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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 7 Maggio 2007 ore 14,00
Paragrafo n. 14

Comunicazioni del Sindaco su "Cittą della salute"
Interventi

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
Passiamo ora alle comunicazioni del Sindaco sul progetto "Città della Salute", richieste dal Consigliere Zanolini. Vi leggo brevemente l'incipit e la parte finale della sua lettera: "Constatato che da parecchio tempo, ormai, e quasi settimanalmente, continuiamo a leggere sui giornali interventi riguardanti le future destinazioni territoriali della cosiddetta 'Città della Salute', altrimenti anche nominata 'Molinette 2' e che alcune di esse sarebbero situate all'interno della Città di Torino. (...) È per tale motivo che richiedo: COMUNICAZIONE URGENTE DA PARTE DEL SINDACO IN MERITO ALLA QUESTIONE 'MOLINETTE 2'... (...) Ritengo sia ormai indifferibile iniziare un dibattito serio sul tema in oggetto, coinvolgendo tutte le Istituzioni politiche torinesi e in modo particolare il Consiglio Comunale, per trovare un percorso condiviso che porti a scelte corrette nell'interesse della nostra Città in particolare, ma di tutti i Cittadini interessati, in generale".
Questa comunicazione è stata richiesta il 14 aprile e si è deciso di svolgerle nel momento in cui il Sindaco avesse avuto elementi utili da comunicare al Consiglio.
La parola all'Assessore Viano.

VIANO Mario (Assessore)
Farei un intervento preliminare per dar conto a tutto il Consiglio di quanto riferito, peraltro, nella recente Commissione II, che, sullo stesso tema, mi ha richiesto una comunicazione in merito alle interlocuzioni intervenute nell'ultima fase, in particolare, naturalmente, con la Regione e l'Università, sul tema specifico della localizzazione della nuova struttura. Sarò molto sintetico, perché vorrei essenzialmente segnalare gli elementi intervenuti, e quindi lo stato dell'interlocuzione per la definizione di questa scelta, lasciando semmai alle repliche le eventuali precisazioni di dettaglio.
La Regione ha concordato con l'Università di costituire un tavolo di lavoro, a cui ha invitato anche la Città di Torino, per la evidente ragione che in essa ha sede il grosso delle attività che dovrebbero confluire nella nuova struttura, al di là della scelta localizzativa, della Città della Salute. A questo gruppo tecnico è stato affidato l'incarico, da parte del Rettore e del Presidente della Regione, a partire naturalmente dalla definizione dei contenuti, ovvero di che cosa sia fatto il Parco Torinese della Salute (compito, invece, affidato all'ARES, che ha condotto insieme all'Università), di esaminare gli elementi di opportunità o inopportunità, di vantaggio o svantaggio, insomma le ragioni a favore e contro le diverse localizzazioni che nel corso del confronto sono emerse, come sostenute dalle varie parti.
Questo gruppo di lavoro si è riunito una quindicina di giorni fa presso l'Amministrazione Regionale, concludendo con l'affidamento di un incarico a SITI (associazione costituita dal Politecnico e dalla Compagnia di San Paolo, con il compito di valutare, esaminare e sviluppare iniziative sul tema dello sviluppo territoriale sostenibile) di sviluppare l'attività propedeutica alla rappresentazione di tutte le ragioni di forza e di debolezza, oltre che alle condizioni minime di fattibilità, delle varie ipotesi messe in campo. La prossima riunione a cui SITI dovrebbe riferire, valendosi naturalmente dell'apporto di tutte le parti dal punto di vista dell'acquisizione delle informazioni e dei dati di conoscenza di base, è programmata per la fine di questa settimana, quindi dovremmo avere una prima occasione di verifica dell'esito di queste valutazioni.
Come peraltro risultava da dichiarazioni rilasciate, per esempio, dal professor Bertetto dell'ARES, incaricato della definizione del perimetro contenutistico della Città della Salute, a noi è stato richiesto, in particolare, oltre naturalmente alla collaborazione all'analisi delle varie ragioni di forza e di debolezza delle varie ipotesi localizzative, anche di fornire una ricognizione il più possibile completa delle aree, magari già occupate e che potrebbero essere riconvertire allo scopo, attraverso operazioni edilizie o anche urbanistiche significative, o che si rendono disponibili nell'ambito dei processi di trasformazione che sono in corso nel quadrante Sud-Est della Città di Torino, dove ricade il complesso degli insediamenti ospedalieri storicamente consolidatisi. Abbiamo operato in questo senso, lavorando in modo analitico, a partire naturalmente dalle aree che già il Piano Regolatore individua con destinazione latamente universitaria, intorno alla Piazza d'Armi. Si tratta, sostanzialmente, da un lato, delle caserme ampiamente sottoutilizzate, ma in ogni caso destinate dal Piano Regolatore ad una riconversione in questo senso; dall'altro, delle aree che si collocano intorno allo Scalo Lingotto, dal lato Ovest, porzione residua del MOI e dogane, sul lato Est, aree che Ferrovie ha dichiarato disponibili, perché dismesse, dagli usi ferroviari, e poi, infine, porzione verso Italia '61, naturalmente, analizzando in maniera puntuale le varie porzioni ricomprese in questo comprensorio.
Abbiamo fornito questi dati a SITI, nonché quelli relativi all'accessibilità ed all'infrastrutturazione, e credo che, nel corso della prossima riunione del gruppo di lavoro, dovremmo poter esaminare l'esito di queste prime verifiche tecniche.
In generale, abbiamo espresso le nostre preoccupazioni rispetto ad un eccessivo impoverimento sul versante dei servizi, ma più in generale delle attività economiche, oltreché di servizi pubblici molto rilevanti, attualmente presenti nella porzione sud-est della città; a questo proposito, abbiamo espresso l'esigenza di assumere il possibile impoverimento come un tema affatto banale di valutazione, perché, naturalmente, non solo nel funzionamento della città, ma anche nell'equilibrio della dotazione e della fornitura del servizio sanitario, questi interventi hanno riverberi molto significativi, perciò, da questo punto di vista, occorre prestare ogni attenzione.
Ci pare di dover rimarcare come, fin dalla sua origine, l'iniziativa, così com'era stata prefigurata in sede di prime discussioni, avesse l'ambizione di valorizzare in particolare quelle attività, branche o iniziative riconducibili al perimetro della sanità pubblica, che potevano avere un particolare effetto d'innesco di processi positivi dal punto di vista dello sviluppo della ricerca, del trasferimento tecnologico e, in generale, del sostegno di processi di rilevanza economica, in generale, per riequilibrare e sostenere la diversificazione economica della città e del suo territorio.
Da questo punto di vista, fin dalla prima battuta (anzi, siamo stati proprio noi a candidarla), abbiamo ritenuto la localizzazione di Campo Volo assolutamente idonea e che non possano essere espressi pregiudizi, mentre, certamente, sulle considerazioni fatte prima circa i riverberi, in termini generali, sul funzionamento della città e sulla dotazione del servizio nei vari bacini della città stessa, ribadiamo tutte le preoccupazioni, che ci indurranno ad essere particolarmente attenti nella valutazione e discussione degli esiti di quest'attività preliminare di studio ed analisi, affidata appunto a SITI.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Zanolini.

ZANOLINI Carlo
Innanzitutto, ringrazio l'Assessore di aver dato la disponibilità a rispondere su un tema tanto complesso, che indubbiamente non si esaurirà con questi interventi, perché è solo l'inizio di un dibattito che dovrebbe portare, poi, a soluzioni migliori per tutti e, in particolare, per la città di Torino.
Ribadisco l'importanza di comprendere prima quale tipo di "Molinette 2" si debba portare avanti, cioè è più importante il contenuto rispetto al fatto di stabilire il sito in cui debba essere collocato.
Secondo noi, esistono due possibilità: la prima, "Molinette 2" o "Città della Salute", intesa come un sistema integrato Sanità-Università-ricerca-innovazione; la seconda, ripetere le Molinette, cioè produrre un clone delle Molinette.
Mi pare che questa seconda possibilità non sia da tenere in considerazione, ma ritengo che occorra partire dal contenuto e dai bisogni della città, che, secondo noi, sono di tipo economico, correlati a tutto il "sistema" salute e ospedaliero, ma anche all'aspetto di salute vero e proprio.
Torino necessita, innanzitutto, di un maggior rafforzamento e ridistribuzione della rete ospedaliera; adesso esiste una concentrazione degli ospedali in alcune zone e, al contrario, una rarefazione d'interventi in altre zone di Torino. Forse, sarebbe meglio cercare di razionalizzare la rete, mettendo a disposizione della periferia anche realtà ospedaliere invece concentrate in altre zone, poi, semmai, è necessario avere una concentrazione delle alte specialità.
A nostro giudizio, la concentrazione potrebbe benissimo rimanere dov'è, riducendo il numero dei posti letto, perché l'alta specializzazione non ne richiede un numero enorme.
Un altro bisogno di cui si dovrà tener conto è che, a Torino (a quanto mi risulta, ma, forse, chi è più esperto di me potrà correggermi), non esiste una RSA per pazienti non autosufficienti, dunque, attualmente, le persone non autosufficienti devono recarsi fuori Torino, con estremo disagio per tutta la popolazione torinese.
Quindi, occorre una rivisitazione di queste componenti, ossia la necessità di avere una rete ospedaliera abbastanza diffusa in periferia ed anche una concentrazione dell'alta specialità, la quale - ribadisco - non dev'essere solo universitaria, perché esistono pure alte specialità ospedaliere (ad esempio, la cardiochirurgia del Mauriziano, che sicuramente non è da meno delle cardiochirurgie universitarie) che meriterebbero un occhio di riguardo e non comprendo il motivo per cui non debbano far parte della struttura centrale delle alte specialità.
Perciò, a mio giudizio, si tratterebbe di concentrare le alte specialità in Torino, senza decentrarle nella periferia, se abbiamo in mente di pensare a tempi di 20-30 anni; nella prospettiva di 20-30 anni, ritengo che l'alta specialità dovrebbe essere in Torino e bisognerebbe spalmare i letti che non sono di alta specialità (attualmente, sono alle Molinette) sugli ospedali periferici, dando sempre garanzia d'eccellenza per tutto.
Tuttavia, esiste un'altra possibilità, ovvero la prospettiva dei 40-50-60 anni, la quale prevede che s'inizi questo processo della città metropolitana.
Ebbene, proprio in un'ottica di città metropolitana, fra 50-60 anni, senza voler andare contro la promozione del Campo Volo (invece, vediamola in positivo), tuttavia, mi sembra che la zona del San Luigi possa dare notevole rilievo a questo progetto di "Molinette 2", perché Corso Marche sarà più facilmente raggiungibile e la metropolitana vi arriverà in pochissimo tempo.
Quindi, secondo me, la questione si potrebbe risolvere e realizzare in due tempi: innanzitutto, nel medio periodo (20-30 anni), l'alta specialità, in un'unica struttura, con 800 posti letto in Torino, nonché spalmare il resto delle Molinette ed utilizzarne una parte per ciò che l'Assessore Viano aveva già illustrato; poi, per il futuro molto più lontano, in funzione della città metropolitana, prevedere che il San Luigi possa avere un ruolo predominante.
Perché non spostare già adesso alcune strutture (penso al Campo Volo, ma non voglio contrappormi ad altre idee) in aree periferiche? Perché sarebbe molto complesso spostare in blocco totalmente tutte le attività.
Pertanto, ritengo che noi, in quanto Consiglieri Comunali, dobbiamo difendere la priorità che il grosso dell'impegno rimanga in Torino, ma guardando verso il futuro, per trovare soluzioni che, magari, mirino più ad un progetto di città metropolitana, piuttosto che di Torino tout court.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Assessore, lei ha, sostanzialmente, ripercorso la relazione che aveva già esposto in Commissione, omettendo ulteriormente qualsiasi riflessione sulla seconda alternativa, cioè quella di Campo Volo. Noi abbiamo ascoltato in Commissione una sua lunga relazione dalla quale si intendeva, abbastanza chiaramente, quale fosse l'orientamento, in linea di massima, dell'Amministrazione. Lei si è premurato di far notare che sono disponibili circa un milione 300 mila metri quadri sfruttabili, con intese varie con i proprietari, per la Cittadella della Salute in città (soluzione Università, per intenderci), ma i fatti certi sono pochi. Finora si rileva una grande impressione di confusione, perché quanto ci ha detto rappresenta la "propensioni" della Città. Non sappiamo come le "propensioni" della Città si raccorderanno con le indicazioni della Regione e le richieste dell'Università. L'unico fatto certo è che si sono persi 3 anni rispetto ad una opzione che era già concreta e in essere con l'acquisto dell'area, che fu quella decisa dalla Regione 3 anni fa.
Non voglio addentrarmi in cose delle quali sarebbe forse prematuro e persino un po' velleitario, da parte nostra, discutere la vocazione specifica (quali uffici, quale attività). Non è, sostanzialmente, affare nostro; è affare della Regione e affare dell'Università. A noi interessa, come Consiglieri Comunali, che, anche ragionando in termini di macro area - quindi, non esprimo una posizione per una soluzione o per l'altra -, il progetto si faccia. Forse sarebbe meglio, per gli interessi diretti della Città e anche per un fatto di riqualificazione complessiva di un'area, di attrazione per l'insediamento di servizi e di offerta commerciale, che si facesse nell'area di Molinette (opzione Università). Ma non voglio neanche dire questo; ragioniamo pure in termini di macro area.
Questo ragionamento, però, porta al punto di partenza: si sono persi 3 anni e voi siete di fronte ad una Regione Piemonte che o decide male o non decide, e, soprattutto, non si confronta rispetto a voci che hanno anche la loro importanza, come possono essere quelle della Città o dell'Università.
Dato il noto assetto proprietario delle due aree, che è abbastanza conosciuto, e visto che l'alternativa sarebbe una soluzione in fatto di offerta residenziale, per essere chiari, non vorremmo che queste esitazioni, o questi cambiamenti, o questo momento di stasi che vede la Città in attesa, stia, in realtà, a mascherare una trattativa più ampia, interna, però, alle Istituzioni e alle coalizioni che le governano.
L'appello finale è: se fosse anche così, mettetevi d'accordo e non perdiamo altri 3 anni, oltre i 3 che si sono già persi!

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Giorgis.

GIORGIS Andrea
Mi limito ad esprimere un convinto apprezzamento per il metodo che la Città ha deciso, in questi ultimi mesi, di adottare e, di conseguenza, di piena condivisione dell'atteggiamento di metodo e di merito che questa sera l'Assessore Viano ci ha esposto. Mi sembra che si possa riassumere il tutto nella seguente esigenza. La Città di Torino è consapevole della necessità di una riorganizzazione del sistema sanitario e della necessità di un ammodernamento delle strutture sanitarie che oggi erogano servizi socio-sanitari alla popolazione. La Città è altresì consapevole che di questa riorganizzazione è competente, istituzionalmente, la Regione Piemonte, ma non sono irrilevanti le ricadute economiche e le ricadute in termini di impatto ambientale, sociale ed economico per la città di Torino.
Di conseguenza, nel rispetto dei diversi livelli istituzionali di competenza, la Città di Torino ha rappresentato, e intende continuare a rappresentare alla Regione e al tavolo che la Regione ha istituito, l'esigenza che la riorganizzazione della rete dei servizi sanitari, oltre a migliorare la qualità dei servizi, renda altresì possibile uno sviluppo della rete dei servizi e della rete economica della nostra città.
Giustamente, la Città di Torino non ha posto nessun veto e nessuna pregiudiziale nei confronti delle aree che, fino ad oggi, sono state indicate (mi riferisco all'area Campo Volo). Mentre non ha posto alcun veto, alcuna pregiudiziale e non ha, quindi, dato un'indicazione negativa nei confronti di quella eventuale scelta, la Città di Torino ha chiesto che, per una scelta di questo tenore (come più in generale dovrebbe essere per tutte le scelte di allocazione), si valutino tutte le possibili alternative e, quindi, si giunga a compiere la scelta soltanto quando sarà possibile argomentare la preferibilità di quella opzione rispetto ad altre opzioni che la Città di Torino ha offerto all'esame del tavolo tecnico. Le tre opzioni che la Città di Torino ha offerto alla valutazione del tavolo tecnico sono state questa sera ricordate dall'Assessore e, sinteticamente, mi sembra che siano la zona di Piazza d'Armi, lo scalo Lingotto (ovvero aree e ferrovie) e Italia 61.
Credo che la Città, su questo, abbia tutte le carte in regola per far sì che la scelta che il tavolo tecnico alla fine riuscirà a realizzare, riesca comunque a spiegare ai cittadini torinesi perché sia non solo migliore dal punto di vista dell'offerta dei servizi socio-sanitari, ma migliore anche per un equilibrato sviluppo del territorio nei quali quei servizi vanno ad incidere.
Di conseguenza, se dovessi chiudere questo intervento con un linguaggio un po' desueto, direi che lei, Assessore Viano, gode della piena fiducia politica del Gruppo Consiliare che io qui rappresento.

CASTRONOVO Giuseppe (Presidente)
La parola al Consigliere Domenico Gallo.

GALLO Domenico
Ho seguito un po' sui giornali il dibattito che si è sviluppato sulla questione della Cittadella della Salute, che è in continuità con quanto abbiamo discusso alla fine della scorsa tornata amministrativa, dove, in qualche modo, mi pare sia sempre prevalsa la confusione. Da quel dibattito non siamo riusciti, neanche come Consiglio Comunale, a fare una scelta che potesse, in qualche modo, coinvolgere tutte le opinioni.
Credo che la discussione su un problema di grande rilevanza, di grande importanza, sul piano sanitario, debba essere comunque preceduto da un'analisi sull'attuale funzionalità della rete ospedaliera. Se non c'è un'inversione di tendenza nel modo di pensare e, quindi, di offrire una prospettiva che possa essere innovativa rispetto all'esistente, credo che ci si concentri solamente sul dibattito sul sito. Mi pare che proprio sul sito si stia ingenerando una grossa confusione.
Sentivo l'Assessore Viano, in Commissione, sostenere con forza (e anche legittimamente, con grandi capacità) l'idea di concentrare la Cittadella della Salute nell'area del quadrante Sud/Est (come l'ha chiamato lui), partendo dal presupposto che occorra - a parte la disponibilità di 1000 metri quadrati - agire in continuità rispetto all'attuale concentrazione della rete ospedaliera.
Vorrei sapere se la discussione che stiamo facendo rispetto alla concentrazione, rappresenti un nodo ineludibile della nuova Cittadella della Salute. Io credo, invece, che occorra decentrare. Credo che sia necessario decentrare, anche rispetto a quanto detto dal Consigliere Giorgis sulla questione ambientale, perché mi pare che l'attuale area ospedaliera stia esplodendo per il traffico e per la mancanza di parcheggi, che sono nodi importanti per rendere funzionale una cittadella della salute. Sposterei, quindi, l'accento sulle necessità attuali, sui nuovi bisogni sanitari che sono emersi nella nostra città, che sono il portato delle trasformazioni. Per la collocazione della Cittadella della Salute valuterei l'idea di un decentramento.
Credo che il Campo Volo sia un'idea interessante ed anche che si tratti di un'area di grande valore, da riempire, altrimenti rimarrà, nei secoli, ciò che è attualmente: nulla.
Penso che il Campo Volo possa essere un'ottima collocazione per la Cittadella della Salute, perché, seppur situato in un'area decentrata, questa risulta ben collegata; infatti, non dimentichiamo che vi passa la linea della metropolitana!
Quindi, rispetto ad alcune dichiarazioni dell'Ateneo circa la difficoltà di comunicazioni, direi che, semmai, il problema dei trasporti è assicurato proprio da questa linea di metropolitana, la quale potrebbe anche subire un potenziamento rispetto alle necessità.
Pertanto, ritengo che la discussione vada invertita: analisi dei nuovi bisogni sanitari esistenti; possibili modalità con cui redistribuire le attività sanitarie, che oggi sono concentrate, affrontando anche il tema della crisi di alcuni ospedali; ad esempio, sull'Ospedale Mauriziano vi è ancora un grosso punto interrogativo, e non mi pare che sia andato verso una soluzione definitiva; inoltre, esiste una dilagante carenza di infermieri in tutta la rete ospedaliera.
Credo che questi temi debbano viaggiare parallelamente alla discussione sulla Cittadella della Salute, perché non sono scissi, bensì collegati.
Penso che il gruppo tecnico - lo definirei "comitato di saggi" -, il quale dovrà operare la scelta, non debba subire condizionamenti da alcun punto di vista, dunque, né economico, né d'interessi, come ho detto l'altro giorno all'Assessore.
Non mi riferisco agli interessi personali, bensì ai vari interessi emersi (ad esempio, l'Ateneo la vuole lì, perché risulta una scelta opportuna sul piano logistico, come pure i medici, perché, comunque, non dovrebbero spostarsi), mentre credo che debba prevalere una visione, la quale nasce da un'analisi della reale situazione attuale dei nostri servizi sanitari.
Quindi, sicuramente, la Cittadella della Salute è una grande occasione di rinnovamento e rimodernamento della Sanità piemontese, ma va fatta in base ad un ragionamento - ripeto - privo di condizionamenti, che mi sembra siano concentrati soltanto sulla questione del sito, mentre la Cittadella della Salute è altro.
Potremmo anche realizzarla dove lei dice, però, ritengo che occorra cogliere la necessità di decentrare un'importante opera, quale realmente è la Cittadella della Salute.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Carossa.

CAROSSA Mario
Non riesco ad entusiasmarmi tanto, a fronte di questi discorsi.
Semplicemente, riscontro una nuova inflazione di tavoli; è una battuta, però, prima c'era il tavolo sulla sicurezza, adesso si parla di tavolo tecnico, comitato di saggi e chi più ne ha, più ne metta. Poi, sento parlare di aree da riempire, ma non è scritto in nessun Vangelo che si debba necessariamente fare; comunque, si tratta di un'altra questione, di cui, magari, discuteremo più avanti.
Non mi entusiasmo, perché, in tutti questi dibattiti, noto un discorso (parlo com'è mia abitudine, cioè molto semplicemente) di baronie, baroni, poteri economici e finanziari, nonché dei costruttori; cioè, tutta una serie di poteri, che vedono una sola certezza: questi i primi, ultimi i cittadini, e temo che, su questo, continueremo ad andare ancora avanti in futuro.
Ribadisco che non riesco davvero ad entusiasmarmi; anzi, a fronte di una situazione sanitaria a dir poco disastrosa (invito chiunque a recarsi nei Pronto Soccorso della città di Torino, nei quali si possono vedere pazienti affetti da malattie, tra virgolette, importanti, i quali sono costretti ad aspettare mesi per poter effettuare anche semplici esami, quindi, neppure tanto specialistici), mi lascia alquanto perplesso - per usare un eufemismo - sentir parlare di 2, 3, 4 miliardi di Euro da spendere per questioni simili!
Signori, secondo me, siamo decisamente fuori strada!
Sarò desueto, è vero; tuttavia, penso che, probabilmente, dovremmo almeno incominciare a provare a ragionare non secondo la logica dei poteri forti, ma secondo quella della difesa dei cittadini, perché non accetto che si possa affermare che l'utilizzo di questi miliardi di Euro porti ad un bene per il cittadino. Non ci credo!
Troppe volte abbiamo visto che spendere tutto questo denaro porta soltanto il bene di qualcuno e, certamente, non dei cittadini, tanto meno torinesi. L'abbiamo visto in altre occasioni, ad esempio, nella questione Olimpiadi, oppure in Italia '90, non solo a Torino, ma in tante circostanze.
Invito veramente tutti, maggioranza e opposizione, a fare da stimolo, piuttosto, verso la Regione, la quale, secondo me, qualunque sia la forza politica che la guida o la guiderà nei prossimi anni, deve assolutamente riflettere sul bene dei cittadini. Le situazioni della Sanità sono gravi, è sotto gli occhi di tutti!
Non dimentichiamo i problemi dei cittadini comuni, che non si risolvono andando a riempire aree, perché - mi permetta, Consigliere Gallo, ma questi termini mi fanno davvero rabbrividire - non riesco a ritrovarmi in questo modo di fare politica.
Quindi, innanzitutto, ricordiamoci dei cittadini, poi, magari, se ne avremo il coraggio e la forza, penseremo ad altro!

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Scanderebech.

SCANDEREBECH Federica
La vicenda delle "Molinette 2" lascia già basiti, ma è stata aggravata dall'avvertimento del Ministro della Sanità, Livia Turco, secondo cui il Piemonte rischia di perdere uno stanziamento di 200 milioni di Euro se, entro giugno, non sarà trovato un accordo sul sito.
Il progetto della Città della Salute è fondamentale per il miglioramento dei servizi sanitari nell'area torinese, ma, ad oggi, non è ancora stata assunta una decisione certa in merito.
Il Piemonte e Torino rischiano di diventare di serie B, a causa di questa politica lassista, che indugia su grandi temi, quali progresso, sviluppo ed innovazione.
La dovuta chiarezza sull'argomento nel minor tempo possibile è necessaria, anche nel reale rispetto del diritto alla salute dei cittadini piemontesi e torinesi tutti.
Ormai, è quasi ovvio che Campo Volo sarà il sito prescelto, e grande è la mia disapprovazione per lo spostamento del Polo fuori Torino, che scontenta fortemente anche il mondo dell'Università.
Condivido pienamente le perplessità del Rettore Pelizzetti nel realizzare la Città della Salute al Campo Volo.
Questa trattativa puzza di speculazione immobiliare: per la maggior parte, i terreni sono di proprietà privata e finora destinati ad area verde dal Comune di Collegno; pertanto, è ovvio che la posta in gioco sia veramente alta.
Spostare la Città della Salute a Collegno rappresenta una pura follia: i cittadini, per primi, si troverebbero sballottati da una città all'altra per effettuare semplici analisi, così come gli studenti di Medicina, già sottoposti a corsi di studio frenetici ed al limite del tempo.
Sicuramente, il sito di Collegno non offrirà una migliore opportunità di cura, dal momento che le specialità dei singoli comparti sanitari saranno sparse sul territorio piemontese, rendendo ancora più difficile l'accesso alle strutture ai nostri anziani.
Invece, la ristrutturazione della zona di Italia '61 rappresenta la soluzione ideale, perché rientra in un progetto integrato con i rispettivi ospedali torinesi, soggetti, negli ultimi tempi, a notevoli investimenti, che non risulterebbero vani, nel caso specifico.
Quindi, mi piacerebbe sapere sia con quali criteri s'intenda scegliere la zona di Collegno (come la maggioranza ha più volte ribadito e sottolineato), realizzandovi la Cittadella della Salute, sia se gli interessi dei cittadini siano effettivamente stati considerati e messi in primo piano.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Bonino.

BONINO Gian Luigi
Ritengo importante, per la Città di Torino (al di là del fatto che la Sanità, poi, sia compito della Regione), inserirsi ed essere uno degli attori principali su questo tema, perché, qualora l'ipotesi fosse realizzata, sarebbero evidentemente spostati diversi servizi, che attualmente gravano sulla città.
Più che parlare del contenitore, o comunque del sito, a me interessa parlare dei contenuti, cioè di quello che è interesse della città e dei cittadini che avvenga per la costruzione delle cosiddette "Molinette 2".
Fino ad oggi si è parlato dell'area Campo Volo, che perlomeno pare sia quella su cui più ci si è spinti, anche a livello giornalistico.
L'alternativa più interessante, e forse anche l'unica, potrebbe essere l'area degli ex mercati generali di Via Giordano Bruno e del nodo ferroviario, che permetterebbe di avere una situazione logistica favorevole, dal momento che la Stazione del Lingotto si avvia a diventare una stazione importante, e che si troverebbe sull'asse del prolungamento della Metropolitana.
Invece, per quanto riguarda l'ipotesi del Campo Volo (al di là del fatto che bisognerà fare riflessioni più profonde rispetto a quelle che siamo in grado di fare in questo momento), probabilmente comporterebbe anche lo svuotamento dei centri universitari dell'area di Corso Massimo D'Azeglio e via discorrendo.
A mio giudizio, è fondamentale conoscere per tempo il progetto che sarà elaborato dall'ARES per poter fare tutte le opportune valutazioni.
Sottolineo soltanto alcuni punti in modo molto sintetico, soprattutto per quanto riguarda quello che serve, cioè il contenuto di quanto noi dobbiamo andare a vedere.
Innanzitutto, l'area ospedaliera "Città della Salute" deve essere un polo di eccellenza - e questo è indubbiamente quello che a noi serve -, che, senza bisogno di concorrenza tra ospedali e cliniche, deve essere eccellente sia per la qualità degli operatori che per la modernità degli impianti, delle tecnologie e delle sale operatorie. Questi sono i passaggi più importanti, a cui noi e i cittadini, dobbiamo guardare.
L'eccellenza deve interessare anche la qualità e l'umanità dell'assistenza e dell'accoglienza che viene data ai ricoverati e ai loro parenti.
È fondamentale, poi, anche la presenza dei centri di ricerca (sia pura che applicata), così come delle scuole di specializzazione e di formazione degli operatori sanitari, vista l'importanza di riconsiderare, nel tempo, il compito formativo anche di altri centri ospedalieri, e mi riferisco alle ASO, cioè alle Aziende Sanitarie Ospedaliere.
Inoltre, è importante che nella struttura vengano applicate metodologie terapeutiche particolarmente specialistiche ed uniche (anche a livello di costi), da riservare a casi clinici di particolare severità ed impegno, ad esempio al polispecialistico.
Un altro punto da tenere in considerazione è il fatto che l'area deve essere di facile accesso ai mezzi pubblici. Indubbiamente, privilegerei un'area servita da più mezzi, da bus, da Metropolitana e da treno, ovviamente predisponendo anche ampie aree adibite a parcheggi a disposizione degli utenti.
Inoltre, ritengo importante che la Città della Salute preveda un numero di almeno 800-900 posti letto.
Infine, per quanto riguarda, eventualmente, l'edificazione abitativa ad area verde dell'Ospedale Mauriziano o delle Molinette attuali, in una delle due strutture bisognerebbe prevedere un DEA, un Pronto Soccorso, un dipartimento di emergenza, di accettazione di alto livello, ed un incremento di posti letto a compenso, a nostro giudizio, almeno in parte, dei posti letto in meno della Casa della Salute.
Nel contempo, va assolutamente potenziato ed, anzi, creato anche un DEA di secondo livello all'ospedale San Luigi di Orbassano.
Io auspico anche che si tenga conto delle aree degli ex MOI, dove c'è la stazione ferroviaria.
Una volta chiariti questi dubbi, dopo aver visto il progetto elaborato dall'ARES, se consideriamo non soltanto l'operazione immobiliare (che deve essere un'opportunità per la nostra città), ma anche il suo contenuto, credo che, se riusciremo a coniugare queste due cose e fornire risposte precise in merito, avremo fatto un ottimo servizio per la nostra città.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Cantore.

CANTORE Daniele
Personalmente, mi associo a coloro che si sono trovati d'accordo con la relazione dell'Assessore Viano, perché, se le cose stanno così - e non ho motivo di dubitarne, anche se sui giornali sono state scritte altre cose -, ritengo sia una Relazione molto seria ed appropriata per un Consiglio Comunale, sia per competenze, sia per lo stato dell'arte della vicenda.
Ritengo che oggi l'Assessore Viano sia stato molto corretto nel dire queste cose; i giornali, invece, ne hanno riportate altre.
Intervengo da cittadino utente della Sanità e, con grande franchezza (e forse banalità), posso dire che una cosa mi è chiara, ovvero che l'Ospedale Molinette deve andare via da dove ora si trova. Credo che questo sia l'obiettivo primario, che, probabilmente, hanno in mente anche altri.
Vorrei anche chiedere al Sindaco e all'Assessore quali parti delle Molinette si prevede debbano andare via (perché non è cosa indifferente) e cosa succeda nell'area liberata dal presidio ospedaliero. Questo è certamente un aspetto secondario, ma non meno importante, per quanto riguarda l'operazione nel suo complesso e per i dubbi è che ci possa essere anche speculazione edilizia, dal momento che tutta l'area delle Molinette è molto appetibile, sul piano residenziale, essendo, forse, una delle più belle zone della città. Molte volte ci siamo detti che è sbagliato pensare sempre al male, perché si frena il bene, però, nell'ambito di queste operazioni, sorgono sempre dei dubbi, che poi possono essere legittimi o non legittimi, ma ci sono. Quindi, penso che gli Enti istituzionali debbano porsi anche questo problema, seppure sia marginale.
Credo che il problema vero - e in Aula sono presenti anche operatori e operatrici del settore - sia quello di capire come distribuiremo la Sanità all'interno della città; penso di non fare critica a nessuna Giunta Regionale (peraltro, non è una nostra competenza precisa), ma, di fatto, non c'è mai stato un Piano Regolatore degli ospedali all'interno della città.
Per quanto riguarda il problema del Campo Volo, vorrei innanzitutto aprire una parentesi: il Sindaco Chiamparino, forse, ricorda, come me, le vicende passate del Campo Volo; non vorrei che si verificasse una situazione analoga a quella verificatasi per il Palazzo di Giustizia, che poi è stato costruito da un'altra parte! Ma questa è una battuta.
È chiaro che lo spostamento, in toto o in parte, dell'Ospedale Molinette o della cosiddetta "Città della Salute" al Campo Volo vada a sguarnire una parte della città e imponga - peraltro ho visto che anche i fondi stanziati sono stati ridotti - un ridimensionamento dell'Ospedale Maria Vittoria; questi sono gli unici accenni che voglio fare in un tecnicismo che non mi è proprio.
Personalmente, penso che sia importare cercare, da un lato, di costruire l'eccellenza, dall'altro (e credo che siate d'accordo), cercare di mantenere la copertura sul territorio. Penso che questo sia il vero problema del Campo Volo, oltre, ovviamente, il fatto che, probabilmente, sul Campo Volo ci sono maggiori possibilità di insediamento rispetto alle aree individuate finora.
Mi fa piacere che l'Assessore, oltre alle aree citate dai giornali (l'area AVIO e le aree limitrofe al CTO e ad Italia 61), abbia citato anche la zona delle caserme di Piazza D'Armi.
Penso che sia molto serio quanto ci è stato riferito, cioè il fatto che si vada ad uno studio vero, che non deve guardare alla Città della Salute come una chimera o come la scoperta dell'eccellenza, ma che debba mediare l'eccellenza, le esigenze degli ordini professionali ed anche dell'Università, con le necessità dei cittadini. Le necessità dei cittadini non possiamo che rappresentarle noi, in un gioco certamente complesso tra le Istituzioni.
Concludo, così come avevo iniziato: se le cose procederanno con l'approccio serio presentato in Aula dall'Assessore Viano, si sta andando nella giusta direzione e, sicuramente, si arriverà ad una soluzione che non solo sarà condivisa, ma che potrà servire la città.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola all'Assessore Borgione.

BORGIONE Marco (Assessore)
Intervengo perché mi farebbe immensamente piacere se questo dibattito fosse esteso anche a competenze di natura sanitaria.
Mi è parso che soltanto alcuni interventi (ad esempio, quelli dei Consiglieri Zanolini, Gallo e Bonino) abbiano sottolineato l'importanza del contenuto, oltre che del contenitore in cui esso dev'essere inserito.
Credo che il dibattito, svolto esclusivamente nelle Commissioni al Patrimonio e all'Urbanistica, renda monco questo approccio, che è determinante per la Città e per le responsabilità che sono in capo al Sindaco rispetto alla salute dei cittadini.
Il Piano Socio-Sanitario Regionale (che non è ancora un atto formalmente approvato dal Consiglio Regionale, ma nel quale questa impostazione è pienamente calata nelle decisioni che dovranno essere adottate) prevede un'impostazione della rete ospedaliera regionale, soprattutto quella riferita all'area torinese e metropolitana, di brevissimo periodo, con alcuni interventi in termini di investimenti tampone, un'impostazione che parte proprio dalla Città della Salute, che è di medio e di lungo periodo (si ragiona da 8 a 15 anni).
Il lavoro impostato dall'Assessore Viano e dall'ex Vicesindaco Calgaro con l'Assessore regionale Valpreda è stato proprio quello di organizzare tavoli di lavoro visti come tavoli rispetto ai contenuti di un modello ospedaliero innovativo (anche perché dobbiamo pensare di progettare, oggi, qualcosa che sarà realizzato in 10 anni, e dobbiamo cercare di evitare che la realizzazione sia obsoleta ancor prima di nascere).
Si è cercato di organizzare un tavolo in cui si parlasse di contenuti (coinvolgendo anche l'Università), oltre che di localizzazione delle aree.
Infatti, rispetto alla concentrazione o alla presenza sul territorio di attività sanitarie, la differenza è notevole.
Il fatto di pensare ad una concentrazione delle attività di eccellenza o di alta complessità, per esempio, unendo tutte le cliniche universitarie, oggi non risponde ad un modello organizzativo di struttura ospedaliera efficiente ed efficace, perché significa portare, oggi, nella nuova struttura ospedaliera, più di 1500 posti. Ogni nuova realizzazione di impianto ospedaliero nel mondo, infatti, non è superiore ai 600-650-700 posti ed è già una realtà che prevede alte complessità (Medicina Generale, Innovazione, Ricerca Tecnologica, Studi sugli ausili e Campus Universitario).
Immaginare una ridistribuzione delle attività sanitarie sul territorio significa tenere in considerazione come oggi alcune aree della nostra città siano scoperte rispetto ad alcuni servizi. Concentrare, ad esempio, tutta la Neonatologia in un unico polo di eccellenza significa chiedere ancora, domani, alle donne che vogliono partorire oggi, di prendere il loro fagottino dalla Falchera e recarsi al Sant'Anna o al Regina Margherita.
Dobbiamo ragionare nell'ottica di una riorganizzazione: probabilmente, non sarebbe una scelta corretta, dal punto di vista della gestione sanitaria, immaginare la Neonatologia tutta concentrata all'interno di un nuovo sito.
Va bene pensare all'alta complessità, alla gestione delle eccellenze, ma bisogna farlo tenendo conto, comunque, che, nelle cliniche universitarie, ci dev'essere anche un po' di insegnamento. Non possono esistere solo cliniche universitarie che si occupano dei massimi sistemi, perché, se così fosse, avremmo medici specializzati soltanto su casi particolari, che non riuscirebbero a fare una diagnosi su patologie normali.
E' necessario e normale distribuire tutte le varie attività sul territorio; il pensiero prevalente contenuto nel Piano Socio-Sanitario Regionale è quello di individuare un modello tecnologico e innovativo all'avanguardia. Noi l'abbiamo inserito nel secondo Piano Strategico dell'Area Metropolitana, auspicando che sia un'occasione, oltre che sanitaria (cioè di cura e di prevenzione delle malattie e delle patologie), anche di sviluppo del territorio, ed immaginando che, da un ospedale nuovo (e non va da un nuovo ospedale), concepito in maniera innovativa, si possano sprigionare quelle collaborazioni che permettono ai territori interessati di avere ritorni sul progetto.
Di questo si occupavano i tavoli organizzati dall'Assessore regionale Valpreda, oggi in mano al professor Bertetto dell'ARES (che mi pare stia continuando su questa linea).
Una realtà come l'Unità di Midollo Spinale del CTO è una realtà importante: non si può, allora, pensare di svuotare il CTO dalle cliniche universitarie (cambiando la loro localizzazione), mentre l'Unità di Midollo Spinale è stata appena realizzata e dato che che si tratta di un'Unità che deve interagire moltissimo con la Riabilitazione seguita dalle cliniche universitarie. Mi pare che il professor Bertetto, con gli studi dell'ARES, stia tenendo in considerazione anche questa vicenda.
Il binario si sdoppia: non si può pensare alla localizzazione, senza cercare di avere sotto controllo l'intera organizzazione della rete ospedaliera, intesa come funzioni cliniche da inserire nella nuova struttura, ma anche da ridistribuire su quelle già esistenti.
Si è pensato, quindi, di procedere con i due tavoli, per avere una progettazione modulare della struttura e dei suoi contenuti. La progettazione, che può proseguire a prescindere dalla localizzazione, sarà poi calata nel sito più opportuno, scelto sulla base di tutte le esigenze indicate in apertura dall'Assessore Viano. La progettazione modulare, ad esempio, permette una riorganizzazione delle attuali Molinette (concepite ancora con i criteri di 40-70 anni fa) e permette di avere non camere e camere operatorie in ogni singolo reparto, ma una struttura centrale in cui siano concentrate le attività che possono essere condivise e dalla quale, a stella, possano irradiarsi singole specialità, singoli reparti, singole attività.
La progettazione modulare, una volta individuati i contenuti, permette di stabilire dove dislocarli: visto che, rispetto al Campo Volo, si è parlato di puzza di speculazione, vorrei solo ricordare che, rispetto alle alte complessità, soprattutto per quanto riguarda i trapianti, immaginare un'area completamente deserta come quella del San Luigi o di Candiolo (o, comunque, in quella zona), rispetto all'area del Campo Volo, dove possono atterrare aerei e jet privati e dove il CTO organizza il 118 con i nuovi elicotteri, significa, su un'alta complessità specifica (quella che riguarda i trapianti), soprattutto di un certo livello di eccellenza, avere l'enorme opportunità di poter avere l'aereo o l'elicottero del 118 che atterra a 50 metri dalla camera operatoria.
Si è deciso di procedere, immaginando che cosa togliere dalle vecchie RSA, come organizzare le nuove realtà valorizzando gli attuali ospedali di territorio e l'ARES mi pare che, in tempi decisamente stretti, stia procedendo.
Penso che il Consigliere Zanolini volesse esprimere un altro concetto. La Città di Torino gestisce almeno due residenze sanitarie per anziani non autosufficienti (RSA): Istituto Carlo Alberto e Istituto di Riposo per la Vecchiaia - Casa Protetta di Via San Marino 10.
Abbiamo 146 RSA accreditate situate fra Torino, la cintura, la provincia e la regione e ospitiamo anziani non autosufficienti per un numero che, ormai, raggiunge le 1.500 unità.
Ci sono addirittura quattro RSA per non autosufficienti (Botticelli, Plava, Farinelli e Braccini) gestite direttamente dalle aziende sanitarie.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Vorrei brevemente ricordare com'è nato il progetto "Città della salute", perché, secondo me, c'è bisogno di un minimo di ricostruzione storica.
Questo progetto nasce su suggerimento della professoressa Rita Levi-Montalcini e da alcuni suoi collaboratori alla ricerca di un luogo in cui insediare l'EBRI (European Brain Research Institute) che, per una serie di ragioni, probabilmente, era già predestinato a Roma, stimolando l'idea di vedere, nel destino post-olimpico degli ex Mercati Generali, un luogo in cui calare una struttura complessa che mettesse insieme ricerca medica, cura e attività di ricerca pubblica e privata.
La questione andò come andò, ma quel seme fu fertile e (il Consigliere Calgaro è buon testimone) la prima proposta di "Città della salute" venne sollecitata da noi.
Dico questo non per dire "l'avevamo detto", ma perché, secondo me, questo è un punto estremamente attuale, un qualcosa in più che manca nell'attuale sistema sanitario torinese e piemontese.
Bisogna distinguere, perché un conto è il problema della razionalizzazione, del miglioramento, della resa più efficiente del Servizio Sanitario (che è un problema che c'è e che il Piano Sanitario sta affrontando), un conto è provare a scommettere se, insieme a questa razionalizzazione nel nostro Servizio Sanitario, ci siano le eccellenze, le competenze che possano indurre attività di investimento, anche da parte dei privati, in quel campo, sia sul terreno della ricerca, che sulla sperimentazione di strumenti e apparecchiature, che sulla formazione e così via. Se la logica non è questa, infatti, restiamo in una pur apprezzabilissima logica di riordino dei servizi sanitari, che sono necessari, ma che, probabilmente, non postulerebbero la ricerca di aree diverse da quelle che abbiamo. In questo modo, invece, secondo me, è legittimo che si avvii la ricerca che ha illustrato l'Assessore Viano, compresa l'area del Campo Volo che, indubbiamente, come diceva l'Assessore Borgione poc'anzi, ha caratteristiche che possono prestarsi bene a ospitare questo intreccio particolare, che non consista, genericamente, nell'"Ospedale delle eccellenze" o nelle "Molinette 2", ma in un luogo che metta insieme cura, ricerca e formazione, partendo da alcune specifiche eccellenze presenti nel nostro Servizio Sanitario.
Inoltre, c'è il discorso della riorganizzazione dei servizi sanitari e ospedalieri sulla città di Torino che, indubbiamente, non può prescindere dal Polo Sud-Est, che deve dialogare con il Mauriziano e che, per come è, ha bisogno di profondissima riorganizzazione, ma che non può scomparire.
Credo, quindi che, se la strada, con i modelli sanitari qui accennati, è questa, il tema sul quale dovremmo esercitarci, oltre alla definizione di modelli sanitari, sia anche quello di capire se ci siano oppure no, nel panorama nazionale e internazionale, soggetti interessati a coinvestire in questa operazione.
Questo mi sembra un punto da approfondire e la scelta delle aree diventa una variabile anche in questa funzione.
Ci tenevo a intervenire soltanto per aggiungere questo elemento implicito negli interventi dell'Assessore Borgione, dell'Assessore Viano e in alcuni altri, perché ritengo che il tema della salute e il fatto che alcune eccellenze in campo sanitario possano rappresentare una straordinaria opportunità attrattiva di investimenti a livello nazionale, si affianchi a quello dell'utilizzo di altre aree, in chiave di attrazione di investimenti, sui quali noi (come ho cercato di dire anche in un messaggio pubblico) non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia, tornando a logiche localistiche o che scoraggino, anziché incoraggiare, gli investitori nazionali e internazionali, perché credo che questa sia una delle leve decisive che la Città ha per continuare su una traiettoria di crescita e di sviluppo.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Le comunicazioni sono concluse.
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