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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Iniziamo l'adunanza del Consiglio Comunale discutendo l'interpellanza n. mecc.200701964/02, presentata in data 2 aprile 2007, avente per oggetto: "Quale il destino delle Acciaierie 'Acciai Speciali Terni - Thyssen Krupp' di Corso Regina Margherita?" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola, per la risposta, al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Dal punto di vista dei tempi e anche della discussione in sede di Consiglio, mai interpellanza è stata così tempestiva rispetto alla situazione in atto. Siamo all'indomani del primo incontro avvenuto in sede sindacale a Terni, da parte del coordinamento nazionale e delle segreterie nazionali sindacali. In sostanza, la preoccupazione è riferita al fatto che, in questo primo piano annunciato, c'è un significativo e consistente investimento per quanto concerne il sito di Terni e, in percentuale, un bassissimo livello di investimento per quanto riguarda il sito torinese: grossomodo, si tratta di una cifra attorno ai 200 milioni di Euro di investimento destinati a Terni, e di una cifra attorno ai 6 milioni di Euro per quanto riguarda l'investimento su Torino. È pur vero che la cessazione della produzione del magnetico a Terni ha suscitato grave preoccupazione; tuttavia, anche con il sostegno da parte di Torino, in quel periodo si è svolta una vertenza abbastanza complessa sul piano sindacale, che ha portato alla definizione di un accordo. Oggi, quei livelli di investimento intervengono in modo consistente non soltanto per la parte più propria dell'acciaieria, che non viene svolta dallo stabilimento torinese, ma anche per la parte che riguarda i laminatoi, sia a caldo che a freddo, aumentando le capacità quantitative, ma soprattutto le capacità tecnologiche e, di conseguenza, la qualità dello stabilimento di Terni, mentre, sostanzialmente, la situazione torinese rimane quella esistente. Quindi, la preoccupazione è che, nel momento in cui Terni dovesse acquisire questa importanza dal punto di vista produttivo, di conseguenza, ciò potrebbe comportare, in futuro, una riduzione delle necessità dello stabilimento torinese. Quindi, per quanto riguarda la prima domanda, che chiede se la Città sia a conoscenza di questa situazione, ovviamente la risposta è affermativa. Per quanto riguarda le iniziative che si intendono intraprendere, ricordo che, da sempre, la Città ha avuto rapporti con questa azienda, sia per il tipo di lavorazione che viene svolta, sia per dove viene svolta, sia perché accanto a questa azienda ci sono aree ancora dismesse (vedi l'ex Ilva). Inoltre, c'è stato un intervento nella parte che riguarda l'area Bonafous (quindi, non su Corso Regina, ma alle spalle dello stabilimento); tra l'altro, con una recente deliberazione, abbiamo preso atto della trasformazione dell'area stessa. Credo che questo sia il modo giusto con cui la Città deve rapportarsi con l'impresa e ritengo si debba continuare in questa direzione per significare, in primo luogo, che riteniamo essenziale, per ieri, per oggi e anche per domani, la continuità dello stabilimento della Thyssen Krupp, non soltanto in termini di prospettiva, dal punto di vista produttivo-occupazionale, ma anche per il significato della presenza industriale che ha uno dei più grandi gruppi del suo settore a livello internazionale. Noi cerchiamo di portare investimenti a Torino, anche da parte di gruppi esteri, ma ovviamente la prima preoccupazione deve essere quella di evitare che quelli già esistenti vadano via. In secondo luogo, è stata espressa, da parte dell'impresa, una considerazione che riguarda eventuali utilizzi diversi di quell'area o una ricollocazione dell'azienda stessa (argomento che non è mai stato affrontato); per quanto riguarda la Città, si sa che su questo argomento, alle spalle, si è dato un destino produttivo e, ribadisco, si mantiene la destinazione di area industriale non soltanto per quanto riguarda Thyssen Krupp, ovviamente (è persino banale dirlo), ma soprattutto per l'area adiacente dell'ex Ilva, e questo non può che favorire la situazione. Inoltre, è sicuramente necessario continuare a mantenere rapporti con l'impresa, anche se, per evidenti problemi strutturali, noi non siamo in grado di corrispondere a due esigenze che l'impresa ha posto in questi anni: da una parte, per quanto riguarda il tema dell'energia ed il suo costo, essendo i laminatoi e l'area siderurgica (ovviamente, molto interessate) onnivore di energia, noi non abbiamo la possibilità di intervenire in modo significativo per ridurne il costo; dall'altra, l'impresa ha chiesto di valutare la possibilità di ripristinare la ferrovia e, oggettivamente, questo non è possibile: al di là del fatto di definire chi dovrebbe accollarsi l'investimento, non c'è proprio lo spazio fisico per poter fare questo collegamento. Però, per quanto riguarda tutti gli altri temi, ovviamente, ci deve essere, da parte della Città, anche la necessaria attenzione, per evitare che una sua disattenzione serva come disincentivazione al mantenimento dell'azienda sul territorio. L'incontro avvenuto venerdì scorso è stato aggiornato attorno alla metà del mese di giugno. Entro tale data, accanto alle iniziative dei lavoratori, dovrebbe essere meglio definito e presentato un piano industriale complessivo da parte del gruppo. È evidente che i sindacati facciano la loro parte, sia a livello nazionale che nella nostra città. Ritengo opportuna la massima collaborazione, per evitare, come sempre in questi casi, una contrapposizione fra stabilimenti (com'è avvenuto anche quando c'è stata la vertenza per la chiusura del Magnetico nello stabilimento di Terni) e fare in modo che, sindacalmente, la gestione avvenga nel modo più equilibrato possibile, in rapporto a questi due siti produttivi, più il terzo, situato a Milano. Da parte nostra, l'obiettivo (che, nel rapporto con l'azienda, abbiamo sottolineato e continueremo a sottolineare) sarà essenzialmente la riqualificazione dello stabilimento e, dentro un piano di sviluppo, non solo la difesa occupazionale dei lavoratori di Torino, ma anche quella del sito industriale, per quanto riguarda le prerogative del Comune e, comunque, dev'essere un dato acquisito da tutti. Su questa base, auspichiamo che il lavoro che sarà fatto, d'ora in poi, consenta di andare verso una seria diminuzione delle preoccupazioni attuali, motivate da quanto ho detto e che devono essere risolte per dare una prospettiva certa, così com'è avvenuto, sicuramente, in questi anni, anche in momenti complicati e difficili, come, ad esempio, in occasione dell'incendio di uno dei laminatoi presenti. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Ringrazio il Vicesindaco e mi dichiaro soddisfatto della risposta all'interpellanza, la quale intendeva porre immediatamente in evidenza una problematica che riteniamo abbastanza preoccupante, in modo da sollecitare le forze politiche torinesi (in particolare, la Giunta ed il Sindaco) ad interessarsene, ma so che anche altre se ne stanno occupando, a livello sia provinciale sia regionale; oltretutto, anche farsi sentire vicini ai lavoratori può confortare quanti, attualmente, sono in prima linea per trattare sindacalmente nel modo più corretto con l'azienda. Riconosco al Vicesindaco una grande sensibilità nei confronti dei lavoratori e del mondo industriale, perché ritengo che quanto è stato fatto, in Torino, su altre aree a rischio per la crisi industriale, abbia ottenuto risultati non dico ottimali, ma perlomeno soddisfacenti, limitando i danni e, talvolta, anche rilanciando certe aree dismesse. Quindi, la prima preoccupazione dei Verdi riguarda l'eventuale perdita di un'occupazione dovuta alla delocalizzazione minacciata, forse paventata, della fabbrica; ma un'altra grossa preoccupazione è che, qualora la fabbrica fosse delocalizzata o dismessa, si possano instaurare appetiti su un terreno di valore com'è quello nei pressi della Pellerina. Qualora la fabbrica venisse trasferita o chiusa - malauguratamente, perché ribadisco che non ce l'auguriamo assolutamente e ritengo che la Città farà di tutto perché ciò non avvenga, concordando in maniera molto equilibrata -, non vorremmo mai che l'area fosse ulteriormente soggetta alla "politica del carciofo", secondo cui "tolgo una foglia di carciofo al parco, poi ne tolgo un'altra ed un'altra ancora", in modo da rendere questo parco ulteriormente ridotto. Però, proprio in quest'Aula, il Vicesindaco ci ha assicurato - vorrei che rimanesse a verbale - che quell'area rimarrà a vocazione industriale; ciò ci conforta, perché il fatto che non sia possibile trasformarla potrebbe fungere da deterrente, in modo da impedire un disimpegno totale o parziale dell'azienda. Ho fiducia nella Giunta e nel Sindaco, perché so che, da questo momento in avanti, incominceranno ad interessarsi ancora di più. So altresì che, in tempi precedenti, si era paventato un cambiamento del Piano Regolatore e addirittura postulato un prolungamento di Corso Lombardia fino a Corso Regina Margherita, che avrebbe certificato la scomparsa della fabbrica; poi, all'epoca (così mi è stato riferito, poiché allora non ero ancora Consigliere), l'operazione era stata bloccata. Quindi, vorrei che rimanesse a verbale che, per quanto riguarda noi Verdi, dovranno passare sul nostro cadavere, prima di trasformare un'area simile in una di speculazione edilizia! Spero che, per quel poco che possiamo fare noi, ciò possa essere veramente un deterrente per ogni volontà di disimpegno della fabbrica. Colgo l'occasione per augurare ottime trattative, anche con l'intervento e la mediazione del Sindaco e del Vicesindaco, affinché non solo si limitino i danni di un'eventuale delocalizzazione, ma si rilanci anche una fabbrica che, dal punto di vista qualitativo, è sicuramente a livello mondiale. Peraltro, sembra che, pur con il disimpegno del piano industriale, questa fabbrica di Torino abbia una produttività, se non superiore, perlomeno uguale a quella di Terni; perciò, ritengo che dispiacerebbe moltissimo perdere un gioiello simile. CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) L'interpellanza è discussa. "Ristrutturazione Villa Primule" |