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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 30 Marzo 2015 ore 10,30
Paragrafo n. 5

Dibattito su: "Utilizzo delle risorse pubbliche in ambito culturale".
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo alla discussione sull'utilizzo delle risorse pubbliche in ambito culturale. I
tempi per il dibattito sono i seguenti: un Consigliere per Gruppo ha a disposizione 10
minuti e gli altri 5 minuti; siete d'accordo?
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Vorrei fare solo un appunto: più o meno sui tempi che sono stati stabiliti siamo
d'accordo, l'unica cosa è che noi sappiamo già che un nostro Consigliere non
interverrà, per cui, rimanendo nei tempi, cerchiamo di guardare anche questi aspetti.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Il Consigliere Liardo fa presente che, forse, un intervento del Gruppo di 10 minuti
sono pochi. Possiamo passare a 15 minuti. Quindi, un Consigliere per Gruppo ha a
disposizione 15 minuti e gli altri 5 minuti, così diamo modo di intervenire a tutti.
(INTERVENTI FUORI MICROFONO). Cerchiamo di non interrompere e di fare un
dibattito sereno, prendendo posto e rimanendo in silenzio.
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Signor Presidente, signori Assessori e signori Consiglieri, la minoranza di questo
Consiglio Comunale ha richiesto una seduta straordinaria per discutere della politica
culturale, che è una parte integrante del cosiddetto Sistema Torino. Che cos'è
secondo noi il Sistema Torino? È una piramide con una base ben solida, quella di un
potere consolidato nel corso degli anni, dal 1994 ad oggi, in cui non c'è stata alcuna
differenza, malgrado i distinguo cari all'attuale Sindaco, tra le Amministrazioni
Castellani, Chiamparino e Fassino, e, malgrado le rottamazioni targate Renzi, questa
base si fonda sul sistema di potere del PC, PDS, DS, PD, cui si sono piegati pezzi di
borghesia liberale torinesi. È un sistema di potere che, alla faccia di Renzi, non ha
nulla di innovativo ed anzi vede proprio nel continuismo politico uno dei suoi
ingredienti. Non a caso i renziani, anche se non della prima ora, più visibili della
Città sono Fassino e Chiamparino, approdati alla corte del Presidente del Consiglio
con il loro bel bagaglio di idee e prassi politiche di sempre, quelle della solita
sinistra.
Su queste fondamenta sono state iniziate le tre facce della piramide. La prima è
quella della complicità nella deindustrializzazione della città. Torino era la città
italiana in cui più forte era il peso della fabbrica. Produzione di manufatti significava
tante cose, dalla cultura del rigore alla creazione di ricchezza, dall'opportunità del
lavoro al naturale senso di solidarietà. Ebbene, in questi anni, complici le
Amministrazioni locali, Torino è stata depredata di tutto quanto le dava forza e
benessere: dalle linee in cui si producevano le auto, al salone in cui le si esponevano,
dalla telefonia, alle banche, alle assicurazioni.
Pensate a quello spicchio di città tra le Molinette e il fiume Po, dove nacque la FIAT,
ma dove, in anni recenti, vi erano le sedi centrali di SAI e SAVA, la sede de "La
Stampa" e l'Isvor. Le prime due non ci sono più, "La Stampa" si è ridimensionata e
la formazione FIAT segue gli stabilimenti. Di tutto ciò non resta nulla e non erano
affatto officine e linee di montaggio, ma erano collegate ad una certa fisionomia di
città, quella annullata dal 1994 in poi per discutibili decisioni imprenditoriali,
perlomeno dal nostro punto di vista di cittadini torinesi, e pensate anche con la
complicità ed il silenzio di una classe dirigente e politica che ha nomi e cognomi e
partito di riferimento, il Partito Democratico.
Con il danno è arrivata la beffa e la sistematica mistificazione della realtà. Si è voluto
far credere che ci fosse uno sviluppo possibile in alternativa e su questo si è costruita
la seconda faccia della piramide: un giorno era rappresentata dalla vocazione turistica
della città, il giorno dopo dalla cultura. Peccato che entrambe le soluzioni potessero
essere valide soltanto a certe condizioni. Il turismo utile a Torino era quello legato
alle manifestazioni fieristiche od alla convegnistica di livello, in cui un ruolo chiave
avevano lo sviluppo dell'Aeroporto e dell'Alta Velocità. È stato fatto invece il
contrario di quanto doveva essere realizzato. Si potevano mettere in cantiere
attrazioni originali ed in grado di richiamare il turismo negli enormi spazi lasciati
liberi dai capannoni dismessi e, invece, si sono preferiti i palazzi mediocri e centri
commerciali in grado di sollecitare al massimo il pubblico del quartiere vicino.
Insomma, si sono compiuti errori enormi ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
La città si è impoverita e non ha vinto nessuna delle sfide che si era proposta. Di
turistico è rimasto il centro, per il quale il merito va ascritto più a Casa Savoia e a
Schiaparelli e Juvarra che a Castellani, Chiamparino e Fassino. Non a caso le regge
sabaude non collocate in pieno centro (come Stupinigi, Rivoli e Venaria), pur
bellissime, sono quelle a suscitare le maggiori apprensioni sotto il profilo finanziario,
mal servite o affatto servite dai trasporti. È ridicola la ex navetta bus per il Museo di
Rivoli, è isolata Stupinigi e Venaria viene considerata una periferia come tante. Dove
non sono potuti arrivare i Savoia, nulla hanno fatto 20 anni di amministrazione di
sinistra per dotare questi gioielli di trasporti pubblici e turistici di buon livello,
eppure erano il loro cavallo di battaglia. Su di esse si riponevano le speranze che non
si erano più riposte nell'impresa. Peccato che l'impresa crei profitto, mentre questa
idea di città comporti sicuri oneri per la collettività nella speranza di un futuro
radioso, per una comunità libera dai bisogni impellenti, quali lo stipendio, il
pagamento delle bollette ed il riscaldamento, l'acquisto dei viveri per mangiare,
possibilmente con il frutto del proprio lavoro. Ma il futuro radioso non lo hanno
garantito né i Lumiq Studios con i loro Virtual Park, né il Circolo dei lettori, né il
Premio Grinzane Cavour, né il Festival Jazz, né, tanto meno, il progetto impossibile
della Biblioteca Bellini, che, quando non si sono rilevati i centri di malaffare, sono
comunque costati alla collettività un fiume di denaro pubblico, senza ritorno alcuno
in termini di imprenditorialità non assistita. Alcuni, non tutti, possono anche aver
contribuito alla realizzazione di eventi interessanti, ma sempre con un eccessivo
concorso di denaro pubblico, necessario a realizzarli. Questo denaro lo si è sottratto
alle esigenze più importanti ed impellenti, quelle dell'assistenza, dei trasporti, della
tutela dell'ordine pubblico e del contenimento del peso fiscale sui cittadini e sulle
imprese di Torino.
Dunque, le Amministrazioni di sinistra hanno compiuto scelte sbagliate e
dispendiose, perché, in buona sostanza, non è nel loro DNA saper individuare ciò di
cui ha davvero bisogno questa città, ma soprattutto perché non è nella loro cultura la
capacità di promuovere impresa. Questo non è un compito della politica e lo è ancor
meno se a svolgere un ruolo guida è un'Amministrazione di sinistra.
Quella più sconcertante è la terza faccia della piramide. All'interno di questi errori di
strategia, che hanno condotto ad uno spreco di risorse, si sono consumati episodi di
dubbia moralità pubblica, capaci di appesantire situazioni e giudizi. Il caso Soria
rappresenta la capacità di un coinvolgimento di tanti, di troppi, forse di tutti; è la
dimostrazione di come, valicando i confini tra maggioranza ed opposizione ed
adagiandosi in un consociativismo di comodo, un'iniziativa partita bene, con i
confini precisi e ben delineati (quelli, appunto, di un premio letterario che incideva
nello specifico su un'area geografica da valorizzare), sia degenerata in un'iniziativa
estranea e sproporzionata rispetto al ruolo degli Enti Locali, giungendo ad
immiserirli ed a mortificarli agli occhi dei cittadini.
Il caso Martina dimostra come attorno al Comune vivevano e prosperavano fornitori,
consulenti, professionisti ed imprese. Il problema non è solo e tanto quello di tenere
famiglia, ma ci si chiede se tutto questo mondo che ruota attorno all'utilizzo delle
risorse pubbliche sia così benefico, propositivo e necessario. Anche in questo caso
vogliamo spostare l'attenzione della mano pubblica dall'effimero a quello che
interessa veramente i cittadini e le loro famiglie.
Vi è il caso La Rotella, coinvolta nello scandalo del concorso dirigenti, che passa
disinvoltamente dal ruolo dirigenziale presso il Comune di Torino alla Segreteria
Generale della Fondazione Cultura, rappresentando il ben noto "promuovere per
rimuovere", all'insegna di ricchi emolumenti in un periodo di crisi.
Sullo sfondo sempre Enti Culturali, dove, forse, il successo dovrebbe essere
determinato dagli artisti e non dai funzionari, dove le notizie importanti dovrebbero
essere appannaggio dell'eccellenza artistica e non degli scandali; della prima
abbiamo poche notizie, dei secondi vi sono molti penosi riscontri.
In conclusione, vorrei sottolineare un aspetto tutto politico, però proprio per questo
rilevante. Tra i beneficiari del sistema vi è stato per anni il nuovo Assessore alla
Cultura della Regione Piemonte; con le risorse pubbliche si possono costruire anche
brillanti carriere politiche. Nulla di irregolare, certo, ma questo risponde ad un modo
di stare in politica e nella società che non è il nostro e che non tutela neppure gli
interessi dei cittadini, i percorsi democratici, la capacità della politica di essere
esempio per la società. Troppo facile andare avanti con le risorse della collettività
prestate a progetti deboli e autoreferenziali, troppo difficile per i meritevoli farcela
con le proprie risorse.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Vorrei aggiungere solo un elemento rispetto a quanto già detto dal Consigliere
Liardo, che ha chiesto la convocazione di questo Consiglio Comunale. In realtà,
molto si potrebbe ancora aggiungere - ma l'ha già detto il Consigliere Liardo -
sull'incapacità di questo sistema culturale di portare sviluppo e anche benessere e,
quindi, sostituire - che era l'idea strategica posta dalle maggioranze che hanno
amministrato Torino - la vocazione industriale, in termini di facoltà produttiva per
quanto riguarda la metropoli torinese. Potremmo dire molto non solo sull'incapacità
di portare benessere a tutti, ma sulla particolare capacità di portare benessere solo a
qualcuno di questo sistema culturale; molto è stato già detto e, purtroppo, con
estremo ritardo.
Quello su cui invece vorrei ragionare insieme a voi - perché, oggi, siamo tutti qui,
Consiglieri Comunali - è la completa estromissione che, di fatto, la Sala Rossa sta
subendo rispetto a processi decisionali anche fondamentali per la cultura torinese. Io
e molti Consiglieri appartenenti alla V Commissione siamo reduci da una
convocazione di Commissioni congiunte di Comune e Regione, avvenuta a Palazzo
Lascaris, sul tema della palazzina della Cavallerizza Reale. È un tema che forse viene
considerato, impropriamente, solo sotto il profilo patrimoniale, ma così non dovrebbe
essere. Si è discusso per mesi (anche a seguito di quell'occupazione che, di fatto, l'ha
sottratta alla disponibilità del pubblico, ponendo il problema del suo utilizzo) sul
fatto che, effettivamente, sia un patrimonio storico e culturale fondamentale per la
città e che, quindi, la Città non possa togliersi ogni responsabilità circa il futuro
utilizzo, abbassando la strategia ad una mera operazione di valorizzazione
patrimoniale.
Credo che, quasi per coincidenza o per destino - non so come dire -, questo Consiglio
Comunale straordinario sulla cultura si tenga nel giorno in cui, dopo la seconda
riunione di Commissione congiunta sul tema (e, comunque, in sede comunale siamo
ormai alla terza, quarta o, forse, decima), non siamo ancora riusciti, come Consiglieri
Comunali, a venire in possesso del famigerato protocollo di intesa, che dovrebbe
trattare le salvaguardie sull'utilizzo culturale ed artistico di quel bene cittadino, e,
dopo questo mancato coinvolgimento delle Commissioni e dei Commissari, abbiamo
ricevuto l'informazione che questo stesso protocollo di intesa verrà blindato in una
seduta di Giunta, che è già convocata per domani.
Siamo di fronte ad una conclamata estromissione decisionale del Consiglio
Comunale da qualunque processo che riguardi in termini propositivi o di
elaborazione la cultura torinese - questo è solo il più clamoroso ed il più sfacciato -,
ma, in realtà, tutto il procedimento di esternalizzazione nei confronti di fondazioni e
di luoghi terzi della progettualità culturale torinese è ormai sostanzialmente un trend
del tutto coerente. La vera domanda è: perché noi dovremmo riunirci per discutere di
cultura quando ormai viviamo in una sorta di sistema che ci impedisce di decidere di
cultura? È questo il vero tema.
L'esempio che ho portato (che non riguarda in particolare l'Assessore Braccialarghe,
ma più che altro l'Assessore Passoni, e che però interessa la cultura di questa Città)
non è solo uno schiaffo o un'offesa come potrebbe essere legittimamente vissuto dai
Consiglieri di opposizione, ma è uno schiaffo e un'offesa al Consiglio Comunale ed
alla Sala Rossa in quanto Istituzione, perché, rispetto a questo protocollo di intesa, a
fronte di un impegno (dopo che il Consigliere Cassiani, Presidente di Commissione,
aveva più volte creato dei momenti di approfondimento con la Giunta su questo
tema) di passare attraverso le Commissioni in via preliminare prima di portarlo alla
firma, proprio il soggetto del quale noi dovremmo essere i rappresentanti, cioè la
Città, lo porta già domani alla firma blindato.
Ringrazio il Consigliere Liardo per aver portato alla convocazione di questo
momento proprio oggi, in quanto ci consente (in questo senso spero di raccogliere
un'intesa un po' trasversale rispetto a chi magari tiene ancora un minimo alla propria
libertà ed onestà intellettuale anche nei banchi della maggioranza) di arrivare almeno
ad impedire alla Giunta di firmare domani questo protocollo, che non è nemmeno
passato sotto gli occhi delle Commissioni. Se, invece, domani questa Giunta lo
approverà e lo blinderà, potremo stralciare dal Regolamento e dallo Statuto la
competenza della città in materia culturale nelle mani del Consiglio Comunale.
Aboliamo la Commissione e non parliamone più, perché diventa una sorta di
commento da bar e nulla più. Nel contestare questo sistema di cultura, che
evidentemente non ci piace e non funziona, dobbiamo rivendicare il protagonismo
del Consiglio Comunale, altrimenti saranno veramente ululati alla luna.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
In parte il Consigliere Marrone mi ha anticipato; ieri, quando ho abbozzato questo
intervento, anche io mi sono chiesta che senso avesse dedicare un intero Consiglio
Comunale sul tema della cultura nella nostra città, non perché la cultura non sia
importante - penso che soprattutto i Consiglieri che fanno parte della V Commissione
sappiano bene quanto partecipa la Commissione e, quindi, quanto segua il tema -, ma
i miei dubbi erano, come diceva il Consigliere Marrone, relativi agli effetti pratici
che i nostri discorsi avrebbero potuto avere quanto meno su Torino, la nostra città.
Noi siamo - e, purtroppo, in questo abbiamo pochi poteri come Consiglio Comunale -
l'organo di indirizzo e controllo, siamo l'Assemblea elettiva che dovrebbe - dico
"dovrebbe", perché penso che abbia un certo significato questa parola - rappresentare
le istanze di ogni gruppo sociale della nostra città, con le differenti esigenze ed
aspirazioni legittime (nel senso che, evidentemente, qui in Aula non la pensiamo tutti
allo stesso modo e penso che sia un bene che sia così). Anche questo dibattito, ben
lungi dall'essere considerato una perdita di tempo dal mio punto di vista (ho anche
firmato e sottoscritto la richiesta), dovrebbe fornire quegli angoli di valutazione
necessari per la completezza di giudizio che precede la decisione politica e culturale
di questa Giunta.
Anche in questo caso, il Consigliere Marrone in parte mi ha preceduto. Non è che sia
accademia ripetere questi discorsi, perché, in questi 4 anni, sovente mi è sembrato
che l'Aula fosse considerata un inutile appesantimento alle procedure per supportare
la cultura, come fu, ad esempio, con il Regolamento sulle sponsorizzazioni oppure
con l'annoso caso di Lottomatica, che conosciamo tutti e, oggi, non voglio
riprendere.
Quindi, vorrei ribadire una precondizione necessaria - come diceva anche il
Consigliere Marrone - affinché questo dibattito in qualche modo abbia un senso e
non sia una perdita di tempo: la Giunta deve ascoltare attentamente i punti di vista,
valutare le argomentazioni e solo successivamente assumere decisioni. Se ciò non
accade, come è successo questa mattina (e devo dire che il caso è molto
emblematico, tant'è che, come Consigliere, ho chiesto fermamente di non andare in
Giunta domani con il protocollo, perché c'era un precedente accordo a verbale che
prevedeva che il protocollo venisse letto e discusso e, in qualche modo, c'era anche
un'apertura in merito all'emendabilità di quel documento), e se questo è l'approccio,
possiamo anche discutere di poco, perché se la Giunta va per la sua strada, mi chiedo
come organo di indirizzo che forza possiamo avere. Visto che questo Consiglio c'è,
ho piacere di riportare alcuni temi all'ordine del giorno anche oggi.
La situazione del settore culturale - lo diceva anche il Consigliere Liardo, anche se
abbiamo visioni diverse - è molto difficile, al limite della sopravvivenza per molti
soggetti. Tutto ciò dipende sicuramente dalla congiuntura economica e dal difficile
momento per i Bilanci degli Enti Locali (anzitutto dei Comuni, che, in qualche
modo, recepiscono i tagli sfrenati e sempre più pesanti in particolare fatti da Roma).
Penso che parte della responsabilità vada anche addossata - e su questo ci dobbiamo
interrogare - su una mancanza di politica culturale, un filo conduttore che consenta di
evidenziare una priorità di interventi rispetto ad altri.
Se, infatti - e penso che saremo tutti d'accordo -, è vero che le risorse diminuiscono,
è altrettanto vero che, ogni anno, ve ne sono, forse poche, però ci sono, perché sono
evidentemente presenti nel Bilancio del Comune e, ogni anno, seppure in situazioni
di difficoltà, discutiamo in Commissione Cultura di questo Bilancio sempre più
esiguo; queste risorse però hanno un grosso problema (abbiamo discusso più volte
anche di questo): sono incerte fino all'ultimo momento e, in determinati casi,
allocate, dal mio punto di vista, anche in modi piuttosto fumosi (ovviamente non mi
riferisco a tutte le risorse, ma ad una parte di esse).
Chi di noi - qui pongo la domanda, ma magari la mia è una visione parziale - non è
testimone di ritocchi dell'ultimo momento, fatti per far rientrare un progetto o meno
o una categoria di associazioni? Ricordate - mi rivolgo soprattutto al Partito
Democratico - quanto sdegno ci fu in quest'Aula per il contributo dato ad un flash
mob per la cena in bianco? Il flash mob era considerato cultura e vi furono delle
richieste che questo Consiglio (in particolare l'opposizione, ma devo dire insieme
alla maggioranza, e, anzi, forse fu proprio la maggioranza a sollevare con grande
enfasi il tema) fece alla Giunta in quell'occasione. Vi consiglio di andare a rileggere
il dibattito. In seguito a quel caso, che fu eclatante anche dal punto di vista
mediatico, quando mai questo Consiglio ha dibattuto - ed era stata una richiesta fatta
a verbale anche dai Consiglieri di maggioranza - di deliberazioni quadro che
indirizzassero a priorità politiche di intervento o che definissero dei metodi
maggiormente trasparenti ed accessibili per l'allocazione delle risorse? Chi di noi
non ha assistito - io ho un'esperienza solo di 4 anni, ma devo dire che mi è capitato -
a proteste di Enti terzi, i quali, ben dopo che i loro Bilanci erano stati chiusi, si sono
visti ridurre il contributo già pattuito o, addirittura, hanno ricevuto degli immobili al
posto dei finanziamenti?
Non voglio usare i pochi minuti che ho a disposizione per elencare tutti i casi o i
pochi casi, dipende dai punti di vista, di mala gestione di risorse in ambito culturale;
l'abbiamo fatto presentando tante interpellanze, ne abbiamo anche discusso tante
volte e, forse, l'ultima vicenda che mi viene in mente è quella del MAO, ma penso
che ne riparleremo nelle prossime settimane.
Essendo comunque un organo di indirizzo e controllo, dobbiamo, come primo passo,
fare lo sforzo di analizzare quello che sta succedendo, perché, per poter dare gli
indirizzi, è necessario fare un'analisi ed un'analisi implica magari anche essere
critici.
La scelta compiuta finora - e qui porto la mia visione o, quanto meno, la mia analisi
critica -, la maggiore innovazione di questa Giunta in ambito culturale, è stata quella
di usare principalmente una Fondazione esterna al Comune, la Fondazione per la
Cultura, per raccogliere sponsorizzazioni da usare per i grandi eventi. Si è scelto
dunque di puntare su un prodotto che sia vendibile sul territorio e turisticamente, in
modo che anche i privati possano investire delle risorse. L'effetto però - questa,
ovviamente, è una visione in qualche modo di parte, nel senso che è l'impressione
che ho io e non voglio essere detentore della verità assoluta - è che, a parte pochi e
minimi contributi da parte di soggetti realmente indipendenti, queste risorse si sono
semplicemente concentrate in un ente esterno all'Amministrazione Comunale. I
grandi soggetti (quindi, banche, fondazioni bancarie, aziende partecipate), che da
sempre supportavano la Città di Torino, di fatto hanno continuato ad erogare risorse,
ma le hanno erogate ad una società o ad una fondazione esterna, appunto la
Fondazione per le attività culturali.
Come ho già detto altre volte, quando si è discusso della nascita o, meglio, della
trasformazione della FAM in FAC, vi è un duplice errore: da un lato, secondo me
non si può pensare che un intero sistema culturale resti vivo solamente attraverso i
grandi eventi (che siano concerti, mostre o kermesse culturali); dall'altro lato, non si
è costruito un sistema realmente virtuoso con i soggetti imprenditoriali del territorio,
ad esempio nel settore dell'accoglienza, che potrebbero beneficiare del turismo
culturale che discende dai grandi eventi. Devo dire che non esiste - almeno io non
l'ho visto, se non per un evento, il Salone del Libro di Torino - uno studio che calcoli
in modo automatico e preciso le ricadute sul territorio dell'investimento pubblico e
fornisca dati attendibili relativamente agli effetti sul turismo.
Inoltre, per attuare le politiche culturali l'Amministrazione ha deciso di puntare
sempre di più sull'utilizzo di Enti esterni, per di più Fondazioni finanziate
principalmente tramite fondi di dotazione, ne è un esempio la Fondazione per le
Attività Culturali di cui parlavo poco fa. In questo modello - anche in questo caso ne
abbiamo discusso e mi dispiace che non sia presente il Sindaco, perché è una
questione che è già emersa - dovrebbe essere proprio il Comune di Torino erogatore
di risorse (e, tra l'altro, talvolta è anche socio di questi enti esterni); secondo me,
dovrebbe essere il Comune di Torino a fare da conduttore e da faro per creare quel
sistema virtuoso di convergenza tra Enti e tra Città ed ente singolo, di cui il nostro
Sindaco parla spesso.
La mia sensazione è abbastanza opposta a ciò, cioè ho l'impressione, ma anche di
questo abbiamo discusso più volte, che non esistano reali strumenti di indirizzo e di
controllo sulle risorse che vengono erogate a questi grandi Enti, che, spesso, tendono
a muoversi di fatto in modo isolato; devo dire che ho anche assistito a casi in cui vi
era addirittura concorrenza tra i vari Enti di cui stiamo parlando.
Certamente, oggi non siamo più nella situazione di 10 anni fa, in cui si accendevano i
mutui per finanziare i fondi di dotazione, però quella che continuo a porre come
questione è che, secondo me, per il Consiglio Comunale (tolto il momento in cui
approviamo il Bilancio ed i fondi di dotazione, che, tra l'altro, ormai sono la
stragrande parte del Bilancio del Settore Cultura del Comune di Torino) ci siano
davvero pochi strumenti di indirizzo e di controllo su quei fondi di dotazione.
Secondo me, in qualche modo bisognerebbe intervenire, ma non dico cose nuove a
questo Consiglio Comunale, perché, soprattutto in Commissione, ho più volte
sollevato la questione.
Penso che il mantenimento dello status quo non farebbe altro che portare alla lenta ed
inesorabile scomparsa soprattutto di quei piccoli soggetti del nostro tessuto culturale,
facendo progredire velocemente quella desertificazione già iniziata da alcuni anni e
lasciando vivi solo piccoli e grandi eventi e soggetti che riescono ad attingere ancora
a quelle poche risorse pubbliche messe a disposizione ed alle sponsorizzazioni simil
private. Spesso abbiamo sentito, in alti consessi, il Sindaco magnificare Torino,
dicendo che la sua attrattività era anche relativa al forte tessuto culturale ed
all'offerta che sapevamo dare; bene, ma bisogna fare ben di più.
Come dobbiamo procedere in questo momento così difficile? Lo dico sinceramente:
nessuno, figuratevi io, può portare una ricetta magica e nessuno ha una soluzione
perfetta, però devo dire che - lo sa soprattutto il Presidente Cassiani -, quasi un anno
e mezzo fa, abbiamo provato ad avanzare una proposta di revisione dell'intero
sistema di finanziamento della cultura a Torino. Certo, accanto al problema
finanziario, vi è un problema contenutistico e più di politica culturale, per cui mi
rifaccio a quello che dicevo prima, ma, come ben sapete, l'uno, il sistema dei
contenuti, non può esistere senza l'altro e, quindi, abbiamo pensato che fosse
indispensabile assicurare risorse, seppure scarse, ma certe, programmabili ed
assegnate in modo trasparente al maggior numero possibile di soggetti.
Questo era il messaggio politico del Regolamento presentato un anno e mezzo fa e
ancora arenato in Commissione; mi auguro che il Presidente Cassiani lo rimetta
all'Ordine del Giorno, perché è fermo lì ormai da due mesi.
Noi vorremmo che quelle poche risorse disponibili dei nostri Bilanci - non abbiamo
la bacchetta magica per tirare fuori risorse nuove - fossero certe per i soggetti che le
devono ricevere, affinché questi possano cercare, magari, di fare sinergia con altri
possibili finanziatori. Ecco, quindi, una delle linee guida che noi dovremmo seguire
per finanziare la cultura a Torino: avviare un sistema virtuoso di partnership con gli
altri soggetti finanziatori del territorio, quali ad esempio le Fondazioni bancarie o la
Regione Piemonte. Quest'ultima, tra l'altro - anche questo l'abbiamo detto più volte
in questo Consiglio Comunale -, ha introdotto un sistema di programmazione
pluriennale che ha dato dei buoni risultati; certo, anche quello è migliorabile, però si
sono interrogati su un sistema di programmazione pluriennale.
Accanto a ciò, che io mi sento di definire il sistema culturale torinese di base, vi
possono essere alcuni grandi eventi, anzi, probabilmente vi devono essere alcuni
grandi eventi, anche con funzione di attrattore turistico. Di sicuro, in questo caso, dei
veri soggetti privati indipendenti avrebbero tutto l'interesse ad investire delle risorse,
perché da tale investimento ne avrebbero un ritorno economico e di immagine.
Tutti conosciamo l'esperienza di Brescia, con le grandi mostre degli Impressionisti,
oppure possiamo vedere ciò che accade anche da noi quando, effettivamente, viene
allestita una mostra con grandi nomi; infatti, negli ultimi anni ha avuto anche grande
successo in questa città questa tipologia di politica. Io però ci tengo a sottolineare che
questi eventi non rappresentano i pilastri della struttura della quale noi stiamo
parlando, bensì un singolo momento che va magari deciso ed organizzato il più
possibile con il territorio, perché, altrimenti, ci troviamo ad avere delle grandi
mostre, ma poi magari non siamo in grado - scusate la banalizzazione, estremizzo
anche - di tenere aperta la Biblioteca alla GAM, oppure magari non siamo in grado di
fornire dei servizi o quantomeno una risposta culturale che, invece, è patrimonio
della nostra città.
Quindi, qui, in particolare sul richiamo turistico e, quindi, la convergenza tra cultura
e turismo, bisognerebbe anche aprire un discorso sul ruolo di Turismo Torino, ma,
probabilmente, lo faremo in altra sede, in particolare in I Commissione.
So bene che supportare la cultura è molto complesso, perché non è un settore nel
quale si possono utilizzare i classici schemi di programmazione, oppure decidere
dall'alto i contenuti come se fossimo in qualche modo in un regime, quindi ci deve
essere sempre una discussione aperta; tutto ciò - mi sento di dire - in qualche modo è
una fortuna, perché sono le differenti anime e le tipologie di scontri di correnti di
pensiero e di sensibilità che rendono il mondo della cultura tanto impalpabile quanto
importante per l'anima di una società e di una città e devo dire che questa città negli
ultimi anni si è anche molto evoluta in tal senso.
Ciò non toglie, però, che noi, quali amministratori di Torino, abbiamo il dovere di
essere trasparenti e chiari, affidabili e imparziali nelle nostre decisioni sulle priorità
che vogliamo dare alle linee guida delle politiche culturali. Dobbiamo esserlo ancora
di più ora che le risorse sono poche e, soprattutto, non dobbiamo illuderci - e qui mi
prendo la responsabilità di quello che dico, poi probabilmente non è condiviso dalla
maggioranza - che una Fondazione per la cultura sia la soluzione di tutto, perché
evidentemente le problematiche continuano ad esserci, per di più una fondazione che,
dal mio punto di vista, è troppo staccata dai meccanismi decisionali
dell'Amministrazione (cosa che, tra l'altro, diventa ancora più difficoltosa se poi
assistiamo a situazioni come quella di questa mattina, dove addirittura c'è un legame
diretto con la Giunta e non viene mantenuto neanche l'accordo preso tra la
Commissione e la Giunta).
Il nostro impegno nel prossimo anno e mezzo sarà di insistere - spero che si potrà
discutere presto - sulla modifica del Regolamento per la concessione dei contributi,
quale non soluzione definitiva, ma primo passo per supportare tutti gli attori del
sistema culturale cittadino in un momento così difficile, o cercare quantomeno di
interrogarci su un nuovo sistema. Sicuramente, faremo altre battaglie. Quello che
spero - e l'ho detto anche altre volte - è che ci possa essere un dibattito franco, un
dibattito anche preventivo in un'ottica di medio e lungo periodo.
Sono perfettamente consapevole delle difficoltà - l'ho detto più volte con grande
onestà intellettuale, anche da opposizione, che la Città non è capace di trovare risorse
-, ma io non penso che questo sia il punto. Penso che, oggi, la Città non sia stata in
grado di ridisegnare un sistema che dia una risposta ad una situazione emergenziale,
che non è più emergenziale, perché sono tre, quattro anni che ci troviamo nella stessa
situazione in cui non sappiamo, di fatto, quali sono evidentemente le priorità di
intervento, quali sono i meccanismi con cui vogliamo assegnare le risorse e,
soprattutto, qual è la risposta che si deve dare in un momento di crisi, che io spero
passi. Spero che tra due anni il Bilancio della cultura possa avere il doppio delle
risorse, ma, finché quelle risorse non ci sono, la Città si deve adeguare per dare una
risposta ad una situazione che - ribadisco - non è più emergenziale, perché ci
troviamo ogni giorno nello stesso identico scenario.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
Credo che ci fosse la necessità di sollecitare questo dibattito e penso sia doveroso
riflettere su quali debbano essere le priorità a cui dedicare evidentemente le risorse
pubbliche disponibili.
È una cultura che, per anni, ha goduto di quelli che sono stati i contributi a pioggia
erogati a soggetti che, direttamente e indirettamente, partecipavamo all'attività
politica.
Abbiamo sempre ascoltato l'Assessore Braccialarghe e il Sindaco Fassino e, nelle
scelte di questa Amministrazione, abbiamo letto delle scelte di continuità - è già stato
detto -, che mirano ad identificare come tratto connotativo della nuova Torino
proprio l'aspetto della cultura e, di conseguenza, anche del turismo stesso. Crediamo,
però, che gli investimenti sostenuti non abbiano portato alle valorizzazioni delle
risorse culturali della nostra città. A questo si aggiungono le considerazioni fatte da
qualche addetto alla cultura, che lamentano di fatto quella che è una vera e propria
crisi culturale e di idee e auspicano un'altra programmazione, un'analisi e un
indirizzo per il prossimo futuro che siano capaci di rilanciare l'offerta culturale.
L'uso poco virtuoso delle risorse pubbliche è alla base di quella che è la crisi di
molte Amministrazioni locali. Secondo noi, il problema è stato il contributo
pubblico, in maniera particolare come esso è stato elargito e speso in un momento in
cui - è stato ricordato, quando il denaro pubblico abbondava nelle Pubbliche
Amministrazioni - era possibile evidentemente fare debiti.
Ci sono delle scelte, le abbiamo lette nelle Linee programmatiche, tipo il ricorso al
fundraising e quindi a nuove strategie messe in campo da questa Amministrazione
Comunale.
Detto questo, se andiamo a vedere nel corso degli anni - sto parlando evidentemente
dal 2011, riferendomi a questa tornata amministrativa - i valori delle partecipazioni
iscritte in patrimonio, quindi parlando di immobilizzazioni finanziarie, leggiamo:
Fondazione Torino Musei, 2011: 8.500.000 Euro, 2012: 7.530.000 Euro; Museo
Nazionale del Cinema: 3.000.000 Euro, 2.190.000 Euro; Fondazione Film
Commission: 650.000 Euro, 300.000 Euro; Fondazione per le attività musicali:
2.900.000 Euro, 2.600.000 Euro. Insomma, un costante sostentamento per il tramite
delle immobilizzazioni finanziarie ovviamente delle partecipazioni comunali.
È il momento, secondo me, di delineare nuovi e più severi criteri di utilizzazione
delle risorse pubbliche e perciò occorre evidentemente aprire questo dibattito con la
Città. Non si può più ricorrere all'uso delle addizionali, che sono proprio le tasse
locali, per far sì che vengano foraggiati - se vogliamo - eventi e manifestazioni
pseudo culturali, che, secondo me, significano solo spendere denaro pubblico in
modo sterile e assolutamente non lungimirante.
L'obiettivo dell'Amministrazione locale dev'essere quello di mettere la nostra
comunità in condizioni di occupare spazi di attività per fare impresa, profit e no
profit, senza pesare sulle classi pubbliche. Di contro, la Pubblica Amministrazione
deve ridefinire il proprio spazio di azione rinunciando a fare essa stessa impresa.
Per far ripartire l'offerta e la programmazione culturale a Torino è dunque necessario
a mio modo di vedere elaborare un nuovo modello culturale, ispirato alla nuova
mission della Pubblica Amministrazione, a partire dalla rinuncia del contributo a
pioggia. Anche nel settore della gestione dei beni culturali si sta facendo strada una
nuova cultura della qualità e dell'efficienza. La scelta dei modelli organizzativi
applicabili ai beni e ai servizi culturali viene sempre più considerata come fattore
critico del successo e delle politiche del settore. Il ricorso a quelle che sono le nuove
formule di gestione si è ormai affermato anche nel nostro Paese, in un contesto di
sviluppo di logiche manageriali nei sistemi di Amministrazione Pubblica. Il punto di
partenza consiste nel superamento delle cosiddette gestioni dirette e nella ricerca di
forme di gestione di servizi pubblici culturali alternativi a quelle tradizionali.
La grave situazione del Bilancio pubblico amplificata dall'assenza di efficaci
politiche per la cultura e la debolezza di un settore ancora troppo frammentato
impongono agli operatori il perseguimento di nuove forme di sostenibilità
economico-finanziarie. Con il termine "sostenibilità" non si intende l'indipendenza
dalla contribuzione pubblica, in particolare per quelle iniziative che hanno un
fondamentale valore culturale, educativo e sociale e, in generale, per tutte le attività
che rappresentano un vero e proprio servizio pubblico, ma con il termine
"sostenibilità" ci si riferisce piuttosto a quella che è una vera e propria necessità per
gli operatori del settore di perseguire livelli più elevati di autonomia economico-
finanziaria e, soprattutto, per una certa categoria di istituzioni di dimensioni medio-
grandi, per quanto non orientate al profitto e impegnate in aree di interesse pubblico
e sociale, all'urgenza di un orientamento sempre più deciso verso un modello
organizzativo di impresa mediante ripensamenti della gestione, anche con passaggi di
competenze e ricambio tra le persone e le generazioni, riposizionamenti,
rinnovamenti, diversificazioni delle attività.
È necessario, quindi, sollecitare e selezionare modelli per raggiungere un livello
accettabile di sostenibilità economico-finanziaria attraverso la buona gestione delle
proprie attività, l'estensione del proprio pubblico di riferimento e il rinnovamento
della propria offerta culturale perseguendo finalità di pubblica utilità.
Esempio di governance, che abbiamo letto in questi giorni, ripartita tra pubblico e
privato è il Mudec di Milano. Si tratta di una gestione in partnership tra il Comune di
Milano e una struttura privata, la 24 ORE Cultura, che non ha ricevuto una
concessione di servizi, ma una concessione di spazi in gestione. In altri termini, la
sostenibilità del Museo dipenderà dalla gestione del privato, a cui il Comune, di
fatto, cede l'istituto al netto di un pur significativo spazio di produzione culturale
pubblica.
Questo modello, a mio modo di vedere, si dimostra interessante per quattro motivi
significativi: innova radicalmente rispetto alle concessioni di servizio finora attuate,
configurando un modello di delega al privato molto più radicale; integra non solo
diverse fonti di potenziale reddittività, ma anche diverse funzioni in grado di
produrre un unico modello di offerta coordinato; mantiene una coabitazione tra
pubblico e privato, nel senso che il Comune si garantisce uno spazio espositivo e di
deposito per le proprie collezioni di 900 metri quadrati, mentre il privato potrà
muoversi in una logica più commerciale nei rimanenti 1.300 metri quadrati di mostre
temporanee; vincola la gestione del Museo a un'efficienza, a una professionalità e a
un registro di sostenibilità definito dal mercato, eliminando eventuali posizioni di
rendita legate al pubblico impiego.
Questo è l'auspicio con cui, secondo me, tutto il Consiglio Comunale e la Giunta
devono muoversi per ricercare il nuovo modello che possa offrire veramente un
modello di cultura sostenibile. Questo avviene già in alcuni casi (a Milano, come
citato, e in Francia) ed è questo l'auspicio che noi facciamo alla Giunta per cercare di
cambiare rotta.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
In realtà, alla fine dei conti, abbiamo fatto bene, come maggioranza di questo
Consiglio Comunale, a consentire che si tenesse questo dibattito, che, ovviamente,
anche se è stato richiesto dalle minoranze, credo che potesse essere svolto anche in
altre sedi, per esempio in Commissione, dove siamo stati sempre disponibili al
confronto, alla discussione e al ragionamento su queste vicende.
Per quanto riguarda l'introduzione che ha fatto il Consigliere Liardo, mi pare che
questa mattina si voglia fare un processo a 20 anni di centrosinistra a Torino.
Qui si dice, sostanzialmente, che 20 anni di centrosinistra a Torino hanno portato
all'attuale situazione della cultura in questa città. Voglio rivendicare cosa era Torino
nel 1993 - prima Giunta Castellani - e cos'è oggi nel 2015, quanto e come si è
trasformata questa città in questi 20 anni. Ovviamente, ci sono delle questioni da
mettere a posto e che non vanno. Forse, ha ragione il Consigliere Appendino;
sicuramente, bisognerebbe aprire la Biblioteca della GAM e anche qualche altra
biblioteca in qualche Circoscrizione che ancora non ce l'ha. Tutto vero, ma io vorrei
cercare di fare un dibattito politico un po' di livello, cioè non rivendicando il
"contributino" piuttosto che i contributi a pioggia quando c'erano i soldi, ma
cercando di parlare di politica.
Allora ricordiamo cosa era Torino nel 1993: una città che aveva una gravissima crisi
economica e industriale; una città che, oggettivamente, nel panorama nazionale ed
internazionale del turismo, non era consigliata da nessuno. Ricordo che, a
quell'epoca - pochi lo sanno -, nemmeno Palazzo Madama era aperto, non è una cosa
da poco. È straordinario come si sia riaperta una delle eccellenze nazionali, il primo
Senato della Repubblica, il primo Parlamento in quel luogo, che oggi è visitato da
tutti, perché chiunque arriva in piazza Castello lo visita. Quello è un po' il simbolo
della rinascita culturale di questa città, che, purtroppo, a causa del tipo di
conformazione urbanistico-industriale e culturale che si era data negli anni Sessanta,
Settanta, Ottanta, non ha trovato in questa rinascita un punto qualificante, anche se -
lo voglio rivendicare - grandissime manifestazioni, come SettembreMusica,
quest'anno compiono 38 anni, quindi arrivano da lontanissimo, da una città che
aveva già nel suo corpo culturale fondamentale delle importanti manifestazioni che
davano un lustro non soltanto cittadino, ma addirittura nazionale.
Quindi, voglio rivendicare che cosa è diventata questa città in questi 20 anni, con gli
errori che ci possono essere stati. In realtà, è diventata una città dove la cultura, il
turismo e le opportunità sono diventate di portata straordinaria. Il fatto che a Torino
oggi ci siano 100.000 studenti universitari non è un fatto naturale, comune, o che
arriva dal fatto che, in qualche modo, c'è stato qualcuno che ha fatto una campagna
di acquisizione degli studenti da altre città d'Italia, d'Europa e del mondo, ma è
perché è una città dove si vive bene, dove ci sono possibilità di iniziative culturali,
dove ci sono i festival cinematografici tra i più importanti d'Europa, che non saranno
quelli di Cannes o di Roma che hanno 15 o 20 milioni di budget, ma sono festival
che, dal punto di vista culturale e della crescita del sistema cinema, hanno dato
un'impronta straordinaria. Esempio: Cineporto, Film Commission, Museo del
Cinema. Il Museo del Cinema a Torino esisteva 20 anni fa? No. La Mole era un
locale abbandonato e oggi è la sede di uno dei più importanti musei del cinema
d'Europa invidiato nel mondo. Voglio rivendicare queste cose, perché, se non
diciamo cosa eravamo e cosa siamo diventati, non si capisce che cosa è adesso questa
città.
Poi, è evidente che, forse, era meglio fare l'Assessore ai tempi di Castellani, o della
prima Giunta Chiamparino quando c'era un certo tipo di risorse, che oggi e trovarsi
in una situazione di questo genere, ma è anche evidente che noi oggi facciamo
un'operazione politica a Bilancio - lo voglio rivendicare, perché di questo bisogna
dare atto a questa Giunta e a questa maggioranza - di utilizzo delle risorse che dal
conto capitale passano in spesa corrente nel giro di due anni con un'operazione
straordinaria di finanza pubblica. Noi non dobbiamo più aspettare di avere entrate
straordinarie dalle vendite degli immobili o dei palazzi o di conferire, in qualche
modo, in giro per la città alle nostre istituzioni culturali dei beni immobili. Possiamo
finalmente dire che la cultura non dipende più, qualsiasi sia lo stanziamento che
facciamo, da entrate straordinarie, perché è tutto in spesa corrente.
Questo mi pare che sia epocale: dopo 15 anni di utilizzo dei mutui del conto capitale
per finanziare la cultura, finalmente si passa alla spesa corrente, quindi certezza delle
risorse, che saranno poche, ma sono a Bilancio e quindi abbiamo quella possibilità.
Credo che si debba dare a Cesare quel che è di Cesare.
Poi ci sono anche le cose di cui qualcuno prima parlava; sono d'accordo con voi, il
sistema non è perfetto e il perimetro va in qualche modo mantenuto, forse non
allargato in questo momento, ma mantenuto bene, però guardate cos'è adesso questa
città. Invito, da adesso alla prossima settimana di Pasqua, a vedere che cosa
succederà per quanto riguarda la presa d'assalto dei nostri musei e delle nostre
piazze. Qui 20 anni fa non c'erano turisti, non c'era la riqualificazione del centro, che
poi è stata fatta, non c'era piazza Castello come la vediamo oggi, non c'era una
Fondazione Torino Musei che ha fatto cose straordinarie e ancora dovrà farne.
Palazzo Madama, l'ho detto, è un'eccellenza, abbiamo mostre in collaborazione con
la Sovrintendenza, con la quale non ci si parlava e oggi c'è Tamara de Lempicka, ne
abbiamo fatte decine nelle ultime settimane. Il Polo Reale è un'attrazione di carattere
mondiale straordinaria; la Commissione ha avuto la fortuna di visitarlo in più di
un'occasione per vedere che cosa è stato fatto in quell'area lì. Certo che la Città, da
questo punto di vista, ha puntato su turismo e cultura per uscire da una crisi
drammatica nella quale si trovava.
Oggi quello è, volenti o nolenti, piaccia o non piaccia, uno degli atti fondamentali di
prospettiva e di sviluppo. Una Città della ricerca, una Città dell'Università, 100.000
studenti significa che un torinese su nove è studente universitario e lo studente
universitario non viene qui soltanto per studiare, ma anche per uscire la sera e quindi
che cosa succede? Che le aree come quelle di San Salvario, che erano abbandonate
allo spaccio e al degrado, oggi sono posti dove una movida responsabile ha iniziato a
far crescere locali, possibilità di frequentazioni, bar, ristoranti, enogastronomie,
economie sane, cultura e denaro, che, in qualche modo, arricchiscono la nostra città.
Non vedo tante altre possibilità di questo genere in una città come Torino.
Quindi, ricerca e sviluppo, da una parte, e università e accoglienza degli studenti,
dall'altra.
Inoltre, in qualche modo, la nostra città è anche incubatrice di imprese di grande
innovazione. La GM è venuta qui e ha impiantato un'industria che è un centro di
ricerca con oltre 600 ingegneri presso il Politecnico, che viene raddoppiato. Non
voglio parlare dell'urbanistica, perché non riguarda questo dibattito, ma
evidentemente quel tipo di trasformazione riguarda la ricerca, la cultura e
l'innovazione. Per quale motivo vengono qui a lavorare da tutta Europa oltre 600
ingegneri? Perché a Torino si può andare la sera al cinema, al teatro, all'opera, ai
concerti che si fanno in tante parti; abbiamo le orchestre filarmoniche del Regio e
della RAI tra le più importanti d'Europa. Abbiamo un'eccellenza nazionale
riconosciuta dal Ministero, che è il Teatro Stabile e che è uno dei tre più importanti
centri di produzione d'Italia.
Abbiamo fatto diventare questa città un'eccellenza alla quale tutti guardano. Quando
vengono qui i nostri amici da altre città rimangono stupiti, perché non pensavano che
Torino fosse così bella, che avesse questi musei, queste piazze, questi festival, questo
Teatro Regio, che è diventato un'eccellenza ed è uno dei tanti teatri dell'opera
italiana.
Vorrei che il dibattito fosse su questo, riconoscendo quello che questa Città ha fatto
anche grazie ai suoi cittadini e, soprattutto, grazie agli operatori privati, perché la
cultura non nasce soltanto dalle idee di un Assessore o di un Sindaco, ma nasce dai
tanti, ad esempio dalle Fondazioni culturali, Sandretto, Merz e tante altre, o da chi
invece si è inventato piccole iniziative che poi crescono, faccio l'esempio di
Contemporary Art, dove ci sono tantissimi privati che con opere o con il design
hanno fatto diventare questa città una capitale in questo senso.
Sono tante le cose da dire, io chiedo soltanto che si renda merito al lavoro svolto. Lo
dico guardando non al passato, che, secondo me, è un passato con cui dobbiamo fare
i conti, di come eravamo e come siamo, ma guardando al futuro. Torino si appresta a
diventare la città che accoglierà i pellegrini della Sindone, che non andranno soltanto
a vedere la Sindone, ma entreranno a Palazzo Madama, andranno al Museo Egizio,
del quale c'è stata una nuova straordinaria inaugurazione proprio questa settimana e
fra tre giorni questo diventerà il punto di riferimento mondiale per l'egittologia.
Purtroppo, quanto è successo al Cairo, con la devastazione di quel museo, a seguito
della situazione politica di quel Paese, farà sì che questo Museo, per nostra fortuna,
sia un'eccellenza mondiale, anche perché è emerso un patrimonio enorme che, in
qualche modo, era nascosto pure per l'impossibilità di poterlo far vedere a tutti,
all'Italia, a Torino e al mondo intero e che adesso vedremo e vedrete.
C'è una scelta strategica fondamentale della Città. Prima il Consigliere Liardo
parlava delle regge sabaude; guardate che le regge sabaude sono di competenza - non
voglio fare polemica - esclusivamente regionale. Faccio presente che in 20 anni di
Amministrazione di questa Regione, 15 sono stati amministrati dal centrodestra
(Ghigo, Bresso, Cota), adesso c'è Chiamparino, quindi se c'è qualcuno che ha una
responsabilità maggiore nel fatto che le nostre regge sabaude o il sistema dei castelli
della nostra Provincia non sia mantenuto in un certo modo e non sia stato messo in
rete non è di sicuro il centrosinistra. Voglio togliermi questo sassolino, perché questa
polemica la stiamo in qualche modo vivendo a causa del fatto che stiamo facendo noi
quello che per tanti anni la Regione non ha fatto, per esempio rimettere all'onor del
mondo Rivoli.
Rivoli, che è un pezzo straordinario, viene in qualche modo ad essere messo in
accordo, in fusione, in collegamento con la GAM di Torino e diventa, insieme alla
Fondazione Torino Musei, un unico polo museale, perché siamo una Città
Metropolitana e dobbiamo pensare in quell'ottica lì. Così come per Venaria e la sua
Reggia; non ha senso che la Città di Torino rimanga fuori dalla governance di quella
grandissima iniziativa e manifestazione relativa ad un manufatto culturale che è la
Reggia di Venaria. Non voglio fare polemiche, ma dobbiamo dire grazie all'allora
Ministro Veltroni se la Reggia è stata rimessa all'onore del mondo; uno scenario
unico, mondiale, con giardini splendidi, che 25 anni fa questa città non aveva. Ora è
un posto nel quale si fa cultura, si fanno incontri internazionali, ci vanno circa
800.000 persone all'anno, che non sono tutte torinesi o piemontesi, ma sono cittadini
del mondo che vengono a Torino per vedere le sue bellezze.
Se c'è qualcosa su cui possiamo fare appunti a questa Città non è sicuramente su
quanto e come ha investito in questi 20 anni nella cultura. Non bisogna fare quelle
polemiche, Consiglieri Marrone, Liardo e Appendino. Sulla biblioteca Bellini io non
ho nessun problema a dire come la penso e come la pensiamo tutti. La necessità di
avere una grande biblioteca civica cittadina è un'esigenza che c'è, esisteva dieci anni
fa quando si pensò a quel tipo di bando per quella biblioteca in quella zona, che, tra
l'altro, è la zona giusta per fare una biblioteca, una zona straordinaria, con la
trasformazione della Spina, Porta Susa, la Metropolitana, la più importante stazione
cittadina che è a Porta Susa, il Politecnico, l'area Westinghouse, il Tribunale di
fronte. Certo che la biblioteca civica cittadina bisognava farla lì; purtroppo, quando il
Ministro Tremonti, da un momento all'altro, ha cambiato la finanza locale dicendo
che non c'erano più i trasferimenti, quella biblioteca a 220 milioni di Euro non si
poteva più fare e neanche a 120, e cosa potevamo fare? Non pagavamo il progettista
che l'ha fatta con un bando pubblico legale, nazionale, assolutamente legittimo?
Allora, le polemiche si facciano nel merito e non soltanto per farle perché si è da
un'altra parte ideologicamente.
L'esigenza di fare la biblioteca è talmente viva che si sta lavorando per farla,
ovviamente, con una spesa minore a Torino Esposizioni. È un posto straordinario che
viene recuperato... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questo non è
assolutamente vero. C'è una mozione di questo Consiglio Comunale, di cui mi onoro
di essere il primo firmatario, votata all'unanimità dal Consiglio Comunale, non solo
dalla maggioranza, che dice che la Biblioteca civica centrale della città sarà costruita
a Torino Esposizioni. Senza un atto di Giunta diverso, difforme e contrario, ad oggi
siamo a questo punto e io sto agli atti.
Utilizzo ancora questo minuto che ho a disposizione per dire che inauguriamo una
vicenda che vede Torino molto coinvolta nella vicenda dell'Expo di Milano, perché,
per una serie di ragioni proprio anche logistiche, vedremo che arriveranno a visitare
Torino moltissime persone, centinaia di migliaia di cittadini stranieri e non, perché
non possono stare tutti quanti nell'hinterland milanese. Da qui alla fiera a Rho ci
sono 45 minuti di treno, 40 minuti quando va anche più veloce. Questa è una
straordinaria occasione.
La Città, da questo punto di vista, ha costruito un palinsesto di questo genere. Certo
che è un palinsesto che non ha straordinarie novità, visto le possibilità economiche
che avevamo, però ne segnalo una: il festival del Teatro Ragazzi, organizzato per
agosto, che è internazionale. È un unicum. Anche qui, pensiamo ai bambini e ai
giovani. Abbiamo un'eccellenza di questo genere.
Vorrei che, quando si discute di cultura e si critica la Fondazione per la Cultura,
piuttosto che quella lì che chiude - benissimo, si può tutto mettere a posto -, si
guardassero anche le macro questioni e come si è trasformata questa città. Cos'è che
ha trasformato questa città? Due cose fondamentali: la cultura e il turismo, da una
parte, e le straordinarie trasformazioni urbanistiche nelle quali la cultura ha, in
qualche modo, detto la sua, perché sono state fatte anche in quel modo.
Avrei molte altre cose da dire, ma il tempo non me lo consente.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, per la conclusione, all'Assessore Braccialarghe.

BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore)
Innanzitutto, consentitemi di ringraziare il Consiglio Comunale per aver dedicato
questa sessione al tema della cultura. Personalmente, credo che questo sia un
dibattito che, ovviamente, non si debba esaurire nello spazio dell'intervento di questa
mattina, perché sono fermamente convinto che a questa leva di natura strategica, che,
a nostro avviso, ha caratterizzato Torino, e non solo a questa, debba accompagnarsi
anche un dibattito da parte del Consiglio Comunale e delle Commissioni. Come è
stato detto più di una volta - e sottolineo questo aspetto -, non ho mai pensato che chi
pro tempore si trova in questa responsabilità debba compiere delle scelte di ordine
personale.
Quando, nel 2011, mi è stato chiesto di occuparmi della cultura e del turismo -
ovviamente è stata una scelta politica da parte del Sindaco, che io personalmente ho
condiviso -, io mi sono chiesto lungamente, per i primi mesi, quali fossero in qualche
maniera i compiti essenziali a cui un Assessore con questo tipo di delega doveva
cercare di attenersi. Alla fine, mi sono dato sostanzialmente tre linee di indirizzo, che
ho cercato e cercherò, fino a quando rimarrò in questo ruolo, di seguire.
La prima: fare in modo che la nostra comunità possa entrare in relazione con più
eventi culturali possibili, allargando anche il novero ovviamente della fruizione della
cultura, perché io credo che da parte della mano pubblica questo sia un obiettivo
fondamentale. Cioè, il primo obiettivo che noi abbiamo è quello di rendere un
servizio ai cittadini che cerchiamo insieme di amministrare. Quando si pensa al
servizio culturale, io penso che il fatto di poter fornire più occasioni,
indipendentemente anche dalle proprie scelte personali in ambito culturale, per
incontrare degli eventi di carattere culturale sia un arricchimento che consente non
solo di poter accrescere la partecipazione individuale, ma anche di saldare quel
rapporto che fa di una qualsiasi comunità un modo di intendere e di vivere la propria
vita, di partecipare alla vita sociale del posto in cui risiede.
Il secondo obiettivo che mi sono dato è stato quello di cercare di sviluppare delle
iniziative che potessero allargare il novero delle fruizioni agli eventi culturali. Se c'è
una cosa sulla quale credo noi dobbiamo riflettere, anche da questo punto di vista, è
l'esigenza di dover garantire sempre di più che le giovani generazioni entrino in
contatto con eventi di natura culturale e che ognuno continui ovviamente a
manifestare un interesse, il più allargato possibile. Abbiamo dei settori che hanno
necessità direi come il pane di un avvicendamento anche generazionale all'interno
delle scelte culturali.
Il terzo elemento fondamentale, dal mio punto di vista, avendo - ripeto - anche
l'abbinamento con la delega al turismo, è stato quello di favorire, in questo ambito di
politiche culturali, elementi di richiamo che facessero sì che Torino fosse sempre più
considerata come una meta nella quale poter andare anche per svolgere e soddisfare
le proprie esigenze di carattere turistico. Ognuno, ovviamente, può avere le proprie
valutazioni ed è giusto che sia così; questi sono tempi in cui ci si divide su tutto,
figuriamoci su un aspetto come quello delle politiche culturali rispetto alle quali
ognuno può avere le proprie prospettive.
Io però mi limito a considerare dei fatti. Oggi, la nostra città viene vissuta in Italia
come il simbolo probabilmente più efficace di un'intensa attività di natura e di
valorizzazione culturale; non lo dico io, lo dicono tutti gli esponenti di punta del
nostro Paese, sia di Governo che di opposizione. Tutti i livelli istituzionali hanno
avuto modo, anche recentemente, di indicare in quello che viene definito - io qui gli
attribuisco un termine positivo - il Sistema Torino uno degli elementi, tra virgolette,
"cardine" delle politiche culturali del nostro Paese. Non credo che questo sia un
elemento secondario. Capisco che poi nessuno è mai profeta in patria, come ben
sappiamo, ma il fatto di essere indicati spesso e volentieri da chi si occupa di questo
settore come uno dei laboratori in cui si è sperimentata anche una formula di
governance intelligente, non solo di diretto controllo pubblico, ma di partecipazione,
credo che sia un vanto per tutti noi.
Poi, ognuno può avere le proprie opinioni, ma questo è un fatto. L'altro fatto - lo dico
perché mi pare che a questo conducano anche analisi indipendenti e spontanee - è
che, anche da parte della nostra collettività, quando si fa, come è giusto che sia,
anche un esame di ciò che funziona e non funziona nella città, al momento vi è un
sentito parere favorevole su quelle che sono le attività di natura culturale e turistica
della nostra Città.
Recentemente sono state compiute delle indagini e delle raccolte di opinioni anche
da organi terzi, e capisco benissimo che - ovviamente tra luci e ombre, perché nulla è
perfetto -, per esempio, c'è un tema delicatissimo di cui mi piacerebbe molto
discutere con voi, su come si possa declinare la cultura con la frequentazione e lo
sviluppo di attività nelle nostre periferie, come la cultura non possa essere solo un
elemento geograficamente connotato al centro della nostra città, ma per fare queste
cose ovviamente bisogna godere di una possibilità concreta di sviluppo di questo tipo
di attività. Io vi potrei dire - e non ho alcun problema a farne anche oggetto di
incontro e di scambio - che, per esempio, fin dall'inizio di questo mandato noi
abbiamo predisposto un Piano di politiche culturali decentrate nelle nostre periferie;
il problema vero è che ci mancano le risorse.
Voglio solo dare un dato. Nell'anno 2011, quando sono diventato Assessore, il
Bilancio per la Cultura del Comune di Torino ammontava a circa 35.000.000 di
Euro. Nell'anno 2014, appena concluso, con tutte le traversie che abbiamo dovuto
affrontare, arriviamo a 23.600.000 Euro. Meno male che noi abbiamo attivato per
tempo degli strumenti di ricerca di partner privati - e mi consento di dire anche ai fini
del Bilancio generale del Comune, attivando anche la tassa di soggiorno, che, come
voi ricordate, è vincolata da un ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale,
con destinazione allo sviluppo culturale e turistico di quelle risorse -, perché
l'attuazione di questo tipo di politica ha consentito, fino ad oggi, non solo di
mantenere strutturalmente, tra molte difficoltà, l'impianto culturale che abbiamo
ereditato, ma di sviluppare un programma aggiuntivo. Questo dibattito di oggi è una
contingenza favorevole anche per me, ma vi posso assicurare che potremmo farlo in
ogni momento dell'anno e probabilmente il riferimento sarebbe lo stesso. Vorrei
ricordare che ieri si è conclusa un'ennesima edizione di "Biennale Democrazia":
scusate, contributo pubblico a "Biennale Democrazia" zero. Eppure io credo che in
Italia si sia sentito il respiro, l'impegno, la vocazione di una città che ha riflettuto per
5 giorni a un livello straordinario su "temi", fra virgolette, come quelli che ci
attraversano, come i passaggi generazionali, tecnologici, le sfide che abbiamo
davanti, la vera politica, non la partitica, a "Biennale Democrazia" non c'è un
esponente partitico che sia mai stato invitato, è una riflessione su quelle che sono le
nostre frontiere, che credo sia un vanto per tutti noi, innanzitutto per i nostri cittadini,
ma anche - ripeto - per la Città insieme.
Ho citato "Biennale Democrazia", ma anche per il "Festival Jazz" zero contributo
pubblico alla manifestazione, se non per la parte legata alla comunicazione. Potrei
dire la stessa cosa per il Festival di musica classica, quello che abbiamo fatto nei due
anni recenti, Beethoven e Mozart, quello che faremo adesso con sei serate dedicate ai
principali esecutori delle diverse tradizioni della musica classica nel mondo. Potrei
dire la stessa cosa per "A Torino un Natale coi Fiocchi". Abbiamo cercato di
moltiplicare le occasioni in cui Torino potesse essere considerata, come è considerata
oggi, una politica culturale a cui molte Città italiane, e non solo italiane, guardano
con fiducia.
In questi tre giorni abbiamo ospitato qui a Torino - perché siamo leader guida di un
progetto europeo - circa 35 Città europee, che stanno partecipando, insieme a noi, al
tentativo di concorrere ad un progetto europeo, e quindi anche a finanziamenti
finalizzati, in questo caso, alla riscoperta di quello che è il patrimonio pubblico
artistico nelle grandi città. Ebbene, voi dovevate sentire i commenti di questi ospiti
nella nostra città. Io credo che chiunque di voi, indipendentemente dal fatto che sia in
opposizione o in maggioranza, oggi possa dire con relativa facilità che Torino offre
ai propri cittadini e ai tanti ospiti che arrivano un elevatissimo livello d'investimento
in cultura e io credo che stia ricevendo anche dei risultati positivi.
Vorrei citare un unico dato, che credo faccia giustizia anche di molte questioni che
ho sentito: nell'anno 2014, conteggiando tutte le risorse del Comune di Torino, noi
abbiamo investito in cultura 23.900.000 Euro. Voi sapete - non detto
dall'Assessorato, dalla Giunta o da una parte politica, ma da una ricerca terza - qual è
l'indotto che arriva sulla Città di Torino esclusivamente per il Salone Internazionale
del Libro edizione 2014? Più del doppio dell'investimento che il Comune di Torino
determina in tutte le politiche culturali. Do solo questo dato per dire che, se una parte
pubblica deve avere, come io credo debba avere, una funzione di stimolo anche
rispetto agli interessi del territorio, l'investimento che noi organizziamo in cultura - e
non mi stancherò mai di dire, ovviamente, che è poco, che andrebbe tutelato e forse
maggiorato, ma anche io vivo come voi le contraddizioni di un Bilancio Comunale
sempre più asfittico - è un elemento fondamentale, tra virgolette, "di stimolo e di
ritorno" dell'indotto sulla nostra Città anche dal punto di vista economico.
Pensate che cosa vuol dire per il nostro sistema alberghiero, per i trasporti, per i
ristoratori, per i bar, per il nostro sistema complessivo economico, avere o non avere
una Città che registri risultati di questo genere! Lo dico, perché a mio avviso qui non
c'è destra o sinistra, basta guardare al trend sorprendente che di anno in anno, pure in
periodi così difficili di resa turistica, ha avuto il nostro territorio, la Regione e la Città
di Torino. Sono sette anni che noi siamo l'unico territorio di questo Paese che,
nonostante una recessione preoccupante anche in termini turistici, registra anno su
anno incrementi a doppie cifre.
Queste cose non nascono per caso! Io credo che queste cose nascano perché si è
avuta la capacità di continuare ad insistere bene su un settore da cui - ripeto - il tipo
di investimento e il ritorno che si ha è uno degli elementi fondamentali della nostra
politica, anche dal punto di vista economico.
Un'ultima osservazione. Io sono un po' stanco e un po' stufo di un dibattito - che
capisco appassioni molti - tra quella che viene definita la cultura alta, la cultura di
base, eccetera. Io non credo che esista questa distinzione. Io credo che noi abbiamo
favorito la nascita, l'affermazione di alcune istituzioni, che sono state qui ricordate e
che sono fondamentali a un sistema culturale. Ciò non toglie che, ovviamente,
bisogna guardare con interesse e attenzione allo sviluppo anche di politiche dal
basso, perché noi sappiamo benissimo che una comunità sviluppa delle politiche
culturali nella misura in cui riesce anche ad attivare le energie dal basso all'interno
del sistema culturale.
Vorrei ancora ricordare una cosa, dando un dato d'insieme: fatto l'investimento di
23.900.000 Euro in Cultura nel Bilancio 2014, quasi 20.000.000 di Euro
confluiscono nelle principali attività culturali della città, quando parlo dei Teatro
Regio, parlo del Teatro Stabile, parlo dei Musei della Città, delle Biblioteche, cioè il
sistema strutturale assorbe sostanzialmente l'85% del budget complessivo. Il resto -
ho sentito definizioni come "politiche a pioggia", eccetera -, a parte che tutto è
certificato e documentato, va a Istituzioni che credo siano di assoluto interesse di
base e di tutela da parte del pubblico. Ne cito alcune: per esempio, le Associazioni
relative alle nostre radici - quindi parlo di tutti gli Istituti culturali - assommano
complessivamente un contributo di quasi 347.000 Euro. Adesso, c'è qualcuno che
può immaginare che questo non sia un patrimonio non solo da salvaguardare, ma da
valorizzare? Noi cosa stiamo cercando di fare? Visto che le risorse sono poche e ne
servirebbero anche molte di più, stiamo cercando di organizzare, anche lì, una
gestione diversa di questi Istituti. Lì va letto, per esempio, il progetto che stiamo
portando avanti da due anni sulla costituzione del Polo del '900, altra realtà che
principia in questo anno.
Dico una cosa con una punta d'orgoglio, ma credo che sia un orgoglio per tutti voi,
indipendentemente dal fatto che si sia maggioranza o opposizione: quando in un
Paese come il nostro, in cui, ogni volta che c'è un appalto pubblico, divampano -
come sappiamo - elementi, polemiche, critiche, eccetera, un Paese che ancora
stamattina si interrogava, su tutti i giornali e su tutti gli organi di stampa, chiedendosi
a che punto siamo con l'appuntamento del 1° maggio dell'Expo, queste
Amministrazioni - e non parlo solo del Comune di Torino, parlo della Fondazione
che abbiamo costituito, fatta insieme alle fondazioni bancarie, Compagnia di San
Paolo, Fondazione CRT, la Regione Piemonte, il Comune di Torino - hanno detto
due anni fa che il 1° aprile 2015 avrebbero inaugurato, raddoppiandolo, il Museo
Egizio, e noi il 1° aprile faremo questa inaugurazione, abbiamo finito esattamente nei
tempi, nelle modalità, nei costi previsti. Questa cosa, invece di suscitare non dico
l'applauso, ma almeno un plauso a una corretta e buona Amministrazione, invece
sembra essere una cosa dovuta, eppure sono stati tempi particolarmente difficili
anche per raggiungere questo obiettivo.
Io concludo con un invito: io vorrei che non si esaurisse qui questo ragionamento, in
merito al quale probabilmente, a livello di Commissione, potremo approfondire
anche i dati, la conoscenza e la riflessione relativamente alle cose che ho cercato di
dire, perché ritengo che questo sia un settore fondamentale per la strategia, la vision
che noi dobbiamo avere della nostra città e del nostro territorio nei prossimi anni.
Certo, non sono tra quelli che ritiene che tutto possa essere risolto dalla cultura e dal
turismo. Questo è un elemento che può contribuire a ridisegnare - secondo me, come
vi è necessità - una prospettiva per la nostra città e la nostra comunità, ma, proprio
perché può rappresentare quell'elemento, io sono stradisponibile a qualsiasi sede di
confronto. Chiedo solo una cosa: la possibilità non di fare dei dibattiti, ripeto, di
carattere generale sul massimo dei sistemi o caratterizzati da contrapposizioni, che
pure sono logiche di parte, io chiedo semplicemente di poter esaminare i fatti e
cercare insieme di capire quali siano le aree sulle quali vi è la necessità di qualche
correzione, ma non partendo sempre da questo presupposto, che spesso e volentieri
mi ha colpito in questa esperienza e in questi anni, e cioè che, ogni volta che si tenta
di portare un valore aggiunto, lì dietro ci deve essere qualcosa che non funziona.
Noi abbiamo fatto la Fondazione per la Cultura per due semplici motivi, che
rivendico oggi come ho fatto in quest'Aula nel momento in cui vi abbiamo
sottoposto la nascita e la trasformazione di questa Fondazione: 1) essere nelle
condizioni di poter organizzare degli eventi, pagando per tempo le persone che vi
partecipano; questo è il primo elemento fondamentale. Oggi noi, in tutte le
manifestazioni organizzate dalla Fondazione per la Cultura, siamo in grado, grazie
all'apporto degli sponsor esterni, di pagare i nostri fornitori a tempo record, cosa che
non siamo in grado di fare per le manifestazioni che organizza direttamente la
Pubblica Amministrazione. 2) tema fondamentale: la Fondazione per la Cultura sta
portando di anno in anno risultati non solo dal punto di vista della raccolta di partner,
che ci consentono di allargare e di sostenere il sistema culturale, facendo gli esempi
che ho fatto prima, ma quella Fondazione per la Cultura ci consente di anno in anno
di incrementare il novero di queste aziende, questione che è fondamentale, perché
questo vuol dire che le aziende che riusciamo a contattare, con le quali stabiliamo
una relazione, che diventano partner della nostra Città, credono in questa Città e in
quei valori di fondo, che io, ripeto, devono essere a mio avviso un orgoglio non solo
nostro, non solo dei cittadini di Torino, ma io credo anche emblema di quello che
deve essere il dibattito sull'evoluzione dell'intero sistema culturale a livello
nazionale.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Ringrazio l'Assessore. Il dibattito sull'utilizzo delle risorse pubbliche in ambito
culturale è concluso.

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