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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 9 Febbraio 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 8
INTERPELLANZA 2015-00270
"DIRITTO ALLA FRUIZIONE DELLA MATERNITA' NELLE COOPERATIVE OPERANTI PRESSO I NIDI IN CONCESSIONE" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI CURTO E TROMBOTTO IN DATA 23 GENNAIO 2015.
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201500270/002, presentata in
data 23 gennaio 2015, avente per oggetto:

"Diritto alla fruizione della maternità nelle cooperative operanti presso i nidi in
concessione"

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Pellerino.

PELLERINO Mariagrazia (Assessore)
Ringrazio il Consigliere Curto per l'interpellanza (a me risulta firmata solo da lui),
perché solleva un problema che merita di essere approfondito, proprio a partire, in
particolare, dal caso di un'educatrice che lavora presso uno dei nidi affidati in
concessione al Consorzio Torino Infanzia e sul punto dell'estensione della maternità
post parto fino al settimo mese di età, questo devo dirlo come premessa, sulla base
della previsione, all'interno del documento di valutazione del rischio, del fatto che il
lavoro nel nido rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo rispetto alle esposizioni a
malattie infettive, dato l'ambiente di lavoro; inoltre, c'era anche un altro aspetto
relativo ad un'indennità di tipo economico. Partendo proprio da questa interpellanza
abbiamo cercato un approfondimento con il Consorzio Torino Infanzia e anche
rispetto a quelli che erano stati i provvedimenti adottati.
Come tutti ricordiamo, nella nostra deliberazione di concessione avevamo fatto
riferimento al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di Federculture e, sulla base
di questo, era stato approvato anche il regolamento… Chiedo scusa, il riferimento era
il Contratto Collettivo di Federculture ed il nostro Regolamento dei nidi. Quindi,
sono questi gli strumenti normativi di base.
Dopo di ciò, accogliendo l'istanza che veniva avanzata dalla lavoratrice (che credo
sia stata portata anche a conoscenza dei nostri Uffici), abbiamo chiesto dei
chiarimenti in merito alle modalità di applicazione delle disposizioni contenute nella
norma di Legge e, poi, anche di quanto previsto dal Contratto Collettivo che il
concessionario è tenuto ad applicare. Sostanzialmente, c'erano due punti critici: uno
in relazione al diritto all'integrazione ed all'indennità economica e l'altro in merito
all'estensione del congedo di maternità per il lavoro a rischio.
Il Consorzio Torino Infanzia ci ha risposto e sul primo quesito, cioè in relazione al
diritto all'integrazione ed all'indennità economica, a seguito di un intervento con le
Organizzazioni Sindacali si è stabilito che andasse riconosciuto e quindi si è
proceduto dal mese di novembre del 2014; di conseguenza, quell'aspetto è stato
risolto.
In merito invece al diritto dell'estensione del congedo di maternità per il lavoro a
rischio, nell'evidenziare che tali disposizioni esulano dall'interpretazione e dalle
modalità di applicazione del Contratto Collettivo Nazionale (perché, in effetti,
rientrano nelle valutazioni espresse dal documento di valutazione del rischio), è stato
richiesto un parere da parte dello stesso Consorzio Torino Infanzia alla Direzione
Territoriale del Lavoro. Vi è stata tutta una procedura (perché non mi sono
accontentata di quello che scrivevano i concessionari e, questa mattina, mi sono fatta
mandare i documenti, visto che la risposta è arrivata due o tre giorni fa) ed il parere
dell'organo territoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali esprime un
rigetto (ovviamente, posso consegnarne una copia) dell'estensione del congedo di
maternità.
Quello che evinco da questa nota, firmata dal Direttore dell'Ufficio, è che c'era già
stata una precedente pronuncia a seguito di un'istanza di una lavoratrice del 17
settembre, la quale aveva chiesto che il periodo di interdizione dal lavoro venisse
esteso proprio per quel periodo successivo all'interdizione obbligatoria e, quindi,
fino al settimo mese di età del bambino, considerando le condizioni ambientali di
lavoro pregiudizievoli per la sua salute o per quella del bambino.
Il 14 ottobre 2014, la Direzione Territoriale del Lavoro aveva comunicato che: "non
si ritengono sussistere nel caso di specie condizioni di lavoro pregiudizievoli alla
salute della donna e, pertanto, la domanda in oggetto non potrà essere accolta".
Questo preavviso di rigetto è stato consegnato alla lavoratrice, la quale ha
manifestato delle perplessità, che leggo testualmente: "Circa la valutazione del
rischio biologico, ma anche la movimentazione manuale di carichi".
Quindi, a fronte di queste osservazioni, è stata richiesta un'audizione al Direttore,
che si è svolta nel mese di novembre. A quel punto, la Direzione Territoriale del
Lavoro ha richiesto al datore di lavoro degli ulteriori chiarimenti e poi è stato anche
interpellato - come era ovvio che fosse - il medico competente, che ha redatto una
relazione sul rischio esposizione ad agente biologico aggiornata al 29 novembre
2014, acquisita agli atti dalla DTL (cioè, dalla Direzione Territoriale del Lavoro), che
nella parte conclusiva riporta: "Si ritiene infondata - scrive il medico competente -
sia sul piano scientifico, che su quello oggettivo-ambientale, la presenza di un rischio
infettivo per il neonato tramite l'allattamento da parte della madre, operatrice in asilo
nido. È privo di evidenza scientifica e culturalmente inaccettabile che l'incremento di
affluenza di bambini stranieri al nido possa costituire" - questo perché nella sua nota
la lavoratrice aveva evidenziato che in quel nido c'era un numero elevato di bimbi
che io non chiamo stranieri, ma in questo caso sono stati aggettivati così, e quindi
che ci fosse questo rischio e devo dire che, in questo caso, il medico forse si è
lasciato andare a considerazioni per stigmatizzare questo fatto - "di per sé un
incremento di rischio di esposizione. In ogni caso, è infondata la presenza di un
rischio infettivo".
A questo punto, viene ritenuto valido e completo il documento di valutazione del
rischio anche per quanto riguarda la movimentazione manuale dei carichi e, quindi,
vengono richiamate le conclusioni del documento di valutazione del rischio, che
dice: "L'indice di rischio relativo a tutte le attività di movimentazione svolte sia nella
sezione lattanti, che in quella mista, risulta trascurabile sia per le educatrici, che per
gli educatori". Poi, precisa che ci sono le necessarie attrezzature.
Da questo punto di vista, anche la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato,
acquisita agli atti, dice nelle sue conclusioni: "Dall'indagine preliminare non sono
emerse situazioni di criticità".
È stato poi acquisito un parere (ci tengo a dire tutte queste cose, perché, in effetti, è
una questione delicata e quindi valeva la pena acquisire tutte le informazioni) degli
organi che sono preposti alla sorveglianza in tema di sicurezza sul lavoro. C'è un
parere tecnico del Servizio Ispezione Lavoro della DTL Torino del 10 dicembre
2014, in cui si legge che: "La documentazione presentata in merito alle osservazioni
fatte dalla lavoratrice appare sufficientemente completa e non contiene elementi
nuovi che possano far cambiare il precedente parere negativo redatto dallo
scrivente".
"Considerata anche la circolare del Ministero del Lavoro sul documento di
valutazione del rischio che viene fatta dal datore di lavoro, che costituisce il
presupposto sulla base del quale deve essere emesso il provvedimento di
interdizione, e che in proposito occorre sottolineare che, in tal senso, non appare
assolutamente opportuno entrare nel merito della valutazione del rischio effettuata
dal datore di lavoro, considerato tutto questo, respinge l'istanza in oggetto con tutte
le considerazioni sopra richiamate". Questo è un atto ufficiale, firmato dal Direttore
dell'Ufficio Territoriale del Lavoro del Ministero, che noi abbiamo acquisito a nostra
sicurezza e garanzia.
Ovviamente, avverso questo provvedimento è ammesso, per quanto riguarda la
lavoratrice, se intende proporlo, un ricorso al TAR entro 60 giorni dal 10 dicembre;
poi bisognerà vedere quando le è stato notificato, però il parere è stato emesso il 10
dicembre 2014.
A fronte di un documento che proviene dagli stessi uffici che sono preposti a presidio
delle norme sulla sicurezza sul lavoro, noi non abbiamo altri strumenti di intervento.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Ringrazio l'Assessore per la risposta. Come giustamente richiamato dall'Assessore,
questa interpellanza voleva provare a fare un po' di chiarezza su una situazione
molto delicata, che, per certi versi, vede l'Amministratore come spettatore e
partecipante.
Io ho ascoltato con attenzione lo sviluppo e ringrazio l'Assessore, perché mi sembra
che nulla sia rimasto intentato da parte dell'Assessorato, questo voglio riconoscerlo.
Rimango in parte allibito di fronte a soggetti imprenditoriali che fanno valutazioni
del rischio differenti, nel senso che - lo voglio ricordare - il Consorzio Torino
Infanzia non è l'unico esecutore per l'amministrazione dei nidi in concessione, ce n'è
un altro il quale applica un principio differente. Quelle lavoratrici non sono le uniche
che svolgono quel tipo di funzione, ma ce ne sono moltissime, tra cui molte
dipendenti della Città di Torino, la quale fortunatamente applica un principio e un
criterio differenti.
Quindi, non posso che registrare con una certa inquietudine non solo la posizione del
Consorzio Torino Infanzia, ma anche quella dell'Ispettorato Provinciale del Lavoro,
perché è chiaro che una posizione di questo tipo rischia di determinare un effetto
slavina tale per cui, sostanzialmente, per tutte le lavoratrici da domani rischia di
applicarsi un parere completamente differente.
Allora, io credo che questa cosa debba investire in maniera più ampia una riflessione
dell'Amministrazione e, immagino, anche dell'Assessorato al Personale della Città di
Torino, perché bisogna fare una valutazione rispetto ai nostri dipendenti.
Credo che non sia accettabile applicare un criterio differente. Ovviamente, preferirei
un criterio più estensivo del diritto, ragione per cui, insieme alla CGIL, avevamo
aperto questa discussione, trovando l'impegno dell'Assessorato. A questo punto,
Assessore e Presidente, io valuterei una discussione in Commissione di questa
situazione per capire come posizionare l'Amministrazione rispetto alle cose che
stanno accadendo e analizzare anche meglio la documentazione, anche in virtù del
fatto che, a questo punto, è chiaro che la documentazione viene prodotta su un
ricorso tra singolo lavoratore e impresa esecutrice; forse, varrebbe la pena aprire un
confronto tra Amministrazione e Ispettorato del Lavoro per capire quali criteri
debbano essere generalmente applicati.
Certo, non posso che notare con molta preoccupazione un regresso nei diritti reali dei
lavoratori, che mi sembra rischi di trasparire dalle cose che ci leggeva adesso
l'Assessore.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola all'Assessore Pellerino.

PELLERINO Mariagrazia (Assessore)
Per carità, possiamo fare tutto quello che si vuole e discuterne in Commissione, però
bisognerebbe farlo con le Istituzioni che hanno degli elementi, perché l'Assessorato
al Personale qui non c'entra nulla. Qui siamo in una concessione, in un contratto di
servizi affidato con concessione e gli strumenti che noi potevamo avere sono: il
rispetto della normativa, della Legge e della sua interpretazione.
Infatti, appena ho avuto la questione sotto gli occhi, ho immaginato immediatamente
di interpellare quegli organi istituzionali che sono a presidio della sicurezza, ma,
ovviamente, era già stato fatto dalla stessa lavoratrice. Se la Direzione Territoriale
del Lavoro del Ministero ci dice che, a suo giudizio, il documento di valutazione del
rischio è corretto perché non ci sono rischi - e non lo dice solo la Direzione
Territoriale, ma il medico competente -, io credo che noi possiamo fare ben poco.
Stiamo parlando dell'estensione della maternità fino al settimo mese.
Credo che semmai dovrebbe essere lanciata un'interlocuzione sul piano più politico
con l'Assessorato al Lavoro, perché questo dipende dal Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali e non tanto dall'Assessorato al Personale, e cercare attraverso
qualche riunione di capire come mai c'è questa posizione diversa, ma la
Commissione credo che serva proprio a poco, anche perché non è in quella sede che
noi possiamo approfondire. La Commissione è una sede di confronto politico-
istituzionale tra Giunta e Consiglio, ma qui credo che siamo tutti d'accordo.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Se preferisce, Consigliere Curto, invece che rimandare l'interpellanza specifica in
Commissione, potrebbe scrivere al Presidente della Commissione competente per
discutere il tema più di ordine generale che non del caso concreto.
Prego, Consigliere Curto.

CURTO Michele
Io non ho contrarietà al fatto che sia discusso il tema più generale; mi riferivo
all'Assessorato al Personale in quanto inevitabilmente questa cosa investe in senso
più ampio anche il nostro personale.

PELLERINO Mariagrazia (Assessore)
(Intervento fuori microfono).

CURTO Michele
Come non c'è un problema più ampio? Se il rischio sussiste... (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Comunque, Presidente, io credo che valga la pena di
rimandare l'argomento alla III più V Commissione, che, a mio parere, sono le
Commissioni competenti su questo argomento.
Mi è chiarissimo che l'interlocutore non è strettamente l'Assessore Pellerino. Penso
che l'Assessore Pellerino abbia svolto le verifiche che potevano essere svolte. Credo
che gli interlocutori siano l'Assessore al Lavoro, l'Assessore al Personale,
l'Assessore all'Istruzione e, dall'altra parte, le Organizzazioni Sindacali ed
eventualmente i prestatori d'opera, perché, a questo punto, si tratta di capire perché
ci siano valutazioni così differenti per mansioni che sono sostanzialmente le stesse.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, brevemente, all'Assessore Pellerino.

PELLERINO Mariagrazia (Assessore)
Devo dire che - e lo dico perché, ovviamente, non posso scindermi da avvocato che
da 30 anni si occupa di sicurezza sul lavoro - qui c'è un interlocutore che, prima di
qualsiasi altro è necessario, che è la Direzione Territoriale del Lavoro, che ha scritto
un atto ufficiale a firma del Direttore. Credo che, se andiamo a fare una
Commissione, debba essere questo il nostro interlocutore, perché gli Assessorati non
possono che prendere atto.
Allora, posto che non è affatto in discussione quello che noi oggi pratichiamo nei
nostri nidi con personale nostro, perché su questo decidiamo noi quali sono le
condizioni, per cui non esiste l'impugnazione al contrario per avere meno diritti,
credo. Cerchiamo di non fare sempre di tutta un'erba un fascio, quindi questo non è
in discussione.
C'è un caso singolo, perché in tre anni di concessione abbiamo un singolo caso, e se
vogliamo discuterne, discutiamone, perché da questo caso potrebbero discenderne
altri in futuro, per carità, ma ne dobbiamo discutere con la Direzione Provinciale -
che adesso si chiama Territoriale - del Lavoro, perché diversamente noi non abbiamo
strumenti. Se io ho un concessionario e chiedo alla Direzione Provinciale del Lavoro,
come ha fatto la lavoratrice, se è giusto o non è giusto e la Direzione Provinciale del
Lavoro mi dice: "Hai fatto benissimo, caro datore di lavoro", io come amministratore
pubblico non ho niente altro da poter fare.
Posso intervenire sulla Direzione Provinciale del Lavoro, farmi spiegare qual è il
punto e, magari, aprire lì una breccia, ma non con gli Assessorati perché noi altri
strumenti non ne abbiamo.

PORCINO Giovanni (Presidente)
L'interpellanza è discussa per l'Aula, ma la questione viene inviata in Commissione
per approfondimenti, chiedendo al Presidente della Commissione coinvolta di farsi
carico di invitare tutti gli interlocutori necessari, compresa la Direzione Territoriale
del Lavoro.

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