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CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 201501679/009, presentata dalla Giunta Comunale in data 21 aprile 2015, avente per oggetto: "Piano Particolareggiato in Variante al P.R.G. relativo alla Zona Urbana di Trasformazione 'Ambito 9.200 Regaldi'. Approvazione" CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Comunico che questa proposta di deliberazione è stata presentata ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento del Consiglio Comunale. Sono stati presentati 5 emendamenti da parte della Giunta Comunale. La parola all'Assessore Lo Russo. LO RUSSO Stefano (Assessore) Quest'oggi il Consiglio Comunale si accinge ad approvare in via definitiva il Piano Particolareggiato Regaldi, in Variante al nostro strumento urbanistico. Il Piano Particolareggiato ha tra i suoi scopi specifici la partenza della Variante 200, a partire dalla riqualificazione dello Scalo Vanchiglia. Come ricorderanno i Consiglieri, nel 2010 il Consiglio Comunale approvò il documento programmatico di Variante 200, che prevedeva una grande trasformazione urbana che, a cavallo del grande Trincerone ferroviario di via Sempione e via Gottardo, inquadrava nello Scalo Vanchiglia e nel nodo del Servizio Ferroviario Metropolitano presente sulla stazione Rebaudengo, gli assi portanti di un grande progetto di trasformazione e riqualificazione urbana della città, a valere su una superficie territoriale post industriale dismessa, di oltre un milione di metri quadrati. Il piano della Variante 200 individuava una serie di sottoambiti, ovviamente tra di loro interconnessi sotto il profilo funzionale, che avevano nella propria vocazione, in continuità con quanto svolto dall'Amministrazione nei mandati precedenti, una filosofia di trasformazione che vedeva proprio nel riuso degli spazi industriali dismessi, invece che nell'utilizzo di suolo libero, una delle chiavi di lettura della trasformazione urbana della città, individuando appunto tre grandi nodi di trasformazione. Il primo era quello della stazione Rebaudengo-Fossata, a cavallo tra la Circoscrizione 5 e la Circoscrizione 6. Il secondo era quello lungo il Trincerone ferroviario della via Sempione e della via Gottardo, sulla Circoscrizione 6, a cavallo della Barriera di Milano. Il terzo tassello era proprio quello dello Scalo Vanchiglia, che è quello di cui discutiamo oggi, in occasione dell'approvazione del Piano Particolareggiato Regaldi. Trasformazione urbana che nella propria impostazione vedeva nella zona nord (peraltro, questo è stato richiamato sia nel programma di mandato di questa Amministrazione, sia nel successivo documento votato dal Consiglio Comunale, che identificava l'attualizzazione delle trasformazioni urbane sotto il profilo strategico e programmatico) una delle occasioni con cui coniugare politiche virtuose di riqualificazione urbana di spazi industriali compromessi, con azioni di attivazione di investimenti di capitale pubblico e privato, in un rapporto sinergico di partnership, che vedesse, attraverso l'attivazione di capitale privato, l'opportunità di dotare la Città di risorse finanziarie per realizzare infrastrutture di trasporto pubblico. Nello specifico, faccio riferimento al progetto della Linea 2 della Metropolitana, che, come ricorderà il Consiglio Comunale, vede proprio nella traiettoria che ho illustrato il proprio svilupparsi, nell'interscambio con Rebaudengo, nell'interramento del Trincerone e nella successiva tombatura del Trincerone, attraverso la costruzione di un grande boulevard urbano ciclopedonale, proprio sullo Scalo Vanchiglia, il suo naturale completamento, quantomeno nella prima parte funzionale. In questo quadro di riferimento generale, che ovviamente si inquadra anche sotto il profilo strategico nell'azione di sviluppo della zona nord della città e sulla riqualificazione, quanto mai opportuna e necessaria, della zona della Barriera di Milano e della Circoscrizione 6. Ovviamente inquadriamo il Piano Particolareggiato Regaldi anche insieme ad altre trasformazioni, che peraltro hanno già visto coinvolto il Consiglio Comunale. Cito certamente l'operazione, peraltro in corso, sulla cascina Fossata, di fronte allo Scalo di Rebaudengo; cito tutte le operazioni che riguardano più piccole Varianti parziali sviluppate sulla Barriera di Milano; cito il grande progetto della Manifattura Tabacchi, che proprio sulla curva che connette il Trincerone ferroviario con lo Scalo Vanchiglia, di cui ci proponiamo la riqualificazione, vede un importantissimo tassello nella Città Universitaria e, soprattutto, una grande occasione di rifunzionalizzazione di uno spazio industriale dismesso. Pertanto, questo è il quadro di riferimento, ampio e articolato, in cui si è mossa l'Amministrazione nell'ambito della definizione dei contenuti puntuali dell'operazione di riqualificazione dello Scalo Vanchiglia. Come abbiamo avuto modo di approfondire molto in Commissione, il Piano Particolareggiato Regaldi viene adottato dal Consiglio Comunale nel 2011, con la deliberazione di adozione, che identifica la Zona Urbana di Trasformazione "9.200 Regaldi", forse più nota come Scalo Vanchiglia. Nell'ambito di questi anni di interlocuzione, sappiamo che discutiamo di un sedime di proprietà privata, con un'ampia articolazione di proprietà private. È chiaro che lo strumento del Piano Particolareggiato è stato quello che nella fase iniziale, cioè quella del 2011, individuò proprio questo strumento di attuazione dello strumento urbanistico e della trasformazione di iniziativa pubblica, il veicolo con cui poter sviluppare l'intervento. Intervento che, come ho avuto modo di rappresentare in Commissione, fa specifico riferimento allo Scalo Vanchiglia, ma che va inquadrato ovviamente in questo ragionamento che, pur sinteticamente, ho provato a introdurre in questa breve introduzione. L'intervento è quello di Regaldi, che prevede la trasformazione urbana di un'area di circa 118.000 metri quadrati, quindi un'area di grandissima estensione, che il Piano Particolareggiato individua in tre unità d'intervento, separate e funzionali, che sono tra di loro anche indipendenti, in termini di attuazione, che ovviamente trascinano opere di urbanizzazione, che verranno realizzate proprio in concomitanza all'intervento privato. Sostanzialmente possono trovare una loro funzionalità nell'attuazione della singola unità d'intervento. Unità d'intervento che hanno una geometria: la prima è quella che affaccia su corso Novara, per circa 65.000 metri quadrati; la seconda, la più piccola, è quella tra via Quittengo e via Pacini, per circa 8.000 metri quadrati; la terza è quella compresa tra le vie Pacini e Regaldi, in progetto, e corso Regio Parco, per circa 45.000 metri quadrati. Sotto il profilo urbanistico, quello che ci immaginiamo di realizzare, in quello che oggi di fatto è uno scalo ferroviario abbandonato, è un'operazione di dotazione di Superficie Lorda di Pavimento a destinazione mista residenziale e terziaria ad ASPI, che prevede un mix funzionale che dovrebbe, a regime, portare una superficie massima di circa 81.000 metri quadrati. Quindi, in riduzione rispetto a quanto adottato dal Consiglio Comunale nel 2011, per circa una percentuale massima del 60%, a residenze, e un minino del 40%, per quello che riguarda l'ASPI. L'ASPI avrà una distribuzione commerciale sull'unità d'intervento 1, che, nel frattempo, anche in virtù delle mutate condizione economiche e commerciali, prevede un ridimensionamento della superficie da un'originaria L2, che s'immaginava di localizzare nella fase di adozione, a una L1, che verrà invece realizzata in virtù di questa approvazione. Gli elementi salienti della trasformazione prevedono la cessione di un'area alla Città, che verrà realizzata a parco e adibita a parco, e che separerà fisicamente l'attuale perimetro del Cimitero Monumentale con il nuovo corso Regio Parco e la parte edificata che affaccerà sulla nuova via Regaldi. Verranno realizzate due piazze principali, una sull'affaccio di corso Novara, l'altro sulla via Ristori fino alla cosiddetta piazza Ristori, che diventeranno il centro pulsante di questo nuovo insediamento. Ricordo che, in virtù delle disposizioni di Legge, assolutamente recepite già nell'attuazione dell'unità d'intervento 1, l'intervento si trascina dietro la realizzazione di 4.800 metri quadrati di SLP di interventi da realizzare per social housing. Pertanto, già nella fase iniziale dello sviluppo, avremo modo di sviluppare le superficie residenziali proprio in quest'ottica. Chiudo questa relazione illustrativa, che volutamente è un po' compressa, dicendo che l'elemento saliente della filosofia della trasformazione di Regaldi differisce rispetto a un modello a cui siamo stati abituati, ad esempio, nell'attuazione delle Spine, in particolar modo per quanto riguarda la Spina 3, che prevedeva, pur nella dotazione funzionale di residenza ed ASPI, sostanzialmente analoga o comunque prossima a quella che deliberiamo oggi, un modello che separava fisicamente la parte commerciale dalla parte residenziale, individuando una parte commerciale fisicamente separata rispetto alla parte residenziale. L'elemento più innovativo, in questo caso, sotto il profilo della trasformazione, sta invece proprio nella fusione di queste due funzioni, su un modello insediativo che è più prossimo al tessuto consolidato tipico della città di Torino, che vede quindi un intersecarsi delle superfici commerciali con le superfici residenziali. Questo anche, nel caso di specie, quando le superfici commerciali sono di una certa estensione. Già che ho la parola, Presidente, illustrerei il contenuto degli emendamenti, così evito di intervenire successivamente. Tutti gli emendamenti sono a firma della Giunta. L'emendamento n. 1 riprende quanto già contenuto nello schema di convenzione. Cioè, la cessione della parte attualmente privata che verrà ceduta alla Città di Torino (faccio esplicito riferimento al Trincerone, che oggi è condizione necessaria per poter dare attuazione alla progettazione della Linea 2 della Metropolitana) manterrà in capo all'attuatore del Piano Particolareggiato gli oneri di custodia, sorveglianza e gli eventuali interventi di messa in sicurezza. Viene ripreso in narrativa quanto già contenuto all'interno dello schema convenzionale. L'emendamento n. 2 e l'emendamento n. 4 fanno riferimento esplicito ai documenti relativi all'integrazione dei documenti necessari, che si è sviluppata in sede di Conferenza dei Servizi di Valutazione Ambientale Strategica, che è fattispecie riferita alle opere di urbanizzazione. Questo sia l'emendamento n. 2 che il n. 4. L'emendamento n. 3 corregge un mero errore materiale contenuto nell'importo valori delle opere di urbanizzazione da realizzare. L'emendamento n. 4, come dicevo, fa riferimento a quanto contenuto nelle prescrizioni di VAS. L'emendamento n. 5, invece, fa riferimento agli oneri manutentivi e di custodia, in capo ai soggetti attuatori, per tutta la durata del Piano Particolareggiato. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Trombotto. Propongo di fare una discussione unica, comprensiva degli emendamenti. TROMBOTTO Maurizio In primo luogo, voglio ringraziare l'Assessore per la disponibilità che ha dimostrato, sia direttamente per il tramite della sua persona, sia per il tramite degli Uffici, nell'illustrare compiutamente e in modo approfondito, in II Commissione, il contenuto e le caratteristiche del Piano Particolareggiato che oggi ci accingiamo a votare. Lo dico perché voglio sottolineare l'importanza che l'Assessore, ancora oggi, giustamente, ha riconosciuto rispetto alle dimensioni e al contenuto del Piano Particolareggiato. L'Assessore ricordava bene le dimensioni di superficie, cioè 118.000 metri quadrati, e il fatto che il Piano Particolareggiato Regaldi costituisca l'anticipazione (lo dico con la "a" maiuscola), rispetto allo Scalo Vanchiglia, della Variante 200, che questa Città, in particolar modo la parte nord di Torino, discute da anni e che finalmente sta per diventare realtà. Lo dico perché evidentemente la riqualificazione della zona nord della Città di Torino, dopo gli interventi che hanno caratterizzato le Amministrazioni Comunali precedenti, legate in particolar modo, ma non solo, all'evento olimpico e che hanno caratterizzato altre parti della città, a partire dalle Circoscrizioni poste a sud, questa riqualificazione della zona nord è stata richiesta con forza da molte forze politiche; in particolar modo, mi permetto di dire, seppure magari strutturate in forme, anche nominalisticamente, diverse dalle attuali, ma principalmente le forze che allora governavano e che tuttora governano la Città. Tali forze politiche si sono poste un problema giusto e doveroso di attenzione verso una parte della città che è stata per anni uno dei motori e dei volani dello sviluppo di Torino, che ha rappresentato ed è stata una delle parti più importanti della Torino operaia, della Torino che produce, della Torino che costruisce, e che ha visto nella trasformazione del tessuto urbano, di questa come di molte altre città, il venir meno di quella parte attiva e il presentarsi, invece, sempre in modo più ampio e progressivo, con caratteristiche completamente diverse, purtroppo, di realtà di abbandono, che qualcheduno, dal punto di vista sociologico, potrebbe definire come non luoghi. Lo Scalo Vanchiglia, negli ultimi anni, è stato un luogo abbandonato, è stato un non luogo; è stato un luogo della produzione, ma poi evidentemente è divenuto altro. Dico questo, in premessa, garantendo che non sarò molto lungo nell'intervento, oltre il tempo concessomi, perché questi aspetti vanno rivendicati, enfatizzati ed assolutamente riconosciuti. Dopodiché, entrando nel merito della proposta che viene formulata all'attenzione del Consiglio Comunale, oggi, da parte della Giunta, credo che avendo avuto tutti i chiarimenti che sono stati richiesti, non si possa non dirsi d'accordo con la parte esecutiva del governo di questa Città, rispetto alle caratteristiche che viene ad assumere l'intervento. È vero (e questo è un aspetto positivo), l'intervento cerca di caratterizzarsi per alcuni aspetti di diversità rispetto agli interventi che hanno caratterizzato, in questi ultimi 15-20 anni, gli ambiti di riqualificazione della Città. Si cerca in qualche modo di tener conto di quelle che sono le caratteristiche storiche, tradizionali del tessuto commerciale, in particolar modo delle zone periferiche; periferiche non dal punto di vista dell'importanza, ma perché poste nella parte più esterna della città. L'Assessore, giustamente, non può ripetere in modo pedissequo le cose dette all'interno delle Commissioni di lavoro ed ha forse omesso qualche aspetto, come quello che ora mi accingo a dire. Si tiene conto anche delle esigenze della futura cittadinanza, dei futuri residenti, voglio cioè riferirmi al fatto che comunque è previsto uno spazio di circa 1.000 mq, la cui definizione dovrà essere più compiutamente analizzata nel prosieguo dei lavori, ma che viene posta a disposizione della cittadinanza e della futura residenza. Lo dico anche rispetto all'esperienza di chi comunque per anni ha amministrato una Circoscrizione popolare, che quindi è consapevole - io credo - del fatto che vi sia la necessità, soprattutto laddove si vanno a sviluppare insediamenti significati, anche dal punto di vista del numero delle persone che vi andranno a risiedere, che ci siano spazi pubblici di socializzazione; quindi credo che questo sia un altro aspetto interessante. Così come è interessante il mix che andrà a definirsi tra spazi privati e spazi pubblici, tra luoghi residenziali e parti aperte, tra verde pubblico e verde privato e anche le piazze che rappresentano anch'esse storicamente e possono nuovamente rappresentare dei luoghi anche di associazionismo e di aggregazione spontanea e non solo di sosta di autovetture. Dico questo perché credo che quest'oggi l'Amministrazione Comunale, nell'approvare il Piano Particolareggiato Regaldi, deve in qualche modo però anche impegnarsi a fare un ragionamento e una riflessione che vada al di là degli aspetti certamente importanti, ma meramente urbanistici, e che debba in qualche modo impegnarsi - ed è caratteristica, io non posso negarlo, di questa Amministrazione come anche delle precedenti - ad accompagnare queste trasformazioni sia con le realtà istituzionali decentrate, in questo caso la Circoscrizione coinvolta, che con la popolazione residente, non numerosa evidentemente, perché parliamo di un'area ex industriale e trasportistica, ma soprattutto mantenere anche poi un rapporto di collegamento con coloro che andranno ad abitarvici. Per questi motivi e anche per altri, la previsione del social housing, la ridefinizione che è frutto ed è figlia anche del dibattito tecnico che si è sviluppato all'interno delle conferenze dei servizi, che hanno portato a una ridefinizione anche planivolumetrica delle dimensioni residenziali, delle altezze e dello sviluppo delle unità destinate a residenza, il voto da parte del Gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà non potrà che essere favorevole, come ho già anticipato, sperando che questo impegno verso il Consiglio nell'illustrazione, nella disponibilità e nell'approfondimento non costituisca un caso, ma che voglia caratterizzare anche quest'ultimo anno del mandato amministrativo. Concludo con una battuta, mi si consenta, l'Assessore sa bene a che cosa mi riferisco, evitando di voler invece filosofeggiare - perché già uno dei suoi predecessori, non era un geologo ma era un filosofo, seppur valente dal punto di vista urbanistico - su vincoli, lacci e lacciuoli, richieste e aspettative di ulteriori liberalizzazioni di cui il Paese e anche la Città di Torino credo a questo punto possano fare a meno. Manteniamo i vincoli e consentiamo ai cittadini di partecipare maggiormente. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Durante l'intervento dell'Assessore ho colto aspetti positivi che mi hanno un po' risollevato su alcune passate vicende sulla riorganizzazione di questa Città, il creare nuovi quartieri, perché, se ho ben capito, prendeva un po' le distanze dagli esempi passati di Spina 3, Largo Giachino e quant'altro, dove c'è stata una riqualificazione. Purtroppo, sentendo l'intervento del Consigliere Trombotto, è esattamente una rievocazione storica di quanto non va a Torino ed è sotto gli occhi di tutti. Io non so, probabilmente vedono un'altra Città, hanno una visione diversa da quella che ho io, poi abitando… (INTERVENTO FUORI MICROFONO) Presidente, posso? PORCINO Giovanni (Presidente) Colleghi, se rimaniamo in silenzio, facilitiamo la discussione. LIARDO Enzo Consigliere Trombotto, per favore, capisco altri che sono recidivi, ma non inizi anche lei! Allora, mi sembra proprio una rievocazione storica di quello che ho vissuto nel 2000 quando si parlava di Spina 3, quando si parlava di quartieri che dovevano rinascere e rinascevano già degradati, tant'è che si creavano all'interno, legittimati proprio dal Comune di Torino, alcuni comitati che dovevano governare e questi comitati venivano pagati, non è che governavano attraverso la loro fantasia quello che sarebbe stato il nuovo tessuto del quartiere, e devo dirvi che è stato un fallimento, dico e sottolineo un fallimento. Possiamo guardare anche Spina 3: poteva essere ridisegnata la città del futuro, cosa ne è stato? Consigliere Trombotto, probabilmente lei frequenta molto la zona sud di Torino e poco quella nord. Spero di aver capito bene, se poi magari in un'eventuale replica lo può ripetere, l'Assessore mi confortava sul fatto che in qualche modo prendeva le distanze dal modo di ricostruire parti della Città. In base sempre all'intervento che faceva il Consigliere Trombotto, sembra che questo progetto sia la panacea di tutti i mali della zona nord, non mi sembra così, anzi non vorrei che questo progetto, visto che ho sentito anche l'ipotesi di tombare il trincerone, potrebbe in qualche modo far tramontare l'ipotesi che anche la zona nord, che ben vi vota, io spero che ogni tanto ci pensino che sono rimasti completamente tagliati fuori dal contesto viabilistico della Città, perché la Torino nord non è assolutamente servita. Non vorrei perciò che a questo progetto, Assessore, poi nasca come sempre la solita litania di questi comitati fatti ad arte, perché poi, scava e scava, abbiamo capito che dietro a questi comitati c'erano persone ben definite. (INTERVENTO FUORI MICROFONO) No, signor Sindaco, la ringrazio per questa interruzione, quelli sono comitati spontanei, questi qui lo sono un po' meno, perché poi alla fine, signor Sindaco, siamo tutti figli di qualcuno, le paternità vengono fuori. Comunque, chiudo l'intervento con una battuta, si parla anche di residenza privata, durante la Commissione in un passaggio l'Assessore ha detto che da alcune abitazioni private potrebbe vedersi il cimitero e questo mi ricorda un po' quel film che fecero due grandissimi attori, uno di questi, Troisi, diceva: "Ricordati che devi morire". PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Cercherò di essere conciso, ma i punti sono veramente tanti e l'operazione è veramente complessa e alla fine del discorso verrò anche con gli aspetti di sostanza, che sono quelli forse più importanti, però non posso che cominciare dagli aspetti di forma di questa deliberazione, del modo in cui è stata trattata, partendo dal fatto che questa è la prima volta che vedo un iter in Commissione di questo genere, in cui la deliberazione non viene mai formalmente discussa, neanche una volta in Commissione Consiliare, in quanto prima viene anticipato che arriverà la deliberazione dalla Giunta e si fanno discussioni preliminari sull'argomento e poi ci si lascia con i Consiglieri che hanno ancora domande da fare per la settimana dopo e il giorno dopo la Conferenza dei Capigruppo esautora la Commissione, decide che la deliberazione si può liberare per l'Aula ex articolo 93 e la manda in Aula concedendo magnanimamente di poterne ancora parlare nelle sedute successive. Sostanzialmente, questa deliberazione non è mai stata liberata dalla II Commissione Consiliare, tant'è vero che l'ultima volta che si è discussa non c'era neanche il numero legale, eravamo tre Consiglieri, rispettivamente del PD, SEL e noi. Non dovendo più essere liberata, sostanzialmente, era irrilevante il fatto che non ci fosse più il numero legale; lascio questa nota perché è sicuramente un elemento di amarezza anche per come è stata gestita la vicenda. Venendo però sempre agli aspetti formali di questa deliberazione, comincerei dall'elencare una lunga lista di punti che lasciano perplessi sulla regolarità e sulla legittimità di quanto noi stiamo per fare. Il primo è relativo ai tempi di salvaguardia, che sono previsti dalla Legge Urbanistica Regionale e che prevedono, sostanzialmente, che un atto adottato mantenga un'efficacia per tre anni, dopodiché la sua efficacia viene a mancare e su questo c'è un'interpretazione diversa tra l'Amministrazione e i tecnici che noi abbiamo consultato sul fatto che questa scadenza dei tre anni dall'adozione faccia decadere l'atto, oppure semplicemente renda possibile costruire in maniera diversa. È indubbio che ci troviamo di fronte ad una deliberazione in cui sono passati più di quattro anni tra l'adozione e l'approvazione, caso estremamente particolare, che onestamente non ho mai visto finora. In questi quattro anni questo Piano Particolareggiato, pur non ancora approvato, ha già prodotto degli effetti, infatti ha già fatto delle vittime, nel senso che in questa area soggetta al Piano Particolareggiato c'erano delle aziende, le quali sono rimaste bloccate per tre anni per i tempi di salvaguardia, quindi aziende che magari avevano investito o dovevano magari espandere, costruire, eccetera, si sono trovate in un'area che sarebbe stata poi magari espropriata, quindi con l'impossibilità di effettuare investimenti e quindi di ripagare i mutui che avevano fatto per aprire l'attività. Risultato: azienda chiusa, persone a casa, persone che hanno perso tutto, il loro patrimonio e sono anche fallite. Tutto questo in attesa che il Comune perfezionasse questa deliberazione e quindi paradossalmente noi già nel 2012 presentammo delle interpellanze per chiedere quando il Comune avrebbe chiuso la partita e ci fu detto che sarebbe accaduto presto, poi la cosa è morta per quattro anni, salvo tornare fuori con questa urgenza per cui non si può neanche aspettare una settimana di più in Commissione Consiliare, perché bisogna assolutamente approvarla forse nel giro di dieci giorni da quando l'argomento è stato presentato al Consiglio Comunale a quando viene votato in Aula, nonostante si tratti di una deliberazione con centinaia e centinaia di pagine di allegati e che impatta su un'area della Città di Torino visibile ad occhio nudo dal satellite. L'unica cosa che è successa in questi quattro anni è che le persone, che sono state costrette a vendere per il fatto di essere bloccate in questo limbo tra un atto adottato e non ancora approvato, hanno dovuto vendere i loro terreni al prezzo delle patate - come si suol dire -, quasi tutti comprati da società di investimento immobiliari che fanno il loro mestiere di investitori e speculatori immobiliari, ma che hanno potuto acquisire queste aree a prezzi veramente di saldo, naturalmente prendendosi il rischio d'impresa, ma contando evidentemente sul fatto che il Consiglio Comunale poi avrebbe puntualmente approvato l'atto, cosa che probabilmente avverrà oggi. Le inchieste giornalistiche hanno già messo dei nomi, anche se poi hanno riportato che il precedente Assessore all'Urbanistica del precedente Assessore all'Urbanistica ridacchiava dicendo: "Forse questi sono solo delle teste di legno" - virgolettato su un giornale torinese -, e quindi onestamente non so chi sia attualmente la proprietà vera di queste aree, anche perché in Commissione non ne abbiamo avuto notizia. Comunque, chiudendo questa parte sui tempi di salvaguardia, avrei in realtà delle altre cose da dire, sempre sulla regolarità formale della deliberazione: intanto, anche qui per l'ennesima volta ci troviamo di fronte a una Variante parziale, quando a nostro parere questa dovrebbe essere una Variante strutturale. Anche questa è una cosa su cui l'Amministrazione ha già inciampato in passato e, alla richiesta sul perché è una Variante parziale e non strutturale secondo i crismi di legge, ci è stato risposto perché era una Variante parziale - tautologia -, però a tutt'oggi onestamente non siamo convinti che si possa classificare come Variante parziale un atto che riguarda una parte così grande di città e che impatta pesantemente, tra l'altro eliminando tutta una grossa area di residenze universitarie previste dalla Variante 38, provocando un'eliminazione significativa dell'area servizi. Il secondo profilo che ci lascia perplessi sulla legittimità è che tra l'adozione e l'approvazione di un atto le modifiche dovrebbero avvenire soltanto in maniera limitata, quindi non sostanziale, e soltanto in risposta alle osservazioni che vengono presentate dopo la fase di adozione, che serve proprio per permettere alla cittadinanza, alle terze parti o a chiunque di fare osservazioni. Anche qui ci è stato detto che le modifiche sono molto pesanti, perché è cambiata la tipologia di insediamento commerciale, sono cambiate quasi completamente le soluzioni dei volumi, il posizionamento delle torri, cioè sono cambiate veramente tantissime cose in questo atto e ci sembra difficile che queste cose siano cambiate in risposta alle osservazioni. Onestamente, per quanto abbiamo potuto valutare noi dalle osservazioni allegate, non ci pare che queste modifiche siano avvenute in seguito alle osservazioni. Ci pare di più che siano avvenute perché sono cambiati i tempi del mercato e quindi si ritiene che questa nuova forma di articolazione commerciale e residenziale sarà più accettata dal mercato e permetta a chi costruisce di vendere più facilmente le case e i negozi, però questa non è un'esigenza di osservazione e non dovrebbe essere presa in considerazione tra l'adozione e l'approvazione, semmai dovrebbe portare, come sarebbe stato più logico, a ripartire da zero con una nuova adozione, seguita da un'approvazione nel giro di magari due mesi, per cui non perdendo anni, ma rifacendo un procedimento corretto che avrebbe permesso, tra l'altro, a tutte le parti in causa, di fare delle nuove osservazioni rispetto alle modifiche introdotte con questo atto e su cui, sostanzialmente, non c'è possibilità di effettuare osservazioni. Infine, faccio notare che anche alcuni documenti, che sono parte integrante e vitale di questa deliberazione, sono stati forniti veramente all'ultimo o non sono ancora stati forniti, nel senso che la VAS, che è quella per cui abbiamo aspettato una settimana in più per poter approvare, è stata velocemente illustrata giovedì in Commissione alle cinque del pomeriggio, dopodiché troviamo un nuovo emendamento, il n. 4, della Giunta che introduce tre nuovi allegati, i nn. 26, 27 e 28, che io non ho, non so dove trovare, non ci sono on line, non so se sono disponibili. Comunque, oltre alle centinaia di pagine, i Consiglieri stanno votando tre nuovi allegati che nessuno ha mai visto e potrebbe esserci dentro qualunque cosa. Vedo che adesso mi indicano un blocco di carta di circa 200 pagine, non so se possiamo interrompere la seduta per permetterci di leggere 200 pagine, di valutarle, perché questo è un atto che consta di centinaia e centinaia di pagine e in dieci giorni voglio capire qualunque Consigliere Comunale come possa avere avuto la possibilità di esaminare tutto il materiale e di votarlo con coscienza. Aggiungo anche la vicenda del masterplan della Variante 200, che è un altro documento mitico: suggerirei dopo l'ostensione della Sindone di organizzare l'ostensione del masterplan della Variante 200. In Commissione ci è stato anche detto che c'è, che esiste, però è grosso, scomodo, non si riesce a far vedere e quindi, se vogliamo, possiamo forse andarlo a vedere in ufficio, però questo è un documento fondamentale che tra l'altro viene approvato dal punto 2 dell'impegnativa, o meglio, se ne prende atto, però anche qui nessuno in questa Aula l'ha mai visto e quindi chi vota questa deliberazione prende atto di un documento senza sapere sostanzialmente cosa c'è scritto. Finiti i punti di perplessità formale su questa Variante, vorrei venire anche alla sostanza. La sostanza in sé è anche positiva, nel senso che è positiva l'idea di recuperare un'area industriale derelitta e farne un pezzo di città ben organizzato, tra l'altro in un'area che urbanisticamente è cresciuta male, che ha tutta una serie di problemi. Il problema è che senso abbia oggi nel 2015 approvare un altro atto urbanistico che permetta di costruire 80.000 mq di nuovo cemento a Torino, al di là del fatto che si recuperi o meno un'area. Sicuramente è meglio farlo su un ex Scalo Ferroviario che non su di un prato, però in questo momento questa Città non ha bisogno di 80.000 mq di nuovi negozi e case, sfido chiunque a dire che c'è bisogno di ulteriori costruzioni. Qual è l'unico effetto di continuare a costruire? L'unico effetto è magari per la Città incassare dei soldi nell'immediato, ma intanto è deprimere il mercato immobiliare per tutti, i prezzi delle case a Torino continuano a calare e diventare sempre meno vendibili perché ci sono sempre più case sul mercato. Dopodiché il Comune dovrà far fronte a interi quartieri che rimarranno mezzi vuoti, sia quelli di nuova costruzione e mai venduti, sia quartieri magari più vecchi dove le case saranno meno appetibili e nessuno le comprerà più e rimarranno magari palazzi mezzi vuoti con la gente che non riesce più a pagare le spese condominiali, quindi ci sarà tutta una catena di problemi, di degrado sparsi in giro per la città dovuti all'eccessiva offerta immobiliare. Questa non è una pianificazione urbanistica. Una pianificazione urbanistica serve per costruire quello di cui la Città ha bisogno, non serve per costruire all'infinito perché è bello costruire. Questa è almeno la nostra opinione, poi legittima è l'opinione diversa, però ci sembra che i risultati di questa Amministrazione dal punto di vista urbanistico parlino chiaro con gli effetti che hanno avuto anche sul mercato immobiliare. Non parliamo, ovviamente, del fatto che si vanno a costruire nuove torri e quindi spunteranno di nuovo dei funghi, questa volta non sono 150 metri, sono solo 60 metri, però comunque ormai ci abbiamo fatto l'abitudine alle torri in mezzo alla città. L'ultima cosa che vorrei dire è relativa alla Metropolitana, perché poi si dice che questa deliberazione servirà a far partire la Linea 2 della Metropolitana. In realtà, a parte mettere sul disegnino i due punti dove ci saranno le stazioni, non c'è nessun atto correlato con i contenuti che ci spieghi come questa roba possa far avanzare la Metropolitana, nel senso che non è previsto nessun lavoro per costruire un pezzo di Metropolitana, non è previsto che nessuna delle cifre che entrano da questa operazione venga destinata alla Metropolitana, magari avremo accesso al trincerone, però di fatto non ci sono i soldi per costruirci niente. Per di più rimane questa ipotesi veramente fantascientifica del fatto che faremo un primo pezzo di Metropolitana, ma non passerà tra queste case che stiamo costruendo, ma passerà dal Passante Ferroviario con un tram che poi arriva al Passante, mette le ali e diventa un treno, si infila nei binari, tra l'altro, scavando un buco, cioè una roba che veramente chiunque l'abbia letta si mette le mani nei capelli dal punto di vista tecnico e trasportistico e su cui finora onestamente non c'è ancora nessun tipo di chiarezza. Almeno chiederei di evitare di venire a dire che tutto ciò serve a costruire la Metropolitana, perché quando vedrò qualcosa che porta fondi sulla Metropolitana magari ci crederò, per ora onestamente mi sembra incredibile. L'ultimo appello che vorrei fare, questo semplicemente perché non c'è stato modo di discuterlo in Commissione, visto che non siamo riusciti ad organizzare una seduta nei tempi con i tecnici della viabilità - poi mi è stato detto che, se volevamo, potevamo farli venire lunedì alle nove, ma mi sembrava francamente esagerato -, è valutare per bene anche gli impatti viabilistici di questa soluzione. Tra l'altro, è prevista una nuova rotonda in mezzo a corso Novara di cui vorrei capire l'impatto e se sia compatibile con i flussi di traffico, con la viabilità e cose del genere, quindi sperando che non diventi un altro punto nero del traffico e magari, già che si costruisce una quantità significativa di case e di negozi, che si pensi dal principio come collegarli con i pullman, visto che sono sicuro che non vedremo la Metropolitana ancora per molti anni. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola all'Assessore Lo Russo. LO RUSSO Stefano (Assessore) Ringrazio i Consiglieri, a partire dal Consigliere Trombotto che ha approfondito e colto lo spirito con cui la Giunta si è mossa nella relazione con il Consiglio. Ho anticipato in tutte le sedi che mi scusavo della inusualità delle procedure e che provavamo a far convergere due esigenze: da un lato, l'approfondimento necessario e doveroso dei contenuti degli elaborati allegati alla deliberazione da parte del Consiglio e, dall'altro, la nostra procedura interna di Consiglio Comunale che aveva una serie di ostacoli rispetto ai tempi necessari per le autorizzazioni per lo sviluppo dell'intervento; lo ringrazio anche per il costruttivo dibattito che ha reso anche interessante la discussione all'interno delle Commissioni. Colgo l'occasione, lo faccio formalmente e non in maniera retorica, anche per ringraziare tutti gli Uffici della Città che hanno lavorato per mesi a queste centinaia di pagine di elaborati. Quello che viene concretizzato oggi non è un lavoro propriamente banale - e chi ha seguito la vicenda sa di cosa sto parlando - per i contenuti di carattere urbanistico, per i contenuti di carattere viabilistico, per un meccanismo di rapporto pubblico-privato che necessitava necessariamente di un accordo ampio e articolato anche con le proprietà private e che, pertanto, ovviamente, ha consentito di arrivare a uno schema di convenzione alquanto complesso e quindi è da parte mia doveroso un ringraziamento, ovviamente, a partire dagli Uffici dell'Urbanistica, ma non solo, anche a tutti quelli che hanno lavorato, a partire dalla Direzione Infrastrutture, dalla Direzione Ambiente con uno spirito positivo che, onestamente, Consigliere Bertola, non ho propriamente colto nelle sue parole. Degli oltre undici minuti del suo intervento, lei ha dedicato più di otto minuti a parlare di procedure e della loro legittimità. Le suggerirei - mi permetta la battuta - di concentrarsi un po' di più sulla sostanza, che forse aiuta di più nel dibattito politico, e lasciare la valutazione della conformità delle procedure ai nostri Uffici, che magari alle volte sbagliano, a differenza sua o dei suoi sostenitori, ma le garantisco che sono una discreta garanzia di attuazione della trasformazione di questa Città da più di vent'anni e che, pertanto, nel momento in cui esprimono valutazioni di ordine tecnico, di conformità rispetto a Leggi e Regolamenti, diciamo che possono far star tranquillo anche lei che ha dedicato otto dei suoi undici minuti di intervento sul problema delle procedure seguite per l'attuazione del Piano Particolareggiato Regaldi. Mi dolgo, Consigliere Bertola, che non abbia colto gli elementi essenziali, non il dettaglio della trasformazione, perché, forse, le sarà sfuggito che con questa approvazione del Piano Particolareggiato Regaldi, dove c'era uno scalo ferroviario dismesso, costruiremo un parco pubblico e, dove c'era degrado anche di carattere urbanistico, costruiremo un grande boulevard, che speriamo rivitalizzi un po' quest'area; soprattutto, daremo impulso ad un progetto di bonifica ambientale e sociale, mettendo a disposizione anche una dotazione funzionale ad un tema fortemente caro all'Amministrazione, che è quello del social housing, che, come dicevo già durante l'illustrazione, verrà attuato nell'Unità di Intervento 1. Lei può anche non essere d'accordo - lo capisco, ci mancherebbe altro -, però mi pare doveroso puntualizzare un altro elemento essenziale (che mi pare che, nelle numerose ore di discussione in Commissione, lei non abbia colto): qualunque sia la tecnologia della Linea 2 - non è certamente questa la sede in cui discuterne e peraltro, per onestà intellettuale, mi sia riconosciuto che abbiamo fatto bene a non parlarne -, c'è un problema di partenza, cioè per farla occorre far partire l'acquisizione delle aree ed il trincerone ferroviario è uno degli elementi essenziali. Ricollegandomi anche all'intervento del Consigliere Liardo è del tutto evidente che senza l'approvazione del Piano Particolareggiato Regaldi e conseguentemente la cessione alla Città di aree private dove realizzare la Linea 2 della Metropolitana, a prescindere dalla tecnologia - su cui poi, quando se ne discuterà, ciascuno farà le proprie personali considerazioni con grande laicità di ragionamento -, non esiste nulla di tutto ciò. È un po' strumentale - ma non è che non lo capisca politicamente - non considerare questo elemento come essenziale della trasformazione. In conclusione, vorrei fare una doverosa precisazione per quanto riguarda l'intervento del Consigliere Liardo; forse, ho impropriamente utilizzato il termine tombatura, ma non nel senso che viene chiuso il trincerone, bensì che nel progetto di riqualificazione descritto dalla Variante n. 200 verrà coperto sul modello della Spina Centrale. In buona sostanza, il progetto articolato, in estrema sintesi, prevede il ribassamento dell'attuale piano del ferro (non c'è più il ferro, ma, per capirci, dell'avvallamento), la realizzazione della Linea della Metropolitana e la copertura sul modello del Passante Ferroviario, di cui oggi siamo tutti testimoni e che è stata questa grande intuizione urbanistica che ha restituito la viabilità centrale alla città. In quest'ottica, lungi da me esprimere valutazioni, ma, nel descrivere le caratteristiche del Piano Particolareggiato Regaldi, sottolineavo la sostanziale differenza - in maniera didascalica e non in termini di giudizio politico o urbanistico - che intercorre tra il modello di trasformazione di un'area industriale dismessa, a cui la Città è stata abituata sul tema Spina 3 (come dicevo, la separazione fisica e funzionale tra commercio e residenza), ed una maggiore integrazione, su cui ovviamente ciascuno rimarrà del suo giudizio, ma mi pareva doveroso rappresentarla in maniera didascalica. In ultima analisi, credo che sia doveroso rimarcare l'importanza che ha questo intervento per le dimensioni, perché, oggi, diamo concreto avvio ad una procedura che auspichiamo possa essere la più veloce possibile e che speriamo si inserisca in una fase di ripresa generale anche per quanto riguarda l'aspetto della crisi economica (in cui, forse, oggi vediamo la luce). Consigliere Bertola, mi fa un po' sorridere sentire le sue frasi nel giorno in cui Torino ospita 100.000 turisti; forse, lei ha una visione di città che capisco, ma che, da un punto di vista strutturale, differisce radicalmente dalla nostra. Sotto questo profilo, Consigliere Bertola, la invito a valutare in sede di votazione il suo giudizio, perché, nel contempo, ho anche apprezzato la sua onestà intellettuale nel ribadire che facciamo una delle operazioni di riqualificazione degli spazi industriali dismessi, la facciamo con risorse private, per realizzare un'infrastruttura di trasporto pubblico e restituendo una porzione a parco alla Città. Credo che queste siano caratteristiche che fanno del Piano Particolareggiato Regaldi un caso di scuola urbanistica e mi creda che, votando questo atto, oggi avviamo una grande operazione di riqualificazione della zona Nord, che, come veniva detto in sede di Commissione e anche quest'oggi, è fortemente attesa da larga parte dei nostri cittadini. PORCINO Giovanni (Presidente) Passiamo all'analisi degli emendamenti, che sono già stati illustrati. L'emendamento n. 1, presentato dall'Assessore Lo Russo, recita: PORCINO Giovanni (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1: presenti 26, favorevoli 26. L'emendamento n. 1 è approvato. PORCINO Giovanni (Presidente) L'emendamento n. 2, presentato dall'Assessore Lo Russo, recita: PORCINO Giovanni (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 2: presenti 27, favorevoli 27. L'emendamento n. 2 è approvato. PORCINO Giovanni (Presidente) L'emendamento n. 3, presentato dall'Assessore Lo Russo, recita: PORCINO Giovanni (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 3: presenti 26, favorevoli 25, contrari 1. L'emendamento n. 3 è approvato. PORCINO Giovanni (Presidente) L'emendamento n. 4, presentato dall'Assessore Lo Russo, recita: PORCINO Giovanni (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 4: presenti 27, favorevoli 27. L'emendamento n. 4 è approvato. PORCINO Giovanni (Presidente) L'emendamento n. 5, presentato dall'Assessore Lo Russo, recita: PORCINO Giovanni (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 5: presenti 27, favorevoli 27. L'emendamento n. 5 è approvato. PORCINO Giovanni (Presidente) Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione così emendata: presenti 30, favorevoli 26, contrari 4. La proposta di deliberazione è approvata. PORCINO Giovanni (Presidente) Pongo in votazione l'immediata eseguibilità del provvedimento: presenti 26, favorevoli 26. L'immediata eseguibilità è concessa. |