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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201306394/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 29 novembre 2013, avente per oggetto: "Riorganizzazione di FCT Holding S.r.l. a socio unico Comune di Torino. Indirizzi di gara per la cessione del 49% della partecipazione detenuta dalla società FCT Holding S.r.l. in GTT S.p.A.. Approvazione". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico che in data 06/12/2013 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. Il provvedimento contiene 4 subemendamenti a firma Grimaldi, più altri 2 consegnati oggi, un emendamento di Commissione, 33 emendamenti, di cui 5 di Giunta. La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Tedesco. TEDESCO Giuliana (Assessore) Con questa proposta di deliberazione si conclude un percorso che è durato un paio d'anni. La deliberazione è stata condivisa, analizzata, sviscerata e anche migliorata, dove possibile, nelle sedi opportune. Dobbiamo ricordarci che con questa deliberazione noi autorizziamo la stesura e la pubblicazione del bando, ma non concludiamo il percorso. Il lavoro di Consiglio successivo, probabilmente, sarà anche più importante di questo. Le Città e i Sindaci non possono gestire tutto, non ci sono più le risorse per farlo. Noi non possiamo sostenere, allo stesso tempo, equilibri di bilancio, conti in ordine, servizi di Welfare e servire, al tempo stesso, servizi di qualità e servizi efficienti. Non possiamo più farlo soprattutto perché la riduzione delle risorse è stata molto rilevante, soprattutto nel campo del Trasporto Pubblico Locale. La stessa GTT, poi, ha bisogno di risorse per fare investimenti. Non fa utili, né potrebbe farli, come molte delle società pubbliche e non potrebbe farli anche visto quello che è il panorama nazionale del Trasporto Pubblico Locale. Non si può neanche sperare che a questo fabbisogno possa sopperire la Città, esattamente come, invece, accadeva fino a pochi anni fa. La Città, poi, ancora, ha bisogno di risorse per proseguire la sua politica di riduzione dell'indebitamento e contemporaneamente, almeno per il 2014, di garantire la permanenza nel Patto di Stabilità. Con questa Legge di Stabilità, se rimane così com'è, i Comuni dovranno prevedere a bilancio un fondo di riserva per coprire eventuali perdite delle municipalizzate. Le stesse aziende dovranno, anch'esse, rispettare i canoni del Patto di Stabilità. Quindi, vedete bene che motivazioni alla base di questa deliberazione ce n'è più d'una. Noi cerchiamo di cedere il 49% di quote della società. Cerchiamo un socio industriale, perché noi scommettiamo sulla possibilità che GTT riesca a potenziare la sua attività. Certamente, non è intenzione né della Giunta né di questa Amministrazione, in senso più lato, permettere che venga ridotta l'erogazione del servizio o che si aumenti il Piano Tariffario, considerando infatti che, soprattutto in questo momento, c'è un forte aumento della domanda. Bisogna dire questo molto chiaramente: il TPL si regge solamente se aumenta il volume dei trasporti, non certo se si aumenta il Piano Tariffario. Vanno quindi esplorati tutti i possibili sviluppi industriali, con un grande piano di rilancio, che possa far fronte a quelli che sono i tagli che sono già stati approvati dalla Regione nel Piano Triennale dei Trasporti. Perché se è vero che con la Legge di Stabilità nazionale sono stati confermati 5 miliardi e 100 sul TPL, a fronte di una richiesta di ANCI e Regione di circa 6 miliardi e 1, mentre invece lo Stato ne offriva 4,9, è anche vero - questo bisogna dirlo - che la Regione Piemonte, poi, ribalta sul Trasporto Pubblico Locale regionale, quindi sulle aziende di trasporto, delle cifre minori, perché utilizza sulla Sanità tutto quello che non è vincolato. È anche vero, poi, che per il 2014, per arrivare al taglio del 24%, che è stato approvato nel Piano Triennale, bisogna ancora tagliare del 9%. Le risorse previste dalla Regione Piemonte sono di 170 milioni nel 2013, di 166 milioni nel 2014, mentre invece nel 2013 dovevano essere addirittura 182 milioni. L'obiettivo di questa strategia, quindi, è quello di affiancare alla governance pubblica l'esperienza di soci privati che possano migliorare i risultati gestionali che fin qui sono stati raggiunti. Quindi, noi non crediamo - questo voglio dirlo molto chiaramente - che il privato sia necessariamente meglio del pubblico; siamo, però, abbastanza convinti che sia necessario costruire una sinergia tra queste due realtà. A testimonianza di questo abbiamo la best practice delle altre privatizzazioni che sono state fatte qui a Torino, ricordo AMIAT, ma ricordo poi, ancora, le Farmacie, in cui la sinergia positiva tra le due realtà, pubblico e privato, ha portato addirittura a un aumento del 50% degli utili della società, da quando c'è il socio privato e a un aumento del livello occupazionale del 22%. Ovviamente, noi cediamo quote di controllo della società, non cediamo il Contratto di Servizio che rimane invariato e passa nella stessa maniera; nel Contratto di Servizio è inserita all'articolo 16, a chiare lettere - poi, se si ritiene, io posso leggerla - la clausola sociale. Quando la Città - lo ribadisco ancora - cede una quota di partecipazione della società non abdica al controllo sulla società in questione, perché la bontà del servizio offerto ai torinesi non dipende strettamente dalla proprietà, ma dal Contratto di Servizio. Il Contratto di Servizio, che è lo strumento che definisce il rapporto tra la Pubblica Amministrazione e chi eroga il servizio, con costi contenuti per i Comuni e con tariffe dirette o indirette, sostenibili per i cittadini, continua ad essere discusso e approvato dal Consiglio Comunale. Se vogliamo quindi mantenere questo standard di servizi, è necessario che nella situazione attuale della Finanza Pubblica noi si apra ai privati che, in questo momento, sono gli unici che possono assicurare nuovi investimenti. Prima dell'approvazione di questa deliberazione, prima della presentazione di questa deliberazione in Consiglio, noi abbiamo incontrato più volte i sindacati - li ho incontrati personalmente - alla presenza degli altri Assessori e anche alla presenza del Sindaco. Quello che è fondamentale fare, ma direi quasi obbligatorio, parallelamente al percorso di definizione di vendita del 49%, è aprire un tavolo di concertazione con i sindacati, ma soprattutto con l'Agenzia e io registro, sin da subito, la disponibilità dell'Assessore Lubatti ad avviare questo percorso. È necessario, quindi, aprire questo tavolo che possa servire a riorganizzare il servizio della GTT, ma soprattutto a rilanciarne l'azione di sviluppo industriale. Per ora, mi fermo qui. Attendo la discussione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Si può aprire il dibattito sulla deliberazione, ricordando che i tempi sono quelli previsti dal Regolamento; trattandosi di deliberazione che interessa, in qualche modo, la compagine del bilancio cittadino, i tempi sono raddoppiati, quindi venti uno per Gruppo e dieci gli altri Consiglieri. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Sono contento che il mio primo desiderio sia stato esaudito, ovvero abbiamo il Sindaco in Aula e possiamo discutere di questa deliberazione che è importante e che - Presidente - arriva il 16 dicembre, in un clima natalizio che inizia a farsi sentire. Noi ci troviamo ad approvare un provvedimento che, più che essere una deliberazione del Consiglio Comunale, sembra una bella letterina per Babbo Natale. Potremmo cambiare il titolo e, con un emendamento, scrivere "Lettera a Babbo Natale" e cambiare completamente la parte introduttiva così: "Caro Babbo Natale, quest'anno ti chiediamo di essere salvati ancora. Vorremmo che tu salvassi una delle nostre principali aziende partecipate e che aiutassi anche le casse comunali. Vorremmo che ci mandassi un possibile acquirente, capace di risollevare l'azienda, ma allo stesso tempo desideroso di mantenere il personale, i livelli contrattuali allo stato attuale e disposto, per di più, ad accontentarsi di una percentuale di minoranza della società. Insomma, Babbo Natale, per Natale vorremmo un bel benefattore. Ah! Che offra anche una cifra congrua, perché noi non svendiamo". Sindaco, questo è un Natale di crisi. I miracoli non arrivano, nonostante il Partito Democratico abbia preso una deriva particolarmente centrista. Ci troviamo in una situazione davvero difficile. Soprattutto, prima ci raccontate che la vendita si deve fare perché c'è una legge dello Stato che ce lo impone, che GTT va venduta, perché va dismessa, perché siamo obbligati dallo Stato centrale a dismettere, poi, l'anno scorso, ci siete venuti a raccontare che la vendita va fatta perché c'è il Patto di Stabilità, che è importante, perché bisogna far cassa, perché bisogna in tutti i modi cercare di raggranellare quei soldi che servono per chiudere l'anno. L'anno lo chiudiamo lo stesso e quest'anno ci troviamo nella situazione in cui la vendita è una questione politica. Finalmente, viene fuori la questione. Finalmente, arriviamo al punto vero e proprio, cioè alla volontà di questa Città di vendere le proprie aziende partecipate. E non ha più scuse per farlo. Per questo impegna ex Consiglieri, ora Assessori, con una mozione a dare mandato di vendere. Poi, la deliberazione, che di per sé è anche un buon lavoro, fatto sia dagli Uffici, sia dall'Assessore, che cerca di trovare una quadra su quella che è la situazione, non va ad analizzare i veri e propri problemi che sono problemi a monte. Il problema è che vogliamo cancellare, con un colpo di spugna, anni di una gestione politica pessima di un'azienda importantissima per la Città, con una gestione non imprenditoriale, non razionale, non lungimirante, che ha portato l'azienda stessa ad essere una macchina grande e articolata, alimentata con i soli contributi statali. Ma questo non lo dice Fabrizio Ricca, lo dice il Ministero dell'Economia e delle Finanze, in una relazione che ha stilato e che ha dimostrato quanta mala gestione c'è all'interno dell'azienda. Ci saranno di nuovo dei tagli. L'Assessore Tedesco ha parlato di tagli che arrivano dalla Regione, ma sono tagli nazionali, da un Governo che questa maggioranza sostiene anche con forza, perché i tagli che negli ultimi anni sono arrivati non sono tagli che la Regione si è inventata, sono tagli nazionali, ma l'ha detto bene anche il Sindaco nell'ultimo intervento che ha fatto. Pensiamo che nel 2014 non ci saranno tagli sul Trasporto Pubblico Locale? Pensiamo che non ci saranno interventi in maniera finanziaria in questo senso? Qualcuno crede che nel 2014 questi tagli diminuiranno? Chi verrà a comprare, ossia l'eventuale socio che verrà a comprare, pensiamo che non l'abbia preventivato che nel 2014 ci potranno essere nuovi tagli? Non si è messo nella condizione, al momento in cui valuta un'offerta, di immaginare quali saranno le prospettive economiche del prossimo anno? Qualcuno in Commissione ci raccontava di quanto fosse bella Firenze. Firenze ha fatto una vendita senza clausole sociali, senza lungimiranza, perché ha esternalizzato completamente il servizio, senza andare a pensare a chi lavorava davvero, tanto che chi lavorava è rimasto a casa, a Firenze. Genova oggi non vende. Male, secondo me, perché è un'operazione che andava fatta. Qualcuno vada a raccontare ai dipendenti genovesi, il prossimo anno, quando non prenderanno lo stipendio, perché. Perché non ci saranno i soldi per vendere. Qualcuno che si metteva in piazza e diceva: "Ah, quanto è importante non vendere a Genova", vada a raccontarlo il prossimo anno a tutti quei dipendenti che non avranno lo stipendio. Qui, si arriva a un punto che io ritengo importante. Oltre ad aver accantonato un passato imbarazzante, adesso proponete al Consiglio Comunale una vendita del 49% dell'azienda e la ponete esattamente come lo stesso anno, perché nello Statuto che ci avete portato è pieno di idem, idem, idem. Non è cambiato pressoché niente dallo scorso anno, se non un indebolimento davvero forte di quest'azienda. Perché? Perché noi perdiamo il ramo parcheggi. Che possa portare 1 Euro, 10 Euro, 100 milioni di Euro, non è importante, noi perdiamo un'azienda che non ha più un ramo, perché l'abbiamo lasciato. Vendiamo contro delle indagini di mercato che dicevano che si doveva essere coraggiosi, che si doveva anche pensare, se si voleva vendere, di andare all'80%. Vendere al 49%, Sindaco, ce lo diceva lei tanti mesi fa, è rischioso, perché rischiamo di non ricavare quei soldi che ci potrebbero servire oggi per metterci nella condizione sia di fare investimenti sia di fare una politica aziendale forte. Questo perché Sindaco? Perché lei è ostaggio di una parte della sua maggioranza che si dimostra ogni giorno, in quest'Aula, sempre meno sua maggioranza, che prova a metterla in difficoltà e lei ci è cascato, ha fatto un errore. Ha fatto un errore anche forte. Doveva essere coraggioso, così come aveva detto, provando a immaginare un futuro diverso per GTT. Invece, si è fatto fregare, di nuovo, da una parte della sua maggioranza. In più, noi pensiamo a quel patrimonio immobiliare che prima non ci doveva essere, che doveva essere venduto a parte, che poi qualcuno si è ricordato che, per quanto riguarda il patrimonio immobiliare, in fase di trattazione economica, quando l'azienda magari va a trattare, quando si concedono i mutui, qualcuno in cambio qualcosa deve poterlo promettere. Finalmente, vi siete svegliati e il patrimonio immobiliare rimane dentro. Non avete voluto immaginare un percorso alternativo concreto. Avete litigato per un anno, perché esattamente un anno fa noi ci trovavamo, forse anche nella stessa data, a discutere del cambio di Statuto di GTT e avete passato un anno a litigare: 49-80, 49-80, 49-80... Il risultato è che oggi portiamo in Aula una deliberazione che cede il 49%, ma che realmente lo porta a molto di più, perché noi vendiamo l'80% al prezzo del 49%. Stiamo regalando. È uno Statuto che prevede l'Amministratore Delegato in quota socio privato, che non so quanto possa essere privato, perché questo sembra uno Statuto fatto più per cercare di coinvolgere un eventuale socio pubblico che è già scappato l'anno scorso. Noi una strada avevamo provato a tracciarla, Sindaco, e lei aveva teso le orecchie e l'aveva fatto anche bene, perché quando Cota, Maroni e Burlando, parlavano di Trasporto Integrato Macroregionale, non facevano una cosa sbagliata, anzi il fatto di avere un'azienda pubblica che prevedeva magari la fusione tra piccole aziende (per quanto possano essere piccole GTT, ATM Milano e ATM di Genova) e andava a trattare con lo Stato e gli diceva: "Rappresentiamo tre Regioni, milioni e milioni di chilometri, migliaia e migliaia di dipendenti", poteva far sì che, di fronte allo Stato, anche lei, Sindaco, potesse battere i pugni e dire: "Dateci i soldi". Oggi questo non lo possiamo fare, perché non c'è collaborazione, perché si guarda il proprio giardinetto e nessuno pensa a quello che potrebbe essere il futuro. In questo modo avremmo risolto il problema di Genova, di Torino, di Milano, il problema del Trasporto Integrato Metropolitano, perché si poteva iniziare a fare un ragionamento anche molto più ampio. Nel 2015 c'è Expo e Torino poteva essere collegata in maniera forte, con una sua azienda, con Milano e avere anche dei benefici. Questo ce lo siamo dimenticati. Perché? Perché c'è stata una miopia e probabilmente qualcuno ha preferito guardare oltre, ha guardato il proprio interesse e non ha avuto il coraggio di fare delle scelte che magari potevano sembrare immediatamente impopolari, ma una persona che guarda al futuro - e il Sindaco mi sembra tale - poteva fare il bene della Città, non guardando gli interessi dei sindacati, dei voti in campagna elettorale, della gestione che ha fatto il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Questo non lo dice Fabrizio Ricca, lo dice il Ministero dell'Economia e delle Finanze, a cui abbiamo risposto con una relazione davvero improponibile: era quasi un'ammissione di colpa. È per questo che oggi abbiamo presentato, dato che ci accusate sempre di fare un ostruzionismo fine a se stesso, degli emendamenti nel merito del controllo pubblico, perché noi chiediamo che l'Amministratore Delegato lo esprima la Città, che ha il 51%. Chiediamo che il voto nel CdA si faccia tre contro due: i tre voti espressi dalla Città, decidano; che l'Amministratore Delegato possa avere il veto del Presidente. Se al Presidente non piace, non si fa. Perché? Perché questo è controllo pubblico. Smettiamola di raccontare palle, perché in giro vengono raccontate un sacco di frottole, ovvero che la Città non esternalizza. Sì, se arriverà un socio privato, che sarà un benefattore, perché solo un pazzo può pensare di venire a metterci tanti soldi, avendo le briglie; ci metterà in un angolo, esattamente come Mario Monti quando arrivò per salvare l'Italia, mise in un angolo la politica e disse: "Adesso ci penso io, salvo io". Cosa farà il socio che arriva adesso? Arriverà e dirà: "Sono vent'anni che non siete capaci ad amministrare. State in un angolo. Ci penso io. Ma faccio io, voi state zitti, perché voi non siete stati capaci, voi avete portato l'azienda vicina al fallimento". Perché, signor Sindaco, l'azienda rischia pesantemente, perché se per un assurdo motivo oggi la gara dei parcheggi andasse deserta, come paghiamo gli stipendi? Esattamente come Genova. Spero che la gara andrà a buon fine, per come è stata bandita, ma sono contrario, tanto che uno dei nostri emendamenti prevede l'eliminazione, nella cessione del ramo d'azienda, della vendita dei parcheggi, perché concettualmente è una cosa totalmente sbagliata, perché svuota l'azienda di una sua parte importante. A questo punto, faccio un appello al Sindaco, perché è vero che c'è necessità, in questo momento, di fare una cessione, ma non abbiamo la contingenza economica: Gli Assessori Tedesco e Passoni più volte si sono pronunciati in merito e hanno detto che vendiamo per una scelta politica, non per una scelta economica. Fermiamoci, Sindaco. Ragioniamo in maniera più intelligente, cerchiamo di capire dove vogliamo andare. Proviamo a riaprire i ragionamenti che stava facendo il Sindaco. Io ho sostenuto il Sindaco quando discuteva con Trenord per fare un progetto più grande. Andiamo in quella direzione: la fusione. Dato che non abbiamo bisogno di soldi, è la fusione la strada per essere più forti. Oggi, di fronte a uno Stato che taglia e basta, bisogna battere i pugni e per battere i pugni bisogna essere forti. Per essere forti bisogna essere tanti. Oggi noi siamo pochissimi. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Ricordo all'Aula che un Consigliere per ogni Gruppo ha 20 minuti a disposizione per intervenire; gli altri Consiglieri hanno 10 minuti. La parola al Consigliere Greco Lucchina. GRECO LUCCHINA Paolo Oggi concludiamo un percorso, come ha ricordato l'Assessore Tedesco, che va avanti da circa due anni. La Giunta, sostanzialmente, ha rivenuto di mantenere il controllo di maggioranza sulla propria società GTT. Questa è una discussione che abbiamo affrontato più volte, l'abbiamo affrontata tutti e non mi ha mai trovato d'accordo. A supporto della mia tesi, vengono anche incontro gli analisti della società alla quale fu affidata l'indagine di mercato per verificare quale fosse l'appetibilità dell'operazione di vendita del pacchetto azionario GTT; nonché le stesse esigenze di mercato. Infatti, secondo Mittel Advisory, l'interesse a partecipare al bando sarebbe stato maggiore laddove la cessione avesse riguardato la quota di maggioranza. Peraltro, questo è anche di facile intuizione: è ovvio che il privato ha una naturale tendenza a non essere vincolato dalla presenza pubblica. Come sappiamo, il Comune cederà i parcheggi a parte; un'operazione che sta in piedi per l'aumento degli stalli e le strisce blu (+ 25.000), con il correlato canone annuo e il pagamento del diritto di superficie. Ma quello che oggi ci deve far riflettere, a mio modo di vedere, è il cambio di strategia della Giunta rispetto allo scorporo del patrimonio strategico. Questa è una discussione che è stata approfondita decisamente nelle Commissioni Consiliari. Infatti, fatta eccezione per il sito di corso Novara, considerato strategico per la Variante 200, in questa deliberazione non si capisce cosa sia strategico e cosa non lo sia. Tant'è che in fase di dibattito in Commissione, gli unici esempi sono stati portati - ma, ripeto, al solo titolo di esempio - dal solo Assessore Passoni. A suo tempo, come Gruppo PdL, consigliammo di vendere tutto insieme. Ora, almeno per la parte riguardante la scissione immobiliare, vediamo che avevamo ragione. Ma ci chiediamo anche, rispetto a questi siti, cioè al patrimonio immobiliare, quali saranno le Varianti al Piano Regolatore e con quali destinazioni d'uso. Per quanto concerne, invece, la causa sociale sono rassicurato dalle parole dell'Assessore Tedesco, ma ricordo anche che in una mozione di accompagnamento alla deliberazione "Indirizzi sulla vendita di parte di azienda a partecipazione pubblica a rilevanza economica", ci fu una mozione, primo firmatario l'allora Capogruppo PdL, Andrea Tronzano, che inseriva la clausola prevista dalla Legge n. 148/2011, che prevede di tutelare l'occupazione quando ci sono procedure ad evidenza pubblica. Quindi, in questo senso, noi ci avevamo pensato già allora. Si è già detto molto. Però, dalle parole dell'Assessore, oggi sentiamo due cose precise: abbiamo sentito dei tagli, abbiamo sentito le rivendicazioni rispetto al minore impiego di risorse da parte della Regione, perché le risorse maggiori del Bilancio regionale vengono assorbite dalla sanità. E io ho presentato un emendamento. Mi riserverò di intervenire in fase di discussione degli emendamenti, perché ho presentati tre emendamenti. Questo emendamento, secondo me, alla luce delle parole dell'Assessore, non può essere bocciato. Infatti, il punto 10 della proposta di deliberazione dice: "Di precisare sin d'ora che le plusvalenze derivanti dall'alienazione di asset immobiliari di proprietà di GTT, andranno a vantaggio del socio pubblico". Io chiedo all'Assessore di vincolare le suddette plusvalenze al potenziamento del servizio di Trasporto Pubblico Locale. Alla luce delle parole dell'Assessore, credo che questa maggioranza oggi - perché ce lo siamo detti più volte - non possa sottrarsi a un preciso impegno. È già stato rivendicato più volte: tagli, tagli, tagli, la Regione non ci viene incontro. Beh, avete la possibilità di dimostrare che, facendo seguito alle vostre parole, ci possano essere anche i fatti. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Troiano. TROIANO Dario Durante le sessioni di Bilancio, ho molto apprezzato un intervento del Sindaco fatto in occasione della presentazione del Bilancio del Settore Cultura con l'Assessore Braccialarghe, in cui il Sindaco ha espresso dei concetti che a me sono molto cari: il coraggio e la visione del futuro della Città, che ha avuto una sua storia industriale ormai purtroppo al tramonto. Un'altra frase, secondo me molto importante, che mi è rimasta impressa, detta dal Sindaco rispondendo ai critici di tutti gli schieramenti, rispetto alla progettualità della Città per il futuro del suo sviluppo. La frase era: "Gettare il cuore oltre l'ostacolo". È una frase che mi piace molto. È una frase che noi dovremmo rendere nostra come cittadini, come Consiglieri comunali, perché c'è bisogno veramente di visioni in questa Città per poter, in qualche modo, cercare di immaginare un futuro migliore, diverso, a prescindere dalla desertificazione industriale di Torino. La vicenda GTT, però, in maniera stridente, cozza con quella dichiarazione del Sindaco. Qui non gettiamo il cuore oltre l'ostacolo. Gettare il cuore oltre l'ostacolo, a mio parere, avrebbe dovuto significare vendere la maggioranza di questa società. A me piace pensare al Comune e alla nostra comunità come a una famiglia. Negli ultimi tre anni le famiglie hanno fatto quello che normalmente si fa in una famiglia. Quando ci sono i soldi si compra; quando c'è difficoltà e la necessità di sopravvivere, si vende. La stessa cosa deve fare il Comune di Torino. Abbiamo avuto vacche grasse, i famosi sette anni, durante i quali abbiamo acquisito, abbiamo partecipato, siamo entrati in partnership, abbiamo reso molti servizi di questa Città a controllo pubblico. Poi sono arrivati i sette anni di vacche magre, che ci costringono a cedere, seppure in un mercato di riflusso, le partecipazioni delle società in cui siamo entrati. Vendere il 49% non è una privatizzazione, perché privatizzare vuol dire mettere in rete, rispetto alle esigenze di una società di questo tipo, dei veri privati. Allora, mi chiedo quali potranno essere i veri privati che accetteranno di investire, in una società di questo tipo, non avendo il controllo. Prima l'Assessore Tedesco ha detto che la governance non dipende dalle quote, ma dal Contratto di Servizio. Quindi, se è il Contratto di Servizio quello che conta, perché non abbiamo venduto la maggioranza di questa società? Perché abbiamo tenuto la maggioranza, vincolando, tra l'altro, il Comune a partecipare per il 51% a eventuali perdite di questa attività. Se, invece, la cessione del 49% è una cessione fintamente privata, cioè il partner di minoranza è un finto privato (penso a Trenitalia, penso a qualunque altra società di natura prevalentemente pubblica, anche se spacciata per privata; perché ormai siamo abituati ad avere società dichiarate private, pur essendo a controllo pubblico), a questo punto avremmo dovuto gettare veramente il cuore oltre l'ostacolo. Perché le alternative sono due: o si vende la maggioranza, mantenendo la governance, perché il Contratto di Servizio deve essere, giustamente, per motivi socio-economici, controllato dal Comune; oppure non si vende nulla e si tiene tutto e si mette veramente una governance di alto profilo, di alto livello imprenditoriale. Cosa che è successa, non è che tutto quello che è stato pubblico è stato sempre una porcheria. Molta della gestione pubblica è stata anche efficiente, forse molta no, ma ci sono stati casi di gestione efficiente. E il Comune avrebbe potuto, in questo modo, controllare, sia dal punto di vista socio-economico, sia dal punto di vista della gestione dell'impresa, un'azienda come GTT. Perché vendere tutta GTT, o la maggior parte, avrebbe creato un flusso di cassa sicuramente superiore; non venderla avrebbe garantito, comunque, tutto il controllo pubblico e probabilmente non avremmo avuto le manifestazioni che abbiamo fuori. Mantenere il 51% fa correre questo rischio, signor Sindaco, quello cui siamo già, purtroppo, abituati da tante storie del privato in Italia: privatizzare i profitti e socializzare le perdite; questo è uno dei rischi che si corrono in maniera molto forte. È vero che abbiamo privatizzato tutta una serie di asset del Comune; i risultati, dal punto di vista economico, non sono stati trascendentali. Io penso che il coraggio di visione del futuro che dovremmo avere, passi attraverso la presa di responsabilità e la scommessa rispetto alle scelte che il Comune deve fare. Presidente, mi porto avanti con il lavoro, nel senso che non toglierò tempo in sede di dichiarazione di voto. Io voterò contro questo tipo di scelta, per un motivo molto semplice. La mia scelta personale sarebbe quella di non partecipare al voto su GTT, ma avendo preso l'impegno, in epoca non sospetta, di essere comunque presente in Aula ed essendo presente, di non utilizzare alcuni schemi di opposizione rispetto al voto, preferisco votare no, per dare un segnale di scelta un minimo liberale in questa Città, in cui, quando le situazioni lo richiedono, il pubblico deve prendere il coraggio a due mani e fare propria una scelta di privatizzazione che, nel caso di GTT, non viene effettuata. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Oggi siamo alla fine, forse, di quella che è stata una lunghissima agonia, nel senso che questa Amministrazione è stata eletta nel maggio del 2011, a giugno c'è stato il referendum, a luglio le Linee programmatiche in cui è stato ribadito: "Non venderemo niente, non privatizzeremo". A settembre del 2011, due mesi dopo, è iniziata la procedura per arrivare a vendere GTT, con tutta una serie di situazioni che sono cambiate nel tempo, perché la prima cosa che ci è stata detta: "Non vorremmo vendere, ma vendiamo, perché siamo obbligati da una legge dello Stato", in realtà anche fregandosene del risultato referendario. Poi, quella legge, di fatto, non c'è più stata, però si è detto: "Dobbiamo vendere per rientrare nel Patto di Stabilità e abbiamo bisogno dei soldi". Poi, non si sa come, siamo rientrati nel Patto di Stabilità senza vendere. Però, adesso ci si dice che vendiamo per scelta industriale. Forse, non so. Perché oggi ho sentito l'Assessore Tedesco che ha detto anche cose leggermente diverse, quindi non sono più nemmeno sicuro io. Probabilmente all'interno della maggioranza ci sono motivazioni diverse sul perché vendere GTT. Ma mentre ci sono Città che sono oggettivamente costrette a vendere le aziende partecipate dal Patto di Stabilità, perché non hanno fatto le gare, perché sono ancora in house, per una serie di motivi proprio legati alla Legge. Torino, almeno per GTT, non è in questa situazione. Quindi si presume che la scelta sia una scelta industriale. Però, si dice che non ci saranno (l'ho sentito dire prima dall'Assessore) aumenti delle tariffe, non ci saranno riduzioni del servizio, non ci saranno neanche i tagli del personale, perché il contratto di servizio... Poi, su questo, alcuni della maggioranza hanno fatto la loro battaglia, eccetera. Però, siamo di fronte a un ulteriore taglio dei fondi nazionali e regionali che avverrà l'anno prossimo e, in più, avendo un socio privato che entra, questo vorrà fare un utile e quindi, da qualche parte, bisognerà recuperare pure uno spazio per dargli qualche percentuale di margine sul giro d'affari, che sia il suo utile, cosa che la gestione pubblica, invece, non avrebbe. Questa è un'equazione senza soluzioni. Quindi qui qualcuno sta prendendo in giro qualcun altro. Per cui, almeno, bisognerebbe avere il coraggio di dirlo apertamente che questa scelta avrà delle conseguenze, perché comunque, da qualche parte, questo utile dovrà saltare fuori; i fondi saranno tagliati, quindi o ci saranno dei tagli al personale, o ci saranno dei tagli al servizio, o ci sarà un aumento delle tariffe, o più probabilmente ci saranno tutt'e tre le cose insieme, in misure diverse e magari in momenti diversi. Quindi credo che parte del problema sia un tentativo di prendere in giro la Città e i cittadini, raccontandogli delle cose che non potranno verificarsi. Un'altra parte della presa in giro è stata la discussione, durata mesi, sul 49% contro l'80%; una discussione che, secondo noi, non crea sostanzialmente grande differenza, nel senso che è vero che vendendo soltanto il 49% se in un futuro la Città volesse, auspicabilmente, riacquistare il controllo totale della società, dovrebbe spendere di meno, perché ha incassato solo il 49%, dovrebbe ripagare solo il 49%. Bisognerà poi vedere quale sarà il valore dell'azienda. Però, questo è forse l'unico vantaggio di ridurre la vendita al 49%, perché almeno, al contrario, se vendessimo l'80% incasseremmo 80 e quindi magari potremmo non tagliare altri servizi che abbiamo tagliato in questi anni, su cui l'Amministrazione si rivale regolarmente; considerando che comunque, dal punto di vista pratico, l'esito è lo stesso, perché è vero che forse con il 51% avremmo qualche controllo su alcune operazioni straordinarie, eccetera, ma di fatto, il controllo della gestione operativa, delle scelte strategiche, delle scelte sul personale, eccetera, passa in mano al privato che entra, giustamente, perché uno che entra, compra e spende decine di milioni di Euro per comprare la quota di controllo di un'azienda, vuole controllare. Che la quota sia il 49% o l'80%, ma il controllo lo vuole avere, perché se no non si capisce perché un privato dovrebbe venire qui a darci i soldi e poi dire: "Andate avanti voi ad amministrare, come avete amministrato in questi anni". Quindi da questo punto di vista, forse, premesso che noi siamo contrari, quindi noi voteremo sicuramente contro questa deliberazione e cercheremo di non farla passare, ma nel momento in cui una Città decide di vendere, a quel punto, forse veramente era più logico vendere l'80% invece che vendere il 49%. In più, queste cosiddette scelte industriali sono già evidenti da quello che sta succedendo in questi mesi e non potranno migliorare; nel senso che la vendita industriale dovrebbe preludere alla considerazione che avremo un partner che potrà investire, che avrà del know-how, che avrà la possibilità di migliorare il servizio, di fare efficienza e tutto quello che viene ripetuto, di solito, quando si parla di queste operazioni. La realtà è che quello che sta avvenendo in questi mesi è un progressivo taglio del servizio, è un taglio della rete tranviaria come è successo soltanto una decina di giorni fa, quando abbiamo perso la linea 13 tranviaria; è una situazione di sovraffollamento perenne su tutti i mezzi, che continua a peggiorare e di cui non si vede onestamente la fine e di cui, in questa operazione, non si vedono gli elementi che dovrebbero portare a un'inversione del trend industriale. Un'altra cosa che noi abbiamo già fatto osservare, sulla quale, peraltro, abbiamo presentato anche un emendamento, è che nella descrizione dei criteri di questo bando non c'è praticamente nessun tipo di criterio di tipo tecnico in senso stretto, cioè di gestione di un servizio di mobilità e di Trasporto Pubblico. Anche la parte cosiddetta tecnica della valutazione sulle offerte che saranno presentate, in realtà è relativa a un business plan, a un conto economico, comunque alle prospettive di gestione economica dell'azienda. Ma non ci sono, allo stato attuale, in deliberazione, delle indicazioni di verificare le offerte in base al piano di servizi, a quanti chilometri si vogliono garantire di servizio, se li si vuol fare con i pullman, con il tram, con i treni, che impegni si prende chi entra nel livello di servizio, se vuole aumentare le tariffe. Cioè ci sono tutta una serie di questioni che sono totalmente fuori, invece, che secondo noi sarebbe molto importante valutare nella scelta del partner, perché oltretutto si tratta di un'attività che ha un grosso giro economico; quindi, dato che poi continueremo a pagare il 51% delle perdite, probabilmente è meglio avere un piano di servizio che funziona, magari incassando qualche milione di Euro adesso, ma che poi non ci costringa ogni anno a ributtare dentro soldi, piuttosto che a dover stanziare risorse straordinarie per riuscire a mantenere i livelli di servizio. Un altro elemento a cui noi siamo contrari è il fatto che cogliendo l'occasione di questa operazione finanziaria sulla proprietà della società, però, si infilano dentro pure delle speculazioni edilizie, perché di fatto l'operazione, scritta tra le righe di questa deliberazione, nemmeno esplicitamente, sul deposito Sanpaolo in corso Trapani è probabilmente una speculazione edilizia. Addirittura in deliberazione ci si impegna a una futura Variante di valorizzazione dell'area; certo, valutarla, eccetera, però, di fatto, si prende un mezzo impegno per dire che poi, in qualche modo, faremo valorizzare l'area, che poi vuol dire costruirci dei palazzi, immagino. Però, tutto questo senza nessun tipo di chiarimento e, per di più, anche in termini di patrimonio vero e proprio, che viene lasciato in GTT, piuttosto che venduto, piuttosto che conferito alla Città, ci sono delle indicazioni generiche, si dice che ci saranno alcune partecipazioni. Qui attendevamo anche un emendamento di Giunta che era stato promesso, ma credo non sia arrivato. Comunque, non c'è un elenco preciso di cosa rimane nel patrimonio di GTT, che cosa passa alla Città e che cosa viene venduto adesso. Quindi, sostanzialmente, al Consiglio Comunale si chiede di approvare al buio un'operazione che in sé, anche se magari l'ambito di tutte queste operazioni, vendere un deposito, può essere considerato marginale, in realtà, in sé, quella è un'operazione urbanistica molto pesante per il quartiere che ci abita intorno, che andrebbe quindi esaminata nel dettaglio, prima di essere decisa o anche solo fatta partire con questa deliberazione. Chiudo con una considerazione generale. In questi anni ho detto diverse volte in quest'Aula che l'Amministrazione (noi siamo l'opposizione, facciamo le proposte, ma non siamo noi che decidiamo) non riesce a uscire da approccio "greco" alla crisi, cioè la progressiva svendita di tutto il patrimonio comune, il taglio dei servizi mascherato, facendo finta che non ci sia, e nessuna risposta sociale. Ovviamente, in una situazione di carenza di risorse - ne abbiamo parlato l'altro giorno, discutendo anche delle manifestazioni in Città - si auspicano, forse, delle risposte di forza e il mantenimento dell'ordine pubblico anche con la forza. Ma non si vedono delle indicazioni di risposta sociale. Quello di oggi è un altro messaggio che si manda alla città in questa direzione, dicendo: "Sì, ci sono stati addirittura tre giorni di città bloccata, tutti che protestavano, però noi andiamo avanti, vendendo GTT". Un'operazione che sappiamo benissimo che è impopolare e, devo dire, forse ancora più impopolare, visti i tentativi un po' patetici - permettetemi, nessuno si offenda - della stampa cittadina di far sembrare che ci sia una domanda dal basso per privatizzare GTT, per cui improvvisamente negli ultimi giorni sono comparse delle lettere, su Specchio dei Tempi, di cittadini che chiedono di vendere GTT, piuttosto che un sondaggio di Repubblica in cui si chiedeva alla cittadinanza: "Volete vendere il 49% di GTT per garantire il servizio pubblico a tutti, o vendere l'80% per fare contento il mercato?". È chiaro che se la domanda la pongo così, tutti mi dicono: "Vogliamo vendere il 49%". Già solo fornire la terza ipotesi, cioè vendere lo 0%, sarebbe stato un pochino più onesto. Dopodiché, nonostante questi tentativi, lo vediamo cosa pensa la Città. È chiaro che chi sta protestando qui sotto prevalentemente dipende da GTT, non è detto che necessariamente rappresenti la visione di tutta la Città. Però diciamo che in Città non credo che ci sia tanta contentezza per questa politica adottata dall'Amministrazione, di cui questo è soltanto uno dei tanti elementi. Per questo motivo, noi speriamo che ci sia ancora un ripensamento e quindi si possa fermare quest'operazione in extremis, specialmente visto che, come ci è stato detto, non è assolutamente necessaria ai conti della Città in questo momento e quindi potremmo benissimo prenderci ancora del tempo, cercando di capire le strade alternative. Io ricordo che, tra l'altro, gli stessi sindacati GTT, già molti mesi fa, hanno presentato una serie di suggerimenti su come risparmiare decine di milioni di Euro nella gestione dell'azienda; forse partendo da lì si riuscirebbe, invece, a non avere l'esigenza di dover trovare un partner privato. L'ultimo auspicio, però, è che se il partner che arriva è privato, sia privato davvero, perché non vorremmo che poi, alla fine, la conclusione di tutta questa vicenda fosse sottrarre GTT al controllo diretto del Consiglio Comunale, della collettività, per darlo in mano a Trenitalia, o comunque ad altre società che sono private quando fa comodo e pubbliche quando fa comodo, perché sono sostanzialmente sotto il controllo di grandi equilibri politici nazionali e che non si sono mai distinte per una elevata qualità del servizio fornito, in particolare sul Trasporto Pubblico Locale, in particolare nell'area torinese. Per cui, ho sentito parlare di sinergie, ma se la sinergia deve essere che i tram comincino a funzionare tanto male quanto funzionano le ferrovie regionali piemontesi, forse non avremo fatto nemmeno un passo avanti per migliorare il servizio ai cittadini. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Poche parole, ne abbiamo già spese tante dal 2011 a oggi, quindi è inutile soffermarci su una decisione che purtroppo è stata presa, anche in tempi non così recenti. In questo caso, signor Sindaco, secondo me, la verità non ce l'ha nessuno. Ci sono studi internazionali e nazionali che dimostrano che il capitalismo municipale ha fallito, che dimostrano come sia ineludibile, ormai, un tentativo di aprire alla concorrenza, per rendere servizi pubblici più efficaci, più efficienti e anche a tariffe più adeguate. Sicuramente, non avendo nessuno la verità, però, la differenza la possono fare gli indirizzi chiari, determinati, la volontà di perseguirli con determinazione e con coerenza. In questo senso, purtroppo, questa maggioranza non ha avuto questo coraggio. Credo che proprio la confusione di intenti, che ha determinato questa maggioranza eterogenea, abbia determinato il risultato negativo che si è visto dal 2011 ad oggi, quando abbiamo provato a mettere sul mercato, provando ad ottenere la vendita di una parte di GTT e il mercato ha risposto in maniera non adeguata. Ci siamo bloccati e abbiamo ripreso successivamente. Questo perché non siamo chiari in quello che vogliamo fare. Questo ci ha penalizzato molto e credo che questo sia il sunto di tutto e renda soprattutto evidente quanto questa maggioranza, che è composita ed eterogenea, abbia su questo percorso danneggiato oggettivamente una vendita che, in realtà, doveva essere fatta e che avremmo dovuto fare. Da questo tipo di valutazione, naturalmente, derivano delle preoccupazioni e la mia prima preoccupazione è che (l'hanno già detto altri Consiglieri) si venda nuovamente al parapubblico. Abbiamo già venduto TRM ad AMIAT, al parapubblico, attraverso IREN e venderemo GTT sicuramente non a un socio industriale, come diceva l'Assessore, come tutti voi dite, perché il socio industriale, colui che ha intenzione veramente di investire e di essere all'interno di un mercato competitivo e concorrente, non viene certo a investire in GTT al 49%. L'hanno detto anche gli advisor, c'è scritto anche nella deliberazione, che l'80% sarebbe stata la quota giusta di vendita al mercato. Non abbiamo voluto seguirla e abbiamo venduto al 49%. Pertanto, adesso, la mia grande preoccupazione è che nuovamente il parapubblico, in questo caso cito Trenitalia, perché è un nome ricorrente all'interno delle discussioni, possa nuovamente comprarsi, per un tozzo di pane, tutta la filiera del Trasporto Pubblico Locale. Trenitalia sta facendo queste operazioni (lo dico, perché tanto voi lo sapete bene) in tutta Italia; sta comprando, per un tozzo di pane, azienda per azienda locale e sta aumentando il proprio potere, la propria sfera di influenza, senza avere, in realtà, la volontà di fare degli investimenti forti perché, tra l'altro, non ha neanche i denari per farlo. Questa è una prima preoccupazione che metto in evidenza. La seconda preoccupazione è che con il 49% non si fa vera concorrenza e presumibilmente questa vendita al 49% non porterà servizi più efficaci, non porterà servizi più efficienti, non porterà mezzi di trasporto più puliti, non porterà mezzi di trasporto più puntuali, non porterà mezzi di trasporto più sicuri. Soprattutto, non porterà nuova occupazione. Questo il ragionamento che più mi preoccupa di questa operazione. Sotto abbiamo persone che, giustamente, si preoccupano del proprio posto di lavoro. Noi avremmo dovuto, con forza, perseguire la vendita anche fino all'80%, anche fino al 100%, per garantire a coloro che sono sotto e che manifestano, giustamente, perché sono preoccupati per il loro posto di lavoro, uno sviluppo degli investimenti, ma anche e soprattutto dal punto di vista occupazionale. Con quest'operazione si vanterà lo status quo, non si avrà nuova occupazione. La terza preoccupazione che ho - lo dico all'Assessore - è quella che gli introiti rimangano in GTT; ovvero che non è che il Comune pensi di introitare quello che il 49% consentirà di ottenere dal mercato, o dallo pseudo-mercato, ma li dia a GTT affinché possano pagare, ad esempio, i fornitori, saldando i loro debiti, perché GTT, anche a causa del Comune, ha migliaia di milioni di Euro di debiti. Conseguentemente, auspico che questo tipo di operazione non sia un'operazione finta, con giroconti, nel senso che i soldi non rimangano al Comune, ma vadano realmente a GTT e questi possano consentire uno sviluppo e un miglioramento delle proprie capacità finanziarie. Chiudo qui questo brevissimo intervento, tanto l'abbiamo detto in questi anni. Chiaramente voterò contro questa deliberazione, perché il 49% non mi soddisfa. Avevamo fatto approvare, come diceva il Consigliere Greco Lucchina, una mozione che prevedeva una vendita anche fino all'80%. Avevamo ascoltato in Aula le parole del Sindaco che dava una speranza vera a chi, come noi, crede che il capitalismo municipale sia fallito. Il Sindaco aveva detto che avrebbe visto, all'interno del dialogo competitivo, le varie valutazioni e se poi da queste valutazioni fosse emerso che l'80% sarebbe stata l'opzione migliore, probabilmente sarebbe tornato in Consiglio a sostenere questa ipotesi. Non è stato così. Signor Sindaco, io credo che lei sia uno dei Sindaci più influenti in Italia. Non è riuscito - e mi spiace di questo - a convincere la sua maggioranza ad andare verso la vendita di GTT, anche fino all'80%. Credo che sia stato un errore, che probabilmente pagheremo nel tempo. Ma, ripeto, qui la verità in tasca non ce l'ha nessuno. La nostra è una posizione che deriva da una serie di valutazioni nazionali e internazionali che determinano, con chiarezza, come sia necessario oggi ampliare la concorrenza per avere servizi pubblici più efficaci, più efficienti, più puliti, più puntuali e soprattutto con più occupazione. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola Consigliere Ambrogio. AMBROGIO Paola Le ragioni che stanno alla base della vendita di questa società partecipata dalla Città non sono mai state chiare. Siamo partiti circa un anno fa dal tentativo di vendita di un 49%, che non è andato a buon fine; successivamente è passata anche l'idea di un'eventuale proposta di vendita dell'80%, su cui c'è stata una retromarcia dell'Amministrazione e della maggioranza e si è ritornati al 49%. Un anno fa - forse non era l'Assessore Tedesco, era un Collega - ci veniva detto che le ragioni che stavano alla base erano il rientro nel Patto di Stabilità. Oggi, a distanza di un anno, non sono più queste, l'ha detto prima il Consigliere Ricca. Vogliamo capire. Se la ragione non è più il rientro nel Patto di Stabilità, ci chiediamo per quale ragione dobbiamo procedere a una vendita di questo tipo. Oltretutto, ho anche chiesto di firmare uno degli emendamenti che è stato presentato dal Consigliere Greco Lucchina, rispetto anche all'utilizzo delle plusvalenze. Ma non solo. Gli introiti che deriveranno eventualmente dalla vendita di questo 49% vorrei che venissero utilizzati per migliorare quel servizio che, come si è detto, gode oggi di minori trasferimenti, innanzitutto dal Governo nazionale, successivamente - come ovvia conseguenza - anche da quello regionale. Quindi proprio per queste ragioni, noi sappiamo che andremo incontro a periodi sempre più rigidi, in cui i trasferimenti diminuiranno sempre di più. Diventa necessario sapere questi introiti, che deriveranno da un'eventuale vendita di cui non sappiamo ancora quali potranno essere le entrate, perché su questa deliberazione non abbiamo una stima di quelle che dovrebbero essere le entrate. L'avevamo per la vendita precedente, che però comprendeva anche il ramo parcheggi, che oggi, invece, non è inserito in questa deliberazione. Quindi non abbiamo una stima delle entrate, ma se la vendita andrà a buon fine (questo non lo sappiamo e lo vedremo), queste entrate dove andranno? Andranno a coprire e a migliorare il servizio di trasporto locale o la situazione del personale? Come diceva prima il Consigliere Tronzano. Noi vorremmo avere alcune di queste risposte. Come avremmo voluto – e questo l'ho chiesto agli Assessori Tedesco e Lubatti anche nell'ultima Commissione – approfondire il ragionamento sulla relazione del Ministero delle Finanze, dal quale emergeva un quadro di anomalie dell'azienda. Forse, prima di procedere con una deliberazione di vendita, avremmo potuto approfondire e ricevere anche quelle che sono state... non so se è già arrivata una risposta dalla stessa azienda, successivamente alla relazione presentata, perché dovevamo rimandare in Commissione la discussione rispetto a una risposta di GTT, ma questo approfondimento in Commissione non c'è mai stato. Quindi queste sono le ragioni che stanno alla base della nostra contrarietà. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Altamura. ALTAMURA Alessandro Ascoltando gli interventi della minoranza, in particolare partendo dall'intervento che ha fatto il Consigliere Ricca (che ringrazio per la suggestione che è stata data, non solo alla maggioranza, ma anche al Sindaco), verrebbe da chiedere se a quella letterina di Natale, che il Consigliere ha consigliato di scrivere, non sia il caso, invece, di aggiungere anche qualche altro punto. Credo che fra questi punti, Consigliere Ricca, noi dovremmo aggiungere proprio alcune questioni che la Lega Nord ha affrontato politicamente, sia a livello nazionale, sia a livello locale, ancora ieri, se non ricordo male, dai proclami che ho ascoltato in televisione, che concludevano il congresso che si è svolto al Lingotto qui a Torino. Io mi chiedo se, al di là degli slogan e della demagogia che tutti noi, purtroppo, ogni tanto siamo obbligati a frequentare, anche perché la pancia del Paese è vuota e questo il Consigliere lo sa benissimo, quindi è molto più facile cavalcare demagogia e protesta, l'abbiamo visto in queste settimane. Questo Consiglio ha continuato a lavorare, è vero, ma in Città - e non solo in questa Città - sono avvenute cose ben gravi, che andrebbero stigmatizzate in modo completamente diverso da come sono state affrontate finora. E se il clima sociale è quello che noi ci apprestiamo ad affrontare con il nuovo anno, al di là degli apprendisti stregoni, che propongono ricette per la ripresa dell'economia, o annunciano che il famoso Patto di Stabilità che ci impone l'Europa e che il nostro Governo continua a rispettare. Motivo per cui, se il Consigliere ricorda bene, fino a un anno e mezzo fa, il Governo era un altro, molto diverso e ancora prima del Governo Monti, lo stesso Governo che per tre anni ha sostenuto a spada tratta ed era una delle battaglie (il Consigliere Ricca me ne darà ovviamente conto, da parte della Lega rispetto al federalismo fiscale) riuscire a immaginare che si discuta di federalismo fiscale sugli Enti locali, quando in realtà la normativa nazionale non solo subisce accelerazioni e una schizofrenia, anche rispetto all'applicazione stessa delle normative, basta pensare all'IMU e alle sostituzioni delle varie gabelle locali, che mettono in crisi e in difficoltà tutti i Comuni, a iniziare, ovviamente, dal Comune di Torino. Ebbene, io credo che rispetto a questa deliberazione, Consigliere Ricca, ma lo posso dire anche al Consigliere Bertola, che con toni diversi, annunciando un voto contrario, ha sottolineato come la sua contrarietà parte anche da un presupposto differente. Al Consigliere Bertola e al Gruppo Movimento 5 Stelle voglio dargliene atto, c'è una linearità rispetto all'applicazione di un referendum, rispetto a una questione che da questo punto di vista è stata mantenuta inalterata, al di là dei toni. Mentre per il Consigliere Ricca e per altri Consiglieri, il Consigliere Tronzano e lo stesso Consigliere Ambrogio, che pure con l'onestà intellettuale che la contraddistingue ha ricordato come, negli ultimi 30 mesi, anche se non è entrata nel merito delle cifre, questa Città ha subito un taglio di trasferimenti dallo Stato di 300 milioni di Euro e, in particolare - e il Consigliere l'ha detto - sul taglio al Trasporto Pubblico, fra Stato e Regione, noi abbiamo avuto un ulteriore taglio di 24 milioni di Euro. È altrettanto evidente che negli ultimi 18 mesi, però, Consigliere Ambrogio, quella deliberazione ha fatto una sua strada. Mi permetto sommessamente di sottolineare al Consigliere, come alla Giunta (fra l'altro con un Assessore che oggi non è quello che ha iniziato il percorso), che questa deliberazione è stata affrontata e discussa in Commissione per ben 13 volte nel giro di 16 mesi. Siamo partiti da una valutazione fatta a giugno del 2012, che si orientava sulla parte legata al monitoraggio degli advisor, che orientava il 49% complessivo a 100/110 milioni di Euro, a una fase ristretta che ha visto delle pre-osservazioni, che sono arrivate come pre-osservazioni a identificare un percorso che ha portato a partecipare alla gara in fase di pre-qualifica - lo ricordo - tre operatori e, alla fine, solo uno di questi ha presentato un'offerta circostanziata rispetto a un 49% che era complessivo. In tutto questo percorso, però, Consigliere Ambrogio (lo dico, ovviamente, anche alla minoranza e ad alcuni dei Colleghi della maggioranza), il Gruppo del Partito Democratico ha mantenuto non soltanto l'attenzione dovuta, perché rispetto ad altre nostre dismissioni, o alienazioni, di quote mobiliari e immobiliari, questa in particolare, ed è evidente anche solamente da quello che sta avvenendo in città, ha una valenza molto forte sotto l'aspetto della ricaduta sul tema lavoro, più forte delle altre che sono state fatte in questi ultimi diciotto mesi. E questo non può sfuggire a nessuno. Nel dibattito che la politica ha mantenuto rispetto ai rapporti sindacali, ai rapporti con i lavoratori, all'attenzione che è stata messa - e la Giunta l'ha ribadito - non solamente qui in Aula, può essere un atto dovuto, Consigliere Ambrogio, ma sicuramente nelle discussioni e anche nelle audizioni che abbiamo fatto, rispetto alla salvaguardia del contratto di servizio, rispetto alle clausole sociali, rispetto a quell'impegno che non può non essere disatteso. Capisco che una parte della maggioranza, in particolare il Gruppo SEL, su questo tema abbia ulteriormente segnato il terreno, soprattutto anche con alcuni emendamenti. Ma non voglio dimenticare che nella discussione che abbiamo presentato in questi mesi, c'è una mozione di indirizzo, approvata il 7 giugno, presentata dal Partito Democratico, che rappresenta una linea concettuale, che parte dal presupposto non di valorizzare semplicemente per fare cassa, o entrare nel merito di una vicenda che all'inizio cercava un partner finanziario e successivamente, invece, identifica il partner industriale. La preoccupazione, rispetto a un quadro socio-economico terribilmente cambiato rispetto agli ultimi diciotto mesi, è che riguarda tutti e su cui, fra l'altro, proprio gli emendamenti presentati dal Partito Democratico a questa deliberazione mantengono un livello di attenzione e di impegno per la Giunta che non si esaurisce con l'approvazione di questa deliberazione, sia rispetto a quello che ha detto il Consigliere Greco Lucchina, che ha presentato alcuni emendamenti sulla valorizzazione della parte immobiliare e proprio in discussione, i miei emendamenti, che ho presentato come Presidente di Commissione, sono stati quelli che dicono che tutte le operazioni legate alle valorizzazioni immobiliari, le Varianti, eccetera, dovranno essere obbligatoriamente presentate, passate e approvate in Consiglio Comunale. La retrocessione dell'aspetto legato a corso Novara e alla Variante 200 è necessariamente strategica, da quel punto di vista, perché viaggia su un binario parallelo. Nello stesso tempo, quella mozione identificava alcuni scopi. La parte dei parcheggi (stiamo parlando del 7 giugno) aggiungeva la parte delle fibre ottiche, rispetto a un quadro generale di riassetto, riassegnazione, a una società veicolo. E questo sarà, io credo, un impegno che la Giunta, il Sindaco, già detto più volte, possa prendere anche nel futuro immediato. Nella valorizzazione e rispetto alla fiscalità, che è uno degli elementi che ci obbliga a fare l'operazione anche del cambio fra FCT, la Città e FSU, sul 9%, ci mette in una condizione che è anche quella di valorizzare. Ma valorizzare significa avere l'attenzione non solo su un contratto di servizio che scade nel 2027 e che mantiene le sue clausole di salvaguardia, così come quando parliamo del costo del biglietto, che passa necessariamente dalla Città. Noi abbiamo un impegno con i lavoratori e con questo impegno noi ci stiamo muovendo, auspicando che l'operazione vada in porto bene con una base d'asta importante, non abbiamo ancora le valutazioni degli advisor. Ma io conto che possa darci alcune osservazioni che in Commissione sono già state richieste rispetto a questo, rispetto alla chiusura della gara legata al conferimento del ramo parcheggi e all'aumento degli stalli, come ha detto anche il Consigliere Ricca, con un'operazione - anche questa - che va a differenziare due questioni che non potevano stare insieme. Se cerchiamo un partner industriale, è evidente che vogliamo valorizzare, ma soprattutto fare in modo che la sinergia ferro, gomma, trasporto integrato, area metropolitana, che è già molto più avanti nella discussione, pensando al Passante Ferroviario, alla Metropolitana e a tutto ciò che è stato fatto negli ultimi dieci anni, rispetto anche alla stessa Agenzia che coordina queste operazioni, l'idea, Consigliere Ricca, molto sostenibile politicamente, del grande polo del nord-ovest, Lombardia con Maroni, il Piemonte con Cota, la Liguria con Burlando, lei lo sa perfettamente che sono le stesse indicazioni che sono arrivate da chi era al Governo allora, che rappresentano il fallimento di quell'operazione, che poteva avere una sua valenza industriale, ma è comunque un'operazione che è fallita già solo nel preambolo, perché era un'operazione che era sbagliata industrialmente, metteva insieme piccole forze e non rendeva una grande forza. Noi oggi dobbiamo pensare, proprio perché la crisi economica del trasporto aumenterà fisiologicamente, che quell'operazione di ricerca dei partner industriali ci dia la forza di proseguire, altrimenti GTT avrebbe un futuro, purtroppo - e su questo la preoccupazione del Partito Democratico resta - molto più legato al grigio dell'orizzonte economico e sociale di questo Paese e di tutti i Servizi Pubblici Locali. Su questo noi non possiamo assolutamente arretrare di un centimetro. Lo dico a tutta la minoranza, lo dico alla Giunta. E su questo, la Giunta è impegnata a mantenere inalterato il livello di attenzione e di informazione con questo Consiglio Comunale. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Cervetti. CERVETTI Barbara Ingrid La deliberazione che la Sala Rossa oggi discute rappresenta una tappa fondamentale nel percorso che la Giunta e il Consiglio affrontano insieme, quello della riorganizzazione del sistema delle partecipazioni comunali, della valorizzazione delle società partecipate e della valutazione del futuro delle aziende di servizio cittadine. Gli scenari economici europei e nazionali, com'è noto, sono molto diversi da solo pochi anni fa. Le erogazioni nazionali, per tutti i servizi, diminuiscono ogni anno. Il Patto di Stabilità, lo vediamo, impone vincoli stringenti e le ultime manovre delineano uno scenario futuro sempre più rigido per le Amministrazioni Locali. Ecco, dunque, che la vendita del 49% delle azioni di GTT non è una scelta assunta a cuor leggero, con il solo obiettivo di rimpinguare le casse comunali, o presentata sull'onda delle urgenze, come piace dire ad alcuni. È una scelta obbligata dalle contingenze esterne; obbligata dalla presa d'atto delle difficoltà delle casse comunali, ma soprattutto è una scelta che ha lo scopo di sostenere l'azienda e di offrire ad essa una concreta possibilità di rinforzo e di sviluppo. Abbiamo approfondito, noi, Gruppo dei Moderati, il testo della deliberazione; abbiamo colto lo sforzo, grande, di coniugare una politica di rilancio aziendale, con la volontà di mantenere saldo, però, il controllo pubblico dell'azienda, per non perderne i tratti di servizio al cittadino. Abbiamo condiviso le strategie esposte dagli Assessori competenti. Crediamo che la scelta, oggi, di proporre al Consiglio una vendita del 49% sia comunque oggi un segno di responsabilità e che necessiti il coraggio di tutti. Senza un partner privato industriale non potremmo fare nessuno degli investimenti necessari a far crescere l'azienda e a potenziarne il servizio e dovremmo, invece, puntare alle riduzioni, ai tagli e alle penalizzazioni dei cittadini. Senza una cessione delle quote, rischieremmo di avere una pressione di riflesso sulle casse comunali, insostenibile in questo momento. Senza un partner industriale la società continuerebbe a non essere competitiva sul mercato. Non dobbiamo, quindi, aver paura del privato. Non è, per noi, necessariamente meglio del pubblico, ma non è nemmeno il demonio. L'alleanza tra un partner che voglia far crescere l'azienda e l'Amministrazione, che vuole tutelare il servizio, è la sinergia che può darci prospettive e forza per il futuro. A noi il compito di garantire le tariffe, i diritti dei cittadini e i diritti dei lavoratori. A noi il compito di dare un senso quotidiano alla maggioranza in capo al pubblico. A noi, soprattutto, il compito di tutelare diritti e servizio, senza impedire lo sviluppo imprenditoriale dell'azienda, per non trasformare la presenza dell'Amministrazione in un freno. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Per rispondere ai tanti Consiglieri dell'opposizione, che hanno ricostruito parzialmente questa vicenda, continuiamo a pensare che cedere l'80% ai privati, perdere il controllo pubblico era e crediamo rimanga, un binario morto. Come abbiamo detto qualche mese fa, speriamo che l'ipotesi dell'80% sia a fine corsa e che, come abbiamo dovuto fare più volte in questo anno e mezzo, non ci sia più nessun tentativo di perdere il controllo pubblico dell'Azienda dei Trasporti Torinesi. Come sapete, Sinistra Ecologia e Libertà è impegnata a salvaguardare il Trasporto Pubblico Locale dai tagli dei Governi nazionali e regionali, a evitare, come abbiamo fatto un anno e mezzo fa, che questi rincari arrivassero proprio sugli abbonati, su alcune categorie sociali che proprio questo Consiglio ha cercato di tutelare fino in fondo, cioè i più anziani, gli studenti, quelli che hanno perso il lavoro e i disabili. Abbiamo cercato di mettere in campo una strategia che portasse questa discussione oltre ai paradigmi di cui parlavano prima i Consiglieri della Lega e di Forza Italia. Non abbiamo mai creduto che questo tipo di politiche dovessero essere fatte per obblighi di legge, anzi, come allora, abbiamo detto che il risultato referendario non poteva riportare un obbligo per tutti i Comuni a cedere le quote maggioritarie, o di minoranza, delle proprie aziende, andando a gara a doppio oggetto. Questa discussione, però, avete ragione, è stata assai strana: prima si è detto che bisognava farlo per Legge, poi per rientrare, entro fine anno, in un Patto di Stabilità con un prestito ponte, poi, l'anno successivo, per rientrare nel Patto di Stabilità dal quale eravamo usciti, mentre la vicenda industriale è sempre stata messa ai margini di questa discussione. Noi, non so se abbiamo il merito, o è un demerito, però abbiamo cercato di mettere, sin dall'origine della discussione, l'oggetto del progetto industriale. Io non credo né agli esempi fatti dal Consigliere Tronzano, ma forse mi distinguerei anche dagli oggetti che diceva l'Assessore Tedesco. Non credo che sia un disvalore che aziende pubbliche partecipino a questo tipo di gare. Anzi, la vicenda di AMIAT, secondo me, ci dimostra che se vogliamo rendere più competitive le nostre aziende, dobbiamo pensare a dei processi integrati, come faremo – spero – nei prossimi anni con la Provincia di Torino, e dobbiamo pensare che le competenze proprio del pubblico servano a portare dei valori nelle altre aziende. Penso alla fusione, o comunque all'interesse dell'Acea di Pinerolo, proprio dentro AMIAT. Dall'altra, non credo che l'ipotesi che dicevamo prima sia uguale ad altre vicende, vedi le stesse Farmacie, qui siamo in un regime di monopolio e quindi è inutile dire che l'oggetto sia liberare il mercato, le competenze fuori dal nostro sistema. No. Noi dobbiamo, se vogliamo difendere il pubblico, perché qua ho sentito grandi inversioni di tendenza; voi sapete qual è la nostra posizione, l'abbiamo dovuta articolare sapendo che nella maggioranza c'erano soggetti che legittimamente preferivano la vendita all'ottanta. Noi non abbiamo fatto di testa nostra, abbiamo cercato di rispettare un patto politico e rispettare, soprattutto, un mandato del Consiglio Comunale di Torino. Io ve lo voglio dire: o questa vicenda serve a valorizzare l'immenso patrimonio investito dagli Enti pubblici in questi quindici anni, o questa vicenda non servirà a niente; non servirà per ristrutturare il nostro debito, non servirà per il Patto di Stabilità, ma non servirà neanche a salvare GTT. Io lo voglio dire a tutti quelli che pensano che a fronte di tagli regionali e nazionali ci sia un privato che venga a fare quello che non sappiamo fare noi: scordatevelo. Scordatevelo, comunque vada a finire questa gara. Questa operazione, invece, dovrebbe servire ad altro, se serve. Noi avevamo dato due alternative: una, condividiamo abbastanza l'ipotesi di interessare anche altre Regioni, ma soprattutto altri sistemi metropolitani, come poteva essere il caso di Genova e il caso di Milano, per pensare a una grande azienda nel Nord Italia del Trasporto Pubblico Locale, che potesse fare cose diverse da quelle che abbiamo visto in questi anni, per esempio salvare le aziende italiane che producono pullman, come la IRISBUS. Per esempio, pensare a dei modelli integrati, come fanno in altre capitali europee. E questo si poteva fare e si può ancora fare, anche con questo tipo di prospettiva, grazie all'utilizzo dei fondi della Cassa Depositi e Prestiti, perché se il nostro pubblico ha un problema, non è solo nella governance, non è, come dicono spesso le opposizioni, per colpa dei sindacati dei lavoratori. Ma andiamo a chiedere che cosa ha fatto la politica lì dentro, quanto spesso abbia utilizzato quel tipo di aziende, per poi scaricarle nel momento in cui non servivano più ad alcuni interessi. Ed è questo che non ci vede d'accordo. Noi siamo per la difesa del pubblico, perché pensiamo che a salvaguardare alcuni interessi pubblici siano più brave alcune aziende pubbliche. E a valorizzare alcuni sistemi di Trasporto Pubblico sono più brave - e lo dimostrano tanti nostri competitori - aziende che stanno, per esempio, svolgendo il loro ruolo a Parigi, a Berlino. Guardate che in quei casi il servizio pubblico locale si integra con il Sistema Metropolitano Ferroviario. Ed è per questo che abbiamo messo, in uno dei primi emendamenti che vi illustreremo, proprio l'integrazione con quegli investimenti che, vi dicevo, abbiamo fatto in questi vent'anni. L'abbiamo appreso nelle ultime ore. Ma secondo voi è possibile che una Città che ha investito più di un miliardo di euro nel Passante Ferroviario, veda solo nelle prossime settimane l'ipotesi di iniziare a fare la stazione Dora e la stazione Zappata? È possibile che dopo tutti quegli investimenti pubblici, di più di un miliardo e mezzo, non ci sia ancora un Sistema Metropolitano Ferroviario integrato con la Metropolitana torinese? Ed è per questo che come secondo emendamento chiediamo che, oltre all'offerta economica, che è più bassa di quella tecnica, nell'offerta tecnica ci sia una valutazione di ricambio dei mezzi, dei vettori, perché quello che è successo nelle scorse settimane, cioè il cambiamento di mezzi su ferro con mezzi su gomma, è quanto di più disdicevole noi possiamo fare per cambiare la mobilità a Torino. Se vogliamo veramente cambiare aria in Città, questo tipo di ipotesi non serve per chiudere gli occhi sui tagli, serve per dire che servono dei partner pubblici che facciano il loro mestiere, che uniscano gomma e ferro, se è possibile si uniscano altri grandi partner pubblici del Nord Italia e, soprattutto, ci toglie un alibi, cioè quello di fare politica, perché questa cosa non ci toglie il compito di andare a bussare al Governo Cota e al Governo Letta perché evitino, per l'ennesimo anno di fila, i tagli. Io vorrei solo darvi dei dati, che sono dei dati pubblici e spero che ve li andiate a leggere. Nonostante il numero dei pendolari sia in costante aumento, cioè il 13% nel 2009 e nel 2011 e il 15% negli ultimi due anni, il servizio offerto è diminuito del 5% nel 2011, del 7% nel 2012 e un altro 8% nel 2013. Lasciate perdere solo i tagli, parliamo di quello che è effettivo, cioè di quello che ogni giorno subiscono i nostri cittadini. Credo che non sia più sostenibile, come abbiamo detto l'altra settimana. Non credo che sia più sostenibile pensare che gli Enti Pubblici rincorrano quello che non fa lo Stato e che, soprattutto, gli Enti Pubblici trovino le risorse, come ci chiede questa Finanziaria, dopo che gli stessi Governi, regionali e nazionali, ammazzano così drasticamente il Trasporto Pubblico Locale. Non è più sopportabile un ulteriore 9%, come ci chiedono nel 2014. Siamo d'accordo con il Sindaco Fassino, ma per questo non arretreremo di un passo rispetto a quello che abbiamo ottenuto lo scorso anno. È una deliberazione votata da ognuno di noi, lo dico al Sindaco che sta entrando, e nessuno e niente giustifica quello che abbiamo già deciso. Nella deliberazione, che abbiamo già discusso e votato, abbiamo dato un segnale chiaro a quei lavoratori e diciamo che nella valutazione dell'offerta non deve, in qualche modo, c'entrare la vicenda occupazionale, perché quello è un dato essenziale e dobbiamo considerarlo essenziale: il vincolo a quel tipo di occupazione, ma non solo, anche il vincolo affinché la riduzione delle risorse umane impiegate non ecceda mai, in ogni momento, il livello del fisiologico turnover per il personale di esercizio addetto alla manutenzione (dagli autisti, agli operai, ai manutentori). Vorrei che quello che abbiamo stabilito lo scorso anno non venisse oscurato dai tagli della Regione e dello Stato, perché nessuno lo capirebbe. Perché nessuno lo capirebbe? Perché nessun privato verrà a fare quello che non facciamo. Se vogliamo scongiurare quelle sciagure, lo dobbiamo ottenere per via politica e non chiedendo ai privati di fare quello che noi non possiamo o non vogliamo fare. Lo dobbiamo fare chiedendo ai Governi nazionali che cambino quelle poste in gioco e che si tolga dalla Finanziaria quel capitolo in cui si dice che gli Enti Locali dovranno rimborsare quei tagli. Vorrei ricordare un'ultima cosa che abbiamo ottenuto lo scorso anno: il vincolo alla conservazione dell'attuale configurazione ed identità di GTT come società unica ed intermodale dei trasporti. Non facciamo mistero che il nostro Gruppo è favorevole a grandi partner pubblici industriali su ferro, come abbiamo detto poc'anzi, ma non facciamo neanche mistero che non ci interessano le soluzioni trovate a Genova e a Firenze. Non vogliamo vedere spacchettata la nostra azienda dei trasporti, magari divisa tra bus e ferro, magari cedendo il ferro al grande attore che si occupa di trasporto ferroviario e pensare ad una nuova Newco per i pullman di linea e per le altre strutture; non è quello che ci interessa. Noi vogliamo integrare le aziende, vogliamo far sì che gli investimenti fatti in questi anni producano le linee di Metropolitana che abbiamo detto nelle linee di indirizzo, che delimitino, nel Sistema Ferroviario Metropolitano, un nuovo sistema simile alla RER parigina o a quello che abbiamo visto a Berlino con la fusione fra i Trasporti Pubblici Locali ed il ferro, ma, soprattutto, vogliamo che, nei prossimi anni, il Sindaco si impegni a trasformare una piccola azienda - che, comunque, non è così piccola, se pensate alle grandi aziende italiane - e la sappia integrare con Milano e Genova, pensando ad un disegno diverso per i Servizi Pubblici Locali. Infatti, i Servizi Pubblici Locali si difendono mettendo i manager nella condizione di poter fare quello che sanno fare anche i privati, difendendo l'occupazione in un momento di crisi, ma, soprattutto, migliorando l'offerta, perché questa è l'unica strada. Se, rispetto allo scorso anno, il 15% in più di cittadini torinesi ha iniziato a prendere quei pullman, si merita un'offerta migliore e per quell'offerta migliore non basterà soltanto dire che non perdiamo il controllo pubblico di GTT, ma bisognerà fare politica e battaglia politica, signor Sindaco; se i Governi nazionali non capiscono che in un momento di crisi devono essere difesi soprattutto quelli che sono gli oggetti che rispondono alla crisi, come il Trasporto Pubblico, allora da questo tipo di crisi non usciremo mai. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Devo ammettere che non volevo intervenire, anche perché, ovviamente, condivido in pieno quanto dichiarato dal Consigliere Bertola, però gli interventi che si sono susseguiti hanno, a mio avviso, sollecitato qualche risposta o, comunque, qualche riflessione, in particolare quanto detto dai Consiglieri Tronzano, Cervetti e Grimaldi. Intanto, partirei dal Consigliere Tronzano, perché è il primo appunto che mi sono segnata. Quando sento parlare - penso che sia una riflessione che, poi, può fare l'Aula, come ho detto anche in altre occasioni - di capitalismo municipale fallito, mi vengono i brividi; lo dico perché penso che si debba parlare di capitalismo municipale malato e non fallito. È malato anche per responsabilità che evidentemente sono della politica, perché se, negli ultimi anni - come, ad esempio, abbiamo discusso anche per GTT -, non è stato esercitato il controllo analogo dove andava esercitato, se in alcuni casi - scusate il termine, ma permettetemi di dirlo - le partecipate sono state utilizzate come bacino elettorale e non, in realtà, per garantire ed erogare il servizio al meglio per la cittadinanza, se ci sono stati tagli a livello nazionale che, evidentemente, hanno messo in difficoltà gli Enti Locali, questo è quello che, probabilmente, ha portato a quello che lei definisce capitalismo municipale fallito e che, invece, io definisco semplicemente malato. Dico che è malato perché - e mi rivolgo anche alla maggioranza - tutti sappiamo qual è stato l'esito referendario e, in questo momento, la domanda che sorge spontanea (l'ha detto il Consigliere Grimaldi, che fa parte della maggioranza, quindi lo dico anche io) è: perché stiamo vendendo? Penso che ci sia una confusione pazzesca in quest'Aula; al di là dell'iter che c'è stato negli ultimi due anni - e si è vista più volte cambiare la motivazione -, non ho sentito (ma mi auguro che, oggi, l'Assessore Lubatti ci illumini) una parola dall'Assessore Lubatti, se non il fatto di leggere sui giornali che è scettico. Se l'Assessore Lubatti è scettico e si fa per motivi industriali o, meglio, per motivi trasportistici, spero che lei oggi almeno rassicuri l'Aula, perché, se lei è scettico, non oso immaginare come dovrebbero essere i Consiglieri, visto che, evidentemente, non si fa (almeno così mi sembra di aver capito dall'Assessore Tedesco e dall'Assessore Passoni) per motivi di cassa. Mi rivolgo anche al Consigliere Cervetti, che è presente in Aula: dire che si fa per evitare che aumenti la pressione fiscale è una baggianata pazzesca, perché non è questo il motivo. Sinceramente, vista la confusione che regna in Aula, vista - a mio avviso - la confusione da parte degli Assessorati (dato che si continua a non capire perché si fa), visto che i cittadini ci dicono di prendere una posizione netta con un referendum, perché quella posizione c'è, penso che, dato che il Consiglio è sovrano (perché, alla fine, è il Consiglio che decide queste cose), forse ci dovremmo prendere tutti una pausa. Una volta che si vende - ma lo sappiamo, evidentemente -, quella cosa lì non c'è più. Signor Sindaco, mi rivolgo a lei - l'ho già detto anche in altre occasioni - come Presidente dell'ANCI: comincio a chiedermi che cosa ci stiamo a fare noi, come Comune. Se il Comune non è più in grado di avere risorse per garantire i servizi, se non è più in grado di gestire le sue aziende che devono erogare servizi essenziali e se stiamo ipotecando, all'interno di questa deliberazione, delle Varianti future (perché è questo che stiamo facendo), che cosa stiamo a fare qui, signor Sindaco? Visto anche quello che hanno detto i Consiglieri prima di me (si sono sentite motivazioni come pressione fiscale e motivi industriali), a mio avviso regna veramente una grande confusione. Chiedo semplicemente, come ha già fatto il mio Collega, di sospendere e capire se è veramente necessario, quali sono le ratio e che cosa stiamo facendo; ribadisco che GTT è patrimonio di tutti, l'aveva detto anche il Sindaco, me lo ricordo bene, in un intervento: aveva detto che GTT è una bellissima azienda ed è un patrimonio che abbiamo. Stiamo rischiando di venderla e di non riprenderla più, perché, sinceramente, credo che, in futuro, sarà molto difficile che si possa pensare di riacquistare quelle quote. Vista la posizione dei cittadini, in questo momento forse un segnale forte che potremmo dare è quello di interrogarci tutti un po' di più. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Le parole sono sempre importanti e mi riferisco anche a quanto diceva in conclusione il Consigliere Appendino. Vorrei che ci concentrassimo esattamente su quello che stiamo per fare. Sostanzialmente, stiamo per votare il bando di gara non per vendere GTT; questo è un errore di comunicazione - non so se è un errore o se è voluto - e si fa passare l'idea nella città che stiamo vendendo GTT, ma non stiamo, in alcun modo, vendendo GTT. Il giorno dopo la conclusione di questo iter, la Città sarà proprietaria del 51%, cioè della maggioranza, di questa azienda; i cittadini torinesi saranno i proprietari di maggioranza al 51%, con dei Patti parasociali che addirittura rafforzano questo 51%, ed il Consiglio Comunale potrà continuare ad esercitare il proprio ruolo di indirizzo e di controllo sulla propria azienda. Che cosa ci sarà quel giorno? A fianco della Città di Torino ci sarà un partner privato che metterà delle risorse e che, nel momento in cui arriverà, svolgerà due compiti: dare liquidità - e di questo parlerò dopo - ed essere anche un partner industriale. Noi facciamo questo nell'interesse dell'azienda, pensiamo di farlo nell'interesse dell'azienda, perché a nessuno di noi fa piacere vendere; nessuno di noi è un talebano della liberalizzazione sfrenata, magari dall'altra parte sì. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Pasdaran, va meglio? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). LEVI Marta (Vicepresidente) Per cortesia... PAOLINO Michele Che cosa fa? Minaccia? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). LEVI Marta (Vicepresidente) Per favore, Consigliere Paolino, faccia il suo intervento. PAOLINO Michele Lo stavo riferendo a me... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). LEVI Marta (Vicepresidente) Consiglieri, per favore. Consigliere Paolino, riprenda il suo intervento. PAOLINO Michele Ribadisco che, da questa parte, non c'è alcun pasdaran delle liberalizzazioni e ci rendiamo conto che, probabilmente, in questo momento dall'altra parte ce ne sono in maniera vistosa. Sull'ipotesi dell'80% abbiamo sempre espresso molte perplessità. Molti degli elementi che sono contenuti in questa deliberazione nascono da mozioni o emendamenti a deliberazioni precedenti nati da questo Gruppo, penso all'allora Consigliere Mangone (oggi, Assessore) e a quanto ha fatto ciascuno di noi per arrivare a questo punto: una mediazione possibile che ci permette - lo ripeto - di far crescere l'azienda, avendo un partner industriale che può aggiungere qualcosa e che ci permette di avere risorse per poter fare degli investimenti. Per quanto riguarda l'idea cara al Consigliere Ricca, ribadisco che quell'idea non è in alcun modo accantonata, anzi, sono convinto che sia nell'interesse del socio pubblico e del socio privato ragionare in termini di prospettiva rispetto a Milano e a Genova e seguire il ragionamento di una società multiutility che non si chiude su se stessa, ma che si sa aprire, sa creare connessioni, sa creare interrelazioni e non rimane chiusa nella cinta daziaria, perché non c'è mercato, non c'è economia e non c'è modello di sviluppo per un'area così delimitata. Quindi, ben venga il socio privato e sappia che il nostro modello e la nostra idea sono quelli di lavorare verso una società multiutility, ma anche in grado di relazionarsi con soggetti pubblici, pubblico/privato o quant'altro, presenti a Milano e a Genova e con i quali connetterci. Se la nostra città non sarà connessa, sarà tagliata fuori e lo è già fisicamente. Paga da sempre il prezzo di essere in alto a sinistra ed il problema è poterla... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). La guardo dal mio punto di vista. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Vede? È proprio questo il guaio. È bellissimo sentirlo dire da lei, perché siamo sempre il Sud di qualcun altro ed è per questo motivo che non credo nell'idea del Nord: alla fine, anche la sua Padania è a Sud di qualcun altro. Quell'idea lì ci sta e non viene scartata, non muore oggi, anzi, con l'affiancamento di un soggetto privato oggi ha la possibilità di essere rilanciata. La questione delle risorse e degli investimenti è fondamentale, diciamolo chiaramente. Andiamo ad approvare questa proposta di deliberazione ed andiamo a fare questa gara anche perché questa Città deve mettersi nelle condizioni di avere risorse per riprendere a fare gli investimenti, a partire dal servizio di Trasporto Pubblico Locale, ma non esclusivamente sul servizio di Trasporto Pubblico Locale. Infatti, da questo punto di vista, non dobbiamo legarci le braccia o, peggio, diventare l'alibi per qualcun altro che continua a tagliare risorse sugli investimenti del Trasporto Pubblico Locale; dobbiamo avere risorse perché dobbiamo far ripartire il sistema Torino, inteso come sistema economico e produttivo della Città. Il sistema Città deve ripartire e qualcuno deve cominciare a far riaprire i cantieri e deve tornare ad avere nuovamente risorse che vengano investite e messe nel sistema economico e produttivo della Città; per cui è importante che la Città compia questa scelta, perché va in questa direzione. Le ultime due questioni riguardano le garanzie. Ci sono degli emendamenti che vanno in questa direzione, ma, come è già avvenuto nelle deliberazioni e nelle mozioni precedenti, la garanzia rispetto ai livelli occupazionali non appartiene al singolo Consigliere o Assessore o al singolo Gruppo Consiliare, perché la garanzia rispetto ai livelli occupazionali appartiene a ciascuno di noi ed appartiene a quest'Aula nel suo insieme. Questa proposta di deliberazione ci garantisce ed il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali deve essere massimo. Noi non possiamo permettere che qualcuno percepisca questa proposta di deliberazione contro qualcun altro. Questa proposta di deliberazione non è contro i lavoratori, non mette in difficoltà i lavoratori e le loro garanzie continuano ad essere riconosciute, anzi, questa azienda deve essere anche messa nelle condizioni di poter cominciare a fare occupazione. L'altra garanzia è per i cittadini utenti: dobbiamo lavorare sulla riorganizzazione del servizio e perché questa azienda non sia ripiegata e non rimanga ferma agli anni Ottanta; deve sapersi lanciare in avanti, come, per esempio, ha saputo fare con la Metropolitana ed in alcune occasioni straordinarie, ma, ogni giorno, deve essere in grado e deve essere nelle condizioni di far muovere i torinesi. Per fare questo, ci vogliono persone, risorse e strategia. A noi sembra che in questa proposta di deliberazione ci sia tutto questo e che il ruolo che la Città continuerà ad avere in GTT non sarà marginale, ma da protagonista. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Forse, stavolta riesco ad essere l'ultimo e magari... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, non è detto. Intanto, è necessario che, quando esponete esattamente come vedete la vendita di GTT, lo facciate nel modo più chiaro e comprensibile possibile per i torinesi. Bisogna spiegare ai torinesi che state vendendo, anzi, che state conservando il 51% del nulla, perché vendete il 49% e date la governance ad un Amministratore Delegato dell'azienda che comprerà, per cui è chiaro che il socio che ha il 51% non è nelle condizioni di dettare niente: nessuna strategia aziendale, nessuna strategia produttiva, nulla. Quindi, la città deve sapere che è proprietaria del 51% del nulla, perché tutto quello che riguarda la politica aziendale verrà dettato da chi la acquista con le quote di minoranza. Questa è una cosa inedita: tentiamo una nuova via industriale, ci inventiamo un nuovo modo di vendere le aziende. Perché si fa questa operazione e, ad esempio, non si fa la fusione con Trenord? Intanto, la fusione con Trenord o, comunque, l'accordo con Trenord non si fa perché potrebbe assumere una chiara impronta politica. Trenord mette insieme tre regioni importanti del Nord, di cui la più importante è la Lombardia, che, combinazione, in questo momento è guidata da un colore politico un po' diverso, e riesce a rendere efficiente una società, magari riesce a non dover licenziare nessuno dei suoi dipendenti e rende ancora fatturato, per cui può far pensare alla gente: "Però, sono bravi questi, sanno far funzionare le cose e, tutto sommato, saprebbero far funzionare l'Italia come si deve". Quindi, politicamente è sconveniente andarsi ad accordare con queste persone, perché, politicamente, magari un certo colore politico perderebbe un po' di immagine e di smalto e, in questo momento, non ha bisogno di questo. Perché vendiamo il 49%, ma diamo a qualcun altro il potere decisionale? Qui c'è l'operazione Ponzio Pilato, nel migliore dei modi. Perché, nel momento in cui vendiamo un'azienda che pare che sia efficientissima (è una buona azienda, ha una buona struttura e, di per sé, ha una buona base e solidità), ma che è appesantita da zavorre che la rendono pesante, lenta e faticosa e, magari, queste zavorre sono un esubero anche di personale, la Città non li può licenziare, perché già sono qui sotto solo per l'idea che li vendiamo, per cui pensate se gli diciamo che ne licenziamo una certa percentuale. Quindi, che cosa ci inventiamo? Diamo la responsabilità a qualcun altro: ce ne laviamo le mani, proprio come ha fatto Ponzio Pilato. Ce ne laviamo le mani. Quando succederà, diremo: "Non siamo mica noi a comandare. C'è un Amministratore Delegato, è il privato, è quello che ha messo una parte dei soldi. Noi, però, ce l'abbiamo messa tutta per evitarlo, però poi comanda lui. È una sua scelta, noi non ci possiamo fare niente". Ve lo dico ancora una volta, poi fate quello che volete: la strada per fare bene questa operazione, a differenza di tante altre - riuscite, ma non al meglio -, ci sarebbe. Pensiamoci, come ha detto giustamente il Consigliere Appendino; prendiamoci - visto che avete detto che non avete fretta di vendere, perché non è una questione di soldi - ancora del tempo per pensarci bene, dopodiché portiamo a termine l'operazione. Non facciamo le cose affrettate perché poi, pubblicamente, qualcuno potrebbe dire che, forse, l'operazione migliore da fare potrebbe essere una fusione e, poi, dobbiamo scoprirci e dirgli: "No, perché politicamente non è conveniente". LEVI Marta (Vicepresidente) La parola, per la chiusura del dibattito, al Sindaco. SINDACO Ringrazio i Consiglieri e vorrei partire dalle ragioni per cui, oggi, presentiamo questa proposta di deliberazione. Derivano da più ragioni le motivazioni per cui riteniamo che si debba aprire la società GTT alla partecipazione di capitali privati. Devo dire che sono abbastanza colpito dal fatto che, tutte le volte, la nostra discussione è: ma qual è la ragione? Non c'è una sola ragione, ci sono una serie di ragioni che concorrono, come in tanti altri casi. Una ragione è sicuramente che, se vogliamo garantire che GTT sia in grado di erogare un servizio di Trasporto Pubblico adeguato alla domanda, GTT ha bisogno di avere un flusso di risorse finanziarie capaci di alimentare gli investimenti, che in qualsiasi impresa sono necessari per tenere il passo con la domanda. Il Comune di Torino, così come tutti i Comuni italiani, non dispone di flussi finanziari capaci di alimentare una politica di investimenti adeguata. Abbiamo bisogno di aggiungere alle risorse pubbliche delle risorse private, in primo luogo per alimentare quel flusso di risorse che consentano all'azienda di fare gli investimenti necessari (dal rinnovo del parco rotabile, alle politiche di mobilità sostenibile, allo sviluppo della rete, eccetera, che richiedono risorse). Da solo, il Comune non dispone di queste risorse. Quindi, questa scelta va esattamente nella direzione di garantire la promozione e lo sviluppo dell'azienda e non una sua riduzione o una riduzione dell'offerta, ma il mantenimento di un'offerta adeguata. Per farlo, c'è bisogno di avere le risorse necessarie. L'allargamento del perimetro delle risorse disponibili da quelle solamente pubbliche a risorse pubbliche/private ci consente di offrire all'azienda maggiori garanzie. Questa è la prima ragione. La seconda ragione. Al tempo stesso, questa operazione - non è in conflitto - consente al Comune di liberare delle risorse che possono concorrere a proseguire la strategia di riduzione del debito; questa strategia ci porterà, nel 2014, a scendere sotto i 3 miliardi di Euro di indebitamento, come ha annunciato l'Assessore Passoni in occasione dell'assestamento di Bilancio. Penso che una strategia che prosegua nella riduzione del debito e nel risanamento dei conti pubblici sia una responsabilità a cui non può essere insensibile chiunque governi questa Città e chiunque sieda in questo Consiglio. Per quanto riguarda la questione: "Sì, ma l'anno scorso avete detto che il Patto di Stabilità…", l'anno scorso, quando abbiamo affrontato il tema del rientro nel Patto di Stabilità, lo abbiamo fatto mettendo in campo la dismissione di quote delle principali aziende. Quindi, GTT faceva parte di un pacchetto di dismissioni volto a garantirci il rientro nel Patto di Stabilità l'anno scorso. Dicemmo che questa era la ragione, perché, mettendo in campo più dismissioni, non avevamo alcuna certezza, essendo tutte a bando, di quali sarebbero arrivate a buon fine e quali no. Come sappiamo, sono arrivate a buon fine TRM, la cessione di AMIAT e la riduzione della nostra partecipazione nell'aeroporto; oggi (in coerenza con le politiche di rientro e di risanamento che abbiamo fatto, di riduzione sulla spesa corrente ed una serie di cose che abbiamo fatto in sede di Bilancio quest'anno), l'alienazione di una quota di GTT per il 2013 non è funzionale al Patto di Stabilità. Lo potrà essere per il 2014, perché il Patto di Stabilità - lo ricordo - resta in vigore fino al 2015 e dal 2015 si dovrebbe entrare nel nuovo regime di finanza locale. Anche questo è un argomento che oggi non è immediato, ma, d'altra parte, decidendo oggi la cessione del 49%, non la venderemo entro il 2013, ma entro il 2014 e, quindi, per il 2014 è funzionale anche al Patto di Stabilità. Quindi, ci sono più ragioni. Continuo a sostenere una cosa che ho detto più volte, che ribadisco in questa sede e fa fede che non è soltanto una formazione di principio, perché la stiamo applicando laddove abbiamo già fatto delle dismissioni; quando facciamo una dismissione di quote di nostre partecipazioni dobbiamo avere a cuore due obiettivi: un obiettivo è certamente che facciamo le dismissioni per liberare risorse, perché la Città ha bisogno di questo, ma l'altro obiettivo è che la dismissione deve sempre corrispondere anche ad un progetto di politica industriale. Lo abbiamo fatto sul termovalorizzatore e, non a caso, stiamo accompagnando la cessione dell'80% del termovalorizzatore alla sottoscrizione di tutti gli accordi di conferimento con tutti i principali consorzi di rifiuti dell'Area Metropolitana e stiamo lavorando per costituire la società dei rifiuti dell'Area Metropolitana, il che significa lavorare e mettere in campo una strategia affinché il termovalorizzatore sia massimizzato nelle sue capacità di smaltimento. Quindi, come si vede, la cessione dell'80% è accompagnata da un progetto di politica industriale. Lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo su AMIAT; con la cessione del 49% ci siamo anche proposti un rilancio di AMIAT dal punto di vista della sua capacità di essere soggetto fondamentale e, tra l'altro, regista principale dell'aggregazione in una nuova società metropolitana per la raccolta dei rifiuti. Lo stiamo facendo sull'aeroporto e varrà anche qui. Lavoriamo perché si potenzi la capacità di rispondere alla domanda di Trasporto Pubblico che i cittadini ci pongono e la dismissione del 49% è coerente anche con un progetto di sviluppo industriale di GTT. Per quanto riguarda la questione del rapporto con Milano e Genova e la dimensione regionale, non c'è alcuna alternatività tra il cedere il 49% e ipotesi di aggregazioni più vaste, perché l'eventuale socio che prenderà il 49% sarà interessatissimo, se sarà un operatore di mercato, ad operare su una dimensione più ampia. Volete che uno che viene qui e prende GTT, di fronte alla possibilità di determinare intese che gli offrono un mercato più ampio, dica di no? Mi pare assolutamente privo di senso. Fino ad oggi, quando abbiamo cercato di verificare l'ipotesi della costituzione di una società regionale dei trasporti, la Regione Piemonte ha detto che non c'erano le condizioni. Non do giudizi di valore, ma la risposta è stata questa e, comunque, io sono interessato. Invece, l'ipotesi di costruire un soggetto di più larga scala tra le principali città del Nord-Ovest non è contraddetta dal fatto che GTT, anziché essere al 100% del Comune di Torino, sia al 51% del Comune di Torino e al 49% di un privato, perché GTT deciderà nel suo Consiglio di Amministrazione, dove avremo il 51% e tre membri, mentre chi ha il 49% avrà due membri, e si potrà aprire ad una collaborazione con altre società per costruire un'aggregazione più vasta. D'altra parte, se dobbiamo andare ad un rapporto con Milano, segnalo che Milano ha una composizione mista dell'assetto societario... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Come no? Le Ferrovie dello Stato non sono mica del Comune di Milano. Questa operazione non si fa mica con un soggetto che vede imprese al 100% nelle mani del Comune di Milano... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, tutto pubblico, ma Ferrovie dello Stato è una società di diritto privato che opera secondo logiche di mercato, di cui l'azionista al 100% è lo Stato. È un po' diverso dall'essere una società pubblica. Comunque, non vedo dov'è la difficoltà... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). LEVI Marta (Vicepresidente) Consigliere Ricca, per cortesia. SINDACO Neanche in questo... Anche un altro socio è interessato a costruire un'aggregazione più vasta. Infine, vorrei dire che sembra che qui facciamo una cosa particolarmente fuor d'opera, ma vorrei segnalare che ci sono significative città italiane (Firenze, Trieste, Udine, Bergamo, Cremona, Como, Reggio Emilia, Belluno, Padova, Perugia, tutti capoluoghi di provincia o di regione) che, già oggi, hanno sistemi misti di Trasporto Pubblico Locale. Quindi, francamente non vedo dove sia il problema. Guardate che sarà sempre più così. Vi segnalo una cosa che forse è sfuggita: dal 2014 - fino ad oggi non lo erano -, le società partecipate al 100% da Comuni saranno assoggettate anche loro a criteri e regole del Patto di Stabilità. Questo renderà la vita delle società partecipate al 100% molto più complessa di quanto, invece, non accadrà per una società a capitale misto. Forse, anche questa è una cosa che andrebbe considerata. Eviterei di richiamare come una buona pratica quello che è successo a Genova nelle scorse settimane, perché quel movimento che ha contrastato la decisione dell'Amministrazione Comunale di Genova di aprire la sua società a capitali privati ha fatto il peggior danno possibile ai lavoratori di quell'azienda, in quanto il Sindaco è dovuto tornare indietro e l'azienda rimarrà pubblica. Presumo che, sulla base di questa situazione, il Sindaco o chi gestisce quella società avrà difficoltà a ristrutturare questa società, che continuerà ad accumulare passività e, dopo tutto quello che è successo a Genova, non ci sarà un operatore privato che vi metterà piede. Il risultato è che, nei prossimi anni, quella società vivrà una vita grama, ad un certo punto rischierà di scoppiare e quei lavoratori saranno davvero a rischio. Vorrei dire, come ho già detto alle Organizzazioni Sindacali, che bisogna fare attenzione, perché si può credere di tutelare i lavoratori e, invece, imboccare una strada che, alla fine, non li tutelerà affatto. Quindi, attenzione a dare valutazioni che siano realistiche del quadro e dello scenario dentro cui dobbiamo fare delle scelte. Penso che abbiamo la possibilità di condurre una cessione del 49% ad operatori che siano in grado di concorrere insieme a noi ad offrire ai cittadini un servizio adeguato e che questo consenta sia di conseguire questo obiettivo, che di permettere alla nostra Municipalità di liberare delle risorse per altre finalità, in particolare per la riduzione dell'indebitamento. È stato richiamato il fatto - non voglio eludere neanche questo nodo - del motivo per cui si vende il 49% e non l'80%, ma questo è l'orientamento prevalente di questo Consiglio Comunale... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). LEVI Marta (Vicepresidente) Per favore! SINDACO Si è fatto così anche in tutte le altre città in cui si è fatta l'operazione, perché, se si vuole un socio industriale, il socio industriale viene se gestisce, altrimenti è necessario trovare un socio finanziario; se si vuole un socio finanziario, bisogna sapere che il socio finanziario mette i soldi in quanto gli si dà una redditività, che non è meno di un titolo di Stato. Garantire la gestione di un'azienda di Trasporto Pubblico, non GTT. In Italia, mi pare molto arduo trovare un'azienda di Trasporto Pubblico che garantisca una redditività ad un socio finanziario del 5, 6 o 7%; quindi, credo che sia una strada teoricamente percorribile, ma, praticamente, di difficile percorribilità. Naturalmente, è del tutto legittimo pensare che si potrebbe alienare più del 49% (il 50%, il 51%, il 70%, l'80% o anche il 100%) e ci sono anche delle ragioni per pensare che possa essere una scelta non infondata; però, poi le scelte si fanno in funzione delle condizioni che le rendono praticabili. L'orientamento prevalente di questo Consiglio Comunale è che non si debba andare oltre il 49%; prendo atto di questo e, naturalmente, mi attrezzo per realizzare la dismissione in questa direzione. LEVI Marta (Vicepresidente) Possiamo procedere con la votazione del provvedimento, partendo, ovviamente, dagli emendamenti. |