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PORCINO Giovanni (Presidente) Passiamo alla discussione sul rapporto conclusivo dell'attività della Commissione Consiliare Speciale di analisi di mercato e indirizzi per il settore produttivo dell'automotive (All. n. ). Non abbiamo stabilito i tempi d'intervento. Propongo 10 minuti per il Presidente e il Vicepresidente e 5 minuti per tutti gli altri. Nessuno si oppone. La parola al Consigliere Muzzarelli. MUZZARELLI Marco Chiedo un minimo d'attenzione dell'Aula, visto il lungo lavoro che la Commissione ha fatto in questi mesi. Non so se il Sindaco potrà essere presente o meno anche alla relazione, visto che era molto interessato alle tematiche; volevo solo capire se era possibile averlo presente, oppure no. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Va bene, al massimo riprenderò la documentazione successivamente. Credo che il tema oggetto di questa relazione sia un momento particolarmente significativo per la nostra Città. Nel senso che credo che parlare oggi di vocazione manifatturiera a Torino significhi anche parlare della nostra storia (questo è un po' quello che è emerso nella Commissione), delle proprie radici e delle nostre appartenenze. (INTERVENTO FUORI MICROFONO) PORCINO Giovanni (Presidente) Consigliere Altamura, proprio lei che ha fatto il Presidente del Consiglio prende la parola senza chiederla. ALTAMURA Alessandro Presidente, scusi, lei stava parlando con qualcun altro. Io chiedo l'attenzione che il lavoro realizzato merita. PORCINO Giovanni (Presidente) Continui, Consigliere Muzzarelli. MUZZARELLI Marco Dicevo che parlare oggi in Consiglio Comunale di vocazione manifatturiera e delle tematiche che abbiamo affrontato all'interno della nostra Commissione, in realtà, per noi, qui a Torino, credo significhi anche parlare un po' della nostra storia e delle nostre radici. Torino è sempre stata caratterizzata da un contesto produttivo che in qualche modo ne ha costituito il tessuto sociale e la cultura. Le fabbriche, le imprese sul nostro territorio e la città sono in qualche modo legate a filo doppio, e credo costituiscano anche l'eredità culturale sulla quale provare a costituire il nostro futuro. Questa introduzione mi serve in parte per ringraziare tutte le persone che si sono date disponibili nelle nostre audizioni. Un lavoro che è durato almeno otto mesi, nell'attesa di avere informazioni più precise da parte della Regione, piuttosto che del piano industriale FIAT, che era comunque un elemento importante. L'altro elemento a cui tengo è ringraziare anche i membri della Commissione, a partire, in rappresentanza, dal Vicepresidente, e i membri che tutte le settimane si sono incontrati per provare ad approfondire e a ragionare su questi temi. La Commissione ha perseguito l'obiettivo di analizzare la situazione e le interazioni esistenti e possibili tra le diverse Istituzioni locali, nazionali ed il settore automotive, con il fine ultimo di individuare strategie per incentivare il radicamento nel nostro territorio delle competenze relative a ricerca, sviluppo e produzione, nell'ottica di creare una positiva relazione tra il territorio, le sue imprese e le Istituzioni. Nel nostro lavoro non sono stati approfonditi, purtroppo, gli aspetti connessi alle implicazioni sociali che, in questo momento, caratterizzano una crisi del mercato del lavoro, che in qualche modo ha visto il territorio piemontese, e in particolare Torino, tra i più colpiti d'Italia e del nord. La scelta è stata ovviamente quella di perseguire l'obiettivo precedentemente riportato, tralasciando comunque un importante aspetto che meriterebbe forse la stesura di una relazione a se stante. Il contesto riscontrato ha fatto emergere in modo evidente alcuni elementi cardine, che provo a comunicare, anche come parte iniziale. Il primo elemento è il cambiamento di FIAT e, di conseguenza, di FCA, che rappresenta forse il vero cambiamento avvenuto nell'industria italiana manifatturiera. Un cambiamento che porta con sé elementi di natura tecnologica ed elementi organizzativi, in un doveroso rapporto con il mercato globale, ma all'interno di un nuovo presidio delle nicchie che l'industria italiana sta cercando di occupare. È evidente la ripercussione che questo cambiamento sta determinando sul sistema, sull'economia locale e sulle sue potenzialità. In questo contesto c'è da ricordare la volontà di questo territorio di rimanere aggrappato, ovviamente, alla sua identità e specializzazione industriale, senza che questa però pregiudichi altri cambiamenti in atto. Ultimo ed ulteriore elemento anche di introduzione. Un'analisi ci ha portato a cercare di capire come conservare sul nostro territorio l'eredità culturale sulla quale costruire il nostro futuro. L'abbiamo definito il nostro "heritage", cioè quel profumo di storia che rende diversa la nostra città da ogni altra, e che permette alle imprese manifatturiere, anche da un punto di vista economico, di ottenere migliori risultati sul nostro territorio, piuttosto che su altri. Non abbiamo ben chiaro come sarà possibile attuare le proposte presenti nella nostra proposta di mozione che accompagna la relazione, ma è evidente che uno degli obiettivi raggiunti dalla Commissione (forse si può parlare di effetto collaterale) è sicuramente stato quello di creare un luogo di ascolto nel quale, in modo semplice, l'Istituzione e la politica si sono messi in dialogo e in confronto con il tessuto dell'imprese, con le Organizzazioni Sindacali, con la Ricerca e gli Atenei presenti sul territorio della Città Metropolitana. Non presenterò i dati della relazione, anche perché se vogliamo approfondire grafici, numeri o percentuali, credo che la relazione ne sia ricca e possiamo vederlo direttamente. Però mi fa piacere citare alcune frasi di persone che sono intervenute durante le audizioni in Commissione, che a mio parere danno un po' l'idea del pensiero emerso all'interno dei lavori. Non parlerò neanche di FIAT (FCA) e del suo piano industriale, perché ne abbiamo probabilmente sentito parlare molto dai giornali. Ovviamente l'abbiamo approfondito nella Commissione, però credo sia importante cercare di capire il tema che ha fatto da filo conduttore all'interno della Commissione, cioè di che cosa può fare, in questo momento, un'Istituzione nei confronti delle imprese del proprio territorio. Citerò alcune frasi, rapidamente, di alcune persone che sono intervenute in Commissione, in rappresentanza delle associazioni di piccole imprese o della Confederazione Nazionale dell'Artigianato, CNA ed API. I dati delle loro imprese, un flash veloce. Dalle informazioni riportate emerge che il 95% delle imprese del territorio hanno meno di 10 addetti. Questo evidenzia la tipologia del tessuto imprenditoriale che attualmente è presente sul nostro territorio, un dato che risulta fondamentale per percepire che è necessaria una costante analisi dei fabbisogni, per poter sensibilizzare e orientare anche la formazione nel nostro territorio. I modelli di fabbrica. Anche su questo ci hanno parlato sempre API e CNA. Siamo di fronte a un nuovo modello di fabbrica, dove a fare la differenza è la rete delle relazioni tra i piccoli soggetti. È molto importante non solo far nascere start up, ma anche cercare di mantenerle nel tempo, nei successivi cinque anni. Da Confindustria, all'Unione Industriali, da AMMA e da ANFIA sono giunte alcune sollecitazioni, perché l'automotive in questo momento rimane il settore fondamentale del Piemonte e dell'Italia, in quanto un quarto del PIL nazionale è legato a questo ambito. E questo non possiamo dimenticarlo nella nostra città. Siamo però in una situazione in cui il settore non è più "monoprodotto", come un tempo, o comunque legato a un'unica grande azienda. Il tessuto industriale è cambiato negli ultimi anni e sono sopravvissute solo le aziende che sono state in grado di diversificare, di esportare e di essere trasversali. Altra affermazione dal gruppo GM Powertrain di Torino, uno dei centri di ricerca più avanzati nel settore dei motori diesel, proprio qui a Torino. Nonostante le difficoltà successive al fallimento della joint venture che c'era con FIAT, hanno deciso di restare a Torino, in quanto sia le Istituzioni che le Università hanno cercato di creare le migliori condizioni per la loro permanenza. La Pirelli è un'altra azienda audita in Commissione, che ci dice che nel nostro territorio hanno trovato un humus che ha permesso di supportare la volontà d'investimento, anche perché le competenze nel settore automotive presenti in questo territorio non sono replicabili in altri luoghi nel mondo. Nel loro stabilimento sono riusciti a costruire, in costante rapporto con Istituzioni e lavoratori - e questo è uno dei temi interessanti -, una forte condivisione delle sfide future; in questo ci ha aiutato molto la possibilità di definire accordi locali anche con il Sindacato. Dal Politecnico. La fabbrica intelligente è una delle tematiche di maggiore ricerca in questo periodo, anche al Politecnico, ed è sempre più importante riuscire a promuovere un ecosistema torinese sul tema della smart factory. In quest'ottica risulta sempre più strategico proporsi all'esterno come territorio, più che come singolo soggetto eccellente. Altra informazione dalle rappresentanze sindacali, che ci dicono che in un contesto dove la fabbrica diventa sempre più intelligente, è necessario pensare in modo sempre più attento alla formazione continua dei lavoratori, perché le competenze delle persone faranno la differenza tra i territori, gli stabilimenti e le case costruttrici. È sempre più necessario ragionare in modo collaborativo. La parte sindacale può diventare il collante tra il lavoratore e l'imprenditore; tutti i sistemi volti a migliorare la qualità del lavoro, a creare una sempre maggiore partecipazione dei lavoratori nel raggiungimento del risultato, sono ormai da incentivare. Questo è quanto emerge da alcuni soggetti auditi, ma aggiungo ancora alcuni elementi da quello che è emerso dalle audizioni con FCA. Siamo andati ad Officina 82, dove abbiamo visto nuovi e moderni spazi, che ospitano tendenzialmente impiegati che prima erano in un altro centro, in corso Ferrucci. Officina 82 è comunque un luogo di controllo da un punto di vista amministrativo per tutta l'Europa, ed è a Torino. Abbiamo visto un altro spazio di FCA, il World Class Manifacturing Development Center, che è uno spazio dove si formano, per tutto il mondo, persone che agiscono all'interno degli stabilimenti per portare un sistema che caratterizza anche la smart factory; cioè un luogo di eccellenza mondiale di pensiero e formazione, una sorta di cervello della nuova FCA, che in qualche modo ha anche reso possibile il collegamento tra FIAT e Chrysler. Dalle considerazioni a mio parere emerge un approfondimento particolare per la politica, perché abbiamo parlato anche di questo, non solo dal punto di vista delle Istituzioni, perché riteniamo fondamentale, ed emerge anche dal lavoro della Commissione stessa, un nuovo asse tra Istituzioni, politica ed industria. Se dobbiamo parlare di smart factory, probabilmente ricostruire questo asse, che potrebbe avere il punto di partenza proprio da Torino, sarebbe anche molto importante e interessante. Risulta evidente la necessità di creare un asse innovativo e più forte, come dicevo, tra Istituzioni, politica, industria e parti sociali, in un contesto dove non è più possibile far emergere un solo e unico interlocutore industriale con il quale rapportarsi. L'attuale contesto richiama tutti, e in particolare le Istituzioni, a creare nuovi luoghi di ascolto e di confronto, per far emergere anche all'esterno un territorio che si propone in modo univoco agli interlocutori nazionali ed internazionali. Essendo venuto a mancare un riferimento industriale unico, è necessario ripensare alle nuove opportunità date da una rete di imprese e di lavoratori interconnessi, che costituiscono i nuovi nodi intorno ai quali si comincia a disegnare un reticolo di attività che contano, oltre che per il loro valore economico, per la capacità d'innovazione che diffondono e per gli stili di lavoro che sollecitano. È in questi termini che dalle audizioni emerge forte la richiesta affinché la politica del territorio possa accompagnare e sostenere un mutamento di tale portata. Qualcuno parla di una nuova rivoluzione industriale, superando la condizione d'impotenza di fronte ai grandi problemi dell'economia. Riteniamo altresì che la politica stessa possa essere contemporaneamente ispiratrice ed elaboratrice di nuovi modelli di sviluppo, forse anche più attenti alle persone, che agli aspetti finanziari. Il ripristino di un grado essenziale di coerenza e di integrazione sistemica sembra una condizione senza la quale il nostro territorio non riesce a spezzare il blocco in cui è rimasto prigioniero. In quest'ottica la politica potrebbe assumere un ruolo efficace, significativo, innovativo e concreto, capace di strategie coraggiose, assumendo il ruolo di comunicatore verso la comunità internazionale. Le nuove fabbriche non sono l'avamposto del cambiamento sociale, è ovvio; sono tuttavia i nodi intorno ai quali si comincia a disegnare un reticolo di attività che contano, oltre che per il loro valore economico, per la capacità d'innovazione che diffondono e per gli stili di lavoro e di vita che sollecitano. Mi avvio alla conclusione, che ritroverete anche nella proposta di mozione che accompagna questa relazione. Citerò per grandi titoli le proposte che abbiamo inserito nella proposta di mozione che ci apprestiamo a votare. Credo che oggi i rapporti tra Comune di Torino ed FCA abbiano la necessità di scrivere un nuovo libro, parafrasando la frase di Marchionne, piuttosto che di aprire un nuovo capitolo. La globalizzazione e il progresso tecnologico, che oltre ad aver decimato le industrie manifatturiere, hanno trasformato il nostro territorio metropolitano, sono i due elementi che ci fanno pensare in modo nuovo a un rapporto che per troppo tempo è stato rappresentato da una reciproca dipendenza. I soggetti che compongono l'eredità culturale del contesto metropolitano possono essere quel tessuto, quell'ecosistema che fa di Torino un luogo come nessun altro nel mondo. Ed è in quest'ottica che in modo paritario ci si deve proporre, ognuno con le proprie peculiarità, valorizzando il capitale umano a disposizione di ognuno e degli stakeholder. La globalizzazione ed il progresso tecnologico hanno trasformato molti beni materiali, tra cui ovviamente le automobili, in prodotti a buon mercato, ma hanno anche innalzato il ritorno al capitale umano e all'innovazione. Forse oggi a Torino si può avere la percezione, più che in altre città italiane, che per la prima volta nella storia il fattore economico più prezioso non è il capitale fisico o qualche materia prima, ma la creatività e l'innovazione delle persone. A fronte delle analisi effettuate, queste sono le nostre proposte d'indirizzo per il Consiglio Comunale e il territorio torinese, soprattutto nell'ottica della Città Metropolitana. Prima proposta. Una piattaforma di politiche integrate per l'innovazione, rapporti e relazioni costanti con gli stakeholder del territorio. Non siamo intenzionati e non ci interessa, lo abbiamo anche scritto nella relazione, aprire l'ennesima agenzia. Ci interessa però costruire un luogo in cui i soggetti che caratterizzano il nostro territorio, che ho citato prima (Istituzioni, politica, imprese, rappresentanze sindacali, lavoratori), possano parlarsi, per capire come proporre il territorio verso l'esterno. Una sorta di piattaforma di politiche integrate per l'innovazione, all'interno della quale far convergere soggetti appartenenti alle Istituzioni, alla politica, alle piccole, medie e grandi imprese, agli atenei, ai centri di ricerca, alla formazione, alle scuole professionali e alle parti sociali. Seconda proposta. Il sostegno alle imprese, ovviamente, anche attraverso i fondi strutturali previsti sul nostro territorio, ragionando sullo sviluppo tecnologico, sullo sviluppo dei rapporti commerciali con l'estero, piuttosto che le strutture formative locali. Terza proposta. La possibilità di attrarre imprese nell'ottica della semplificazione e anche del riutilizzo, perché sulla base delle audizioni riteniamo necessario pensare a un soggetto in grado di ricercare e attrarre imprese, partendo da start-up innovative, eventualmente, per arrivare fino a grandi gruppi industriali. Il ruolo dovrebbe essere, da un lato, quello dello scouting delle migliori imprese, che varrebbe la pena impiantare nel territorio torinese; dall'altro lato, quello di creare le opportunità di semplificazione affinché l'insediamento sia facilitato e incentivato: pensavamo ad esempio ad alcuni stabilimenti vuoti (San Giorgio Canavese), che potrebbero essere utilizzati anche da imprese esterne. Altra proposta. Un luogo di raccolta delle esperienze e delle conoscenze torinesi nel settore industriale. Abbiamo parlato quasi di una biblioteca, cioè un luogo dove si possono radunare la storia e i pensieri di tanti anni in cui si è ragionato, sul nostro territorio, del settore manifatturiero e, quindi, anche dell'automotive. Ma non una biblioteca tecnica, una biblioteca che in qualche modo pensi alla cultura che in questo territorio si è creata proprio su queste tematiche. Altra proposta. Un'academy per proporre un nuovo modello di fabbrica intelligente. Lo stesso Sindaco Fassino in audizione ci ha parlato del fatto che si stava elaborando per Torino la possibilità di creare un luogo di formazione per la smart factory, ma anche per le persone che saranno i futuri manager di aziende, nell'ottica, eventualmente, visto che abbiamo incrociato il world class manufacturing, di pensare a come fare in modo che questo, che può essere un modello che in qualche modo esprime anche la torinesità delle aziende manifatturiere, possa essere diffuso. Altra proposta. Sperimentare nuovi spazi di collaborazione tra Comune di Torino e FCA, per capire come FCA o le imprese del territorio, se rappresentano delle smart factory, possano essere ereditate nell'ottica della smart city. Ragionare sul fatto che delle sperimentazioni, anche all'interno del Comune di Torino, si possano fare per pensare a come una smart city che contiene all'interno del suo territorio delle imprese, chiamiamole così, intelligenti possono ereditare anche delle informazioni o delle modalità operative, questo lo riteniamo importante e possa andare anche ben oltre al fatto di una collaborazione legata semplicemente, come si diceva prima, allo scambio tra le parti. Chiudo con le conclusioni reali, forse ho preso un po' più di tempo, ho messo insieme tutto quanto, poi c'erano un po' di interruzioni. Penso che le audizioni e gli approfondimenti svolti ci hanno fatto percepire che le forze della produzione oggi sono un impasto di organizzazione, tecnologia, carattere, intelligenza che imprimono il movimento e il ritmo di una fabbrica. Oggi la fabbrica contemporanea è una clinica più che un'officina meccanica: senza fumo, senza rumore, senza olio e sporcizia. Ne abbiamo viste alcune con pavimenti lucidi, spesso bianchi, un luogo dove l'automazione non sostituisce l'uomo però, ma ne diventa complemento fondamentale. Il lavoro umano è diverso da quello alienante e ripetitivo e sempre uguale delle vecchie linee di montaggio, per fortuna, anche gli operai non qualificati hanno un ruolo partecipativo e cognitivo e un coinvolgimento nei processi decisionali. La fabbrica contemporanea richiede regole che favoriscano la partecipazione e la flessibilità. Si parla spesso di manifatture intelligenti, perché oggi nelle nuove fabbriche, nella nuova industria, si produce conoscenza, insieme con i manufatti e con i servizi, anzi è evidente dalle analisi che la produzione continua e cumulativa di conoscenza sia quanto può assicurare alle fabbriche ed all'industria italiana e, soprattutto, piemontese un futuro. Sebbene su basi ridimensionate ed esigue rispetto al panorama completo, abbiamo avuto la possibilità di scorgere questo futuro nei nostri approfondimenti, nelle audizioni e nei sopralluoghi effettuati. Ed è questa osservazione che ci ha portato a pensare che il settore produttivo dell'automotive torinese rappresenta il punto di partenza tecnico e socioculturale che può permettere al nostro territorio di mantenere e rilanciare la vocazione industriale del settore che rappresenta, come dicevo prima, il nostro heritage, l'eredità culturale sulla quale costruire il nostro futuro. La politica e, quindi, anche noi, ovviamente, dobbiamo assumerci le responsabilità ed il ruolo di catalizzare, collegare ed alimentare la rete di tutti i soggetti coinvolti in grado di costruire l'ecosistema Torino, con l'obiettivo di offrire ai torinesi ed al territorio metropolitano un rinnovato periodo di crescita economica, culturale e di inclusione e coesione sociale. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Greco Lucchina. GRECO LUCCHINA Paolo Ha già detto molto il Presidente Muzzarelli, che ringrazio per il coordinamento dei lavori di questa Commissione. Ne condivido l'approccio, cioè questa Commissione Speciale è nata con l'intento di analizzare la situazione e le interazioni esistenti e possibili tra le diverse istituzioni locali e nazionali, nonché con i rappresentanti di FCA, al fine di favorire il settore automotive nell'area torinese e soprattutto i suoi lavoratori, individuando indirizzi adeguati a garantire la permanenza e lo sviluppo sul nostro territorio dell'attività di ricerca, progettazione e produzione del comparto automobilistico. In primo luogo, lo ha detto bene il Consigliere Muzzarelli, creando occasioni di dialogo e di incontro con sociologi, economisti, rappresentanti delle imprese e dei lavoratori, abbiamo analizzato le modalità attraverso cui Torino può risultare ancora attrattiva per questo settore; in secondo luogo, abbiamo elaborato riflessioni emerse nel percorso della Commissione, con un occhio particolare ai risvolti nel contesto della nostra Città Metropolitana. Dobbiamo però partire da un discorso più ampio e più generale, cioè quello dell'internazionalizzazione. Per questo settore, in maniera particolare, ha sempre avuto un'importanza cruciale, dato che l'industria automobilistica è stata sempre caratterizzata da elementi che hanno favorito una crescita concentrata delle case automobilistiche su base mondiale, quindi investimenti in ricerca e sviluppo molto rilevanti, rischi finanziari ed industriali, che solo pochi grandi possono affrontare, economie di scala molto consistenti. L'ondata di liberalizzazione del commercio, avvenuta alla fine del ventesimo secolo, ha comportato l'introduzione di nuove regole per il commercio internazionale. Sono state eliminate barriere ed esiste un'organizzazione mondiale del commercio, il World Trade Organization, che lo regola globalmente. Così la globalizzazione, mentre da una parte, ha portato ad una vera e propria erosione delle basi nazionali sia in termini di mercati finali, sia in termini di componenti, contribuendo a rendere più fragili le compagnie e l'intera catena della fornitura dentro ai confini nazionali, dall'altra, ha fatto emergere nuovi spazi per l'industria automobilistica, sia in termini di mercato, dato che presentano una potenziale crescita della domanda, sia in termini di siti produttivi per la presenza di condizioni favorevoli (mi riferisco soprattutto all'inferiore costo del lavoro). Lo scenario generale della situazione piemontese è in linea con quello nazionale. Nonostante le grandi trasformazioni che negli ultimi vent'anni hanno modificato radicalmente il comparto, l'area torinese rappresenta ancora una tra le maggiori concentrazioni dell'industria automobilista a livello europeo. Dal 2012 c'è stata una flessione della produzione nazionale di autoveicoli, la crisi ha congelato i consumi di beni durevoli, ma il Piemonte si è comunque confermato la regione italiana con la maggior specializzazione nell'industria dell'auto, contenendo al 5,2 la contrazione dell'attività. Il lungo processo di riorganizzazione della fornitura messo in campo da FCA, con la progressiva riduzione del numero di fornitori diretti, la loro - tra virgolette - "promozione" a partner strategici, cui affidare segmenti sempre più rilevanti del ciclo di produzione dei componenti, ha creato le premesse per una progressiva autonomizzazione di molti fornitori di primo livello. Il processo che ha comportato il mutamento del vecchio indotto FIAT in sistema automotive non è stato idilliaco né indolore ed ha portato alla crisi, al ridimensionamento ed alla chiusura di molte aziende piccole e poco strutturate, d'altra parte ha però contribuito al consolidamento delle imprese locali, in qualche misura, ha anche costretto ad una maggiore efficienza e performatività, sia sotto il profilo organizzativo, sia negli assetti tecnologici e commerciali, favorendo anche processi di riorientamento del proprio mercato dentro e fuori lo stesso settore automotive, dalla parte di imprese più specializzate. Oggi, infatti, solo il 20% delle aziende piemontesi fornisce FIAT nel territorio torinese, il dato del Piemonte è l'8%, 20 anni fa le proporzioni erano decisamente diverse. Il 70% delle imprese torinesi oggi ha clienti all'estero, in Piemonte arriva addirittura all'80%. Oggi la profondità e la pervasività della crisi in atto pongono interrogativi sulla capacità di tenuta ed il futuro del sistema produttivo locale, d'altro canto le evoluzioni del settore automotive a livello globale ci interrogano sul ruolo possibile e il posizionamento del comparto automotive nella regione e, al suo interno, del tessuto delle piccole e medie imprese. Obiettivo di questo approfondimento è stato comprendere come le piccole e medie imprese piemontesi hanno fronteggiato e stanno tutt'ora affrontando la crisi in atto, quali strategie, quali prospettive e quali visioni hanno rispetto al futuro a breve e medio termine ed al proprio possibile posizionamento nello scenario, mutato il profilo dell'accresciute spinte competitive, delle forme di cooperazione produttiva, dei mercati di sbocco, ovvero, almeno parzialmente, anche al di fuori di esso. Le imprese reagiscono alla situazione di crisi in modo differenziato, adottando di volta in volta scelte di adattamento, di contenimento dei costi, di utilizzo razionale degli ammortizzatori sociali. Mancano strategie di contrasto e fuoriuscite precise e definite. Salvo qualche eccezione, le imprese tentano di resistere il più possibile ai processi in atto, sfruttando l'economia di prossimità e puntando sul contenimento dei costi, come fonte di vantaggio competitivo, non avendo generalmente le risorse dimensionali ed economiche per lanciare programmi che guardino oltre la crisi. Le dinamiche globali all'interno del settore automotive, il crescente ruolo dei mercati e dei produttori emergenti e lo stesso posizionamento internazionale di FCA spingono nella direzione di una maggiore internalizzazione della componentistica piemontese, che presumibilmente dovrà aumentare la propria presenza internazionale. A fronte di tale bisogno, che risulta essere anche un'opportunità, l'impressione è che il sistema locale, nel suo complesso, non sia in grado di raccogliere la sfida. Come può e dovrebbe orientarsi l'intervento pubblico a questo punto, in una situazione di crisi generalizzata e profonda come quella attuale? E come dovrebbe comportarsi il sistema di regolazione e di relazione allo specifico settore automotive? Le opinioni che abbiamo anche ascoltato sembrano oscillare essenzialmente tra due polarità: da un lato, si chiede di agire sulla leva fiscale, attraverso interventi di defiscalizzazione finalizzati al contenimento del costo del lavoro; dall'altra, si reclamano politiche industriali nazionali, che sfociano talvolta nell'invocazione di misure protezionistiche, volte a preservare il lavoro e le aziende italiane. Cosa chiedono a noi le istituzioni territoriali? Di creare una connessione tra soggetti del diritto, per far emergere le eccellenze, per essere vicino alle imprese, ascoltarle e per costruire insieme una strategia per il futuro. A livello regionale è necessario attivare linee politiche industriali anche attraverso fondi europei, agire su tre aspetti: fiscale, energetico e infrastrutturale e, a livello torinese, facilitare la nascita di un'academy torinese per esportare un nuovo modello di organizzazione del lavoro, che possa competere a livello mondiale. In quest'ottica è necessario un nuovo asse, come diceva bene anche il Consigliere Muzzarelli, tra istituzioni, politica e industria per la fabbrica intelligente, ossia quella in cui la produzione si coniughi con la ricerca di alta qualità nei livelli di servizio e assistenza e in cui il terziario giochi una parte rilevante, che a mio modo di vedere oggi non gioca. Emerge una forte richiesta affinché i diversi attori del sistema economico industriale agiscano di concerto secondo schemi cooperativi, la politica poi deve accompagnare e sostenere tale mutamento superando la condizione d'impotenza di fronte ai grandi problemi dell'economia. Dovrebbe assumere un ruolo efficace, significativo, innovativo e soprattutto concreto, un ruolo di comunicatore verso la comunità internazionale. È necessario quindi far diventare Torino un modello di smart factory, puntando sulla formazione dei futuri manager. È necessario operare per far ripartire gli investimenti che mirino ad innalzare competitività, produttività, innovazione e creare opportunità di lavoro per far emergere idee ed energie. Per questo è necessario creare una piattaforma, come diceva il Consigliere Muzzarelli, di politiche integrate per l'innovazione all'interno della quale far convergere soggetti, istituzioni della politica, piccole, medie e grandi imprese, atenei, centri di ricerca, formazione, scuole professionali, comprese ovviamente anche le parti sociali, all'interno del quale ognuno di noi possa giocare il proprio ruolo e fare la propria parte per definire le cosiddette strategie coraggiose anche per la nostra Torino. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Araldi. ARALDI Andrea Ciò che è apparso evidente è che, al di là della crisi che c'è stata, innegabile, generale, economica e della congiuntura del settore dell'automotive, per quanto riguarda perlomeno il mercato cosiddetto occidentale e al di là delle alterne vicende dei rapporti con FCA e con le sue scelte, l'industria manifatturiera piemontese ha degli elementi tali da lasciar pensare alla capacità di non dover essere considerata superata, anzi di avere delle carte per riaffermare la sua modernità. È indubbio che a livello mondiale i dati parlano chiari: è un trend che da decenni è in corso in tutti i paesi occidentali e che vedono una diminuzione della manodopera occupata nel settore più strettamente industriale. In realtà oggi sono vincenti quelle agglomerazioni industriali che sono geograficamente costruite intorno ad industrie nuove e capaci, in zone dove il capitale umano riesce a dare il proprio specifico apporto e diventare un fattore imprescindibile di competitività. Evidentemente voler mantenere e sviluppare il settore automotive nella provincia di Torino è legato ad una serie di obiettivi che sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo della nostra Città e della nostra area metropolitana, perché significa creazione di valore aggiunto, lo sviluppo, magari contenuto, ma comunque lo sviluppo di occupazione, lo sviluppo di una serie di comparti tecnici connessi, la possibilità di mantenere aperta la strada all'insediamento di nuovi player. Alcuni si sono insediati negli ultimi anni, alcuni si andranno insediando, magari inizialmente solo come agenzie per la valutazione di fornitori o come uffici di progettazione, ma nulla esclude, anzi su questo bisognerà mettere una grande attenzione, un grande sforzo per avere un player extraeuropeo che venga a produrre a Torino. Sicuramente questi obiettivi, che sono evidentemente fondamentali per permettere un rilancio, una crescita economica e sociale della nostra area, sono da perseguire attraverso molti strumenti tra loro connessi. Ne accennerò qualcuno: uno è il sostegno alle imprese, attraverso tutte quelle azioni che sappiamo essere rilevanti e che devono essere focalizzate sui progetti più importanti, sui progetti tecnologicamente innovativi, quindi il sostegno allo sviluppo tecnologico, lo sviluppo dei rapporti commerciali con l'estero, di cui parlava prima il Collega, il supporto finanziario per gli investimenti aziendali, sia da un punto di vista finanziario che di equity, lo sviluppo delle strutture formative locali, e poi ne parleremo meglio più avanti. Questi sono una serie di interventi che si affiancano, come abbiamo detto, alla possibilità che dobbiamo mantenere aperta e, anzi, dobbiamo rafforzare e cercare di perseguire, anche attraverso un'azione coordinata internazionale di scouting, per attirare nuovi player, nuovi produttori su questo territorio. Questo sicuramente, non so se lo è mai stato, ma non è più un tabù, quindi attirare nuovi player che operino inizialmente in alcuni ambiti, ma in prospettiva che facciano qua un'unità produttiva, sfruttando le enormi capacità del territorio, è un altro degli obiettivi fondamentali. Il terzo obiettivo e strumento fondamentale è sicuramente la formazione, l'alta formazione. Sempre di più, e non soltanto in questo ambito, dobbiamo fare di Torino una capitale dell'alta formazione, vale a dire una città che sia in grado a livello europeo e anche mondiale di offrire un'alta formazione, che permetta di valorizzare tutti i talenti formativi già presenti sul nostro territorio. Credo che abbiamo un compito importante, una grande responsabilità, come politica, non solo evidentemente di questo Consiglio o di questa Amministrazione, ma anche a livello metropolitano, della Regione, e nazionale, che è quello di essere capaci di catalizzare e collegare una serie di soggetti che non sono più magari la FIAT, di grandi dimensioni, ma di dimensioni più ridotte, di capacità operativa più ridotta. Dobbiamo essere in grado di collegarli per riuscire a dare al nostro territorio metropolitano un nuovo periodo di crescita economica, sociale, culturale e di inclusione. PORCINO Giovanni (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Ringrazio soprattutto il Presidente e il Vicepresidente della Commissione sull'automotive, per il lavoro che è stato fatto da loro e dai Commissari della Commissione, perché mi sembra evidente, all'atto della presentazione della relazione della mozione di accompagnamento, il lavoro e lo sforzo che questo Consiglio Comunale, attraverso di loro, ha profuso rispetto a questo argomento. Lo voglio dire: quando con il Consigliere Paolino proponemmo l'istituzione della Commissione automotive, io stesso non pensavo che ci sarebbe stata la capacità e la disponibilità da parte dei Colleghi del Consiglio Comunale di svolgere un'azione così attenta, precisa, con moltissime audizioni, visite che hanno permesso di toccare con mano la realtà produttiva della manifattura del nostro territorio. Non è un modo di suonarsela e di cantarsela da soli, per questo ho voluto intervenire, io che non faccio più parte della Commissione, ma credo che sia, invece, un giusto riconoscimento e soprattutto anche un segnale per il futuro. Permettetemi quindi di dire due cose, che sono forse le ombre non del vostro lavoro, ma della situazione all'interno della quale s'insedia il vostro lavoro. La prima, lo dice chiaro la relazione, altrettanto la mozione di accompagnamento, Torino ha bisogno di connessioni e di interconnessioni diverse e di una diversa qualità, di una capacità di fare squadra e sistema intorno alle proprie intelligenze diffuse e alle proprie eccellenze, perché questo sia, Torino ha bisogno di una leadership e di una forma di governo intesa non solo in senso politico amministrativo, ma più ampio, anche economico e finanziario, più orizzontale e più diffusa. Non posso che segnalare con preoccupazione, da questo punto di vista, l'assenza al dibattito, che stiamo facendo oggi, di un'attenzione da parte del circuito ristretto di poteri che governa la Città, tanto economici quanto finanziari, e in questo mi duole segnalarlo, l'assenza del Sindaco Fassino all'interno di questo dibattito, perché credo che il fatto che questo buon lavoro rischi di rimanere scollegato da chi, poi, in realtà, può veramente prendere decisioni all'interno della nostra Città e fare la differenza, rappresenta l'ennesimo segnale di una Torino che necessita di intelligenze diffuse, ma che poi ha una forma di governo particolarmente accentrata e concentrata. La seconda cosa che credo vada segnalata, ovviamente non è vostra responsabilità, anzi, ma che non possiamo dimenticare: la Commissione automotive era anche nata con lo scopo sotteso di garantire una piattaforma di dialogo col gruppo FCA, una piattaforma che permettesse alla Città di Torino e alle sue Istituzioni, alla sue rappresentanze, di poter avviare un confronto, come fu all'inizio degli anni 2000, che poi portò alla costituzione di TNE, Torino Nuova Economia, e all'accordo che permise il rilancio dell'automotive alla fine dell'accordo strategico con la General Motors. Da questo punto di vista, certo, non possiamo che segnalare con preoccupazione che non solo la Commissione non è stata reputata il punto di confronto reale, non perché non ci abbiate provato voi, Presidente Muzzarelli e Vicepresidente Greco Lucchina, avete provato tutto quanto era possibile dal mio punto di vista, ma perché la verità è che questa volta, più che altre, purtroppo, si dimostra l'indisponibilità del vertice, del management di FCA a cercare un confronto costruttivo con le Istituzioni di questa Città e, soprattutto, a dar corso ad uno sforzo democratico di ragionamento sui siti produttivi. Da questo punto di vista non può che inquietare il racconto, che poi è emerso nel corso del lavoro della Commissione, del piano industriale di FCA da qui al 2018, con il picco sul mercato europeo previsto per il 2016 e la piena occupazione per i lavoratori al 2018. Credo vada ricordato che in questo momento uno dei siti produttivi che patisce maggiormente la cassa integrazione e l'assenza produttiva è il sito di Mirafiori, credo vada ricordato che a questo momento il piano industriale per Mirafiori preveda un motore, che non è stato chiarito quale sarà, due modelli dell'Alfa Romeo, sui quali non c'è alcuna chiarezza e, purtroppo, c'è un'assenza di chiarezza sul più generale rilancio del marchio Alfa Romeo. Per adesso le uniche buone notizie, acclarate da fatti evidenziabili, sono la buona risposta del sito produttivo di Grugliasco, la ripresa produttiva da parte di Maserati e il probabile, speriamo quasi certo, investimento produttivo della Maserati Levante nel sito di Mirafiori. Insomma, credo che dopo il Consiglio Comunale aperto, che ci aveva visto impegnati all'inizio del mandato, e dopo questa Commissione Consiliare non si potrà rimproverare a questa tornata amministrativa ogni sforzo per costruire una linea di dialogo proficua con FCA, al di fuori di qualunque posizione ideale o ideologica che sia; certo, segnare ancora una volta l'assenza di un'interlocuzione di livello e, se non al di fuori di un piano formale, e il diritto a visitare alcuni siti produttivi, ancorché con sole macchine di produzione del gruppo... Ricordo ancora questa polemica simpatica sul fatto che i Consiglieri potevano partecipare alla visita parcheggiando all'interno le sole macchine del Gruppo, credo che segnali un fatto estremamente significativo. In ultimo vorrei segnalare un tema, Presidente, di cui non ho trovato menzione nella relazione finale, ma che penso sia di particolare importanza, anche perché so essere emerso nel corso della varie, tante e importanti audizioni che la Commissione ha effettuato: il tema della cosiddetta auto a mobilità elettrica. Credo non si possa non fare una riflessione, dal momento in cui la Toyota, un diretto concorrente di FCA, non presente sul nostro territorio, ha deciso di dare libero accesso a migliaia di brevetti sulle celle a combustibile di idrogeno per permettere il libero sviluppo, in accordo col governo del Giappone, non possiamo non segnalare l'assenza di un dibattito pubblico in Italia e nella nostra Città sul ruolo che dovrebbe avere il principale produttore di autoveicoli italiano rispetto all'innovazione tecnologica sul mondo dell'auto. Credo che uno dei segnali dei tempi, forse il più violento, nei nostri confronti è il fatto che la produzione di veicoli elettrici da parte di FCA sia attiva sul continente americano e, invece, non sia previsto nessun modello per quanto riguarda il mercato europeo prodotto da FCA stesso, che tradotto rispetto agli atti amministrativi della Città di Torino, vuol dire che, laddove intendiamo dotarci di un parco di auto elettriche, dobbiamo rivolgerci ad altri produttori. Forse questo è l'ennesimo segnale dei tempi che cambiano, ma che avremmo voluto programmare con quello che rimane il principale player del settore automotive del nostro territorio. PORCINO Giovanni (Presidente) Dichiaro chiusa la discussione sul rapporto conclusivo dell'attività della Commissione. |