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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 13 Aprile 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 33

Comunicazioni del Sindaco su: "Approvazione DEF".
Interventi

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
È stata presentata una richiesta di comunicazioni del Sindaco da parte dei Consiglieri
Appendino e Bertola in merito a quale sia la situazione attuale e quali siano gli
accordi e le possibili conseguenze su Torino relative al DEF.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Rispondo volentieri, sapendo che la discussione sul DEF è appena iniziata; è stato
depositato e, adesso, sarà oggetto di discussione in Parlamento. Soprattutto, occorre
avere presente che il DEF è un documento di indirizzi, ma il vero documento che
assumerà le decisioni relative e che diventerà cogente sarà la Legge di Stabilità, che
si esaminerà nel mese di settembre.
Il DEF, come avete visto, è stato presentato nei giorni scorsi ed è ispirato da una
logica di natura espansiva, cioè il tentativo, attraverso una serie di misure indicate nel
DEF e delle quali i giornali hanno dato ampia informazione, finalizzato a ridurre il
prelievo fiscale, con l'obiettivo quindi di liberare, per questa via, risorse (per le
famiglie da dedicare ai consumi e per le imprese per accrescere la disponibilità per
politiche di investimenti) e, al tempo stesso, stimolare la ripresa attraverso misure di
sostegno agli investimenti, sia pubblici che privati, con uno sforzo teso a far uscire il
Paese da una troppo lunga stagnazione per collocarlo su binari di crescita.
In questo contesto, noi - quando dico "noi" intendo l'ANCI - abbiamo posto
l'esigenza di conoscere gli orientamenti del Governo e, in particolare, gli
ordinamenti indicati nel DEF relativamente alle politiche degli Enti Locali ed alla
condizione della finanza locale, atteso che, tra il 2010 e il 2015, è stato chiesto agli
Enti Locali uno sforzo di contribuzione al risanamento pubblico piuttosto rilevante,
ammontante a circa 17 miliardi e mezzo di Euro (la metà come contributo al Patto di
Stabilità e l'altra metà come riduzione di risorse).
La nostra richiesta al Governo era tanto più pressante perché, nei giorni precedenti
alla pubblicazione del DEF, i giornali, dando indiscrezioni che non spetta a me
valutare nella loro fondatezza, davano conto di possibili ulteriori tagli e riduzioni di
risorse per il sistema degli Enti Locali. Naturalmente, questo ha sollevato
inquietudine e preoccupazione nei Sindaci e negli amministratori locali, atteso che il
DEF e la Legge di Stabilità dell'anno scorso avevano definito le dinamiche di
finanza locale dei prossimi anni (2015, 2016 e 2017) e che il mutamento di questa
dinamica con ulteriori tagli avrebbe comportato una situazione di difficile
sostenibilità per i Comuni.
L'incontro che si è svolto giovedì mattina ha avuto l'esito di stabilire dei punti fermi,
che sono stati ampiamente propalati dall'informazione, ma che vorrei riassumere in
questa sede. La prima questione è relativa ai tagli. Il Presidente del Consiglio ha
dichiarato formalmente - l'ha ripetuto più volte nel corso dell'incontro, poi ho visto
che ha avuto modo di dirlo in qualche dichiarazione successiva - che per ciò che
riguarda la programmazione finanziaria da parte del Governo vale la
programmazione contenuta nel DEF approvato lo scorso anno e nella relativa Legge
di Stabilità e che non è intenzione del Governo variare questa dinamica e queste
prospettive con ulteriori tagli agli Enti Locali. Abbiamo preso atto di questa
dichiarazione fatta dal Presidente del Consiglio in una sede ufficiale, nel corso di un
incontro formale, ed alla presenza di molte persone, per cui non possiamo che
considerare che sarà così.
Il secondo argomento che è stato discusso in quella sede riguarda una serie di
questioni relative all'esercizio 2015 dei Bilanci; noi, in particolare, abbiamo posto
l'esigenza che venga reistituito il fondo compensativo di 625 milioni di Euro che era
stato istituito nel 2014 per evitare che 1.800 Comuni, nel passaggio dalle vecchie
aliquote IMU alle nuove aliquote TASI, subissero una perdita di gettito. Questa
richiesta è stata considerata fondata e mercoledì mattina vi sarà un incontro in sede
tecnica per entrare nel merito e vedere come reistituire il fondo.
Inoltre, vi è la questione relativa ai mutui erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti ai
Comuni; abbiamo posto due questioni; intanto, che l'accordo sulla rinegoziazione,
che era stato fatto in sede di discussione della Legge di Stabilità, decollasse, perché,
fino a questo momento, per via di una serie di ritardi di natura burocratica, nessun
Comune ha ancora avuto la possibilità di rinegoziare i mutui su cui il Governo aveva
dato la disponibilità. Al tempo stesso, abbiamo posto una questione più generale,
cioè la ridefinizione dei tassi di interesse a cui i mutui vengono erogati dalla CDP,
considerato che i tassi praticati oggi dalla CDP sono più alti del tasso medio di un
istituto bancario sulla base delle logiche di mercato.
Su tali questioni il Governo ha ritenuto che le nostre richieste fossero fondate. Erano
presenti all'incontro il Ragioniere Generale dello Stato, il Capo di Gabinetto di
Padoan (non il Ministro, perché era all'estero) ed il Sottosegretario all'Economia,
Baretta, e, in quella sede, è stata data disposizione dal Presidente del Consiglio di
procedere ad avviare finalmente la rinegoziazione e ad aprire la discussione con
l'ANCI sulla ridefinizione dei tassi di interesse applicati dalla Cassa Depositi e
Prestiti.
Abbiamo ancora posto la questione dei Comuni montani e dei Comuni che hanno
terreni agricoli e, in particolare, la nuova fiscalità che è stata determinata con Decreto
del 2014, modificato da un Decreto correttivo adottato l'ultimo giorno del 2014;
secondo noi, non è soddisfacente per affrontare questa materia. In particolare, qual è
il nodo? Come sapete, tutta la politica di Bilancio, e quindi anche nelle sue partite
fiscali, è fondata sull'accertamento. La predisposizione, da parte di Legge, che
obbliga i Comuni ad erogare allo Stato le quote di IMU percepite sulla base
dell'accertamento e non sulla base del riscosso determina un delta, che è oneroso per
tutti, ma per i piccoli Comuni anche un minimo scostamento può essere esiziale, data
la dimensione minima dei bilanci. Con il Decreto correttivo avevamo già ottenuto
che si introducesse, a valle del prelievo fiscale, una verifica sul delta tra il riscosso e
l'accertato per ciò che riguarda la fiscalità agricola e montana, ed abbiamo chiesto
che non ci sia solo la verifica, ma che alla verifica poi subentri un provvedimento di
compensazione in ragione tale che non ci sia semplicemente la presa d'atto di uno
scostamento, perché quello scostamento per i piccoli Comuni può essere
pregiudiziale della stessa possibilità di governare le proprie finanze.
Infine, le ultime due questioni. Abbiamo posto il problema di dare corso ad alcune
intese che avevamo già sottoscritto con il Governo, ma che non hanno avuto gli
strumenti normativi di attuazione: l'intesa sul superamento di tutte le norme
ordinamentali ed i vincoli ordinamentali che, nel corso del tempo, sono stati imposti
ai Comuni, l'intesa fatta in Conferenza Unificata sulla rimodulazione in basso delle
sanzioni per gli enti successori alle Province, per le Province in cui si sia sfondato il
Patto di Stabilità ed il riparto del fondo di solidarietà sulla base di criteri che erano
stati convenuti nella Conferenza Stato-città; su queste cose abbiamo chiesto che ci
sia lo strumento normativo, chiedendo che su questi e su tutti gli altri aspetti si vada,
come avevamo proposto nelle settimane scorse, ad un Decreto Enti Locali che regoli
l'intera materia.
Sul tema del Decreto Enti Locali l'ipotesi che è stata ventilata (e per noi dell'ANCI
andrebbe bene) è che, se - come è possibile - nell'arco di questa settimana o la
prossima si procede all'accordo tra Governo e Regioni sulla spesa sanitaria, si vada
ad un unico Decreto che regoli questo accordo che disciplina le altre questioni che
investono gli Enti Locali.
Infine, vi era la questione, che era la più complicata e che, per ora, è rimasta aperta
(vedremo se nell'incontro di mercoledì mattina riusciremo a trovare una soluzione),
del ritardo del taglio di un miliardo per le Città Metropolitane. Nell'accordo
intervenuto tra Governo ed ANCI si era determinata un'intesa che ripartiva questo
miliardo in 260 milioni di Euro circa a carico delle 10 Città Metropolitane ed i
restanti 740 milioni di Euro a carico delle 100 nuove Province di secondo grado,
eredi delle Province precedenti; fin qui l'accordo c'è. Il problema è subentrato perché
il taglio dei 260 milioni di Euro, sulla base di una serie di parametri, ha fatto
registrare un'onerosità particolarmente alta per le Città Metropolitane di Firenze, di
Roma e di Napoli. Per dare la dimensione, il 75% dei 260 milioni di taglio sono su
quelle tre Città e, quindi, il problema è di rendere sostenibile questo taglio.
Stiamo lavorando su più ipotesi: rimodulare all'interno del saldo dei 260 milioni di
Euro il riparto, ma questo significa aggravare il taglio per gli altri e ridurlo sulle tre
Città - fatto non semplicissimo, ovviamente -, o, come abbiamo chiesto, dare corso
all'articolo n. 24 del Decreto Legislativo n. 68/2011 sul Federalismo Fiscale che
prevedeva alcune poste di Bilancio a favore delle Città Metropolitane e,
specificatamente, i diritti portuali ed aeroportuali. Per fare un esempio, una misura di
questo genere risolverebbe i problemi della Città Metropolitana di Roma; infatti, il
flusso di traffico di un aeroporto come Fiumicino, con un diritto aeroportuale di due
Euro a passeggero - cioè minimo - moltiplicato per il numero dei passeggeri,
determinerebbe il cash flow necessario alla Città Metropolitana di Roma per
risolvere i suoi problemi. Vi sono comunque altre misure compensative che stiamo
discutendo con il Ministero dell'Economia. Questo problema è aperto, dobbiamo
trovare una soluzione e stiamo cercando di risolvere la questione.
Questo è il quadro; va da sé che, rispetto agli impegni che il Governo ha assunto, ci
attendiamo che poi siano coerentemente tradotti negli strumenti normativi necessari
e, quindi, adesso quello che ci attendiamo è questo.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Ringrazio il Sindaco per le informazioni che ci ha dato. Le avevo lette, in gran parte,
sui giornali, però credo che sia giusto che un tema così importante venga trattato
anche in Sala Rossa, perché, oggi abbiamo parlato di tante cose, ma questa può
cambiare la gestione per quest'anno ed i prossimi anni del Comune di Torino. Devo
dire che ho ascoltato tutto, ma, forse ero distratto dalle porte che si aprivano e si
chiudevano, non ho capito, alla fine, la cifra, cioè quanti sono i milioni di Euro in
meno su cui, come Comune di Torino, probabilmente potremo contare nel 2015
rispetto al 2014, che è già stato un anno di tagli rispetto al 2013, che già aveva subito
dei tagli rispetto al 2012 e così via. Sempre sugli organi di stampa (mettendo insieme
i tagli dei trasferimenti, altre voci ed ammortamenti) sono girate cifre dell'ordine di
150.000.000 Euro, ma non so se fossero sparate giornalistiche o cifre realistiche;
sicuramente, su un Bilancio, che comunque è di circa 1,2 miliardi di Euro,
rappresenta un taglio molto pesante e, a questo punto, potrebbe veramente mettere a
rischio gran parte dei servizi, i quali, in parte, sono già stati pesantemente ridotti.
Solo la settimana scorsa, effettuando un sopralluogo in un centro diurno per disabili,
la prima lamentela delle famiglie dei disabili è stata che, da quando sono stati tagliati
i buoni taxi, spendono molti soldi al mese per i trasporti e, comunque, non si possono
più permettere tutti i trasporti, per cui i ragazzi rimangono chiusi in casa;
chiaramente, ho paura di quello che potrebbe succedere con ulteriori tagli.
Il Sindaco ha ragione quando accenna al fatto che, negli ultimi 6 o 7 anni, sugli Enti
Locali è stato riversato il 50% dei tagli della spesa pubblica, a fronte del fatto che gli
Enti Locali contano circa per un quarto della spesa pubblica totale dello Stato italiano
e, quindi, hanno già pagato molto più degli Enti centrali. Di conseguenza, forse
andrebbe fatta una riflessione anche con il Governo su questo punto, però
sicuramente c'è da capire che cosa possiamo fare anche noi di fronte a tagli di queste
dimensioni, che potrebbero essere drammatici, oltre che battere cassa.
Allo stato in cui siamo, è difficile entrare più nel dettaglio di così, perché siamo
comunque ad un livello generico di cifre che ballano e poi, una volta saputa la realtà
dei dati, si dovrà entrare nel merito e cercare di capire - credo che, probabilmente,
ogni forza politica farà delle proposte - come gestire una situazione del genere. È
certo che si pone sempre più pesantemente l'esigenza di capire come possiamo
ridurre non il debito in assoluto, con la politica che è stata fatta negli ultimi anni, ma
l'esborso che ogni anno facciamo per pagare i debiti e gli interessi. È chiaro che dirlo
adesso è facile, perché, con il senno di poi, se la Città di Torino non si fosse
indebitata così pesantemente nei 10 anni di gestione precedente (passando da 1 a 5 o
6 miliardi di Euro di debito), adesso non avremmo il problema di dover dedicare un
quarto delle nostre uscite a pagare i debiti alle banche, invece di spenderle per servizi
o altro. Quindi, dato che la situazione ormai è quella, forse sarà il caso di cominciare
a capire veramente come si può rinegoziare questo debito, perché credo che la Città
di Torino abbia delle difficoltà, a fronte del taglio dei trasferimenti, a continuare a
destinare tutta questa parte delle risorse soltanto per pagare le banche e in più non è
assolutamente ipotizzabile un ulteriore aumento delle tasse, come purtroppo è stato
ventilato. Fa specie che, alla fine, rimpallandosi i tagli tra Governo centrale ed Enti
Locali, la soluzione sia sempre quella di aumentare le tasse ai cittadini.
A questo proposito, vorrei anche dire, visto che ha menzionato la Città
Metropolitana, che ho letto - anche in questo caso non so con quanta precisione -
dell'idea di introdurre una nuova tassa sui viaggi aerei, cioè sui biglietti aeroportuali,
per finanziare le Città Metropolitane; vorrei far notare che, se è vero che parliamo di
2 Euro di tassa (che può non sembrare tanto), su un mercato dove i biglietti costano
30 o 40 Euro, 2 Euro di tassa rappresentano il 5%, quindi il rischio è che diventi una
penalizzazione per gli aeroporti che si trovano all'interno delle Città Metropolitane.
Visto che non tutti gli aeroporti a cui Caselle fa concorrenza sono all'interno di Città
Metropolitane (Malpensa o anche Cuneo non lo sono), il rischio è di penalizzare
ulteriormente il nostro aeroporto, che è già in difficoltà, con l'introduzione di
un'altra tassa, che poi ne ammazza ulteriormente la competitività. Pur capendo
l'esigenza di mantenere in piedi la Città Metropolitana (anche se, forse, si potrebbe
fare un'ennesima riflessione sull'effettiva utilità di questo Ente), vi chiedo, per
favore, di non andare a prendere i soldi lì.
Per il resto, magari aspettiamo che l'Assessore Passoni porti in Commissione dati più
precisi, ma speriamo di avere il prima possibile una cifra precisa dei tagli sul nostro
Bilancio per il prossimo anno.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
Ringrazio anche io il Sindaco per queste comunicazioni. Credo che, per una volta, le
barricate che tutti i Sindaci d'Italia hanno in qualche modo alzato nei confronti del
Governo ci abbiano portato, per voce del Sindaco Fassino (che è anche Presidente
dell'ANCI), alcune rassicurazioni importanti: in particolare, la ridefinizione dei
mutui con Cassa Depositi e Prestiti e sul tasso di interesse, che, a mio modo di
vedere, è il tentativo da parte del Governo di trovare una soluzione sul fondo
compensativo immutato di 625.000.000 di Euro, che, in qualche modo, spetta ai
Comuni d'Italia.
Ci tengo però a fare questa riflessione: secondo me, occorre impegnare
maggiormente il Governo, in vista di quella che è la Legge di Stabilità e lo "sblocca
crediti", a dar corso a quelli che sono gli investimenti che la stessa Legge di Stabilità
dovrebbe prevedere, riferendomi in maniera particolare alle grandi città (per
esempio, alle Metropolitane e non solo).
Concludo il mio intervento (che voleva essere semplicemente un ringraziamento per
il lavoro fatto dal Sindaco in qualità di Presidente dell'ANCI), ma sottolineo che
credo che ci sia la necessità, per esempio, di affrontare per la prima volta un nuovo
Bilancio con i nuovi criteri di armonizzazione finanziaria (mi riferisco ai residui
attivi).
Il mio invito, dai banchi dell'opposizione, a questa Amministrazione è di procedere
sempre con il rigore che in questi anni è stato raggiunto in buona parte, ma che
invitiamo ancora a perseguire come via maestra per arrivare, come ogni volta
facciamo, alla chiusura dei Bilanci stessi.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Per quanto riguarda la questione Torino, aspettiamo che l'Assessore Passoni venga
ad illustrarci i dati in Commissione, in modo che si possa essere più precisi; vorrei,
però, approfittare di questa occasione per dire al Sindaco, in qualità di Presidente
dell'ANCI e quindi in grado di interloquire con il Governo, alcune delle nostre
preoccupazioni.
Continuo a ribadire che è necessario prestare attenzione alla Cassa Depositi e Prestiti.
Il fatto di abbassare i tassi della Cassa Depositi e Prestiti sui mutui erogati dalla
stessa è un rischio che si abbina - lo dico ancora una volta - al fatto che, in questo
momento, stiamo usando il tesoretto della Cassa Depositi e Prestiti, che è molto
elevato e che dipende in gran parte dai piccoli risparmiatori, per fare operazioni
finanziarie o immobiliari. Nella sostanza, signor Sindaco, stiamo usando il tesoretto
della Cassa Depositi e Prestiti per acquisire immobili, per fare mutui e quindi,
probabilmente, per traslare - è la mia preoccupazione, naturalmente - questo tipo di
tesoretto che abbiamo in Cassa Depositi e Prestiti sulle spalle di chi verrà più avanti;
queste spalle sono, purtroppo, quelle dei piccoli risparmiatori. È questa la mia grande
preoccupazione, anche se la mia voce è piccola rispetto al contesto nazionale.
Il fatto di abbassare gli interessi dei mutui erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti mi
preoccupa ancora di più. Lo segnalo perché è qualcosa che dico da tempo e,
probabilmente, non è solo la mia preoccupazione, per cui voglio comunque
ricordarlo.
Un altro aspetto che voglio sottolineare riguarda il fatto simpatico che lei ha detto
che c'erano numerose persone presenti alla riunione con il Presidente del Consiglio e
probabilmente è perché, indirettamente, si aspettano tutti che lui dica la verità e
speriamo che sia così, perché, altrimenti, saremmo in braghe di tela. Ricordiamo al
Presidente del Consiglio che, se vuole chiudere i Comuni - lo dico al Presidente della
I Commissione, Consigliere Altamura - o le Città Metropolitane, ci sta riuscendo. Se
questo è il suo intento, ce lo dica con franchezza, così almeno ci prepariamo, perché
il fatto di proseguire nella direzione che ha intrapreso il Presidente del Consiglio
credo che presuma oggettivamente un accentramento di poteri, che è completamente
l'opposto di tutto un impianto a cui, per 20 anni, abbiamo lavorato, cioè il
decentramento (dalla Bassanini in poi, fino alla devolution ed al federalismo fiscale,
che avevamo abbozzato nel 2011). Quindi, è bene che il Presidente del Consiglio ci
dica esattamente dove vuole andare, perché le Città Metropolitane ed i Comuni
italiani così non vanno da nessuna parte, soprattutto la Città Metropolitana di Torino,
di cui ho l'onore di far parte.
Ricordiamo a Matteo Renzi, Presidente del Consiglio, che l'articolo n. 118 della
Costituzione prevede che le funzioni siano tutte trasferite ai Comuni o alle Città
Metropolitane, quindi questo articolo o è cambiato o, comunque, bisogna tenerne
conto. Forse, all'interno del ragionamento è utile ricordarglielo.
Faccio ancora presente una questione - mi rivolgo al Sindaco -, che riguarda un
aspetto importante relativo alle nostre pensioni, alle pensioni dei cittadini. Ricordo
sempre che le pensioni sono legate al PIL di questo Stato. Se il PIL decresce, le
nostre pensioni saranno più povere; se il PIL sale, le nostre pensioni saranno più
ricche. Se questo dato non viene tenuto in considerazione, Sindaco, credo che tra
qualche anno, o anche soltanto tra un decennio, ci ritroveremo tutti ad avere pensioni
ridicole, visto come sta andando il Prodotto Interno Lordo in questi anni. Quindi,
credo sia il caso che il Presidente del Consiglio non si balocchi troppo tra uno 0,7 e
uno 0,4, il quantitative easing e tutto queste cose, ma cerchi di dire realmente la
verità a quei poveri pensionati, tra i quali ci saremo anche noi, che avremo una
pensione da fame, e che ponga dei correttivi perlomeno sulla questione del PIL,
perché - ricordo - al PIL è legata anche la nostra pensione del futuro.
Dico ancora due cose rapidissime. Mi ha stupito il suo intervento a Porta a Porta,
perché non ho capito per quale motivo lei abbia difeso con grande forza l'idea che la
tassazione sugli immobili non fosse aumentata in questi anni. Non riesco a capire il
perché di questo ragionamento, se vuole poi ce lo spiega. Innanzitutto, Vespa ha
presentato le slide e l'impressione di coloro che sono nel settore e anche dei cittadini
che comprano le case è quella che l'IMU sulla seconda casa ci stia costringendo a
vendere le seconde case, che sono un patrimonio dei nostri nonni e dei nostri
genitori. Allora, volevo capire perché lei abbia difeso questo tipo di idea. Anche tra
amici abbiamo discusso di questo, rispetto al fatto che il Sindaco di Torino
difendesse questo aspetto, mentre invece Vespa dicesse il contrario e io stesso dicevo
che, secondo me, da 9 miliardi che era con Berlusconi ai 40 di oggi, secondo i miei
dati, la tassazione sugli immobili è molto aumentata.
L'ultima cosa, questa la dico per Torino, è che, secondo i dati che noi abbiamo, ma
anche secondo le dichiarazioni di esponenti della maggioranza, il Settore della
cultura continua a non pagare le difficoltà di Bilancio della Città di Torino. Allora, in
questo senso, aspetteremo l'Assessore Passoni in Commissione per capire se questo
sia il trend. Vuol dire che, all'interno di questi tagli che succedono sulla Città di
Torino, la Cultura o paga pochissimo o non paga e va più a carico... (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Scusate, allora dico la fonte... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO).

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Consigliere Tronzano, si rivolga alla Presidenza.

TRONZANO Andrea
Dico la fonte: l'ha detto l'Assessore Passoni in I Commissione. Perdonatemi, non
volevo fare il nome, ma mi costringete; l'Assessore Passoni ha detto che la Cultura
continua a non pagare e continuano a pagare, invece, il Settore assistenza e altri
settori. Questo è quello che dice lui in I Commissione. Chiedo scusa, non volevo fare
il cognome in Aula, ma, siccome non è una spifferata - io non leggo "Lo Spiffero" -,
volevo far presente questo aspetto.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Invito i Colleghi, gentilmente, a non fare il coro durante mentre interviene un
Collega.
La parola al Consigliere Altamura.

ALTAMURA Alessandro
Eviterò, Consigliere Tronzano, di commentare "Lo Spiffero". Concordo sul fatto che
la discussione nella Commissione abbia riguardato alcuni punti della presentazione
del Bilancio, che però, come lei ha detto, l'Assessore Passoni si riserva di illustrare
compiutamente nelle Commissioni già da mercoledì, visto che il percorso che
abbiamo condiviso sarà l'approvazione del nostro Consuntivo 2014 e l'inizio della
discussione sul Bilancio Previsionale del 2015.
Lei ha già citato anche alcune cifre; ricordo anche io, a nome del gruppo del Partito
Democratico, come le preoccupazioni paventate dall'Assessore Passoni rispetto ai
150 milioni del possibile disallineamento sul Previsionale 2015 abbiano
effettivamente creato molta preoccupazione.
Dalle parole che abbiamo ascoltato dal Sindaco e, soprattutto, dagli interventi che
sono stati fatti, in particolare non solo per le barricate alzate in difesa di tutti i
Comuni, se è vero che sugli aspetti legati a IMU/TASI e sui limiti, quindi sui
massimali, 6‰ piuttosto che il 3‰, c'è stata una divergenza e si è a lungo disquisito
nella discussione che è stata fatta proprio da Vespa a Porta a Porta, sugli aspetti
legati alla discussione più generale, il Sindaco ha tenuto una posizione estremamente
chiara e condivisa da tutti i suoi Colleghi in collegamento, tra l'altro - ricordo -
Colleghi di centrodestra. Quindi, solo sulla tassazione degli immobili c'è stata una
divergenza rispetto a questo punto, visto che ho ascoltato con molta attenzione quella
discussione che riguardava proprio il Bilancio.
È altrettanto vero che, invece, la trattativa messa in piedi con il Governo fa sperare
che le proposte avanzate dal Sindaco, in quanto Presidente Nazionale dell'ANCI, a
favore dei Comuni, che - ricordiamolo - impattano sulla spesa pubblica e sul debito
pubblico per il 5%, per il 7%, è evidentemente un percorso che è iniziato adesso.
Il mantenimento di quel limite, unito ai 625 milioni, unito alla ridiscussione
ovviamente dei vincoli legati non solamente al tasso di interesse della Cassa Depositi
e Prestiti, ma direi anche a forti lacciuoli che ancora - questo è ovviamente un invito
al Sindaco - bloccano quel minimo sviluppo che può essere possibile legato alla
rigidità del Patto di Stabilità, che è uno dei punti su cui i Comuni effettivamente oggi
stanno pagando il prezzo maggiore.
L'impegno che ha preso il Sindaco in Aula mi sembra sia stato chiaro. Forse, la
caduta di stile in tutta questa vicenda è stata quella del Presidente del Consiglio
rispetto alla battuta sulla Provincia di Torino che aveva sforato il Patto di Stabilità,
probabilmente dovrebbe informarsi bene dal suo Collega Delrio rispetto anche a
tante altre ex Province e attuali Città Metropolitane.
Rispetto al tema Napoli, Firenze e Roma, in particolare Napoli e Roma, e direi anche
Milano, negli anni hanno avuto trattamenti particolarmente di favore da tutti i
Governi. Lei me ne è testimone, questa è una discussione che abbiamo più volte
fatto, mentre la Città di Torino da questo punto di vista non ha mai potuto usufruire
di leggi speciali. Quindi, auguriamoci che l'impegno che il Presidente del Consiglio
deve mantenere con il Sindaco Fassino, Presidente dell'ANCI, ci porti in quella
direzione.
La discussione sarà ancora lunga, quindi probabilmente potremmo anche avere
qualche sorpresa, anche se io mi auguro di no.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Ringrazio il Sindaco Fassino per averci aggiornato sulla situazione della discussione
fra i Comuni da lui rappresentati e il Governo nazionale. Devo dire che registro il
tono del suo intervento, che è un tono sostanzialmente più positivo, che alleggerisce
probabilmente le sue dichiarazioni della scorsa settimana, che avevano poi portato al
confronto con il Governo e non posso ovviamente che ringraziarlo di aver provato
almeno a prendere le parti dei Comuni italiani, per la rappresentanza che ha in capo
alla Presidenza dell'ANCI.
Devo dire, però, dall'altra parte che non mi è chiaro come invece siano superate le
preoccupazioni relative agli obblighi che precedentemente il Documento di
Programmazione Economica e Finanziaria poneva in capo alla Città di Torino. Per
capirci, quelli che venivano richiamati poco fa anche dal Consigliere Altamura, i
famosi 150 milioni circa di tagli che ci sarebbero in capo a un Bilancio che cuba
circa 1 miliardo e 300 milioni e che, se abbiamo capito bene dagli spifferi aperti
dell'incontro che c'è stato tra l'Assessore Passoni e il Gruppo consiliare del Partito
Democratico, sarebbero sì riducibili a 130 milioni, ma comunque si tratterebbe
sempre di 130 milioni e cioè il 10% del Bilancio oggi disponibile.
Riteniamo, quindi, che sia una cifra cospicua, per certi versi molto preoccupante e,
siccome stiamo parlando di soldi che stiamo già spendendo, perché siamo nel 2015,
riterremmo opportuno accelerare, Consigliere Altamura, quanto più possibile un
confronto formale all'interno delle sedi proprie del Consiglio Comunale per capire
che cosa ne sarà del Bilancio della Città di Torino e per evitare la situazione dello
scorso anno: la spiacevole contingenza di finire a panino fra un Bilancio che è troppo
presto per discuterlo, ma non è troppo presto per approvarlo, il cosiddetto Bilancio
tecnico di settembre-ottobre, e invece l'aggiustamento che facemmo a novembre che
era troppo tardi per discuterlo, ma non era troppo tardi per approvarlo, cioè quello
che subimmo a novembre del 2014. Invece, io riterrei che sia urgente trasformare le
cose che ha detto oggi il Sindaco in una discussione consiliare che ci permetta di
capire come l'Esecutivo spenda i soldi a tutt'oggi, se risponda al vero o se sia invece
soltanto un'illazione giornalistica il fatto che si sia preferito Torino Capitale Europea
dello Sport rispetto all'infanzia e alle politiche sociali, cosa che mi stupirebbe perché
non appartiene alla cultura del centrosinistra e della gestione della nostra Città, o se,
come appunto dice "Lo Spiffero" oggi... Ma non lo voglio citare, perché sarebbe un
errore. Invece, credo che sia non solo diritto ma dovere di questo Consiglio
Comunale capire come sta andando e dove sta andando la gestione del nostro Ente.
Per certi versi - con questo concludo - condivido la preoccupazione sulla gestione
della Cassa Depositi e Prestiti in senso generale che sta avvenendo nel Paese e anche
su questo mi piacerebbe una volta avere la possibilità di avere un confronto con il
Sindaco Fassino anche per il suo ruolo di Consigliere di Amministrazione della
Cassa Depositi e Prestiti. Credo che, da un lato, la Cassa sia una straordinaria
opportunità di finanza pubblica, ancorché giustamente remunerata, trattandosi di
correntismo postale, di avere una leva per lo sviluppo; dall'altra parte, mi chiedo se
le ultime operazioni, in particolare quelle immobiliari, faccio per esempio
riferimento a quella che ha investito la Città di Torino e che ha riguardato la
dismissione del Demanio militare, rappresentino efficacemente ed effettivamente la
possibilità migliore per rispondere, da un punto di vista pubblico, alla grave crisi
sociale che colpisce le nostre società e anche la Città di Torino e, dal punto di vista
della Cassa Depositi e Prestiti, per valorizzare quello che è, sì, un patrimonio
pubblico, ma che rimane un correntismo privato fatto da parte dei milioni di italiani
che hanno deciso di investire i loro soldi nelle Poste e telegrafonici.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Sicuramente è un dibattito interessante, però condivido molte note di ansia emerse in
interventi non solo dei Colleghi dell'opposizione, ma anche della maggioranza
rispetto poi alla correttezza definitiva di quelli che sono i messaggi che arrivano dal
Governo. Cioè, riassumendo, non vorrei che poi un domani ci trovassimo a
commentare su Twitter un hashtag "FassinoStaiSereno". Ancora troppe volte, anche
successivamente a queste ipotetiche rassicurazioni (che, poi, confrontate con un
taglio di 130-150 milioni di Euro, tanto rassicuranti non sarebbero), il leitmotiv di
questo Governo - se non sbaglio, nelle ultime ore, di sicuro negli ultimi giorni - è
sempre stato quello, da toni veramente da campagna elettorale, di indicare come
unica fonte di sperpero pubblico le Amministrazioni locali, senza aver mai neanche
osato mettere in discussione vagamente le guarentigie intoccabili dei Ministeri e
delle Amministrazioni centrali.
Mi chiedo: chi, se non le Amministrazioni locali (che stanno subendo delle mazzate
paurose prive di precedenti e che poi sono quelle a diretto contatto con la
cittadinanza, che giustamente protesta per i tagli dei servizi anche essenziali e
collegati a dei diritti fondamentali sanciti anche costituzionalmente), dovrebbe
puntare il dito contro quei principati, che sono le Amministrazioni centrali e mettere
in discussione una volta per tutte i loro sprechi di funzionamento? Esistono dei
regimi di strutturalità del Governo centrale, in tutte le sue varie articolazioni, che
gridano vendetta al cielo e a questa Aula, così come a quelle tante sale comunali
dove magari con qualità più alta, oggi magari di meno, ci sono ancora degli
amministratori che tentano di dare delle risposte concrete ai propri concittadini.
Questo, Sindaco, è un punto strettamente politico, che - se lei avrà mai il coraggio di
portare avanti fino alla fine - avrà, nella massima onestà intellettuale che ci ha
sempre contraddistinto in questi frangenti, il massimo sostegno anche delle forze di
opposizione, se c'è condivisione e se c'è un ritorno positivo per la Città. Quando io,
poi, leggo i vari articoli che affermano l'esistenza di un tesoretto ancora da
quantificare, su cui adesso tutti giocano a lanciare l'asticella più in alto sul possibile
riutilizzo, e quando vedo che il Governo già annuncia la volontà di utilizzare questo
tesoretto raccolto con estremi sacrifici e tagli anche di servizi, ma anche con
bastonate fiscali prive di precedenti (l'IMU agricola magari interessa poco Torino,
però è davvero l'ennesima vergogna), la vera domanda è: possibile che, se il
Governo dice di voler destinare questo tesoretto alle pensioni minime, o al sostegno
alla povertà, si passi a un messaggio in cui si tagliano i servizi delle Amministrazioni
decentrate, che sono dei diritti, e li si restituisce come cortesia del Governo centrale?
Cortesia che poi diventa clientelarismo ed elemosina e si passa da un diritto
costituzionale, quindi, ad una carità di Stato. A questo, numeri alla mano, il Sindaco
Fassino, come Presidente dell'ANCI, deve dire no, perché, oggettivamente, non può
essere tutto limitato - di questo poi se ne accorgerà anche dai toni un po' irridenti di
certi media, periodici e quotidiani - al fatto che tutto sembri sempre una sorta di
baruffa interna al PD, risultato di controversie rispetto ad alcuni strapuntini ottenuti o
non ottenuti, presenti o futuri. Spazzi via qualunque ambiguità o qualunque possibile
mala voce, che, peraltro, non arriva dall'opposizione, bensì dagli stessi media, con
una sfida politica a questo Esecutivo, perché non sono i singoli numeri a spaventarci,
o, meglio, quelli ci spaventano, ma l'impostazione politica di fondo che ho testé
riassunto a indignarci profondamente.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Intervengo brevemente. Non ripeto le cose che ho detto prima, però devo precisare
due questioni. La prima riguarda la Cassa Depositi e Prestiti. La Cassa Depositi e
Prestiti è stata istituita, a suo tempo, per essere lo strumento di finanziamento degli
Enti Locali. Non è che se le si chiede di avere una politica di sostegno agli Enti
Locali la si devia dalla sua missione di istituto, perché la missione di istituto è quella.
In questi anni, la Cassa Depositi e Prestiti è cresciuta molto, è gestita secondo criteri
di mercato e di managerialità di impresa, tant'è vero che ha chiuso il Bilancio 2014
con un arricchimento significativo dei propri assi patrimoniali e un andamento
economico più che soddisfacente. Quindi, credo che sia legittimo che, avendo come
missione quella di sostenere gli Enti Locali, si chieda una politica di tassi di interesse
sui mutui che sia quantomeno in linea con i tassi di interesse che altre banche
praticano, visto che oggi siamo a tassi superiori a quelli dei normali istituti bancari
che non hanno per compito di istituto quello che ha la Cassa Depositi e Prestiti.
La Cassa Depositi e Prestiti ha fatto una serie di operazioni di acquisizioni
immobiliari, sia di immobili statali sia di immobili locali, che, intanto, sono a
Patrimonio, quindi, come tali, arricchiscono, e, secondo, la Cassa Depositi e Prestiti
questi immobili li reimmette sul mercato, non li tiene per sé, con un'operazione che
liquidi e renda solvibili questi beni patrimoniali che sono stati acquisiti per alleviare
Stato ed Enti locali, ma che sono destinati ad essere messi sul mercato in ragione tale
che Cassa Depositi e Prestiti torni nella disponibilità dei valori corrispondenti.
Sulla questione del Bilancio, vorrei che ci fosse equilibrio. Capisco che,
avvicinandosi la campagna elettorale, c'è la tentazione di mettersi a fare numeri, però
noi non siamo ancora ad oggi a conoscenza, per esempio, di tutte le poste di Bilancio
che sono nelle voci "entrate". Esempio: acquisito, con l'incontro con il Presidente del
Consiglio, che il fondo sui 625 milioni sarà reistituito, come verrà reistituito e quale
sarà il riparto per i Comuni non lo sappiamo ancora, cominceremo a discuterne
mercoledì.
Quanto comporti per il Bilancio del Comune di Torino non lo sappiamo ancora.
Quindi, quella cifra che l'Assessore Passoni ha enunciato - dicendo che, allo stato
attuale, c'è un delta di 150 milioni - è allo stato attuale, non è il saldo. Anche l'anno
scorso, quando abbiamo cominciato a fare il Bilancio, c'era un delta che poi via via
abbiamo colmato e vale anche adesso. La difficoltà sta nel fatto che non tutte le poste
in entrata sono oggi note e conosciute e quindi è evidente che, mentre sono note le
uscite, non sono note ancora tutte le entrate, quindi c'è un delta. Dopodiché, come
abbiamo fatto tutti gli anni, lavoreremo per creare le condizioni per realizzare
l'equilibrio di Bilancio; mi sembra del tutto evidente.
Proseguiremo in una politica che, in presenza di una riduzione di risorse pubbliche,
non rinunci però agli obiettivi di investimento nei vari settori, ricorrendo ad un
allargamento delle risorse private che si uniscano a quelle pubbliche. Questa è una
strategia che abbiamo perseguito ogni anno e lo faremo anche quest'anno, proprio
perché non vogliamo ridurre l'offerta. Quindi, discuteremo e ragioneremo, ma il
Bilancio è obiettivamente un'operazione in progress che stiamo costruendo alla luce
del fatto che non tutte le poste di Bilancio, su cui noi possiamo valere per garantirci
l'equilibrio, oggi sono ancora note.
Penso sia evidente che siamo in un contesto nel quale le finanze pubbliche degli Enti
Locali sono in tensione, non lo scopriamo oggi, sono anni che è così e anche
quest'anno noi saremo chiamati a fare un Bilancio in una condizione di tensione, ma
l'obiettivo che noi ci proponiamo è quello di garantire l'equilibrio di Bilancio.
Segnalo una cosa: c'è un tema molto difficile da discutere, perché ha una tecnicalità
molto complessa, ma quel tema c'è. Da quest'anno, è entrato in vigore il nuovo
sistema di contabilità, molto complicato, che ha reso più rigida la redazione dei
Bilanci. Si può apprezzare adesso l'operazione fatta negli ultimi due anni di portare
tutta la spesa della cultura dal conto capitale alla spesa corrente, perché, con le nuove
regole di contabilità, da quest'anno non potremo finanziarla con il conto capitale
come si poteva fare prima, per fare un esempio, e così altre cose. Quindi, la
redazione del Bilancio è resa più complessa quest'anno, perché il nuovo sistema di
contabilità, che va verso l'equivalenza competenza-cassa, che dovrà valere
definitivamente a partire dal 2016 con il superamento del Patto di Stabilità (perché,
evidentemente, se hai l'equivalenza di competenza-cassa sta lì il vincolo), rende più
rigida la redazione del Bilancio. Quindi, una maggiore difficoltà nel definire il
Bilancio quest'anno non è data soltanto dalla dimensione dei flussi, ma è data anche
dal fatto che il quadro delle regole è assai più complesso e più rigido e ti obbliga a
tener conto di vincoli che fino all'anno scorso non c'erano o erano meno rigidi e che
oggi lo sono.
Detto questo, è ovvio che stiamo lavorando, a partire dall'Assessore Passoni, dando
tutte le informazioni necessarie per arrivare entro il 31 maggio a presentare il
Bilancio e a presentarlo secondo i criteri di equilibrio.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Grazie, Sindaco.

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