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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 7 Maggio 2007 ore 14,00
Paragrafo n. 5
INTERPELLANZA 2007-00264
?MOSCHEA OLIMPICA DUE? PRESENTATA DAL CONSIGLIERE COMUNALE CAROSSA IN DATA 17 GENNAIO 2007.
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200700264/02, presentata in data 17 gennaio 2007, avente per oggetto:
"Moschea Olimpica due"

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Curti.

CURTI Ilda (Assessore)
L'interpellanza, ormai un po' datata, presentata dal Consigliere Carossa, fa riferimento ad un articolo di stampa del 13 gennaio. L'articolo succitato riportava, nell'ambito di un'intervista più generale sull'Islam a Torino, il "sogno" di Khounati, Imam della Moschea della Pace di Corso Giulio Cesare n. 6, che è la realizzazione di un progetto di una moschea capace di rappresentare l'Islam torinese e piemontese. In questo articolo si indicava anche la possibilità di presentare il progetto in Comune entro la primavera. Siamo in primavera e il progetto non è stato ancora presentato: questo vorrei che fosse chiaro. L'opportunità di rispondere a questa interpellanza il 7 maggio fa sì che, a primavera avviata, il progetto non solo non sia stato presentato, ma, ad oggi, nessun progetto sia stato presentato e, quindi, in nessun modo l'Amministrazione ne abbia valutato la realizzabilità.
Sempre in seguito alla pubblicazione degli articoli di stampa, su sollecitazione delle domande del giornalista - siccome fa notizia che qualcuno voglia costruire una moschea, i giornalisti sono anche molto portati a chiedere che cosa se ne pensi -, si sono indicate alcune zone nelle quali si sarebbe potuto realizzare il progetto, compresa Barriera di Milano. Se non sbaglio, il Presidente della Circoscrizione 6, Malaroda, fece riferimento a Barriera di Milano, area Incet.
Rispetto a questo - l'articolo di stampa è un articolo di stampa e come tale contiene degli elementi che fanno capo a opinioni, verificabili o meno, eccetera -, vorrei provare a ricondurre la questione ad un problema invece che è reale e che è serio. Attualmente, a Torino i centri islamici più frequentati e che hanno attività pubblica e associative sono sei (quelli che, in qualche modo, fanno riferimento ad altre associazioni nazionali, eccetera). Sono associazioni culturali, ai sensi dell'art. 39 del Codice Civile, registrate presso l'Ufficio del Registro e hanno tutte stipulato dei contratti di affitto con proprietari privati. Quindi, il luogo associativo è presso proprietà privata. Si tratta di locali ad uso associativo, in cui si svolge generalmente la preghiera del venerdì con il sermone; ci sono anche sale usate per la scuola coranica, sportelli informativi, vendita di libri ed altro.
Una ricerca dell'Università di Torino ha analizzato a fondo il mondo dell'Islam torinese e stima che circa un migliaio di persone frequentino stabilmente le mosche, quindi meno del 10% dei cittadini di fede musulmana presenti a Torino sono abituali frequentatori delle moschee, mentre, ovviamente, il numero aumenta durante alcune grandi feste religiose.
La presenza di questi sei centri dimostra, ad esempio, che stiamo parlando di realtà non omogenee, che dunque presentano differenze (in parte nazionali, in parte derivanti dal fatto che molte di queste fanno capo a persone, Imam o associazioni o gruppi di origine marocchina, egiziana o tunisina), proprio perché l'Islam è un mondo disomogeneo, in quanto rappresenta un numero ampio di nazionalità ed identità culturali diverse. Quindi, si tratta di realtà non omogenee, spesso anche in un conflitto di leadership abbastanza evidente; infatti, se, talvolta, pure sui giornali, emergono fughe in avanti o progettualità di moschee, è anche perché, all'interno di questo mondo, esiste una dinamica di posizionamenti, d'acquisizione di leadership e quant'altro.
Per quanto riguarda il punto di vista dell'Amministrazione, quest'ultima ha instaurato - doverosamente, credo - un dialogo ed un sistema di relazioni, non soltanto con le realtà più rappresentative dell'associazionismo laico e religioso di tutti i nuovi cittadini torinesi (non parliamo solo di Islam, ma anche della Chiesa ortodossa di Romania, oppure dei Copti, o di tutto il mondo composito dell'espressione religiosa di cui i nuovi cittadini sono portatori), ma anche con quello definibile, in qualche modo, quale appartenente al mondo islamico in generale.
Secondo il mio punto di vista, bisogna affrontare questo tema con lucidità e lungimiranza, così come quello della libertà di culto in luoghi dignitosi, trasparenti e alla luce del sole, ma sapendo che soltanto un processo di condivisione, di dialogo e di apertura reciproca alle religioni degli altri può contribuire ad affermare modalità di relazione, anche istituzionali, più chiare. Infatti, il superamento delle moschee improvvisate, delle "moschee-garage" (come vengono definite), delle moschee improvvisate nei cortili (che, in qualche modo, nascono spontaneamente per rispondere ad un'esigenza), è una garanzia non soltanto per i fedeli (cioè per chi si avvicini e pratichi il proprio culto) e per coloro i quali desiderano professare il proprio culto nel rispetto dei dettami costituzionali, ma anche per quei cittadini che coabitano in situazioni difficili ed affollate.
Gli abitanti di Corso Giulio Cesare n. 6 sono fra i primi promotori di una possibile soluzione per risolvere, in qualche modo, una situazione molto difficile dal punto di vista dello spazio e dell'uso di un basso fabbricato di 80 metri quadrati situato in un cortile, per conciliare, da un lato, l'esigenza di frequentazione da parte di persone che vogliono poter pregare dignitosamente, e, dall'altro, il disagio che tutto ciò arreca necessariamente agli abitanti dei dintorni (i quali, peraltro, in questi anni, hanno dimostrato un grandissimo livello di tolleranza e capacità di relazione, rispetto alla situazione che si trovano a vivere quotidianamente sotto casa), perché, molto spesso, quegli 80 metri quadrati risultano insufficienti a contenere tutta la gente, con il conseguente sovraffollamento del cortile e delle scale.
Ritengo che il dovere dell'Amministrazione Pubblica sia quello di governare i processi in atto, anziché rimuoverli o sottovalutarli, perché questa è una politica che conviene a tutti, tanto ai nuovi quanto ai vecchi cittadini; tuttavia, poiché non è attività propria di un'Amministrazione Comunale costruire luoghi di culto con risorse proprie, quest'ultima non intende farlo (come, peraltro, avviene per qualsiasi religione), né intende sostenere, in alcun modo, progetti che non abbiano garanzie di trasparenza, di processi unitari, di condivisione allargata di principi e di un patto con la Città, cioè di condivisione allargata non soltanto alle comunità di riferimento, ma anche agli attori locali coinvolti.
Quindi, qualsiasi progetto dovesse eventualmente pervenire sul tavolo di quest'Amministrazione, sarà oggetto di un processo di condivisione, discussione, allargamento e dibattito trasparente.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Premetto che avevo presentato quest'interpellanza a gennaio, ma ho appositamente aspettato a richiedere la risposta in primavera, poiché volevo accertarmi che vi fosse realmente qualcosa in proposito, ricordando bene quanto scritto nell'articolo, nel quale si diceva che, appunto, entro la primavera, sarebbe stato presentato un progetto.
Non nascondo che, innanzitutto, mi fa piacere sapere che, al di là delle parole scritte in quell'articolo di stampa, non vi sia stato nulla, ma non per un bieco discorso di chiusura, quanto, semmai, perché temo che ciò potrebbe innescare una serie di problemi, per cui, alla fine, i cittadini risulterebbero i più penalizzati e, in questa eventuale situazione, mi troverei sicuramente in disaccordo con la Giunta e la maggioranza che guida questa Città; poi, mi fa anche piacere aver sentito l'Assessore dire che qualsiasi progetto, pur ammettendo venga presentato, dovrà comunque sottostare alla più assoluta trasparenza.
Mi permetto solamente di aggiungere (l'Assessore non l'ha detto, ma, sicuramente, lo intendeva) che occorrerà anche trasparenza sulla provenienza dei fondi per un'eventuale costruzione.
Spero che, se mai arriverà un eventuale progetto, la maggioranza alla guida di questo Comune tenga anche in considerazione i vecchi cittadini (come, peraltro, l'Assessore medesimo ha giustamente detto), oltre quanto ho chiesto circa la trasparenza sulla progettualità e sui finanziamenti. Infatti, l'Assessore ha sicuramente ragione quando dice che l'esistenza di queste "moschee", tra virgolette, crei problematiche fra gli abitanti ed i residenti di quelle case; però, è altrettanto vero che l'eventuale costruzione di un'unica moschea ne creerebbe di ben più ampie nell'intera zona.
Quindi, mi permetto di dire che, in questo momento, siete voi a guidare questa città, ma siete stati eletti da quei vecchi cittadini che - temo - dovranno subire eventuali problemi da un'ipotetica costruzione o progettazione di moschea.
Perciò, credo che sia importante tenere in considerazione la trasparenza assoluta, la questione dei vecchi cittadini (cioè, i residenti torinesi che vi abitano da generazioni) e la reciprocità, perché può anche non essere una mera questione d'equazione matematica, ma mi sembrerebbe opportuno tenerne conto.
Non voglio assolutamente polemizzare, perché non è mia abitudine, soprattutto su argomenti delicati come questi, fare polemica fine a se stessa; però, in molte - troppe - parti del mondo, non solo è impossibile costruire chiese, ma non si può neppure entrare con un crocifisso al collo!
I Cristiani (non dico cattolici), comunque, sono quotidianamente in una situazione di difficoltà e, in alcuni Paesi, come ad esempio il Sudan, si verificano situazioni ben più gravi che semplici questioni di difficoltà!
Quindi, mi pare veramente opportuno che il Comune di Torino tenga anche conto di questo, che peraltro ritengo un dovere di questa maggioranza.
Ritengo che all'interpellanza sia stata data una risposta più che approfondita.
L'ho detto fin dall'inizio, ho aspettato la primavera e, devo dire la sincera verità, temevo che l'Assessore mi rispondesse proponendo un eventuale progetto che gli era pervenuto da chissà chi. Invece, la risposta che mi è stata data è proprio quella che speravo di ricevere.
Naturalmente, oltre ai tre punti di cui parlavo prima, se un domani dovesse arrivare veramente un progetto, bisognerà anche interpellare i cittadini, perché, naturalmente secondo il sottoscritto, una Giunta non può far piovere sulla testa dei cittadini decisioni del genere, senza neanche consultarli.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
L'interpellanza è discussa.
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"Collaboratore di staff... Dall'Assessorato all'Ufficio del Sindaco"
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