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CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Passiamo all'esame della proposta di mozione n. mecc. 201500554/002, presentata dai Consiglieri Onofri, Centillo e Scanderebech in data 12 febbraio 2015, avente per oggetto: "Uso del linguaggio di genere negli atti della Città di Torino". CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Questa proposta di mozione è coordinata con un emendamento di Commissione. La parola al Consigliere Onofri. ONOFRI Laura Ne abbiamo già discusso in Commissione, comunque volevo sottolineare l'importanza di questa proposta di mozione, che forse ad alcuni sfugge. Il linguaggio è una cosa importante, che forma anche i modelli culturali. Come ha detto un noto linguista, esiste uno stretto legame tra l'uso del linguaggio e la disparità del potere. Oggi come oggi, molte donne ricoprono cariche apicali, però non è ancora invalso l'uso di un linguaggio corretto di genere, secondo la grammatica italiana e i principi dell'Accademia della Crusca. Non chiediamo nient'altro che applicare l'uso corretto della lingua italiana e gli indirizzi dell'Accademia della Crusca. Quindi, con questa proposta di mozione vogliamo che nel linguaggio amministrativo venga adottato l'uso del genere. Chiaramente il cartaceo presente, visto i tempi di crisi, sarà smaltito; cioè, non pensiamo che ciò avvenga dall'oggi al domani; però, in relazione a tutto quello che non comporta costi, tipo i siti Internet, eccetera, con questa proposta di mozione chiediamo e impegniamo il Sindaco a variare il linguaggio, usando ad esempio nel caso di una donna Assessore, l'uso corretto del termine, che è "Assessora". Io chiedo che questa distinzione venga usata non solo nel caso della lingua scritta, ma anche del linguaggio verbale, rivolgendosi alle donne presenti in Consiglio Comunale usando il termine corretto di "Consigliera" e "Assessora". Inoltre, si chiede anche di inserire nell'ambito dei corsi di formazione, anche un corso di formazione per i dipendenti sull'uso del linguaggio di genere. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Ringrazio il Consigliere Onofri, per due motivi: per il suo l'intervento e per il fatto che è intervenuto in un caos pazzesco. Allora, invito i Consiglieri a rispettare i Colleghi che intervengono, perché il rispetto deve essere riconosciuto a tutti. Consigliere Viale, per cortesia. Chiedo gentilmente, ancora una volta, di rispettare chi interviene. La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Grazie, Presidente, anche per la fatica che sta cercando di compiere per portare quest'Aula a un livello dignitoso. Il Consigliere Onofri sa che io rispetto molto le sue prese di posizione, spesso anche coraggiose, che vanno anche al di là dell'ordine di scuderia. Non lo dico per piaggeria, ma lo penso sul serio, come lo penso per altre Colleghe del PD. Però sono veramente contrario su questo argomento, perché mi sembra un po' un'esasperazione di una situazione che comunque non è discriminatoria, perché chiamare "Consigliera" o "Presidenta" una donna che ricopre il ruolo, ad esempio, di Presidente o di Vicepresidente, come nel caso dell'ex Vicepresidente Marta Levi... cioè dire "Assessora" è veramente cacofonica, è proprio una cosa bruttissima. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Lo so, sicuramente sotto l'aspetto linguistico lei ha ragione, però sotto l'aspetto fonico penso di aver ragione io. Ma non è una questione di abitudine: "Assessora" mi sembra veramente un po' pesante. È come se dicessimo "camionisto", "dentisto" o "giornalisto"... CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Mi scusi, Consigliere Liardo. Consigliere Viale, non ammetto interruzioni, né battute; né tanto meno, Consigliere Sbriglio, risate sguaiate. Ricordo a tutti che la seduta del Consiglio Comunale è seguita on line dai cittadini. Credo che in questo modo il Consiglio Comunale non faccia bella figura. La prossima volta non faccio un richiamo, ma vi allontano dall'Aula. Consigliere Sbriglio, prima chiede la parola e poi interviene. Non avete rispetto per i cittadini. Continui, Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Il Consigliere Onofri poteva anche non aprire il dibattito, visto il clima e lo scarso interesse da parte dei Consiglieri. Io voterò contro questo provvedimento, però vorrei perlomeno discuterne, perché è peggio un atteggiamento indifferente o, peggio ancora, un atteggiamento scorretto nei confronti dell'Aula, come tanti Consiglieri stanno manifestando in questo momento. Questa puntualizzazione sul linguaggio stride un po' dal punto di vista fonico e non ne vedo le ragioni. Inoltre, per rassicurare il Consigliere Onofri, visto che all'interno di questo Consiglio Comunale ha portato avanti alcune battaglie, questa proposta sul linguaggio di genere è anche un po' anacronistica, perché - ad esempio - nel mio ambiente di lavoro, come ho sottolineato più volte, ci sono più Direttori donne che Direttori uomini. Perciò mi sembra di esasperare tutta una serie di situazioni, soprattutto dal punto di vista del linguaggio. Ripeto, "Assessora" è un termine veramente brutto. Tra l'altro, alcuni Assessori donne preferirebbero essere chiamate Assessore e non Assessora. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Siccome non ho avuto l'opportunità di discutere questa proposta di mozione, chiedo al Presidente - visto anche l'impegno richiesto da questo provvedimento, che prevede di cambiare tutta la modulistica amministrativa - una sospensione di questa proposta di mozione e una discussione in Conferenza dei Capigruppo, con la presenza del Direttore Generale, a prescindere dalla mia opinione personale, dal punto di vista dei contenuti. Questo anche in relazione al fatto che, per esempio, una delle questioni relative al cambio di denominazione di corso Unione Sovietica era legata, dal punto di vista degli Uffici, a tutti i problemi legati alla sostituzione delle carte di identità, dei numeri civici e delle questioni burocratiche, con i relativi costi. E questa proposta di mozione, al secondo punto, impegna a inserire questo tipo di linguaggio in tutta la modulistica della Città. Quindi, siccome questo provvedimento prevede un impegno molto importante per la Città e io, come Capigruppo, non sono stato in grado di esaminarlo, vorrei avere la possibilità di discuterlo con i Capigruppo e con il Direttore Generale. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Il Consigliere Tronzano ha chiesto di sospendere questa proposta di mozione, per approfondirla con il Direttore Generale. La parola al Consigliere Genisio. GENISIO Domenica Vorrei solo precisare al Consigliere Tronzano che gli emendamenti adottati in Commissione, votati da tutti i componenti della Commissione, quando si è affrontato l'esame di questa proposta di mozione (se il Consigliere ha il testo tra le mani, possiamo rileggerlo, ma, per carità, convocate pure il Direttore Generale), chiedono al secondo punto dell'impegnativa di inserire nei piani di formazione in corso l'uso del linguaggio di genere; mentre, al primo punto dell'impegnativa, chiedono di provvedere, sia nello Statuto, che nei Regolamenti della Città, l'uso del linguaggio di genere e di adeguare tutta la modulistica amministrativa in modo da mettere in evidenza entrambi i generi, consentendo l'esaurimento del materiale in essere. Quindi, non si dice di mettere al macero o nel Cartesio tutta la documentazione che oggi è in essere. Si esaurisce tutta la documentazione e quando la modulistica dovrà essere ristampata... ancorché si debba ristampare, perché tutta la documentazione dovrà essere inserita on line, secondo le direttive nazionali, che avete votato anche voi, a livello governativo. Proprio per evitare di sciupare la carta che abbiamo in magazzino, è stato chiesto di utilizzare, noi e le Circoscrizioni, tutta la documentazione in possesso della Città. Esaurita quella documentazione, si stamperà in un altro modo. A me sembra che non ci sia un costo aggiuntivo neanche di un centesimo. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Per quanto mi riguarda, il Direttore Generale può anche venire in Aula adesso a esporci le questioni, non è fondamentale l'approfondimento in Conferenza dei Capigruppo. Se il Direttore Generale venisse in Aula a relazionare in merito alla richiesta del Capogruppo Tronzano, io non avrei niente da ridire. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Ricordo a tutti i Consiglieri che non è una questione legata alla modulistica in sé, ma al tempo che i dipendenti dell'Amministrazione dovranno dedicare per realizzare tutto questo intervento. Siccome mi pare, ad esempio, che presso i Servizi Anagrafici e i Servizi di Stato Civile ci siano molti meno lavoratori... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo, ma un conto è dare indirizzi, dare delle priorità, avere delle difficoltà di un certo tipo, un conto è subire un indirizzo che ancora non è stato discusso concretamente dal punto di vista economico. Quindi, Presidente, vorrei capire dal Direttore Generale quante ore/persona occorrono per fare queste modifiche e qual è la quantificazione dei costi di questo intervento. Soprattutto vorrei capire se il personale del Comune di Torino è in grado di affrontare questo tipo di impegno, perché mi pare che siano già gravati da mille altri impegni, molto più importanti. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Sbriglio. SBRIGLIO Giuseppe Sul merito della questione, credo che questo intervento interessi, ad esempio, anche la Commissione Toponomastica, perché se non informiamo in tempo la Commissione Toponomastica, magari avremo le vie con scritto "scrittore" anziché "scrittrice", "politico" anziché "politica". Quindi, questo è un tema grave per l'Amministrazione. Inoltre, siccome paghiamo alcune spese legate all'amministrazione della giustizia, vorrei capire se, con l'approvazione di questa proposta di mozione, quando entro in Tribunale, devo chiamare le mie colleghe "avvocata". A me sembra che l'avvocata sia solo la Madonna, per ora. Per cui, se in Tribunale mi rivolgo a una collega chiamandola "avvocata", probabilmente mi troverò in una situazione difficile. Durante un'udienza, devo dire "signor giudice" o "signora giudicessa"? Io sono un po' confuso, perché devo capire il valore che avrà questa mozione in tutte le situazioni che mi riguardano. A questo punto, mi chiedo se non sia opportuno valutare con i Consiglieri l'organizzazione di un referendum consultivo, tra le sole donne, per capire se la maggioranza delle donne di Torino è a favore di questa iniziativa. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Ritengo che la questione posta dal Consigliere Tronzano, benché corretta, non incida rispetto al merito della proposta di mozione, in quanto la quantificazione dei costi va al di là del dispositivo dell'atto. Per cui, la valutazione degli eventuali vantaggi o svantaggi relativi ai costi conseguenti agli effetti della proposta di mozione, rientra nelle prerogative del giudizio di ognuno. Ai sensi del Regolamento spetta al Presidente la prerogativa di accogliere una richieste di sospensione, che andrebbe presentata per iscritto, ma eccezionalmente l'ho accolta anche verbalmente. Per cui, sulla base degli interventi che ho ascoltato, ho deciso di procedere con la discussione di merito e con la votazione. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Sono rammaricato, perché la richiesta della sospensione è arrivata anche da una parte della maggioranza. Quindi, sarebbe utile... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Ricca, intervenga sul merito. RICCA Fabrizio Presidente, nel merito della mozione, sono contento di chiamarla Presidente perché si tratta di una figura istituzionale ed, esattamente come tutte le figure istituzionali, che sia lei o che sia la persona che l'ha preceduta, ovvero Marta Levi, era il Presidente di quest'Aula. Detto questo, credo che il linguaggio di genere sia un'invenzione perché il linguaggio è l'italiano; in questo Paese si parla in italiano, gli atti sono scritti in italiano e il linguaggio di genere non esiste, è un'invenzione perché ogni cosa ha il suo nome. A questo punto, mi viene da pensare che chi scrive questa mozione stia dando dell'ignorante a chi ha gestito tutta la parte amministrativa e burocratica e, se così fosse, lo ammetta almeno, dia dell'ignorante a chi ha gestito tutta la modulistica e tutta la parte informatica in questi anni, perché sono convinto, e voglio averne la certezza, altrimenti non farei l'amministratore di questa Città, che una persona che lavora per compilare e costituire la modulistica e tutto quanto scriva in italiano. Voglio pensare che tutto quanto è stato scritto fino ad oggi sia scritto in italiano corretto, altrimenti bisogna intervenire. A quel punto la maggioranza con questa mozione chieda che venga licenziata la persona che ha lavorato fino ad oggi utilizzando termini italiani sbagliati in tutti i documenti ufficiali, modulistica e su internet. Quindi voterò contro questo documento, non perché sono contrario a chiamare le cose con il proprio nome, ma perché si inventano nuovi termini: il linguaggio di genere non esiste, esiste l'italiano. Quindi chiederei di sostituire la parola "linguaggio di genere" con "italiano", che è l'unico linguaggio ufficiale riconosciuto in questo Paese, quindi sostituiamo "linguaggio di genere" con "italiano" e sono pronto a votare quest'atto, perché sarebbe stupido chiamare le cose con nomi diversi. Quindi il Presidente resterà il Presidente, altrimenti da oggi formalmente la chiamerò "Presidento" e il giorno in cui sarà una donna a presiedere quest'Aula sarà la "Presidenta" e allora il Collega Marrone lo chiamerò "Consigliero", e "Consigliera" se dovrò chiamare il Collega Genisio. Quindi, se vogliamo estremizzare, troviamo un linguaggio di genere anche maschile, perché sarebbe discriminatorio utilizzare un linguaggio di genere solo femminile o solo maschile. Quindi credo che questo tema si sia estremizzato e questa sia esclusivamente una battaglia politica che non ha motivo di esistere, soprattutto andando a vedere gli atti anche importanti che oggi il Consiglio Comunale dovrà discutere, sicuramente più utili al funzionamento di questa Città. Quindi capirò se dovrò cambiare, vedremo se la maggioranza mi voterà un atto uguale quando presenterò la stessa identica mozione con il linguaggio di genere maschile anziché femminile, altrimenti sarà semplicissimo: continuiamo ad utilizzare l'italiano e non parole inventate tipo "linguaggio di genere", perché se questo cosiddetto linguaggio di genere è già inserito all'interno del vocabolario si può già normalmente utilizzare senza doversi fare marchette come in questa mozione. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Presidente, volevo solo sottolineare un aspetto: nel precedente Consiglio si era in procinto di sospendere la mia mozione. Purtroppo, già con i numeri siamo in minoranza e, di conseguenza, molte volte non possiamo incidere, molte volte speriamo nell'apporto della Presidenza che dovrebbe essere super partes. Devo sottolineare questo aspetto che lunedì scorso sicuramente sarebbe stata sospesa, anche se le ragioni potevano essere anche meno gravi rispetto a quanto ha manifestato prima il Consigliere Tronzano, però, visto che c'è questa discrezionalità, non abbiamo neanche la garanzia della Presidenza e questo mi fa rammaricare parecchio. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La ringrazio. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Per cortesia, i commenti fateli nella vostra testa. Consigliere Liardo, credo in buonafede di essere al di sopra delle parti e che le decisioni che assumo, nelle prerogative che mi spettano in quanto in questo momento sto presiedendo, siano legittimate dal buonsenso e non dalla scelta di parte. La parola al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia Presidente, parto da lei. Il termine Presidente è uno di quei termini neutri che viene reso interpretabile dal punto di vista del genere attraverso l'articolo che lo precede: la Presidente - il Presidente. Abbiamo a lungo dibattuto di questa mozione in Commissione e, quando sono intervenuta io, il Consigliere Ricca ha preso ed è uscito. Volevo spiegare al Consigliere Ricca che ho ancora questa vocazione un po' gramsciana dell'idea che la politica è pedagogica. Anni fa uscì un libro che si intitolava "Dalla parte delle bambine" e poneva per primo, forse, la questione della differenza di genere, partendo anche da credenze popolari, che vedevano la differenza tra essere maschi o femmine nell'educazione, addirittura nel tipo di pancia che aveva una donna incinta, per evidenziare se avrebbe partito un maschietto o una femminuccia; queste cose non hanno nessun valore scientifico. Trovo umiliante che in Sala Rossa, cioè nella prima assemblea elettiva d'Italia, il dibattito abbia questo genere di squallore, mi permetto di dire questo perché qualcuno ci sente, allora una cosa sono le posizioni e uno può dire che è contrario, questa roba non mi va, ma che si usi la strumentalità di una mozione, con le mozioni che sono state presentate e sono passate qui dentro, soltanto perché si vuole perpetuare la discriminazione che c'è rispetto al genere, trovo che sia veramente ingiusto. Ne abbiamo discusso a lungo, l'esperta di Forza Italia è andata ben oltre la proposta… (INTERVENTO FUORI MICROFONO) Io non so che cosa ha detto. (INTERVENTO FUORI MICROFONO) Si vergogni! Certamente la mia furbizia è superiore alla sua e anche la mia onestà intellettuale perché lei, Consigliere, ha votato uno Statuto in Consiglio Metropolitano che fa esattamente questo. Allora lei non usa due pesi e due misure: da una parte, dove è in maggioranza, le va bene fare questa cosa e la vota e qui, dove è in minoranza, dice a me di farmi furba. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Per cortesia! CENTILLO Maria Lucia Io trovo un insulto all'intelligenza, e non a me, il fatto che non ci sia il rispetto delle posizioni. Ne abbiamo discusso in Commissione, c'erano gli uffici, abbiamo fatto gli emendamenti, non entro nel merito perché ne ha già parlato anche il Consigliere Genisio nell'ambito dell'intervento sull'ordine dei lavori. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Deve concludere. CENTILLO Maria Lucia Si voti e votando vediamo chi ha ragione. Di discriminazioni ne abbiamo già subite abbastanza, insulti basta. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Voglio fare un richiamo all'Aula. Il confronto sulle opinioni è elemento di democrazia. Chiedo a tutti i Consiglieri, cortesemente, quando si rivolgono ai Colleghi, di non fare apprezzamenti di nessun genere; stiamo al confronto delle idee. La parola al Consigliere Viale. Le rammento che ha tre minuti a disposizione. VIALE Silvio La questione è abbastanza semplice, perché noi decidiamo di adeguare il linguaggio delle istituzioni e, in realtà, di tutta la società a un principio semplice di trovare maschio o femmina, in una società in cui non dico che esiste un terzo genere, perché sarebbe una banalità e una stupidata, esiste una varietà di situazioni molto più ampia, per cui sono convinto che in futuro il linguaggio evolverà ancora di più. Si vuol far fare in tutte le situazioni e troveremo un sacco di situazioni difficili in cui non solo la prassi, il sentimento comune, eccetera, ci trova in forte difficoltà. Poco fa stavo scherzando, ma come si fa di solito dicendo salma, è maschile o femminile? Feto, al femminile è feta? Feto è maschile, il femminile qual è? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Viale, parli alla Presidenza. VIALE Silvio No, siccome il Consigliere Cervetti mi guarda stralunata, non vorrei che le venisse un colpo… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Perché è una presa in giro, scusi? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non solo l'ho letta, ma l'ho modificata. Peraltro, ho anche… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Per cortesia, Colleghi, fate intervenire il Consigliere Viale. VIALE Silvio A me piacerebbe sentire poi il Consigliere Cervetti, ogni tanto parla anche lei di… CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Viale, stia nel merito del suo intervento rispetto alla questione. Vi ho già chiesto prima di non fare riferimento ai Colleghi e soprattutto di non fare apprezzamenti. VIALE Silvio Forse era distratto, ma sono stato interrotto io dal Consigliere Cervetti. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Prego, sta per terminare il suo tempo. VIALE Silvio Ho detto che il linguaggio evolve, ci saranno sicuramente altre situazioni, tant'è vero che alcuni di voi hanno ricevuto un mio inserimento - ormai si fa così - su Facebook e su Twitter, sul modificare tutti i regolamenti. Vorrei dire due cose: una, le mozioni come sempre se non vengono applicate finiscono in progetto Cartesio, perché la modifica del Regolamento del Consiglio Comunale e la modifica dello Statuto sul linguaggio di genere non spetta alla Giunta, non spetta a nessuno, spetta al Consiglio Comunale. Quindi mi aspetto che dopo aver approvato questa mozione, il Consiglio Comunale cominci a modificare tutta la parte di propria competenza, prima che questo avvenga perché gli altri debbono farlo. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Grazie, Consigliere Viale. VIALE Silvio Non ho finito. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Ha terminato il tempo a sua disposizione. La parola al Consigliere Sbriglio. VIALE Silvio Poi interverrò in sede... CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Viale, ha terminato il suo tempo. SBRIGLIO Giuseppe Forse prima sono stato un po' ironico e non voglio nemmeno che ci sia l'accusa che in Sala Rossa non si trattino gli argomenti con la dovuta serietà, però prima il Collega mi faceva notare che l'ordine degli avvocati sta analizzando la vicenda. Ho sollevato la vicenda anche perché mi sono chiesto come mi dovrò comportare d'ora in poi. Quando vedo un atto non ricordo, ma non mi risulta che sia ancora firmato "la giudice" o "il giudice", quindi credo che l'evoluzione linguistica non debba essere condizionata da regolamenti od obblighi, ma debba seguire l'iter naturale dell'evoluzione. Credo che tutti i diritti che ci sono stati in questi anni e che vedono comunque la politica, vedono le persone in prima fila per far valere alcuni diritti non debbano poi essere eccessivamente condizionati anche in questo caso dall'uso della lingua, perché molto probabilmente l'ilarità o comunque le situazioni verificatesi sono anche lo specchio della società. Noi ci lamentiamo e magari vediamo che le Consigliere si lamentano che la prima Aula elettiva d'Italia, come il Consiglio Comunale di Torino, ne discute magari anche con qualche situazione spiacevole, però, se andassimo in giro tra la gente e dicessimo che stiamo discutendo di questa vicenda, sono convinto che più della maggioranza del genere femminile probabilmente si stupirebbe o direbbe che forse ci sono altre battaglie ancora più forti prima di questa. Non ho detto che il mio voto sarà contrario rispetto a questa mozione, chiedo solo di essere educato e spero che poi non si offendano tutte le persone dopo l'approvazione di questo documento se magari mi sbaglio e magari vedo un gatto attraversare la strada e continuo sempre a dire che ho visto un gatto attraversare la strada, ho visto un animale, ho visto un topo, ho visto un cane, perché probabilmente l'eccessivo utilizzo di questo concetto potrebbe anche condizionare e magari potrei anche ricevere io delle critiche importanti. Sollevo questo tema, dico che vanno bene queste battaglie, credo che a volte però non vada bene condizionare con gli obblighi, perché magari ci sono degli assessori o delle persone che svolgono una professione e non hanno piacere di queste forzature, perché magari esiste da qualche parte un consigliere o un assessore, o un giudice o un avvocato che preferisce firmare con il termine neutro, perché lo considera tale. Quindi, io leggo qua l'obbligo "può e deve cambiare", può o deve? Se può è un conto, se deve, inizio a esprimere le mie perplessità. Signor Presidente, non è corretta un'impegnativa che impegna il Sindaco e la Giunta a prevedere sia nello Statuto che nei Regolamenti della Città l'uso del linguaggio di genere, lo Statuto è di competenza del Consiglio Comunale e quindi, anziché fare una mozione che preveda il cambiamento dello Statuto della Città, non ha senso perché lo Statuto lo possiamo fare noi e lo possiamo cambiare. Quindi distinguiamo l'impegnativa dove noi chiediamo a qualcuno di cambiare e, allora, può andare bene nella modulistica amministrativa, perché i regolamenti degli uffici sono di competenza della Giunta e allora chiediamo alla Giunta di cambiare alcune cose, inserire nei piani di formazione l'uso del linguaggio di genere, lo chiediamo e qua va bene l'impegnativa, però "il Sindaco a prevedere sia nello Statuto che nei Regolamenti della Città", secondo me è scorretto. Presidente, questo deve essere emendato, tecnicamente non possiamo fare un'impegnativa che chiede di cambiare uno Statuto quando lo possiamo fare da quest'Aula e possiamo cambiare il Regolamento. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Alunno. ALUNNO Guido Maria Stavo quasi pensando di ringraziare il Consigliere Sbriglio che aveva cambiato il tenore dei suoi interventi tra il primo e il secondo, ma quest'ultimo appunto mi convince a soprassedere. Penso che questa mozione dica una cosa molto semplice: chiede alla nostra Amministrazione di avere una maggiore attenzione nell'utilizzo della lingua per riconoscere una differenza di genere, nel rispetto della lingua italiana. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Ricca, per cortesia, faccia intervenire il Consigliere Alunno. ALUNNO Guido Maria Ritengo che alcuni interventi abbiano dimostrato un certo livello di irriverenza, altri si siano appuntati su questioni metodologiche per cercare di fermarla; peraltro, Consigliere Tronzano, in un Consiglio convocato appositamente per discutere le mozioni, non credo sia correttissimo porre questioni metodologiche sulla possibilità di rimandarle, perché altrimenti possiamo farlo su tutte quelle che abbiamo presentato, cioè ogni Gruppo ha scelto quali erano le mozioni che intendeva portare in Aula quest'oggi. Credo che sia correttezza reciproca non farsi sgambetti, votare contro, discutere, contestare, figuriamoci, ma non farsi sgambetti. A fronte di questo atteggiamento di diversi interventi dell'Aula, ritengo che sia evidente la necessità invece di segnare il punto, di dire è rilevante. È la battaglia più seria del mondo? Non credo, ma è uno dei tasselli su cui è corretto che il Consiglio possa dire una parola, perché? Perché c'è una sensibilità all'interno di questo Consiglio che l'ha rilevata e l'ha trasformata in un atto, l'abbiamo discussa in Commissione e oggi è arrivata in Aula, con la stessa serietà e la stessa attenzione con cui trattiamo mille altri argomenti e cerchiamo di capire qual è il punto. La lingua, l'abbiamo capito tutti, è uno degli elementi decisivi che segnalano a quale punto, a quale livello è arrivata la società in cui ci troviamo rispetto a diverse tematiche. A volte è la società che va più veloce e le istituzioni sono poi tenute a segnare il punto una volta che è già raggiunto, altre volte sono le istituzioni che spingono, che cercano di spostare un po' più in alto l'asticella che segnala quel livello. Ritengo che oggi non si stia chiedendo nulla di straordinario, se non quello di dire di avere una maggiore attenzione al linguaggio di genere. Facciamolo senza buttare via tutta la modulistica che oggi è preparata con altre attenzioni e quindi probabilmente non è del tutto adeguata a questo indirizzo, quindi senza costi aggiuntivi e togliamo anche, vedo che ci stanno lavorando, gli eventuali altri aspetti problematici da un punto di vista regolamentare e normativo. È talmente semplice che, secondo me, era sufficiente dircelo e farlo. Il fatto che quest'Aula necessiti di discuterlo e faccia emergere, invece, tante discordanti posizioni, mi fa comprendere che c'è ancora da lavorare su questo tema e diventa più rilevante votare con forza a favore di questa mozione. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ricca, sull'ordine dei lavori. RICCA Fabrizio Per dimostrare la mia totale buonafede, se l'impegnativa fosse quella espressa dal Vicecapogruppo Alunno all'inizio del suo intervento, sarei disponibilissimo a votare la mozione e farei di tutto affinché la mozione prendesse più voti possibili, anche quasi un consenso unanime. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Sta intervenendo sul merito. RICCA Fabrizio No, sull'ordine dei lavori perché vi sto proponendo di fare un emendamento, affinché ci possa essere una condivisione. Le parole devono essere quelle espresse dal Consigliere Alunno. Dato che secondo me ha fatto un intervento intelligentissimo, se lui volesse produrre un emendamento con le esatte parole utilizzate all'inizio dell'intervento, sarei disposto a votarlo e farei di tutto affinché tutti potessero votarla, perché è una impegnativa davvero intelligente. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Dico la verità, quando ho visto per la prima volta questa mozione sono rimasto molto perplesso, ma non perché sia sbagliata in sé, ma perché credo che questo concentrarsi sulle parole forse tolga un po' l'attenzione dal vero problema. Per fortuna, si tratta di un problema che è molto migliorato, cioè è vero che questa battaglia sulle parole va avanti da decenni, nasce da quando sono nate queste battaglie di genere 50 anni fa, quando la situazione era veramente pesantissima per le donne italiane. Oggi non c'è ancora la parità, però, per fortuna, almeno, sarà la mia generazione, il mio ambiente sociale, non sarà vero ovunque, eccetera, credo che la parità sia, se non proprio raggiunta, già molto vicina, o molto più vicina di quanto era in origine. Allora forse l'attenzione più che sulle parole dovrebbe concentrarsi sulla sostanza dei problemi che ancora restano per arrivare alla vera parità, dopodiché se non stiamo a spendere i miliardi per questo problema, ma ci limitiamo semplicemente ad aggiornare i moduli man mano che li rifacciamo, è giusto farlo, ben venga, il linguaggio si evolve, il linguaggio cambia. È vero che alcune espressioni adesso sembrano strane, però probabilmente tante parole sembravano già strane alla loro introduzione. A quelli che poi fanno le battute sul "camionisto" o sul "presidento", vorrei ricordare che l'italiano deriva dal latino che ha una terza declinazione, da cui derivano i termini che finiscono in "e" che sono o maschili o femminili, per cui non è che per forza una parola maschile in italiano debba finire con la "o". (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusate, sto cercando di fare un intervento forse un po' più serio di quello che si è visto finora. L'ultima cosa che volevo dire è che se si mette mano a questo problema, effettivamente, una riflessione sulle persone la farei, nel senso che all'interno della categoria ci sono persone che si sentono di genere maschile o di genere femminile, pur magari diversamente dal genere biologico e così via, ci sono anche persone che non si sentono né maschili né femminili e per questo in diverse nazioni europee, già in Germania, ad esempio, all'anagrafe si può essere registrati come maschio, come femmina o come neutro, terzo genere. Per cui se dobbiamo rifare i moduli per tener conto delle differenze di genere, tutto sommato, aggiungere anche una terza casellina nei moduli dove è possibile, compatibilmente con le leggi, dove si deve indicare il genere, potrebbe essere una cosa positiva. Adesso non sono stato a fare emendamenti alla mozione, eviterei di dover rivedere, riaffrontare magari fra due anni l'argomento per cambiare i moduli una terza volta per modificarli per questo problema; suggerirei che, se si fa quest'opera di revisione, si tenga conto comunque anche delle esigenze di persone che non si riconoscono né nel genere maschile né in quello femminile. Detto questo, secondo me male non fa, anzi è positivo farlo, il mio voto sarà favorevole. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Nel frattempo è pervenuto un emendamento che elimina dall'impegnativa la frase da "a prevedere" fino a "genere", sostanzialmente si elimina il primo punto "a prevedere, sia nello Statuto che nei Regolamenti della Città, l'uso del linguaggio di genere". Il primo punto diventa: "ad adeguare tutta la modulistica amministrativa in modo da mettere in evidenza entrambi i generi consentendo l'esaurimento del materiale in essere, nonché la comunicazione sui siti"; il secondo punto diventa: "ad inserire nei piani di formazione in corso l'uso del linguaggio di genere". La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Sarò breve. Probabilmente certi momenti di questa discussione sono determinati anche dalla prevenzione che c'è da parte mia nei confronti dei Consiglieri Onofri e Centillo che non si dimostrano ragionevoli in questo tipo di percorso, ma si dimostrano sostanzialmente delle pasdaran di un'imposizione a tutti i costi di qualcosa che in italiano non esiste. Conseguentemente, credo che probabilmente, come ho detto all'inizio, ci sia prevenzione. Allora, vorrei poi ascoltare il Consigliere Scanderebech per capire anche da lei, visto che ha firmato la mozione, la motivazione per la quale l'ha fatto, perché probabilmente questo mio comportamento è dovuto proprio alle prime due firmatarie che si sono contraddistinte in questi anni per posizioni, devo dire, esagerate e molte volte contro il buonsenso. La parità è nei fatti in Italia, a Torino sicuramente. Proprio l'altra settimana, ho premiato tre donne che ce l'hanno fatta nella propria attività (dall'industria, alla pittura, alla scrittura); si tratta di donne che ce l'hanno fatta anche in tempi di pari opportunità più o meno fumose e, quindi, nate negli anni Quaranta o Cinquanta, ma che ce l'hanno fatta lo stesso, nonostante gli atteggiamenti che c'erano negli anni passati. Piano piano, la nostra società si è evoluta e, secondo il mio giudizio molto modesto e naturalmente non all'altezza delle Consigliere Onofri e Centillo, la parità è nei fatti e, quindi, non vedo la necessità di questo tipo di interventi, perlomeno a Torino. Consigliera Cervetti, credo che a Torino, sia dal punto di vista del diritto al lavoro che di altre situazioni, perlomeno per la realtà di tutti i giorni che posso vivere io, la parità sia nei fatti. Detto questo, vorrei concentrarmi sull'aspetto dei costi, perché il mio intervento non è strumentale, soltanto per bloccare questa proposta di mozione; a me non interessa, perché questo atto andrà avanti in ogni caso, però, anche solo dal punto di vista esemplificativo, i timbri di questo Comune hanno dei costi e, se succede qualcosa, che cosa facciamo? Li cambiamo o no? Le ore lavorative delle persone comunque costano all'Amministrazione. Quindi, secondo me, il tema dei costi non è strumentale, ma reale, e bisogna tenerlo in considerazione, soprattutto in questo momento nel quale le risorse nelle casse comunali languono. Dopodiché, vorrei rispondere alla Consigliera Centillo dicendo che lo Statuto della Città Metropolitana è stato approvato all'unanimità e, conseguentemente, all'interno raccoglie sensibilità diverse. Pertanto è normale ed è naturale che nella Città Metropolitana, dove lo Statuto è stato elaborato, condiviso e ci sono state delle azioni precise da parte di tutti i Consiglieri, da una parte o dall'altra si sia cercato di compensare e di coordinare un testo, che, in ogni caso, è stato difficile da coordinare di per sé, proprio perché le sensibilità sono diverse. Questo non significa che laggiù ero d'accordo e qui sono contrario, perché anche là ero in disaccordo, però, all'interno di un percorso che è condiviso, bisogna giustamente tirare da una parte e dall'altra e cercare di compensare le varie situazioni. Come diceva giustamente il Consigliere Ricca, per quanto mi riguarda, se si rispetta la lingua italiana, sono assolutamente d'accordo, ma trovo oggettivamente difficile credere che termini come "Assessora" possano trovare la loro dignità all'interno della lingua italiana. Dopodiché, quando citiamo i piani di formazione, vorrei capire se hanno dei costi o meno. Io continuo a sostenere che una proposta di mozione di questo genere comporti impegni di spesa, almeno secondo me è così. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Il Consigliere Tronzano sta per finire il suo intervento, perché è arrivato al termine ed è scaduto il tempo; ha ancora 30 secondi. Prego, Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea A me interessa interloquire con la Presidenza. Quindi, il tema di questi corsi di formazione si può discutere con il Direttore Generale, anche per capire che tipo di dimensioni possono avere i costi? È evidente che questa proposta di mozione comporti degli impegni di spesa. Di conseguenza, sottolineo ancora una volta che la mia non era una considerazione strumentale o ostruzionistica, ma basata su fatti che questa proposta di mozione, purtroppo o per fortuna, comporterà. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Berthier. BERTHIER Ferdinando Fortunatamente, abbiamo convocato un Consiglio Comunale speciale per questa proposta di mozione, perché penso che proseguiremo per altre due ore a parlarci addosso. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Prego? CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Consigliere Viale, perché lei deve sempre intervenire? Prego, Consigliere Berthier. BERTHIER Ferdinando È la perfetta rappresentanza della maggioranza. Sei perfetto come rappresentante della maggioranza, perché solo voi avete il diritto di parlare. |