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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 2 Marzo 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 20

Comunicazioni del Sindaco su: "Uscita anticipata dei bimbi delle scuole materne e nidi comunali".
Interventi

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Passiamo alla comunicazione relativa all'uscita anticipata dei bimbi dalle scuole
materne e nidi comunali.
La parola all'Assessore Pellerino.

PELLERINO Mariagrazia (Assessore)
Si tratta di una previsione che era stata portata già in una deliberazione della Giunta
Comunale (deliberazione del 25 giugno del 2014), a seguito del percorso partecipato
"Crescere 0-6".
Come il Consiglio Comunale sa, perché è stato coinvolto, nel maggio 2013 abbiamo
dato avvio a un percorso partecipato sui servizi educativi dell'infanzia. In particolare
abbiamo dato avvio a un confronto a tutti i soggetti che lavorano nei servizi, quindi
educatrici, insegnanti, ma anche genitori, cioè tutti i soggetti portatori d'interessi, per
cercare di immaginare eventuali elementi di innovazione nell'organizzazione dei
servizi, a partire proprio da una città profondamente cambiata rispetto agli anni in cui
i servizi erano stati progettati, cioè gli anni '70.
Da questo percorso partecipato sono emerse alcune proposte, che sono anche oggetto
di un confronto con la maggioranza, con le Organizzazioni Sindacali e poi di una
restituzione sul territorio della città.
Proprio dai genitori è nata la proposta, mantenendo l'orario del servizio così come è
attualmente configurato (sappiamo che l'orario del servizio oggi è dalle ore 8.30 alle
ore 16.30, in linea di massima, poi possono esserci post o pre scuola; per quanto
riguarda i nidi oggi già abbiamo un'uscita anticipata alle ore 13.30), di prevedere sia
per i nidi che per le scuole dell'infanzia la possibilità di usufruire di un'uscita
anticipata dopo la refezione.
A partire da questa proposta è stata emanata, con deliberazione di Giunta,
l'acquisizione di questa proposta, tra le altre, perché non è la sola proposta. Nella
deliberazione di Giunta del 25 giugno del 2014, la Giunta ha deliberato di introdurre
la possibilità di un'uscita anticipata nei nidi alle ore 15.30 e nella scuola dell'infanzia
un'uscita dopo il pranzo, cioè alle ore 14.00. Non vi sto a leggere il testo della
deliberazione, per brevità, comunque viene indicato chiaramente questo tipo di
orario.
Ovviamente questa uscita anticipata è stata richiesta da parte delle famiglie perché
molti genitori che oggi ad esempio partecipano con i loro bambini e bambine a
servizi a bassissima soglia, come ludoteca o baby parking, ci chiedevano la
possibilità di accedere a dei veri e propri servizi educativi, ma avendo la possibilità
di avere uno sconto; cosa che evidentemente noi non possiamo praticare all'interno
del regime tariffario attuale. Per cui abbiamo immaginato questa possibilità, anche a
fronte di quelle che sono state le minori domande che abbiamo registrato in alcuni
servizi educativi, legate al fatto che molti genitori oggi non lavorano, o sono
cassaintegrati, o lavorano un numero di ore molto basso, tale da determinare, insieme
a un minor reddito, anche una apparente mancanza di bisogno del servizio educativo,
inteso ovviamente nell'accezione di un servizio dove far trascorrere ai bimbi il tempo
lavoro dei genitori.
Quindi, proprio con l'idea di seguire un'indicazione dei genitori e, dall'altra parte, di
essere in sintonia con i fenomeni che registriamo nei servizi, uno per tutti la
diminuzione delle domande, abbiamo previsto questa possibilità. La deliberazione
del Consiglio Comunale prevedeva una riduzione tariffaria del 18% della tariffa
mensile per i nidi e del 25% della tariffa mensile per le scuole dell'infanzia.
La questione che viene portata all'attenzione nella richiesta di comunicazione è che
in quella deliberazione, che ripeto è una deliberazione sulle tariffe, si parlava di
sperimentazione in alcuni nidi, dai primi mesi del 2015, di un nuovo orario di uscita;
anche per quanto riguarda le scuole dell'infanzia si parlava di una sperimentazione in
alcune scuole dai primi mesi del 2015.
Questa sperimentazione si riferiva appunto ai primi mesi del 2015, ecco perché la
deliberazione tariffe, che è vigente dal settembre 2014 al giugno 2105, era andata a
disciplinare quale riduzione fosse da praticare nei confronti della riduzione
anticipata. Dopo di ciò, questa sperimentazione (lo si vede anche dall'illustrazione
fatta nelle deliberazioni, e anche in una risposta ad un'interpellanza) noi contavamo
di farla nei primi mesi del 2015, cioè gennaio e febbraio.
Gli Uffici hanno lavorato sulla base di quei due atti, cioè la deliberazione di Giunta e
quella di Consiglio, però non è stato possibile avviare la sperimentazione, né da
settembre 2014, né da gennaio 2015, in quanto dovevano essere affrontati e risolti
diversi problemi organizzativi: cioè il tempo per raccogliere le manifestazioni
d'interesse da parte delle famiglie, modalità per selezionare i richiedenti ammessi
alla sperimentazione, modificazione al sistema informatizzato, applicazione delle reti
diversificate.
Quindi, in sostanza, si è scelto di posticipare la sperimentazione al settembre 2015,
proprio perché questo ci avrebbe consentito di praticare la sperimentazione in tutti i
servizi, in tutte le scuole e in tutti i nidi d'infanzia della Città. Questo per evitare che
un servizio pubblico venga erogato con condizioni diverse nei diversi servizi della
Città; cosa che io ritengo non ammissibile, perché un servizio pubblico deve essere
offerto a tutti i cittadini, con le stesse condizioni, nella stessa misura, per lo meno
con la stessa possibilità di scelta.
Proprio per evitare di esporci alla facile obiezione che avevamo riservato soltanto ad
alcune scuole o ad alcuni nidi questo servizio, perché questo ci avrebbe consentito di
risparmiare, perché concentrando lì i bambini, che fanno l'orario breve, avremmo
risparmiato in personale, e proprio perché invece il nostro obiettivo era un altro, cioè
l'obiettivo è portare nei servizi educativi quei bambini che oggi non ci accedono
perché le famiglie non sono in grado di pagare quelle rette, oppure, viceversa, non
lavorando non hanno bisogno del sevizio lungo.
Quindi abbiamo formalizzato quello che già avviene nella realtà, perché nella realtà
già accade che a partire dalle ore 15.00 circa nei servizi ci sia un stillicidio di uscite,
prevedendo una riduzione tariffaria.
Questa scelta, che viene espressa al momento dell'iscrizione, comunque potrà essere
modificata, nel senso che a fronte di elementi sopravvenuti e che siano
oggettivamente verificabili, come ad esempio, il cambiamento di composizione del
nucleo famigliare, oppure delle condizioni occupazionali dei genitori, fanno sì che il
genitore possa cambiare opzione. Per cui, se la famiglia aveva scelto il tempo breve,
può cambiare la propria scelta in corso d'anno, ovviamente presentandosi queste
condizioni, altrimenti diventerebbe impossibile organizzare il servizio.
Quindi, la sperimentazione durerà da settembre 2015 a giugno 2016. Naturalmente
appena avremo raccolto le adesioni verremo in V Commissione a dire quali sono i
numeri che sono rappresentati da questa scelta. Ad oggi abbiamo pochissime
adesioni, rispetto a quella che è la platea dell'offerta: sono all'incirca 180 le adesioni
nelle scuole, su 8.000 bambini, e 70 ai nidi, su circa 4.000 posti nido.
Tuttavia ci sono 250 famiglie che hanno scelto di percorrere questa strada, quindi
riteniamo che una sperimentazione abbia ragion d'essere, per venire incontro a
questa domanda.
Due cose mi preme dire, oltre al fatto che si tratta di una richiesta dei genitori. Sulla
questione dell'attività educativa di cui verrebbero deprivate le bambine e i bambini
con l'uscita anticipata, è un problema che non si pone, perché tutti coloro che
frequentano i servizi per l'infanzia sanno che dopo la pappa i bimbi fanno la nanna e
poi giocano.
Quindi non stiamo togliendo proprio nulla. La parte educativa vera e propria si
svolge al mattino; inoltre, abbiamo scelto di mantenere il momento della refezione
anche come momento socializzante ed educativo. È un'opzione che viene praticata in
tutte le altre grandi Città, oltre che nelle Città dell'area metropolitana, cito tra tutte
Rivalta. Tra le altre grandi Città ricordo Firenze, Bologna, Milano, sia nei nidi che
nelle scuole. Addirittura a Bologna c'è la possibilità di prendere il bambino prima
della refezione e di riportarlo dopo il pasto, o addirittura di andarlo a prendere, come
prevediamo noi, dopo il pasto.
Detto tutto questo, ripeto, è salvaguardata l'attività educativa, e venendo incontro ad
una richiesta dei genitori, noi la vediamo una scelta rispettosa delle prerogative del
Consiglio Comunale, considerando che vi è stata una deliberazione di Giunta e poi di
Consiglio che hanno previsto questa possibilità, che si poteva sperimentare soltanto a
fronte delle adesioni dei genitori, perché non potevamo farlo se non avevamo le
adesioni dei genitori.
Raccolte queste iscrizioni vedremo di quali numeri stiamo parlando, però a noi
sembrava importante che questa possibilità fosse concessa a tutte le bambine e
bambini, e non fosse concentrato soltanto in alcune scuole, perché altrimenti
avremmo offerto questa possibilità, che noi consideriamo un'opportunità, soltanto ad
alcuni. E questo non andava nella direzione di riportare nei servizi educativi bimbi
che oggi non vi accedono.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Ricordo che ogni Gruppo ha 5 minuti a disposizione.
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Voglio ricordare all'Aula una dichiarazione che fece l'Assessore a dicembre, da cui,
secondo me, si parte e da lì uno dei tanti motivi per cui ho chiesto insieme ad altri
Colleghi le comunicazioni. L'Assessore disse che quanto alle sperimentazioni orarie
che riguardano i servizi 0-6, a gennaio non ci saranno ancora, al momento non sono
state programmate dagli Uffici; quando ci saranno ne parleremo in Commissione, ma
al momento non vi è ancora un proposta per poter discutere in Commissione. Ed era
dicembre 2014.
Le stesse rassicurazioni (probabilmente le ricordano anche altri Consiglieri) furono
sentite da tutta l'Aula quando arrivò la proposta di deliberazione citata anche
dall'Assessore, che stabiliva gli indirizzi per le tariffe 2014/2015, nella quale c'era
scritto che si prevedeva la possibilità... e qui per me c'è una grossa differenza,
soprattutto sul piano politico. Io non condivido le motivazioni del parere del
Segretario Generale, ma avremo modo di dibattere in un'altra sede. Però sul piano
politico questo Consiglio disse una cosa all'Assessore, cioè si prevedeva la
possibilità di sperimentare in alcuni nidi e in alcune scuole d'infanzia, e sottolineo
"alcune", che è ben diverso dal partire in quarta una sperimentazione dal 2016-2017.
Io penso sinceramente - questa è la nostra posizione - che quanto è avvenuto sia in
contrasto non solo con quanto ha dichiarato l'Assessore a dicembre e con quanto
abbiamo votato con questa deliberazione, ma anche in contrasto netto proprio con
l'indirizzo politico e la scelta che ha fatto quest'Aula.
La sperimentazione era prevista a gennaio per l'anno 2014/2015, ma non è partita,
come ha detto anche l'Assessore. Mi chiedo con quale legittimità è iniziato l'iter sul
2016/2017, su tutti gli istituti, inoltre, che è ben diverso dall'indirizzo dato dal
Consiglio Comunale, perché implica un ridisegno del servizio, rispetto a pensarlo su
alcuni istituti.
Mi chiedo chi ha preso la decisione di far firmare questo modulo. E dico di più: il
modulo, l'Assessore l'avrà visto, in realtà dice chiaramente che la scelta non è
revocabile. Questo ha provocato, da una parte, scompenso in chi si è trovato davanti
a un modulo di cui non capiva neanche l'indicazione; dall'altra parte, un netto
contrasto con quanto abbiamo deliberato.
Io mi aspettavo che ci fosse un confronto sul tema, prima di partire ad allargare
questa sperimentazione su tutti gli istituti, perché sarebbe stato necessario e, tra
l'altro, era il patto che quest'Aula, maggioranza e opposizione, aveva concordato con
l'Assessore.
Inoltre penso che questa accelerazione abbia creato grande confusione, perché ad
esempio io non ho capito, magari per tutti è chiaro, se il 25% nelle materne si applica
solo alla quota di consumo mensile, o anche a quella che è stata definita "tassa
d'iscrizione". Non so se nei nidi convenzionati, nei quali già vige lo sconto del 15%
per un diverso modo di calcolare le presenze, si sommerà questo 18%. Non ho capito
se la possibilità di poter usufruire questa nuova tariffa viene concessa agli attuali
frequentatori, o sarà anche per i nuovi iscritti.
Queste sono tutta una serie di domande che mi pongo e che, secondo me, in una
situazione del genere, hanno creato grande confusione.
Non voglio però - e qui faccio appello soprattutto alle forze di maggioranza -
sottrarmi al dibattito politico. L'Assessore dice che vuole usare questa leva dello
sconto del 25% per attirare persone più disagiate a iscriversi alle materne,
tralasciando che l'applicazione dello sconto del 25% avvantaggia, di fatto, le fasce
ISEE più alte, rispetto a quelle più basse, perché questa è una questione matematica.
Quindi questo è già un controsenso. Io penso che se avessimo voluto fare
un'operazione del genere, sarebbe stato molto più corretto applicare quello sconto
alle fasce ISEE più basse.
Secondo me la scelta che ha fatto la Giunta - non il Consiglio - di partire su tutte le
scuole, in realtà rende la scuola sempre più esclusiva, anziché inclusiva. Cioè noi
stiamo dicendo che se le rette sono alte (e lo sono, è un dato di fatto), i genitori che
magari sono in una situazione di difficoltà economica, attirati da uno sconto del 25%,
toglieranno prima i bambini dagli istituti.
Allora, faccio una domanda, soprattutto al centrosinistra. Vi ricordate la polemica su
tutti i media nazionali che c'è stata quando il Sindaco di Pomezia propose di
cambiare il menù, dicendo che ci si poteva portare la merenda da casa? Voglio
ricordare qualche frase espressa dal centrosinistra in quell'occasione: "Credo che sia
immorale scaricare le difficoltà attraverso atti che producono discriminazione
sociale" (Zingaretti, PD). "Cultura discriminatoria. Si nascondono dietro al Governo,
ma fanno subire ai bambini l'esperienza più terribile: la disuguaglianza sociale"
(Senatori PD). "Mai ci saremmo immaginati che si potesse anche solo ipotizzare una
differenziazione di trattamento così odiosa, innanzi alla quale crolla qualsiasi
giustificazione, anche quella di averne discusso preventivamente con alcuni genitori"
(Coordinatore cittadino di SEL). Anche il Sindaco Fassino rilasciò una dichiarazione:
"È corretto distinguere le rette in base ai redditi, poco convincente e umiliante per il
bambino selezionare cosa si mette nel piatto".
Allora, io vi chiedo: è discriminatorio dare al bambino la possibilità di portare la
merenda da casa, ma non è altrettanto discriminatorio usare la leva dello sconto per
portare i bambini fuori dagli istituti due ore prima? Questo non è discriminatorio? Io
condivido il fatto che vi siete scandalizzati per uno sconto di 40 centesimi, ma perché
non vi scandalizzate che i genitori possono portare via prima i bambini, per uno
sconto del 25%? Io mi appello a voi e vi invito a ragionarci.
In conclusione, penso che in realtà dietro a tutto questo ci sia qualcos'altro e che sia
il primo step per ridisegnare i servizi, ma se è così, perché non ci sono le risorse per
riorganizzare il personale, affrontiamo la discussione in modo trasparente, ci
mettiamo intorno a un tavolo, coinvolgiamo la cittadinanza, ne discutiamo insieme e
vediamo come ridisegnare il servizio. Ma non ci si più nascondere dietro una leva
fiscale e dietro una leva di sconto per ridisegnare un servizio in modo strutturale. Io
lo ritengo profondamente sbagliato.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Cervetti.

CERVETTI Barbara Ingrid
Vorrei portare il discorso su due piani, il primo è sul metodo, il secondo è sul merito.
Per quel che riguarda il metodo, come è stato anticipato durante il precedente
intervento, rimango un po' basita rispetto all'iniziativa dell'Assessore nel portare
avanti una programmazione didattica di sua iniziativa. Nel senso che è vero che nella
deliberazione che abbiamo votato nel 2014 (l'Assessore non l'ha letta, ma se vuole la
leggo io) si parla di "progettare la possibilità di sperimentare", ma questo non vuol
dire ridisegnare il servizio.
Per cui, o nessuno in quest'Aula ha capito niente, o tutti abbiamo capito che invece si
parla di ridisegnare il servizio, non di sperimentare, perché sennò sarebbe stata fatta
solo su alcune parti della città, prima di vedere se davvero era reale la necessità di
riorganizzare tutto, perché io mi auguro che l'Assessore abbia organizzato tutto.
A questo primo quesito sul merito, ad oggi, non c'è la risposta. Ed è vero, come ha
anticipato il Consigliere Appendino, che è un problema politico.
Adesso entro nel merito. Dopo aver ascoltato l'intervento dell'Assessore Pellerino
(forse sono io che non riesco a comprendere), non riesco ancora a capire quale
vantaggio abbia la proposta di fare uscire i bambini alle ore 14.00; non capisco il
vantaggio né rispetto ai bambini, né rispetto alle famiglie.
Ho paura, ed è per questo che sono intervenuta, che semplicemente vada, primo, ad
intaccare la qualità del servizio; secondo, a penalizzare chi già è penalizzato.
L'Assessore continua a dire - e secondo me non dovrebbe essere proclamato ad alta
voce - che nelle scuole non si fa niente il pomeriggio. Allora, intanto informo
l'Assessore che i bambini di 5 anni non fanno il sonnellino; per cui mi chiedo se
davvero i bambini delle scuole materne, pranzando dalle ore 12.00 alle ore 13.00,
non fanno attività dalle ore 13.00 alle ore 16.00. A me invece risulta che le facciano.
Secondo punto. Nell'organizzazione di questo sistema ridisegnato dall'Assessore,
come è organizzata l'uscita alle 13.00, alle 14.00 (non so se l'Assessore sa che alle
13.30 i bambini di 3-4 anni fanno già il sonnellino) e alle 16.00? Come si
organizzano queste tre uscite? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, ci sono
tre uscite nel pomeriggio da organizzare.
Per cui, chi rimane in classe a fare attività (informo l'Assessore che di pomeriggio
nelle scuole materne si fanno delle attività), come viene gestita l'attività dalle
maestre, rispetto a gruppi di... tre persone, per cui non si fa più niente, di cinque, di
venti bambini? Come intende strutturare le attività del pomeriggio? Perché al
pomeriggio ci sono le attività negli asili.
L'Assessore dice che la sua proposta va incontro alle famiglie più bisognose, in
questo periodo di difficoltà. Se fosse così, ci mancherebbe, siamo qui proprio per
andare incontro a chi ha più bisogno. Però l'Assessore parla di 1.000 bambini in
meno nei nostri servizi, senza darci dei dati. Perché ci sono 1.000 bambini in meno? I
suoi Uffici hanno delle statistiche che ci fanno capire da dove vengono questi 1.000
bambini in meno? In quali aree della città? Sono le aree meno abbienti, dove i
genitori non li possono mandare a scuola perché non riescono a pagare la retta?
Oppure sono invece nelle aree più abbienti? Dove sono i buchi di questi 1.000
bambini? Ci sono meno nascite? L'Assessore dice ai giornali che ci sono 1.000
bambini in meno, ma io non so quale sia il motivo di questa diminuzione. Per cui io
non legittimo il provvedimento ideato dall'Assessore.
Non è chiaro neanche su quale cifra si applicano gli sconti del 25% e del 18%,
perché se è sulla fascia ISEE, parliamo di un risparmio di 10,00 Euro al mese per le
famiglie meno abbienti. Ho dei dubbi che 10,00 Euro cambino la vita di alcune
famiglie della nostra città. Ma soprattutto ho dei dubbi concettuali sul fatto che
togliere quelle due ore ai bambini dei nidi e delle scuole materne sia un aiuto a
queste famiglie, perché sono due ore di convivenza, in cui socializzano, e di attività.
Quindi, è un bene, è un servizio che noi diamo a questi bambini. Invece farli uscire
prima, significa togliere un servizio che noi dovremmo garantire ai bambini. Io ho
dei dubbi che questo progetto serva ad andare incontro alle famiglie. Allora davvero
se con quei 10,00 Euro al mese...

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La invito a concludere, Consigliere Cervetti.

CERVETTI Barbara Ingrid
Sì, concludo, Presidente. Dicevo che se con 10,00 Euro al mese noi riusciamo a
pagare le merendine, ma allora facciamo portare le merendine da casa, così possono,
con grande dignità, stare fino alle ore 16.00 - 16.30, come tutti i loro compagni.
Chiedo all'Assessore di rispondere su questo. Non tagliamo la qualità del servizio.
Piuttosto agiamo sulle fasce ISEE, facciamo portare le merendine, diamo altre
soluzioni, che non siano quelle di togliere un momento importantissimo della crescita
del bambino, che è quello di vivere in mezzo agli altri bambini, più ore possibile.
Diventa discriminatorio, Assessore, fare capire al bambino che non può stare fino
alle ore 16.00.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Io voglio fare delle domande precise, per poi prendere un'eventuale posizione.
Chiedo scusa all'Assessore se in questi giorni non ho approfondito la vicenda; a parte
che non faccio parte della Commissione, quindi mi auto-giustifico.
Vorrei sapere se tutto ciò avviene su base volontaria. Perché se è volontaria, uno
decide liberamente. Per cui (non vorrei andare in contrapposizione con l'Aula e con
l'opposizione), ritengo che sia positiva questa sperimentazione.
Però bisogna sottolineare solo ed esclusivamente l'aspetto volontario. Se è una scelta
dei genitori, motivata dalla necessità di risparmiare, considerando i momenti che
stiamo vivendo, va bene. L'importante è che questa sperimentazione non venga alla
fine estesa in maniera automatica e il servizio venga ridotto. Chiedo solo questo
chiarimento.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Ringrazio l'Assessore per le specifiche che ci ha dato oggi, che in parte illuminano le
cose che abbiamo provato a ricostruire negli scorsi giorni con i Consiglieri Comunali
che hanno condiviso con me la richiesta di comunicazione, che oggi possono farsi
anche un quadro della proposta operativa del Settore Servizi Educativi.
Io avrei tanta voglia di parlare di metodo, ma non perché il metodo sia una questione
di lesa maestà, perché riguarda solo questo fatto, ma perché credo che il metodo stia,
tutto sommato, al senso del nostro stare qui, alle cose che siamo chiamati a fare, al
perché.
Mi verrebbe da chiedere perché, a valle di un percorso partecipativo, si ritiene di non
far partecipare il Consiglio Comunale a una discussione così importante e così
delicata. Perché si può dire tutto, anche che formalmente il provvedimento stia in
piedi, cose che non penso.
Mi riservo di guardare con calma il parere del Segretario Generale, che abbiamo
richiesto negli scorsi giorni, con i Consiglieri Cervetti ed Appendino. Però,
certamente, il Consiglio Comunale era stato chiamato a pronunciarsi prima della
costruzione di una sperimentazione nel settembre del 2014; deliberazione che io ho
votato, perché ritenevo giusto votarla nella sua complessità ed anche nel suo
particolare, pur essendo intervenuto nel merito, a verbale.
Intervento che veniva definito su alcuni istituti, ed era proprio questo l'oggetto del
dibattito. Cioè dicevamo che è una cosa delicatissima toccare gli orari in un
momento di crisi economica, perché è vero quello che dice l'Assessore, cioè che
intervenire sugli orari, applicando tariffe scontate, potrebbe permettere ad alcuni
soggetti che oggi sono esclusi dai servizi educativi, di rientrarvi.
Ma, dall'altra parte, mettere in discussione l'accessibilità di un servizio, davanti a
una situazione di costi, con tariffe comunque abbastanza elevate, è estremamente
forte. Rischia di essere un palliativo, cioè un non affrontare al cuore il problema,
laddove il problema riguarda la disponibilità e l'accessibilità dei servizi educativi.
Eravamo rassicurati, io almeno ero rassicurato, dalla scelta di intervenire su una parte
della città e di verificare effettivamente la disponibilità dei genitori. Invece ci siamo
trovati di fronte una cosa che, oggettivamente, è radicalmente diversa. Radicalmente
diversa vuol dire sbagliata? Può darsi, non lo so; questo è il merito. Sicuramente che
il Consiglio Comunale discuta a valle delle richieste dei genitori non ci permetterà di
disegnare i servizi educativi della città.
Ma - e qui arriva il punto - è proprio il metodo che ci deve stare a cuore? No, io
penso sia il ruolo del Consiglio Comunale. Ma dov'è il problema? Io credo che a noi,
alla rappresentanza, all'indirizzo, al controllo, spetti il compito di guardare avanti, di
capire la città, di interpretarla e di rappresentarne anche la cifra morale.
E qui arriva la mia preoccupazione, lo dico onestamente. Al netto del parere del
Segretario Generale, della parole dell'Assessore, io sono inquietato da una mezza
frase, buttata lì, nella circolare dei servizi educativi, distribuita a tutti gli RP della
Città, dove si dice che la sperimentazione che sarà avviata nel 2015/2016 riguarderà
due ambiti, da un lato la rilevazione delle reali richieste delle famiglie, in quanto sarà
necessario verificare in quale misura aderiranno le diverse possibilità di uscita, ma,
dall'altro, la possibile riorganizzazione dei servizi sulla base dell'effettivo tempo di
permanenza delle bambine e dei bambini.
In altri termini, leggendo la circolare è ovvio dedurre che se non ci sono i bambini
riorganizziamo il servizio. Ma noi, come Consiglio Comunale, dobbiamo porci il
tema se, al contrario, si preferisce non avere i bambini per poter riorganizzare il
servizio.
Questa è la preoccupazione politica, neanche tanto sottesa, dei Consiglieri Cervetti e
Appendino ed anche mia. Se guardiamo i dati fondamentali dei servizi educativi, non
è da oggi che si fa questa discussione.
Sappiamo che alla fine di quest'anno ci sarà un numero significativo di
pensionamenti, sia nelle materne, che negli asili nido. Sappiamo che le restrizioni del
tour-over che ci sono imposte dalle Leggi nazionali e dal quadro che viene indicato
dal Governo, ma anche dalle scelte di questa Amministrazione (ricordo che il
Consiglio Comunale ha dovuto costringere l'Assessore ad assumere 27 educatori,
perché di questo stiamo parlando), determinano nuovamente una necessità di
modificare il servizio.
Allora, se questo è il punto, su cui chiedo all'Assessore di rassicurarmi, oltre
ovviamente al fatto che non si tratta più di una sperimentazione, e spero di avere la
possibilità di discutere in Commissione, io invito l'Assessore a sospenderla, andare
in Commissione e discuterne con il Consiglio Comunale.
Chiedo all'Assessore di rassicurarmi sulla natura della nostra azione nel prossimo
anno e mezzo, se è una natura oltre che innovativa, anche conservativa di uno spirito.
Lo ha richiamato l'Assessore, quando ha citato Bologna. Io di Bologna prendo lo
spirito della deliberazione d'indirizzo, dove si dice che la scuola materna è un
servizio universale, che si vuole difendere.
A Torino abbiamo deciso non solo di rendere il tempo scuola un valore universale,
ma persino davanti al Tribunale Amministrativo abbiamo difeso l'idea che anche il
tempo mensa è un servizio universale. Spero che questa sperimentazione non metta
in discussione questo principio, che io considero importantissimo.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
La parola, per la replica, all'Assessore Pellerino.

PELLERINO Mariagrazia (Assessore)
Credo di averlo detto anche prima, lo ribadisco e lo confermo: questa è una scelta
volontaria, riservata alle famiglie che ne fanno richiesta, e non va in alcun modo a
stravolgere o a modificare l'offerta del servizio. Semmai amplia l'offerta del
servizio, nel senso che l'obiettivo che ci proponiamo con questa sperimentazione...
che ribadisco è una sperimentazione, ma non posso sperimentarla se non so quanti
sono i genitori che danno l'adesione a quel tipo di orario. Lo abbiamo anche scritto, è
una sperimentazione per l'anno 2015/2016.
Tra l'altro, i genitori (dalla lettera circolare è molto chiaro), sulla base di modificate
esigenze legate alla composizione del nucleo o a situazioni lavorative, possono
cambiare l'adesione anche in corso d'anno e tornare al tempo normale. Quindi, il
tempo dei servizi educativi non è messo in discussione, rimane esattamente come
ora.
Né ci sono tre uscite: c'è un'uscita per la scuola dell'infanzia alle ore 16.30-17.30.
Mantenendo questa uscita, prevediamo la possibilità, per chi lo desidera, di uscire
alle ore 14.00. Quindi, non farei della dietrologia. È un cosa che a) ci hanno chiesto i
genitori, b) forse non tutti se ne rendono conto, ma se si va un po' nei servizi per
l'infanzia (io lo faccio abbastanza spesso), se si va nelle ludoteche, nei centri
bambini-genitori, si vedono molto spesso papà cassintegrati, mamme migranti, che
portano i loro figli in questi servizi a bassissima soglia, perché, non lavorando, sono
persuasi che non è necessario portarli in un servizio educativo.
Quello che noi cerchiamo di fare è di fare in modo che questi bambini che vanno
soltanto nei servizi, chiamiamoli, a bassa soglia possano invece accedere anche ai
servizi educativi con un orario ridotto. Quindi, se avessimo voluto invece attuare
degli interventi di risparmio, avremmo fatto questa sperimentazione riservandola
soltanto ad alcune scuole e concentrando nelle scuole a tempo breve i bimbi le cui
famiglie avessero fatto quella scelta.
Quello, si, che ci avrebbe esposto alla giusta critica che avremmo creato scuole di
serie A e di serie B, o con orario di serie A o di serie B. Non è così, perché se fosse
stato un problema di riorganizzazione del tempo lavoro e del personale, avremmo
agito in un altro modo. Non è certo con i 200 bimbi delle scuole materne o gli 80-90
bimbi dei nidi che risolviamo il problema del personale dei servizi educativi, che è
un altro discorso.
Quindi, è un'opportunità in più, fatta salva l'organizzazione attuale.

CUNTRÒ Gioacchino (Vicepresidente)
Se i Colleghi sono d'accordo, in virtù del fatto che dovremo avere dei dati che ci
confortano rispetto al quadro che l'Assessore ci ha presentato, se entro due o tre
settimane siamo in grado di avere in Commissione ... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Ha bisogno di più tempo? Di quanto tempo ha bisogno, Assessore?
(INTERVENTO FUORI MICROFONO ). Un mesetto? Una volta che i dati saranno
a disposizione, chiedo un impegno dell'Assessore a presentarli in Commissione.

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