Cittą di Torino

Consiglio Comunale

Cittą di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 13 Gennaio 2014 ore 10,00
Paragrafo n. 17

Comunicazioni del Sindaco su "Conferimento immobili comunali a Enti Culturali".
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo alla comunicazione iscritta all'Ordine del Giorno, avente per oggetto
"Conferimento immobili comunali a enti culturali", presentata dai Consiglieri
Bertola e Appendino.
La parola all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
La richiesta di comunicazioni verte sul tema della chiusura di anno del finanziamento
al sistema culturale, che quest'anno ha visto, come in parte già successo nel 2011, un
mix di destinazione di risorse, in parte finanziarie, in parte in natura.
L'occasione naturalmente ha innescato e rischia di innescare una discussione più o
meno complicata e anche abbastanza complessa, riferita al tema dell'attenzione che
la Città pone al sistema culturale, alle modalità di finanziamento dello stesso,
all'infrastruttura culturale che oggi è collocata anche in buona parte nelle Fondazioni
culturali e, non ultima, alle certezze delle risorse che annualmente sono stanziate con
riferimento alle politiche culturali e alla loro effettiva operatività.
Il sistema culturale torinese è attualmente ripartito in tre macrocategorie. Vi è tutta la
parte esercitata direttamente dal Comune di Torino, che pertanto trova accoglimento
diretto nel Bilancio della Città; vi è la parte gestita dalle cosiddette "Operating
Foundations", cioè Fondazioni Operative, che hanno nel loro scopo il
funzionamento, la tutela e la valorizzazione di pezzi di patrimonio pubblico, o di
servizi legati al patrimonio pubblico, e dalle "Grant-Making Foundations", cioè le
Fondazioni di erogazione, che oggi sono sostanzialmente costruite intorno
all'esperienza della Fondazione per le Attività Culturali, detta anche FAC.
Questa tripartizione ha comportato fino ad oggi la necessità di accogliere
direttamente nelle risorse ordinarie di Bilancio il mantenimento del sistema
direttamente gestito dalla Città di Torino, e di accogliere, tramite il sistema del
conferimento a fondo di dotazione, il finanziamento del sistema patrimoniale riferito
al sistema delle Fondazioni, sia operative, sia di erogazione, per un valore che adesso
mi accingo a comunicare.
Sostanzialmente, i soggetti esterni alla Città, ma dalla Città partecipati, o da sola, o
con altri soggetti, valgono circa 40 milioni di Euro di valore complessivo di prodotto
culturale per il Teatro Regio, 7,7 milioni di Euro per il Teatro Stabile, 12 milioni di
Euro per Torino Musei, 1,5 milione di Euro per il Salone del Libro e circa 8,5 milioni
di Euro, in questo momento, per il Museo del Cinema.
Sono cifre, in realtà, che di anno in anno cambiano per effetto di attività, iniziative e
di situazioni diverse, ma sostanzialmente il livello è questo, che vuol dire che siamo
intorno ai 60-65 milioni di Euro complessivi; a cui aggiungerei, per dovere di
cronaca, il fatto che la Città, per la gestione del suo servizio culturale interno, destina
attualmente risorse ordinarie alla Divisione Cultura, che dividerei tra risorse dirette e
gestione di risorse indirette, cioè in contabilità industriale, applicati al servizio
culturale, che quest'anno ha toccato nel Bilancio della Città altri 40.500.000 Euro.
Sono circa 100 milioni di Euro le risorse destinate al sistema culturale torinese, a
vario titolo, che in qualche modo trova il concorso della Città per circa 60 milioni di
Euro.
Ora, quello che ovviamente è capitato quest'anno e, conseguentemente, quello che
può capitare in un sistema che naturalmente determina l'aleatorietà delle risorse
come una variabile possibile del sistema... e insisto, variabilità di risorse non
significa soltanto variabilità nel concetto di conferimento di valore o di risorse al
sistema culturale esterno, ma è oggi una variabile con cui tutti i giorni la Città fa i
conti, basti pensare che una Città che approva (e non per colpa sua, notoriamente) un
Bilancio nel mese di ottobre, naturalmente ha un Bilancio che è riuscito comunque a
partorire due variazioni e quattro prelevamenti dal Fondo di riserva.
Un Bilancio che fosse approvato, secondo il consenso di Legge, nella prima parte
dell'anno, mediamente avrebbe avuto tre o quattro variazioni, come è normale che
sia, in un contesto in cui le risorse, non ultime quelle fiscali, hanno caratteristiche
così aleatorie come il nostro Ordinamento negli ultimi periodi.
Stante il fatto che si è scelto di mantenere, di incrementare in realtà, dico
incrementare perché quest'anno già si segna un fatto positivo, ovvero nel
consolidamento della spesa coperta da mezzi ordinari di Bilancio, si è passati da un
dato che era riferito a circa 39 milioni di Euro del 2010, cioè un valore che
complessivamente valeva 40 milioni di Euro, ad un valore complessivo di quest'anno
di 40.577.000 Euro. Ciò a significare che pur nelle difficoltà che riguardano
l'aleatorietà di ogni finanziamento di Bilancio, sia quelli di natura ordinaria che di
natura straordinaria, la Città è comunque riuscita a consolidare nella spesa ripetitiva
e, conseguentemente, nella spesa coperta da mezzi ordinari, potremmo dire da
fiscalità, o trasferimenti irripetibili, quasi altri 10 milioni di Euro di spesa
genericamente attribuita a funzioni di natura aleatoria. Portando quindi nel 2013 -
ripeto il dato - a 40.500.000 Euro di spesa culturale, diretta ed indiretta.
Ora, l'anno passato è stato caratterizzato da grandi difficoltà, non soltanto nella
gestione della cosa pubblica e non devo naturalmente ripetere e ricordare cosa è
successo l'anno scorso, anche, non ultimo, per gli effetti delle continue
superfetazioni normative; ma è arrivato a un livello in cui la portata delle variazioni
comportava il rischio di modificare drasticamente il rapporto della Città di Torino
nelle sue politiche di welfare in senso allargato (potremmo comprendere nel welfare
anche la cultura, sotto un certo punto di vista) e comunque in tutte le politiche di
servizio al cittadino e alla cittadinanza, dagli educativi, al sociale, alla cultura e
quant'altro.
Questa aleatorietà ha comportato il fatto che quella parte di spesa ancora rimasta,
legata quindi a entrate non ripetitive, ma a entrate evidentemente non ricorrenti, che
costituivano una quota parte del conferimento del fondo patrimoniale, è tuttavia
venuta meno per effetto della aleatorietà delle procedure, che era teso a realizzare il
medesimo valore, cioè i mezzi destinati a quel pezzo di cultura.
Tuttavia, la Città ha ben presente che il sistema culturale non soltanto in termini
economico-finanziari - come ho detto prima - ma in termini di utenza e di risultato
occupazionale, occupa circa 437 addetti diretti nella Città di Torino e 624 addetti
indiretti nel sistema della cultura partecipata dal Comune; cioè sono circa 1000
persone gli addetti culturali per esercizio di funzioni, che, in modo diretto ed
indiretto, attribuiscono le funzioni di Città di Torino.
L'esperienza di non aver potuto recuperare integralmente, a complemento di queste
risorse stanziate a Bilancio, e l'esperienza fatta nel 2011, quando (vorrei ricordarlo
solo per una notizia storica) non per sostituire le risorse che la Città non aveva
stanziato, furono stanziati circa 9 milioni di Euro per recuperare, con un
conferimento immobiliare, un valore patrimoniale al Teatro Regio, ma piuttosto, per
dirla francamente, per recuperare il fatto che quell'anno il Teatro Regio (e questo
dimostra come l'aleatorietà delle risorse non è un fattore soltanto politico e non è un
fattore della Città di Torino) perse due fonti di finanziamento fondamentale: perse
quota parte del finanziamento Regionale in corso d'anno (non vorrei polemizzare con
il Collega Coppola, che oggi non vedo presente, che dovrebbe ricordarsi che la Città
in quel momento coprì anche i minori versamenti e i minori contributi versati dal
sistema Regionale); ma soprattutto coprì una parte rilevante di quello che era il
conferimento che venne meno per la riduzione del Fondo Unitario per lo Spettacolo,
cioè del FUS, riferito a una voce importante che per l'Ente costituisce tuttora
un'entrata significativa.
Forte di quell'esperimento e di quel tentativo (non per banalizzare e non, come
qualcuno ha scritto, per pagare gli stipendi con opere d'arte, ma per grande senso di
responsabilità del fatto che il sistema della cultura oggi non è soltanto un sistema
produttivo di servizi, ma comporta anche la necessità di mantenere in piedi un
hardware di valore culturale di impianto, di infrastruttura e di servizio, che se viene
meno potrebbe venire meno per sempre, perché ricostruire ciò che si è costruito in
anni di valore di conferimento, ovviamente, comporterebbe la difficoltà di ricostruire
quel valore e di reimpostare una nuova politica basata ovviamente su un anno
critico), la Città si è limitata a verificare se fosse possibile utilizzare lo strumento che
è stato usato due anni fa, cioè quello del conferimento in natura, per alimentare
alcuni fondi di dotazione. E lo ha fatto non in sostituzione soltanto dei suoi valori
immobiliari originariamente previsti, cioè a parità di finanziamento; alla fine la Città
complessivamente - qui voglio dare un dato spero definitivo - ha sostanzialmente
attribuito mediamente il 20-30% di risorse, nonostante fosse capitale immobilizzato,
riferito al fondamentale originario conferimento in liquidità.
Fondazione Torino Musei ha ricevuto 2.550.000 Euro in mezzi di Bilancio ordinari e
9,5 milioni di Euro in proprietà immobiliari; conseguentemente il finanziamento
dell'anno è stato 12.050.000 Euro, contro i 7 milioni di Euro previsti nel Bilancio
Preventivo dell'Ente.
La FAC ha ricevuto 1 milione di Euro in parte ordinaria di Bilancio e 650.000 Euro
in un bene in dismissione, pertanto di fatto liquido. Ha ricevuto pertanto 1.650.000
Euro in valore e contributo, contro 1,5 milione di Euro originariamente previsto.
Il Teatro Regio ha ricevuto 900.000 Euro in fondo di dotazione ordinario con mezzi
ordinari di Bilancio e ha ricevuto in quota capitale altri 3.408.000 Euro, arrivando a
4.308.000 Euro su 4,3 milioni di Euro di fondo originariamente previsto.
Il Teatro Stabile ha ricevuto 2.113.000 Euro in parte ordinaria di Bilancio; 2.200.000
Euro in un immobile già in dismissione, pertanto liquido, arrivando a 4,3 milioni di
Euro, contro 4.150.000 Euro previsti nel loro Bilancio Preventivo.
La Fondazione del Cinema ha ricevuto 800.000 Euro in parte ordinaria, 2,5 milioni
di Euro in conferimenti, arrivando a 3,3 milioni di Euro contro i 2.250.000 Euro
previsti nel Bilancio Preventivo.
Il Teatro Stabile ha ricevuto 2.113.000 Euro e l'ho già detto. Quindi
complessivamente lo stanziamento in parte con mezzi ordinari è circa il 50%
complessivo, ma si è in realtà conferito circa il 70% dell'altra metà, cioè un 20% in
più del valore complessivo.
È stato chiesto se questa sia una soluzione, una ricetta, una miracolistica soluzione al
problema. No, non lo è. E nessuno soprattutto lo ha mai pensato, perché vorremmo
anche pensare che quando si giudica l'operato della Pubblica Amministrazione,
quando si pensa a gestire problemi di questa capacità e di questa levatura, si vada
anche a pensare che talvolta si agisce per cercare la soluzione migliore possibile e
non sempre la soluzione migliore possibile è la soluzione ottima.
Comporta questo il fatto che la Città d'ora in poi si limiterà a conferire valori
immobiliari al posto di valori economici e finanziari? No, non comporta niente di
tutto ciò. Comporta anzi la grande soddisfazione che, contrariamente ai Bilanci
passati, avendo potuto portare il 50% del Bilancio in mezzi ordinari di Bilancio,
quando tra due giorni, cioè domani, saremo in esercizio provvisorio (non spiegherò
qui cos'è l'esercizio provvisorio) finalmente potremo dare la copertura alle
Fondazioni culturali di questa Città, la garanzia di avere almeno pari a quello che
hanno avuto l'anno scorso in liquidità, cioè il 50% delle loro risorse, con l'impegno
che l'altro 50% lo reperiremo dentro il Bilancio.
Mi spiego meglio. Tutto il finanziamento 2014 sarà in mezzi ordinari di Bilancio, ma
la garanzia in più che rispetto agli anni precedenti, dove non c'era uno storico in cui i
mezzi straordinari non potevano essere replicati automaticamente, avendo fatto lo
sforzo a carico di tutto il Bilancio della Città, perché quei 9.200.000 Euro finiti in
spesa ordinaria della cultura, sono stati recuperati attraverso politiche di risparmio,
economia complessiva, non per punire qualcuno e premiare altri, ma per dare
certezza ad un sistema culturale che questa Città merita e per la quale, peraltro, così
facendo, si sottrae all'incertezza che durava da quattordici anni, di produrre il
sistema culturale con Bilanci Preventivi che contavano comunque sul conferimento
di mezzi straordinari.
Pertanto, perlomeno per la metà, questo problema già si è risolto oggi e per l'altra
metà sarà risolto quando la Giunta predisporrà il Bilancio Preventivo dell'Ente.
Naturalmente faccio un atto di fede, di ottimismo, perché spero che la fiscalità del
2014 consenta di fare dei Bilanci buoni per gli Enti Pubblici Locali, che questo dia
solidità e spazio alle attività e che possa tornare peraltro a creare una struttura per la
quale da un certo punto di vista l'infrastruttura culturale venga manutenuta da mezzi
ordinari e le eventuali espansioni e gli eventuali miglioramenti dello stesso sistema
trovino comunque possibilità di sfogo e di investimento in altri strumenti.
Non verrà meno il supporto della Città, non verrà meno l'attività di programmazione.
Se vogliamo dirla, questa vicenda in realtà porta un vantaggio per la
programmazione, perché ha solidificato e permesso di fare una scelta coraggiosa a
fine anno, non la parte immobiliare, la parte ovviamente in mezzi ordinari di
Bilancio, che sicuramente cambierà, in prospettiva, anche la capacità di fare
programmazione.
Tutti vorremmo vivere in un sistema in cui la programmazione economico-
finanziaria fosse una parola che avesse un significato, cioè che possa significare
qualcosa. Immagino che chi ha vissuto e chi vive tutti i giorni il patema del
mantenimento del sistema culturale, sia esso lavoratore, operatore della cultura,
diretto o indiretto, addetto diretto o indiretto, non viva questa situazione con
soddisfazione. Mi rendo conto. Questa è un po' la situazione che tutto il comparto
pubblico sta affrontando.
Vorrei però ragionevolmente confortare chi su questo abbia avuto ancora qualche
dubbio, che la consapevolezza, che l'importanza del sistema culturale ha per questa
Città, in tutti i sensi e in tutte le situazioni, in tutti i confronti e in tutte le discussioni
pubbliche e anche a volte mediatiche, giornalistiche, non viene meno. Noi abbiamo
la piena consapevolezza della fondamentale necessità di avere un sistema che non
perda comunque quanto di hardware culturale è stato costruito. Semmai, la
discussione si sposta sul tema della capacità di cambiare, modificare, migliorare e
integrare le attività estemporanea, quelle che potremmo chiamare software, ma su un
sistema di hardware culturale il danno di doverlo cancellare in assenza di risorse ci è
chiaro fino in fondo. E per questo, anche quest'anno, non ci siamo sentiti di doverlo
fare, non abbiamo mai avuto intenzione di farlo. Abbiamo fatto di tutto per trovare
risorse comunque a qualunque valenza, perché ciò potesse essere confermato, con
l'auspicio che il 2014 comporti anche l'attività di programmazione, un ragionamento
serio sul rapporto Città-Fondazioni, un allineamento dei tempi di approvazione di
budget e di Bilanci, un'attività programmatoria e un saving sui costi che comporti le
stesse cose che facciamo nel Comune anche presso le Fondazioni e Società
Partecipate.
Ma su questo, l'Aula lo sa, c'è una proposta di deliberazione in corso in
Commissione. Questo garantirà un allineamento sostanziale e formale delle
procedure, che garantirà che quello che dipende da noi come risorse a prevalenza,
abbia da parte nostra la stessa attenzione, ma anche la stessa vigilanza e tutela.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Devo ammettere che ciò che più mi sconvolge di questa vicenda - oltre al fatto che fa
un po' strano sentire l'Assessore Passoni parlare di sistema culturale, anziché
l'Assessore Braccialarghe, ma spero che potrà integrare eventualmente in risposta -
non è tanto la mancanza di risorse (oramai, per responsabilità non nostre, ci siamo
infatti abituati a questa condizione direi piuttosto triste) e non è il fatto che si
riducano gli stanziamenti agli Enti come le grandi Fondazioni culturali; Enti che
forse per troppo tempo hanno beneficiato di tempi d'oro, che non ci possiamo più
permettere.
Anzi, come ho già detto in altre occasioni, anche qui in Aula e in Commissione,
penso che alcuni di questi Enti, in particolare la Fondazione per le Attività Culturali,
andrebbero chiusi e bisognerebbe reinternalizzare le funzioni.
Ma non è questo il punto. Ciò che trovo davvero disarmante è l'inettitudine e la
miopia con la quale il Sindaco e l'Assessore alla Cultura si approcciano alla
questione. Sono ormai anni, almeno da quando siedo in Consiglio Comunale, quindi
praticamente tre anni, che vediamo lo stesso identico film: viene presentato il
Bilancio di Previsione in Commissione, grandi litigi ai quali segue qualche articolo
sulla stampa locale che si evolve in marchetta, a seconda di chi alza di più la voce,
per spostare qualche centinaia di migliaia di Euro da un fondo di riserva al capitolo
della Cultura, o per aumentare e ridurre gli stanziamenti.
Il Sindaco viene in Aula a dirci, come al solito, quanto sia importante la cultura
(immagino che lo creda), ribadendo più volte quanto siamo stati bravi ad allargare il
perimetro. Poi, cosa si scopre a dicembre? Lo scopriamo dai giornali, perché i lavori
del Consiglio Comunale sono sospesi, con una meraviglia da stanco copione, mi
permetto di dire: scopriamo che le operazioni straordinarie ipotizzate forse non si
realizzano e che quei fondi in conto capitale forse non ci saranno. Quest'anno il
Bilancio di Previsione l'abbiamo approvato solo due mesi fa, quindi mi sento di dire
che è ancora più grave.
Ad oggi non sono in grado di giudicare quale sia l'effetto di questa situazione e quale
sia l'escamotage di Bilancio che gli Enti culturali ogni anno si devono inventare.
Questo non mi piace e le domande a me sorgono spontanee: che importo hanno
messo questi Enti a Bilancio Preventivo? Cosa hanno già speso e impegnato sino al
31/12? Come si gestiscono delle spese già fatte per eventi organizzati nel 2013, senza
ricevere poi le risorse che erano probabilmente preventivate a Bilancio?
Non solo. Gli immobili, se servono a far quadrare i Bilanci, come possono coprire
delle uscite di cassa? Saranno sicuramente o ipotecati o venduti; ma nel primo caso,
sarà necessario pagare delle rate di mutuo? Nel secondo caso, a quale valore saranno
venduti? Chi e come pagherà le rate di questo mutuo alle banche? Poi, se verranno
venduti per caso, perché tutto può succedere, a un valore inferiore a quello al quale
sono stati conferiti, chi si farà carico della minusvalenza?
Mi rivolgo sempre al Sindaco e all'Assessore Braccialarghe, che è competente in
materia. Io mi sento di dire che questo sistema - e questa è l'ennesima dimostrazione
- è fallito, non tanto per la riduzione delle risorse, ma perché non siete stati capaci di
pensare, di programmare e di immaginare un sistema diverso da questo accanimento
irrazionale, al quale assistiamo ogni anno.
Sindaco, come si fa a essere così ciechi da non capire che può essere peggio
l'incertezza delle risorse rispetto alla loro diminuzione, a fronte di una relazione
certa? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sindaco, mi potrà ribattere in
seguito al mio intervento. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, ho detto
"come si fa a essere ciechi".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Lasciamo terminare l'intervento del Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Non ho detto che lei è cieco.
Penso che le parole non siano sufficienti e, quindi, ci vogliano dei fatti. Siccome
siamo una forza di opposizione e spesso critichiamo e controlliamo il vostro operato
(l'abbiamo fatto anche in modo duro e, forse, lei spesso non lo ha neanche
apprezzato), crediamo però che sia nostro dovere avanzare anche delle proposte
concrete, caro signor Sindaco, soprattutto vedendo, in questa fase, il nulla - mi sento
di dire - da parte vostra.
Ed è quello che abbiamo fatto. Abbiamo analizzato quanto accade negli altri
Comuni, verificato i loro Regolamenti, lavorato a lungo, preso spunto ed eccoci al
dunque, signor Sindaco: oggi, abbiamo depositato una proposta di deliberazione
consiliare con un Regolamento con l'intento di riordinare l'intero Settore della
cultura e garantire, nei limiti della possibilità concessa dall'attuale situazione
economica, certezza di risorse, massima trasparenza e parità di accesso.
Desideriamo avviare un dibattito con tutti i soggetti culturali cittadini, quelli più
grandi, ma anche quelli più piccoli, e quelli più radicati nel territorio torinese, perché
sia riformato il rapporto che la Città di Torino ha con gli attori del sistema culturale.
La nostra proposta vuole essere proprio lo spunto per l'avvio di un confronto, che,
per troppo tempo, non c'è stato, signor Sindaco.
Abbiamo ipotizzato un nuovo approccio: l'intesa (lo vedrà nel Regolamento, se avrà
voglia di leggerlo); la Città di Torino e le associazioni, le Fondazioni e gli Enti che lo
richiederanno potranno sottoscrivere un atto della durata di tre anni, grazie al quale ci
sarà la certezza del finanziamento a fronte di impegni concreti da parte degli attori
del sistema culturale.
I criteri saranno l'efficienza, in termini di personale e di acquisti di beni e servizi, la
trasparenza, l'allargamento del perimetro, quello che intendiamo per perimetro...

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito a concludere il suo intervento, Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
...ed il valore del progetto culturale. Accanto a questo modello dell'intesa, ci è
sembrato necessario intervenire nella nebbia dei contributi, signor Sindaco, che,
attualmente, sono regolamentati in modo totalmente insufficiente.
In questo caso, proponiamo un modello basato sulla trasparenza, frutto di un bando, e
sull'indipendenza della Commissione di valutazione.
Signor Sindaco, forse, a differenza sua, noi non pensiamo di avere la ricetta per
risolvere tutti i problemi e non vogliamo evitare le critiche, ma, al contrario,
desideriamo che questa nostra proposta sia criticata, emendata e diffusa il più
possibile, perché solo vivendo immersi nella società che rappresentiamo possiamo
dare un buon servizio alla nostra città.
Signor Sindaco, mi auguro che lei, come magari ha anche già dimostrato, avrà
l'onestà intellettuale di voler leggere questo documento, condividerlo con noi, con il
Consiglio Comunale, con la Commissione e con il territorio e far partire un dibattito,
che, dal mio punto di vista, è rimasto nel cassetto per troppo tempo.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Ho ascoltato con attenzione e ho anche letto quanto scritto dal Consigliere
Appendino. Parto dal ragionamento dell'Assessore Passoni; innanzitutto, sono
contento che questo dibattito approdi in Sala Rossa, perché credo che sia importante
che, all'inizio dell'anno, cominciamo a darci delle linee guida e di indirizzo su quello
che andiamo a fare, per non trovarci in una situazione che anche io - come il
Consigliere Appendino e come l'Assessore Passoni - ritengo straordinaria e che mi
auguro non si ripeta più.
Mi fido delle parole dell'Assessore e sono convinto che il Sindaco le ribadirà. Mi
auguro che la condizione nella quale ci siamo trovati alla fine dell'anno scorso,
quindi di precarietà e di ricorso ad un conferimento straordinario non di risorse
economiche, ma di immobili (che, Assessore Passoni, io ritengo che non siano
ancora liquidi, perché, se viene dato un appartamento di corso Galileo Ferraris del
valore di 650.000 Euro, questo deve essere, in qualche modo, reso liquido attraverso
una vendita e, ad oggi, non lo è ancora), non si ripeta, perché questa per me è una
fonte di preoccupazione.
Questa preoccupazione vale per il Settore Cultura, ma varrebbe per tutti i Settori,
perché chiunque di noi si trovasse ad affrontare una situazione di questo genere,
quando i soldi sono già stati spesi, cioè al 20 dicembre, in qualche modo sarebbe in
grave difficoltà.
Mi auguro vivamente che l'impegno preso da parte della Giunta, in particolare dal
Sindaco e dall'Assessore Passoni, di conferire risorse spendibili e quindi in spesa
corrente, non più in conto capitale, fin dal prossimo Bilancio, in modo certo e in
qualche modo liquido e spendibile, ci sia veramente, a partire dal fatto che
auspichiamo di non arrivare a dover approvare ad ottobre il Bilancio di Previsione
del 2014, ma di riuscire a farlo, come da impegno dello stesso Assessore Passoni,
entro la fine di febbraio, almeno per quanto riguarda gli impegni di spesa per il 2014.
Questo perché in esercizio straordinario, ovviamente, la spesa storica può essere
utilizzabile, però, se non c'è certezza di risorse per chiunque, in particolare per il
sistema culturale che deve affrontare attività e spese e prenotare iniziative che vanno
addirittura al 2015-2016 (parliamo, ad esempio, della Fondazione Teatro Regio, che,
oggi, decide la stagione 2015-2016, perché, per organizzare, produrre e gestire
spettacoli di quel livello, la programmazione è almeno triennale), credo che non
possiamo fare molta strada.
Mi attengo a quello che dice l'Assessore Passoni e la Commissione di cui faccio
parte sarà fin d'ora disponibile e, fin da domani mattina, affronteremo un discorso
sulla Fondazione per la Cultura, per programmare e capire con l'Amministrazione
quali siano le risorse a disposizione.
Dichiaro, però, che non la penso come il Consigliere Appendino per quanto riguarda
il sistema delle Fondazioni culturali. Con la stessa correttezza che riconosco al
Consigliere Appendino, che ha sempre fatto la sua battaglia su questo tema, dico che
la penso in modo diverso. Oggi più che mai, senza il sistema delle Fondazioni
culturali, la cultura in questa città non esisterebbe, perché reinternalizzare e mettere
sotto il cappello dell'amministrazione diretta personale e risorse, in primo luogo, non
consentirebbe di avere più risorse, in secondo luogo, non le avrebbe certe e, secondo
me, raddoppierebbe i costi e, inoltre, non consentirebbe l'utilizzo di quelle che sono
le risorse delle Fondazioni bancarie, degli sponsor e dei privati, che, oggi, sono
diventate fondamentali, perché, in vari casi, coprono oltre il 70% di alcune iniziative;
questo deve essere chiaro a tutti.
Oggi, possiamo fare delle cose (faccio l'esempio di Biennale Democrazia) solo
perché esistono sponsorizzazioni private da parte di aziende nazionali di una certa
rilevanza e Fondazioni bancarie, che, come sapete bene, possono erogare fondi
soltanto a Fondazioni e non direttamente agli Enti Pubblici; altrimenti, non le
faremmo.
La scelta è questa: distruggere il sistema culturale sul quale questa Città ha investito
per vent'anni (trasformando la città in quello che è, rispetto a prima), oppure fare una
cosa burocratica, attraverso, in qualche modo, l'Assessorato e le poche risorse
pubbliche, che sono sempre meno? Quest'ultimo avrebbe potuto essere un
ragionamento vent'anni fa, quando c'era una copiosità di risorse tale da poter
affrontare la situazione attraverso i mutui o attraverso l'indebitamento, ma, oggi, non
è più possibile.
Quindi, vorrei dire al Consigliere Appendino che sono d'accordo con lei e con
l'Assessore Passoni sulla questione riguardante gli immobili; non ci può essere
un'edizione 2014 e a questo sto alle parole dell'Assessore, anche se, viste le grandi
difficoltà che devono affrontare le Fondazioni, bisogna che, in qualche modo, la Città
si impegni - come ha detto l'Assessore Passoni - a sostenerle.
Faccio un esempio: la Fondazione Museo del Cinema dovrà accendere dei mutui per
poter pagare ciò che ha speso nel 2013...

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito a concludere il suo intervento, Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
...e, ovviamente, da questo punto di vista, la Città deve tenere in considerazione
questo fatto, perché i ratei di quei mutui dovranno essere, in qualche modo, pagati,
altrimenti quel sistema farà cortocircuito e si tratta di una Fondazione che è uno dei
fiori all'occhiello della Città (perché si viene in questa città per vedere il Museo del
Cinema, il Museo Egizio e le nostre Fondazioni museali cittadine, non per i festival
estemporanei). Su questo sono d'accordo con l'Assessore, perché credo che è quello
il sistema da manutenere.
È, però, evidente che, se si vuole dare un colpo al sistema, per esempio credo che la
scelta della Fondazione per la Cultura sia vincente e lo vedremo ancora di più nei
prossimi anni, perché è l'unico modo per reperire risorse che servono a tutto il
sistema culturale. Ecco perché quella Fondazione deve servire per raccogliere risorse
e per destinarle a tutto il sistema culturale.
È questo il motivo per cui esiste un fund raising centralizzato ed esistono delle
persone che in qualche modo mettono, tra virgolette, a disposizione degli sponsor
l'immagine della Città e la costruzione del sistema che è stata fatta in questi anni. In
questo modo, quelle risorse possono essere utilizzate anche per iniziative non così
appetibili, ma che sono veramente il tessuto culturale di questa città. Quella può
essere la soluzione.
Chi volete che, oggi, possa mettere dei soldi direttamente a disposizione di una Città?
Non lo si può fare, non lo fa nessuno.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito a concludere il suo intervento, Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Ho terminato, ho preso un minuto in più. Non lo può fare nessuno, non lo fa nessuno
e nemmeno le Fondazioni bancarie, con le quali facciamo tutta questa serie di
percorsi.
Permettetemi un'ultima battuta: mi auguro che - come dice l'Assessore e come ha
sempre ribadito il Sindaco - la cultura non venga trattata come una Cenerentola; è un
asset fondamentale dello sviluppo di questa Città ed è al centro della nostra azione
politica. Facciamo in modo che, nel 2014, queste parole si traducano finalmente in
una realtà certa per tutti gli enti culturali e per permettere a Torino di continuare ad
essere quella che è diventata in questi anni.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Devo dire la verità, io non sono così soddisfatto della discussione; forse per la prima
volta, proprio perché capisco le parole dell'Assessore Passoni e le comprendo, ci
hanno portato un po' troppo lontano dalla discussione culturale di fondo e anche da
quella economica. Assessore, parlare di superfetazioni, aleatorietà, conferimento in
natura, ci porta un po' lontano dall'oggetto vero, glielo dico con tutto il rispetto delle
operazioni di cui stiamo discutendo.
L'oggetto vero è che, più di dieci anni fa, l'Assessore Alfieri e l'Assessore Peveraro
escogitarono il meccanismo (probabilmente assai positivo allora e assai
controproducente dopo il Patto di Stabilità del 2008) di conferire in spese di
investimento, quindi con entrate straordinarie o con mutui, i finanziamenti per l'80%
della cultura torinese.
La cultura torinese è stata concepita come dei castelli in cui si decentrava la
Fondazione culturale e parte delle attività anche di Assessorato decentrato a quei
temi (penso al Museo del Cinema che diventava, di fatto, l'Assessorato al Cinema,
come è stato per il Teatro Stabile, così come è successo per il Regio) e quel
meccanismo ha funzionato finché ci si poteva indebitare, si potevano contrarre mutui
o, negli anni successivi, finché è stato possibile dismettere parte del nostro
patrimonio mobiliare e immobiliare.
Questo giochetto è finito; è finito un po' di anni fa e l'Assessore Passoni conosce
bene questo oggetto. La vera novità - e lo dico positivamente - della discussione che
abbiamo avviato con il Sindaco, con l'Assessore Passoni e con l'Assessore
Braccialarghe è che questo sia l'ultimo anno. Ma perché l'ultimo anno? Non solo,
come diceva l'Assessore, per l'utilizzo straordinario del conferimento di patrimonio,
ma sia l'ultimo anno in cui vediamo in un Bilancio Preventivo solo 5 milioni di Euro
in spesa corrente.
La vera inversione positiva di tendenza - e mi dispiace che il Consigliere Appendino
non l'abbia neanche citato - è che, alla fine, chiudiamo l'anno, invece che con 5
milioni di spesa corrente, con 17 milioni di spesa corrente.
L'impegno che ci siamo presi proprio nel Bilancio Preventivo (e mi dispiace che
qualcuno non abbia seguito quella discussione, perché era troppo attratto dal tema
delle marchette, cioè quelle che considerate marchette erano il sottofinanziamento
dei festival giovanili, dei musei indipendenti e di quelle che non sono le Fondazioni
per intenderci, fra cui l'Istituto di Ricerca e l'Istituto Storico della Resistenza) è
quello di arrivare, nel Bilancio del 2014 - ed è lì la seconda notizia positiva che mi
pare di aver colto dall'Assessore Passoni -, a fare in modo che sia il primo anno in
cui la spesa corrente ritornerà ad essere il modo più normale ed ordinario di
finanziare la cultura torinese.
Allora, da lì, Consigliere Appendino, ritorniamo a discutere di cultura, perché poi
non discutiamo mai di cultura e discutiamo in termini aleatori se le Fondazioni
funzionano o non funzionano. Alcune, funzionano; altre, secondo me, non
funzionano. Il fatto di fare una Fondazione per attrarre sponsor, per poi aspettare la
telefonata del signor Sindaco per attrarre quegli sponsor, significa che quella
Fondazione sta funzionando così così. Potrà funzionare meglio? Certo.
Potremmo discutere all'inizio dell'anno di come utilizzano i fondi quelle Fondazioni.
Faccio un esempio, Assessore Braccialarghe. Sa che cosa mi ha fatto più arrabbiare
di questa discussione degli immobili? È che noi dovremmo conferire degli immobili
che, poi, possano essere utili alle Fondazioni. Per esempio, a voi sembra normale che
le Fondazioni continuino a pagare affitti per i loro uffici? Lo fa il Museo del Cinema,
lo fa la Fondazione Musei. Sarebbe possibile risparmiare quegli affitti e, magari, la
prossima volta, semmai dovesse ricapitare, conferire degli immobili che servano ad
abbattere 180-200.000 Euro di affitti?
Questa è la spending review. È lì l'oggetto di discussione. Perché, altrimenti, sembra
che si faccia la spending review sempre sulla cultura, come se il mondo della cultura
fosse fatto da spreconi. Basta togliere una mostra, togliere una direzione artistica e il
gioco è fatto. Non è così.
Credo che abbiamo fatto bene a dire che, nel perimetro della vicenda, anche riguardo
al trattamento dei Dirigenti, delle Direzioni, anche i Dirigenti della cultura debbano
stare dentro. Non è mica possibile che ai nostri dirigenti in Comune chiediamo la
premialità a seconda dei risultati e, invece, alle Fondazioni culturali non diciamo, per
esempio, che i risultati sono anche legati a quanti soldi attraggono, a quanti progetti
di ricerca si trovano in Europa e a quanti altri tipi di soluzioni si possono avere anche
per abbattere quei tipi di indebitamento, o per trovare delle risorse straordinarie.
Io credo che dobbiamo ritornare ad un po' di normalità in questa discussione.
Discutiamo di cultura e discutiamo delle ricadute positive che attrae su questo
territorio. Troviamo il modo, però, di darle anche il valore, cioè di ridarle tutti quei
soldi che essa genera. Un esempio fra tutti? La tassa di permanenza delle persone.
Quando abbiamo discusso di quella tassa, abbiamo detto che tutte quelle entrate
sarebbero ritornate nel mondo della cultura.
Allora, invece di fare grandi discussioni che, poi, ci portano a partorire veramente dei
topolini politici, ritorniamo a dirci che cosa ha funzionato in questi anni, cambiamo
la rotta, come in questo caso, e facciamolo per l'ultima volta, ritornando ad una
dignità della spesa corrente e smettiamola con degli escamotage finanziari che
possono avere retto in stagioni passate, ma che oggi, alla prova dei fatti, non reggono
più.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola, per la replica, al Sindaco.

SINDACO
Ringrazio naturalmente i Consiglieri, perché questa è un'ulteriore occasione per una
discussione su un tema che io considero - come sapete tutti -, fin dal primo giorno in
cui ho avviato questa esperienza di Sindaco, non solo l'ho detto, ma l'ho praticato, su
un tema che considero strategico per la vita della nostra Città.
La cultura è sempre di più non un fattore aggiuntivo allo sviluppo di una comunità,
ma è un fattore costitutivo dello sviluppo di una comunità.
Non è senza significato che in tutte le città, che hanno una qualche dimensione
significativa in qualsiasi parte del mondo, l'investimento sulla cultura diventa sempre
più rilevante e significativo. La cultura è sempre di più un elemento che contribuisce
non soltanto, ovviamente, al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, ma
anche alla qualità dello sviluppo economico e sociale di una comunità e al grado di
sua attrattività.
Ho avuto più volte occasione di dire una cosa che ribadisco qui, perché è il punto di
partenza di qualsiasi riflessione sulla cultura: nell'economia della globalizzazione, la
competizione non è solo tra imprese, ma è tra territori. Hanno lo sviluppo più alto
quei territori che si offrono come accoglienti e attrattivi. Il contenuto di sapere e di
conoscenza che un territorio, o una comunità, è in grado di offrire è un elemento
fondamentale della sua attrattività.
In fondo, se uno volesse, in una formula di sintesi, riassumere qual è l'evoluzione
che ha conosciuto il profilo e l'identità di Torino, può riassumerla esattamente così:
nell'incontro tra il profilo storico-industriale che la città ha avuto e tutto ciò che ruota
intorno alla conoscenza, ricerca, università, cultura. Tutto ciò che ruota intorno al
sapere e alla conoscenza e che costituisce fattore di quella che viene definita
l'economia della conoscenza, si è incontrato e congiunto con il profilo storicamente
forte di centro di produzione manifatturiera e industriale della nostra città.
Dall'incontro fra queste due dimensioni, è scaturita quell'evoluzione dell'identità del
profilo e del modo di essere di Torino che ci ha condotto fin qui.
Questa è la ragione per cui l'investimento culturale è strategico e questo è il senso di
quell'espressione che io uso, è fattore costitutivo di sviluppo e non aggiuntivo. Si
desume che, se questo è l'approccio che questa Amministrazione ha, non ha alcun
senso continuare ad accreditare l'idea che questa sia una Città che, quando deve fare
i conti con le ristrettezze finanziarie, taglia sulla cultura, perché sulla cultura noi non
abbiamo tagliato.
Anche in questi giorni ho letto sui giornali degli articoli che riportano anche
un'informazione non corretta, perché dire che noi abbiamo ridotto le erogazioni alle
Fondazioni non corrisponde al vero. Abbiamo erogato ciò che dovevamo erogare con
due modalità: una modalità fatta di liquidità e una modalità fatta di conferimenti
patrimoniali, ma erogazione è, sono valori, tanto è vero che vengono iscritti a
Bilancio di quelle Fondazioni.
Quindi, la cultura è un fattore strategico e questa Città ha investito e continua ad
investire in cultura.
Segnalo - basta fare una semplice comparazione - che la programmazione di
iniziative ed eventi culturali del 2013 è stata superiore a quella del 2012 e quella del
2012 superiore a quella del 2011, perché non c'è una sola iniziativa culturale che
esistesse in questa Città, prima dell'avvio di questa consiliatura, che sia stata
dismessa. Tutto è stato mantenuto, in più se ne sono aggiunte altre, dal Festival
Internazionale del Jazz, all'esperienza del Festival Beethoven, che anche quest'anno
verrà replicato, ad "Oltre i limiti" (percorsi del pensiero), alle grandi mostre che sono
frutto di accordi con i musei internazionali.
Quindi, se si va a guardare la quantità di eventi del 2013, oltre che, naturalmente, la
loro qualità (tutti gli eventi che questa Città produce sono anche di qualità, perché
abbiamo, in chi gestisce e amministra ogni giorno la cultura, le nostre Istituzioni
culturali, un patrimonio straordinario di competenza e di professionalità, a cui credo
vada dato merito), possiamo vedere che è stata superiore all'anno prima e nel 2012 è
stata superiore all'anno prima. Questa è la dimostrazione che è una Città che investe
sulla cultura.
Due Ministri della Cultura, non uno, di Governi diversi e di colori diversi, il Ministro
Ornaghi prima e il Ministro Bray poi, hanno parlato di "modello Torino", riferendosi
esattamente ad una Città che investe sulla cultura e fa della cultura un elemento
fondamentale della sua attività.
Dopodiché, questa scelta, che io ribadisco qui e che porterà nel 2014 ad una
programmazione di eventi superiore anche al 2013, a conferma dell'investimento che
in cultura noi vogliamo fare, deve fare i conti con il quadro delle compatibilità
finanziarie, a Torino come in qualsiasi altra Città italiana.
Il quadro delle compatibilità finanziarie ci ha portato a fare che cosa? Da un lato, a
cercare, come ho detto più volte - lo ribadisco, perché sembra che la discussione
parta ogni volta da capo -, di allargare il perimetro delle risorse finanziarie.
Noi siamo stati abituati, per un lungo periodo, che la spesa per la cultura si fondava
essenzialmente sulla spesa delle Istituzioni pubbliche. Quanto spendeva il Comune di
Torino per la cultura era quanto si spendeva a Torino per la cultura. Non è più così.
A Torino, a Milano, a Venezia, a Roma e in qualsiasi altro posto, la spesa per la
cultura si sostiene dal congiungersi di risorse pubbliche, che sono meno di un tempo
dappertutto, per logiche di restrizione dei budget pubblici e i problemi di finanza
statale e locale; queste risorse, che sono meno, si congiungono però a risorse
aggiuntive di natura non pubblica, o perché sono Istituzioni bancarie, o le Fondazioni
bancarie, o le imprese con le sponsorizzazioni, o forme di mecenatismo civico. Ci
sono varie forme dalla cui somma si determina però un totale che fa sì che ci siano
sulla cultura più risorse di quelle che c'erano prima. Questo è quello che è avvenuto
e che sta avvenendo.
E non è solo qui. Registro che, nell'ultima Legge di Stabilità approvata dal
Parlamento, si sono introdotti dei meccanismi di agevolazione per la contribuzione
dei privati alla cultura; non a caso si sono introdotti lì, esattamente perché bisogna
perseguire questa strada.
Dentro questo sforzo di investire sulla cultura e di farlo congiungendo risorse
pubbliche a risorse private... A proposito di risorse private, vorrei solo segnalare un
po' di cifre, visto che qui giustamente l'Assessore Passoni ne ha date tante e lo
ringrazio, solo in termini di sponsorizzazioni nel 2013 il Teatro Regio ha realizzato 5
milioni di sponsorizzazioni; il Teatro Stabile, 2,5; la Fondazione per la Cultura, 4; la
Fondazione musei, 3,5; la Fondazione Cinema, festival compresi, 3; il Museo
dell'Automobile, mezzo milione; il Salone del Libro, 700.000 e via di questo passo.
Quindi, attraverso meccanismi di accesso a risorse aggiuntive noi possiamo
compensare le minori risorse pubbliche. L'importante è che il saldo totale sia tale da
sostenere l'offerta culturale che mettiamo in campo ed è quello che facciamo tutti i
giorni.
In questo quadro, vorrei segnalare - è già stato richiamato - che noi abbiamo avuto,
per circa quindici anni, tutta la spesa per la cultura finanziata in conto capitale e, a
partire da quest'anno, noi ci stiamo sforzando di trasferire la spesa dal conto capitale
ai mezzi ordinari di Bilancio.
Questo sforzo, anziché essere riconosciuto, addirittura diventa elemento di colpa. Io
considero paradossale questo modo di ragionare. Per cui, quest'anno abbiamo a
consuntivo più del 50% della spesa per cultura della Città sui mezzi ordinari di
Bilancio, è una novità importante. L'altro pezzo, per le ristrettezze di Bilancio,
abbiamo dovuto quest'anno coprirla con il conferimento patrimoniale; è una misura
ovviamente straordinaria, ma l'abbiamo dichiarato fin dal primo momento. Dal
prossimo anno, dall'Esercizio 2014, lo sforzo è che tutta la spesa della cultura sia
coperta con mezzi ordinari di Bilancio. Quindi, anche questo è un percorso che
dobbiamo realizzare e lo stiamo realizzando in ristrettezza di Bilancio, perché
segnalo - lo dico absit iniuria verbis, ma è un dato di fatto, perché ogni tanto bisogna
fare i conti con le verità fattuali - che, quando si metteva tutto in conto capitale per la
cultura, non c'erano le ristrettezze di Bilancio di oggi.
Quindi, noi facciamo l'operazione di portare sui mezzi ordinari di Bilancio la cultura,
nonostante le ristrettezze finanziarie. Credo sia uno sforzo che andrebbe
riconosciuto.
Quanto al conferimento patrimoniale, evidentemente è una scelta, una tantum, di
carattere straordinario. Segnalo che sia per quello che riguarda la FAC, sia per quello
che riguarda il Teatro Stabile, sia per quello che riguarda il Teatro Regio, sono
trasferimenti di beni patrimoniali per i quali sono già in corso attività volte alla loro
dismissione, quindi a trasformare in tempi rapidi quel conferimento in liquidità.
Per ciò che riguarda, invece, il Museo del Cinema e la Fondazione Musei, in cui il
trasferimento di un bene patrimoniale è di più complessa gestione, abbiamo garantito
in ogni caso che queste due Istituzioni, più di ogni altra, abbiano tutti i flussi di
liquidità che sono necessari alla loro attività, a partire dal fatto che liquideremo entro
gennaio ciò che ancora di pregresso hanno di erogazione 2012 e 2013 e anticiperemo
- come ha sottolineato l'Assessore Passoni - anche le quote 2014.
Quindi, ci siamo messi nelle condizioni di fare in modo che non ci sia sofferenza su
nessuna delle Istituzioni.
Tutto questo per dire, quindi, che c'è uno sforzo notevole.
Dopodiché, come è organizzato il sistema culturale io sono pronto a discuterlo
sempre. Prendo atto che c'è una proposta di deliberazione che viene avanzata dal
Movimento 5 Stelle. Ovviamente la esaminerò, avrà le sue procedure di esame e di
discussione nelle sedi deputate, a partire dalla Commissione.
Io sono pronto a qualsiasi discussione, purché si abbia consapevolezza di una cosa:
che non è riportando tutto in una gestione diretta dell'Amministrazione Comunale
che si sarà in grado di sostenere l'investimento culturale che la Città oggi realizza,
perché, se si pensa che questa sia la strada, in realtà quella è la strada per ammazzarla
la cultura.
L'unico modo per garantire che la Città abbia un'offerta culturale ampia, la possa
sostenere e la possa ulteriormente ampliare deriva dal congiungersi di risorse private
con risorse pubbliche. E questo non è solo un fatto finanziario, è anche un fatto che
attiene alle modalità gestionali ed erogative di questa spesa, a partire dal fatto che lo
strumento delle Fondazioni è uno strumento più flessibile e più elastico che consente
di gestire meglio quel congiungersi di risorse pubbliche e private, tant'è vero - e
concludo su questo - che in tutte le Amministrazioni delle principali Città italiane
l'attività culturale è gestita, oltre che direttamente dall'Amministrazione, attraverso
Fondazioni, e in tutte le Città italiane (cito due casi di Città che investono sulla
cultura in modo significativo, come Venezia e Milano) si stanno potenziando le
Fondazioni culturali, a dimostrazione del fatto che quella è una strada che ha un
senso.
Comunque, ogni proposta è benvenuta, discutiamone. L'unico obiettivo che ha
questa Amministrazione - ed il suo Sindaco - è fare in modo che la cultura continui
ad essere una priorità d'investimento fondamentale nella vita della città e lo si possa
fare nel migliore dei modi, mobilitando il più ampio spettro di risorse possibili. In
funzione di questo obiettivo, questa Amministrazione è pronta a confrontarsi con
qualsiasi proposta.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Abbiamo concluso le comunicazioni... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Consigliere Appendino, funziona così, sono comunicazioni. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Lo so. Potrete avere modo di approfondire la questione ancora in
Commissione o con un'altra richiesta similare. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Abbiamo chiuso gli interventi, Consigliere... (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Consigliere, il botta e risposta funziona in un altro... Abbia
pazienza.

Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)