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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 7 Settembre 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 20
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2015-03090
DEMOLIZIONE EDIFICI SITI IN V. S. AMBROGIO A TIPOLOGIA PRODUTTIVA E TERZIARIA, RICOSTRUZIONE DI FABBRICATO DESTINATO A STRUTTURA DI VENDITA COMMERCIALE CON DELOCALIZZAZIONE DI S.L.P. RESIDUA. PERMESSO DI COSTRUIRE IN DEROGA EX ARTICOLO 14 D.P.R. 380/2001 E ARTICOLO 5, COMMI 9-14 LEGGE 106/2011. APPROVAZIONE DEROGA.
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201503090/020, presentata dalla Giunta Comunale in data 14 luglio 2015, avente per
oggetto:

"Demolizione edifici siti in v. S. Ambrogio a tipologia produttiva e terziaria,
ricostruzione di fabbricato destinato a struttura di vendita commerciale con
delocalizzazione di S.L.P. residua. Permesso di costruire in deroga ex articolo 14
D.P.R. 380/2001 e articolo 5, commi 9-14 Legge 106/2011. Approvazione deroga".

e della proposta di mozione n. mecc. 201503928/002, presentata dai Consiglieri
Bertola ed Appendino in data 7 settembre 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201503090/020 -
Tutela del prato prospiciente corso Brunelleschi".

PORCINO Giovanni (Presidente)
Comunico che in data 29/07/2015 la competente Commissione ha rimesso il
provvedimento in Aula.
A questa proposta di deliberazione sono stati presentati tre emendamenti, due di
Giunta e uno a firma del Consigliere Bertola.
La parola all'Assessore Lo Russo.

LO RUSSO Stefano (Assessore)
Si tratta della terza ed ultima proposta di deliberazione ai sensi della Legge n. 106.
Evito di ripetere quanto detto prima in ordine alle considerazioni di carattere
generale. Nella fattispecie, ci troviamo in un'area da trasformare per servizi, ubicata
in via Sant'Ambrogio, Circoscrizione 3, che verrà riqualificata ad uso commerciale
e, sostanzialmente, con una sistemazione generalizzata dell'intera area.
La proposta di emendamento si articola in due diversi emendamenti.
Il primo emendamento è un mero errore materiale di battitura, in quanto nel testo
della proposta di deliberazione, invece che "Monte Cucco", è stato scritto "Monte
Grappa"; quindi, viene ripristinato Monte Cucco, è un errore toponomastico.
Invece, mi pare assolutamente più rilevante il secondo emendamento, che, in
analogia a quanto abbiamo discusso nell'ambito della precedente proposta di
deliberazione, ripropone il tema della fruizione pubblica dell'area, che verrà ad
essere restituita ai cittadini. Nella fattispecie, in realtà, la questione è un po' diversa,
in quanto l'area, che verrà resa aperta, rimarrà di proprietà privata; pertanto, anche in
termini gestionali e realizzativi, avrà modalità a totale cura e spese, anche di carattere
manutentivo, da parte del soggetto privato. L'emendamento individua, a pagina 8
della narrativa, le seguenti parole: "La porzione di area privata destinata a verde,
posta all'incrocio tra via Sant'Ambrogio e via Sant'Antonino...", ovviamente fa
riferimento al progetto, così come presentato all'interno della deliberazione, "...sarà
attrezzata a cura, spese e manutenzione a carico dei proponenti". A tale proposito, mi
piace ricordare una cosa su cui soprattutto il Presidente Ventura ha più volte
richiamato l'attenzione dell'Amministrazione, cioè il fatto che le operazioni di
riqualificazione urbana, che cedono alla Città patrimonio, prima privato e poi di
fruizione pubblica, oltre ad essere di grande qualità architettonica e di grande qualità
ambientale, in una negoziazione positiva, con l'operatore privato che si fa carico
della trasformazione, vedano anche il tema delle manutenzioni. Siccome, nel caso di
specie, l'area è abbastanza ampia e verrà attrezzata con un'area giochi bimbi e con
un'area che servirà, in qualche modo, da punto di aggregazione per quanto riguarda
altri tipi di funzioni, in particolar modo per un'utenza più avanti negli anni, è
evidente che il tema della manutenzione (che in VI Commissione è stato affrontato
più volte relativamente all'area giochi bimbi) è un elemento di grande rilevanza.
Pertanto, nella formulazione dell'emendamento, anche la manutenzione dell'intera
struttura e dell'intero sedime è messa a carico del proponente, che ovviamente si
occuperà, in raccordo con la Città, della gestione operativa, anche attraverso
eventualmente, qualora necessaria, un'operazione di presidio durante le ore notturne.
"Con successivo provvedimento della Giunta Comunale saranno previste le modalità
realizzative e di gestione dell'area..." e qui mi ricollego a quanto poc'anzi detto, è
addirittura nell'emendamento, "...in raccordo con la Circoscrizione.".
Quindi, sia le modalità realizzative, sia le modalità gestionali verranno approvate
dalla Giunta Comunale nell'intervento che verrà realizzato a cure e spese da parte del
proponente, sia in fase realizzativa che manutentiva, proprio in raccordo con la
Circoscrizione. Mi pare che, da questo punto di vista, anche il raccordo con l'organo
circoscrizionale sia stato, anche in questo caso, pienamente soddisfacente e abbia
prodotto, attraverso l'emendamento, un significativo miglioramento dell'atto
deliberativo.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Trombotto.

TROMBOTTO Maurizio
La faccenda si fa sempre più complicata, in questo senso: anche qui siamo di fronte
alla Legge 106. Non ripeto ciò che ho detto in precedenza. C'è un'ipotesi di
concretizzazione di interesse pubblico attraverso la realizzazione di una non
significativa area verde attrezzata (è un giudizio, è un'espressione soggettiva).
Io conosco bene la zona e credo che la conosca bene anche l'Assessore. Credo che la
conoscano bene sicuramente alcune Consigliere e alcuni Consiglieri. Non sfuggirà
l'estrema vicinanza di un grande giardino, giustamente dedicato alle Bambine e
Bambini Vittime di Beslan, in via Sagra di San Michele, corso Peschiera, via
Sant'Antonino (ex Capamianto). Quindi, ravvisare concretamente e non solo
simbolicamente che l'interesse pubblico venga rappresentato dall'inserire e
aggiungere un'ulteriore piccola area verde attrezzata, mantenuta - questo sicuramente
è un fatto positivo - dal soggetto privato attuatore è discutibile, però si prende atto.
Dopodiché, però, Assessore, ma mi rivolgo in primo luogo al Sindaco, qui c'è un
ulteriore problema, che non riguarda solo ed in modo specifico e puntuale quell'area,
ma che è più di carattere generale. Prima abbiamo accennato al Piano Regolatore
Generale della Città di Torino, alle più di 300 Varianti, all'esigenza manifestata
anche recentemente dall'Assessore Lo Russo sulla necessità di giungere ad un nuovo
Piano Regolatore, che evidentemente non potrà che investire il prossimo mandato
amministrativo, perché, se si vuole mettere mano al nuovo Piano Regolatore, si
lavora per alcuni anni. Però qui c'è un ulteriore tema, che è quello della
pianificazione commerciale. Assessore al Commercio - che non vedo in questo
momento -, qual è la pianificazione commerciale di questa Città? È difficile riuscire
a comprendere quale sia, dal punto di vista strategico, non dal punto di vista preciso,
puntuale e casuale, sulla base di quelle che sono le istanze presentate e determinate
da parte dei privati. Sembrerebbe che non ci sia. Si sta riempiendo questa Città di
piattaforme commerciali di media e di grande dimensione, trovando, come
giustificazione, fondamentalmente, il fatto che, se in anni passati le Amministrazioni
della prima cintura hanno proceduto a realizzare una serie di centri commerciali, che
hanno avuto e che hanno tuttora una funzione di aggregazione di persone e di
attrazione delle stesse dalla città verso l'esterno della città, occorre riequilibrare,
quasi come se si fosse in competizione, un po' come dire da bambini: "Prima lo hai
fatto tu, adesso lo faccio io", senza ricordarsi che la riflessione e il ragionamento
dovrebbero essere operati su un piano di area metropolitana, ed è per questo che mi
rivolgo in primo luogo al Sindaco della Città di Torino, che è anche il Presidente del
Consiglio della Città Metropolitana.
Allora, vogliamo affrontare anche il tema di quella che è la pianificazione
commerciale di questa Città e di questa area metropolitana, oppure vogliamo
semplicemente rincorrere i privati - e vengo alla seconda giustificazione che viene
addotta e che SEL ha utilizzato e ha messo in discussione in Commissione -, perché
così riqualifichiamo, per l'appunto, degli spazi urbani oggi abbandonati?! Al di là del
fatto, come ha ricordato bene il Consigliere La Ganga, che questo non è uno spazio
urbano abbandonato o, se vuole, lo è parzialmente, perché lì attualmente c'è
un'attività produttiva, sarebbe stato interessante andare a comprendere come mai
un'attività produttiva deve lasciare il territorio della Città di Torino e trasferire la
propria attività all'esterno della città, perché io credo che, così come si ravvisa
importante entrare in questa competizione per quanto riguarda i centri della prima
cintura rispetto alle piattaforme di media e grande dimensione dal punto di vista
commerciale, sarebbe forse ancora più interessante cercare di mantenere le non
numerose aree miste (come vengono definite nel nostro Piano Regolatore quelle aree
in cui possono convivere attività produttive e luoghi residenziali) all'interno della
Città.
Facciamo finta che, invece, questa sia un'area abbandonata e dismessa, e non lo è,
ma cosa pensiamo di lasciare, come disegno della città, ai posteri tra 20-30 anni, se
continuiamo a consentire la realizzazione, all'interno del tessuto di questa città, di
piattaforme commerciali di media e grande dimensione? Il rischio - perlomeno,
ognuno si assume la responsabilità delle proprie visioni, però perlomeno avere una
visione sarebbe opportuno - è che magari tra 20 o 30 anni ci ritroviamo nuovamente
con una serie di luoghi abbandonati, cioè una parte di queste nuove piattaforme
commerciali, oltre al fatto - e concludo - che, da un'Amministrazione progressista,
pensare e immaginare che una parte delle proprie soluzioni possano realizzarsi
attraverso la realizzazione di queste piattaforme commerciali, che correttamente, e da
molti che analizzano questo tipo di interventi, vengono definiti "non luoghi", mi
sembra perlomeno curioso; mi sembra molto più imputabile ad un'Amministrazione
che abbia altri tipi di connotazioni, perché, a nostro giudizio, non è attraverso la
grande e media distribuzione che si risolvono i problemi della cittadinanza, ivi
compresi quelli di incontro e di socializzazione.
Quindi, sarebbe opportuno cominciare seriamente a riflettere su alcune questioni.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Siamo arrivati al gran finale di questa infilata di deliberazioni ex Legge 106, perché,
se la prima è problematica 1 e la seconda è problematica 10, questa è problematica
100, è quella sicuramente più problematica delle tre per i motivi che andrò
brevemente ad esporre. Intanto perché la Legge 106, il Decreto Sviluppo, prevede
che questi interventi vengano fatti per la riqualificazione di edifici abbandonati, in
disuso, non più fruibili, e qui siamo in una fabbrica che è attualmente in uso, siamo
entrati anche a fare il sopralluogo: c'era dentro la gente che lavorava, i mezzi che
andavano e venivano, portavano prodotti, quindi non si capisce dove siano
l'abbandono e il degrado da riqualificare.
Sicuramente si tratta di un isolato frastagliato, come tanti ne abbiamo in città, con
edifici bassi, con piccole fabbriche, con qualche piccola casa, eccetera, però non si
vede alcun tipo di stato di abbandono e di degrado per cui si dovrebbe fare un
intervento.
Tanto più è difficile capire quale sia il pubblico interesse, dato che l'unica
attrezzatura di pubblico interesse sostanzialmente sarà un'altalena o due giochi per
bimbi messi in un angolino di quest'area su un'aiuola, quando oltretutto abbiamo, da
una parte, a due isolati, il Parco della Tesoreria, e dall'altra parte, verso corso
Peschiera e via Pozzo Strada, c'è, sempre a un isolato, il Parco della ex Capamianto,
il Giardino Bambine e Bambini Vittime di Beslan, realizzato recentemente, con
ampio spazio verde, giochi, eccetera. Quindi, non c'è assolutamente alcuna necessità
di un'ulteriore altalena esattamente in quel punto lì e chiaramente, in questo caso,
l'interesse pubblico è totalmente assente.
Dopodiché, stiamo parlando di un intervento che, anche per dimensione, è molto
diverso dai precedenti, perché nel caso precedente parlavamo di 900 metri quadrati di
strutture di vendita, quindi stile discount, mentre qui parliamo di 2.400 metri
quadrati, cioè appena sotto la soglia dell'ipermercato, fosse 2.500 metri quadrati
sarebbe ipermercato a pieno diritto, quindi di fatto sostanzialmente siamo lì.
Quindi, anche qui abbiamo il problema dell'impatto commerciale su una zona che,
comunque, ha ancora dei negozi su corso Francia, su corso Monte Cucco, ha qualche
piccolo supermercato; si parla sempre di posti di lavoro che portano questi interventi
di grandi centri commerciali, ma bisognerebbe andare a vedere quanti posti di lavoro
vengono tolti, perché, per ogni ipermercato o supermercato che apre, ci saranno
magari dei nuovi posti precari da cassiere o da cassiera per alcune persone, però si
perderanno i posti, magari anche meglio trattati, di lavoro autonomo, dai
commercianti precedenti, dei negozi vicini, di chi deve chiudere o magari cacciare
qualche dipendente in tutti i locali e i negozi della zona.
Per cui, alla fine, io non sono affatto convinto che il saldo dei posti di lavoro sia
positivo per la Città di Torino ogni volta che si fanno questi interventi, e questo
perlomeno andrebbe dimostrato, senza venire ogni volta a dire che creiamo posti di
lavoro.
Quindi c'è anche un problema di programmazione commerciale, in quanto questa è
la prima volta che andiamo a mettere una superficie di vendita di così grande
dimensione, non su una strada di scorrimento, su un corso o su un viale, ma
all'interno di una zona residenziale, sulle vie interne, che non sono state pensate per
sostenere il traffico generato da un centro commerciale di queste dimensioni.
Addirittura, due delle quattro vie che sono interne, una è un passaggio privato che dà
sui cortili delle case di corso Monte Cucco con le mutande stese, i panni, eccetera,
dove non è mai passato nessuno, e un'altra è una strada di risulta, che non è neanche
tanto larga quanto le nostre strade residenziali normali, è una strada in cui passa una
macchina e forse ci sta un pedone con un piccolo marciapiede di fianco, se glielo
costruiamo, perché al momento non c'è neanche il marciapiede, e su questa strada
arriverebbe una delle uscite del parcheggio del centro commerciale.
Quindi, francamente ci si chiede anche come farà la zona a sopportare il traffico. Tra
l'altro è una zona che conosco, perché sono nato e ho vissuto lì per i primi 15 anni
della mia vita e già da sempre l'incrocio su corso Monte Cucco di via Sant'Antonino
è un incrocio pericoloso; non so se forse ci metteremo un semaforo, ma comunque ci
sarà sicuramente anche un problema di gestione del traffico, magari risolubile, però
intanto ci sarà.
Dal punto di vista della pianificazione urbanistica di una città, non si capisce che
senso abbia andare a mettere gli ipermercati nelle vie interne dei quartieri, nelle
viuzze. Quindi, questo è un ulteriore problema che non è stato affrontato e non è
stato risolto, né dal punto di vista trasportistico, né dal punto di vista commerciale.
Infine, però, vorrei far notare una cosa che forse il Consiglio Comunale non ha tanto
osservato, perché è un po' nelle pieghe della deliberazione, cioè che, oltre ad
autorizzare questo ipermercato da 2.400 metri quadrati in via Sant'Ambrogio e via
Sant'Antonino, noi approviamo anche di trasferire altri 4.400 metri quadrati di
superficie costruibile, e l'andiamo a mettere in corso Brunelleschi angolo via
Bardonecchia su un prato. Non so chi conosca la zona, credo che il Capogruppo
Paolino, che è stato Presidente della Circoscrizione 3, conosca il prato che sta davanti
al mercato di corso Brunelleschi, che è sostanzialmente l'unico angolo di prato
rimasto in tutto il quartiere Pozzo Strada, che originariamente, fin dagli anni 60, era
una distesa di prati, a parte le poche case lungo l'asse di corso Francia.
Quindi, tra tutti i posti dove possiamo andare a costruire, tra l'altro un ulteriore
ipermercato, perché anche lì si parla di altri 2.400 metri quadrati di superficie di
vendita, lo andiamo a mettere su un prato davanti al mercato di corso Brunelleschi,
quindi possiamo immaginare l'impatto che avrà sul mercato di corso Brunelleschi - e
quindi mi chiedo, anche qui, se tutte le promesse politiche di rilancio dei mercati
siano vere, perché chiaramente, continuando a costruire supermercati e ipermercati
davanti ai mercati, non si capisce come facciano i mercati a sopravvivere -, e poi, alla
faccia di tutte le affermazioni contro il consumo di suolo, andiamo a concentrare
l'edificazione sul prato. Dato che, tra l'altro, tecnicamente si tratta di un ambito del
Piano Regolatore che ha anche altre parti, per cui non c'è solo il prato, ci sono
magari altri edifici, anche ex industriali, e magari quelli veramente meriterebbero una
riqualificazione, forse sarebbe più utile metterlo lì.
Invece, se voi prendete la proposta di deliberazione e leggete il punto 3, è vero che ci
viene detto che in futuro dovremo esaminare l'ulteriore provvedimento di deroga per
concedere il permesso di costruire questa roba in corso Brunelleschi, però ci viene
scritto che fin d'ora decidiamo che quella roba lì è una riqualificazione, cioè c'è
scritto che il Consiglio Comunale decide che prendere un prato e costruirci un
supermercato è una riqualificazione del prato, non capisco in che senso, che va nel
pubblico interesse. A me questa sembra totalmente una follia, per cui, se proprio
volete fare il supermercato in via Sant'Ambrogio, noi siamo contrari, ma fatelo, però
almeno evitiamo di vincolare noi e magari il prossimo Consiglio Comunale, fra
qualche anno, sul destino di quel prato.
Per cui, noi abbiamo concentrato la nostra attività emendativa su quel punto.
Abbiamo presentato un emendamento che fa una cosa molto semplice: elimina un
pezzo del terzo punto dell'impegnativa, dicendo che questo trasferimento di
superficie commerciale verrà valutato in seguito, come è giusto che sia, però non ci
impegniamo fin d'ora a dire che quella roba lì va nel pubblico interesse, perché io
francamente non riesco a capire come si faccia a sostenere che costruire un
supermercato su un prato sia nel pubblico interesse.
In più c'è, in alternativa, ma anche in complemento, come preferite, una mozione di
accompagnamento che chiede, nella ulteriore futura sistemazione dei progetti di
quell'ambito di corso Brunelleschi, di concentrare l'edificazione sulle parti già
costruite, quindi sugli edifici che già esistono sul terreno già compromesso, e non sul
prato, quindi tutelando quello che rimane di questo prato. Speriamo che almeno su
questa parte ci possa essere uno scatto d'orgoglio e di attenzione del Consiglio
Comunale, evitando di comprometterci già, due al prezzo di uno, due ipermercati al
prezzo di una sola deliberazione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Non ho ulteriori Consiglieri iscritti per l'intervento.
La parola, per la replica, all'Assessore Lo Russo.

LO RUSSO Stefano (Assessore)
Evito di ripetere cose già dette e mi limito al merito specifico della questione.
Mi permetto di contraddire quanto detto dal Consigliere Bertola su due specifici
punti. Il tema della viabilità, Consigliere Bertola, ahimè, non compete né a me né a
lei valutarlo, ma compete all'Ufficio Tecnico della Città di Torino, che ha
competenze tecniche per farlo e che ha dato parere favorevole all'intervento. Quindi,
che lei possa avere un'opinione diversa e io possa avere ancora una terza opinione
diversa, si dà il caso che il progetto arrivi all'esame del Consiglio Comunale dopo
aver acquisito il parere favorevole, anche sotto l'aspetto viabilistico. Quindi, non è
vero che l'analisi non è stata fatta. Non solo è stata fatta, ma è stata giudicata
favorevole dal nostro Servizio Infrastrutture e Mobilità.
Relativamente a questo specifico punto della delocalizzazione della superficie, la
ragione è esattamente diametralmente opposta a quella che lei attribuisce, cioè spiego
meglio: la Legge 106 prevede la possibilità di delocalizzare la parte eccedente di
S.L.P., generata dall'indice edificatorio, in altro sito idoneo, per poter, in qualche
modo, essere ivi attribuita. La ragione per cui viene localizzata in questo luogo è
proprio per evitare che questa capacità edificatoria, che, come lei mi insegna, in un
meccanismo assolutamente ordinario del nostro Piano Regolatore, può essere
trasferita da un punto all'altro della città, atterri in via indefinita o non atterri. Questo
non vuol dire, Consigliere Bertola, che quei 4.043,76 metri quadrati diventeranno
necessariamente una superficie commerciale. Quello che lei ha detto è improprio.
Attribuiamo unicamente la capacità edificatoria a quel sedime da lei indicato, che
peraltro è correttamente un prato, come diceva lei, ma è un'area del tutto privata,
come lei certamente sa, cioè non è che stiamo parlando di un parco pubblico, stiamo
parlando di un'area privata; conseguentemente, con il punto 3 del dispositivo, noi
attribuiamo la quota eccedente di S.L.P. su quel sedime. Null'altro, Consigliere
Bertola, proprio null'altro, tant'è vero che, se lei continua a leggere quello che ha
omesso di leggere nel prosieguo del comma 3, lo leggo io, perché forse lei questo
passaggio l'ha evitato: "Il relativo specifico intervento in deroga,...", cioè quello
relativo a questi 4.000 metri quadrati che vengono al momento congelati e attribuiti
al sedime da lei citato, "...oggetto di specifico permesso di costruire, sarà sottoposto
all'esame del Consiglio Comunale con successivo e separato provvedimento", cioè,
tradotto in italiano, questo elemento di congelamento della superficie lorda di
pavimento eccedente la quota parte che non viene sviluppata viene unicamente
allocato in quest'altra porzione di proprietà della società proponente. Questo
Consiglio Comunale, un successivo Consiglio Comunale, un cambio di Legge
deciderà e, in ogni caso, è non implicito, ma esplicitato che il Consiglio Comunale
valuterà in quel momento, al momento in cui - oggi non abbiamo agli atti nulla - un
domani dovesse venire presentato un intervento, la fattispecie o meno dell'interesse
pubblico legato a questo tipo di destinazione.
La definizione sul tema dell'interesse pubblico fa salvi tutti i principi della Legge
106; è la ragione per cui, in qualche modo, abbiamo ritenuto, gli Uffici hanno
ritenuto, ma io condivido di ritenere esplicitata la distribuzione di questa quota
eccedente di S.L.P., perché qui siamo in un caso in cui l'intervento edilizio - segnalo,
sarà anche gigantesco, come è stato detto, per carità, le aggettivazioni tendono ad
essere soggettive sulla base di chi le esprime - non esaurisce la S.L.P., tanto per
essere molto chiari. Per capirci - guardo lei, Consigliere Bertola -, la ragione per cui
abbiamo dovuto introdurre questo tipo di dispositivo è che l'intervento è talmente
gigantesco, come è stato detto, che neanche la superficie lorda di pavimento generata
dal Piano Regolatore vigente viene esaurita. E non è che non venga esaurita per sfridi
di centinaia di metri quadrati, ma per oltre 4.000 metri quadrati.
Quindi, per riportare nel giusto novero delle questioni, io non entro nel merito di
tutta la discussione sul tema della pianificazione commerciale, né per competenza e
avrei molto da dire anche sul punto, però ci tengo a ribadire un concetto molto chiaro
all'Aula: la ragione per cui è introdotto il punto 3 dell'impegnativa è che l'intervento
oggetto del permesso in deroga non esaurisce la teorica capacità edificatoria
dell'ambito attuale e, conseguentemente, siccome l'intervento in deroga sviluppa
capacità edificatoria significativamente inferiore a quella che oggi nel nostro Piano
Regolatore è prevista, la capacità edificatoria viene stabilito che viene allocata in
quest'altro sedime, che comunque sarà oggetto di specifico provvedimento da parte
di questo Consiglio o da parte di altri Consigli. Ad oggi agli atti non risulta
presentato alcun progetto in tal senso.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, per un breve intervento, alla Consigliera Levi-Montalcini.

LEVI-MONTALCINI Piera
Volevo chiedere una precisazione all'Assessore, anche se non è usuale che io parli
dopo l'Assessore. Se l'area avesse già la nuova destinazione d'uso, quella in deroga,
ci sarebbero questi 4.000 metri quadrati o no? Oggi è industriale, e quindi la capacità
edificatoria è molto maggiore; se fosse, invece, Uni Torino piuttosto che abitativo,
non sarebbe quello il parametro edificatorio e quindi probabilmente i 4.000 metri
quadrati non ci sarebbero.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola all'Assessore Lo Russo.

LO RUSSO Stefano (Assessore)
La domanda è molto tecnica. La Legge 106 prevede la presa in carico della capacità
edificatoria sviluppata ed esistente. L'intervento oggetto della deroga produce una
riduzione della SLP rispetto all'esistente per una quota di eccedenza di 4.000 metri.
Adesso, Presidente, non vorrei attivare una discussione che è tipica da Commissione,
però, in sintesi, penso a verbale di aver risposto.
Pertanto, siccome l'istituto della Legge 106 parte dalla Superficie Lorda di
Pavimento effettivamente edificata, il progetto a trasformazione avvenuta riduce
questa capacità edificatoria, che oggi è realizzata, e che domani verrà a essere
inferiore della quota parte che viene allocata nell'altra parte di sedime.

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