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LEVI Marta (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201402560/002, presentata in data 3 giugno 2014, avente per oggetto: "Lavoratori del Centro Agro Alimentare Torino" LEVI Marta (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Tedesco. TEDESCO Giuliana (Assessore) L'articolo del Regolamento del Centro Agro Alimentare, che nel 2009 introdusse una limitazione al numero di cooperative presenti operanti al suo interno, era dettato allora dalla necessità di impedire, per quel che è possibile, un turnover che prima era assolutamente incessante, quindi di società dietro alle quali troppo frequentemente si celavano fenomeni che erano pregiudizievoli per gli interessi del Centro, degli utenti e proprio dei lavoratori della movimentazione. Cerco di spiegare quello che accadeva in precedenza. Accadeva, per esempio, che una cooperativa di movimentazione operasse per un certo lasso di tempo in mercato, per poi essere dall'oggi al domani liquidata e di fatto rinascere nel più breve tempo possibile con un'altra veste giuridica, sebbene nella sostanza la stessa società risultasse ascrivibile agli stessi soggetti. Ad un'attenta analisi condotta nel tempo, questi comportamenti sembrarono, in un numero davvero rilevante di episodi, dettati dall'intento di eludere le obbligazioni debitorie innanzitutto nei riguardi dell'INPS, per esempio, e anche di altre Istituzioni, aggirando in questo caso la normativa in tema di contributi previdenziali obbligatori che, puntualmente non versati, creavano di fatto all'interno del Centro una pericolosa deriva di concorrenza assolutamente sleale tra le imprese simili e finivano per estromettere dal Centro proprio le attività di quei movimentatori che non adeguavano a loro volta il proprio atteggiamento, invece rispettoso delle norme, creando malumori e anche allora pericolose tensioni. Si trattava, comunque, di comportamenti inaccettabili per l'operatività nel rispetto delle norme vigenti, che la società CAAT intende invece mantenere nell'ambito del mercato. In questa maniera, quindi in pieno accordo con i grossisti del mercato, che si avvalgono nel Centro di questi servizi di movimentazione, e acquisiti anche tutti i consigli e i pareri delle Forze dell'Ordine, con le quali già allora si tenevano solidi rapporti, sembrò necessario in quel momento, quindi nel 2009, fotografare la situazione ad una determinata data, individuata nell'11 maggio 2009, e ammettere ad operare nel Centro, salvo motivate eccezioni, quindi, che potevano essere spiegate, le sole aziende di movimentazione che in quel momento erano attive. Grazie a quello strumento che venne allora adottato e anche ad uno screening che venne in seguito puntualmente operato dalla società, da quel momento nel mercato sono calati significativamente i comportamenti di cui parlavamo prima. Negli anni il numero di aziende di movimentazione che operano nel CAAT è significativamente calato e questo probabilmente in virtù di un fenomeno di ristrutturazione che anche in quel settore, ovviamente, ha comportato il calo del giro d'affari. Dall'altra parte, invece, si è verificata una crescita bidimensionale delle aziende, a fronte della riduzione del loro numero complessivo, cui però non è corrisposta un'altrettanta riduzione del numero dei lavoratori. Il numero di aziende che operano nel settore della movimentazione presso il CAAT è molto più ampio - questo è importante da sottolineare, perché è stato anche ben spiegato in Commissione, quando i rappresentanti del CAAT sono stati auditi - rispetto a quello che accade in altre realtà simili (poi posso leggere i dati che abbiamo riportato, perché abbiamo fatto un'analisi un po' degli altri mercati in Italia). Per esempio, innanzitutto possiamo fotografare l'evoluzione del numero delle imprese che sono operanti presso il CAAT dal 2008 ad oggi. Nel 2008 erano 47; nel 2009, anno in cui viene operata la fotografia, quindi in cui nasce il Regolamento, sempre 47. Nel 2010, rispetto a quelle che potrebbero operare, sono 41; nel 2011, sono 40; nel 2012, sono 38; nel 2013, sono 34; nel 2014, sono 32. Quindi, siamo ben al di sotto di quella che è la limitazione che in questo momento concede il Regolamento. Proviamo, però, a guardare quello che accade in Italia. A Padova, opera una sola cooperativa; a Rimini, una sola; a Verona, una sola; a Bologna, cinque. Nel mercato di Milano, una sola cooperativa. Nel Centro Agro Alimentare di Roma, una società di logistica che viene anche accreditata ad operare nelle parti comuni. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Il fatto di sapere cosa avviene nelle altre città è sempre utile; ci saranno dei Regolamenti e delle modalità diverse e, probabilmente, si sarà arrivati a quel percorso in qualche modo. Quindi, si sono uniti, vuol dire che vanno tutti d'accordo. Detto questo, già in Commissione, lo stesso Presidente - se non ricordo male, non ricordo se c'era il Presidente o l'Amministratore Delegato -, riguardo all'articolo n. 39, inizialmente disse che avevano intenzione di modificarlo, ma, in realtà, lo scopo era proprio di eliminarlo. Questo perché è - ripeto come nell'interpellanza, ma come già detto anche in Commissione - particolarmente discriminante per chi vuole accedere al lavoro, che, invece, è un diritto assolutamente controllato e dovuto a tutti. Nel frattempo, credo che i controlli, sia di Polizia che amministrativi, per verificare chi può avere diritto ad accedere a qualunque tipo di lavoro, siano oramai talmente infittiti che è abbastanza difficile poter evadere o, comunque, raggirare con mille e uno argomenti e possibilità quello che è il Regolamento non tanto del CAAT, perché - come abbiamo contestato anche durante l'audizione in Commissione - è particolarmente fatto ad personam ed è abbastanza difficile identificarlo come legato ad un'Amministrazione Pubblica, ma sembra proprio di impronta particolarmente privatistica. Questo, in qualche modo, è stato anche accolto da parte del Presidente. Quindi, visto che, da quando è stato fatto il Regolamento a quando è stato creato il CAAT, l'unica modifica apportata è stata proprio a quell'articolo del Regolamento, è chiaro che, probabilmente, nell'insieme la cosa stonava un po', tant'è che la segnalazione relativa all'articolo n. 39 l'hanno fatta proprio quei contentissimi operatori che ci sono all'interno del CAAT, i quali dicono che, tra l'altro, una delle fonti principali dei disordini successi circa 20 giorni fa era proprio anche in funzione di questo articolo che non permette alle forze lavoro di entrare liberamente, chiaramente previo controllo e stando alle regole, a far parte di quel mondo che, invece, è comunque una buona fonte di lavoro. Non si dimentichi che io ho fatto parte della Commissione Legalità; ricordo che eravamo andati, alle cinque del mattino, tra i banchi a parlare e ad intervistare tutti gli operatori all'interno. Continuiamo a sostenere che, nonostante vengano fatti tutti i controlli e nonostante l'articolo n. 39 abbia messo un paletto, puntualmente al CAAT continuano ad entrare persone non autorizzate sia ad operare che a lavorare. All'epoca, di fronte alla contestazione fatta da noi commissari riguardo ai controlli, ci era stato risposto: "Noi ci limitiamo solo a verificare la bolla d'ingresso e la bolla di uscita". Anche questo, all'epoca, ci stonò abbastanza, nel senso che, se uno entra a casa mia, posso aprire il cassone di un camion e vedere cos'ha o chi ha dentro. Invece, pare che questo non accada e che, in ogni caso, non sia così importante per il gestore del CAAT effettuare questo tipo di controllo, barricandosi dietro al fatto che non è possibile farlo. Io continuo a pensare che sia possibile, perché è un controllo comunque legato alla sicurezza e, in ogni caso, deve essere fatto. Continuerò a battere sulla questione dell'articolo n. 39; piuttosto rimandiamo l'argomento in Commissione, ma ho dalla mia tutti gli operatori del CAAT che mi hanno spiegato che l'articolo n. 39 sicuramente è uno strumento, ripeto, a suo tempo fatto ad hoc, ma che non apre probabilmente al mondo del lavoro come dovrebbe fare. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola all'Assessore Tedesco. TEDESCO Giuliana (Assessore) Ho dimenticato di dirlo prima nella risposta. Io esprimerei parere favorevole ad eventualmente cambiare il Regolamento, però voglio fare un passo indietro su quello che ho già detto prima. Quella norma venne introdotta per evitare dei fenomeni particolarmente rilevanti e, ahimè, dannosi per il lavoratore, perché quello che si verificava - lo spiego meglio, così è più comprensibile - era che molte società, per evitare di pagare i contributi INPS, venivano mandate in liquidazione dai titolari e rinascevano sotto un'altra veste giuridica, evitando quindi di pagare i debiti della società precedente, ma, in realtà, erano sempre riconducibili agli stessi soggetti. Quindi, quello fu il motivo per cui si decise di contingentare. Questo fenomeno è stato stroncato. Poi, è vero che entrano anche lavoratori in nero, ma il fenomeno è sicuramente molto minore rispetto a quello che accadeva prima nei riguardi dell'evasione fiscale, anche pesante. Per cui, se vogliamo, è possibile rivedere questo aspetto. Ho illustrato la panoramica di quel che accade in Italia solo per dire che è una limitazione abbastanza proforma, nel senso che sono tantissime le cooperative che operano nel CAAT e che in questo momento siamo al di sotto del numero, quindi ce ne sono alcune che non lavorano più e che, per scelta, hanno deciso di non lavorare più. Però, ribadisco, se vogliamo aprire una discussione sul cambio di quell'articolo, sono favorevole e credo che questo, come ben ricordava il Consigliere Carbonero, sia anche stato detto in Commissione. Quindi, apriamo pure a questa modifica, però - ripeto - lo scopo era un altro ed è stato raggiunto. Ora, io non so se, modificando, corriamo di nuovo il rischio del passato; non lo so, possiamo vedere, però, in effetti, quanto accadeva prima e quello che è accaduto oggi sono due fenomeni diversi. LEVI Marta (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |