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Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 12 Dicembre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 7

Comunicazioni del Sindaco su "Protesta dei forconi".
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo alla discussione congiunta della richiesta di comunicazioni del Sindaco,
presentata dai Consiglieri Tronzano e Ricca, in relazione alla protesta del movimento
dei forconi, della richiesta di comunicazioni del Sindaco, presentata dal Consigliere
Paolino, sulle difficoltà del traffico legate ai blocchi, alla chiusura degli esercizi
commerciali, ai problemi di ordine pubblico e della richiesta di comunicazioni del
Sindaco, presentata dal Consigliere Scanderebech, sulle difficoltà che la città ha
incontrato in questi giorni a vivere con serenità.
Interviene il Sindaco, il quale era disponile a rispondere già lunedì, ma gli eventi del
Consiglio Comunale non ci hanno consentito di ascoltarlo.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Rispondo naturalmente volentieri alla richiesta di informazioni sugli eventi che negli
ultimi giorni hanno investito la vita della nostra città.
Gli eventi sono conosciuti. A partire da lunedì, abbiamo avuto in città una iniziativa
di promozione e attivazione di azioni di interruzione e di blocco della vita cittadina,
diffuse in tutto il territorio cittadino, che si sono espanse anche all'area metropolitana
e ad altri Comuni.
Lunedì abbiamo avuto la città sconvolta da trenta blocchi stradali. Martedì questa
attività di blocco si è estesa a circa quarantacinque blocchi. Ieri vi è stata una prima
diminuzione di questa attività. Oggi persistono, qua e là, fuochi di questo
movimento, ma è una situazione che tende alla normalità.
Questa azione di blocchi ha interessato essenzialmente i principali assi di
comunicazione della città (gli assi tangenziali, i grandi corsi, le stazioni della
metropolitana, le stazioni ferroviarie) e si sono concentrati soprattutto nella zona
nord della Città. A questo si sono aggiunti sporadici cortei, che in questa o quella
zona hanno bloccato l'attività, anche nel centro cittadino.
In questi giorni, ovviamente, la nostra Centrale Operativa ha ricevuto un flusso
costante e continuo di segnalazioni di cittadini: 1.300 segnalazioni sono pervenute
lunedì, 1.400 il secondo giorno, 1.100 ieri. Segnalazioni volte a segnalare problemi
che si manifestavano in questo o quel punto della città.
Anche l'attività dei mercati è stata in questi giorni caratterizzata da una continua
azione tesa a bloccarne l'attività. Inoltre, coloro che hanno promosso questo
movimento hanno messo in essere un'azione di intimidazione nei confronti dei
commercianti e molti negozi sono stati costretti ad abbassare le saracinesche e a
sospendere le loro attività da gruppi che li hanno intimiditi.
Questi eventi erano stati preceduti, sul finire della scorsa settimana, da un'azione
diffusa, propagata soprattutto via web, che annunciava questi eventi e soprattutto
intimidiva in primo luogo gli esercenti, ma più in generale i cittadini, con l'obiettivo
di scoraggiarne l'attività.
A questo tipo di manifestazioni si è immediatamente messa in essere un'azione di
contrasto, da parte della Prefettura, della Questura, delle Forze dell'Ordine e anche
da parte della nostra Amministrazione, con la mobilitazione del Corpo dei Vigili
Urbani. Il primo giorno si è cercato soprattutto di contenere queste manifestazioni,
auspicando che il contenimento potesse indurre una qualche forma di ragionevolezza
in chi li promuoveva. Non essendosi manifestata alcuna forma di ragionevolezza,
dalla giornata di ieri l'azione di contrasto si è fatta molto più ferma e molto più
determinata, producendo una riduzione dell'attività di blocco e di paralisi della vita
della città.
Oggi mi pare che la situazione sia nettamente in via di miglioramento, anche se
persistono qua e là attività di blocco. Tutti i principali mercati hanno aperto questa
mattina. Il CAAT, che è il Centro ortofrutticolo che rifornisce i mercati ogni mattina,
ha potuto operare normalmente. Non si segnalano blocchi stradali significativi, se
non sporadici e di brevissimo momento.
C'è una situazione che, pur ancora mantenendo qualche criticità, si avvia, almeno
apparentemente, verso una condizione di normalità. In ogni caso, noi lavoriamo
perché sia così.
Quale sia la lettura che si debba dare di questo movimento è questione che oggi è al
centro di molti commenti e di molte riflessioni, di cui possiamo leggere
testimonianza anche sui giornali. Quello che si è visto è un movimento di difficile e
immediata catalogazione; è un movimento eterogeneo nella sua composizione: nuclei
di ambulanti, esterni alle organizzazioni di rappresentanza del movimento del mondo
del commercio, che in realtà non è la prima volta che manifestano il loro disagio, che
è segnatamente riconducibile, se si vogliono cercare delle ragioni, a due temi:
all'attuazione della Direttiva Bolkestein da un lato e all'introduzione delle tariffe
della Tares. Settori di lavoratori che si trovano in condizione di disagio, di difficoltà,
di disoccupazione, o di cassa integrazione, che rappresentano anche in questo caso il
proprio disagio esternamente alle organizzazioni sindacali. Gruppi di studenti e
rifugiati stranieri della nostra città. Ricordo che sono quasi mille i rifugiati
dell'emergenza Nord Africa che vivono nella nostra città, a cui si sono mescolati
anche realtà del tutto lontane dalla politica, come gli ultrà della tifoseria sportiva, che
si sono mescolati a questo movimento.
Quindi si tratta di un movimento molto variegato nella sua composizione, che non ha
una piattaforma di rivendicazioni, non ha una leadership riconosciuta, con cui
stabilire in qualche modo una interlocuzione. Quindi è un movimento carsico, che
compare e scompare, di difficile gestione, nel senso che gli strumenti classici di
interlocuzione con i movimenti, anche nelle fasi di tensione, non appaiono essere
quelli idonei a stabilire una qualche forma di lettura e di relazione con questo
movimento che si è manifestato.
Ovviamente, pur essendo un movimento composito, in cui ciascun segmento esprime
motivazioni diverse, non c'è dubbio che sarebbe sciocco non vedere che queste
manifestazioni affondano le radici in un disagio sociale, che è figlio di una crisi
economica e sociale che da anni segna la vita del nostro Paese e anche della nostra
Città e che produce, quindi, in questo o in quel settore sociale, manifestazioni non
solo di disagio, ma anche di esasperazione.
Tutto questo credo vada considerato attentamente, ma la lettura sociale di quello che
accade non può, tuttavia, giustificare che si dia luogo alle manifestazioni da cui è
stata investita la nostra città e non solo la nostra città. Sappiamo che il movimento
dei forconi si sta manifestando in tante città italiane e che oggi manifesterà a Roma.
Il disagio, le difficoltà, l'esasperazione, non giustificano l'interruzione di pubblici
servizi, non giustificano che si dia luogo a pratiche di intimidazione nei confronti dei
cittadini, non giustificano che si scarichi sulla città e sui cittadini questo disagio,
producendo ad altri cittadini conseguenze negative che non hanno ragione di essere.
In genere, dovrebbe essere così.
Un movimento, quando si organizza, tende a darsi forme di lotta che gli consentono
di acquisire consensi. Quello che abbiamo visto in questi giorni è un movimento che
ha assunto forme di lotta, che certamente non acquisiscono consenso, perché
bloccare un tram e obbligare i cittadini a scendere, come è accaduto l'altro giorno,
bloccare i mercati e non consentire agli esercenti commerciali di svolgere la loro
attività, impedire a delle mamme di portare i bambini all'asilo o alla scuola materna
o di andarli a prendere, non ha niente a che vedere con un disagio sociale, che può
essere riconosciuto, ma da cui non può derivare un'attività che mette in causa la vita
quotidiana della gente, le proprie forme di organizzazione, i propri comportamenti, le
proprie esigenze, i propri tempi, i propri orari e le proprie incombenze.
Questa è la ragione per cui, di fronte a questo fenomeno, dopo aver cercato di
contenerlo e, visto che il contenimento non era sufficiente, si è scelta una linea di
contrasto molto netto da parte delle Forze dell'Ordine, che noi abbiamo condiviso e
sostenuto. Desidero esprimere un ringraziamento al Questore e alle Forze
dell'Ordine, che in questi giorni sono stati impegnati in un'azione di contrasto non
semplice, perché un conto è dover arginare una, due, tre manifestazioni, un conto è
dover fare i conti con mille fuochi che si spostano continuamente. L'azione di
contrasto è obiettivamente più complessa, lo capiamo tutti.
Quindi, a maggior ragione, credo che dobbiamo esprimere apprezzamento nei
confronti del Forze dell'Ordine. Così come voglio esprimere apprezzamento nei
confronti del Corpo dei Vigili Urbani, che in questi giorni è stato sul terreno con la
stessa forza, determinazione e dispiegamento di energie delle Forze dell'Ordine.
Desidero anche ringraziare la Coldiretti, la Confesercenti, la Confcommercio che, a
partire dalla giornata di ieri, hanno messo in campo un'azione nei confronti dei loro
associati, che consentisse ai loro associati di non sentirsi soli, di non essere esposti
alle intimidazioni e hanno agito affinché le attività commerciali potessero tornare al
loro normale svolgimento. Se questa mattina gran parte dei mercati sono aperti,
credo lo dobbiamo anche all'azione attiva e molto determinata di queste
organizzazioni.
Infine, voglio ringraziare i tantissimi cittadini che in questi giorni così difficili non si
sono lasciati intimidire, hanno sopportato quello che è accaduto con grandissima
pazienza e forza, che hanno manifestato costantemente in tanti modi, anche ieri sera,
davanti al Palazzo Comunale, la loro indignazione nei confronti di quello che
avveniva e il loro sostegno all'azione di contrasto messa in campo dalle Forze
dell'Ordine e dall'Amministrazione Comunale.
Concludendo, credo che dobbiamo avere una conduzione che si muova su due fronti:
da un lato dobbiamo essere fermi e determinati nel contrastare ogni forma di
intimidazione, o di attività che interrompa la vita della città e che produca dei danni
ai cittadini. Da questo punto di vista dico con grande chiarezza che, così come è stato
in questi giorni, l'azione dell'Amministrazione Comunale sarà volta, insieme alle
Forze dell'Ordine, a garantire la normalità della vita della città e non sarà tollerato
nessun atto che la sconvolga.
Per altro verso, naturalmente, proprio perché sappiamo che queste manifestazioni
affondano le loro ragioni in un disagio sociale che è figlio della crisi, questo ci
sollecita naturalmente a mettere in campo tutte le iniziative che sono necessarie per
interloquire con chi vive questo disagio e per individuare anche le forme con cui dare
delle risposte, almeno per le responsabilità e per le possibilità che abbiamo.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Ringrazio il Sindaco, in modo non formale, per le parole che ha testé citato, perché
finalmente almeno una persona identifica questo tipo di protesta come qualcosa da
ascoltare. Quindi questa mi pare un'importante apertura che oggi il Sindaco ha
espresso; altrettanto importante è stata la sua ferma condanna rispetto alle
manifestazioni violente, che è stata espressa nei giorni scorsi.
Pertanto, inizio questo intervento dicendo al Sindaco che se vorrà potrà leggere la
proposta di ordine del giorno che ho presentato, che va esattamente in linea con
quello che è il suo spirito, con il quale ha interloquito con quest'Aula, che non vedo
completamente soddisfatto dalla proposta di ordine del giorno presentata dal suo
Partito di maggioranza relativa. Secondo me, ci sono quindi le condizioni per fare un
ordine del giorno comune che sollecita il Governo a una serie di ragionamenti.
Io sostengo che i disagi creati ai cittadini sono inaccettabili, sono inaccettabili i
blocchi stradali, le vetrine spaccate, sono inquietanti le infiltrazioni che sicuramente
ci sono state all'interno di queste manifestazioni. Quindi condanna assoluta, ferma,
senza se e senza ma, senza indugio, nei confronti di una manifestazione
sostanzialmente violenta, al di fuori della legalità.
Però, Sindaco, è altrettanto doveroso non cavalcare il populismo, ma credere a tutti i
costi, con fermezza, nella politica, che è quella che media fra interessi e valori, che
conosce il proprio territorio, i propri elettori. Alla manifestazione svoltasi lunedì
hanno partecipato persone che conosciamo personalmente, che sono stanche,
smarrite, scoraggiate, non sono delinquenti.
Se il Sindaco ricorda le sue origini di uomo di popolo, anche movimentista, ricorda
anche che la politica è la fatica dell'ascolto, perché ascoltare è impegno. Pertanto,
ritengo che il ritorno del Sindaco nei Palazzi che contano sia molto importante, se
però il Sindaco continuerà a mantenere l'umiltà che oggi ha dimostrato in
quest'Aula. Umiltà vuol dire capacità di ascoltare, capacità di percepire, capacità di
fare lo statista, anche da Sindaco. Perché dico statista? Perché lo statista è quello che
vede oltre i propri occhi, oltre la propria ideologia, vede che qualcosa non sta
funzionando. Le parole che oggi il Sindaco ha detto in quest'Aula dimostrano che il
Sindaco sta perlomeno seguendo quel tipo di impostazione.
Se, invece, il Sindaco confondesse (come è successo con qualche dichiarazione di
questi giorni rilasciate dallo stesso Sindaco) le manifestazioni come un attacco
personale, dicendo: "Non permetto che questa situazione avvenga nella mia Città. Io
ho fatto tantissime cose per questa mia Città", allora sbaglierebbe, perché qui è tutta
la politica che è sotto accusa. Conseguentemente, la politica ha soltanto un modo per
rispondere, il più democratico che io conosca: ascoltare e proporre.
Un'altra cosa che ho scritto nell'ordine del giorno riguarda una delle poche cose che
non condivido nell'intervento del Sindaco, cioè che i cittadini non sono obbligati a
fare delle proposte. La democrazia rappresentativa serve proprio a questo, noi siamo
qui per rappresentare gli interessi e i valori dei cittadini che ci votano. Quindi se i
cittadini manifestano un disagio, non è detto che tutte le volte a questo disagio debba
corrispondere una proposta, ma di sicuro non ci deve essere violenza.
Per cui, ritengo che il compito vero della politica sia ascoltare queste ragioni e
tradurle in una proposta concreta. Perché liquidare il tema solo come ordine pubblico
sarebbe miope - e il Sindaco non l'ha fatto - e ideologicamente scorretto. Credo che
in quella manifestazione ci fossero dei padri, dei nonni, degli zii, dei figli, adesso
abbiamo ascoltato anche i ragazzi e gli studenti, che non sono, però, sobillati dalla
destra (ed è questo l'errore che secondo me fanno alcuni a sinistra), non sono
sobillati da qualcuno, perché se continuiamo a ragionare su questi preconcetti e
pregiudizi, continuiamo a sbagliare.
Se un Consigliere partecipa a una manifestazione, o alcuni giornali, identificati in
una determinata area, scrivono né contro né a favore, ma per interloquire con un
tessuto sociale, non dobbiamo dire che i manifestanti sono fomentati dalla destra,
perché sarebbe un'ulteriore errore. Lo dico al Consigliere Curto, in particolare,
perché anche ieri in Conferenza dei Capigruppo abbiamo dibattuto su questo.
Quindi ribadisco che liquidare questo tema soltanto come un problema di ordine
pubblico sarebbe un grave errore, perché quando si parla di ideali, signor Sindaco, le
rivoluzioni iniziano per strada e finiscono a tavola. Ma quando non c'è più il pane
per i propri figli, i rischi sono maggiori, diventano importanti, da non sottovalutare.
Anche nelle interviste che abbiamo ascoltato ad esempio sul Tg3 e anche su Sky
abbiamo visto ad esempio operai che guadagnano 1.000 Euro al mese. Alcune
persone, residenti in un altro Comune, mi hanno detto che hanno ricevuto il
bollettino della TARES con un importo superiore a 1.000 Euro rispetto all'anno
precedente.
Questo malcontento diffuso, purtroppo, è reale. Noi non dobbiamo cavalcare questo
malcontento con il populismo, ma dobbiamo rispondere con azioni politiche. Ed è
per questo che chiedo al Sindaco di leggere questo ordine del giorno, che
sostanzialmente chiede al Governo tre cose semplici, in linea con il pensiero del
Sindaco e credo che anche il Capogruppo del PD, Paolino, possa valutarlo con
attenzione: "Tutto ciò premesso, il Consiglio Comunale impegna il Sindaco a
comunicare al Governo la richiesta di valutare le ragioni della protesta e agire
politicamente, nell'ambito delle possibilità delle leggi, per dare risposte concrete a un
disagio ormai evidente dei cittadini e dare riscontro agli interessi collettivi diffusi".
Secondo: "A comunicare al Governo che la Città di Torino condanna senza indugio
le violenze e i soprusi di questi giorni da parte di frange minoritarie delinquenziali,
che hanno portato all'esasperazione i cittadini", e questo non possiamo consentirlo.
Terzo ed ultimo: "A comunicare al Governo che la Città di Torino distingue, in modo
netto e senza equivoci, i manifestanti che agiscono nei limiti della legalità per far
conoscere le proprie ragioni, dai delinquenti o da coloro che si sono posti fuori dalla
legalità".
Io credo che questo sia un ordine del giorno civile, saggio, importante. Credo che
possa essere condiviso da tutto il Consiglio Comunale.
Penso che le parole del Sindaco abbiano rassicurato chi, come me, voleva ascoltare
una parola a favore di questa manifestazione di disagio, naturalmente all'interno dei
limiti della legalità, e una parola di condanna netta e forte alle violenze, ai soprusi, ai
saccheggi, alle minacce che ci sono state in questa città e che non sono assolutamente
accettabili.
Quindi, chiedo al Sindaco di valutare questa proposta di ordine del giorno. Non è il
caso di votarla oggi, perché sicuramente non abbiamo le firme necessarie nel rispetto
delle modalità regolamentari. Ma lunedì prossimo, Consigliere Paolino, possiamo
fare uno sforzo insieme, per dare dei segnali ai cittadini, con risposte politiche
convincenti, anche se magari non di nostra competenza, ma almeno dei segnali.
Ed è per questo, Capogruppo Paolino, che forse la vendita di GTT oggi, perché tanto
lunedì lo sciopero c'è lo stesso, avrebbe consentito di dare un segnale politico
dicendo: "Ci liberiamo di una parte di un'azienda municipalizzata per garantire al
Comune quei soldi che abbassino il debito e consentano al Comune stesso di
garantire servizi più efficienti e magari una riduzione delle tasse".

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Ricordo ai Consiglieri che la proposta di ordine del giorno presentata dal Consigliere
Tronzano è stata depositata ma non iscritta all'Ordine del Giorno, perché sono
necessarie nove decimi di firme dell'Aula per poterla iscrivere immediatamente
nell'Ordine del Giorno e poterla discutere.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Io pensavo che Torino fosse morta sotto una cappa di associazioni, di reti, di una
cupola che per anni ha fatto in modo che la piazza non potesse più parlare, o
comunque che la piazza venisse manipolata e gestita quasi a proprio piacimento.
Sono felice di vedere che così non è, che la medaglia d'oro alla resistenza ogni tanto
qualcuno se la ricordi e venga fuori. Questa è proprio resistenza, la resistenza a un
Governo che sta affamando questa città, che sta affamando il Paese e che non
proietta niente nel futuro per cercare di migliorare la qualità della vita.
Le uniche priorità del Governo sono la legge elettorale e la legge sull'indulto. Questo
è quello che si è potuto capire ieri. Ed è per questo che la gente scende in piazza e
noi condividiamo i motivi della protesta. Anche perché abbiamo un Governo che
sconta ai gestori delle slot-machine i 98 miliardi di Euro di multa a 611 milioni di
Euro, che lascia l'Iva al 22%, quando nella vicina Svizzera è al 8% e in Germania è
al 19%, con la pressione fiscale media al 44% e quella delle imprese al 68,6%.
Questi sono i motivi per cui i padroncini, gli artigiani, gli operai scendono in piazza a
manifestare. I giovani scendono in piazza a protestare (lo abbiamo visto questa
mattina) perché la disoccupazione giovanile in questo Paese è al 41,4% (è un dato di
ieri), mentre negli altri Paesi la disoccupazione è al 12,5%, al massimo dal 1977.
Questo Governo, che doveva cercare di risolvere i problemi del Paese, non cancella
la Legge Fornero, che non permette ai nostri anziani di poter andare in pensione, ma
li obbliga a lavorare ancora. La TARES ammazza il commercio, perché abbiamo
visto quanti commercianti pagano di più rispetto agli altri anni, in un momento di
incassi minori. L'IMU, che doveva essere abrogata, viene fatta pagare lo stesso.
La gente si arrabbia per questi motivi, perché chi deve fare, non fa e chiacchiera,
continua a rimandare. Quando sul prossimo anno sono già previsti dei tagli, perché
bisogna stare in questo famoso 3%.
Ed è per questo che la gente - giustamente - scende in piazza e si arrabbia. Io sono
solidale con quelle persone che cercano di manifestare in maniera pacifica, perché
bisogna distinguere la protesta pacifica dalla protesta violenta.
Sono solidale con le persone che manifestano pacificamente e che provano a far
sentire la propria voce con l'unico strumento a disposizione: quello della protesta.
Non vi arrabbiate se, per una volta, non siete voi a guidare la protesta, ma la gente lo
fa da sola, perché, dopo tanti anni, la gente si è ripresa la piazza. Qual è l'unica città
di questo Paese che ha visto scontri di questo tipo? Torino. Per quale motivo?
Perché, storicamente, Torino non è in grado di contenere i delinquenti; lo dimostrano
i centri sociali e lo dimostra Askatasuna: quattro arresti per terrorismo e arrivano tutti
dallo stesso centro sociale. Si tratta di un centro sociale che rivendica le azioni. Li
abbiamo avuti qui sotto lunedì, che cercavano di sfondare e, sempre lunedì mattina,
erano in piazza a tirare i mattoni davanti alla Regione, causando il ferimento di
quattordici agenti.
Questa è una chiara responsabilità di chi amministra e governa questa Città. Nessuno
ha fatto niente per prevenire: dieci camionette e 170 agenti. Dovevamo fermare una
cosa di questo tipo, quando, chi doveva sapere, sapeva e, chi doveva sapere, poteva
intervenire; invece abbiamo lasciato che tutto fosse gestito da 170 agenti: ne
avevamo otto davanti al Comune e quattordici davanti alla Regione.
Che cosa potevano fare questi poveretti per contrastare 5.000 persone arrabbiate? È
per questo che dico che il Tavolo Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza, che il
Sindaco ha chiesto, doveva essere convocato prima o, se è stato convocato,
bisognava spiegare che si trattava di qualcosa di diverso rispetto alle solite
manifestazioni. C'è un'incapacità e lo dimostra il fatto che, oggi, l'Askatasuna ed il
Gabrio sono ancora pieni di quella gentaglia, di quei delinquenti, perché sono solo
delinquenti se manifestano in quel modo; e, dopo che hanno commesso di nuovo atti
di violenza, nessuno prende provvedimenti.
Sindaco, oggi, di fronte a quello che è successo, ha un'occasione storica, quella di
prendere una posizione chiara e netta sulla delinquenza, di destra e di sinistra, perché
il delinquente è un imbecille, non ha un colore politico e non è politico, è solo un
imbecille; prenda una decisione ferma e chiara e dica che, da quest'oggi, a Torino
torna ad esserci la legalità, perché i torinesi vogliono la legalità.
Dobbiamo impedire che, nel corso di qualsiasi manifestazione, si metta di mezzo un
infiltrato che trasformi una protesta pacifica in un momento di guerriglia. Questo è
quello che deve fare una Città come Torino, che ambisce ad essere una Città europea,
perché, quello che abbiamo visto negli scorsi giorni, probabilmente non succede
neanche a Kiev.
Sindaco, lei ha questa occasione, prenda una decisione chiara e netta: dia l'ordine di
sgomberare i centri sociali e di intervenire nei confronti di tutti quei delinquenti.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Greco Lucchina.

GRECO LUCCHINA Paolo
Ringrazio il Sindaco per queste comunicazioni. Condivido in parte le riflessioni fatte
sull'ordine pubblico dal Consigliere Ricca; certo è che testimonio la valenza
dell'approccio che questa Amministrazione e lei, Sindaco, oggi, con le sue parole ci
avete voluto manifestare.
Condivido anche il pensiero rispetto a quella che è una non semplice valutazione sul
movimento dei forconi. Lo ha detto anche lei, è una cosa molto variegata, che non si
rassomiglia in nessuna parte d'Italia; in alcuni casi risulta essere pacifica e colorata,
mentre, in altri casi è - io dico - tetramente violenta e minacciosa.
È vero, esiste uno spontaneismo dettato da quella che è l'esasperazione di questa
interminabile crisi economica e, probabilmente, dalla lentezza di quelle che sono le
politiche tese a contrastarla. Esiste, però, parallelamente anche una forma di
infiltrazione di formazioni politiche estremiste, che rendono questo quadro
inquietante: un invito a quella che è insurrezione ed insubordinazione contro una
classe politica che, talvolta, è vero che è dedita al malaffare, agli sprechi ed ai
privilegi, ma non solo; in questi giorni, c'è una protesta che, evidentemente, se la
prende in particolare con il Governo Letta e con quelle che sono le politiche di
austerity.
Gli slogan riguardano la chiusura di Equitalia, la rimozione dell'alta finanza e la
cancellazione dell'Euro. Inoltre, questo movimento evidentemente mira alla caduta
di tutte le Istituzioni: Governo, Parlamento, Presidente della Repubblica e le altre
Istituzioni, che, oggi, qui rappresentiamo.
Credo che forse ci chiedono troppe cose insieme: equità sociale, trasparenza,
contrasto al sistema clientelare, sburocratizzazione, rilancio dell'economia interna,
abolizione di un sistema di riscossione che giudicano terroristico e tanto altro;
naturalmente, credo che protestare sia assolutamente legittimo, ma tutto questo non
può essere chiesto con lo strumento della guerriglia urbana.
Nei giorni scorsi, ho condiviso le sue dichiarazioni, Sindaco; lei ricordava: "Sono
preoccupato, perché Torino ed i torinesi non sono stati rispettati. Manifestare è
legittimo, ma non si può sconvolgere la vita della città e la normalità di chi la abita".
È vero, in più di un'occasione, i commercianti che non avevano aderito alla protesta,
rifiutandosi di chiudere i loro esercizi, sono stati costretti a farlo, ma dico anche che
ognuno di noi - io per primo - può dare una prima risposta, lasciando a casa la paura,
i dubbi e l'incertezza. Ieri, oggi e domani io andrò a lavorare, pranzerò in un bar che
non ha ceduto a queste minacce e, poi, farò il mio dovere in Consiglio Comunale.
Come abbiamo ricordato, protestare è un diritto, ma lo è anche andare a lavorare,
spostarsi, prendere un'auto, un treno o un autobus.
Sono sicuro che non sia un diritto devastare la piazza più bella di Torino e neanche
costringere per ore migliaia di persone a rimanere bloccate in auto.
Se vogliamo un'Italia migliore, dobbiamo fare un discorso più ampio: la dobbiamo
costruire senza questa paura e senza le minacce attraverso questi blocchi selvaggi che
impediscono la libera circolazione di persone, mezzi e merci.
Io non voglio decisamente questa Italia; soprattutto non è più bella di quella che
avevamo fino a ieri, anzi, è indubbiamente più pericolosa e triste.
Nel mio piccolo, in mezzo a quelle che sono tante riflessioni che inneggiano alla
rivolta, ne propongo una diversa: andiamo all'Università, andiamo a lavorare,
portiamo i nostri figli a nuoto o a calcio, insomma riprendiamoci la nostra città, ma
senza violenza, semplicemente continuando a fare quello che facciamo tutti i giorni.
Credo anche che sia decisivo da parte nostra dover contribuire per questo
cambiamento. Lo dico perché sono tutti bravi a cambiare in peggio. Ho riflettuto: che
cosa ci vuole a minacciare un esercente? Che cosa ci vuole a bloccare una via? Ci
vuole molto poco, mentre credo che ci voglia tanto a portare speranza, a promuovere
idee costruttive ed a lavorare per politiche per il bene di tutti noi.
Credo che sia impegnativo essere solidali in concreto con chi ha bisogno. Ritengo
che questa sia la strada più difficile, ma è anche quella che - credo - tutti noi, qui
dentro, dobbiamo intraprendere, con il senso delle Istituzioni e, soprattutto, con il
rispetto.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Non vorrei fare semplificazioni, come spesso ho sentito fare in queste ore, soprattutto
anche dalla nostra parte politica della sinistra.
Abbiamo visto aderire alle proteste dei cosiddetti forconi piccoli imprenditori in
crisi, agricoltori, cittadini di sicuro sofferenti ed arrabbiati e giovani precari; persone
che, in qualche modo, probabilmente non sono rappresentate dalle forze politiche del
Parlamento e che non votano da anni, o anche persone che non si sentono più
rappresentate dai Sindacati e dai Partiti tradizionali. È tutto vero. Ci sono anche i
lavoratori autonomi e le aree del disagio sociale delle nostre periferie.
A differenza di una certa sinistra, non ho avuto alcuna invidia a vedere queste
manifestazioni di protesta diventare tumultuose e sempre più ingombranti nella scena
pubblica; le ho guardate con interesse, ma, a differenza di molte persone un po' naif
in questi giorni, non vedo nello spontaneismo e nell'organizzazione l'unico tratto di
questa vicenda, anzi. Quello che è successo a Torino non lo descriverei come il
naturale esito di una città in crisi; credo che ci sia ben altro, ben più pericoloso e -
ritengo - organizzato. Lo dico così.
I fatti di Nichelino di ieri sono al limite dell'eversione: costringere il Sindaco di una
città ad uscire con il casco della Polizia, fingendosi parte delle Forze dell'Ordine, è
qualcosa di inquietante per tutte le Istituzioni democratiche.
Pensare che, da giovedì a lunedì, qualcuno abbia passato il tempo ad intimidire ed a
far finta di far parte della Questura o della Prefettura di Torino per dire che per
l'incolumità di tutti era bene che quei luoghi rimanessero chiusi, è un qualcosa che
puzza - ve lo dico così - di stampo mafioso; lo è di sicuro il tipo di intimidazione.
Non so se trae le sue radici nelle realtà organizzate della criminalità, ma faceva bene
il Consigliere Ricca a ricordare i grandi interessi anche delle criminalità organizzate
di questo territorio.
Proprio perché non bisogna far sì che tutto sia la stessa cosa, non sto dicendo, a
differenza di quello che hanno detto in molti, che tutto quello che è lì fuori di stampo
eversivo è di destra, è fascista, ma sto dicendo che, dietro i local manager (che sono
stati spesso gli ambulanti e gli autotrasportatori) e dietro al braccio armato, mi
dispiace Consigliere Ricca, non solo dei centri sociali, se qualcuno ha aderito, ma
delle curve degli ultras, ho paura che si sia mosso qualcosa in modo molto più
eversivo di quanto raccontato da voi oggi.
Se fosse così, sarebbe un problema per tutti. Ed è ancora più problematico il fatto che
la Prefettura e la Questura non abbiano garantito ad ogni esercente e ad ogni
commerciante di sentirsi libero nella Città medaglia d'oro della Resistenza. Altro che
rivolta, Consigliere Ricca! Ma quale rivolta? Che cosa c'è di libertà nel non poter
aprire o decidere se scioperare o meno?
Le piazze non sono della sinistra, sono di tutti. La Costituzione fa sì che siano di
tutti. Anzi, i comunisti, i democristiani, i liberali e tutti quelli che hanno fatto la
Resistenza hanno fatto sì che quelle piazze fossero per tutti e di tutti.
Il punto è: Torino è una città aperta, sì o no? Torino ha questo stesso livello di
impegno, anche da parte delle forze del centrodestra, nel saper distinguere le ragioni
della protesta dalla violenza, sì o no? Non ho sentito le vostre frasi quando, qualche
anno fa, gli studenti manifestavano contro la Gelmini o contro la Moratti. Non ho
sentito le vostre parole quando c'era da fare una distinzione fra chi, lecitamente, in
una valle decide di opporsi ad un progetto faraonico e, secondo loro e secondo tanti,
ingiusto in questo momento di crisi economica. Non ho sentito quei distinguo.
Sapete qual è il problema (ed è un problema di tutti)? Le forze organizzate devono
fare quello che, dopo quella Costituzione e quella Resistenza, hanno saputo fare i
grandi partiti di massa, cioè trasformare tanti ribelli e tanti sudditi in cittadini di
questo Paese.
Finché quell'odio non viene trasformato in una forma diversa, che è quella del
riscatto, e lo dico a tutti i populismi, quelli guidati da più miliardari in questo Paese...
Sì, ce l'ho con Beppe Grillo e con Silvio Berlusconi, sto parlando di loro; se
quell'odio non si trasforma in riscatto, i limiti del populismo li vedremo bruciare
come in Grecia. Sto dicendo proprio questo: li vedremo bruciare come in Grecia.
Dobbiamo dare speranza alle persone, perché possano cambiare e saltare anche le
larghe intese. Fatevelo dire da chi non sta nelle larghe intese di quelle piazze che
uniscono i populismi di destra e quelli del Movimento 5 Stelle e non sta neanche
nelle larghe intese di quel Palazzo; o saltano concettualmente le larghe intese e la
gente riprende a sperare che il cambiamento esista, o difficilmente riusciremo a dire
che la gente deve pretendere giustizia, giustizia sociale, e non vendetta. Quelle pietre
scagliate contro le Istituzioni non sono - e lo dico in solidarietà - solo contro Cota
(che, secondo me, va mandato a casa per motivi politici, non per gli scandali degli
scontrini), ma quelle pietre in faccia sono contro ognuno di noi, quando non capiamo
che le Istituzioni democratiche sono sotto attacco, perché, spesso, siamo noi stessi a
delegittimarle.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
Consigliere Grimaldi, le ho concesso qualche minuto in più perché il suo Collega
non è presente e, di fatto, in questo momento lei è un monogruppo in Aula, così
tranquillizziamo il Consigliere Cassiani che si agitava.
Ricordo che avete a disposizione cinque minuti per Gruppo e se si sfora di un minuto
o di un minuto e mezzo, non sarò così fiscale.
La parola al Consigliere Scanderebech.

SCANDEREBECH Federica
Vorrei esprimere la mia solidarietà a tutti coloro che sono stati minacciati ed
intimiditi in questi giorni. È giusto manifestare ed è comprensibile essere delusi ed
arrabbiati perché non si arriva più a fine mese, lo sappiamo bene, ma, invece, è
sbagliato obbligare coloro che non vogliono aderire a farlo, intimidendoli con la
violenza verbale e fisica.
Abbiamo avuto modo di essere testimoni oculari, anche solo affacciandoci dai nostri
Uffici, di ciò che è successo martedì pomeriggio in via Garibaldi ed abbiamo visto
con i nostri occhi quali sono state le minacce ai molti bar ed ai molti esercizi
commerciali che, invece, volevano rimanere aperti e non volevano aderire a questo
sciopero ed a questa manifestazione.
La solidarietà ed il ringraziamento vanno anche a tutte le Forze dell'Ordine, che
hanno cercato di contenere i disordini.
È però preoccupante aver visto che alcuni blocchi e disagi sono stati creati dagli
stessi autobus di GTT e dalle stesse persone che lavorano per il nostro Comune. Vi
fornisco l'immagine di un viale in cui, in questi giorni, alcuni autobus sono stati
messi di traverso. Sindaco, mi chiedo come sia possibile che un lavoratore di GTT
possa avere a disposizione degli autobus da mettere in mezzo alle strade della nostra
città; per questo motivo le chiedo di fare chiarezza su questa vicenda.
Signor Sindaco, le faccio un appello per un'apertura al dialogo: metta a disposizione
i mezzi che ritiene più opportuni per offrire un confronto e per raccogliere ed
ascoltare tutti i problemi delle tante persone che, invece, hanno manifestato
civilmente; metta a disposizione una e-mail pubblica o dei numeri di telefono,
pubblicizzandoli, perché sono persone che devono tornare a sentirsi rappresentate
dalle Istituzioni e devono ritrovare la fiducia nelle Istituzioni e nell'azione della
politica.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Confesso che i fatti che si sono susseguiti in questi giorni mi hanno fortemente
colpita e turbata. Girando per i quartieri, tutti noi potevamo respirare un clima di
paura. Nella mia vita, ma penso che sia stato così per tanti altri, ho sentito solo
raccontare di questi episodi. Mi è capitato di leggere dei libri o di vedere dei film dai
quali si poteva comprendere che cosa volesse dire questo clima, ma di persona non
l'avevo mai visto.
I commercianti - come hanno detto prima di me altri Consiglieri ed anche il Sindaco
- avevano paura dei gruppetti organizzati che battevano la zona per obbligarli a
chiudere i negozi, gli anziani avevano paura di uscire a prendere il tram ed i clienti
dei negozi venivano costretti ad uscirne con le minacce di chiusura.
Torino, signor Sindaco, era inerme, paralizzata ed impaurita di fronte a questi fatti;
una città abbandonata alle scorribande, lasciata in mano a poche centinaia di persone
per troppo tempo.
Per quasi due giorni sono stati molto rari gli interventi per riportare l'ordine e la
sicurezza e per sconfiggere quel clima di paura. Conosciamo bene la sollecitudine -
anche io, personalmente - con cui solitamente le Forze dell'Ordine intervengono in
Val di Susa o con gli studenti: perché non è accaduto in questi giorni a Torino? Che
cosa è successo? Perché non c'è stata una pronta reazione dello Stato?
Vi posso dire, ma penso che valga per tanti, che a me tutto ciò non piace e non è
piaciuto, ma, soprattutto, non piace non riuscire a comprenderne le ragioni.
Il Movimento Torino, tramite un comunicato stampa, ha già affermato
pubblicamente il proprio pensiero: "Non abbiamo mai aderito alla manifestazione. Il
diritto a manifestare è di tutti e deve essere sempre tutelato. Ma a tale diritto deve
corrispondere anche il dovere di rispettare il diritto altrui di decidere liberamente di
non manifestare ed esercitare la propria attività commerciale. Le adesioni forzate
tramite lo strumento della paura sono una cosa inaccettabile e a Torino la protesta,
purtroppo, ha avuto questi sviluppi".
Queste parole, però, non bastano; non basta combattere i violenti: noi, e mi metto in
mezzo ovviamente, amministratori pubblici dobbiamo interrogarci per comprendere
le ragioni che, sebbene espresse in alcuni casi in modi riprovevoli, covano come
brace sotto la cenere da tempo. Guardiamo avanti. Signor Sindaco, ci vuole una presa
di coscienza, in particolare da parte nostra, amministratori torinesi, perché - ritengo
di non dire nulla di nuovo - non credo che sia stato un caso che i principali scontri
siano avvenuti proprio nella nostra città.
L'Italia è un Paese in grande difficoltà economica e sociale e a Torino la situazione è
ben più grave che nel resto del Nord. Siamo una delle città più colpite dalla crisi.
Sindaco, la parola povertà non ci deve fare paura: basta buttarla sotto il tappeto, così
come la parola crisi, che non va nascosta. Non ci deve fare paura il prendere atto del
fatto che, negli ultimi venti anni, la politica ha allontanato i cittadini dalle Istituzioni,
non ci deve fare paura ammettere gli errori commessi, le promesse non mantenute,
con le relative speranze non realizzate, le riforme mai fatte, le aspettative tradite ed il
distacco tra i Palazzi e le piazze.
L'onestà, la trasparenza, l'ascolto, la partecipazione, la solidarietà ed il senso di
comunità devono essere parole chiave e tramutate in fatti. Bisogna ricostruire il senso
di fiducia nelle Istituzioni, con particolare attenzione a chi è giovane e si vede senza
speranze ed abbandonato. Non si può più aspettare.
Nonostante Calvani, il leader del movimento dei forconi, in un'intervista di una
quindicina di giorni fa chiedesse - parole sue -: "Che venga fatto un Governo
istituzionale presieduto dalle Forze dell'Ordine", o che inciti a marciare su Roma,
quanto sta accadendo nelle piazze - l'hanno detto anche altri Consiglieri prima di me
-, il sentimento di smarrimento e di rabbia che emerge da tante anime di popolo
(diverse da questa specifica a cui ho fatto riferimento), non può non essere ascoltato.
Concludo con un passaggio che mi è capitato di leggere poco tempo fa e, in parte,
penso che risponda anche alle provocazioni - mi permetto di dire - del Consigliere
Grimaldi; è un passaggio di Gramsci, dai "Quaderni del carcere", e lo cito
testualmente, perché penso che ci dovrebbe far riflettere: "Trascurare e, peggio,
disprezzare i movimenti cosiddetti 'spontanei', cioè rinunziare a dar loro una
direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica,
può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che ad un
movimento 'spontaneo' delle classi subalterne si accompagna un movimento
reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi
economica, per esempio, determina malcontento nelle classi subalterne e movimenti
spontanei di massa da una parte e, dall'altra, determina complotti dei gruppi
reazionari che approfittano dell'indebolimento obiettivo del governo per tentare dei
colpi di Stato". Direi che è più attuale che mai.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario)
La parola al Consigliere Paolino.

PAOLINO Michele
Innanzitutto, desidero, in maniera non formale e non per vicinanza e condivisione,
esprimere tutta la nostra gratitudine al Sindaco Fassino, in particolare per quel grido
lanciato per radio: "Non permetteremo a nessuno di mettere a ferro e a fuoco la mia
Città, la nostra Città", in quanto ha dato il segno della presenza dell'Istituzione
comunale anche per colmare altre assenze, altre lacune, altre inadempienze, altri
errori ed altre sottovalutazioni, che indubbiamente ci sono stati.
Questa attenzione alle persone che vivono ogni giorno nella nostra città (che vanno a
prendere i bambini all'asilo, che vanno al lavoro, che vanno a fare la spesa) è la
preoccupazione che abbiamo tutti quanti noi per quello che stanno vivendo (lo si è
detto in più occasioni ed in molti interventi).
Sappiamo, perché la viviamo insieme alla nostra gente, la situazione spaventosa di
crisi economica in cui versa il nostro Paese in particolare e in cui versano le famiglie.
Sappiamo che è necessario, rispetto ad un'annunciata ripresa, accompagnarla con
interventi, far sì che ripartono i cantieri e che ci siano iniziative a sostegno del
reddito e dei consumi.
Sappiamo che dobbiamo impegnarci tutti in questa direzione. Non capiamo in alcun
modo chi pensa di manifestare, rispetto alla notevole crisi che c'è, inducendo alla
paura ed alla violenza e creando condizioni pesanti. Questa mattina i mercati hanno
riaperto, ma i prezzi al consumo (già al mercato all'ingrosso del CAAT e, poi, al
dettaglio sui banchi) erano pesantemente e sensibilmente aumentati.
Il risultato prodotto da queste persone che dicono di parlare a nome del popolo è che
oggi il popolo paga di più la frutta e la verdura. È una responsabilità che queste
persone si devono assumere; la colpa è loro se, ieri sera, incontrandomi un signore
anziano mi ha detto di essere andato al Famila per comprare qualcosa, ma che non si
poteva permettere le mele a quel prezzo. Questo non lo accetto. Hanno affamato i
torinesi, oltre ad averli obbligati a rinchiudersi in casa. Chi è che vuole e pretende
che qualcuno abbia paura e che non esca di casa? Noi, invece, vogliamo che i nostri
cittadini escano e che siano per strada. Noi vogliamo che i nostri cittadini vivano la
propria vita e la vivano con serenità. Chi è che vuole questo?
Consigliere Tronzano, anche noi abbiamo presentato una proposta di ordine del
giorno e vedremo se riusciremo a trovare delle convergenze, altrimenti ci
presenteremo in maniera separata, per una semplice ragione: non accetteremo in
alcun modo azioni di legittimazione, di giustificazione e, in qualche modo, di
comprensione di ragioni non chiare, che poi portano alla violenza, all'aggressione,
all'intimidazione, alla paura ed all'aumento dei prezzi.
Le dico che non ho condiviso in alcun modo ed il Gruppo del Partito Democratico ha
fatto sì che alle richieste di non svolgere il Consiglio Comunale sia stato anteposto il
fatto che il Consiglio Comunale non si intimorisce e che si deve svolgere
pienamente. Non abbiamo condiviso il fatto che un Consigliere sia andato sul
balcone a farsi osannare dalla folla; non l'abbiamo accettato in alcun modo ed
abbiamo il timore che alcune frasi della sua proposta di ordine del giorno possano, in
qualche modo, suonare come una legittimazione, che non vogliamo in alcun modo
avallare.
Sappiamo e siamo impegnati, insieme a lei - e su questo andremo a vedere le parole
opportune - e a tutti i Gruppi, per cercare, per quella che è la nostra parte e per quello
che possiamo chiedere alle altre Istituzioni, di fermare la crisi, il declino e questa
situazione devastante di impoverimento delle famiglie. Ci siamo, non c'è problema,
ma non possiamo pensare che qualcuno possa arrogarsi il diritto di dire: "In nome di
tutto questo, mettiamo a ferro e fuoco una città", perché su questo, invece, non ci
siamo.
Vogliamo anche esprimere la solidarietà a chi ha svolto il proprio lavoro di garanzia
e di difesa del diritto a manifestare ed ai feriti che ci sono stati tra le Forze
dell'Ordine. Inoltre, vogliamo anche dire che siamo vicini alle persone - e le
ringraziamo - che, invece, hanno creduto di manifestare liberamente; alcune persone
lo hanno fatto ed il Comune sarà sempre la casa di tutti i torinesi anche per un
confronto sui temi specifici. In particolare, con gli ambulanti e con i commercianti lo
facciamo tutti i giorni, quindi noi ci siamo su questo.
Però dobbiamo capire chi sta manovrando; noi abbiamo bisogno che gli inquirenti, la
Questura, la Prefettura e la Magistratura cerchino di capire se è vero che sono state
pagate delle persone per andare ad intimorire i nostri negozianti. È necessario capire
chi sta dietro a tutto questo. Noi abbiamo bisogno di verità ed abbiamo bisogno che
non ci siano tentennamenti.
L'ultima preoccupazione riguarda il fatto che ci sono moltissime e preoccupanti
analogie con il passato; l'ultima di queste è la minaccia di bruciare i libri. Non
possiamo girare lo sguardo dall'altra parte. Non accetteremo che si imponga a
qualcuno di abbassare una saracinesca, che si minacci di bruciare libri o che si
permetta, con la chiusura del mercato agroalimentare, l'aumento dei prezzi (che, poi,
pagano le povere persone, con le quali ci sentiamo più che mai solidali e alle quali
siamo vicini).

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Cassiani; le ricordo che a disposizione tre minuti.

CASSIANI Luca
Impiegherò i tre minuti che mi sono concessi per dire due cose. Questa mattina,
cercando di astrarmi un po' dal dibattito sulle responsabilità di chi è stato da una
parte o dall'altra, ho letto un articolo - che consiglio - di Massimo Giannini su "La
Repubblica", che disegna un quadro un po' più sociologico, cercando di capire che
cosa c'è dietro, perché è successo, che cosa c'è attorno a questo movimento, ma
soprattutto relativamente alla sua spontaneità (per alcuni spontaneità, per altri,
invece, eterodiretto) che ha provocato i disordini della piazza.
È inutile dire che è evidente che siamo dalla parte dello Stato di diritto, che
favoriamo la protesta civile e che qualche politico ha cercato di salire sul carro della
protesta in modo anche un po' inconsueto e, mi pare, un po' ridicolo; sono contento
che il Consigliere Appendino abbia preso le distanze anche da quei guru e da quei
capi del suo Movimento che, invece, inizialmente avevano in qualche modo cercato
di appropriarsene. Mi fa piacere che, nell'analizzare la situazione, il Movimento 5
Stelle di Torino abbia avuto un atteggiamento consapevole, responsabile e anche di
particolare intelligenza.
Secondo me, per capire che cosa sta capitando, tutti dobbiamo chiederci due cose e
mi rivolgo a tutta la Sala Rossa (al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio Comunale): è
un fatto quanto questo sia il momento nel quale la politica è più distante dalla gente,
dal popolo e da quelle persone. Non so se questa distanza sia in qualche modo una
responsabilità solo nostra o della grave crisi sociale che sta attraversando il Paese,
ma sicuramente la politica non riesce più a rappresentare, se non in parzialissima
parte, le distanze, i bisogni, ma anche il desiderio di poter parlare, di potersi
confrontare e di poter dire delle cose (nonostante io le consideri sbagliate, perché,
quando le cose sono populismo, demagogia o corporativismo - come quello che, in
gran parte, abbiamo visto in questi giorni -, è evidente che la politica deve dire delle
cose, deve dare delle risposte ferme), però c'è un gran bisogno di rimettersi in
sintonia con i cittadini e con il popolo e tutta la politica ha perso questa sintonia.
Se, prima, potevamo pensare - lo diceva bene il Consigliere Grimaldi - che questo
movimento o questo popolo fosse di una parte politica, abbiamo visto che, in realtà, è
un'onda che travolge tutti: la sinistra, la destra, il centro, le Istituzioni democratiche,
i Sindacati e le rappresentanze istituzionali del mondo del commercio. Mai come in
questo momento nessuno è in grado di rappresentare, ad esempio, i commercianti e
gli ambulanti. Questo è un problema che dobbiamo porci tutti, perché i corpi sociali
intermedi (che non esistono più, che sono stati travolti e che vengono travolti
tutt'oggi) valgono per i Sindacati, per l'Ascom, per la Confesercenti, per la politica,
per i Partiti e rischia di valere per le Istituzioni...

LEVI Marta (Vicepresidente)
La ringrazio, Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Sono terminati i tre minuti...

LEVI Marta (Vicepresidente)
Esatto.

CASSIANI Luca
No, perché gli altri hanno parlato sette minuti, ma va bene lo stesso. Volevo
terminare, perché mi pareva che fosse importante. Vorrei, però, che la Presidenza
mantenesse questo stesso tipo di atteggiamento con tutti; sia lei, che il Vicepresidente
Magliano, che ha detto a tutti di fare un minuto e mezzo in più.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Carretta.

CARRETTA Domenico
In realtà, dalle risposte e dai ragionamenti del dibattito di oggi emerge chiaramente,
come stava sottolineando il Consigliere Cassiani, la difficoltà di certa politica a
fornire risposte; diventa ancora più difficile fornirle in questo quadro sociale
sconvolto e mutato anche dalla crisi economica in atto.
Prima, in quest'Aula è stato citato Gramsci, che diceva anche che ogni domanda può
avere la sua risposta, però basta riflettere e non dobbiamo nasconderci nemmeno
dietro la difficoltà, tante volte, di sentirci forse inadeguati a fornire certe risposte. In
questo momento, non erano tante le risposte che potevamo fornire, anche perché, al
di là della semplificazione che è stata fatta da alcuni Consiglieri della minoranza, il
movimento era davvero variegato e la piattaforma di rivendicazione era davvero di
difficile interpretazione.
Ciononostante, c'è una crisi. C'è uno smarrimento, nei cittadini ed in alcune
categorie, che è innegabile. In questi giorni, l'unica risposta che si doveva dare era di
fermezza e la fermezza non significava solo contrapporsi, fare muro contro muro,
scendere in piazza e, quindi, fare non delle prove di forza, ma significava dare delle
prove che, in una situazione come questa, potevano essere percepite come tali. La
fermezza significava venire qui in Consiglio, continuare a fare il proprio dovere, al di
là di quelle che erano le urla che coprivano le esigenze di chi stava in seconda fila,
perché davanti io ho sentito urla, ho visto lanciare pietre. Nessuno ha detto che si
tratta di un movimento appannaggio della destra, mentre qualcuno ha detto che si
tratta di un movimento spalleggiato da alcuni movimenti dell'estrema destra, da
alcuni movimenti antagonisti. A me non interessa, perché io non faccio delle
riduzioni per dire che c'erano i centri sociali o c'erano degli altri; c'erano dei
delinquenti davanti, che, con le loro urla, non hanno fatto altro che mettere nel
silenzio quelle che erano le richieste che davvero emergevano dalla piazza.
La nostra risposta è stata quella di stare in Sala Rossa a fare il nostro dovere, ad
affrontare i problemi con delle decisioni impopolari (che toccano anche noi, tante
volte), ma sono delle decisioni che non sono dovute da noi, cioè noi andiamo in
piazza, parliamo con le persone, non è vero che c'è questo scollegamento con la
piazza, c'è lo scollegamento con quelle che sono le forze che, fino ad ora, hanno
rappresentato la piazza. È questo il punto.
So che tanti Consiglieri hanno affrontato la questione in maniera costruttiva: sono
andati in giro, hanno parlato ed hanno capito che si poteva stare lì tre giorni ed
avremmo parlato con 800, 1.000, 2.000 o 3.000 persone, ma non avremmo portato a
casa una rivendicazione e, quindi, la possibilità di dare delle risposte.
L'unica soluzione che intravedo, per questo ringrazio i Consiglieri ed anche i
cittadini che hanno avuto la pazienza di fermarsi per qualche minuto in più...

LEVI Marta (Vicepresidente)
Consigliere Carretta, ha terminato il tempo a sua disposizione.

CARRETTA Domenico
Certo, altrimenti il Consigliere Cassiani si arrabbia. Comunque, dovevamo stare al
nostro posto e l'abbiamo fatto.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Chiedo scusa al Consiglio Comunale, ma avevo capito che si poteva fare un
intervento di cinque minuti per un componente del Gruppo e di tre minuti per gli altri
componenti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, ha tre minuti a
disposizione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Viale, quando
uscirà dal Gruppo, potrà farlo.
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Immaginavo che nel corso di questo dibattito avremmo detto tutto ed il contrario di
tutto, ma questo era già scontato e nella logica delle cose.
Vorrei fare, più che un intervento, una comunicazione di servizio (chi mi ha
preceduto dai banchi dell'opposizione l'ha fatto sicuramente meglio di come potrò
farlo io), sottolineando un aspetto, proprio per non fare sempre l'ennesimo festival
dell'ipocrisia, che normalmente arriva dai banchi della maggioranza: il Consigliere
che mi ha preceduto ha appena detto che siamo andati avanti ed abbiamo fatto tutto.
Non è così. Ieri, in Conferenza dei Capigruppo, mi sono battuto per poter, quest'oggi
- e penso che i fatti mi stiano dando ragione -, discutere di una vicenda importante,
che avrà una ricaduta notevole all'interno di questa città, cioè della privatizzazione di
GTT.
Tutti: "No, per carità, per l'ordine pubblico". Sono venuti quattro studentelli, li
abbiamo visti tutti questa mattina, e noi sì che ci siamo... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). No, mi faccia parlare...

LEVI Marta (Vicepresidente)
Per cortesia, Consigliere Carretta.

LIARDO Enzo
Consigliere Carretta, nessuno sta facendo un'accusa. Voglio andare nella direzione
che lei diceva prima, cosa che lei ha detto, ma non ha fatto. Ieri, sostenevo che
bisognava andare avanti proprio per... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Presidente, abbia pazienza. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Grazie.
Secondo me, è stato fatto un grande errore a non andare avanti, perché, comunque,
c'è un tamtam anche mediatico, per cui il Consiglio Comunale passerà per essere
stato condizionato dagli eventi della piazza, esattamente il contrario di quello che
diceva prima il Consigliere Carretta.
Oggi, in questa Sala avremmo dovuto dibattere una questione importantissima, che i
cittadini sentono molto e che, parlando di un servizio pubblico come quello dei
trasporti, avrebbe avuto sicuramente un risvolto, e, invece, abbiamo dovuto
rimandare.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ambrogio.

AMBROGIO Paola
Ringrazio il Consigliere Liardo. Vorrei iniziare il mio intervento chiedendo al
Sindaco Fassino di prendere le distanze dall'intervento che è stato appena fatto dal
Consigliere Paolino, perché sembra non aver colto in alcun modo il malessere sociale
che regna in questa città e che sta alla base della protesta che, in questi giorni, ha
colpito Torino.
Non mi è sembrato, peraltro, già dalle parole del Sindaco Fassino, che andassero in
questa direzione, ma il Capogruppo Paolino ha addirittura detto in quest'Aula che la
protesta del movimento di questi giorni ha affamato Torino.
Io credo che le ragioni stiano altrove e se, da una parte, noi dobbiamo assolutamente
e fermamente condannare tutti gli episodi di violenza che si sono verificati in questa
città (di intimidazione, commercianti che non hanno potuto esercitare la propria
attività e non hanno potuto alzare le proprie serrande, ambulanti che non sono potuti
andare in piazza - perlomeno fino a ieri - a montare i propri banchi; cittadini normali
che non hanno potuto girare e circolare in città a causa di presìdi, di manifestazioni e
di blocchi stradali), dall'altra, non possiamo non condividere - mi sembra che il
Sindaco lo abbia anche fatto - le ragioni che stavano alla base di questa protesta, che,
inizialmente, da quanto circolava sul web, doveva essere una protesta pacifica,
contro un Governo prima tecnico e poi delle larghe intese, che ha portato ad un tasso
di disoccupazione da record, ad un debito pubblico alle stelle, ad un potere di
acquisto ai minimi storici, ad una pressione fiscale insostenibile e ha messo in
ginocchio il sistema produttivo e commerciale.
Di tutto questo noi non possiamo non tenere conto e mi sorprende che proprio dal
Capogruppo del maggior partito rappresentato in quest'Aula non ci sia stato un
atteggiamento di apertura e comprensione verso queste ragioni.
Il Sindaco ha detto che siamo arrivati adesso ad una situazione di apparente
normalità; io credo che sia solo apparente. Vedremo in questi giorni che cosa
succederà a Roma, però certo è che abbiamo caricato troppo - l'hanno detto anche
molti Colleghi che mi hanno preceduto - su quel ceto produttivo che è sceso in
piazza, che era rappresentato dai piccoli imprenditori, dai commercianti, dagli
agricoltori, dai giovani precari e da quelli che tutti i giorni, quando aprono la cassetta
delle lettere nella propria abitazione, trovano una bolletta o qualcosa da pagare e
dicono: "Basta, noi non ce la facciamo più!".
Allora, se noi dobbiamo condannare tutti i violenti (e, come ha detto bene il
Consigliere Carretta prima, non mi interessa chi siano, ci saranno gli organi
competenti ad intervenire e a punire), dobbiamo però anche stare al fianco di chi ci
chiede aiuto e di chi non ce la fa più. Ovviamente, avrebbe anche potuto intervenire
il Governo adesso, ma mi sembra che così non sia stato anche con la Legge di
Stabilità, magari concedendo anche qualcosa, perché quando la gente, la base, la
piazza e il popolo ci dicono: "Non ce la facciamo più ad andare avanti", noi non
possiamo restare sordi.
Quindi, non possiamo neanche continuare a dire che i soldi non ci sono e che la
coperta è troppo corta, perché questi soldi bisogna prenderli da qualche parte e,
quindi, colpire l'evasione fiscale delle banche, delle slot-machine, i miliardi di Euro
delle pensioni d'oro, per esempio, oppure tutti quei soldi che diamo all'Unione
Europea.
Insomma, da qualche parte, dobbiamo prenderli e non basta continuare con l'accise
sulla benzina, che ormai risulta essere quasi un bancomat ogni volta che dobbiamo
andare a coprire una spesa pubblica in continuo aumento.
Quindi, chiedo al Sindaco Fassino, anche come Presidente dell'ANCI, come persona
influente anche con il Governo nazionale, di intervenire e di cercare di fare tutto
quanto sarà possibile, anche attraverso il dialogo con le persone che in questi giorni
hanno manifestato. Lo so che è difficile capire anche quali siano gli interlocutori
giusti, però qualcuno c'è e, quindi, cominciamo da quelli e cominciamo a dare le
risposte che tutti si attendono.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Io ho sentito molte cose, ho anche sentito che Fassino sarebbe movimentista. Devo
testimoniare - lo conosco da tantissimo tempo -, da movimentista, che lui non lo è
mai stato, però è per dire come non basta dire le cose per capire quello che è
accaduto.
È noto a tutti qui dentro che c'è un disagio sociale, non è qualcosa che abbiamo
scoperto l'altro giorno. Il fatto, invece, che questo sia la causa diretta di un'iniziativa
politica presa, lanciata e organizzata, che poi è sfuggita, o si è mossa in altri modi, è
un altro discorso.
Io, prima di tutto, voglio ringraziare quella parte di Torino, che è la stragrande
maggioranza, il 90%, che non si è fermata, perché non è vero che la città si è fermata.
I titoli dei giornali, ovviamente, parlano sempre di blocco totale, eccetera, ma gli
ospedali hanno funzionato, così come i luoghi di lavoro, non ci sono stati...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Evidentemente, se per lei la vetrina
esaurisce tutto lo scibile della politica... È chiaro che la stragrande maggioranza dei
negozi a Torino è rimasta aperta, perché i gruppi, che una volta si chiamavano
facinorosi, piccoli o grandi, non hanno coperto tutta la città, ma hanno coperto alcuni
punti strategici. La maggior parte degli ipermercati è rimasta aperta. È una città che
non si è fermata; una città che si voleva fermare e che ha avuto un effetto mediatico
molto grosso.
Lunedì, ho fatto un comunicato in cui ho detto: "Ordine e legalità" (non sapevo che il
Sindaco avesse detto una cosa analoga, quasi in contemporanea), e ho detto che
questo era il "modello Valsusa". Perché, quando parliamo di violenza, parliamo di
iniziative, di minacce e di tentativo di creare un disordine a fine politico, non è
qualcosa scoperto l'altro giorno. È un qualcosa che nelle lotte sindacali e nelle lotte
politiche c'è sempre stato, nel senso che, molto spesso, quando passa il corteo, si
tirano giù le saracinesche e non devo citare i tassisti o i paninari, o tutti gli esempi
che in questa città hanno visto situazioni di intimidazione nella categoria e
all'esterno. Quello che è cambiato stavolta è che, dietro questo disordine voluto, c'è
per molti e per alcuni... Io non vado a fare retorica di un disegno eversivo, ma non è
da escludere, perché non è finita. Ma non è finita perché non ci sono i blocchi oggi;
non è finita perché una parte degli autotrasportatori ha già dichiarato che vorrà
bloccare l'Italia colpendo alcuni punti strategici, giocando sulla benzina e su altri
aspetti.
È chiaro che c'è un clima in cui, volutamente, si vuole creare disordine e paura,
semplicemente per creare anche vantaggi politici in alcune situazioni.
Invito, quindi, tutti quanti ad avere un atteggiamento di responsabilità, perché è
quello che serve in questo momento.
I problemi non vengono negati, ma, per affrontarli, bisogna distinguere e capire. Non
è che la povertà in questa città sia nata ieri. Non è che la povertà sia nata da quando
c'è la crisi e che prima non ci fossero sacche di emarginazione in questa città o nel
Paese. Sono state accentuate, sono più gravi, sicuramente la situazione per moltissimi
è peggiorata, ma quello che occorre assolutamente evitare è fare sponda ad una
drammatizzazione che ha altre mire politiche. Ecco perché difendere la tenuta
democratica del Paese è fondamentale in questo momento.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Onofri.

ONOFRI Laura
La mobilitazione dei forconi è un fenomeno di straordinaria interdipendenza tra le
politiche del mondo globalizzato, pur mantenendo la soggettività di ogni Paese, dove
governanti e governati hanno, ovviamente, la loro peculiarità, figlia della storia
politica e sociale di ogni Nazione.
Il comune denominatore in questo caso è un profondo malessere, un disagio che i
popoli vivono da tempo, dovuto ad una crisi internazionale dell'economia, di cui la
classe capitalistica transnazionale e la politica sono tra le cause determinanti.
Le teorie economiche hanno avuto un ruolo determinante nel produrre questa
specifica crisi e sono state addotte per giustificare ogni sorta di smantellamento dei
diritti sociali, politici e di cittadinanza.
Quando i cittadini diventano consapevoli della loro fragilità prodotta da questa crisi,
si sentono senza prospettive e, allo stesso tempo, percepiscono le difficoltà di chi li
governa, raggruppano una forza che - come è già stato detto - spesso diventa
incontrollabile e che impaurisce e sgomenta, come è successo nei giorni scorsi.
Allora, l'azione si tramuta in tumulto, soprattutto quando i cittadini sono ispirati da
dottrine e passioni contrarie alla pace.
Probabilmente, proprio questo dà origine a violenze efferate, come quelle che in
Italia oggi e a Torino in particolare si sono verificate. Ma si sono verificate anche in
passato nella storia e voglio ricordare che è stato evocato piazzale Loreto, per dirne
una. Altrettanto probabilmente i più furiosi e sediziosi saranno proprio coloro che
hanno a suo tempo contribuito alla nascita della tirannia dell'uomo forte, perché sono
quelli che si sentono più traditi, anche se il potere non esiterà a dare la colpa ai suoi
nemici.
Come diceva un noto giurista, Ferraioli, il bene e il male non sono iscritti nella
natura, né nella saggezza collettiva, meno che mai nella giurisprudenza, ma sono il
risultato di decisioni prese da un'entità artificiale, lo Stato.
Il rispetto per la Legge si diffonde tra il popolo non grazie alla Polizia e alle galere,
ma grazie all'esempio fornito da persone di alto status e dalle Autorità stesse, quando
queste sono le prime a mettere in pratica il rispetto per l'individuo, la legalità e i
diritti collettivi, evitando lo scandalo dell'impunità e l'asprezza più iniqua per i più
colpiti.
È assolutamente necessario analizzare, a livello generale, attentamente questi
episodi, stigmatizzare gli episodi violenti, cercando però di dare risposte a questo
malessere, perché, se questo non avverrà, questo malessere si propagherà come un
virus e poi sarà molto difficile arrestarlo.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Cercherò di stare nei cinque minuti. Comincio, intanto, ribadendo, l'ha già detto
anche la mia Collega, che...

LEVI Marta (Vicepresidente)
No, veramente mi risulta che il Consigliere Appendino... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Ecco, grazie.

BERTOLA Vittorio
Cercherò di stare nel più breve tempo possibile, ribadendo che il Movimento 5 Stelle,
già venerdì, non ha aderito e non ha organizzato la protesta e lunedì è stato l'unico
Gruppo del Consiglio Comunale che ha fatto un comunicato per chiedere che le
violenze venissero fermate. Però, mi sembra che, veramente, ci sia ancora difficoltà
da parte di alcuni nel capire questa protesta, che è molto complessa, perché ci sono
almeno due parti (in realtà, probabilmente, ce ne sono cinque o sei, lunedì c'erano
persino i centri sociali qui sotto), e una di queste, se volete di destra, legata agli
ultras, è quella legata a questo preoccupante personaggio, Calvani, che ieri offriva
addirittura il treno per andare a Roma (cosa veramente inquietante). Però, c'è anche
un altro pezzo di piazza, quello guidato dagli ambulanti, che è semplicemente gente
esasperata, che è andata lì pensando di fare una manifestazione pacifica, forse non
essendo neanche tanto abituata a manifestare in senso politico, almeno alcuni, e
quindi forse nemmeno immaginandosi quello che sarebbe successo.
Di fronte a questo, la reazione è stata, secondo me, un po' fuori dalle righe, perché
devo dire che la politica è stata completamente assente. Secondo me, in questi tre
giorni, il Consiglio Comunale non ha fatto una bella figura, perché c'è stato un
sostanziale silenzio e, a parte il Sindaco che ha parlato, noi, come Consiglio
Comunale, ci siamo espressi troppo poco. Poi, vi dirò che cosa ho fatto io, però,
veramente, anche alcune risposte sembravano un po' una dichiarazione di fastidio del
tipo: "Chissà chi sono questi quattro ignoranti che vanno in piazza e gridano di
essere sfruttati". Non sembrava, invece, un desiderio di capire.
Io, invece, ho cercato di capire, perché credo che il nostro dovere sia quello di
ascoltare e capire che cosa succede in città. Credo che non si possa liquidare questa
protesta con interpretazioni fantasiose che ho sentito, del tipo: "Arrivano i fascisti
con la violenza", per cui, improvvisamente, ci sono 20.000 fascisti a Torino che
scendono in piazza e spaccano tutto. Credo che sia veramente una questione di
ascolto.
Ieri sera, sono andato in questa piazza, dove c'erano gli interventi della folla,
un'assemblea libera in cui, alla fine, tra l'altro, sono arrivati i sostenitori di questo
Calvani dicendo: "Spostatevi tutti da piazza Castello a piazza Vittorio, perché ci sarà
il comizio del coordinatore", e la piazza gli ha fatto una pernacchia e gli ha detto:
"Noi stiamo qua, non andiamo ad ascoltare nessuno". È iniziata un'assemblea in cui
chi voleva prendeva la parola; io ne ho registrato una mezz'oretta, ne ho fatto un
video di 8 minuti, che, adesso, sta girando e che vi invito veramente a vedere per
capire chi c'era in quella parte della piazza.
Intanto, è iniziata con una dissociazione totale quando è arrivato un gruppo
minaccioso sotto la Regione; gli ambulanti, dall'altra parte, invitavano tutti a venire
via e a spostarsi dall'altro lato piazza. Poi, si è scoperto che lì c'era di tutto, c'erano
disoccupati, c'erano piccoli imprenditori che avevano chiuso l'azienda per andare lì a
manifestare, c'era una signora invalida di 52 anni che ha perso il lavoro e che
chiedeva: "Adesso chi mi dà un lavoro?", c'erano gli studenti che dicevano: "Io vedo
mia mamma che non riesce più a pagare le bollette, per far andare a scuola mio
fratello mi chiedono 200 Euro al mese e non sappiamo più come fare. Io cerco un
lavoro e non lo trovo e devo fare duemila lavori per riuscire ad aiutare mia mamma".
Lunedì, qui sotto c'era un personaggio con un cappio e tutti a dire: "Vogliono
impiccare i politici". No, bastava andare a parlargli per scoprire che il cappio se l'era
messo attorno al suo collo, per dire: "Io sto finendo così". Quindi, è anche molto
facile liquidare le cose da tre foto, senza andare a verificarle. Quindi, veramente, vi
invito a guardare questo video.
Credo, però, che la politica debba dare delle risposte. Chiaramente, questa è una
protesta confusa; probabilmente, non sanno neanche loro esattamente che cosa
vogliono, se non un generico "tutti a casa, vogliamo un futuro, vogliamo che le cose
finiscano". Non hanno la capacità di disegnare una strategia politica per ottenere
quello che vogliono e proprio questo li rende suscettibili di strumentalizzazione, di
essere cavalcati, come sicuramente qualcuno vuole fare, magari trascinati tutti dietro
ad un fenomeno di destra, violento, un golpe militare, o quello che può essere.
È proprio per questo che la politica ha la responsabilità di mantenere un canale con
queste persone, di andargli a parlare, di dargli una speranza, di trovare comunque il
modo di ascoltarli, perché, altrimenti, li consegniamo noi nelle mani di chi vuole fare
il golpe militare e trovare le folle da portare a Roma per sostenerlo.
Però, bisogna dire che non basta la risposta della fermezza giusta e di garantire di
fermare le violenze, eccetera, che anche noi abbiamo invitato a fare, però ci vogliono
delle risposte sociali. E io queste, oggi, proprio non le ho sentite. Intanto, ci vogliono
dei gesti, perché, chiaramente, per questa gente che c'è in piazza, il fatto che resti in
carica un Consiglio Regionale in cui la maggior parte dei Consiglieri Regionali ha
rubato soldi pubblici - è scritto su tutti i giornali - è una provocazione. L'hanno
scritto tutti i giornali. È evidente. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Saranno
i processi dei giornali, ma questa cosa è evidente a tutti.
Una riflessione ci vuole, perché io capisco e condivido il fatto che la politica non si
debba piegare alle richieste della piazza, eccetera, ma questo non lo pensano quelle
mille persone, lo pensa il 90% dei torinesi. E se non si dà una risposta su quel piano
lì, la credibilità della politica va sottozero.
E anche in riferimento ad alcuni interventi che ho sentito da parte dei Colleghi del
Partito Democratico, la prima cosa che ha detto il partito che governa la città, quello
che dovrebbe rappresentare il progressismo, è la solidarietà al Sindaco che chiedeva
degli interventi duri e la fermezza, e siamo stati durissimi e bravi, e vai così.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Consigliere Bertola, le segnalo il tempo.

BERTOLA Vittorio
Ha ragione, concludo. Dico solo un'ultima cosa. Qui dobbiamo pensare tutti insieme
ad una risposta sociale di tutti i problemi, della pressione fiscale troppo alta, della
mancanza di un reddito di sostegno di qualunque genere per chi perde il lavoro, di un
qualcosa per il lavoro, per la casa; sappiamo tutti quali sono i temi, però bisogna che
arrivino queste risposte qui.
Noi, come Movimento 5 Stelle, sentiamo anche una responsabilità in più, perché
sappiamo che in quella piazza c'erano tante persone che, comunque, simpatizzavano
per noi e sentiamo la responsabilità di doverle ricondurre nell'ambito di una protesta,
se volete anche ferma, ma democratica che si sfoghi per le vie della politica. Questo
è il motivo per cui io sono andato in piazza, ho parlato con queste persone e sto
cercando di tenere aperto un canale. Spero che tutte le forze politiche vorranno
adottare un atteggiamento di questo genere.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, nessuno sta facendo
quel che vuole, stiamo cercando di mantenere i tempi di questa discussione.
Chiedo scusa al Consigliere Cassiani per aver leso la sua onorabilità, togliendogli la
parola, peraltro senza toglierla, facendo come con tutti gli altri, segnalandogli che era
finito il suo tempo. Poi, se vuole continuare a inveire, può farlo fuori dall'Aula.
La parola al Consigliere D'Amico.

D'AMICO Angelo
Io, a differenza del Capogruppo del PD, Paolino, intendo esprimere la mia solidarietà
quest'oggi alle Forze dell'Ordine che, in questi tre giorni, hanno garantito la
sicurezza ai cittadini torinesi, viaggiando come delle trottole per tutta Torino, visto
che sono in numero esiguo, quindi credo che sia doveroso iniziare l'intervento in
questa maniera.
Poi, entrando nel merito, volevo ricordare, così come ha già fatto anche il
Consigliere Viale...

LEVI Marta (Vicepresidente)
Consigliere D'Amico, le chiedo scusa, ma, evidentemente, c'è un problema nei
confronti della Presidenza. Dopodiché, visto e considerato che sarebbe il caso di
consentire a tutti di parlare... Grazie.
Prego, Consigliere D'Amico, può proseguire.

D'AMICO Angelo
Entriamo adesso nel merito. Così come ha ricordato anche il Consigliere Viale,
guardate che questo malessere non è nato il 9 dicembre, ma ha radici ben più lontane.
Il 9 dicembre queste persone hanno soltanto trovato la forza, anche in maniera
organizzata, sollecitati anche da altre forze - che non vedo come forze estremiste,
forze di destra, forze di sinistra, ma movimenti un po' più organizzati -, di esprimere
il loro dissenso scendendo in piazza. Magari, anche alzando i toni, ma tutto in
maniera legittima e anche non violenta.
Cosa è successo però? Attenzione, è accaduto un fatto importante; c'è stata una forte
infiltrazione non di skinhead, o di centri sociali (questi in parte), ma, per chi è stato
nelle piazze in questi giorni, il grosso era composto esclusivamente da ultras da
stadio, e sono in grado di poterlo dire anche perché molti li conosco e di alcuni ho
anche fatto segnalazione alle Forze dell'Ordine.
C'è stato uno stranissimo gemellaggio tra tifosi della Juve, tifosi del Toro e tifosi del
Milan presenti a Torino e questo è un dato oggettivo. Alcune delle persone fermate,
infatti, rappresentano questa categoria. È questa la minoranza di cui oggi dobbiamo
parlare, non quella che ieri Letta, in maniera impropria, ha detto al Senato; la
minoranza che ha creato i disordini era questa e queste minoranze vanno colpite in
maniera ferma e molto forte. Mi auguro che ciò accada.
Perché, poi, i cittadini arrabbiati, i commercianti e gli ambulanti arrabbiati, quelli che
volevano far sentire la loro voce, hanno fatto anche delle proposte, che, Sindaco,
credo vadano ascoltate e che in piena parte condivido. Queste persone non si sentono
rappresentate e non vogliono essere rappresentate da questo Governo e dal Governo
precedente, che sono Governi che loro non hanno votato. Sono Governi che i
cittadini italiani non hanno votato. Il Governo Monti e il Governo Letta non sono
espressione della volontà dei cittadini italiani. Non credo che chiedano una cosa
anomala, perché chi ha votato destra, oggi si trova il Governo Letta e, viceversa, per
chi ha votato il Partito Democratico. Quindi, non stanno chiedendo una cosa
anomala.
Cosa chiedono anche? Vogliono che si prenda in considerazione anche l'uscita
dall'Euro. E guardate che parlare di questa cosa qui non deve essere un tabù; l'uscita
dall'Euro è una cosa che io condivido in pieno, perché è stato il più grande errore che
la Nazione italiana poteva fare. Questa discussione sull'Euro è da affrontare,
soprattutto in questo momento; bisogna portarla avanti e, secondo me, bisognerebbe
uscirne. Prima ne usciamo e prima ci salviamo, signori. Queste cose vanno ascoltate.
Queste persone vogliono essere rappresentate da un Governo non di nominati, così
come è stato fino ad oggi, ma essere governati da rappresentanti del loro territorio,
che prendono le preferenze, che girano i territori, che conoscono i problemi dei
territori, non vogliono che arrivi la dentista di Berlusconi, piuttosto che l'amico di
Beppe Grillo, o il sindacalista del PD, che non conoscono i territori dove vengono
eletti. La gente ha fatto delle proposte banali, che vanno ascoltate.
Quindi credo che lei, Sindaco, si debba fare portavoce, sia come Sindaco di Torino,
ma anche in qualità di Presidente dell'ANCI, attraverso il Governo, di queste
richieste, perché non sono richieste anomale, estremiste, o che hanno
un'identificazione politica, assolutamente, perché lo chiedono i cittadini che hanno
votato a destra e i cittadini che hanno votato a sinistra, perché, come giustamente
diceva il Consigliere Bertola, per chi è stato in piazza e per chi ha ascoltato questa
gente, non c'erano soltanto i berlusconiani, gli alemanniani, o i renziani, c'erano le
persone comuni, le persone che oggi hanno dei problemi e che hanno fatto
finalmente delle proposte.
Mettiamo da parte quelli che hanno fatto i disordini e che hanno fatto gli scontri,
perché quella era una minoranza, caro primo ministro Letta. Non è la minoranza il
movimento dei forconi in Italia; dire una cosa del genere al Senato è stata anche una
brutta provocazione da parte del primo ministro a dire una cosa del genere al Senato.
Vuole che questa piccola minoranza glielo dimostri entrando in Senato? Quindi, è
stata una cosa fuori luogo, che non doveva assolutamente dire.
Termino, Presidente, chiedendo al Sindaco che si faccia veramente portavoce e che
dia un segnale, perché un'Amministrazione attenta deve dare un segnale in quella
direzione.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Ringrazio tutti i Consiglieri per un dibattito che, naturalmente, è stato denso di
considerazioni e di valutazioni e io credo interessante.
Vorrei essere, però, chiaro a proposito, perché mi è sembrato, in taluni momenti, che
non ci si è sottratti al tentativo di tirare da una parte o dall'altra gli accadimenti.
Il mio punto di vista vorrei che fosse chiaro. Io vedo che il movimento che si è
manifestato in questi giorni è l'espressione di un disagio e di una crisi che il nostro
Paese vive da tempo e che produce in molti settori della vita sociale della nostra città,
come del nostro Paese, una condizione di incertezza, di precarietà, di disagio, che
porta a manifestare, anche in forme esasperate. Credo, quindi, che tutti dobbiamo
proporci di ascoltare quello che sale da questo movimento e capirne le ragioni.
Questo non significa condividerne necessariamente i contenuti, perché un conto è
capire una condizione di disagio, altra cosa è da questo derivare che allora hanno
ragione. Io non penso che bisogna uscire dall'Euro, tanto per dirne una. Una scelta di
questo genere la considererei un errore drammatico.
Quindi, capisco il disagio, ma non è che, perché capisco il disagio, assumo qualsiasi
cosa che quel disagio esprime. Sono due cose diverse. Quindi, capire il disagio
significa capire che c'è una condizione di difficoltà, essere disposti ad interloquire e
a discutere, ma questo non significa assumere qualsiasi contenuto che vi venga
espresso.
Secondo. Possiamo comprendere il disagio, ma nessun disagio può giustificare il
ricorso a forme di lotta e di manifestazione fondate sull'intimidazione, sulla
prevaricazione, sull'imposizione ai cittadini di comportamenti o di scelte che ne
alterano la vita quotidiana. Tutto questo non è accettabile.
Quindi, io penso che bisogna essere molto netti da questo punto di vista. Una
fermezza che dica che è del tutto legittimo esprimere un disagio e manifestare per
esprimerlo. Ci sono forme nelle quali le manifestazioni si possono realizzare sulla
base dei principi che presiedono la vita del nostro Paese, che sono principi stabiliti
dalla Costituzione, dalle Leggi, da una coscienza, da una cultura democratica che
questo Paese ha e ci sono forme a cui si fa ricorso che non sono accettabili, che
vanno respinte e contrastate nel modo più netto.
Non c'è contraddizione tra queste due affermazioni, anzi c'è una coerenza, perché
c'è un discrimine. In qualsiasi società democratica c'è un discrimine; il discrimine
sta nel passaggio dalla legittima manifestazione di un'opinione all'intimidazione e
alla prevaricazione nei confronti altrui.
Quello che è avvenuto in questi giorni è prevalentemente questo secondo aspetto. E
io penso, quindi, che sia stato giusto contrastarlo e sia giusto continuare a
contrastarlo se si manifesta. Dopodiché, con la stessa disponibilità, essere pronti ad
ascoltare e anche ad interloquire, qualora ce ne siano luoghi e sedi possibili, con chi
manifesta un certo disagio.
Desidero, poi, dire che, siccome è stato sollevato anche questo problema, io penso
che una valutazione su come hanno agito le Forze dell'Ordine debba tenere conto
della complessità di arginare mille fuochi di iniziativa, perché un conto è fare i conti
con una manifestazione, grande o piccola che sia, o due manifestazioni, grandi o
piccole che siano; quando si è di fronte ad una continua e mobile organizzazione sul
territorio di blocchi e iniziative che producono una diffusa azione di mobilitazione
sul territorio, inseguire ogni evento, contrastarlo e riuscire ad arginarlo non è così
semplice.
Quindi, io penso che debba essere, invece, espresso apprezzamento nei confronti
della Forze dell'Ordine, così come nei confronti dei Vigili Urbani, che, nonostante la
difficoltà di arginare un movimento di questa natura, si sono prodigati in questi
giorni e continuano a prodigarsi per garantire la normalità della vita della città.
Naturalmente, questo richiede proprio la necessità di un contrasto adeguato e
richiede anche la messa in campo di forze adeguate. Questa è la ragione per cui io,
già nella giornata di martedì, mi ero rivolto al Ministro dell'Interno, chiedendo che,
in presenza di una situazione del tutto anomala nelle forme di manifestazione e
mobilitazione, ci fosse anche la messa a disposizione della Questura e della
Prefettura di Torino di forze supplementari, in ragione tale da poter arginare con
maggiore efficacia quello che si produceva.
In ogni caso, io riconfermo quello che è l'impegno della nostra Amministrazione, da
un lato quello di essere molto fermi e in continuo coordinamento e condivisione con
la Prefettura e la Questura, assumere tutte le iniziative che sono necessarie a
garantire il normale svolgimento della vita della nostra città e, contestualmente, la
disponibilità, qualora ce ne siano luoghi e sedi utili, ad interloquire con chi abbia
voglia e desideri manifestare il proprio disagio e discutere come, anche a questo
disagio, dare delle risposte.
Infine, desidero esprimere solidarietà agli amministratori delle altre Città che sono
state colpite da questi eventi in questi giorni, in particolare al Sindaco di Nichelino,
che è stato oggetto di un'intimidazione a cui non sono state estranee, in questo caso,
formazioni politiche estremistiche di destra e io penso che, a maggior ragione, quello
che è successo a Nichelino ci deve dire che occorre una netta fermezza da parte di
tutti nel tracciare una linea assolutamente invalicabile tra il legittimo diritto di
manifestare pacificamente le proprie ragioni ed il rifiuto di ogni forma di
intimidazione e di prevaricazione.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Grazie a lei, Sindaco.
Le comunicazioni sono concluse.

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