Città di Torino

Consiglio Comunale

Città di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 3 Febbraio 2014 ore 10,00
Paragrafo n. 25

Comunicazioni del Sindaco su "Trasferimento sede legale Fiat-Chrysler".
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo alle comunicazioni del Sindaco aventi per oggetto: "Trasferimento sede
legale FIAT-Chrysler".
Ricordo i tempi di intervento che abbiamo concordato: sette minuti un Consigliere
per Gruppo, cinque minuti gli altri Consiglieri.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Rispondo, naturalmente, volentieri alle interrogazioni su questo punto.
Come tutti sappiamo, nei giorni scorsi, esattamente mercoledì scorso, la FIAT ha
annunciato la completa integrazione tra FIAT e Chrysler con la nascita di FIAT-
Chrysler Automobiles, che è il nuovo nome, con sigla FCA, del gruppo industriale
che nasce dalla fusione delle due aziende.
Nella stessa occasione, FIAT ha annunciato che la sede fiscale del gruppo sarà
situata a Londra e la sede legale del gruppo in Olanda, in ragione di regimi fiscali
societari più favorevoli, in particolare alla partecipazione al capitale della holding di
soci stranieri.
In quella stessa occasione, nel corso sia degli annunci sia di varie interviste e
dichiarazioni stampa che sono state fatte dal dottor Marchionne e dall'ingegner
Elkann, sono stati confermati gli impegni industriali che fin qui il gruppo aveva
annunciato.
Ovviamente, la nascita di questo gruppo è stata oggetto immediatamente di
commenti, discussioni, valutazioni e interrogativi, che, giustamente, sollecitano il
Consiglio Comunale della Città di Torino (città nella quale la FIAT è nata e che dalla
FIAT ha tratto uno degli elementi fondamentali della sua storia, della sua vita e della
sua identità) a discutere.
Io penso che il dato da cui partire sia che, in realtà, la decisione annunciata una
settimana fa non è affatto un elemento di novità, perché giunge a compimento un
processo di integrazione tra due grandi gruppi industriali del settore automobilistico
che si era avviato circa cinque anni fa.
Cinque anni fa, FIAT e Chrysler decisero di avviare un processo di integrazione che,
gradualmente e professionalmente, fin dall'inizio, fu presentato come finalizzato a
creare un unico grande gruppo industriale, che potesse avere dimensioni di scala
produttive, presenza sui mercati, capacità produttiva e qualità di prodotto in grado di
competere con tutti i principali produttori automobilistici mondiali.
Con la costituzione di FIAT-Chrysler, FCA, si dà vita così al settimo gruppo
industriale nel settore automobilistico su scala mondiale; un gruppo che potrà essere
presente in ogni area di mercato, e lo è già; un gruppo in grado di collocare sul
mercato prodotti di ogni gamma nel settore automobilistico.
Io penso che questo fatto - l'ho dichiarato e lo riconfermo qui - vada salutato come
una grande opportunità; una grande opportunità per il Paese, ma anche per Torino e il
suo sistema industriale.
Si è sollevato l'interrogativo che la fusione FIAT-Chrysler possa determinare un
impoverimento o un indebolimento della capacità produttiva e di mercato FIAT e del
suo radicamento territoriale.
Io voglio ricordare una cosa semplice che sappiamo tutti, cioè che FIAT e Chrysler
da sole, oggi, probabilmente, non esisterebbero già più e che FIAT e Chrysler si sono
messe insieme partendo entrambe da una condizione di crisi drammatica, che portò
Chrysler sull'orlo del fallimento, come sappiamo, e FIAT non molto lontano da una
condizione di crisi irreversibile.
Per cui, io penso che la nascita del nuovo gruppo non solo corrisponda ad un
progetto che fin dall'inizio era stato pensato ed è stato praticato con questo obiettivo,
ma è l'unica scelta che ha consentito e consente a FIAT di tornare ad essere un
produttore automobilistico competitivo, capace di stare sul mercato e in grado di
assicurare quindi, anche ai propri lavoratori, quelle certezze di lavoro che FIAT da
sola non sarebbe stata in grado di garantire.
Non solo. Quand'anche FIAT e Chrysler - cosa che sappiamo benissimo non sarebbe
avvenuta - avessero potuto continuare ad operare ciascuna per conto proprio, segnalo
che nessuna di queste due aziende da sole era presente su tutte le aree di mercato
mondiale, soprattutto la FIAT, perché FIAT è sempre stato non un produttore
globale, ma un produttore internazionale, con stabilimenti produttivi in Italia, in
qualche altro Paese europeo, quale Polonia, Serbia e Turchia, con una presenza
significativa e forte in America Latina e basta. Da molti anni FIAT non era presente
sul mercato Nord americano e non era presente nel mercato asiatico.
Se si va a vedere Chrysler, anche Chrysler non era, prima di questa fusione, un
produttore globale. Non era presente su tutte le aree continentali di mercato. Quindi,
dalla fusione questi due gruppi realizzano un salto significativo e decisivo per la
propria esistenza e le proprie prospettive produttive, cioè di passare da essere
produttori internazionali a produttori globali capaci di stare su tutte le aree di
mercato, perché oggi la fusione FIAT-Chrysler determina una presenza forte sul
mercato Nord americano, una presenza egemone, unendo FIAT e Chrysler, sul
mercato Sud americano, dove FIAT e Chrysler diventano il primo gruppo industriale
davanti a Volkswagen, e una presenza significativa in Asia, che potrà e crescerà nei
prossimi anni. Quindi, su tutte le aree di mercato di natura strategica.
Non solo, ma FIAT e Chrysler, assunte nella loro identità originaria, nessuna di
queste due aziende stava su tutte le fasce di prodotto. FIAT era - come sappiamo tutti
- un'azienda che si caratterizzava, perché questa era la sua storia, per essere
un'azienda produttrice di automobili di piccola e media cilindrata; Chrysler aveva un
mix più ampio, ma non tale da coprire tutta la gamma di prodotto che un produttore
automobilistico oggi deve mettere in campo.
La fusione FIAT-Chrysler determina anche un salto in questa direzione. Dalla
Cinquecento fino alla Ghibli Maserati, per non parlare della Ferrari, passando per i
modelli di Chrysler su Jeep e quant'altro; FIAT-Chrysler è un gruppo in grado di
garantire una copertura di tutta la gamma di prodotto nelle diverse sue
classificazioni.
Questi due salti, l'essere un produttore globale dal punto di vista della presenza sui
mercati e globale dal punto di vista del prodotto immesso sui mercati, oggi è la
condizione perché un'azienda automobilistica possa affrontare i mercati ed essere
competitiva.
Come sappiamo, l'annuncio è stato accompagnato dalla comunicazione che la sede
legale sarà in Olanda e la sede fiscale a Londra.
Ora, su questo si è aperta una discussione, che ha dato origine ad una serie di
valutazioni, che io credo siano più dettate dalla nostalgia o dall'emozione, che dalla
verità, perché lanciare allarmi preoccupati sul fatto che la sede legale sia in Olanda,
dimenticando che CNH FIAT aveva la sede in Olanda da ventun'anni, senza che
questo abbia comportato alcun rilievo sulla capacità produttiva e di mercato di quel
gruppo, è abbastanza sconcertante.
Quanto alla sede fiscale che è collocata a Londra, non perché questo incida sulla
fiscalità che sarà dovuta dalle attività produttive FIAT in Italia, ma è richiamata,
almeno nelle motivazioni dell'azienda, perché c'è una fiscalità di vantaggio per gli
investitori internazionali che vogliono essere partecipi del capitale della holding, è
questione che certamente dev'essere discussa, ma che richiama semmai una
riflessione non tanto sulla FIAT e i suoi assetti, ma su altri temi. Richiama la
necessità di una riflessione su come l'Italia voglia essere un Paese attrattivo di
investimenti e di quale fiscalità si debba dotare e richiama la necessità di una
riflessione sull'urgenza di arrivare ad una armonizzazione fiscale anche su scala
europea, perché non si può avere una moneta unica, un mercato unico e tante altre
cose uniche e, poi, non affrontare il nodo di avere delle condizioni fiscali che siano,
se non uniche, quantomeno armonizzate. Questa è una discussione che certamente va
fatta.
Ma vorrei dire che né il luogo dell'ubicazione della sede legale né il luogo di
ubicazione della sede fiscale hanno una relazione con gli stabilimenti produttivi e i
siti produttivi. Tanto è vero che in Olanda, intanto, FIAT-Chrysler non ha alcun
insediamento produttivo; in Gran Bretagna, c'è un piccolo insediamento produttivo
Chrysler, dal punto di vista delle dimensioni, assolutamente insignificante per la
dinamica del gruppo. Quindi, penso che questa distinzione vada vista e vada
mantenuta. Quello che conta è dove sono i siti produttivi e non c'è stato alcun
annuncio da parte di FIAT-Chrysler della volontà di modificare la configurazione dei
siti produttivi del gruppo. Anzi, da parte del dottor Marchionne e anche da parte
dell'ingegnere Elkann, è stato ribadito più volte in questi giorni l'impegno a
mantenere le scelte di investimento che il gruppo aveva annunciato.
Per quello che riguarda noi, in particolare, l'Italia, la FIAT e Torino, io credo
naturalmente che noi dobbiamo ribadire con grande forza - io l'ho fatto ad ogni piè
sospinto e continuerò a farlo - che noi vogliamo che FIAT continui a considerare
l'Italia il pilastro strategico della sua presenza in Europa e Torino l'head quarter del
gruppo in Europa, come, tra l'altro, è stato anche riconosciuto in recenti dichiarazioni
del vertice FIAT, e che, quindi, da parte nostra, ci debba essere tutto l'impegno a
creare le condizioni di maggiore convenienza e di maggiore opportunità perché la
FIAT-Chrysler continui ad investire nella nostra città e nel nostro Paese.
Ricordo, peraltro - lo dico anche qui, perché ho già avuto modo di dirlo in altre sedi,
cosa che a me stupisce quanto in genere venga sottostimato -, che l'investimento
FIAT sull'ex Bertone, che era chiusa da sette anni e i cui 1.200 lavoratori non
avevano alcuna prospettiva di riallocazione, è stato il più grande investimento
industriale in Italia degli ultimi dieci anni. Lo sottolineo, perché trovo veramente
abbastanza curioso e sconcertante che, quando si discute di FIAT, questo dato non
venga mai richiamato.
Posso capirne le ragioni politiche, emotive, emozionali e psicologiche, però io vorrei
dire, essendomi occupato di FIAT nella mia vita politica per tantissimi anni, che
colpisce come in Italia si chieda a FIAT molto di più di quello che si chiede a
qualsiasi altra azienda. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non lo so.
Sottolineo che in questi stessi mesi si sta discutendo delle sorti di Telecom, che non è
un'azienda meno importante di FIAT, e non si pongono tutti gli interrogativi che si
pongono alla FIAT. Solo per fare un esempio. Comunque, chiusa la parentesi.
Quindi, io penso che noi dobbiamo, ovviamente, batterci perché Torino continui ad
essere un luogo di investimento importante dell'azienda. L'investimento sulla
Bertone - io credo - conferma che Torino è un luogo che ha tutte le professionalità, le
competenze, la qualità, l'esperienza e la tradizione storica per continuare ad essere
un polo di industria automobilistica forte e credo che dobbiamo chiedere, con grande
forza, che sia mantenuto l'impegno assunto, che è quello di avviare, entro la
primavera, le attrezzature delle linee di montaggio per i nuovi prodotti per lo
stabilimento di Mirafiori.
Sottolineo anche, prima di chiudere, che Torino continua ad essere nel mondo uno
dei più grandi hub di produzione automobilistica su scala mondiale. Non solo per la
presenza di FIAT, e oggi di FIAT-Chrysler, ma perché poi il sistema industriale
torinese è caratterizzato da un ampio numero - come sappiamo - di industrie del
settore dell'indotto e della componentistica, settore che contribuisce in maniera
decisiva a fare di Torino la seconda area di esportazione del nostro Paese e che, in
questi anni, ha conosciuto un processo di riqualificazione e di specializzazione
tecnologico che lo ha reso via via sempre più forte e sempre più internazionalizzato.
Quello che produceva il sistema dell'industria della componentistica e dell'indotto a
Torino vent'anni fa era acquisito per l'80% da FIAT e per il 20% andava agli altri
fornitori su scala mondiale. Oggi, questo rapporto si è esattamente rovesciato. Il
sistema industriale torinese nel settore dell'auto vende l'80% di quello che produce
sui mercati internazionali ed è fornitore primario di tutte le principali industrie
automobilistiche del mondo, da Volkswagen a Ford, a General Motors, a Peugeot, a
Renault e via di questo passo. Penso che questo sia un elemento che conferma ancora
di più quanto noi dobbiamo continuare a considerare l'industria automobilistica un
punto di forza essenziale del sistema industriale torinese e, peraltro, come via via
questo sistema industriale abbia avuto la capacità di mettere in campo investimenti di
specializzazione tecnologica e di innalzamento della sua qualità competitiva, che è
un elemento di forza e che viene tanto più utile nel momento in cui si fa l'operazione
FIAT-Chrysler, perché la scelta di FIAT-Chrysler, in particolare del comparto FIAT,
di scommettere sulla collocazione di un prodotto FIAT nelle fasce di alta gamma -
scelta che si sta perseguendo con il rilancio del marchio Alfa Romeo e con
l'investimento sul marchio Maserati - pone al sistema dell'indotto e dei componenti
un'opportunità tecnologica competitiva nuova e più alta, perché chiunque di noi
capisce che, dal punto di vista della qualità del prodotto, delle tecnologie applicate,
eccetera, una Cinquecento, per quanto sia sofisticata, non è una Maserati. Quindi,
misurarsi con la sfida del prodotto di alta qualità e di alta gamma significa, anche per
il sistema dell'indotto e dei componenti, è un'opportunità importante dal punto di
vista delle opportunità di mercato e dal punto di vista delle opportunità tecnologiche.
Infine, a conferma del fatto che Torino continua ad essere uno dei più grandi hub
automotive del mondo e di qualità, sottolineo che Torino è anche sede sempre di più
di attività di ideazione, design, stile e di applicazione di innovazione tecnologica e di
ricerca nel settore automobilistico da parte di grandi gruppi internazionali (la
presenza della General Motors al Politecnico con il suo centro di Powertrain, la
concentrazione di tutta l'attività di ideazione di stile e di design della Volkswagen a
Italdesign di Giugiaro, il trasferimento a Torino di gran parte della direzione
commerciale di Volkswagen da Verona, perché la gran parte dei fornitori di
Volkswagen sta nel sistema industriale torinese, e via di questo passo).
Quindi, credo che dobbiamo partire da questo dato l'industria che ruota intorno
all'auto continua ad essere, per la nostra città, un elemento fondamentale del suo
sviluppo industriale; il fatto che Torino sia venuta allargando il suo profilo a nuove
vocazioni non fa venir meno il carattere strategico del nostro profilo industriale e noi
dobbiamo evidentemente lavorare perché questo profilo industriale non solo si
mantenga, ma si consolidi, e cogliere questa nuova sfida che si apre con la creazione
di FIAT-Chrysler come un'opportunità per la Città e fare in modo che lo sia
effettivamente. Questo sarà l'impegno dell'Amministrazione Comunale.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Grazie, Sindaco.
Ricordo a tutti che un Consigliere per Gruppo può parlare fino a sette minuti, gli altri
cinque minuti.
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Ringrazio il Sindaco. Abbiamo deciso di sollecitarlo con questa richiesta di
comunicazione, che arriva tecnicamente con una settimana di ritardo, perché
l'avevamo chiesta la settimana scorsa, prima dell'annuncio, che, comunque, era
ampiamente atteso riconosciuto, ma che noi pensiamo arrivi in ritardo di ben più di
una settimana.
Noi abbiamo fatto questa richiesta di comunicazione non aspettandoci - questo lo
dico con franchezza, Sindaco - una posizione diversa da parte sua, perché le cose che
lei oggi dice, e che ha appena detto, ce le sentiamo ripetere da due anni. Non le
condividiamo; ci sembrano una cantilena stanca, che cerca di coprire un fatto
storicamente un po' drammatico, su cui non vogliamo piangere, ma che vogliamo
fotografare con chiarezza: lo spostamento del baricentro di quella che è stata la più
importante fabbrica di questa Città e del nostro Paese, da Torino e dall'Italia, verso
l'altra sponda e l'altro continente.
In realtà, però, questo dibattito, Sindaco, noi non lo chiediamo per segnare il punto -
sarebbe scena già vista -, perché, tanto, in questa vicenda ormai le posizioni sono
chiare, scritte e per certi versi anche consolidate da due anni, ma per provare a
capire, quando noi consideriamo e pensiamo che ormai i buoi siano fuori dalla stalla,
che cosa ancora si può fare per il bene della nostra città e a difesa dei nostri cittadini.
Prima di passare a questo, però, mi permetteranno i Colleghi di fare una veloce
fotografia sulla situazione in corso. Sindaco, fa impressione sentir parlare di questo
investimento e di questa scelta, senza raccontare, almeno fotograficamente, quella
che è oggi la situazione di Mirafiori e quella che avrebbe dovuto essere.
Oggi, a Mirafiori si producono poco più di 20.000 veicoli (erano 176.000 nel 2009);
lavorano nelle carrozzerie 1.500 persone tre giorni al mese, oltre ovviamente agli enti
centrali e al resto, ma con un amplissimo accesso e utilizzo della cassa integrazione e
quindi, diciamo, delle risorse dei lavoratori e del sistema Italia.
Vede, le sue parole, che sono ormai non più sufficienti a rassicurare, probabilmente
anche lei, questo lo capiamo, tutti quanti noi, sono purtroppo il rimbombo di quelle
dell'Amministratore Delegato della FIAT, che, da questo punto di vista, ha cambiato
idea più volte in questi ultimi tre anni. Penso che questa cosa la dobbiamo dire con
chiarezza. Tre anni fa, due anni e mezzo, quando noi entravamo in questo Consiglio,
parlavamo del progetto Fabbrica Italia ("progetto" per modo di dire, perché non è
mai stato codificato) e degli investimenti legati a quel progetto. Investimenti e
progetto che non si sono mai realizzati.
Adesso, forse, arriveremo finalmente alla codificazione di un piano industriale.
Certo, sarebbe troppo facile fare il raffronto fra quello che è successo qui da noi, più
in generale in Europa, e quello che è successo negli Stati Uniti, anche perché è
innegabile che il mercato dell'auto nel nostro continente è crollato, mentre invece da
altre parti ha tenuto più che qui. Però, non si può non notare, Sindaco, e non si può
non considerare che, mentre tutti i produttori europei perdevano quote di mercato, la
FIAT le perdeva quasi per il doppio. E mentre tutti i produttori europei provavano a
contrastare questo declino con l'inserimento di nuovi modelli e nuove tecnologie, la
FIAT, la nostra FIAT questa scelta non l'ha fatta.
Dall'altra parte dell'oceano, invece, si consolidava la presenza di FIAT dentro il
gruppo Chrysler, ma, soprattutto, si consolidava un progetto industriale che lì, sì, è
stato codificato, scritto e contrattato con il Governo Obama, nelle famose 248 pagine
di quel piano industriale e trattato con il Sindacato metalmeccanico, che ha potuto
dettare i tempi e partecipare all'operazione.
Certo, loro avevano il coltello dalla parte del manico: investimenti, un sistema
industriale e un Governo che dava a quel sistema industriale un progetto e una
politica, cosa che in questo Paese non è successo negli ultimi anni, non è successo
negli ultimi tre anni, negli anni delle larghe intese, e non sta succedendo in questo
momento.
Vede, Sindaco, io da lei mi sarei aspettato e continuo ad aspettarmi dalle Istituzioni
di questo territorio l'apertura di una vertenza rispetto a Torino. Io credo sia arrivato il
momento di dire con chiarezza che i dati sulla cassa integrazione, sulla
disoccupazione e sulla disoccupazione giovanile fanno di questo territorio
un'emergenza nazionale e che, quindi, è necessario che il Governo apra con noi un
tavolo di confronto, a partire dalla vertenza FIAT.
Io mi sarei aspettato un grido di dolore rispetto a quello che stiamo vedendo giorno
dopo giorno. E devo dirla tutta, a chi è anche azionista di maggioranza di questo
Governo, almeno in questo mi sarei aspettato una chiamata all'ordine e alla presenza.
Anzi, se la devo dire tutta, io penso che questo Consiglio Comunale debba chiamare
il Governo alle sue responsabilità, debba dire che sul caso FIAT e, più in generale,
sulle politiche industriali che riguardano questo territorio, è necessario aprire una
discussione pubblica.
Proprio per questa ragione, negli scorsi giorni abbiamo provato a tracciare l'esigenza
di un Consiglio Comunale aperto, come uno degli strumenti possibili, perché questo
confronto si avvii, forse fuori tempo massimo, ma all'ultimo minuto utile, cioè i tre
mesi che precedono la presentazione del piano industriale di FIAT.
Ci siamo incontrati oggi con il Capogruppo Paolino; abbiamo ragionato una proposta
che ci sembra più interessante, la presenterà lui, che ci permetterà diversamente di
fare due cose: di lanciare un segnale alle altre Istituzioni, che sono silenziose,
silenziosissime, penso alla Regione Piemonte e alla grandissima assenza di quel
Consiglio Regionale, di quella Giunta Regionale, di un Presidente che non ha trovato
modo fra le sue vicende, fra i suoi fatti affaccendato, di aprire anche lui una
questione sul caso FIAT, di lanciare un segnale al Governo, che in questi giorni non
ha detto praticamente nulla, se non fare l'Ufficio Stampa del gruppo FIAT e del
nuovo nascente gruppo internazionale e multinazionale.
Poi, dall'altra parte, pensiamo sia necessario togliere tutti gli alibi al management e
alla dirigenza di FIAT. Torino era fondativamente dentro il marchio. Torino è parte
di quella fabbrica. È inutile dire che è storia antica pensare che le città e i territori
abbiano un legame con i loro soggetti industriali, perché allora bisognerebbe
chiedere a Volkswagen perché tiene nella pancia una percentuale di azionariato che
fa riferimento al land in cui la Volkswagen è nata. Bisognerebbe chiedere a Chrysler
perché è così legata a Detroit. Bisognerebbe chiedere a Tata perché è così legata
all'India, tanto da pensare prodotti per il mercato interno prima che prodotti per il
mercato internazionale.
Allora, Sindaco, io non so se lei su questo si è rassegnato, io penso che questo
Consiglio Comunale e questa Città non si possano rassegnare e sono convinto che lei
in questo possa, almeno in quest'ultima fase, fare la differenza.
Apriamo una discussione con FIAT, chiediamo pochi impegni, ma chiari, per salvare
almeno la destinazione europea di questo marchio, il progetto europeo all'interno di
quella che lei considera una sfida industriale e che io considero un po' una fuga
industriale da questo Paese, ma proviamo a capire quali sono i margini per avere un
nuovo motore a Powertrain, per avere nuovi investimenti, almeno qualche nuovo
modello, e per avere una parte della progettazione dell'ideazione e della ricerca
legata al nuovo gruppo.
Per questa ragione, credo sarà necessario aprire una sede ad hoc. Probabilmente, non
sarà il Consiglio Comunale aperto, o arriveremo al Consiglio Comunale aperto con
un percorso. Credo sia necessario costruire un gruppo di contatto. Credo sia
necessario ribadire ai nostri cittadini che anche un Consiglio Comunale, soprattutto il
Consiglio Comunale di Torino, può e deve avere un ruolo.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Purtroppo, le novità che apprendiamo periodicamente dal management FIAT hanno
solo un merito in questa Sala Rossa, riaprire un consueto teatrino, a cui purtroppo
siamo già abituati e che non credo che i torinesi ancora riescano ad apprezzare.
Non solo, Sindaco, per la ripetizione stanca di una positività che ci risulta veramente
priva di fondamento e destituita di ogni ragione, ma anche e soprattutto perché,
riprendendo una metafora ripresa da chi mi ha preceduto, quando lei è venuto qui ad
amministrare questa Città, tornando da Roma - è vero, si ricorderà -, vedevamo
Torino sbandierata in tutti gli spot commerciali della casa automobilistica, con il logo
Fabbrica Italia, che richiamava una sorta di patriottismo di consumo nell'andare a
scegliere un marchio italiano, soprattutto tutti noi vedevamo in quel marchio italiano
un marchio torinese. Adesso, Sindaco, lei rischia di essere ricordato dalla storia di
questa Città come il Sindaco che ha iniziato il mandato in questa situazione e che lo
ha terminato consentendo a questa casa automobilistica di portare le braccia, la testa
e anche il portafogli da un'altra parte, all'estero, in ogni caso fuori da questa città.
Quello che più mi è spiaciuto di questa sua risposta oggi - e chi la conosce, chi
conosce i suoi interventi, non ha potuto evitare di cogliere un certo imbarazzo - è
soprattutto sul passaggio fiscale, perché ha ammesso implicitamente che,
oggettivamente, una realtà industriale per poter esprimersi al meglio del proprio
potenziale è costretta ad abbandonare Torino e l'Italia. Questo ha detto. Perché, en
passant, ha detto che, tanto, la fiscalità rimarrà legata alle attività produttive e questo
non ci rassicura, ma ci preoccupa ulteriormente. Dall'altra parte, ha dovuto dire che
se l'ha fatto, evidentemente, è perché là riceve un fisco di favore. Io non accetto che
l'esponente primo di un'Amministrazione cittadina, che è quella di Torino, ci ponga
questa scelta come uno stimolo positivo alla politica e non come, invece, una fuga
dal territorio, perché questo me lo può venire a dire l'esponente della realtà privata
che ha come obiettivo il profitto, non me lo deve venire a dire il garante degli
interessi generali di sviluppo economico del territorio stesso.
Io qui voglio arrivare al discorso del Consiglio aperto. Ben venga il Consiglio aperto,
l'avevamo chiesto a gran voce e ottenuto già all'inizio di questo mandato. Però,
abbiamo combinato qualcosa? Perché io sono d'accordo con il Consiglio aperto, ma
non con il Consiglio aperto con FIAT. E andrò velocemente a riassumere le
motivazioni.
La prima motivazione è che noi già abbiamo chiesto una presenza del management di
FIAT in questa Sala Rossa per confrontarsi. Già una volta siamo stati, come
Istituzione, umiliati - perché le parole vanno usate con il loro corretto termine - da
Marchionne, che ha rifiutato di venire qui, quando invece ci dobbiamo vedere
ricordare sulle prime pagine dei quotidiani che trovava il tempo per giocare a
scopone con il Sindaco che l'ha preceduta e il suo, da non più troppo tempo,
Vicesindaco, perché questo forse lo dovremmo ulteriormente ricordare. Primo
motivo, quindi, perché la Sala Rossa non merita una seconda umiliazione, che di
sicuro si ripeterebbe, con l'invio di qualche comprimario mandato qui a recitare un
comunicato stampa. Non ce n'è ulteriormente bisogno, perché la voce di FIAT l'ha
già perfettamente rappresentata lei, Sindaco, oggi, per cui oggettivamente il delegato
d'azienda già l'abbiamo ascoltato e non c'è bisogno di doverlo ascoltare una seconda
volta. Infine, perché si ripeterebbe un teatrino di lacrime da coccodrillo, perché ci
siamo stufati di vedere un centrosinistra che spolvera ottimismo e una sinistra
radicale che, purtroppo, ammettendo ormai che il bestiame è già uscito dall'aia e
chiudere la porta dopo la fuga è completamente e assolutamente inutile, servirebbe
solo a rivendicare in via postuma delle rivendicazioni sociali che suonerebbero
ulteriormente offensive per i destinatari di quelle rivendicazioni, che ormai hanno
visto frustrati i propri diritti e le proprie aspettative.
Quindi, ben venga un Consiglio aperto, ma venga con gli operatori di quel settore,
perché, se FIAT ha voltato le spalle a Torino, Torino deve smettere di guardare a
FIAT. E partendo da TNE, che è proprio quello che è nato oggettivamente come un
carrozzone per sostenere FIAT nel momento in cui FIAT chiedeva alla Città di
Torino, per regalargli 70 milioni e comprare dei capannoni vuoti, che sono costati 70
milioni di Euro e un milione di Euro di gestione per i dieci anni che ci hanno
separato da quell'operazione, TNE però ormai è partito non grazie alla Città di
Torino, ma grazie al Politecnico, è partito come polo della ricerca; abbiamo sentito
dai vertici di quella società di uno scouting avvenuto all'estero per cercare nuovi
investitori, che investano in un manifatturiero automobilistico legato alla ricerca,
legato a dei settori che riescano a vendere e che non ripropongano sempre degli
schemi triti e ritriti. Non tocca a me dirlo, ma abbiamo sentito parlare di Tesla,
abbiamo sentito parlare di Google Car, abbiamo sentito parlare di nuove tecnologie
che possono rendere appetibile un mercato vendibile anche nel nostro territorio, per
non rimanere costantemente abbindolati come il serpente dal fachiro dietro il seguire
il miraggio di un SUV o di una fuoriserie, che in questo territorio non sarebbero,
comunque, venduti.
Quindi, facciamo il Consiglio aperto, ma invitiamo quei soggetti che possano
veramente dare degli stimoli positivi al rilancio di quel settore, senza costantemente
inseguire lo stesso soggetto. Perché, quando mi si viene a dire come mai FIAT
monopolizza il dibattito, è perché FIAT con Torino, con la Città di Torino, con i
torinesi e anche con il Paese Italia,ha di sicuro un grande debito, non solo un grande
credito. E questo legame di tradizione è, di fatto, forse solo simbolicamente (ma
guardi, Sindaco, i simboli contano), completamente tramontato con il superamento
del marchio.
Guardi, la difficoltà nel pronunciare "Automobiles", rende il polso della completa
deitalianizzazione dell'avventura automobilistica che è nata a Torino e la scomparsa
di quella T e la comparsa di quella C lo rappresentano plasticamente. Non mi venga a
dire che è una grande opportunità, perché lei, di fatto, ha ammesso che se la FIAT
vuole crescere è legata al percorso di allontanamento da Torino. Lo ha ammesso lei
per primo.
Quindi, questa Città abbia il coraggio di avviare un percorso, ma non insegua quel
management, perché ne subirebbe solo ulteriori umiliazioni; deve avere il coraggio di
disegnare un seguito per il rilancio industriale di Torino.
Abbiamo visto che la cultura è una risorsa, ma non è una risorsa sufficiente per
mantenere realmente questo territorio e dargli delle gambe su cui camminare.
Se il settore industriale è importante, se abbiamo un know-how da difendere, una
tradizione valida e addirittura degli sviluppi e delle prospettive in termini di ricerca,
puntiamo su quelle, perché quella è la sfida che si deve porre una vera
Amministrazione Comunale e non la rincorsa - questo è l'unico punto su cui siamo
d'accordo, Sindaco - di una nostalgia che, purtroppo, ormai non ha più ragion
d'essere.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Le parole politicamente più significative sulla vicenda FIAT ascoltate in questi giorni
- e non solo in premessa dal Sindaco - restano proprio le sue, Sindaco, che ritiene che
l'aspetto più importante della vicenda siano i siti produttivi ed il mantenimento della
produzione.
Insomma, di fronte alla testa di FIAT che va via da Torino, a lei importa che in Città
rimangano qualche linea, qualche modello, magari di bassa fascia, da produrre.
Insomma, malgrado Renzi, la svolta del Lingotto, la Quercia, L'Ulivo, ciò che
importa alla sinistra torinese è che resti sempre e comunque inossidabile Cipputi,
l'operaio comunista metalmeccanico.
A lei, signor Sindaco, non importa che le decisioni importanti a livello finanziario e
progettuale finiscano a Londra, ad Amsterdam o in America, con benefici nel
commercio o nel mercato immobiliare derivanti dagli alti stipendi e dalle ricche
ricadute sulle città scelte dagli investimenti e dagli insediamenti.
Lei, signor Sindaco, non si rende conto che solo il segmento alto del mercato del
lavoro è progetto della concorrenza aggressiva dei Paesi emergenti.
A lei e al suo partito importa tutelare un'improbabile realtà sociale ed una base
elettorale priva di prospettiva. Del resto, capisco che il Sindaco debba mostrarsi pago
delle scelte aziendali - questo mi sembra scontato -, perché, tra l'altro, con tutti i
Governi e le Amministrazioni di sinistra al governo del Comune di Torino, negli
ultimi vent'anni - hanno concesso alla FIAT - non possono certo (e non si può in
questo momento) ammettere di essere state ripagate con un calcio nel sedere.
Area Lingotto, TNE, nomine di dipendenti FIAT esodati negli Enti Pubblici, gestione
Olimpiadi, sono alcuni dei numerosissimi casi di sudditanza dell'Amministrazione
nei confronti dell'azienda, dove, più che gli interessi della collettività, si sono
salvaguardati quelli del privato grande e potente e, in cambio, si sarebbe dovuta
ottenere un'attenzione speciale per Torino.
La città che vuole essere considerata bella, turistica, capitale culturale, attrattiva e
alla moda; in questo contesto stava bene un grande centro direzionale progettuale e
finanziario, mentre lei, signor Sindaco, si preoccupa della linea di montaggio dentro
un gran cassone vecchio da ammodernare. Ancora una volta ci domandiamo: con i
nostri soldi?

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Io inizio con una riflessione: dico che Marchionne non fa il benefattore, fa il manager
e deve garantire che la sua società possa avere quelli che sono gli utili più importanti
per salvaguardare i propri Bilanci.
Il fatto che FIAT oggi perda la sede legale e fiscale è soltanto un lungo processo che
ha portato FIAT ad avere un allontanamento graduale dalla città. La società FIAT
realizza in Italia meno del 9% del proprio fatturato, occupa il 29% dei propri
dipendenti e ospita il 28% degli stabilimenti su scala mondiale, quindi una parte
davvero marginale nel nostro Paese.
E pensiamo che senza Chrysler - dato che nella conferenza stampa di mercoledì
hanno anche elogiato il fatto degli utili e della grande crescita che ha avuto negli anni
passati - il suo giro d'affari sarebbe cresciuto solo del 2%, con una flessione davvero
importante sul mercato italiano. Questo fa pensare che l'allontanamento è partito
davvero tanti anni fa. E spiace che chi ha governato - sia la Città, che anche le
Istituzioni a tutti i livelli - di questo non se ne sia accorto, o se ne sia accorto
solamente oggi, perché, se noi pensiamo alle iniezioni di denaro che sono state fatte
all'interno di FIAT negli ultimi anni, sono cifre davvero troppo importanti per non
pensare che questa sia un'azienda trattata come una qualsiasi azienda pubblica.
Nel 1975 FIAT aveva 250.000 dipendenti, oggi se ne trova, insieme all'indotto, circa
30.000. Fino agli anni Novanta sono stati versati - abbiamo ancora i dati in Lire -
circa 220 miliardi di Lire: a FIAT è stato versato, dallo Stato, un miliardo per ogni
dipendente che è stato licenziato; per ogni persona in meno, lo Stato ha dato un
miliardo in più. Questo è gravissimo, fa pensare a quanto siano state sbagliate le
politiche verso questa azienda, che ormai, chiaramente, non vede più in Italia, in
questo Paese, anche logorato dalla crisi, un posto dove investire, dove fare denaro e
si va a spostare all'estero.
Noi abbiamo dato soldi in occupazione, incentivi, cassaintegrazione. Noi pagheremo
la cassaintegrazione a un'azienda che andrà a produrre all'estero. Avremo delle
produzioni di nicchia. Sì, sono importanti, è giusto sapere che Alfa Romeo e
Maserati continueranno a produrre a Torino delle piccole quantità di auto, però noi
dobbiamo pensare che il grosso del profitto nelle auto di basso segmento viene fatto
con auto prodotte in Serbia e prodotte in Polonia, dove la manodopera costa poco.
Quello che è stato sbagliato è stato dare gli incentivi nel 1996; penso a quando Prodi
lo ha fatto e adesso ho anche il dato, che è la cosa forse più allarmante, ed è ancora in
Lire: sono stati dati 2.100 miliardi di incentivi nel 1996. Penso anche agli
ecoincentivi fatti pochi anni fa, quando FIAT si è rilanciata sul mercato italiano, ed è
stato l'unico motivo per cui, una volta arrivato Marchionne, le vendite si sono
impennate.
Forse oggi è arrivato il momento di smettere di guardare FIAT come un'azienda
italiana, perché non è più neanche made in Italy, perché è un'azienda che non ha più
le sue sedi, né fiscali, né legali, non si può neanche predefinire made in Italy, è ora di
iniziare a guardarla come un'azienda come tutte le altre, come noi guardiamo grandi
altre multinazionali, ovvero senza più con quell'occhio di riguardo, sia economico
che anche forse di affezione.
Sindaco, lei giustamente prima parlava di nostalgia. Bene, dobbiamo anche smettere
di essere nostalgici verso questa casa, che - come diceva prima il Consigliere
Marrone - non ha neanche più Torino nel proprio nome.
Non avendo più Torino nel proprio nome, noi iniziamo a trattarla come un'azienda
americana, perché ormai è un'azienda americana ed è previsto che a breve sposti a
Detroit anche le altre linee di produzione.
Dopo gli investimenti fatti nel 2002, quando c'era ancora Banca Sanpaolo - non era
Intesa Sanpaolo, c'era ancora Banca Sanpaolo -, e le iniezioni di denaro fatte dalla
stessa banca, che con i mutui termineranno nel 2015, la paura è: cosa ci sarà dopo il
2015? FIAT chiuderà?
Mettiamoci nella condizione di pensare che questo ormai è nell'ambito delle
probabilità, la cosa potrebbe succedere e, visto quello che è il trend, quasi
sicuramente succederà. E mettiamoci nella condizione di pensare che ci sarà uno
spazio che verrà lasciato vuoto. Come ha detto bene prima il Sindaco, Torino ha un
know-how incredibile, vengono da tutto il mondo ad investire: viene Volkswagen -
c'è già -, abbiamo una cittadella universitaria del Politecnico, sull'automotive, che
viene invidiata da tutto il mondo. Si può quasi dire che Torino sia la Silicon Valley
dell'automotive, perché abbiamo una competenza e una capacità tale di creare, di
produrre e di inventare che nessuno al mondo ha, tant'è che dall'estero vengono qua.
Abbiamo sviluppato una competenza incredibile.
Bene. Allora mettiamoci nella condizione di sfruttare questa competenza, di riempire
quei vuoti che FIAT lascia con qualcos'altro, con qualcuno che magari vuole venire
ad investire; e i soldi che noi programmeremo per la cassa integrazione dei
dipendenti, magari potremo investirli su qualcuno che vuole venire a mettere a
Torino le proprie linee. Chiamiamo altre case automobilistiche, signor Sindaco, che
vengano ad investire qui e, anziché dare i soldi per la cassaintegrazione, glieli diamo
come incentivi nella produzione, e facciamo lavorare quegli operai che invece non ci
sono e che non potranno lavorare, perché la cassaintegrazione è già programmata
anche per tutto il 2014.
Questo è l'obiettivo di chi vuole rilanciare una città anche sotto questo aspetto:
riempire i vuoti che vengono lasciati da un mercato globale.
Noi abbiamo una grande capacità, non facciamoci rubare anche questa, perché
Milano, negli anni, ci ha portato via tutto e io non vorrei che forse l'ultima cosa che
ci resta è questa grande capacità di saper trasformare un pezzo di lamiera ad una
grande auto.
Io lo chiedo a lei, invito lei, inviterò il Presidente Cota, inviterò i nostri parlamentari
a lavorare in questo senso, perché questa è l'unica soluzione per salvare un indotto
che ancora può dare tanto, ma che di questo passo sarà costretto a morire.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
Farò un intervento breve, ma vorrei lasciare al Sindaco alcune riflessioni. Ha ragione
il Consigliere Curto, lei, Sindaco, affronta questa questione, che per me è una
questione sollevata fin dai tempi della sua presentazione delle linee programmatiche,
cioè sulla pluralità di vocazioni. Spesso sono intervenuto ricordandole che la più
importante di queste vocazioni per Torino era quella industriale.
È vero, può sembrare una sorta di difesa d'ufficio. Intanto credo che l'approccio che
le Istituzioni hanno avuto - e mi riferisco a tutte, quindi Governo, Città, Regione -
nell'affrontare questa vicenda sia stato - io dico - un po' conciso. Lo dico perché più
o meno tutti hanno detto le stesse cose, cioè che contano i posti di lavoro e la
competitività, cosa peraltro vera.
Credo, però, che, per la più grande azienda italiana che se ne va, queste possano
risultare parole troppo scontate.
Credo che il tema da dibattere debba essere incentrato sulla bassa produttività di
questa industria italiana. Questo significa una cosa molto precisa, cioè la mancanza
di quelli che sono stati i modelli esportabili ad alto valore aggiunto.
Credo, inoltre, che non è che ci sia una follia da parte dei nostri imprenditori, colti da
esterofilia, tutto ad un tratto, ma possiamo sicuramente definire quella che è una
cronica inerzia e incapacità di quelle che sono adeguate politiche di sviluppo
economico, che rispondono a quelle che sono le esigenze delle imprese che vivono
quotidianamente nei nostri territori. Credo, infatti, che Marchionne ed Elkann
abbiano deciso di organizzare la loro azienda al meglio, cioè salvaguardando quelli
che sono, per un'industria, i più importanti fattori di produzione, che li hanno portati
a fare una cosa: delocalizzare.
Appare chiaro a tutti, poi, che il gap sta evidentemente nel recuperare sul fronte dei
costi. Però, a mio modo di vedere, per restare a noi, alla nostra Torino, la questione
va affrontata facendo un breve excursus storico.
Quello che voglio dire è che, perché un'azienda resti sul proprio territorio, ci devono
essere le condizioni. Quali sono queste condizioni? Sicuramente sono i vincoli
normativi e le condizioni fiscali, ma - ripeto -, tornando alla nostra Torino, io credo
che nei progetti strategici di sviluppo di questa città, chi l'ha preceduta, signor
Sindaco, abbia sicuramente escluso l'industria. E le faccio degli esempi concreti. Le
condizioni devono essere ambientale, territoriali, infrastrutturali.
Allora, possiamo dire che Torino soffre di quelli che sono addetti superspecializzati,
che quindi c'è un livello scolastico mediocre, che quindi c'è carenza di scuole di
specializzazione?
Sindaco, mi spiega perché questa sinistra ha voluto una Metropolitana che andasse da
Collegno al Lingotto e non da Stura a Mirafiori, cioè lì dove c'era l'industria?
Mi spiega perché questa sinistra non ha voluto la seconda pista di Caselle, in un
momento storico in cui Malpensa non esisteva?
Mi spiega perché non si sia potenziata la zona espositiva, che era la vetrina della
FIAT a Torino?
Per concludere, quello che dice lei sul settore dell'automotive è vero, noi ci salviamo
grazie a quelle imprese che sono ovviamente il tessuto sociale più importante proprio
per l'Italia, e sono quelle che hanno fatto sì che questo settore, in qualche modo,
sopravvivesse anche nella nostra zona, nella nostra cintura e quindi smettono - come
ha detto lei - di produrre per FIAT per concentrarsi verso le grandi altre case
automobilistiche, quindi mi riferisco a Volkswagen, Ford, General Motors, Toyota,
eccetera.
Io concludo dicendo che voglio solo augurarmi che quell'inversione di cui ha parlato
ci sia anche per FIAT, perché guardi che FIAT deve tanto a questa città e non si
pensi solo che Torino debba tanto alla FIAT.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Paolino.

PAOLINO Michele
Io vorrei subito chiarire un aspetto. Noi stiamo ragionando a proposito di una grande
multinazionale che si costituisce, la prima che noi possiamo vedere, sicuramente uno
dei soggetti più importanti del panorama industriale mondiale, che ha la sede legale
ad Amsterdam, l'ufficio fiscale a Londra e ha il socio di maggioranza in via Nizza
250 a Torino. Io sarei molto più preoccupato se fosse avvenuto il contrario, cioè
avere qui a Torino la sede fiscale e legale e il socio di maggioranza a Detroit, o a
Dubai, o in Germania, o in bassa Sassonia. Sarei stato molto più preoccupato, anche
perché - il Consigliere Liardo stavolta forse non è stato attento sui numeri - gli
impiegati, i dirigenti, i funzionari che saranno localizzati a Londra e ad Amsterdam
credo che, alla fine, non saranno nell'ordine della decina, mentre noi stiamo parlando
e ci stiamo preoccupando di alcune migliaia di lavoratori di questa città, di questa
provincia, di questa regione. E nel suo insieme, parlando di FIAT, parliamo anche
degli stabilimenti - l'ha detto bene il Sindaco - di Pomigliano d'Arco, di Melfi e di
altri luoghi in giro per l'Italia. Di questo io mi preoccupo.
D'altronde, il Consiglio Comunale di Alba, nel momento in cui Ferrero ha deciso di
mettere la sede fiscale in Lussemburgo, non credo si sia preoccupato più di tanto,
perché ha visto mantenuti gli impegni produttivi nella propria città.
Invece, va in capo al Governo e al Parlamento il fatto di ragionare, sì, su questa
scelta, su come far agire l'exit tax rispetto a scelte che vanno in contradizione
rispetto a quello che è il nostro Ordinamento e come noi possiamo adeguare il nostro
Ordinamento in termini di Leggi societarie, di OPA, in termini di agevolazioni e
sgravi fiscali. Questa è una competenza che sicuramente il Governo e il Parlamento
devono assumersi più che mai su questi temi.
Il Consiglio Comunale di Torino, maggioranza e opposizione del Consiglio
Comunale di Torino - e mi dispiace -, in assoluta solitudine (perché è già stato
ricordato il ruolo del lander della bassa Sassonia rispetto alle politiche industriali
della Volkswagen) - ripeto -, in assoluta solitudine si sta occupando di una questione
che riguarda invece non solo la nostra città, o un quartiere della nostra città. Nessun
altro soggetto lo sta facendo; in particolare, la Regione si sta occupando di tutt'altro,
dei propri vitalizi e delle proprie mutande.
Noi dobbiamo concentrarci su cosa succede da qui a maggio. Noi dobbiamo
concentrarci non solo e a partire dal piano industriale di FIAT, ma dobbiamo
occuparci - ed è stato detto bene da alcuni Consiglieri dell'opposizione, in particolare
dal Consigliere Ricca - di come costruire, realizzare compiutamente e garantire un
distretto dell'auto sul territorio di Torino.
Il problema è che in Italia non riragioniamo nel settore automobilistico su un solo
produttore da sempre. Non è così che si cresce. Non è così che si mantengono i livelli
produttivi e di competizione.
Noi dobbiamo preoccuparci, questo sì, di che cosa succede della parte industriale, sia
di quest'azienda, sia del sistema produttivo, nel suo insieme, del nostro contesto
territoriale.
Tra le altre cose - ed è già stato detto -, non abbiamo solo FIAT a Torino, noi oggi
abbiamo il più grande centro ricerche al mondo sui motori diesel, che è di GM e che
è costruita all'interno del Politecnico, non a caso. Non perché, caro Consigliere
Greco Lucchina, il nostro livello formativo è basso, ma proprio per il contrario,
perché il nostro livello formativo e di competenze che possiamo portare è alto. Non a
caso GM realizza il più grande centro ricerche al mondo sui motori diesel
praticamente all'interno del Politecnico, con più di 100 persone che ci lavorano.
Noi abbiamo Volkswagen, che oggi è proprietaria di Italdesign. Abbiamo un indotto
che ha fatto una fatica atroce, quelli che sono sopravvissuti ai disastri FIAT degli
anni passati, che oggi lavorano, per il 70%, per altre marche automobilistiche e non
più per FIAT. Questo fino a poco tempo fa non succedeva.
Allora, noi queste questioni dobbiamo porcele. Noi dobbiamo chiedere a FIAT
alcune cose: dobbiamo chiedere innanzitutto gli investimenti sulla progettazione;
dobbiamo garantire che vengano mantenuti a Torino e abbiano un ruolo determinante
gli enti centrali, cioè la testa del sistema FCA, la testa del sistema automobilistico in
Italia e in Europa, chi progetta, chi indirizza il mercato, chi sa interpretarlo, chi trova
nuovi modelli.
Noi dobbiamo chiedere che vengano realizzati nell'area torinese i motori. Non
possiamo ridurci ad un modello di fabbrica cacciavite che assembla pezzi, perché
non siamo competitivi rispetto a quel modello di fabbrica. Quindi, a Torino si deve
completare il ciclo di produzione delle automobili.
Dobbiamo chiedere nuovi modelli, perché solo attraverso nuovi modelli si riesce ad
essere competitivi sul mercato, e questo crea le condizioni non solo per riassorbire la
cassaintegrazione, ma per dare spinta al sistema produttivo torinese.
Consigliere Greco Lucchina, noi non abbiamo in testa un modello di città che ha una
sola vocazione; noi siamo convinti che la nostra città, più bella - e ne siamo
orgogliosi - con più servizi, con un'offerta culturale molto forte, diventi attrattiva per
chi vuole venire ad aprire nuovi centri di ricerca, nuovi luoghi di produzione, perché
per i propri manager, per i propri dipendenti può diventare interessante essere
presenti a Torino.
Quindi, Consigliere Liardo, credo che la questione Maserati sia un esempio del fatto
che una fabbrica viene riattivata per produrre 6.000 nuovi modelli, oggi ha una
produzione che va intorno alle 24.000 e ha le potenzialità per arrivare a 50.000. Non
perché noi vogliamo tanti Cipputi, ma perché le famiglie di questa città sono persone
che lavorano e noi dobbiamo garantire lavoro per loro e per i loro figli. Dobbiamo
fare in modo che i cassintegrati - non perché ci tornino a votare, non ci interessa
questo - tornino a poter investire, escano dalla cassaintegrazione e tornino nel
processo produttivo. E questo è possibile. L'esempio della Maserati lo ha dimostrato.
Ma questo avviene non se si sposta un ufficio legale, questo avviene se c'è una
società che ha soldi per investire.
Ma sa chi è preoccupato in questo momento? Sono gli americani che sono
preoccupati. Chrysler è ripartita, hanno liquidità; questa liquidità viene investita in
Europa; attraverso FIAT-Chrysler, abbiamo la possibilità di accedere ad un credito
più vantaggioso negli Stati Uniti; quei soldi devono essere investiti in Europa. Certo
che Moody's è preoccupata, perché i soldi loro vengono ad investirli da noi.
Allora, l'ultima questione è quella del Consiglio aperto. Il Consigliere Curto l'aveva
già detto, credo, in maniera abbastanza chiara: da un'idea nata nei giorni scorsi, di
un'ipotesi di Consiglio aperto (che ci lasciava un po' perplessi, perché diventava
episodico), abbiamo insieme - tutta la maggioranza, devo dire - convenuto di
proporre la costituzione di una Commissione sul distretto dell'auto, tecnicamente
andremo a definirla una Commissione speciale (io mi auguro di trovare l'adesione di
tutti i Consiglieri Comunali, di tutti i Capigruppo e la porteremo domani in
Conferenza dei Capigruppo). Quindi, non su FIAT, ma una Commissione sul
distretto dell'auto che in tre mesi - quindi una Commissione a tempo -, entro maggio,
entro la fine di aprile per l'esattezza, sia in grado di offrire alla città un Tavolo
istituzionale, un luogo, uno spazio istituzionale, dove sindacati, associazioni di
categoria (penso all'ANFIA, penso all'AMA, penso all'Unione Industriale, FIAT e
non solo, penso all'API) e tutti gli interlocutori possibili, compreso il Governo e il
Parlamento, compresa la Regione, possano insieme trovare lo spazio per produrre le
idee necessarie alla costruzione di un piano industriale che veda il rilancio produttivo
della città di Torino e del distretto di Torino e alla costruzione delle condizioni
perché Torino resti la città dell'auto, non più la città della FIAT.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Io mi chiedo con quale faccia noi chiediamo delle cose a FIAT, o chiediamo dei
tavoli a FIAT e alla società civile torinese, quando non siamo in grado neanche di
riformare la TARES o la TARSU. Ma che cosa chiediamo? Con quale faccia noi
chiediamo delle cose a FIAT?
Marchionne voleva far diventare la FIAT uno dei sei poli più importanti del mondo
dell'auto. Ci è riuscito. È riuscito ad essere, con lungimiranza e con concretezza, uno
di questi sei poli e pertanto nulla possiamo imputare a FIAT; e tanto meno noi
possiamo chiedere a FIAT di fare delle cose, quando noi non siamo in grado di dare
neanche quello che il tessuto industriale chiede alla politica.
Pertanto, visto che voglio fare questo discorso non col senno di poi - perché ne sono
piene le fosse -, ma guardando al futuro di questa nostra città, voglio parlare con il
Sindaco. Ma parlo con il Sindaco, perché? Perché è un esponente autorevole
nazionale, in grado di incidere su quello che è realmente il plenipotenziario di un
rilancio industriale della nostra Nazione, cioè il Governo italiano.
Signor Sindaco, io mi permetto di farle presente alcune cose che credo lei abbia già
illustrato abbondantemente, ma, visto che siamo a verbale, per non parlare sempre
col senno di poi, perché la gente non mangia con quelle che sono state le scelte del
passato, ma mangia e mangerà con quelle che sono le nostre scelte attuali per
incidere nei prossimi 10 anni, io le faccio soltanto sommessamente presente che lei,
quando parlerà con Saccomanni, quando parla con Zanonato, quando parla con Letta,
gli dica e urli che Torino ha fame, signor Sindaco. Torino ha fame. Lo urli a Letta e
gli dica che, se noi non abbiamo un cambio di passo, come chiede anche lo stesso
Presidente Squinzi, Torino è destinata a soccombere, signor Sindaco. Di questo
dobbiamo rendercene conto tutti in questa Sala. E non soccombere si può soltanto se
c'è un cambio di passo reale, concreto, ragionevole di quelle che sono le politiche
industriali e non le relazioni industriali, perché di quello che pensano i sindacati oggi
a me interessa relativamente poco, a me interessa quello che pensano gli industriali,
che sono quelli che devono investire sul tessuto produttivo torinese.
Allora, questo campanello d'allarme, che è già più che un campanello d'allarme,
signor Sindaco, secondo me, ormai siamo quasi alla morte cerebrale di questa città (e
il campanello d'allarme è il fatto della sede fiscale e della sede legale in Olanda e in
Inghilterra da parte di FIAT), è il chiaro segnale che il nostro sistema non è più un
sistema che interessa alle industrie, non è più un sistema che interessa agli industriali.
Noi abbiamo trascurato il sistema manifatturiero - lo ha detto qualcuno in questa Sala
e non ricordo chi -, e il primo responsabile di questa cosa negli ultimi vent'anni è
sicuramente il precedente Sindaco Castellani, è sicuramente il successivo Sindaco a
Castellani, che è Chiamparino, che oggi si dimette, prende gli applausi dal suo
Consiglio di Compagnia Sanpaolo, perché ritorna nell'agone politico, quando aveva
promesso solennemente di non farlo. Queste sono le ipocrisie della sinistra, signor
Sindaco. Queste sono le ipocrisie: promettiamo e non manteniamo.
Non siamo stati noi a governare questa Città negli ultimi 25 anni, forse negli ultimi
30. Hanno governato le vostre parti politiche, e abbiamo continuamente visto - sia a
livello nazionale, sia a livello locale - una pervicace insistenza in altre cose che non
fossero quelle che interessano gli industriali, cioè tasse troppo alte. Abbiamo ancora
l'IRAP. Io non capisco perché il Presidente del Consiglio Letta non voglia provare a
valutare questa situazione, signor Sindaco. L'IRAP, che noi avevamo chiamato
simpaticamente "l'imposta rapina" (ma non a tutti era simpatica questa battuta),
impedisce agli industriali di assumere persone, perché se uno supera una certa quota
di assunzioni, paga un'IRAP che magari è triplicata o quadruplicata. Quindi, l'IRAP
non consente nuove assunzioni.
L'IRAP, inoltre, non mette in deducibilità gli interessi passivi. Abbiamo tutta una
serie di cose che dipendono da questa tassa e noi non facciamo altro che parlare di
altre cose che agli industriali non interessano, cioè non so di che cosa, parliamo di
Legge elettorale che forse serve, forse non serve, sicuramente serve per dare stabilità
al sistema, ma non sento nel Paese la voglia... Signor Sindaco, è per questo che parlo
con lei, perché lei può incidere sul futuro, e mi creda, glielo dico con il cuore in
mano, perché realmente Torino ha fame, e lo ripeto; lei può incidere, quindi parliamo
di nuovo di IRAP, parliamo di energia che è troppo cara, signor Sindaco.
Quando Berlusconi - io voglio citarlo in quest'Aula - faceva gli accordi per fare i
gasdotti, per fare l'energia con Gazprom, per portare qua, ha pagato e non abbiamo
difeso questa scelta strategica sulla politica energetica italiana. Anzi, abbiamo detto
che era un delinquente a fare questa cosa e oggi paghiamo le conseguenze. Anzi,
abbiamo anche applaudito - forse non tutti - alla guerra in Libia fatta dalla Francia
per interessi personali di quel Paese, dove noi stavamo investendo centinaia di
miliardi di Euro per portare di nuovo i nostri industriali - grazie a Berlusconi - ad
investire e ad incidere anche sull'occupazione italiana.
Costo del lavoro alto, signor Sindaco. Ma mi neghi, se io sto sbagliando sulla politica
energetica del Governo Berlusconi. Quello era un asset strategico e noi l'abbiamo
distrutto, siamo riusciti a fargliela pagare anche su quello.
L'energia troppo cara è uno dei tanti temi sui quali l'industria italiana soffre.
Costo del lavoro alto. Abbiamo messo 5 miliardi, mi pare, in questa Finanziaria, in
questa Legge di Stabilità a livello italiano. Ma 5 miliardi, a fronte dei 20 che
chiedeva Squinzi. Ma allora l'unica battuta sul passato possiamo dirla? Perché
abbiamo messo i soldi nella rottamazione e non li abbiamo messi nel costo del
lavoro? Certo, ci sta questa battuta, però sempre col senno di poi.
Oggi invece, probabilmente, il costo del lavoro troppo alto è uno degli elementi
sostanziali che gli industriali chiedono.
Poi abbiamo le vie di comunicazione internazionali. Noi siamo ancora al palo, e per
fortuna siamo riusciti forse a partire, dopo vent'anni, con la TAV. Siamo ancora in
discussione sul terzo valico. Le vie di comunicazione - lo dico ai compagni di SEL,
lo dico agli uomini di Beppe Grillo - sono strategiche, sono determinanti, sono
fondamentali. Se noi non le abbiamo - ed è da vent'anni che discutiamo di questa
cosa -, poi non piangiamo sul fatto che non ci siano più posti di lavoro. Non
piangiamo, perché dipende da noi.
Poi, un'altra cosa che le dico, signor Sindaco, sempre con vigore, mi perdoni se ho
questo tipo di veemenza, ma io credo che veramente, visti tutti i casi che noi tutti i
Consiglieri vediamo durante le nostre giornate, vediamo la gente che è disperata, la
gente che perde il lavoro a 40, 50, 60 anni e la gente esodata. La famosa Fornero che
oggi vogliono mettere all'INPS, Dio ce ne scampi e liberi! Dio ce ne scampi e liberi,
signor Sindaco! La Fornero all'INPS è come mettere Dracula all'AVIS! Quindi, per
favore, non faccia e non promuova una cosa di questo genere. Però, detto questo, che
sono anche gli esodati un altro tema, un altro problema che abbiamo in Italia,
dobbiamo cercare di rendere - e perdonatemi, io spero di non essere troppo
irriverente nei confronti dei soloni della legalità di sinistra - la giustizia, diciamo
soltanto civile - va bene giustizia? - la giustizia anche soltanto civile un po' più
rapida...

LEVI Marta (Vicepresidente)
Per cortesia, non interrompete il Consigliere Tronzano, che invito anche a stringere
con i tempi.

TRONZANO Andrea
Perché io credo che sia uno degli elementi essenziali in un Paese normale, signor
Sindaco, e ne parlo con lei, perché lei può incidere - glielo ripeto per l'ennesima
volta - realmente sulle cose e potrà beneficiare Torino, grazie alle sue decisioni, nei
prossimi 10 anni; la giustizia civile così lenta non permette alcun investimento in
Italia.
Detto questo, io ho una proposta e mi permetto di farla al Consiglio, ma è chiaro che
non è una proposta che rimarrà nella storia, perché ognuno di noi si rende conto dei
propri limiti, stiamo parlando in Consiglio Comunale a Torino, non sto parlando in
Europa, però credo che il salone dell'automotive - e lo ripeto ancora una volta - che
va in linea, tutto sommato, con quello che è il nostro indotto, con quella che è la
nostra sapienza, con quella che è la nostra capacità di Paese, di città all'avanguardia,
veramente in questo senso all'avanguardia e non le avanguardie delle droghe leggere
o cose di questo genere, mi perdoni...

LEVI Marta (Vicepresidente)
Consigliere Tronzano, la invito a concludere.

TRONZANO Andrea
...ma comunque all'avanguardia, il salone dell'automotive potrebbe essere una di
quelle cose che funziona su Torino e sul Piemonte.
Infine, il mio auspicio, l'ultimo, è quello, signor Presidente, signor Sindaco, che
Torino, Mirafiori continuino a dare lavoro ai lavoratori che oggi lavorano, che sono
in cassaintegrazione, e li reintegri.
Per tutto il resto, sinceramente, sono d'accordo con lei, quando ha detto: "Io sono
orgoglioso di avere una FIAT internazionale, di avere una FIAT che riesca ad essere
uno dei sei poli più importanti nel mondo", purché la FIAT, naturalmente, continui a
dare lavoro e a rimettere in carreggiata i lavoratori che oggi subiscono la
cassaintegrazione. Questo è il mio ultimo auspicio.
Naturalmente, signor Sindaco, spero che lei voglia farsi parte integrante, farsi carico
di questa sfida epocale sociale per ridare lavoro, che sono i passi che le ho detto
prima. Senza di quelli, se lei non parla con Letta, che è il depositario di tutta questa
situazione, nulla potrà succedere nel settore industriale italiano, e io sono certo che il
declino sia sicuro. E il declino è molto peggio della crisi, perché la crisi si supera, il
declino si subisce e non si va più avanti.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Il Presidente mi ha chiesto di essere tollerante sui tempi, sono stata tollerante sui
tempi, però se la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito 7 minuti un Consigliere per
Gruppo e gli altri 5... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma la Conferenza
dei Capigruppo l'ha stabilito. Per cortesia, vediamo di stare nei tempi.
La parola al Consigliere Cassiani. Le ricordo che può intervenire per 5 minuti.

CASSIANI Luca
Sarò più breve. Tre notazioni di carattere tecnico che riguardano questa vicenda.
Innanzitutto la legittimità di quanto è avvenuto, che nessuno mette in discussione. Io
metto in discussione l'ineluttabilità di questa scelta, scelta che evidentemente, stando
anche a quello che dice il Sindaco e che leggo sui giornali - ma, devo dire, da parte di
tutte le forze politiche, poi spiegherò anche quali sono le posizioni -, ovviamente
mette un po' in difficoltà la nostra Città. Mi piacerebbe che anche su questo ci fosse
una riflessione del Consiglio Comunale - e mi rivolgo a tutti -, perché credo che
questo sia un dibattito di alto livello; lo dico perché noi abbiamo sempre discusso in
quest'Aula - anche con il Sindaco - di quella che è la sfida competitiva tra territori,
ed è quello che, secondo me, dobbiamo prendere, in qualche modo, come punto di
riferimento.
La FIAT in questi anni ha fatto investimenti importanti in Polonia, a Tychy, per la
Cinquecento, a Pomigliano d'Arco per quanto riguarda la Panda, e a Kragujevac per
quanto riguarda la monovolume della Lancia. Guardiamo queste tre realtà e
cerchiamo di capire perché la FIAT decide di investire in modo ingente e pesante su
quei territori e non sul territorio della città di Torino, della provincia di Torino, o
dell'indotto che storicamente qui esercita un'attrazione straordinaria a livello
mondiale. Per tre ordini di ragioni: il primo è il costo del lavoro, e questo vale per la
Polonia e per la Serbia; per quanto riguarda Pomigliano d'Arco, per le politiche
fiscali. Evidentemente, i vantaggi fiscali, che sono stati, in qualche modo, raggiunti e
garantiti alla FIAT dall'investimento di Pomigliano d'Arco, rendono
quell'investimento sicuramente vantaggioso rispetto a quello di farlo qui.
E questa è la vicenda che ci riguarda: la sfida competitiva tra territori. Neanche più
tra Nazioni - e spesso il Sindaco l'ha detto -, ma tra territori regionali della stessa
Nazione. Perché per la FIAT è più importante fare un investimento delle linee di
Pomigliano d'Arco sulla Panda, investendo alcuni miliardi di Euro in uno
stabilimento che, dal punto di vista della produttività, era uno stabilimento decotto,
mentre invece non lo fa a Torino su Mirafiori, stabilimento che conteneva - come
diceva il Consigliere Curto - qualche centinaia di migliaia di lavoratori solo fino a
trent'anni fa, e adesso ne contiene intorno ai 10.000, e ci hanno declinato 15.000
lavoratori in tutto tra Torino e provincia? Perché evidentemente questo territorio non
riesce più ad essere competitivo, dal punto di vista dell'attrazione degli investimenti.
Allora, ecco che accolgo anche alcuni suggerimenti che sono arrivati sia dalla
maggioranza che dalla minoranza. In qualche modo, il Consigliere Marrone e il
Consigliere Tronzano hanno ragione a chiedere al Sindaco, alla Città di Torino e alla
Regione Piemonte - che è il vero assente di questa discussione, perché è affaccendata
in altre vicende -: "Cosa possono fare la Città di Torino e, in qualche modo, il
Piemonte, per fare in modo che gli imprenditori e, in particolare, la FIAT, possano
continuare ad investire in modo strategico su questo territorio, che ha, dal punto di
vista della qualità della produzione e della qualità dei nostri lavoratori, un'eccellenza
mondiale riconosciuta dagli stessi americani?". Perché è evidente - e questo lo
sappiamo tutti - che alcune delle autovetture che si fabbricano in altre nazioni (ne
cito soltanto due: la Polonia e la Serbia) non hanno la qualità che assicurano i
lavoratori, ad esempio, della Bertone su Maserati, o che assicuravano la motoristica e
la carrozzeria di Mirafiori in tantissimi anni.
Questa sfida competitiva tra territori non può vedere la città di Torino e il Piemonte
in un angolo. È evidente che è un problema di carattere nazionale.
Ecco perché ho qualche scetticismo a dire che noi, con una Commissione Consiliare,
possiamo incidere. Certo, possiamo discutere e dibattere, ma ci vuole una strategia di
carattere nazionale.
Quali sono le politiche industriali che il nostro Paese negli ultimi vent'anni ha fatto
per trattenere gli investimenti e attirarli, e non allontanarli? Quali sono? Certo che
Pomigliano d'Arco, con il vantaggio fiscale che la FIAT ha avuto per quanto
riguarda le Leggi sul Mezzogiorno, da questo punto di vista, è un chiaro esempio.
Seconda questione. Io ho letto molte delle dichiarazioni, rispetto alla vicenda, che
riguardano la FIAT, che riguardano il vantaggio fiscale di avere una sede a Londra e
una in Olanda (che non è una novità), che riguarda ovviamente i proventi degli
azionisti, quindi il pagamento delle tasse, che sono più basse in quei Paesi. Però, la
cosa che più mi ha colpito di tutti gli interventi - e voglio citarla qui - è la posizione
dell'Arcivescovo monsignor Nosiglia: ha detto delle cose molto significative dal
punto di vista politico. Chiedo a tutti quanti di guardarle e leggerle con attenzione.
Non ha parlato esclusivamente di ricerca, di sviluppo o di modelli, ma ha parlato di
mantenimento di posti diretti ed indotti rispetto alla FIAT su questo territorio. Ha
parlato di vocazione produttiva e di progettazione, ricerca, sviluppo e attività che
riguardano il know-how di questa città nel corso degli anni. Credo che sia stato molto
chiaro rispetto a tanta politica, e lo dico anche al Consigliere Liardo, al quale dico
che ha citato in modo critico questa vicenda, quando invece un Consigliere del suo
Gruppo, Coppola, in sperticate lodi oggi sulla stampa, dice che invece è stata una
straordinaria attività.
Allora, ci si metta d'accordo tutti nella politica e poi si tenga ognuno le proprie
posizioni, che sono legittime. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io dico cosa
penso a verbale, diciamolo tutti e diciamo che all'interno dei Gruppi, del Consiglio
Comunale e della politica, ci sono posizioni diverse.
Io voglio vedere quali sono le carte che, in qualche modo, con il progetto industriale
e finalmente con l'investimento vero e proprio Marchionne metterà in campo.
Aspetto ancora i 20 miliardi di Euro di Fabbrica Italia, che non ci saranno
evidentemente, e chiedo soltanto una parola di chiarezza, perché non mi innamoro
del fatto che qui se non c'è la FIAT chiudiamo. In questi vent'anni di declino della
FIAT, la Città ha dato grande prova di sé con investimenti diversi, puntando su altri
assi di sviluppo, ne dico due per tutti, la cultura e il turismo, che non sono sostitutivi,
ma sono sicuramente cose che trent'anni fa in questa città non c'erano.
Però, dico anche che una politica chiara sulle scelte di FIAT è necessaria e ci vuole
chiarezza, non si può più continuare a dire delle cose e farne delle altre, e ci vuole, da
parte di FIAT, un'attività di coming out in modo chiaro e palese rispetto a quali sono
le sue volontà e i suoi impieghi sul territorio, tenendo conto del fatto che lo
straordinario indotto che ha questa città non può essere, in qualche modo, ucciso dal
fatto che evidentemente a Kragujevac, a Pomigliano d'Arco o a Tychy si stanno
creando e stanno nascendo degli indotti di livello simile, e non possiamo fare in
modo che questi superino il nostro, che è di qualità eccezionale.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Araldi. Le ricordo che dispone di 5 minuti.

ARALDI Andrea
Noi stiamo affrontando questo tema della localizzazione delle diverse parti
anatomiche di FCA. Evidentemente saremmo stati tutti molto più contenti se anche la
sede legale e la fiscale fossero rimaste a Torino e sul territorio italiano. È un
problema tecnico, ma non solo tecnico, perché evidentemente le diverse legislazioni
dei diversi Paesi mirano a contemperare degli interessi, che sono quelli fiscali, quelli
degli investitori, eccetera, dando delle soluzioni diverse.
È un problema? Sì, Consigliere Marrone; è un problema per il dumping fiscale, per il
dumping societario, è un problema che abbiamo letto sui giornali, riguarda anche
multinazionali statunitensi che operano sul territorio italiano ed europeo.
In questo senso, la risposta che dobbiamo dare non è meno Unione Europea, come
alcune forze propongono, ma è più Unione Europea, perché soltanto con l'Unione
Europea forte ed effettivamente operativa saremo in grado di fronteggiare tutte le
multinazionali, siano esse di matrice italiana, europea o statunitense.
Riguardo alla testa, ha due emisferi, uno più finanziario, più strategico e sicuramente,
anche in questo caso, noi saremo contenti per tutto ciò che potrà rimanere in Italia:
Ma il problema è più ampio, che ha radici in vent'anni di politica industriale che è
mancata in Italia, non soltanto nel caso FIAT, ma anche nel caso di tante altre grandi
imprese, grandi settori italiani, non è stata esercitata, provocando un depauperamento
delle capacità della nostra nazione in molti settori strategici.
Però sono certo - come diceva anche il Consigliere Ricca - che la testa tecnologica,
con il Politecnico, con i centri di ricerca, con la tradizione, la competenza e
l'innovazione di molti fornitori, sarà sicuramente anche in Italia; dico "anche" perché
evidentemente ormai non si può che pensare a più centri di ricerca e di progettazione
che operino in parallelo sui tre mercati, quindi Asia, Europa e Stati Uniti.
Uno dei temi che oggi sentiamo di più sulla pelle dei cittadini, degli operai e di tanti
altri addetti che guardano con incertezza e con paura al futuro, riguarda sicuramente
gli sviluppi dell'occupazione in FIAT, di cui abbiamo già visto quali potranno essere
le prospettive, del cosiddetto polo del lusso. Sappiamo che la Maserati ha in
previsione un incremento della forza lavoro, tale probabilmente da raddoppiare gli
addetti, che già oggi sono aumentati. Un altro dato fondamentale è il ruolo
dell'indotto delle PMI della Provincia di Torino, che, come abbiamo già avuto modo
di ricordare in molti interventi, sono tra le prime al mondo.
Questi sono gli argomenti importanti. In Italia abbiamo l'abitudine di essere 60
milioni di primi ministri, 60 milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio,
ma credo dovremo evitare di essere 60 milioni di amministratori delegati della FIAT,
perché è difficile comprendere quali potranno essere gli sviluppi, che solo
parzialmente possono dipendere dalla volontà del gruppo FIAT e molto dipendono
da variabili endogene.
Però, al netto di ogni approccio, che sia demagogico, o di contrapposizione sterile,
credo la proposta di costituire un tavolo abbia degli elementi validissimi ed
estremamente utili, perché è da questo tavolo che potremmo trarre la forte
legittimazione e le motivazioni per attuare l'appello, al quale sicuramente mi unisco,
di rivolgerci al Presidente Letta, per comprendere quali sono le possibilità di una
nuova politica, e alla Regione, perché dobbiamo ricordare che negli ultimi vent'anni
i Governi che si sono alternati nella Regione, se non hanno fatto qualcosa, la
responsabilità è sicuramente da condividere.
Quindi, in questo momento, con l'attuale Governo, oppure vedremo quali sono i
tempi sia del Governo, sia del discorso FIAT, con un futuro Governo della Regione
sarà necessario interloquire, perché non dimentichiamo che, come abbiamo detto, noi
possiamo provare a tracciare delle linee di indirizzo, ma una grossissima possibilità
di agire, anche finanziariamente, è a livello regionale o nazionale.
Quindi credo che questo tema debba essere fondamentale, ma soprattutto debba
essere affrontato senza pregiudizi e, a mio avviso, mettendo in modo particolare
l'accento sull'indotto delle PMI, che possono svilupparsi sicuramente con FIAT, ma
non dipendono esclusivamente da FIAT.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Berthier.

BERTHIER Ferdinando
Sicuramente sarò un po' più breve e un po' meno scontato, non lo so, perché questa
situazione mi ricorda il programma televisivo "Fiato alle trombe, Turchetti!". Belle
parole, belle considerazioni. A parte il fatto che su un tema così importante, anche se
gli esponenti della maggioranza che hanno già parlato, ritengono di aver detto di
tutto e di più, mi sorprende che in questo momento ci siano nove persone della
maggioranza.
Penso che questo argomento, al di là degli interventi più o meno validi degli altri
Consiglieri, sarebbe utile ascoltarlo, magari per farne tesoro. Credo che ci siano
interventi preparati più per funzioni istituzionali, che non per motivi di discussioni o
di validità.
Comunque, al di là di questo, voglio sottolineare che il Sindaco Fassino - in questa
fase di vendita, o svendita o esportazione di quella che è stata l'azienda fondamentale
per la Città di Torino, come anche altre aziende che abbiamo perso per strada, ma
credo che la FIAT fosse veramente il cuore di questa Città - non ne possa più di
tanto, perché quando abbiamo detto che dovevamo fare un Consiglio aperto per fare
un confronto con Marchionne, che ci ha disdegnato, non ha disdegnato tanto noi
Consiglieri Comunali, che non contiamo assolutamente nulla in tutta questa
operazione, che è cominciata non in questi ultimi due anni, e nei prossimi anni sarà
ancora peggio, perché l'operazione FIAT all'estero non è ancora finita, ma ha
danneggiato la città di Torino.
Ho sentito parlare di indotto che si è avvantaggiato da questa operazione, perché ha
aperto dei mercati all'estero. Non è così, non è per tutti così. Io lavoro in un settore
dove sono a stretto contatto con le aziende che stanno producendo componentistiche
per la FIAT. Ne ho una in particolare che si è allargata tantissimo l'anno scorso e
quest'anno, vendendo all'estero (in America, in Polonia e quant'altro) una
stupidaggine di componentistica per la Cinquecento. Ma è un'azienda, che ha avuto
la possibilità di trovare questo sbocco, ma quante altre aziende nell'indotto torinese
hanno chiuso e stanno per chiudere? C'è qualche azienda che si suicida da sola, tipo
la Bienne a Moncalieri, che per autocombustione è bruciata l'altra settimana, che era
un'azienda che aveva già grosse difficoltà. Questo lo dico a ragion veduta, ma non
volevo neanche fare il nome di un'azienda. Però, sono tantissime le aziende
dell'indotto, perché una portiera dell'auto si può fare anche a Detroit, come in
Polonia, come da qualsiasi altra parte, come già d'altronde si fa.
Quando il Consigliere Paolino dice che Torino può essere ancora la capitale
dell'auto... quella a pedali. Facciamo un'azienda di auto a pedali, visto che adesso
andremo tutti ai venti, trenta all'ora, potremo andare contromano, possiamo fare una
nuova industria di automobili a pedali. Ma non è così. La Maserati, vivaddio,
l'abbiamo visitata tutti ed è molto bella, sicuramente è un valore aggiunto di
altissimo livello, però è una. Ho letto in un articolo che il Sindaco ha citato anche
l'Alfa Romeo, ma credo che l'Alfa andrà per altri lidi.
Per cui, quello che è preoccupante non è dire che il futuro tecnologico di Torino è in
mano nostra. Innanzitutto, il fatto che un'azienda importante per Torino, per il
Piemonte, non per l'Italia, per Torino, trasferisca la sede legale ad Amsterdam e la
sede fiscale in Inghilterra... facciamoci un pensiero: non è solo questione di costi. Fra
l'altro, mi verrebbe anche un altro pensiero. In Inghilterra non c'è l'Euro, ma questo
è un altro discorso che non voglio aprire.
Al di là di quello, parliamo degli operai. A Torino non abbiamo una forza industriale
composta tutta da laureati, diplomati specializzati, per giustificare un futuro
lavorativo a questa città, che comporti una risorsa in più o un nuovo sviluppo e una
rinascita per la città, che è in ipercrisi. Tutta la classe operaia non specializzata, ha
lavorato per anni alla catena di montaggio, ma la catena di montaggio forse non
esiste più, perché è ormai quasi tutto robotizzato. Ci sono ancora tanti operai delle
piccole e medie aziende dell'indotto che non trovano più lavoro. E a questi operai il
lavoro non glielo daremo mai più.
Quindi, penso che prima di svendere, prima di accettare certe conditio sine qua non...
perché questo processo non è iniziato oggi e neanche due anni fa quando è arrivato il
Sindaco Fassino, che ha preso atto di un lavoro già preparato a tavolino dal
precedente Sindaco Chiamparino e forse ancora prima su altre situazioni.
Credo quindi che tutto questo processo è cominciato molto prima. È vero che il
nostro Sindaco Fassino non ne poteva nulla, però non è neanche il caso di dire che va
bene così, perché, a mio avviso, si potrebbe ancora fare qualcosa, si potrebbe ancora
rimediare a un processo industriale degenerativo, che forse avrà un risultato di
immagine nel mondo, ma che non serve a questa città.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Una frase che ha reso celebre l'avvocato Agnelli diceva che quello che va bene per
FIAT va bene per il Paese, per la Città. Non ci credevo allora e non ci credo oggi,
signor Sindaco. Lo dico perché sono passati tanti anni, anche dalla sua celebre frase
"Se io fossi un operaio", che ha un po' diviso lo spartiacque di questa discussione sul
rilancio, o no, del progetto Fabbrica Italia.
Avevamo fatto anche un Consiglio straordinario, lo ricordavano in tanti oggi, e già
allora chiedevamo di deporre le armi di distrazione di massa che hanno fatto di tutto,
ma proprio di tutto, per non parlare di politica industriale, di investimenti, di ricadute
occupazionali, economiche e sociali per questo Paese.
Come vi ricorderete, già allora si provava a spostare l'oggetto di discussione; si
parlava della retorica, sui fannulloni di Pomigliano, sui sindacalisti che non si
assumono le loro responsabilità, sui profitti brasiliani che pagano le perdite del
lavoro italiano.
Non credevamo in quelle armi di distrazione di massa allora, non credevamo alle
parole di Marchionne sugli investimenti che Fabbrica Italia avrebbe portato
immediatamente in Italia e non ci crediamo oggi, perché non c'è nessun progetto
industriale sulla carta, presentato davanti alle Istituzioni italiane.
Dobbiamo un po' uscire da questo concetto medioevale, lo diceva qualcuno nelle
scorse settimane, di incontri nelle segrete stanze in cui il padrone assicura qualcuno
che tutto andrà bene. Ed è per questo, signor Sindaco, che non intendevamo fare
questa discussione oggi. Io vorrei che la smettessimo di fare i processi del lunedì su
questo tipo di discussione, non ne abbiamo nessun motivo. Sinceramente, anche
questa tifoseria del giorno dopo serve a poco, perché non c'è nessun replay
interessante da analizzare.
Quello che vedo è un vuoto industriale, che non è solo rappresentato dai 1.500
lavoratori che oggi ancora entrano in quelle carrozzerie, ma da tutto quello che c'è
fuori; e se è vero che c'è il caso invece interessante, anche in prospettiva, del polo
del lusso, di cui oggi abbiamo appena solo abbozzato i contorni, come il caso della
Bertone, della Maserati, io vorrei che però ci ponessimo un piccolo interrogativo
sugli investimenti fatti da questa Città negli scorsi anni.
Io ero un giovane Consigliere Comunale quando abbiamo sostenuto con forza che a
Mirafiori poteva essere insediata la prima cittadella della mobilità sostenibile.
L'abbiamo fatto utilizzando fondi pubblici, del Comune, della Provincia e della
Regione; l'abbiamo fatto chiedendo al Politecnico di Torino di fare un investimento
incredibile, pensando che avremmo potuto spostare ingegneria dell'auto e tutto il
disegno industriale, che era in corso Francia, a Mirafiori, per pensare a un nuovo
modello, una centrale del design, che potesse ospitare i migliori progettisti al mondo,
che potesse ripensare parte di quell'indotto nei deserti industriali di quella Mirafiori.
Ebbene, in questi cinque anni, il signor Marchionne non si è presentato una volta nel
CdA di Torino Nuova Economia. Nel frattempo, il Politecnico oggi ci dice che il
tempo è scaduto, ce l'ha detto l'altro giorno, ci ha chiesto di cambiare le linee
urbanistiche della Città dicendo: "Guardate, è meglio che il design ritorni a Torino
Esposizione con Architettura". Ci dice: "Guardate che lì continua ad esserci il
deserto, anche per quei pochi ragazzi che da ingegneri dell'auto vorrebbero rilanciare
parte delle prospettive del futuro". Questo l'oggetto, signor Sindaco.
Certo, non si farà solo con FIAT e non si farà contro FIAT, ma la cittadella della
mobilità sostenibile o è l'oggetto di discussione, o la Commissione straordinaria sulle
politiche industriali dell'automotive non servirà a niente.
Allora, signor Sindaco, io credo che al ministro Zanonato deve iniziare a suonare
qualche campanello di allarme, perché se siamo convinti che quel gruppo farà gli
investimenti prospettati all'assemblea dei soci (8 miliardi di Euro), dov'è quel
miliardo e mezzo di investimenti previsto da Fabbrica Italia? Dov'è finito? Noi ci
abbiamo messo la faccia. Abbiamo detto che il giorno dopo quel referendum, sia chi
era per il sì, sia chi era per il no, o chi come noi semplicemente diceva che quel
ricatto non andava fatto sulla pelle dei lavoratori, abbiamo detto tutti insieme in quel
Consiglio aperto che avremmo presidiato quel tipo di obiettivo. Invece che cosa
abbiamo ottenuto? Un mondo di lavoro più diviso, tanta cassa integrazione e migliaia
di lavoratori espulsi dall'indotto torinese.
Io spero che questa divisione fra quelli che sono ottimisti e pessimisti, finisca. Il
compito delle Istituzioni pubbliche è un altro. Io spero che questi incontri si faranno
alla luce del sole. Non ne voglio più parlare di questi tavoli. Abbiamo riempito
Mirafiori di tavoli di concertazione. Potremmo fare una fabbrica di falegnami e di
mobilieri. Basta. Non vogliamo l'Ikea del futuro. Basta con questi tavoli.
Io vorrei che l'Amministrazione Comunale, insieme all'Amministrazione Regionale,
che spero torni a battere un colpo, visto che in questi mesi si occupa di tutt'altro, e al
Governo, chiedessero a FIAT conto degli investimenti non fatti e di quello che sarà il
futuro industriale di questo Paese.
Molti analisti e sindacalisti dicono che l'impatto occupazionale a Torino sarà quasi
inesistente. Lo dicevano ancora sia "La Repubblica" che "La Stampa" la scorsa
settimana. Noi non ne siamo tanto convinti, ma soprattutto al centro delle nostre
preoccupazioni c'è il bisogno di sapere quale progetto industriale ci sarà anche per
gli Enti centrali di progettazione e di quel design italiano che troppo spesso viene
ricordato quando ci fa comodo parlare di made in Italy, ma quando parliamo di
grande industria italiana, viene relegato solo alla ricerca e ai nostri poveri politecnici.
Io spero che il Sindaco cambi passo, perché non è importante semplicemente
rileggere quello che ci ha detto FIAT, dire che tutto sommato lì c'è la nostra fiducia;
noi vogliamo riconquistare la fiducia di quei tanti italiani che credono che in questa
città si sappia fare auto. Lo sapevamo fare allora, lo sappiamo fare oggi e spero
anche domani.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Io vedo una FIAT che da anni, come in un film a puntate, ci racconta una bellissima
storia, dipinge un mondo inventato nel quale la politica è un'attiva protagonista e un
generoso finanziatore.
Fine aprile 2010, lo dicevano anche altri Consiglieri prima di me: FIAT annuncia, in
pompa magna, Fabbrica Italia, un grosso piano industriale previsto per il
quinquennio 2010-2014. Vi ricordate le fantastiche campagne pubblicitarie, i trailer
che nella parola Italia concentravano tutto lo sforzo simbolico e comunicativo?
Il gruppo desiderava stare in Italia, desiderava valorizzare il lavoro e la specificità
produttiva del Paese. La FIAT avrebbe investito 30 miliardi di Euro in cinque anni,
di cui 20 miliardi solo negli impianti italiani. Valorizzazioni e investimenti avrebbero
dovuto triplicare la produzione di auto FIAT. Ovviamente, però, per realizzare
questo ambiziosissimo programma era necessario che venissero applicate delle
misure di razionalizzazione, questo era il termine utilizzato, come ad esempio la
chiusura di Termini Imerese, o il sistema di produzione a ciclo continuo, che portò al
famoso referendum nello stabilimento di Pomigliano e poi in quello di Mirafiori, che
ci riguardò più da vicino.
No, non era un ricatto (lo diceva anche il Consigliere Grimaldi prima di me) chiedere
investimenti come garanzie dei posti di lavoro, a fronte della possibilità di andarsene
via. No, questo non era un ricatto. E così sono arrivati i cori dei politici, signor
Sindaco. Ne ha fatto parte anche lei, lo ricordava il Consigliere Grimaldi prima di
me. "Se lavorassi alla FIAT, voterei sì al referendum su Mirafiori". O Chiamparino,
come non ricordare anche lui: "Marchionne merita un tappeto rosso". A questa
sequela poi non poteva sottrarsi l'ultimo acquisto del PD, Renzi: "Sto dalla parte di
Marchionne, senza se e senza ma". Permettetemi di dire perfetta esecuzione.
Il copione di Fabbrica Italia, solo qualche mese più tardi iniziò a mostrarsi poco
credibile e a settembre 2012 addirittura fu ufficialmente ritirato dalle scene, la parola
fu "un ripensamento".
Gli investimenti non ci sono più, ma il taglio dei diritti sì. Pazienza. Poco importa a
chi continua, signor Sindaco, come è successo anche oggi, a voler recitare il copione
dei grandi imprenditori come dicono alcuni dei poteri forti.
Nel 2013 poi va in scena la fusione di Chrysler e FIAT. E qui, dopo l'incontro
Landini-Marchionne, il Sindaco si esibisce di nuovo in alcune memorabili arie: "I
successi di Marchionne sono sottovalutati, dobbiamo fidarci di FIAT". Poco
importava anche lì che, altro segnale, da gennaio 2012 Marchionne fosse uscito da
Confindustria dicendo implicitamente - io questo l'ho trovato gravissimo - che
l'imprenditoria di questo Paese non è all'altezza. Perché questo era il significato che
stava mandando Marchionne all'Italia.
E così arriviamo al gran finale, la fusione tra FIAT e Chrysler. Un cast d'eccezione,
tutte le Istituzioni, in particolare il Sindaco e il Presidente Cota, che non è ancora
stato citato in Aula, a una sola voce: "La fusione FIAT-Chrysler grande opportunità
per Torino".
Avete dovuto cantare, però, signor Sindaco, ancora più forte della scorsa volta, per
nascondere, ad esempio, il fatto che in questi anni la FIAT abbia rinunciato al lancio
di nuovi modelli strategici e abbia deciso di ritardare clamorosamente l'uscita di altri
modelli già progettati.
Il vostro coretto, Sindaco, era riuscito, ad esempio, a non far sentire le domande per
le quali è vero che sul piano finanziario - condivido con lei - gli azionisti della FIAT
hanno acquisito il controllo dell'azionariato di Detroit, ma è altrettanto vero - e su
questo dovremmo interrogarci - che sul piano industriale il cervello della FIAT è
stato acquisito dalla Chrysler.
Il cambio della sede legale è il vero colpo di teatro finale di questa tragedia lirica.
Non raccontateci che non cambia nulla per Torino, signor Sindaco. Non ci riporti
solo quanto dichiara la FIAT in merito al fatto che il polo del lusso rimarrà qui, un
mercato redditizio, se vende, e sottolineo, se vende.
Non ci rassicura così. Probabilmente dimentica che gli impianti italiani sono in larga
misura inutilizzati, a cominciare dalla vasta area di Mirafiori, che ci riguarda, e che
sul loro futuro Marchionne ad oggi non è andato al di là di un generico impegno.
Finge di non vedere che per anni alle parole e alle promesse di quest'azienda non
sono seguiti fatti. Fa finta di non cogliere il significato di fondo che è inequivocabile.
Il cambiamento della sede rappresenta un pezzo di economia italiana che si distacca,
recando giovamenti ai suoi azionisti, ma lasciando più povero un Paese e una città, la
nostra, che ha sostenuto tantissimo l'azienda degli Agnelli.
Faccio un appello al Sindaco: penso che i cittadini non vogliano più sentire
rassicurazioni finte. Lei ha il dovere di conoscere fino in fondo non solo le intenzioni
di FIAT, ma soprattutto i piani e gli strumenti che devono essere attivati per
realizzare gli obiettivi prefissati. Cosa sarà di Mirafiori? Quale futuro spetta a questa
città? FIAT ha il dovere di dirle e di dirci, probabilmente tramite il Sindaco, quando
partiranno le produzioni.
Analizzi, però, quanto le viene riportato, con occhio critico. La smetta di riportare
alla città dichiarazioni rassicuranti. La città non ci crede più.
Il Sindaco ha dichiarato di recente (l'ho letto in un'intervista che ha rilasciato a "La
Stampa") che è fiero - e l'ha detto anche oggi - di una FIAT mondiale. Ma due parole
mi hanno colpito dell'intervista del Sindaco, che non ha ripetuto in Aula: il Sindaco
ha detto addirittura che come cittadino torinese non prova "né nostalgia, né
sofferenza".
Signor Sindaco, le consiglio davvero di frequentare un po' meno i palazzi romani e
un po' di più la città di Torino, le vie torinesi, per capire che quello che lei ha detto in
quell'intervista non è accettabile, non è rispettoso di quello che i nostri concittadini
stanno provando in questo momento, vedendo un pezzo di storia di questa città che
se ne va.
Io penso che forse (poi magari verrò smentita, bisogna verificare) questo sia il primo
esito di una grande azienda che non avviene per cambio di proprietà, ma sotto la
guida degli stessi azionisti che hanno deciso di vivere, pagare tasse, incassare
dividendi e crescere altrove.
Forse io, a differenza del Sindaco, sarei fiera di un'azienda che riconoscesse la
necessità di essere produttiva, ricercando la competitività senza ricorrere
all'alienazione, bensì alla partecipazione, al coinvolgimento e alla crescita locale. Io,
a differenza del Sindaco, sarei fiera di una realtà in cui l'efficienza del lavoratore non
sia impostata per forza ricorrendo al suo iper utilizzo, ma migliorando le condizioni
di lavoro, ponendo come cardine un'idea di sviluppo industriale sociale e sostenibile.
Io, a differenza del Sindaco, sarei fiera di un'azienda che fosse radicata nel territorio
e soprattutto che, a fronte di diritti tagliati, rispettasse le promesse fatte
pubblicamente.
Concludendo, mi chiedo davvero come il Sindaco possa essere fiero di questa FIAT,
di quello che la FIAT sta rappresentando adesso, non tanto come Sindaco, anzi,
anche come Sindaco, ma soprattutto come cittadino torinese.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Io non me la prendo tanto con Marchionne, che in fondo fa il lavoro per cui è pagato,
fare l'interesse dei suoi azionisti, anche se credo che sarebbe il caso che andassimo
dalla FIAT a farci restituire gli aiuti che gli abbiamo dato: si parla di 7,6 miliardi di
Euro negli ultimi decenni e su questo. Tra l'altro, il Movimento 5 Stelle, oggi, a
livello nazionale, ha chiesto una Commissione Parlamentare d'Inchiesta.
Soprattutto sarebbe il caso che chiedessimo a chi gestisce l'azienda di non prenderci
in giro, perché siamo stati presi in giro quando c'è stato l'annuncio di 20 miliardi di
investimenti di Fabbrica Italia, in cambio di un taglio dei diritti, delle pause pipì
degli operai, perché sembrava che il problema fossero le pause pipì degli operai. Le
pause pipì degli operai sono state tagliate e gli investimenti non sono arrivati, ne è
arrivata una parte minima, forse un decimo, se va bene, e a Torino è arrivato solo un
miliardo di Euro.
Però, in questa sede, io vorrei parlare con il Sindaco, Piero Fassino, anche se il
Sindaco di oggi, onestamente, non mi sembra sia tanto un Sindaco, mi è sembrato più
un PR della FIAT, perché per dieci minuti il Sindaco ci ha detto che va tutto bene, ci
ha spiegato la dinamica dell'operazione, i vantaggi per l'azienda, addirittura le
gamme di prodotto, i nuovi piani, eccetera. Sembrava veramente una pubblicità della
FIAT. Alla fine, chicca, abbiamo sentito attaccare lo Stato, perché il problema è che
purtroppo la FIAT deve andarsene perché lo Stato italiano non crea condizioni
competitive.
Io invece vorrei parlare con il Fassino che è stato un politico di livello nazionale in
questi vent'anni, è stato addirittura Ministro del Commercio con l'Estero. Quindi
forse proprio il Sindaco Fassino - non ho capito se si sia attaccato da solo - e la classe
dirigente che ha governato l'Italia in questi anni avrebbero dovuto creare le
condizioni perché anche FIAT potesse rimanere. Perché non è il primo caso di
azienda che prende e se ne va: il Comune di Torino ha comprato la telefonia da
Vodafone, che già da una decina d'anni ha la sede in Olanda e i soldi delle nostre
bollette vanno a finire in Olanda. Quindi questo, forse, è un processo in cui la FIAT
arriva alla fine, non arriva tra le prime.
Però questo è una aggravante, perché chi ha avuto in mano la politica nazionale di
questi anni non ha saputo creare un ambiente in cui le grandi aziende multinazionali
potessero rimanere. Allora, forse chi è stato, come il Sindaco, al centro della politica
nazionale, dovrebbe fare un'assunzione di responsabilità, di colpe, e spiegare come
mai ha condotto l'Italia in una situazione in cui nessuna azienda, sostanzialmente,
riesce più a rimanere nel nostro Paese.
Ovviamente il Sindaco Fassino adesso riveste un ruolo di politica locale e quindi,
anche se ricopre anche un po' un ruolo nazionale, per cui spesso è a Roma, può fare
poco, non può convocare la FIAT, pretendere, imporre. Anche l'idea che il Consiglio
Comunale si metta a discutere il piano industriale di FIAT, mi sembra veramente
piuttosto velleitaria e anche abbastanza inutile. Però, dalla politica locale e dal
Sindaco io vorrei almeno una cosa: vorrei dignità. Vorrei non sentire il Sindaco che
giustifica all'infinito la FIAT, vorrei che il Sindaco dicesse le cose come stanno, non
vorrei un Sindaco che abbellisce la verità, che la nasconde quasi, che ha sempre un
atteggiamento inchinato, per cui qualunque cosa dica o faccia la FIAT, il Sindaco la
giustifica e dice che va tutto benissimo.
La sensazione è che a fronte degli infiniti trattamenti di favore che la FIAT per
decenni ha ricevuto in questa Città, non sia neanche tanto stata la FIAT che veniva e
pretendeva i trattamenti di favori, siano stati i politici torinesi che andavano in
processione a offrirglieli. Perché la FIAT è stata l'elemento centrale del sistema di
potere che controlla questa Città, del famoso sistema Torino, che noi ogni tanto
richiamiamo, dal quale hanno tratto vantaggi tutti; quindi anche la politica ha tratto
un significativo aiuto nel mantenere il potere su questa Città.
Vorrei anche ricordare che - sicuramente sono storie ormai passate - vent'anni fa ci
fu un filone di mani pulite intitolato "FIAT-PDS", in cui i due compagni, di cui uno è
tuttora un collaboratore del Sindaco, furono anche condannati per un finanziamento
illecito ai partiti da parte di una società del gruppo FIAT. Adesso, naturalmente,
queste cose non succederanno più: c'è la seconda Repubblica.
Io, però, vorrei vedere un aspetto positivo di questa vicenda. Speriamo che almeno
l'unica cosa positiva che possiamo augurarci è che la Città si liberi dai
condizionamenti, anche dei microaspetti nelle politiche di mobilità, nelle politiche
sociali che la FIAT ha imposto in questi decenni. Voglio citare un passaggio tratto da
un articolo di giornale: "L'azienda (riferito alla FIAT) dovrebbe essere una risorsa,
qui invece è un tappo". Questa dichiarazione è dell'Assessore Enzo Lavolta del
settembre 2012. Quindi forse il Sindaco è rimasto l'unico a difendere la FIAT nella
sua Giunta, però effettivamente anche addirittura chi amministra la Città nella Giunta
di Fassino si rende conto che forse la FIAT è diventata un problema per lo sviluppo.
In quell'articolo si parlava del Car sharing elettrico.
Concludo sperando veramente che almeno da qui si possa ricostruire anche una
posizione forte nel settore dell'automotive, ma plurale, lavorando, come già peraltro
fanno moltissimi fornitori, per sopravvivere proprio alle pratiche commerciali della
FIAT. Perché sarebbe una beffa se dopo aver perso gran parte delle produzioni e aver
perso la sede legale, ci tenessimo l'unica cosa, cioè i vincoli e gli ossequi della
politica a un'azienda che se ne va altrove.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Muzzarelli.

MUZZARELLI Marco
Vorrei fare tre riflessioni, partendo da un presupposto. In tanti modi oggi abbiamo
detto che Torino non deve essere a tutti gli effetti alle dipendenze della FIAT. Ma
probabilmente dobbiamo anche essere chiari e palesi nei confronti del fatto che
comunque noi non possiamo prescindere dalla FIAT.
La storia che ha caratterizzato Torino è intersecata e intrecciata con la storia della
FIAT. Ed è per questo che se da un lato è essenziale, nel nostro ruolo, chiedere il
rispetto delle promesse (Marchionne, ad esempio, ha detto che in FIAT Mirafiori le
persone rientreranno entro breve al lavoro con un ciclo continuo), dall'altro lato, per
il bene anche di Torino, dobbiamo provare a costruire insieme a FIAT il
ripensamento del futuro manifatturiero del nostro territorio.
Non credo che possiamo decidere noi, da soli, il futuro lavorativo dalla nostra città,
prescindendo da una delle grosse aziende del nostro territorio, o meglio,
prescindendo da un indotto manifatturiero del nostro territorio, che ha caratterizzato
la storia di Torino.
La prima riflessione che faccio sulla base di questa considerazione è il fatto che
potremmo stare qui a discutere se la sede legale è meglio che sia qui o sia da un'altra
parte; io penso che alla FIAT, o a quello che sarà FCA in futuro, sia importante
chiedere non tanto che la testa rimanga qui, ma che rimanga qui principalmente il
cervello, cioè il luogo di pensiero. Cerchiamo di fare in modo che Torino sia il luogo
dove si continui a fare innovazione, dove si continui a fare anche ricerca, dove
qualcosa sta già cambiando in questa direzione: ad esempio, con il polo del lusso,
dove si cerca di dare qualità al settore dell'auto, anche in prospettiva di un mercato
molto più ampio.
Come dicevo, non è interessante tanto la testa, ma il cervello. Proprio grazie a questo
cervello, in quest'ultimo periodo, sono stati riconosciuti anche dei premi ad alcuni
degli stabilimenti FIAT. In particolare, lo stabilimento di Mirafiori, se non vado
errato, è arrivato secondo al World Class Manufacturing, cioè è stato riconosciuto
come uno dei migliori posti dove lavorare; Pomigliano, a livello nazionale, invece è
arrivato addirittura prima. Su questo, secondo me, dobbiamo lavorare, proprio perché
probabilmente è interessante ragionare su una globalizzazione dei diritti e della
qualità del lavoro.
Ho avuto modo di interloquire con alcuni delegati, anche regionali, del sindacato, che
mi hanno detto che a Torino, ormai da due anni, ci si incontra con rappresentanti
sindacali provenienti da aziende e stabilimenti di tutto il mondo, collegati a FIAT.
Questo è il pezzo interessante. È a Torino che deve continuare a esserci questo
pensiero. Ragioniamo insieme a FIAT affinché questo pensiero continui a essere qui,
perché nell'ottica proprio di un'azienda italiana che si espande all'estero, alla ricerca
anche di altri mercati, probabilmente non possiamo competere tanto sull'aspetto della
produzione di massa, perché su quel tema lì non c'è storia. Forse noi possiamo
competere proprio perché il nostro territorio è abituato a lavorare in un certo modo,
ha un certo tipo di ricerca e probabilmente ha sviluppato una certa attenzione ai
diritti e alla qualità del lavoro stesso.
Ultima riflessione e chiudo. Penso che in tutti questi nostri ragionamenti, forse anche
in questa ipotesi di tavolo di lavoro, dove ragionare anche sul tema del manifatturiero
(FIAT ovviamente è dentro questa discussione), credo che sia importante pensare al
lavoro e ai lavoratori, non tanto ai posti di lavoro, perché ciò che prevede il nostro
mandato di Consiglieri Comunali non è tanto mantenere dieci posti di lavoro,
piuttosto che 100, ma di cercare di creare le condizioni affinché il nostro territorio sia
attrattivo e il lavoro continui a essere una opportunità per la nostra città.
Il caso di General Motors, citato in altri interventi, che ha il centro a Torino, dove
sviluppa alcuni suoi motori, in particolare, se non vado errato, i motori diesel, e della
Maserati, che in questo momento inserisce al suo interno 1.300 lavoratori di
Mirafiori, oltre a quelli già presenti in corso Allamano, possono essere un modo per
dire che forse non è stato conservato quel numero di posti di lavoro, ma il lavoro a
Torino è stato conservato, realizzando un indotto che ha creato anche altre
opportunità.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Io credo che nessuno in quest'Aula sia sorpreso della decisione presa dalla FIAT-
Chrysler e credo che nessuno possa dire che fosse una decisione inattesa; anzi, era
attesa. Chiunque, nei panni della FIAT, avrebbe preso la stessa decisione. Quindi
tutta la serie di ricostruzioni strabiche e le marmellate che ho fino adesso ascoltato,
che hanno messo dentro tutto nel calderone, mi sembrano abbastanza confuse. Non si
capisce bene se discutiamo di Torino Mirafiori, della Città metropolitana, del
Piemonte, dell'Italia, dell'Europa. Ognuno dice quello che gli passa per la testa.
Io parto dal presupposto che questa scelta sia stata inevitabile, perché la FIAT era
praticamente una società morta. Se fosse prevalso il no in quel referendum, come
diceva il Consigliere Appendino, o avessero fatto altre scelte, oggi saremmo qui a
discutere di FIAT, come si continua a fare da vent'anni a questa parte.
"La Stampa" è il giornale della FIAT e rimarrà tale; la Juventus continuerà a
rimanere a Torino; Elkann ha detto che rimarrà qui e i suoi figli continueranno ad
andare a scuola a Torino. Quindi, almeno il cuore rimane a Torino.
Ma il punto è un altro. Se i Consiglieri Curto, Appendino e Liardo fossero
Consiglieri Comunali di Detroit e discutessero della Chrysler a Detroit, credo che
direbbero le stesse cose: un'ottica limitata alla città. Mentre, al di là dell'Atlantico,
avrei sentito urlare: Bonanni ha detto (non so se è vero) che i sindacati americani
dicono che si è svenduta la Chrysler all'Europa e a Torino, perché dall'altra parte
della sponda dell'Atlantico i toni sono questi. Mi sembrano discorsi vecchi, di
persone arrabbiate di non essere capaci di contare e non guardare nemmeno al futuro.
Il fatto che oggi qualunque impresa per potersi sbloccare debba allargarsi, è scontato.
E su questo credo che il quadro dipinto dal Sindaco sia vero. Poi, si può discutere sul
fatto che Fassino oggi sia l'ultimo Sindaco della FIAT.
Quindi, per chiudere, credo che oggi dobbiamo capire che il problema, se vogliamo
che la FIAT... il nome nell'acronimo della FAC in qualche modo rimane, quindi
questo cuore, quest'anima di fondo non è stata tolta, poteva benissimo cambiare
completamente il nome, invece anche per motivi di opportunità conviene mantenerlo.
Deve capitare qualcosa che inserisca la FIAT nel contesto Paese, per cui la colpa è di
chi governa Torino, come dice il Consigliere Tronzano, o dice il Consigliere Ricca, o
di chi governa la Regione, o ha governato in questi anni, sicuramente esistono delle
responsabilità in chi ha governato il Paese di non essere stato capace di intervenire;
questo è vero.
Oggi possiamo fare in modo che quest'operazione veda la FIAT aprirsi verso un
mercato più globale, dove l'Italia è un punto di riferimento. Se facciamo il
censimento delle auto dei Consiglieri Comunali, scopriremo che la percentuale è
sostanzialmente analoga a quella della popolazione, non è che tutti compriamo FIAT,
perché riteniamo che il campanilismo automobilistico sostenga la FIAT o vada
contro Marchionne.
Allora, se vogliamo fare qualcosa, non mi sembra molto utile un approfondimento di
persone che non hanno un interesse specifico, così come forse non serve una
manifestazione del Consiglio Comunale aperto, ritengo invece che questo Consiglio
Comunale debba avere un confronto con il sindacato, ma non con il sindacato FIAT,
quindi il sindacato locale, ma con il sindacato nazionale, quindi i confederali.
Se davvero pensiamo che la FIAT e questa operazione siano una questione nazionale,
che pone molti problemi - e come Torino vogliamo porre questo -, ritengo che il
nostro Consiglio Comunale aperto, la nostra riunione debba essere fatta con i
segretari confederali nazionali, con chi in questo Paese rappresenta il sindacato ed è
in grado di porre questioni al Governo e alla FIAT, perché altrimenti rischiamo
soltanto di fare quel teatrino a cui tutti ci richiamiamo e non facciamo nessun passo
avanti.
Sono cresciuto in questa Città e per tanti anni ho avuto questo rapporto, come
moltissimi, di odio/amore verso la FIAT, per moltissimi era un sogno che la Città un
giorno si emancipasse dalla FIAT, sta avvenendo nel modo peggiore, però, d'altra
parte, come spesso diciamo, la Città è riuscita a superare in qualche modo la FIAT e
non c'è stato il fallimento. Ci sono difficoltà, ma non è che la FIAT è crollata e la
città è sparita e oggi c'è una situazione disastrosa,…

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito a concludere.

VIALE Silvio
…abbiamo una situazione difficile, ma su questo possiamo rimboccarci le maniche e
fare qualcosa.
Ecco perché condivido quanto detto dal Sindaco, perché mi sembra sia di buonsenso.
Credo che il ruolo che il Comune debba avere sia proprio quello di maggior stimolo
nei confronti della Regione e nei confronti del Governo e credo che un incontro con i
sindacati confederali nazionali, per capire qual è la strategia sindacale in questo
contesto, vada oltre la singola contrattazione locale, o le aspirazioni di qualcuno a
livello locale.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Ho ascoltato tutti, naturalmente, come era giusto fare. Ritengo che vi illudiate, se
pensate che si possa fare una discussione con FIAT con i toni che sono stati usati in
quest'Aula, perché la discussione presuppone la disponibilità ad ascoltare le ragioni
dell'interlocutore, poi, magari, anche contestandole, ma il tono era di un Tribunale
che chiede soltanto di fucilare qualcuno. Potete andare avanti così, non discuterete e
non parlerete con nessuno con quei toni, ve lo garantisco, potete andare avanti così,
non mi pare che servano a molto i toni che ho ascoltato qui!
Dopodiché, voglio dire al Consigliere Curto che non è mia la cantilena, la cantilena è
di coloro che da anni preconizzano la chiusura di FIAT e sperano che la FIAT chiuda
per avere ragione; io invece mi batto perché la FIAT non chiuda, mi batto perché la
FIAT non vada via di qui. Colgo ogni spazio per fare in modo che la FIAT continui a
considerare Torino un punto fondamentale del suo apparato produttivo e della sua
strategia aziendale. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ecco, appunto.
Questa è la differenza. Il problema non è essere ottimisti o pessimisti, il problema è
guardare in faccia la realtà e la realtà è che FIAT, se non avesse fatto l'accordo con
Chrysler, sarebbe già chiusa.
Quando dico che non ho nostalgia, significa che non ho nostalgia di un'azienda che
avrebbe chiuso da sola; spero sia chiaro, perché bisogna guardare in faccia la realtà.
Tra il 2004 e il 2008 la FIAT ha conosciuto una crisi progressiva e costante che
l'aveva portata ad essere sostanzialmente un'azienda alla vigilia della chiusura; basta
analizzare tutti i dati della storia di quegli anni.
L'integrazione FIAT-Chrysler è stata una scelta strategica assolutamente essenziale,
non il rapporto con Chrysler, ma la decisione di integrarsi ad una dimensione più
grande, cercando un'alleanza con un gruppo, poi, poteva essere Chrysler, come un
altro gruppo, ma il problema di FIAT nel 2008 era che con quelle dimensioni sarebbe
stata condannata fatalmente a chiudere prima o poi, avrebbe vissuto ancora un po' di
anni stentatamente, qualcuno gli avrebbe fatto magari qualche respirazione bocca a
bocca, qualche bombola di ossigeno, ma alla fine avremmo vissuto in una condizione
di continua incertezza e precarietà, l'azienda, i suoi lavoratori e questa Città.
Dopodiché, l'accordo FIAT-Chrysler forma un nuovo gruppo che crea le condizioni
per consentire a FIAT, come parte di questo nuovo grande gruppo, di continuare ad
essere un produttore di automobili di scala mondiale, capace di stare su tutti i
mercati, con una gamma di prodotti che copre l'intera fascia di prodotti; questo è
quanto, può piacere o meno, ma era l'unica strada per garantire a FIAT una
prospettiva.
Oggi, nel momento in cui tutto ciò si consolida, quella scelta è l'unica che può
consentire a FIAT di avere prospettive per il futuro, non ce ne sono altre. Non è che
possiamo dire a Marchionne: "Siccome non ci piace, sciogliete questo legame con
Chrysler, tornate ad essere soltanto la FIAT, così avremo davanti un destino pieno di
prospettive e di certezze", perché non è così.
Prendiamo atto del fatto che senza quel processo di integrazione, probabilmente non
saremmo qui a discutere di cosa fare di Mirafiori, il precedente Consiglio Comunale
avrebbe preso atto che la FIAT non c'era più.
La seconda questione riguarda la crisi del mercato in Europa. Non c'è una crisi della
FIAT, c'è un mercato in crisi in Europa che investe tutti i principali produttori
automobilistici. Guardate le dinamiche di un grande gruppo francese come Renault, i
due principali gruppi francesi, Renault e Peugeot, hanno avuto una riduzione di
mercato spaventosa, più grave ancora di quella che ha conosciuto FIAT.
Volkswagen regge bene, grazie soprattutto al fatto che regge benissimo Audi, che
regge Volkswagen, che non regge affatto e conosce crolli di mercato analoghi a
quello degli altri produttori, sia Skoda che Seat. E se guardiamo gli altri produttori,
da Opel in avanti, conoscono condizioni di crisi come gli altri.
C'è una crisi del mercato europeo che è data da tanti fattori, che non possiamo
addebitare soltanto alla FIAT, perché dobbiamo prendere atto che c'è una crisi che
riguarda tutti. Non c'è alcuna soddisfazione in quello che dico, però è così; non è che
la crisi è frutto del fatto che Marchionne ha deciso che c'è la crisi, o addirittura
spiega a noi che c'è la crisi, mentre non è vero. C'è una crisi del mercato
automobilistico europeo. Grazie a Dio, non c'è la crisi negli Stati Uniti, non c'è la
crisi in America Latina, ovviamente nei Paesi asiatici ci sono mercati di prima
motorizzazione che si affacciano adesso ai consumi, quindi quei mercati tirano,
nonostante quei Paesi conoscano una flessione delle loro dinamiche di sviluppo. In
Europa non è così, perché si tratta di un mercato di sostituzione, non c'è più nessuna
famiglia che deve comprare per la prima volta la macchina in Europa, perché l'hanno
comprata tutti nei decenni scorsi.
Il mercato europeo è tutto di sostituzione, in una fase di crisi e di recessione, in cui i
redditi hanno conosciuto una compressione fortissima, come tutti sappiamo, la
considerazione che ciascuno di noi fa prima di cambiare la macchina, se si è in
difficoltà, è: "Aspetto e la cambio l'anno dopo". È vero?
Questo non si risolve facendo nuovi modelli, perché quando hai ideato un nuovo
modello in un mercato in crisi e la gente non te l'ha comprato, non è che l'anno dopo
glielo riproponi, l'hai bruciato. Quindi anche questa è una questione.
Sono favorevole alla proposta del Gruppo del PD di fare un gruppo di lavoro,
andando a vedere tutti i dati e quali sono i nuovi modelli messi sul mercato da tutti i
gruppi automobilistici europei: quasi nessuno, quasi tutti hanno vissuto di restyling
di modelli già presenti, perché tutti si pongono la domanda: "Metto sul mercato un
modello del tutto nuovo, non lo compra nessuno, l'anno dopo come faccio poi a
venderlo? È bruciato". Questo è un ragionamento che fa un imprenditore, non
Marchionne, che fa qualsiasi imprenditore che abbia un po' di buonsenso industriale.
E quindi c'è un mercato in crisi di cui noi tutti soffriamo, soffre anche FIAT e
naturalmente soffrono in primo luogo i lavoratori della FIAT; questo aspetto non mi
sfugge.
Il problema è come si creano le condizioni perché questo mercato, prima o poi, possa
tornare a risollevarsi. Questo dipende dalle scelte dell'azienda, e non solo, dipende
da fattori che sono prima di tutto le dinamiche economiche generali: questo Paese
deve tornare, in qualche modo, a conoscere una ripresa e, attraverso questa, si
determina un'accumulazione di ricchezza, una distribuzione di ricchezza che può
consentire alle famiglie italiane di tornare a pensare che si possono rinnovare certi
consumi, a partire dall'auto, dagli elettrodomestici, piuttosto che altre cose.
Terza considerazione. Mentre noi stavamo discutendo, è arrivata un'agenzia che mi
ha colpito molto, perché è significativa. Noi siamo qui a dire in tutto il dibattito:
"FIAT se ne va in America". Confermando che il dibattito è esattamente lo stesso
dappertutto, oggi Marchionne ha incontrato i sindacati di Chrysler, che
manifestavano le stesse nostre preoccupazioni su Torino, e gli ha detto: "Mantenere
Chrysler americana, come lo è sempre stata, in un contesto globale, è una sfida che
prendiamo seriamente, perché la cosa peggiore sarebbe diluire le eredità americane e
non possiamo farlo". Siccome i sindacati gli hanno detto: "Ma ieri voi avete fatto la
pubblicità del Super Bowl con il marchio Maserati", gli ha risposto: "Ieri durante il
Super Bowl abbiamo mostrato un altro spot su un altro marchio, Maserati, che è
italiano ed è impossibile togliere l'italianità di quel marchio, perché sarebbe una
perdita per l'azienda, non vogliamo farlo. La capacità di preservare questo, mentre
nello stesso tempo preserviamo la natura americana di Chrysler, è una sfida, ma
ritengo che abbiamo il management per farlo".
L'amministratore delegato non sapeva che noi oggi avremmo discusso di questo,
incontrando i sindacati americani che gli manifestavano la stessa nostra
preoccupazione ha risposto nell'unico modo in cui si può rispondere, cioè che
un'azienda che ha più marchi, più sedi, più siti, ha interesse a cercare di valorizzare
la pluralità delle sue presenze e la pluralità dei suoi marchi.
Quindi, anche il fatto che Marchionne sia andato in America, tutto è partito in
America, eccetera, oggi i sindacati americani evidentemente non hanno questa
percezione se lui è dovuto andare lì a discutere di questo. Non sarebbe male se
avessimo un po' meno il complesso di coloro che vengono sempre messi nell'angolo,
se ci liberassimo anche di questa concezione, di questa subalternità culturale.
In ogni caso, il problema non è giocare a fidarsi, il problema è battersi perché FIAT-
Chrysler onori gli impegni che ha assunto con i lavoratori, con i sindacati, con i
Governi e che, per quanto riguarda l'Italia e Torino, si confermino gli investimenti
annunciati negli scorsi mesi.
Ho detto questo all'inizio, non ho detto che dobbiamo da questo momento in poi
affidarci al destino. Nel momento in cui mi batto perché FIAT, dopo Bertone, faccia
anche a Mirafiori l'investimento che ha preannunciato e si attrezzino le linee per
produrre i due modelli annunciati, e quindi quello stabilimento abbia prospettive,
colloco questa mia battaglia dentro una visione e una lettura che non è la nostalgia
del passato. Questo è il punto.
In altri termini, non è che dobbiamo rivendicare che Mirafiori continui a produrre,
perché, siccome questo stabilimento c'è sempre stato, deve continuare ad esserci.
Non può essere questo l'argomento! Rivendichiamo che Mirafiori continui ad essere
un investimento importante, perché rappresenta un punto di vista dell'accumulazione
di sapere, di competenze, di tecnologie, di capacità di fare l'auto, eccetera.
Il problema è questo. Quindi francamente non credo che dobbiamo dividerci tra
coloro che pensano che non ci sia niente da fare e coloro che, invece, pensano che
tutti i problemi siano risolti, perché non è questa la dialettica vera che ci interessa.
Penso che vada colta la nascita di un grande gruppo che si colloca in una scala
globale, che consente alla FIAT di guardare ai suoi stabilimenti, ai suoi lavoratori e a
questa Città di guardare al futuro con maggiore certezza. Questo è un dato di fatto,
perché, se non si fosse fatto questo percorso, oggi saremmo qui a discutere di tutto un
altro film e nel momento in cui consideriamo una sfida importante quella che si
determina con la creazione del nuovo gruppo, collochiamo ogni nostra iniziativa
dentro questo scenario per garantire che Torino continui ad essere il perno centrale
della presenza FIAT in Italia e in Europa, e quindi chiediamo che in questa Città si
confermino gli investimenti preannunciati e che, peraltro, sono stati riconfermati
ancora nei giorni scorsi.
Dopodiché, ho ascoltato molte considerazioni interessanti in quest'Aula, ma molte
esulano da una valutazione della vicenda FIAT e molte - mi permetto di dire - sono
già condizionate dalla vicinanza della scadenza elettorale. Possiamo anche farci
qualche comizio tra di noi, non è mai inutile, ma non sposta di una virgola il
discorso, perché penso che dobbiamo vedere le cose per come sono e fare ciò che è
nell'interesse della Città, cioè cogliere le opportunità di questo nuovo scenario e
dentro quelle opportunità battersi, perché FIAT-Chrysler consideri Torino un punto
strategico, consideri l'Italia il punto strategico e continui ad investire qui. Questo è il
mio impegno e dell'Amministrazione Comunale che io guido.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Ringrazio il Sindaco.
Consideriamo concluse le comunicazioni.

Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)