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PORCINO Giovanni (Presidente) Riapriamo i lavori del Consiglio Comunale. Procediamo con le comunicazioni del Sindaco. La parola all'Assessore Curti. CURTI Ilda (Assessore) In merito alla richiesta di comunicazioni urgenti, provo a dare alcune informazioni. Intanto il termine "Sharia" in arabo significa Legge, letteralmente significa "strada battuta", e per finanza islamica si intende quel sistema di istituti giuridici (banche commerciali, fondi d'investimento) operanti nel rispetto della Legge islamica, cioè della Sharia. La principale differenza tra la finanza islamica e quella cosiddetta convenzionale, consiste nel divieto per le banche di guadagnare sugli interessi, si chiamano "riba", e sulla speculazione. Infatti il Corano considera gli interessi una forma di usura e non consente che il denaro, restando fermo, possa generare altro denaro. Così per esempio invece di concedere un mutuo a una persona che voglia comprare una casa, riscuotendo in cambio un interesse sulla somma prestata, la banca islamica acquista direttamente la casa, per poi cederla in affitto al cliente, il quale si impegna a versare la somma corrispondente in più rate. Una volta terminato di pagare le rate, questi diventerà il proprietario dell'immobile. Inoltre la finanza islamica si differenzia da quella tradizionale per l'importanza attribuita al carattere sociale dell'investimento. Vale a dire che l'interesse risk-free è considerato usura, indipendentemente dall'entità dell'interesse applicato, e per il principio di speculazione è immorale qualunque interesse legato a una presenza di rischio e incertezza. Quindi, è immorale ricorrere o prestare denaro a persone fisiche o giuridiche, che praticano la leva finanziaria, il "carry trade", e altre forme di speculazione e di arbitraggio. I Fondi di investimento islamici escludono per Statuto le società che hanno un rapporto superiore del 30% tra debiti e capitale sociale, fra le quali potrebbero esservi società che ricorrono alla leva finanziaria per fare profitti. L'interesse riconosciuto come premio di rischio è legato ad una qualche forma di investimento. Il risultato di queste norme fa sì che si orientino i prestiti agli investimenti produttivi, gli unici che permettano una remunerazione compatibile con il diritto. Segnalo, però, che in tutte e tre le cosiddette "religioni del Libro", cioè le religioni monoteiste (ebraica, cristiana, islamica), l'usura è considerata peccato mortale, quindi condannata. Passi in questo senso sono contenute nell'Esodo, nel Pentateuco, nel Levitico. I Vangeli secondo Luca e secondo Matteo dedicano molti passaggi alla condanna dell'usura. Il Concilio di Lione del 1274 condanna la riscossione di interessi a fronte della concessione di un mutuo, perché gli interessi non sono giustificabili dalla variante del tempo, perché il tempo è un bene comune. L'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII condanna esplicitamente la pratica dell'usura. Nello stesso momento in cui l'economia mondiale ha affrontato una delle sue crisi più drammatiche e devastanti della sua storia recente, definita la crisi dei subprime, il sistema finanziario islamico continua a realizzare un tasso di crescita molto importante e sembra essere immunizzato contro questo virus di crisi generale, che si è diffuso in tutto il mondo. Mentre nel mondo anglosassone e in quello europeo da tempo la finanza tradizionale convenzionale guarda a quella islamica con molto interesse, perché i suoi principi etici hanno consentito di passare indenne la crisi mondiale, in Italia sono timidi i segnali di interesse, anche se molto autorevoli. A questo proposito, cito un passo dell'Osservatorio Romano, il quotidiano del Vaticano, che nel marzo 2009 ha pubblicato la seguente riflessione: "Pensiamo che la finanza islamica potrà contribuire alla rifondazione di nuove regole per la finanza occidentale, visto che stiamo affrontando una crisi che, superati gli iniziali problemi sulla liquidità, ora è diventata eminentemente una crisi di fiducia verso il sistema". L'ABI, inoltre, ha costituito da diversi anni un comitato di studio sulla finanza islamica. Nel 2007 ha firmato a Roma un memorandum d'intesa con l'Unione delle banche arabe, con lo scopo di rafforzare la cooperazione economica, politica e sociale tra Italia e Paesi arabi. Nelle intenzioni dei promotori, il passo successivo dovrebbe essere la creazione di una vera e propria Federazione bancaria italo-araba che funga da modello per altri Paesi dell'Unione Europea. Dal 2006 esiste l'ASSAIF (Associazione per lo Sviluppo degli Strumenti Alternativi ed Innovazione Finanziaria), che coopera all'organizzazione del convegno di cui stiamo parlando, che nasce con lo scopo di creare progetti alternativi di finanziamento, che siano immediatamente utilizzabili all'interno del sistema legale e fiscale italiano da investitori mediorientali, e dalla comunità di immigrati residenti in Italia. La stessa economista Loretta Napoleoni afferma che la finanza islamica è il settore più dinamico della finanza globale ed è innovativa, flessibile e potenzialmente molto redditizia. A tale proposito, chi fosse interessato, ho un documento della Banca d'Italia che nel 2010, con i maggiori esperti di finanza mondiale, ha scritto un dossier sulla finanza islamica. Il Dipartimento di management dell'Università di Torino ha istituito recentemente un Osservatorio nell'ambito della finanza islamica, che ha come obiettivo la promozione della cultura finanziaria in tutte le sue forme (seminari, collaborazioni con gli attori finanziari nazionali ed internazionali), per la promozione di prodotti bancari compatibili con l'etica islamica, disponibili sia per i fedeli musulmani, sia per un pubblico più vasto. Il protocollo d'intesa oggetto della deliberazione per cui si chiedono le comunicazioni, è un protocollo d'intesa tra la Città di Torino, la Camera di Commercio e l'Università di Torino e ha tra i suoi primi obiettivi l'organizzazione di un convegno a novembre con la partecipazione di esperti italiani ed europei in collaborazione con l'ASSAIF, l'Associazione di cui parlavo prima. In quella sede saranno presenti i più autorevoli e accreditati esperti, in modo da approfondire e analizzare i temi relativi alla finanza islamica e il suo rapporto con la finanza convenzionale. Torino si candida a essere un punto di snodo su questi temi, forte delle sue politiche di integrazione, che già hanno visto importanti riconoscimenti delle Nazioni Unite. Ricordo la partecipazione della sola Città di Torino, fra le Città europee, a un convegno a New York nel 2010 organizzato dalle Nazioni Unite, e della Banca Mondiale, che ha scelto Torino come laboratorio del suo progetto "Greenback 2.0" già dal 2012. Quindi, lavorare sullo sviluppo di un territorio e di una città, significa individuare i fattori di crescita anche nella pluralità e nell'allargamento del perimetro delle opportunità a tutti coloro che ci vivono, investono, lavorano e progettano. Ci sono economisti molto avanzati, come Richard Florida, piuttosto conosciuto in Italia, che individuano nelle tre T (Tolleranza, Talenti e Tecnologie) i fattori di sviluppo e di competizione delle aree urbane. Però, permettetemi di ricordare che quasi 500 anni prima di Richard Florida fu Ferdinando I de' Medici che capì l'importanza dell'apertura e dell'inclusione come fattori di ricchezza, promulgando nel 1591 le "Leggi Livornine" (sono di Livorno e quindi mi permetto di citarlo), che assicurarono 300 anni di floridità e di centralità al porto di Livorno, che divenne lo snodo centrale dei commerci del Mediterraneo. Le Leggi Livornine erano indirizzate agli ebrei e ai mercanti di qualsivoglia nazione: levantini, ponentini, spagnoli, portoghesi, tedeschi, italiani, ebrei, turchi, mori, armeni, persiani. Tra gli aspetti più importanti, garantiva libertà di culto, di professione religiosa e politica, istituiva un regime doganale a vantaggio delle merci destinate all'esportazione e assicurava la libertà di esercitare un qualsiasi mestiere, purché gli investimenti restassero in loco. Quindi, se Torino guarda al mondo, guarda anche a degli esempi storici che dimostrano che l'inclusione, l'integrazione e la pluralità cosmopolita aiutano il sistema locale, tutto il sistema economico, non soltanto una parte, a essere più forte e competitivo. PORCINO Giovanni (Presidente) Apriamo la discussione sulle comunicazioni. Ricordo ai Consiglieri i tempi di intervento: cinque minuti un Consigliere per Gruppo, tre minuti tutti gli altri, non cumulabili. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Signor Sindaco e Assessore, a volte non è una questione di merito ma di opportunità. Con quello che sta accadendo, l'orrore quasi quotidiano e le barbarie che sconcertano, la vostra egida a un convegno sulla finanza islamica ci lascia allibiti, perché appare come inopportuno lo sdoganamento di una piena parte di tutto, come se il riconoscimento della modalità con cui l'Islam segue la via, la Sharia, nella gestione dei soldi, ignorasse quello che la stessa Sharia dice su altro. Non vedo molta differenze con chi dice che il fascismo ha fatto anche cose buone, perché ha introdotto in Italia la previdenza sociale. E non riesco neppure a capire come il laicismo a senso unico di un Assessore che da dà il proprio patrocinio a un convegno dove la fede elevata è termine verso il quale tendere, mentre partecipa alle celebrazioni del 20 settembre a ricordo della cacciata del Papa del suo regno temporale, come se quel barbaro oscurantismo, quando la Sharia, oggetto di convegni, e la stessa Sharia che è radice, appiglio e giustificazione dei decapitatori di Siria e Iraq. Assessore, Sindaco, anche queste foto dimostrano cos'è è la Sharia… PORCINO Giovanni (Presidente) Consigliere, la richiamo formalmente. RICCA Fabrizio Anche questa è Sharia, dovete… PORCINO Giovanni (Presidente) Il Regolamento non consente… RICCA Fabrizio Assessore, Sindaco, dovete imparare a capire qual è l'opportunità delle cose. L'Assessore ai Diritti e Pari Opportunità che tratta le donne lapidate allo stesso modo… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). |