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CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Passiamo alla comunicazione relativa all'uscita anticipata dei bimbi dalle scuole materne e nidi comunali. La parola all'Assessore Pellerino. PELLERINO Mariagrazia (Assessore) Si tratta di una previsione che era stata portata già in una deliberazione della Giunta Comunale (deliberazione del 25 giugno del 2014), a seguito del percorso partecipato "Crescere 0-6". Come il Consiglio Comunale sa, perché è stato coinvolto, nel maggio 2013 abbiamo dato avvio a un percorso partecipato sui servizi educativi dell'infanzia. In particolare abbiamo dato avvio a un confronto a tutti i soggetti che lavorano nei servizi, quindi educatrici, insegnanti, ma anche genitori, cioè tutti i soggetti portatori d'interessi, per cercare di immaginare eventuali elementi di innovazione nell'organizzazione dei servizi, a partire proprio da una città profondamente cambiata rispetto agli anni in cui i servizi erano stati progettati, cioè gli anni '70. Da questo percorso partecipato sono emerse alcune proposte, che sono anche oggetto di un confronto con la maggioranza, con le Organizzazioni Sindacali e poi di una restituzione sul territorio della città. Proprio dai genitori è nata la proposta, mantenendo l'orario del servizio così come è attualmente configurato (sappiamo che l'orario del servizio oggi è dalle ore 8.30 alle ore 16.30, in linea di massima, poi possono esserci post o pre scuola; per quanto riguarda i nidi oggi già abbiamo un'uscita anticipata alle ore 13.30), di prevedere sia per i nidi che per le scuole dell'infanzia la possibilità di usufruire di un'uscita anticipata dopo la refezione. A partire da questa proposta è stata emanata, con deliberazione di Giunta, l'acquisizione di questa proposta, tra le altre, perché non è la sola proposta. Nella deliberazione di Giunta del 25 giugno del 2014, la Giunta ha deliberato di introdurre la possibilità di un'uscita anticipata nei nidi alle ore 15.30 e nella scuola dell'infanzia un'uscita dopo il pranzo, cioè alle ore 14.00. Non vi sto a leggere il testo della deliberazione, per brevità, comunque viene indicato chiaramente questo tipo di orario. Ovviamente questa uscita anticipata è stata richiesta da parte delle famiglie perché molti genitori che oggi ad esempio partecipano con i loro bambini e bambine a servizi a bassissima soglia, come ludoteca o baby parking, ci chiedevano la possibilità di accedere a dei veri e propri servizi educativi, ma avendo la possibilità di avere uno sconto; cosa che evidentemente noi non possiamo praticare all'interno del regime tariffario attuale. Per cui abbiamo immaginato questa possibilità, anche a fronte di quelle che sono state le minori domande che abbiamo registrato in alcuni servizi educativi, legate al fatto che molti genitori oggi non lavorano, o sono cassaintegrati, o lavorano un numero di ore molto basso, tale da determinare, insieme a un minor reddito, anche una apparente mancanza di bisogno del servizio educativo, inteso ovviamente nell'accezione di un servizio dove far trascorrere ai bimbi il tempo lavoro dei genitori. Quindi, proprio con l'idea di seguire un'indicazione dei genitori e, dall'altra parte, di essere in sintonia con i fenomeni che registriamo nei servizi, uno per tutti la diminuzione delle domande, abbiamo previsto questa possibilità. La deliberazione del Consiglio Comunale prevedeva una riduzione tariffaria del 18% della tariffa mensile per i nidi e del 25% della tariffa mensile per le scuole dell'infanzia. La questione che viene portata all'attenzione nella richiesta di comunicazione è che in quella deliberazione, che ripeto è una deliberazione sulle tariffe, si parlava di sperimentazione in alcuni nidi, dai primi mesi del 2015, di un nuovo orario di uscita; anche per quanto riguarda le scuole dell'infanzia si parlava di una sperimentazione in alcune scuole dai primi mesi del 2015. Questa sperimentazione si riferiva appunto ai primi mesi del 2015, ecco perché la deliberazione tariffe, che è vigente dal settembre 2014 al giugno 2105, era andata a disciplinare quale riduzione fosse da praticare nei confronti della riduzione anticipata. Dopo di ciò, questa sperimentazione (lo si vede anche dall'illustrazione fatta nelle deliberazioni, e anche in una risposta ad un'interpellanza) noi contavamo di farla nei primi mesi del 2015, cioè gennaio e febbraio. Gli Uffici hanno lavorato sulla base di quei due atti, cioè la deliberazione di Giunta e quella di Consiglio, però non è stato possibile avviare la sperimentazione, né da settembre 2014, né da gennaio 2015, in quanto dovevano essere affrontati e risolti diversi problemi organizzativi: cioè il tempo per raccogliere le manifestazioni d'interesse da parte delle famiglie, modalità per selezionare i richiedenti ammessi alla sperimentazione, modificazione al sistema informatizzato, applicazione delle reti diversificate. Quindi, in sostanza, si è scelto di posticipare la sperimentazione al settembre 2015, proprio perché questo ci avrebbe consentito di praticare la sperimentazione in tutti i servizi, in tutte le scuole e in tutti i nidi d'infanzia della Città. Questo per evitare che un servizio pubblico venga erogato con condizioni diverse nei diversi servizi della Città; cosa che io ritengo non ammissibile, perché un servizio pubblico deve essere offerto a tutti i cittadini, con le stesse condizioni, nella stessa misura, per lo meno con la stessa possibilità di scelta. Proprio per evitare di esporci alla facile obiezione che avevamo riservato soltanto ad alcune scuole o ad alcuni nidi questo servizio, perché questo ci avrebbe consentito di risparmiare, perché concentrando lì i bambini, che fanno l'orario breve, avremmo risparmiato in personale, e proprio perché invece il nostro obiettivo era un altro, cioè l'obiettivo è portare nei servizi educativi quei bambini che oggi non ci accedono perché le famiglie non sono in grado di pagare quelle rette, oppure, viceversa, non lavorando non hanno bisogno del sevizio lungo. Quindi abbiamo formalizzato quello che già avviene nella realtà, perché nella realtà già accade che a partire dalle ore 15.00 circa nei servizi ci sia un stillicidio di uscite, prevedendo una riduzione tariffaria. Questa scelta, che viene espressa al momento dell'iscrizione, comunque potrà essere modificata, nel senso che a fronte di elementi sopravvenuti e che siano oggettivamente verificabili, come ad esempio, il cambiamento di composizione del nucleo famigliare, oppure delle condizioni occupazionali dei genitori, fanno sì che il genitore possa cambiare opzione. Per cui, se la famiglia aveva scelto il tempo breve, può cambiare la propria scelta in corso d'anno, ovviamente presentandosi queste condizioni, altrimenti diventerebbe impossibile organizzare il servizio. Quindi, la sperimentazione durerà da settembre 2015 a giugno 2016. Naturalmente appena avremo raccolto le adesioni verremo in V Commissione a dire quali sono i numeri che sono rappresentati da questa scelta. Ad oggi abbiamo pochissime adesioni, rispetto a quella che è la platea dell'offerta: sono all'incirca 180 le adesioni nelle scuole, su 8.000 bambini, e 70 ai nidi, su circa 4.000 posti nido. Tuttavia ci sono 250 famiglie che hanno scelto di percorrere questa strada, quindi riteniamo che una sperimentazione abbia ragion d'essere, per venire incontro a questa domanda. Due cose mi preme dire, oltre al fatto che si tratta di una richiesta dei genitori. Sulla questione dell'attività educativa di cui verrebbero deprivate le bambine e i bambini con l'uscita anticipata, è un problema che non si pone, perché tutti coloro che frequentano i servizi per l'infanzia sanno che dopo la pappa i bimbi fanno la nanna e poi giocano. Quindi non stiamo togliendo proprio nulla. La parte educativa vera e propria si svolge al mattino; inoltre, abbiamo scelto di mantenere il momento della refezione anche come momento socializzante ed educativo. È un'opzione che viene praticata in tutte le altre grandi Città, oltre che nelle Città dell'area metropolitana, cito tra tutte Rivalta. Tra le altre grandi Città ricordo Firenze, Bologna, Milano, sia nei nidi che nelle scuole. Addirittura a Bologna c'è la possibilità di prendere il bambino prima della refezione e di riportarlo dopo il pasto, o addirittura di andarlo a prendere, come prevediamo noi, dopo il pasto. Detto tutto questo, ripeto, è salvaguardata l'attività educativa, e venendo incontro ad una richiesta dei genitori, noi la vediamo una scelta rispettosa delle prerogative del Consiglio Comunale, considerando che vi è stata una deliberazione di Giunta e poi di Consiglio che hanno previsto questa possibilità, che si poteva sperimentare soltanto a fronte delle adesioni dei genitori, perché non potevamo farlo se non avevamo le adesioni dei genitori. Raccolte queste iscrizioni vedremo di quali numeri stiamo parlando, però a noi sembrava importante che questa possibilità fosse concessa a tutte le bambine e bambini, e non fosse concentrato soltanto in alcune scuole, perché altrimenti avremmo offerto questa possibilità, che noi consideriamo un'opportunità, soltanto ad alcuni. E questo non andava nella direzione di riportare nei servizi educativi bimbi che oggi non vi accedono. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Ricordo che ogni Gruppo ha 5 minuti a disposizione. La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Voglio ricordare all'Aula una dichiarazione che fece l'Assessore a dicembre, da cui, secondo me, si parte e da lì uno dei tanti motivi per cui ho chiesto insieme ad altri Colleghi le comunicazioni. L'Assessore disse che quanto alle sperimentazioni orarie che riguardano i servizi 0-6, a gennaio non ci saranno ancora, al momento non sono state programmate dagli Uffici; quando ci saranno ne parleremo in Commissione, ma al momento non vi è ancora un proposta per poter discutere in Commissione. Ed era dicembre 2014. Le stesse rassicurazioni (probabilmente le ricordano anche altri Consiglieri) furono sentite da tutta l'Aula quando arrivò la proposta di deliberazione citata anche dall'Assessore, che stabiliva gli indirizzi per le tariffe 2014/2015, nella quale c'era scritto che si prevedeva la possibilità... e qui per me c'è una grossa differenza, soprattutto sul piano politico. Io non condivido le motivazioni del parere del Segretario Generale, ma avremo modo di dibattere in un'altra sede. Però sul piano politico questo Consiglio disse una cosa all'Assessore, cioè si prevedeva la possibilità di sperimentare in alcuni nidi e in alcune scuole d'infanzia, e sottolineo "alcune", che è ben diverso dal partire in quarta una sperimentazione dal 2016-2017. Io penso sinceramente - questa è la nostra posizione - che quanto è avvenuto sia in contrasto non solo con quanto ha dichiarato l'Assessore a dicembre e con quanto abbiamo votato con questa deliberazione, ma anche in contrasto netto proprio con l'indirizzo politico e la scelta che ha fatto quest'Aula. La sperimentazione era prevista a gennaio per l'anno 2014/2015, ma non è partita, come ha detto anche l'Assessore. Mi chiedo con quale legittimità è iniziato l'iter sul 2016/2017, su tutti gli istituti, inoltre, che è ben diverso dall'indirizzo dato dal Consiglio Comunale, perché implica un ridisegno del servizio, rispetto a pensarlo su alcuni istituti. Mi chiedo chi ha preso la decisione di far firmare questo modulo. E dico di più: il modulo, l'Assessore l'avrà visto, in realtà dice chiaramente che la scelta non è revocabile. Questo ha provocato, da una parte, scompenso in chi si è trovato davanti a un modulo di cui non capiva neanche l'indicazione; dall'altra parte, un netto contrasto con quanto abbiamo deliberato. Io mi aspettavo che ci fosse un confronto sul tema, prima di partire ad allargare questa sperimentazione su tutti gli istituti, perché sarebbe stato necessario e, tra l'altro, era il patto che quest'Aula, maggioranza e opposizione, aveva concordato con l'Assessore. Inoltre penso che questa accelerazione abbia creato grande confusione, perché ad esempio io non ho capito, magari per tutti è chiaro, se il 25% nelle materne si applica solo alla quota di consumo mensile, o anche a quella che è stata definita "tassa d'iscrizione". Non so se nei nidi convenzionati, nei quali già vige lo sconto del 15% per un diverso modo di calcolare le presenze, si sommerà questo 18%. Non ho capito se la possibilità di poter usufruire questa nuova tariffa viene concessa agli attuali frequentatori, o sarà anche per i nuovi iscritti. Queste sono tutta una serie di domande che mi pongo e che, secondo me, in una situazione del genere, hanno creato grande confusione. Non voglio però - e qui faccio appello soprattutto alle forze di maggioranza - sottrarmi al dibattito politico. L'Assessore dice che vuole usare questa leva dello sconto del 25% per attirare persone più disagiate a iscriversi alle materne, tralasciando che l'applicazione dello sconto del 25% avvantaggia, di fatto, le fasce ISEE più alte, rispetto a quelle più basse, perché questa è una questione matematica. Quindi questo è già un controsenso. Io penso che se avessimo voluto fare un'operazione del genere, sarebbe stato molto più corretto applicare quello sconto alle fasce ISEE più basse. Secondo me la scelta che ha fatto la Giunta - non il Consiglio - di partire su tutte le scuole, in realtà rende la scuola sempre più esclusiva, anziché inclusiva. Cioè noi stiamo dicendo che se le rette sono alte (e lo sono, è un dato di fatto), i genitori che magari sono in una situazione di difficoltà economica, attirati da uno sconto del 25%, toglieranno prima i bambini dagli istituti. Allora, faccio una domanda, soprattutto al centrosinistra. Vi ricordate la polemica su tutti i media nazionali che c'è stata quando il Sindaco di Pomezia propose di cambiare il menù, dicendo che ci si poteva portare la merenda da casa? Voglio ricordare qualche frase espressa dal centrosinistra in quell'occasione: "Credo che sia immorale scaricare le difficoltà attraverso atti che producono discriminazione sociale" (Zingaretti, PD). "Cultura discriminatoria. Si nascondono dietro al Governo, ma fanno subire ai bambini l'esperienza più terribile: la disuguaglianza sociale" (Senatori PD). "Mai ci saremmo immaginati che si potesse anche solo ipotizzare una differenziazione di trattamento così odiosa, innanzi alla quale crolla qualsiasi giustificazione, anche quella di averne discusso preventivamente con alcuni genitori" (Coordinatore cittadino di SEL). Anche il Sindaco Fassino rilasciò una dichiarazione: "È corretto distinguere le rette in base ai redditi, poco convincente e umiliante per il bambino selezionare cosa si mette nel piatto". Allora, io vi chiedo: è discriminatorio dare al bambino la possibilità di portare la merenda da casa, ma non è altrettanto discriminatorio usare la leva dello sconto per portare i bambini fuori dagli istituti due ore prima? Questo non è discriminatorio? Io condivido il fatto che vi siete scandalizzati per uno sconto di 40 centesimi, ma perché non vi scandalizzate che i genitori possono portare via prima i bambini, per uno sconto del 25%? Io mi appello a voi e vi invito a ragionarci. In conclusione, penso che in realtà dietro a tutto questo ci sia qualcos'altro e che sia il primo step per ridisegnare i servizi, ma se è così, perché non ci sono le risorse per riorganizzare il personale, affrontiamo la discussione in modo trasparente, ci mettiamo intorno a un tavolo, coinvolgiamo la cittadinanza, ne discutiamo insieme e vediamo come ridisegnare il servizio. Ma non ci si più nascondere dietro una leva fiscale e dietro una leva di sconto per ridisegnare un servizio in modo strutturale. Io lo ritengo profondamente sbagliato. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cervetti. CERVETTI Barbara Ingrid Vorrei portare il discorso su due piani, il primo è sul metodo, il secondo è sul merito. Per quel che riguarda il metodo, come è stato anticipato durante il precedente intervento, rimango un po' basita rispetto all'iniziativa dell'Assessore nel portare avanti una programmazione didattica di sua iniziativa. Nel senso che è vero che nella deliberazione che abbiamo votato nel 2014 (l'Assessore non l'ha letta, ma se vuole la leggo io) si parla di "progettare la possibilità di sperimentare", ma questo non vuol dire ridisegnare il servizio. Per cui, o nessuno in quest'Aula ha capito niente, o tutti abbiamo capito che invece si parla di ridisegnare il servizio, non di sperimentare, perché sennò sarebbe stata fatta solo su alcune parti della città, prima di vedere se davvero era reale la necessità di riorganizzare tutto, perché io mi auguro che l'Assessore abbia organizzato tutto. A questo primo quesito sul merito, ad oggi, non c'è la risposta. Ed è vero, come ha anticipato il Consigliere Appendino, che è un problema politico. Adesso entro nel merito. Dopo aver ascoltato l'intervento dell'Assessore Pellerino (forse sono io che non riesco a comprendere), non riesco ancora a capire quale vantaggio abbia la proposta di fare uscire i bambini alle ore 14.00; non capisco il vantaggio né rispetto ai bambini, né rispetto alle famiglie. Ho paura, ed è per questo che sono intervenuta, che semplicemente vada, primo, ad intaccare la qualità del servizio; secondo, a penalizzare chi già è penalizzato. L'Assessore continua a dire - e secondo me non dovrebbe essere proclamato ad alta voce - che nelle scuole non si fa niente il pomeriggio. Allora, intanto informo l'Assessore che i bambini di 5 anni non fanno il sonnellino; per cui mi chiedo se davvero i bambini delle scuole materne, pranzando dalle ore 12.00 alle ore 13.00, non fanno attività dalle ore 13.00 alle ore 16.00. A me invece risulta che le facciano. Secondo punto. Nell'organizzazione di questo sistema ridisegnato dall'Assessore, come è organizzata l'uscita alle 13.00, alle 14.00 (non so se l'Assessore sa che alle 13.30 i bambini di 3-4 anni fanno già il sonnellino) e alle 16.00? Come si organizzano queste tre uscite? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, ci sono tre uscite nel pomeriggio da organizzare. Per cui, chi rimane in classe a fare attività (informo l'Assessore che di pomeriggio nelle scuole materne si fanno delle attività), come viene gestita l'attività dalle maestre, rispetto a gruppi di... tre persone, per cui non si fa più niente, di cinque, di venti bambini? Come intende strutturare le attività del pomeriggio? Perché al pomeriggio ci sono le attività negli asili. L'Assessore dice che la sua proposta va incontro alle famiglie più bisognose, in questo periodo di difficoltà. Se fosse così, ci mancherebbe, siamo qui proprio per andare incontro a chi ha più bisogno. Però l'Assessore parla di 1.000 bambini in meno nei nostri servizi, senza darci dei dati. Perché ci sono 1.000 bambini in meno? I suoi Uffici hanno delle statistiche che ci fanno capire da dove vengono questi 1.000 bambini in meno? In quali aree della città? Sono le aree meno abbienti, dove i genitori non li possono mandare a scuola perché non riescono a pagare la retta? Oppure sono invece nelle aree più abbienti? Dove sono i buchi di questi 1.000 bambini? Ci sono meno nascite? L'Assessore dice ai giornali che ci sono 1.000 bambini in meno, ma io non so quale sia il motivo di questa diminuzione. Per cui io non legittimo il provvedimento ideato dall'Assessore. Non è chiaro neanche su quale cifra si applicano gli sconti del 25% e del 18%, perché se è sulla fascia ISEE, parliamo di un risparmio di 10,00 Euro al mese per le famiglie meno abbienti. Ho dei dubbi che 10,00 Euro cambino la vita di alcune famiglie della nostra città. Ma soprattutto ho dei dubbi concettuali sul fatto che togliere quelle due ore ai bambini dei nidi e delle scuole materne sia un aiuto a queste famiglie, perché sono due ore di convivenza, in cui socializzano, e di attività. Quindi, è un bene, è un servizio che noi diamo a questi bambini. Invece farli uscire prima, significa togliere un servizio che noi dovremmo garantire ai bambini. Io ho dei dubbi che questo progetto serva ad andare incontro alle famiglie. Allora davvero se con quei 10,00 Euro al mese... CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La invito a concludere, Consigliere Cervetti. CERVETTI Barbara Ingrid Sì, concludo, Presidente. Dicevo che se con 10,00 Euro al mese noi riusciamo a pagare le merendine, ma allora facciamo portare le merendine da casa, così possono, con grande dignità, stare fino alle ore 16.00 - 16.30, come tutti i loro compagni. Chiedo all'Assessore di rispondere su questo. Non tagliamo la qualità del servizio. Piuttosto agiamo sulle fasce ISEE, facciamo portare le merendine, diamo altre soluzioni, che non siano quelle di togliere un momento importantissimo della crescita del bambino, che è quello di vivere in mezzo agli altri bambini, più ore possibile. Diventa discriminatorio, Assessore, fare capire al bambino che non può stare fino alle ore 16.00. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Io voglio fare delle domande precise, per poi prendere un'eventuale posizione. Chiedo scusa all'Assessore se in questi giorni non ho approfondito la vicenda; a parte che non faccio parte della Commissione, quindi mi auto-giustifico. Vorrei sapere se tutto ciò avviene su base volontaria. Perché se è volontaria, uno decide liberamente. Per cui (non vorrei andare in contrapposizione con l'Aula e con l'opposizione), ritengo che sia positiva questa sperimentazione. Però bisogna sottolineare solo ed esclusivamente l'aspetto volontario. Se è una scelta dei genitori, motivata dalla necessità di risparmiare, considerando i momenti che stiamo vivendo, va bene. L'importante è che questa sperimentazione non venga alla fine estesa in maniera automatica e il servizio venga ridotto. Chiedo solo questo chiarimento. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Ringrazio l'Assessore per le specifiche che ci ha dato oggi, che in parte illuminano le cose che abbiamo provato a ricostruire negli scorsi giorni con i Consiglieri Comunali che hanno condiviso con me la richiesta di comunicazione, che oggi possono farsi anche un quadro della proposta operativa del Settore Servizi Educativi. Io avrei tanta voglia di parlare di metodo, ma non perché il metodo sia una questione di lesa maestà, perché riguarda solo questo fatto, ma perché credo che il metodo stia, tutto sommato, al senso del nostro stare qui, alle cose che siamo chiamati a fare, al perché. Mi verrebbe da chiedere perché, a valle di un percorso partecipativo, si ritiene di non far partecipare il Consiglio Comunale a una discussione così importante e così delicata. Perché si può dire tutto, anche che formalmente il provvedimento stia in piedi, cose che non penso. Mi riservo di guardare con calma il parere del Segretario Generale, che abbiamo richiesto negli scorsi giorni, con i Consiglieri Cervetti ed Appendino. Però, certamente, il Consiglio Comunale era stato chiamato a pronunciarsi prima della costruzione di una sperimentazione nel settembre del 2014; deliberazione che io ho votato, perché ritenevo giusto votarla nella sua complessità ed anche nel suo particolare, pur essendo intervenuto nel merito, a verbale. Intervento che veniva definito su alcuni istituti, ed era proprio questo l'oggetto del dibattito. Cioè dicevamo che è una cosa delicatissima toccare gli orari in un momento di crisi economica, perché è vero quello che dice l'Assessore, cioè che intervenire sugli orari, applicando tariffe scontate, potrebbe permettere ad alcuni soggetti che oggi sono esclusi dai servizi educativi, di rientrarvi. Ma, dall'altra parte, mettere in discussione l'accessibilità di un servizio, davanti a una situazione di costi, con tariffe comunque abbastanza elevate, è estremamente forte. Rischia di essere un palliativo, cioè un non affrontare al cuore il problema, laddove il problema riguarda la disponibilità e l'accessibilità dei servizi educativi. Eravamo rassicurati, io almeno ero rassicurato, dalla scelta di intervenire su una parte della città e di verificare effettivamente la disponibilità dei genitori. Invece ci siamo trovati di fronte una cosa che, oggettivamente, è radicalmente diversa. Radicalmente diversa vuol dire sbagliata? Può darsi, non lo so; questo è il merito. Sicuramente che il Consiglio Comunale discuta a valle delle richieste dei genitori non ci permetterà di disegnare i servizi educativi della città. Ma - e qui arriva il punto - è proprio il metodo che ci deve stare a cuore? No, io penso sia il ruolo del Consiglio Comunale. Ma dov'è il problema? Io credo che a noi, alla rappresentanza, all'indirizzo, al controllo, spetti il compito di guardare avanti, di capire la città, di interpretarla e di rappresentarne anche la cifra morale. E qui arriva la mia preoccupazione, lo dico onestamente. Al netto del parere del Segretario Generale, della parole dell'Assessore, io sono inquietato da una mezza frase, buttata lì, nella circolare dei servizi educativi, distribuita a tutti gli RP della Città, dove si dice che la sperimentazione che sarà avviata nel 2015/2016 riguarderà due ambiti, da un lato la rilevazione delle reali richieste delle famiglie, in quanto sarà necessario verificare in quale misura aderiranno le diverse possibilità di uscita, ma, dall'altro, la possibile riorganizzazione dei servizi sulla base dell'effettivo tempo di permanenza delle bambine e dei bambini. In altri termini, leggendo la circolare è ovvio dedurre che se non ci sono i bambini riorganizziamo il servizio. Ma noi, come Consiglio Comunale, dobbiamo porci il tema se, al contrario, si preferisce non avere i bambini per poter riorganizzare il servizio. Questa è la preoccupazione politica, neanche tanto sottesa, dei Consiglieri Cervetti e Appendino ed anche mia. Se guardiamo i dati fondamentali dei servizi educativi, non è da oggi che si fa questa discussione. Sappiamo che alla fine di quest'anno ci sarà un numero significativo di pensionamenti, sia nelle materne, che negli asili nido. Sappiamo che le restrizioni del tour-over che ci sono imposte dalle Leggi nazionali e dal quadro che viene indicato dal Governo, ma anche dalle scelte di questa Amministrazione (ricordo che il Consiglio Comunale ha dovuto costringere l'Assessore ad assumere 27 educatori, perché di questo stiamo parlando), determinano nuovamente una necessità di modificare il servizio. Allora, se questo è il punto, su cui chiedo all'Assessore di rassicurarmi, oltre ovviamente al fatto che non si tratta più di una sperimentazione, e spero di avere la possibilità di discutere in Commissione, io invito l'Assessore a sospenderla, andare in Commissione e discuterne con il Consiglio Comunale. Chiedo all'Assessore di rassicurarmi sulla natura della nostra azione nel prossimo anno e mezzo, se è una natura oltre che innovativa, anche conservativa di uno spirito. Lo ha richiamato l'Assessore, quando ha citato Bologna. Io di Bologna prendo lo spirito della deliberazione d'indirizzo, dove si dice che la scuola materna è un servizio universale, che si vuole difendere. A Torino abbiamo deciso non solo di rendere il tempo scuola un valore universale, ma persino davanti al Tribunale Amministrativo abbiamo difeso l'idea che anche il tempo mensa è un servizio universale. Spero che questa sperimentazione non metta in discussione questo principio, che io considero importantissimo. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) La parola, per la replica, all'Assessore Pellerino. PELLERINO Mariagrazia (Assessore) Credo di averlo detto anche prima, lo ribadisco e lo confermo: questa è una scelta volontaria, riservata alle famiglie che ne fanno richiesta, e non va in alcun modo a stravolgere o a modificare l'offerta del servizio. Semmai amplia l'offerta del servizio, nel senso che l'obiettivo che ci proponiamo con questa sperimentazione... che ribadisco è una sperimentazione, ma non posso sperimentarla se non so quanti sono i genitori che danno l'adesione a quel tipo di orario. Lo abbiamo anche scritto, è una sperimentazione per l'anno 2015/2016. Tra l'altro, i genitori (dalla lettera circolare è molto chiaro), sulla base di modificate esigenze legate alla composizione del nucleo o a situazioni lavorative, possono cambiare l'adesione anche in corso d'anno e tornare al tempo normale. Quindi, il tempo dei servizi educativi non è messo in discussione, rimane esattamente come ora. Né ci sono tre uscite: c'è un'uscita per la scuola dell'infanzia alle ore 16.30-17.30. Mantenendo questa uscita, prevediamo la possibilità, per chi lo desidera, di uscire alle ore 14.00. Quindi, non farei della dietrologia. È un cosa che a) ci hanno chiesto i genitori, b) forse non tutti se ne rendono conto, ma se si va un po' nei servizi per l'infanzia (io lo faccio abbastanza spesso), se si va nelle ludoteche, nei centri bambini-genitori, si vedono molto spesso papà cassintegrati, mamme migranti, che portano i loro figli in questi servizi a bassissima soglia, perché, non lavorando, sono persuasi che non è necessario portarli in un servizio educativo. Quello che noi cerchiamo di fare è di fare in modo che questi bambini che vanno soltanto nei servizi, chiamiamoli, a bassa soglia possano invece accedere anche ai servizi educativi con un orario ridotto. Quindi, se avessimo voluto invece attuare degli interventi di risparmio, avremmo fatto questa sperimentazione riservandola soltanto ad alcune scuole e concentrando nelle scuole a tempo breve i bimbi le cui famiglie avessero fatto quella scelta. Quello, si, che ci avrebbe esposto alla giusta critica che avremmo creato scuole di serie A e di serie B, o con orario di serie A o di serie B. Non è così, perché se fosse stato un problema di riorganizzazione del tempo lavoro e del personale, avremmo agito in un altro modo. Non è certo con i 200 bimbi delle scuole materne o gli 80-90 bimbi dei nidi che risolviamo il problema del personale dei servizi educativi, che è un altro discorso. Quindi, è un'opportunità in più, fatta salva l'organizzazione attuale. CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente) Se i Colleghi sono d'accordo, in virtù del fatto che dovremo avere dei dati che ci confortano rispetto al quadro che l'Assessore ci ha presentato, se entro due o tre settimane siamo in grado di avere in Commissione ... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ha bisogno di più tempo? Di quanto tempo ha bisogno, Assessore? (INTERVENTO FUORI MICROFONO ). Un mesetto? Una volta che i dati saranno a disposizione, chiedo un impegno dell'Assessore a presentarli in Commissione. |