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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 19 Gennaio 2015 ore 10,00
Paragrafo n. 19

Comunicazioni del Sindaco su: "Trascrizione atto di nascita di minore cittadino spagnolo 'figlio matrimoniale di due madri'".
Interventi

PORCINO Giovanni (Presidente)
Riprendiamo i lavori della seduta.
La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di estendere i tempi d'intervento nella
misura di cinque minuti per tutti i Consiglieri che richiedano di intervenire.
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Io voglio aggiungere davvero poco all'intervento del Consigliere Magliano sotto il
profilo giuridico, perché ha ricostruito bene la vicenda, aggiungerei solo un elemento
che è proprio una valutazione che è a base giuridica, ma, in realtà, ha una natura
politica.
In realtà, questa sentenza - volendo fare una sintesi per i minuti che abbiamo -
sostiene che noi dobbiamo adeguare il nostro ordinamento, in virtù del rinvio
costituzionale all'uniformità all'ordinamento giuridico europeo, a questa scelta che
in realtà è una legislativa spagnola.
Secondo me, in questo pone un errore, che è un errore oggettivo, perché confonde
quello che è un patrimonio condiviso, giuridicamente riconosciuto in termini di
principi fondanti a livello europeo e comunitario, e invece pone in quella casella di
superiorità di fonti quella che è una scelta nazionale sovrana, che tutti rispettano,
perché nessuno qui vuole mettere in discussione le scelte degli spagnoli, che però
matura ed esplica gli effetti solo all'interno di quell'ordinamento.
Da questo errore, che non è un errore che investe solo la concezione di famiglia, ma
è un errore che concerne anche il principio di sovranità, si inserisce quella che è una
mancanza di rispetto, a mio avviso, verso quella che è la nostra sovranità, perché è
come se si dicesse - ed io francamente sono anche un po' stanco di sentirlo - che
come politica siamo in ritardo, come se ci fosse un treno di progressismo e che se
qualcuno ha delle scelte diverse allora è un ritardatario che ha perso il treno e non
qualcuno che magari vuole prendere un treno che esiste e va in un'altra direzione, e
dall'altra parte che quindi è giusto e legittimo che la Magistratura, non eletta da
nessuno, colmi quello che viene ritenuto un gap nostro di classe politica (a parte che
è particolarmente ironico che questa riflessione provenga costantemente dalla
politica e da quella parte di politica che, al momento, governa quasi ogni livello
istituzionale, dal Consiglio di quartiere fino, forse, verosimilmente, ai massimi livelli
dello Stato e non dico altro).
Però, questo per dire che, in realtà, ci ritroviamo di fronte a quella che è una
mancanza di rispetto verso quella che è la libertà della Nazione italiana, dello Stato
italiano, anche di non legiferare qualcosa e lo vorrei dire appoggiandomi anche a
quelle sentenze di rango costituzionale che fanno dipendere - se n'era parlato rispetto
alle trascrizioni dei matrimoni - proprio da una scelta sovrana del Parlamento come
organo legislativo il fatto di consentire determinati atti di natura strettamente
personale e familiare o di non consentirli.
Allora, Sindaco - giusto perché la stiamo commentando, quindi è inutile esimerci -,
sa a me cosa colpisce di questa sentenza? Condivido con lei che la sentenza afferma
di porre al centro di tutti i ragionamenti l'interesse preminente del bambino.
Ora, io spero di non essere troppo crudo se confesso a questa Sala Rossa qual è
l'impressione che mi sono fatto io, ovvero che questa sentenza, cioè più che la
sentenza, gli attori in campo usano questo bambino come una bandiera e lo dimostra
il fatto che parliamo addirittura di un riconoscimento di diritti parentali da parte di
una coppia che ha già trovato il tempo di dividersi legalmente, tanto per sancire quale
era la solidità - che non mi permetto di giudicare, ma è un dato di fatto - di quel
vincolo umano, con una delle madri che interviene su tutti i media, indicandola come
una battaglia o una vittoria di una battaglia di principio e ascrivendola ad una vittoria
della ONG in cui si ritrova ad operare.
Io ho adottato un cane al canile municipale di Torino e sono rimasto piacevolmente
sorpreso dalla pressione che gli Uffici mettono a chi è interessato all'adozione per
verificare davvero l'interesse primario.
Sinceramente, a vedere questo tira e molla giurisprudenziale, anche politico,
inevitabilmente su questo bambino, mi sento di dire che, forse, nel nostro Comune
c'è più serietà nel verificare i criteri, nell'interesse del soggetto, quasi di adozione dei
cani rispetto agli esseri umani, perché noi arriviamo qui ad una sorta di
mercificazione dell'essere umano - questo è il vero punto - e qui non ci troviamo di
fronte ad una politica che è in ritardo rispetto alla giurisprudenza, ma ci troviamo di
fronte ad una politica che rincorre, anche quando magari sbaglia, la giurisprudenza
stessa.
Voglio citare un esempio: la fecondazione eterologa. Rimaniamo nell'ordinamento
italiano. A me ha colpito - non so se anche gli altri colleghi se ne sono accorti - che
una sentenza portata ad un salto in avanti rispetto al livello di legiferazione generale,
nazionale e regionale sul tema, abbia posto le Regioni, costringendo il Presidente
Chiamparino, a dover correre in avanti, creando ed affrontando il tema in Conferenza
Stato-Regioni e ponendo addirittura dei criteri generali da riporre a base regionale,
perché si è fissato un protocollo, un comitato, direttive per gli ospedali, ma, come ci
ha confermato Saitta la scorsa settimana, non si possono raccogliere le richieste
perché non è pervenuto neanche un donatore a titolo gratuito. Allora, vedete che
stiamo parlando di capricci; stiamo parlando di qualcosa che dev'essere legiferato,
perché scelta del legislatore sovrano farlo, oppure no.
Mi unisco all'invito, Sindaco, a disubbidire, perché lei in passato ha rivendicato di
disubbidire a norme che non condivideva e in questo caso sono convinto che lo potrà
fare con il conforto di una sentenza della Cassazione, a seguito del ricorso della
Procura di Torino.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Onofri.

ONOFRI Laura
Vorrei prima di tutto suddividere il mio intervento in due parti: una è appunto
relativa all'operato - e qui mi riallaccio al discorso del Consigliere Magliano che mi
trova discorde, ma che capisco e con cui ho piacere di interloquire - in merito alla
trascrizione dell'atto di nascita, così come prescritto dalla sentenza che tutti noi
abbiamo avuto modo di leggere.
Non vi è dubbio, secondo me, che la Città non poteva fare altro che quello che ha
fatto e che sta facendo eseguendo una prescrizione della Corte d'Appello che le
imponeva di trascrivere.
Le sentenze civili di secondo grado, anche se non passate in giudicato, perché non è
passata in giudicato, sono immediatamente esecutive. L'abuso sarebbe stato quello di
non trascrivere l'atto di nascita.
La Città non ha nessun titolo né per opporre un rifiuto né ancor meno per costituirsi
in giudizio e impugnare la sentenza con una opposizione: deve solo eseguirla, quindi
bene ha fatto la nostra Amministrazione ad adempiere - o sta per adempiere - a
questo dispositivo.
Voglio però entrare sul merito della sentenza da un punto di vista tecnico, anche se
lascio da parte la discussione politica, seguendo anche il ragionamento del
Consigliere Magliano.
Le argomentazioni che le tre giudici donne - e lo sottolineo - della Corte d'Appello,
Sezione Famiglia, hanno utilizzato a motivazione della sentenza non sono solo
condivisibili, ma ci fanno comprendere che questa non è una sentenza ideologica, ma
strettamente ancorata alla normativa e alla giurisprudenza, direi che è dalla parte del
diritto e proprio su questo punto che mi vorrei soffermare.
Questa sentenza non si esprime a favore o meno di un certo tipo di famiglia, non
entra nel merito di scelte o di opportunità o di diritti che persone di uno stesso sesso
devono avere o non devono avere rispetto al matrimonio, alla convivenza e alla
filiazione, è una sentenza che tutela il bambino ed è ancorata alla normativa interna
ed internazionale.
L'Italia non è un'isola, siamo in Europa e la Corte d'Appello di Torino non poteva
fare diversamente; i precedenti della CEDU, ampiamente citati, vanno tutti in questa
direzione. E qui voglio interloquire con il Consigliere Magliano, come ha obiettato
che il giudice di primo grado ha dato sicuramente un'interpretazione diversa, perché
il giudice di primo grado nelle sue motivazioni tiene presente solo l'ordine pubblico
interno e dice che la trascrizione avrebbe conflitto con l'ordine pubblico interno; la
Corte d'Appello, invece, prende in considerazione l'ordine pubblico internazionale.
Noi, nel nostro ordinamento, oltre alla Costituzione, che è il nostro faro, abbiamo
secondo me un'altra seconda costituzione che è la Carta di Nizza, ripresa dal Trattato
di Lisbona, che all'articolo 6 recita: "l'Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi
sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ... a Strasburgo, che
ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Pertanto le Istituzioni dell'Unione, in tutte le
loro azioni o iniziative legislative, devono tener conto dei diritti civili, politici,
economici e sociali dei cittadini europei".
Questo a qualcuno può non andar bene, come al Consigliere Marrone, ma noi questo
Trattato e questa Carta li abbiamo ratificati e sottoscritti e fanno parte del nostro
ordinamento. È questo, forse, che a volte sfugge; noi non siamo completamente
staccati, noi siamo in Europa, abbiamo ratificato dei Trattati, a qualcuno magari non
può andar bene, ma questo è, e i nostri giudici fanno riferimento a quei principi.
Termino con una breve frase che la dottoressa Giannone, relatrice della sentenza -
che vi invito a leggere -, riporta e dice: "Quello di rendere con la giurisdizione i
diritti concreti ed effettivi e non teorici e illusori", così come affermato anche dal
Professor Zagrebelsky all'inaugurazione del congresso dei magistrati per la famiglia
tenutasi a Torino a novembre.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Questa vicenda, al di là degli aspetti giuridici di cui mi pongo nella posizione di
osservatore, guardando cosa succederà in itinere, rappresenta un grosso passo avanti
e pone per la prima volta una questione estremamente delicata, che fa fare passi
avanti al Paese, perché non è vero che le battaglie sono fatte così e non si va avanti,
ma ci sono delle cose che vanno verso una direzione e cose che vanno indietro.
Ricordo al Consigliere Marrone che, a parte portare le sue storie di paragone tra i
cani e i bambini adottati o legittimi, questo implica un esproprio dei figli ad un certo
punto, esattamente come il canile può non darti il cane, ad esempio sulla questione
dei figli illegittimi e naturali questo Paese ha fatto passi avanti con molto ritardo,
proprio per l'ostilità di una parte politica e per l'ideologia.
Per tornare sulla questione, l'aspetto è molto semplice; io insistevo molto sull'atto di
nascita, perché l'atto di nascita riporta i genitori. Io sono certo che l'atto di nascita
spagnolo riporti i genitori come l'atto di nascita italiano; sia quello fatto direttamente
nello Stato civile sia quello fatto in altro Comune e poi trascritto, riportano i genitori.
In questo caso, i genitori nell'atto di nascita originale sono due donne e questo non
deve stupire, perché fa parte di un'evoluzione biologica, sociale e politica che l'Italia
ha già avuto in altre situazioni.
La situazione non è moltissimo differente, per quanto riguarda gli aspetti generali,
dallo scambio di embrioni del Policlinico di Roma, dove la vicenda giudiziaria è
tuttora in corso. Anche in quel caso vi è tutto un discorso su madre naturale, madre
biologica e prevalenza, ma è una situazione differente, perché mentre lì è una
situazione involontaria, qui siamo in una situazione volontaria in cui le due donne
erano sposate e poi si sono separate, ma in un contesto di normalità, come accade in
Italia con una coppia etero, marito e moglie.
Il paragone, quindi, non è con altre situazioni, ma è come una coppia in cui ci fosse
stata una fecondazione eterologa, con donazione maschile.
Quindi, se avessimo avuto la situazione con donazione del gamete maschile
avremmo avuto la stessa approvazione e la richiesta di uno dei due genitori di avere
la trascrizione in Italia. La trascrizione riportava certamente l'altro padre, l'altro
coniuge, ma anche nella situazione in cui non fossero sposati.
Per cui il passo avanti di questa situazione è che nel momento in cui c'è stata una
donazione di ovocita volontaria nell'ambito di una coppia regolare e non una
donazione a terzi, la situazione è esattamente come una fecondazione eterologa
all'interno di una coppia in cui il gamete dato è maschile e il fatto che in questo caso
sia femminile è indifferente.
Ecco perché, dal punto di vista dell'evoluzione delle tecniche di fecondazione
assistita e delle problematiche giuridiche che portano, questo è qualcosa che porta a
fare passi in avanti nel ragionamento e nelle soluzioni. Non basta dire - lo dico al
Sindaco, perché lo ha detto lui, ma lo dico al mondo politico e soprattutto al mondo
politico più vicino dalla mia parte - che ci vogliono Leggi certe, perché le Leggi certe
possono essere aperte e favorire questo o possono essere proibizioniste e chiudere.
In Europa ci sono posizioni differenti; la situazione spagnola è diversa, ce la siamo
trovata importata ed è esattamente quello che abbiamo trovato. Ecco perché a me non
interessa tanto l'aspetto giuridico, pur sottolineando che in questo Paese moltissime
battaglie vanno avanti grazie a questioni giuridiche, perché la politica è sempre in
ritardo e poi nemmeno si adegua di fronte ad una situazione che affronta una cosa
nuova.
Noi abbiamo sempre pensato che una donna single, o una coppia di lesbiche con
rapporto affettivo o anche sposate potessero fare un figlio cercando una donazione
esterna alla coppia, ma nessuno ha mai pensato che la donazione potesse capitare
all'interno della coppia, cosa che è già capitata in altri Paesi, come capita in quei
Paesi in cui l'ovocita donato è di un parente, della madre piuttosto che della figlia o
viceversa, eccetera. Ecco perché è difficile prevedere tutte le possibilità.
Quello che io chiedo al mondo politico è di affrontare il tema, dando le opportunità e
le possibilità sulla base della volontà, e di tutelare comunque i bambini per quanto
riguarda la genitorialità di chi se ne assume la responsabilità naturale, o non naturale,
o di adozione (nel caso ci fossero adozioni).
Il Comune di Torino, secondo me, al di là di una vera scelta, con questo atto si pone
sicuramente all'avanguardia per quanto riguarda la possibilità che il Paese affronti il
problema nel modo migliore.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Ringrazio i Colleghi, perché mi pare che la scelta di distribuire la sentenza di lunedì
scorso e di discuterne oggi sia stata azzeccata, perché ci consente di avere il merito
della vicenda sottomano e di condurre una discussione seria nella differenza delle
posizioni.
Pongo due rapidissime considerazioni. La prima è che, ovviamente, si tratta di un
decreto, non di una sentenza, ma questo è un fatto di tecnicalità giuridica, ma
comunque importante, perché, come volevo spiegare al Consigliere Magliano, la
Corte d'Appello di Torino, Sezione Famiglia, nel P.Q.M. ordina all'Ufficiale dello
stato civile di Torino di trascrivere l'atto di nascita, non è che suggerisce o consiglia,
ma ordina, ed essendo giusto quanto ha fatto notare il Consigliere Onori, cioè
l'esecutività della sentenza, il Sindaco, o l'Ufficiale di stato civile di Torino non
avrebbe potuto fare diversamente anche perché si sarebbe esposto ad
un'inottemperanza di un ordine della Magistratura.
Ricordo su questo che, in altri casi e in altre circostanze, l'inottemperanza a un
ordine della Magistratura fa sì che scattino delle sanzioni che sono la nomina di un
commissario ad acta che provveda a compiere l'atto che l'Ufficiale di stato civile
della Città di Torino non avrebbe fatto, ma questo è nel merito.
Su cosa fonda questo decreto? La sentenza - tra l'altro, stranamente, i giudici
secondo me hanno fatto un lavoro molto semplice e chiaro, richiamando norme e
sentenze, ed è facilmente comprensibile anche a chi non ha una formazione giuridica
- fonda il diritto al riconoscimento di questo status, quindi della trascrizione, in tre
frasi che ho individuato nella sentenza.
Voglio leggerne una, perché è quella che chiarisce un punto - senza parlare di
grandissime questioni che vengono fuori da qui, ma che comunque non stanno al
merito della questione -, che è quello della trascrizione dell'atto di nascita di un
bambino nato in un altro Paese, cittadino di un altro Paese che ha una mamma
italiana. La frase è questa: "La mancata trascrizione dell'atto di nascita limita e
comprime il diritto di identità personale del minore Thomas e il suo status di
cittadino dello Stato italiano. Sul territorio italiano il minore non avrebbe alcuna
relazione parentale né con la signora Lisa Jolanda Margherita Bay né con i parenti
della stessa" ed è questo il punto. Poi conclude con una frase ancora più importante:
"Il minore non avrebbe un esercente la responsabilità genitoriale e nessuno potrebbe
esercitarne la rappresentanza con riferimento a problematiche sanitarie, scolastiche e
ricreative. Oltre all'incertezza giuridica in cui si troverebbe nella società italiana il
minore, verrebbe anche privato di rapporti successori nei confronti della famiglia
della signora Bay.".
Questa vicenda, secondo me, chiude ogni discussione sui massimi sistemi.
Aggiungo anche che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che non è proprio la
Pretura di Pescasseroli, nel 2013 sostiene: "La relazione esistente tra una coppia
omosessuale che convive di fatto in maniera stabile rientra nella nozione di vita
familiare, così come quella di una coppia eterosessuale che si trova nella stessa
situazione; quando il minore vive insieme a loro, la vita familiare comprende anche
quest'ultimo.".
Ora, io con queste parole credo che la discussione, sia di diritto che politica, si
concluda.
Ricordo solo al Consigliere Marrone che quest'Aula, secondo me, può anche
discutere di tutto quello che riguarda il diritto, per carità, assolutamente legittimo,
però le sentenze, soprattutto quelle che ordinano qualcosa, noi dovremmo essere
abituati a rispettarle più che discuterle, entrare nel merito e fare valutazioni, perché ci
hanno insegnato - il Consigliere Marrone ancor più di me - che la separazione di
poteri ha origine illuministica, per cui è evidente che l'esecutivo fa una parte, quello
giudiziario l'altra e quello legislativo l'altra.
In questo caso, per una questione che riguarda il nostro Paese e la sua conformazione
storica, è sempre la giurisprudenza che fa i passi indicando la strada legislativa
all'esecutivo e in questo caso ancora di più, tant'è che le sentenze si rispettano
sempre (io sono abituato così, anche quando non mi vedono particolarmente
favorevole).
Quindi, dovrebbero conoscere il tema meglio di me quelli che giudicano, criticano e
valutano le sentenze, anche perché io personalmente non mi sento di avere le
competenze per poter criticare il lavoro di un relatore che da vent'anni ed oltre si
occupa di diritto di famiglia all'interno del Tribunale di Torino e che credo abbia più
di me e di molti altri le competenze per poter decidere ciò che ha deciso.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Oltre alle considerazioni fatte dai Consiglieri Magliano e Marrone, che naturalmente
condivido, voglio insistere su un tema che la prima sentenza aveva messo in
evidenza, ma che alla fine non pare sia stato preso in considerazione da quest'Aula e
neanche tanto dal Sindaco, cioè "il Giudice di prime cure ha rilevato che: osti alla
trascrizione il principio immanente del nostro ordinamento secondo il quale la madre
sia solo colei che partorisce il bambino", e va avanti dicendo: "...non trascrivibilità
dei certificati redatti all'estero per contrarietà all'ordine pubblico...".
Io voglio sottolineare questo tipo di aspetto... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Certo, poi c'è la sentenza successiva che contraddice questa, ma io
voglio politicamente sottolineare questo tema dell'ordine pubblico, perché ci sono
anche dei principi etici sostanzialmente e politici. Quindi, non è vero quello che dice
il Consigliere Cassiani che le sentenze si rispettano a tutti i costi; si rispettano, ma si
possono anche valutare e sviscerare nel merito, perlomeno commentiamole, lo avete
fatto per tanti anni, commentiamole anche noi ogni tanto, su dei temi importanti
come sono questi.
Quindi, nell'ordine pubblico ci stanno principi etici e politici, che, insieme alle leggi
che questi principi etici e politici garantiscono, fanno l'insieme dell'ordine pubblico.
Pertanto, secondo me, in questo senso forse sarebbe stato opportuno che il Sindaco -
come hanno fatto, tra l'altro, gli Uffici Civici del Comune di Torino, che non hanno
trascritto immediatamente, ma mi pare abbiano atteso un'interpretazione o una
richiesta fatta al Prefetto e, conseguentemente, anche al Ministro, dopodiché il
Sindaco ha preso atto e ha trascritto -, proprio in considerazione di questo aspetto
dell'ordine pubblico, avesse tenuto in considerazione l'attesa di un pronunciamento,
perlomeno un pronunciamento iniziale, della Corte di Cassazione, proprio perché - e
lo voglio ribadire anche a verbale - qui non si tratta di evoluzione, qui si tratta di
involuzione. Come ha detto il Consigliere Marrone, non è detto che tutte le cose
facenti parti di un treno che va dritto non si vadano a schiantare da qualche parte.
Possiamo anche dire che forse queste cose non sono un'evoluzione della società, ma
sono un'involuzione della società, perché - detto in maniera molto da bar - io due
madri non le ho mai viste e spero che mai ci siano nel nostro ordinamento italiano,
così come due padri, perché, fino a prova contraria, la società ha funzionato per
millenni così, un padre e una madre, dopodiché tutti gli altri sono parenti o non sono
delle persone che hanno a che fare con la nascita del bambino.
Pertanto, concludo dicendo anche che la CEDU, tutto sommato, non è stata
impeccabile, la CEDU è anche quella che aveva detto al nostro Stato di togliere il
crocifisso dalle scuole, ma poi, a seguito di un ricorso del Governo, si è ricreduta e
ha concesso, nell'ambito delle nostre tradizioni, la possibilità di mantenere il
crocifisso nelle scuole. Quindi, non è detto che, anche a seguito di un ricorso del
Governo italiano, la CEDU non possa tornare indietro rispetto a queste aberrazioni
che io sto vedendo all'interno del nostro ordinamento.
Quindi, io, fossi stato il Sindaco, avrei aspettato il pronunciamento della Corte di
Cassazione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
In coda ai Consiglieri Magliano e Marrone, che mi hanno preceduto, mi riconosco in
quello che è stato detto nella ricostruzione di quello che è l'aspetto giurisprudenziale
e soprattutto, ovviamente, nella suddivisione che faceva il Consigliere Magliano sul
livello orizzontale e verticale. E sul livello verticale andiamo a finire a quel concetto,
che bene ha definito il Consigliere Magliano, che è di genitorialità.
Mi sia consentito fare l'assonanza diretta, cioè genitorialità significa anche affrontare
quella che è la materia di filiazione.
Nel nostro Paese le norme che fanno riferimento a questa materia di filiazione, fanno
ancora riferimento a quelli che sono concetti di padre e madre e di marito e moglie.
Io non voglio entrare nel merito di quello che il Sindaco ha detto rispetto ad aver
adottato e rispettato quella che è una sentenza, però appare quanto mai doveroso fare
questa riflessione, e cioè che la decisione della Corte d'Appello di Torino pare non
prendere in considerazione un aspetto che la nostra Legislazione prende in
considerazione, che è quello che di fatto nel nostro ordinamento questo bambino un
padre ce l'ha, seppur sconosciuto o rimosso da quelle che sono le magie di una
provetta, che, se decide di esercitare il suo diritto di paternità, può farlo, e quindi...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Appunto. Io mi sto riferendo a quello che
il nostro ordinamento prevede. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Però,
Presidente, mi scusi, quando parla il Consigliere Viale, nessuno non ha il garbo di
starlo a sentire.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Chiedo scusa, ha ragione Consigliere.

GRECO LUCCHINA Paolo
Se no andiamo di là e ne parliamo io e il Consigliere Viale.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Chiedo ai Consiglieri di rimanere in silenzio e consentire al Consigliere Greco
Lucchina di intervenire.
Prego Consigliere, prosegua il suo intervento.

GRECO LUCCHINA Paolo
Anche perché abitualmente se la prende con il Consigliere Liardo, io non sono
neanche lui. Quindi, mi chiedo se sia giusto che questa, che io considero una vera e
propria invasione di campo da parte della Corte d'Appello, nei confronti di quello
che è proprio il potere legislativo a cui faceva riferimento il Consigliere Cassiani, e
ancora una volta secondo me si fa carta straccia non solo delle qualità fondanti della
famiglia per me, Consigliere Cassiani, ma della famiglia intesa anche come entità
giuridica, e si rimandi solo ed esplicitamente a quello che è un doveroso percorso
parlamentare.
Quindi, credo che ci sia la necessità - e su questo penso che si concordi tutti - alla
modifica di quelli che sono assetti legislativi esistenti, quindi parlo di Codice Civile,
di Diritto di Famiglia e di Legge 40, ma credo che la decisione della Corte d'Appello
debba essere necessariamente rivista nei gradi di giudizio, così come prevede il
nostro ordinamento giuridico.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Io sarò molto breve, perché mi ritrovo in molte delle cose che sono state dette dal
Consigliere Onofri, dal Consigliere Cassiani e dal Consigliere Viale, e quindi io
apprezzo - lo dico chiaramente - la scelta che ha fatto l'Amministrazione di
procedere con la trascrizione. Sono contenta che sia avvenuto e che, insomma, la
decisione sia stata presa con coraggio e quindi l'apprezzo.
Sinceramente, ciò che non riesco a capire sono le motivazioni per cui addirittura si
arrivi a dire - come è stato detto in quest'Aula da alcuni Consiglieri - che una
sentenza non debba essere rispettata. Lo dico perché, tra l'altro, stiamo parlando di
una sentenza che, di fatto, riconosce un diritto e, quando una sentenza riconosce un
diritto, mi chiedo sinceramente come ci si possa porre in una situazione in cui può
sembrare più corretto addirittura negare un diritto, lo diceva bene il Consigliere
Cassiani.
Consigliere Marrone, io sinceramente penso che il vero problema sia un altro, e cioè
che questo Paese non riesca a legiferare e che non riesca ad andare avanti, perché
siamo evidentemente ancora nel Medioevo, perché un blocco ideologico che non
permette al Paese di dare una risposta a delle esigenze che ci sono nella società, e
non si possono negare, perché ci sono, esistono. E io, a sentir parlare di
"involuzione" da parte del Consigliere Tronzano, devo dire che mi vengano un po' i
brividi; mi chiedo quale sarebbe la ragione per cui si tratti di involuzione, perché,
guardate, adesso io estremizzo il concetto, ma se di involuzione si sta parlando,
allora la domanda è: allora anche quando le donne non votavano ed è stato dato loro
il voto era involuzione, oppure quando il divorzio non c'era e si è proceduto per far sì
che ci fosse il divorzio era involuzione?!
Allora, quando ci sono delle esigenze che nascono, io penso che il fallimento sia non
nel fatto che ci si trovi nella situazione di dover trascrivere, ma il fatto che noi siamo
costretti a recepire delle sentenze perché non siamo in grado a legiferare, ed è questa
la vera sconfitta, dal mio punto di vista.
Quindi, secondo me, bene ha fatto l'Amministrazione a procedere con la trascrizione.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Cervetti.

CERVETTI Barbara Ingrid
Sindaco, io invece questa volta le dichiaro la mia non vicinanza alla sua posizione.
Per carità, è stato perfettamente riportato in quest'Aula quello che è stato l'iter
normativo più adeguato, lei ci ha informato nel migliore dei modi, abbiamo letto
tutti, e lei probabilmente si è comportato così come la Giurisprudenza richiedeva.
Dal nostro punto di vista, forse sarebbe stato meglio prima colmare quel vuoto
normativo, piuttosto che prendere una posizione così importante.
Per me appartenere all'età moderna non è avere raggiunto l'obiettivo di pensare a dei
bambini che abbiano solo madri o solo padri.
Per me questo è un dibattito importante che è stato reciso, che è stato annullato prima
del suo nascere. La norma, in questo caso, ha completamente messo a tacere un
dibattito nazionale, cittadino, della nostra società, che non era neanche ancora nato; e
dire di sì a questo atto prima che la norma lo regolasse, e quindi prima ancora che il
dibattito portasse a normare, è stato azzardato.
Quindi, lei ha detto più volte che è stato un atto di buonsenso, e a me questo un po'
spaventa, nel senso che lo trovo un buonsenso un po' azzardato, perché, se lasciamo
al buonsenso il legittimare o meno le nuove strutture familiari, ma non solo le nuove
strutture familiari, perché qui non si sta parlando di matrimoni fra omosessuali e di
una relazione fra due adulti, qui siamo in un altro ambito, qui si sta andando fuori da
quella è l'etologia, da quello che è l'evoluzionismo, cioè è un'altra cosa.
Qui non si sta parlando di soddisfare un'esigenza di maternità e paternità rispetto a
chi vuole vivere in nuove strutture familiari, cosa che si può soddisfare a livello di
accudimento, di amore da dare, anche in un procedimento di adozione; qui si sta
parlando di legittimare le nascite di bambini in qualunque tipo di relazione. Allora, se
lo lasciamo al buonsenso, cosa mi devo aspettare? Che in una prossima
Amministrazione il buonsenso sia legittimare nascite fra genitori e figli, perché no?!
Tanto ormai siamo fuori dall'evoluzione naturale.
Allora, per questo motivo noi prendiamo le distanze da questo agire, perché questa
volta dare per scontato che un figlio debba avere solo madri o solo padri, o che debba
avere un nonno o, chissà chi, una nonna, a noi non va bene. A noi non va bene,
perché questo suo agire questa volta è stato ideologico, certo che è stato ideologico,
lei è stato costretto, e sicuramente non poteva fare altrimenti; poteva, però, forse
cogliere la palla al balzo e aprire un dibattito dicendo che era stato costretto, che non
era stato buonsenso, che era stato costretto, ma che il dibattito era aperto. Invece no,
qui qualcuno sta dicendo che è normale che un bambino abbia due madri e abbia più
padri.
E il secondo passo che ci preoccupa ancora di più sa qual è, Sindaco? È che con
questo atteggiamento spariscano le madri e i padri, e che l'intento sia - come si è già
sentito in alcune strutture scolastiche - che non debba più esistere il concetto di
madre e di padre, ma semplicemente di genitore.
Allora, a questo punto, genitore davvero lo può essere chiunque!
Invece, io oggi difendo l'idea di essere una madre, difendo tutti i padri che vogliono
essere padri. Non siamo genitori, siamo madri e padri, e dobbiamo renderci
responsabili rispetto alle creature che mettiamo al mondo, in un iter che deve essere
sì normativo, ma ancora prima deve essere un dibattito a livello di società.
Io la invito a fare questo, Sindaco, a favorire il dibattito, sicuramente non facile, fatto
di tante idee; guardate che non è detto che ce ne sia una più giusta dell'altra per
forza, sono tutte da rispettare forse, ma si favorisca prima il dibattito, anziché
nascondere il dibattito dietro alla norma.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Ho ancora iscritti, nell'ordine, i Consiglieri Bertola, Centillo e Trombotto.
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Ha già detto molto la mia Collega e io condivido quanto ha detto, però ascoltando il
dibattito mi hanno colpito diverse cose, quindi volevo dire qualcosa. Intanto, che il
Sindaco ha fatto semplicemente quello che gli ha ordinato una sentenza; poi è stato
interessante vedere che tutti si sono reinventati interpreti della Giurisprudenza, però
credo che questo forse dovrebbe essere lasciato agli esperti del settore. Ad ogni
modo, chi ha seguito un po' le vicende giuridiche di questo genere di cose, sa che a
livello europeo più volte l'Italia è stata condannata, richiamata dalle varie Corti, non
so come lo volete dire, però, insomma, c'è una pressione, dal punto di vista dei diritti
umani, verso l'Italia nel riconoscere tutta una serie di diritti che in altri Paesi europei
sono considerati normali e che noi insistiamo a voler negare.
Però, mi sono rimaste più impresse due cose. Intanto, questo richiamo alla naturalità,
alla degenerazione, all'involuzione, ho sentito vari termini; io vorrei ricordare
specialmente alle forze politiche che si richiamano all'Impero romano e all'antichità,
che nell'antichità l'omosessualità era molto più diffusa e molto più accettata di
quanto non lo sia oggi, in realtà addirittura ci sono stati imperatori romani
omosessuali che hanno celebrato matrimoni in cui loro erano nella parte della donna
o cose del genere. Per cui, sostanzialmente, raccontare la storia in cui ci sono stati
migliaia di anni di coppie esclusivamente eterosessuali e soltanto adesso siamo
arrivati in un momento storico in cui si vorrebbe introdurre il riconoscimento
dell'omosessualità, dei figli, eccetera, mi sembra veramente un po' azzardato.
L'altra cosa che francamente mi ha colpito è stata la facilità con cui diverse persone,
persone che svolgono politica, politici, hanno cominciato a esprimere giudizi, anche
etici e morali, su tre persone di cui non sanno assolutamente niente, sulla loro vita
intima e privata, sulle loro scelte di vita. Io non so quanto sia stato facile per queste
persone arrivare a questa scelta, se l'abbiano fatta con leggerezza, se l'abbiano fatta
con consapevolezza, però partire da un principio e permettersi anche di esprimere in
un dibattito politico, parlare di capricci, dare dei giudizi anche pesanti, credo che sia
del tutto fuori luogo. Quindi, bisognerebbe comunque rispettare le scelte di vita di
tutti e lavorare in modo da avere una società che accetti le scelte di vita di tutti, per
quanto possibile, e che cerchi di permettere a tutti di essere felici nel modo che
preferiscono.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Proprio su quest'ultima affermazione voglio ribadire la mia condivisione, perché è
esattamente questo il punto, insieme al punto che riguarda il fatto che le sentenze si
rispettano, quindi non c'è discussione.
Ha fatto bene il Sindaco a rispettare la sentenza, e questa sentenza peraltro si ispira
ad un principio sacrosanto, che è quello del diritto di un bambino o di una bambina.
Nel nostro Paese i bambini hanno voce solo se gli adulti si fanno carico dei bambini,
quindi credo che questa sensibilità sia una sensibilità politica che vada messa in
campo pienamente, perché immagino che il Sindaco non avrebbe mai rifiutato di
rispettare una sentenza, neanche se la sentenza fosse stata contraria a quelli che sono
alcuni suoi principi, credo che da ex Ministro della Giustizia non potrebbe comunque
andare contro una sentenza giuridica. Questo aspetto, però, si interseca con il diritto
di un bambino o di una bambina, cioè di una persona che soltanto gli adulti possono
mettere nella condizione di avere il rispetto dei propri diritti.
Quella bambina nasce in una situazione di assoluta legalità.
Non sono d'accordo con cose che sono state dette in quest'Aula, né rispetto
all'involuzione, né rispetto ad una gerarchia dove talvolta sono più importanti i
piccoli animali delle persone in carne ed ossa.
Non sono d'accordo con il fatto che questo produca un'aberrazione, dal punto di
vista morale e dal punto di vista etico, perché non è così, perché noi sappiamo che in
Paesi civili, in Paesi europei si è molto più avanti di come siamo avanti noi rispetto
appunto ai Trattati che vengono firmati e sottoscritti.
Poi, certo, c'è il problema politico che ci sono spesso conflitti all'interno delle Stato,
soprattutto quando lo Stato ha un approccio burocratico e di autotutela; e il fatto che
il Parlamento da anni non riesca a risolvere il problema attraverso leggi adeguate mi
pare un altro punto politico che non voglio trascurare.
Di tutto ciò, però, non devono fare le spese le persone, i diritti, in particolare quando
questi sono quelli dei bambini.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Trombotto.

TROMBOTTO Maurizio
Io non volevo neanche intervenire all'interno di questo dibattito, quindi il mio
intervento sarà breve, anche perché mi sento molto ben rappresentato da una serie di
Consiglieri Comunali della maggioranza che sono intervenuti. Però, dopo aver
sentito il Consigliere Cervetti, che ha stigmatizzato la scelta che è stata fatta da parte
di questa Amministrazione, in particolar modo chiamando in causa il Sindaco, ho
ritenuto di dover intervenire, perché, quando le posizioni sono pienamente
condivisibili e quando si tratta di diritti e di libertà dei singoli o di nuclei familiari,
indipendentemente da quella che è la loro composizione, poi, per quel che riguarda i
singoli, sia che si tratti di maggiorenni o di minorenni, io credo che non si possa
tacere.
Quindi, in questo caso, a nome del Gruppo Consiliare di Sinistra Ecologia Libertà,
intendo esprimere una totale vicinanza, condivisione e solidarietà con la scelta che è
stata operata da questa Amministrazione e con la scelta che è stata operata, in primo
luogo, dal Sindaco della Città di Torino.
Credo che questa scelta costituisca una battaglia politica, sì Consigliere Cervetti;
talune volte occorre avere anche il coraggio di farlo, e in questo caso, tra l'altro, si
tratta di una battaglia politica che risulta essere coadiuvata da una sentenza da parte
della Magistratura e, come è stato detto, le sentenze in primo luogo vanno rispettate
ed applicate.
Poi comprendo pienamente che, oltre ad essere una battaglia politica, è anche un caso
di coscienza individuale su un diritto fondamentale di libertà, come ho detto in
precedenza. Quindi, un completo e totale plauso al Sindaco. Bravo, Sindaco Fassino!

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Io capisco il clima presidenziale che si respira in queste settimane, ma una quantità di
boiate simili, come stasera, probabilmente non si ascoltano neanche in una sessione
del Parlamento e non sono ancora finite.
Detto questo, io sono convinto che non ci siano Paesi più avanti o più indietro, ma ci
siano Paesi con sensibilità diverse, e quello che fanno gli altri Paesi credo che non
debba interessare a noi, perché sono altri Paesi; noi dobbiamo guardare a casa nostra
e capire a casa nostra cosa vogliamo fare, senza stare ad interpretare quali siano i
pensieri di altre Nazioni sull'argomento.
Io credo che questa, come ha già detto qualcuno prima, sia una battaglia politica, che
sia stato utilizzato un bambino nuovamente, dopo i simboli cristiani durante il
Natale, dopo gli immigrati, un'altra battaglia dove si prende un qualcuno o qualcosa
e lo si utilizza per fare politica, neanche pensando a quella che sia poi davvero la
volontà del bambino, in questo caso, o comunque a quale potrebbe essere il riflesso
sulla sua vita, ma l'incapacità di una parte politica - che è quella che è più di due anni
che esprime il Presidente del Consiglio di andare a riempire dei vuoti - si trasforma
poi, essendo incapacità, in niente, e, essendo voi incapaci, demandando a qualcun
altro di fare qualcosa che voi non siete capaci a fare, perché questo è riempire un
vuoto, lo fate riempire dalla Magistratura. Si è visto come avete lavorato con la
Regione fino a pochi mesi fa: non siete riusciti a mandare a casa un Governo
regionale e avete fatto intervenire la Giustizia. Idem adesso: non siete capaci di fare
una Legge, fate intervenire di nuovo la Giustizia.
Io credo che questo sia - più che altro per voi - un demerito, perché, se aveste una
convinzione così forte e così tale, potreste presentare una proposta di Legge, la
potreste votare e domani si potrebbe andare a riempire quello che è un vulnus.
Giusto per specificare, qui nessuno ha parlato di coppie o di matrimoni o di
famiglia... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Di famiglia sì, intesa come
mamma e papà, ma non come affetti. Quindi, ognuno a casa sua può fare quello
vuole, nessuno va a disturbare chi in casa propria decide come amare; chiaramente,
una cosa è la scelta personale di vivere la propria famiglia in un certo modo, ma non
bisogna essere egoisti andando anche, come in questo caso, a lucrare sui bambini.

PORCINO Giovanni (Presidente)
La parola, per la replica, al Sindaco.

SINDACO
Io non riprendo molte considerazioni, anche perché il tema ovviamente è di una tale
complessità e delicatezza che richiederebbe più tempo e altre sedi e, in ogni caso, è
del tutto legittimo avere posizioni diverse.
Io, però, vorrei che almeno tra di noi fossimo chiari su un punto, perché ci sono due
approcci differenti.
C'è un approccio che sostanzialmente contesta questa trascrizione, perché contesta la
legittimità di unioni tra persone dello stesso sesso, e vede nella trascrizione dell'atto
di nascita una forma di riconoscimento indiretto, nel nostro ordinamento, di quella
unione.
È legittimo avere questo punto di vista. Non è il mio punto di vista.
Io, trascrivendo l'atto di nascita, non ho inteso fare un atto di trascrizione indiretta di
un'unione coniugale tra persone dello stesso sesso, avvenuta in un altro Paese.
Io condivido, perché non solo sento la responsabilità al dovere, come Pubblico
Ufficiale, di dare corso a una sentenza, che se la Magistratura mi ordina di
trascrivere, io trascrivo, punto; però sarebbe farisaico - e non mi appartiene, mi
conoscete - farmi scudo soltanto di un dato oggettivo.
Io condivido soggettivamente le motivazioni della sentenza, che mettono al centro la
tutela del minore. Per me questo è il punto.
Si può giudicare come si vuole l'unione tra le persone dello stesso sesso; si può
giudicare come si vuole quel tipo di unione e anche avere delle valutazioni specifiche
di merito sul fatto che quell'unione, nel giro di pochi mesi, si è poi frantumata e vi è
una separazione legale, è tutto legittimo, però io penso che ci sia una priorità: la
priorità è fare in modo che una persona minore sia messa nelle condizioni di avere la
massima tutela. E la massima tutela va assicurata nell'immediatezza del tempo,
perché anche la tesi che dice: "Prima il Parlamento legiferi, poi vediamo", nel
frattempo, in attesa della norma, la persona non è tutelata.
Siccome io penso che la norma non sia un fine, ma è uno strumento, ci sono le
persone e le norme sono in funzione delle persone. Non è che ci sono le norme e le
persone sono in funzione delle norme.
Se la norma non c'è - e io mi rammarico che non ci sia, e mi auguro che ci sia il più
rapidamente possibile, e credo che questo caso solleciti a far sì che ci sia finalmente
un quadro normativo e legislativo più adeguato -, questo non ci esime dalla
responsabilità, in assenza della norma, di decidere se vogliamo tutelare fino in fondo
- come ci chiede la sentenza - il diritto del minore.
È stata sottolineata da un Consigliere una cosa non banale: che è una sentenza scritta
da tre donne. Anche questo, forse, è un elemento che culturalmente dovrebbe entrare
nel nostro dibattito.
Da questo punto di vista, penso che si tratti di ottemperare a una sentenza, il cui fine
è tutelare un minore e metterlo nella condizione di essere pienamente titolare di tutti i
diritti che gli derivano dal rapporto di filiazione che è stato maturato con il processo
di fecondazione assistita tra due donne. Dopodiché noi trascriviamo l'atto di nascita.
Segnalo, tra l'altro, che l'atto di nascita nel momento in cui viene trascritto trascrive
il nome del bambino e i due genitori. Questo è del tutto evidente, come risulta dalla
legge statale e dal fatto che il processo di fecondazione assistita ha comportato il
coinvolgimento di due persone. Questo mi pare del tutto... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Trascrivi l'atto di nascita. (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
L'atto di nascita che è stato redatto. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo,
l'atto di nascita dice questo. Ma l'iscrizione all'A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani
Residenti all'Estero), invece, è una trascrizione che porta soltanto il nome del
bambino e della madre italiana, essendo l'Anagrafe degli Italiani all'Estero e non
avendo alcuna titolarità per il diritto italiano ad essere iscritta una persona che non
sia cittadina italiana.
Quindi, sono due atti molto chiari, finalizzati a dare certezza di diritto sullo status del
bambino.
Da questo non deriva alcuna altra valutazione o conseguenza rispetto alla condizione
delle due persone che hanno deciso di favorire la nascita di questo bambino e, al
tempo stesso, di contrarre tra di loro, sulla base di una legislazione di un altro Paese,
un rapporto di natura coniugale.

PORCINO Giovanni (Presidente)
Le comunicazioni sono terminate.

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