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Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 16 Aprile 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 24
INTERPELLANZA 2015-01433
"CAMPI ROM" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI MARRONE ED ALTRI IN DATA 2 APRILE 2015.
Interventi

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza generale n. mecc. 201501433/002,
presentata in data 2 aprile 2015, avente per oggetto:

"Campi Rom"

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, al Vicesindaco.

TISI Elide (Vicesindaco)
Questo è un tema che, peraltro, è stato già abbondantemente trattato in Conferenza
dei Capigruppo, con la IV Commissione e sono stati convocati anche i vari soggetti
attori di questo percorso, quindi oggi non posso che ribadire quanto già detto in
molte sedi.
Per quanto riguarda nello specifico l'interpellanza, vorrei fare alcune precisazioni.
Intanto, nella premessa, vorrei ricordare che nella deliberazione di iniziativa
popolare, così come emendata dal nostro Consiglio Comunale, era stato previsto "di
attuare il progressivo superamento degli insediamenti spontanei non autorizzati di
comunità rom, a partire dell'insediamento di Lungo Stura Lazio e di intervenire
secondo il principio dell'accoglienza, fatto salvo l'allontanamento di coloro che non
rispettano le regole e la legalità". L'ho voluto riprendere, perché questo è
esattamente il principio a cui ci siamo ispirati in tutta l'operatività di questi mesi,
che, evidentemente, non dice che con il progetto si superano tout court tutti i campi
nomadi abusivi, ma dice che l'obiettivo politico della Città è di lavorare in questa
direzione a partire dall'insediamento di Lungo Stura Lazio, che è esattamente quello
che è stato fatto.
Inoltre, per quanto attiene alle considerazioni si precisa che l'appalto non assegnava
alla Rti la realizzazione degli interventi necessari al superamento dei campi nomadi
abusivi di Torino, bensì assegnava alla Rti "La Città possibile" il compito di
realizzare iniziative progettuali volte al superamento delle criticità relative agli
insediamenti autorizzati e non, delle comunità nomadi del territorio della Città di
Torino, così come previsto dalla convenzione sottoscritta a dicembre del 2012 tra il
Prefetto della Città di Torino e il Sindaco della Città, prevedendo più in particolare il
superamento totale del sito spontaneo di Lungo Stura Lazio e la messa in sicurezza
nonché l'alleggerimento per alcuni nuclei fragili dei siti di corso Tazzoli e via
Germagnano. Ho voluto leggere, anche per richiamare atti precisi.
Per quanto riguarda il menzionato provvedimento che determinava una sospensiva e
condizione all'operazione di sgombero del campo di Lunga Stura Lazio, nella
fattispecie l'intervento della Corte Europea, è stata aperta un'interlocuzione con il
Ministero che potrebbe incidere non sull'obiettivo finale, ma eventualmente sul
cronoprogramma da concordarsi con la Prefettura e sul numero delle persone
ricollocabili in soluzione abitative e rispetto ai rimpatri.
Invece, nel merito più specifico della richiesta dell'interpellanza, si fa presente che i
campi autorizzati previsti dal Regolamento del Consiglio Comunale sono quattro:
Aeroporto, Germagnano, Sangone e Le Rose, e, salvo diverse indicazioni del
Consiglio Comunale, tali permarranno alla scadenza dell'anno corrente. Su questo è
evidente che l'indirizzo del Consiglio è elemento dirimente.
Il progetto ha come obiettivo il superamento del sito spontaneo di Lungo Stura
Lazio, al raggiungimento del quale si contribuisce con la ricollocazione di 600
persone, attraverso azioni di inclusione sociale, così come previsto dal capitolato di
gara; mentre nell'area di corso Tazzoli e di Germagnano spontaneo si realizzeranno,
e in parte son già realizzati, gli interventi di messa in sicurezza dell'area con dei patti
di emersione con alcune famiglie particolarmente fragili, al fine, appunto,
dell'alleggerimento delle presenze. Nelle aree del lotto 2 continua l'attività di
mediazione e di supporto alle persone con fragilità.
È di tutta evidenza che il finanziamento che sostiene il progetto "La Città Possibile"
non è sufficiente, né è mai stato dichiarato in questa Aula e in altri luoghi, al
superamento di tutti i siti spontanei, che, semmai, rimane un obiettivo politico
intorno al quale si stanno cercando eventuali ulteriori risorse e finanziamenti
specifici, naturalmente non nell'ambito delle risorse comunali, e che dunque
potranno essere soltanto migliorati secondo quanto indicato nel capitolato e in
considerazione anche della decisione della Corte Europea.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Ho iscritti a parlare i Consiglieri Marrone e Ricca. Ricordo i tempi di intervento in
base al nostro Regolamento: cinque minuti ogni Consigliere e dieci minuti per i
presentatori.
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Ringrazio il Vicesindaco per la risposta. Le do atto quantomeno di aver lasciato a
verbale un dato di onestà politica, cioè la deliberazione chiedeva il superamento
progressivo (comunque, superamento), come obiettivo politico, dei campi,
quantomeno quelli abusivi, e invece l'appalto da 5 milioni punta al superamento solo
di Lungo Stura Lazio e non degli altri campi. Cos'è che ci lascia perplessi? Che dopo
un'analisi dei piani operativi che la Rti "La Città Possibile" ha inviato a questa
Amministrazione Comunale sin da ottobre 2013, quindi da un anno e mezzo, ci
riempie di stupore scoprire che, in realtà, questa Amministrazione, non solo ha
rinunciato a, evidentemente, superare gli altri campi abusivi, ma addirittura, di fatto,
sostiene e contribuisce a finanziare, anche solo come mediatore (perché sappiamo
che sono fondi nazionali), un'attività che in concreto diventa, sotto la voce della
messa in sicurezza e dell'autocostruzione, la stabilizzazione di alcuni campi abusivi,
o addirittura la realizzazione ex novo di insediamenti.
Mi riferisco, Vicesindaco, al lotto 1 e al lotto 2. Il piano operativo dell'ottobre 2013
dice chiaramente, in particolare Terra del Fuoco, ma, in realtà, a nome di tutta la Rti,
che c'è una volontà già annunciata di realizzare un insediamento di casette bungalow
da 50-60 individui a dimensione familiare con allacciamenti idrici, elettrici e fognari
nel campo di corso Tazzoli, dove, per fare un po' radical chic, vengono chiamate eco
baracche, e nel campo abusivo di strada Germagnano, dove si dice che si fa...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusate, posso chiedere un po' di silenzio?
Grazie. Dicevo, in cui vengono fatte queste baracche, di nuovo tipo bungalow,
dicendo che si fanno lì vicino per non creare disagio ai rom del campo abusivo,
altrimenti si dovrebbero spostare troppo. La cosa che ci lascia sbalorditi è che è
prevista, nero su bianco, la realizzazione di un insediamento nel Parco Tangenziale
Verde, nell'area comunale di Settimo Torinese, addirittura prevedendo anche lì 50-
60 case/bungalow, 5 o 6 per 50-60. Però, Presidente, chiedo un po' di silenzio; se il
Consigliere Sbriglio non la smette, vada a fare compagnia al Consigliere Viale.
Silenzio per favore.
Ora il discorso qual è? Nel parco non solo si prevede anche lì un insediamento
nomade ex novo, ma addirittura si prevede in questo piano operativo di attribuire ai
rom l'esercizio in esclusiva della gestione del camping a pagamento, del noleggio
biciclette e delle altre attività turistiche che possono riguardare l'area Parco. Lo
sanno anche i bambini che, quando si crea un nuovo insediamento autorizzato, c'è
immediatamente un'appendice abusiva: è successo all'Aeroporto, è successo a
Germagnano, succede sostanzialmente ovunque. Ora, il vero passaggio che mi
preoccupa non è solo il fatto che, da un punto di vista politico, non solo dite che non
ci provate nemmeno più a superare gli altri campi che non siano Lungo Stura Lazio,
ma addirittura si arriva a dire di finanziare la stabilizzazione di quei campi, perché, a
casa mia, quando si fanno costruire delle case ex novo con degli allacciamenti, si
stabilizza.
Vorrei ricordare incidentalmente che l'Assessore Tedesco, per corso Tazzoli, aveva
tranquillizzato tutti dicendo che i lavori pubblici dei servizi il Comune li ha fatti fuori
dell'occupazione, mai ci sogneremo di costruire dentro il campo. Allora, ci
dobbiamo capire perché se poi li facciamo fare a Rti con i finanziamenti pubblici,
questi ce lo dicono ad ottobre 2013 e noi gli diciamo che va bene, di andare avanti,
allora evidentemente c'è un problema.
Pongo un problema di natura politica ed uno di natura tecnico-legale. Parto dalla
seconda: tutta la più recente giurisprudenza amministrativa e penale, che,
ovviamente, nei casi affrontati riguardava problemi di strutture turistiche in ambito di
zona turistica marina (perché solo qui dobbiamo pensare a queste cose rispetto ai
nomadi), andava a dire che, in realtà, anche se si definisce una casetta mobile con le
ruote, addirittura le roulotte, se hanno dei criteri di non stagionalità, bensì di
permanenza che si concretizzano negli allacciamenti stabili, soprattutto fognari (a
quel punto, più stabili di così si muore), vanno considerate nuove costruzioni e
quindi si possono fare, ma seguendo dei passaggi autorizzativi in campo edilizio e
paesaggistico.
La grande preoccupazione è che nel piano operativo della Rti, si intendono queste
casette come cose del tutto provvisorie senza necessità di queste autorizzazioni. Se
così fosse, alla luce della giurisprudenza, sarebbe un abuso edilizio, tanto che nello
stesso appalto che voi avete firmato - questa è una cosa positiva - si dice
esplicitamente che o si fanno delle casette o, altrimenti, non si fanno delle roulotte e
delle case mobili, perché si andrebbe a creare un abuso, secondo la recente
normativa, ce lo dice il capitolato d'appalto del 2013 che avete scritto voi.
Ora, c'è stato monitoraggio su queste attività o quantomeno sulla progettualità che è
stata proposta nel 2013? Perché, altrimenti, dovremmo andare a ragionare che
l'autocostruzione che ci veniva posta partendo da quello che è il modello del Dado di
Settimo, che può piacere o no, però parte almeno da un immobile già esistente,
abbandonato, che viene recuperato e che, quindi, dall'abbandono viene abitato e
ripristinato; ecco, quello è un conto, può piacere o no, si può ritenere che i nomadi ci
riescano o no, però teoricamente è quello l'autorecupero.
Se per autocostruzione s'intende la realizzazione di nuovi insediamenti o la
sostituzione di baracche abusive con baracche realizzate dalla Rti con soldi pubblici,
allora qui non si tratta neanche più di provare a fare il superamento dei campi
abusivi, si tratta di andare ad aiutare a stabilizzare i campi abusivi esistenti e con
Settimo a realizzare un campo nuovo.
Mi chiedo: ma Settimo lo sa che un appalto di Torino con la Prefettura realizza a
casa loro un nuovo campo nel Parco e che loro, invece di dover dare in affidamento a
bando pubblico, dovranno far gestire il noleggio biciclette o la gestione dei camping
turistici ai nomadi solo perché lo ha deciso la Rti "La Città Possibile"? A me a
leggere questo piano operativo sinceramente mi si strabuzzano gli occhi, perché mi
sembra davvero una cosa incredibile. Si dice: proviamo a superare Lungo Stura, ci
son tutti i problemi che conosciamo, ma almeno lì c'è la decostruzione delle
baracche; proviamo nel tempo a svuotare gli altri campi abusivi e, invece, vediamo la
progettualità e che la Rti dice al Comune che, okay, su Lungo Stura c'è la croce
rossa, ma sugli altri campi, invece, con l'autocostruzione e la messa in sicurezza
costruiamo baracche nuove. C'è scritto questo, carta alla mano, vi giuro; ho fatto
l'accesso agli atti presso i vostri Uffici, che, con la massima correttezza, hanno
fornito il piano operativo ottobre 2013, lotto 1 e lotto 2, ogni cosa ha un suo nome,
cognome e una sua tracciabilità.
Io spero che non sia così, ma quelle cooperative hanno annunciato che è così. La
domanda è: hanno già iniziato a farlo? Perché, se non hanno iniziato a farlo,
blocchiamoli immediatamente. Andare a costruire delle baracche nuove in un campo
come Tazzoli, dove c'è una rivolta popolare di quartiere che va avanti da anni, dove
la Circoscrizione ha messo nelle linee programmatiche lo svuotamento progressivo,
che lo stesso appalto definisce "meramente transitorio fino a progressivo
svuotamento", e andare a scrivere che invece si costruiscono baracche nuove senza
mettere un termine di smontaggio, perché non c'è, è una cosa gravissima.
Il bilancio è che, a leggere questo piano operativo, risulterebbe e sarebbe meno uno
campi abusivi - se si riesce veramente con Lungo Stura, lo vedremo, ce lo auguriamo
tutti - e più due, però, campi strutturati in più nei campi abusivi, quindi più due, tra
virgolette, "autorizzati" se li costruisce il Comune, perché se le costruire l'Rti con i
soldi del Comune sono per definizione autorizzati, in Germagnano abusivo e in
Tazzoli abusivo, e un nuovo campo a Settimo, nel Parco, il che vorrebbe dire meno
uno e più tre. Ora, questi sono dati che non penso possano essere smentiti, perché
sono scritti dalla progettualità di "La Città Possibile", ma, se non hanno ancora
iniziato, se ci hanno ripensato, mi raccomando blocchiamo questa operazione perché
sarebbe una follia.
Concludo, dicendo che l'ultimo dato di cronoprogramma, che ho avuto modo di
vedere, che è datato dicembre 2014, di fatto dà l'inizio di queste operazioni dal fine
2014 e in corso nel 2015. Spero che non sia così, perché molte altre soglie di quel
cronoprogramma non sono state poi rispettate per varie ragioni, spero che quindi ci
sia ancora modo di bloccare questa operazione, perché sarebbe paradossale dover
andare a spiegare ai cittadini che questo Comune paga con soldi pubblici la
stabilizzazione di campi abusivi e, dall'altra parte, andare a ritrovarci un domani con
più campi.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Grazie, ha chiesto d'intervenire il Capogruppo Ricca. L'Assessore, come da
Regolamento, ha cinque minuti per intervenire in conclusione agli interventi dei
Consiglieri... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questo è il Regolamento.
Dieci minuti per ogni sottoscrittore, cinque minuti per ogni Consigliere, poi
l'Assessore avrà modo, oltre i cinque minuti, di poter rispondere.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Ringrazio il Vicesindaco per la risposta e lo ringrazio perché, per l'ennesima volta,
decide di mettere la faccia di fronte ad un problema che, ormai, è un cancro di questa
Città, ovvero quello dei campi rom. È un problema che non ha soluzione; non ha una
soluzione a Torino come non ha una soluzione nella maggior parte dei Comuni
italiani, dove, tra parentesi, governa la sinistra, tanto che a breve saremo sanzionati
dall'Unione Europea perché non siamo riusciti nel superamento dei campi nomadi,
quindi è un problema di incapacità di gestione nazionale. Che poi ci siano delle isole
felici, tipo Padova, dove si interviene in maniera forte e il problema si risolve, questo
è perché c'è capacità amministrativa, però dobbiamo renderci conto che, in questi
quattro anni, alla luce delle risposte di oggi dell'Assessore, il problema non è stato
risolto, la missione è pressoché fallita, perché non c'è un piano da qui alla fine della
tornata amministrativa per risolvere il problema dei campi nomadi.
Quindi, oggi, 16 aprile 2015, possiamo dire che questa Amministrazione non è
riuscita a risolvere e non riuscirà a risolvere in cinque anni quello che è un problema
davvero importante per la città, quello dei campi nomadi, vogliamo perché mancano
i soldi, vogliamo per mille motivi, ma anche quando i soldi c'erano non si è mai
intervenuto, si è sempre aspettato ed oggi ci troviamo in questa condizione.
Vicesindaco, credo che sia necessario cambiare completamente la visione e
l'approccio al problema. Se i campi nomadi non si possono superare, i campi nomadi
si devono chiudere, semplicemente. Io non sarò tecnico come lo è stato il Consigliere
Marrone, perché, dopo quattro anni che snoccioliamo dati, che interveniamo, che
facciamo interventi puntuali, sono convinto che sia finito anche il momento della
discussione. Credo che sia il tempo di iniziare a fare delle proposte concrete e la
proposta concreta è una sola, Vicesindaco: chiudere. Esattamente la stessa azione di
forza che è stata fatta in Lungo Stura Lazio deve essere fatta in tutti i campi nomadi
della città: basta parlare di superamento, basta parlare di progetti, vanno
semplicemente chiusi. Che poi vogliamo chiuderli con la ruspa, o mandandoci il
Nucleo nomadi, o in qualsiasi altro modo, si devono chiudere.
Lavorerò in questi dodici mesi che mancano alla fine della tornata amministrativa per
fare in modo che a maggio 2016 quei campi non ci siano più, perché è fondamentale
ridare dignità alle zone e ai quartieri della nostra città dove i campi ci sono e
dobbiamo essere in grado di sapere che quei campi non ci saranno più, che la
chiusura di uno non comporterà l'apertura di un altro, che la chiusura di Lungo Stura
non vedrà aumentare la presenza nel campo abusivo di via Germagnano o di strada
dell'Aeroporto. Con l'intervento in Lunga Stura, che è stato un intervento non
programmato sul dopo, ma si è pensato esclusivamente al prima, ci siamo pure presi
un ricorso alla Corte Europea da parte di alcune famiglie.
Quindi, quello che posso solo consigliarle, Vicesindaco, perché non ho nessun potere
decisionale in questo senso, è di cambiare completamente strategia, perché quella che
avete messo in piedi fino ad ora è fallita completamente, lo dimostra l'intervento di
prima. Comunque, le faccio i complimenti, perché ha tentato in tutti i modi di
provare a portare avanti una strada; oggi, ci rendiamo conto che questa strada non è
più percorribile e bisogna intervenire in un'altra maniera: chiuderli completamente.
Poi, come il Ministro degli Interni è tanto bravo a mandare a Torino 300 persone che
arrivano dall'altra parte del mondo a cui dobbiamo dare assistenza, sarà tanto bravo a
smistarli o a mandarli via o a trovare lui una soluzione. Innanzitutto, mettiamo un
principio: che a Torino i campi nomadi non devono più esistere.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Ho iscritto a parlare il Capogruppo Paolino. Vi sono altri interventi da parte dei
Consiglieri? Solo per organizzarci... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

CENTILLO Maria Lucia
Se non ho intuito male, mi pareva che la Vicesindaco volesse intervenire.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Consigliera, governo io l'Aula.

CENTILLO Maria Lucia
Chiederei, viste le cose che sono state dette, se è possibile, di dialogare e, come è
successo in altre circostanze, di dare la parola alla Vicesindaco.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Prego, Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Chiedo il rispetto, invece, del Regolamento, come aveva già annunciato il Presidente,
perché, altrimenti, i Consiglieri che intervengono dopo hanno degli elementi in più. Il
Vicesindaco chiude.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliera, trovo molto grave cambiare le
regole del nostro Regolamento ogni volta che c'è un'emergenza, o una supposta
emergenza. Andiamo avanti, in modo tale che tutti ascoltino gli interventi e
l'Assessore potrà replicare per tutto il tempo che vorrà.
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Devo dire che, in parte, la discussione che facciamo oggi l'abbiamo già fatta in
Commissione, ma non credo mai superfluo approfondire più volte le cose.
Ritengo che, visto che era stato richiesto un approfondimento in Commissione, che
mi sembra fosse un approfondimento importante, durante il quale abbiamo discusso
per più di tre ore, per certi versi almeno le cose andrebbero connesse, perché,
altrimenti, si perde un po' il senso delle cose che diciamo.
Il Consigliere Marrone si sta prodigando in una tentazione di sindacato ispettivo,
come minoranza consiliare, e credo, però, dall'altra parte, che sia giusto anche
rispondergli nel merito. Io però oggi non ho capito fino in fondo il punto. Mentre
l'altra volta abbiamo avuto modo in Commissione di confrontarci, questa volta non
ho capito qual è il punto che viene sollevato dall'Assessore Marrone, volevo dire dal
Consigliere Marrone. È proprio lì, in questo lapsus freudiano, che sta appunto la
questione più politica e che è la distanza che c'è fra chi prova a governare un
processo e a gestirlo e chi, dall'altra parte, anche legittimamente, prova a fare le pulci
a come viene gestito e governato questo processo.
Peccato che, poi, ci sono le parti inverse e allora noi non possiamo tutte le volte non
ricordare che ci troviamo in un quadro di risorse, di regole e di limiti che sono stati
imposti al Comune di Torino nell'ambito di una programmazione nazionale, non
perché uno voglia giocare il facile gioco dello scarica barile istituzionale fra parti
politiche contrapposte, ma perché lì ci fu una precisa scelta del Ministro degli Interni,
Maroni, che mise a disposizione di alcune aree metropolitane quadro delle risorse,
peraltro in maniera molto differente, lo voglio ricordare: Roma oltre 30, Milano circa
27, Torino 5 milioni scarsi, che poi si sono ridotti con l'appalto per opera accessoria
a circa 3 milioni lordi, se non ricordo male per le informazioni a mia disposizione.
Allora occorre fare un po' di storia, perché nel 2011, io mi trovavo, appunto,
dall'altra parte, cioè mi trovavo tra quelli che provavano ad approntare quella
discussione in un modo radicalmente diverso da Milano e da Roma, dove invece era
stato applicato un principio molto simile alle cose che dice il Consigliere Ricca -
anche se in una forma un po' più complessa -, cioè quello dello "sgombera e
delocalizza", perché, almeno nell'azione formale fra Enti Locali, a Roma si
sgomberò dal centro città, dalla città di Roma, dall'Urbe, e si uscì fuori dal distretto
amministrativo, andando da altre parti.
Sarebbe facile e forse anche corretto dire che lì si è puramente sgomberato, ma lo
sgombero alla romana ha determinato, in maniera concordata con le strutture
amministrative altre, da un lato, un forte fenomeno corruttivo, che è sotto
l'attenzione degli inquirenti, dall'altra parte, una delocalizzazione del problema, che
ad anni di distanza lo ha esploso, tant'è vero che, per ogni insediamento
delocalizzato, questi insediamenti sono moltiplicati.
Poi c'è stato il modello Milano. Il modello Milano, invece, non aveva un rapporto
centro-periferia, cioè non c'era una situazione mediata rispetto alle altre Città
dell'hinterland; si provvedeva, e si provvedeva ad un'azione sistematica di sgomberi
degli insediamenti. Quell'azione, ad anni di distanza - perché poi fortunatamente il
tempo scorre e quindi ci si permette la possibilità di valutarla, anche con l'azione di
un nuovo Governo della Città - ha portato, nel breve e medio termine, a un aumento
delle presenze Rom, fugando quella che era una questione storica: le aree cittadine
accoglienti tendono ad attrarre le popolazioni Rom. No, non è così! La
moltiplicazione degli insediamenti, laddove questi insediamenti non sono autorizzati,
nel senso che sono insediamenti responsabili, tende a moltiplicare la presenza delle
popolazioni Rom.
E adesso ritorniamo a Torino al 2011. Nel 2011 la Prefettura di Torino e il Comune
di Torino prepararono una bozza di Protocollo d'Intesa che si rivolgeva ad alcuni
Comuni: la Città di Ivrea, la Città di Rivalta, la Città di Settimo e la Città di
Moncalieri, questo almeno nella bozza. Si chiedeva l'adesione della Regione
Piemonte, governata dall'allora Presidente Cota; si aspettarono alcuni mesi, se non
sbaglio quattro o cinque mesi, finché, dopo una serie di rimpalli, anche abbastanza
imbarazzanti in termini istituzionali, la Regione, governata dal Presidente Cota, disse
sostanzialmente che non intendeva firmare, per quella demagogia montante, quella
che oggi potremmo chiamare "salvinizzazione della società" o "cannibalizzazione
del consenso al contrario", per cui, sostanzialmente, ci si tirava fuori dalla proprie
responsabilità istituzionali, scommettendo, perché tanto non si avevano più
responsabilità di Governo, almeno a livello nazionale. Questo è il punto, io credo,
perché, a distanza di anni, quando si fece l'appalto "La città possibile", ovviamente...

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La prego di concludere.

CURTO Michele
Ho finito, Presidente. Dipende se vogliamo discutere del merito o se vogliamo
sancire un rito, perché se no firmo anche io l'interpellanza, così ho 10 minuti e
almeno posso dire quello che intendo dire.
A quale punto siamo arrivati? Siamo arrivati che di quelle disponibilità istituzionali
delle Città, per l'atteggiamento della Regione Piemonte rimase in piedi solo la
disponibilità di Settimo, disponibilità che negli anni aveva costruito una prassi, che
era quella dell'autorecupero e che portava quell'Amministrazione ad avere il
coraggio di usare un'autocostruzione.
Per cui io sono d'accordo, per certi versi, che, per evitare, per riuscire a scommettere
sull'inclusione sociale, ci vogliono luoghi, degli autorecuperi, ci vuole un
avanzamento di pratiche, ma allora discutiamo di questo! Non sgonfiamo le gomme
delle uniche possibilità che ci sono e, soprattutto, non mettiamo in discussione
l'obiettivo politico, che non è di quel progetto, ma dev'essere di quest'Aula.
Il tema non è dire: "Si fa troppo poco", si può, anzi, ci sta nelle azioni della
minoranza, ma il tema è, tutti insieme, riconoscere qual è il punto di arrivo minimo, e
il punto di arrivo minimo, che credo debba essere condiviso, è il fatto che il campo di
Lungo Stura venga superato, perché è questo l'obiettivo politico imprescindibile,
perché in quell'obiettivo politico ci sta una riqualificazione urbana e ci sta un
esperimento sociale, ci sta ridare ad una parte della città un quartiere e, dall'altra
parte, ci sta a dire che è possibile includere ed è possibile fare inclusione sociale, con
fatica, dovendo affittare le soffitte da quello e quell'altro, perché questo è il mercato
oggi disponibile, ma anche magari provando a mettere degli spazi nostri, lavorando
giorno per giorno e modificando gli obiettivi rispetto alle disponibilità concrete.
Per carità, Consigliere Marrone, lei sa che molte volte su alcune questioni ci siamo
anche confrontati positivamente. Tutta l'azione di controllo democratico del
Consiglio è ben accetta, a patto, però, che ci capiamo su un fatto fondamentale: io
credo che l'obiettivo di liberare il prima possibile Lungo Stura e di ridarlo a quel
quartiere sia un obiettivo che non si può non condividere tutti quanti.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Paolino.

PAOLINO Michele
Io credo che, una volta per tutte, le cose dobbiamo dircele con grande chiarezza e con
grande onestà intellettuale, come immagino si caratterizzino tutti i Consiglieri che
siedono in quest'Aula e che cercano, ognuno, di svolgere come è meglio possibile il
proprio ruolo.
Noi abbiamo una proposta di mozione, abbiamo un indirizzo, abbiamo una linea, che
la Città, non da sola, sta perseguendo, che va monitorata, che va controllata, che va
perfezionata, tutto quello che volete, e c'è una forte attenzione da parte del Consiglio
e della Commissione perché tutto vada nel verso della deliberazione, delle mozioni e
degli impegni assunti da questo Consiglio, ma con in testa un obiettivo ben preciso
che parte dal fatto che stiamo parlando di persone e che non vogliamo e non
accettiamo che in questa nostra città qualcuno sia trattato in altro modo. Quindi,
abbiamo ritenuto che le condizioni dei campi, così come sono, siano inaccettabili,
che lo sono per chi ci vive e per chi vive a ridosso dei campi, per tutti i cittadini che
vivono in prossimità dei campi, che questi devono essere superati e dobbiamo trovare
insieme delle soluzioni.
Io credo che sia proprio "insieme" la parola centrale del nostro ragionamento, cioè
non possiamo immaginare o sperare che si ritorni ad avere campi, per continuare a
urlare che bisogna chiudere i campi, così come ha fatto il Consigliere Ricca. Allora,
se dobbiamo superare i campi, dobbiamo, per l'appunto perseguire quell'obiettivo lì,
e non avere la speranza che i campi rimangano per poter dire: "Chiudeteli e basta".
"Chiudeteli e basta" non esiste, perché sappiamo bene che andrebbero da un'altra
parte, che vorrebbe dire spostare il problema, che vorrebbe dire non gestirlo, non
considerare che ci sono delle persone, che ci sono dei bambini, che ci sono delle
comunità locali che scaricherebbero il problema su altre comunità locali. Quindi, non
funziona così.
Io credo che la strada che abbiamo intrapreso sia la più complessa, la più difficile, la
più impegnativa, ma è quella giusta. Tra le altre cose, è una strada che tutti i giorni,
per esempio, il Vescovo della nostra città ci invita a perseguire.
Allora dobbiamo essere coerenti. Non è che oggi diciamo delle cose e poi sabato
corriamo a genufletterci. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io sto parlando in
generale, a cominciare da me. Non è che stamattina, leggendo quello che dice il
Vescovo, giro la faccia da un'altra parte e poi vado a guardarlo mestamente negli
occhi sabato. Dobbiamo essere coerenti.
Io ribadisco, a nome del Gruppo che rappresento - ma penso che lo si possa dire a
nome di tutta la maggioranza, mi auguro sia ribadito dall'insieme del Consiglio -, la
fiducia degli Assessori che stanno lavorando con grande fatica, a partire dal
Vicesindaco, che non è sola, e sappia che non è sola, lo sappia la Città, lo sappiano
gli operatori che i nostri Assessori non sono soli, a cominciare da questa partita. Io
mi auguro che si possa proseguire e si possa raggiungere l'obiettivo che ci siamo
prefissati.
Mi sento di prendere un impegno insieme al Consigliere Marrone: poiché io ritengo,
non ho gli elementi e non voglio avventurarmi nell'idea che Torino sia simile ad altri
sistemi e ad altri metodi che non mi appartengono in nessun modo, noi siamo
impegnati insieme a lei, Consigliere Marrone, per controllare, verificare, per mettere
in piedi tutti gli strumenti affinché a Torino in nessun modo questo progetto e questo
percorso possa essere, in qualche modo, avvicinato a quello che è successo in altre
Città, a cominciare da Roma, perché questo non è così. Tra le altre cose, devo dire
che la lunga ed importante Commissione che si è svolta una settimana fa dimostra il
nostro impegno e la nostra attenzione rispetto anche a garantire la trasparenza e
l'accessibilità alle informazioni e, soprattutto, il fatto che tutte le regole vengano
rispettate.
Questa è una partita nella quale, nel momento in cui andiamo a chiedere a persone di
rispettare le regole, così come è giusto che avvenga, siamo chiamati a rispettarle
innanzitutto ciascuno di noi. Su questo, Consigliere, ci troverà sulla stessa strada,
sullo stesso cammino. Naturalmente - un po' mi conosce -, io non ho mai fatto il
questurino, non mi sostituisco ad altri, mi attengo agli atti amministrativi; e non
voglio neanche appesantire gli Uffici amministrativi rispetto ad un lavoro già
complesso, come quello che stanno facendo, però su questo noi ci siamo.
Se c'è da andare a verificare qualcosa, andiamo a verificarla, non c'è problema, ma
non fermiamo questo percorso per strumentalizzazioni politiche. Non cerchiamo di
desiderare, in cuor nostro, che i campi rimangano così come sono, per poter dire che
bisogna chiuderli, perché questa sarebbe una strumentalizzazione ipocrita che la Città
e i cittadini, che noi pensiamo di tutelare perché non ce la fanno più, in particolare
quelli che vivono a ridosso degli attuali campi, non capirebbero e non accetterebbero.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Io sarò veloce e conciso. Io chiedo, però, al Capogruppo Paolino di tenere in
considerazione due cose: la prima è che, probabilmente, siamo avviati
all'assistenzialismo cronico, ed è questo che non possiamo permetterci oggi, nelle
situazioni in cui siamo di finanza pubblica locale e nelle difficoltà economiche
dovute alla crisi. Quindi, il primo dato oggettivo che noi contestiamo con forza è
quello.
Allora, se l'assistenzialismo diventa cronico, diventa parossistico e diventa
drammatico per i cittadini italiani. Il secondo aspetto che noi contestiamo è che
queste persone non rispettano noi. Non ci rispettano. Allora il dato è lì.
Questo percorso sarebbe giusto, e addirittura bello - ed è per questo che forse è
utopico in questo mondo il percorso che tracciava il Capogruppo Paolino -, se queste
persone avessero rispetto della nostra dignità di persone, uomini e donne; purtroppo
non ce l'hanno e allora i cittadini italiani, giustamente, pretendono da noi delle
soluzioni. Purtroppo, siccome queste soluzioni tardano ad arrivare, è chiaro che la
situazione si incancrenisce e si inasprisce.
Io la pregherei di tenere in considerazione questi due dati anche nei suoi interventi e
nelle sue valutazioni politiche, comprese quelle che farà l'Assessore, perché è lì il
fulcro e il nocciolo centrale.
L'ultimo dettaglio - perché è un dettaglio, rispetto a questo panorama complessivo e
generale che abbiamo fatto - è la questione dei rifiuti, che non è secondaria.
Assessore, io adesso glielo dico, perché purtroppo sta emergendo in modo evidente
come queste persone, zingari, Rom, chiamateli come volete, recuperano
quotidianamente elettrodomestici, frigoriferi - addirittura c'è chi si avventura a dire
addirittura per 50 kg al giorno a persona -, che in realtà dovrebbero andare
all'AMIAT, la quale potrebbe recuperarli, metterli in condizione e avere, quindi, un
ritorno economico che andrebbe a beneficio dei cittadini.
Quindi, in questo senso, io la invito a riflettere su questo aspetto, perché ci carica
sulla TARI, sulla Tassa Rifiuti. È un dettaglio, lo capisco, però è un dettaglio che si
mette insieme alla mancanza di rispetto, all'assistenzialismo cronico e, in più, al
carico di costi che questi cittadini devono subire anche sulla Tassa Rifiuti.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola, per la replica, al Vicesindaco.

TISI Elide (Vicesindaco)
Più che replicare, io vorrei fare alcune considerazioni. Innanzitutto, io credo che in
questo Consiglio Comunale l'approvazione di alcuni obiettivi, attraverso la
discussione che c'è stata della deliberazione, che ha visto, in realtà, soltanto tre voti
contrari, se non ricordo male, ci sia stata. Obiettivi che andavano nella direzione dei
punti che ho letto, anzi, di due dei punti che ho letto, perché il terzo punto - e lo
richiamo - diceva: "ricollocare piccoli nuclei familiari presso città delle diverse
province piemontesi che si rendano disponibili all'accoglienza, con progetti di
inclusione abitativa e sociale che coinvolgano attivamente le popolazioni Rom e si
basino sul concetto di patto di cittadinanza e sul fare insieme autorecupero e
autocostruzione con responsabilità".
Allora, io ho molto apprezzato che questo punto, insieme ai precedenti che ho
ricordato - progressivo superamento degli insediamenti spontanei, principio
dell'accoglienza, fatto salvo l'allontanamento di coloro che non rispettano le regole e
la legalità -, siano stati approvati in questo Consiglio, ma purtroppo sono obiettivi
che bisogna quotidianamente operare - e qui c'è l'Assessore Tedesco, con la quale
condividiamo moltissimo lavoro, nell'ottica di raggiungere questi obiettivi -, perché
noi non siamo una città-Stato, non siamo il Governo italiano e non siamo un Paese
che può trattare a livello internazionale con altri Paesi e dobbiamo agire nei limiti
degli strumenti che le leggi prevedono, di competenza, nelle possibilità delle
Amministrazioni locali, ma, attraverso queste possibilità che la Legge ci attribuisce,
noi lavoriamo, come sta scritto in questa deliberazione, per raggiugere questi
obiettivi, dandoci evidentemente delle tempistiche e degli step.
Se poi c'è la volontà implicita, da parte di qualcuno, di creare un allarme sociale, a
partire da quello che è previsto all'interno del progetto del capitolato, per andare a
mettere in discussione qualunque delle azioni che sono state previste, al fine di
evitare che si possano realizzare, io credo che significhi che forse l'obiettivo previsto
nella deliberazione del superamento dei campi Rom non sia l'obiettivo di chi ha
questo tipo di atteggiamento. Lo dico perché, come ho detto all'inizio, è stata fatta
una Conferenza dei Capigruppo su questi temi, e, se c'erano dei dubbi sulle azioni,
per esempio, su corso Tazzoli, piuttosto che in altri luoghi (e su corso Tazzoli poi
voglio però precisare), mi chiedo come mai in quella sede non siano emersi; io credo
che, nell'onestà intellettuale, che credo debba caratterizzare l'operato di ciascuno di
noi, avrebbero dovuto emergere in quella sede, per avere tutte le necessarie risposte e
rassicurazioni. Ad esempio, su corso Tazzoli, è vero, sono stati realizzati dei
potenziamenti dell'illuminazione pubblica, evidentemente a beneficio anche del
senso di sicurezza di chi vive in quelle zone; sono stati realizzati dei bagni pubblici,
già pensati per poter essere riconvertiti per diverse future attività a cui destinare
quell'area. Non sono stati, né saranno realizzati nuovi insediamenti o casette, perché
l'unico intervento che era previsto all'interno del progetto, che nella rivisitazione che
man mano si sta facendo non è stato ricompreso, è proprio... peraltro, non parlava
assolutamente di nuovi insediamenti, ma richiamava soltanto "abitazioni temporanee
e precarie", e io credo che una dicitura di questo genere già di per sé ci dica la non
intenzionalità di realizzare un campo, ma vorrei rassicurare il Consigliere Marrone,
perché, dato che questo è un progetto che ha a che fare con persone (come ci
ricordava il Consigliere Paolino), è un progetto che vede una costante e continua
messa a punto, anche alla luce sia delle sensibilità dei territori, sia anche degli
accadimenti che nel frattempo accadono (vedi sentenza della Corte Europea).
Io apprendo favorevolmente l'intenzione espressa dai Consiglieri, anche
dell'opposizione, di andare nella direzione del superamento dei campi o chiusura,
come la si vuol chiamare. Dico, però, che queste cose non avvengono magicamente,
soltanto perché vengono dichiarate, ma vanno perseguire quotidianamente, nel
rispetto delle regole, nel rispetto delle leggi, delle possibilità che hanno le
Amministrazioni locali e anche in considerazione di quelle che sono le indicazioni
che l'Europa ci dà, anche se a volte rendono molto più difficile il percorso, e credo
che questo non sia ignoto a nessuno.
Certamente il rischio di percorsi assistenziali, ma non solo per i Rom, per chiunque
oggi beneficia degli interventi pubblici, è un rischio che anche noi abbiamo cura di
monitorare, affinché non si verifichi; credo, però, che, se c'è l'onestà intellettuale da
parte dei componenti di questo Consiglio, anche dell'opposizione, di andare nella
direzione che hanno dichiarato, anziché aspettarmi situazioni che in qualche modo
tendono a creare un allarme volto - permettetemelo - più a rallentare i lavori e gli
obiettivi, che non a critiche costruttive, dicevo, se è vera questa comunanza di
obiettivi, io do sin d'ora la disponibilità ad affrontare, come ho fatto in questi anni e
con la serenità necessaria, i problemi che vengono sollevati, le osservazioni che
vengono fatte e tutta la concertazione, che peraltro credo mai nessun progetto di
questa Città abbia visto così ampia, così condivisa, così allargata e così partecipata,
anche di quei soggetti che sul territorio vivono quotidianamente il problema della
presenza dei campi Rom.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Diamo per conclusa la trattazione dell'interpellanza generale.

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