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PORCINO Giovanni (Presidente) Passiamo alle comunicazioni del Sindaco sul Salone del Libro. La parola al Sindaco. SINDACO Riferirò io perché, come sapete, l'Assessore Braccialarghe è stato colpito da un lutto familiare e, ovviamente, oggi non può essere qui. Mi pare che la situazione del Salone del Libro possa essere affrontata sotto un duplice aspetto: il primo è quello finanziario ed il secondo è quello relativo alla governance. Prima di entrare nel merito di queste due questioni, voglio però sottolineare come la Fiera Internazionale del Libro sia uno degli eventi culturali più importanti non solo della nostra Città, ma, in campo editoriale, è il principale evento editoriale del nostro Paese ed uno dei principali eventi editoriali europei, tant'è che, l'anno scorso, la Germania (che era il Paese ospite del Salone) decise di farsi rappresentare al Salone stesso dal suo evento editoriale, che è il più importante sul piano europeo e uno dei più grandi sul piano internazionale, la Buchmesse di Francoforte, a conferma del valore che il Salone Internazionale del Libro di Torino è venuto assumendo e che, peraltro, è confermato dal fatto che, via via, negli anni è cresciuto costantemente il numero degli editori che partecipano al Salone, così come, negli anni, è cresciuto costantemente il numero dei visitatori. Peraltro, nella sua programmazione il Salone del Libro (come tutti sanno, perché credo che tutti coloro che sono in questa Sala abbiano avuto l'occasione di visitarlo) si compone di una quantità di eventi e di iniziative che lo hanno reso particolarmente ricco. Penso al Salone del Libro "Off", che vede, durante tutto l'anno, iniziative di presentazione di libri ed iniziative editoriali nelle Circoscrizioni, nelle scuole e sul territorio; penso al Bookstock Village, che ha consentito di promuovere, dentro il Salone stesso, una serie di attività legate più specificatamente al mondo didattico, educativo e formativo; penso all'esperienza molto interessante dell'International Fair Book, che è una forma di B2B, in cui si offre agli editori l'opportunità di entrare in contatto per scambi di carattere commerciale tra case editrici, oltre naturalmente al cuore del Salone stesso, che è la presenza degli editori (e, negli anni - come ho già detto -, questa presenza è venuta via via crescendo) e, soprattutto, all'ampissimo programma di presentazione dei libri, di dibattiti, di forum e di iniziative che si svolgono lungo i cinque giorni del Salone. Dunque, il Salone è un'iniziativa culturale di straordinario valore ed è evidente l'interesse della nostra Città, insieme agli altri partner che sono parte della Fondazione per il Libro, di garantire che il Salone possa continuare a vivere con la stessa qualità culturale e raccogliendo gli stessi successi di adesione di editori e di pubblico. Ricordo, peraltro, che la nostra Città, oltre al Salone del Libro, conosce tutta una serie di altri eventi connessi all'attività editoriale; penso a "Portici di Carta", che, tra qualche settimana, realizzeremo a Torino; penso all'iniziativa "Adotta uno scrittore", che è un'altra iniziativa che la Fondazione per il Libro ha posto in essere; penso alla presenza del Salone del Libro in relazione ad eventi che organizza la Città: mi vengono in mente le iniziative che la Fondazione per il Libro ha promesso per accompagnare Torino Capitale Europea dello Sport o le iniziative che sono state promosse l'anno scorso dalla Fondazione per il Libro in occasione del Torino Film Festival, cioè in una relazione tra le attività della Fondazione e del Salone e la più ampia iniziativa culturale della nostra Città. Questo per dire il valore del Salone e che l'obiettivo primario è mantenere intatto questo valore e lavorare affinché ci siano le condizioni perché possa continuare. I temi che sono emersi in queste settimane sono di duplice natura: il primo tema è la situazione finanziaria del Salone e la necessità di dare al Salone ed alla Fondazione per il Libro, che organizza gli altri eventi di cui ho parlato, una solidità che gli consenta di continuare le loro attività al riparo da rischi o da incertezze. Sulla base di quello che è stato riferito dal Consiglio di Amministrazione agli azionisti, il 2014 è un anno che si chiude con un disavanzo di circa 600.000,00 Euro, articolati in due ragioni: la prima è la necessità di ricostituire il fondo di riserva, che è stato utilizzato negli anni, per una quota di 300.000,00 Euro e poi vi è la necessità di fare un'azione di ripianamento per l'esercizio 2014, che è quantificato dagli organi della Fondazione in circa 300.000,00 Euro; quindi, è stato chiesto ai soci fondatori di farsi carico di questa esigenza straordinaria. I soci fondatori sono la Regione e la Città, unici azionisti fino ad oggi del Salone, ed è evidente che abbiamo il dovere di affrontare questo tema e, per quello che ci riguarda, significa un intervento straordinario di 300.000,00 Euro per contribuire alla ricostituzione del fondo di riserva e, poi, vi è il ripiano della perdita di esercizio, che, per quello che ci riguarda, vuol dire un onere di 300.000,00 Euro, per il quale stiamo verificando come la nostra Città possa farvi fronte, così come sta facendo la Regione per la sua parte. Vi è poi la gestione 2015 (che, ovviamente, non è ancora chiusa), per la quale è stata attivata dal nuovo Consiglio di Amministrazione un'azione immediata di spending review, che consenta di chiudere il 2015 con un contenimento dell'eventuale perdita di esercizio. Un terzo elemento che va tenuto in considerazione è la situazione finanziaria. La situazione finanziaria presenta una forte tensione, perché, a fronte di debiti per circa 5.000.000,00 di Euro verso il sistema bancario, con cui sono stati contratti i mutui, o verso i fornitori, la Fondazione vanta crediti per 2.000.000,00 di Euro e, quindi, c'è un'esposizione sui mutui e sui fornitori di 3.000.000,00 di Euro. Quindi, si tratta di una situazione finanziaria delicata, a cui bisogna ed è possibile dare una soluzione, ed il Consiglio di Amministrazione, confortato dagli azionisti, sta mettendo in campo le strategie necessarie ad affrontare questa situazione. Tra le azioni che si è deciso di intraprendere c'è quella di un allargamento della base societaria della Fondazione. Attualmente, gli unici soci sono la Città di Torino e la Regione Piemonte. È evidente che le condizioni di Bilancio e finanziarie di questi due Enti non consentono di garantire al Salone le risorse necessarie se non si allarga la base societaria; quindi, dagli azionisti e dal Consiglio di Amministrazione è stata assunta la decisione di dare corso alla ricerca di nuovi partner (pubblici o privati), che possano arricchire la compagine azionaria del Salone ed anche apportare le risorse aggiuntive necessarie a mettere il Salone in una condizione di sicurezza, a partire dall'edizione 2017 (stante che queste operazioni non si sostanziano nel giro di qualche settimane o di qualche mese). In ogni caso, l'impegno è quello di fare in modo che nel 2016 il Salone si svolga secondo le modalità con cui si è sempre svolto, quindi che non ci sia alcuna forma di riduzione o di pregiudizio della sua attività, fermo restando che consideriamo il 2016 un anno di transizione, con l'obiettivo di arrivare ad un nuovo regime societario e, quindi, di aprire una nuova fase nella vita del Salone del Libro a partire dall'edizione 2017. Il secondo problema è relativo alla governance. Come sapete, nella primavera scorsa, sono venuti a scadenza i mandati di Rolando Picchioni quale Presidente e di Ernesto Ferrero quale Direttore, che, peraltro, erano già stati prorogati per un anno nel corso del 2014; avendo già espletato una proroga, si è andati ad un nuovo assetto, con il Consiglio di Amministrazione che ha provveduto a nominare un nuovo Direttore editoriale ed un nuovo Presidente. Il nuovo Presidente è la dottoressa Milella, che viene da una lunga esperienza in RAI e che, soprattutto, per anni è stata l'anima, il motore e l'organizzatore del Prix Italia, un grande evento che, per dimensioni e qualità, non è dissimile dal Salone Internazionale del Libro; il nuovo Direttore editoriale è la dottoressa Cogoli, che ha maturato un'esperienza nella direzione di eventi culturali analoghi (Festival della Mente di Sarzana, piuttosto che altre iniziative di tipo editoriale). Questa è stata la decisione assunta a luglio, oltre a comporre il Consiglio di Amministrazione. Nell'avvio dell'attività da parte della nuova governance, si sono appalesate delle difformità di indirizzo e di valutazione tra la Direttrice editoriale e la Presidente e questo tipo di diversità di valutazione non è apparso componibile, quantomeno non lo è apparso alla dottoressa Cogoli, che ha quindi ritenuto di non dover accettare di proseguire l'attività di Direttore editoriale, rimettendo l'incarico. A quel punto, gli azionisti si sono trovati nella necessità di prendere un provvedimento di sostituzione della dottoressa Cogoli quale Direttore editoriale e, tenuto conto di quello che ho detto prima (cioè che il 2016 viene considerato un anno di transizione in funzione di una stagione nuova da far partire nel 2017), è apparso ragionevole non andare alla ricerca di un nuovo Direttore editoriale per poi mettersi nuovamente a discutere nel 2017, ma di fare una scelta di continuità con la gestione che c'è stata fino ad oggi del Salone, chiedendo al dottor Ernesto Ferrero di assumere la direzione editoriale per la prossima edizione; a questa richiesta il dottor Ferrero ha dato un'immediata disponibilità e, come ho fatto anche personalmente, lo voglio ringraziare pubblicamente. Sulla base di questo quadro, adesso bisognerà completare l'assetto del Consiglio di Amministrazione, perché la dottoressa Cogoli ha annunciato di volersi dimettere anche dal Consiglio (era stata nominata dalla Regione) e la Regione dovrà provvedere; nel frattempo, è terminato anche il mandato di Picchioni, nominato dal Comune, nel Consiglio di Amministrazione e, quindi, dovremo nominare un nuovo membro del Consiglio di Amministrazione. Nei prossimi giorni si completerà il Consiglio di Amministrazione, che conferirà formalmente l'incarico al dottor Ferrero, che ha accettato la proposta degli azionisti, e si comincerà a preparare il Salone del 2016, così come le altre attività. "Portici di Carta" è pronto, si realizzerà tra qualche settimana e, parallelamente, si avvieranno da subito due attività: la prima che si è decisa, per avere un quadro preciso della situazione di bilncio e finanziaria, è di affidare ad un soggetto terzo, una società di revisione e di certificazione, una due diligence sulla condizione finanziaria della società, in ragione tale che una due diligence fatta da un soggetto terzo ci consenta di avere una fotografia obiettiva di quella che è effettivamente la condizione finanziaria e di bilancio del Salone. Parallelamente, una volta avuto questo quadro, si avvierà quell'attività di scouting e di ricerca verso partner pubblici e privati che ci permetta di acquisire la disponibilità ad un allargamento della base societaria del Salone, irrobustendola e rafforzandola con nuovi apporti. Questo è il quadro. Naturalmente, l'Amministrazione non mancherà di tenere informato il Consiglio, sia in Commissione, ma anche, quando necessario, tornando in Aula. PORCINO Giovanni (Presidente) Apriamo il dibattito sulle comunicazioni. Vi ricordo che i tempi di intervento sono cinque minuti per Consigliere. La parola alla Consigliera Appendino. APPENDINO Chiara Ringrazio il Sindaco per aver concesso questa discussione. Come ben sapete, in questi anni molto spesso ci siamo opposti come Movimento 5 Stelle alle decisioni di questa maggioranza e di questa Giunta di allocare, in momenti di scarsità di risorse, cospicue somme per sostenere quello che noi abbiamo definito più volte il mito dei grandi eventi. Secondo la mia opinione (l'ho detto più volte in quest'Aula, quindi non dirò nulla di nuovo ed il Sindaco lo sa benissimo), questi eventi più che altro servivano a promuovere chi promuoveva l'evento, piuttosto che a portare vere ricadute sul territorio cittadino e sul tessuto culturale torinese. Non voglio entrare nello specifico, perché ne abbiamo discusso tante volte in questi quattro anni, ma il Sindaco sa che, ad esempio, il Torino Jazz Festival secondo me non ha avuto successo ed abbiamo discusso anche recentemente di Expo. C'è però un evento per il quale, sin dall'inizio, in Commissione Cultura (non solo io, ma anche altri Consiglieri che penso interverranno dopo di me) abbiamo sempre sostenuto che invece fosse assolutamente necessario continuare a mantenerlo vivo per la sua importanza e questo evento è proprio il Salone del Libro, che è entrato stabilmente nella nostra storia e nei cuori dei torinesi. In questo caso sono d'accordo con lei, signor Sindaco; non si tratta di una posizione personale o legata a gusti personali (magari perché a me piace leggere), ma anche lei ha ricordato che, prendendo semplicemente atto dei dati che abbiamo a disposizione, non può che emergere questa posizione. Nel 2009 e nel 2014, la Camera di Commercio ha realizzato due studi in merito all'impatto socio-economico del Salone, dai quali emerge che circa il 27% dei visitatori proviene da fuori il Piemonte, includendo in questo dato sia il resto d'Italia che i Paesi stranieri. Il trend tra il 2009 ed il 2013 denota inoltre un investimento nelle future generazioni, poiché tra i frequentatori si è registrato un aumento in percentuale dei più giovani, i quali, avvicinandosi alla lettura ed all'incontro con gli autori, costituiranno il pubblico del futuro. Il 40% dei visitatori, che è una percentuale altissima, si ferma a Torino per due o più giorni, interessando in questo modo il circuito cittadino dell'ospitalità. Potrei continuare con i dati, ma non penso che sia questo l'oggetto della discussione. Ne dico solo uno, che conosciamo tutti: le ricadute economiche ammontano a circa 53.000.000,00 di Euro, che, facendo dei conti, vuol dire che per ogni Euro investito ne tornano 43 sul territorio. Mi permetto di dire che il Salone del Libro è una perla, però, signor Sindaco, come tale doveva essere curato, custodito e fatto crescere, con ogni tipo di attenzione, ed invece in questi anni, per quanto mi riguarda, la sensazione che ho avuto dalle discussioni che abbiamo fatto in Commissione Cultura è che, in qualche modo, sia stato bistrattato e che non si sia pensato ad alcuna nuova visione strategica per il suo futuro. Signor Sindaco, mi dispiace dirlo, ma decidere di non decidere equivale a decidere male. Era ovvio, ne abbiamo discusso tante volte in Commissione, che occorresse un cambio dei vertici, ma questo avrebbe dovuto essere programmato e gestito con cura e non causato da qualche provvidenziale scandalo giudiziario. Tempo fa, ai vertici - che anche il Sindaco ha prorogato un anno fa -, avrebbe dovuto avvicinare o affiancare qualcuno, in modo tale che la transizione fosse morbida, ma non andasse perduto l'insieme di relazioni e di esperienze costruite in questi anni. Ribadisco che in Commissione questo è stato detto più volte. Non averlo fatto in sede di rinnovo un anno fa circa, non aver compreso sin da subito che le tensioni - e questo è quello che è accaduto di recente - tra le due nuove nominate avrebbero portato a disastri e l'aver richiamato in fretta e furia Ernesto Ferrero denota, dal mio punto di vista - ovviamente, è una mia valutazione -, la totale mancanza di prospettiva. Di fronte alla presa d'atto delle criticità, che addirittura avrebbero potuto portare all'annullamento della prossima edizione del Salone (mi auguro che ciò non accadrà e mi sento rassicurata dalle sue parole), purtroppo non ci sono state altre idee, se non richiamare colui che avevamo appena deciso di far accomodare fuori dalla porta ed il Sindaco non ha avuto il coraggio di fare una cosa che andava fatta: portare qualcun altro alla porta, che è corresponsabile di quello che è successo, cioè la dottoressa Milella. Infatti, signor Sindaco, la dottoressa Milella è corresponsabile dello scempio che c'è stato in questi mesi e che ha danneggiato l'immagine del Salone del Libro. Era altrettanto ovvio che le risorse sarebbero state scarse, ce lo diciamo da anni. Adesso, giustamente, si parla di spending review e di due diligence, ma su questo ho qualche dubbio, perché penso che, in realtà, possiamo capire anche noi che cosa è successo e, probabilmente, abbiamo le competenze per poter comprendere dove si debba incidere, perché, signor Sindaco, in questi anni e tutt'oggi mi sembra che non vogliate prendere in considerazione di andare ad agire su una leva di costo che è quella che incide, tra l'altro, per il 50% dei costi dell'evento: l'affitto. Lei sostiene spesso - e su questo sono d'accordo - che bisogna fare sistema e, quindi, le ribadisco la domanda che ho posto anche in altre occasioni quando abbiamo avuto modo di discutere del tema: al Lingotto si tengono tre eventi (il Salone del Libro, il Salone del Gusto e Terra Madre ed Artissima), ma, visto che sono coinvolti sempre gli stessi Enti, perché non contrattiamo in modo univoco ed in un'unica volta il contratto con GL Events, dato che è sempre lo stesso soggetto, e magari otteniamo delle condizioni migliori? È assurdo che, magari, per un evento si paghi il doppio o il triplo al metro quadrato rispetto a quanto si paga per un altro evento, quando i contraenti sono gli stessi soggetti. Perché non facciamo sistema e, magari, cerchiamo di incidere anche su questa leva il più possibile? Ci accorgiamo che le risorse sono scarse, ma io non ho la bacchetta magica, come non ce l'ha neanche lei, ed è evidente che le risorse non si trovano dall'oggi al domani, però, signor Sindaco, mi permetta di dire che, se servono nuovi soci, forse anche su questo bisognava ragionare un po' prima; infatti, oggi è difficile che magari una casa editrice, su un modello che è stato fatto a Milano o su nuovi eventi che sta andando a studiare, alla luce di quello che è successo e dell'immagine totalmente lesa del Salone del Libro, arrivi e voglia inserirsi. Dal mio punto di vista, anche questo ragionamento andava fatto qualche anno fa. Signor Sindaco, io mi rivolgo a lei perché le attribuisco le responsabilità politiche degli ultimi due anni; penso che questi che ho elencato siano una serie di errori e, principalmente, secondo me delle risposte non date nel momento in cui andavano date. Nel libro che sicuramente lei avrà letto, "Un romanzo di carta" (che racconta la storia del Salone del Libro), nel capitolo dedicato al continuo derby tra Torino e Milano viene posta la domanda: "Torino rischia di passare di mano?" ed Angelo Pezzana risponde: "Una manifestazione non si lega con una corda, la si mantiene con le capacità, con la concretezza". È proprio nel contesto in cui le risorse diminuiscono, il settore è in crisi e la concorrenza di Milano cresce che è necessario che tutto il Consiglio sia concorde nel ribadire che sia prioritario, anche a discapito di altro - lo dico perché le risorse sono scarse -, che si continui ad investire nel Salone del Libro affinché resti a Torino, affinché svolga il suo compito nel modo più efficiente possibile ed affinché resti assolutamente in mano pubblica. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Ringrazio il signor Sindaco. Andrò per punti e parto da quello che ha detto la Consigliera Appendino, con la quale ci siamo confrontati - avendo anche posizioni diverse - su questo tema, ma devo dire che questo argomento, a differenza di molti altri, ci vede tutti quanti uniti dal punto di vista anche politico, nonostante le posizioni espresse dai rispettivi movimenti o partiti, nell'affermare che siamo qui per difendere e valorizzare una grande risorsa per il nostro territorio e, in particolare, una risorsa per la Città di Torino. La governance è composta dal Comune - prima la Provincia - e la Regione ed è fondamentale il Salone e la sua storia, ma, soprattutto, quanto la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura ha fatto in questi anni per la nostra Città. Vorrei partire proprio dalla mission, che dovrebbe essere chiara a tutti, della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura; quando è nata questa Fondazione, per volontà della Regione e della Città in modo particolare, l'obiettivo era di portare il libro laddove non c'è ancora e dove serve di più, quindi nelle scuole, nelle biblioteche, nelle periferie e nei dibattiti, per veicolare, oggi ancora di più di anni fa, l'amore per il libro e la sua importanza in una società come la nostra. Credo che sia questo il punto da cui dobbiamo partire e, oltre ad averlo chiaro noi in Consiglio Comunale ed i soci della Fondazione, devono averlo chiaro quelli che compongono il C.d.A.. La Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura è fatta per promuovere la lettura, la cultura ed il libro in tutte le sue possibilità, non soltanto nei 5 giorni del Salone, non soltanto nel Salone Off che riguarda la città e la provincia, ma anche e soprattutto nel Salone 365, che è il Salone che, per 365 giorni all'anno, porta autori e libri nelle scuole, nelle biblioteche di periferia, nei dibattiti e nei centri di incontro, dove, in qualche modo, si dibatte del libro e si promuove la lettura. Questa è la mission e a questa bisogna tornare sempre di più, tenendo fuori anche quelle che sono state un po' le sovrastrutture costruite in questi anni. Sono d'accordo con il Sindaco sul fatto che sia necessario ripensare alla governance. Forse, il Comune e la Regione oggi da soli non bastano più. Bisogna aprirsi ai privati, mantenendo, però, ovviamente, l'obiettivo di promuovere la lettura, perché può essere interesse anche dei soggetti che, in qualche modo, ospitano il Salone del Libro (faccio riferimento a chi gestisce il Lingotto) avere un brand, un marchio, una caratterizzazione fortissima con la città del libro che è Torino. Non ho paura, Consigliera Appendino, che Milano ci soffi il Salone, perché è radicato fortemente non soltanto nella cultura della politica, ma anche e soprattutto nella città. La città sente, aspetta, vuole, conosce e partecipa al Salone del Libro, ma partecipa per tutto l'anno e, quindi, non credo che sia un prodotto esportabile con le stesse condizioni. Ci hanno provato e ci hanno provato anche con l'Expo, ma il radicamento ed il successo internazionale del nostro Salone sono stati in questi anni ribaditi dalla presenza di straordinari ospiti stranieri, a partire dalla Germania, dal Vaticano, ma anche e soprattutto dalla presenza di Paesi lontani, che hanno portato qui la loro cultura e i loro autori. Questa è una fonte straordinaria di confronto e anche di superamento di divisioni con quei Paesi che con noi non condividono lo stesso tipo di democrazia e di civiltà. In merito ai conti, forse, è veramente necessario fare chiarezza, Sindaco. Ho sentito troppe cifre e oggi anche i giornali riportavano cifre un po' strampalate. Io credo che, se il "buco" - tra virgolette - finanziario dell'anno 2015 è di 480.000 Euro, per una manifestazione che esiste da decine di anni e che, purtroppo - sappiamo tutti -, riceve finanziamenti pubblici sempre in ritardo di almeno un anno e mezzo (qualche responsabilità ce l'abbiamo anche noi e dobbiamo assumercela), in questi anni il Salone del Libro sia stato condotto bene dalla Fondazione, perché si tratta di una manifestazione che fa girare decine di migliaia di Euro di ricadute sul territorio, nonostante noi - sappiamo bene, e lo diceva prima il Consigliere Marrone - non siamo sempre in grado di ottemperare in modo puntuale ai nostri debiti, nel senso che, spesso, quando deliberiamo aspettiamo un anno, o un anno e mezzo (ma non per colpe nostre, sappiamo com'è il sistema, i trasferimenti e quant'altro, quindi non stiamo qui a rifare discussioni di Bilancio), ed è anche vero che, in qualche modo, andare in banca a chiedere i soldi per coprire il finanziamento che la Regione e il Comune deve mettere in campo è un onere finanziario. Quindi, non mi stupisce che ci sia questo buco, anzi ritengo che, se fosse soltanto di 480.000 Euro, con quello che ha detto il Sindaco, si possa assolutamente ripianare, ripartendo da lì. Certo che ci vuole una spending review, che però parta dall'alto, che non metta a casa i lavoratori, che non faccia contratti di solidarietà senza prima conoscere quali sono le professionalità, l'impegno e lo straordinario patrimonio umano e professionale che in questi anni di lavoro si è creato in questa città e che è un valore inestimabile, non vale 300.000 Euro. Quindi, prima di partire dai compensi dei direttori o del CdA, cerchiamo di capire quali sono le risorse necessarie per farlo funzionare dal punto di vista delle risorse umane e cerchiamo di estendere il perimetro per chi vuole finanziarlo, non soltanto attraverso le fondazioni bancarie, ma anche attraverso privati che fanno un investimento, perché un Salone che porta 350.000 persone in città è una vetrina straordinaria e non ce ne sono altre di questo livello in questa città e in questa Regione. Termino, ringraziando anch'io il Direttore Ferrero, perché pochi altri avrebbero accettato di essere richiamati in servizio dopo, ovviamente, un lungo periodo importante di grande crescita del Salone, quindi ha dato dimostrazione di attaccamento alla Città, al suo territorio, a questa grande creatura che, in questi anni, è cresciuta e, soprattutto, allo spirito di servizio. Credo che questa Città debba rendergliene atto anche in questa Sala. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola alla Consigliera Onofri. ONOFRI Laura Volevo sottolineare anch'io l'importanza della Fondazione, oltre che del Salone, in questa città; sottolineo "Fondazione", perché la Fondazione è una cosa diversa del Salone, che si svolge i cinque giorni. È per questo che siamo rimasti molto stupiti leggendo un'intervista della Presidente, che richiamava appunto i cinque giorni del Salone: secondo me, quella è la parte di vetrina, ma è la parte meno importante. La Fondazione è, veramente, un fiore all'occhiello di questa città e comprende tutti quei progetti che, secondo me, sono funzionali ai cinque giorni del Salone. Progetti come "Nati per Leggere", "Adotta uno scrittore" e tutti i progetti collaterali a quello che è il Salone dei cinque giorni sono, secondo me, funzionali perché fanno crescere i lettori. Noi non possiamo pensare di avere bambini che leggeranno se non promuoviamo la cultura in quel modo, come fa il Salone, con progetti che, magari, sono meno conosciuti dalla maggior parte delle persone, ma sono quelli più importanti, perché vanno nelle periferie, vanno nel carcere, vanno in quei luoghi dove c'è bisogno di portare la vera cultura. Quindi, credo sia questo che la Città intende salvaguardare, oltre chiaramente al Salone di per sé. Per questo motivo, ringrazio il Sindaco e il Presidente, che hanno pensato di riportare, almeno per questo anno di transizione, Ernesto Ferrero alla guida, perché credo che solo lui sia in grado, per l'esperienza e la conoscenza che ha di tutti i meccanismi del Salone, in quest'anno che è importantissimo, perché non ci dev'essere assolutamente una caduta, di traghettarlo nel modo migliore, per poi sicuramente cambiare, perché sicuramente bisognerà farlo, ma, in questo momento, credo che una persona del valore di Ernesto Ferrero, per le sue competenze e le sue conoscenze, sia veramente importante. Non concordo pienamente con le osservazioni della Consigliera Appendino; mi trovo però d'accordo con il puntare il dito su uno dei temi che, secondo me, vanno sondati - e ci sarà chi saprà farlo - che è quello dell'affitto del Salone. Se i dati che leggiamo sugli organi di stampa sono corretti, mi sembra che lì, effettivamente, si possa andare ad incidere e non è corretto che per fiere dello stesso livello si possa pretendere un affitto diverso. Allora, credo che, in questo momento, la Città e la Regione abbiano fatto bene ad operare così come hanno operato, prendendo atto di una situazione che, comunque, può succedere, perché può succedere che due persone non si incontrino nel loro lavoro. Sono due persone che sono state nominate e che non sono riuscite ad accordarsi, ma questo succede in tanti campi e, quindi, preso atto di questa situazione e preso atto delle dimissioni della Direttrice, si è immediatamente trovata una soluzione, che, secondo me, non è una soluzione di ripiego, ma di eccellenza. Quindi, va bene continuare in questo senso e continuare con un'analisi dei costi che dovrà essere molto precisa e molto puntuale, ma che sottolineo non dovrà per forza sfociare in un'apertura a partner privati. Io credo che, se è possibile salvaguardare il Salone come pubblico, bisogna farlo e bisogna tentarlo fino all'estremo, perché, chiaramente - qui mi ricollego all'inizio del mio discorso -, progetti come quelli che ho citato in precedenza sono più facilmente condivisi con il pubblico che non con il privato, che ha altri obiettivi e altre mission. Quindi, invito il Sindaco a cercare in tutti i modi una soluzione in questo senso. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io sono particolarmente deluso dalle comunicazioni del Sindaco, perché speravo di trovare un maggior accento, anche solo una qualsiasi vaga presenza di autocritica, e devo dire che ne ho sentito una minima eco solo nell'intervento del Consigliere Cassiani. D'altronde, è stato lui l'unico ad aver organizzato un momento politico di riflessione nell'ambito proprio del Salone, che però ci ha messo - lo dico da partecipante insieme ad altri Colleghi - nella difficile condizioni di dover esprimere giudizi politici nella completa inconsapevolezza della reale situazione economico- finanziaria del Salone stesso, perché diventa anche un po' difficile ragionare sul futuro del Salone quando non si conoscono i conti del presente del Salone o, addirittura, dell'immediato passato del Salone. Allora, io sono abbastanza basito del fatto che il Sindaco ci venga ad annunciare, con un'estrema disinvoltura, che promuoverà una due diligence, che per natura è uno strumento di affidamento ad un soggetto terzo imparziale che si sceglie nella misura in cui non ci si fida degli organi direttivi, dei vertici dell'Ente che bisogna sottoporre ad analisi, quando poi ammette che, in realtà, i soggetti che hanno amministrato il Salone del Libro in questi ultimi anni - ma, in realtà, dalla sua fondazione - rispondono al Comune di Torino ed alla Regione Piemonte, e lo dica nella misura in cui lo stesso Presidente uscente è di nomina comunale. Io non riesco, sinceramente, pur con la massima stima verso la persona, a non riflettere su un punto nel commentare il ripescaggio del vecchio Direttore Ferrero, ovvero che questo Salone del Libro, con tutti i suoi vanti sui risultati portati, vive immerso - lo abbiamo visto dal buco, che continua ad aumentare, di centinaia di migliaia di Euro ogni volta che si fa luce sopra -, evidentemente, immerso in una mentalità di prima Repubblica, per cui si spende, ci si vanta e poi si porta il conto all'autorità politica finanziatrice. Bisognerebbe, forse, renderci conto che questa modalità è semplicemente superata dalla storia e dalla disponibilità delle risorse, ma questo non ce lo dobbiamo dire tra di noi, lo dovremo dire a chi nominiamo per gestire il Salone del Libro. Al di là di questo, ripescare Ferrero vuol dire ammettere candidamente che in questi anni non è nata e non è cresciuta alcuna classe dirigente in grado di gestire e dirigere, da un punto di vista amministrativo e finanziario, il Salone del Libro. A fronte di questa riflessione, tutto il peana dell'elogio dell'iniziativa in sé, secondo me, più che doverci inorgoglire, dovrebbe semplicemente aggravare quello che è il dispiacere e la gravità delle responsabilità politiche per la crisi che il Salone stesso vive. Ritengo che sia ancora più anacronistico pensare che il vero dibattito oggi sia la dicotomia tra pubblico e privato, quando la dicotomia dovrebbe essere tra presente e futuro e mesozoico e giurassico da cui andiamo a ripescare i soggetti a cui affidiamo il futuro di questa esperienza. Il vero punto è questo: futuro e passato remoto - trapassato, mi verrebbe voglia quasi di dire con una piccola battuta -, rispetto invece al pubblico e privato, perché - se non ho inteso male, lo diceva giustamente anche la Consigliera Appendino, magari non intendeva in questi termini -, se anche fossimo favorevoli, piuttosto che contrari, al coinvolgimento di un privato, andiamolo a cercare dopo questa bella pubblicità un privato che sia disponibile ad investire piuttosto che a speculare in questa esperienza, perché, oggettivamente, se davvero doveva essere questa la strategia, di sicuro non aiuta l'epilogo di questi ultimi tempi di Salone del Libro. Io mi limito semplicemente a dire che mi sarei aspettato un po' di autocritica, non tanto per spirito di polemica politica, ma quantomeno per un minimo di speranza sul rilancio. Condividiamo anche noi che, rispetto a tanti altri baracconi, il Salone del Libro ha davvero portato un valore aggiunto alla nostra città ed è un valore aggiunto che merita di essere difeso, però ci vuole un po' di onestà intellettuale: bisogna prima ammettere che, evidentemente, qualcosa di molto grosso è stato sbagliato nel passato; bisogna ammettere che un piano B, anche in termini di persone, da un punto di vista generazionale, questo Salone non lo ha sviluppato. Partendo dalla constatazione di questi amari presupposti, condividendo che bisogna fare una chiarezza definitiva sui conti per evitare che in ogni aggiornamento salti fuori un buco ulteriore, bisogna però ragionare con estrema sincerità nel rivedere un modello di spesa a paga Pantalone, perché, oggettivamente, non può più essere questa la logica ispiratrice, altrimenti tutti i migliori risultati che potremo vantare non faranno altro che farci rimpiangere maggiormente il crollo di un gigante che, se poi dimostra di avere semplicemente delle basi poco solide, finirà inevitabilmente, per quanto possiamo apprezzarne i risultati in termini di ricaduta culturale sul nostro territorio, di franare rovinosamente. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola, per la replica, al Sindaco. SINDACO Ringrazio, naturalmente, i Consiglieri. Intanto, vorrei dire alla Consigliera Appendino - c'è un'antica querelle tra noi - che mi pare un po' curioso fare l'elogio del Salone e poi dire che, invece, tutte le altre iniziative culturali non sono utili. Lei ha assistito all'inaugurazione di MITO SettembreMusica di quest'anno e ha potuto constatare la qualità di quell'evento e tutti i concerti che si stanno facendo hanno un successo straordinario. Il Torino Jazz Festival, su cui lei fin dall'inizio ha espresso sempre un giudizio negativo, è un festival che cresce ogni anno e che all'ultima edizione ha visto più di 250.000 persone. Un evento come Artissima sta diventando la principale fiera di galleristi d'arte contemporanea italiana e una delle principali europee e quest'anno avrà un numero ancora più grande di espositori, 31 Paesi, 67% dei quali dall'estero. Stiamo per avere, tra pochi giorni, Torino Spiritualità, che insieme a Biennale Democrazia sono due forum di dibattito culturale di straordinario interesse che vedono una partecipazione enorme di giovani in primo luogo. Penso che aver portato la musica classica a luglio ad un grandissimo pubblico con le iniziative concertistiche in piazza San Carlo sia un modo per avvicinare una musica che spesso viene considerata elitaria ad un grande pubblico. Non capisco perché tutte queste iniziative debbano essere considerate uno spreco quando, sul piano poi degli effetti economici, tutti questi eventi determinano afflusso di visitatori, di partecipanti e di turisti, di cui ovviamente poi la città beneficia sul piano economico in vari modi. Basterebbe guardare qual è il livello di saturazione dei nostri alberghi in tutti i weekend per averne una dimostrazione. Poi, ogni evento va valutato nei suoi esiti, nelle sue modalità e anche nelle risorse che sollecita e richiede. Quanto alla questione Milano, non Milano, dico questo. Io sono un torinese assolutamente orgoglioso delle radici di questa terra e considero un provincialismo di cui non ci si libera mai avere sempre paura di quello che sta facendo Milano contro di noi. Se ci liberassimo una volta per tutte di questo provincialismo e fossimo un po' più orgogliosi della nostra città, la smetteremmo di evocare sempre questo spettro. Segnalo, tra l'altro, che in questo caso il 90% delle case editrici è allocato a Milano e il Salone Internazionale del Libro si fa a Torino. Se c'è qualcuno che dovrebbe pretendere di rivedere è qualcun altro. In ogni caso, penso che noi dobbiamo mantenere il Salone a Torino, lo abbiamo sempre fatto, lo consideriamo uno dei principali eventi culturali della nostra città per tutte le ragioni che qui tutti i Consiglieri hanno ricordato e quindi non ci sarà da parte nostra nessuna tendenza a concedere qualsiasi ipotesi di mettere in causa lo svolgimento del Salone a Torino. Infine, riguardo alle considerazioni del Consigliere Marrone, io la invito a guardare le dinamiche che investono tutte le istituzioni culturali, dalle principali, come la Biennale di Venezia, piuttosto che altre cose. Quando si va ad un cambio di direzione, in nessuno di questi Enti si va sulla base di un'eredità precostituita, si va sempre ad un cambio considerando che chi c'era ha completato un ciclo e si cerca un'altra persona, la si cerca con bando internazionale, la si cerca con call, eccetera, ma in nessuna di queste istituzioni il meccanismo è che diventa editoriale uno che è stato allevato dal direttore editoriale precedente; non c'è, la invito ad andare a verificare, in tutte le istituzioni culturali del mondo non funziona così. Quando la Scala cambia il Sovrintendente non mette uno che ha scelto il Sovrintendente precedente, ma considera chiusa quella fase, dando tutto il merito a quel Sovrintendente e ne cerca un altro. Non cito la Scala a caso, perché il passaggio da Lissner a Pereira non è avvenuto sulla base di una continuità, ma sulla base di una scelta diversa. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Adesso vengo anche a questo, ma siccome lei ha detto che in questi anni quel gruppo di gente non ha creato degli eredi che potessero subentrare, io le dico che la logica dell'eredità non è la logica che presiede alla formazione della governance nelle istituzioni culturali, ho solo interloquito con un suo argomento. Quanto al fatto che si sia ricorsi a Ferrero, questa scelta è legata al fatto che noi consideriamo il 2016, come ho cercato di spiegare, un anno di transizione e che lavoriamo perché ci sia l'apertura di una stagione nuova del Salone dal 2017. Se è questo l'obiettivo, il nuovo Direttore editoriale che andrà scelto (poi, vedrà il Consiglio di Amministrazione come farlo, se con bando o non bando, eccetera) lo si farà partire da quel momento in poi, quindi intanto si gestisce la transizione ricorrendo ad una personalità che tutto il mondo editoriale riconosce assolutamente come autorevole, che è stato appunto uno dei protagonisti principali della crescita del Salone in questi anni e che, quindi, dà tutte le garanzie per il 2016 di fare un'edizione all'altezza delle aspettative. Dopodiché, è chiaro che occorre affrontare la situazione soprattutto sotto il profilo economico e finanziario in ragione tale da uscire da una condizione di incertezza e dare invece una condizione di solidità e su questo io assicuro che c'è l'impegno dell'Amministrazione. PORCINO Giovanni (Presidente) Grazie, Sindaco. Il dibattito sulle comunicazioni è concluso. |