salone in una condizione di sicurezza, a partire dall'edizione 2017 (stante
che queste operazioni non si sostanziano nel giro di qualche settimane o di qualche
mese).
In ogni caso, l'impegno è quello di fare in modo che nel 2016 il Salone si svolga
secondo le modalità con cui si è sempre svolto, quindi che non ci sia alcuna forma di
riduzione o di pregiudizio della sua attività, fermo restando che consideriamo il 2016
un anno di transizione, con l'obiettivo di arrivare ad un nuovo regime societario e,
quindi, di aprire una nuova fase nella vita del Salone del Libro a partire dall'edizione
2017.
Il secondo problema è relativo alla governance. Come sapete, nella primavera scorsa,
sono venuti a scadenza i mandati di Rolando Picchioni quale Presidente e di Ernesto
Ferrero quale Direttore, che, peraltro, erano già stati prorogati per un anno nel corso
del 2014; avendo già espletato una proroga, si è andati ad un nuovo assetto, con il
Consiglio di Amministrazione che ha provveduto a nominare un nuovo Direttore
editoriale ed un nuovo Presidente. Il nuovo Presidente è la dottoressa Milella, che
viene da una lunga esperienza in RAI e che, soprattutto, per anni è stata l'anima, il
motore e l'organizzatore del Prix Italia, un grande evento che, per dimensioni e
qualità, non è dissimile dal Salone Internazionale del Libro; il nuovo Direttore
editoriale è la dottoressa Cogoli, che ha maturato un'esperienza nella direzione di
eventi culturali analoghi (Festival della Mente di Sarzana, piuttosto che altre
iniziative di tipo editoriale). Questa è stata la decisione assunta a luglio, oltre a
comporre il Consiglio di Amministrazione.
Nell'avvio dell'attività da parte della nuova governance, si sono appalesate delle
difformità di indirizzo e di valutazione tra la Direttrice editoriale e la Presidente e
questo tipo di diversità di valutazione non è apparso componibile, quantomeno non
lo è apparso alla dottoressa Cogoli, che ha quindi ritenuto di non dover accettare di
proseguire l'attività di Direttore editoriale, rimettendo l'incarico. A quel punto, gli
azionisti si sono trovati nella necessità di prendere un provvedimento di sostituzione
della dottoressa Cogoli quale Direttore editoriale e, tenuto conto di quello che ho
detto prima (cioè che il 2016 viene considerato un anno di transizione in funzione di
una stagione nuova da far partire nel 2017), è apparso ragionevole non andare alla
ricerca di un nuovo Direttore editoriale per poi mettersi nuovamente a discutere nel
2017, ma di fare una scelta di continuità con la gestione che c'è stata fino ad oggi del
Salone, chiedendo al dottor Ernesto Ferrero di assumere la direzione editoriale per la
prossima edizione; a questa richiesta il dottor Ferrero ha dato un'immediata
disponibilità e, come ho fatto anche personalmente, lo voglio ringraziare
pubblicamente.
Sulla base di questo quadro, adesso bisognerà completare l'assetto del Consiglio di
Amministrazione, perché la dottoressa Cogoli ha annunciato di volersi dimettere
anche dal Consiglio (era stata nominata dalla Regione) e la Regione dovrà
provvedere; nel frattempo, è terminato anche il mandato di Picchioni, nominato dal
Comune, nel Consiglio di Amministrazione e, quindi, dovremo nominare un nuovo
membro del Consiglio di Amministrazione. Nei prossimi giorni si completerà il
Consiglio di Amministrazione, che conferirà formalmente l'incarico al dottor
Ferrero, che ha accettato la proposta degli azionisti, e si comincerà a preparare il
Salone del 2016, così come le altre attività. "Portici di Carta" è pronto, si realizzerà
tra qualche settimana e, parallelamente, si avvieranno da subito due attività: la prima
che si è decisa, per avere un quadro preciso della situazione di bilncio e finanziaria, è
di affidare ad un soggetto terzo, una società di revisione e di certificazione, una due
diligence sulla condizione finanziaria della società, in ragione tale che una due
diligence fatta da un soggetto terzo ci consenta di avere una fotografia obiettiva di
quella che è effettivamente la condizione finanziaria e di bilancio del Salone.
Parallelamente, una volta avuto questo quadro, si avvierà quell'attività di scouting e
di ricerca verso partner pubblici e privati che ci permetta di acquisire la disponibilità
ad un allargamento della base societaria del Salone, irrobustendola e rafforzandola
con nuovi apporti. Questo è il quadro.
Naturalmente, l'Amministrazione non mancherà di tenere informato il Consiglio, sia
in Commissione, ma anche, quando necessario, tornando in Aula.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Apriamo il dibattito sulle comunicazioni. Vi ricordo che i tempi di intervento sono
cinque minuti per Consigliere.
La parola alla Consigliera Appendino.

APPENDINO Chiara
Ringrazio il Sindaco per aver concesso questa discussione. Come ben sapete, in
questi anni molto spesso ci siamo opposti come Movimento 5 Stelle alle decisioni di
questa maggioranza e di questa Giunta di allocare, in momenti di scarsità di risorse,
cospicue somme per sostenere quello che noi abbiamo definito più volte il mito dei
grandi eventi. Secondo la mia opinione (l'ho detto più volte in quest'Aula, quindi
non dirò nulla di nuovo ed il Sindaco lo sa benissimo), questi eventi più che altro
servivano a promuovere chi promuoveva l'evento, piuttosto che a portare vere
ricadute sul territorio cittadino e sul tessuto culturale torinese. Non voglio entrare
nello specifico, perché ne abbiamo discusso tante volte in questi quattro anni, ma il
Sindaco sa che, ad esempio, il Torino Jazz Festival secondo me non ha avuto
successo ed abbiamo discusso anche recentemente di Expo.
C'è però un evento per il quale, sin dall'inizio, in Commissione Cultura (non solo io,
ma anche altri Consiglieri che penso interverranno dopo di me) abbiamo sempre
sostenuto che invece fosse assolutamente necessario continuare a mantenerlo vivo
per la sua importanza e questo evento è proprio il Salone del Libro, che è entrato
stabilmente nella nostra storia e nei cuori dei torinesi. In questo caso sono d'accordo
con lei, signor Sindaco; non si tratta di una posizione personale o legata a gusti
personali (magari perché a me piace leggere), ma anche lei ha ricordato che,
prendendo semplicemente atto dei dati che abbiamo a disposizione, non può che
emergere questa posizione.
Nel 2009 e nel 2014, la Camera di Commercio ha realizzato due studi in merito
all'impatto socio-economico del Salone, dai quali emerge che circa il 27% dei
visitatori proviene da fuori il Piemonte, includendo in questo dato sia il resto d'Italia
che i Paesi stranieri. Il trend tra il 2009 ed il 2013 denota inoltre un investimento
nelle future generazioni, poiché tra i frequentatori si è registrato un aumento in
percentuale dei più giovani, i quali, avvicinandosi alla lettura ed all'incontro con gli
autori, costituiranno il pubblico del futuro. Il 40% dei visitatori, che è una
percentuale altissima, si ferma a Torino per due o più giorni, interessando in questo
modo il circuito cittadino dell'ospitalità. Potrei continuare con i dati, ma non penso
che sia questo l'oggetto della discussione. Ne dico solo uno, che conosciamo tutti: le
ricadute economiche ammontano a circa 53.000.000,00 di Euro, che, facendo dei
conti, vuol dire che per ogni Euro investito ne tornano 43 sul territorio. Mi permetto
di dire che il Salone del Libro è una perla, però, signor Sindaco, come tale doveva
essere curato, custodito e fatto crescere, con ogni tipo di attenzione, ed invece in
questi anni, per quanto mi riguarda, la sensazione che ho avuto dalle discussioni che
abbiamo fatto in Commissione Cultura è che, in qualche modo, sia stato bistrattato e
che non si sia pensato ad alcuna nuova visione strategica per il suo futuro. Signor
Sindaco, mi dispiace dirlo, ma decidere di non decidere equivale a decidere male.
Era ovvio, ne abbiamo discusso tante volte in Commissione, che occorresse un
cambio dei vertici, ma questo avrebbe dovuto essere programmato e gestito con cura
e non causato da qualche provvidenziale scandalo giudiziario. Tempo fa, ai vertici -
che anche il Sindaco ha prorogato un anno fa -, avrebbe dovuto avvicinare o
affiancare qualcuno, in modo tale che la transizione fosse morbida, ma non andasse
perduto l'insieme di relazioni e di esperienze costruite in questi anni. Ribadisco che
in Commissione questo è stato detto più volte.
Non averlo fatto in sede di rinnovo un anno fa circa, non aver compreso sin da subito
che le tensioni - e questo è quello che è accaduto di recente - tra le due nuove
nominate avrebbero portato a disastri e l'aver richiamato in fretta e furia Ernesto
Ferrero denota, dal mio punto di vista - ovviamente, è una mia valutazione -, la totale
mancanza di prospettiva. Di fronte alla presa d'atto delle criticità, che addirittura
avrebbero potuto portare all'annullamento della prossima edizione del Salone (mi
auguro che ciò non accadrà e mi sento rassicurata dalle sue parole), purtroppo non ci
sono state altre idee, se non richiamare colui che avevamo appena deciso di far
accomodare fuori dalla porta ed il Sindaco non ha avuto il coraggio di fare una cosa
che andava fatta: portare qualcun altro alla porta, che è corresponsabile di quello che
è successo, cioè la dottoressa Milella. Infatti, signor Sindaco, la dottoressa Milella è
corresponsabile dello scempio che c'è stato in questi mesi e che ha danneggiato
l'immagine del Salone del Libro.
Era altrettanto ovvio che le risorse sarebbero state scarse, ce lo diciamo da anni.
Adesso, giustamente, si parla di spending review e di due diligence, ma su questo ho
qualche dubbio, perché penso che, in realtà, possiamo capire anche noi che cosa è
successo e, probabilmente, abbiamo le competenze per poter comprendere dove si
debba incidere, perché, signor Sindaco, in questi anni e tutt'oggi mi sembra che non
vogliate prendere in considerazione di andare ad agire su una leva di costo che è
quella che incide, tra l'altro, per il 50% dei costi dell'evento: l'affitto. Lei sostiene
spesso - e su questo sono d'accordo - che bisogna fare sistema e, quindi, le ribadisco
la domanda che ho posto anche in altre occasioni quando abbiamo avuto modo di
discutere del tema: al Lingotto si tengono tre eventi (il Salone del Libro, il Salone del
Gusto e Terra Madre ed Artissima), ma, visto che sono coinvolti sempre gli stessi
Enti, perché non contrattiamo in modo univoco ed in un'unica volta il contratto con
GL Events, dato che è sempre lo stesso soggetto, e magari otteniamo delle condizioni
migliori?
È assurdo che, magari, per un evento si paghi il doppio o il triplo al metro quadrato
rispetto a quanto si paga per un altro evento, quando i contraenti sono gli stessi
soggetti. Perché non facciamo sistema e, magari, cerchiamo di incidere anche su
questa leva il più possibile?
Ci accorgiamo che le risorse sono scarse, ma io non ho la bacchetta magica, come
non ce l'ha neanche lei, ed è evidente che le risorse non si trovano dall'oggi al
domani, però, signor Sindaco, mi permetta di dire che, se servono nuovi soci, forse
anche su questo bisognava ragionare un po' prima; infatti, oggi è difficile che magari
una casa editrice, su un modello che è stato fatto a Milano o su nuovi eventi che sta
andando a studiare, alla luce di quello che è successo e dell'immagine totalmente
lesa del Salone del Libro, arrivi e voglia inserirsi. Dal mio punto di vista, anche
questo ragionamento andava fatto qualche anno fa.
Signor Sindaco, io mi rivolgo a lei perché le attribuisco le responsabilità politiche
degli ultimi due anni; penso che questi che ho elencato siano una serie di errori e,
principalmente, secondo me delle risposte non date nel momento in cui andavano
date. Nel libro che sicuramente lei avrà letto, "Un romanzo di carta" (che racconta la
storia del Salone del Libro), nel capitolo dedicato al continuo derby tra Torino e
Milano viene posta la domanda: "Torino rischia di passare di mano?" ed Angelo
Pezzana risponde: "Una manifestazione non si lega con una corda, la si mantiene con
le capacità, con la concretezza". È proprio nel contesto in cui le risorse
diminuiscono, il settore è in crisi e la concorrenza di Milano cresce che è necessario
che tutto il Consiglio sia concorde nel ribadire che sia prioritario, anche a discapito di
altro - lo dico perché le risorse sono scarse -, che si continui ad investire nel Salone
del Libro affinché resti a Torino, affinché svolga il suo compito nel modo più
efficiente possibile ed affinché resti assolutamente in mano pubblica.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Ringrazio il signor Sindaco. Andrò per punti e parto da quello che ha detto la
Consigliera Appendino, con la quale ci siamo confrontati - avendo anche posizioni
diverse - su questo tema, ma devo dire che questo argomento, a differenza di molti
altri, ci vede tutti quanti uniti dal punto di vista anche politico, nonostante le
posizioni espresse dai rispettivi movimenti o partiti, nell'affermare che siamo qui per
difendere e valorizzare una grande risorsa per il nostro territorio e, in particolare, una
risorsa per la Città di Torino. La governance è composta dal Comune - prima la
Provincia - e la Regione ed è fondamentale il Salone e la sua storia, ma, soprattutto,
quanto la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura ha fatto in questi anni per la
nostra Città.
Vorrei partire proprio dalla mission, che dovrebbe essere chiara a tutti, della
Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura; quando è nata questa Fondazione,
per volontà della Regione e della Città in modo particolare, l'obiettivo era di portare
il libro laddove non c'è ancora e dove serve di più, quindi nelle scuole, nelle
biblioteche, nelle periferie e nei dibattiti, per veicolare, oggi ancora di più di anni fa,
l'amore per il libro e la sua importanza in una società come la nostra.
Credo che sia questo il punto da cui dobbiamo partire e, oltre ad averlo chiaro noi in
Consiglio Comunale ed i soci della Fondazione, devono averlo chiaro quelli che
compongono il C.d.A.. La Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura è fatta per
promuovere la lettura, la cultura ed il libro in tutte le sue possibilità, non soltanto nei
5 giorni del Salone, non soltanto nel Salone Off che riguarda la città e la provincia,
ma anche e soprattutto nel Salone 365, che è il Salone che, per 365 giorni all'anno,
porta autori e libri nelle scuole, nelle biblioteche di periferia, nei dibattiti e nei centri
di incontro, dove, in qualche modo, si dibatte del libro e si promuove la lettura.
Questa è la mission e a questa bisogna tornare sempre di più, tenendo fuori anche
quelle che sono state un po' le sovrastrutture costruite in questi anni.
Sono d'accordo con il Sindaco sul fatto che sia necessario ripensare alla governance.
Forse, il Comune e la Regione oggi da soli non bastano più. Bisogna aprirsi ai
privati, mantenendo, però, ovviamente, l'obiettivo di promuovere la lettura, perché
può essere interesse anche dei soggetti che, in qualche modo, ospitano il Salone del
Libro (faccio riferimento a chi gestisce il Lingotto) avere un brand, un marchio, una
caratterizzazione fortissima con la città del libro che è Torino.
Non ho paura, Consigliera Appendino, che Milano ci soffi il Salone, perché è
radicato fortemente non soltanto nella cultura della politica, ma anche e soprattutto
nella città. La città sente, aspetta, vuole, conosce e partecipa al Salone del Libro, ma
partecipa per tutto l'anno e, quindi, non credo che sia un prodotto esportabile con le
stesse condizioni. Ci hanno provato e ci hanno provato anche con l'Expo, ma il
radicamento ed il successo internazionale del nostro Salone sono stati in questi anni
ribaditi dalla presenza di straordinari ospiti stranieri, a partire dalla Germania, dal
Vaticano, ma anche e soprattutto dalla presenza di Paesi lontani, che hanno portato
qui la loro cultura e i loro autori. Questa è una fonte straordinaria di confronto e
anche di superamento di divisioni con quei Paesi che con noi non condividono lo
stesso tipo di democrazia e di civiltà.
In merito ai conti, forse, è veramente necessario fare chiarezza, Sindaco. Ho sentito
troppe cifre e oggi anche i giornali riportavano cifre un po' strampalate.
Io credo che, se il "buco" - tra virgolette - finanziario dell'anno 2015 è di 480.000
Euro, per una manifestazione che esiste da decine di anni e che, purtroppo -
sappiamo tutti -, riceve finanziamenti pubblici sempre in ritardo di almeno un anno e
mezzo (qualche responsabilità ce l'abbiamo anche noi e dobbiamo assumercela), in
questi anni il Salone del Libro sia stato condotto bene dalla Fondazione, perché si
tratta di una manifestazione che fa girare decine di migliaia di Euro di ricadute sul
territorio, nonostante noi - sappiamo bene, e lo diceva prima il Consigliere Marrone -
non siamo sempre in grado di ottemperare in modo puntuale ai nostri debiti, nel
senso che, spesso, quando deliberiamo aspettiamo un anno, o un anno e mezzo (ma
non per colpe nostre, sappiamo com'è il sistema, i trasferimenti e quant'altro, quindi
non stiamo qui a rifare discussioni di Bilancio), ed è anche vero che, in qualche
modo, andare in banca a chiedere i soldi per coprire il finanziamento che la Regione
e il Comune deve mettere in campo è un onere finanziario.
Quindi, non mi stupisce che ci sia questo buco, anzi ritengo che, se fosse soltanto di
480.000 Euro, con quello che ha detto il Sindaco, si possa assolutamente ripianare,
ripartendo da lì. Certo che ci vuole una spending review, che però parta dall'alto, che
non metta a casa i lavoratori, che non faccia contratti di solidarietà senza prima
conoscere quali sono le professionalità, l'impegno e lo straordinario patrimonio
umano e professionale che in questi anni di lavoro si è creato in questa città e che è
un valore inestimabile, non vale 300.000 Euro. Quindi, prima di partire dai compensi
dei direttori o del CdA, cerchiamo di capire quali sono le risorse necessarie per farlo
funzionare dal punto di vista delle risorse umane e cerchiamo di estendere il
perimetro per chi vuole finanziarlo, non soltanto attraverso le fondazioni bancarie,
ma anche attraverso privati che fanno un investimento, perché un Salone che porta
350.000 persone in città è una vetrina straordinaria e non ce ne sono altre di questo
livello in questa città e in questa Regione.
Termino, ringraziando anch'io il Direttore Ferrero, perché pochi altri avrebbero
accettato di essere richiamati in servizio dopo, ovviamente, un lungo periodo
importante di grande crescita del Salone, quindi ha dato dimostrazione di
attaccamento alla Città, al suo territorio, a questa grande creatura che, in questi anni,
è cresciuta e, soprattutto, allo spirito di servizio. Credo che questa Città debba
rendergliene atto anche in questa Sala.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola alla Consigliera Onofri.

ONOFRI Laura
Volevo sottolineare anch'io l'importanza della Fondazione, oltre che del Salone, in
questa città; sottolineo "Fondazione", perché la Fondazione è una cosa diversa del
Salone, che si svolge i cinque giorni. È per questo che siamo rimasti molto stupiti
leggendo un'intervista della Presidente, che richiamava appunto i cinque giorni del
Salone: secondo me, quella è la parte di vetrina, ma è la parte meno importante.
La Fondazione è, veramente, un fiore all'occhiello di questa città e comprende tutti
quei progetti che, secondo me, sono funzionali ai cinque giorni del Salone. Progetti
come "Nati per Leggere", "Adotta uno scrittore" e tutti i progetti collaterali a quello
che è il Salone dei cinque giorni sono, secondo me, funzionali perché fanno crescere
i lettori. Noi non possiamo pensare di avere bambini che leggeranno se non
promuoviamo la cultura in quel modo, come fa il Salone, con progetti che, magari,
sono meno conosciuti dalla maggior parte delle persone, ma sono quelli più
importanti, perché vanno nelle periferie, vanno nel carcere, vanno in quei luoghi
dove c'è bisogno di portare la vera cultura. Quindi, credo sia questo che la Città
intende salvaguardare, oltre chiaramente al Salone di per sé.
Per questo motivo, ringrazio il Sindaco e il Presidente, che hanno pensato di
riportare, almeno per questo anno di transizione, Ernesto Ferrero alla guida, perché
credo che solo lui sia in grado, per l'esperienza e la conoscenza che ha di tutti i
meccanismi del Salone, in quest'anno che è importantissimo, perché non ci
dev'essere assolutamente una caduta, di traghettarlo nel modo migliore, per poi
sicuramente cambiare, perché sicuramente bisognerà farlo, ma, in questo momento,
credo che una persona del valore di Ernesto Ferrero, per le sue competenze e le sue
conoscenze, sia veramente importante.
Non concordo pienamente con le osservazioni della Consigliera Appendino; mi trovo
però d'accordo con il puntare il dito su uno dei temi che, secondo me, vanno sondati
- e ci sarà chi saprà farlo - che è quello dell'affitto del Salone. Se i dati che leggiamo
sugli organi di stampa sono corretti, mi sembra che lì, effettivamente, si possa andare
ad incidere e non è corretto che per fiere dello stesso livello si possa pretendere un
affitto diverso.
Allora, credo che, in questo momento, la Città e la Regione abbiano fatto bene ad
operare così come hanno operato, prendendo atto di una situazione che, comunque,
può succedere, perché può succedere che due persone non si incontrino nel loro
lavoro. Sono due persone che sono state nominate e che non sono riuscite ad
accordarsi, ma questo succede in tanti campi e, quindi, preso atto di questa situazione
e preso atto delle dimissioni della Direttrice, si è immediatamente trovata una
soluzione, che, secondo me, non è una soluzione di ripiego, ma di eccellenza.
Quindi, va bene continuare in questo senso e continuare con un'analisi dei costi che
dovrà essere molto precisa e molto puntuale, ma che sottolineo non dovrà per forza
sfociare in un'apertura a partner privati.
Io credo che, se è possibile salvaguardare il Salone come pubblico, bisogna farlo e
bisogna tentarlo fino all'estremo, perché, chiaramente - qui mi ricollego all'inizio del
mio discorso -, progetti come quelli che ho citato in precedenza sono più facilmente
condivisi con il pubblico che non con il privato, che ha altri obiettivi e altre mission.
Quindi, invito il Sindaco a cercare in tutti i modi una soluzione in questo senso.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Io sono particolarmente deluso dalle comunicazioni del Sindaco, perché speravo di
trovare un maggior accento, anche solo una qualsiasi vaga presenza di autocritica, e
devo dire che ne ho sentito una minima eco solo nell'intervento del Consigliere
Cassiani. D'altronde, è stato lui l'unico ad aver organizzato un momento politico di
riflessione nell'ambito proprio del Salone, che però ci ha messo - lo dico da
partecipante insieme ad altri Colleghi - nella difficile condizioni di dover esprimere
giudizi politici nella completa inconsapevolezza della reale situazione economico-
finanziaria del Salone stesso, perché diventa anche un po' difficile ragionare sul
futuro del Salone quando non si conoscono i conti del presente del Salone o,
addirittura, dell'immediato passato del Salone. Allora, io sono abbastanza basito del
fatto che il Sindaco ci venga ad annunciare, con un'estrema disinvoltura, che
promuoverà una due diligence, che per natura è uno strumento di affidamento ad un
soggetto terzo imparziale che si sceglie nella misura in cui non ci si fida degli organi
direttivi, dei vertici dell'Ente che bisogna sottoporre ad analisi, quando poi ammette
che, in realtà, i soggetti che hanno amministrato il Salone del Libro in questi ultimi
anni - ma, in realtà, dalla sua fondazione - rispondono al Comune di Torino ed alla
Regione Piemonte, e lo dica nella misura in cui lo stesso Presidente uscente è di
nomina comunale.
Io non riesco, sinceramente, pur con la massima stima verso la persona, a non
riflettere su un punto nel commentare il ripescaggio del vecchio Direttore Ferrero,
ovvero che questo Salone del Libro, con tutti i suoi vanti sui risultati portati, vive
immerso - lo abbiamo visto dal buco, che continua ad aumentare, di centinaia di
migliaia di Euro ogni volta che si fa luce sopra -, evidentemente, immerso in una
mentalità di prima Repubblica, per cui si spende, ci si vanta e poi si porta il conto
all'autorità politica finanziatrice. Bisognerebbe, forse, renderci conto che questa
modalità è semplicemente superata dalla storia e dalla disponibilità delle risorse, ma
questo non ce lo dobbiamo dire tra di noi, lo dovremo dire a chi nominiamo per
gestire il Salone del Libro.
Al di là di questo, ripescare Ferrero vuol dire ammettere candidamente che in questi
anni non è nata e non è cresciuta alcuna classe dirigente in grado di gestire e dirigere,
da un punto di vista amministrativo e finanziario, il Salone del Libro.
A fronte di questa riflessione, tutto il peana dell'elogio dell'iniziativa in sé, secondo
me, più che doverci inorgoglire, dovrebbe semplicemente aggravare quello che è il
dispiacere e la gravità delle responsabilità politiche per la crisi che il Salone stesso
vive. Ritengo che sia ancora più anacronistico pensare che il vero dibattito oggi sia la
dicotomia tra pubblico e privato, quando la dicotomia dovrebbe essere tra presente e
futuro e mesozoico e giurassico da cui andiamo a ripescare i soggetti a cui affidiamo
il futuro di questa esperienza. Il vero punto è questo: futuro e passato remoto -
trapassato, mi verrebbe voglia quasi di dire con una piccola battuta -, rispetto invece
al pubblico e privato, perché - se non ho inteso male, lo diceva giustamente anche la
Consigliera Appendino, magari non intendeva in questi termini -, se anche fossimo
favorevoli, piuttosto che contrari, al coinvolgimento di un privato, andiamolo a
cercare dopo questa bella pubblicità un privato che sia disponibile ad investire
piuttosto che a speculare in questa esperienza, perché, oggettivamente, se davvero
doveva essere questa la strategia, di sicuro non aiuta l'epilogo di questi ultimi tempi
di Salone del Libro.
Io mi limito semplicemente a dire che mi sarei aspettato un po' di autocritica, non
tanto per spirito di polemica politica, ma quantomeno per un minimo di speranza sul
rilancio. Condividiamo anche noi che, rispetto a tanti altri baracconi, il Salone del
Libro ha davvero portato un valore aggiunto alla nostra città ed è un valore aggiunto
che merita di essere difeso, però ci vuole un po' di onestà intellettuale: bisogna prima
ammettere che, evidentemente, qualcosa di molto grosso è stato sbagliato nel
passato; bisogna ammettere che un piano B, anche in termini di persone, da un punto
di vista generazionale, questo Salone non lo ha sviluppato. Partendo dalla
constatazione di questi amari presupposti, condividendo che bisogna fare una
chiarezza definitiva sui conti per evitare che in ogni aggiornamento salti fuori un
buco ulteriore, bisogna però ragionare con estrema sincerità nel rivedere un modello
di spesa a paga Pantalone, perché, oggettivamente, non può più essere questa la
logica ispiratrice, altrimenti tutti i migliori risultati che potremo vantare non faranno
altro che farci rimpiangere maggiormente il crollo di un gigante che, se poi dimostra
di avere semplicemente delle basi poco solide, finirà inevitabilmente, per quanto
possiamo apprezzarne i risultati in termini di ricaduta culturale sul nostro territorio,
di franare rovinosamente.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, per la replica, al Sindaco.

SINDACO
Ringrazio, naturalmente, i Consiglieri. Intanto, vorrei dire alla Consigliera
Appendino - c'è un'antica querelle tra noi - che mi pare un po' curioso fare l'elogio
del Salone e poi dire che, invece, tutte le altre iniziative culturali non sono utili. Lei
ha assistito all'inaugurazione di MITO SettembreMusica di quest'anno e ha potuto
constatare la qualità di quell'evento e tutti i concerti che si stanno facendo hanno un
successo straordinario. Il Torino Jazz Festival, su cui lei fin dall'inizio ha espresso
sempre un giudizio negativo, è un festival che cresce ogni anno e che all'ultima
edizione ha visto più di 250.000 persone. Un evento come Artissima sta diventando
la principale fiera di galleristi d'arte contemporanea italiana e una delle principali
europee e quest'anno avrà un numero ancora più grande di espositori, 31 Paesi, 67%
dei quali dall'estero. Stiamo per avere, tra pochi giorni, Torino Spiritualità, che
insieme a Biennale Democrazia sono due forum di dibattito culturale di straordinario
interesse che vedono una partecipazione enorme di giovani in primo luogo. Penso
che aver portato la musica classica a luglio ad un grandissimo pubblico con le
iniziative concertistiche in piazza San Carlo sia un modo per avvicinare una musica
che spesso viene considerata elitaria ad un grande pubblico. Non capisco perché tutte
queste iniziative debbano essere considerate uno spreco quando, sul piano poi degli
effetti economici, tutti questi eventi determinano afflusso di visitatori, di partecipanti
e di turisti, di cui ovviamente poi la città beneficia sul piano economico in vari modi.
Basterebbe guardare qual è il livello di saturazione dei nostri alberghi in tutti i
weekend per averne una dimostrazione. Poi, ogni evento va valutato nei suoi esiti,
nelle sue modalità e anche nelle risorse che sollecita e richiede.
Quanto alla questione Milano, non Milano, dico questo. Io sono un torinese
assolutamente orgoglioso delle radici di questa terra e considero un provincialismo di
cui non ci si libera mai avere sempre paura di quello che sta facendo Milano contro
di noi. Se ci liberassimo una volta per tutte di questo provincialismo e fossimo un po'
più orgogliosi della nostra città, la smetteremmo di evocare sempre questo spettro.
Segnalo, tra l'altro, che in questo caso il 90% delle case editrici è allocato a Milano e
il Salone Internazionale del Libro si fa a Torino. Se c'è qualcuno che dovrebbe
pretendere di rivedere è qualcun altro. In ogni caso, penso che noi dobbiamo
mantenere il Salone a Torino, lo abbiamo sempre fatto, lo consideriamo uno dei
principali eventi culturali della nostra città per tutte le ragioni che qui tutti i
Consiglieri hanno ricordato e quindi non ci sarà da parte nostra nessuna tendenza a
concedere qualsiasi ipotesi di mettere in causa lo svolgimento del Salone a Torino.
Infine, riguardo alle considerazioni del Consigliere Marrone, io la invito a guardare
le dinamiche che investono tutte le istituzioni culturali, dalle principali, come la
Biennale di Venezia, piuttosto che altre cose. Quando si va ad un cambio di
direzione, in nessuno di questi Enti si va sulla base di un'eredità precostituita, si va
sempre ad un cambio considerando che chi c'era ha completato un ciclo e si cerca
un'altra persona, la si cerca con bando internazionale, la si cerca con call, eccetera,
ma in nessuna di queste istituzioni il meccanismo è che diventa editoriale uno che è
stato allevato dal direttore editoriale precedente; non c'è, la invito ad andare a
verificare, in tutte le istituzioni culturali del mondo non funziona così. Quando la
Scala cambia il Sovrintendente non mette uno che ha scelto il Sovrintendente
precedente, ma considera chiusa quella fase, dando tutto il merito a quel
Sovrintendente e ne cerca un altro. Non cito la Scala a caso, perché il passaggio da
Lissner a Pereira non è avvenuto sulla base di una continuità, ma sulla base di una
scelta diversa. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Adesso vengo anche a
questo, ma siccome lei ha detto che in questi anni quel gruppo di gente non ha creato
degli eredi che potessero subentrare, io le dico che la logica dell'eredità non è la
logica che presiede alla formazione della governance nelle istituzioni culturali, ho
solo interloquito con un suo argomento.
Quanto al fatto che si sia ricorsi a Ferrero, questa scelta è legata al fatto che noi
consideriamo il 2016, come ho cercato di spiegare, un anno di transizione e che
lavoriamo perché ci sia l'apertura di una stagione nuova del Salone dal 2017. Se è
questo l'obiettivo, il nuovo Direttore editoriale che andrà scelto (poi, vedrà il
Consiglio di Amministrazione come farlo, se con bando o non bando, eccetera) lo si
farà partire da quel momento in poi, quindi intanto si gestisce la transizione
ricorrendo ad una personalità che tutto il mondo editoriale riconosce assolutamente
come autorevole, che è stato appunto uno dei protagonisti principali della crescita del
Salone in questi anni e che, quindi, dà tutte le garanzie per il 2016 di fare un'edizione
all'altezza delle aspettative.
Dopodiché, è chiaro che occorre affrontare la situazione soprattutto sotto il profilo
economico e finanziario in ragione tale da uscire da una condizione di incertezza e
dare invece una condizione di solidità e su questo io assicuro che c'è l'impegno
dell'Amministrazione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Grazie, Sindaco.
Il dibattito sulle comunicazioni è concluso.

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