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Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 30 Luglio 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 7
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2015-03045
BILANCIO DI PREVISIONE 2015 - RELAZIONE PREVISIONALE E PROGRAMMATICA - BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2015-2016-2017. APPROVAZIONE.
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201503045/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 9 luglio 2015, avente per
oggetto:

"Bilancio di Previsione 2015 - Relazione Previsionale e Programmatica - Bilancio
Pluriennale per il triennio 2015-2016-2017. Approvazione".

della proposta di mozione n. mecc. 201503236/002, presentata dai Consiglieri
Cervetti e Troiano in data 17 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento al Bilancio di Previsione 2015 (n. mecc. 201503045/024) -
Risorse comparto servizi per l'infanzia".

della proposta di mozione n. mecc. 201503254/002, presentata dal Consigliere
Magliano in data 20 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (n. mecc. 201503045/024) 'Bilancio di
Previsione 2015 - Relazione Previsionale e Programmatica - Bilancio Pluriennale
per il triennio 2015-2016-2017. Approvazione".

della proposta di mozione n. mecc. 201503274/002, presentata dal Consigliere
Tronzano in data 21 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento al Bilancio di Previsione 2015 (n. mecc. 201503045/024) -
Accordo per il credito".

della proposta di mozione n. mecc. 201503310/002, presentata dal Consigliere Greco
Lucchina in data 23 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (n. mecc. 201503045/024): 'Bilancio di
Previsione 2015 - Relazione Previsionale e Programmatica - Bilancio Pluriennale -
Approvazione' - Variazione dell'aliquota IRPEF applicata dal Comune di Torino".

della proposta di mozione n. mecc. 201503312/002, presentata dai Consiglieri Ricca
e Carbonero in data 23 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione (n. mecc. 201503045/024) - Tempistiche
pagamento creditori".

della proposta di mozione n. mecc. 201503335/002, presentata dal Consigliere
Sbriglio in data 24 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201503045/024 (Bilancio di
Previsione 2015) - 'Indirizzi agli Amministratori nominati presso gli enti privati in
controllo pubblico della Città di Torino per il conferimento degli incarichi di
Direttore'".

della proposta di mozione n. mecc. 2014503342/002, presentata dai Consiglieri
Bertola ed Appendino in data 27 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201503045/024 (Bilancio di
Previsione 2015) - Recupero dell'IMU sulle scuole private religiose".

della proposta di mozione n. mecc. 201503352/002, presentata dai Consiglieri
Paolino, Ventura, Centillo, Cassiani, Muzzarelli, Araldi, Laterza, Onofri, Alunno,
Cuntrò, Carretta, Altamura, La Ganga, Scanderebech e Genisio in data 27 luglio
2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201503045/024 avente ad oggetto:
'Bilancio di Previsione 2015. Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio
Pluriennale per il triennio 2015-2016-2017. Approvazione'".

della proposta di mozione n. mecc. 201503356/002, presentata dal Consigliere
Trombotto in data 27 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201503045/024 avente per oggetto:
'Bilancio di Previsione 2015. Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio
Pluriennale per il triennio 2015-2016-2017. Approvazione'".

della proposta di mozione n. mecc. 201503361/002, presentata dai Consiglieri
Marrone e Ambrogio in data 27 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201503045/024 avente per oggetto:
'Bilancio di Previsione 2015 - Relazione Previsionale e Programmatica - Bilancio
Pluriennale per il triennio 2015-2016-2017. Approvazione' - Casa, ambiente,
istruzione, mobilità, commercio e mercati: le proposta di FDI-AN per le emergenze
di Torino".

e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 201503338/002, presentata dai
Consiglieri Ricca e Carbonero in data 24 luglio 2015, avente per oggetto:

"Accompagnamento alla deliberazione n. mecc. 201503045/024 (Bilancio di
Previsione 2015) - Dal Governo più risorse per il Comune".

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola all'Assessore Passoni, per la replica.

PASSONI Gianguido (Assessore)
La replica, per la verità, è rivolta all'opposizione, perché le domande sono state
soprattutto rivolte dall'opposizione, per cui ringrazio per la cortesia portata alla
Giunta nel rientrare in Aula naturalmente, siete molto gentili; poi quando la Giunta
sarà fuori dall'Aula si ricorderà del famoso 30 luglio in cui l'opposizione usò tanto
sgarbo nei suoi confronti, così siamo un po' pari per una volta.
Detto questo, sono state poste delle questioni di merito a cui intenderei replicare,
perché ovviamente alcune sono non dico false convinzioni, ma tematiche
sicuramente poste nell'ottica di un consolidamento di informazioni non esatte.
La prima era riferita al fatto che non corrisponde a verità l'idea che vi siano in
qualche modo incrementi tariffari o tributari previsti per il triennio 2016-2017,
partendo naturalmente dal 2015; ciò non è negli atti di programmazione né
tantomeno nel Bilancio e confermo che complessivamente quest'anno, invece, non è
assolutamente cambiata la pressione fiscale, ma sono dati alla mano, quindi non
vorrei tornarci ulteriormente sopra.
Ho seguito con attenzione il ragionamento del Consigliere Greco Lucchina sul tema
della local tax, ovviamente questo è un grande interrogativo che abbiamo tutti quanti.
Personalmente non ho problemi a dire che trovo un errore il voler reintrodurre la
fiscalità dell'addizionale comunale IRPEF all'interno della local tax, al di là del non
amore per l'addizionale, perché se la local tax sarà un'imposta basata anch'essa su
base di valore catastale, aumentiamo ulteriormente le sperequazioni, per cui c'è un
problema di superamento delle addizionali.
Naturalmente questa andrà trattata nei Consigli Comunali dell'autunno, quando spero
avremo per le mani una bozza dell'attuazione che riguarda la fiscalità degli Enti
Locali,
convengo, tuttavia, che ovviamente l'attuale sistema sia contorto e complicato e che
sicuramente occorra metterci sistematicamente mano.
Al tema del complesso delle risorse alla spesa assegnate agli Assessorati, ricordo
sostanzialmente un dato, poi daremo comunicazione anche per iscritto su questo
tema, gli Assessorati che hanno un saldo di spesa corrente inferiore all'anno
precedente sono sostanzialmente il mio e quello dell'Assessore Mangone, a prova di
dati oggettivi. Se ovviamente ragioniamo, questa discussione ha accompagnato
l'Aula, ma anche la settimana precedente in una discussione non sempre precisa
rispetto al concetto di Bilancio, dobbiamo confrontare il Bilancio preventivo con
Bilancio preventivo.
Anche quest'anno la Città ovviamente spera di ottenere risorse maggiori dalla
ridefinizione dei fondi regionali e statali, dalla contribuzione di Enti terzi,
dall'incremento del gettito fiscale eventualmente non previsto e quant'altro, di
assestare maggiori risorse come sempre è stato; non c'è mai stato un Bilancio, salvo
quando sono stati fatti tagli governativi ulteriori o di patto di stabilità, che abbia
chiuso con un saldo di pareggio inferiore a quello del Bilancio preventivo.
Per anni l'Aula ha chiesto alla Giunta di fare un Bilancio a budget zero - come si dice
-, cioè di partire non dalla spesa storica, ma dalla spesa costruita Euro per Euro
partendo da zero. Lo abbiamo fatto, perché in realtà un Bilancio parte
necessariamente da un budget zero, dopodiché sicuramente le scelte sono scelte. La
scelta di allocare il budget zero da qualche parte o da qualche altra parte è una scelta
politica, su questo si può disquisire finché si vuole, ma tutto si può dire meno di
invocare o richiamare come elemento centrale il fatto di preservare comunque la
spesa storica come valore assoluto. Lo dico chiaramente: non sono assolutamente
d'accordo a considerare la spesa storica come un valore assoluto, perché altrimenti
quando emergono nuovi bisogni o bisogna modificare i precedenti o anche nuovi
eventi - diciamocelo chiaramente -, non si potrebbe mai intervenire in un periodo di
risorse che è sempre più stretto.
Lo Stato toglie 94 milioni di Euro, se non assesto la spesa esistente, vuol dire
soltanto ridurre a tagli lineari il Bilancio, cosa che non vogliamo più fare; non
vogliamo più fare tagli lineari.
Certo che l'assunzione di responsabilità di fare un Bilancio che ha anche delle
variazioni all'interno dei capitoli di alcuni Assessorati ci deve stare, ma sempre con
il concetto di partire da un confronto che è solo statistico con il Bilancio dell'anno
precedente. Ribadisco, praticamente nove Assessorati su undici hanno
oggettivamente più risorse di quelle stanziate a Bilancio preventivo 2014, è un dato
oggettivo a prova di bomba.
Ciò basta a risolvere i problemi della Città? È chiaro che non basta, ma questa è
un'ovvietà. È chiaro che ci sono questioni di tensione sociale, di povertà emergente,
di criticità manutentive, nuove aree che entrano nelle manutenzioni, ci mancherebbe,
ma fare il nostro mestiere, il nostro, perché non è soltanto il mio, ma è quello della
Giunta e dell'Amministrazione tutta, è cercare le compatibilità tra le risorse e i
bisogni emergenti, trovando il miglior compromesso possibile, in modo che la
coperta non lasci fuori nulla di rilevante. Dopodiché se arriveranno maggiori risorse,
convengo con le mozioni presentate, è chiaro che le priorità politiche come già detto
nel dibattito sull'esercizio provvisorio saranno il welfare, l'istruzione, i servizi alla
persona di cui c'è tanto bisogno; non c'è assolutamente in discussione questo punto,
su cui anticipo la Giunta, ovviamente, condivide in questa direzione il senso delle
mozioni presentate.
È stato poi citato il piano di dismissioni. Rispondo al Consigliere Ricca dicendo che
sono abbastanza stupito dal suo ragionamento del piano di dismissioni, perché non è
un tema nuovo il fatto che l'Amministrazione cerchi le compatibilità di Bilancio
anche all'interno dell'efficienza dell'uso degli uffici comunali. Quello è il tema e non
c'è nessuna operazione decisa, deliberata, attuata, si sta indagando analiticamente
con tutte le strumentazioni disponibili tecniche e contabili e di advisor esterni per
valutare quale sarà il migliore compromesso nella riqualificazione degli uffici
comunali; quando sarà il momento, arriveremo in Aula, ne parleremo, condivideremo
e quant'altro.
Mi permetto di fare un'osservazione, però, un po' ironica. Lei ha fatto metà
intervento dicendo che la Città guardava al centro della Città e non alle periferie,
però poi quando parlava di baristi, cioè di gente che vende piattini ai dipendenti
comunali, ha detto però di non portare le sedi comunali fuori dal centro, in periferia,
perché la gente vuole lavorare in centro. Consigliere Ricca, si decida: dove li
apriamo questi uffici comunali? Nei campi rom? In periferia o in centro? Ha detto
esattamente due cose opposte. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). La verità…
Mi faccia finire, Consigliere Ricca, adesso pretendo io di parlare, per favore.

RICCA Fabrizio
Ma non ha capito niente.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Consigliere Ricca, questo non è consentito. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO).

PASSONI Gianguido (Assessore)
Allora mi chiede anche scusa a verbale, tanto per aggiungere, altrimenti può andare a
fare allegramente un'altra conferenza stampa, se si diverte.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Consigliere Ricca, non si può permettere di intervenire a verbale quando c'è un altro
oratore che ha la parola. Scusate, queste sono le regole basilari.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Allora, il tema politico è molto semplice: se vogliamo fare una politica equilibrata tra
sviluppo del centro della Città e le periferie lo facciamo su tutti i piani. Non credo
che il tema di preservare questo livello di servizi, di domanda, di somministrazione
sia un tema peculiare, è un tema importante, ma non peculiare. La Città non
abbandonerà mai i suoi Uffici nel centro della Città, credo solo che bisogna avere
coerenza nel dirci le cose.
Se vogliamo sviluppare la periferia - vivaddio -, se anche apriamo un bar nuovo in
periferia, non morirà nessuno in questa Città, anzi forse sarà anche una buona
notizia. "Apriamo un bar a Falchera", le consiglio questo slogan per il 2016, forse
avrà consenso. (INTERVENTO FUORI MICROFONO) Io provoco?
Tema patto di stabilità. Ringrazio il Consigliere Presidente Altamura che ha toccato
questo tema e il tema generale dell'inquadramento di Bilancio, perché in realtà non è
più tanto all'ordine della cronaca, ma in realtà è un tema molto rilevante. Ricordo
che nei tempi di programmazione finanziaria dello Stato, questo doveva essere
l'anno in cui veniva tolto il patto per gli Enti Locali e, invece, siamo ancora in
vigenza di patto; non è un tema superato.
Il tema dell'equilibrio del rapporto con l'Italia, l'Unione Europea e i Comuni è
assolutamente un tema all'onor della cronaca. Fa bene a porlo perché giustamente ci
dimentichiamo che una delle coordinate per fare un Bilancio non è soltanto il
bisogno e la soddisfazione, cioè quanti soldi ho e quanto posso dare, è anche il patto
che altro non è che una sorta di involucro stretto, un abito stretto in cui bisogna stare.
Allora, questo Bilancio ha dovuto anche fare i conti con un patto di stabilità che
comunque prevede ancora saldi di concorso nazionale altissimo da parte degli Enti
Locali, il Sindaco se vorrà dirà, ma insomma testimonio che c'è una lotta da due anni
su questo punto per aprire spazi per il patto di stabilità, per garantire che la Città e le
Città, non solo Torino, possano ritornare a fare investimenti, anche in campi delicati.
Ricordiamoci che la crescita economica di un territorio è legata anche alla capacità di
fare con un patto più leggero investimenti sul territorio e gli investimenti non è che
non si fanno perché non si vogliono fare o non si possono trovare le risorse per farli,
a volte non si fanno, come dimostra l'esperienza di tanti piccoli Comuni, perché non
si può poi alla fine pagare ed erogare le somme per via del patto di stabilità. Questo è
un tema che vorrei ricordare, tutt'altro che superato, ma fondamentale.
Ringrazio il Consigliere La Ganga per aver citato, per primo e poi l'ha fatto anche il
Consigliere Paolino, il tema del perimetro della spesa. Nell'intervento ho detto
chiaramente che quando ci si pone il tema di avere maggiori risorse, la discussione è
facile, si dice: ho milioni in più, dove li spendiamo? Fin qua saremmo tutti prodighi
di idee. Il tema è quando tu devi mantenere insieme una Città che deve garantire la
soddisfazione di domanda di bisogni emergenti, il quadro sociale, l'ho detto nella
Relazione, è stato ripreso da tutti, questione obiettivamente di crisi del Paese e
dell'Europa, deve essere affrontato con strumenti adeguati alla Città. Ha garantito e
garantisce sul welfare risorse naturalmente proprie coerenti con questo bisogno; poi
c'è un tema che riguarda Regione, Stato, sanità, non lo tocco, avete fatto un
Consiglio aperto apposta e naturalmente avete anche pronunciato un indirizzo in tal
senso.
C'è un tema che ci dice: ma questo livello di sostenibilità dei servizi è erogabile
sempre a perimetro invariato? Penso che questo sia l'obiettivo, cioè mantenere per
quanto possibile il massimo della soddisfazione della domanda dei servizi da parte
dei cittadini. Bisogna però avere il coraggio di affrontare il tema numero due: come
si fa a garantire questo obiettivo con meno risorse? Si fanno scelte, si guarda come si
erogano i servizi. Il Consigliere Paolino ha aperto una discussione dicendo di
guardare alla modalità di erogazione dei servizi, questo è fondamentale. Non è
questo il Bilancio che risolverà, questo è l'ultimo Bilancio della tornata
amministrativa, ma questo è un po' una sorta di mandato a ricordarci che nei
prossimi anni, con finanziarie che già dicono oggi che mancheranno l'anno prossimo
40-45 milioni all'anno per tre anni, sarà difficile pensare di estendere il perimetro per
effetto di maggiori risorse.
Bisogna essere capaci di amministrare le Città trovando il modo per finanziare questi
servizi dentro il perimetro delle risorse attuali, per mantenere inalterato il periodo di
servizi attuali e naturalmente fronteggiando in questo anche l'emergenza di ulteriori
bisogni. Questa è la cifra dei Bilanci di questi anni. Vorrei avere vissuto una stagione
diversa in cui si poteva, a tassi invariati, avere più trasferimenti dallo Stato, ma
questo non lo è da nove anni.
Stamattina su "Il Sole 24 Ore" c'era un articolo della Corte dei Conti in cui dice
chiaramente che sono mancate decine di miliardi di Euro negli Enti Locali in questi
anni, lo dice la Corte dei Conti e non lo dice la CGIA di Mestre o lo studio tecnico di
qualcuno, lamenta come gli Enti Locali sono sotto pressione di tagli e risorse
strutturali e che fanno fatica a garantire il loro perimetro di struttura e di efficienza.
Non lo dice per confortare qualcuno, lo dice per dovere di istituto, perché è un ordine
di vigilanza, di controllo degli equilibri degli Enti Locali che osserva la situazione
reale, quella è reale. Su questo penso che il Consiglio sia solidale in questa battaglia
perché non è un interesse contrapposto.
Finisco e ricordo che sicuramente ha ragione la Consigliera Onofri: il Bilancio di
genere è uno strumento importante, il preventivo sarebbe utile. Quest'anno, dicevo
nella Relazione, siamo arrivati a fare il Bilancio preventivo a luglio, lo considero un
grande risultato, lo dico ridendo perché forse in queste ore arriverà magari
un'ulteriore proroga, ma insomma così va il mondo, però permetterà almeno di
lavorare per un semestre con strumenti di programmazione alle spalle. Sarebbe bello
poter fare i Bilanci a febbraio, il Bilancio di genere, riclassificarlo, darci gli obiettivi
e poi controllare se li abbiamo eseguiti, ce lo diciamo da sempre. È un sogno, è
un'ambizione, non perdiamola, penso che abbia fatto bene a citare questo argomento,
perché se non ce lo citiamo nell'inseguimento degli adempimenti ci perdiamo anche
le cose belle del Bilancio che sono tante in realtà, che sono anche i valori aggiunti
che poi si possono dimostrare e dare riclassificando le voci. Penso che sia utile che
ce lo ricordiamo e auspichiamo di poterlo fare in un lavoro di ristrutturazione del
sistema generale.
Credo - e chiudo - che sul piano economico questa Città abbia dato una risposta
comunque importante a tanti bisogni e anche in modo equilibrato. Credo che la
mozione del PD, le mozioni sono rappresentative di tante questioni, non di tanti
particolari, ma di tante questioni aperte, c'è chi parla più di welfare, di economia, di
tributi, tutte questioni aperte importanti. Il problema è che un'Amministrazione non
può permettersi di curare uno solo di questi aspetti. Non c'è un'Amministrazione che
può solo abbassare le tasse, che può solo garantire i servizi, che può solo garantire
tutta la spesa dell'anno prima, ma con un quid in più, che può fare di più di
manutenzione, non si possono fare tutte queste cose, dobbiamo a volte anche
contemperare i bisogni.
Quest'anno credo, e lo difendo in modo molto molto convinto, che
l'Amministrazione abbia fatto del suo meglio per garantire tutte queste cose insieme:
ha garantito le risorse per il welfare; ha garantito una visione della Città sia sulla
scena internazionale e nazionale di eventi importanti, che sono un valore aggiunto, al
di là di tutto, e sono anche un elemento di orgoglio; ha garantito che in qualche modo
non si fermi l'investimento strutturale (la copertura del Passante Ferroviario, la Linea
1 che va avanti, si candida già per il prolungamento verso Rivoli, eccetera); ha
garantito il livello di welfare, interlocuzione su questi temi importanti, con grande
attenzione, senza nascondere i problemi, ma affrontandoli apertamente in tutte le sedi
opportune; ha garantito che in qualche modo la Città abbia una visione anche
economica del suo tessuto, che non vuol dire guardare l'economia e non il sociale,
vuol dire che la tenuta di una Città passa anche attraverso la capacità delle famiglie
di produrre reddito e occupazione.
Se non c'è investimento nel breve periodo su tante cose, non si crea reddito ed il
reddito non creato domani sarà welfare; non si possono scindere le due cose, lo dico
sempre. Non si può scindere la politica di investimento sull'economia di una città dal
welfare futuro, perché ciò che, oggi, si investe in economia per sviluppo, economia
ed occupazione in tutti i settori (dal commercio, al welfare, alle cooperative, a tutto il
resto) domani tornerà in minore spesa di welfare, che sarà meglio distribuita.
Tenere insieme queste cose non è una visione che è più culturale o meno sociale, più
sulla manutenzione o meno sulle infrastrutture, ma è l'insieme delle cose che si
devono reggere per fare una politica equilibrata anche sul piano economico.
La visione della città, come ho detto concludendo la mia relazione, non è quella di
andare ad inseguire la rappresentazione di un problema e risolverlo, quello è il
compito anche della politica e lo sappiamo, ma tenere insieme l'istruzione privata e
quella pubblica, tenere insieme lo sviluppo del commercio e dell'industria, avere una
città che non è fabbrica, ma che è anche città fabbrica, avere una città che è cultura,
ma è anche turismo, senza dimenticarci di avere occupazione stabile nei settori
sociali (cooperazione e quant'altro). È l'equilibrio che, 10 anni fa, ci diceva il Piano
Strategico e che, forse, siamo vicini a conseguire. Abbiamo delle risorse per
mantenerlo? Questa è la sfida. Abbiamo delle risorse per migliorarlo? Questa è la
sfida. Un'Amministrazione però non si deve mai sottrarre alle sfide.
Ribadisco che cercare la compatibilità, il perimetro e le risorse per poter mantenere
questo livello di servizi è l'obiettivo dei prossimi anni.
Naturalmente, c'è un ultimo tema, ma su questo passo la palla al Sindaco, che è
quello della dialettica con il Governo e con le politiche nazionali. Non c'è stato anno
(lo testimonio, perché non ho problemi a dirlo e non lo dico per dovere rispetto al
mio Sindaco) o biennio in cui verso il Governo non si sia fatta una politica forte sulle
rivendicazioni costruttive di una riforma, usando in modo intelligente l'opportunità
dell'armonizzazione contabile. Non è il primo Sindaco di questa Città a fare il
Presidente dell'ANCI, è il primo che ha esercitato quel ruolo in modo non negoziale
per la sua Città, ma nell'interesse degli Enti Locali.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Vorrei chiedere scusa all'Aula e ringraziare il Consigliere Altamura per l'attenzione
per un misunderstanding, come direbbe qualcun altro, rispetto alla nostra conferenza
stampa. È stata fissata, qualche giorno fa, alle ore 11.00 e non sapevamo come
sarebbe andato il dibattito, per cui probabilmente abbiamo rallentato un po' i lavori,
ma grazie all'intervento del Consigliere Altamura o del Sindaco, siamo riusciti
comunque a contemperare le due esigenze e siamo di nuovo in Aula.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, per la replica conclusiva, al Sindaco.

SINDACO
In primo luogo, perché ho fatto anche una dichiarazione e voglio che sia attestato
qui, non ho mai rivolto ai Consiglieri Ricca e Carbonero l'epiteto di straccioni,
perché so distinguere quella che è la polemica politica, che può essere aspra, dal
rispetto personale che tra di noi c'è e rimane inalterato; ho già fatto una precisazione
in questo senso.
Naturalmente, ringrazio tutti; ho seguito il dibattito ieri ed in questi giorni e, prima,
come è evoluto in Commissione. Il dibattito è stato pieno di spunti, di suggestioni, di
idee, di visioni, anche diverse, e di proposte, non tutte ovviamente compatibili o
concilianti, ma con lo sforzo vero del Consiglio Comunale per affrontare i temi che si
pongono quando si discute l'atto fondamentale di un'Amministrazione, che è il suo
Bilancio.
Ringrazio l'Assessore Passoni e tutti gli Uffici, che, come ogni anno (ma,
quest'anno, con una difficoltà maggiore, data dai tempi ancora più contingentati e da
un mutamento costante e continuo del quadro normativo e finanziario), si sono
sobbarcati una fatica non indifferente per presentare un Bilancio che mi pare
tutt'altro che ordinario. È un Bilancio che mantiene le ambizioni su cui questa
Amministrazione ha scommesso in questi anni e, soprattutto, mantiene una capacità
di gestione delle nostre risorse in funzione degli obiettivi strategici che ci siamo dati.
Anche io voglio partire, come ha già detto l'Assessore Passoni, dalla considerazione
del Consigliere La Ganga, che ringrazio, perché, in qualche modo, questa discussione
è anche l'occasione per fare, come è avvenuto negli interventi di tutti, una riflessione
non solo su questo Bilancio, ma dei 4 anni che abbiamo alle spalle, stante che
andiamo verso la fine della tornata amministrativa.
Credo che dobbiamo essere consapevoli del cammino che abbiamo fatto, tenuto
conto che, 4 anni fa, abbiamo dovuto avviare la nostra attività amministrativa con
una condizione di indebitamento molto alto, che - per l'ennesima volta, per evitare
qualsiasi equivoco - è un indebitamento alto per investimenti e, come tale,
assolutamente giustificato e giustificabile - io l'ho sempre difeso -, ma, anche quando
è per investimenti e non per spesa corrente, l'indebitamento arriva ad un punto tale in
cui bisogna pagare. Quindi, ci siamo trovati con una condizione di indebitamento
molto alta, figlia di una politica di investimenti che ha cambiato la Città; per questo
motivo, io difendo quegli investimenti, ma sapendo che, ad un certo punto,
bisognava fare.
Quella tensione finanziaria in cui noi eravamo, per ragioni locali, si è incrociata con
una crisi economica e sociale durissima. Infatti, il 2011 è nel pieno dei 7 anni di crisi
che abbiamo vissuto fin qui, dalla crisi del 2007 ad oggi; con l'attivazione, perché è
partita prima, dal 2007 in poi da parte dei Governi di vario segno politico che si sono
succeduti sono state fatte politiche in qualche modo di finanza pubblica e di
contenimento della spesa, ma la vera operazione di forte riduzione delle risorse e di
spending review è partita dal 2011 in poi.
Quindi, questo è il contesto, lo fotografo: fare fronte ad una situazione debitoria alta,
che richiedeva di essere aggredita, mantenere inalterata l'offerta dei servizi, perché
questa è la bussola che ci siamo dati, una propensione agli investimenti e, al tempo
stesso, fare tutto questo in un quadro di crisi che produceva degli effetti anche su di
noi; pensiamo soltanto a come è cresciuta la domanda di protezione sociale: gli
sfratti, dal 2010 ad oggi, sono più che raddoppiati. È stato giustamente evocato che
Torino è una città che ha un alto livello di cassaintegrati, perché, essendo la
principale città industriale del Paese, è ovvio che abbia un livello più alto, ma questo
ha prodotto una domanda di protezione e via di questo passo. Quindi, non solo la
crisi, genericamente, che ha già prodotto molti effetti, ma poi anche proprio su di noi,
sulle nostre funzioni e sulle nostre finalità la crisi batteva e batte, cioè con una
domanda più alta di protezione e di tutela, in presenza di una riduzione di risorse.
Non solo noi eravamo obbligati, e lo abbiamo fatto in questi anni, a devolvere una
parte della nostre risorse alla riduzione dell'indebitamento, ma abbiamo dovuto fare i
conti con una domanda sociale di tutela crescente, pur in presenza di una riduzione di
risorse conseguente alla spending review. Questo è il quadro in cui hanno agito tutte
le Amministrazione locali italiane, vale per Torino con un Sindaco di centrosinistra,
ma questi stessi problemi valgono anche altrove. Questo, però, è il contesto in cui noi
abbiamo agito.
È stato un contesto - evoco questo tema perché è stato richiamato e mi è stato chiesto
di dire qualcosa anche su questo - di costante e continua riduzione delle risorse
pubbliche a favore degli Enti Locali. Le cifre le ho citate altre volte, ma le aggiorno:
dal 2010 ad oggi, il contributo che è stato chiesto agli Enti Locali - vuoi per
contributo del Patto di Stabilità, vuoi per riduzione dei trasferimenti - supera ormai i
18 miliardi di Euro. Si tratta di 18 miliardi di Euro in meno per i Comuni, a fronte di
un'incidenza della spesa dei Comuni sulla spesa pubblica totale del 7,6% e a fronte
di un'incidenza del debito dei Comuni, rispetto all'indebitamento globale del Paese,
del 2,6%. Ci è stato chiesto un contributo forte, quando la nostra incidenza sulla
spesa e sul debito non era determinante. Come ho detto, citando queste cifre, in
questa sede, ma anche ai Ministri ed a più Presidenti del Consiglio: se noi siamo il
2,5% del debito ed il 7,6% della spesa, il problema non siamo noi, perché mi dovete
dire tutto il resto dov'è.
Ci siamo battuti perché - mi è stato chiesto conto di questo per la mia funzione di
Presidente dell'ANCI - si prendesse atto, via via, di questa situazione che ha chiesto
ai Comuni un contributo al risanamento finanziario del Paese, obiettivo in sé da tutti
condiviso naturalmente (tutti comprendiamo che, quando un Paese è al 131% del
debito sul PIL, bisogna intaccarlo, questo mi pare che qualsiasi persona di buonsenso
lo possa condividere), ma il problema è che si è caricato sugli Enti Locali un onere
particolarmente pesante, per cui ci siamo battuti affinché si acquisisse finalmente
questa consapevolezza.
Come citato dall'Assessore Passoni, credo che sia un riconoscimento della battaglia
che abbiamo dato quanto scritto, un mese fa, dalla Corte dei Conti nella relazione
annuale sullo stato della Finanza Locale, laddove dice, in primo luogo, che è stato
chiesto ai Comuni un contributo superiore ad un reparto proporzionale del contributo
alla riduzione di spese e debito e che la fiscalità locale, laddove è aumentata, è
aumentata per l'eccessiva riduzione di risorse di cui i Comuni hanno sofferto
(ribadisco che lo ha scritto la Corte dei Conti).
Dopodiché, ci siamo battuti per acquisire, via via, provvedimenti che allentassero
questa pressione e, per non farla lunga - stiamo ad oggi -, la riduzione del Patto di
Stabilità al 60% della sua dimensione nominale, la ricontrattazione dei mutui con
Cassa Depositi e Prestiti e con MEF da parte degli Enti Locali, nel passaggio da ICI a
IMU e TASI la battaglia perché non ci fosse perdita di gettito con l'introduzione del
fondo perequativo (l'anno scorso di 625 milioni di Euro, quest'anno di 530 milioni di
Euro), il trasferimento, dal 1° settembre di quest'anno, delle spese per gli uffici
giudiziari a carico dello Stato (che, invece, sono a carico dei Comuni e per noi
cubano un pregresso credito nei confronti del Ministero della Giustizia di 35 milioni
di Euro, globalmente nel Paese sono 370 milioni di Euro); quanto meno, dal 1°
settembre non pagheremo più noi e poi bisognerà recuperare tutto il resto (si tratta di
una battaglia che stiamo dando, non escludendo alcun tipo di strumento).
L'accantonamento per il fondo crediti di dubbia esigibilità quest'anno ci siamo
battuti per spalmarlo su una pluriennalità, quando invece era previsto in un solo
esercizio, e via di questo passo.
Tutte queste giuste battaglie che abbiamo dato non esauriscono però il tema
strategico di fondo: un cambiamento dei rapporti tra l'Amministrazione centrale
dello Stato ed il sistema degli Enti Locali. È un tema che credo - l'ho già detto, ci
sono state mie dichiarazioni anche in questi giorni - vada affrontato per trovare una
soluzione nella Legge di Stabilità, che si discuterà a settembre, laddove bisognerà
arrivare al superamento del Patto di Stabilità definitivo (anche perché con il nuovo
sistema di contabilità si giustifica molto meno di prima, in quanto il nuovo sistema di
contabilità fa, di fatto, coincidere cassa e competenza) ed alla revisione del sistema
fiscale globale, dentro cui, ovviamente, ci sta la discussione su una local tax che sia
fondata su due principi: che non ci sia riduzione di gettito rispetto a quello che fin
qui abbiamo avuto e che i tributi che sono nostri sono nostri, devono essere in
titolarità esclusiva e non in compartecipazione. Inoltre, su tutta una serie di altri
aspetti, deve essere finalmente riconosciuta ai Comuni un'autonomia finanziaria,
fiscale ed ordinamentale vera, a partire dalla gestione degli obiettivi di contenimento
della spesa e di spending review.
Spetta al Parlamento ed al Governo stabilire ogni anno quali sono i macro saldi, i
saldi generali di finanza pubblica, e lì dentro tutti si collocano; una volta che
Governo e Parlamento hanno stabilito questi saldi, noi rivendichiamo autonomia e
flessibilità da parte degli Enti Locali nel gestire in ogni Comune come si persegue e
si realizza quell'obiettivo. Queste sono le questioni su cui credo che dobbiamo
batterci e ci stiamo battendo.
Detto questo, tornando alla situazione che abbiamo dovuto affrontare in questi 4
anni, partendo da quella situazione che ho richiamato prima, quali obiettivi ci siamo
posti? Sostanzialmente, ci siamo posti questi obiettivi: in primo luogo, che la
riduzione di risorse, che la crisi sociale e che l'impegno a ridurre il debito non
riducesse l'offerta di servizi ai cittadini. Ora, lo dico chiaramente, ma cito le cifre,
perché, a questo punto, le cifre valgono più di ogni altra cosa. Per quanto riguarda
l'esercizio 2014, cioè l'ultimo Bilancio (ma le cifre sono più o meno constanti nel
tempo): abbiamo garantito a 6.000 disabili i servizi a domicilio; abbiamo 236
strutture residenziali e 68 centri diurni; abbiamo sostenuto nell'emergenza freddo più
acuta ogni anno 800 persone; assistiamo 9.000 anziani, di cui 2.000 non
autosufficienti; siamo intervenuti sull'emergenza sfratti, che ha visto raddoppiare le
cifre (siamo tra i 4.000 ed i 4.500 sfratti nel 2014 rispetto ai 2.300 del 2010),
intervenendo direttamente con le nostre strutture o dell'ATC (insomma, un
intervento del Comune o delle strutture collegate al Comune per risolvere quasi
3.000 casi su una base annua di 4.300 casi).
Questo per dire che sul fronte del welfare socio-assistenziale ci siamo fatti carico di
fare in modo che nessun servizio venisse meno, soprattutto in presenza di una
crescita di domanda di tutela e di protezione.
Per quanto riguarda i Servizi Educativi (l'altro pezzo fondamentale dell'offerta sul
fronte sociale ed educativo), abbiamo garantito e continueremo a garantire 8 milioni
di pasti ogni anno, abbiamo 21.000 passaggi di studenti nei laboratori ITER (che,
spesso, si dice che siano inutili) e tutti sappiamo come il tema dell'adolescenza sia
fondamentale; infatti, dell'infanzia ci occupiamo tutti, mentre dell'adolescenza non
se ne occupa quasi nessuno ed è l'età più critica. Essere capaci di intervenire anche lì
è un dovere per costruire delle generazioni più sicure, a partire da quello che diceva
un grande psicoanalista dell'infanzia di questa città, Bollea: un bambino felice sarà
un adulto maturo. Una regola, un'idea del mondo e della società e, quindi, è
necessario garantire un intervento forte.
Abbiamo quasi 5.000 posti negli asili nido, due terzi con i nostri servizi ed un terzo
con le scuole paritarie, a cui, non a caso, quest'anno abbiamo incrementato il
contributo (passando nuovamente a 3 milioni di Euro per le scuole della FISM),
perché sono un pezzo fondamentale dei servizi che diamo all'infanzia.
Con il nuovo ordinamento, i Sindaci delle città capoluogo sono come l'Imperatore
d'Austria ed il Re di Boemia e di Ungheria, hanno due titolarità, io sono Sindaco e
Sindaco della Città Metropolitana, quindi devo occuparmi di quello che succede lì e
là che cosa succede? Succede che la Città Metropolitana ha 164 edifici scolastici, per
i quali si richiede una continua attività di manutenzione; di questi 165, 64 sono
edifici scolastici della Città in comodato alla Città Metropolitana e proprio ieri,
allegato al Bilancio che abbiamo approvato della Città Metropolitana, abbiamo
presentato un piano triennale di investimenti sulla sicurezza degli edifici scolastici,
che ovviamente coinvolgerà anche la Città, perché 64 di quegli edifici sono nostri.
Sono cifre - ne potrei citare tante altre - che dimostrano che abbiamo avuto ed
abbiamo una bussola costante: fare in modo che tutti i problemi di cui ogni giorno
siamo destinatari non si scarichino sui cittadini, garantendo, prima di tutto, che i
cittadini possano continuare a godere dell'offerta dei servizi.
Dopodiché, per fare questo, abbiamo anche preso delle misure straordinarie: abbiamo
dovuto decidere che un pezzo piccolissimo dei nostri asili nido andasse in
affidamento anziché in gestione diretta (9 su 54); abbiamo dovuto rivedere le tariffe,
ma è del tutto evidente che qualsiasi Sindaco, tra chiudere un servizio e farlo pagare
un po' di più per tenerlo, opta per questa seconda scelta, cercando di rimodulare le
tariffe però sulla base di criteri di equità sociale che tengano conto del reddito. Se
andiamo a vedere qual è oggi il sistema tariffario dei pasti negli asili nidi, notiamo
che le fasce deboli sono ipertutelate, perché quella tariffa è assolutamente simbolica.
In primo luogo, è importante garantire i servizi, è valso in questi 4 anni e vale anche
in questo Bilancio. In questo Bilancio ci siamo fatti carico di garantire che sia gli
stanziamenti per i Servizi Educativi, sia gli stanziamenti per il welfare siano
inalterati, sia nella previsione di Bilancio, sia già prevedendo che eventuali - come ci
sono sempre - fondi di riserva siano allocati in via prioritaria a queste due finalità.
Semmai - lo dico, perché è un problema che ci riguarda tutti come rappresentanti
della Città di Torino -, ho una preoccupazione su un punto: il welfare socio-
assistenziale, per una quota non piccola, non dipende solo da risorse nostre, ma da
trasferimenti regionali, e la situazione critica del Bilancio della Regione mi
preoccupa. Abbiamo garantito tutto il nostro stanziamento per non essere scoperti e
ci stiamo battendo con la Regione perché i trasferimenti socio-assistenziali siano
garantiti nella stessa dimensione e, a maggior ragione, abbiamo fatto questa scelta.
La seconda questione riguarda il fatto di non perdere il dinamismo che la Città ha
avuto in questi ultimi 20 anni sul fronte degli investimenti. Ovviamente, quel
dinamismo ha avuto il suo culmine nelle Olimpiadi, perché è evidente che i grandi
eventi sono sempre l'occasione per grandi politiche di investimento e di
trasformazione urbana (pensiamo come è cambiata Londra con le Olimpiadi e come
ha cambiato la sua identità Barcellona con le Olimpiadi); è valso anche per Torino,
perché è stata l'occasione di grandi investimenti. Negli anni successivi (i primi anni
della crisi e della spending review), prima che si insediasse questa Amministrazione
nel 2011, già a partire dal 2009 è rallentata, per ragioni obiettive, la tensione
all'investimento.
Noi ci siamo posti il problema che questo rallentamento, che era stato obiettivo, non
pregiudicasse la capacità di investimento e che questa si rimettesse in moto,
naturalmente sapendo che le risorse pubbliche disponibili sono molto minori, non
solo quelle dell'Ente Locale, ma anche quelle dello Stato. Come ho detto diverse
volte, oramai, per esempio quando si parla di grandi infrastrutture di reti, le reti
metropolitane non si costruiranno più come si faceva fino a 15 o 20 anni fa in Italia,
perché lo Stato e la concorrenza, il Comune o la Regione, mettevano i soldi e, poi,
sulla base delle logiche di mercato, le imprese costruivano; adesso, però, non è più
così. La linea C della Metropolitana di Roma e le linee 4 e 5 della Metropolitana di
Milano si stanno facendo tutte e tre in project financing, in cui c'è una quota di leva
di risorse pubbliche, ma poi c'è l'apporto di capitale privato, perché, altrimenti, non
si possono fare. Questo tema del rapporto tra capitale pubblico e capitale privato
riguarda le infrastrutture, ed è più facile indicarle, ma non solo, perché riguarderà
sempre di più ogni settore.
All'inizio di settembre, inaugurerò il primo dei nuovi poli delle residenze
universitarie in via Caraglio, che è pronto. Abbiamo voluto quell'insediamento,
abbiamo messo a disposizione tutti gli strumenti urbanistici ed abbiamo concorso a
fare quella scelta, dopodiché è stato costruito con le risorse del fondo di investimenti
sulle residenze costituito da INPS, Cassa Depositi e Prestiti e non so chi altri. Gli
altri poli di residenza universitaria che abbiamo in animo e per i quali stiamo
preparando il bando (ci sono già state ben 10 manifestazioni di interesse nel pre
bando, a dimostrazione che c'è un mercato su questo e che, quindi, è la scelta giusta)
si realizzeranno in una partnership pubblico-privata, perché, altrimenti, non si
possono realizzare. Per quanto riguarda la Linea 2 della Metropolitana, che confermo
che vogliamo fare, stiamo realizzando la sua progettazione e, poi, la sua
realizzazione sarà affidata alla prossima tornata amministrativa, ma verrà fatta con
un meccanismo di project financing, altrimenti non sarà possibile procedere. Il
problema è cambiare le modalità con cui si realizza, ma questo non significa inibirlo,
anzi, è esattamente il contrario; si cambiano le modalità con cui si persegue
l'obiettivo, perché è la condizione per poterlo realizzare.
Anche l'offerta culturale è grande e, a tal proposito, i Consiglieri Ricca ed
Appendino hanno posto delle questioni su cui ritornerò. Possiamo mantenere un'alta
offerta culturale perché questa è una Città che investe, ogni anno, 100 milioni di
Euro delle sue risorse sulla cultura e, forse, più di 25 milioni di Euro arrivano dal
privato; senza quei 25 milioni di Euro, non saremmo in grado di investire, e gli altri
75 milioni di Euro non sono tutti del Comune (circa 30 milioni sono del Comune,
circa 15 milioni li mette la Regione sull'istituzione del Comune, circa 30 milioni
vengono dallo Stato e 25 milioni dai privati).
Anche relativamente all'erogazione dei servizi, l'Assessore Passoni ha posto un
problema nella fase conclusiva del suo intervento, che, in qualche modo, abbiamo già
affrontato quando abbiamo fatto fronte all'affidamento dei nuovi asili nido, che,
peraltro, vi garantisco (è stata mia cura andarli a vedere) che hanno lo stesso livello
di prestazioni degli asili in gestione diretta.
L'Assessore Passoni ha posto un problema: se vogliamo continuare ad erogare i
servizi - credo che questo sia per noi un punto e penso di interpretare, con il
buonsenso, l'animo di chiunque segga su questa sedia e qualsiasi sia il suo colore
politico - la bussola prima è non ridurre il servizio ai cittadini. Se vogliamo tutti
insieme, oggi e domani, garantire i servizi, è decisivo affrontare il problema delle
modalità erogative e delle modalità di finanziamento, perché non è sufficiente solo
riproporre linearmente in avanti la logica con cui siamo stati capaci di gestirlo fin
qui. È un tema di grande responsabilità e, se volete, anche non solo politico, ma
culturale, cioè come ripensare il welfare, non per ridurre i servizi, ma per garantire la
stessa qualità dei servizi.
Questa politica di investimenti la vogliamo continuare: dalla copertura del Passante
Ferroviario, alla costruzione del polo tecnologico sanitario sul MOI, alla
realizzazione della cittadella sportiva alla Continassa, alla Variante n. 200, al
completamento della Linea 1 sulla Nizza-Bengasi, ai poli di residenza universitaria,
per cui sta per partire il bando e, parallelamente, sta per partire il cantiere all'Ex
Manifattura Tabacchi per il campus universitario delle scienze motorie; inoltre,
stiamo lavorando, insieme al MIUR e ai due Atenei, per portare a compimento il
finanziamento del trasferimento delle facoltà scientifiche di via Pietro Giuria e di
corso Massimo D'Azeglio sul campus di Grugliasco; ho citato i principali, ma ce ne
sono altri che magari mi sfuggono.
Quindi, vi è una propensione all'investimento che, naturalmente, deve essere capace
di combinare un rapporto pubblico-privato, perché diventa decisivo. In questa chiave,
è importante lavorare all'attrazione dei capitali, non solo locali, ma anche stranieri; il
Consigliere Altamura ha posto una questione: noi stiamo facendo un lavoro e questo
non è turismo consiliare; a parte il fatto che vi segnalo che, quando andiamo
all'estero io o un Assessore, al massimo portiamo un'altra persona e la spesa è
quella. Non partono 8 o 10 persone, ne partono due, che è il minimo indispensabile.
In questi anni ed anche in questi ultimi mesi, siamo andati a rappresentare le
possibilità d'investimento in tutte quelle che sono le principali piazze finanziarie:
siamo andati a Londra, ad Amsterdam, a Dubai, in Giappone e stiamo preparando
una missione a Singapore, dove ci sono quelli che possono essere attratti sugli
investimenti.
Lo abbiamo fatto non da soli, ma accompagnati dal Governo e da istituzioni
finanziarie, anche private. A Londra è stato organizzato tutto insieme a Goldman
Sachs, che ci ha costruito due giornate di incontri con gli operatori a cui abbiamo
rappresentato le possibilità di investimento; naturalmente, non basta rappresentarle
perché arrivino il giorno dopo, è più complicato, però c'è un lavoro che è volto a fare
in modo che si costruisca, per esempio, questo sviluppo turistico che la città sta
conoscendo e che sta diventando molto attenzionato dalle compagnie alberghiere. In
questi mesi, ho incontrato quattro tra le principali compagnie alberghiere europee ed
internazionali: sono venute qui a fare dei sopralluoghi su alcuni locali, da Villa
Gualino a Curia Maxima, per verificare la possibilità di insediare delle presenze.
Quindi, è necessario un lavoro sugli investimenti.
Inoltre, ci vuole uno sviluppo che sia radicato sulle frontiere più avanzate.
Continuiamo ad essere una città industriale e ribadisco in questa sede - affinché non
ci sia alcun equivoco, perché nella mia testa non c'è mai stato - che il fatto che, in
questi anni, si sia conosciuta una grande crisi, che la crisi abbia avuto il suo epicentro
nell'industria e che per noi questa crisi abbia investito, in primo luogo, il pilastro
fondamentale dell'industria torinese, che è l'industria automobilista, non mi porta e
non credo porti nessuno di buonsenso a pensare che questa Città smarrisce il suo
profilo industriale. L'industria costituisce - adesso e lo sarà, credo, anche in futuro -
la principale voce di PIL di questa Città, quindi dobbiamo lavorare per sostenere quel
processo di riqualificazione del profilo industriale della città che c'è stato in questi
anni. Perché, capita sempre così ed è evidente, ogni volta che c'è la crisi si vedono le
criticità (è chiaro che emergono le criticità: si vede quante persone vanno in cassa
integrazione, quanta gente rischia il posto di lavoro, quanti redditi si perdono), ma
nella crisi c'è poi anche un altro processo, che si vede meno, cioè l'attitudine alla
ristrutturazione ed alla riorganizzazione della propria capacità competitiva da parte
delle imprese. In questi anni a Torino è successo anche questo, perché, altrimenti,
non vi spiegate il motivo per cui, adesso che ci sono i primi segnali di ripresa - e
speriamo che si consolidino -, Torino ha significativi punti percentuali in più di
esportazioni rispetto alla media nazionale; non è solo perché è un polo di
esportazione più forte, ma perché questi anni sono stati anni in cui, giustamente, il
sistema industriale in questa Città non è stato a dormire, ma si è ristrutturato, si è
riqualificato ed ha alzato il livello di specializzazione tecnologica e di qualità
competitiva.
Questo è un processo che deve essere sostenuto ed accompagnato, così come
l'insediamento dei centri di ricerca. Recentemente, lo hanno scritto anche i giornali,
noi e la Regione abbiamo convenuto con General Motors il raddoppio del centro di
ricerca sui motori diesel che sta al Politecnico; General Electric ha annunciato di
volersi insediare in questa città con il centro di ricerca; Telecom ha annunciato la
volontà di raddoppiare la propria attività di ricerca qui e via di questo passo. Quindi,
è necessario sostenere queste scelte.
Ed è necessario sostenere anche la scelta universitaria; noi non siamo una grande
Città universitaria perché abbiamo l'Università, perché di città che hanno
l'Università ce ne sono 108, ma non ci sono 108 Città universitarie. Essere una Città
universitaria significa assumere l'Università come elemento d'identità, di profilo e di
asset fondamentale su cui scommettere per lo sviluppo. Noi lo abbiamo fatto e
continuiamo a farlo, perché, per esempio, tutta la politica della residenzialità è
funzionale ad un'Università che ha un terzo della propria popolazione che proviene
da altre regioni o Paesi. Il fatto che un terzo dei 100.000 studenti non sia residente in
Piemonte pone una domanda di residenzialità, rispondendo alla quale si sostiene la
qualità di una Città universitaria.
Lo stesso ragionamento vale per l'investimento sulla cultura. È noto che su questo ho
scommesso molto, ma vorrei che fosse chiaro qual è la ragione, perché non è
un'ubbia. La ragione di fondo per cui, oggi, la cultura è molto più significativa ed
importante nello sviluppo di un territorio è data dal fatto che nella competizione
globale la globalizzazione non è più solo tra imprese, ma è tra territori ed i territori
che conoscono un più alto tasso di sviluppo sono quelli che sono più accoglienti, più
attrattivi, più densi di sapere, di cultura, di formazione e di conoscenza. Vi cito
questo episodio (non so se l'ho già fatto in precedenza), perché è significativo;
all'inizio di questa tornata amministrativa, Telecom ha deciso di vendere Loquendo,
una società torinese di alta specializzazione nella fonia vocale, ed il più grande
gruppo della fonia vocale, il gruppo americano-canadese Nuance, si è precipitato a
comprarla, creando una grande preoccupazione in questa Città, perché noi siamo dei
tipi strani: vogliamo degli investimenti stranieri, ma, quando arrivano, poi diciamo
che vengono per portare vie le cose. Di fronte a questa grande preoccupazione, ho
incontrato l'amministratore delegato della società e gli ho chiesto che cosa voleva
fare dopo aver comprato quella società. La sua risposta taglia la testa al toro: in
primo luogo, mi ha detto di aver comprato Loquendo perché, essendo di alta
specializzazione, avrebbe accresciuto il suo valore aggiunto - ed è ineccepibile -; poi,
mi ha detto di aver comprato Loquendo perché qui c'è il Politecnico - ecco perché
l'Università è fondamentale - e voleva sviluppare ricerca, in quanto si tratta di un
settore di continua innovazione tecnologica e con il Politecnico qui lo poteva qui
fare; infine, lo ha fatto perché Torino è una città in cui si vive bene, con un'alta
qualità di vita e di offerta formativa e culturale e, se avesse dovuto spiegare ad un
suo ingegnere americano o canadese che avrebbe dovuto trasferirsi in Europa, glielo
avrebbe spiegato meglio dicendogli che sarebbe andato in una città dove c'è una
buona università per i suoi figli, una vita culturale, un'alta qualità della vita, eccetera.
Ha concluso dicendo - è una frase che mi sono segnato ed uso -: "Perché nessuno
oggi porta i suoi capitali, le sue tecnologie e le sue risorse umane in una città
desolata, perché può scegliere di meglio". È chiaro? L'investimento culturale è
questo, non alza solo lo spirito; va benissimo per tutti, questo lo capiamo, tutti siamo
abituati a leggere libri, ad andare a teatro o al cinema, per carità, alza lo spirito, ma
l'investimento culturale è un fattore costitutivo dello sviluppo.
Come senso comune, per un lungo periodo c'è stata questa idea, scusatemi la
semplificazione: c'è un modello di sviluppo e, poi, gli si aggiunge un po' di cultura;
però è sbagliato un approccio di questo genere. La cultura non è qualcosa che si
aggiunge ad un modello di sviluppo, ma è un elemento costitutivo di un modello di
sviluppo per quella ragione che ho cercato di dire; se si vogliono portare qui capitali
ed investimenti (in ogni settore, anche i più lontani dalla cultura), è necessario offrire
un territorio che sia denso di formazione. Noi lo siamo: l'Università, l'European
Training Foundation, l'Isi Foundation, l'ESCP. Torino ha le due Università e, attorno
a queste, ha un sistema formativo; c'è l'ESCP, cioè una scuola di formazione per alti
manager, promossa dalle Camere di Commercio europee, che in Europa ha le sedi a
Londra, Madrid, Berlino, Parigi e Torino (non Roma o Milano). È qui e non lo è per
caso.
Investire nel sapere, nella formazione, nella cultura non è un'ubbia. Quando si dice
che prima vengono gli asili nido, ritengo che sia un'alternativa sbagliata; ci sono gli
asili nido e c'è la cultura e dobbiamo essere in grado di reggere tutti e due. Come ha
detto l'Assessore Passoni, se desoliamo la città, la domanda di protezione sociale
sarà ancora più alta, e quindi abbiamo bisogno di tenere più fronti. Ho sempre avuto
una qualche irritazione - non ho un buon carattere - quando, nel dibattito politico e
culturale, negli anni c'è sempre uno che chiede quali sono le tre cose fondamentali;
io mi irrito perché tre cose semplici e fondamentali non ci sono, la vita è più
complicata.
La prima cosa che fa, qual è? Non so la prima qual è, forse quel giorno lì ne dovrò
affrontare dieci. La vita e il mondo sono più complicati di questa esemplificazione
che spesso è esasperata anche dalle nuove tecnologie, che ci offrono tante
opportunità, ma anche qualche problema.
Mi sono state poste tante domande e cerco di rispondere. Il Consigliere Ricca ha
posto una questione, e lo ringrazio, dicendo che abbiamo avuto un anno 2015
pienissimo di eventi. Lo abbiamo fatto apposta, perché c'era Expo. Riguardo ad
Expo - lo dico alla Consigliera Appendino, che più volte ha evocato questo tema -, si
possono avere opinioni diverse, ma io non credo che sia stato un azzardo da parte del
nostro Paese decidere di candidarsi all'Expo e farlo. L'Expo è una grandissima
occasione, è una vetrina in cui offriamo un'immagine dell'Italia al mondo di un
Paese forte dopo anni e anni in cui la nostra immagine proprio forte non lo è stata. Ci
mette al centro di un dibattito fondamentale, basta andare a vedere tutti i padiglioni:
il cibo, la sostenibilità, la qualità dello sviluppo. Che l'Italia vi sia presente con le sue
Regioni, con i suoi territori, compreso Torino e il Piemonte, non è uno sfizio, fa parte
di una scelta di investimento su un'immagine del Paese che tu proponi.
Ieri sera ho detto che oggi alle ore 12.00 avrei avuto un incontro con un Ministro (ci
arriverò appena finisco il mio intervento); il Ministro che è qui oggi è un Ministro
che ieri è andato ad Expo e che oggi è venuto qui. Ieri ho incontrato il Ministro
dell'energia e dell'acqua del Sudan, che ieri è andato all'Expo e poi è venuto qui ad
incontrare IREN, SMAT ed altri. La scorsa settimana, è arrivato il Ministro
dell'agricoltura messicano e via di questo passo. Anche per noi Expo è una grande
occasione di rapporti, di relazioni, di iniziative che servono alla Città.
Allora, il Consigliere Ricca ha detto: "Benissimo, l'anno è stato pieno, cosa si fa?".
Stiamo cercando di avere una programmazione che sia all'altezza.
Nell'autunno 2015 e nel 2016, a partire da settembre, oltre alle cose che ci sono già
strutturate (MITO, Jazz festival, eccetera), avremo una grande mostra di Monet, la
più grande mostra su Monet che si sia fatta in Italia da sempre, insieme al Museo
d'Orsay; sotto il periodo di Natale, avremo una grande mostra di Matisse,
organizzata insieme al Beaubourg; insieme all'Ermitage, in virtù dell'accordo di
cooperazione che i nostri musei hanno fatto, ci sarà una mostra sulla pittura francese
dell'Ermitage da Poussin all'Impressionismo. Sul fronte dell'arte contemporanea,
arriverà il nuovo curatore, che è una personalità di primissimo livello, come sapete,
dell'arte contemporanea e internazionale e che dal 1° gennaio diventerà il curatore
unico della GAM e del Castello di Rivoli; a tal proposito, sta facendo una
programmazione di rilancio forte proprio a partire da Rivoli, che in questi anni ha
vissuto una condizione di crisi, sull'arte contemporanea. Sarà inaugurata a Venaria
una mostra su Raffaello e via di questo passo, quindi c'è tutto uno sforzo. Poi, ci sarà
il Torino Film Festival, Artissima, MITO SettembreMusica e, poi, passando l'anno,
ricominceremo con il Salone del Libro, il Jazz festival e tutto questo. Quindi,
un'offerta culturale alta che ci proponiamo di alimentare e di tenere alta per garantire
quell'attrazione turistica di cui la Città, ormai, è tributaria.
Tutto questo lo abbiamo fatto, come ha ricordato l'Assessore Passoni, ponendoci
anche un problema, che in questo Bilancio è chiaro e che è in continuità con quello
dell'anno scorso, cioè cercando di mantenere inalterata la pressione fiscale, cioè di
non dover ricorrere ad un incremento di prelievo fiscale e, anzi, facendoci carico, col
sistema delle detrazioni, eccetera, di cercare di allentare sulle fasce più deboli.
Arriverà o non arriverà un provvedimento di superamento della TASI? Vedremo,
questo dipende dal Governo. Se arriva, io ho già detto che i Sindaci non sono il
partito delle tasse, quindi noi, se si toglie la TASI sulla prima casa, siamo d'accordo,
purché sia garantito in altro modo che i Comuni abbiano il gettito e le risorse
necessarie.
Vengo anche ad un altro tema qui evocato. Questa politica, noi abbiamo cercato e
cercheremo di farla anche nei prossimi mesi avendo presente un aspetto. Certo,
questo vale per tutti le città del mondo; pensate quando qualcuno di voi in vacanza, a
Parigi piuttosto che a Londra, piuttosto che a New York, è evidente che c'è una
qualità più alta nel centro aulico di una città. Chi va a visitare Parigi, va a visitare
tutto ciò che c'è da visitare a Parigi nel centro della città, non va quasi nessuno a
Saint Ouen o nei quartieri dove ci sono le rivolte dei giovani immigrati. Partiamo da
un'idea realistica che c'è una gerarchia dei territori.
Dopodiché, il tema periferie: anche su questo non facciamo demagogia tra di noi, io
sono molto esplicito, perché le periferie di Torino non sono le periferie degradate
(non parlo di altre parti del mondo) che ci sono anche solo in Italia. Tor Bella
Monaca a Torino non c'è, il Corviale a Torino non c'è... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Siccome si descrive Torino così, io dico che, intanto, non è così...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il MOI è un altro problema, arriverò anche
lì; oggi rispondo a tutte le cose, perché non voglio che si dica che il Sindaco si
sottrae a rispondere a qualcosa. Arriverò anche al MOI, che è un altro tipo di
problema critico. Le periferie non sono come quel tipo di periferie. Dopodiché,
voglio essere chiaro; è una mia preoccupazione, di tutti noi, vostra dell'opposizione,
ma anche della maggioranza, che ci sia il problema della necessità di avere una cura
alle periferie e fare in modo che, per quanto il territorio della città sia gerarchizzato,
perché il centro è una cosa e le altre sono altre in tutto il mondo, però questa
gerarchizzazione sia la meno divaricante possibile. Questa è una preoccupazione di
tutti, e non è vero che non si è fatto niente, perché stanno andando avanti in Barriera
di Milano i progetti Urban; perché la Variante n. 200 è stata pensata esattamente lì
come grande trasformazione della parte più critica della città; perché la cittadella
sportiva della Continassa è al limite massimo periferico della città, tra le Vallette e
Venaria; perché l'ex Manifattura Tabacchi, che vede la partenza di un cantiere per un
campus universitario, è al fondo dell'insediamento delle case popolari di corso
Taranto. Sono tutti investimenti e interventi che avvengono non nel centro della città,
ma in aree che sono periferiche o semiperiferiche della città, e io... (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Mentre iniziavate, stamattina è venuto da me il nuovo
Presidente della Corte d'Appello di Torino, il quale mi ha detto che, probabilmente,
ci sono dei problemi e criticità, ma Torino è una città che, dal punto di vista della
sicurezza, è normale. Questo è l'aggettivo che ha usato, era nel mio ufficio due ore
fa. Comunque, poi vengo anche al tema sicurezza, perché non lo sottovaluto.
Quindi, intervento e investimento sulla periferia. Ancora di più di quello che si è
fatto fin qui? Certo. Per esempio, con l'Assessore Braccialarghe e con le Istituzioni
culturali principali stiamo mettendo in campo un programma affinché tutta una serie
di iniziative culturali investano anche i territori più lontani dal centro, quindi
periferici o semicentrali, e così una serie di altre questioni. Quindi, da questo punto
di vista, sono assolutamente d'accordo.
L'intervento per la riorganizzazione di piazza Bengasi dove avviene? Giusto per chi
lo ho dimenticato, piazza Bengasi è al confine con Nichelino. La zona dei Laghetti
Falchera, che è sull'autostrada Torino-Milano. Sono tutte realtà periferiche, dove
stiamo facendo appunto interventi ed investimenti.
Infine, in questi anni noi, ci siamo sforzati anche di intervenire sull'assetto
istituzionale; adesso dirò che cosa intendo con quest'espressione. La Consigliera
Appendino ha richiamato la riforma del decentramento, a cui, tra l'altro, lei si è
dedicata, come altri Consiglieri, concorrendo alla soluzione che è in corso di
consultazione. Io dico chiaramente - l'ho detto in tutte le sedi e lo ribadisco qui
perché non ho esitazione - che, per quello che mi riguarda, è ovvio che la proposta
che è uscita dalla Commissione va bene. Glielo dico Consigliera Appendino.
Ovviamente, trattandosi di riforma del decentramento, in una fase in cui tutti diciamo
che bisogna sviluppare maggiormente percorsi partecipativi, è difficile che noi
risolviamo il problema decidendolo qui dentro senza andare ad un confronto e ad una
consultazione con le Circoscrizioni. Io parto da quel progetto, perché lo considero
ragionevole e mi auguro che nella consultazione venga validato, ma se dalla
consultazione emergono indicazioni integrative è dovere del Consiglio discuterne,
non dico necessariamente accettarle, ma certamente discuterne per capire come
stabiliamo una relazione tra una riforma che il Consiglio decide e i suoi destinatari.
Sulla questione delle partecipate, credo che ci sia stato lo sforzo maggiore. Noi siamo
la Città in Italia che ha lavorato di più su questo fronte, tant'è che, ancora questa
mattina (se volete ho qui il messaggio sul telefonino), il nuovo Cottarelli, il
Commissario per la spending review, Yoram Gutgeld, mi ha chiesto un incontro che
avrò la prossima settimana, perché vuole mettere in campo una strategia nazionale
sulle partecipate e vuole partire dall'esperienza che ha fatto Torino e vedere come la
costruiamo. Mi pare anche un riconoscimento... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Si possono avere opinioni diverse.
Riguardo le Fondazioni culturali - tema che evoca spesso la Consigliera Appendino -,
perché le abbiamo? Segnalo, basta guardare, che in tutte le Città, italiane e non solo,
il fronte della cultura è spesso gestito attraverso lo strumento della Fondazione:
penso a Bologna, dove c'è la Fondazione tra la Città e l'Università; penso a Milano,
dove c'è la Fondazione culturale che in questi giorni si sta fondando nuova con la
partecipazione di alcune grandi firme del settore della moda, da Prada in avanti, e via
di questo passo. Le Fondazioni sono uno strumento di gestione che ci consentono: 1)
di coinvolgere pienamente soggetti che non sono solamente la Città e la sua struttura
istituzionale, e per noi vale per le Fondazioni bancarie, per i soggetti privati; 2)
hanno una flessibilità di iniziativa che è maggiore della rigidità che
obbligatoriamente ha una struttura amministrativa come quella della Città o della
Regione o dello Stato. Franceschini sta proponendo un modello di Fondazione che si
è adottato per il Museo Egizio in tutti i principali musei italiani.
Dopodiché, che sull'attività di queste Fondazioni debba essere esercitato da parte
dell'azionista principale, che siamo noi, il controllo in termini di attività, di spending
review che si deve fare anche lì, di utilizzo delle risorse, questo è giusto, ma questo
non mette in causa la scelta della modalità erogativa e della forma, perché è quella
che ci ha consentito, tra l'altro con questa forma, di sviluppare una forte offerta
culturale con la partecipazione di soggetti diversi da noi.
Infine, è stata evocata la questione rom, non rom, eccetera. Segnalo che, in questi
anni, abbiamo dovuto gestire emergenze critiche, di cui tutti siamo consapevoli, che
ci sono arrivate addosso. In merito alla criticità rom, segnalo che sta procedendo lo
sgombero del campo di lungo Stura Lazio e, da quello che mi dice la Vicesindaco,
che sta seguendo questa attività con grandissima determinazione (credo che gli
dobbiamo tutti gratitudine per la complessità del tema e della questione), presumo
che entro dicembre l'intero campo sarà stato sgomberato. Sgomberato, non
trasferendoli in altri prati o in altre rive, ma collocandoli in altre soluzioni abitative.
Io lo considero un traguardo di civiltà, perché io non penso che sia umanamente
sostenibile che della gente viva nel fango, nella spazzatura, nelle lamiere, che lì
sguazzino nel fango e nella spazzatura bambini, che lì si organizzi la prostituzione
delle adolescenti. Lo considero inconcepibile ed è un dovere morale, prima ancora
che politico ed istituzionale, mettere quelle persone in condizioni di vita più civili e
più umane. Questo lo difenderò sempre.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non lo metta in alternativa, non è in
alternativa ad altro... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Le segnalo,
Consigliere Ricca, che l'emergenza rom che noi stiamo gestendo si è avvalsa, tra le
altre risorse, di 5 milioni di Euro stanziati dal Ministro dell'Interno, Maroni, per
gestire l'emergenza rom e io ho sempre dato atto al Ministro Maroni di avere avuto
questa sensibilità. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Per gestire l'emergenza,
che cosa facciamo? Di campo in campo? Riproduciamo campi?

PORCINO Giovanni (Presidente)
Consiglieri, non è un quiz. Il Sindaco sta intervenendo da 49 minuti e lasciamolo
concludere.

SINDACO
Lasciatemi dire, perché credo di avere come voi la stessa percezione delle criticità...

PORCINO Giovanni (Presidente)
Consiglieri, avete avuto modo di intervenire lungamente. Lasciamo concludere il
Sindaco.

SINDACO
Mi avete posto delle questioni e io vi rispondo e, siccome voi siete tanti e io sono
uno, per rispondere ci metto un po' più di tempo. Consideratelo anche come un atto
di cortesia, perché avete deciso ad un certo punto di fare la Conferenza Stampa,
nonostante ieri sera vi avessi detto che avevo un appuntamento con un ospite
straniero; non vi è interessato, io sono qui e lui è là che aspetta. (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Lo dico al Consigliere Marrone, non a lei.
Quindi, abbiamo questa emergenza che stiamo gestendo cercando di evitare che si
replichino i campi. Inoltre - questo voglio dirlo al Consigliere Ricca -, nel momento
in cui noi trasferiamo della gente in soluzione abitativa, la trasferiamo sulla base di
un patto di emersione in cui chiediamo a questi nuclei familiari: a) dove li mettiamo,
di pagare un canone; b) di mandare i figli a scuola; c) le nostre equipe socio-
assistenziali li seguono. Abbiamo anche convenuto con la Questura che chi non
sottoscrive il patto viene allontanato dalla città... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Minimo o massimo, è così.
Poi, abbiamo l'emergenza profughi, che, ovviamente, anche questa ci è arrivata
addosso. Il Consigliere Ricca ha detto che possiamo anche ridurre un po' lo
stanziamento SPRAR. Vorrei solo richiamare l'attenzione su come viene gestito oggi
questo fenomeno dei profughi. Viene gestito con un doppio canale, che io considero
un limite, perché c'è il canale SPRAR, che è quello gestito attraverso i Comuni, per
cui i profughi arrivano, i Comuni li ricevono, li sistemano e poi li seguono. Poi, c'è il
canale dei Prefetti, il quale è un canale, ovviamente, figlio dell'emergenza, per cui
arriva l'emergenza e non si sa come affrontarla, allora il Ministero dell'Interno dice
ai Prefetti che arriveranno 200 profughi, il Prefetto fa un bando al quale chiunque si
presenta e questi vengono sistemati. Una buona parte di quelli che si presentano a
questi bandi sono alberghi a due stelle e così si pensa di risolvere il problema. Ma c'è
una differenza: che il sistema SPRAR, poi, segue quelli che noi sistemiamo; invece,
il migliore albergatore, quando gli arriva il profugo, gli dà le chiavi della camera e
per lui è finita lì, non è che ha altri doveri, e quindi noi lì siamo in una situazione
molto meno gestita.
Per questo io insisto sul fatto che il canale SPRAR sia meglio. Ieri ho spiegato al
Presidente di una Regione di centrodestra, che dice che non vuole i profughi in ogni
caso, che se ti arrivano dallo SPRAR li governi meglio, altrimenti ti arrivano con il
canale prefettizio e li governi meno. Quindi, attenzione, perché il modello SPRAR è
quello che garantisce di più la governabilità e la gestibilità del fenomeno.
Dopodiché, dov'è - e non eludo questo nodo - la criticità di queste due questioni,
profughi e rom? È che precipitano su una terza criticità, che è sempre sullo stesso
tema, che è l'emergenza abitativa, per cui, in realtà, noi abbiamo tre criticità che
precipitano tutte sullo stesso tema: la casa. È lì la complessità, per cui devi fare
fronte all'emergenza sfratti, perché quello è un dovere verso i nostri cittadini che
sono in quelle condizioni (ho detto le cifre prima, siamo intervenuti in più di 3.500
casi rispetto a 4.000 su base annua); devi gestire questo fenomeno dei rom e devi
affrontare il problema profughi. Quindi, certamente il tema non è semplice: richiede
risorse aggiuntive, che abbiamo chiesto al Governo e che continuiamo a chiedere,
perché non può farsi valere soltanto su risorse nostre.
Anche qui, uno può dire tutto quello che vuole, però quando ha di fronte un problema
deve cercare di gestirlo, perché la cosa che fa la differenza tra chi ha una
responsabilità di governo e una generica responsabilità politica (lo dico da un uomo
che ha fatto politica per tanti anni), è che in genere in un partito si convoca una
riunione e si finisce convocandone un'altra, in un'Istituzione si fa una riunione e alla
fine devi prendere una decisione. La differenza è questa, e non è una differenza di
poco conto: è la differenza della responsabilità che hai sulle spalle e che ti deve
portare a gestire.
Tutto questo ha ispirato il nostro lavoro in questi anni, ha ispirato anche questo
Bilancio (finisco, vengo proprio all'aspetto direttamente più contabile), che - come
ha richiamato bene l'Assessore Passoni - abbiamo in questi anni pulito, nel senso che
oggi è tutto in spesa corrente quello che deve essere in spesa corrente; sugli
investimenti, il conto capitale è devoluto agli investimenti; abbiamo applicato
rigorosamente anche il quadro normativo nuovo anche quando era stringente.
Questa non è una cosa spiegabile, perché è piena di tecnicalità, ma da quest'anno
(l'ha detto l'Assessore Passoni) la Relazione dei Bilanci ha un sistema di contabilità
nuovo e diverso rispetto a quello degli anni scorsi, che ha reso molto più rigida la
gestione. Certi elementi di flessibilità che avevamo fino a l'anno scorso, con le nuove
norme non ci sono con il nuovo Bilancio quindi è più arduo.
Io penso che questo sia un Bilancio credibile, un Bilancio di un'Amministrazione che
crede in questa città, ha l'orgoglio di questa città e vuole lavorare perché questa città
cresca nel suo sviluppo.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La discussione sul Bilancio di Previsione 2015 è conclusa. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO).

SINDACO
Ma figuriamoci se è un problema parlare del MOI. È evidente che quella è uno delle
criticità. La stiamo affrontando e gestendo. Intanto, stiamo facendo il censimento di
tutti quelli che sono lì dentro, insieme alle organizzazioni presenti, ed è un'attività
partita. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non ci sono solo centri sociali, ci
sono anche altre organizzazioni. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). In ogni
caso, il censimento lo fanno i Vigili Urbani. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO).
Consigliere Marrone, io naturalmente mi auguro per questa città che lei non diventi
Sindaco, ma se per caso accadesse, voglio vedere che cosa farà davanti a quelle
situazioni. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Cioè chiama un plotone di
Alpini (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma veramente quando siete venuti
dal Prefetto eravate tutta una banda di agnellini, non ce n'era uno che dicesse una
parola davanti la Prefetto. Qui fate i numeri, là eravate tutti agnellini.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma come no, era stupito anche il Prefetto,
me lo ha detto: "Beh, ma sono tutti tranquilli", e io gli ho detto che avremmo dovuto
fare la riunione in Sala Rossa. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lasciamo
perdere.
Comunque, stiamo affrontando anche questo problema.

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