Città di Torino

Consiglio Comunale

Città di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 25 Novembre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 14

Comunicazioni del Presidente sulla "Giornata internazionale contro la violenza sulle donne".
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Comunico al Consiglio Comunale che procederemo con un intervento del Consiglio,
delle Consigliere e delle Assessore su questo argomento; saluto anche la Presidente
della Consulta Femminile Comunale, Pianta, che è qui presente con noi, per ricordare
la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" e il
"No 365 giorni violenza contro le donne", che abbiamo presentato con il Sindaco lo
scorso anno.
Lo facciamo avendo pensato, la Presidente Genisio, di dedicare un momento di
Consiglio a questo argomento, facendo intervenire tutte le nostre colleghe con un
momento di riflessione personale o riportato.
La parola al Consigliere Genisio, Presidente della Commissione Diritti e Pari
Opportunità.

GENISIO Domenica
Ringrazio l'Assessore e il Vicesindaco di essere qui e di aver accolto l'invito delle
donne del Consiglio Comunale che, in occasione di una Commissione congiunta,
hanno convenuto, tutte insieme, che dovevamo unirci per lanciare un messaggio, che
speriamo sia trasversale e universale il più possibile - abbiamo delle modeste
ambizioni -, per celebrare anche in questa Sala un'iniziativa a ricordo della Giornata
e a supporto di tutto quanto è già stato fatto in queste settimane dalla grande rete
delle associazioni autonomamente e insieme alle Istituzioni. Qui voglio ricordare con
sufficiente enfasi quanto la Città è riuscita a fare perché è stata capace di intercettare
e le associazioni sono state capaci di lavorare con le Istituzioni e ciò credo sia della
massima importanza, perché riesca a passare un messaggio trasversale in tutti i
luoghi, in tutte le età e in tutte le persone, uomini o donne che siano.
Quindi, noi abbiamo pensato di riprodurre un'iniziativa, che non occuperà
grandissimo tempo, perché all'inizio ci era stato detto che i lavori dovevano essere
ristretti, perché c'erano molti atti da liberare, poi siamo riusciti a ricavarci uno spazio
un po' più ampio, proprio per dare questo segnale importantissimo, perché l'ONU ha
dichiarato il 25 novembre come la Giornata contro la violenza alle donne nel 1999.
Sono passati tanti anni prima che anche il nostro Paese ratificasse la Convenzione di
Istanbul. Quella convenzione avrà vigore nell'Europa se almeno dieci Paesi, se non
erro - supportatemi - l'avranno sottoscritta. Ad oggi, mi sembra che siano cinque le
nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione di Istanbul. Quindi, pensiamo a quanto
è faticoso fare approvare normative che vanno nell'interesse di tutte le persone e
dell'umanità intera nel nostro mondo.
Un piccolo segnale, che per noi però è grandissimo, è quello di unirci noi donne
insieme ai colleghi Consiglieri che abbiamo tutti invitato ad essere presenti e a
concelebrare con noi questa giornata, per ricordare quello che le Istituzioni, le
associazioni e gli stessi giovani… perché è importantissimo ricordare (ma è giusto
che lo ricordi la Collega, Presidente Centillo), quello che è il messaggio che si sta
cercando di portare in ogni luogo, a partire dalle scuole secondarie e dalle scuole
primarie, perché i nostri giovani, i nostri ragazzi, i nostri bambini e nipoti crescano
con un concetto diverso del rispetto e anche della violenza, perché la violenza non è
privata, non è un fattore domestico, la violenza diventa pubblica.
Se noi leggiamo che ci sono stati, in questi primi undici mesi dell'anno, 128 donne
che sono scomparse per violenza, credo che non dobbiamo fare altro che interrogarci.
Ecco perché abbiamo aderito (ha aderito la Giunta, ma ha aderito anche il Consiglio)
alla campagna che è partita dal sud (da una blogger della Calabria, che ha lanciato
questa campagna) a cui stanno aderendo tutte le città e tantissime associazioni; la
Giunta l'ha già celebrata nella seduta di martedì: "Il posto occupato". Ci hanno
chiesto che cosa significa "Il posto occupato". Io voglio leggere, perché non l'ho
imparato a memoria, esattamente che cosa ha voluto dire per quella ragazza del sud
posto occupato.
"Il posto occupato è un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.
Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto,
decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in
metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la
quotidianità non lo sommerga".
Ecco perché noi abbiamo messo due cartelli, uno sullo scranno e uno sul banco, dove
qualche donna, in qualche parte del mondo, non ha potuto svolgere la missione a cui
si era dedicata. A testimonianza, questi oggetti tipicamente femminili, perché
l'immagine, il vedere è sicuramente più scioccante e più incisivo di quanto possono
essere le parole che si sentono e poi come il vento volano via veloci.
Io non mi tratterrò a lungo, perché abbiamo convenuto tutti insieme di leggere
liberamente dei brani, delle poesie, dei racconti che ad ognuna di noi hanno dato
qualche cosa, che hanno toccato le nostre corde. Speriamo le tocchino a tutti quanti
sono qui presenti.
Liberamente, lo voglio ribadire, abbiamo sensibilità diverse, ma siamo unite tutte
insieme e mi auguro tutto il Consiglio Comunale e la Giunta, su un unico obiettivo:
fare della nostra campagna, dei "365 giorni NO"… Voglio ricordare che è partita da
questa Città, il primo Sindaco firmatario è stato Fassino, con lui hanno aderito
Sindaci di città importanti; oggi le città, a distanza di un anno, sono 300; 300 Sindaci
hanno sottoscritto, con i loro amministratori, il manifesto dei "365 giorni NO".
Per ora, grandissimi risultati non ne vediamo, perché a fronte di 300 Comuni che
hanno aderito, siamo ancora a contare 128 donne uccise per violenza e possiamo
chiamarlo femminicidio, una parola che mi è difficile pronunciare e che anche mi fa
stare molto male, perché non ne riesco neanche a capire la bruttezza totale, ma è
giusto dirla, perché soltanto creando un'immagine fortemente scioccante, forse
riusciamo tutti insieme a riflettere su quanto l'amore per una persona, il rispetto,
l'affetto non possa mai trasformarsi in possesso che faccia scaturire quelle
nefandezze di cui, ahimè, dobbiamo tutt'oggi renderci conto.
Non aggiungo altro, se non ancora un flash, perché non tutti forse ci ricordiamo
perché l'ONU ha dedicato la giornata del 25 novembre; perché quello è stato il
giorno in cui le tre sorelle Mirabal sono state trucidate, per aver fatto opposizione
politica al tiranno di allora. Questo richiama anche l'attenzione delle amministratrici
che continuamente portano avanti un'idea, un progetto e un percorso e che nel nostro
Paese non sono più trucidate, ma corrono il rischio di lasciar trucidare, offendere o
essere vilipese altre donne.
L'impegno da parte nostra, quindi, è alla non violenza, compresa quella verbale,
perché sicuramente non è distruttiva come un femminicidio, non la possiamo
assolutamente paragonare a questo, ma anche la violenza verbale che invade i nostri
territori non è sicuramente un bell'esempio per le più giovani generazioni.
Mi riservo di leggere alla fine quattro righe di una poesia di cui vi dirò l'autore e
lascio la parola alle Consigliere, che in un ordine non sparso, ma volutamente
mescolato, hanno deciso e hanno scelto un brano, Consigliere e Assessore, chiedendo
a tutti di prestare la massima attenzione.
Grazie a voi che siete qui e al messaggio che trasmetterete fuori.
Non dico il nome di chi interviene, proprio perché non ho intenzione di fare il
cerimoniere. Ognuno di noi è autonoma e sa benissimo…

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Se lo conoscono tutti, non lo dico più io.
La parola al Consigliere Scanderebech.

SCANDEREBECH Federica
Sono delle righe riguardo ad una vicenda che quanto mai è all'ordine del giorno nelle
situazioni attuali, soprattutto di molti ragazzi giovani che sono abituati a vivere sui
social network e ad aggiornare la situazione sentimentale.
"Stava sempre su Facebook, una fissa. Aveva anche Twitter, ma come gli piaceva
Facebook. Neanche il Milan lo prendeva così. Sempre a modificare il profilo, ad
aggiungere foto, ad accettare amici. Quanti amici hai! Come le figurine. Ce l'ho,
manca, manca, ce l'ho. Io avevo solo due amiche, ma molto care e non ci vedevamo
sulla rete, ma al bar. Loro, le mie amiche, ci avevano provato a dirmelo che non era
un uomo adatto a me. Ma esiste un uomo adatto? Più che altro, ci si adatta. Donne e
uomini si cercano, si desiderano, se va bene, si possiedono o, se va male, come a me,
si rimane possedute.
A casa lui era spesso taciturno, sempre chino sul computer. Più che rivolgermi la
parola, grugniva. Questi social network sono molto impegnativi, bisogna rispondere
a nuove richieste di amicizia, ai messaggi, taggare, condividere, aggiungere fotine,
aggiornare lo stato, commentare i post, un gran lavoro, che a volte lo assorbiva fino a
notte fonda.
Per stargli più vicina, avevo aperto anch'io la mia pagina Facebook, almeno ci
potevamo parlare un po' a distanza. Meglio che niente. Il mio profilo me l'ha scritto
lui, musica preferita: le tre "B", Baglioni, Battisti, Battiato. Film preferiti, quelli li ho
messi io: "Love story", "Come eravamo".
Situazione sentimentale? "Fidanzata ufficialmente". Clicco mi piace. Smile e doppio
smile, cuoricino. Io ad essere sincera, avrei preferito un rapporto un po' meno
virtuale, qualche coccola, un po' di attenzioni. Sì, lo ammetto, gli ho chiesto di più.
Gli ho anche dato un ultimatum, l'ho pregato di spegnere il computer almeno la
domenica mattina. Mi ha cliccato "non mi piace". Faccina triste. L'ho lasciato, ma
non se n'è accorto. Non sapevo come dirglielo.
Allora, ho modificato il mio profilo su Facebook, situazione sentimentale: single.
Finalmente l'ha capito. È stato lì che non ci ha visto più, gli è sembrato troppo
umiliante essere lasciato così, su internet, davanti a tutti i suoi mille amici virtuali.
Potevo essere più discreta, almeno comunicarglielo a voce, a tu per tu. Ha detto
proprio così lui.
Volevo cliccare "non mi piace", anzi "non mi piaci più tu", ma non mi ha dato il
tempo. Mi ha tirato un colpo di pistola dritto in fronte. Cadendo, l'ho guardato
finalmente negli occhi, erano verdi, me li ricordavo".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Onofri.

ONOFRI Laura
Alcuni di questi brani sono tratti da "Ferite a morte", perché le donne che non
possono più parlare, possano avere voce.
Questo si intitola "Le mie Chanel".
"Scusate, è Wi-Fi questo posto? Non ho neanche una tacca. Che strazio! Ma dove
sono capitata? Allora, chiariamo subito. Ci deve essere un equivoco, un
fraintendimento, come si dice un qui-pro-quo. L'ho già detto alla direzione,
controllate meglio le carte, c'è chiaramente un errore. È lampante che io non ho
niente a che vedere con questo esercito di poveracce, non per razzismo, per carità, io
la famiglia cingalese che lavora da me l'ho sempre trattata da Dio, avevano persino il
frigo-bar nella stanzetta, anche per non sentire l'odore di quei loro cibi tipici che si
attaccano dappertutto e non ti mollano più. Insomma, vorrei uscire da questo girone.
Come li chiamate voi? Settori? Si vede benissimo che io non c'entro niente.
Sì, è vero sono morta per mano di mio marito, no anzi, intanto non è stato lui
materialmente, ma ha assoldato dei killer, vuoi mettere? Ben due, e scusate se è poco
di questi tempi, di quelli professionisti veri, che si vedono solo nei film americani.
Non avrebbe mai permesso che qualche cafone della 'ndrangheta al sapor di 'nduja,
si occupasse del lavoretto. Almeno l'ultima immagine che mi è rimasta stampata
sulla cornea, è stata quella di due uomini massicci e palestrati con doppio petto blu.
Vuoi mettere?
No, carina, non è lo stesso. Intanto io sono rimasta integra, bella, elegante, trucco
leggero, capelli a posto, senza una macchia di sangue. Mi hanno strangolato con un
foulard di seta di Hermes e hanno avuto l'accortezza di lasciarmelo sul collo a
coprire segni e rughe varie. Cadendo non ho perso neanche le Chanel tacco 6. Ero
perfetta.
Non so che mi era preso, volevo lasciarlo, ma così, forse non dicevo sul serio, era
un'ideuzza, un capriccio. Lo so che si poteva andare avanti in eterno, ognuno faceva
la sua vita, aveva le sue abitudini, camere da letto separate. Tanto che ho pensato che
uscendo piano piano, alla chetichella dalla sua esistenza, non se ne sarebbe neanche
accorto. In fondo, non mi ha mai amato veramente. Gli piacevo perché ero
decorativa, stavo bene su tutto, dallo yacht, al salotto in pelle bianca. Non stonavo
mai e impreziosivo l'ambiente.
Non ho mai sbagliato un vestito o una pettinatura, mai overdressed o underdressed,
dove mi appoggiava, facevo la mia porca figura.
Non so che mi è preso, chissà che volevo dimostrare. Me l'aveva sempre detto che
ero una cretina. Lo diceva anche mio padre, ma mio marito era più affettuoso, mi
chiamava "la sua cretinetta". Dove vuoi andare cretinetta? Stai buona. Vai dal
parrucchiere, fatti le unghie e non pensarci, sei la mia bella statuina, la mia natura
morta preferita. Non darmi pensieri, che io ne ho già tanti con l'impresa, le banche, i
creditori. Lui è un manager, mica un poveraccio da Cavalleria Rusticana.
Volevo il divorzio. È allora che l'avvocato gli ha consigliato di farmi fuori, gli
costava meno, anche se i killer non li poteva scaricare dal 740. Che vuol dire che alla
fine mi ha fatto secca come tutte voi? C'è morta e morta! E poi, io forse me lo sono
meritato. In fondo sono sempre stata una cretinetta, me lo diceva pure papà. Anche se
a me questo "cretinetta" non mi è mai andato giù. Ma dove potevo andare? Che
volevo dimostrare?
Allora, mi spostate o che? Guardate che qui io non posso rimanere un minuto di più.
Se solo prendesse questo telefono, saprei io chi chiamare. Ma pure il cellulare ormai
è più morto di me".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola all'Assessore Tedesco.

TEDESCO Giuliana (Assessore)
Invece, il brano che vado a leggere io, tratto sempre da questa "Spoon River" di
donne, ha per protagonista una bambina thailandese.
"Cow pills. Sono rosa e sembrano caramelle, invece sono pillole per le mucche,
servono per far ingrassare il bestiame, ma le danno anche a noi bambine per crescere
in fretta e mettere su un po' di carne, così alzano i prezzi e ci vendono meglio.
Non proprio vendere, più che altro ci affittano per mezz'ora alla volta, c'è pure chi fa
prima, dipende dagli uomini, sono tutti grandi, anche vecchi con la barba, come mio
nonno che non c'è più.
Certi si sbrigano, altri sospirano, qualcuno parla in una lingua sconosciuta, molti in
inglese. Io un po' di inglese l'ho imparato quando andavo ancora a scuola, prima che
la mia famiglia mi cedesse, perché era rovinata dai debiti.
"Nice girl, come here!". Basta chiudere gli occhi e pensare alla grande ruota che gira
nel luna park di Dacca, dove hanno promesso di portarmi. Ma solo se sarai brava,
senza fare storie, né capricci. Una pillola al giorno e ti crescono le tette in una
settimana, ti senti tutta gonfia, ma agli uomini grandi piace così, ti tastano come un
vitello e se trovano ciccia da prendere in mano, pagano di più.
Non tutte sono fortunate come Shamila, che invece ha trovato un fidanzato che l'ha
portata via lontano, perché le pillole, a lungo andare, fanno anche male, ma se non le
prendi, stai ancora peggio, perché ci sei abituata e ti fanno passare i dolori.
Non ci si può ammalare, è un gran peccato se ti succede perché ti scartano e non
lavori più. Poi finisci per strada, neanche al bordello dei poveri di Faridpur ti
prendono più. Se non hai un bell'aspetto non vali niente e diventi solo carne da
macello, proprio come le mucche.
Mi hanno addormentata con un'iniezione. Ho sognato la ruota di Dacca tutta
illuminata, mentre mi portavano via fegato e reni. Poi, per fortuna, mi hanno lasciato
morire in pace. Finalmente non servivo più a nulla".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Centillo, Presidente di Commissione.

CENTILLO Maria Lucia
Anch'io leggerò un brevissimo brano di "Ferite a morte" di Serena Dandini e lo
voglio dedicare ad un evento che c'è stato stamattina in una scuola, il liceo Einstein,
dove (a completamento di un lavoro che alcune classi hanno fatto con gli insegnanti)
i ragazzi - erano circa 300 nell'auditorium - hanno analizzato i loro lavori, hanno
ascoltato alcuni di noi e alla fine hanno firmato la Convenzione "No More", che è
quella che la Città ha lanciato; l'ha firmata il preside, l'hanno firmata alcune
insegnanti, l'hanno firmata alcuni componenti il Consiglio d'Istituto e un
rappresentante per classe. Quindi, è stato un evento, secondo me, molto bello.
Informo già che il 18, alla presenza del Sindaco, dovremmo fare una Commissione
proprio su "No More". Credo che questo nuovo corso, che ha aperto alla scuola la
possibilità di discutere della Convenzione, di cosa si può fare per contrastare la
violenza contro le donne e contro i minori, secondo me, sia una cosa molto bella.
Quindi, ad una ragazza che, portando il suo velo islamico, ha voluto spiegare, dopo
aver studiato, qual è il ruolo della donna nell'Islam, che è diverso da quello che molti
immaginano, sono dedicate queste poche righe.
"Occhi di gatto. Lui vendeva stoffe al mercato e aveva gli occhi di gatto, ma io ero
già sposata con Mhamed, che aveva quarant'anni più di me.
Mhamed l'ho incontrato la prima volta il giorno del nostro matrimonio. Ho pensato:
almeno questo vecchio non ha i baffi. Mia cugina è stata più sfortunata, il suo aveva
pure la barba. Mia madre l'hanno sposata a tredici anni, ha fatto tredici figli.
Mia madre mi ha detto: "Segui il tuo destino come una spiga al vento e vedrai che la
vita passa presto come in un soffio…", ma lui aveva gli occhi di gatto e
all'improvviso il vento si è fermato, mentre il mio cuore si è svegliato e ha
cominciato a battere forte.
Ci siamo innamorati dell'amore. Ogni giovedì al mercato di Tabriz su un letto di
damaschi e sete preziose. Tutte mi chiedono: "Com'è morire sotto una pioggia di
pietre?". Il contrario esatto dell'amore. Il cuore si ferma e diventa tutto buio.
Ma quello che mi ha veramente ferito è stato l'applauso finale di tutti gli uomini del
paese. Forse volevano il bis, ma io ero già sepolta, c'erano pure mio padre e mio
fratello ad applaudire. Tutte mi chiedono: "Com'è morire sotto una pioggia di
pietre?". Conviene, i parenti risparmiano per la tomba. Ma, anche sotto tutte le pietre
del deserto di Garmsar, nessuno potrà mai togliermi il mio amore dagli occhi di
gatto".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Cervetti.

CERVETTI Barbara Ingrid
Il brano che leggerò è sempre della raccolta "Ferite a morte". Sono righe che
descrivono un sentimento che, a mio parere, dobbiamo anche smettere di chiamare
amore, nel senso che dobbiamo smettere di definirlo come un amore malato, un
amore sbagliato, un amore esagerato. Non è semplicemente amore. Non è proprio
inseribile nella categoria amore. Dovremmo iniziare a chiamarlo semplicemente
possesso, con il suo vero nome e non dare altre accezioni ad una parola importante,
ben chiara come quella che è la parola amore.
Sono righe che descrivono quella che è una violenza fisica e psicologica di un
sentimento semplicemente sbagliato che è il possesso, niente di più.
Si intitola "Tutto in ordine". "Eppure ci vuole molta forza per togliere la vita con un
taglierino e pensare che lui non tagliava mai il pane, perché gli faceva male il polso.
Dice che aveva il tunnel della carpa, non il pesce, quel dolore delle ossa del polso,
così forte che non puoi prendere in mano niente, se no senti delle fitte atroci. Eppure
i bambini li ha sgozzati con una forza inaudita.
Ha detto che doveva farlo per punirmi. Io ero la sua schiava e non potevo rifarmi una
vita libera da sola con i suoi figli, che erano anche i miei, ma solo quando gli faceva
comodo.
Ci vuole una grande forza per togliere una vita con un taglierino e infatti su di lui non
ci è riuscito, è sopravvissuto. Si vede che aveva la scorza dura da coccodrillo, eppure
non ha versato lacrime.
Ha detto che era un lavoro che andava fatto, punto e basta. Come aggiustare un
rubinetto che perde, oppure oliare un cancello che non si chiude. Si rimettono a posto
le cose e tutto torna in ordine, un ordine antico che non prevede eccezioni.
A me non mi ha sfiorato, sono rimasta viva, almeno così pensano tutti, ma, anche se
respiro e fumo le sigarette, da quel giorno io sono morta e sepolta".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Ambrogio.

AMBROGIO Paola
Una poesia della poetessa Alda Merini. "A tutte le donne". "Fragile, opulenta donna,
matrice del Paradiso, sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio, malgrado le tue
sante guerre per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d'amore che però grida ancora
vendetta e soltanto tu riesci ancora a piangere. Poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire e taci meravigliata e allora diventi grande come la
terra e innalzi il tuo canto d'amore".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola all'Assessore Curti.

CURTI Ilda (Assessore)
Io leggerò una poesia di una poetessa americana che vorrei dedicare a tutte quelle
donne sopravvissute, perché noi oggi celebriamo le donne che non ci sono più, ma
c'è un numero impressionante di donne che sopravvive e che sopravvive nel silenzio
e nella vergogna, abbassando gli occhi e che non racconta.
Questa poesia si chiama "Litania per la sopravvivenza" di Audre Lorde. "Per quelle
di noi che sono state marchiate dalla paura, come una ruga leggera al centro delle
nostre fronti, imparando ad avere paura con il latte di nostra madre, perché con
quest'arma, questa illusione di poter essere al sicuro, quelli dai piedi pesanti
speravano di zittirci.
Per tutte noi questo istante e questo trionfo. Non era previsto che noi
sopravvivessimo. E quando parliamo abbiamo paura che le nostre parole non
vengano udite o ben accolte, ma quando stiamo zitte, anche allora abbiamo paura.
Perciò, è meglio parlare, ricordando che non era previsto che noi sopravvivessimo".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Io invece leggerò una poesia di Luciana Coèn, che non è molto conosciuta, ma è
dedicata alla giovanissima Fabiana Luzzi, un caso che penso ricorderemo tutti, una
quindicenne che è stata accoltellata e poi bruciata dal fidanzatino coetaneo. È un
invito alla riflessione, perché ogni donna vittima di violenza non finisca per diventare
solo un numero, che rimane lì, in più, nella lista dei femminicidi.
Il titolo è "Cenere". "L'odore della carne, della mia carne, che brucia mi arriva alle
narici, a folate portate dal vento e nell'andare e venire della mia coscienza.
Tra il fumo vedo un'ombra, la sua sagoma, il mio fidanzatino, o quel che resta di lui.
Siamo, eravamo giovani, una vita davanti. Ora è già dietro, passata. Le parole sono
volate, solo quindici anni. Una fiamma si alza, un dolore lancinante, nel mio
sentimento, sulla mia pelle. È andato. Sta andando tutto in fumo, il primo bacio, il
batticuore.
Quando l'ho rivisto, le sue mani sul mio viso e poi la voce che si alza, insieme alle
mani. Qualcosa brilla al sole, la lama di un coltello. Le mie braccia si alzano, in
segno di resa, in segno di protezione del mio corpo, della mia vita.
Non può essere che il suo sguardo dolce, innamorato, si sia all'improvviso mutato in
occhi omicidi - femminicidi -. Solo quindici anni.
Il sangue scorre, l'odore di benzina sui miei vestiti. È fredda la benzina. Ho freddo,
riscaldami. Solo quindici anni. E poi il click, la fiamma, una torcia, l'odore acre della
carne, la mia carne, che brucia.
Sono io. Solo quindici anni. Mi lascia qui. È tutto un fumo, è tutto nero, tutto andato
in fumo, i miei quindici anni, la mia vita. Sono l'ennesimo femminicidio, la numero
33, forse, e ho solo quindici anni. Sono diventata un numero, una vita bruciata, ma
avevo solo quindici anni, ero una donna in nuce, ero luce nella mia famiglia, nel mio
mondo. Sono diventata la numero 33, forse. Carbone ardente, ormai spento per
sempre".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Vicesindaco.

TISI Elide (Vicesindaco)
Leggerò due brevi brani, tratti da un libro dello scrittore Hosseini; raccontano come
spesso queste violenze avvengano all'interno delle famiglie, il dramma della violenza
assistita da parte dei bambini e di come sia importante spezzare queste catene, che,
molto spesso, nel silenzio tengono prigioniere le donne nella paura della denuncia.
"Laila non vide arrivare il pugno. Mentre stava ancora parlando si ritrovò a quattro
zampe sul pavimento, con il viso in fiamme e gli occhi sbarrati, mentre cercava di
tirare il fiato. Era come se fosse stata investita da un'auto in corsa, colpita fra lo
sterno e l'ombelico. Si rese conto che aveva lasciato cadere Aziza e che la bambina
ora stava urlando. Cercò di nuovo di inspirare, ma emise solo un suono rauco,
strozzato (…).
Poi si sentì afferrare e trascinare per i capelli. Vide che sollevava Aziza, vide i
piedini della bimba che scalciavano e i sandaletti che scivolavano via. I capelli le si
strappavano a ciocche e dal dolore gli occhi le si riempirono di lacrime. Vide il piede
che apriva con un calcio la porta di Mariam, vide Aziza scagliata sul letto. Rashid
lasciò andare i capelli e Laila sentì la punta della scarpa colpirla brutalmente (…).
Emise un urlo di dolore, mentre lui chiudeva la porta sbattendola con violenza. Poi,
udì il rumore della chiave che girava nella toppa".
"Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve
che turbinavano fuori dalla finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di
neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i
sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi e poi si
spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. 'A ricordo di
come soffrono le donne come noi', aveva detto. 'Di come sopportiamo in silenzio
tutto ciò che ci cade addosso'".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Nomis.

NOMIS Fosca
Vi leggerò la breve testimonianza di una donna accolta in un centro antiviolenza che
si chiama "Fragole celesti", vicino a Torino. Questa donna è sopravvissuta e ce l'ha
fatta; ho avuto l'occasione di incontrarla e spesso mi chiedo quante altre donne che
sono vittime di violenza ognuno di noi incontra, ma non lo sappiamo, proprio perché
i numeri dell'emerso e di ciò che conosciamo, in realtà, sono una minima parte
rispetto alla violenza, che invece è molto più diffusa. Quindi, la mia lettura è anche
uno stimolo ad avere sempre maggiore attenzione e ad uno sguardo negli occhi delle
donne che incrociamo - uomini o donne che siamo - per riuscire magari ad
intercettare qualcosa che ci faccia pensare che quella persona ha bisogno di un aiuto,
perché spesso è così, spesso sono donne che rimangono anche senza una rete sociale
di supporto.
"I miei sono sposati con matrimonio d'onore, di riparazione: mio padre ha violentato
mia madre. Di lui ricordo che beveva e la picchiava, la minacciava con l'accetta per
macellare i maiali. Io la prima volta sono stata violentata in spiaggia a quindici anni,
con sostanze d'abuso. A diciassette anni mi hanno violentata in gruppo. Ad un certo
punto riesco a sfuggire, rientro a casa insanguinata e mia sorella mi inveisce contro: è
risentita credendo che io sia stata con il suo ragazzo. Sì, perché nel gruppo c'era
anche lui. Da allora ha continuato a sostenere che io prendo sempre i suoi scarti.
Anche lei è stata lacerata dal padre del bimbo che aveva partorito il mese prima. Noi
l'abbiamo sentita urlare dalla stanza accanto. Nostra madre avrebbe voluto chiamare
aiuto, ma non l'ha fatto, 'per la gente'".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola all'Assessore Pellerino.

PELLERINO Mariagrazia (Assessore)
Anzitutto, vorrei ringraziare tutte le donne del Consiglio Comunale per questa
iniziativa, la Commissione Pari Opportunità ed anche la Consulta delle Elette qui
rappresentata. Anche io leggerò un brano tratto dal testo di Serena Dandini, "Ferite a
morte". Per me il messaggio di questo brano è questo: certo, la violenza è paura,
qualcuno dice che è la crisi del maschile e l'incapacità sentimentale, ma in tanti Paesi
la violenza è diventata anche un fatto politico, che si combatte con la libertà, con la
cultura e con l'istruzione.
"Fiore di loto. È bella l'aria frizzante la mattina, quando si esce presto e gli uomini
del mercato non hanno ancora sistemato le piramidi di fiori profumati sui banchi.
Con la mia piccola divisa della scuola attraverso la folla di Peshawar a spalle dritte,
sembro una soldatessa fiera, ma il mio esercito è composto solo da giovani donne
armate di buone intenzioni e di un gran desiderio di cambiare, se non il corso della
storia, almeno il proprio destino.
A giugno avrei fatto l'esame e, nonostante il parere contrario di tutta la famiglia, mi
sarei iscritta all'Università, facoltà di Legge di Bangalore, India.
Ho sempre sognato di fare l'avvocato, anche se mia madre pregava tutte le notti
perché cambiassi idea. Le ragazze che vogliono studiare rischiano grosso nel mio
Paese, è meno pericoloso fare la puttana, buffo no?
Due uomini in motocicletta hanno fermato lo scuolabus e mi hanno sparato in fronte.
I talebani hanno capito tutto, una donna istruita rischia veramente di cambiare il
mondo, meglio farci fuori prima del diploma, un'esecuzione plateale, un segnale per
tutte e si chiudono i libri per sempre.
Mi hanno detto che i venditori di fiori di loto di Bangalore con un solo tocco magico
riescono a trasformare un bocciolo ancora chiuso in un fiore spalancato sul mondo.
Io invece rimarrò per sempre un bocciolo.
Non abbiate paura, ho perso solo una battaglia, le mie compagne di classe non si
arrendono, sono ancora armate, hanno nascosto la divisa e i quaderni sotto lo
scialle... Mentre fanno finta di essere ignoranti, stanno già vincendo la guerra".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Levi-Montalcini.

LEVI-MONTALCINI Piera
Ho scelto un brano un po' diverso dagli altri, sempre della Dandini, in cui si parla
invece di una ragazza che muore vittima di usanze e credenze che, purtroppo, sono
ancora vive in molte parti del mondo.
"Cara Luisella, mandami per favore i compiti per le vacanze, che così li faccio in
viaggio, sempre se posso. Mi aspettano grandi cose giù nel Mali. Te l'ho detto che ho
una nonna che ancora non conosco? Non vedo l'ora di vedere com'è il mio Paese.
Mia mamma è tutta eccitata, perché i parenti hanno preparato una grande festa per
me. La fanno sempre quando le bambine diventano signorine. È una tradizione, mi
ha detto con orgoglio: 'Stai per diventare una vera donna!'.
Spero che ci siano anche regali e sorprese, lo sai che adoro le sorprese. Appena
arrivo a Bamako, così si chiama la mia città, ti scrivo e ti racconto bene. So che
stanno organizzando tutto le zie e le altre donne di casa; ci sarà anche un piccolo rito
solo per me. La mamma ha detto che non mi devo preoccupare, che lo fanno tutte le
ragazze, giù da noi si usa così. Mi ha detto che è solo un taglietto (…); se non lo fai,
non trovi marito e quindi, cara mia, poche storie, si deve fare. Un attimo e passa la
paura.
Tanto noi siamo ragazze coraggiose, ti ricordi quando eravamo da sole con il
temporale quella sera che è andata via la luce? Mica abbiamo avuto paura. Certo,
eravamo insieme e un po' mi manchi, mi piacerebbe tanto che tu venissi a tenermi la
mano, cara amica del cuore, ma ci vediamo a Roma i primi di settembre, quando
ricomincia la scuola e io sarò una donna vera! Ora ti lascio, perché devo fare la
valigia.
Ti voglio bene, tua Fatoumata.
P.S.: "Mi dispiace Luisella, non sono riuscita a spedire la lettera dall'aeroporto,
pensavo di farlo appena arrivata a Bamako, ma non mi hanno dato un momento di
tregua. Pensavo di farlo dopo la cerimonia, ma qualcosa è andato storto durante la
festa, la nonna non ha più la mano ferma quando taglia. Sono morta di emorragia,
mentre mi portavano all'ospedale. Ecco perché non ti è arrivata la mia lettera, ma
spero che ti raggiunga da qui. Giustificami tu con la prof, perché i compiti delle
vacanze non ho fatto in tempo a farli. Ti voglio bene, tua Fatoumata.
P.S. del P.S.: Ti voglio dire una cosa, non diventare mai una donna vera, è molto
meglio rimanere bambine per sempre, ancora ti voglio bene".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Vorrei ricordare che il Consiglio, come Commissione Toponomastica, quest'anno ha
voluto dedicare un giardino alle donne vittime di femminicidio, anche a
testimonianza dell'attenzione e della sensibilità per quanto riguarda questa materia
da parte del Consiglio e della Commissione Toponomastica.
La parola al Vicepresidente Levi.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Lo sappiamo quante sono le donne vittime di maltrattamenti nel nostro Paese, in
Italia: 6.743.000. Questo è il numero che dobbiamo tenere a mente; vuol dire un
terzo delle donne italiane tra i sedici e i settanta anni. Il 43% delle violenze fisiche
sono infrafamiliari, cioè l'autore è il partner, il compagno, il marito. Questi sono i
dati che ha riportato e fotografato l'ISTAT nel 2006.
Leggo una poesia, "Angry Brides" di Sylvia Plath. "Non sono un'ombra, anche se
un'ombra si diparte da me. Sono una moglie".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
In conclusione, la parola al Consigliere Genisio, Presidente della Commissione
Diritti e Pari Opportunità.

GENISIO Domenica
Penso che quest'ora che abbiamo trascorso insieme non possa in alcun modo essere
commentata. Vorrei soltanto ricordare, perché ho dimenticato di dirlo all'inizio
(forse presa dalla suggestione), che la nostra Città non celebra soltanto, non
promuove cordate, non promuove attenzioni, non promuove incontri, ma agisce
anche concretamente. Insieme ai Centri antiviolenza che ci sono presso gli ospedali,
alla Prima Accoglienza ed alla rete della Polizia, in via Bruino (lo voglio dire,
perché, prima, ho detto che in Italia sono state uccise 128 donne quest'anno) sono
passate 101 donne quest'anno. Se lo hanno fatto, è perché sono arrivate anche tramite
le sensibilità degli operatori, tramite gli incontri che hanno fatto e tramite il numero
nazionale, che, in questi giorni, ho visto sugli autobus e sui tram.
Oggi ho preso un taxi, perché ero in ritardo, e non avendo visto il foglietto ho chiesto
al tassista se era arrivato a tutti quanti; lui mi ha risposto che lo aveva sulla giacca e
io gli ho suggerito di metterlo dietro al sedile, così che lo vedessi anche io. Si tratta
di un tassista che non ho mai incontrato e che, probabilmente, non incontrerò più, e,
dalla periferia al Municipio, abbiamo dialogato sul significato di questa giornata, sul
perché e sull'importanza che le persone non si sentano sole.
Per questo motivo volevo chiudere con il messaggio di quanto si sta facendo in via
Bruino, con le associazioni che seguono anche i maltrattanti, perché penso che sia un
passaggio importantissimo; se ci sono i media che ci ascoltano, vorrei che lo
riportassero, perché, a dare coraggio e ad aiutare le persone che vivono difficoltà
(maltrattanti o vittime), ci sono dei luoghi in cui si può essere accompagnati. Così
come ricordo che la Consulta, insieme alle Circoscrizioni e all'ASL, sta facendo
questo grande lavoro - è stato già detto - sulla violenza assistita (il brano che ha letto
l'Assessore).
Abbiamo cercato di fermarci a riflettere su quelle che sono le nostre azioni
quotidiane, ma anche a ricordare quello che è già stato fatto e che si sta facendo
concretamente. Ho cercato di raccogliere informazioni dal Centro nazionale, il 1522 -
se non sbaglio -, che segnala alla Città di Torino ed al nostro Servizio le situazioni
che si sono presentate.
Quindi, i messaggi di speranza e le parole servono a poco, ma il significato è che
qualcosa si sta muovendo concretamente e che i 17 milioni di Euro - non ricordo
precisamente - di costi che ha la comunità nazionale per riparare ai danni (non
purtroppo per le persone che non ci sono più, ma per il posto occupato, per le terapie
e le cure delle donne che subiscono violenza, mobbing, o quant'altro di così
negativo), sono costi anche economici che ricadono sulla società. Sicuramente non
sono prioritari rispetto al femminicidio, ma anche quelli sono importanti. Capire
come fra di noi ci possiamo distruggere e contemporaneamente distruggere anche
l'economia ed il futuro dei nostri figli.
Ho soltanto un brevissimo pensiero, che mi aveva particolarmente colpita e che mi è
stato dato da un'amica (anche lei ha fatto delle ricerche per quanto riguarda queste
letture); si tratta di una poesia di Bertolucci che si intitola "Assenza": "Assenza, più
acuta presenza. Vago pensier di te, vaghi ricordi turbano l'ora calma e il dolce sole.
Dolente il petto ti porta, come una pietra leggera".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Dichiaro concluse le comunicazioni sulla giornata internazionale contro la violenza
sulle donne. Ringrazio tutti gli intervenuti e anche la Presidente della Consulta,
Maria Pia Pianta.

PIANTA Maria Pia
La ringrazio e auguro buon lavoro a tutti.

Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)