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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 9 Febbraio 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 18

Discussione su rapporto conclusivo dell'attivitą della Commissione Consiliare Speciale di analisi del mercato e indirizzi per il settore produttivo dell'automotive a Torino.
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Passiamo alla discussione sul rapporto conclusivo dell'attività della Commissione
Consiliare Speciale di analisi di mercato e indirizzi per il settore produttivo
dell'automotive (All. n. ).
Non abbiamo stabilito i tempi d'intervento. Propongo 10 minuti per il Presidente e il
Vicepresidente e 5 minuti per tutti gli altri. Nessuno si oppone.
La parola al Consigliere Muzzarelli.

MUZZARELLI Marco
Chiedo un minimo d'attenzione dell'Aula, visto il lungo lavoro che la Commissione
ha fatto in questi mesi. Non so se il Sindaco potrà essere presente o meno anche alla
relazione, visto che era molto interessato alle tematiche; volevo solo capire se era
possibile averlo presente, oppure no. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Va
bene, al massimo riprenderò la documentazione successivamente.
Credo che il tema oggetto di questa relazione sia un momento particolarmente
significativo per la nostra Città. Nel senso che credo che parlare oggi di vocazione
manifatturiera a Torino significhi anche parlare della nostra storia (questo è un po'
quello che è emerso nella Commissione), delle proprie radici e delle nostre
appartenenze. (INTERVENTO FUORI MICROFONO)

PORCINO Giovanni (Presidente)
Consigliere Altamura, proprio lei che ha fatto il Presidente del Consiglio prende la
parola senza chiederla.

ALTAMURA Alessandro
Presidente, scusi, lei stava parlando con qualcun altro. Io chiedo l'attenzione che il
lavoro realizzato merita.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Continui, Consigliere Muzzarelli.

MUZZARELLI Marco
Dicevo che parlare oggi in Consiglio Comunale di vocazione manifatturiera e delle
tematiche che abbiamo affrontato all'interno della nostra Commissione, in realtà, per
noi, qui a Torino, credo significhi anche parlare un po' della nostra storia e delle
nostre radici.
Torino è sempre stata caratterizzata da un contesto produttivo che in qualche modo
ne ha costituito il tessuto sociale e la cultura. Le fabbriche, le imprese sul nostro
territorio e la città sono in qualche modo legate a filo doppio, e credo costituiscano
anche l'eredità culturale sulla quale provare a costituire il nostro futuro.
Questa introduzione mi serve in parte per ringraziare tutte le persone che si sono date
disponibili nelle nostre audizioni. Un lavoro che è durato almeno otto mesi,
nell'attesa di avere informazioni più precise da parte della Regione, piuttosto che del
piano industriale FIAT, che era comunque un elemento importante.
L'altro elemento a cui tengo è ringraziare anche i membri della Commissione, a
partire, in rappresentanza, dal Vicepresidente, e i membri che tutte le settimane si
sono incontrati per provare ad approfondire e a ragionare su questi temi.
La Commissione ha perseguito l'obiettivo di analizzare la situazione e le interazioni
esistenti e possibili tra le diverse Istituzioni locali, nazionali ed il settore automotive,
con il fine ultimo di individuare strategie per incentivare il radicamento nel nostro
territorio delle competenze relative a ricerca, sviluppo e produzione, nell'ottica di
creare una positiva relazione tra il territorio, le sue imprese e le Istituzioni.
Nel nostro lavoro non sono stati approfonditi, purtroppo, gli aspetti connessi alle
implicazioni sociali che, in questo momento, caratterizzano una crisi del mercato del
lavoro, che in qualche modo ha visto il territorio piemontese, e in particolare Torino,
tra i più colpiti d'Italia e del nord.
La scelta è stata ovviamente quella di perseguire l'obiettivo precedentemente
riportato, tralasciando comunque un importante aspetto che meriterebbe forse la
stesura di una relazione a se stante.
Il contesto riscontrato ha fatto emergere in modo evidente alcuni elementi cardine,
che provo a comunicare, anche come parte iniziale. Il primo elemento è il
cambiamento di FIAT e, di conseguenza, di FCA, che rappresenta forse il vero
cambiamento avvenuto nell'industria italiana manifatturiera.
Un cambiamento che porta con sé elementi di natura tecnologica ed elementi
organizzativi, in un doveroso rapporto con il mercato globale, ma all'interno di un
nuovo presidio delle nicchie che l'industria italiana sta cercando di occupare.
È evidente la ripercussione che questo cambiamento sta determinando sul sistema,
sull'economia locale e sulle sue potenzialità. In questo contesto c'è da ricordare la
volontà di questo territorio di rimanere aggrappato, ovviamente, alla sua identità e
specializzazione industriale, senza che questa però pregiudichi altri cambiamenti in
atto.
Ultimo ed ulteriore elemento anche di introduzione. Un'analisi ci ha portato a cercare
di capire come conservare sul nostro territorio l'eredità culturale sulla quale costruire
il nostro futuro. L'abbiamo definito il nostro "heritage", cioè quel profumo di storia
che rende diversa la nostra città da ogni altra, e che permette alle imprese
manifatturiere, anche da un punto di vista economico, di ottenere migliori risultati sul
nostro territorio, piuttosto che su altri.
Non abbiamo ben chiaro come sarà possibile attuare le proposte presenti nella nostra
proposta di mozione che accompagna la relazione, ma è evidente che uno degli
obiettivi raggiunti dalla Commissione (forse si può parlare di effetto collaterale) è
sicuramente stato quello di creare un luogo di ascolto nel quale, in modo semplice,
l'Istituzione e la politica si sono messi in dialogo e in confronto con il tessuto
dell'imprese, con le Organizzazioni Sindacali, con la Ricerca e gli Atenei presenti sul
territorio della Città Metropolitana.
Non presenterò i dati della relazione, anche perché se vogliamo approfondire grafici,
numeri o percentuali, credo che la relazione ne sia ricca e possiamo vederlo
direttamente. Però mi fa piacere citare alcune frasi di persone che sono intervenute
durante le audizioni in Commissione, che a mio parere danno un po' l'idea del
pensiero emerso all'interno dei lavori.
Non parlerò neanche di FIAT (FCA) e del suo piano industriale, perché ne abbiamo
probabilmente sentito parlare molto dai giornali. Ovviamente l'abbiamo approfondito
nella Commissione, però credo sia importante cercare di capire il tema che ha fatto
da filo conduttore all'interno della Commissione, cioè di che cosa può fare, in questo
momento, un'Istituzione nei confronti delle imprese del proprio territorio.
Citerò alcune frasi, rapidamente, di alcune persone che sono intervenute in
Commissione, in rappresentanza delle associazioni di piccole imprese o della
Confederazione Nazionale dell'Artigianato, CNA ed API.
I dati delle loro imprese, un flash veloce. Dalle informazioni riportate emerge che il
95% delle imprese del territorio hanno meno di 10 addetti. Questo evidenzia la
tipologia del tessuto imprenditoriale che attualmente è presente sul nostro territorio,
un dato che risulta fondamentale per percepire che è necessaria una costante analisi
dei fabbisogni, per poter sensibilizzare e orientare anche la formazione nel nostro
territorio.
I modelli di fabbrica. Anche su questo ci hanno parlato sempre API e CNA. Siamo di
fronte a un nuovo modello di fabbrica, dove a fare la differenza è la rete delle
relazioni tra i piccoli soggetti. È molto importante non solo far nascere start up, ma
anche cercare di mantenerle nel tempo, nei successivi cinque anni.
Da Confindustria, all'Unione Industriali, da AMMA e da ANFIA sono giunte alcune
sollecitazioni, perché l'automotive in questo momento rimane il settore fondamentale
del Piemonte e dell'Italia, in quanto un quarto del PIL nazionale è legato a questo
ambito. E questo non possiamo dimenticarlo nella nostra città.
Siamo però in una situazione in cui il settore non è più "monoprodotto", come un
tempo, o comunque legato a un'unica grande azienda. Il tessuto industriale è
cambiato negli ultimi anni e sono sopravvissute solo le aziende che sono state in
grado di diversificare, di esportare e di essere trasversali.
Altra affermazione dal gruppo GM Powertrain di Torino, uno dei centri di ricerca più
avanzati nel settore dei motori diesel, proprio qui a Torino. Nonostante le difficoltà
successive al fallimento della joint venture che c'era con FIAT, hanno deciso di
restare a Torino, in quanto sia le Istituzioni che le Università hanno cercato di creare
le migliori condizioni per la loro permanenza.
La Pirelli è un'altra azienda audita in Commissione, che ci dice che nel nostro
territorio hanno trovato un humus che ha permesso di supportare la volontà
d'investimento, anche perché le competenze nel settore automotive presenti in questo
territorio non sono replicabili in altri luoghi nel mondo. Nel loro stabilimento sono
riusciti a costruire, in costante rapporto con Istituzioni e lavoratori - e questo è uno
dei temi interessanti -, una forte condivisione delle sfide future; in questo ci ha
aiutato molto la possibilità di definire accordi locali anche con il Sindacato.
Dal Politecnico. La fabbrica intelligente è una delle tematiche di maggiore ricerca in
questo periodo, anche al Politecnico, ed è sempre più importante riuscire a
promuovere un ecosistema torinese sul tema della smart factory. In quest'ottica
risulta sempre più strategico proporsi all'esterno come territorio, più che come
singolo soggetto eccellente.
Altra informazione dalle rappresentanze sindacali, che ci dicono che in un contesto
dove la fabbrica diventa sempre più intelligente, è necessario pensare in modo
sempre più attento alla formazione continua dei lavoratori, perché le competenze
delle persone faranno la differenza tra i territori, gli stabilimenti e le case costruttrici.
È sempre più necessario ragionare in modo collaborativo. La parte sindacale può
diventare il collante tra il lavoratore e l'imprenditore; tutti i sistemi volti a migliorare
la qualità del lavoro, a creare una sempre maggiore partecipazione dei lavoratori nel
raggiungimento del risultato, sono ormai da incentivare.
Questo è quanto emerge da alcuni soggetti auditi, ma aggiungo ancora alcuni
elementi da quello che è emerso dalle audizioni con FCA. Siamo andati ad Officina
82, dove abbiamo visto nuovi e moderni spazi, che ospitano tendenzialmente
impiegati che prima erano in un altro centro, in corso Ferrucci. Officina 82 è
comunque un luogo di controllo da un punto di vista amministrativo per tutta
l'Europa, ed è a Torino.
Abbiamo visto un altro spazio di FCA, il World Class Manifacturing Development
Center, che è uno spazio dove si formano, per tutto il mondo, persone che agiscono
all'interno degli stabilimenti per portare un sistema che caratterizza anche la smart
factory; cioè un luogo di eccellenza mondiale di pensiero e formazione, una sorta di
cervello della nuova FCA, che in qualche modo ha anche reso possibile il
collegamento tra FIAT e Chrysler.
Dalle considerazioni a mio parere emerge un approfondimento particolare per la
politica, perché abbiamo parlato anche di questo, non solo dal punto di vista delle
Istituzioni, perché riteniamo fondamentale, ed emerge anche dal lavoro della
Commissione stessa, un nuovo asse tra Istituzioni, politica ed industria.
Se dobbiamo parlare di smart factory, probabilmente ricostruire questo asse, che
potrebbe avere il punto di partenza proprio da Torino, sarebbe anche molto
importante e interessante. Risulta evidente la necessità di creare un asse innovativo e
più forte, come dicevo, tra Istituzioni, politica, industria e parti sociali, in un contesto
dove non è più possibile far emergere un solo e unico interlocutore industriale con il
quale rapportarsi.
L'attuale contesto richiama tutti, e in particolare le Istituzioni, a creare nuovi luoghi
di ascolto e di confronto, per far emergere anche all'esterno un territorio che si
propone in modo univoco agli interlocutori nazionali ed internazionali. Essendo
venuto a mancare un riferimento industriale unico, è necessario ripensare alle nuove
opportunità date da una rete di imprese e di lavoratori interconnessi, che
costituiscono i nuovi nodi intorno ai quali si comincia a disegnare un reticolo di
attività che contano, oltre che per il loro valore economico, per la capacità
d'innovazione che diffondono e per gli stili di lavoro che sollecitano.
È in questi termini che dalle audizioni emerge forte la richiesta affinché la politica
del territorio possa accompagnare e sostenere un mutamento di tale portata.
Qualcuno parla di una nuova rivoluzione industriale, superando la condizione
d'impotenza di fronte ai grandi problemi dell'economia.
Riteniamo altresì che la politica stessa possa essere contemporaneamente ispiratrice
ed elaboratrice di nuovi modelli di sviluppo, forse anche più attenti alle persone, che
agli aspetti finanziari. Il ripristino di un grado essenziale di coerenza e di
integrazione sistemica sembra una condizione senza la quale il nostro territorio non
riesce a spezzare il blocco in cui è rimasto prigioniero.
In quest'ottica la politica potrebbe assumere un ruolo efficace, significativo,
innovativo e concreto, capace di strategie coraggiose, assumendo il ruolo di
comunicatore verso la comunità internazionale.
Le nuove fabbriche non sono l'avamposto del cambiamento sociale, è ovvio; sono
tuttavia i nodi intorno ai quali si comincia a disegnare un reticolo di attività che
contano, oltre che per il loro valore economico, per la capacità d'innovazione che
diffondono e per gli stili di lavoro e di vita che sollecitano.
Mi avvio alla conclusione, che ritroverete anche nella proposta di mozione che
accompagna questa relazione. Citerò per grandi titoli le proposte che abbiamo
inserito nella proposta di mozione che ci apprestiamo a votare.
Credo che oggi i rapporti tra Comune di Torino ed FCA abbiano la necessità di
scrivere un nuovo libro, parafrasando la frase di Marchionne, piuttosto che di aprire
un nuovo capitolo. La globalizzazione e il progresso tecnologico, che oltre ad aver
decimato le industrie manifatturiere, hanno trasformato il nostro territorio
metropolitano, sono i due elementi che ci fanno pensare in modo nuovo a un rapporto
che per troppo tempo è stato rappresentato da una reciproca dipendenza.
I soggetti che compongono l'eredità culturale del contesto metropolitano possono
essere quel tessuto, quell'ecosistema che fa di Torino un luogo come nessun altro nel
mondo. Ed è in quest'ottica che in modo paritario ci si deve proporre, ognuno con le
proprie peculiarità, valorizzando il capitale umano a disposizione di ognuno e degli
stakeholder.
La globalizzazione ed il progresso tecnologico hanno trasformato molti beni
materiali, tra cui ovviamente le automobili, in prodotti a buon mercato, ma hanno
anche innalzato il ritorno al capitale umano e all'innovazione. Forse oggi a Torino si
può avere la percezione, più che in altre città italiane, che per la prima volta nella
storia il fattore economico più prezioso non è il capitale fisico o qualche materia
prima, ma la creatività e l'innovazione delle persone.
A fronte delle analisi effettuate, queste sono le nostre proposte d'indirizzo per il
Consiglio Comunale e il territorio torinese, soprattutto nell'ottica della Città
Metropolitana.
Prima proposta. Una piattaforma di politiche integrate per l'innovazione, rapporti e
relazioni costanti con gli stakeholder del territorio. Non siamo intenzionati e non ci
interessa, lo abbiamo anche scritto nella relazione, aprire l'ennesima agenzia. Ci
interessa però costruire un luogo in cui i soggetti che caratterizzano il nostro
territorio, che ho citato prima (Istituzioni, politica, imprese, rappresentanze sindacali,
lavoratori), possano parlarsi, per capire come proporre il territorio verso l'esterno.
Una sorta di piattaforma di politiche integrate per l'innovazione, all'interno della
quale far convergere soggetti appartenenti alle Istituzioni, alla politica, alle piccole,
medie e grandi imprese, agli atenei, ai centri di ricerca, alla formazione, alle scuole
professionali e alle parti sociali.
Seconda proposta. Il sostegno alle imprese, ovviamente, anche attraverso i fondi
strutturali previsti sul nostro territorio, ragionando sullo sviluppo tecnologico, sullo
sviluppo dei rapporti commerciali con l'estero, piuttosto che le strutture formative
locali.
Terza proposta. La possibilità di attrarre imprese nell'ottica della semplificazione e
anche del riutilizzo, perché sulla base delle audizioni riteniamo necessario pensare a
un soggetto in grado di ricercare e attrarre imprese, partendo da start-up innovative,
eventualmente, per arrivare fino a grandi gruppi industriali.
Il ruolo dovrebbe essere, da un lato, quello dello scouting delle migliori imprese, che
varrebbe la pena impiantare nel territorio torinese; dall'altro lato, quello di creare le
opportunità di semplificazione affinché l'insediamento sia facilitato e incentivato:
pensavamo ad esempio ad alcuni stabilimenti vuoti (San Giorgio Canavese), che
potrebbero essere utilizzati anche da imprese esterne.
Altra proposta. Un luogo di raccolta delle esperienze e delle conoscenze torinesi nel
settore industriale. Abbiamo parlato quasi di una biblioteca, cioè un luogo dove si
possono radunare la storia e i pensieri di tanti anni in cui si è ragionato, sul nostro
territorio, del settore manifatturiero e, quindi, anche dell'automotive. Ma non una
biblioteca tecnica, una biblioteca che in qualche modo pensi alla cultura che in
questo territorio si è creata proprio su queste tematiche.
Altra proposta. Un'academy per proporre un nuovo modello di fabbrica intelligente.
Lo stesso Sindaco Fassino in audizione ci ha parlato del fatto che si stava elaborando
per Torino la possibilità di creare un luogo di formazione per la smart factory, ma
anche per le persone che saranno i futuri manager di aziende, nell'ottica,
eventualmente, visto che abbiamo incrociato il world class manufacturing, di pensare
a come fare in modo che questo, che può essere un modello che in qualche modo
esprime anche la torinesità delle aziende manifatturiere, possa essere diffuso.
Altra proposta. Sperimentare nuovi spazi di collaborazione tra Comune di Torino e
FCA, per capire come FCA o le imprese del territorio, se rappresentano delle smart
factory, possano essere ereditate nell'ottica della smart city.
Ragionare sul fatto che delle sperimentazioni, anche all'interno del Comune di
Torino, si possano fare per pensare a come una smart city che contiene all'interno del
suo territorio delle imprese, chiamiamole così, intelligenti possono ereditare anche
delle informazioni o delle modalità operative, questo lo riteniamo importante e possa
andare anche ben oltre al fatto di una collaborazione legata semplicemente, come si
diceva prima, allo scambio tra le parti.
Chiudo con le conclusioni reali, forse ho preso un po' più di tempo, ho messo
insieme tutto quanto, poi c'erano un po' di interruzioni. Penso che le audizioni e gli
approfondimenti svolti ci hanno fatto percepire che le forze della produzione oggi
sono un impasto di organizzazione, tecnologia, carattere, intelligenza che imprimono
il movimento e il ritmo di una fabbrica.
Oggi la fabbrica contemporanea è una clinica più che un'officina meccanica: senza
fumo, senza rumore, senza olio e sporcizia. Ne abbiamo viste alcune con pavimenti
lucidi, spesso bianchi, un luogo dove l'automazione non sostituisce l'uomo però, ma
ne diventa complemento fondamentale.
Il lavoro umano è diverso da quello alienante e ripetitivo e sempre uguale delle
vecchie linee di montaggio, per fortuna, anche gli operai non qualificati hanno un
ruolo partecipativo e cognitivo e un coinvolgimento nei processi decisionali. La
fabbrica contemporanea richiede regole che favoriscano la partecipazione e la
flessibilità.
Si parla spesso di manifatture intelligenti, perché oggi nelle nuove fabbriche, nella
nuova industria, si produce conoscenza, insieme con i manufatti e con i servizi, anzi
è evidente dalle analisi che la produzione continua e cumulativa di conoscenza sia
quanto può assicurare alle fabbriche ed all'industria italiana e, soprattutto,
piemontese un futuro.
Sebbene su basi ridimensionate ed esigue rispetto al panorama completo, abbiamo
avuto la possibilità di scorgere questo futuro nei nostri approfondimenti, nelle
audizioni e nei sopralluoghi effettuati. Ed è questa osservazione che ci ha portato a
pensare che il settore produttivo dell'automotive torinese rappresenta il punto di
partenza tecnico e socioculturale che può permettere al nostro territorio di mantenere
e rilanciare la vocazione industriale del settore che rappresenta, come dicevo prima,
il nostro heritage, l'eredità culturale sulla quale costruire il nostro futuro.
La politica e, quindi, anche noi, ovviamente, dobbiamo assumerci le responsabilità
ed il ruolo di catalizzare, collegare ed alimentare la rete di tutti i soggetti coinvolti in
grado di costruire l'ecosistema Torino, con l'obiettivo di offrire ai torinesi ed al
territorio metropolitano un rinnovato periodo di crescita economica, culturale e di
inclusione e coesione sociale.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
Ha già detto molto il Presidente Muzzarelli, che ringrazio per il coordinamento dei
lavori di questa Commissione. Ne condivido l'approccio, cioè questa Commissione
Speciale è nata con l'intento di analizzare la situazione e le interazioni esistenti e
possibili tra le diverse istituzioni locali e nazionali, nonché con i rappresentanti di
FCA, al fine di favorire il settore automotive nell'area torinese e soprattutto i suoi
lavoratori, individuando indirizzi adeguati a garantire la permanenza e lo sviluppo
sul nostro territorio dell'attività di ricerca, progettazione e produzione del comparto
automobilistico.
In primo luogo, lo ha detto bene il Consigliere Muzzarelli, creando occasioni di
dialogo e di incontro con sociologi, economisti, rappresentanti delle imprese e dei
lavoratori, abbiamo analizzato le modalità attraverso cui Torino può risultare ancora
attrattiva per questo settore; in secondo luogo, abbiamo elaborato riflessioni emerse
nel percorso della Commissione, con un occhio particolare ai risvolti nel contesto
della nostra Città Metropolitana.
Dobbiamo però partire da un discorso più ampio e più generale, cioè quello
dell'internazionalizzazione. Per questo settore, in maniera particolare, ha sempre
avuto un'importanza cruciale, dato che l'industria automobilistica è stata sempre
caratterizzata da elementi che hanno favorito una crescita concentrata delle case
automobilistiche su base mondiale, quindi investimenti in ricerca e sviluppo molto
rilevanti, rischi finanziari ed industriali, che solo pochi grandi possono affrontare,
economie di scala molto consistenti.
L'ondata di liberalizzazione del commercio, avvenuta alla fine del ventesimo secolo,
ha comportato l'introduzione di nuove regole per il commercio internazionale. Sono
state eliminate barriere ed esiste un'organizzazione mondiale del commercio, il
World Trade Organization, che lo regola globalmente.
Così la globalizzazione, mentre da una parte, ha portato ad una vera e propria
erosione delle basi nazionali sia in termini di mercati finali, sia in termini di
componenti, contribuendo a rendere più fragili le compagnie e l'intera catena della
fornitura dentro ai confini nazionali, dall'altra, ha fatto emergere nuovi spazi per
l'industria automobilistica, sia in termini di mercato, dato che presentano una
potenziale crescita della domanda, sia in termini di siti produttivi per la presenza di
condizioni favorevoli (mi riferisco soprattutto all'inferiore costo del lavoro).
Lo scenario generale della situazione piemontese è in linea con quello nazionale.
Nonostante le grandi trasformazioni che negli ultimi vent'anni hanno modificato
radicalmente il comparto, l'area torinese rappresenta ancora una tra le maggiori
concentrazioni dell'industria automobilista a livello europeo.
Dal 2012 c'è stata una flessione della produzione nazionale di autoveicoli, la crisi ha
congelato i consumi di beni durevoli, ma il Piemonte si è comunque confermato la
regione italiana con la maggior specializzazione nell'industria dell'auto, contenendo
al 5,2 la contrazione dell'attività.
Il lungo processo di riorganizzazione della fornitura messo in campo da FCA, con la
progressiva riduzione del numero di fornitori diretti, la loro - tra virgolette -
"promozione" a partner strategici, cui affidare segmenti sempre più rilevanti del ciclo
di produzione dei componenti, ha creato le premesse per una progressiva
autonomizzazione di molti fornitori di primo livello.
Il processo che ha comportato il mutamento del vecchio indotto FIAT in sistema
automotive non è stato idilliaco né indolore ed ha portato alla crisi, al
ridimensionamento ed alla chiusura di molte aziende piccole e poco strutturate,
d'altra parte ha però contribuito al consolidamento delle imprese locali, in qualche
misura, ha anche costretto ad una maggiore efficienza e performatività, sia sotto il
profilo organizzativo, sia negli assetti tecnologici e commerciali, favorendo anche
processi di riorientamento del proprio mercato dentro e fuori lo stesso settore
automotive, dalla parte di imprese più specializzate.
Oggi, infatti, solo il 20% delle aziende piemontesi fornisce FIAT nel territorio
torinese, il dato del Piemonte è l'8%, 20 anni fa le proporzioni erano decisamente
diverse. Il 70% delle imprese torinesi oggi ha clienti all'estero, in Piemonte arriva
addirittura all'80%.
Oggi la profondità e la pervasività della crisi in atto pongono interrogativi sulla
capacità di tenuta ed il futuro del sistema produttivo locale, d'altro canto le
evoluzioni del settore automotive a livello globale ci interrogano sul ruolo possibile e
il posizionamento del comparto automotive nella regione e, al suo interno, del tessuto
delle piccole e medie imprese.
Obiettivo di questo approfondimento è stato comprendere come le piccole e medie
imprese piemontesi hanno fronteggiato e stanno tutt'ora affrontando la crisi in atto,
quali strategie, quali prospettive e quali visioni hanno rispetto al futuro a breve e
medio termine ed al proprio possibile posizionamento nello scenario, mutato il
profilo dell'accresciute spinte competitive, delle forme di cooperazione produttiva,
dei mercati di sbocco, ovvero, almeno parzialmente, anche al di fuori di esso.
Le imprese reagiscono alla situazione di crisi in modo differenziato, adottando di
volta in volta scelte di adattamento, di contenimento dei costi, di utilizzo razionale
degli ammortizzatori sociali.
Mancano strategie di contrasto e fuoriuscite precise e definite. Salvo qualche
eccezione, le imprese tentano di resistere il più possibile ai processi in atto,
sfruttando l'economia di prossimità e puntando sul contenimento dei costi, come
fonte di vantaggio competitivo, non avendo generalmente le risorse dimensionali ed
economiche per lanciare programmi che guardino oltre la crisi.
Le dinamiche globali all'interno del settore automotive, il crescente ruolo dei mercati
e dei produttori emergenti e lo stesso posizionamento internazionale di FCA
spingono nella direzione di una maggiore internalizzazione della componentistica
piemontese, che presumibilmente dovrà aumentare la propria presenza
internazionale.
A fronte di tale bisogno, che risulta essere anche un'opportunità, l'impressione è che
il sistema locale, nel suo complesso, non sia in grado di raccogliere la sfida.
Come può e dovrebbe orientarsi l'intervento pubblico a questo punto, in una
situazione di crisi generalizzata e profonda come quella attuale? E come dovrebbe
comportarsi il sistema di regolazione e di relazione allo specifico settore automotive?
Le opinioni che abbiamo anche ascoltato sembrano oscillare essenzialmente tra due
polarità: da un lato, si chiede di agire sulla leva fiscale, attraverso interventi di
defiscalizzazione finalizzati al contenimento del costo del lavoro; dall'altra, si
reclamano politiche industriali nazionali, che sfociano talvolta nell'invocazione di
misure protezionistiche, volte a preservare il lavoro e le aziende italiane.
Cosa chiedono a noi le istituzioni territoriali? Di creare una connessione tra soggetti
del diritto, per far emergere le eccellenze, per essere vicino alle imprese, ascoltarle e
per costruire insieme una strategia per il futuro.
A livello regionale è necessario attivare linee politiche industriali anche attraverso
fondi europei, agire su tre aspetti: fiscale, energetico e infrastrutturale e, a livello
torinese, facilitare la nascita di un'academy torinese per esportare un nuovo modello
di organizzazione del lavoro, che possa competere a livello mondiale.
In quest'ottica è necessario un nuovo asse, come diceva bene anche il Consigliere
Muzzarelli, tra istituzioni, politica e industria per la fabbrica intelligente, ossia quella
in cui la produzione si coniughi con la ricerca di alta qualità nei livelli di servizio e
assistenza e in cui il terziario giochi una parte rilevante, che a mio modo di vedere
oggi non gioca.
Emerge una forte richiesta affinché i diversi attori del sistema economico industriale
agiscano di concerto secondo schemi cooperativi, la politica poi deve accompagnare
e sostenere tale mutamento superando la condizione d'impotenza di fronte ai grandi
problemi dell'economia. Dovrebbe assumere un ruolo efficace, significativo,
innovativo e soprattutto concreto, un ruolo di comunicatore verso la comunità
internazionale.
È necessario quindi far diventare Torino un modello di smart factory, puntando sulla
formazione dei futuri manager. È necessario operare per far ripartire gli investimenti
che mirino ad innalzare competitività, produttività, innovazione e creare opportunità
di lavoro per far emergere idee ed energie.
Per questo è necessario creare una piattaforma, come diceva il Consigliere
Muzzarelli, di politiche integrate per l'innovazione all'interno della quale far
convergere soggetti, istituzioni della politica, piccole, medie e grandi imprese, atenei,
centri di ricerca, formazione, scuole professionali, comprese ovviamente anche le
parti sociali, all'interno del quale ognuno di noi possa giocare il proprio ruolo e fare
la propria parte per definire le cosiddette strategie coraggiose anche per la nostra
Torino.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Araldi.

ARALDI Andrea
Ciò che è apparso evidente è che, al di là della crisi che c'è stata, innegabile,
generale, economica e della congiuntura del settore dell'automotive, per quanto
riguarda perlomeno il mercato cosiddetto occidentale e al di là delle alterne vicende
dei rapporti con FCA e con le sue scelte, l'industria manifatturiera piemontese ha
degli elementi tali da lasciar pensare alla capacità di non dover essere considerata
superata, anzi di avere delle carte per riaffermare la sua modernità.
È indubbio che a livello mondiale i dati parlano chiari: è un trend che da decenni è in
corso in tutti i paesi occidentali e che vedono una diminuzione della manodopera
occupata nel settore più strettamente industriale.
In realtà oggi sono vincenti quelle agglomerazioni industriali che sono
geograficamente costruite intorno ad industrie nuove e capaci, in zone dove il
capitale umano riesce a dare il proprio specifico apporto e diventare un fattore
imprescindibile di competitività.
Evidentemente voler mantenere e sviluppare il settore automotive nella provincia di
Torino è legato ad una serie di obiettivi che sono fondamentali per la crescita e lo
sviluppo della nostra Città e della nostra area metropolitana, perché significa
creazione di valore aggiunto, lo sviluppo, magari contenuto, ma comunque lo
sviluppo di occupazione, lo sviluppo di una serie di comparti tecnici connessi, la
possibilità di mantenere aperta la strada all'insediamento di nuovi player. Alcuni si
sono insediati negli ultimi anni, alcuni si andranno insediando, magari inizialmente
solo come agenzie per la valutazione di fornitori o come uffici di progettazione, ma
nulla esclude, anzi su questo bisognerà mettere una grande attenzione, un grande
sforzo per avere un player extraeuropeo che venga a produrre a Torino.
Sicuramente questi obiettivi, che sono evidentemente fondamentali per permettere un
rilancio, una crescita economica e sociale della nostra area, sono da perseguire
attraverso molti strumenti tra loro connessi. Ne accennerò qualcuno: uno è il
sostegno alle imprese, attraverso tutte quelle azioni che sappiamo essere rilevanti e
che devono essere focalizzate sui progetti più importanti, sui progetti
tecnologicamente innovativi, quindi il sostegno allo sviluppo tecnologico, lo
sviluppo dei rapporti commerciali con l'estero, di cui parlava prima il Collega, il
supporto finanziario per gli investimenti aziendali, sia da un punto di vista
finanziario che di equity, lo sviluppo delle strutture formative locali, e poi ne
parleremo meglio più avanti.
Questi sono una serie di interventi che si affiancano, come abbiamo detto, alla
possibilità che dobbiamo mantenere aperta e, anzi, dobbiamo rafforzare e cercare di
perseguire, anche attraverso un'azione coordinata internazionale di scouting, per
attirare nuovi player, nuovi produttori su questo territorio.
Questo sicuramente, non so se lo è mai stato, ma non è più un tabù, quindi attirare
nuovi player che operino inizialmente in alcuni ambiti, ma in prospettiva che
facciano qua un'unità produttiva, sfruttando le enormi capacità del territorio, è un
altro degli obiettivi fondamentali.
Il terzo obiettivo e strumento fondamentale è sicuramente la formazione, l'alta
formazione. Sempre di più, e non soltanto in questo ambito, dobbiamo fare di Torino
una capitale dell'alta formazione, vale a dire una città che sia in grado a livello
europeo e anche mondiale di offrire un'alta formazione, che permetta di valorizzare
tutti i talenti formativi già presenti sul nostro territorio.
Credo che abbiamo un compito importante, una grande responsabilità, come politica,
non solo evidentemente di questo Consiglio o di questa Amministrazione, ma anche
a livello metropolitano, della Regione, e nazionale, che è quello di essere capaci di
catalizzare e collegare una serie di soggetti che non sono più magari la FIAT, di
grandi dimensioni, ma di dimensioni più ridotte, di capacità operativa più ridotta.
Dobbiamo essere in grado di collegarli per riuscire a dare al nostro territorio
metropolitano un nuovo periodo di crescita economica, sociale, culturale e di
inclusione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Ringrazio soprattutto il Presidente e il Vicepresidente della Commissione
sull'automotive, per il lavoro che è stato fatto da loro e dai Commissari della
Commissione, perché mi sembra evidente, all'atto della presentazione della relazione
della mozione di accompagnamento, il lavoro e lo sforzo che questo Consiglio
Comunale, attraverso di loro, ha profuso rispetto a questo argomento.
Lo voglio dire: quando con il Consigliere Paolino proponemmo l'istituzione della
Commissione automotive, io stesso non pensavo che ci sarebbe stata la capacità e la
disponibilità da parte dei Colleghi del Consiglio Comunale di svolgere un'azione
così attenta, precisa, con moltissime audizioni, visite che hanno permesso di toccare
con mano la realtà produttiva della manifattura del nostro territorio. Non è un modo
di suonarsela e di cantarsela da soli, per questo ho voluto intervenire, io che non
faccio più parte della Commissione, ma credo che sia, invece, un giusto
riconoscimento e soprattutto anche un segnale per il futuro.
Permettetemi quindi di dire due cose, che sono forse le ombre non del vostro lavoro,
ma della situazione all'interno della quale s'insedia il vostro lavoro. La prima, lo dice
chiaro la relazione, altrettanto la mozione di accompagnamento, Torino ha bisogno di
connessioni e di interconnessioni diverse e di una diversa qualità, di una capacità di
fare squadra e sistema intorno alle proprie intelligenze diffuse e alle proprie
eccellenze, perché questo sia, Torino ha bisogno di una leadership e di una forma di
governo intesa non solo in senso politico amministrativo, ma più ampio, anche
economico e finanziario, più orizzontale e più diffusa.
Non posso che segnalare con preoccupazione, da questo punto di vista, l'assenza al
dibattito, che stiamo facendo oggi, di un'attenzione da parte del circuito ristretto di
poteri che governa la Città, tanto economici quanto finanziari, e in questo mi duole
segnalarlo, l'assenza del Sindaco Fassino all'interno di questo dibattito, perché credo
che il fatto che questo buon lavoro rischi di rimanere scollegato da chi, poi, in realtà,
può veramente prendere decisioni all'interno della nostra Città e fare la differenza,
rappresenta l'ennesimo segnale di una Torino che necessita di intelligenze diffuse,
ma che poi ha una forma di governo particolarmente accentrata e concentrata.
La seconda cosa che credo vada segnalata, ovviamente non è vostra responsabilità,
anzi, ma che non possiamo dimenticare: la Commissione automotive era anche nata
con lo scopo sotteso di garantire una piattaforma di dialogo col gruppo FCA, una
piattaforma che permettesse alla Città di Torino e alle sue Istituzioni, alla sue
rappresentanze, di poter avviare un confronto, come fu all'inizio degli anni 2000, che
poi portò alla costituzione di TNE, Torino Nuova Economia, e all'accordo che
permise il rilancio dell'automotive alla fine dell'accordo strategico con la General
Motors.
Da questo punto di vista, certo, non possiamo che segnalare con preoccupazione che
non solo la Commissione non è stata reputata il punto di confronto reale, non perché
non ci abbiate provato voi, Presidente Muzzarelli e Vicepresidente Greco Lucchina,
avete provato tutto quanto era possibile dal mio punto di vista, ma perché la verità è
che questa volta, più che altre, purtroppo, si dimostra l'indisponibilità del vertice, del
management di FCA a cercare un confronto costruttivo con le Istituzioni di questa
Città e, soprattutto, a dar corso ad uno sforzo democratico di ragionamento sui siti
produttivi.
Da questo punto di vista non può che inquietare il racconto, che poi è emerso nel
corso del lavoro della Commissione, del piano industriale di FCA da qui al 2018, con
il picco sul mercato europeo previsto per il 2016 e la piena occupazione per i
lavoratori al 2018. Credo vada ricordato che in questo momento uno dei siti
produttivi che patisce maggiormente la cassa integrazione e l'assenza produttiva è il
sito di Mirafiori, credo vada ricordato che a questo momento il piano industriale per
Mirafiori preveda un motore, che non è stato chiarito quale sarà, due modelli
dell'Alfa Romeo, sui quali non c'è alcuna chiarezza e, purtroppo, c'è un'assenza di
chiarezza sul più generale rilancio del marchio Alfa Romeo.
Per adesso le uniche buone notizie, acclarate da fatti evidenziabili, sono la buona
risposta del sito produttivo di Grugliasco, la ripresa produttiva da parte di Maserati e
il probabile, speriamo quasi certo, investimento produttivo della Maserati Levante
nel sito di Mirafiori.
Insomma, credo che dopo il Consiglio Comunale aperto, che ci aveva visto
impegnati all'inizio del mandato, e dopo questa Commissione Consiliare non si potrà
rimproverare a questa tornata amministrativa ogni sforzo per costruire una linea di
dialogo proficua con FCA, al di fuori di qualunque posizione ideale o ideologica che
sia; certo, segnare ancora una volta l'assenza di un'interlocuzione di livello e, se non
al di fuori di un piano formale, e il diritto a visitare alcuni siti produttivi, ancorché
con sole macchine di produzione del gruppo... Ricordo ancora questa polemica
simpatica sul fatto che i Consiglieri potevano partecipare alla visita parcheggiando
all'interno le sole macchine del Gruppo, credo che segnali un fatto estremamente
significativo.
In ultimo vorrei segnalare un tema, Presidente, di cui non ho trovato menzione nella
relazione finale, ma che penso sia di particolare importanza, anche perché so essere
emerso nel corso della varie, tante e importanti audizioni che la Commissione ha
effettuato: il tema della cosiddetta auto a mobilità elettrica.
Credo non si possa non fare una riflessione, dal momento in cui la Toyota, un diretto
concorrente di FCA, non presente sul nostro territorio, ha deciso di dare libero
accesso a migliaia di brevetti sulle celle a combustibile di idrogeno per permettere il
libero sviluppo, in accordo col governo del Giappone, non possiamo non segnalare
l'assenza di un dibattito pubblico in Italia e nella nostra Città sul ruolo che dovrebbe
avere il principale produttore di autoveicoli italiano rispetto all'innovazione
tecnologica sul mondo dell'auto.
Credo che uno dei segnali dei tempi, forse il più violento, nei nostri confronti è il
fatto che la produzione di veicoli elettrici da parte di FCA sia attiva sul continente
americano e, invece, non sia previsto nessun modello per quanto riguarda il mercato
europeo prodotto da FCA stesso, che tradotto rispetto agli atti amministrativi della
Città di Torino, vuol dire che, laddove intendiamo dotarci di un parco di auto
elettriche, dobbiamo rivolgerci ad altri produttori. Forse questo è l'ennesimo segnale
dei tempi che cambiano, ma che avremmo voluto programmare con quello che
rimane il principale player del settore automotive del nostro territorio.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Dichiaro chiusa la discussione sul rapporto conclusivo dell'attività della
Commissione.

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