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CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Riprendiamo l'esame della proposta di mozione n. mecc. 201500554/002, presentata dai Consiglieri Onofri, Centillo e Scanderebech in data 12 febbraio 2015, avente per oggetto: "Uso del linguaggio di genere negli atti della Città di Torino". CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Genisio. GENISIO Domenica Rinuncio al mio intervento, nel principio di fraternità che abbiamo inserito anche nello Statuto della Città Metropolitana e che mi auguro che venga inserito qui, perché dovrebbe guidare un po' il comportamento degli amministratori. Visto che amministriamo una città, credo che sia necessario anche un minimo di comportamento educato e rispettoso delle diversità. Di conseguenza, rinuncio al mio intervento, perché sicuramente non avrebbe facilitato il dialogo. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Vi ricordo che gli emendamenti si possono presentare e poi vedremo che cosa fare. La parola al Consigliere Scanderebech. SCANDEREBECH Federica Intervengo, non perché sollecitata, ma avevo già chiesto la parola, per cui posso rispondere tranquillamente al quesito posto dal Consigliere Tronzano. Ho firmato questa proposta di mozione perché, già nella precedente tornata amministrativa, quando ho ricoperto la carica di Capogruppo, mi veniva spontaneo firmare "la Capogruppo", come mi è sempre venuto spontaneo firmare "la Consigliera". Nelle deliberazioni di Giunta e non, le dirigenti donne si firmano "il dirigente", per cui, secondo me, non dobbiamo imporre un cambiamento radicale, ma tenere alta l'attenzione e sensibilizzare l'opinione pubblica. Nell'ambiente dell'agorà politica, per storia o per tradizione, la componente maschile è sempre stata maggioritaria; ci sono molti altri ambienti (ad esempio, quello militare, oppure, in generale, quello delle Forze dell'Ordine) in cui la maggioranza è sempre maschile e, in quei casi, usare i termini "la soldatessa" è ovvio che suona male, però dovremmo riuscire a sensibilizzare ed a far sì che sempre più persone adottino un linguaggio più corretto verso tutto il genere. Pensiamo anche solo a quando usiamo la carta intestata: "dottore" e " dottoressa" si usano già; si usa di meno - si è iniziato ad usare solo negli ultimi anni - scrivere "la Consigliera", piuttosto che il Consigliere, e, magari, non suona bene l'uso di "Assessora" o intestare la carta intestata agli Assessori e "alle Assessore", però, secondo me, con il tempo, è necessario sensibilizzare e tenere alta l'attenzione, facendo questo percorso. Se c'è ancora chi fa queste battute, vuol dire che, forse, c'è ancora di più questa esigenza. A me viene in mente un confronto con un tema che avevamo dibattuto nella scorsa tornata amministrativa, cioè il patto generazionale; chi era presente se lo ricorda. In quest'Aula, tutti (i più giovani ed i più adulti) abbiamo sottoscritto questo patto, che era a livello nazionale e in cui si chiedeva ai più anziani di fare un passo indietro per far sì che i giovani potessero avere più spazio - ad esempio, nel campo politico - o che venissero affiancati da persone più grandi. Detto ciò, tutti, anche i più anziani, si sono ricandidati e sono in quest'Aula, pur avendo sottoscritto e firmato quel patto, ma era per sensibilizzare l'opinione pubblica e serve per far capire che si tratta di un tema importante, che, oggi, va affrontato ancora di più con un'attenzione alta; di conseguenza, la mia firma su questo atto è sentita, perché, secondo me, bisogna iniziare a parlarne ed a cambiare qualche abitudine. Se dopo la votazione di questa proposta di mozione, anche solo i 13.000 dipendenti del Comune - o quanti sono oggi - riceveranno una comunicazione con su scritto che, anziché firmare "il dirigente", si inizierà a firmare "la dirigente", secondo me sarà un bel gesto. Detto ciò, non bisognerà rifare nuovi timbri o quant'altro, ma, quando quel timbro si romperà, magari verrà rifatto con "la funzionaria" o "la dirigente", non per forza deve cambiare tutto o c'è un'imposizione a partire da questo istante. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Sono stati depositati tre emendamenti; il primo emendamento, presentato dal Consigliere Onofri, l'ho letto prima. È stato presentato un emendamento dal Consigliere Viale ed un altro emendamento dal Consigliere Ricca; la Presidenza li ha accolti, ma li dobbiamo sottoporre al voto per l'accettazione. In attesa delle fotocopie, in maniera tale che li possiate leggere e poi votare per l'accoglimento o meno, la parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Ringrazio la Consigliera Scanderebech per aver esposto in maniera compiuta e convincente la proposta di mozione; è chiaro che è molto corretto parlare de: "la dirigente" o "il dirigente", ma è un altro conto parlare de "la Sindaca" o "il Sindaco", de "la Vicesindaca" o "l'Assessora". Se l'emendamento che riguarda la lingua italiana verrà approvato, credo che potremo votare questa proposta di mozione. Naturalmente, ritengo che chi ha ascoltato il dibattito dall'esterno non sia rimasto impressionato nella maniera giusta, perché credo che ci siano cose molto più importanti, ma, visto che è questo il contenuto della proposta di mozione, noi ci adeguiamo. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Onofri. ONOFRI Laura Credo che, dopo questo ampio dibattito, anche acceso, tutti gli interventi siano arricchenti, anche quelli che, giustamente, sono contrari. Però proprio questo mi fa capire che c'è ancora un'assoluta necessità di intervenire in questo senso; anzi, avrei sperato che questa necessità non ci fosse, invece questo dibattito, così come quello in Commissione, me lo ha fatto capire. Vorrei chiedere ai Consiglieri che sono intervenuti in maniera critica se gli piacerebbe, nel momento in cui ci si rivolge a loro, essere chiamati "la Consigliera Liardo" o "la Consigliera Ricca"; proviamo anche solo per un mese ad invertire questa tendenza. Credo che non piacerebbe a nessuno, come a molte donne non piace essere nominate al maschile, perché "Consigliere" è un termine maschile. Non bisogna andare lontano, è questo che continuo a ripetere: fortunatamente, la nostra lingua è ricca ed è molto complessa, ma mi sembra che, oggi, nessuno si scandalizzi a sentire parlare di "operaia", "commessa" o "postina"; ormai sono termini per i quali nessuno si chiede perché vengono detti al femminile. Chiediamoci perché tutte queste resistenze vengono sui ruoli apicali; è questo il punto di caduta. Nessuno si chiede per quale motivo si dice "operaia" o "commessa", perché ci sono sempre state le operaie e le commesse, ma, oggi come oggi, molte donne iniziano… Consigliere Tronzano, non voglio dire che siamo ai livelli di 50 anni fa, perché abbiamo fatto dei passi avanti, abbiamo il Parlamento più rosa. È tutto giusto, ma proprio per questo… CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Collega Onofri, lei aveva a disposizione due minuti. La parola al Consigliere D'Amico. D'AMICO Angelo Intanto, ringrazio il Presidente ed approfitto di poterlo chiamare ancora così, prima che venga votata questa proposta di mozione. Inizio questo intervento chiedendo scusa a tutti i cittadini che ci stanno guardando e che, chiaramente, non posso che trarre le conseguenze da questo spettacolo. Poi ci lamentiamo perché i cittadini si disaffezionano dalla politica, ma credo che, oggi, ne abbiamo dato un ottimo esempio. Per entrare nel merito, finalmente cade la maschera di questa maggioranza e scopriamo, così come ha appena affermato la Collega Onofri - così sono sicuro di non sbagliare -, quelle che sono le necessità e le esigenze di chi governa questa Città, perché ha appena detto che lei vede che ce ne è necessità. Oggi, le necessità di quest'Amministrazione sono declinare al maschile o al femminile determinati nomi, tralasciando e mettendo da parte la disoccupazione giovanile che abbiamo in città. Torino è la prima città per disoccupazione giovanile; ci sono famiglie in stato di povertà e tutti coloro che non hanno le case, ma noi di che cosa discutiamo? Discutiamo se utilizzare "Sindaco" o "Sindaca", "Assessore" o "Assessora". Finalmente è caduta questa maschera e mi auguro che i media presenti all'interno di quest'Aula se ne siano accorti; questa è una notizia: oggi sono queste le necessità dell'Amministrazione che governa questa Città. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Siamo in attesa di distribuire gli emendamenti. La parola al Consigliere Paolino; ha a disposizione tre minuti. PAOLINO Michele Vorrei rispondere al Consigliere D'Amico, che, come al solito… CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Paolino, parli con la Presidenza. PAOLINO Michele Intervengo in seguito all'intervento del Consigliere D'Amico, che, come al solito, utilizza la strada più semplice, probabilmente non conoscendo il motivo per cui è stato iniziato questo percorso. Oggi, il Consiglio Comunale è stato convocato su esplicita richiesta della minoranza, per discutere interpellanze e proposte di mozione ed assorbire un po' di arretrato, per cui non dica: "Questa è la vostra priorità", perché è una bugia. Inoltre, il Consiglio Comunale discute sulla base dei provvedimenti che i singoli Consiglieri o le singole Consigliere ritengono di proporre e si concorda insieme un Ordine del Giorno, ma non è attraverso l'Ordine del Giorno del Consiglio Comunale che si stabiliscono le priorità della vita… CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Mi scusi. Consigliere Sbriglio, si faccia accompagnare dalla Collega Levi- Montalcini, per cortesia. Prego, Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Credo che sia molto strumentale ricondurlo su questo punto. Le Consigliere hanno posto, nei termini previsti, una questione che non solo a loro, ma a molti di noi sta a cuore, cioè incidere, per quello che ci compete, sul cambio di mentalità e di atteggiamento rispetto al genere. È questo il tema, diciamolo chiaramente. Vogliamo vivere in una società e vogliamo condizionare la società affinché un genere prevalga sull'altro? Questo è il tema. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). A me non fa paura che anche questo Consiglio Comunale ragioni, finché è in grado di ragionare - poi si passa in fretta dal confronto alla tifoseria -, su come noi possiamo cambiare le cose, compresa la nostra lingua, che, grazie al cielo, è probabilmente quella più in evoluzione ed è molto più viva di ciascuno di noi. È una lingua che si evolve e che tiene conto di quelle che sono le esigenze del tempo. L'esigenza del tempo che, oggi, viene rappresentata qui è che venga riconosciuta una parità di genere che non sempre, anche nel linguaggio, è riconosciuta. Questo viene chiesto in particolare dalle nostre Consigliere, quindi è importante che noi si sia al loro fianco e che non appartenga soltanto a qualcuno questa battaglia, ma che sia un po' più ampia. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Greco Lucchina. GRECO LUCCHINA Paolo A me dispiace soltanto che, ogni qual volta ci siano le condizioni, il Capogruppo del Partito Democratico si esprima rivolgendosi ai banchi dell'opposizione parlando di garbo istituzionale e strumentalizzazioni. Reputo che il Consigliere D'Amico abbia un po' esagerato nel suo intervento, ma, detto questo, anche il Consigliere Paolino, ogni qualvolta qualcosa non lo convince, ripete "strumentale" e "garbo istituzionale". Ritengo che il Consigliere D'Amico volesse semplicemente dire che, al di là di questa proposta di mozione, la calendarizzazione all'Ordine del Giorno è chiara e ne prevede altre; parlo di: "Contrasto all'abusivismo commerciale sul suolo pubblico", "Tratta metropolitana Lingotto-Bengasi", "Promozione del ruolo di Torino come capitale della Alta Formazione", "Azioni di contrasto al fenomeno dell'inquinamento luminoso", cioè argomenti che interessano tutti. Al di là di quelle che sono, senza entrare nel merito, posizioni personali e mozioni di indirizzo, che è facoltà di ciascuno dei Consiglieri presentare, il dibattito acceso ha evidenziato, in qualche modo, quelle che sono divergenze nel modo di pensare; per questo motivo, invito semplicemente il Capogruppo del Partito Democratico a rivolgersi a questa minoranza consiliare non usando più le parole "strumentalizzazione" e "garbo istituzionale". CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cervetti. CERVETTI Barbara Inizialmente, quando è stata esposta la proposta di mozione, non avevo intenzione di intervenire - e, infatti, intervengo proprio all'ultimo -, in quanto mi sembrava che la proposta di mozione non avesse chissà quale oggetto e non la ritenevo di così grande importanza, ma non perché non fosse importante, bensì perché, per me, l'oggetto era abbastanza scontato. Dopo questo ampio dibattito, ringrazio invece le tre firmatarie di questa proposta di mozione, perché capisco che, invece, questo atto è sacrosanto, in quanto, al di là di chi dice che ci sono argomenti più importanti - e non entro nella strumentalizzazione di questa frase, perché sono inutili gli esempi di che cosa è importante o non lo è in maggioranza ed in minoranza -, oggi l'importanza della proposta di mozione la riassumo così - e vorrei far riflettere, non oggi nel dibattito, ma nei prossimi giorni, gli uomini di questa Aula -, con questa frase. Invito gli uomini di quest'Aula che hanno una figlia femmina o ai quali auguro di averla, di pensare se ad una donna, verso i 30-35 anni (quando c'è il famoso orologio biologico e sente la necessità di avere un figlio, ma ha giustamente intrapreso anche la carriera lavorativa), il padre dice di fare dei figli perché è il momento giusto, questa gli risponde che non può perché le rubano il posto, perché non le rinnovano il contratto, perché non le rinnovano la borsa di studio, perché l'uomo, che non chiede la maternità, le prende il posto. Se non siamo ipocriti, a chi dice che c'è la parità o a chi non lo dice ma pensa che oggi ci sia la parità, dobbiamo ricordare che tutti sappiamo, tramite i social network o per conoscenze personali (fra amicizie o casi avvenuti in famiglia), che questo succede. Vi sfido qui a dire che una donna nell'età biologica, che coincide con la normale età in cui (per formazione personale, o in un percorso universitario, o di professionalità) si trova anche a puntare su una carriera, non viene stoppata in un'altissima percentuale. Arrivo a dire questo perché penso proprio che, forse, oggi è giusto partire da quella che ritenevo una banalità, da una dicitura data per scontata, per agire. Se, fuori da quest'Aula, sono una dottoressa o una signora, perché, in quest'Aula, non posso essere la Consigliera o la Vicecapogruppo? Non a tutti poteva venire in mente di presentare una simile proposta di mozione, a me non sarebbe venuto in mente, ma perché opporsi di fronte a qualcuno che, invece, propone questo oggetto? Non capisco perché ci si debba opporre. Perché è neutro? Non è neutro, quelli erano i casi del latino (maschile, femminile e neutro). Femminile e maschile, non è neutro. Quindi, oggi ringrazio chi ha presentato questa proposta di mozione, ma, a parte il ringraziamento, vorrei sottolineare che non deve essere una lotta di destra o di sinistra, questa deve essere una lotta trasversale, una lotta moderna delle donne di oggi e vorrei che fosse la lotta degli uomini di oggi, perché avranno delle figlie e li invito a riflettere in tal senso. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Nel frattempo, avete ricevuto le copie degli emendamenti. Prima di procedere alla votazione della proposta di mozione, dobbiamo votare gli emendamenti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È già scaduto il termine. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, un attimo. Facciamo intervenire i presentatori degli emendamenti; ha chiesto di intervenire la Collega Onofri, anche se io avevo già letto l'emendamento. Procediamo per ordine di presentazione. Purtroppo, il Consigliere Viale non è presente, ma ve lo leggo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). La faccio allontanare anche dalla tribuna del pubblico. L'emendamento è stato presentato alle ore 15.45 dal Consigliere Viale e recita: "Impegna l'Ufficio di Presidenza a presentare entro 90 giorni un testo aggiornato al linguaggio di genere dello Statuto della Città di Torino". La parola al Consigliere Onofri. ONOFRI Laura Io aggiungerei anche i Regolamenti. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Non intervenga dalla tribuna, altrimenti la faccio allontanare. La parola, per l'illustrazione dell'ultimo emendamento, al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Al secondo capoverso (perché mi pare che l'emendamento n. 1 vada a sopprimere il primo capoverso e, quindi, diventerebbe il primo capoverso), dopo: "ad adeguare", chiedo di aggiungere: "nel rispetto della lingua italiana tutta"; inoltre, al secondo capoverso, dopo: "linguaggio di genere", si chiede di aggiungere: "nel rispetto della lingua italiana". CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Per rispondere alla Consigliera Centillo, fuori verbale, io la voto, perché è una cosa di buonsenso e, se si rispetta la lingua italiana, non vi è alcun tipo di vincolo. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) L'emendamento n. 1, presentato dalla Consigliera Onofri, recita: CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1: Presenti 23, favorevoli 23. L'emendamento n. 1 è approvato. |