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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Riapriamo l'adunanza del Consiglio Comunale discutendo l'interpellanza (question time) n. mecc. 201400502/002, presentata in data 29 gennaio 2014, avente per oggetto: "SMAT Azienda Speciale Consortile" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Tedesco; ricordo che i tempi per la risposta sono di tre e di due minuti. TEDESCO Giuliana (Assessore) Cercherò di stare nei tempi, perché, in realtà, la risposta a questa interpellanza è molto complessa e, comunque, poi sarà oggetto di una prossima proposta di deliberazione di Consiglio e in quella occasione potrò essere ancora più esaustiva. In ogni caso, la pronuncia a cui fa riferimento il Consigliere Grimaldi, emessa dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti il 15 gennaio 2014, risponde ad una questione posta dalla Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte nel 2013 e rimanda, quindi, nuovamente ad essa l'emissione di un ulteriore parere, in quanto, appunto, è più specificamente competente in materia. Questa pronuncia, come scritto dal Consigliere Grimaldi, enuncia la compatibilità della trasformazione in Azienda Speciale Consortile con le norme civilistiche e con le disposizioni pubblicistiche, ma afferma anche che nel contesto rimane impregiudicata ogni valutazione da parte degli Enti di autonomia, nel caso di specie la Città di Torino, in merito all'adozione della soluzione più idonea nel caso concreto. Ricordiamo anche che la prima pronuncia della Sezione Regionale si collocava in accordo con le valutazioni emesse dagli Uffici della Direzione delle Partecipate, che sollevavano, nel loro parere del giugno 2013, delle perplessità che riguardavano non solamente il carattere giuridico della trasformazione di SMAT in Azienda Speciale, ma anche e soprattutto il carattere gestionale ed amministrativo della stessa. Quindi, in ottemperanza alla deliberazione del marzo 2013 (che elencava, al punto n. 1, un'attenta analisi di costi/benefici in ordine a questa trasformazione), l'Azienda e gli Uffici Comunali hanno approfondito, nel corso di questi mesi, le implicazioni derivanti dalla trasformazione in Azienda Speciale sotto ogni profilo utile e non solamente sotto il profilo giuridico, che, in questo caso, è importante, ma non è esaustivo e, soprattutto, non è l'unico. Prendendo poi atto della deliberazione del Consiglio Provinciale del luglio 2013, sulla quale i Comuni del sistema idrico integrato hanno manifestato quasi unanime accordo nel corso dell'assemblea di SMAT nell'ottobre 2013, il Consiglio d'Amministrazione di SMAT ha proposto delle modifiche allo Statuto ed alla convenzione che recepissero in pieno quella che è la volontà popolare espressa nel corso del referendum (quindi, la salvaguardia della risorsa, la cancellazione nella gestione di qualsiasi logica di profitto, la salvaguardia dell'attuale situazione di eccellenza e l'introduzione dell'obbligo di reinvestimento degli eventuali saldi di gestione). Come Amministrazione, abbiamo in preparazione una proposta di deliberazione che recepisca questo indirizzo, che ovviamente arriverà prossimamente in Consiglio. In estrema sintesi, riporto alcune considerazioni che sono maturate nel corso degli ultimi mesi; tra le verifiche che bisognava effettuare per applicare la deliberazione di Consiglio Comunale sulla trasformazione di SMAT c'erano quelle che riguardavano gli aspetti fiscali, finanziari e di carattere gestionale. Innanzitutto, è stato fatto un approfondimento con le banche che attualmente finanziano SMAT per circa 260 milioni di Euro. Una risposta, per esempio, è stata fornita da BEI, che ha sottolineato quelli che sono diversi aspetti legati alla possibile trasformazione di SMAT: in primo luogo, che l'operazione potrebbe configurare un potenziale evento di risoluzione dei contratti e, poi, che è necessaria un'approfondita analisi da parte della banca, che evidenzia possibili costi legali con spese a carico di SMAT. In ogni caso, il mantenimento, così come sono, dei rapporti finanziari con SMAT sarebbe subordinato soprattutto alla continuazione del rapporto in house, con la necessità di evitare possibili recessi di altri soci, alla garanzia della buona operatività di SMAT, a seguito delle necessarie approvazioni dei documenti - soprattutto di Bilancio - in quasi trecento Consigli Comunali, agli effetti sulla governance a causa della possibile diminuzione della partecipazione del Comune di Torino e agli effetti sulla validità delle garanzie bancarie; infatti, sarà richiesta, prima di questa eventuale trasformazione, l'approvazione da parte delle banche garanti dei finanziamenti. A proposito di quest'ultimo punto, i soci - i Comuni - dovranno necessariamente prendere atto della diversa responsabilità che comporta la partecipazione ad un'azienda no-profit; quindi, la responsabilità degli atti aziendali non sarà più circoscritta quasi interamente solo all'ambito societario, ma verrà condivisa da tutti i soci. Dal punto di vista fiscale, invece, gli aspetti sono diversi, in quanto siamo ancora in attesa di una risposta da parte dell'Agenzia delle Entrate, cui è stato inoltrato apposito quesito. Sono molto più preoccupanti, invece, le questioni che riguardano gli aspetti gestionali che sono riferibili all'Azienda Speciale; tra questi: la mancanza di un'assemblea dei soci per l'approvazione dei principali atti (come, per esempio, i Bilanci preventivi e consuntivi, che, invece, dovrebbero passare attraverso i quasi trecento Consigli Comunali), le spese che sarebbero necessarie per sostenere queste operazioni, che sono immense, e la non remuneratività del Consiglio d'Amministrazione (che, se da un lato, porta ad un risparmio ed al famoso taglio dei costi indiretti della politica, dall'altro lato, però, induce a dubitare che si possano individuare dei Consiglieri a cui affidare deleghe così importanti e responsabilità così grandi per una realtà aziendale di questo genere). C'è poi il problema dell'attuale presenza tra i soci SMAT di tre società di capitale, tra cui FCT, che non potrebbero far parte di un'Azienda Speciale e, quindi, dovrebbero retrocedere ai Comuni le loro azioni di riferimento; questo provocherebbe problemi di natura finanziaria, per esempio, al Comune di Torino, che dovrebbe addossarsi anche l'indebitamento... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, io enumero i problemi che ci sono, poi, per carità, il Consiglio farà le sue valutazioni. Dovrebbe addossarsi anche l'indebitamento sottostante le azioni SMAT detenute da FCT. Alla fine - cosa che però, secondo me, è la più importante di tutte -, la trasformazione di SMAT in un'Azienda Speciale implica la possibilità per i Comuni di recedere. A questo punto, procedere con la trasformazione potrebbe mettere a rischio tutto il sistema idrico integrato, che - credetemi - in SMAT è un sistema veramente molto efficiente, considerando soprattutto che in sede di assemblea della società è stata anche intrapresa un'attività di verifica tra i soci e la maggior parte degli altri Comuni ha manifestato la volontà di modificare l'impostazione della deliberazione di iniziativa popolare, partendo dal piano, però, di condivisione dell'obiettivo di mantenimento in proprietà pubblica della società di gestione del sistema idrico integrato. Mi rendo conto che questo è un argomento molto complesso ed andrebbe anche approfondito in Commissione, però mi sia consentito ancora di riportare qui alcune considerazioni che sono state espresse dal professor Mattei - che è l'attuale Presidente dell'Azienda Speciale ABC del Comune di Napoli ed è, oltre tutto, illustre redattore dei quesiti referendari - sull'inadeguatezza, però, dell'Azienda Speciale Consortile come strumento di gestione dell'acqua pubblica. Queste dichiarazioni sono state estrapolate da tutti i principali giornali nazionali. È lo stesso Presidente Mattei a spiegarlo, a Torino, il 26 marzo, in un incontro al Caffè Basaglia. Invitato a raccontare dell'esperienza partenopea, apripista ed unica in Italia, il professor Mattei ricorda la partenza all'indomani della vittoria referendaria, però elenca soprattutto le criticità ed enumera il principale dei problemi: la politica. "Il passaggio da S.p.A. - io cito i virgolettati del professor Mattei - ad Azienda Speciale, di fatto, è un ritorno al passato. Mentre la S.p.A. prevede un'autonomia gestionale ed una flessibilità maggiore, l'Azienda Speciale non conosce assemblee dei soci e, quindi, tutti gli atti devono passare per il Consiglio Comunale. Questa è una roba catastrofica". Il professor Mattei, per rendere l'idea, usa un paradosso: "A parte i tempi estremamente complicati, ci sta il fatto che si aprono costantemente dei mercati. Per farti passare il Bilancio - sempre virgolettato - devi cambiare il tubo alla suocera del Vicecapogruppo del Gruppo 'X" e questo è un problema. A tutt'oggi, nell'assemblea di via Verdi, che è l'unica Azienda Speciale in Italia - quindi, quella di Napoli - non è stata calendarizzata alcuna approvazione del Bilancio". L'ultima delle questioni è quella legata al diritto del lavoro (credo la più importante, se non una delle più importanti); i dipendenti di un'azienda privata sono iscritti ad una cassa di previdenza, INPS, mentre quelli di un'azienda pubblica sono iscritti all'Inpdap, che, ovviamente, è più costosa. Nel caso in cui si arrivasse ad un'Azienda Speciale, questo passaggio comporterebbe la richiesta da parte dei dipendenti - come è accaduto esattamente per il Comune di Napoli - del ricongiungimento ed anche questo è un costo non indifferente da mettere sul conto della trasformazione. Alla luce di quanto detto (anche se giuridicamente è appurata almeno la possibilità di costituire un'Azienda Speciale) e tenendo conto, però, degli svantaggi fin qui enumerati, questa Amministrazione ritiene di poter superare questo progetto e di puntare, invece - se il Consiglio, ovviamente, lo riterrà -, d'accordo con la maggioranza degli altri soci, sul rafforzamento della presenza pubblica nell'attuale SMAT, intervenendo su alcuni aspetti di governance. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Presidente, ci siamo battuti in anni non sospetti contro l'ineluttabilità del mercato che ci chiedeva, in qualche modo, di mettere a gara tutti i servizi pubblici, magari indicando con una data finale il giorno del supermercato globale dei beni comuni. Lo abbiamo fatto cambiando lo Statuto anzitempo, prima dei referendum, lo abbiamo fatto dicendo che, per tutti i fini previsti della Legislazione vigente, la Città si impegnava a garantire che la gestione del servizio idrico integrato fosse operata senza scopo di lucro e lo abbiamo fatto successivamente, vincendo un referendum con 27 milioni di italiani che hanno espresso con forza la fine di quel tipo di processi di privatizzazione. Lo abbiamo fatto anche il 9 luglio 2012, chiedendo che SMAT non seguisse altri processi di privatizzazione e rispondendo a muso duro al Governo Monti, che aveva surrettiziamente riproposto questo tipo di strategia, e lo abbiamo fatto anche davanti agli Assessori di questa Giunta, perché, ringraziando l'Assessore Tedesco, vorrei ricordare che questo confronto parte da lontano ed abbiamo detto più volte al Vicesindaco Dealessandri che non eravamo intenzionati a far entrare l'acqua nei processi di riorganizzazione di IREN ed anzi abbiamo chiesto ad IREN stessa di stralciare l'acqua dalle sue direzioni e dal suo business. Poi, lo abbiamo fatto tutti insieme in Consiglio Comunale, chiedendo all'Amministrazione di trasformare il modello S.p.A. in un modello consortile pubblico, perché non ci basta l'idea di togliere i profitti dall'acqua e di togliere la remunerazione del capitale investito, ma vogliamo togliere il modello di S.p.A., che sottintende una gestione diversa del bene pubblico acqua. Per questo - e lo dico francamente - ha fatto male chi, nel campo dei democratici e dei moderati, ha pensato, qualche mese fa, di scegliere quella via, sottintendendo che, poi, sarebbe stata la tecnostruttura del Comune di Torino a negarla ufficialmente; tanto è vero che, prima nella deliberazione (che è stata approvata già con un parere tecnico sfavorevole) e poi nelle verifiche successive, qualcuno ha pensato che fosse più comodo dire che forse sarebbe stato giusto seguire quella strada, ma solo a condizioni favorevoli della struttura tecnica. Quello che dice questa richiesta è che, intanto, c'è un giudizio terzo; la nostra struttura ha dato un giudizio negativo e, come sapete, i pareri dei movimenti avevano dato un giudizio favorevole alla possibilità di trasformazione, per cui, oggi, siamo in presenza di un giudizio terzo che dice che secondo la Corte dei Conti si può fare. Poi, per carità, l'Assessore Tedesco ci spiegherà, ma, a questo punto, non a voce, Presidente. Capisco gli ordini del giorno e le mozioni di indirizzo, ma abbiamo votato una deliberazione e ci dovrà essere scritto nero su bianco, da parte di una deliberazione della Giunta o del Consiglio, che quel tipo di trasformazione non si può fare o, addirittura, non si vuole più fare? Però, prima di arrivare a questo, io chiedo due cose: intanto, una moratoria; non è possibile che il CdA di SMAT telefoni ai Comuni di questa provincia per dire qual è il modello migliore; un conto è avvisarli che c'è una proposta di trasformazione promossa dal Consiglio d'Amministrazione o dall'assemblea dei soci ed un altro conto è, invece, dire di non deliberare la trasformazione che tanti cittadini stanno portando avanti in tutta la provincia. Come sapete, è successo a Nichelino e lo troviamo un fatto inqualificabile da parte del Consiglio di Amministrazione. Inoltre (ma giovedì prossimo continueremo la discussione), noi non possiamo - lo dico da una Città che detiene parte di queste partecipate - essere il centunesimo Comune che si esprime su questo tipo di cambiamento dello Statuto. Se noi cambiamo di nuovo lo Statuto, gli altri cento Comuni dovranno ripensarlo; se noi, invece, ci troviamo di fronte alla scelta di non poter fare emendamenti, perché quella trasformazione è già passata in altri cento Comuni, il danno sarà fatto ugualmente a questa democrazia. Chiedo semplicemente che giovedì prossimo si inizi una discussione definitiva, in cui si dicano i motivi politici per cui si vuole o meno trasformare questa azienda superando il modello S.p.A. e spero che si esca da questa contraddizione, perché una cosa non mi è piaciuta: l'idea che si mettano davanti a questo tipo di discussioni motivazioni tecniche che nulla hanno a che vedere con l'indirizzo politico. Gliene dico uno? Abbiamo già deliberato che FCT dia le sue quote alla Città di Torino ed abbiamo già detto che non ci devono essere soci privati in quel tipo di azienda; sono disponibile a discutere sia sulla remunerazione del capitale investito, sia sul fatto che non si distribuiscano gli utili ed anche a blindare lo Statuto verso possibili privatizzazioni. Non ci sto a dire che l'ineluttabilità e l'impossibilità dei cambiamenti sono legate solo alla normativa, perché questo, secondo me, non è vero; non è vero oggi, come lo pensavamo allora. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Evidentemente, questo argomento merita un approfondimento successivo e, quindi, la invito, come Presidente di Commissione, a coordinarsi con eventuali altre Commissioni e a concordare un'audizione sul tema. Mi dispiace, ma il question time è stato introdotto solo per delle domande e delle risposte veloci, mentre, in questo caso, si è dimostrato che l'approfondimento è meritevole di considerazione in sede di Commissione. L'interpellanza è discussa. |