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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 16 Dicembre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 13
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2013-06394
RIORGANIZZAZIONE DI FCT HOLDING S.R.L. A SOCIO UNICO COMUNE DI TORINO. INDIRIZZI DI GARA PER LA CESSIONE DEL 49% DELLA PARTECIPAZIONE DETENUTA DALLA SOCIETA' FCT HOLDING S.R.L. IN GTT S.P.A.. APPROVAZIONE.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201306394/064, presentata
dalla Giunta Comunale in data 29 novembre 2013, avente per oggetto:

"Riorganizzazione di FCT Holding S.r.l. a socio unico Comune di Torino.
Indirizzi di gara per la cessione del 49% della partecipazione detenuta dalla società
FCT Holding S.r.l. in GTT S.p.A.. Approvazione".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Comunico che in data 06/12/2013 le competenti Commissioni hanno rimesso il
provvedimento in Aula.
Il provvedimento contiene 4 subemendamenti a firma Grimaldi, più altri 2 consegnati
oggi, un emendamento di Commissione, 33 emendamenti, di cui 5 di Giunta.
La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Tedesco.

TEDESCO Giuliana (Assessore)
Con questa proposta di deliberazione si conclude un percorso che è durato un paio
d'anni. La deliberazione è stata condivisa, analizzata, sviscerata e anche migliorata,
dove possibile, nelle sedi opportune. Dobbiamo ricordarci che con questa deliberazione
noi autorizziamo la stesura e la pubblicazione del bando, ma non concludiamo il
percorso.
Il lavoro di Consiglio successivo, probabilmente, sarà anche più importante di questo.
Le Città e i Sindaci non possono gestire tutto, non ci sono più le risorse per farlo. Noi
non possiamo sostenere, allo stesso tempo, equilibri di bilancio, conti in ordine, servizi
di Welfare e servire, al tempo stesso, servizi di qualità e servizi efficienti. Non possiamo
più farlo soprattutto perché la riduzione delle risorse è stata molto rilevante, soprattutto
nel campo del Trasporto Pubblico Locale.
La stessa GTT, poi, ha bisogno di risorse per fare investimenti. Non fa utili, né potrebbe
farli, come molte delle società pubbliche e non potrebbe farli anche visto quello che è il
panorama nazionale del Trasporto Pubblico Locale. Non si può neanche sperare che a
questo fabbisogno possa sopperire la Città, esattamente come, invece, accadeva fino a
pochi anni fa.
La Città, poi, ancora, ha bisogno di risorse per proseguire la sua politica di riduzione
dell'indebitamento e contemporaneamente, almeno per il 2014, di garantire la
permanenza nel Patto di Stabilità.
Con questa Legge di Stabilità, se rimane così com'è, i Comuni dovranno prevedere a
bilancio un fondo di riserva per coprire eventuali perdite delle municipalizzate. Le
stesse aziende dovranno, anch'esse, rispettare i canoni del Patto di Stabilità. Quindi,
vedete bene che motivazioni alla base di questa deliberazione ce n'è più d'una.
Noi cerchiamo di cedere il 49% di quote della società. Cerchiamo un socio industriale,
perché noi scommettiamo sulla possibilità che GTT riesca a potenziare la sua attività.
Certamente, non è intenzione né della Giunta né di questa Amministrazione, in senso
più lato, permettere che venga ridotta l'erogazione del servizio o che si aumenti il Piano
Tariffario, considerando infatti che, soprattutto in questo momento, c'è un forte
aumento della domanda.
Bisogna dire questo molto chiaramente: il TPL si regge solamente se aumenta il volume
dei trasporti, non certo se si aumenta il Piano Tariffario.
Vanno quindi esplorati tutti i possibili sviluppi industriali, con un grande piano di
rilancio, che possa far fronte a quelli che sono i tagli che sono già stati approvati dalla
Regione nel Piano Triennale dei Trasporti. Perché se è vero che con la Legge di
Stabilità nazionale sono stati confermati 5 miliardi e 100 sul TPL, a fronte di una
richiesta di ANCI e Regione di circa 6 miliardi e 1, mentre invece lo Stato ne offriva
4,9, è anche vero - questo bisogna dirlo - che la Regione Piemonte, poi, ribalta sul
Trasporto Pubblico Locale regionale, quindi sulle aziende di trasporto, delle cifre
minori, perché utilizza sulla Sanità tutto quello che non è vincolato. È anche vero, poi,
che per il 2014, per arrivare al taglio del 24%, che è stato approvato nel Piano
Triennale, bisogna ancora tagliare del 9%.
Le risorse previste dalla Regione Piemonte sono di 170 milioni nel 2013, di 166 milioni
nel 2014, mentre invece nel 2013 dovevano essere addirittura 182 milioni.
L'obiettivo di questa strategia, quindi, è quello di affiancare alla governance pubblica
l'esperienza di soci privati che possano migliorare i risultati gestionali che fin qui sono
stati raggiunti.
Quindi, noi non crediamo - questo voglio dirlo molto chiaramente - che il privato sia
necessariamente meglio del pubblico; siamo, però, abbastanza convinti che sia
necessario costruire una sinergia tra queste due realtà. A testimonianza di questo
abbiamo la best practice delle altre privatizzazioni che sono state fatte qui a Torino,
ricordo AMIAT, ma ricordo poi, ancora, le Farmacie, in cui la sinergia positiva tra le
due realtà, pubblico e privato, ha portato addirittura a un aumento del 50% degli utili
della società, da quando c'è il socio privato e a un aumento del livello occupazionale del
22%.
Ovviamente, noi cediamo quote di controllo della società, non cediamo il Contratto di
Servizio che rimane invariato e passa nella stessa maniera; nel Contratto di Servizio è
inserita all'articolo 16, a chiare lettere - poi, se si ritiene, io posso leggerla - la clausola
sociale.
Quando la Città - lo ribadisco ancora - cede una quota di partecipazione della società
non abdica al controllo sulla società in questione, perché la bontà del servizio offerto ai
torinesi non dipende strettamente dalla proprietà, ma dal Contratto di Servizio. Il
Contratto di Servizio, che è lo strumento che definisce il rapporto tra la Pubblica
Amministrazione e chi eroga il servizio, con costi contenuti per i Comuni e con tariffe
dirette o indirette, sostenibili per i cittadini, continua ad essere discusso e approvato dal
Consiglio Comunale.
Se vogliamo quindi mantenere questo standard di servizi, è necessario che nella
situazione attuale della Finanza Pubblica noi si apra ai privati che, in questo momento,
sono gli unici che possono assicurare nuovi investimenti.
Prima dell'approvazione di questa deliberazione, prima della presentazione di questa
deliberazione in Consiglio, noi abbiamo incontrato più volte i sindacati - li ho incontrati
personalmente - alla presenza degli altri Assessori e anche alla presenza del Sindaco.
Quello che è fondamentale fare, ma direi quasi obbligatorio, parallelamente al percorso
di definizione di vendita del 49%, è aprire un tavolo di concertazione con i sindacati, ma
soprattutto con l'Agenzia e io registro, sin da subito, la disponibilità dell'Assessore
Lubatti ad avviare questo percorso. È necessario, quindi, aprire questo tavolo che possa
servire a riorganizzare il servizio della GTT, ma soprattutto a rilanciarne l'azione di
sviluppo industriale.
Per ora, mi fermo qui. Attendo la discussione.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Si può aprire il dibattito sulla deliberazione, ricordando che i tempi sono quelli previsti
dal Regolamento; trattandosi di deliberazione che interessa, in qualche modo, la
compagine del bilancio cittadino, i tempi sono raddoppiati, quindi venti uno per Gruppo
e dieci gli altri Consiglieri.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Sono contento che il mio primo desiderio sia stato esaudito, ovvero abbiamo il Sindaco
in Aula e possiamo discutere di questa deliberazione che è importante e che - Presidente
- arriva il 16 dicembre, in un clima natalizio che inizia a farsi sentire. Noi ci troviamo ad
approvare un provvedimento che, più che essere una deliberazione del Consiglio
Comunale, sembra una bella letterina per Babbo Natale.
Potremmo cambiare il titolo e, con un emendamento, scrivere "Lettera a Babbo Natale"
e cambiare completamente la parte introduttiva così: "Caro Babbo Natale, quest'anno ti
chiediamo di essere salvati ancora. Vorremmo che tu salvassi una delle nostre principali
aziende partecipate e che aiutassi anche le casse comunali. Vorremmo che ci mandassi
un possibile acquirente, capace di risollevare l'azienda, ma allo stesso tempo desideroso
di mantenere il personale, i livelli contrattuali allo stato attuale e disposto, per di più, ad
accontentarsi di una percentuale di minoranza della società.
Insomma, Babbo Natale, per Natale vorremmo un bel benefattore. Ah! Che offra anche
una cifra congrua, perché noi non svendiamo".
Sindaco, questo è un Natale di crisi. I miracoli non arrivano, nonostante il Partito
Democratico abbia preso una deriva particolarmente centrista. Ci troviamo in una
situazione davvero difficile. Soprattutto, prima ci raccontate che la vendita si deve fare
perché c'è una legge dello Stato che ce lo impone, che GTT va venduta, perché va
dismessa, perché siamo obbligati dallo Stato centrale a dismettere, poi, l'anno scorso, ci
siete venuti a raccontare che la vendita va fatta perché c'è il Patto di Stabilità, che è
importante, perché bisogna far cassa, perché bisogna in tutti i modi cercare di
raggranellare quei soldi che servono per chiudere l'anno.
L'anno lo chiudiamo lo stesso e quest'anno ci troviamo nella situazione in cui la vendita
è una questione politica. Finalmente, viene fuori la questione. Finalmente, arriviamo al
punto vero e proprio, cioè alla volontà di questa Città di vendere le proprie aziende
partecipate. E non ha più scuse per farlo. Per questo impegna ex Consiglieri, ora
Assessori, con una mozione a dare mandato di vendere.
Poi, la deliberazione, che di per sé è anche un buon lavoro, fatto sia dagli Uffici, sia
dall'Assessore, che cerca di trovare una quadra su quella che è la situazione, non va ad
analizzare i veri e propri problemi che sono problemi a monte. Il problema è che
vogliamo cancellare, con un colpo di spugna, anni di una gestione politica pessima di
un'azienda importantissima per la Città, con una gestione non imprenditoriale, non
razionale, non lungimirante, che ha portato l'azienda stessa ad essere una macchina
grande e articolata, alimentata con i soli contributi statali. Ma questo non lo dice
Fabrizio Ricca, lo dice il Ministero dell'Economia e delle Finanze, in una relazione che
ha stilato e che ha dimostrato quanta mala gestione c'è all'interno dell'azienda.
Ci saranno di nuovo dei tagli. L'Assessore Tedesco ha parlato di tagli che arrivano dalla
Regione, ma sono tagli nazionali, da un Governo che questa maggioranza sostiene
anche con forza, perché i tagli che negli ultimi anni sono arrivati non sono tagli che la
Regione si è inventata, sono tagli nazionali, ma l'ha detto bene anche il Sindaco
nell'ultimo intervento che ha fatto.
Pensiamo che nel 2014 non ci saranno tagli sul Trasporto Pubblico Locale? Pensiamo
che non ci saranno interventi in maniera finanziaria in questo senso? Qualcuno crede
che nel 2014 questi tagli diminuiranno? Chi verrà a comprare, ossia l'eventuale socio
che verrà a comprare, pensiamo che non l'abbia preventivato che nel 2014 ci potranno
essere nuovi tagli? Non si è messo nella condizione, al momento in cui valuta
un'offerta, di immaginare quali saranno le prospettive economiche del prossimo anno?
Qualcuno in Commissione ci raccontava di quanto fosse bella Firenze. Firenze ha fatto
una vendita senza clausole sociali, senza lungimiranza, perché ha esternalizzato
completamente il servizio, senza andare a pensare a chi lavorava davvero, tanto che chi
lavorava è rimasto a casa, a Firenze.
Genova oggi non vende. Male, secondo me, perché è un'operazione che andava fatta.
Qualcuno vada a raccontare ai dipendenti genovesi, il prossimo anno, quando non
prenderanno lo stipendio, perché. Perché non ci saranno i soldi per vendere.
Qualcuno che si metteva in piazza e diceva: "Ah, quanto è importante non vendere a
Genova", vada a raccontarlo il prossimo anno a tutti quei dipendenti che non avranno lo
stipendio.
Qui, si arriva a un punto che io ritengo importante. Oltre ad aver accantonato un passato
imbarazzante, adesso proponete al Consiglio Comunale una vendita del 49%
dell'azienda e la ponete esattamente come lo stesso anno, perché nello Statuto che ci
avete portato è pieno di idem, idem, idem. Non è cambiato pressoché niente dallo scorso
anno, se non un indebolimento davvero forte di quest'azienda. Perché? Perché noi
perdiamo il ramo parcheggi. Che possa portare 1 Euro, 10 Euro, 100 milioni di Euro,
non è importante, noi perdiamo un'azienda che non ha più un ramo, perché l'abbiamo
lasciato.
Vendiamo contro delle indagini di mercato che dicevano che si doveva essere
coraggiosi, che si doveva anche pensare, se si voleva vendere, di andare all'80%.
Vendere al 49%, Sindaco, ce lo diceva lei tanti mesi fa, è rischioso, perché rischiamo di
non ricavare quei soldi che ci potrebbero servire oggi per metterci nella condizione sia
di fare investimenti sia di fare una politica aziendale forte. Questo perché Sindaco?
Perché lei è ostaggio di una parte della sua maggioranza che si dimostra ogni giorno, in
quest'Aula, sempre meno sua maggioranza, che prova a metterla in difficoltà e lei ci è
cascato, ha fatto un errore. Ha fatto un errore anche forte. Doveva essere coraggioso,
così come aveva detto, provando a immaginare un futuro diverso per GTT. Invece, si è
fatto fregare, di nuovo, da una parte della sua maggioranza.
In più, noi pensiamo a quel patrimonio immobiliare che prima non ci doveva essere, che
doveva essere venduto a parte, che poi qualcuno si è ricordato che, per quanto riguarda
il patrimonio immobiliare, in fase di trattazione economica, quando l'azienda magari va
a trattare, quando si concedono i mutui, qualcuno in cambio qualcosa deve poterlo
promettere. Finalmente, vi siete svegliati e il patrimonio immobiliare rimane dentro.
Non avete voluto immaginare un percorso alternativo concreto. Avete litigato per un
anno, perché esattamente un anno fa noi ci trovavamo, forse anche nella stessa data, a
discutere del cambio di Statuto di GTT e avete passato un anno a litigare: 49-80, 49-80,
49-80... Il risultato è che oggi portiamo in Aula una deliberazione che cede il 49%, ma
che realmente lo porta a molto di più, perché noi vendiamo l'80% al prezzo del 49%.
Stiamo regalando. È uno Statuto che prevede l'Amministratore Delegato in quota socio
privato, che non so quanto possa essere privato, perché questo sembra uno Statuto fatto
più per cercare di coinvolgere un eventuale socio pubblico che è già scappato l'anno
scorso.
Noi una strada avevamo provato a tracciarla, Sindaco, e lei aveva teso le orecchie e
l'aveva fatto anche bene, perché quando Cota, Maroni e Burlando, parlavano di
Trasporto Integrato Macroregionale, non facevano una cosa sbagliata, anzi il fatto di
avere un'azienda pubblica che prevedeva magari la fusione tra piccole aziende (per
quanto possano essere piccole GTT, ATM Milano e ATM di Genova) e andava a
trattare con lo Stato e gli diceva: "Rappresentiamo tre Regioni, milioni e milioni di
chilometri, migliaia e migliaia di dipendenti", poteva far sì che, di fronte allo Stato,
anche lei, Sindaco, potesse battere i pugni e dire: "Dateci i soldi".
Oggi questo non lo possiamo fare, perché non c'è collaborazione, perché si guarda il
proprio giardinetto e nessuno pensa a quello che potrebbe essere il futuro. In questo
modo avremmo risolto il problema di Genova, di Torino, di Milano, il problema del
Trasporto Integrato Metropolitano, perché si poteva iniziare a fare un ragionamento
anche molto più ampio. Nel 2015 c'è Expo e Torino poteva essere collegata in maniera
forte, con una sua azienda, con Milano e avere anche dei benefici. Questo ce lo siamo
dimenticati. Perché? Perché c'è stata una miopia e probabilmente qualcuno ha preferito
guardare oltre, ha guardato il proprio interesse e non ha avuto il coraggio di fare delle
scelte che magari potevano sembrare immediatamente impopolari, ma una persona che
guarda al futuro - e il Sindaco mi sembra tale - poteva fare il bene della Città, non
guardando gli interessi dei sindacati, dei voti in campagna elettorale, della gestione che
ha fatto il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Questo non lo dice Fabrizio Ricca,
lo dice il Ministero dell'Economia e delle Finanze, a cui abbiamo risposto con una
relazione davvero improponibile: era quasi un'ammissione di colpa.
È per questo che oggi abbiamo presentato, dato che ci accusate sempre di fare un
ostruzionismo fine a se stesso, degli emendamenti nel merito del controllo pubblico,
perché noi chiediamo che l'Amministratore Delegato lo esprima la Città, che ha il 51%.
Chiediamo che il voto nel CdA si faccia tre contro due: i tre voti espressi dalla Città,
decidano; che l'Amministratore Delegato possa avere il veto del Presidente. Se al
Presidente non piace, non si fa. Perché? Perché questo è controllo pubblico.
Smettiamola di raccontare palle, perché in giro vengono raccontate un sacco di frottole,
ovvero che la Città non esternalizza. Sì, se arriverà un socio privato, che sarà un
benefattore, perché solo un pazzo può pensare di venire a metterci tanti soldi, avendo le
briglie; ci metterà in un angolo, esattamente come Mario Monti quando arrivò per
salvare l'Italia, mise in un angolo la politica e disse: "Adesso ci penso io, salvo io".
Cosa farà il socio che arriva adesso? Arriverà e dirà: "Sono vent'anni che non siete
capaci ad amministrare. State in un angolo. Ci penso io. Ma faccio io, voi state zitti,
perché voi non siete stati capaci, voi avete portato l'azienda vicina al fallimento".
Perché, signor Sindaco, l'azienda rischia pesantemente, perché se per un assurdo motivo
oggi la gara dei parcheggi andasse deserta, come paghiamo gli stipendi? Esattamente
come Genova.
Spero che la gara andrà a buon fine, per come è stata bandita, ma sono contrario, tanto
che uno dei nostri emendamenti prevede l'eliminazione, nella cessione del ramo
d'azienda, della vendita dei parcheggi, perché concettualmente è una cosa totalmente
sbagliata, perché svuota l'azienda di una sua parte importante.
A questo punto, faccio un appello al Sindaco, perché è vero che c'è necessità, in questo
momento, di fare una cessione, ma non abbiamo la contingenza economica: Gli
Assessori Tedesco e Passoni più volte si sono pronunciati in merito e hanno detto che
vendiamo per una scelta politica, non per una scelta economica.
Fermiamoci, Sindaco. Ragioniamo in maniera più intelligente, cerchiamo di capire dove
vogliamo andare. Proviamo a riaprire i ragionamenti che stava facendo il Sindaco. Io ho
sostenuto il Sindaco quando discuteva con Trenord per fare un progetto più grande.
Andiamo in quella direzione: la fusione. Dato che non abbiamo bisogno di soldi, è la
fusione la strada per essere più forti.
Oggi, di fronte a uno Stato che taglia e basta, bisogna battere i pugni e per battere i
pugni bisogna essere forti. Per essere forti bisogna essere tanti. Oggi noi siamo
pochissimi.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Ricordo all'Aula che un Consigliere per ogni Gruppo ha 20 minuti a disposizione per
intervenire; gli altri Consiglieri hanno 10 minuti.
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
Oggi concludiamo un percorso, come ha ricordato l'Assessore Tedesco, che va avanti
da circa due anni. La Giunta, sostanzialmente, ha rivenuto di mantenere il controllo di
maggioranza sulla propria società GTT.
Questa è una discussione che abbiamo affrontato più volte, l'abbiamo affrontata tutti e
non mi ha mai trovato d'accordo.
A supporto della mia tesi, vengono anche incontro gli analisti della società alla quale fu
affidata l'indagine di mercato per verificare quale fosse l'appetibilità dell'operazione di
vendita del pacchetto azionario GTT; nonché le stesse esigenze di mercato. Infatti,
secondo Mittel Advisory, l'interesse a partecipare al bando sarebbe stato maggiore
laddove la cessione avesse riguardato la quota di maggioranza. Peraltro, questo è anche
di facile intuizione: è ovvio che il privato ha una naturale tendenza a non essere
vincolato dalla presenza pubblica.
Come sappiamo, il Comune cederà i parcheggi a parte; un'operazione che sta in piedi
per l'aumento degli stalli e le strisce blu (+ 25.000), con il correlato canone annuo e il
pagamento del diritto di superficie.
Ma quello che oggi ci deve far riflettere, a mio modo di vedere, è il cambio di strategia
della Giunta rispetto allo scorporo del patrimonio strategico. Questa è una discussione
che è stata approfondita decisamente nelle Commissioni Consiliari. Infatti, fatta
eccezione per il sito di corso Novara, considerato strategico per la Variante 200, in
questa deliberazione non si capisce cosa sia strategico e cosa non lo sia. Tant'è che in
fase di dibattito in Commissione, gli unici esempi sono stati portati - ma, ripeto, al solo
titolo di esempio - dal solo Assessore Passoni.
A suo tempo, come Gruppo PdL, consigliammo di vendere tutto insieme. Ora, almeno
per la parte riguardante la scissione immobiliare, vediamo che avevamo ragione. Ma ci
chiediamo anche, rispetto a questi siti, cioè al patrimonio immobiliare, quali saranno le
Varianti al Piano Regolatore e con quali destinazioni d'uso.
Per quanto concerne, invece, la causa sociale sono rassicurato dalle parole
dell'Assessore Tedesco, ma ricordo anche che in una mozione di accompagnamento alla
deliberazione "Indirizzi sulla vendita di parte di azienda a partecipazione pubblica a
rilevanza economica", ci fu una mozione, primo firmatario l'allora Capogruppo PdL,
Andrea Tronzano, che inseriva la clausola prevista dalla Legge n. 148/2011, che
prevede di tutelare l'occupazione quando ci sono procedure ad evidenza pubblica.
Quindi, in questo senso, noi ci avevamo pensato già allora.
Si è già detto molto. Però, dalle parole dell'Assessore, oggi sentiamo due cose precise:
abbiamo sentito dei tagli, abbiamo sentito le rivendicazioni rispetto al minore impiego
di risorse da parte della Regione, perché le risorse maggiori del Bilancio regionale
vengono assorbite dalla sanità. E io ho presentato un emendamento. Mi riserverò di
intervenire in fase di discussione degli emendamenti, perché ho presentati tre
emendamenti. Questo emendamento, secondo me, alla luce delle parole dell'Assessore,
non può essere bocciato.
Infatti, il punto 10 della proposta di deliberazione dice: "Di precisare sin d'ora che le
plusvalenze derivanti dall'alienazione di asset immobiliari di proprietà di GTT,
andranno a vantaggio del socio pubblico". Io chiedo all'Assessore di vincolare le
suddette plusvalenze al potenziamento del servizio di Trasporto Pubblico Locale. Alla
luce delle parole dell'Assessore, credo che questa maggioranza oggi - perché ce lo
siamo detti più volte - non possa sottrarsi a un preciso impegno. È già stato rivendicato
più volte: tagli, tagli, tagli, la Regione non ci viene incontro. Beh, avete la possibilità di
dimostrare che, facendo seguito alle vostre parole, ci possano essere anche i fatti.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Troiano.

TROIANO Dario
Durante le sessioni di Bilancio, ho molto apprezzato un intervento del Sindaco fatto in
occasione della presentazione del Bilancio del Settore Cultura con l'Assessore
Braccialarghe, in cui il Sindaco ha espresso dei concetti che a me sono molto cari: il
coraggio e la visione del futuro della Città, che ha avuto una sua storia industriale ormai
purtroppo al tramonto. Un'altra frase, secondo me molto importante, che mi è rimasta
impressa, detta dal Sindaco rispondendo ai critici di tutti gli schieramenti, rispetto alla
progettualità della Città per il futuro del suo sviluppo. La frase era: "Gettare il cuore
oltre l'ostacolo". È una frase che mi piace molto. È una frase che noi dovremmo rendere
nostra come cittadini, come Consiglieri comunali, perché c'è bisogno veramente di
visioni in questa Città per poter, in qualche modo, cercare di immaginare un futuro
migliore, diverso, a prescindere dalla desertificazione industriale di Torino.
La vicenda GTT, però, in maniera stridente, cozza con quella dichiarazione del Sindaco.
Qui non gettiamo il cuore oltre l'ostacolo. Gettare il cuore oltre l'ostacolo, a mio parere,
avrebbe dovuto significare vendere la maggioranza di questa società.
A me piace pensare al Comune e alla nostra comunità come a una famiglia. Negli ultimi
tre anni le famiglie hanno fatto quello che normalmente si fa in una famiglia. Quando ci
sono i soldi si compra; quando c'è difficoltà e la necessità di sopravvivere, si vende. La
stessa cosa deve fare il Comune di Torino. Abbiamo avuto vacche grasse, i famosi sette
anni, durante i quali abbiamo acquisito, abbiamo partecipato, siamo entrati in
partnership, abbiamo reso molti servizi di questa Città a controllo pubblico. Poi sono
arrivati i sette anni di vacche magre, che ci costringono a cedere, seppure in un mercato
di riflusso, le partecipazioni delle società in cui siamo entrati.
Vendere il 49% non è una privatizzazione, perché privatizzare vuol dire mettere in rete,
rispetto alle esigenze di una società di questo tipo, dei veri privati. Allora, mi chiedo
quali potranno essere i veri privati che accetteranno di investire, in una società di questo
tipo, non avendo il controllo.
Prima l'Assessore Tedesco ha detto che la governance non dipende dalle quote, ma dal
Contratto di Servizio. Quindi, se è il Contratto di Servizio quello che conta, perché non
abbiamo venduto la maggioranza di questa società? Perché abbiamo tenuto la
maggioranza, vincolando, tra l'altro, il Comune a partecipare per il 51% a eventuali
perdite di questa attività. Se, invece, la cessione del 49% è una cessione fintamente
privata, cioè il partner di minoranza è un finto privato (penso a Trenitalia, penso a
qualunque altra società di natura prevalentemente pubblica, anche se spacciata per
privata; perché ormai siamo abituati ad avere società dichiarate private, pur essendo a
controllo pubblico), a questo punto avremmo dovuto gettare veramente il cuore oltre
l'ostacolo.
Perché le alternative sono due: o si vende la maggioranza, mantenendo la governance,
perché il Contratto di Servizio deve essere, giustamente, per motivi socio-economici,
controllato dal Comune; oppure non si vende nulla e si tiene tutto e si mette veramente
una governance di alto profilo, di alto livello imprenditoriale. Cosa che è successa, non
è che tutto quello che è stato pubblico è stato sempre una porcheria. Molta della
gestione pubblica è stata anche efficiente, forse molta no, ma ci sono stati casi di
gestione efficiente. E il Comune avrebbe potuto, in questo modo, controllare, sia dal
punto di vista socio-economico, sia dal punto di vista della gestione dell'impresa,
un'azienda come GTT.
Perché vendere tutta GTT, o la maggior parte, avrebbe creato un flusso di cassa
sicuramente superiore; non venderla avrebbe garantito, comunque, tutto il controllo
pubblico e probabilmente non avremmo avuto le manifestazioni che abbiamo fuori.
Mantenere il 51% fa correre questo rischio, signor Sindaco, quello cui siamo già,
purtroppo, abituati da tante storie del privato in Italia: privatizzare i profitti e
socializzare le perdite; questo è uno dei rischi che si corrono in maniera molto forte.
È vero che abbiamo privatizzato tutta una serie di asset del Comune; i risultati, dal
punto di vista economico, non sono stati trascendentali. Io penso che il coraggio di
visione del futuro che dovremmo avere, passi attraverso la presa di responsabilità e la
scommessa rispetto alle scelte che il Comune deve fare.
Presidente, mi porto avanti con il lavoro, nel senso che non toglierò tempo in sede di
dichiarazione di voto. Io voterò contro questo tipo di scelta, per un motivo molto
semplice. La mia scelta personale sarebbe quella di non partecipare al voto su GTT, ma
avendo preso l'impegno, in epoca non sospetta, di essere comunque presente in Aula ed
essendo presente, di non utilizzare alcuni schemi di opposizione rispetto al voto,
preferisco votare no, per dare un segnale di scelta un minimo liberale in questa Città, in
cui, quando le situazioni lo richiedono, il pubblico deve prendere il coraggio a due mani
e fare propria una scelta di privatizzazione che, nel caso di GTT, non viene effettuata.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Oggi siamo alla fine, forse, di quella che è stata una lunghissima agonia, nel senso che
questa Amministrazione è stata eletta nel maggio del 2011, a giugno c'è stato il
referendum, a luglio le Linee programmatiche in cui è stato ribadito: "Non venderemo
niente, non privatizzeremo". A settembre del 2011, due mesi dopo, è iniziata la
procedura per arrivare a vendere GTT, con tutta una serie di situazioni che sono
cambiate nel tempo, perché la prima cosa che ci è stata detta: "Non vorremmo vendere,
ma vendiamo, perché siamo obbligati da una legge dello Stato", in realtà anche
fregandosene del risultato referendario.
Poi, quella legge, di fatto, non c'è più stata, però si è detto: "Dobbiamo vendere per
rientrare nel Patto di Stabilità e abbiamo bisogno dei soldi". Poi, non si sa come, siamo
rientrati nel Patto di Stabilità senza vendere. Però, adesso ci si dice che vendiamo per
scelta industriale. Forse, non so. Perché oggi ho sentito l'Assessore Tedesco che ha
detto anche cose leggermente diverse, quindi non sono più nemmeno sicuro io.
Probabilmente all'interno della maggioranza ci sono motivazioni diverse sul perché
vendere GTT.
Ma mentre ci sono Città che sono oggettivamente costrette a vendere le aziende
partecipate dal Patto di Stabilità, perché non hanno fatto le gare, perché sono ancora in
house, per una serie di motivi proprio legati alla Legge. Torino, almeno per GTT, non è
in questa situazione. Quindi si presume che la scelta sia una scelta industriale.
Però, si dice che non ci saranno (l'ho sentito dire prima dall'Assessore) aumenti delle
tariffe, non ci saranno riduzioni del servizio, non ci saranno neanche i tagli del
personale, perché il contratto di servizio... Poi, su questo, alcuni della maggioranza
hanno fatto la loro battaglia, eccetera. Però, siamo di fronte a un ulteriore taglio dei
fondi nazionali e regionali che avverrà l'anno prossimo e, in più, avendo un socio
privato che entra, questo vorrà fare un utile e quindi, da qualche parte, bisognerà
recuperare pure uno spazio per dargli qualche percentuale di margine sul giro d'affari,
che sia il suo utile, cosa che la gestione pubblica, invece, non avrebbe.
Questa è un'equazione senza soluzioni. Quindi qui qualcuno sta prendendo in giro
qualcun altro. Per cui, almeno, bisognerebbe avere il coraggio di dirlo apertamente che
questa scelta avrà delle conseguenze, perché comunque, da qualche parte, questo utile
dovrà saltare fuori; i fondi saranno tagliati, quindi o ci saranno dei tagli al personale, o
ci saranno dei tagli al servizio, o ci sarà un aumento delle tariffe, o più probabilmente ci
saranno tutt'e tre le cose insieme, in misure diverse e magari in momenti diversi.
Quindi credo che parte del problema sia un tentativo di prendere in giro la Città e i
cittadini, raccontandogli delle cose che non potranno verificarsi. Un'altra parte della
presa in giro è stata la discussione, durata mesi, sul 49% contro l'80%; una discussione
che, secondo noi, non crea sostanzialmente grande differenza, nel senso che è vero che
vendendo soltanto il 49% se in un futuro la Città volesse, auspicabilmente, riacquistare
il controllo totale della società, dovrebbe spendere di meno, perché ha incassato solo il
49%, dovrebbe ripagare solo il 49%. Bisognerà poi vedere quale sarà il valore
dell'azienda.
Però, questo è forse l'unico vantaggio di ridurre la vendita al 49%, perché almeno, al
contrario, se vendessimo l'80% incasseremmo 80 e quindi magari potremmo non
tagliare altri servizi che abbiamo tagliato in questi anni, su cui l'Amministrazione si
rivale regolarmente; considerando che comunque, dal punto di vista pratico, l'esito è lo
stesso, perché è vero che forse con il 51% avremmo qualche controllo su alcune
operazioni straordinarie, eccetera, ma di fatto, il controllo della gestione operativa, delle
scelte strategiche, delle scelte sul personale, eccetera, passa in mano al privato che
entra, giustamente, perché uno che entra, compra e spende decine di milioni di Euro per
comprare la quota di controllo di un'azienda, vuole controllare. Che la quota sia il 49%
o l'80%, ma il controllo lo vuole avere, perché se no non si capisce perché un privato
dovrebbe venire qui a darci i soldi e poi dire: "Andate avanti voi ad amministrare, come
avete amministrato in questi anni".
Quindi da questo punto di vista, forse, premesso che noi siamo contrari, quindi noi
voteremo sicuramente contro questa deliberazione e cercheremo di non farla passare,
ma nel momento in cui una Città decide di vendere, a quel punto, forse veramente era
più logico vendere l'80% invece che vendere il 49%.
In più, queste cosiddette scelte industriali sono già evidenti da quello che sta
succedendo in questi mesi e non potranno migliorare; nel senso che la vendita
industriale dovrebbe preludere alla considerazione che avremo un partner che potrà
investire, che avrà del know-how, che avrà la possibilità di migliorare il servizio, di fare
efficienza e tutto quello che viene ripetuto, di solito, quando si parla di queste
operazioni.
La realtà è che quello che sta avvenendo in questi mesi è un progressivo taglio del
servizio, è un taglio della rete tranviaria come è successo soltanto una decina di giorni
fa, quando abbiamo perso la linea 13 tranviaria; è una situazione di sovraffollamento
perenne su tutti i mezzi, che continua a peggiorare e di cui non si vede onestamente la
fine e di cui, in questa operazione, non si vedono gli elementi che dovrebbero portare a
un'inversione del trend industriale.
Un'altra cosa che noi abbiamo già fatto osservare, sulla quale, peraltro, abbiamo
presentato anche un emendamento, è che nella descrizione dei criteri di questo bando
non c'è praticamente nessun tipo di criterio di tipo tecnico in senso stretto, cioè di
gestione di un servizio di mobilità e di Trasporto Pubblico.
Anche la parte cosiddetta tecnica della valutazione sulle offerte che saranno presentate,
in realtà è relativa a un business plan, a un conto economico, comunque alle prospettive
di gestione economica dell'azienda. Ma non ci sono, allo stato attuale, in deliberazione,
delle indicazioni di verificare le offerte in base al piano di servizi, a quanti chilometri si
vogliono garantire di servizio, se li si vuol fare con i pullman, con il tram, con i treni,
che impegni si prende chi entra nel livello di servizio, se vuole aumentare le tariffe.
Cioè ci sono tutta una serie di questioni che sono totalmente fuori, invece, che secondo
noi sarebbe molto importante valutare nella scelta del partner, perché oltretutto si tratta
di un'attività che ha un grosso giro economico; quindi, dato che poi continueremo a
pagare il 51% delle perdite, probabilmente è meglio avere un piano di servizio che
funziona, magari incassando qualche milione di Euro adesso, ma che poi non ci
costringa ogni anno a ributtare dentro soldi, piuttosto che a dover stanziare risorse
straordinarie per riuscire a mantenere i livelli di servizio.
Un altro elemento a cui noi siamo contrari è il fatto che cogliendo l'occasione di questa
operazione finanziaria sulla proprietà della società, però, si infilano dentro pure delle
speculazioni edilizie, perché di fatto l'operazione, scritta tra le righe di questa
deliberazione, nemmeno esplicitamente, sul deposito Sanpaolo in corso Trapani è
probabilmente una speculazione edilizia.
Addirittura in deliberazione ci si impegna a una futura Variante di valorizzazione
dell'area; certo, valutarla, eccetera, però, di fatto, si prende un mezzo impegno per dire
che poi, in qualche modo, faremo valorizzare l'area, che poi vuol dire costruirci dei
palazzi, immagino. Però, tutto questo senza nessun tipo di chiarimento e, per di più,
anche in termini di patrimonio vero e proprio, che viene lasciato in GTT, piuttosto che
venduto, piuttosto che conferito alla Città, ci sono delle indicazioni generiche, si dice
che ci saranno alcune partecipazioni. Qui attendevamo anche un emendamento di
Giunta che era stato promesso, ma credo non sia arrivato.
Comunque, non c'è un elenco preciso di cosa rimane nel patrimonio di GTT, che cosa
passa alla Città e che cosa viene venduto adesso.
Quindi, sostanzialmente, al Consiglio Comunale si chiede di approvare al buio
un'operazione che in sé, anche se magari l'ambito di tutte queste operazioni, vendere un
deposito, può essere considerato marginale, in realtà, in sé, quella è un'operazione
urbanistica molto pesante per il quartiere che ci abita intorno, che andrebbe quindi
esaminata nel dettaglio, prima di essere decisa o anche solo fatta partire con questa
deliberazione.
Chiudo con una considerazione generale. In questi anni ho detto diverse volte in
quest'Aula che l'Amministrazione (noi siamo l'opposizione, facciamo le proposte, ma
non siamo noi che decidiamo) non riesce a uscire da approccio "greco" alla crisi, cioè la
progressiva svendita di tutto il patrimonio comune, il taglio dei servizi mascherato,
facendo finta che non ci sia, e nessuna risposta sociale. Ovviamente, in una situazione di
carenza di risorse - ne abbiamo parlato l'altro giorno, discutendo anche delle
manifestazioni in Città - si auspicano, forse, delle risposte di forza e il mantenimento
dell'ordine pubblico anche con la forza. Ma non si vedono delle indicazioni di risposta
sociale.
Quello di oggi è un altro messaggio che si manda alla città in questa direzione, dicendo:
"Sì, ci sono stati addirittura tre giorni di città bloccata, tutti che protestavano, però noi
andiamo avanti, vendendo GTT". Un'operazione che sappiamo benissimo che è
impopolare e, devo dire, forse ancora più impopolare, visti i tentativi un po' patetici -
permettetemi, nessuno si offenda - della stampa cittadina di far sembrare che ci sia una
domanda dal basso per privatizzare GTT, per cui improvvisamente negli ultimi giorni
sono comparse delle lettere, su Specchio dei Tempi, di cittadini che chiedono di vendere
GTT, piuttosto che un sondaggio di Repubblica in cui si chiedeva alla cittadinanza:
"Volete vendere il 49% di GTT per garantire il servizio pubblico a tutti, o vendere
l'80% per fare contento il mercato?". È chiaro che se la domanda la pongo così, tutti mi
dicono: "Vogliamo vendere il 49%". Già solo fornire la terza ipotesi, cioè vendere lo
0%, sarebbe stato un pochino più onesto.
Dopodiché, nonostante questi tentativi, lo vediamo cosa pensa la Città. È chiaro che chi
sta protestando qui sotto prevalentemente dipende da GTT, non è detto che
necessariamente rappresenti la visione di tutta la Città. Però diciamo che in Città non
credo che ci sia tanta contentezza per questa politica adottata dall'Amministrazione, di
cui questo è soltanto uno dei tanti elementi.
Per questo motivo, noi speriamo che ci sia ancora un ripensamento e quindi si possa
fermare quest'operazione in extremis, specialmente visto che, come ci è stato detto, non
è assolutamente necessaria ai conti della Città in questo momento e quindi potremmo
benissimo prenderci ancora del tempo, cercando di capire le strade alternative.
Io ricordo che, tra l'altro, gli stessi sindacati GTT, già molti mesi fa, hanno presentato
una serie di suggerimenti su come risparmiare decine di milioni di Euro nella gestione
dell'azienda; forse partendo da lì si riuscirebbe, invece, a non avere l'esigenza di dover
trovare un partner privato.
L'ultimo auspicio, però, è che se il partner che arriva è privato, sia privato davvero,
perché non vorremmo che poi, alla fine, la conclusione di tutta questa vicenda fosse
sottrarre GTT al controllo diretto del Consiglio Comunale, della collettività, per darlo in
mano a Trenitalia, o comunque ad altre società che sono private quando fa comodo e
pubbliche quando fa comodo, perché sono sostanzialmente sotto il controllo di grandi
equilibri politici nazionali e che non si sono mai distinte per una elevata qualità del
servizio fornito, in particolare sul Trasporto Pubblico Locale, in particolare nell'area
torinese.
Per cui, ho sentito parlare di sinergie, ma se la sinergia deve essere che i tram comincino
a funzionare tanto male quanto funzionano le ferrovie regionali piemontesi, forse non
avremo fatto nemmeno un passo avanti per migliorare il servizio ai cittadini.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Poche parole, ne abbiamo già spese tante dal 2011 a oggi, quindi è inutile soffermarci su
una decisione che purtroppo è stata presa, anche in tempi non così recenti.
In questo caso, signor Sindaco, secondo me, la verità non ce l'ha nessuno. Ci sono studi
internazionali e nazionali che dimostrano che il capitalismo municipale ha fallito, che
dimostrano come sia ineludibile, ormai, un tentativo di aprire alla concorrenza, per
rendere servizi pubblici più efficaci, più efficienti e anche a tariffe più adeguate.
Sicuramente, non avendo nessuno la verità, però, la differenza la possono fare gli
indirizzi chiari, determinati, la volontà di perseguirli con determinazione e con
coerenza.
In questo senso, purtroppo, questa maggioranza non ha avuto questo coraggio. Credo
che proprio la confusione di intenti, che ha determinato questa maggioranza eterogenea,
abbia determinato il risultato negativo che si è visto dal 2011 ad oggi, quando abbiamo
provato a mettere sul mercato, provando ad ottenere la vendita di una parte di GTT e il
mercato ha risposto in maniera non adeguata. Ci siamo bloccati e abbiamo ripreso
successivamente. Questo perché non siamo chiari in quello che vogliamo fare.
Questo ci ha penalizzato molto e credo che questo sia il sunto di tutto e renda
soprattutto evidente quanto questa maggioranza, che è composita ed eterogenea, abbia
su questo percorso danneggiato oggettivamente una vendita che, in realtà, doveva essere
fatta e che avremmo dovuto fare.
Da questo tipo di valutazione, naturalmente, derivano delle preoccupazioni e la mia
prima preoccupazione è che (l'hanno già detto altri Consiglieri) si venda nuovamente al
parapubblico. Abbiamo già venduto TRM ad AMIAT, al parapubblico, attraverso IREN
e venderemo GTT sicuramente non a un socio industriale, come diceva l'Assessore,
come tutti voi dite, perché il socio industriale, colui che ha intenzione veramente di
investire e di essere all'interno di un mercato competitivo e concorrente, non viene certo
a investire in GTT al 49%. L'hanno detto anche gli advisor, c'è scritto anche nella
deliberazione, che l'80% sarebbe stata la quota giusta di vendita al mercato.
Non abbiamo voluto seguirla e abbiamo venduto al 49%. Pertanto, adesso, la mia
grande preoccupazione è che nuovamente il parapubblico, in questo caso cito Trenitalia,
perché è un nome ricorrente all'interno delle discussioni, possa nuovamente comprarsi,
per un tozzo di pane, tutta la filiera del Trasporto Pubblico Locale.
Trenitalia sta facendo queste operazioni (lo dico, perché tanto voi lo sapete bene) in
tutta Italia; sta comprando, per un tozzo di pane, azienda per azienda locale e sta
aumentando il proprio potere, la propria sfera di influenza, senza avere, in realtà, la
volontà di fare degli investimenti forti perché, tra l'altro, non ha neanche i denari per
farlo. Questa è una prima preoccupazione che metto in evidenza.
La seconda preoccupazione è che con il 49% non si fa vera concorrenza e
presumibilmente questa vendita al 49% non porterà servizi più efficaci, non porterà
servizi più efficienti, non porterà mezzi di trasporto più puliti, non porterà mezzi di
trasporto più puntuali, non porterà mezzi di trasporto più sicuri. Soprattutto, non porterà
nuova occupazione. Questo il ragionamento che più mi preoccupa di questa operazione.
Sotto abbiamo persone che, giustamente, si preoccupano del proprio posto di lavoro.
Noi avremmo dovuto, con forza, perseguire la vendita anche fino all'80%, anche fino al
100%, per garantire a coloro che sono sotto e che manifestano, giustamente, perché
sono preoccupati per il loro posto di lavoro, uno sviluppo degli investimenti, ma anche e
soprattutto dal punto di vista occupazionale. Con quest'operazione si vanterà lo status
quo, non si avrà nuova occupazione.
La terza preoccupazione che ho - lo dico all'Assessore - è quella che gli introiti
rimangano in GTT; ovvero che non è che il Comune pensi di introitare quello che il
49% consentirà di ottenere dal mercato, o dallo pseudo-mercato, ma li dia a GTT
affinché possano pagare, ad esempio, i fornitori, saldando i loro debiti, perché GTT,
anche a causa del Comune, ha migliaia di milioni di Euro di debiti.
Conseguentemente, auspico che questo tipo di operazione non sia un'operazione finta,
con giroconti, nel senso che i soldi non rimangano al Comune, ma vadano realmente a
GTT e questi possano consentire uno sviluppo e un miglioramento delle proprie
capacità finanziarie.
Chiudo qui questo brevissimo intervento, tanto l'abbiamo detto in questi anni.
Chiaramente voterò contro questa deliberazione, perché il 49% non mi soddisfa.
Avevamo fatto approvare, come diceva il Consigliere Greco Lucchina, una mozione che
prevedeva una vendita anche fino all'80%. Avevamo ascoltato in Aula le parole del
Sindaco che dava una speranza vera a chi, come noi, crede che il capitalismo municipale
sia fallito.
Il Sindaco aveva detto che avrebbe visto, all'interno del dialogo competitivo, le varie
valutazioni e se poi da queste valutazioni fosse emerso che l'80% sarebbe stata
l'opzione migliore, probabilmente sarebbe tornato in Consiglio a sostenere questa
ipotesi. Non è stato così.
Signor Sindaco, io credo che lei sia uno dei Sindaci più influenti in Italia. Non è riuscito
- e mi spiace di questo - a convincere la sua maggioranza ad andare verso la vendita di
GTT, anche fino all'80%. Credo che sia stato un errore, che probabilmente pagheremo
nel tempo. Ma, ripeto, qui la verità in tasca non ce l'ha nessuno.
La nostra è una posizione che deriva da una serie di valutazioni nazionali e
internazionali che determinano, con chiarezza, come sia necessario oggi ampliare la
concorrenza per avere servizi pubblici più efficaci, più efficienti, più puliti, più puntuali
e soprattutto con più occupazione.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola Consigliere Ambrogio.

AMBROGIO Paola
Le ragioni che stanno alla base della vendita di questa società partecipata dalla Città non
sono mai state chiare. Siamo partiti circa un anno fa dal tentativo di vendita di un 49%,
che non è andato a buon fine; successivamente è passata anche l'idea di un'eventuale
proposta di vendita dell'80%, su cui c'è stata una retromarcia dell'Amministrazione e
della maggioranza e si è ritornati al 49%.
Un anno fa - forse non era l'Assessore Tedesco, era un Collega - ci veniva detto che le
ragioni che stavano alla base erano il rientro nel Patto di Stabilità. Oggi, a distanza di un
anno, non sono più queste, l'ha detto prima il Consigliere Ricca. Vogliamo capire. Se la
ragione non è più il rientro nel Patto di Stabilità, ci chiediamo per quale ragione
dobbiamo procedere a una vendita di questo tipo.
Oltretutto, ho anche chiesto di firmare uno degli emendamenti che è stato presentato dal
Consigliere Greco Lucchina, rispetto anche all'utilizzo delle plusvalenze. Ma non solo.
Gli introiti che deriveranno eventualmente dalla vendita di questo 49% vorrei che
venissero utilizzati per migliorare quel servizio che, come si è detto, gode oggi di
minori trasferimenti, innanzitutto dal Governo nazionale, successivamente - come ovvia
conseguenza - anche da quello regionale.
Quindi proprio per queste ragioni, noi sappiamo che andremo incontro a periodi sempre
più rigidi, in cui i trasferimenti diminuiranno sempre di più. Diventa necessario sapere
questi introiti, che deriveranno da un'eventuale vendita di cui non sappiamo ancora
quali potranno essere le entrate, perché su questa deliberazione non abbiamo una stima
di quelle che dovrebbero essere le entrate. L'avevamo per la vendita precedente, che
però comprendeva anche il ramo parcheggi, che oggi, invece, non è inserito in questa
deliberazione.
Quindi non abbiamo una stima delle entrate, ma se la vendita andrà a buon fine (questo
non lo sappiamo e lo vedremo), queste entrate dove andranno? Andranno a coprire e a
migliorare il servizio di trasporto locale o la situazione del personale? Come diceva
prima il Consigliere Tronzano.
Noi vorremmo avere alcune di queste risposte. Come avremmo voluto – e questo l'ho
chiesto agli Assessori Tedesco e Lubatti anche nell'ultima Commissione – approfondire
il ragionamento sulla relazione del Ministero delle Finanze, dal quale emergeva un
quadro di anomalie dell'azienda. Forse, prima di procedere con una deliberazione di
vendita, avremmo potuto approfondire e ricevere anche quelle che sono state... non so
se è già arrivata una risposta dalla stessa azienda, successivamente alla relazione
presentata, perché dovevamo rimandare in Commissione la discussione rispetto a una
risposta di GTT, ma questo approfondimento in Commissione non c'è mai stato.
Quindi queste sono le ragioni che stanno alla base della nostra contrarietà.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Altamura.

ALTAMURA Alessandro
Ascoltando gli interventi della minoranza, in particolare partendo dall'intervento che ha
fatto il Consigliere Ricca (che ringrazio per la suggestione che è stata data, non solo alla
maggioranza, ma anche al Sindaco), verrebbe da chiedere se a quella letterina di Natale,
che il Consigliere ha consigliato di scrivere, non sia il caso, invece, di aggiungere anche
qualche altro punto. Credo che fra questi punti, Consigliere Ricca, noi dovremmo
aggiungere proprio alcune questioni che la Lega Nord ha affrontato politicamente, sia a
livello nazionale, sia a livello locale, ancora ieri, se non ricordo male, dai proclami che
ho ascoltato in televisione, che concludevano il congresso che si è svolto al Lingotto qui
a Torino.
Io mi chiedo se, al di là degli slogan e della demagogia che tutti noi, purtroppo, ogni
tanto siamo obbligati a frequentare, anche perché la pancia del Paese è vuota e questo il
Consigliere lo sa benissimo, quindi è molto più facile cavalcare demagogia e protesta,
l'abbiamo visto in queste settimane. Questo Consiglio ha continuato a lavorare, è vero,
ma in Città - e non solo in questa Città - sono avvenute cose ben gravi, che andrebbero
stigmatizzate in modo completamente diverso da come sono state affrontate finora.
E se il clima sociale è quello che noi ci apprestiamo ad affrontare con il nuovo anno, al
di là degli apprendisti stregoni, che propongono ricette per la ripresa dell'economia, o
annunciano che il famoso Patto di Stabilità che ci impone l'Europa e che il nostro
Governo continua a rispettare. Motivo per cui, se il Consigliere ricorda bene, fino a un
anno e mezzo fa, il Governo era un altro, molto diverso e ancora prima del Governo
Monti, lo stesso Governo che per tre anni ha sostenuto a spada tratta ed era una delle
battaglie (il Consigliere Ricca me ne darà ovviamente conto, da parte della Lega rispetto
al federalismo fiscale) riuscire a immaginare che si discuta di federalismo fiscale sugli
Enti locali, quando in realtà la normativa nazionale non solo subisce accelerazioni e una
schizofrenia, anche rispetto all'applicazione stessa delle normative, basta pensare
all'IMU e alle sostituzioni delle varie gabelle locali, che mettono in crisi e in difficoltà
tutti i Comuni, a iniziare, ovviamente, dal Comune di Torino.
Ebbene, io credo che rispetto a questa deliberazione, Consigliere Ricca, ma lo posso
dire anche al Consigliere Bertola, che con toni diversi, annunciando un voto contrario,
ha sottolineato come la sua contrarietà parte anche da un presupposto differente. Al
Consigliere Bertola e al Gruppo Movimento 5 Stelle voglio dargliene atto, c'è una
linearità rispetto all'applicazione di un referendum, rispetto a una questione che da
questo punto di vista è stata mantenuta inalterata, al di là dei toni.
Mentre per il Consigliere Ricca e per altri Consiglieri, il Consigliere Tronzano e lo
stesso Consigliere Ambrogio, che pure con l'onestà intellettuale che la contraddistingue
ha ricordato come, negli ultimi 30 mesi, anche se non è entrata nel merito delle cifre,
questa Città ha subito un taglio di trasferimenti dallo Stato di 300 milioni di Euro e, in
particolare - e il Consigliere l'ha detto - sul taglio al Trasporto Pubblico, fra Stato e
Regione, noi abbiamo avuto un ulteriore taglio di 24 milioni di Euro.
È altrettanto evidente che negli ultimi 18 mesi, però, Consigliere Ambrogio, quella
deliberazione ha fatto una sua strada. Mi permetto sommessamente di sottolineare al
Consigliere, come alla Giunta (fra l'altro con un Assessore che oggi non è quello che ha
iniziato il percorso), che questa deliberazione è stata affrontata e discussa in
Commissione per ben 13 volte nel giro di 16 mesi. Siamo partiti da una valutazione
fatta a giugno del 2012, che si orientava sulla parte legata al monitoraggio degli advisor,
che orientava il 49% complessivo a 100/110 milioni di Euro, a una fase ristretta che ha
visto delle pre-osservazioni, che sono arrivate come pre-osservazioni a identificare un
percorso che ha portato a partecipare alla gara in fase di pre-qualifica - lo ricordo - tre
operatori e, alla fine, solo uno di questi ha presentato un'offerta circostanziata rispetto a
un 49% che era complessivo.
In tutto questo percorso, però, Consigliere Ambrogio (lo dico, ovviamente, anche alla
minoranza e ad alcuni dei Colleghi della maggioranza), il Gruppo del Partito
Democratico ha mantenuto non soltanto l'attenzione dovuta, perché rispetto ad altre
nostre dismissioni, o alienazioni, di quote mobiliari e immobiliari, questa in particolare,
ed è evidente anche solamente da quello che sta avvenendo in città, ha una valenza
molto forte sotto l'aspetto della ricaduta sul tema lavoro, più forte delle altre che sono
state fatte in questi ultimi diciotto mesi. E questo non può sfuggire a nessuno.
Nel dibattito che la politica ha mantenuto rispetto ai rapporti sindacali, ai rapporti con i
lavoratori, all'attenzione che è stata messa - e la Giunta l'ha ribadito - non solamente
qui in Aula, può essere un atto dovuto, Consigliere Ambrogio, ma sicuramente nelle
discussioni e anche nelle audizioni che abbiamo fatto, rispetto alla salvaguardia del
contratto di servizio, rispetto alle clausole sociali, rispetto a quell'impegno che non può
non essere disatteso.
Capisco che una parte della maggioranza, in particolare il Gruppo SEL, su questo tema
abbia ulteriormente segnato il terreno, soprattutto anche con alcuni emendamenti. Ma
non voglio dimenticare che nella discussione che abbiamo presentato in questi mesi, c'è
una mozione di indirizzo, approvata il 7 giugno, presentata dal Partito Democratico, che
rappresenta una linea concettuale, che parte dal presupposto non di valorizzare
semplicemente per fare cassa, o entrare nel merito di una vicenda che all'inizio cercava
un partner finanziario e successivamente, invece, identifica il partner industriale.
La preoccupazione, rispetto a un quadro socio-economico terribilmente cambiato
rispetto agli ultimi diciotto mesi, è che riguarda tutti e su cui, fra l'altro, proprio gli
emendamenti presentati dal Partito Democratico a questa deliberazione mantengono un
livello di attenzione e di impegno per la Giunta che non si esaurisce con l'approvazione
di questa deliberazione, sia rispetto a quello che ha detto il Consigliere Greco Lucchina,
che ha presentato alcuni emendamenti sulla valorizzazione della parte immobiliare e
proprio in discussione, i miei emendamenti, che ho presentato come Presidente di
Commissione, sono stati quelli che dicono che tutte le operazioni legate alle
valorizzazioni immobiliari, le Varianti, eccetera, dovranno essere obbligatoriamente
presentate, passate e approvate in Consiglio Comunale.
La retrocessione dell'aspetto legato a corso Novara e alla Variante 200 è
necessariamente strategica, da quel punto di vista, perché viaggia su un binario
parallelo. Nello stesso tempo, quella mozione identificava alcuni scopi. La parte dei
parcheggi (stiamo parlando del 7 giugno) aggiungeva la parte delle fibre ottiche, rispetto
a un quadro generale di riassetto, riassegnazione, a una società veicolo. E questo sarà, io
credo, un impegno che la Giunta, il Sindaco, già detto più volte, possa prendere anche
nel futuro immediato.
Nella valorizzazione e rispetto alla fiscalità, che è uno degli elementi che ci obbliga a
fare l'operazione anche del cambio fra FCT, la Città e FSU, sul 9%, ci mette in una
condizione che è anche quella di valorizzare. Ma valorizzare significa avere l'attenzione
non solo su un contratto di servizio che scade nel 2027 e che mantiene le sue clausole di
salvaguardia, così come quando parliamo del costo del biglietto, che passa
necessariamente dalla Città. Noi abbiamo un impegno con i lavoratori e con questo
impegno noi ci stiamo muovendo, auspicando che l'operazione vada in porto bene con
una base d'asta importante, non abbiamo ancora le valutazioni degli advisor. Ma io
conto che possa darci alcune osservazioni che in Commissione sono già state richieste
rispetto a questo, rispetto alla chiusura della gara legata al conferimento del ramo
parcheggi e all'aumento degli stalli, come ha detto anche il Consigliere Ricca, con
un'operazione - anche questa - che va a differenziare due questioni che non potevano
stare insieme. Se cerchiamo un partner industriale, è evidente che vogliamo valorizzare,
ma soprattutto fare in modo che la sinergia ferro, gomma, trasporto integrato, area
metropolitana, che è già molto più avanti nella discussione, pensando al Passante
Ferroviario, alla Metropolitana e a tutto ciò che è stato fatto negli ultimi dieci anni,
rispetto anche alla stessa Agenzia che coordina queste operazioni, l'idea, Consigliere
Ricca, molto sostenibile politicamente, del grande polo del nord-ovest, Lombardia con
Maroni, il Piemonte con Cota, la Liguria con Burlando, lei lo sa perfettamente che sono
le stesse indicazioni che sono arrivate da chi era al Governo allora, che rappresentano il
fallimento di quell'operazione, che poteva avere una sua valenza industriale, ma è
comunque un'operazione che è fallita già solo nel preambolo, perché era un'operazione
che era sbagliata industrialmente, metteva insieme piccole forze e non rendeva una
grande forza.
Noi oggi dobbiamo pensare, proprio perché la crisi economica del trasporto aumenterà
fisiologicamente, che quell'operazione di ricerca dei partner industriali ci dia la forza di
proseguire, altrimenti GTT avrebbe un futuro, purtroppo - e su questo la preoccupazione
del Partito Democratico resta - molto più legato al grigio dell'orizzonte economico e
sociale di questo Paese e di tutti i Servizi Pubblici Locali.
Su questo noi non possiamo assolutamente arretrare di un centimetro. Lo dico a tutta la
minoranza, lo dico alla Giunta. E su questo, la Giunta è impegnata a mantenere
inalterato il livello di attenzione e di informazione con questo Consiglio Comunale.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Cervetti.

CERVETTI Barbara Ingrid
La deliberazione che la Sala Rossa oggi discute rappresenta una tappa fondamentale nel
percorso che la Giunta e il Consiglio affrontano insieme, quello della riorganizzazione
del sistema delle partecipazioni comunali, della valorizzazione delle società partecipate
e della valutazione del futuro delle aziende di servizio cittadine.
Gli scenari economici europei e nazionali, com'è noto, sono molto diversi da solo pochi
anni fa. Le erogazioni nazionali, per tutti i servizi, diminuiscono ogni anno. Il Patto di
Stabilità, lo vediamo, impone vincoli stringenti e le ultime manovre delineano uno
scenario futuro sempre più rigido per le Amministrazioni Locali.
Ecco, dunque, che la vendita del 49% delle azioni di GTT non è una scelta assunta a
cuor leggero, con il solo obiettivo di rimpinguare le casse comunali, o presentata
sull'onda delle urgenze, come piace dire ad alcuni. È una scelta obbligata dalle
contingenze esterne; obbligata dalla presa d'atto delle difficoltà delle casse comunali,
ma soprattutto è una scelta che ha lo scopo di sostenere l'azienda e di offrire ad essa una
concreta possibilità di rinforzo e di sviluppo.
Abbiamo approfondito, noi, Gruppo dei Moderati, il testo della deliberazione; abbiamo
colto lo sforzo, grande, di coniugare una politica di rilancio aziendale, con la volontà di
mantenere saldo, però, il controllo pubblico dell'azienda, per non perderne i tratti di
servizio al cittadino.
Abbiamo condiviso le strategie esposte dagli Assessori competenti. Crediamo che la
scelta, oggi, di proporre al Consiglio una vendita del 49% sia comunque oggi un segno
di responsabilità e che necessiti il coraggio di tutti.
Senza un partner privato industriale non potremmo fare nessuno degli investimenti
necessari a far crescere l'azienda e a potenziarne il servizio e dovremmo, invece,
puntare alle riduzioni, ai tagli e alle penalizzazioni dei cittadini.
Senza una cessione delle quote, rischieremmo di avere una pressione di riflesso sulle
casse comunali, insostenibile in questo momento.
Senza un partner industriale la società continuerebbe a non essere competitiva sul
mercato. Non dobbiamo, quindi, aver paura del privato. Non è, per noi, necessariamente
meglio del pubblico, ma non è nemmeno il demonio.
L'alleanza tra un partner che voglia far crescere l'azienda e l'Amministrazione, che
vuole tutelare il servizio, è la sinergia che può darci prospettive e forza per il futuro.
A noi il compito di garantire le tariffe, i diritti dei cittadini e i diritti dei lavoratori. A noi
il compito di dare un senso quotidiano alla maggioranza in capo al pubblico. A noi,
soprattutto, il compito di tutelare diritti e servizio, senza impedire lo sviluppo
imprenditoriale dell'azienda, per non trasformare la presenza dell'Amministrazione in
un freno.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Per rispondere ai tanti Consiglieri dell'opposizione, che hanno ricostruito parzialmente
questa vicenda, continuiamo a pensare che cedere l'80% ai privati, perdere il controllo
pubblico era e crediamo rimanga, un binario morto.
Come abbiamo detto qualche mese fa, speriamo che l'ipotesi dell'80% sia a fine corsa e
che, come abbiamo dovuto fare più volte in questo anno e mezzo, non ci sia più nessun
tentativo di perdere il controllo pubblico dell'Azienda dei Trasporti Torinesi.
Come sapete, Sinistra Ecologia e Libertà è impegnata a salvaguardare il Trasporto
Pubblico Locale dai tagli dei Governi nazionali e regionali, a evitare, come abbiamo
fatto un anno e mezzo fa, che questi rincari arrivassero proprio sugli abbonati, su alcune
categorie sociali che proprio questo Consiglio ha cercato di tutelare fino in fondo, cioè i
più anziani, gli studenti, quelli che hanno perso il lavoro e i disabili.
Abbiamo cercato di mettere in campo una strategia che portasse questa discussione oltre
ai paradigmi di cui parlavano prima i Consiglieri della Lega e di Forza Italia. Non
abbiamo mai creduto che questo tipo di politiche dovessero essere fatte per obblighi di
legge, anzi, come allora, abbiamo detto che il risultato referendario non poteva riportare
un obbligo per tutti i Comuni a cedere le quote maggioritarie, o di minoranza, delle
proprie aziende, andando a gara a doppio oggetto.
Questa discussione, però, avete ragione, è stata assai strana: prima si è detto che
bisognava farlo per Legge, poi per rientrare, entro fine anno, in un Patto di Stabilità con
un prestito ponte, poi, l'anno successivo, per rientrare nel Patto di Stabilità dal quale
eravamo usciti, mentre la vicenda industriale è sempre stata messa ai margini di questa
discussione. Noi, non so se abbiamo il merito, o è un demerito, però abbiamo cercato di
mettere, sin dall'origine della discussione, l'oggetto del progetto industriale.
Io non credo né agli esempi fatti dal Consigliere Tronzano, ma forse mi distinguerei
anche dagli oggetti che diceva l'Assessore Tedesco. Non credo che sia un disvalore che
aziende pubbliche partecipino a questo tipo di gare. Anzi, la vicenda di AMIAT,
secondo me, ci dimostra che se vogliamo rendere più competitive le nostre aziende,
dobbiamo pensare a dei processi integrati, come faremo – spero – nei prossimi anni con
la Provincia di Torino, e dobbiamo pensare che le competenze proprio del pubblico
servano a portare dei valori nelle altre aziende. Penso alla fusione, o comunque
all'interesse dell'Acea di Pinerolo, proprio dentro AMIAT.
Dall'altra, non credo che l'ipotesi che dicevamo prima sia uguale ad altre vicende, vedi
le stesse Farmacie, qui siamo in un regime di monopolio e quindi è inutile dire che
l'oggetto sia liberare il mercato, le competenze fuori dal nostro sistema. No. Noi
dobbiamo, se vogliamo difendere il pubblico, perché qua ho sentito grandi inversioni di
tendenza; voi sapete qual è la nostra posizione, l'abbiamo dovuta articolare sapendo che
nella maggioranza c'erano soggetti che legittimamente preferivano la vendita
all'ottanta. Noi non abbiamo fatto di testa nostra, abbiamo cercato di rispettare un patto
politico e rispettare, soprattutto, un mandato del Consiglio Comunale di Torino.
Io ve lo voglio dire: o questa vicenda serve a valorizzare l'immenso patrimonio
investito dagli Enti pubblici in questi quindici anni, o questa vicenda non servirà a
niente; non servirà per ristrutturare il nostro debito, non servirà per il Patto di Stabilità,
ma non servirà neanche a salvare GTT.
Io lo voglio dire a tutti quelli che pensano che a fronte di tagli regionali e nazionali ci
sia un privato che venga a fare quello che non sappiamo fare noi: scordatevelo.
Scordatevelo, comunque vada a finire questa gara.
Questa operazione, invece, dovrebbe servire ad altro, se serve. Noi avevamo dato due
alternative: una, condividiamo abbastanza l'ipotesi di interessare anche altre Regioni,
ma soprattutto altri sistemi metropolitani, come poteva essere il caso di Genova e il caso
di Milano, per pensare a una grande azienda nel Nord Italia del Trasporto Pubblico
Locale, che potesse fare cose diverse da quelle che abbiamo visto in questi anni, per
esempio salvare le aziende italiane che producono pullman, come la IRISBUS. Per
esempio, pensare a dei modelli integrati, come fanno in altre capitali europee. E questo
si poteva fare e si può ancora fare, anche con questo tipo di prospettiva, grazie
all'utilizzo dei fondi della Cassa Depositi e Prestiti, perché se il nostro pubblico ha un
problema, non è solo nella governance, non è, come dicono spesso le opposizioni, per
colpa dei sindacati dei lavoratori. Ma andiamo a chiedere che cosa ha fatto la politica lì
dentro, quanto spesso abbia utilizzato quel tipo di aziende, per poi scaricarle nel
momento in cui non servivano più ad alcuni interessi.
Ed è questo che non ci vede d'accordo. Noi siamo per la difesa del pubblico, perché
pensiamo che a salvaguardare alcuni interessi pubblici siano più brave alcune aziende
pubbliche. E a valorizzare alcuni sistemi di Trasporto Pubblico sono più brave - e lo
dimostrano tanti nostri competitori - aziende che stanno, per esempio, svolgendo il loro
ruolo a Parigi, a Berlino. Guardate che in quei casi il servizio pubblico locale si integra
con il Sistema Metropolitano Ferroviario. Ed è per questo che abbiamo messo, in uno
dei primi emendamenti che vi illustreremo, proprio l'integrazione con quegli
investimenti che, vi dicevo, abbiamo fatto in questi vent'anni.
L'abbiamo appreso nelle ultime ore. Ma secondo voi è possibile che una Città che ha
investito più di un miliardo di euro nel Passante Ferroviario, veda solo nelle prossime
settimane l'ipotesi di iniziare a fare la stazione Dora e la stazione Zappata? È possibile
che dopo tutti quegli investimenti pubblici, di più di un miliardo e mezzo, non ci sia
ancora un Sistema Metropolitano Ferroviario integrato con la Metropolitana torinese?
Ed è per questo che come secondo emendamento chiediamo che, oltre all'offerta
economica, che è più bassa di quella tecnica, nell'offerta tecnica ci sia una valutazione
di ricambio dei mezzi, dei vettori, perché quello che è successo nelle scorse settimane,
cioè il cambiamento di mezzi su ferro con mezzi su gomma, è quanto di più disdicevole
noi possiamo fare per cambiare la mobilità a Torino.
Se vogliamo veramente cambiare aria in Città, questo tipo di ipotesi non serve per
chiudere gli occhi sui tagli, serve per dire che servono dei partner pubblici che facciano
il loro mestiere, che uniscano gomma e ferro, se è possibile si uniscano altri grandi
partner pubblici del Nord Italia e, soprattutto, ci toglie un alibi, cioè quello di fare
politica, perché questa cosa non ci toglie il compito di andare a bussare al Governo Cota
e al Governo Letta perché evitino, per l'ennesimo anno di fila, i tagli.
Io vorrei solo darvi dei dati, che sono dei dati pubblici e spero che ve li andiate a
leggere. Nonostante il numero dei pendolari sia in costante aumento, cioè il 13% nel
2009 e nel 2011 e il 15% negli ultimi due anni, il servizio offerto è diminuito del 5% nel
2011, del 7% nel 2012 e un altro 8% nel 2013. Lasciate perdere solo i tagli, parliamo di
quello che è effettivo, cioè di quello che ogni giorno subiscono i nostri cittadini.
Credo che non sia più sostenibile, come abbiamo detto l'altra settimana. Non credo che
sia più sostenibile pensare che gli Enti Pubblici rincorrano quello che non fa lo Stato e
che, soprattutto, gli Enti Pubblici trovino le risorse, come ci chiede questa Finanziaria,
dopo che gli stessi Governi, regionali e nazionali, ammazzano così drasticamente il
Trasporto Pubblico Locale.
Non è più sopportabile un ulteriore 9%, come ci chiedono nel 2014. Siamo d'accordo
con il Sindaco Fassino, ma per questo non arretreremo di un passo rispetto a quello che
abbiamo ottenuto lo scorso anno. È una deliberazione votata da ognuno di noi, lo dico al
Sindaco che sta entrando, e nessuno e niente giustifica quello che abbiamo già deciso.
Nella deliberazione, che abbiamo già discusso e votato, abbiamo dato un segnale chiaro
a quei lavoratori e diciamo che nella valutazione dell'offerta non deve, in qualche
modo, c'entrare la vicenda occupazionale, perché quello è un dato essenziale e
dobbiamo considerarlo essenziale: il vincolo a quel tipo di occupazione, ma non solo,
anche il vincolo affinché la riduzione delle risorse umane impiegate non ecceda mai, in
ogni momento, il livello del fisiologico turnover per il personale di esercizio addetto
alla manutenzione (dagli autisti, agli operai, ai manutentori).
Vorrei che quello che abbiamo stabilito lo scorso anno non venisse oscurato dai tagli
della Regione e dello Stato, perché nessuno lo capirebbe. Perché nessuno lo capirebbe?
Perché nessun privato verrà a fare quello che non facciamo. Se vogliamo scongiurare
quelle sciagure, lo dobbiamo ottenere per via politica e non chiedendo ai privati di fare
quello che noi non possiamo o non vogliamo fare. Lo dobbiamo fare chiedendo ai
Governi nazionali che cambino quelle poste in gioco e che si tolga dalla Finanziaria
quel capitolo in cui si dice che gli Enti Locali dovranno rimborsare quei tagli.
Vorrei ricordare un'ultima cosa che abbiamo ottenuto lo scorso anno: il vincolo alla
conservazione dell'attuale configurazione ed identità di GTT come società unica ed
intermodale dei trasporti. Non facciamo mistero che il nostro Gruppo è favorevole a
grandi partner pubblici industriali su ferro, come abbiamo detto poc'anzi, ma non
facciamo neanche mistero che non ci interessano le soluzioni trovate a Genova e a
Firenze. Non vogliamo vedere spacchettata la nostra azienda dei trasporti, magari divisa
tra bus e ferro, magari cedendo il ferro al grande attore che si occupa di trasporto
ferroviario e pensare ad una nuova Newco per i pullman di linea e per le altre strutture;
non è quello che ci interessa.
Noi vogliamo integrare le aziende, vogliamo far sì che gli investimenti fatti in questi
anni producano le linee di Metropolitana che abbiamo detto nelle linee di indirizzo, che
delimitino, nel Sistema Ferroviario Metropolitano, un nuovo sistema simile alla RER
parigina o a quello che abbiamo visto a Berlino con la fusione fra i Trasporti Pubblici
Locali ed il ferro, ma, soprattutto, vogliamo che, nei prossimi anni, il Sindaco si
impegni a trasformare una piccola azienda - che, comunque, non è così piccola, se
pensate alle grandi aziende italiane - e la sappia integrare con Milano e Genova,
pensando ad un disegno diverso per i Servizi Pubblici Locali. Infatti, i Servizi Pubblici
Locali si difendono mettendo i manager nella condizione di poter fare quello che sanno
fare anche i privati, difendendo l'occupazione in un momento di crisi, ma, soprattutto,
migliorando l'offerta, perché questa è l'unica strada.
Se, rispetto allo scorso anno, il 15% in più di cittadini torinesi ha iniziato a prendere
quei pullman, si merita un'offerta migliore e per quell'offerta migliore non basterà
soltanto dire che non perdiamo il controllo pubblico di GTT, ma bisognerà fare politica
e battaglia politica, signor Sindaco; se i Governi nazionali non capiscono che in un
momento di crisi devono essere difesi soprattutto quelli che sono gli oggetti che
rispondono alla crisi, come il Trasporto Pubblico, allora da questo tipo di crisi non
usciremo mai.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Devo ammettere che non volevo intervenire, anche perché, ovviamente, condivido in
pieno quanto dichiarato dal Consigliere Bertola, però gli interventi che si sono
susseguiti hanno, a mio avviso, sollecitato qualche risposta o, comunque, qualche
riflessione, in particolare quanto detto dai Consiglieri Tronzano, Cervetti e Grimaldi.
Intanto, partirei dal Consigliere Tronzano, perché è il primo appunto che mi sono
segnata. Quando sento parlare - penso che sia una riflessione che, poi, può fare l'Aula,
come ho detto anche in altre occasioni - di capitalismo municipale fallito, mi vengono i
brividi; lo dico perché penso che si debba parlare di capitalismo municipale malato e
non fallito. È malato anche per responsabilità che evidentemente sono della politica,
perché se, negli ultimi anni - come, ad esempio, abbiamo discusso anche per GTT -, non
è stato esercitato il controllo analogo dove andava esercitato, se in alcuni casi - scusate
il termine, ma permettetemi di dirlo - le partecipate sono state utilizzate come bacino
elettorale e non, in realtà, per garantire ed erogare il servizio al meglio per la
cittadinanza, se ci sono stati tagli a livello nazionale che, evidentemente, hanno messo
in difficoltà gli Enti Locali, questo è quello che, probabilmente, ha portato a quello che
lei definisce capitalismo municipale fallito e che, invece, io definisco semplicemente
malato.
Dico che è malato perché - e mi rivolgo anche alla maggioranza - tutti sappiamo qual è
stato l'esito referendario e, in questo momento, la domanda che sorge spontanea (l'ha
detto il Consigliere Grimaldi, che fa parte della maggioranza, quindi lo dico anche io) è:
perché stiamo vendendo?
Penso che ci sia una confusione pazzesca in quest'Aula; al di là dell'iter che c'è stato
negli ultimi due anni - e si è vista più volte cambiare la motivazione -, non ho sentito
(ma mi auguro che, oggi, l'Assessore Lubatti ci illumini) una parola dall'Assessore
Lubatti, se non il fatto di leggere sui giornali che è scettico. Se l'Assessore Lubatti è
scettico e si fa per motivi industriali o, meglio, per motivi trasportistici, spero che lei
oggi almeno rassicuri l'Aula, perché, se lei è scettico, non oso immaginare come
dovrebbero essere i Consiglieri, visto che, evidentemente, non si fa (almeno così mi
sembra di aver capito dall'Assessore Tedesco e dall'Assessore Passoni) per motivi di
cassa.
Mi rivolgo anche al Consigliere Cervetti, che è presente in Aula: dire che si fa per
evitare che aumenti la pressione fiscale è una baggianata pazzesca, perché non è questo
il motivo. Sinceramente, vista la confusione che regna in Aula, vista - a mio avviso - la
confusione da parte degli Assessorati (dato che si continua a non capire perché si fa),
visto che i cittadini ci dicono di prendere una posizione netta con un referendum, perché
quella posizione c'è, penso che, dato che il Consiglio è sovrano (perché, alla fine, è il
Consiglio che decide queste cose), forse ci dovremmo prendere tutti una pausa. Una
volta che si vende - ma lo sappiamo, evidentemente -, quella cosa lì non c'è più.
Signor Sindaco, mi rivolgo a lei - l'ho già detto anche in altre occasioni - come
Presidente dell'ANCI: comincio a chiedermi che cosa ci stiamo a fare noi, come
Comune. Se il Comune non è più in grado di avere risorse per garantire i servizi, se non
è più in grado di gestire le sue aziende che devono erogare servizi essenziali e se stiamo
ipotecando, all'interno di questa deliberazione, delle Varianti future (perché è questo
che stiamo facendo), che cosa stiamo a fare qui, signor Sindaco?
Visto anche quello che hanno detto i Consiglieri prima di me (si sono sentite
motivazioni come pressione fiscale e motivi industriali), a mio avviso regna veramente
una grande confusione. Chiedo semplicemente, come ha già fatto il mio Collega, di
sospendere e capire se è veramente necessario, quali sono le ratio e che cosa stiamo
facendo; ribadisco che GTT è patrimonio di tutti, l'aveva detto anche il Sindaco, me lo
ricordo bene, in un intervento: aveva detto che GTT è una bellissima azienda ed è un
patrimonio che abbiamo. Stiamo rischiando di venderla e di non riprenderla più, perché,
sinceramente, credo che, in futuro, sarà molto difficile che si possa pensare di
riacquistare quelle quote. Vista la posizione dei cittadini, in questo momento forse un
segnale forte che potremmo dare è quello di interrogarci tutti un po' di più.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Paolino.

PAOLINO Michele
Le parole sono sempre importanti e mi riferisco anche a quanto diceva in conclusione il
Consigliere Appendino.
Vorrei che ci concentrassimo esattamente su quello che stiamo per fare.
Sostanzialmente, stiamo per votare il bando di gara non per vendere GTT; questo è un
errore di comunicazione - non so se è un errore o se è voluto - e si fa passare l'idea nella
città che stiamo vendendo GTT, ma non stiamo, in alcun modo, vendendo GTT.
Il giorno dopo la conclusione di questo iter, la Città sarà proprietaria del 51%, cioè della
maggioranza, di questa azienda; i cittadini torinesi saranno i proprietari di maggioranza
al 51%, con dei Patti parasociali che addirittura rafforzano questo 51%, ed il Consiglio
Comunale potrà continuare ad esercitare il proprio ruolo di indirizzo e di controllo sulla
propria azienda.
Che cosa ci sarà quel giorno? A fianco della Città di Torino ci sarà un partner privato
che metterà delle risorse e che, nel momento in cui arriverà, svolgerà due compiti: dare
liquidità - e di questo parlerò dopo - ed essere anche un partner industriale. Noi
facciamo questo nell'interesse dell'azienda, pensiamo di farlo nell'interesse
dell'azienda, perché a nessuno di noi fa piacere vendere; nessuno di noi è un talebano
della liberalizzazione sfrenata, magari dall'altra parte sì. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Pasdaran, va meglio? (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

LEVI Marta (Vicepresidente)
Per cortesia...

PAOLINO Michele
Che cosa fa? Minaccia? (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

LEVI Marta (Vicepresidente)
Per favore, Consigliere Paolino, faccia il suo intervento.

PAOLINO Michele
Lo stavo riferendo a me... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

LEVI Marta (Vicepresidente)
Consiglieri, per favore.
Consigliere Paolino, riprenda il suo intervento.

PAOLINO Michele
Ribadisco che, da questa parte, non c'è alcun pasdaran delle liberalizzazioni e ci
rendiamo conto che, probabilmente, in questo momento dall'altra parte ce ne sono in
maniera vistosa.
Sull'ipotesi dell'80% abbiamo sempre espresso molte perplessità. Molti degli elementi
che sono contenuti in questa deliberazione nascono da mozioni o emendamenti a
deliberazioni precedenti nati da questo Gruppo, penso all'allora Consigliere Mangone
(oggi, Assessore) e a quanto ha fatto ciascuno di noi per arrivare a questo punto: una
mediazione possibile che ci permette - lo ripeto - di far crescere l'azienda, avendo un
partner industriale che può aggiungere qualcosa e che ci permette di avere risorse per
poter fare degli investimenti.
Per quanto riguarda l'idea cara al Consigliere Ricca, ribadisco che quell'idea non è in
alcun modo accantonata, anzi, sono convinto che sia nell'interesse del socio pubblico e
del socio privato ragionare in termini di prospettiva rispetto a Milano e a Genova e
seguire il ragionamento di una società multiutility che non si chiude su se stessa, ma che
si sa aprire, sa creare connessioni, sa creare interrelazioni e non rimane chiusa nella
cinta daziaria, perché non c'è mercato, non c'è economia e non c'è modello di sviluppo
per un'area così delimitata. Quindi, ben venga il socio privato e sappia che il nostro
modello e la nostra idea sono quelli di lavorare verso una società multiutility, ma anche
in grado di relazionarsi con soggetti pubblici, pubblico/privato o quant'altro, presenti a
Milano e a Genova e con i quali connetterci. Se la nostra città non sarà connessa, sarà
tagliata fuori e lo è già fisicamente. Paga da sempre il prezzo di essere in alto a sinistra
ed il problema è poterla... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). La guardo dal mio
punto di vista. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Vede? È proprio questo il
guaio. È bellissimo sentirlo dire da lei, perché siamo sempre il Sud di qualcun altro ed è
per questo motivo che non credo nell'idea del Nord: alla fine, anche la sua Padania è a
Sud di qualcun altro.
Quell'idea lì ci sta e non viene scartata, non muore oggi, anzi, con l'affiancamento di un
soggetto privato oggi ha la possibilità di essere rilanciata. La questione delle risorse e
degli investimenti è fondamentale, diciamolo chiaramente.
Andiamo ad approvare questa proposta di deliberazione ed andiamo a fare questa gara
anche perché questa Città deve mettersi nelle condizioni di avere risorse per riprendere
a fare gli investimenti, a partire dal servizio di Trasporto Pubblico Locale, ma non
esclusivamente sul servizio di Trasporto Pubblico Locale. Infatti, da questo punto di
vista, non dobbiamo legarci le braccia o, peggio, diventare l'alibi per qualcun altro che
continua a tagliare risorse sugli investimenti del Trasporto Pubblico Locale; dobbiamo
avere risorse perché dobbiamo far ripartire il sistema Torino, inteso come sistema
economico e produttivo della Città.
Il sistema Città deve ripartire e qualcuno deve cominciare a far riaprire i cantieri e deve
tornare ad avere nuovamente risorse che vengano investite e messe nel sistema
economico e produttivo della Città; per cui è importante che la Città compia questa
scelta, perché va in questa direzione.
Le ultime due questioni riguardano le garanzie. Ci sono degli emendamenti che vanno
in questa direzione, ma, come è già avvenuto nelle deliberazioni e nelle mozioni
precedenti, la garanzia rispetto ai livelli occupazionali non appartiene al singolo
Consigliere o Assessore o al singolo Gruppo Consiliare, perché la garanzia rispetto ai
livelli occupazionali appartiene a ciascuno di noi ed appartiene a quest'Aula nel suo
insieme.
Questa proposta di deliberazione ci garantisce ed il coinvolgimento delle
Organizzazioni Sindacali deve essere massimo. Noi non possiamo permettere che
qualcuno percepisca questa proposta di deliberazione contro qualcun altro. Questa
proposta di deliberazione non è contro i lavoratori, non mette in difficoltà i lavoratori e
le loro garanzie continuano ad essere riconosciute, anzi, questa azienda deve essere
anche messa nelle condizioni di poter cominciare a fare occupazione.
L'altra garanzia è per i cittadini utenti: dobbiamo lavorare sulla riorganizzazione del
servizio e perché questa azienda non sia ripiegata e non rimanga ferma agli anni
Ottanta; deve sapersi lanciare in avanti, come, per esempio, ha saputo fare con la
Metropolitana ed in alcune occasioni straordinarie, ma, ogni giorno, deve essere in
grado e deve essere nelle condizioni di far muovere i torinesi. Per fare questo, ci
vogliono persone, risorse e strategia. A noi sembra che in questa proposta di
deliberazione ci sia tutto questo e che il ruolo che la Città continuerà ad avere in GTT
non sarà marginale, ma da protagonista.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Carbonero.

CARBONERO Roberto
Forse, stavolta riesco ad essere l'ultimo e magari... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). No, non è detto.
Intanto, è necessario che, quando esponete esattamente come vedete la vendita di GTT,
lo facciate nel modo più chiaro e comprensibile possibile per i torinesi. Bisogna
spiegare ai torinesi che state vendendo, anzi, che state conservando il 51% del nulla,
perché vendete il 49% e date la governance ad un Amministratore Delegato dell'azienda
che comprerà, per cui è chiaro che il socio che ha il 51% non è nelle condizioni di
dettare niente: nessuna strategia aziendale, nessuna strategia produttiva, nulla. Quindi, la
città deve sapere che è proprietaria del 51% del nulla, perché tutto quello che riguarda la
politica aziendale verrà dettato da chi la acquista con le quote di minoranza. Questa è
una cosa inedita: tentiamo una nuova via industriale, ci inventiamo un nuovo modo di
vendere le aziende.
Perché si fa questa operazione e, ad esempio, non si fa la fusione con Trenord? Intanto,
la fusione con Trenord o, comunque, l'accordo con Trenord non si fa perché potrebbe
assumere una chiara impronta politica. Trenord mette insieme tre regioni importanti del
Nord, di cui la più importante è la Lombardia, che, combinazione, in questo momento è
guidata da un colore politico un po' diverso, e riesce a rendere efficiente una società,
magari riesce a non dover licenziare nessuno dei suoi dipendenti e rende ancora
fatturato, per cui può far pensare alla gente: "Però, sono bravi questi, sanno far
funzionare le cose e, tutto sommato, saprebbero far funzionare l'Italia come si deve".
Quindi, politicamente è sconveniente andarsi ad accordare con queste persone, perché,
politicamente, magari un certo colore politico perderebbe un po' di immagine e di
smalto e, in questo momento, non ha bisogno di questo.
Perché vendiamo il 49%, ma diamo a qualcun altro il potere decisionale? Qui c'è
l'operazione Ponzio Pilato, nel migliore dei modi. Perché, nel momento in cui vendiamo
un'azienda che pare che sia efficientissima (è una buona azienda, ha una buona struttura
e, di per sé, ha una buona base e solidità), ma che è appesantita da zavorre che la
rendono pesante, lenta e faticosa e, magari, queste zavorre sono un esubero anche di
personale, la Città non li può licenziare, perché già sono qui sotto solo per l'idea che li
vendiamo, per cui pensate se gli diciamo che ne licenziamo una certa percentuale.
Quindi, che cosa ci inventiamo? Diamo la responsabilità a qualcun altro: ce ne laviamo
le mani, proprio come ha fatto Ponzio Pilato. Ce ne laviamo le mani. Quando succederà,
diremo: "Non siamo mica noi a comandare. C'è un Amministratore Delegato, è il
privato, è quello che ha messo una parte dei soldi. Noi, però, ce l'abbiamo messa tutta
per evitarlo, però poi comanda lui. È una sua scelta, noi non ci possiamo fare niente".
Ve lo dico ancora una volta, poi fate quello che volete: la strada per fare bene questa
operazione, a differenza di tante altre - riuscite, ma non al meglio -, ci sarebbe.
Pensiamoci, come ha detto giustamente il Consigliere Appendino; prendiamoci - visto
che avete detto che non avete fretta di vendere, perché non è una questione di soldi -
ancora del tempo per pensarci bene, dopodiché portiamo a termine l'operazione. Non
facciamo le cose affrettate perché poi, pubblicamente, qualcuno potrebbe dire che,
forse, l'operazione migliore da fare potrebbe essere una fusione e, poi, dobbiamo
scoprirci e dirgli: "No, perché politicamente non è conveniente".

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola, per la chiusura del dibattito, al Sindaco.

SINDACO
Ringrazio i Consiglieri e vorrei partire dalle ragioni per cui, oggi, presentiamo questa
proposta di deliberazione.
Derivano da più ragioni le motivazioni per cui riteniamo che si debba aprire la società
GTT alla partecipazione di capitali privati. Devo dire che sono abbastanza colpito dal
fatto che, tutte le volte, la nostra discussione è: ma qual è la ragione? Non c'è una sola
ragione, ci sono una serie di ragioni che concorrono, come in tanti altri casi.
Una ragione è sicuramente che, se vogliamo garantire che GTT sia in grado di erogare
un servizio di Trasporto Pubblico adeguato alla domanda, GTT ha bisogno di avere un
flusso di risorse finanziarie capaci di alimentare gli investimenti, che in qualsiasi
impresa sono necessari per tenere il passo con la domanda.
Il Comune di Torino, così come tutti i Comuni italiani, non dispone di flussi finanziari
capaci di alimentare una politica di investimenti adeguata. Abbiamo bisogno di
aggiungere alle risorse pubbliche delle risorse private, in primo luogo per alimentare
quel flusso di risorse che consentano all'azienda di fare gli investimenti necessari (dal
rinnovo del parco rotabile, alle politiche di mobilità sostenibile, allo sviluppo della rete,
eccetera, che richiedono risorse).
Da solo, il Comune non dispone di queste risorse. Quindi, questa scelta va esattamente
nella direzione di garantire la promozione e lo sviluppo dell'azienda e non una sua
riduzione o una riduzione dell'offerta, ma il mantenimento di un'offerta adeguata. Per
farlo, c'è bisogno di avere le risorse necessarie. L'allargamento del perimetro delle
risorse disponibili da quelle solamente pubbliche a risorse pubbliche/private ci consente
di offrire all'azienda maggiori garanzie. Questa è la prima ragione.
La seconda ragione. Al tempo stesso, questa operazione - non è in conflitto - consente al
Comune di liberare delle risorse che possono concorrere a proseguire la strategia di
riduzione del debito; questa strategia ci porterà, nel 2014, a scendere sotto i 3 miliardi di
Euro di indebitamento, come ha annunciato l'Assessore Passoni in occasione
dell'assestamento di Bilancio.
Penso che una strategia che prosegua nella riduzione del debito e nel risanamento dei
conti pubblici sia una responsabilità a cui non può essere insensibile chiunque governi
questa Città e chiunque sieda in questo Consiglio.
Per quanto riguarda la questione: "Sì, ma l'anno scorso avete detto che il Patto di
Stabilità…", l'anno scorso, quando abbiamo affrontato il tema del rientro nel Patto di
Stabilità, lo abbiamo fatto mettendo in campo la dismissione di quote delle principali
aziende. Quindi, GTT faceva parte di un pacchetto di dismissioni volto a garantirci il
rientro nel Patto di Stabilità l'anno scorso. Dicemmo che questa era la ragione, perché,
mettendo in campo più dismissioni, non avevamo alcuna certezza, essendo tutte a
bando, di quali sarebbero arrivate a buon fine e quali no.
Come sappiamo, sono arrivate a buon fine TRM, la cessione di AMIAT e la riduzione
della nostra partecipazione nell'aeroporto; oggi (in coerenza con le politiche di rientro e
di risanamento che abbiamo fatto, di riduzione sulla spesa corrente ed una serie di cose
che abbiamo fatto in sede di Bilancio quest'anno), l'alienazione di una quota di GTT
per il 2013 non è funzionale al Patto di Stabilità. Lo potrà essere per il 2014, perché il
Patto di Stabilità - lo ricordo - resta in vigore fino al 2015 e dal 2015 si dovrebbe entrare
nel nuovo regime di finanza locale.
Anche questo è un argomento che oggi non è immediato, ma, d'altra parte, decidendo
oggi la cessione del 49%, non la venderemo entro il 2013, ma entro il 2014 e, quindi,
per il 2014 è funzionale anche al Patto di Stabilità.
Quindi, ci sono più ragioni. Continuo a sostenere una cosa che ho detto più volte, che
ribadisco in questa sede e fa fede che non è soltanto una formazione di principio, perché
la stiamo applicando laddove abbiamo già fatto delle dismissioni; quando facciamo una
dismissione di quote di nostre partecipazioni dobbiamo avere a cuore due obiettivi: un
obiettivo è certamente che facciamo le dismissioni per liberare risorse, perché la Città
ha bisogno di questo, ma l'altro obiettivo è che la dismissione deve sempre
corrispondere anche ad un progetto di politica industriale. Lo abbiamo fatto sul
termovalorizzatore e, non a caso, stiamo accompagnando la cessione dell'80% del
termovalorizzatore alla sottoscrizione di tutti gli accordi di conferimento con tutti i
principali consorzi di rifiuti dell'Area Metropolitana e stiamo lavorando per costituire la
società dei rifiuti dell'Area Metropolitana, il che significa lavorare e mettere in campo
una strategia affinché il termovalorizzatore sia massimizzato nelle sue capacità di
smaltimento. Quindi, come si vede, la cessione dell'80% è accompagnata da un progetto
di politica industriale. Lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo su AMIAT; con la cessione
del 49% ci siamo anche proposti un rilancio di AMIAT dal punto di vista della sua
capacità di essere soggetto fondamentale e, tra l'altro, regista principale
dell'aggregazione in una nuova società metropolitana per la raccolta dei rifiuti. Lo
stiamo facendo sull'aeroporto e varrà anche qui.
Lavoriamo perché si potenzi la capacità di rispondere alla domanda di Trasporto
Pubblico che i cittadini ci pongono e la dismissione del 49% è coerente anche con un
progetto di sviluppo industriale di GTT.
Per quanto riguarda la questione del rapporto con Milano e Genova e la dimensione
regionale, non c'è alcuna alternatività tra il cedere il 49% e ipotesi di aggregazioni più
vaste, perché l'eventuale socio che prenderà il 49% sarà interessatissimo, se sarà un
operatore di mercato, ad operare su una dimensione più ampia. Volete che uno che
viene qui e prende GTT, di fronte alla possibilità di determinare intese che gli offrono
un mercato più ampio, dica di no? Mi pare assolutamente privo di senso.
Fino ad oggi, quando abbiamo cercato di verificare l'ipotesi della costituzione di una
società regionale dei trasporti, la Regione Piemonte ha detto che non c'erano le
condizioni. Non do giudizi di valore, ma la risposta è stata questa e, comunque, io sono
interessato. Invece, l'ipotesi di costruire un soggetto di più larga scala tra le principali
città del Nord-Ovest non è contraddetta dal fatto che GTT, anziché essere al 100% del
Comune di Torino, sia al 51% del Comune di Torino e al 49% di un privato, perché
GTT deciderà nel suo Consiglio di Amministrazione, dove avremo il 51% e tre membri,
mentre chi ha il 49% avrà due membri, e si potrà aprire ad una collaborazione con altre
società per costruire un'aggregazione più vasta.
D'altra parte, se dobbiamo andare ad un rapporto con Milano, segnalo che Milano ha
una composizione mista dell'assetto societario... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Come no? Le Ferrovie dello Stato non sono mica del Comune di
Milano. Questa operazione non si fa mica con un soggetto che vede imprese al 100%
nelle mani del Comune di Milano... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, tutto
pubblico, ma Ferrovie dello Stato è una società di diritto privato che opera secondo
logiche di mercato, di cui l'azionista al 100% è lo Stato. È un po' diverso dall'essere
una società pubblica. Comunque, non vedo dov'è la difficoltà... (INTERVENTO
FUORI MICROFONO).

LEVI Marta (Vicepresidente)
Consigliere Ricca, per cortesia.

SINDACO
Neanche in questo... Anche un altro socio è interessato a costruire un'aggregazione più
vasta.
Infine, vorrei dire che sembra che qui facciamo una cosa particolarmente fuor d'opera,
ma vorrei segnalare che ci sono significative città italiane (Firenze, Trieste, Udine,
Bergamo, Cremona, Como, Reggio Emilia, Belluno, Padova, Perugia, tutti capoluoghi
di provincia o di regione) che, già oggi, hanno sistemi misti di Trasporto Pubblico
Locale. Quindi, francamente non vedo dove sia il problema.
Guardate che sarà sempre più così. Vi segnalo una cosa che forse è sfuggita: dal 2014 -
fino ad oggi non lo erano -, le società partecipate al 100% da Comuni saranno
assoggettate anche loro a criteri e regole del Patto di Stabilità. Questo renderà la vita
delle società partecipate al 100% molto più complessa di quanto, invece, non accadrà
per una società a capitale misto. Forse, anche questa è una cosa che andrebbe
considerata.
Eviterei di richiamare come una buona pratica quello che è successo a Genova nelle
scorse settimane, perché quel movimento che ha contrastato la decisione
dell'Amministrazione Comunale di Genova di aprire la sua società a capitali privati ha
fatto il peggior danno possibile ai lavoratori di quell'azienda, in quanto il Sindaco è
dovuto tornare indietro e l'azienda rimarrà pubblica. Presumo che, sulla base di questa
situazione, il Sindaco o chi gestisce quella società avrà difficoltà a ristrutturare questa
società, che continuerà ad accumulare passività e, dopo tutto quello che è successo a
Genova, non ci sarà un operatore privato che vi metterà piede.
Il risultato è che, nei prossimi anni, quella società vivrà una vita grama, ad un certo
punto rischierà di scoppiare e quei lavoratori saranno davvero a rischio.
Vorrei dire, come ho già detto alle Organizzazioni Sindacali, che bisogna fare
attenzione, perché si può credere di tutelare i lavoratori e, invece, imboccare una strada
che, alla fine, non li tutelerà affatto. Quindi, attenzione a dare valutazioni che siano
realistiche del quadro e dello scenario dentro cui dobbiamo fare delle scelte.
Penso che abbiamo la possibilità di condurre una cessione del 49% ad operatori che
siano in grado di concorrere insieme a noi ad offrire ai cittadini un servizio adeguato e
che questo consenta sia di conseguire questo obiettivo, che di permettere alla nostra
Municipalità di liberare delle risorse per altre finalità, in particolare per la riduzione
dell'indebitamento.
È stato richiamato il fatto - non voglio eludere neanche questo nodo - del motivo per cui
si vende il 49% e non l'80%, ma questo è l'orientamento prevalente di questo Consiglio
Comunale... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

LEVI Marta (Vicepresidente)
Per favore!

SINDACO
Si è fatto così anche in tutte le altre città in cui si è fatta l'operazione, perché, se si vuole
un socio industriale, il socio industriale viene se gestisce, altrimenti è necessario trovare
un socio finanziario; se si vuole un socio finanziario, bisogna sapere che il socio
finanziario mette i soldi in quanto gli si dà una redditività, che non è meno di un titolo
di Stato.
Garantire la gestione di un'azienda di Trasporto Pubblico, non GTT. In Italia, mi pare
molto arduo trovare un'azienda di Trasporto Pubblico che garantisca una redditività ad
un socio finanziario del 5, 6 o 7%; quindi, credo che sia una strada teoricamente
percorribile, ma, praticamente, di difficile percorribilità.
Naturalmente, è del tutto legittimo pensare che si potrebbe alienare più del 49% (il 50%,
il 51%, il 70%, l'80% o anche il 100%) e ci sono anche delle ragioni per pensare che
possa essere una scelta non infondata; però, poi le scelte si fanno in funzione delle
condizioni che le rendono praticabili.
L'orientamento prevalente di questo Consiglio Comunale è che non si debba andare
oltre il 49%; prendo atto di questo e, naturalmente, mi attrezzo per realizzare la
dismissione in questa direzione.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Possiamo procedere con la votazione del provvedimento, partendo, ovviamente, dagli
emendamenti.

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