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PORCINO Giovanni (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di mozione n. mecc. 201501434/002, presentata in data 2 aprile 2015, avente per oggetto: "Conferimento del Sigillo Civico ad Alasia Giovanni, Bajardi Sante, Cottino Gastone, Galvagno Achille Valerio, Poli Giulio, Rossi Filiberto, Segre Bruno, Valente Renato" PORCINO Giovanni (Presidente) Questa proposta di mozione è in Aula ai sensi dell'articolo n. 93. Non mi dilungherei troppo nella presentazione. Su impulso dell'Associazione Consiglieri Emeriti, l'ufficio di Presidenza ha accolto la proposta sulla base della coincidenza particolarmente significativa del 70° Anniversario della Liberazione, che cade quest'anno, di offrire un riconoscimento ai protagonisti di questa esperienza fondativa della Repubblica Italiana. Per cui abbiamo predisposto l'atto con cui conferiamo questo Sigillo Civico, scevro da ogni elemento di appartenenza e di parte come testimonia anche l'atto votato all'unanimità dal Consiglio Direttivo dell'Associazione Consiglieri Emeriti. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Intervengo in maniera totalmente disinteressata, perché, come dichiarato alcuni mesi fa, io non voterò più nessuna cittadinanza onoraria e nessun Sigillo Civico, perché credo che questi atti abbiamo perso valore nel corso di questa tornata amministrativa, in quanto sono stati assegnati davvero a destra e a manca, più a sinistra che a manca. Pensare a determinati tipi di persone che hanno ricevuto il Sigillo Civico, dal mio punto di vista, lo fa perdere di valore. Detto questo, ritengo che chi ha firmato questo atto abbia pensato esclusivamente ad un principio che, secondo me, non va a dare merito alle persone che stanno per ricevere il Sigillo Civico, ovvero: se sei stato Consigliere Comunale e hai fatto la Resistenza, allora ti conferisco il Sigillo Civico, se hai fatto la Resistenza e non sei stato Consigliere Comunale, di te non ce ne frega assolutamente nulla. Credo che chi ha firmato questa proposta di mozione l'abbia fatto ragionando a livello di casta, questa è proprio la vera casta, perché, se aveste voluto fare un atto serio, l'avreste dato a tutte le persone che hanno fatto la Resistenza e che oggi sono ancora vive. Questa è una delle motivazioni che mi convince ancora di più a non votare un atto di questo tipo, perché - non voglio entrare nella polemica partigiani, non partigiani - il fatto che per voi esistano partigiani di serie A, quelli che hanno calcato questo Consiglio Comunale, e partigiani di serie B, quelli che non hanno potuto partecipare nel Consiglio Comunale per svariati motivi, che siano partigiani bianchi o partigiani rossi, mi dà ancora più forza e convinzione nel sostenere che questo atto non vada votato. PORCINO Giovanni (Presidente) Respingo questa interpretazione, Consigliere Ricca. La stimo, quindi da lei non mi sarei aspettato una caduta di stile così su un argomento tanto importante... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). RICCA Fabrizio Presidente, se non posso neanche più esprimere il mio pensiero... PORCINO Giovanni (Presidente) Ci mancherebbe, Consigliere. RICCA Fabrizio Poi io ho parlato non solo a lei, Presidente, ma a tutti i Consiglieri che hanno firmato questa proposta di mozione. Sarebbe bastato semplicemente l'intervento di un firmatario per poter cambiare quella piccola parte, togliendo "Consiglieri Comunali" e aggiungendo "a tutte le persone che". Io credo che, invece, sia una caduta di stile sapere che in questa città ci sono partigiani di serie A e partigiani di serie B. PORCINO Giovanni (Presidente) La pensiamo diversamente, Consigliere. La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Volevo fare alcune considerazioni e chiedo, se è possibile, di avere l'Aula silenziosa, anche perché è una questione che mi ha visto direttamente coinvolto. La prima considerazione che faccio è che per riuscire a votare questo atto bisognava elevare il livello mediatico. La polemica è stata montata ad arte su una frase che io non ho mai detto, ossia: "Non lo voto, perché è un covo di rossi", riportato da "La Repubblica", oppure: "Troppi rossi". Questo per creare, come penso oggi accadrà, un ricompattare le fila della maggioranza e obbligare ad essere presenti in Aula. È vergognoso, sottolineo "vergognoso", che si attribuisca all'opposizione - sempre sottoscritto da "La Repubblica" - di tenere in ostaggio il dibattito quando la maggioranza ha i numeri per votarsela. Invece di prendersela con l'opposizione e con me in particolare, accusato addirittura di revisionismo, ma chi mi conosce sa che ho sempre avuto origini democristiane... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). PORCINO Giovanni (Presidente) Scusate, Consiglieri, almeno su un tema così importante vi chiedo di mantenere la serietà. LIARDO Enzo Allora, perché "La Repubblica" non punta il dito sugli otto Consigli, in cui è stato ripresentato l'atto (sono otto, non quattro), che hanno preceduto il Consiglio odierno? Dove erano quelli della maggioranza? Visto che - ripeto - è un calcolo matematico. Le responsabilità sono ricadute, guarda caso, alla minoranza e al sottoscritto. Per tornare poi alle mie dichiarazioni, vi assicuro che a me non è mai interessata l'origine politica degli otto ex Consiglieri; a me interessa, invece, che tra questi Consiglieri vi è una piccola parte che non ha avuto un ruolo all'interno della Resistenza (questo mi è stato confermato da alcuni che hanno vissuto quel tempo e da alcuni esperti, poi ho una documentazione mia personale). Per me, la Resistenza - voglio sottolinearlo - è un movimento troppo importante e serio per assegnare un Sigillo a chi non l'ha combattuta. Ripeto: per me è un movimento troppo importante e serio. Io ho solo dichiarato, e mi assumo la responsabilità di quello che dico, che è stata combattuta da loro nei tempi supplementari - non mi sembra sia un'offesa - o, addirittura, nei minuti di recupero. Questo è scritto anche agli atti. Questo atto, Colleghi, mi sembra una forzatura, solo per mostrare una cornice da mettere in vetrina il giorno 25 aprile, che, ormai, è passato. Un Sigillo Civico dovrebbe essere un atto condiviso da tutto il Consiglio e questo, purtroppo, non lo è, ma non lo si è portato avanti per l'assenza di alcuni Consiglieri della maggioranza, come ho già avuto modo di dire prima. Questo Sigillo, rimandato otto volte, offende l'onore di chi deve riceverlo, e non le mie dichiarazioni che - ribadisco - non ho mai fatto. Mi dispiace rimandare al mittente, cioè al Capogruppo Paolino, le accuse di ignoranza; ignorante sarà lui - sapete che non è offensivo, io non mi sono offeso -, perché io mi sono documentato in queste lunghe otto settimane, in quanto avrei voluto sicuramente cambiare idea, ma, purtroppo, gli atti che ho in possesso non mi fanno assolutamente cambiare idea. Questi otto nomi hanno partecipato all'80%; a parte che, poi, solo uno è iscritto nell'albo di quelli che hanno combattuto nella Resistenza, gli altri sette fanno parte di alcune biografie che ho avuto modo di leggere, però, se andiamo proprio nel dettaglio, uno solo è iscritto. Visto che sono finito sui giornali per una dichiarazione che non ho fatto, ribadisco però che questa dichiarazione porterà al voto, perché nessuno sarà assente, perché domani finirebbe inevitabilmente su tutti i giornali; questa è una cosa che avete usato contro di me e mi spiace veramente e mi rammarica. Grazie, Consiglieri, per il silenzio; vi ringrazio molto. PORCINO Giovanni (Presidente) Ho iscritti a parlare i Consiglieri Viale, Trombotto, Marrone e Tronzano. La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio È chiaro che questo riconoscimento non riguarda le otto persone, ma riguarda tutti gli altri e giunge non a caso oggi, non è giunto dieci anni fa o cinque anni fa e non è escluso che possa giungere più avanti qualche altro riconoscimento man mano che altri sopravvissuti, non Consiglieri Comunali, avranno... Personalmente, avevo pensato di proporre Bruno Segre e ne avevo già parlato con alcuni Colleghi; poi, avendo saputo di questa iniziativa, l'ho accolta con favore. Le polemiche sulla partecipazione o meno alla Resistenza, a 70 anni di distanza, per chi rivendica di aver partecipato sono abbastanza peregrine, peraltro alcune giustificazioni, scuse e distinguo mi sembrano un'excusatio non petita, perché nulla vietava di aggiungere o togliere nomi o fare qualunque altra cosa. Io, come altri Colleghi che ho qui accanto, ad esempio, il Consigliere Marrone, da quando avevamo 14-15 anni ci siamo impegnati anche attivamente, ognuno con i suoi guai, per cui non ho difficoltà a pensare che, in quel periodo, ragazzi dai 14 ai 18 anni si siano impegnati in qualche modo nelle varie battaglie e nelle varie situazioni. Oggi il Consiglio Comunale di Torino non dà un riconoscimento a otto persone in quanto tali, ma a tutto quello che è stato e a quello che loro oggi simboleggiano. Riguardo al fatto che giunga dopo il 25 aprile, vorrei ricordare che il 25 aprile c'è ogni anno, quindi il problema non è sul prima o sul dopo, ma è chiaro che, molte volte, i nostri lavori e gli impegni personali fanno sì che qualcuno possa mancare. Lo scandalo di questo Consiglio Comunale, a 70 anni dalla Resistenza, rappresentando tutti quanti ormai i partiti democratici, che della democrazia fanno il punto, non sono i 31 che hanno dichiarato che voteranno a favore, ma gli altri 10 che non voteranno a favore; è lì lo scandalo. Il fatto che, a 70 anni di distanza, di fronte ai valori condivisi che, ormai, ci sono ampiamente (poi, dentro i valori condivisi possono starci tutte le divisioni), 10 Consiglieri Comunale di questo Consiglio Comunale, medaglia d'oro alla Resistenza alla Città di Torino, non votino un Sigillo Civico a cittadini e Consiglieri Comunali è il vero scandalo, non il fatto che ne mancasse uno, o che ne mancassero due. Le giustificazioni che hanno dato il Consigliere Liardo e il Consigliere Ricca e quelle che daranno gli altri Consiglieri dopo non valgono nulla, sono giustificazioni senza senso che riproducono la voglia di faziosità e di divisione che io speravo fossero superate. Questo non vuol dire che lo scontro politico debba essere duro anche sui fatti di allora. Peraltro, molte cose sono cambiate, alcune sono emerse e tutti oggi abbiamo una visione di quel periodo che, magari, è diversa su alcuni aspetti rispetto a com'era 10, 20, o 30 anni fa, perché il mondo è cambiato; invece, comincio a pensare che per alcuni, nonostante la loro giovane età, il mondo purtroppo non sia cambiato e siano ancora legati a quelle fazioni di allora. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Trombotto. TROMBOTTO Maurizio In realtà, non volevo intervenire, ma, poi, sentiti alcuni interventi che mi hanno preceduto, ho ritenuto che fosse mio dovere e obbligo etico e morale intervenire. Il conferimento del Sigillo Civico a coloro che, in età giovanissima, o comunque certamente giovane, hanno ritenuto di stare dalla parte giusta (perché si poteva anche stare da un'altra parte, come fecero molti altri) e di prendere le armi per liberare questo Paese (mentre molti altri non lo fecero) è un momento importante per quest'Aula. Credo che sia un dovere da parte di quest'Aula conferire il Sigillo Civico a costoro, i quali, poi, hanno proseguito quell'esperienza e hanno ritenuto di impegnarsi nell'associazionismo, ma anche nell'istituzione, rappresentando quindi il popolo sovrano (quel popolo che, dopo 20 anni di dittatura e di privazione della libertà e della democrazia, aveva nuovamente potuto liberamente esprimersi con le elezioni) e che svolsero, quindi, quel duplice ruolo, prima, di liberatori e di combattenti e, dopo, di rappresentanti delle istituzioni democratiche. Questo, Consigliere Ricca, non significa che tutti coloro che altrettanto combatterono non abbiano diritto ad un riconoscimento, anzi credo che anche loro debbano averlo. C'è, però, una piccola differenza, relativa al fatto che costoro che oggi noi andiamo a riconoscere con il Sigillo Civico ricoprirono - chi brevemente, chi lungamente - un ruolo all'interno di quest'Aula e scelsero di proseguire quell'impegno, come ho avuto modo di dire. Mi spiace, ma non lo desidero né mi interessa entrare nella polemica che si voglia in qualche modo non riconoscere questo ruolo. Accenno, proprio brevemente, perché non voglio poi rubare altro tempo, ad alcune brevissime note biografiche che parlano da sole: Gianni Alasia, nato il 7 febbraio 1927, aveva 18 anni nel 1945, aderì alla Brigata Matteotti, Divisione Bruno Buozzi. Se a qualcheduno non dice nulla, quella fu la Divisione che contribuì alla liberazione della Città di Torino. Egli aderì al Partito Socialista Italiano fino al 1964, anno in cui contribuì alla Fondazione dello PSIUP, e nel 1975 aderì al Partito Comunista. Quindi, un socialista. Sante Bajardi, nato il 1° maggio 1926, aveva 19 anni nel 1945, partigiano nella Brigata Garibaldi, iscritto al Partito Comunista Italiano nel 1944 fino al suo scioglimento. Gastone Cottino, nato l'8 febbraio 1925, aveva 20 anni nel 1945, fu Comandante di Distaccamento delle Brigate SAP Mingione, Divisione Parvis, iscritto all'Albo Istoreco come combattente partigiano dal 15 giugno 1944 all'8 maggio 1945, perché in alcune situazioni si combatté anche oltre il 25 aprile. Bruno Segre, nato il 4 settembre 1918, aveva 27 anni e, quindi, da questo punto di vista, era un anziano nel 1945, aderì alle formazioni di Giustizia e Libertà e aderì al Partito Socialista Italiano. Contribuì alla lotta all'interno della I Divisione Alpina di Giustizia e Libertà in Val Grana e attuale Presidente della Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti. Renato Valente, l'abbiamo letto oggi sulle pagine de "La Repubblica". PORCINO Giovanni (Presidente) Le chiedo di avviarsi alla conclusione. TROMBOTTO Maurizio Allora termino con Renato Valente, nato nel 1923, aveva 22 anni nel 1945, altro partigiano combattente nella Divisione di Giustizia e Libertà. Ora, care Consigliere e cari Consiglieri, mi chiedo: alcuni interventi di che cosa vogliono parlare? Forse d'altro. Rileggetevi la storia. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Il Sindaco si ricorderà, o forse no, però piace a me provare a ricordare questo episodio, che quando si tenne in Sala Rossa la cerimonia per il compleanno dell'ex Sindaco Novelli (che già, se non sbaglio, ricopriva il ruolo di Presidente dell'ANPI e che in qualche passo dei nostri percorsi politici è stato anche diciamo poco tenero nei miei confronti), io mi chiesi se partecipare o meno. Decisi di partecipare, perché credo che, poi, di fronte a determinate levature istituzionali, anche la passione di parte debba poi non dico venir meno però farsi da parte, scusate il gioco di parole. Non rinunciai, però, a una piccola, spero delicata, provocazione, ovvero portare due omaggi: uno allo stesso Novelli, e scelsi in particolare quel libro di Cazzullo che era un'intervista biografia di Edgardo Sogno, "Testamento di un anticomunista", giusto per sottolineare che, effettivamente, la Resistenza in questa città non fu solo rossa, è vero, però ci fu questo leggerissimo dettaglio per cui i partigiani liberali o monarchici come Sogno furono non solo non riconosciuti al pari di tutti gli altri combattenti di quel capitolo, bensì addirittura talmente discriminati da avere la negazione dell'intitolazione di una qualsiasi targa, tanto che, non so se si sappia, quella che è stata collocata in marmo - per carità, a vederla nessuno lo penserebbe mai - dalle parti di corso Matteotti, fu collocata abusivamente, ma non perché ci fosse un'intenzionalità dell'abusivismo, ma perché non ci fu altra possibilità, dai suoi compagni di battaglia della Brigata Franchi. Lei non era ancora Sindaco, però me lo ricordo io che ero ancora nel giovanile, per cui se lo ricorderà di sicuro lei, che era già in Parlamento. Ci fu addirittura un dibattito in questa Sala Rossa se andarla a togliere; poi, penso che un minimo di decoro e di dignità umana abbia impedito questo gesto. Vorrei, però, ricordare che per quel partigiano liberale, anticomunista e monarchico l'intitolazione fu abusiva, perché questa è Torino. Questa è la stessa Città - e guardo anche il Consigliere Altamura - che ha aspettato 69 anni per intitolare un giardino espressamente alle vittime delle foibe, perché la targa, nei confronti della quale la comunità Istriana-Giuliana e Dalmata ha dovuto improvvisare negli anni in modo spontaneo la commemorazione, non era intitolata alle vittime delle foibe, era intitolata genericamente agli esuli d'Italia da tutte le località, perché questa è Torino. Vorrei ricordare che, nonostante non ci fosse un richiamo espresso alle foibe, ogni anno le Forze dell'Ordine sono costrette, da quattro anni a questa parte, a montare un presidio notturno permanente per impedire che ignoti (che, forse, sono ignoti alla cronaca giudiziaria nel dettaglio, ma sono molto noti politicamente, quantomeno a noi dei banchi dell'opposizione) vadano nottetempo a sfasciarla, cosa che hanno fatto per due anni di seguito, prima che venisse presa questa misura, perché questa - sottolineo - è Torino. È la stessa Torino che, quando una mano ignota, come nel caso di Edgardo Sogno, va a porre delle targhe nel giorno della Festa della Donna l'8 marzo alle ausiliarie e, addirittura, a donne del tutto civili e non imbrigliate nella guerra civile, ma imparentate a combattenti della Repubblica Sociale Italiana, che sono state violentate, rapate e, in certi casi, anche fucilate a guerra finita nei regolamenti di conti che andarono ad insanguinare anche la nostra città nei giorni successivi alla guerra civile - sottolineo a guerra finita -, le rimuove immediatamente senza un minimo di dibattito e di interlocuzione in quanto abusive. Voglio ricordare, in particolare, una di queste ragazze, che si chiama Marilena Grill. E qui vengo all'omaggio che feci a lei, Sindaco, ovvero il libro "L'ausiliaria e il partigiano", perché su questa ragazza (tredicenne quando si arruolò e sedicenne quando venne prelevata da casa cinque giorni dopo la fine delle guerra, violentata e fucilata, nonostante qualcuno nella Resistenza avesse tentato in extremis di impedire questo scempio), ancora oggi, dopo richieste di Consiglieri Comunali, prima, di AN e, poi, mie - mi avvio a concludere, Presidente - e, dall'altra parte, petizioni popolari e richieste addirittura dalla rappresentanza dell'istituto che lei frequentava, cioè il D'Azeglio, non si è mai neanche presa in considerazione l'idea di ricordarla. Stiamo parlando di una ragazzina a cui di sicuro non può essere imputato alcunché dei crimini contro l'umanità di cui può essersi macchiato l'Asse come forza politico- militare, perché le ausiliarie assistevano i feriti, svolgevano compiti civili, cercavano di lavorare nelle mense e furono barbaramente massacrate, 300 donne uccise solo a Torino e provincia. Sapete qual è il problema? Che finché ci sarà una storia così strabica nel rendere ricordo, onore e memoria anche a chi combatté dalla parte dei vinti, pur senza macchiarsi di alcunché dei crimini che vengono spesso ricordati con tanta retorica, allora non sarà possibile affrontare serenamente, con uno spirito di pacificazione e di unità nazionale, che pure io e noi di Fratelli d'Italia e della destra auspichiamo da sempre, ed andare in merito a questa onorificenza. Voi, forse, riuscirete a portarla a casa e a votarla, ma sarà un atto divisivo e quindi non andrà nelle intenzioni che quantomeno vengono proclamate e sbandierate. Il fatto di arrivarci tutti schierati, dopo che un quotidiano ha martellato per tre giorni, delegittima ulteriormente questa onorificenza, che, a questo punto, potrebbe essere addirittura un gadget in allegato al quotidiano stesso per il livello a cui siamo arrivati di dibattito proprio su questo tipo di onorificenza. PORCINO Giovanni (Presidente) Grazie, Consigliere. Non ho interrotto lei, come non ho interrotto il Consigliere Trombotto, vista l'importanza del tema. Vi prego, però, per i prossimi interventi di contenere l'intervento stesso nei termini regolamentari. La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Naturalmente, è fondamentale aprire questo intervento dicendo che per noi, Sindaco, la Resistenza è un valore, questo sia chiaro, è un patrimonio della nostra Nazione di ideali, perché all'interno della Resistenza hanno combattuto persone di ogni colore politico per liberare la nostra Patria e questo è un dato di fatto. Naturalmente, però, chiediamo rispetto per tutti. Lo dico a lei, Sindaco, perché ho apprezzato il suo intervento e la sua presenza alla manifestazione degli Istriano-Dalmati (non solo quest'anno, ma credo anche l'anno scorso), cosa che invece non succede nelle altre componenti all'interno di questa Sala Rossa. Ha ragione il Collega Marrone quando dice che questa visione della storia è ancora strabica e lo vediamo proprio da questi fatti. Io non ho visto all'interno di queste manifestazioni uno, che sia uno, Consigliere del PD, tranne il Presidente Altamura. Questo tipo di impostazione è chiaro che ci fa riflettere, ma non mette in discussione, come dice il Consigliere Viale, nulla della Resistenza. La Resistenza rimane un patrimonio di questa Nazione, almeno per quanto riguarda Forza Italia. Chiediamo rispetto, ma non solo chiediamo rispetto per tutti coloro che hanno combattuto all'interno di questa Liberazione, ma chiediamo rispetto anche per i Consiglieri che, attualmente, sono in questa Sala, perché il trattamento che è stato riservato al Capogruppo Liardo è, a mio giudizio, incivile. Il Consigliere Liardo non ha mai detto - sono certo di quello che sto dicendo e lo dico a verbale - che non vota perché sono tutti rossi ed escludo che l'abbia detto nei corridoi, perché all'interno di questa Sala ci parliamo; è un'affermazione che non gli appartiene, non appartiene né alla sua storia né alla nostra storia. Lui cerca di far riflettere, dicendo che, forse, non tutti hanno partecipato alla Resistenza vera e propria, fra quelli a cui viene conferito il Sigillo Civico, che è un onore. Quindi, chiedo al Capogruppo Paolino - non ho letto l'articolo de "La Repubblica" dove dà dell'ignorante al Capogruppo Liardo - di chiedere scusa, o perlomeno di giustificare questa sua affermazione, perché se un Consigliere, nell'ambito della sua potestà, fa delle affermazioni, secondo me, è perché si è documentato e quindi non è ignorante. Ribadendo, quindi, che non c'è nessuna volontà di revisionismo e nessuna volontà di criticare la Resistenza, però faccio presente al Sindaco, dopo aver apprezzato la sua presenza e il suo ragionamento all'interno di Sala Rossa proprio due o tre giorni fa, di tenere in considerazione quello che stanno facendo i centri sociali, perché la Brigata Ebraica, che è stata attaccata l'altro giorno ed è stata insultata, manifesta ancora quelle mai sopite volontà revisioniste di una parte della sinistra, di una parte della sua componente politica... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). I centri sociali, purtroppo, continuano ad adottare come braccio armato... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, faccio ridere, Consigliere Cassiani... PORCINO Giovanni (Presidente) Scusate, non interloquite! TRONZANO Andrea I centri sociali, purtroppo, continuano ad adottare come braccio armato di una parte della vostra maggioranza... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quella che è della sinistra, in generale, ma che nomi devo fare? L'ideologia che rappresenta una certa parte viene rappresentata come braccio armato da questi centri sociali e gli insulti recenti dati alla Brigata Ebraica rappresentano proprio questo. Non ho sentito uno di voi condannare questi gesti, che possono essere riferiti anche all'antisemitismo. Ci sono state mozioni che riguardavano la condanna dell'antisemitismo che non sono state votate... (INTEVENTO FUORI MICROFONO). PORCINO Giovanni (Presidente) Scusate, Consiglieri! TRONZANO Andrea Non sono neanche arrivate in Aula le mozioni sulla condanna dell'antisemitismo in anni passati. Quindi, vi chiedo, oltre che di valutare le questioni positive all'interno della Resistenza, che anche voi facciate autocritica e siate consapevoli di quello che è il vostro mondo, quello anche fatto dai centri sociali che continuano ad essere il braccio armato della vostra parte, perché non avete mai sopito realmente certi tipi di atteggiamenti e certi tipi di ideologie. PORCINO Giovanni (Presidente) La prego di concludere, Consigliere. TRONZANO Andrea Concludo, Presidente, dicendo che Forza Italia si asterrà su questo conferimento del Sigillo Civico pur apprezzando le persone che sono all'interno, perché un comunista autentico come Filiberto Rossi è sicuramente stimabile, ma le cose che sottolinea il Consigliere Liardo, secondo me, per quanto mi riguarda, non sono secondarie, perché avere partecipato alla Resistenza è un conto e avervi partecipato soltanto lambendola è un altro tipo di discorso. Pertanto, non essendo certo storicamente, perché non so tutto e sono ignorante su questo, lo ammetto, e non avendo la certezza che questi uomini abbiano partecipato con sicurezza alla Resistenza, è chiaro che mi compete, pur manifestando apprezzamento per la Resistenza, non avendo volontà di revisionismo, di astenermi da questo tipo di votazione. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Magliano. MAGLIANO Silvio Io ho convintamente sottoscritto, dopo di lei e il Sindaco, questo atto. Spiego il motivo per cui l'ho fatto. Sappiamo tutti il momento che sta affrontando il nostro Paese, che, in ambito europeo, spesso, ci fa apparire come una macchietta, cioè come un Paese che non riesce a mettere all'ordine del giorno che ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide, ma, in questo momento, noi celebriamo anche i 70 anni della Liberazione, che aveva dentro gli impeti più buoni e più sinceri di un popolo che doveva ringraziare chi lo ha liberato e rendere omaggio alle forze alleate, che, in qualche modo, hanno dato la possibilità al Paese di essere libero, perché le nostre Brigate partigiane hanno iniziato a fare un'attività sui nostri territori, nelle nostre colline e nelle nostre valli che, però, non poteva non compiersi per come si è compiuta, se non grazie all'aiuto di altri che hanno deciso di rendere questo Paese libero. Ancora di più l'ho firmata per un motivo. Penso che tutto ciò che ha detto il Capogruppo Marrone - e lo ringrazio, perché spesso i suoi interventi storici sono di aiuto a tutti - sia vero, in quanto però è vero l'obiettivo che ci prefiggiamo per il futuro, cioè che cosa ci sta a cuore fino in fondo? Oggi, un giovane di 16, 17, 18 anni, che sente discutere di questo per la prima volta, che cosa vorrebbe sentire fino in fondo? Vorrebbe sentire fino in fondo che c'erano dei nonni che hanno pensato non solo ad un progetto di potere, perché, invece, sono piene le pagine dei libri che parlano di progetti di potere da una parte e dall'altra, ma, nello stesso tempo, i progetti di potere, spesso, avevano a che fare con un essere partigiani per instaurare un modello nuovo di società che aveva a che fare con la più estrema percezione di sinistra che poteva esserci, quindi un comunismo reale. Il fatto di averla firmata per me vuol dire un'altra cosa: che, forse, dopo 70 anni, di tutto quello che è stato (nel bene o nel male, nei supplementari, la Resistenza fatta all'ultimo), oggi, rispetto ai temi che stiamo vivendo, si può dare un altro segnale. Il segnale che c'era una generazione che voleva per sé, per i suoi figli e per i suoi nipoti un'Italia diversa. A mio giudizio, al di là degli attacchi personali, giornali o non giornali, è un po' stucchevole ancora oggi provare ad intestarsi quello che è stato un fatto storico, perché quel fatto storico, nel bene o nel male, si è sempre cercato di intestarlo a qualcuno a fini politici. Nessuno in quest'Aula può dire che questo non è vero. Storicamente, quegli anni sono stati utilizzati per qualcuno o per qualcun altro per dire che un'idea di società poteva essere più o meno vera, più o meno utile, più o meno confacente con le aspettative di un Paese. Detto questo, io l'ho firmata proprio perché penso che la sfida dei prossimi 70 anni di questo Paese abbia a che fare con il ringraziamento di ciò che è capitato, da una parte, non un revisionismo, ma un'attenzione massima a ciò che è accaduto in quei due o tre mesi subito dopo la Liberazione, questo è un fatto storico. Forse, chi non ha paura - e lo dico a chi reagisce, magari, in un modo un po' scomposto quando intervengono i miei Colleghi Tronzano e Liardo - e chi è forte di quello che è accaduto non ha paura di dire che in una storia di bene ci sono stati degli errori, anche grandi. Questa è, forse, la forza di chi, sapendo che per costruire qualcosa di importante forse degli errori li ha fatti, errori ideologici o errori di grettezza umana, perché qualcuno poteva sperare di costruire qualcosa di diverso e di nuovo che piacesse di più alla sua ideologia, ma, fortunatamente, mi auguro che questo Paese, che oggi questi 70 anni ci hanno consegnato, sia diverso. Se allora c'era una ideologia, mi auguro che oggi ci sia un ideale più grande, perché lo scenario è più grande, perché lo scacchiere è molto più grande. Quindi, nella memoria di chi ha voluto cambiare un Paese imbracciando le armi e che prima, forse, faceva l'operaio, affinché nel suo futuro, oggi - magari non c'è neanche più - potesse vedere i suoi nipoti liberi di poter condizionare le sorti del mondo, io ho firmato questo atto, perché, nel bene o nel male, quello che è accaduto, oggi ci sia di memoria. La cosa che a me interessa di più, l'elemento che più mi sta a cuore è che questa memoria non sia tirata per la giacchetta. Noi, invece, oggi tiriamo per la giacchetta qualcuno che è stato crivellato da mitragliatrici, qualcuno che, per affermare un bene, ha perso la vita. Io sono intervenuto solo per dire perché l'ho firmato e per dire che, secondo me, facendo una grande operazione di verità e una grande operazione di orgoglio, forse il nostro Paese, superando questi problemi, potrà concepirsi europeo in un modo più alto e più grande. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Premetto che, sulla materia di onorificenza, nel Movimento 5 Stelle vige la massima libertà di coscienza, per cui quelle che esporrò d'ora in poi sono considerazioni e conclusioni assolutamente personali, che sono anche diverse da quelle della mia Collega, ma io ritengo che sia un valore e non un problema. Ci tengo intanto a rimarcare che ritengo il 25 aprile una festa fondamentale della nostra Repubblica e anzi trovo un po' preoccupante, forse, il modo con cui nel tempo la vedo diventare sempre meno importante, soprattutto sempre meno partecipata a livello popolare, magari lasciare spazio ad altre priorità più moderne e più laiche in un certo senso, però vedere la fiaccolata fatta il 23 invece del 24 per non andare a disturbare le celebrazioni della Notte della Fede, piuttosto che vedere il sabato 25 aprile tutti i supermercati aperti e pieni di gente che faceva shopping, i mezzi pubblici non solo non in orario festivo, ma addirittura prolungato per un concerto di deejay al Lingotto, fa capire che, forse, l'attenzione della Città per questo evento non è più quella che dovrebbe essere e questo è sicuramente un problema. Parte di questo problema, però, secondo me, sta proprio nel fatto che quella che dovrebbe essere una festa di tutti diventa sempre più spesso un motivo di divisione tra due parti, dove, simmetricamente, una cerca di intestarsela come se la libertà fosse un valore di sinistra o fosse un valore solo di una parte politica e l'altra, forse, cerca di usare questa motivazione per sfuggire al riconoscimento che la libertà è un valore fondamentale per tutti e che in passato, sicuramente, i predecessori di alcune parti politiche l'hanno messa in dubbio e non l'hanno certo difesa, anzi l'hanno negata agli altri. È per questo che io sono molto perplesso su questa onorificenza e, quindi, alla fine, non darò il mio voto e mi asterrò, perché è diventata un'occasione di divisione. Io avrei votato molto volentieri a favore e convintamente se fossimo riusciti a farlo tutti insieme come Aula e come Consiglio Comunale; quello sarebbe stato il vero successo del Consiglio Comunale, cioè riuscire tutti insieme all'unanimità a rimarcare il valore della libertà e a ringraziare persone che indubbiamente hanno rischiato la vita per me, per la mia libertà, per la libertà dei miei parenti, dei miei discendenti e di tutti noi. Tra l'altro, mi voglio scusare a verbale con queste persone di cui sicuramente ho stima, e mi spiace perché anch'io alla fine la penso come il Consigliere Magliano, anche arrivando a conclusioni diverse, cioè che queste persone di 90 anni che hanno dato tanto sono tirate per la giacchetta a seconda delle esigenze politiche del momento e questa sembra, più che un'onorificenza per onorare loro, un'onorificenza per dare lustro a chi la propone e a chi la vota e, purtroppo, è così con tante cittadinanze onorarie, forse con tutte, e questo è uno dei motivi per cui peraltro mi asterrò (non è una novità la mia astensione, io non ho partecipato praticamente a nessuna delle votazioni sulle precedenti cittadinanze onorarie). Quindi, credo che, purtroppo, per come si è configurata la situazione con un braccio di ferro di quattro settimane, in cui tre volte si era in Aula e, poi, alla fine, la maggioranza non c'era, quindi l'atto non passava e si è montata tutta una cosa mediatica con i giornali della propria parte politica, cercando di far pressione su tutti i Consiglieri perché ci siano per dare finalmente questa onorificenza oltre il tempo massimo, credo che non sia accettabile. Credo che mi si chieda di schierarmi, di scegliere se voglio stare con la sinistra o con la destra, ma, come ho sempre detto, noi ci poniamo al di fuori delle ideologie e quindi non posso che non stare con nessuna di queste due parti e non sposare nessuna delle affermazioni che erano state fatte. Quindi, mi scuso ancora con le persone che sicuramente in sé avrebbero anche potuto meritare certamente questa onorificenza, ma il mio voto sarà di astensione. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Innanzitutto, ho apprezzato il modo con il quale il Consigliere Magliano ha posto la questione (non è qui, ma mi fa piacere se poi potrà ascoltare queste parole). Proprio per andare incontro a quello che diceva il Consigliere Magliano, veramente faccio un invito che non vuole essere né polemico né retorico, tantomeno di parte. Consigliere Liardo, dia serietà e consequenzialità ai suoi comportamenti votando favorevolmente a questa richiesta, in modo tale che non ci sia strumentalizzazione da parte di nessuno, né dalla nostra parte né dalla sua. Se veramente quello che ha detto in questa Aula - e io lo condivido - è vero e sentito, allora dica è vero, chiudiamo questa polemica e facciamo un atto che vada al di là di quelle che sono state le polemiche che dividono una parte o un'altra. Questo è un modo di fare, perché io non ho alcun problema a distinguere tra Valente e Cottino, tra Bajardi o Filiberto Rossi; per me sono persone che, in quel momento della storia di questo Paese, unite, hanno contribuito a quegli eventi, senza dividerci. Ci sono tante culture che si sono unite per la libertà: la cultura liberale, la cultura socialista, la cultura comunista, la cultura cattolica. Vanno, però, dette alcune cose e qui le voglio ribadire. Accusare la mia parte politica, o il mio partito, o la nostra coalizione, o il Sindaco, o il nostro partito di avere contiguità con i centri sociali è falso e antistorico, perché, in questo momento storico, è pure il Partito Democratico che sta pagando il prezzo più caro rispetto a quei movimenti e a quei mondi. Il 1° maggio, Consigliere Tronzano, non verrà attaccato il suo partito che in piazza non c'è, ma il mio, come l'anno scorso e come quello prima. Voglio dire che su questo le battaglie democratiche devono condursi insieme. La presenza di moltissime persone alla fiaccolata del 23 aprile - nonostante non fosse il 24, come dice il Consigliere Bertola - dà il segno e il significato che questa è una festa assolutamente condivisa, e c'erano cattolici anche nel vostro partito, Consigliere Tronzano e Consigliere Liardo, ci sono sempre stati e continuano a venire, e continuano ad essere anche del centrodestra le persone che partecipano alle manifestazioni del 25 aprile. Come quella del 1° maggio, dove noi verremo attaccati, come minacciano i centri sociali, come si fa a pensare che ci sia contiguità e connivenza tra noi, questa coalizione, e quel mondo di violenti, che ogni anno attaccano il nostro partito, non il vostro?! Su questo ci sono persone che hanno avuto anche offese gravi e attacchi gravi, personali e politici, che vivono sotto scorta per questo motivo, da parte di alcune frange, e stanno da questa parte politica. Sono contento che sia presente il Consigliere Magliano per dire che veramente questo ed altri gesti dovrebbero essere fatti affinché quella pacificazione e quel superare le ideologie, per parlare di idee, parlare di libertà e di democrazia, deve diventare il nostro scopo quotidiano. Guardi, Consigliere Marrone, io alcune cose che ha detto le ho apprezzate, però abbia pazienza, paragonare nel suo ragionamento - che un po' secondo me è ideologico - a questi Consiglieri Comunali partigiani, Edgardo Sogno, golpista e piduista, mi pare offensivo per quest'Aula, accertato dalla... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo, perché non si possono fare paragoni di questo genere. Lo ripeto a verbale: affermare che sono tutti quanti nello stesso piano significa non aver fatto distinzioni politiche. Ognuno può fare quello che vuole, e io sono convinto che bisogna avere rispetto per i morti, da qualunque parte arrivino, che siano i ragazzi di Salò o siano i partigiani delle Brigate Garibaldi e il motivo per il quale si muore: qualcuno è morto perché lei, Consigliere Marrone, potesse continuare a dire con libertà le cose che ha detto in quest'Aula, qualcun altro è morto perché non si potessero dire queste cose con libertà, come invece noi oggi possiamo fare. Alcuni non paragoniamoli, perché, attenzione, facciamo, in qualche modo, dei torti. Parliamo dell'ordine del giorno: ci sono questi otto, proponete qualcuno che si è distinto nella battaglia di libertà, ma non per aver fatto e in qualche modo organizzato tentativi di golpe, ma per aver dato all'Italia democrazia e libertà. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola alla Consigliera Appendino. APPENDINO Chiara Sarò molto breve, solo per dichiarare che invece io voterò a favore di questo atto. Lo faccio indipendentemente dalla pressione giornalistica o meno, che in qualche modo qualche Consigliere ha ricevuto. Già prima, quando ho letto il documento, pensavo di votarlo, perché penso, come molti Consiglieri, che il 25 aprile, la Resistenza sia patrimonio di tutti. Penso che molti di noi - io parlo della mia generazione - abbiano avuto la fortuna di avere i nonni che hanno raccontato dal vivo quello che è successo - mi riferisco a chi ha avuto un nonno partigiano -, e chi verrà dopo di noi invece probabilmente avrà questa fortuna per questioni, evidentemente, di età e storia. Quindi, penso che spetti a noi fare tutto quello che si può fare per mantenere viva la memoria e penso che, in realtà, questo sigillo oggi vada in quella direzione, quindi voterò in modo favorevole e anche convinto. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Paolino. Le ricordo che dispone di tre minuti. PAOLINO Michele Vorrei fare alcune precisazioni rispetto al dibattito, che si è mantenuto in toni civili ed educati, e questo mi fa piacere e fa onore a questo Consiglio. Per rispondere al Consigliere Ricca, io ritengo, invece, importante che la comunità politica, che noi costituiamo in quest'Aula, abbia onore e orgoglio rispetto a chi ha fatto e fa parte di questa comunità politica, che ha vissuto un'esperienza tale da rappresentare per noi un dono. Quindi, questo è il senso per cui i Consiglieri Comunali onorano oggi, in occasione del 70° anniversario, altri Consiglieri Comunali che hanno vissuto un'esperienza analoga alla nostra in questi banchi e che hanno fatto una scelta, nella loro gioventù, che ci permette oggi di sedere in questi banchi, di poterci esprimere e di poterci anche contrapporre sulle idee e sulle necessità della comunità locale. Questo è il senso di questo riconoscimento. Consigliere Liardo, lei ha espresso più volte la sua opinione, anche in occasione di una Conferenza dei Capigruppo, ribadendo il principio - magari espresso in maniera più articolata che non in una dichiarazione giornalistica - in cui riteneva che questo riconoscimento fosse di parte e che escludesse o fosse in una sola direzione, e io ebbi a dirle che, per esempio, a Silvio Geuna è stata riconosciuta la cittadinanza onoraria di Torino nel 1974, a Valdo Fusi è stata intitolata una delle più importanti piazze auliche della città; quindi, questa città, più di chiunque altro, ha vissuto da protagonista il momento resistenziale, tant'è vero che è insignita di Medaglia d'Oro, ma l'ha vissuto in maniera plurale, l'ha vissuto coinvolgendo tutti. Non a caso, il Generale Perotti, monarchico, era Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale e l'impronta davvero da riconoscere a un arco costituzionale ancora da costituirsi, ma che già ne preservava i contenuti, c'era tutta nella lotta resistenziale che si è svolta, in particolare, nella nostra città. Per questo è un dispiacere ed è una ferita che mi pesa se non sono riuscito a far percepire a tutta l'Aula l'importanza di questo atto - e me ne assumo anche la responsabilità -, in quanto credo che questo atto debba appartenere a tutti, perché questo è il sentimento della nostra Città tutta nei confronti della Resistenza e di quella esperienza così fondamentale per il nostro essere oggi. Mi appresto a fare le ultime due considerazioni. Io invito chi non era presente alla commemorazione che si è svolta sabato presso il Cimitero Monumentale a rileggere la straordinaria relazione del professor Zagrebelsky. Ci dice molte cose, tra le altre cose ci dice che nessuno di noi può asserire con certezza in quale parte si sarebbe schierato in quell'occasione; possiamo immaginarlo, ma non possiamo ritenerlo con certezza, ma oggi sappiamo qual è la parte che ha dato all'Italia questa Costituzione e questa prospettiva democratica. Il problema è riconoscere che fu guerra civile... PORCINO Giovanni (Presidente) La invito a concludere, Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Mi consenta, l'ha detto lei, il dibattito è stato importante, quindi mi dia un minimo di spazio, come ha fatto per le prime persone che sono intervenute. La cosa importante è riconoscere che fu guerra civile, che ci furono atti pesanti, e su questo non c'è dubbio, non si fa revisionismo storico da parte di nessuno. Si riconosca, però, che hanno vinto ideali e questi ideali hanno vinto attraverso delle persone, rispetto alle quali va tutta la nostra riconoscenza. Ultimissima cosa: io inviterei i Consiglieri a non astenersi. L'astensione equivale a un voto contrario. Se qualcuno non si fosse astenuto, probabilmente quella guerra non sarebbe stata così atroce, avremmo avuto molte più persone a ingrossare le fila della Resistenza della lotta partigiana. Davvero l'astensione vuol dire chiamarsi fuori da un ragionamento e anche da un riconoscimento, che, invece, deve appartenere a tutti. Quindi, io invito davvero tutto il Consiglio e tutti i Consiglieri a lasciare da parte per un attimo le polemiche e a considerare in maniera unitaria questo provvedimento. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Intervengo soltanto per difendere la memoria di Edgardo Sogno, perché non va bene. Cito: Medaglia d'Oro al Valore Militare, Bronz Star Medal, Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Viale. VIALE Silvio Sono stato ai funerali di Edgardo Sogno ed ero Consigliere Comunale negli anni Novanta. Avessimo fatto un provvedimento di questo tipo all'epoca ed Edgardo Sogno ci sarebbe stato, perché Dondona avrebbe sicuramente proposto, Guerino avrebbe votato a favore; avremmo avuto polemiche, ma molti di noi..., Domenico Carpanini Presidente, ma Edgardo Sogno ci sarebbe stato, pur nelle polemiche, perché si privilegiava il valore della Resistenza di allora alle polemiche del dopo Resistenza. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele In realtà è stato detto moltissimo, però c'è proprio un punto culturale, forse l'ultimo richiamato dal Consigliere Viale, che non mi convince, quindi vorrei aggiungere poche parole. Io credo che non si tratti qui di provare a ricomporre un quadro ex post, come quando si monta un dibattito e allora si cerca di rappresentare tutte le posizioni; la Resistenza non poteva essere e non è stato certamente questo. La Resistenza è stato un grandissimo cucitore democratico del nostro Paese, lacerato da quella che è stata certamente una guerra civile. Io ricordo un episodio, che mi è stato raccontato in un incontro, che porterò con grande affetto, dall'ex Presidente Scalfaro, che mi raccontò come subito dopo la fine della guerra avesse assistito ad un incontro tra Pietro Nenni e De Gasperi, allora Presidente del Consiglio. Lui era giovane, aveva meno della mia età e faceva, appunto, l'assistente. Mi raccontò come in quell'incontro De Gasperi avesse consegnato a Nenni una lettera di Saragat, con la quale veniva chiarito il destino della sua figlia minore, Vittoria. Mi raccontò, da vecchietto, con una avidezza straordinaria un'immagine tenera e affettuosa: "I due si abbracciarono e piansero insieme", mi disse. Mi ricordo quelle parole come se fosse oggi, perché poi subito dopo, invece, quella persona, che io conoscevo in quel momento, quello statista si infiammò raccontando la grande divisione ideologica del Paese, che da lì a pochi mesi avrebbe diviso ideologicamente il Paese nella sfida di socialisti e comunisti da un lato, e della Democrazia Cristiana dall'altro, con la vittoria di questa seconda, che fece prendere un bivio al nostro Paese. A me interessa, però, quell'episodio di affetto, la capacità straordinaria di tenere insieme un Paese, di accelerare la forza morale e di portare a valore e a sistema una lotta partigiana, perché entrambi erano stati membri del Comitato di Liberazione Nazionale. Allora è questo che non mi convince, l'operazione di utilizzare il sangue dei vinti e la macelleria determinata dalla guerra in una finta opera di pacificazione, che in realtà cerca di annullare quanto più di profondo c'è stato nella storia della Resistenza, la scelta. Una generazione di ragazzi e ragazze, poco più che ventenni, che erano nati in Paese governato dal fascismo, che aveva educato tutti a non scegliere, che davanti al bivio della storia ebbero il coraggio di scegliere, di rompere lo schema con piccoli e grandissimi gesti. Questo è quello che accomuna! Questo è quello che va ricordato! Questo è ciò che va premiato, perché ci serve come esempio per ricostruire ancora oggi, nel 2015, il nostro Paese. Per questo si vota il Sigillo Civico, perché, se si devono scegliere delle figure di riferimento, quando porterò qui mio figlio in Consiglio Comunale voglio indicare quelle figure come figure di riferimento, che non vuol dire escludere gli altri, che non vuol dire fare migliori e peggiori, costruire pesi e contrappesi - è questo che non mi convince, il bilancino -, vuol dire semplicemente dare una cifra morale al nostro Paese, a partire dalla scelta. È per questo - lo dico anche al centrosinistra, a chi voterà la deliberazione - che evidentemente non poteva convincere, Capogruppo Paolino, se sono queste le storie che abbiamo al nostro interno, ma che ci deve vedere protagonisti per capire come facciamo quel passaggio tra memoria e storia, perché è chiaro che a 70 anni di distanza stanno sparendo i testimoni diretti, le voci dirette di quell'esperienza. Io credo che noi dobbiamo riuscire ad avere una visione meno monumentale, più dinamica dei valori della Resistenza, a capire come questi si attualizzano nell'oggi, in una nuova situazione di sperequazione e difficoltà sociale. Questa credo che sia la sfida, questa credo che sia la presa di coscienza, l'assunzione di testimonianza, il passaggio di testimone rispetto a quella generazione. È bellissima la nostra lingua, che dà alla parola "testimone" il doppio significato, di chi ha visto qualcosa e di quella bacchetta che due corridori si passano, l'uno a fine corsa e l'altro a inizio del percorso. Io credo che questo sia il compito storico che dobbiamo assumerci noi, che siamo nani rispetto a quei giganti. Questa deliberazione, questo Sigillo Civico è un semplice passaggio e inviterei tutti quanti a smitizzarlo, inviterei tutti quanti a renderci conto che davanti a quelle persone probabilmente arrossiremmo e smetteremmo con questa discussione, che trovo veramente un po' - perdonatemi, Colleghi - dai bassi toni, ma forse anche un po' dal basso profilo. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola, in conclusione, al Sindaco. SINDACO Intervengo non solo perché è giusto che in un dibattito di questa natura anche il Sindaco esprima la sua opinione, ma, come chiunque può ben intendere, perché trattiamo temi che mi sono particolarmente cari. Io penso che 70 anni dopo la liberazione del Paese dal fascismo e nazismo si possano dire parole di verità fondate sulla ragione. La prima cosa che va detta è che, quando celebriamo il 25 aprile, rendiamo onore a molti, rendiamo onore a tutti coloro che hanno partecipato alla lotta di liberazione, rendiamo onore ai 600.000 soldati ufficiali italiani che rifiutarono di piegarsi al ricatto dell'adesione alla Repubblica di Salò e finirono nei campi di internamento, e 80.000 non tornarono; rendiamo onore a sei milioni di ebrei, che sono stati sterminati nelle camere a gas, e tra quei sei milioni ci sono 600 cittadini torinesi, i cui nomi sono scolpiti in una lapide che è al cimitero ebraico di Torino; rendiamo onore ai soldati della Brigata Ebraica, che liberarono Bologna e che sono morti per la libertà di questo Paese; rendiamo onore ai tantissimi civili, che sono morti sotto i bombardamenti, con un tributo di sangue enorme, che ha pagato una popolazione inerme per la guerra; rendiamo onore, come ho detto, al Cimitero, ai tanti italiani che nell'immediato dopoguerra, quando già speravano che l'orrore della guerra fosse passato, in Istria, in Dalmazia, nel Quarnaro pagarono con la vita la loro italianità. Rendiamo onore a tutti queste persone, perché questi sono stati i tanti protagonisti di una grande tragedia, che ha avuto evidentemente connotati e aspetti anche di guerra civile e che culminò nella lotta di liberazione e nella liberazione del Paese. Sappiamo bene, perché chiunque abbia buonsenso non può che dirlo, e l'ha detto bene - è stato ricordato anche qui - il professor Zagrebelsky nel suo discorso al Cimitero sabato, che tra quelli che aderirono alla Repubblica Sociale vi era gente che aderì con ragioni molto diverse: chi perché, richiamato, non ebbe il coraggio di dire no; chi per un malinteso senso di rispetto di fedeltà alla patria e all'onore; chi per paura; chi per convinzione. Nessuno nel passato e nessuno mai anche oggi può considerare che chiunque abbia aderito alla Repubblica Sociale sia responsabile di efferati delitti che pure sotto quella Repubblica si sono consumati. Io ricordo che nell'immediato dopoguerra la Repubblica democratica, nata grazie alla lotta e alla liberazione, decretò un'amnistia, che riguardò tutti coloro che, in qualche modo, erano stati nei tre anni precedenti sottoposti a dei provvedimenti di giustizia per aver aderito, in qualche modo, al regime fascista. E ricordo che nel Cimitero di Torino c'è un campo, che io ho visitato più volte, dove sono seppelliti i caduti della R.S.I.. Questo, però, non può portarci a pensare che le ragioni dei vinti e le ragioni dei vincitori possano essere messe sullo stesso piano, perché è giusto avere pietà per ogni persona che ha pagato con la vita, non è giusto da questo derivare una conseguenza secondo cui le ragioni di chi è caduto combattendo per la libertà siano uguali alle ragioni di chi è caduto combattendo dalla parte di coloro che avevano creato i campi di concentramento, le camere a gas e tutto quello che sappiamo. Io penso che razionalmente dobbiamo riconoscere che è grazie alla lotta di liberazione - che sviluppò in Italia, e non solo in Italia, in Francia, in Norvegia, in Belgio, in Olanda, nei Paesi dell'Europa centrale, in tutti i Paesi occupati dal nazismo e dal fascismo - che il Paese si è liberato dal nazismo, dal fascismo, ha messo fine alla guerra e si sono costruite società democratiche. Non ci sarebbe stata la Costituzione, non ci sarebbe stata la Repubblica senza quella stagione, ed è giusto riconoscerlo, naturalmente sapendo anche che quando una stagione assume anche connotati di guerra civile, si compiono ingiustizie ed efferatezze. Il Consigliere Marrone ne ha ricordate di drammatiche, vere, a cui naturalmente - non per contrappeso, ma solo per avere proprio la considerazione di quanto gli orrori della guerra siano indistinti - si potrebbero affiancare i tanti orrori compiuti dall'altra parte. Dirò di più. Lei ha citato l'efferatezza dei giorni immediatamente successivi alla liberazione, e quelli sono i giorni più terribili di ogni guerra, di ogni conflitto, nel quale chi è vincitore è ebbro della vittoria e chi è vinto è più vinto che mai. Questo non giustifica, ma spiega molte delle tragedie consumate in quelle settimane e in quei mesi. Io penso che dopo 70 anni di tutto questo siamo in grado di ragionare e di discutere con razionalità, con pacatezza, vedendo tutte le cose che vanno viste e dando a Cesare quel che è di Cesare, ma riconoscendo quella che è la verità storica, e la verità storica è che è grazie a chi ha lottato contro il fascismo che il fascismo è caduto, ed è grazie al fatto che il fascismo sia stato sconfitto e sia caduto che l'Italia ha potuto riconquistare democrazia e libertà. In quella stagione combatterono uomini e donne di orientamento culturale, politico e di fede diversa, certamente. Giorgio Bocca, nella sua "Storia dell'Italia Partigiana", che in questi giorni è stata rieditata, scrive nel capitolo dedicato alla Resistenza in Piemonte che, se c'è una regione nella quale la Resistenza assunse i caratteri più unitari e più socialmente larghi, questa è proprio il Piemonte, perché qui si manifestò una Resistenza a cui partecipò in modo significativo un pezzo fondamentale di militari, sia militari di queste terre (gran parte Alpini che tornavano dalla campagna di Russia o di Grecia o di Albania), sia quei tanti militari sbandati del Mezzogiorno, che, nello sbandamento, si unirono ai partigiani qui. Io ho presente nomi significativi di partigiani fucilati al Martinetto o sepolti nelle nostre vallate, che erano del Mezzogiorno, da Lillo Moncada, ai fratelli Vitrani a tanti altri soldati. La componente militare della Resistenza in Piemonte fu notevole. Non a caso il capo del CLN era il Generale Perotti, dopo la fucilazione di Perotti il Comandante del CLN fu il Generale Trabucchi. Alla Resistenza in Piemonte parteciparono uomini di ogni fede politica, comunisti, socialisti, azionisti, cattolici e democristiani, liberali, persone che si sarebbero battute nell'immediato dopoguerra per la monarchia e persone che si sarebbero battute per la repubblica. Socialmente il movimento di Resistenza in Piemonte ebbe una composizione sociale larghissima, che vide il coinvolgimento di ogni classe sociale. Quindi, io credo che tutto questo ci metta nella condizione di vivere anche il riconoscimento di cui qui si discute non come un atto settario o fazioso, perché, se abbiamo questa lettura - e io ho questa lettura degli accadimenti e dei fatti -, e partendo dal valore enorme e fondamentale e fondativo che ha avuto la Resistenza, sono in grado, come chiunque abbia un po' di buonsenso, di vedere tutto quello che accadde in quella stagione e anche le ombre di quella stagione, credo che oggi tutto questo ci metta nella condizione di dare un riconoscimento a chi, avendo fatto il Consigliere Comunale ed essendo questo consesso un Consiglio Comunale, ha anche svolto un'attività nella lotta di liberazione. Questo non toglie nulla agli altri, ci sono stati mille modi con cui la Città ha riconosciuto chi ha combattuto nella lotta di liberazione non essendo in Consiglio Comunale. Non è che tutte le volte, se un riconoscimento non lo dai a tutti, non lo puoi dare a nessuno, questa è una logica che non ha alcun senso. Questa Città è piena di monumenti dedicati ai Caduti della Resistenza, è piena di luoghi nei quali noi riconosciamo il valore della Resistenza. Ho ricordato in questa Sala l'atto, secondo me molto significativo, che ha compiuto questa Città nell'intitolare il giardino che sta ai piedi del Grattacielo Intesa Sanpaolo a Nicola Grosa: Nicola Grosa è un uomo che pochi hanno conosciuto e io ho avuto la fortuna di conoscerlo, è stato anche un Consigliere Comunale; ho avuto la fortuna di conoscerlo perché è stato un Partigiano con mio padre. Quel Campo della Gloria al Cimitero Monumentale, dove sono sepolti 640 partigiani, lo ha realizzato Nicola Grosa, che, nell'immediato dopoguerra, è andato vallata per vallata a disseppellire i cadaveri dalle fosse comuni, li ha tirati fuori con le sue mani e per questa ragione subì un'infezione che lo portò poi a morire prematuramente. Quindi abbiamo reso onore a un uomo importante per cosa ha fatto, intitolandogli un giardino, così come sono tante le vie della nostra città intitolate a partigiani e a combattenti della Liberazione, ci sono monumenti. Quindi, abbiamo dato e continueremo a dare onore a tutti coloro che hanno fatto la loro parte, e credo che oggi questo Consiglio Comunale sia nelle condizioni, in modo razionale e pacato, di conferire un riconoscimento ai Consiglieri Comunali che hanno partecipato alla lotta di liberazione. Voglio ricordare al termine che il Ministero della Difesa ha comunicato il 23 aprile, alla vigilia del 25 aprile, che il Ministero della Difesa conferirà un atto di riconoscimento, a nome del Governo italiano e quindi a nome dello Stato italiano, a tutti coloro che hanno partecipato alla lotta di liberazione. Se lo fa il Governo, e lo conferisce a tutti coloro hanno partecipato alla lotta di liberazione, non vedo perché noi non possiamo, in modo pacato e razionale, decidere questa sera di fare un atto di riconoscimento nei confronti di chi a quella lotta ha partecipato. PORCINO Giovanni (Presidente) Non essendoci altre richieste d'intervento, pongo in votazione la proposta di mozione: Presenti 33, astenuti 5, favorevoli 28. La proposta di mozione è approvata. |