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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 27 Aprile 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 22
MOZIONE 2015-01434
(MOZIONE N. 53/2015) "CONFERIMENTO DEL SIGILLO CIVICO AD ALASIA GIOVANNI, BAJARDI SANTE, COTTINO GASTONE, GALVAGNO ACHILLE VALERIO, POLI GIULIO, ROSSI FILIBERTO, SEGRE BRUNO, VALENTE RENATO" PRESENTATA DAL PRESIDENTE PORCINO E DAL SINDACO FASSINO ED ALTRI CONSIGLIERI IN DATA 2 APRILE 2015.
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo all'esame della seguente proposta di mozione n. mecc. 201501434/002,
presentata in data 2 aprile 2015, avente per oggetto:

"Conferimento del Sigillo Civico ad Alasia Giovanni, Bajardi Sante, Cottino
Gastone, Galvagno Achille Valerio, Poli Giulio, Rossi Filiberto, Segre Bruno,
Valente Renato"


PORCINO Giovanni (Presidente)
Questa proposta di mozione è in Aula ai sensi dell'articolo n. 93.
Non mi dilungherei troppo nella presentazione. Su impulso dell'Associazione
Consiglieri Emeriti, l'ufficio di Presidenza ha accolto la proposta sulla base della
coincidenza particolarmente significativa del 70° Anniversario della Liberazione, che
cade quest'anno, di offrire un riconoscimento ai protagonisti di questa esperienza
fondativa della Repubblica Italiana. Per cui abbiamo predisposto l'atto con cui
conferiamo questo Sigillo Civico, scevro da ogni elemento di appartenenza e di parte
come testimonia anche l'atto votato all'unanimità dal Consiglio Direttivo
dell'Associazione Consiglieri Emeriti.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Intervengo in maniera totalmente disinteressata, perché, come dichiarato alcuni mesi
fa, io non voterò più nessuna cittadinanza onoraria e nessun Sigillo Civico, perché
credo che questi atti abbiamo perso valore nel corso di questa tornata amministrativa,
in quanto sono stati assegnati davvero a destra e a manca, più a sinistra che a manca.
Pensare a determinati tipi di persone che hanno ricevuto il Sigillo Civico, dal mio
punto di vista, lo fa perdere di valore.
Detto questo, ritengo che chi ha firmato questo atto abbia pensato esclusivamente ad
un principio che, secondo me, non va a dare merito alle persone che stanno per
ricevere il Sigillo Civico, ovvero: se sei stato Consigliere Comunale e hai fatto la
Resistenza, allora ti conferisco il Sigillo Civico, se hai fatto la Resistenza e non sei
stato Consigliere Comunale, di te non ce ne frega assolutamente nulla.
Credo che chi ha firmato questa proposta di mozione l'abbia fatto ragionando a
livello di casta, questa è proprio la vera casta, perché, se aveste voluto fare un atto
serio, l'avreste dato a tutte le persone che hanno fatto la Resistenza e che oggi sono
ancora vive. Questa è una delle motivazioni che mi convince ancora di più a non
votare un atto di questo tipo, perché - non voglio entrare nella polemica partigiani,
non partigiani - il fatto che per voi esistano partigiani di serie A, quelli che hanno
calcato questo Consiglio Comunale, e partigiani di serie B, quelli che non hanno
potuto partecipare nel Consiglio Comunale per svariati motivi, che siano partigiani
bianchi o partigiani rossi, mi dà ancora più forza e convinzione nel sostenere che
questo atto non vada votato.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Respingo questa interpretazione, Consigliere Ricca. La stimo, quindi da lei non mi
sarei aspettato una caduta di stile così su un argomento tanto importante...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO).

RICCA Fabrizio
Presidente, se non posso neanche più esprimere il mio pensiero...

PORCINO Giovanni (Presidente)
Ci mancherebbe, Consigliere.

RICCA Fabrizio
Poi io ho parlato non solo a lei, Presidente, ma a tutti i Consiglieri che hanno firmato
questa proposta di mozione. Sarebbe bastato semplicemente l'intervento di un
firmatario per poter cambiare quella piccola parte, togliendo "Consiglieri Comunali"
e aggiungendo "a tutte le persone che". Io credo che, invece, sia una caduta di stile
sapere che in questa città ci sono partigiani di serie A e partigiani di serie B.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La pensiamo diversamente, Consigliere.
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Volevo fare alcune considerazioni e chiedo, se è possibile, di avere l'Aula silenziosa,
anche perché è una questione che mi ha visto direttamente coinvolto.
La prima considerazione che faccio è che per riuscire a votare questo atto bisognava
elevare il livello mediatico. La polemica è stata montata ad arte su una frase che io
non ho mai detto, ossia: "Non lo voto, perché è un covo di rossi", riportato da "La
Repubblica", oppure: "Troppi rossi". Questo per creare, come penso oggi accadrà, un
ricompattare le fila della maggioranza e obbligare ad essere presenti in Aula. È
vergognoso, sottolineo "vergognoso", che si attribuisca all'opposizione - sempre
sottoscritto da "La Repubblica" - di tenere in ostaggio il dibattito quando la
maggioranza ha i numeri per votarsela. Invece di prendersela con l'opposizione e con
me in particolare, accusato addirittura di revisionismo, ma chi mi conosce sa che ho
sempre avuto origini democristiane... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

PORCINO Giovanni (Presidente)
Scusate, Consiglieri, almeno su un tema così importante vi chiedo di mantenere la
serietà.

LIARDO Enzo
Allora, perché "La Repubblica" non punta il dito sugli otto Consigli, in cui è stato
ripresentato l'atto (sono otto, non quattro), che hanno preceduto il Consiglio odierno?
Dove erano quelli della maggioranza? Visto che - ripeto - è un calcolo matematico.
Le responsabilità sono ricadute, guarda caso, alla minoranza e al sottoscritto.
Per tornare poi alle mie dichiarazioni, vi assicuro che a me non è mai interessata
l'origine politica degli otto ex Consiglieri; a me interessa, invece, che tra questi
Consiglieri vi è una piccola parte che non ha avuto un ruolo all'interno della
Resistenza (questo mi è stato confermato da alcuni che hanno vissuto quel tempo e
da alcuni esperti, poi ho una documentazione mia personale).
Per me, la Resistenza - voglio sottolinearlo - è un movimento troppo importante e
serio per assegnare un Sigillo a chi non l'ha combattuta. Ripeto: per me è un
movimento troppo importante e serio. Io ho solo dichiarato, e mi assumo la
responsabilità di quello che dico, che è stata combattuta da loro nei tempi
supplementari - non mi sembra sia un'offesa - o, addirittura, nei minuti di recupero.
Questo è scritto anche agli atti.
Questo atto, Colleghi, mi sembra una forzatura, solo per mostrare una cornice da
mettere in vetrina il giorno 25 aprile, che, ormai, è passato. Un Sigillo Civico
dovrebbe essere un atto condiviso da tutto il Consiglio e questo, purtroppo, non lo è,
ma non lo si è portato avanti per l'assenza di alcuni Consiglieri della maggioranza,
come ho già avuto modo di dire prima. Questo Sigillo, rimandato otto volte, offende
l'onore di chi deve riceverlo, e non le mie dichiarazioni che - ribadisco - non ho mai
fatto.
Mi dispiace rimandare al mittente, cioè al Capogruppo Paolino, le accuse di
ignoranza; ignorante sarà lui - sapete che non è offensivo, io non mi sono offeso -,
perché io mi sono documentato in queste lunghe otto settimane, in quanto avrei
voluto sicuramente cambiare idea, ma, purtroppo, gli atti che ho in possesso non mi
fanno assolutamente cambiare idea. Questi otto nomi hanno partecipato all'80%; a
parte che, poi, solo uno è iscritto nell'albo di quelli che hanno combattuto nella
Resistenza, gli altri sette fanno parte di alcune biografie che ho avuto modo di
leggere, però, se andiamo proprio nel dettaglio, uno solo è iscritto.
Visto che sono finito sui giornali per una dichiarazione che non ho fatto, ribadisco
però che questa dichiarazione porterà al voto, perché nessuno sarà assente, perché
domani finirebbe inevitabilmente su tutti i giornali; questa è una cosa che avete usato
contro di me e mi spiace veramente e mi rammarica. Grazie, Consiglieri, per il
silenzio; vi ringrazio molto.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Ho iscritti a parlare i Consiglieri Viale, Trombotto, Marrone e Tronzano.
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
È chiaro che questo riconoscimento non riguarda le otto persone, ma riguarda tutti gli
altri e giunge non a caso oggi, non è giunto dieci anni fa o cinque anni fa e non è
escluso che possa giungere più avanti qualche altro riconoscimento man mano che
altri sopravvissuti, non Consiglieri Comunali, avranno... Personalmente, avevo
pensato di proporre Bruno Segre e ne avevo già parlato con alcuni Colleghi; poi,
avendo saputo di questa iniziativa, l'ho accolta con favore.
Le polemiche sulla partecipazione o meno alla Resistenza, a 70 anni di distanza, per
chi rivendica di aver partecipato sono abbastanza peregrine, peraltro alcune
giustificazioni, scuse e distinguo mi sembrano un'excusatio non petita, perché nulla
vietava di aggiungere o togliere nomi o fare qualunque altra cosa.
Io, come altri Colleghi che ho qui accanto, ad esempio, il Consigliere Marrone, da
quando avevamo 14-15 anni ci siamo impegnati anche attivamente, ognuno con i
suoi guai, per cui non ho difficoltà a pensare che, in quel periodo, ragazzi dai 14 ai
18 anni si siano impegnati in qualche modo nelle varie battaglie e nelle varie
situazioni.
Oggi il Consiglio Comunale di Torino non dà un riconoscimento a otto persone in
quanto tali, ma a tutto quello che è stato e a quello che loro oggi simboleggiano.
Riguardo al fatto che giunga dopo il 25 aprile, vorrei ricordare che il 25 aprile c'è
ogni anno, quindi il problema non è sul prima o sul dopo, ma è chiaro che, molte
volte, i nostri lavori e gli impegni personali fanno sì che qualcuno possa mancare.
Lo scandalo di questo Consiglio Comunale, a 70 anni dalla Resistenza,
rappresentando tutti quanti ormai i partiti democratici, che della democrazia fanno il
punto, non sono i 31 che hanno dichiarato che voteranno a favore, ma gli altri 10 che
non voteranno a favore; è lì lo scandalo. Il fatto che, a 70 anni di distanza, di fronte ai
valori condivisi che, ormai, ci sono ampiamente (poi, dentro i valori condivisi
possono starci tutte le divisioni), 10 Consiglieri Comunale di questo Consiglio
Comunale, medaglia d'oro alla Resistenza alla Città di Torino, non votino un Sigillo
Civico a cittadini e Consiglieri Comunali è il vero scandalo, non il fatto che ne
mancasse uno, o che ne mancassero due. Le giustificazioni che hanno dato il
Consigliere Liardo e il Consigliere Ricca e quelle che daranno gli altri Consiglieri
dopo non valgono nulla, sono giustificazioni senza senso che riproducono la voglia
di faziosità e di divisione che io speravo fossero superate. Questo non vuol dire che
lo scontro politico debba essere duro anche sui fatti di allora. Peraltro, molte cose
sono cambiate, alcune sono emerse e tutti oggi abbiamo una visione di quel periodo
che, magari, è diversa su alcuni aspetti rispetto a com'era 10, 20, o 30 anni fa, perché
il mondo è cambiato; invece, comincio a pensare che per alcuni, nonostante la loro
giovane età, il mondo purtroppo non sia cambiato e siano ancora legati a quelle
fazioni di allora.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Trombotto.

TROMBOTTO Maurizio
In realtà, non volevo intervenire, ma, poi, sentiti alcuni interventi che mi hanno
preceduto, ho ritenuto che fosse mio dovere e obbligo etico e morale intervenire.
Il conferimento del Sigillo Civico a coloro che, in età giovanissima, o comunque
certamente giovane, hanno ritenuto di stare dalla parte giusta (perché si poteva anche
stare da un'altra parte, come fecero molti altri) e di prendere le armi per liberare
questo Paese (mentre molti altri non lo fecero) è un momento importante per
quest'Aula.
Credo che sia un dovere da parte di quest'Aula conferire il Sigillo Civico a costoro, i
quali, poi, hanno proseguito quell'esperienza e hanno ritenuto di impegnarsi
nell'associazionismo, ma anche nell'istituzione, rappresentando quindi il popolo
sovrano (quel popolo che, dopo 20 anni di dittatura e di privazione della libertà e
della democrazia, aveva nuovamente potuto liberamente esprimersi con le elezioni) e
che svolsero, quindi, quel duplice ruolo, prima, di liberatori e di combattenti e, dopo,
di rappresentanti delle istituzioni democratiche.
Questo, Consigliere Ricca, non significa che tutti coloro che altrettanto combatterono
non abbiano diritto ad un riconoscimento, anzi credo che anche loro debbano averlo.
C'è, però, una piccola differenza, relativa al fatto che costoro che oggi noi andiamo a
riconoscere con il Sigillo Civico ricoprirono - chi brevemente, chi lungamente - un
ruolo all'interno di quest'Aula e scelsero di proseguire quell'impegno, come ho
avuto modo di dire. Mi spiace, ma non lo desidero né mi interessa entrare nella
polemica che si voglia in qualche modo non riconoscere questo ruolo.
Accenno, proprio brevemente, perché non voglio poi rubare altro tempo, ad alcune
brevissime note biografiche che parlano da sole: Gianni Alasia, nato il 7 febbraio
1927, aveva 18 anni nel 1945, aderì alla Brigata Matteotti, Divisione Bruno Buozzi.
Se a qualcheduno non dice nulla, quella fu la Divisione che contribuì alla liberazione
della Città di Torino. Egli aderì al Partito Socialista Italiano fino al 1964, anno in cui
contribuì alla Fondazione dello PSIUP, e nel 1975 aderì al Partito Comunista.
Quindi, un socialista. Sante Bajardi, nato il 1° maggio 1926, aveva 19 anni nel 1945,
partigiano nella Brigata Garibaldi, iscritto al Partito Comunista Italiano nel 1944 fino
al suo scioglimento. Gastone Cottino, nato l'8 febbraio 1925, aveva 20 anni nel 1945,
fu Comandante di Distaccamento delle Brigate SAP Mingione, Divisione Parvis,
iscritto all'Albo Istoreco come combattente partigiano dal 15 giugno 1944 all'8
maggio 1945, perché in alcune situazioni si combatté anche oltre il 25 aprile. Bruno
Segre, nato il 4 settembre 1918, aveva 27 anni e, quindi, da questo punto di vista, era
un anziano nel 1945, aderì alle formazioni di Giustizia e Libertà e aderì al Partito
Socialista Italiano. Contribuì alla lotta all'interno della I Divisione Alpina di
Giustizia e Libertà in Val Grana e attuale Presidente della Associazione Nazionale
Perseguitati Politici Italiani Antifascisti. Renato Valente, l'abbiamo letto oggi sulle
pagine de "La Repubblica".

PORCINO Giovanni (Presidente)
Le chiedo di avviarsi alla conclusione.

TROMBOTTO Maurizio
Allora termino con Renato Valente, nato nel 1923, aveva 22 anni nel 1945, altro
partigiano combattente nella Divisione di Giustizia e Libertà.
Ora, care Consigliere e cari Consiglieri, mi chiedo: alcuni interventi di che cosa
vogliono parlare? Forse d'altro. Rileggetevi la storia.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Il Sindaco si ricorderà, o forse no, però piace a me provare a ricordare questo
episodio, che quando si tenne in Sala Rossa la cerimonia per il compleanno dell'ex
Sindaco Novelli (che già, se non sbaglio, ricopriva il ruolo di Presidente dell'ANPI e
che in qualche passo dei nostri percorsi politici è stato anche diciamo poco tenero nei
miei confronti), io mi chiesi se partecipare o meno. Decisi di partecipare, perché
credo che, poi, di fronte a determinate levature istituzionali, anche la passione di
parte debba poi non dico venir meno però farsi da parte, scusate il gioco di parole.
Non rinunciai, però, a una piccola, spero delicata, provocazione, ovvero portare due
omaggi: uno allo stesso Novelli, e scelsi in particolare quel libro di Cazzullo che era
un'intervista biografia di Edgardo Sogno, "Testamento di un anticomunista", giusto
per sottolineare che, effettivamente, la Resistenza in questa città non fu solo rossa, è
vero, però ci fu questo leggerissimo dettaglio per cui i partigiani liberali o
monarchici come Sogno furono non solo non riconosciuti al pari di tutti gli altri
combattenti di quel capitolo, bensì addirittura talmente discriminati da avere la
negazione dell'intitolazione di una qualsiasi targa, tanto che, non so se si sappia,
quella che è stata collocata in marmo - per carità, a vederla nessuno lo penserebbe
mai - dalle parti di corso Matteotti, fu collocata abusivamente, ma non perché ci
fosse un'intenzionalità dell'abusivismo, ma perché non ci fu altra possibilità, dai suoi
compagni di battaglia della Brigata Franchi. Lei non era ancora Sindaco, però me lo
ricordo io che ero ancora nel giovanile, per cui se lo ricorderà di sicuro lei, che era
già in Parlamento. Ci fu addirittura un dibattito in questa Sala Rossa se andarla a
togliere; poi, penso che un minimo di decoro e di dignità umana abbia impedito
questo gesto.
Vorrei, però, ricordare che per quel partigiano liberale, anticomunista e monarchico
l'intitolazione fu abusiva, perché questa è Torino. Questa è la stessa Città - e guardo
anche il Consigliere Altamura - che ha aspettato 69 anni per intitolare un giardino
espressamente alle vittime delle foibe, perché la targa, nei confronti della quale la
comunità Istriana-Giuliana e Dalmata ha dovuto improvvisare negli anni in modo
spontaneo la commemorazione, non era intitolata alle vittime delle foibe, era
intitolata genericamente agli esuli d'Italia da tutte le località, perché questa è Torino.
Vorrei ricordare che, nonostante non ci fosse un richiamo espresso alle foibe, ogni
anno le Forze dell'Ordine sono costrette, da quattro anni a questa parte, a montare un
presidio notturno permanente per impedire che ignoti (che, forse, sono ignoti alla
cronaca giudiziaria nel dettaglio, ma sono molto noti politicamente, quantomeno a
noi dei banchi dell'opposizione) vadano nottetempo a sfasciarla, cosa che hanno fatto
per due anni di seguito, prima che venisse presa questa misura, perché questa -
sottolineo - è Torino.
È la stessa Torino che, quando una mano ignota, come nel caso di Edgardo Sogno, va
a porre delle targhe nel giorno della Festa della Donna l'8 marzo alle ausiliarie e,
addirittura, a donne del tutto civili e non imbrigliate nella guerra civile, ma
imparentate a combattenti della Repubblica Sociale Italiana, che sono state
violentate, rapate e, in certi casi, anche fucilate a guerra finita nei regolamenti di
conti che andarono ad insanguinare anche la nostra città nei giorni successivi alla
guerra civile - sottolineo a guerra finita -, le rimuove immediatamente senza un
minimo di dibattito e di interlocuzione in quanto abusive.
Voglio ricordare, in particolare, una di queste ragazze, che si chiama Marilena Grill.
E qui vengo all'omaggio che feci a lei, Sindaco, ovvero il libro "L'ausiliaria e il
partigiano", perché su questa ragazza (tredicenne quando si arruolò e sedicenne
quando venne prelevata da casa cinque giorni dopo la fine delle guerra, violentata e
fucilata, nonostante qualcuno nella Resistenza avesse tentato in extremis di impedire
questo scempio), ancora oggi, dopo richieste di Consiglieri Comunali, prima, di AN
e, poi, mie - mi avvio a concludere, Presidente - e, dall'altra parte, petizioni popolari
e richieste addirittura dalla rappresentanza dell'istituto che lei frequentava, cioè il
D'Azeglio, non si è mai neanche presa in considerazione l'idea di ricordarla. Stiamo
parlando di una ragazzina a cui di sicuro non può essere imputato alcunché dei
crimini contro l'umanità di cui può essersi macchiato l'Asse come forza politico-
militare, perché le ausiliarie assistevano i feriti, svolgevano compiti civili, cercavano
di lavorare nelle mense e furono barbaramente massacrate, 300 donne uccise solo a
Torino e provincia.
Sapete qual è il problema? Che finché ci sarà una storia così strabica nel rendere
ricordo, onore e memoria anche a chi combatté dalla parte dei vinti, pur senza
macchiarsi di alcunché dei crimini che vengono spesso ricordati con tanta retorica,
allora non sarà possibile affrontare serenamente, con uno spirito di pacificazione e di
unità nazionale, che pure io e noi di Fratelli d'Italia e della destra auspichiamo da
sempre, ed andare in merito a questa onorificenza. Voi, forse, riuscirete a portarla a
casa e a votarla, ma sarà un atto divisivo e quindi non andrà nelle intenzioni che
quantomeno vengono proclamate e sbandierate. Il fatto di arrivarci tutti schierati,
dopo che un quotidiano ha martellato per tre giorni, delegittima ulteriormente questa
onorificenza, che, a questo punto, potrebbe essere addirittura un gadget in allegato al
quotidiano stesso per il livello a cui siamo arrivati di dibattito proprio su questo tipo
di onorificenza.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Grazie, Consigliere. Non ho interrotto lei, come non ho interrotto il Consigliere
Trombotto, vista l'importanza del tema. Vi prego, però, per i prossimi interventi di
contenere l'intervento stesso nei termini regolamentari.
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Naturalmente, è fondamentale aprire questo intervento dicendo che per noi, Sindaco,
la Resistenza è un valore, questo sia chiaro, è un patrimonio della nostra Nazione di
ideali, perché all'interno della Resistenza hanno combattuto persone di ogni colore
politico per liberare la nostra Patria e questo è un dato di fatto. Naturalmente, però,
chiediamo rispetto per tutti.
Lo dico a lei, Sindaco, perché ho apprezzato il suo intervento e la sua presenza alla
manifestazione degli Istriano-Dalmati (non solo quest'anno, ma credo anche l'anno
scorso), cosa che invece non succede nelle altre componenti all'interno di questa Sala
Rossa. Ha ragione il Collega Marrone quando dice che questa visione della storia è
ancora strabica e lo vediamo proprio da questi fatti. Io non ho visto all'interno di
queste manifestazioni uno, che sia uno, Consigliere del PD, tranne il Presidente
Altamura.
Questo tipo di impostazione è chiaro che ci fa riflettere, ma non mette in discussione,
come dice il Consigliere Viale, nulla della Resistenza. La Resistenza rimane un
patrimonio di questa Nazione, almeno per quanto riguarda Forza Italia.
Chiediamo rispetto, ma non solo chiediamo rispetto per tutti coloro che hanno
combattuto all'interno di questa Liberazione, ma chiediamo rispetto anche per i
Consiglieri che, attualmente, sono in questa Sala, perché il trattamento che è stato
riservato al Capogruppo Liardo è, a mio giudizio, incivile. Il Consigliere Liardo non
ha mai detto - sono certo di quello che sto dicendo e lo dico a verbale - che non vota
perché sono tutti rossi ed escludo che l'abbia detto nei corridoi, perché all'interno di
questa Sala ci parliamo; è un'affermazione che non gli appartiene, non appartiene né
alla sua storia né alla nostra storia. Lui cerca di far riflettere, dicendo che, forse, non
tutti hanno partecipato alla Resistenza vera e propria, fra quelli a cui viene conferito
il Sigillo Civico, che è un onore.
Quindi, chiedo al Capogruppo Paolino - non ho letto l'articolo de "La Repubblica"
dove dà dell'ignorante al Capogruppo Liardo - di chiedere scusa, o perlomeno di
giustificare questa sua affermazione, perché se un Consigliere, nell'ambito della sua
potestà, fa delle affermazioni, secondo me, è perché si è documentato e quindi non è
ignorante.
Ribadendo, quindi, che non c'è nessuna volontà di revisionismo e nessuna volontà di
criticare la Resistenza, però faccio presente al Sindaco, dopo aver apprezzato la sua
presenza e il suo ragionamento all'interno di Sala Rossa proprio due o tre giorni fa,
di tenere in considerazione quello che stanno facendo i centri sociali, perché la
Brigata Ebraica, che è stata attaccata l'altro giorno ed è stata insultata, manifesta
ancora quelle mai sopite volontà revisioniste di una parte della sinistra, di una parte
della sua componente politica... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). I centri
sociali, purtroppo, continuano ad adottare come braccio armato... (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Sì, faccio ridere, Consigliere Cassiani...

PORCINO Giovanni (Presidente)
Scusate, non interloquite!

TRONZANO Andrea
I centri sociali, purtroppo, continuano ad adottare come braccio armato di una parte
della vostra maggioranza... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quella che è
della sinistra, in generale, ma che nomi devo fare? L'ideologia che rappresenta una
certa parte viene rappresentata come braccio armato da questi centri sociali e gli
insulti recenti dati alla Brigata Ebraica rappresentano proprio questo. Non ho sentito
uno di voi condannare questi gesti, che possono essere riferiti anche
all'antisemitismo. Ci sono state mozioni che riguardavano la condanna
dell'antisemitismo che non sono state votate... (INTEVENTO FUORI
MICROFONO).

PORCINO Giovanni (Presidente)
Scusate, Consiglieri!

TRONZANO Andrea
Non sono neanche arrivate in Aula le mozioni sulla condanna dell'antisemitismo in
anni passati.
Quindi, vi chiedo, oltre che di valutare le questioni positive all'interno della
Resistenza, che anche voi facciate autocritica e siate consapevoli di quello che è il
vostro mondo, quello anche fatto dai centri sociali che continuano ad essere il
braccio armato della vostra parte, perché non avete mai sopito realmente certi tipi di
atteggiamenti e certi tipi di ideologie.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La prego di concludere, Consigliere.

TRONZANO Andrea
Concludo, Presidente, dicendo che Forza Italia si asterrà su questo conferimento del
Sigillo Civico pur apprezzando le persone che sono all'interno, perché un comunista
autentico come Filiberto Rossi è sicuramente stimabile, ma le cose che sottolinea il
Consigliere Liardo, secondo me, per quanto mi riguarda, non sono secondarie, perché
avere partecipato alla Resistenza è un conto e avervi partecipato soltanto lambendola
è un altro tipo di discorso. Pertanto, non essendo certo storicamente, perché non so
tutto e sono ignorante su questo, lo ammetto, e non avendo la certezza che questi
uomini abbiano partecipato con sicurezza alla Resistenza, è chiaro che mi compete,
pur manifestando apprezzamento per la Resistenza, non avendo volontà di
revisionismo, di astenermi da questo tipo di votazione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Magliano.

MAGLIANO Silvio
Io ho convintamente sottoscritto, dopo di lei e il Sindaco, questo atto. Spiego il
motivo per cui l'ho fatto.
Sappiamo tutti il momento che sta affrontando il nostro Paese, che, in ambito
europeo, spesso, ci fa apparire come una macchietta, cioè come un Paese che non
riesce a mettere all'ordine del giorno che ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci
divide, ma, in questo momento, noi celebriamo anche i 70 anni della Liberazione,
che aveva dentro gli impeti più buoni e più sinceri di un popolo che doveva
ringraziare chi lo ha liberato e rendere omaggio alle forze alleate, che, in qualche
modo, hanno dato la possibilità al Paese di essere libero, perché le nostre Brigate
partigiane hanno iniziato a fare un'attività sui nostri territori, nelle nostre colline e
nelle nostre valli che, però, non poteva non compiersi per come si è compiuta, se non
grazie all'aiuto di altri che hanno deciso di rendere questo Paese libero. Ancora di
più l'ho firmata per un motivo. Penso che tutto ciò che ha detto il Capogruppo
Marrone - e lo ringrazio, perché spesso i suoi interventi storici sono di aiuto a tutti -
sia vero, in quanto però è vero l'obiettivo che ci prefiggiamo per il futuro, cioè che
cosa ci sta a cuore fino in fondo? Oggi, un giovane di 16, 17, 18 anni, che sente
discutere di questo per la prima volta, che cosa vorrebbe sentire fino in fondo?
Vorrebbe sentire fino in fondo che c'erano dei nonni che hanno pensato non solo ad
un progetto di potere, perché, invece, sono piene le pagine dei libri che parlano di
progetti di potere da una parte e dall'altra, ma, nello stesso tempo, i progetti di
potere, spesso, avevano a che fare con un essere partigiani per instaurare un modello
nuovo di società che aveva a che fare con la più estrema percezione di sinistra che
poteva esserci, quindi un comunismo reale.
Il fatto di averla firmata per me vuol dire un'altra cosa: che, forse, dopo 70 anni, di
tutto quello che è stato (nel bene o nel male, nei supplementari, la Resistenza fatta
all'ultimo), oggi, rispetto ai temi che stiamo vivendo, si può dare un altro segnale. Il
segnale che c'era una generazione che voleva per sé, per i suoi figli e per i suoi nipoti
un'Italia diversa.
A mio giudizio, al di là degli attacchi personali, giornali o non giornali, è un po'
stucchevole ancora oggi provare ad intestarsi quello che è stato un fatto storico,
perché quel fatto storico, nel bene o nel male, si è sempre cercato di intestarlo a
qualcuno a fini politici. Nessuno in quest'Aula può dire che questo non è vero.
Storicamente, quegli anni sono stati utilizzati per qualcuno o per qualcun altro per
dire che un'idea di società poteva essere più o meno vera, più o meno utile, più o
meno confacente con le aspettative di un Paese.
Detto questo, io l'ho firmata proprio perché penso che la sfida dei prossimi 70 anni
di questo Paese abbia a che fare con il ringraziamento di ciò che è capitato, da una
parte, non un revisionismo, ma un'attenzione massima a ciò che è accaduto in quei
due o tre mesi subito dopo la Liberazione, questo è un fatto storico. Forse, chi non ha
paura - e lo dico a chi reagisce, magari, in un modo un po' scomposto quando
intervengono i miei Colleghi Tronzano e Liardo - e chi è forte di quello che è
accaduto non ha paura di dire che in una storia di bene ci sono stati degli errori,
anche grandi. Questa è, forse, la forza di chi, sapendo che per costruire qualcosa di
importante forse degli errori li ha fatti, errori ideologici o errori di grettezza umana,
perché qualcuno poteva sperare di costruire qualcosa di diverso e di nuovo che
piacesse di più alla sua ideologia, ma, fortunatamente, mi auguro che questo Paese,
che oggi questi 70 anni ci hanno consegnato, sia diverso. Se allora c'era una
ideologia, mi auguro che oggi ci sia un ideale più grande, perché lo scenario è più
grande, perché lo scacchiere è molto più grande.
Quindi, nella memoria di chi ha voluto cambiare un Paese imbracciando le armi e
che prima, forse, faceva l'operaio, affinché nel suo futuro, oggi - magari non c'è
neanche più - potesse vedere i suoi nipoti liberi di poter condizionare le sorti del
mondo, io ho firmato questo atto, perché, nel bene o nel male, quello che è accaduto,
oggi ci sia di memoria. La cosa che a me interessa di più, l'elemento che più mi sta a
cuore è che questa memoria non sia tirata per la giacchetta. Noi, invece, oggi tiriamo
per la giacchetta qualcuno che è stato crivellato da mitragliatrici, qualcuno che, per
affermare un bene, ha perso la vita.
Io sono intervenuto solo per dire perché l'ho firmato e per dire che, secondo me,
facendo una grande operazione di verità e una grande operazione di orgoglio, forse il
nostro Paese, superando questi problemi, potrà concepirsi europeo in un modo più
alto e più grande.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Premetto che, sulla materia di onorificenza, nel Movimento 5 Stelle vige la massima
libertà di coscienza, per cui quelle che esporrò d'ora in poi sono considerazioni e
conclusioni assolutamente personali, che sono anche diverse da quelle della mia
Collega, ma io ritengo che sia un valore e non un problema.
Ci tengo intanto a rimarcare che ritengo il 25 aprile una festa fondamentale della
nostra Repubblica e anzi trovo un po' preoccupante, forse, il modo con cui nel tempo
la vedo diventare sempre meno importante, soprattutto sempre meno partecipata a
livello popolare, magari lasciare spazio ad altre priorità più moderne e più laiche in
un certo senso, però vedere la fiaccolata fatta il 23 invece del 24 per non andare a
disturbare le celebrazioni della Notte della Fede, piuttosto che vedere il sabato 25
aprile tutti i supermercati aperti e pieni di gente che faceva shopping, i mezzi
pubblici non solo non in orario festivo, ma addirittura prolungato per un concerto di
deejay al Lingotto, fa capire che, forse, l'attenzione della Città per questo evento non
è più quella che dovrebbe essere e questo è sicuramente un problema.
Parte di questo problema, però, secondo me, sta proprio nel fatto che quella che
dovrebbe essere una festa di tutti diventa sempre più spesso un motivo di divisione
tra due parti, dove, simmetricamente, una cerca di intestarsela come se la libertà
fosse un valore di sinistra o fosse un valore solo di una parte politica e l'altra, forse,
cerca di usare questa motivazione per sfuggire al riconoscimento che la libertà è un
valore fondamentale per tutti e che in passato, sicuramente, i predecessori di alcune
parti politiche l'hanno messa in dubbio e non l'hanno certo difesa, anzi l'hanno
negata agli altri.
È per questo che io sono molto perplesso su questa onorificenza e, quindi, alla fine,
non darò il mio voto e mi asterrò, perché è diventata un'occasione di divisione. Io
avrei votato molto volentieri a favore e convintamente se fossimo riusciti a farlo tutti
insieme come Aula e come Consiglio Comunale; quello sarebbe stato il vero
successo del Consiglio Comunale, cioè riuscire tutti insieme all'unanimità a
rimarcare il valore della libertà e a ringraziare persone che indubbiamente hanno
rischiato la vita per me, per la mia libertà, per la libertà dei miei parenti, dei miei
discendenti e di tutti noi.
Tra l'altro, mi voglio scusare a verbale con queste persone di cui sicuramente ho
stima, e mi spiace perché anch'io alla fine la penso come il Consigliere Magliano,
anche arrivando a conclusioni diverse, cioè che queste persone di 90 anni che hanno
dato tanto sono tirate per la giacchetta a seconda delle esigenze politiche del
momento e questa sembra, più che un'onorificenza per onorare loro, un'onorificenza
per dare lustro a chi la propone e a chi la vota e, purtroppo, è così con tante
cittadinanze onorarie, forse con tutte, e questo è uno dei motivi per cui peraltro mi
asterrò (non è una novità la mia astensione, io non ho partecipato praticamente a
nessuna delle votazioni sulle precedenti cittadinanze onorarie).
Quindi, credo che, purtroppo, per come si è configurata la situazione con un braccio
di ferro di quattro settimane, in cui tre volte si era in Aula e, poi, alla fine, la
maggioranza non c'era, quindi l'atto non passava e si è montata tutta una cosa
mediatica con i giornali della propria parte politica, cercando di far pressione su tutti
i Consiglieri perché ci siano per dare finalmente questa onorificenza oltre il tempo
massimo, credo che non sia accettabile. Credo che mi si chieda di schierarmi, di
scegliere se voglio stare con la sinistra o con la destra, ma, come ho sempre detto, noi
ci poniamo al di fuori delle ideologie e quindi non posso che non stare con nessuna
di queste due parti e non sposare nessuna delle affermazioni che erano state fatte.
Quindi, mi scuso ancora con le persone che sicuramente in sé avrebbero anche potuto
meritare certamente questa onorificenza, ma il mio voto sarà di astensione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Innanzitutto, ho apprezzato il modo con il quale il Consigliere Magliano ha posto la
questione (non è qui, ma mi fa piacere se poi potrà ascoltare queste parole). Proprio
per andare incontro a quello che diceva il Consigliere Magliano, veramente faccio un
invito che non vuole essere né polemico né retorico, tantomeno di parte. Consigliere
Liardo, dia serietà e consequenzialità ai suoi comportamenti votando favorevolmente
a questa richiesta, in modo tale che non ci sia strumentalizzazione da parte di
nessuno, né dalla nostra parte né dalla sua. Se veramente quello che ha detto in
questa Aula - e io lo condivido - è vero e sentito, allora dica è vero, chiudiamo questa
polemica e facciamo un atto che vada al di là di quelle che sono state le polemiche
che dividono una parte o un'altra. Questo è un modo di fare, perché io non ho alcun
problema a distinguere tra Valente e Cottino, tra Bajardi o Filiberto Rossi; per me
sono persone che, in quel momento della storia di questo Paese, unite, hanno
contribuito a quegli eventi, senza dividerci. Ci sono tante culture che si sono unite
per la libertà: la cultura liberale, la cultura socialista, la cultura comunista, la cultura
cattolica.
Vanno, però, dette alcune cose e qui le voglio ribadire. Accusare la mia parte
politica, o il mio partito, o la nostra coalizione, o il Sindaco, o il nostro partito di
avere contiguità con i centri sociali è falso e antistorico, perché, in questo momento
storico, è pure il Partito Democratico che sta pagando il prezzo più caro rispetto a
quei movimenti e a quei mondi. Il 1° maggio, Consigliere Tronzano, non verrà
attaccato il suo partito che in piazza non c'è, ma il mio, come l'anno scorso e come
quello prima. Voglio dire che su questo le battaglie democratiche devono condursi
insieme.
La presenza di moltissime persone alla fiaccolata del 23 aprile - nonostante non fosse
il 24, come dice il Consigliere Bertola - dà il segno e il significato che questa è una
festa assolutamente condivisa, e c'erano cattolici anche nel vostro partito,
Consigliere Tronzano e Consigliere Liardo, ci sono sempre stati e continuano a
venire, e continuano ad essere anche del centrodestra le persone che partecipano alle
manifestazioni del 25 aprile. Come quella del 1° maggio, dove noi verremo attaccati,
come minacciano i centri sociali, come si fa a pensare che ci sia contiguità e
connivenza tra noi, questa coalizione, e quel mondo di violenti, che ogni anno
attaccano il nostro partito, non il vostro?! Su questo ci sono persone che hanno avuto
anche offese gravi e attacchi gravi, personali e politici, che vivono sotto scorta per
questo motivo, da parte di alcune frange, e stanno da questa parte politica.
Sono contento che sia presente il Consigliere Magliano per dire che veramente
questo ed altri gesti dovrebbero essere fatti affinché quella pacificazione e quel
superare le ideologie, per parlare di idee, parlare di libertà e di democrazia, deve
diventare il nostro scopo quotidiano.
Guardi, Consigliere Marrone, io alcune cose che ha detto le ho apprezzate, però
abbia pazienza, paragonare nel suo ragionamento - che un po' secondo me è
ideologico - a questi Consiglieri Comunali partigiani, Edgardo Sogno, golpista e
piduista, mi pare offensivo per quest'Aula, accertato dalla... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Certo, perché non si possono fare paragoni di questo genere. Lo
ripeto a verbale: affermare che sono tutti quanti nello stesso piano significa non aver
fatto distinzioni politiche. Ognuno può fare quello che vuole, e io sono convinto che
bisogna avere rispetto per i morti, da qualunque parte arrivino, che siano i ragazzi di
Salò o siano i partigiani delle Brigate Garibaldi e il motivo per il quale si muore:
qualcuno è morto perché lei, Consigliere Marrone, potesse continuare a dire con
libertà le cose che ha detto in quest'Aula, qualcun altro è morto perché non si
potessero dire queste cose con libertà, come invece noi oggi possiamo fare. Alcuni
non paragoniamoli, perché, attenzione, facciamo, in qualche modo, dei torti.
Parliamo dell'ordine del giorno: ci sono questi otto, proponete qualcuno che si è
distinto nella battaglia di libertà, ma non per aver fatto e in qualche modo
organizzato tentativi di golpe, ma per aver dato all'Italia democrazia e libertà.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola alla Consigliera Appendino.

APPENDINO Chiara
Sarò molto breve, solo per dichiarare che invece io voterò a favore di questo atto. Lo
faccio indipendentemente dalla pressione giornalistica o meno, che in qualche modo
qualche Consigliere ha ricevuto. Già prima, quando ho letto il documento, pensavo di
votarlo, perché penso, come molti Consiglieri, che il 25 aprile, la Resistenza sia
patrimonio di tutti. Penso che molti di noi - io parlo della mia generazione - abbiano
avuto la fortuna di avere i nonni che hanno raccontato dal vivo quello che è successo
- mi riferisco a chi ha avuto un nonno partigiano -, e chi verrà dopo di noi invece
probabilmente avrà questa fortuna per questioni, evidentemente, di età e storia.
Quindi, penso che spetti a noi fare tutto quello che si può fare per mantenere viva la
memoria e penso che, in realtà, questo sigillo oggi vada in quella direzione, quindi
voterò in modo favorevole e anche convinto.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Paolino. Le ricordo che dispone di tre minuti.

PAOLINO Michele
Vorrei fare alcune precisazioni rispetto al dibattito, che si è mantenuto in toni civili
ed educati, e questo mi fa piacere e fa onore a questo Consiglio.
Per rispondere al Consigliere Ricca, io ritengo, invece, importante che la comunità
politica, che noi costituiamo in quest'Aula, abbia onore e orgoglio rispetto a chi ha
fatto e fa parte di questa comunità politica, che ha vissuto un'esperienza tale da
rappresentare per noi un dono. Quindi, questo è il senso per cui i Consiglieri
Comunali onorano oggi, in occasione del 70° anniversario, altri Consiglieri
Comunali che hanno vissuto un'esperienza analoga alla nostra in questi banchi e che
hanno fatto una scelta, nella loro gioventù, che ci permette oggi di sedere in questi
banchi, di poterci esprimere e di poterci anche contrapporre sulle idee e sulle
necessità della comunità locale. Questo è il senso di questo riconoscimento.
Consigliere Liardo, lei ha espresso più volte la sua opinione, anche in occasione di
una Conferenza dei Capigruppo, ribadendo il principio - magari espresso in maniera
più articolata che non in una dichiarazione giornalistica - in cui riteneva che questo
riconoscimento fosse di parte e che escludesse o fosse in una sola direzione, e io ebbi
a dirle che, per esempio, a Silvio Geuna è stata riconosciuta la cittadinanza onoraria
di Torino nel 1974, a Valdo Fusi è stata intitolata una delle più importanti piazze
auliche della città; quindi, questa città, più di chiunque altro, ha vissuto da
protagonista il momento resistenziale, tant'è vero che è insignita di Medaglia d'Oro,
ma l'ha vissuto in maniera plurale, l'ha vissuto coinvolgendo tutti. Non a caso, il
Generale Perotti, monarchico, era Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale
e l'impronta davvero da riconoscere a un arco costituzionale ancora da costituirsi, ma
che già ne preservava i contenuti, c'era tutta nella lotta resistenziale che si è svolta, in
particolare, nella nostra città.
Per questo è un dispiacere ed è una ferita che mi pesa se non sono riuscito a far
percepire a tutta l'Aula l'importanza di questo atto - e me ne assumo anche la
responsabilità -, in quanto credo che questo atto debba appartenere a tutti, perché
questo è il sentimento della nostra Città tutta nei confronti della Resistenza e di
quella esperienza così fondamentale per il nostro essere oggi.
Mi appresto a fare le ultime due considerazioni. Io invito chi non era presente alla
commemorazione che si è svolta sabato presso il Cimitero Monumentale a rileggere
la straordinaria relazione del professor Zagrebelsky. Ci dice molte cose, tra le altre
cose ci dice che nessuno di noi può asserire con certezza in quale parte si sarebbe
schierato in quell'occasione; possiamo immaginarlo, ma non possiamo ritenerlo con
certezza, ma oggi sappiamo qual è la parte che ha dato all'Italia questa Costituzione e
questa prospettiva democratica. Il problema è riconoscere che fu guerra civile...

PORCINO Giovanni (Presidente)
La invito a concludere, Consigliere Paolino.

PAOLINO Michele
Mi consenta, l'ha detto lei, il dibattito è stato importante, quindi mi dia un minimo di
spazio, come ha fatto per le prime persone che sono intervenute.
La cosa importante è riconoscere che fu guerra civile, che ci furono atti pesanti, e su
questo non c'è dubbio, non si fa revisionismo storico da parte di nessuno. Si
riconosca, però, che hanno vinto ideali e questi ideali hanno vinto attraverso delle
persone, rispetto alle quali va tutta la nostra riconoscenza.
Ultimissima cosa: io inviterei i Consiglieri a non astenersi. L'astensione equivale a
un voto contrario. Se qualcuno non si fosse astenuto, probabilmente quella guerra
non sarebbe stata così atroce, avremmo avuto molte più persone a ingrossare le fila
della Resistenza della lotta partigiana. Davvero l'astensione vuol dire chiamarsi fuori
da un ragionamento e anche da un riconoscimento, che, invece, deve appartenere a
tutti.
Quindi, io invito davvero tutto il Consiglio e tutti i Consiglieri a lasciare da parte per
un attimo le polemiche e a considerare in maniera unitaria questo provvedimento.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Intervengo soltanto per difendere la memoria di Edgardo Sogno, perché non va bene.
Cito: Medaglia d'Oro al Valore Militare, Bronz Star Medal, Grande Ufficiale
dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Sono stato ai funerali di Edgardo Sogno ed ero Consigliere Comunale negli anni
Novanta. Avessimo fatto un provvedimento di questo tipo all'epoca ed Edgardo
Sogno ci sarebbe stato, perché Dondona avrebbe sicuramente proposto, Guerino
avrebbe votato a favore; avremmo avuto polemiche, ma molti di noi..., Domenico
Carpanini Presidente, ma Edgardo Sogno ci sarebbe stato, pur nelle polemiche,
perché si privilegiava il valore della Resistenza di allora alle polemiche del dopo
Resistenza.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
In realtà è stato detto moltissimo, però c'è proprio un punto culturale, forse l'ultimo
richiamato dal Consigliere Viale, che non mi convince, quindi vorrei aggiungere
poche parole. Io credo che non si tratti qui di provare a ricomporre un quadro ex
post, come quando si monta un dibattito e allora si cerca di rappresentare tutte le
posizioni; la Resistenza non poteva essere e non è stato certamente questo.
La Resistenza è stato un grandissimo cucitore democratico del nostro Paese, lacerato
da quella che è stata certamente una guerra civile. Io ricordo un episodio, che mi è
stato raccontato in un incontro, che porterò con grande affetto, dall'ex Presidente
Scalfaro, che mi raccontò come subito dopo la fine della guerra avesse assistito ad un
incontro tra Pietro Nenni e De Gasperi, allora Presidente del Consiglio. Lui era
giovane, aveva meno della mia età e faceva, appunto, l'assistente. Mi raccontò come
in quell'incontro De Gasperi avesse consegnato a Nenni una lettera di Saragat, con la
quale veniva chiarito il destino della sua figlia minore, Vittoria. Mi raccontò, da
vecchietto, con una avidezza straordinaria un'immagine tenera e affettuosa: "I due si
abbracciarono e piansero insieme", mi disse. Mi ricordo quelle parole come se fosse
oggi, perché poi subito dopo, invece, quella persona, che io conoscevo in quel
momento, quello statista si infiammò raccontando la grande divisione ideologica del
Paese, che da lì a pochi mesi avrebbe diviso ideologicamente il Paese nella sfida di
socialisti e comunisti da un lato, e della Democrazia Cristiana dall'altro, con la
vittoria di questa seconda, che fece prendere un bivio al nostro Paese. A me interessa,
però, quell'episodio di affetto, la capacità straordinaria di tenere insieme un Paese, di
accelerare la forza morale e di portare a valore e a sistema una lotta partigiana,
perché entrambi erano stati membri del Comitato di Liberazione Nazionale.
Allora è questo che non mi convince, l'operazione di utilizzare il sangue dei vinti e la
macelleria determinata dalla guerra in una finta opera di pacificazione, che in realtà
cerca di annullare quanto più di profondo c'è stato nella storia della Resistenza, la
scelta. Una generazione di ragazzi e ragazze, poco più che ventenni, che erano nati in
Paese governato dal fascismo, che aveva educato tutti a non scegliere, che davanti al
bivio della storia ebbero il coraggio di scegliere, di rompere lo schema con piccoli e
grandissimi gesti. Questo è quello che accomuna! Questo è quello che va ricordato!
Questo è ciò che va premiato, perché ci serve come esempio per ricostruire ancora
oggi, nel 2015, il nostro Paese.
Per questo si vota il Sigillo Civico, perché, se si devono scegliere delle figure di
riferimento, quando porterò qui mio figlio in Consiglio Comunale voglio indicare
quelle figure come figure di riferimento, che non vuol dire escludere gli altri, che non
vuol dire fare migliori e peggiori, costruire pesi e contrappesi - è questo che non mi
convince, il bilancino -, vuol dire semplicemente dare una cifra morale al nostro
Paese, a partire dalla scelta.
È per questo - lo dico anche al centrosinistra, a chi voterà la deliberazione - che
evidentemente non poteva convincere, Capogruppo Paolino, se sono queste le storie
che abbiamo al nostro interno, ma che ci deve vedere protagonisti per capire come
facciamo quel passaggio tra memoria e storia, perché è chiaro che a 70 anni di
distanza stanno sparendo i testimoni diretti, le voci dirette di quell'esperienza.
Io credo che noi dobbiamo riuscire ad avere una visione meno monumentale, più
dinamica dei valori della Resistenza, a capire come questi si attualizzano nell'oggi,
in una nuova situazione di sperequazione e difficoltà sociale.
Questa credo che sia la sfida, questa credo che sia la presa di coscienza, l'assunzione
di testimonianza, il passaggio di testimone rispetto a quella generazione.
È bellissima la nostra lingua, che dà alla parola "testimone" il doppio significato, di
chi ha visto qualcosa e di quella bacchetta che due corridori si passano, l'uno a fine
corsa e l'altro a inizio del percorso.
Io credo che questo sia il compito storico che dobbiamo assumerci noi, che siamo
nani rispetto a quei giganti. Questa deliberazione, questo Sigillo Civico è un
semplice passaggio e inviterei tutti quanti a smitizzarlo, inviterei tutti quanti a
renderci conto che davanti a quelle persone probabilmente arrossiremmo e
smetteremmo con questa discussione, che trovo veramente un po' - perdonatemi,
Colleghi - dai bassi toni, ma forse anche un po' dal basso profilo.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, in conclusione, al Sindaco.

SINDACO
Intervengo non solo perché è giusto che in un dibattito di questa natura anche il
Sindaco esprima la sua opinione, ma, come chiunque può ben intendere, perché
trattiamo temi che mi sono particolarmente cari.
Io penso che 70 anni dopo la liberazione del Paese dal fascismo e nazismo si possano
dire parole di verità fondate sulla ragione. La prima cosa che va detta è che, quando
celebriamo il 25 aprile, rendiamo onore a molti, rendiamo onore a tutti coloro che
hanno partecipato alla lotta di liberazione, rendiamo onore ai 600.000 soldati ufficiali
italiani che rifiutarono di piegarsi al ricatto dell'adesione alla Repubblica di Salò e
finirono nei campi di internamento, e 80.000 non tornarono; rendiamo onore a sei
milioni di ebrei, che sono stati sterminati nelle camere a gas, e tra quei sei milioni ci
sono 600 cittadini torinesi, i cui nomi sono scolpiti in una lapide che è al cimitero
ebraico di Torino; rendiamo onore ai soldati della Brigata Ebraica, che liberarono
Bologna e che sono morti per la libertà di questo Paese; rendiamo onore ai tantissimi
civili, che sono morti sotto i bombardamenti, con un tributo di sangue enorme, che ha
pagato una popolazione inerme per la guerra; rendiamo onore, come ho detto, al
Cimitero, ai tanti italiani che nell'immediato dopoguerra, quando già speravano che
l'orrore della guerra fosse passato, in Istria, in Dalmazia, nel Quarnaro pagarono con
la vita la loro italianità. Rendiamo onore a tutti queste persone, perché questi sono
stati i tanti protagonisti di una grande tragedia, che ha avuto evidentemente connotati
e aspetti anche di guerra civile e che culminò nella lotta di liberazione e nella
liberazione del Paese.
Sappiamo bene, perché chiunque abbia buonsenso non può che dirlo, e l'ha detto
bene - è stato ricordato anche qui - il professor Zagrebelsky nel suo discorso al
Cimitero sabato, che tra quelli che aderirono alla Repubblica Sociale vi era gente che
aderì con ragioni molto diverse: chi perché, richiamato, non ebbe il coraggio di dire
no; chi per un malinteso senso di rispetto di fedeltà alla patria e all'onore; chi per
paura; chi per convinzione. Nessuno nel passato e nessuno mai anche oggi può
considerare che chiunque abbia aderito alla Repubblica Sociale sia responsabile di
efferati delitti che pure sotto quella Repubblica si sono consumati. Io ricordo che
nell'immediato dopoguerra la Repubblica democratica, nata grazie alla lotta e alla
liberazione, decretò un'amnistia, che riguardò tutti coloro che, in qualche modo,
erano stati nei tre anni precedenti sottoposti a dei provvedimenti di giustizia per aver
aderito, in qualche modo, al regime fascista. E ricordo che nel Cimitero di Torino c'è
un campo, che io ho visitato più volte, dove sono seppelliti i caduti della R.S.I..
Questo, però, non può portarci a pensare che le ragioni dei vinti e le ragioni dei
vincitori possano essere messe sullo stesso piano, perché è giusto avere pietà per
ogni persona che ha pagato con la vita, non è giusto da questo derivare una
conseguenza secondo cui le ragioni di chi è caduto combattendo per la libertà siano
uguali alle ragioni di chi è caduto combattendo dalla parte di coloro che avevano
creato i campi di concentramento, le camere a gas e tutto quello che sappiamo.
Io penso che razionalmente dobbiamo riconoscere che è grazie alla lotta di
liberazione - che sviluppò in Italia, e non solo in Italia, in Francia, in Norvegia, in
Belgio, in Olanda, nei Paesi dell'Europa centrale, in tutti i Paesi occupati dal
nazismo e dal fascismo - che il Paese si è liberato dal nazismo, dal fascismo, ha
messo fine alla guerra e si sono costruite società democratiche. Non ci sarebbe stata
la Costituzione, non ci sarebbe stata la Repubblica senza quella stagione, ed è giusto
riconoscerlo, naturalmente sapendo anche che quando una stagione assume anche
connotati di guerra civile, si compiono ingiustizie ed efferatezze. Il Consigliere
Marrone ne ha ricordate di drammatiche, vere, a cui naturalmente - non per
contrappeso, ma solo per avere proprio la considerazione di quanto gli orrori della
guerra siano indistinti - si potrebbero affiancare i tanti orrori compiuti dall'altra
parte.
Dirò di più. Lei ha citato l'efferatezza dei giorni immediatamente successivi alla
liberazione, e quelli sono i giorni più terribili di ogni guerra, di ogni conflitto, nel
quale chi è vincitore è ebbro della vittoria e chi è vinto è più vinto che mai. Questo
non giustifica, ma spiega molte delle tragedie consumate in quelle settimane e in quei
mesi.
Io penso che dopo 70 anni di tutto questo siamo in grado di ragionare e di discutere
con razionalità, con pacatezza, vedendo tutte le cose che vanno viste e dando a
Cesare quel che è di Cesare, ma riconoscendo quella che è la verità storica, e la verità
storica è che è grazie a chi ha lottato contro il fascismo che il fascismo è caduto, ed è
grazie al fatto che il fascismo sia stato sconfitto e sia caduto che l'Italia ha potuto
riconquistare democrazia e libertà.
In quella stagione combatterono uomini e donne di orientamento culturale, politico e
di fede diversa, certamente. Giorgio Bocca, nella sua "Storia dell'Italia Partigiana",
che in questi giorni è stata rieditata, scrive nel capitolo dedicato alla Resistenza in
Piemonte che, se c'è una regione nella quale la Resistenza assunse i caratteri più
unitari e più socialmente larghi, questa è proprio il Piemonte, perché qui si manifestò
una Resistenza a cui partecipò in modo significativo un pezzo fondamentale di
militari, sia militari di queste terre (gran parte Alpini che tornavano dalla campagna
di Russia o di Grecia o di Albania), sia quei tanti militari sbandati del Mezzogiorno,
che, nello sbandamento, si unirono ai partigiani qui. Io ho presente nomi significativi
di partigiani fucilati al Martinetto o sepolti nelle nostre vallate, che erano del
Mezzogiorno, da Lillo Moncada, ai fratelli Vitrani a tanti altri soldati.
La componente militare della Resistenza in Piemonte fu notevole. Non a caso il capo
del CLN era il Generale Perotti, dopo la fucilazione di Perotti il Comandante del
CLN fu il Generale Trabucchi.
Alla Resistenza in Piemonte parteciparono uomini di ogni fede politica, comunisti,
socialisti, azionisti, cattolici e democristiani, liberali, persone che si sarebbero battute
nell'immediato dopoguerra per la monarchia e persone che si sarebbero battute per la
repubblica. Socialmente il movimento di Resistenza in Piemonte ebbe una
composizione sociale larghissima, che vide il coinvolgimento di ogni classe sociale.
Quindi, io credo che tutto questo ci metta nella condizione di vivere anche il
riconoscimento di cui qui si discute non come un atto settario o fazioso, perché, se
abbiamo questa lettura - e io ho questa lettura degli accadimenti e dei fatti -, e
partendo dal valore enorme e fondamentale e fondativo che ha avuto la Resistenza,
sono in grado, come chiunque abbia un po' di buonsenso, di vedere tutto quello che
accadde in quella stagione e anche le ombre di quella stagione, credo che oggi tutto
questo ci metta nella condizione di dare un riconoscimento a chi, avendo fatto il
Consigliere Comunale ed essendo questo consesso un Consiglio Comunale, ha anche
svolto un'attività nella lotta di liberazione.
Questo non toglie nulla agli altri, ci sono stati mille modi con cui la Città ha
riconosciuto chi ha combattuto nella lotta di liberazione non essendo in Consiglio
Comunale. Non è che tutte le volte, se un riconoscimento non lo dai a tutti, non lo
puoi dare a nessuno, questa è una logica che non ha alcun senso. Questa Città è piena
di monumenti dedicati ai Caduti della Resistenza, è piena di luoghi nei quali noi
riconosciamo il valore della Resistenza. Ho ricordato in questa Sala l'atto, secondo
me molto significativo, che ha compiuto questa Città nell'intitolare il giardino che sta
ai piedi del Grattacielo Intesa Sanpaolo a Nicola Grosa: Nicola Grosa è un uomo che
pochi hanno conosciuto e io ho avuto la fortuna di conoscerlo, è stato anche un
Consigliere Comunale; ho avuto la fortuna di conoscerlo perché è stato un Partigiano
con mio padre. Quel Campo della Gloria al Cimitero Monumentale, dove sono
sepolti 640 partigiani, lo ha realizzato Nicola Grosa, che, nell'immediato dopoguerra,
è andato vallata per vallata a disseppellire i cadaveri dalle fosse comuni, li ha tirati
fuori con le sue mani e per questa ragione subì un'infezione che lo portò poi a morire
prematuramente. Quindi abbiamo reso onore a un uomo importante per cosa ha fatto,
intitolandogli un giardino, così come sono tante le vie della nostra città intitolate a
partigiani e a combattenti della Liberazione, ci sono monumenti. Quindi, abbiamo
dato e continueremo a dare onore a tutti coloro che hanno fatto la loro parte, e credo
che oggi questo Consiglio Comunale sia nelle condizioni, in modo razionale e
pacato, di conferire un riconoscimento ai Consiglieri Comunali che hanno
partecipato alla lotta di liberazione.
Voglio ricordare al termine che il Ministero della Difesa ha comunicato il 23 aprile,
alla vigilia del 25 aprile, che il Ministero della Difesa conferirà un atto di
riconoscimento, a nome del Governo italiano e quindi a nome dello Stato italiano, a
tutti coloro che hanno partecipato alla lotta di liberazione. Se lo fa il Governo, e lo
conferisce a tutti coloro hanno partecipato alla lotta di liberazione, non vedo perché
noi non possiamo, in modo pacato e razionale, decidere questa sera di fare un atto di
riconoscimento nei confronti di chi a quella lotta ha partecipato.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Non essendoci altre richieste d'intervento, pongo in votazione la proposta di
mozione:
Presenti 33, astenuti 5, favorevoli 28.
La proposta di mozione è approvata.

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