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PORCINO Giovanni (Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201502056/002, presentata in data 13 maggio 2015, avente per oggetto: "Nessun nesso tra gusti sessuali e religione" PORCINO Giovanni (Presidente) La parola, per la risposta, all'Assessora Curti. CURTI Ilda (Assessora) Condivido l'oggetto dell'interpellanza, nessun nesso c'è tra orientamenti sessuali e religione. Provo a rispondere all'interpellanza, che naturalmente parte dal presupposto che l'uso di un'immagine, che è quella della Pietà di Michelangelo, sia associata al fatto che è un'immagine religiosa. Mi permetto di sottolineare il fatto che la Pietà di Michelangelo è una delle opere d'arte universali, che esprime un sentimento universale, assolutamente sganciato dall'idea religiosa, che è il dolore di una madre per la sofferenza del figlio vittima dell'odio e che quindi, in quanto sentimento universale, è la rappresentazione di quello che provano tutte le madri di fronte alla sofferenza di un figlio, qualsiasi sia il loro credo, la loro religione e il motivo per cui il figlio è morente. Quindi, associare una campagna di contrasto all'odio, associandolo alla sofferenza di una madre che vede il figlio amato soffrire, è oggetto quantomeno di interpretazioni, non solo non è offensivo, ma di fatto richiama ad un sentimento che sta negli esseri umani e non nelle credenze degli esseri umani. Nell'interpellanza si chiede quale tipo di patrocinio sia stato dato alla manifestazione: la Città di Torino ha dato un patrocinio alla Regione Piemonte, nel senso che non è una campagna di associazioni specifiche, ma è una campagna istituzionale della Regione Piemonte, quindi è stata validata dalla Regione Piemonte. Per questo motivo non crediamo affatto che sia il caso di ritirare il patrocinio della Città, non ritenendo che questo messaggio sia né blasfemo, né offensivo; piuttosto, ha l'obiettivo di richiamare l'attenzione di come l'odio, di qualsiasi natura esso sia, provochi sofferenza e dolore alle persone che ne sono vittime. Vorrei anche sottolineare il fatto che l'analogia con la Mostra d'Arte LGBTE è impropria, perché in realtà gli organizzatori della Mostra Internazionale d'Arte non avevano nulla a che vedere con il Torino Pride e con l'insieme delle associazioni LGBT, hanno utilizzato l'acronimo - che tra l'altro voleva dire altro -, giocando sicuramente un po' sull'ambiguità, sul fatto che l'acronimo LGBTE avrebbe in qualche modo indotto qualche pensiero ambiguo, ma era una mostra d'arte di fotografia e probabilmente - condivido - la scelta di quell'immagine, che esplicitamente richiamava dei simboli religiosi, come l'immagine di Gesù Cristo e della Madonna calpestati, sicuramente poteva suscitare offesa ai credenti, ma anche ai non credenti, anche a chi in realtà ritiene di rispettare qualsiasi credo e qualsiasi fede religiosa, anche se non è la sua. In ogni caso, non era stata promossa dal Torino Pride e dell'associazionismo LGBT, anzi, loro stessi hanno preso le distanze dicendo che non ha nulla a che vedere con le loro campagne contro l'odio, la discriminazione e l'omofobia. Altro non potrei rispondere, nel senso che, ovviamente, la Città d Torino ha aderito a una campagna della Regione per il 17 maggio, che è la Giornata internazionale contro l'omo-transfobia, così come altri capoluoghi di provincia, Alessandria, Vercelli, Cuneo, quindi ci sono altri Comuni della Regione (che, se non sbaglio, sono stati una trentina, in generale) che hanno aderito e che hanno fatto delle iniziative specifiche di sensibilizzazione e divulgazione del numero, perché questo dice quel manifesto: "Se sei vittima di omofobia, c'è un numero a cui rivolgersi per denunciare l'omofobia". Ricordo che anche in questa nostra civile città si sono verificati episodi di omo-transfobia: è recente il caso di un giovane ragazzo, Stefano Sechi, che, rientrando la sera, è stato aggredito su un pullman da un branco di giovani proprio perché omosessuale, non per altri motivi, quindi con un'aggravante. Di fronte ad episodi di questo genere, io credo che non ci siano posizioni politiche divergenti. In ogni caso, al di là di come la si pensi, contrastare la violenza, l'aggressione, l'odio, solo perché si è qualcosa e non perché si è fatto qualcosa, credo sia un dovere delle Istituzioni e di tutte le forze politiche. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Intanto, come sempre, riusciamo a essere non tempestivi, di più, per poi andarne a discutere l'8 di giugno, quando la cosa è ormai quasi dimenticata; credo che questa sia una strategia ormai consolidata di questa Giunta, che o fa finta di non ascoltare o rimanda la discussione talmente in là, in modo che la cosa sia talmente affievolita che poi quasi non ha neanche più senso parlarne. È un'ottima strategia, funziona, però credo che poi alla fine, in alcune situazioni, se ne pagheranno anche le conseguenze. L'uso della Pietà di Michelangelo trovo che sia un gesto patetico e sicuramente contraddittorio e credo vada contro quelle che possono essere le rivendicazioni, legittime o illegittime, di chi ha un modo diverso e assolutamente personale di vivere la propria sessualità e rivendicarne il diritto, perché mi viene in mente che sia esattamente come il mendicante, o chicchessia, che gira per la strada con il biglietto: "Ho nove figli, sette mogli e quattro cognati da mantenere, datemi 50 centesimi per andare a mangiare". È chiaro che si cerca di colpire al cuore le persone; poi, alla fine, si contano e chi viene colpito al cuore sicuramente non è chi ha vera pietà o vera comprensione, ma chi probabilmente usa questo strumento per scaricarsi la coscienza. Questo è quello che fate voi, perché, non essendo assolutamente in grado di gestire una situazione di questo tipo, in cui bisogna a tutti i costi far diventare la diversità normalità, (ma, per farla diventare normalità, si creano gli eccessi, perché se no nessuno viene, quasi automaticamente, salvaguardato dalle Istituzioni), per pulirvi la coscienza nel quotidiano, date l'okay ad avvallare la possibilità che si usino magari manifesti o icone di questo tipo, che puntano pesantemente al cuore della gente e, soprattutto, è la finta spinta passionale di chi, invece, usa questo strumento semplicemente per rivendicare diritti che si ottengono con tanto lavoro e buonsenso, e non sfilando in tanga e rossetto sulla barba, eventualmente, perché poi gli eccessi sono quelli (che sta benissimo il rossetto sotto la barba). Ripeto, chiaramente sono soddisfatto delle risposte che mi ha dato l'Assessora, anche se molto in ritardo, e quindi è chiaro che non è stato ritirato il manifesto e non si è neanche pensato, eventualmente, di darne in qualche modo giustificazione. Sono anche convinto che siete pronti alla prossima stampa, quella del prossimo anno, che sarà sicuramente ancora più imprimente di questa, perché dovrete far vedere di andare in giro con il cartellino: "Sono povero, ho cinque figli e nove mogli, aiutatemi". Quindi, siete pronti per la prossima battaglia, ma soprattutto non per aprire gli occhi all'opinione pubblica, perché gli occhi dell'opinione pubblica sono non aperti, ma dilatati, dilatati da questo finto perbenismo, questo finto soccorso verso persone che sicuramente ne hanno tutti i diritti, ma hanno capito che, andando in giro con quel biglietto, forse ottengono molto di più. Ripeto, per pulizia di coscienze, non per convinzioni di diritto, è quello che fate puntualmente voi ospitando i clandestini, aiutando i Rom; a voi non ve ne può fregare di meno, però così vi pulite la coscienza, ed è il vostro primo obiettivo, davanti alla gente e davanti a chi pensate, ancora una volta, che forse un giorno vi voterà ancora. PORCINO Giovanni (Presidente) L'interpellanza è discussa. |