| Interventi |
CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza generale n. mecc. 201501433/002, presentata in data 2 aprile 2015, avente per oggetto: "Campi Rom" CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola, per la risposta, al Vicesindaco. TISI Elide (Vicesindaco) Questo è un tema che, peraltro, è stato già abbondantemente trattato in Conferenza dei Capigruppo, con la IV Commissione e sono stati convocati anche i vari soggetti attori di questo percorso, quindi oggi non posso che ribadire quanto già detto in molte sedi. Per quanto riguarda nello specifico l'interpellanza, vorrei fare alcune precisazioni. Intanto, nella premessa, vorrei ricordare che nella deliberazione di iniziativa popolare, così come emendata dal nostro Consiglio Comunale, era stato previsto "di attuare il progressivo superamento degli insediamenti spontanei non autorizzati di comunità rom, a partire dell'insediamento di Lungo Stura Lazio e di intervenire secondo il principio dell'accoglienza, fatto salvo l'allontanamento di coloro che non rispettano le regole e la legalità". L'ho voluto riprendere, perché questo è esattamente il principio a cui ci siamo ispirati in tutta l'operatività di questi mesi, che, evidentemente, non dice che con il progetto si superano tout court tutti i campi nomadi abusivi, ma dice che l'obiettivo politico della Città è di lavorare in questa direzione a partire dall'insediamento di Lungo Stura Lazio, che è esattamente quello che è stato fatto. Inoltre, per quanto attiene alle considerazioni si precisa che l'appalto non assegnava alla Rti la realizzazione degli interventi necessari al superamento dei campi nomadi abusivi di Torino, bensì assegnava alla Rti "La Città possibile" il compito di realizzare iniziative progettuali volte al superamento delle criticità relative agli insediamenti autorizzati e non, delle comunità nomadi del territorio della Città di Torino, così come previsto dalla convenzione sottoscritta a dicembre del 2012 tra il Prefetto della Città di Torino e il Sindaco della Città, prevedendo più in particolare il superamento totale del sito spontaneo di Lungo Stura Lazio e la messa in sicurezza nonché l'alleggerimento per alcuni nuclei fragili dei siti di corso Tazzoli e via Germagnano. Ho voluto leggere, anche per richiamare atti precisi. Per quanto riguarda il menzionato provvedimento che determinava una sospensiva e condizione all'operazione di sgombero del campo di Lunga Stura Lazio, nella fattispecie l'intervento della Corte Europea, è stata aperta un'interlocuzione con il Ministero che potrebbe incidere non sull'obiettivo finale, ma eventualmente sul cronoprogramma da concordarsi con la Prefettura e sul numero delle persone ricollocabili in soluzione abitative e rispetto ai rimpatri. Invece, nel merito più specifico della richiesta dell'interpellanza, si fa presente che i campi autorizzati previsti dal Regolamento del Consiglio Comunale sono quattro: Aeroporto, Germagnano, Sangone e Le Rose, e, salvo diverse indicazioni del Consiglio Comunale, tali permarranno alla scadenza dell'anno corrente. Su questo è evidente che l'indirizzo del Consiglio è elemento dirimente. Il progetto ha come obiettivo il superamento del sito spontaneo di Lungo Stura Lazio, al raggiungimento del quale si contribuisce con la ricollocazione di 600 persone, attraverso azioni di inclusione sociale, così come previsto dal capitolato di gara; mentre nell'area di corso Tazzoli e di Germagnano spontaneo si realizzeranno, e in parte son già realizzati, gli interventi di messa in sicurezza dell'area con dei patti di emersione con alcune famiglie particolarmente fragili, al fine, appunto, dell'alleggerimento delle presenze. Nelle aree del lotto 2 continua l'attività di mediazione e di supporto alle persone con fragilità. È di tutta evidenza che il finanziamento che sostiene il progetto "La Città Possibile" non è sufficiente, né è mai stato dichiarato in questa Aula e in altri luoghi, al superamento di tutti i siti spontanei, che, semmai, rimane un obiettivo politico intorno al quale si stanno cercando eventuali ulteriori risorse e finanziamenti specifici, naturalmente non nell'ambito delle risorse comunali, e che dunque potranno essere soltanto migliorati secondo quanto indicato nel capitolato e in considerazione anche della decisione della Corte Europea. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Ho iscritti a parlare i Consiglieri Marrone e Ricca. Ricordo i tempi di intervento in base al nostro Regolamento: cinque minuti ogni Consigliere e dieci minuti per i presentatori. La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Ringrazio il Vicesindaco per la risposta. Le do atto quantomeno di aver lasciato a verbale un dato di onestà politica, cioè la deliberazione chiedeva il superamento progressivo (comunque, superamento), come obiettivo politico, dei campi, quantomeno quelli abusivi, e invece l'appalto da 5 milioni punta al superamento solo di Lungo Stura Lazio e non degli altri campi. Cos'è che ci lascia perplessi? Che dopo un'analisi dei piani operativi che la Rti "La Città Possibile" ha inviato a questa Amministrazione Comunale sin da ottobre 2013, quindi da un anno e mezzo, ci riempie di stupore scoprire che, in realtà, questa Amministrazione, non solo ha rinunciato a, evidentemente, superare gli altri campi abusivi, ma addirittura, di fatto, sostiene e contribuisce a finanziare, anche solo come mediatore (perché sappiamo che sono fondi nazionali), un'attività che in concreto diventa, sotto la voce della messa in sicurezza e dell'autocostruzione, la stabilizzazione di alcuni campi abusivi, o addirittura la realizzazione ex novo di insediamenti. Mi riferisco, Vicesindaco, al lotto 1 e al lotto 2. Il piano operativo dell'ottobre 2013 dice chiaramente, in particolare Terra del Fuoco, ma, in realtà, a nome di tutta la Rti, che c'è una volontà già annunciata di realizzare un insediamento di casette bungalow da 50-60 individui a dimensione familiare con allacciamenti idrici, elettrici e fognari nel campo di corso Tazzoli, dove, per fare un po' radical chic, vengono chiamate eco baracche, e nel campo abusivo di strada Germagnano, dove si dice che si fa... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusate, posso chiedere un po' di silenzio? Grazie. Dicevo, in cui vengono fatte queste baracche, di nuovo tipo bungalow, dicendo che si fanno lì vicino per non creare disagio ai rom del campo abusivo, altrimenti si dovrebbero spostare troppo. La cosa che ci lascia sbalorditi è che è prevista, nero su bianco, la realizzazione di un insediamento nel Parco Tangenziale Verde, nell'area comunale di Settimo Torinese, addirittura prevedendo anche lì 50- 60 case/bungalow, 5 o 6 per 50-60. Però, Presidente, chiedo un po' di silenzio; se il Consigliere Sbriglio non la smette, vada a fare compagnia al Consigliere Viale. Silenzio per favore. Ora il discorso qual è? Nel parco non solo si prevede anche lì un insediamento nomade ex novo, ma addirittura si prevede in questo piano operativo di attribuire ai rom l'esercizio in esclusiva della gestione del camping a pagamento, del noleggio biciclette e delle altre attività turistiche che possono riguardare l'area Parco. Lo sanno anche i bambini che, quando si crea un nuovo insediamento autorizzato, c'è immediatamente un'appendice abusiva: è successo all'Aeroporto, è successo a Germagnano, succede sostanzialmente ovunque. Ora, il vero passaggio che mi preoccupa non è solo il fatto che, da un punto di vista politico, non solo dite che non ci provate nemmeno più a superare gli altri campi che non siano Lungo Stura Lazio, ma addirittura si arriva a dire di finanziare la stabilizzazione di quei campi, perché, a casa mia, quando si fanno costruire delle case ex novo con degli allacciamenti, si stabilizza. Vorrei ricordare incidentalmente che l'Assessore Tedesco, per corso Tazzoli, aveva tranquillizzato tutti dicendo che i lavori pubblici dei servizi il Comune li ha fatti fuori dell'occupazione, mai ci sogneremo di costruire dentro il campo. Allora, ci dobbiamo capire perché se poi li facciamo fare a Rti con i finanziamenti pubblici, questi ce lo dicono ad ottobre 2013 e noi gli diciamo che va bene, di andare avanti, allora evidentemente c'è un problema. Pongo un problema di natura politica ed uno di natura tecnico-legale. Parto dalla seconda: tutta la più recente giurisprudenza amministrativa e penale, che, ovviamente, nei casi affrontati riguardava problemi di strutture turistiche in ambito di zona turistica marina (perché solo qui dobbiamo pensare a queste cose rispetto ai nomadi), andava a dire che, in realtà, anche se si definisce una casetta mobile con le ruote, addirittura le roulotte, se hanno dei criteri di non stagionalità, bensì di permanenza che si concretizzano negli allacciamenti stabili, soprattutto fognari (a quel punto, più stabili di così si muore), vanno considerate nuove costruzioni e quindi si possono fare, ma seguendo dei passaggi autorizzativi in campo edilizio e paesaggistico. La grande preoccupazione è che nel piano operativo della Rti, si intendono queste casette come cose del tutto provvisorie senza necessità di queste autorizzazioni. Se così fosse, alla luce della giurisprudenza, sarebbe un abuso edilizio, tanto che nello stesso appalto che voi avete firmato - questa è una cosa positiva - si dice esplicitamente che o si fanno delle casette o, altrimenti, non si fanno delle roulotte e delle case mobili, perché si andrebbe a creare un abuso, secondo la recente normativa, ce lo dice il capitolato d'appalto del 2013 che avete scritto voi. Ora, c'è stato monitoraggio su queste attività o quantomeno sulla progettualità che è stata proposta nel 2013? Perché, altrimenti, dovremmo andare a ragionare che l'autocostruzione che ci veniva posta partendo da quello che è il modello del Dado di Settimo, che può piacere o no, però parte almeno da un immobile già esistente, abbandonato, che viene recuperato e che, quindi, dall'abbandono viene abitato e ripristinato; ecco, quello è un conto, può piacere o no, si può ritenere che i nomadi ci riescano o no, però teoricamente è quello l'autorecupero. Se per autocostruzione s'intende la realizzazione di nuovi insediamenti o la sostituzione di baracche abusive con baracche realizzate dalla Rti con soldi pubblici, allora qui non si tratta neanche più di provare a fare il superamento dei campi abusivi, si tratta di andare ad aiutare a stabilizzare i campi abusivi esistenti e con Settimo a realizzare un campo nuovo. Mi chiedo: ma Settimo lo sa che un appalto di Torino con la Prefettura realizza a casa loro un nuovo campo nel Parco e che loro, invece di dover dare in affidamento a bando pubblico, dovranno far gestire il noleggio biciclette o la gestione dei camping turistici ai nomadi solo perché lo ha deciso la Rti "La Città Possibile"? A me a leggere questo piano operativo sinceramente mi si strabuzzano gli occhi, perché mi sembra davvero una cosa incredibile. Si dice: proviamo a superare Lungo Stura, ci son tutti i problemi che conosciamo, ma almeno lì c'è la decostruzione delle baracche; proviamo nel tempo a svuotare gli altri campi abusivi e, invece, vediamo la progettualità e che la Rti dice al Comune che, okay, su Lungo Stura c'è la croce rossa, ma sugli altri campi, invece, con l'autocostruzione e la messa in sicurezza costruiamo baracche nuove. C'è scritto questo, carta alla mano, vi giuro; ho fatto l'accesso agli atti presso i vostri Uffici, che, con la massima correttezza, hanno fornito il piano operativo ottobre 2013, lotto 1 e lotto 2, ogni cosa ha un suo nome, cognome e una sua tracciabilità. Io spero che non sia così, ma quelle cooperative hanno annunciato che è così. La domanda è: hanno già iniziato a farlo? Perché, se non hanno iniziato a farlo, blocchiamoli immediatamente. Andare a costruire delle baracche nuove in un campo come Tazzoli, dove c'è una rivolta popolare di quartiere che va avanti da anni, dove la Circoscrizione ha messo nelle linee programmatiche lo svuotamento progressivo, che lo stesso appalto definisce "meramente transitorio fino a progressivo svuotamento", e andare a scrivere che invece si costruiscono baracche nuove senza mettere un termine di smontaggio, perché non c'è, è una cosa gravissima. Il bilancio è che, a leggere questo piano operativo, risulterebbe e sarebbe meno uno campi abusivi - se si riesce veramente con Lungo Stura, lo vedremo, ce lo auguriamo tutti - e più due, però, campi strutturati in più nei campi abusivi, quindi più due, tra virgolette, "autorizzati" se li costruisce il Comune, perché se le costruire l'Rti con i soldi del Comune sono per definizione autorizzati, in Germagnano abusivo e in Tazzoli abusivo, e un nuovo campo a Settimo, nel Parco, il che vorrebbe dire meno uno e più tre. Ora, questi sono dati che non penso possano essere smentiti, perché sono scritti dalla progettualità di "La Città Possibile", ma, se non hanno ancora iniziato, se ci hanno ripensato, mi raccomando blocchiamo questa operazione perché sarebbe una follia. Concludo, dicendo che l'ultimo dato di cronoprogramma, che ho avuto modo di vedere, che è datato dicembre 2014, di fatto dà l'inizio di queste operazioni dal fine 2014 e in corso nel 2015. Spero che non sia così, perché molte altre soglie di quel cronoprogramma non sono state poi rispettate per varie ragioni, spero che quindi ci sia ancora modo di bloccare questa operazione, perché sarebbe paradossale dover andare a spiegare ai cittadini che questo Comune paga con soldi pubblici la stabilizzazione di campi abusivi e, dall'altra parte, andare a ritrovarci un domani con più campi. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Grazie, ha chiesto d'intervenire il Capogruppo Ricca. L'Assessore, come da Regolamento, ha cinque minuti per intervenire in conclusione agli interventi dei Consiglieri... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questo è il Regolamento. Dieci minuti per ogni sottoscrittore, cinque minuti per ogni Consigliere, poi l'Assessore avrà modo, oltre i cinque minuti, di poter rispondere. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Ringrazio il Vicesindaco per la risposta e lo ringrazio perché, per l'ennesima volta, decide di mettere la faccia di fronte ad un problema che, ormai, è un cancro di questa Città, ovvero quello dei campi rom. È un problema che non ha soluzione; non ha una soluzione a Torino come non ha una soluzione nella maggior parte dei Comuni italiani, dove, tra parentesi, governa la sinistra, tanto che a breve saremo sanzionati dall'Unione Europea perché non siamo riusciti nel superamento dei campi nomadi, quindi è un problema di incapacità di gestione nazionale. Che poi ci siano delle isole felici, tipo Padova, dove si interviene in maniera forte e il problema si risolve, questo è perché c'è capacità amministrativa, però dobbiamo renderci conto che, in questi quattro anni, alla luce delle risposte di oggi dell'Assessore, il problema non è stato risolto, la missione è pressoché fallita, perché non c'è un piano da qui alla fine della tornata amministrativa per risolvere il problema dei campi nomadi. Quindi, oggi, 16 aprile 2015, possiamo dire che questa Amministrazione non è riuscita a risolvere e non riuscirà a risolvere in cinque anni quello che è un problema davvero importante per la città, quello dei campi nomadi, vogliamo perché mancano i soldi, vogliamo per mille motivi, ma anche quando i soldi c'erano non si è mai intervenuto, si è sempre aspettato ed oggi ci troviamo in questa condizione. Vicesindaco, credo che sia necessario cambiare completamente la visione e l'approccio al problema. Se i campi nomadi non si possono superare, i campi nomadi si devono chiudere, semplicemente. Io non sarò tecnico come lo è stato il Consigliere Marrone, perché, dopo quattro anni che snoccioliamo dati, che interveniamo, che facciamo interventi puntuali, sono convinto che sia finito anche il momento della discussione. Credo che sia il tempo di iniziare a fare delle proposte concrete e la proposta concreta è una sola, Vicesindaco: chiudere. Esattamente la stessa azione di forza che è stata fatta in Lungo Stura Lazio deve essere fatta in tutti i campi nomadi della città: basta parlare di superamento, basta parlare di progetti, vanno semplicemente chiusi. Che poi vogliamo chiuderli con la ruspa, o mandandoci il Nucleo nomadi, o in qualsiasi altro modo, si devono chiudere. Lavorerò in questi dodici mesi che mancano alla fine della tornata amministrativa per fare in modo che a maggio 2016 quei campi non ci siano più, perché è fondamentale ridare dignità alle zone e ai quartieri della nostra città dove i campi ci sono e dobbiamo essere in grado di sapere che quei campi non ci saranno più, che la chiusura di uno non comporterà l'apertura di un altro, che la chiusura di Lungo Stura non vedrà aumentare la presenza nel campo abusivo di via Germagnano o di strada dell'Aeroporto. Con l'intervento in Lunga Stura, che è stato un intervento non programmato sul dopo, ma si è pensato esclusivamente al prima, ci siamo pure presi un ricorso alla Corte Europea da parte di alcune famiglie. Quindi, quello che posso solo consigliarle, Vicesindaco, perché non ho nessun potere decisionale in questo senso, è di cambiare completamente strategia, perché quella che avete messo in piedi fino ad ora è fallita completamente, lo dimostra l'intervento di prima. Comunque, le faccio i complimenti, perché ha tentato in tutti i modi di provare a portare avanti una strada; oggi, ci rendiamo conto che questa strada non è più percorribile e bisogna intervenire in un'altra maniera: chiuderli completamente. Poi, come il Ministro degli Interni è tanto bravo a mandare a Torino 300 persone che arrivano dall'altra parte del mondo a cui dobbiamo dare assistenza, sarà tanto bravo a smistarli o a mandarli via o a trovare lui una soluzione. Innanzitutto, mettiamo un principio: che a Torino i campi nomadi non devono più esistere. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Ho iscritto a parlare il Capogruppo Paolino. Vi sono altri interventi da parte dei Consiglieri? Solo per organizzarci... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CENTILLO Maria Lucia Se non ho intuito male, mi pareva che la Vicesindaco volesse intervenire. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Consigliera, governo io l'Aula. CENTILLO Maria Lucia Chiederei, viste le cose che sono state dette, se è possibile, di dialogare e, come è successo in altre circostanze, di dare la parola alla Vicesindaco. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Prego, Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Chiedo il rispetto, invece, del Regolamento, come aveva già annunciato il Presidente, perché, altrimenti, i Consiglieri che intervengono dopo hanno degli elementi in più. Il Vicesindaco chiude. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliera, trovo molto grave cambiare le regole del nostro Regolamento ogni volta che c'è un'emergenza, o una supposta emergenza. Andiamo avanti, in modo tale che tutti ascoltino gli interventi e l'Assessore potrà replicare per tutto il tempo che vorrà. La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Devo dire che, in parte, la discussione che facciamo oggi l'abbiamo già fatta in Commissione, ma non credo mai superfluo approfondire più volte le cose. Ritengo che, visto che era stato richiesto un approfondimento in Commissione, che mi sembra fosse un approfondimento importante, durante il quale abbiamo discusso per più di tre ore, per certi versi almeno le cose andrebbero connesse, perché, altrimenti, si perde un po' il senso delle cose che diciamo. Il Consigliere Marrone si sta prodigando in una tentazione di sindacato ispettivo, come minoranza consiliare, e credo, però, dall'altra parte, che sia giusto anche rispondergli nel merito. Io però oggi non ho capito fino in fondo il punto. Mentre l'altra volta abbiamo avuto modo in Commissione di confrontarci, questa volta non ho capito qual è il punto che viene sollevato dall'Assessore Marrone, volevo dire dal Consigliere Marrone. È proprio lì, in questo lapsus freudiano, che sta appunto la questione più politica e che è la distanza che c'è fra chi prova a governare un processo e a gestirlo e chi, dall'altra parte, anche legittimamente, prova a fare le pulci a come viene gestito e governato questo processo. Peccato che, poi, ci sono le parti inverse e allora noi non possiamo tutte le volte non ricordare che ci troviamo in un quadro di risorse, di regole e di limiti che sono stati imposti al Comune di Torino nell'ambito di una programmazione nazionale, non perché uno voglia giocare il facile gioco dello scarica barile istituzionale fra parti politiche contrapposte, ma perché lì ci fu una precisa scelta del Ministro degli Interni, Maroni, che mise a disposizione di alcune aree metropolitane quadro delle risorse, peraltro in maniera molto differente, lo voglio ricordare: Roma oltre 30, Milano circa 27, Torino 5 milioni scarsi, che poi si sono ridotti con l'appalto per opera accessoria a circa 3 milioni lordi, se non ricordo male per le informazioni a mia disposizione. Allora occorre fare un po' di storia, perché nel 2011, io mi trovavo, appunto, dall'altra parte, cioè mi trovavo tra quelli che provavano ad approntare quella discussione in un modo radicalmente diverso da Milano e da Roma, dove invece era stato applicato un principio molto simile alle cose che dice il Consigliere Ricca - anche se in una forma un po' più complessa -, cioè quello dello "sgombera e delocalizza", perché, almeno nell'azione formale fra Enti Locali, a Roma si sgomberò dal centro città, dalla città di Roma, dall'Urbe, e si uscì fuori dal distretto amministrativo, andando da altre parti. Sarebbe facile e forse anche corretto dire che lì si è puramente sgomberato, ma lo sgombero alla romana ha determinato, in maniera concordata con le strutture amministrative altre, da un lato, un forte fenomeno corruttivo, che è sotto l'attenzione degli inquirenti, dall'altra parte, una delocalizzazione del problema, che ad anni di distanza lo ha esploso, tant'è vero che, per ogni insediamento delocalizzato, questi insediamenti sono moltiplicati. Poi c'è stato il modello Milano. Il modello Milano, invece, non aveva un rapporto centro-periferia, cioè non c'era una situazione mediata rispetto alle altre Città dell'hinterland; si provvedeva, e si provvedeva ad un'azione sistematica di sgomberi degli insediamenti. Quell'azione, ad anni di distanza - perché poi fortunatamente il tempo scorre e quindi ci si permette la possibilità di valutarla, anche con l'azione di un nuovo Governo della Città - ha portato, nel breve e medio termine, a un aumento delle presenze Rom, fugando quella che era una questione storica: le aree cittadine accoglienti tendono ad attrarre le popolazioni Rom. No, non è così! La moltiplicazione degli insediamenti, laddove questi insediamenti non sono autorizzati, nel senso che sono insediamenti responsabili, tende a moltiplicare la presenza delle popolazioni Rom. E adesso ritorniamo a Torino al 2011. Nel 2011 la Prefettura di Torino e il Comune di Torino prepararono una bozza di Protocollo d'Intesa che si rivolgeva ad alcuni Comuni: la Città di Ivrea, la Città di Rivalta, la Città di Settimo e la Città di Moncalieri, questo almeno nella bozza. Si chiedeva l'adesione della Regione Piemonte, governata dall'allora Presidente Cota; si aspettarono alcuni mesi, se non sbaglio quattro o cinque mesi, finché, dopo una serie di rimpalli, anche abbastanza imbarazzanti in termini istituzionali, la Regione, governata dal Presidente Cota, disse sostanzialmente che non intendeva firmare, per quella demagogia montante, quella che oggi potremmo chiamare "salvinizzazione della società" o "cannibalizzazione del consenso al contrario", per cui, sostanzialmente, ci si tirava fuori dalla proprie responsabilità istituzionali, scommettendo, perché tanto non si avevano più responsabilità di Governo, almeno a livello nazionale. Questo è il punto, io credo, perché, a distanza di anni, quando si fece l'appalto "La città possibile", ovviamente... MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La prego di concludere. CURTO Michele Ho finito, Presidente. Dipende se vogliamo discutere del merito o se vogliamo sancire un rito, perché se no firmo anche io l'interpellanza, così ho 10 minuti e almeno posso dire quello che intendo dire. A quale punto siamo arrivati? Siamo arrivati che di quelle disponibilità istituzionali delle Città, per l'atteggiamento della Regione Piemonte rimase in piedi solo la disponibilità di Settimo, disponibilità che negli anni aveva costruito una prassi, che era quella dell'autorecupero e che portava quell'Amministrazione ad avere il coraggio di usare un'autocostruzione. Per cui io sono d'accordo, per certi versi, che, per evitare, per riuscire a scommettere sull'inclusione sociale, ci vogliono luoghi, degli autorecuperi, ci vuole un avanzamento di pratiche, ma allora discutiamo di questo! Non sgonfiamo le gomme delle uniche possibilità che ci sono e, soprattutto, non mettiamo in discussione l'obiettivo politico, che non è di quel progetto, ma dev'essere di quest'Aula. Il tema non è dire: "Si fa troppo poco", si può, anzi, ci sta nelle azioni della minoranza, ma il tema è, tutti insieme, riconoscere qual è il punto di arrivo minimo, e il punto di arrivo minimo, che credo debba essere condiviso, è il fatto che il campo di Lungo Stura venga superato, perché è questo l'obiettivo politico imprescindibile, perché in quell'obiettivo politico ci sta una riqualificazione urbana e ci sta un esperimento sociale, ci sta ridare ad una parte della città un quartiere e, dall'altra parte, ci sta a dire che è possibile includere ed è possibile fare inclusione sociale, con fatica, dovendo affittare le soffitte da quello e quell'altro, perché questo è il mercato oggi disponibile, ma anche magari provando a mettere degli spazi nostri, lavorando giorno per giorno e modificando gli obiettivi rispetto alle disponibilità concrete. Per carità, Consigliere Marrone, lei sa che molte volte su alcune questioni ci siamo anche confrontati positivamente. Tutta l'azione di controllo democratico del Consiglio è ben accetta, a patto, però, che ci capiamo su un fatto fondamentale: io credo che l'obiettivo di liberare il prima possibile Lungo Stura e di ridarlo a quel quartiere sia un obiettivo che non si può non condividere tutti quanti. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Io credo che, una volta per tutte, le cose dobbiamo dircele con grande chiarezza e con grande onestà intellettuale, come immagino si caratterizzino tutti i Consiglieri che siedono in quest'Aula e che cercano, ognuno, di svolgere come è meglio possibile il proprio ruolo. Noi abbiamo una proposta di mozione, abbiamo un indirizzo, abbiamo una linea, che la Città, non da sola, sta perseguendo, che va monitorata, che va controllata, che va perfezionata, tutto quello che volete, e c'è una forte attenzione da parte del Consiglio e della Commissione perché tutto vada nel verso della deliberazione, delle mozioni e degli impegni assunti da questo Consiglio, ma con in testa un obiettivo ben preciso che parte dal fatto che stiamo parlando di persone e che non vogliamo e non accettiamo che in questa nostra città qualcuno sia trattato in altro modo. Quindi, abbiamo ritenuto che le condizioni dei campi, così come sono, siano inaccettabili, che lo sono per chi ci vive e per chi vive a ridosso dei campi, per tutti i cittadini che vivono in prossimità dei campi, che questi devono essere superati e dobbiamo trovare insieme delle soluzioni. Io credo che sia proprio "insieme" la parola centrale del nostro ragionamento, cioè non possiamo immaginare o sperare che si ritorni ad avere campi, per continuare a urlare che bisogna chiudere i campi, così come ha fatto il Consigliere Ricca. Allora, se dobbiamo superare i campi, dobbiamo, per l'appunto perseguire quell'obiettivo lì, e non avere la speranza che i campi rimangano per poter dire: "Chiudeteli e basta". "Chiudeteli e basta" non esiste, perché sappiamo bene che andrebbero da un'altra parte, che vorrebbe dire spostare il problema, che vorrebbe dire non gestirlo, non considerare che ci sono delle persone, che ci sono dei bambini, che ci sono delle comunità locali che scaricherebbero il problema su altre comunità locali. Quindi, non funziona così. Io credo che la strada che abbiamo intrapreso sia la più complessa, la più difficile, la più impegnativa, ma è quella giusta. Tra le altre cose, è una strada che tutti i giorni, per esempio, il Vescovo della nostra città ci invita a perseguire. Allora dobbiamo essere coerenti. Non è che oggi diciamo delle cose e poi sabato corriamo a genufletterci. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io sto parlando in generale, a cominciare da me. Non è che stamattina, leggendo quello che dice il Vescovo, giro la faccia da un'altra parte e poi vado a guardarlo mestamente negli occhi sabato. Dobbiamo essere coerenti. Io ribadisco, a nome del Gruppo che rappresento - ma penso che lo si possa dire a nome di tutta la maggioranza, mi auguro sia ribadito dall'insieme del Consiglio -, la fiducia degli Assessori che stanno lavorando con grande fatica, a partire dal Vicesindaco, che non è sola, e sappia che non è sola, lo sappia la Città, lo sappiano gli operatori che i nostri Assessori non sono soli, a cominciare da questa partita. Io mi auguro che si possa proseguire e si possa raggiungere l'obiettivo che ci siamo prefissati. Mi sento di prendere un impegno insieme al Consigliere Marrone: poiché io ritengo, non ho gli elementi e non voglio avventurarmi nell'idea che Torino sia simile ad altri sistemi e ad altri metodi che non mi appartengono in nessun modo, noi siamo impegnati insieme a lei, Consigliere Marrone, per controllare, verificare, per mettere in piedi tutti gli strumenti affinché a Torino in nessun modo questo progetto e questo percorso possa essere, in qualche modo, avvicinato a quello che è successo in altre Città, a cominciare da Roma, perché questo non è così. Tra le altre cose, devo dire che la lunga ed importante Commissione che si è svolta una settimana fa dimostra il nostro impegno e la nostra attenzione rispetto anche a garantire la trasparenza e l'accessibilità alle informazioni e, soprattutto, il fatto che tutte le regole vengano rispettate. Questa è una partita nella quale, nel momento in cui andiamo a chiedere a persone di rispettare le regole, così come è giusto che avvenga, siamo chiamati a rispettarle innanzitutto ciascuno di noi. Su questo, Consigliere, ci troverà sulla stessa strada, sullo stesso cammino. Naturalmente - un po' mi conosce -, io non ho mai fatto il questurino, non mi sostituisco ad altri, mi attengo agli atti amministrativi; e non voglio neanche appesantire gli Uffici amministrativi rispetto ad un lavoro già complesso, come quello che stanno facendo, però su questo noi ci siamo. Se c'è da andare a verificare qualcosa, andiamo a verificarla, non c'è problema, ma non fermiamo questo percorso per strumentalizzazioni politiche. Non cerchiamo di desiderare, in cuor nostro, che i campi rimangano così come sono, per poter dire che bisogna chiuderli, perché questa sarebbe una strumentalizzazione ipocrita che la Città e i cittadini, che noi pensiamo di tutelare perché non ce la fanno più, in particolare quelli che vivono a ridosso degli attuali campi, non capirebbero e non accetterebbero. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Io sarò veloce e conciso. Io chiedo, però, al Capogruppo Paolino di tenere in considerazione due cose: la prima è che, probabilmente, siamo avviati all'assistenzialismo cronico, ed è questo che non possiamo permetterci oggi, nelle situazioni in cui siamo di finanza pubblica locale e nelle difficoltà economiche dovute alla crisi. Quindi, il primo dato oggettivo che noi contestiamo con forza è quello. Allora, se l'assistenzialismo diventa cronico, diventa parossistico e diventa drammatico per i cittadini italiani. Il secondo aspetto che noi contestiamo è che queste persone non rispettano noi. Non ci rispettano. Allora il dato è lì. Questo percorso sarebbe giusto, e addirittura bello - ed è per questo che forse è utopico in questo mondo il percorso che tracciava il Capogruppo Paolino -, se queste persone avessero rispetto della nostra dignità di persone, uomini e donne; purtroppo non ce l'hanno e allora i cittadini italiani, giustamente, pretendono da noi delle soluzioni. Purtroppo, siccome queste soluzioni tardano ad arrivare, è chiaro che la situazione si incancrenisce e si inasprisce. Io la pregherei di tenere in considerazione questi due dati anche nei suoi interventi e nelle sue valutazioni politiche, comprese quelle che farà l'Assessore, perché è lì il fulcro e il nocciolo centrale. L'ultimo dettaglio - perché è un dettaglio, rispetto a questo panorama complessivo e generale che abbiamo fatto - è la questione dei rifiuti, che non è secondaria. Assessore, io adesso glielo dico, perché purtroppo sta emergendo in modo evidente come queste persone, zingari, Rom, chiamateli come volete, recuperano quotidianamente elettrodomestici, frigoriferi - addirittura c'è chi si avventura a dire addirittura per 50 kg al giorno a persona -, che in realtà dovrebbero andare all'AMIAT, la quale potrebbe recuperarli, metterli in condizione e avere, quindi, un ritorno economico che andrebbe a beneficio dei cittadini. Quindi, in questo senso, io la invito a riflettere su questo aspetto, perché ci carica sulla TARI, sulla Tassa Rifiuti. È un dettaglio, lo capisco, però è un dettaglio che si mette insieme alla mancanza di rispetto, all'assistenzialismo cronico e, in più, al carico di costi che questi cittadini devono subire anche sulla Tassa Rifiuti. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola, per la replica, al Vicesindaco. TISI Elide (Vicesindaco) Più che replicare, io vorrei fare alcune considerazioni. Innanzitutto, io credo che in questo Consiglio Comunale l'approvazione di alcuni obiettivi, attraverso la discussione che c'è stata della deliberazione, che ha visto, in realtà, soltanto tre voti contrari, se non ricordo male, ci sia stata. Obiettivi che andavano nella direzione dei punti che ho letto, anzi, di due dei punti che ho letto, perché il terzo punto - e lo richiamo - diceva: "ricollocare piccoli nuclei familiari presso città delle diverse province piemontesi che si rendano disponibili all'accoglienza, con progetti di inclusione abitativa e sociale che coinvolgano attivamente le popolazioni Rom e si basino sul concetto di patto di cittadinanza e sul fare insieme autorecupero e autocostruzione con responsabilità". Allora, io ho molto apprezzato che questo punto, insieme ai precedenti che ho ricordato - progressivo superamento degli insediamenti spontanei, principio dell'accoglienza, fatto salvo l'allontanamento di coloro che non rispettano le regole e la legalità -, siano stati approvati in questo Consiglio, ma purtroppo sono obiettivi che bisogna quotidianamente operare - e qui c'è l'Assessore Tedesco, con la quale condividiamo moltissimo lavoro, nell'ottica di raggiungere questi obiettivi -, perché noi non siamo una città-Stato, non siamo il Governo italiano e non siamo un Paese che può trattare a livello internazionale con altri Paesi e dobbiamo agire nei limiti degli strumenti che le leggi prevedono, di competenza, nelle possibilità delle Amministrazioni locali, ma, attraverso queste possibilità che la Legge ci attribuisce, noi lavoriamo, come sta scritto in questa deliberazione, per raggiugere questi obiettivi, dandoci evidentemente delle tempistiche e degli step. Se poi c'è la volontà implicita, da parte di qualcuno, di creare un allarme sociale, a partire da quello che è previsto all'interno del progetto del capitolato, per andare a mettere in discussione qualunque delle azioni che sono state previste, al fine di evitare che si possano realizzare, io credo che significhi che forse l'obiettivo previsto nella deliberazione del superamento dei campi Rom non sia l'obiettivo di chi ha questo tipo di atteggiamento. Lo dico perché, come ho detto all'inizio, è stata fatta una Conferenza dei Capigruppo su questi temi, e, se c'erano dei dubbi sulle azioni, per esempio, su corso Tazzoli, piuttosto che in altri luoghi (e su corso Tazzoli poi voglio però precisare), mi chiedo come mai in quella sede non siano emersi; io credo che, nell'onestà intellettuale, che credo debba caratterizzare l'operato di ciascuno di noi, avrebbero dovuto emergere in quella sede, per avere tutte le necessarie risposte e rassicurazioni. Ad esempio, su corso Tazzoli, è vero, sono stati realizzati dei potenziamenti dell'illuminazione pubblica, evidentemente a beneficio anche del senso di sicurezza di chi vive in quelle zone; sono stati realizzati dei bagni pubblici, già pensati per poter essere riconvertiti per diverse future attività a cui destinare quell'area. Non sono stati, né saranno realizzati nuovi insediamenti o casette, perché l'unico intervento che era previsto all'interno del progetto, che nella rivisitazione che man mano si sta facendo non è stato ricompreso, è proprio... peraltro, non parlava assolutamente di nuovi insediamenti, ma richiamava soltanto "abitazioni temporanee e precarie", e io credo che una dicitura di questo genere già di per sé ci dica la non intenzionalità di realizzare un campo, ma vorrei rassicurare il Consigliere Marrone, perché, dato che questo è un progetto che ha a che fare con persone (come ci ricordava il Consigliere Paolino), è un progetto che vede una costante e continua messa a punto, anche alla luce sia delle sensibilità dei territori, sia anche degli accadimenti che nel frattempo accadono (vedi sentenza della Corte Europea). Io apprendo favorevolmente l'intenzione espressa dai Consiglieri, anche dell'opposizione, di andare nella direzione del superamento dei campi o chiusura, come la si vuol chiamare. Dico, però, che queste cose non avvengono magicamente, soltanto perché vengono dichiarate, ma vanno perseguire quotidianamente, nel rispetto delle regole, nel rispetto delle leggi, delle possibilità che hanno le Amministrazioni locali e anche in considerazione di quelle che sono le indicazioni che l'Europa ci dà, anche se a volte rendono molto più difficile il percorso, e credo che questo non sia ignoto a nessuno. Certamente il rischio di percorsi assistenziali, ma non solo per i Rom, per chiunque oggi beneficia degli interventi pubblici, è un rischio che anche noi abbiamo cura di monitorare, affinché non si verifichi; credo, però, che, se c'è l'onestà intellettuale da parte dei componenti di questo Consiglio, anche dell'opposizione, di andare nella direzione che hanno dichiarato, anziché aspettarmi situazioni che in qualche modo tendono a creare un allarme volto - permettetemelo - più a rallentare i lavori e gli obiettivi, che non a critiche costruttive, dicevo, se è vera questa comunanza di obiettivi, io do sin d'ora la disponibilità ad affrontare, come ho fatto in questi anni e con la serenità necessaria, i problemi che vengono sollevati, le osservazioni che vengono fatte e tutta la concertazione, che peraltro credo mai nessun progetto di questa Città abbia visto così ampia, così condivisa, così allargata e così partecipata, anche di quei soggetti che sul territorio vivono quotidianamente il problema della presenza dei campi Rom. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Diamo per conclusa la trattazione dell'interpellanza generale. |