| Interventi |
FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 201306169/009, presentata dalla Giunta Comunale in data 26 novembre 2013, avente per oggetto: "Accordo di programma ai sensi dell'articolo 34 D. Lgs. 267/2000 e s.m.i. e dell'articolo 17 bis della Legge Regionale n. 56/1977 e s.m.i. tra la Città di Torino, la Regione Piemonte, FS Sistemi Urbani S.r.l. e la Fondazione Clinical Industrial Research Park Finalizzato all'ampliamento del Centro di Biotecnologie Molecolari. Ratifica" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Sono stati presentati 44 emendamenti. La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Lo Russo. LO RUSSO Stefano (Assessore) La proposta di deliberazione in votazione è stata illustrata nella seduta della Commissione e ha per oggetto la ratifica, prevista dalle normative vigenti, dell'accordo di programma già siglato tra la Città di Torino, la Regione Piemonte, FS Sistemi Urbani e la Fondazione Clinical Industrial Research Park, più nota per essere una fondazione di partecipazione, che ha ad oggetto lo sviluppo delle tecnologie biomolecolari. In particolare, per chi conosce i luoghi, è la Fondazione che si occupa dello sviluppo del Centro di Biotecnologie Molecolari di via Nizza. L'accordo di programma - che ha visto gli Enti che ho citato lavorare in maniera sinergica, onde poter consentire l'ampliamento della dotazione funzionale del Centro di Biotecnologie - è un importante tassello della Città della Scienza e della Conoscenza, su cui si sta lavorando nell'ambito del programma amministrativo. L'oggetto della deliberazione è la ratifica del medesimo accordo di programma. Come i Consiglieri hanno avuto modo di leggere in narrativa, l'ampliamento del Centro di Biotecnologie è a valere su Fondi FESR, messi a disposizione dalla Regione Piemonte, e insiste nell'ambito urbanistico che coinvolge anche FS Sistemi Urbani, che è la società che sviluppa le aree dei sedimi ferroviari. L'approvazione della proposta di deliberazione costituisce Variante urbanistica e, in particolar modo, conferisce la destinazione d'uso di attrezzature di interesse generale alla porzione di sedime in cui verrà edificato l'ampliamento del Centro di Biotecnologie Molecolari. Poter oggi deliberare questa Variante è sicuramente un elemento di grande contentezza da parte nostra, proprio perché - come dicevo in premessa - riteniamo fondamentale adeguare e favorire il più possibile, con le nostre politiche urbanistiche, l'insediamento di centri di ricerca di eccellenza, di trasferimento tecnologico nei campi delle scienze e della vita e, in particolar modo, favorenti l'insediamento di imprese innovative nel campo delle biotecnologie molecolari. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Levi-Montalcini. LEVI-MONTALCINI Piera Purtroppo ero assente in Commissione, quindi dirò in Consiglio ciò che avrei detto in Commissione. Io mi sono ripetutamente spesa per dire che mi sembra assolutamente sbagliato che la Città di Torino continui a permettere all'Università di proliferare in edifici sparsi sul territorio, anziché cercare di concentrare tutte le attività didattiche in un unico punto. Sono molti anni che lo dico e continuerò a ripeterlo fino alla nausea. Mi sembra che l'Amministrazione favorisca lo sviluppo urbanistico della città, ma non tenga per nulla in conto lo sviluppo mentale dei nostri studenti. È chiaro che le università e i centri di ricerca, più permettono il confronto diretto tra i ragazzi e più facilitano sinergie tra le varie discipline, meglio preparano i ragazzi che le frequentano. Se Torino ambisce - come sembrerebbe, dato che stiamo parlando di costruire circa 1,5 milioni di metri quadrati di superficie lorda di pavimento in più nei prossimi anni - a diventare una città universitaria, non lo è nella forma in cui si presenta oggi, ma lo sarebbe se fosse integrata e attrattiva per ragazzi che arrivano anche dall'estero: secondo me quello di oggi non è il modello corretto. Mi piacerebbe che si discutesse di questo. Se ne era discusso nel 2001, quando si è parlato della Cittadella della Salute, quando avevo proposto di trasformare il Villaggio Olimpico del MOI in centri di ricerca. Si era inoltre ipotizzato di adibire la parte storica del MOI a mensa, mantenendo quella "olimpica", ad attività commerciali quella detta "aeroplano" e la parte restante a centro convegni; verso la Caserma della Finanza, poi, sarebbero sorte le nuove Molinette, che avrebbero dovuto essere un centro di eccellenza per trapianti. In una prospettiva di lunga distanza, in cui le Ferrovie dismettessero tutta l'area dietro il Lingotto e che si estende per più di un milione di metri quadri di superficie di territorio si sarebbe potuta inoltre concentrare gran parte dell'Università. Io da sempre, già da quando frequentavo il Politecnico, sono contraria a vedere le discipline separate. Oggi non si pensa più che sia vincente la specializzazione. La visione deve essere olistica. Gli studenti devono conoscere tutte le materie, sapere che esistono degli altri che studiano materie affini e complementari alla loro. Non possiamo avere ad esempio un ricercatore di biologia che non sa che potrebbe esserci un fisico che sta trattando lo stesso tema che egli stesso sta trattando, sotto un altro punto di vista. Questo discorso va affrontato a livello politico della Città e per ora non ho visto ancora nessun Sindaco volersi impegnare su questo tema. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Credo che su alcune cose non saremo mai d'accordo con il Consigliere Levi- Montalcini: questa è una di quelle. Condivido l'idea di campus integrati, di università che sappiano andare dalle scienze umanistiche a quelle politecniche; però non credo che si debba riscrivere la storia di questa città, buttando via gli immensi investimenti fatti, in un'idea un po' diversa da quella americana e inglese. Noi non abbiamo il campus lontano dalla città, noi abbiamo il campus urbano. È la città il nostro campus. Per quanto sia bella e affascinante l'idea che i docenti del Politecnico scambino idee con gli studenti dell'Università degli Studi, questo può avvenire lo stesso anche in una città che sa mettere insieme cose diverse. Penso alle biblioteche civiche, alle aule studio, agli stessi servizi per gli studenti, che oggi sono messi a repentaglio dal disinvestimento nazionale e regionale sul diritto allo studio. Io credo che, invece, oggi abbiamo davanti una bella notizia. Lo dico dal punto di vista architettonico, perché il Centro di Biotecnologie è forse il più bell'edificio costruito negli ultimi dieci anni in questa città. Credo che veramente ci siano poche strutture europee così belle, costruita anche con intelligenza nel sapersi rapportare con il territorio. Tra l'altro con una parete a specchio, che ci ricorda che si può anche osare, senza interrompere una tradizione secolare come la nostra, con uno skyline piuttosto basso. Credo che sia un buon punto di atterraggio per tante discipline che hanno voluto scommettere su via Nizza. Inoltre è la risposta al fatto che gli investimenti strutturali, fatti sulla mobilità, fra cui anche la Linea della Metropolitana, hanno incentivato l'Università degli Studi e il Centro Biomolecolare ad ampliare le loro attività, consentendo alle tante persone che lavoreranno in quel Centro e che cercheranno di attrarre le loro imprese (start up) di utilizzare la Linea 1 della Metropolitana, visti gli immensi investimenti fatti in questi anni. Quindi credo che, in questo caso, ci siano solo tante notizie positive e la volontà di creare un grande Centro di eccellenza della ricerca torinese e di continuare a espandersi in quel territorio. Mi preoccuperei di più, invece, di chi, dopo tanti anni, è dovuto andar via, per esempio, da Villa Gualino, perché non ha visto valorizzate le grandi capacità che ha saputo crescere e attrarre (penso alla Fondazione ISI, al CSP), che per fortuna hanno avuto una collocazione dentro questi Centri. Tra l'altro, da poco siamo andati a vederli assieme alle Commissioni. Quindi credo che dobbiamo augurare lunga vita a questo Centro e sperare che i tanti talenti che abbiamo saputo attrarre e crescere continuino a stare nel territorio. Anzi, se è possibile, guardando anche un po' fuori dall'Europa, affinché le tante persone che abbiamo saputo crescere ritornino in questo Paese, per investire in ricerca e in innovazione, di cui c'è tanto bisogno. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all'Assessore Lo Russo. LO RUSSO Stefano (Assessore) Sicuramente le sollecitazioni del Consigliere Levi-Montalcini non sono nuove per me, nel senso che questo è un dibattito che periodicamente si affaccia all'attenzione del Consiglio Comunale tutte le volte che l'Amministrazione si occupa di come governare lo sviluppo universitario e tutti quei contenitori che alle università sono collegati, soprattutto in termini di ricerca e trasferimento tecnologico. Va dato atto che il Consigliere Levi-Montalcini ha sempre ribadito questa sua posizione, relativamente al fatto che immagina una città in cui tutto il sapere universitario è centralizzato, in termini di servizi alla didattica e, immagino, anche in termini di servizi alle imprese, identificando il Polo Universitario in una zona della città. Però, credo che sia utile la discussione (mi ricollego a quanto ha detto poc'anzi il Consigliere Grimaldi), in quanto il modello universitario della Città di Torino, per storia, per genesi e soprattutto per evoluzione, è un modello universitario che ha avuto una storia diversa. A differenza di quello che è accaduto in altre parti del mondo, Torino ha vissuto uno sviluppo universitario che ha accompagnato, in alcuni casi, l'espansione urbanistica della città, in altri casi, l'ha preceduta e, in altri casi, è stato un elemento importante di riqualificazione. Intorno a questa riflessione, si è mosso il Masterplan Torino Città Universitaria, che si identifica nella dimensione del campus urbano, quindi in una università diffusa sul territorio, che ovviamente si identifica intorno a poli formativi e didattici, poli di ricerca e di innovazione, che hanno una pluralità di vocazioni, ivi compreso il trasferimento tecnologico, che è una delle frontiere, soprattutto in alcuni ambiti, in particolar modo questo dell'automotive, ma anche quelle delle scienze della vita. Questi sono elementi su cui immaginiamo di continuare a lavorare. È chiaro che questa diffusione di Città Universitaria, attraverso poli aventi valenza culturale omogenea, ma distribuiti geograficamente nella Città, identifica un modello universitario che ha contribuito significativamente in questi anni a riqualificare porzioni di territorio di città. Faccio riferimento, ad esempio, al Campus Luigi Einaudi, allo sviluppo della Manifattura Tabacchi e a tutto quello che è il tema della Cittadella Politecnica, che da semplice raddoppio di dotazione funzionale, è diventato negli anni, progressivamente, un centro di eccellenza e di attrazione di imprese innovative. Pertanto, l'università non tanto intesa come elemento a se stante, avulsa dallo sviluppo urbanistico, ma come elemento e driver di trasferimento urbanistico. Questo elemento generale, che identifica un modello di sviluppo e di relazione tra città e università, siano esse Università degli Studi o Politecnico di Torino, è un modello che è assolutamente tratteggiato nel Masterplan Città Universitaria adottato dall'Amministrazione, che per certi versi va nell'ottica di continuare a utilizzare lo strumento della dotazione universitaria come elemento attorno a cui far gravitare funzioni di eccellenza, funzioni di corredo all'insediamento universitario, e - laddove i settori lo consentono - anche come elemento di attrazione di imprese innovative, con una sinergia virtuosa tra accademia e impresa, al fine di attivare anche potenzialità e nuovi posti di lavoro per i nostri giovani. In questo senso va inquadrato anche il Centro di Biotecnologie, nella fase deliberativa che stiamo esaminando in Aula in questo momento; ossia un ampliamento dell'attuale insediamento, proprio atto ad attrarre, in prospettiva, anche imprese innovative, costituendo un contenitore vocato in un'area importante della città. Quindi, questo elemento virtuoso di connessione tra alta formazione, ricerca e trasferimento tecnologiche nel campo delle bioscienze, sicuramente è uno degli elementi - che oggi discutiamo dal punto di vista urbanistico e, in futuro, edilizio - da cui auspichiamo un'ulteriore vocazione. Questa riflessione, però, sarà utile riprenderla quando il Consiglio Comunale affronterà la discussione sulla natura e sulla vocazione della Città della Salute, che è uno degli elementi - anche questo citato dall'intervento del Consigliere Levi- Montalcini - intorno a cui credo sia utile una riflessione su come l'Amministrazione immagina debba essere la Città della Salute. Ossia, nella nostra impostazione, certamente una strutturale e significativa dotazione di carattere ospedaliero, ma che nel contempo tenga in conto questa vocazione di trasferimento importante di incubatore, che può essere veramente una delle occasioni di sviluppo economico e industriale della nostra città. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca, per l'illustrazione degli emendamenti. RICCA Fabrizio (Intervento fuori microfono). FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico al Consiglio Comunale che gli emendamenti dal n. 1 al n. 44 sono stati ritirati. Non essendoci richieste di intervento per dichiarazioni di voto, pongo in votazione la proposta di deliberazione: Presenti 25, astenuti 4, favorevoli 21. La proposta di deliberazione è approvata. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Pongo in votazione l'immediata eseguibilità del provvedimento: Presenti 25, astenuti 4, favorevoli 21. L'immediata eseguibilità è concessa. |