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PORCINO Giovanni (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201503090/020, presentata dalla Giunta Comunale in data 14 luglio 2015, avente per oggetto: "Demolizione edifici siti in v. S. Ambrogio a tipologia produttiva e terziaria, ricostruzione di fabbricato destinato a struttura di vendita commerciale con delocalizzazione di S.L.P. residua. Permesso di costruire in deroga ex articolo 14 D.P.R. 380/2001 e articolo 5, commi 9-14 Legge 106/2011. Approvazione deroga". e della proposta di mozione n. mecc. 201503928/002, presentata dai Consiglieri Bertola ed Appendino in data 7 settembre 2015, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201503090/020 - Tutela del prato prospiciente corso Brunelleschi". PORCINO Giovanni (Presidente) Comunico che in data 29/07/2015 la competente Commissione ha rimesso il provvedimento in Aula. A questa proposta di deliberazione sono stati presentati tre emendamenti, due di Giunta e uno a firma del Consigliere Bertola. La parola all'Assessore Lo Russo. LO RUSSO Stefano (Assessore) Si tratta della terza ed ultima proposta di deliberazione ai sensi della Legge n. 106. Evito di ripetere quanto detto prima in ordine alle considerazioni di carattere generale. Nella fattispecie, ci troviamo in un'area da trasformare per servizi, ubicata in via Sant'Ambrogio, Circoscrizione 3, che verrà riqualificata ad uso commerciale e, sostanzialmente, con una sistemazione generalizzata dell'intera area. La proposta di emendamento si articola in due diversi emendamenti. Il primo emendamento è un mero errore materiale di battitura, in quanto nel testo della proposta di deliberazione, invece che "Monte Cucco", è stato scritto "Monte Grappa"; quindi, viene ripristinato Monte Cucco, è un errore toponomastico. Invece, mi pare assolutamente più rilevante il secondo emendamento, che, in analogia a quanto abbiamo discusso nell'ambito della precedente proposta di deliberazione, ripropone il tema della fruizione pubblica dell'area, che verrà ad essere restituita ai cittadini. Nella fattispecie, in realtà, la questione è un po' diversa, in quanto l'area, che verrà resa aperta, rimarrà di proprietà privata; pertanto, anche in termini gestionali e realizzativi, avrà modalità a totale cura e spese, anche di carattere manutentivo, da parte del soggetto privato. L'emendamento individua, a pagina 8 della narrativa, le seguenti parole: "La porzione di area privata destinata a verde, posta all'incrocio tra via Sant'Ambrogio e via Sant'Antonino...", ovviamente fa riferimento al progetto, così come presentato all'interno della deliberazione, "...sarà attrezzata a cura, spese e manutenzione a carico dei proponenti". A tale proposito, mi piace ricordare una cosa su cui soprattutto il Presidente Ventura ha più volte richiamato l'attenzione dell'Amministrazione, cioè il fatto che le operazioni di riqualificazione urbana, che cedono alla Città patrimonio, prima privato e poi di fruizione pubblica, oltre ad essere di grande qualità architettonica e di grande qualità ambientale, in una negoziazione positiva, con l'operatore privato che si fa carico della trasformazione, vedano anche il tema delle manutenzioni. Siccome, nel caso di specie, l'area è abbastanza ampia e verrà attrezzata con un'area giochi bimbi e con un'area che servirà, in qualche modo, da punto di aggregazione per quanto riguarda altri tipi di funzioni, in particolar modo per un'utenza più avanti negli anni, è evidente che il tema della manutenzione (che in VI Commissione è stato affrontato più volte relativamente all'area giochi bimbi) è un elemento di grande rilevanza. Pertanto, nella formulazione dell'emendamento, anche la manutenzione dell'intera struttura e dell'intero sedime è messa a carico del proponente, che ovviamente si occuperà, in raccordo con la Città, della gestione operativa, anche attraverso eventualmente, qualora necessaria, un'operazione di presidio durante le ore notturne. "Con successivo provvedimento della Giunta Comunale saranno previste le modalità realizzative e di gestione dell'area..." e qui mi ricollego a quanto poc'anzi detto, è addirittura nell'emendamento, "...in raccordo con la Circoscrizione.". Quindi, sia le modalità realizzative, sia le modalità gestionali verranno approvate dalla Giunta Comunale nell'intervento che verrà realizzato a cure e spese da parte del proponente, sia in fase realizzativa che manutentiva, proprio in raccordo con la Circoscrizione. Mi pare che, da questo punto di vista, anche il raccordo con l'organo circoscrizionale sia stato, anche in questo caso, pienamente soddisfacente e abbia prodotto, attraverso l'emendamento, un significativo miglioramento dell'atto deliberativo. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Trombotto. TROMBOTTO Maurizio La faccenda si fa sempre più complicata, in questo senso: anche qui siamo di fronte alla Legge 106. Non ripeto ciò che ho detto in precedenza. C'è un'ipotesi di concretizzazione di interesse pubblico attraverso la realizzazione di una non significativa area verde attrezzata (è un giudizio, è un'espressione soggettiva). Io conosco bene la zona e credo che la conosca bene anche l'Assessore. Credo che la conoscano bene sicuramente alcune Consigliere e alcuni Consiglieri. Non sfuggirà l'estrema vicinanza di un grande giardino, giustamente dedicato alle Bambine e Bambini Vittime di Beslan, in via Sagra di San Michele, corso Peschiera, via Sant'Antonino (ex Capamianto). Quindi, ravvisare concretamente e non solo simbolicamente che l'interesse pubblico venga rappresentato dall'inserire e aggiungere un'ulteriore piccola area verde attrezzata, mantenuta - questo sicuramente è un fatto positivo - dal soggetto privato attuatore è discutibile, però si prende atto. Dopodiché, però, Assessore, ma mi rivolgo in primo luogo al Sindaco, qui c'è un ulteriore problema, che non riguarda solo ed in modo specifico e puntuale quell'area, ma che è più di carattere generale. Prima abbiamo accennato al Piano Regolatore Generale della Città di Torino, alle più di 300 Varianti, all'esigenza manifestata anche recentemente dall'Assessore Lo Russo sulla necessità di giungere ad un nuovo Piano Regolatore, che evidentemente non potrà che investire il prossimo mandato amministrativo, perché, se si vuole mettere mano al nuovo Piano Regolatore, si lavora per alcuni anni. Però qui c'è un ulteriore tema, che è quello della pianificazione commerciale. Assessore al Commercio - che non vedo in questo momento -, qual è la pianificazione commerciale di questa Città? È difficile riuscire a comprendere quale sia, dal punto di vista strategico, non dal punto di vista preciso, puntuale e casuale, sulla base di quelle che sono le istanze presentate e determinate da parte dei privati. Sembrerebbe che non ci sia. Si sta riempiendo questa Città di piattaforme commerciali di media e di grande dimensione, trovando, come giustificazione, fondamentalmente, il fatto che, se in anni passati le Amministrazioni della prima cintura hanno proceduto a realizzare una serie di centri commerciali, che hanno avuto e che hanno tuttora una funzione di aggregazione di persone e di attrazione delle stesse dalla città verso l'esterno della città, occorre riequilibrare, quasi come se si fosse in competizione, un po' come dire da bambini: "Prima lo hai fatto tu, adesso lo faccio io", senza ricordarsi che la riflessione e il ragionamento dovrebbero essere operati su un piano di area metropolitana, ed è per questo che mi rivolgo in primo luogo al Sindaco della Città di Torino, che è anche il Presidente del Consiglio della Città Metropolitana. Allora, vogliamo affrontare anche il tema di quella che è la pianificazione commerciale di questa Città e di questa area metropolitana, oppure vogliamo semplicemente rincorrere i privati - e vengo alla seconda giustificazione che viene addotta e che SEL ha utilizzato e ha messo in discussione in Commissione -, perché così riqualifichiamo, per l'appunto, degli spazi urbani oggi abbandonati?! Al di là del fatto, come ha ricordato bene il Consigliere La Ganga, che questo non è uno spazio urbano abbandonato o, se vuole, lo è parzialmente, perché lì attualmente c'è un'attività produttiva, sarebbe stato interessante andare a comprendere come mai un'attività produttiva deve lasciare il territorio della Città di Torino e trasferire la propria attività all'esterno della città, perché io credo che, così come si ravvisa importante entrare in questa competizione per quanto riguarda i centri della prima cintura rispetto alle piattaforme di media e grande dimensione dal punto di vista commerciale, sarebbe forse ancora più interessante cercare di mantenere le non numerose aree miste (come vengono definite nel nostro Piano Regolatore quelle aree in cui possono convivere attività produttive e luoghi residenziali) all'interno della Città. Facciamo finta che, invece, questa sia un'area abbandonata e dismessa, e non lo è, ma cosa pensiamo di lasciare, come disegno della città, ai posteri tra 20-30 anni, se continuiamo a consentire la realizzazione, all'interno del tessuto di questa città, di piattaforme commerciali di media e grande dimensione? Il rischio - perlomeno, ognuno si assume la responsabilità delle proprie visioni, però perlomeno avere una visione sarebbe opportuno - è che magari tra 20 o 30 anni ci ritroviamo nuovamente con una serie di luoghi abbandonati, cioè una parte di queste nuove piattaforme commerciali, oltre al fatto - e concludo - che, da un'Amministrazione progressista, pensare e immaginare che una parte delle proprie soluzioni possano realizzarsi attraverso la realizzazione di queste piattaforme commerciali, che correttamente, e da molti che analizzano questo tipo di interventi, vengono definiti "non luoghi", mi sembra perlomeno curioso; mi sembra molto più imputabile ad un'Amministrazione che abbia altri tipi di connotazioni, perché, a nostro giudizio, non è attraverso la grande e media distribuzione che si risolvono i problemi della cittadinanza, ivi compresi quelli di incontro e di socializzazione. Quindi, sarebbe opportuno cominciare seriamente a riflettere su alcune questioni. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Siamo arrivati al gran finale di questa infilata di deliberazioni ex Legge 106, perché, se la prima è problematica 1 e la seconda è problematica 10, questa è problematica 100, è quella sicuramente più problematica delle tre per i motivi che andrò brevemente ad esporre. Intanto perché la Legge 106, il Decreto Sviluppo, prevede che questi interventi vengano fatti per la riqualificazione di edifici abbandonati, in disuso, non più fruibili, e qui siamo in una fabbrica che è attualmente in uso, siamo entrati anche a fare il sopralluogo: c'era dentro la gente che lavorava, i mezzi che andavano e venivano, portavano prodotti, quindi non si capisce dove siano l'abbandono e il degrado da riqualificare. Sicuramente si tratta di un isolato frastagliato, come tanti ne abbiamo in città, con edifici bassi, con piccole fabbriche, con qualche piccola casa, eccetera, però non si vede alcun tipo di stato di abbandono e di degrado per cui si dovrebbe fare un intervento. Tanto più è difficile capire quale sia il pubblico interesse, dato che l'unica attrezzatura di pubblico interesse sostanzialmente sarà un'altalena o due giochi per bimbi messi in un angolino di quest'area su un'aiuola, quando oltretutto abbiamo, da una parte, a due isolati, il Parco della Tesoreria, e dall'altra parte, verso corso Peschiera e via Pozzo Strada, c'è, sempre a un isolato, il Parco della ex Capamianto, il Giardino Bambine e Bambini Vittime di Beslan, realizzato recentemente, con ampio spazio verde, giochi, eccetera. Quindi, non c'è assolutamente alcuna necessità di un'ulteriore altalena esattamente in quel punto lì e chiaramente, in questo caso, l'interesse pubblico è totalmente assente. Dopodiché, stiamo parlando di un intervento che, anche per dimensione, è molto diverso dai precedenti, perché nel caso precedente parlavamo di 900 metri quadrati di strutture di vendita, quindi stile discount, mentre qui parliamo di 2.400 metri quadrati, cioè appena sotto la soglia dell'ipermercato, fosse 2.500 metri quadrati sarebbe ipermercato a pieno diritto, quindi di fatto sostanzialmente siamo lì. Quindi, anche qui abbiamo il problema dell'impatto commerciale su una zona che, comunque, ha ancora dei negozi su corso Francia, su corso Monte Cucco, ha qualche piccolo supermercato; si parla sempre di posti di lavoro che portano questi interventi di grandi centri commerciali, ma bisognerebbe andare a vedere quanti posti di lavoro vengono tolti, perché, per ogni ipermercato o supermercato che apre, ci saranno magari dei nuovi posti precari da cassiere o da cassiera per alcune persone, però si perderanno i posti, magari anche meglio trattati, di lavoro autonomo, dai commercianti precedenti, dei negozi vicini, di chi deve chiudere o magari cacciare qualche dipendente in tutti i locali e i negozi della zona. Per cui, alla fine, io non sono affatto convinto che il saldo dei posti di lavoro sia positivo per la Città di Torino ogni volta che si fanno questi interventi, e questo perlomeno andrebbe dimostrato, senza venire ogni volta a dire che creiamo posti di lavoro. Quindi c'è anche un problema di programmazione commerciale, in quanto questa è la prima volta che andiamo a mettere una superficie di vendita di così grande dimensione, non su una strada di scorrimento, su un corso o su un viale, ma all'interno di una zona residenziale, sulle vie interne, che non sono state pensate per sostenere il traffico generato da un centro commerciale di queste dimensioni. Addirittura, due delle quattro vie che sono interne, una è un passaggio privato che dà sui cortili delle case di corso Monte Cucco con le mutande stese, i panni, eccetera, dove non è mai passato nessuno, e un'altra è una strada di risulta, che non è neanche tanto larga quanto le nostre strade residenziali normali, è una strada in cui passa una macchina e forse ci sta un pedone con un piccolo marciapiede di fianco, se glielo costruiamo, perché al momento non c'è neanche il marciapiede, e su questa strada arriverebbe una delle uscite del parcheggio del centro commerciale. Quindi, francamente ci si chiede anche come farà la zona a sopportare il traffico. Tra l'altro è una zona che conosco, perché sono nato e ho vissuto lì per i primi 15 anni della mia vita e già da sempre l'incrocio su corso Monte Cucco di via Sant'Antonino è un incrocio pericoloso; non so se forse ci metteremo un semaforo, ma comunque ci sarà sicuramente anche un problema di gestione del traffico, magari risolubile, però intanto ci sarà. Dal punto di vista della pianificazione urbanistica di una città, non si capisce che senso abbia andare a mettere gli ipermercati nelle vie interne dei quartieri, nelle viuzze. Quindi, questo è un ulteriore problema che non è stato affrontato e non è stato risolto, né dal punto di vista trasportistico, né dal punto di vista commerciale. Infine, però, vorrei far notare una cosa che forse il Consiglio Comunale non ha tanto osservato, perché è un po' nelle pieghe della deliberazione, cioè che, oltre ad autorizzare questo ipermercato da 2.400 metri quadrati in via Sant'Ambrogio e via Sant'Antonino, noi approviamo anche di trasferire altri 4.400 metri quadrati di superficie costruibile, e l'andiamo a mettere in corso Brunelleschi angolo via Bardonecchia su un prato. Non so chi conosca la zona, credo che il Capogruppo Paolino, che è stato Presidente della Circoscrizione 3, conosca il prato che sta davanti al mercato di corso Brunelleschi, che è sostanzialmente l'unico angolo di prato rimasto in tutto il quartiere Pozzo Strada, che originariamente, fin dagli anni 60, era una distesa di prati, a parte le poche case lungo l'asse di corso Francia. Quindi, tra tutti i posti dove possiamo andare a costruire, tra l'altro un ulteriore ipermercato, perché anche lì si parla di altri 2.400 metri quadrati di superficie di vendita, lo andiamo a mettere su un prato davanti al mercato di corso Brunelleschi, quindi possiamo immaginare l'impatto che avrà sul mercato di corso Brunelleschi - e quindi mi chiedo, anche qui, se tutte le promesse politiche di rilancio dei mercati siano vere, perché chiaramente, continuando a costruire supermercati e ipermercati davanti ai mercati, non si capisce come facciano i mercati a sopravvivere -, e poi, alla faccia di tutte le affermazioni contro il consumo di suolo, andiamo a concentrare l'edificazione sul prato. Dato che, tra l'altro, tecnicamente si tratta di un ambito del Piano Regolatore che ha anche altre parti, per cui non c'è solo il prato, ci sono magari altri edifici, anche ex industriali, e magari quelli veramente meriterebbero una riqualificazione, forse sarebbe più utile metterlo lì. Invece, se voi prendete la proposta di deliberazione e leggete il punto 3, è vero che ci viene detto che in futuro dovremo esaminare l'ulteriore provvedimento di deroga per concedere il permesso di costruire questa roba in corso Brunelleschi, però ci viene scritto che fin d'ora decidiamo che quella roba lì è una riqualificazione, cioè c'è scritto che il Consiglio Comunale decide che prendere un prato e costruirci un supermercato è una riqualificazione del prato, non capisco in che senso, che va nel pubblico interesse. A me questa sembra totalmente una follia, per cui, se proprio volete fare il supermercato in via Sant'Ambrogio, noi siamo contrari, ma fatelo, però almeno evitiamo di vincolare noi e magari il prossimo Consiglio Comunale, fra qualche anno, sul destino di quel prato. Per cui, noi abbiamo concentrato la nostra attività emendativa su quel punto. Abbiamo presentato un emendamento che fa una cosa molto semplice: elimina un pezzo del terzo punto dell'impegnativa, dicendo che questo trasferimento di superficie commerciale verrà valutato in seguito, come è giusto che sia, però non ci impegniamo fin d'ora a dire che quella roba lì va nel pubblico interesse, perché io francamente non riesco a capire come si faccia a sostenere che costruire un supermercato su un prato sia nel pubblico interesse. In più c'è, in alternativa, ma anche in complemento, come preferite, una mozione di accompagnamento che chiede, nella ulteriore futura sistemazione dei progetti di quell'ambito di corso Brunelleschi, di concentrare l'edificazione sulle parti già costruite, quindi sugli edifici che già esistono sul terreno già compromesso, e non sul prato, quindi tutelando quello che rimane di questo prato. Speriamo che almeno su questa parte ci possa essere uno scatto d'orgoglio e di attenzione del Consiglio Comunale, evitando di comprometterci già, due al prezzo di uno, due ipermercati al prezzo di una sola deliberazione. PORCINO Giovanni (Presidente) Non ho ulteriori Consiglieri iscritti per l'intervento. La parola, per la replica, all'Assessore Lo Russo. LO RUSSO Stefano (Assessore) Evito di ripetere cose già dette e mi limito al merito specifico della questione. Mi permetto di contraddire quanto detto dal Consigliere Bertola su due specifici punti. Il tema della viabilità, Consigliere Bertola, ahimè, non compete né a me né a lei valutarlo, ma compete all'Ufficio Tecnico della Città di Torino, che ha competenze tecniche per farlo e che ha dato parere favorevole all'intervento. Quindi, che lei possa avere un'opinione diversa e io possa avere ancora una terza opinione diversa, si dà il caso che il progetto arrivi all'esame del Consiglio Comunale dopo aver acquisito il parere favorevole, anche sotto l'aspetto viabilistico. Quindi, non è vero che l'analisi non è stata fatta. Non solo è stata fatta, ma è stata giudicata favorevole dal nostro Servizio Infrastrutture e Mobilità. Relativamente a questo specifico punto della delocalizzazione della superficie, la ragione è esattamente diametralmente opposta a quella che lei attribuisce, cioè spiego meglio: la Legge 106 prevede la possibilità di delocalizzare la parte eccedente di S.L.P., generata dall'indice edificatorio, in altro sito idoneo, per poter, in qualche modo, essere ivi attribuita. La ragione per cui viene localizzata in questo luogo è proprio per evitare che questa capacità edificatoria, che, come lei mi insegna, in un meccanismo assolutamente ordinario del nostro Piano Regolatore, può essere trasferita da un punto all'altro della città, atterri in via indefinita o non atterri. Questo non vuol dire, Consigliere Bertola, che quei 4.043,76 metri quadrati diventeranno necessariamente una superficie commerciale. Quello che lei ha detto è improprio. Attribuiamo unicamente la capacità edificatoria a quel sedime da lei indicato, che peraltro è correttamente un prato, come diceva lei, ma è un'area del tutto privata, come lei certamente sa, cioè non è che stiamo parlando di un parco pubblico, stiamo parlando di un'area privata; conseguentemente, con il punto 3 del dispositivo, noi attribuiamo la quota eccedente di S.L.P. su quel sedime. Null'altro, Consigliere Bertola, proprio null'altro, tant'è vero che, se lei continua a leggere quello che ha omesso di leggere nel prosieguo del comma 3, lo leggo io, perché forse lei questo passaggio l'ha evitato: "Il relativo specifico intervento in deroga,...", cioè quello relativo a questi 4.000 metri quadrati che vengono al momento congelati e attribuiti al sedime da lei citato, "...oggetto di specifico permesso di costruire, sarà sottoposto all'esame del Consiglio Comunale con successivo e separato provvedimento", cioè, tradotto in italiano, questo elemento di congelamento della superficie lorda di pavimento eccedente la quota parte che non viene sviluppata viene unicamente allocato in quest'altra porzione di proprietà della società proponente. Questo Consiglio Comunale, un successivo Consiglio Comunale, un cambio di Legge deciderà e, in ogni caso, è non implicito, ma esplicitato che il Consiglio Comunale valuterà in quel momento, al momento in cui - oggi non abbiamo agli atti nulla - un domani dovesse venire presentato un intervento, la fattispecie o meno dell'interesse pubblico legato a questo tipo di destinazione. La definizione sul tema dell'interesse pubblico fa salvi tutti i principi della Legge 106; è la ragione per cui, in qualche modo, abbiamo ritenuto, gli Uffici hanno ritenuto, ma io condivido di ritenere esplicitata la distribuzione di questa quota eccedente di S.L.P., perché qui siamo in un caso in cui l'intervento edilizio - segnalo, sarà anche gigantesco, come è stato detto, per carità, le aggettivazioni tendono ad essere soggettive sulla base di chi le esprime - non esaurisce la S.L.P., tanto per essere molto chiari. Per capirci - guardo lei, Consigliere Bertola -, la ragione per cui abbiamo dovuto introdurre questo tipo di dispositivo è che l'intervento è talmente gigantesco, come è stato detto, che neanche la superficie lorda di pavimento generata dal Piano Regolatore vigente viene esaurita. E non è che non venga esaurita per sfridi di centinaia di metri quadrati, ma per oltre 4.000 metri quadrati. Quindi, per riportare nel giusto novero delle questioni, io non entro nel merito di tutta la discussione sul tema della pianificazione commerciale, né per competenza e avrei molto da dire anche sul punto, però ci tengo a ribadire un concetto molto chiaro all'Aula: la ragione per cui è introdotto il punto 3 dell'impegnativa è che l'intervento oggetto del permesso in deroga non esaurisce la teorica capacità edificatoria dell'ambito attuale e, conseguentemente, siccome l'intervento in deroga sviluppa capacità edificatoria significativamente inferiore a quella che oggi nel nostro Piano Regolatore è prevista, la capacità edificatoria viene stabilito che viene allocata in quest'altro sedime, che comunque sarà oggetto di specifico provvedimento da parte di questo Consiglio o da parte di altri Consigli. Ad oggi agli atti non risulta presentato alcun progetto in tal senso. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola, per un breve intervento, alla Consigliera Levi-Montalcini. LEVI-MONTALCINI Piera Volevo chiedere una precisazione all'Assessore, anche se non è usuale che io parli dopo l'Assessore. Se l'area avesse già la nuova destinazione d'uso, quella in deroga, ci sarebbero questi 4.000 metri quadrati o no? Oggi è industriale, e quindi la capacità edificatoria è molto maggiore; se fosse, invece, Uni Torino piuttosto che abitativo, non sarebbe quello il parametro edificatorio e quindi probabilmente i 4.000 metri quadrati non ci sarebbero. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola all'Assessore Lo Russo. LO RUSSO Stefano (Assessore) La domanda è molto tecnica. La Legge 106 prevede la presa in carico della capacità edificatoria sviluppata ed esistente. L'intervento oggetto della deroga produce una riduzione della SLP rispetto all'esistente per una quota di eccedenza di 4.000 metri. Adesso, Presidente, non vorrei attivare una discussione che è tipica da Commissione, però, in sintesi, penso a verbale di aver risposto. Pertanto, siccome l'istituto della Legge 106 parte dalla Superficie Lorda di Pavimento effettivamente edificata, il progetto a trasformazione avvenuta riduce questa capacità edificatoria, che oggi è realizzata, e che domani verrà a essere inferiore della quota parte che viene allocata nell'altra parte di sedime. |