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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 3 Febbraio 2014 ore 10,00
Paragrafo n. 17
INTERPELLANZA 2014-00502
(QUESTION TIME) "SMAT AZIENDA SPECIALE CONSORTILE" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE GRIMALDI IN DATA 29 GENNAIO 2014.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Riapriamo l'adunanza del Consiglio Comunale discutendo l'interpellanza (question
time) n. mecc. 201400502/002, presentata in data 29 gennaio 2014, avente per
oggetto:

"SMAT Azienda Speciale Consortile"

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Tedesco; ricordo che i tempi per la risposta
sono di tre e di due minuti.

TEDESCO Giuliana (Assessore)
Cercherò di stare nei tempi, perché, in realtà, la risposta a questa interpellanza è
molto complessa e, comunque, poi sarà oggetto di una prossima proposta di
deliberazione di Consiglio e in quella occasione potrò essere ancora più esaustiva.
In ogni caso, la pronuncia a cui fa riferimento il Consigliere Grimaldi, emessa dalla
Sezione Autonomie della Corte dei Conti il 15 gennaio 2014, risponde ad una
questione posta dalla Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte nel 2013 e
rimanda, quindi, nuovamente ad essa l'emissione di un ulteriore parere, in quanto,
appunto, è più specificamente competente in materia.
Questa pronuncia, come scritto dal Consigliere Grimaldi, enuncia la compatibilità
della trasformazione in Azienda Speciale Consortile con le norme civilistiche e con
le disposizioni pubblicistiche, ma afferma anche che nel contesto rimane
impregiudicata ogni valutazione da parte degli Enti di autonomia, nel caso di specie
la Città di Torino, in merito all'adozione della soluzione più idonea nel caso
concreto.
Ricordiamo anche che la prima pronuncia della Sezione Regionale si collocava in
accordo con le valutazioni emesse dagli Uffici della Direzione delle Partecipate, che
sollevavano, nel loro parere del giugno 2013, delle perplessità che riguardavano non
solamente il carattere giuridico della trasformazione di SMAT in Azienda Speciale,
ma anche e soprattutto il carattere gestionale ed amministrativo della stessa.
Quindi, in ottemperanza alla deliberazione del marzo 2013 (che elencava, al punto n.
1, un'attenta analisi di costi/benefici in ordine a questa trasformazione), l'Azienda e
gli Uffici Comunali hanno approfondito, nel corso di questi mesi, le implicazioni
derivanti dalla trasformazione in Azienda Speciale sotto ogni profilo utile e non
solamente sotto il profilo giuridico, che, in questo caso, è importante, ma non è
esaustivo e, soprattutto, non è l'unico.
Prendendo poi atto della deliberazione del Consiglio Provinciale del luglio 2013,
sulla quale i Comuni del sistema idrico integrato hanno manifestato quasi unanime
accordo nel corso dell'assemblea di SMAT nell'ottobre 2013, il Consiglio
d'Amministrazione di SMAT ha proposto delle modifiche allo Statuto ed alla
convenzione che recepissero in pieno quella che è la volontà popolare espressa nel
corso del referendum (quindi, la salvaguardia della risorsa, la cancellazione nella
gestione di qualsiasi logica di profitto, la salvaguardia dell'attuale situazione di
eccellenza e l'introduzione dell'obbligo di reinvestimento degli eventuali saldi di
gestione).
Come Amministrazione, abbiamo in preparazione una proposta di deliberazione che
recepisca questo indirizzo, che ovviamente arriverà prossimamente in Consiglio.
In estrema sintesi, riporto alcune considerazioni che sono maturate nel corso degli
ultimi mesi; tra le verifiche che bisognava effettuare per applicare la deliberazione di
Consiglio Comunale sulla trasformazione di SMAT c'erano quelle che riguardavano
gli aspetti fiscali, finanziari e di carattere gestionale.
Innanzitutto, è stato fatto un approfondimento con le banche che attualmente
finanziano SMAT per circa 260 milioni di Euro. Una risposta, per esempio, è stata
fornita da BEI, che ha sottolineato quelli che sono diversi aspetti legati alla possibile
trasformazione di SMAT: in primo luogo, che l'operazione potrebbe configurare un
potenziale evento di risoluzione dei contratti e, poi, che è necessaria un'approfondita
analisi da parte della banca, che evidenzia possibili costi legali con spese a carico di
SMAT.
In ogni caso, il mantenimento, così come sono, dei rapporti finanziari con SMAT
sarebbe subordinato soprattutto alla continuazione del rapporto in house, con la
necessità di evitare possibili recessi di altri soci, alla garanzia della buona operatività
di SMAT, a seguito delle necessarie approvazioni dei documenti - soprattutto di
Bilancio - in quasi trecento Consigli Comunali, agli effetti sulla governance a causa
della possibile diminuzione della partecipazione del Comune di Torino e agli effetti
sulla validità delle garanzie bancarie; infatti, sarà richiesta, prima di questa eventuale
trasformazione, l'approvazione da parte delle banche garanti dei finanziamenti.
A proposito di quest'ultimo punto, i soci - i Comuni - dovranno necessariamente
prendere atto della diversa responsabilità che comporta la partecipazione ad
un'azienda no-profit; quindi, la responsabilità degli atti aziendali non sarà più
circoscritta quasi interamente solo all'ambito societario, ma verrà condivisa da tutti i
soci.
Dal punto di vista fiscale, invece, gli aspetti sono diversi, in quanto siamo ancora in
attesa di una risposta da parte dell'Agenzia delle Entrate, cui è stato inoltrato
apposito quesito.
Sono molto più preoccupanti, invece, le questioni che riguardano gli aspetti
gestionali che sono riferibili all'Azienda Speciale; tra questi: la mancanza di
un'assemblea dei soci per l'approvazione dei principali atti (come, per esempio, i
Bilanci preventivi e consuntivi, che, invece, dovrebbero passare attraverso i quasi
trecento Consigli Comunali), le spese che sarebbero necessarie per sostenere queste
operazioni, che sono immense, e la non remuneratività del Consiglio
d'Amministrazione (che, se da un lato, porta ad un risparmio ed al famoso taglio dei
costi indiretti della politica, dall'altro lato, però, induce a dubitare che si possano
individuare dei Consiglieri a cui affidare deleghe così importanti e responsabilità così
grandi per una realtà aziendale di questo genere).
C'è poi il problema dell'attuale presenza tra i soci SMAT di tre società di capitale,
tra cui FCT, che non potrebbero far parte di un'Azienda Speciale e, quindi,
dovrebbero retrocedere ai Comuni le loro azioni di riferimento; questo
provocherebbe problemi di natura finanziaria, per esempio, al Comune di Torino, che
dovrebbe addossarsi anche l'indebitamento... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). No, io enumero i problemi che ci sono, poi, per carità, il Consiglio
farà le sue valutazioni. Dovrebbe addossarsi anche l'indebitamento sottostante le
azioni SMAT detenute da FCT.
Alla fine - cosa che però, secondo me, è la più importante di tutte -, la trasformazione
di SMAT in un'Azienda Speciale implica la possibilità per i Comuni di recedere.
A questo punto, procedere con la trasformazione potrebbe mettere a rischio tutto il
sistema idrico integrato, che - credetemi - in SMAT è un sistema veramente molto
efficiente, considerando soprattutto che in sede di assemblea della società è stata
anche intrapresa un'attività di verifica tra i soci e la maggior parte degli altri Comuni
ha manifestato la volontà di modificare l'impostazione della deliberazione di
iniziativa popolare, partendo dal piano, però, di condivisione dell'obiettivo di
mantenimento in proprietà pubblica della società di gestione del sistema idrico
integrato.
Mi rendo conto che questo è un argomento molto complesso ed andrebbe anche
approfondito in Commissione, però mi sia consentito ancora di riportare qui alcune
considerazioni che sono state espresse dal professor Mattei - che è l'attuale
Presidente dell'Azienda Speciale ABC del Comune di Napoli ed è, oltre tutto, illustre
redattore dei quesiti referendari - sull'inadeguatezza, però, dell'Azienda Speciale
Consortile come strumento di gestione dell'acqua pubblica. Queste dichiarazioni
sono state estrapolate da tutti i principali giornali nazionali. È lo stesso Presidente
Mattei a spiegarlo, a Torino, il 26 marzo, in un incontro al Caffè Basaglia. Invitato a
raccontare dell'esperienza partenopea, apripista ed unica in Italia, il professor Mattei
ricorda la partenza all'indomani della vittoria referendaria, però elenca soprattutto le
criticità ed enumera il principale dei problemi: la politica. "Il passaggio da S.p.A. - io
cito i virgolettati del professor Mattei - ad Azienda Speciale, di fatto, è un ritorno al
passato. Mentre la S.p.A. prevede un'autonomia gestionale ed una flessibilità
maggiore, l'Azienda Speciale non conosce assemblee dei soci e, quindi, tutti gli atti
devono passare per il Consiglio Comunale. Questa è una roba catastrofica".
Il professor Mattei, per rendere l'idea, usa un paradosso: "A parte i tempi
estremamente complicati, ci sta il fatto che si aprono costantemente dei mercati. Per
farti passare il Bilancio - sempre virgolettato - devi cambiare il tubo alla suocera del
Vicecapogruppo del Gruppo 'X" e questo è un problema. A tutt'oggi, nell'assemblea
di via Verdi, che è l'unica Azienda Speciale in Italia - quindi, quella di Napoli - non
è stata calendarizzata alcuna approvazione del Bilancio".
L'ultima delle questioni è quella legata al diritto del lavoro (credo la più importante,
se non una delle più importanti); i dipendenti di un'azienda privata sono iscritti ad
una cassa di previdenza, INPS, mentre quelli di un'azienda pubblica sono iscritti
all'Inpdap, che, ovviamente, è più costosa. Nel caso in cui si arrivasse ad un'Azienda
Speciale, questo passaggio comporterebbe la richiesta da parte dei dipendenti - come
è accaduto esattamente per il Comune di Napoli - del ricongiungimento ed anche
questo è un costo non indifferente da mettere sul conto della trasformazione.
Alla luce di quanto detto (anche se giuridicamente è appurata almeno la possibilità di
costituire un'Azienda Speciale) e tenendo conto, però, degli svantaggi fin qui
enumerati, questa Amministrazione ritiene di poter superare questo progetto e di
puntare, invece - se il Consiglio, ovviamente, lo riterrà -, d'accordo con la
maggioranza degli altri soci, sul rafforzamento della presenza pubblica nell'attuale
SMAT, intervenendo su alcuni aspetti di governance.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Presidente, ci siamo battuti in anni non sospetti contro l'ineluttabilità del mercato che
ci chiedeva, in qualche modo, di mettere a gara tutti i servizi pubblici, magari
indicando con una data finale il giorno del supermercato globale dei beni comuni. Lo
abbiamo fatto cambiando lo Statuto anzitempo, prima dei referendum, lo abbiamo
fatto dicendo che, per tutti i fini previsti della Legislazione vigente, la Città si
impegnava a garantire che la gestione del servizio idrico integrato fosse operata
senza scopo di lucro e lo abbiamo fatto successivamente, vincendo un referendum
con 27 milioni di italiani che hanno espresso con forza la fine di quel tipo di processi
di privatizzazione.
Lo abbiamo fatto anche il 9 luglio 2012, chiedendo che SMAT non seguisse altri
processi di privatizzazione e rispondendo a muso duro al Governo Monti, che aveva
surrettiziamente riproposto questo tipo di strategia, e lo abbiamo fatto anche davanti
agli Assessori di questa Giunta, perché, ringraziando l'Assessore Tedesco, vorrei
ricordare che questo confronto parte da lontano ed abbiamo detto più volte al
Vicesindaco Dealessandri che non eravamo intenzionati a far entrare l'acqua nei
processi di riorganizzazione di IREN ed anzi abbiamo chiesto ad IREN stessa di
stralciare l'acqua dalle sue direzioni e dal suo business.
Poi, lo abbiamo fatto tutti insieme in Consiglio Comunale, chiedendo
all'Amministrazione di trasformare il modello S.p.A. in un modello consortile
pubblico, perché non ci basta l'idea di togliere i profitti dall'acqua e di togliere la
remunerazione del capitale investito, ma vogliamo togliere il modello di S.p.A., che
sottintende una gestione diversa del bene pubblico acqua.
Per questo - e lo dico francamente - ha fatto male chi, nel campo dei democratici e
dei moderati, ha pensato, qualche mese fa, di scegliere quella via, sottintendendo che,
poi, sarebbe stata la tecnostruttura del Comune di Torino a negarla ufficialmente;
tanto è vero che, prima nella deliberazione (che è stata approvata già con un parere
tecnico sfavorevole) e poi nelle verifiche successive, qualcuno ha pensato che fosse
più comodo dire che forse sarebbe stato giusto seguire quella strada, ma solo a
condizioni favorevoli della struttura tecnica.
Quello che dice questa richiesta è che, intanto, c'è un giudizio terzo; la nostra
struttura ha dato un giudizio negativo e, come sapete, i pareri dei movimenti avevano
dato un giudizio favorevole alla possibilità di trasformazione, per cui, oggi, siamo in
presenza di un giudizio terzo che dice che secondo la Corte dei Conti si può fare.
Poi, per carità, l'Assessore Tedesco ci spiegherà, ma, a questo punto, non a voce,
Presidente. Capisco gli ordini del giorno e le mozioni di indirizzo, ma abbiamo
votato una deliberazione e ci dovrà essere scritto nero su bianco, da parte di una
deliberazione della Giunta o del Consiglio, che quel tipo di trasformazione non si
può fare o, addirittura, non si vuole più fare? Però, prima di arrivare a questo, io
chiedo due cose: intanto, una moratoria; non è possibile che il CdA di SMAT telefoni
ai Comuni di questa provincia per dire qual è il modello migliore; un conto è
avvisarli che c'è una proposta di trasformazione promossa dal Consiglio
d'Amministrazione o dall'assemblea dei soci ed un altro conto è, invece, dire di non
deliberare la trasformazione che tanti cittadini stanno portando avanti in tutta la
provincia. Come sapete, è successo a Nichelino e lo troviamo un fatto inqualificabile
da parte del Consiglio di Amministrazione.
Inoltre (ma giovedì prossimo continueremo la discussione), noi non possiamo - lo
dico da una Città che detiene parte di queste partecipate - essere il centunesimo
Comune che si esprime su questo tipo di cambiamento dello Statuto. Se noi
cambiamo di nuovo lo Statuto, gli altri cento Comuni dovranno ripensarlo; se noi,
invece, ci troviamo di fronte alla scelta di non poter fare emendamenti, perché quella
trasformazione è già passata in altri cento Comuni, il danno sarà fatto ugualmente a
questa democrazia.
Chiedo semplicemente che giovedì prossimo si inizi una discussione definitiva, in
cui si dicano i motivi politici per cui si vuole o meno trasformare questa azienda
superando il modello S.p.A. e spero che si esca da questa contraddizione, perché una
cosa non mi è piaciuta: l'idea che si mettano davanti a questo tipo di discussioni
motivazioni tecniche che nulla hanno a che vedere con l'indirizzo politico. Gliene
dico uno? Abbiamo già deliberato che FCT dia le sue quote alla Città di Torino ed
abbiamo già detto che non ci devono essere soci privati in quel tipo di azienda; sono
disponibile a discutere sia sulla remunerazione del capitale investito, sia sul fatto che
non si distribuiscano gli utili ed anche a blindare lo Statuto verso possibili
privatizzazioni. Non ci sto a dire che l'ineluttabilità e l'impossibilità dei cambiamenti
sono legate solo alla normativa, perché questo, secondo me, non è vero; non è vero
oggi, come lo pensavamo allora.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Evidentemente, questo argomento merita un approfondimento successivo e, quindi,
la invito, come Presidente di Commissione, a coordinarsi con eventuali altre
Commissioni e a concordare un'audizione sul tema.
Mi dispiace, ma il question time è stato introdotto solo per delle domande e delle
risposte veloci, mentre, in questo caso, si è dimostrato che l'approfondimento è
meritevole di considerazione in sede di Commissione.
L'interpellanza è discussa.

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