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COPPOLA Michele (Vicepresidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 200700495/02, presentata dal Presidente del Consiglio e dai Consiglieri Bonino, Gallo Domenico, Cassano, Buquicchio, Cerutti, Grimaldi, Cuntrò, Centillo, Silvestrini, Ferrante, Lavolta, Tedesco e Cugusi in data 29 gennaio 2007, avente per oggetto: "Sostegno del riconoscimento giuridico delle 'unioni di fatto'". della proposta di mozione n. mecc. 200700696/02, presentata dai Consiglieri Scanderebech e Angeleri in data 6 febbraio 2007, avente per oggetto: "Riconoscimento anagrafico alle coppie di fatto". della proposta di mozione n. mecc. 200700772/02, presentata dai Consiglieri Ghiglia, Ventriglia, Galasso, Lonero e Ravello in data 9 febbraio 2007, avente per oggetto: "Unioni di fatto: rispetto dei diritti individuali, intangibilità della famiglia". della proposta di ordine del giorno n. mecc. 200701040/02, presentata dai Consiglieri Salti, Cantore, Bussola, Coppola, Ferraris, Mina e Tronzano in data 21 febbraio 2007, avente per oggetto: "No ai PACS no ai DICO". della proposta di ordine del giorno n. mecc. 200701663/02, presentata dal Consigliere Carossa in data 19 marzo 2007, avente per oggetto: "Unioni di fatto". e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 200701664/02, presentata dai Consiglieri Giorgis, Centillo, Grimaldi, Rattazzi, Tedesco, Cassiani, Cuntrò, Cerutti, Cugusi, Salinas e Lavolta in data 19 marzo 2007, avente per oggetto: "Invito al Parlamento ad esaminare ed approvare il Disegno di Legge 'Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi'". COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bonino, al quale ricordo che può intervenire per un massimo di 10 minuti. BONINO Gian Luigi Abbiamo presentato questa proposta di mozione sulle unioni di fatto, perché è necessario prendere atto di un profondo cambiamento che sta avvenendo nella nostra società e delle nuove esigenze che avanzano all'interno della medesima. Tali esigenze sono state recepite in tutti i più grandi Paesi d'Europa: dalla Spagna all'Inghilterra, dalla Francia alla Germania. Su questo tema, l'Italia è ancora molto indietro, nonostante le raccomandazioni provenienti dall'Unione Europea. Siamo convinti che si debbano superare le discriminazioni, che una società moderna debba adoperarsi per il progresso, liberandosi ed uscendo dai retaggi di un passato che, per troppo tempo, hanno mortificato lo sviluppo, l'ammodernamento e la ricerca scientifica. Anche le unioni di fatto, i cosiddetti Dico, rientrano in questa sfera di democrazia e di riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti i cittadini in una società ed in uno Stato che, pur nel rispetto di tutte le credenze e confessioni religiose, deve difendere la propria fondamentale, irrinunciabile, laicità. Non si può affermare che il problema è marginale e, tanto meno, che riguarda solo le coppie omosessuali, come si è cercato di far credere in modo errato: il problema esiste e coinvolge una parte considerevole della popolazione. È importante sollecitare il Parlamento ad approvare una legge che riconosca le unioni di fatto ed è quanto viene proposto anche dalla mozione che stiamo discutendo. La mozione, però, propone un passo in più, attraverso un segnale che altri importanti Comuni hanno già dato (approvando analoghi provvedimenti in Consiglio): mi riferisco all'istituzione di un apposito registro anagrafico delle coppie di fatto. La discussione che è seguita a questa proposta ha aperto un ampio dibattito all'interno della maggioranza e, almeno in questo, il nostro provvedimento ha ottenuto un primo risultato importante; infatti, si è trattato di un dibattito che ha assunto anche toni forti, al di là delle nostre intenzioni, che non erano e non sono strumentali, bensì vogliamo sensibilizzare le coscienze su un tema che solo in apparenza può essere liquidato come marginale. Si è aperto un dibattito che non ha coinvolto soltanto le forze di maggioranza, ma anche i Gruppi di minoranza, che, a loro volta, hanno presentato mozioni, per lo più in contrapposizione alla nostra. Ma è nella maggioranza, a cui appartiene il mio Gruppo, ed, in modo particolare, nel Gruppo de L'Ulivo che sono emerse le maggiori contrapposizioni. Mi auguro che la discussione mantenga i toni pacati e costruttivi che, alla fine, sono prevalsi; questo risultato, forse, è dovuto anche alla nostra mozione, ma, indubbiamente, bisogna ringraziare i Colleghi de L'Ulivo e, per il lavoro svolto all'interno del suo Gruppo, il Capogruppo Giorgis, il quale ha fatto, non lo nascondo, anche una costante quanto corretta pressione sul sottoscritto, oltre che favorire un dibattito che mi è parso più che costruttivo. Riterrei, però, sbagliato se la mozione non venisse votata solo per spirito di partito e non per intima convinzione; questo risulterebbe pregiudiziale e strumentale. Nonostante questo, da parte nostra, vi è la volontà di accogliere alcuni degli emendamenti presentati (gli "emendamenti Salinas" per intenderci), che modificano il "registro anagrafico" in "attestazioni di famiglia anagrafica", quale frutto di un dibattito e di una mediazione possibile. Mi auguro che dal Consiglio Comunale di questa città, da cui è iniziata - lasciatemelo ricordare, senza enfasi - la costruzione dell'unità nazionale sulle basi di una forte e coraggiosa impostazione laica dello Stato, ci sia la volontà di approvare il testo di questa mozione, quale riconoscimento, a livello locale, delle unioni di fatto e supporto, a livello nazionale, di un percorso legislativo, che auspichiamo sia positivo. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Consigliere Bonino, le ricordo che non ha usufruito di tutto il tempo a sua disposizione, per cui, dopo, potrà intervenire nuovamente. La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Vorrei dividere questo intervento in due parti: una prima parte dedicata al merito dell'ordine del giorno che abbiamo presentato come Gruppo de L'Ulivo e una seconda parte dedicata, invece, a considerazioni di carattere più politico. Per quanto riguarda il merito, come scriviamo nel nostro ordine del giorno, auspichiamo che il Parlamento approvi una legge in grado di riconoscere diritti e doveri alle persone maggiorenni unite da reciproci vincoli affettivi, ma non legate da vincoli di matrimonio, che convivono e che si prestano assistenza e solidarietà morale e materiale. Vogliamo che il Parlamento approvi questa disciplina, perché crediamo che - contrariamente a quanto, talvolta, è emerso nel dibattito pubblico - cerchi di dare una risposta ad una domanda di legame sociale. A nostro avviso, questo è il punto saliente della discussione riguardante le unioni civili. Una legge sulle unioni civili - quale essa sia e quali diritti, poi, il Parlamento deciderà di riconoscere - cerca di soddisfare una domanda sociale di legame e su questo punto, secondo me, è necessario riflettere, perché, rispetto agli anni '70 e '80, la domanda sociale è profondamente diversa: non c'è una domanda di individuo nei confronti dei legami, ma c'è una domanda dei legami. Non posso soffermarmi di più su questo punto, che, però, considero decisivo per ben inquadrare questa discussione. Lo ripeto ancora una volta, oggi, riteniamo che sia un bene che il nostro legislatore nazionale trovi il modo di soddisfare tutte quelle richieste di legame sociale (e, quindi, di reciproca solidarietà) che sono emerse nel corso di questi ultimi anni anche nella nostra società. Per quanto riguarda, invece, la discussione di carattere più prettamente politico, devo riconoscere che la proposta avanzata dal Consigliere Bonino - e sottoscritta da alcuni Consiglieri del Gruppo de L'Ulivo -, in sé, si limita (specialmente dopo gli emendamenti proposti dal Consigliere Salinas) ad introdurre nella città di Torino una modalità di certificazione che, già oggi, sarebbe possibile assicurare attraverso i Regolamenti stabiliti dal nostro Governo nazionale. Tuttavia, personalmente e gran parte dei Consiglieri del Gruppo de L'Ulivo voterà contro questa proposta di mozione per una semplicissima e comprensibile ragione: quando si cerca di trovare una sintesi, capace di determinare i numeri di maggioranza, è necessario che ciascuno rinunci a qualche cosa in nome del raggiungimento di un risultato. L'ordine del giorno presentato dal Gruppo de L'Ulivo rappresenta un punto di sintesi tra Consiglieri che hanno concezioni e convinzioni diverse tra loro, ma, soprattutto (e questo lo voglio sottolineare con forza), dimostra la disponibilità di tutti i Consiglieri a confrontarsi in maniera pragmatica e laica. Credo che questo ordine del giorno sia la prova provata che non corrispondono al vero tutte le considerazioni (che, talvolta, ci sono state rivolte) di essere un Gruppo composto da persone incapaci di confrontarsi in maniera laica sui principi che riguardano più da vicino i cosiddetti temi sensibili della famiglia o dell'etica. Se non ci fosse stato questo atteggiamento capace di accettare una soluzione che non soddisfa pienamente nessuno e nella quale nessuno può dire di riconoscersi appieno, non ci sarebbe stata la possibilità di costruire una sintesi e, soprattutto, di arrivare ad una posizione condivisa. Perché si raggiungano posizioni condivise è necessario che ciascuno assuma quell'atteggiamento di ricerca di un punto d'equilibrio e, soprattutto, che ascolti le ragioni degli altri. Secondo me, questo ordine del giorno ha cercato di fare questo: trovare un punto d'equilibrio, una sintesi che facesse fare un passo in avanti a quanto noi vogliamo dichiarare al Parlamento, ma che, nel contempo, rispettasse fino in fondo tutto quello sforzo e tutta quella disponibilità al confronto che ci sono stati in questa difficile definizione dell'ordine del giorno. Credo che questo ordine del giorno abbia due meriti: primo, nel merito - scusate il bisticcio -, perché dice qualcosa che non è banale e, cioè, l'auspicio che anche l'Italia abbia una legge sulle unioni civili; secondo, dimostra che il Gruppo Consiliare de L'Ulivo ed - io spero - anche il Gruppo Parlamentare ed il Gruppo del Senato de L'Ulivo sono capaci, anche sui temi eticamente più sensibili, di confrontarsi in maniera laica e rispettosa delle diverse culture e delle diverse convinzioni e, dunque, capaci, alla fine, di trovare una sintesi che modifica e fa fare un passo avanti allo status quo. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Scanderebech. SCANDEREBECH Federica A mio parere, non sarebbe opportuno anticipare in questa sede il confronto sui DICO, visto e considerato che in Parlamento è ancora in corso un acceso dibattito sul tema. Tuttavia, trovandomi coinvolto nel confronto, anche a seguito della presentazione della mozione da parte di alcuni Consiglieri della maggioranza, esporrò il mio parere in merito. La Costituzione Italiana tutela e garantisce i diritti sociali ad ogni individuo che faccia parte della nostra Repubblica e stabilisce pari dignità a tutti i cittadini. Articolo 2: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali...". Articolo 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso,... condizioni personali e sociali". Articolo 24: "Tutti possono agire in giudizio per tutela dei propri diritti...". Potrei ancora citare gli articoli 4, 34, 37 ed anche il 38. Consiglieri, sapete che la Città di Torino ha sottoscritto la "Carta d'Intenti per il superamento delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere"? In questo documento, alla quinta riga, si legge: "In Italia lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender (lgbt) non godono ancora di pieni diritti e vivono situazioni di discriminazione". Questo vuol dire disconoscere la Costituzione, che, invece, garantisce eccome i diritti sociali ad ogni singolo individuo. Ovviamente, ogni individuo è legittimamente autorizzato a fare le proprie scelte comportamentali di stili di vita e di orientamento sessuale e non può essere discriminato. "La libertà personale" deve essere difesa e tutelata, poiché "è inviolabile" (articolo 13 della Costituzione Italiana) e nessuna discriminazione deve ricadere direttamente sull'omosessuale. Forte è oggi il mio appello per abbattere pregiudizi e preconcetti che, poi, degenerano in discriminazioni inaccettabili, ma eliminare pregiudizi non vuol dire delegittimare ed aggredire il concetto di famiglia tradizionale. L'articolo 29 della Costituzione Italiana recita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare". La parola "matrimonio" viene dal latino matris munus che, tradotto, significa "compito della madre". Il concetto di matrimonio è legato a quello di famiglia: i due coniugi formano un nucleo famigliare, con potenzialità di mettere al mondo dei figli. La società umana progredisce anche grazie a famiglie che procreano, senza le quali l'umanità non avrebbe garanzia di continuità. La disciplina giuridica del matrimonio è ben regolata dalla Legislazione italiana. Diverse sentenze della Corte Costituzionale hanno ben chiarito la diversità giuridica tra convivenze more uxorio e famiglia fondata sul matrimonio. I problemi riguardanti le eredità possono essere superati con il testamento del defunto e, addirittura, l'articolo 317 bis del Codice Civile attribuisce piena rilevanza giuridica alla famiglia di fatto, quantomeno in relazione al rapporto di filiazione e, difatti, afferma che genitori naturali, ove conviventi, esercitano congiuntamente la podestà sul figlio. Il DPR 223 del 30 maggio 1989, che disciplina il Settore Anagrafico, già prevede, all'articolo 4 comma 1, che "per famiglia anagrafica si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune" e, all'articolo 5 comma 1, che "per convivenza s'intende un insieme di persone normalmente coabitanti per motivi religiosi, di cura, di assistenza, militari, di pena e simili, aventi dimora abituale nello stesso comune". L'attuale Regolamento Anagrafico già rilascia un certificato in cui è indicato da chi è costituita la famiglia anagrafica, ma non specifica i legami affettivi. Con il Registro delle coppie di fatto o cose simili, sia unioni eterosessuali, sia omosessuali potrebbero ottenere riconoscimento anagrafico come famiglia fondata su vincoli affettivi, ma istituire tale Registro non avrebbe effetti giuridici e servirebbe solo a peggiorare le lungaggini burocratiche. Inoltre, sarebbe forte il contrasto tra Registro di coppie di fatto, che attesta l'unione per vincoli di matrimonio (come si chiede nell'impegnativa, al punto 2, della mozione n. mecc. 200700495/02) ed il valore del matrimonio tradizionale. Bisogna tutelare la famiglia tradizionale, fondata sull'unione tra un uomo ed una donna. Non si può equiparare per nessuna ragione un'unione di fatto ad una famiglia, né nuove forme di convivenza al matrimonio. Andare verso la modernizzazione non fa altro che offendere la tradizione. Non discriminiamo la famiglia tradizionale, pilastro portante della nostra organizzazione sociale; salvaguardiamo il valore della vita e, quindi, incentiviamo le nascite e tuteliamo le famiglie virtuose con i figli che, con i loro sacrifici fisici ed economici, garantiscono il futuro della nostra società. Concludendo, Presidente e Consiglieri, non dobbiamo cadere nel nichilismo, ma dobbiamo occuparci degli interessi della collettività. Non possiamo tutelare gli interessi di pochi penalizzando la maggioranza, per fortuna ancora fondata su famiglie unite dal vincolo del matrimonio e volenterose, che garantiscono la conservazione della nostra specie. Queste famiglie sono in grado di far evolvere la specie umana e garantiscono la sopravvivenza degli individui sull'intero pianeta. Favorendo le convivenze omosessuali si perseguirebbe una politica contro l'evoluzione del mondo, contro la vita, contro la nascita naturale di nuovi individui. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ghiglia. GHIGLIA Agostino Io parto dalla fine "DICO" no. Questa è stato il leitmotiv della campagna nazionale che abbiamo fatto come Alleanza Nazionale, che tende a contrapporsi - ed è meglio spiegarlo subito - non al riconoscimento dei diritti individuali (che, poi, andremo anche ad approfondire senza ipocrisia, possibilmente), ma che parte da una netta e chiara contrapposizione al Disegno di Legge presentato dal Governo ed a tutte le forme di sostegno che a questo Disegno di Legge vanno incontro. Sicuramente è chiaro ed evidente a tutti coloro che hanno letto il disegno di legge del Governo e che hanno cercato di approfondire la materia dei DICO (così com'è stata affrontata dal centrosinistra) che la sola utilità per un disegno di legge di quel genere è il riconoscimento dei matrimoni omosessuali, perché appare chiaramente che tutte le altre forme di unione possono essere altrimenti tutelate. Addirittura si potrebbe dire che, ricorrendo ai DICO, ci potrebbero essere maggiori disagi per due persone che dicano "sì" firmando un registro, rispetto a chi si sposa con matrimonio civile (se volessimo fare un esempio concreto, potremmo pensare ai tempi necessari per ottenere la pensione di reversibilità). Esprimo, quindi, un "no", nel momento in cui si punta esclusivamente alla legittimazione e al riconoscimento in salsa "gianduio-zapateriana" (non è altro che un'imitazione del modello spagnolo non troppo coraggiosa, perché frutto della mediazione e del compromesso in sede nazionale): si tratta, infatti, di una forma ipocrita, pavida, che culturalmente non condividiamo. Ovviamente, mi interessa maggiormente il terzo aspetto, perché riteniamo conciliabili il riconoscimento dei diritti civili individuali e la non commistione di questi diritti con l'istituto del matrimonio naturale, religioso o civile, fondato sulla base di un'unione fra un uomo e una donna che potenzialmente punta alla prosecuzione della specie umana. Non credo di dire cose particolari, anche se, quando si fa un'affermazione di questo tipo, ci si sente quasi intimoriti, vista la forte propaganda di una certa sinistra contro il matrimonio, contro la famiglia tradizionale, contro questa impostazione culturale. Qualche volta, si ha la sensazione di non rappresentare il 90% della popolazione: infatti, su questo tema, non ho mai visto nessuno, se non durante il Gay Pride, scaldarsi per i DICO, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza e dal voto, anche perché - e vado ad approfondire alcuni aspetti che sono già stati dottamente esposti dal Consigliere Scanderebech - le unioni civili possono essere diversamente tutelate. Poi, potremmo anche dire, a chi rivendica e chiede determinati diritti, che potrebbe sposarsi, assumendosi delle responsabilità: è una banalità, ne sono consapevole, ma nel caso di un matrimonio, che è un'unione civile che si può sciogliere in un paio d'anni, al massimo, quale sarebbe il problema? Qualcuno mi spiega perché è contrario ad un matrimonio civile ed è favorevole ad un DICO che, per far ottenere la pensione di reversibilità, impiega nove anni? Qualcuno è in grado di spiegarmelo, senza ipocrisie e lasciando fuori dal ragionamento i matrimoni omosessuali? Perché, alla fine, si torna sempre a quell'argomento. Nella nostra proposta di mozione, impegniamo, in diversi punti, "a procedere ad un'attenta ricognizione della normativa esistente in ordine alla tutela dei diritti individuali delle persone conviventi e, qualora se ne riscontrasse un'effettiva carenza - poi diremo perché, secondo noi, non è effettiva -, prevedere gli opportuni interventi" e, al punto 1, "a non assumere iniziative, anche surrettizie, che comportino l'equiparazione tra le unioni di fatto e la famiglia". Noi, culturalmente, non accettiamo questa equiparazione: eppure, si arriva ad un punto in cui si chiede il motivo della nostra contrarietà. Il motivo è semplice: la pensiamo in maniera diversa, perché crediamo in un modello diverso di società. Credo e crediamo di essere ancora liberi di poterlo dire; crediamo di poter esprimere la nostra volontà "a non equiparare le convivenze omosessuali alle unioni di fatto eterosessuali, con particolare riguardo alla legittimazione all'adozione di bambini o alla possibilità di ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistite". Voi sapete dell'esistenza di un forte movimento inglese di lesbiche, che diffonde la cultura dell'auto-inseminazione, vendendo gli appositi kit su Internet: questo non è il nostro modello di società, non è un nostro punto di riferimento culturale, anzi lo riteniamo un fatto abbietto e innaturale. Poi, ovviamente, ognuno è libero di pensare come meglio crede, ma anche noi - e mi riferisco a chi, come me, è cattolico, ma anche ad altri componenti del mio Gruppo, che sono laici, non praticanti - dobbiamo poter essere liberi di dissentire, in quanto abbiamo un modello diverso di società. Voglio altresì ricordare che, come indicato nella premessa della nostra proposta di mozione, "numerose sentenze della Magistratura hanno chiarito la persistenza di un contratto di affitto, ad esempio, nel caso di decesso di uno dei due conviventi (di fatto) e che "al convivente more uxorio possono (già oggi) essere garantiti, anche in assenza di vincoli matrimoniali, tutti i diritti in materia di patrimonio, anche ricorrendo al diritto volontario (quindi testamentario) e mediante polizze assicurative o pensioni volontarie" e che "con testamento si può lasciare parte cospicua del proprio patrimonio ad una persona alla quale si sia legati anche da un semplice rapporto di convivenza". Con questa proposta di mozione, che mutua l'ordine del giorno presentato alla Camera dei Deputati, prima del disegno di legge del Consiglio dei Ministri, noi avevamo già chiesto la parificazione dei figli nati fuori dal matrimonio con quelli nati all'interno del matrimonio. Andando oltre all'ideologia di chi fa del Gay Pride un mito, chi è in grado di spiegarci stasera (magari facendoci anche cambiare idea, perché solo i paracarri stanno fermi) il motivo per cui un DICO sia meglio, sia più garantista dei diritti individuali rispetto ad un matrimonio (fra persone di sesso diverso, ovviamente)? Qualcuno è in grado di spiegarcelo? Spiegatecelo, però, bene, con punti di appoggio costituzionali e legislativi, come ha fatto, ad esempio, il Consigliere Scanderebech, non con altro. Perché, se si punta ad altro (e secondo noi, con la proposta di mozione presentata dal Consigliere Bonino, si punta ad altro), noi concludiamo il nostro intervento ribadendo il nostro parere contrario: DICO no! COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Gallo Domenico. GALLO Domenico Personalmente, credo che, su un problema come questo, cioè la definizione dei diritti delle persone conviventi, la discussione politica dovesse concludersi in base ad una votazione libera. Oggi, invece, non siamo di fronte ad un voto libero da parte dei Consiglieri Comunali: lo dico con amarezza e con rammarico, perché penso che ognuno di noi avrebbe dovuto sentirsi libero di esprimere la propria opinione, sulla base delle proprie legittime convinzioni. Questa sera, questo non accadrà: la premessa e il lavoro compiuto lo dimostrano, avendo provocato una situazione che definirei estremamente caotica, che ha ideologizzato un fatto che ideologico non è. Stiamo discutendo di diritti civili, di diritti delle persone conviventi: credo che una parte della mia maggioranza abbia ideologizzato il problema, commettendo un gravissimo errore sul piano politico, dal mio punto di vista. La libertà di voto che avevo chiesto ai Consiglieri era l'unico strumento per evitare polemiche e per prendere atto di una votazione finale, che poteva essere favorevole o contraria alla proposta di mozione presentata dal Consigliere Bonino: penso che questa auspicata libertà di voto non avrebbe provocato alcuno sconvolgimento, né nella maggioranza, né di altro tipo. Ritengo che su questioni come questa ci debba essere libertà di voto, una libertà che avrebbe evitato alcune polemiche che sono andate davvero al di là del problema stesso. Si è scatenata, nella maggioranza, nel Gruppo de L'Ulivo, una polemica che, credo, i Colleghi avrebbero potuto risparmiarsi, ma lo dico con rammarico, non tanto per polemizzare ulteriormente. A questo clima di polemica si è aggiunta, poi (chiedo scusa, non voglio offendere i Colleghi dell'opposizione), la voglia di divertimento, con la presentazione di centinaia di emendamenti che, poi, sono stati accorpati. VENTRIGLIA Ferdinando (Intervento fuori microfono) Noi ci divertiamo diversamente, scusate! GALLO Domenico L'ho detto tra virgolette. Vi siete divertiti sulla base di un errore politico che abbiamo commesso in maggioranza (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Siete suscettibili, voi, Colleghi dell'opposizione (INTERVENTI FUORI MICROFONO)! Vi provoco. Volontariamente, vi provoco, ma voi non avreste presentato centinaia di emendamenti, se i Colleghi de L'Ulivo non avessero presentato un ordine del giorno che, in qualche modo, ha favorito la vostra opposizione. Ripeto, il libero voto era l'unico strumento per superare le polemiche e per arrivare ad una decisione che poteva essere favorevole (o non favorevole) alla mozione presentata dal Consigliere Bonino. Francamente, non comprendo come alcuni Colleghi, sia di maggioranza che di opposizione, possano affermare che l'istituzione di un registro, o l'attestazione della famiglia anagrafica, sarebbe un fatto contro la famiglia. Ma quali ragionamenti possono portare ad una soluzione di questo tipo? Quale danno alla famiglia tradizionale porta l'istituzione di un registro? Ma che me lo spiegassero, i Colleghi! Tutti! Sia di maggioranza, che di opposizione (che sono contrari all'impostazione della mozione). Credo, invece, che, come ha dichiarato il Cardinale Martini, la famiglia vada valorizzata. Non difesa, ma valorizzata. Sono altre le minacce che, in questo momento, sta subendo la famiglia tradizionale! Credo che si debba prendere atto che la società è cambiata e, per questo, i principi e i valori non possono essere unilaterali. I valori sono valori, da qualunque parte essi provengano; non sono soltanto quelli del mondo cattolico, così come non lo sono soltanto quelli di altri mondi! Credo che tutte le sensibilità vadano rispettate, comprese quelle di coloro che non intendono fondare una famiglia sul matrimonio. La famiglia va valorizzata e credo che gli ostacoli derivino da altri settori: dal tipo di società, impostata sui non valori e dal consumismo. Credo che la famiglia tradizionale avrebbe bisogno di aiuti economici, di sgravi fiscali, di asili nido, di consultori e di tutto ciò che alla famiglia può essere utile per un sostegno e per crescere ed educare i figli. Credo che questo sia lo strumento orientato ad aiutare la famiglia. Non capisco, poi, l'emendamento del Collega Olmeo (che interverrà più avanti), che va, addirittura, a modificare il titolo dell'ordine del giorno de L'Ulivo (non si parla di un Disegno di Legge, ma di una disciplina giuridica). Credo che la disciplina sia una danza, una ginnastica, ma noi parliamo del Disegno di Legge presentato dal Ministro Bindi e dal Ministro Pollastrini; quindi, un cattolico e un laico che hanno steso un documento equilibrato che sancisce diritti amministrativi e burocratici. Quando non si prende atto di questo, vuol dire imporre la propria visione agli altri e questo, nel 2007 (quindi, molto al di là del Medioevo), dal mio punto di vista, non deve essere più consentito. Il mio Gruppo voterà per l'ordine del giorno de L'Ulivo che ritengo, però, un escamotage per non assumersi la responsabilità di un voto laico all'interno di quel Gruppo. La discussione è in atto in Parlamento, quindi, non c'era bisogno di un ordine del giorno per auspicarne il voto al suo interno. Ovviamente, voterò a favore della mozione che, io stesso, ho sottoscritto assieme ad altri Colleghi, come, ad esempio, il Collega Bonino. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea In modo molto laico, cercheremo di dimostrare che combattere per sancire che due più due fa quattro, o per dimostrare che le foglie sono verdi in estate vada contro la Legge naturale e cerchi di trasformare in diritti interessi privati o desideri che stridono con i doveri, derivanti dalla responsabilità sociale. Sembra quasi che ogni bisogno sia un diritto; pertanto, noi ribadiamo le considerazioni espresse dai Colleghi dell'opposizione, precedentemente, e continuiamo a premettere che, se una coppia, costituita da un uomo e da una donna, vuole accedere ai diritti e alle tutele previste per la famiglia, può sposarsi in chiesa (o in Comune), a seconda delle proprie convinzioni. Una coppia eterosessuale, che voglia ottenere un riconoscimento giuridico-pubblicistico, non ha altro da fare che sposarsi. Chi sceglie di non sposarsi ha tutto il diritto di farlo e compie una scelta lecita e rispettabile, ma è una scelta, per sua natura, diversa dal matrimonio. Le scelte morali, gli stili di vita, gli orientamenti sessuali di ciascuno, sono scelte legittime, che non devono interessare il dibattito politico. La Costituzione (lo ha citato prima, in maniera molto corretta, il Consigliere Scanderebech) e le Leggi, assegnano alla famiglia una tutela particolare, perché essa ha una precisa funzione sociale: non è semplicemente la scelta di due persone di abitare in uno stesso luogo. Riteniamo anche che la scelta di una coppia omosessuale sia legittima, ma non ha nulla a che vedere con la famiglia. Se noi dovessimo tutelare qualunque forma di convivenza, allora potremmo parlare anche di poligamia, per esempio! Credo che il traguardo della politica italiana (e torinese, in particolare), debba essere il confronto tra forze alternative fondato sul riconoscimento di principi di civiltà condivisi e su un diritto essenziale, che è il valore della responsabilità che è, senz'altro, il valore principale insito nella politica italiana e torinese, oggi. Nel nostro ordine del giorno chiediamo, al Sindaco, che si impegni a considerare inopportuno un Regolamento Pubblico delle coppie di fatto. Si deve lasciare libertà alle persone di organizzare i propri rapporti economici nella forma del diritto civile e/o del diritto privato. Non ci deve essere altra fonte giuridica che la capacità dei cittadini di stipulare contratti, o ogni altra forma di atto. Inoltre, ribadiamo la valenza culturale e sociale del matrimonio (come previsto dalla Costituzione) e tendiamo a evitare discriminazioni verso la famiglia, nucleo sociale costituito da un uomo e da una donna. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cerutti. CERUTTI Monica Intervengo per esprimere un forte disagio nei confronti delle modalità attraverso le quali viene affrontato il dibattito sulle unioni di fatto. Disagio non soltanto per l'approccio locale, ma anche per quello nazionale; il riconoscimento dei diritti e dei doveri delle famiglie, nelle loro diverse articolazioni, viene considerato, da alcuni, come un indebolimento della famiglia tradizionale. Questo approccio, ritengo sia tutto politico, lontano mille miglia dal sentire comune, dove sono considerate normali famiglie in cui convivono persone, unite da legami di diverso tipo. In questo senso, mi sembra che la mozione della quale è primo firmatario il Consigliere Bonino, che ho sottoscritto anche io, con l'integrazione di alcuni emendamenti, il cui primo firmatario è il Consigliere Salinas (emendamenti che cercano, attraverso una mediazione, di eliminare il registro delle coppie di fatto), sia una mozione di grande buonsenso, poiché cerca di tener conto della realtà sociale e anche di quella politica. Mi spiace che le valutazioni su questo testo siano meramente tattiche e non entrino nel merito. La mozione, tra l'altro, sarebbe la naturale prosecuzione del percorso che il Comune di Torino aveva già avviato parecchi anni fa. Ho qui il testo di una mozione che questo Consiglio Comunale ha approvato nel 1999, il cui oggetto è: "Convivenze volontarie". Il suo dispositivo recita: "Impegna il Sindaco a rivedere, entro un anno, tutti i Regolamenti e le deliberazioni in materia di tariffe, di commercio, di assistenza in ogni altro Settore, onde riconoscere ogni legame di solidarietà tra le persone e di fare in modo che tali legami non siano discriminati in base all'orientamento sessuale, o affettivo, delle persone coinvolte". Ho voluto ricordarlo, proprio perché eravamo nel 1999; sono trascorsi quasi dieci anni e, praticamente, la mozione, di cui è primo firmatario il Consigliere Bonino, richiede la certificazione formale di qualcosa che questo Consiglio Comunale ha già riconosciuto. Se il risultato politico del dibattito odierno è quello di approvare l'ordine del giorno de L'Ulivo a sostegno dei DICO sul livello nazionale, forse, avremo fatto un passo avanti; invece, se la mozione così emendata sarà bocciata, credo, con rammarico, che a livello locale non facciamo assolutamente un passo avanti, semmai, addirittura un passo indietro. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Mi domando come i Consiglieri promotori delle due proposte (la prima presentata dal Consigliere Bonino ed altri, la seconda dal Consigliere Giorgis ed altri) non si rendano conto di essere completamente auto-referenziali, come conferma l'intervento del Consigliere Cerutti. Poi, non so di che cosa stiamo discutendo, nel momento in cui il Governo Prodi bis toglie questo tema (sul quale pure vi è una grande discussione, e sappiamo perché) dalle dodici priorità e la Commissione che deve discuterne in Senato - credo, con qualche potere in più rispetto a noi - annaspa nei diversi disegni di legge e, infine, abbiamo superato (il Consigliere Bonino lo sa, perché l'abbiamo chiarito in Commissione con l'Assessore Borgogno) il problema della famiglia anagrafica, poiché si è visto che si tratta di un falso problema. Non vorrei che tutto ciò (confermato da questi giudizi, emendamenti, mediazioni, ringraziamenti, differenziazioni e prese di distanza) fosse un modo per colorire in maniera ideologica e, come in tutti i giochi di società, qualcuno, come i Consiglieri che si divertono a fare i cattolici adulti o i teologi "fai da te", scrive gli appelli al Vescovo (anche a Torino, purtroppo), ma noi non possiamo esercitarci, perché non possediamo né la cultura teologica del professor Castellani (il quale, evidentemente, sa unire il tema dei satelliti, siccome sono in cielo, al tema delle sfere celesti e, quindi, dell'essenza divina), né quella di nostri Colleghi, i quali scrivono sui giornali lettere pesanti e pensate a Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo; quindi, da una parte, vi sono i cattolici adulti ed i teologi amateur, dall'altra, vi è anche chi partecipa al gioco "chi vuol essere il più laico", perché, poi, abbiamo pure la rincorsa sull'altro fronte. In questa discussione, nonostante tutte le citazioni, fatte anche dal Consigliere Bonino, nell'ottica del progresso che non possiamo fermare (che è una bella icona ottocentesca del movimento socialista), pare strano che nessuno abbia ricordato un fatto essenziale, cioè che i DICO sono in crisi prima ancora di nascere, perché, come avevano previsto sin troppo facilmente alcuni studiosi, in altri Paesi (da Dennis Prager a Peter Tompkins, per citare soltanto Stati Uniti ed Inghilterra), i DICO sono già diventati "TRICO"! Questo non significa che il Sindaco faccia pubblicare articoli sulle sue tricotomie - è un'altra cosa -, ma che da una diade siamo passati alla triade, perché, come sapete, a Padova, tre donne omosessuali hanno fatto il TRICO in versione padovana; ciò smaschera già una delle aporie stesse in questo tipo di ragionamento, cioè, se il legame affettivo è tale, perché fra due persone e non fra tre, cinque, dieci o cinquanta? Quindi, pare strano che tanto ci si eserciti su questi temi, riproponendo in sedicesimo una discussione che sta avvenendo, a livello nazionale, in Parlamento, quanto, invece, si vogliano evitare questi, che sono gli scogli essenziali del ragionamento. La conferma è che avete fatto un bel giochino di società, quindi, caro Consigliere Gallo, i nostri emendamenti andavano in tal senso: fate giocare anche noi! COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Buquicchio. BUQUICCHIO Andrea Questa è la circostanza, nella quale emerge molto chiaramente che le posizioni non sono preconcette ed ideologiche o ideologizzate. La forza politica che rappresento è laica, liberal-democratica, molto vicina ad istanze del centrodestra in alcuni casi, quando si parla di sicurezza ad esempio, mentre in questo caso, su questo argomento, mi pongo a gran forza su una posizione che ritengo progressista. Poi, nel corso del mio intervento, avrò modo di spiegare i motivi per cui, di volta in volta, voterò a favore o contro, oppure mi asterrò. Penso che, negli ultimi decenni, i costumi siano cambiati enormemente: nessuno di noi ha una fotografia della propria nonna o bisnonna in costume adamitico! Fino a pochi decenni fa, era scandaloso mettersi in bikini sulla spiaggia! Esistono ancora nicchie conservatrici di alcuni sindaci - devo dire, molto poco progressisti -, i quali multano ancora oggi i bagnanti in bikini che varcano la soglia della spiaggia e mettono piede sul marciapiede del litorale. Si tratta soltanto di alcuni esempi, per evidenziare che i costumi cambiano e, probabilmente, fra cento anni, questo dibattito farà sorridere i nostri discendenti, sia i miei, sia quelli del Consigliere Ghiglia o del Consigliere Olmeo, sia quelli di qualcun altro. Secondo me, è un falso problema. Effettivamente, la questione è stata molto strumentalizzata, perché nessuno, né il Governo, né tanto meno la mozione presentata dal Consigliere Bonino, intende mettere in discussione il valore del matrimonio e l'istituto del matrimonio, che rimane tale! Perciò, il fatto che si assumano posizioni contrarie verso i diritti di una nicchia, seppure minoritaria, personalmente, mi porta a schierarmi dalla parte di quella nicchia minoritaria, perché le ragioni minoritarie vanno sempre difese e sostenute, almeno per me. Questo significa non assumere atteggiamenti di discriminazione! Voglio soltanto fare una nota all'amico Capogruppo de L'Ulivo, Consigliere Giorgis. Non sono assolutamente contento della valutazione politica data al voto contrario annunciato dal Gruppo de L'Ulivo, perché ho la coscienza a posto su questo: ho inviato una lettera aperta al Consigliere Bonino, nella quale dicevo di far prevalere l'elemento unitario, in questo momento, senza dare segnali di frattura nell'ambito del centrosinistra. Nel merito, come ci ha spiegato l'Assessore Borgogno, quanto richiesto dal Consigliere Bonino - l'iscrizione anagrafica dei conviventi - è già previsto, ma, allora, se si vuole dare un significato politico, diamolo sino in fondo! Tuttavia, il Consigliere Bonino - non ritengo che abbia torto - ha voluto rompere un tabù con forza; magari, è una provocazione eccessiva, ma, in questo caso, ci sta, perché è un'arma a favore di quella forte richiesta di diritti, purtroppo ancora vilipesi nel terzo millennio. Ribadisco: non si tratta di togliere nulla a coloro, i quali scelgono la via tradizionale. Ma chi è pavido? Colui il quale sceglie una via alternativa, oppure colui il quale teme che quest'ultima possa ledere un assetto tradizionale? Se prima avevo qualche dubbio nel votare la mozione presentata dal Consigliere Bonino, devo dire che, dopo la posizione di contrarietà assunta da L'Ulivo, con tutto il rispetto per questo Gruppo, voterò la mozione del Consigliere Bonino, perché il centrosinistra non è solo L'Ulivo. Pertanto, se si doveva mostrare attenzione nei confronti dell'istanza del Consigliere Bonino e di quanti hanno firmato quella mozione (quindi, di una certa parte de L'Ulivo), anche il Gruppo - se non quella parte, l'altra parte - potrebbe dimostrare attenzione nei confronti di una parte, seppure minoritaria, di tutta la coalizione. Questo è il mio pensiero politico, quindi voterò a favore della proposta del Consigliere Bonino ed anche di quella del Consigliere Giorgis. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Olmeo. OLMEO Gavino A mio avviso la discussione che stiamo affrontando poteva tranquillamente essere rinviata ad altra data; per dirla come piace tanto al leader del Consigliere Buquicchio, "ci azzeccava" molto di più una discussione sui diritti della famiglia che ancora non sono stati pienamente attuati, nonostante siano proclamati all'interno della Costituzione. Invece, ci siamo trovati a dover discutere di questo, perché il Consigliere Bonino (che, peraltro, mi ispira grande simpatia e con il quale ho delle difficoltà a polemizzare), nei giorni in cui su tutti i giornali c'era una fortissima discussione a livello nazionale per trovare una sintesi, che in maniera, a mio avviso, accettabile, hanno individuato i Ministri Bindi e Pollastrini, non avendo niente di meglio da fare, ha pensato bene di produrre un documento che è francamente inaccettabile e lo rimane nonostante gli emendamenti, perché, essendo una proposta di mozione, in caso di approvazione impegnerebbe la Città a porre in essere una serie di azioni in assenza di una legge nazionale che richiede di essere approvata prima. Vorrei spiegare la ragione che mi ha indotto a presentare, in fretta e furia, un emendamento al titolo della proposta di ordine del giorno presentato dal Gruppo de L'Ulivo: il titolo era incoerente con il resto del testo, perché nel testo si auspica che il Parlamento prenda in esame e approvi una disciplina giuridica, mentre nel titolo si chiede tout court l'approvazione dei DICO. Molti come me sono favorevoli al fatto che venga approvata una disciplina giuridica, ma sono altrettanto favorevoli al fatto che i DICO, così come sono stati presentati dal Governo, siano emendati sulla parte che riguarda la pensione di reversibilità (perché economicamente non sarebbe sostenibile), ma anche per la parte che riguarda i diritti successori, perché in parte lesivi dei diritti dei figli; pertanto, per poter approvare la proposta di ordine del giorno del Gruppo de L'Ulivo, ho bisogno che nel titolo non si dica di approvare i DICO tout court. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Sindaco. SINDACO Tralascio di ricordare al Consiglio l'importanza di questo dibattito sia in sé, come hanno dimostrato gli interventi che si sono susseguiti finora, sia per ragioni politiche (aspetto che richiamo, perché è uno dei due punti che voglio richiamare in questo intervento), perché si colloca politicamente in sintonia con decisioni che, su questa materia, il Parlamento è chiamato a prendere. Secondo me, questa materia fondamentalmente sfida un concetto che dovrebbe essere caro a tutti, credenti e non credenti: la laicità della politica, intesa come capacità di misurarsi non con la religione e i comportamenti indotti da chi è credente, oltre che naturalmente da chi non è credente, sulla società e sui comportamenti sociali. Quindi, non misurarsi con la religione in termini di rapporto diretto fra religione, scelte politiche e traduzione delle medesime in scelte legislative, ma misurarsi con ciò che nella società cambia e si modifica anche in conseguenza di quei comportamenti individuali e collettivi che chi è credente, come chi non lo è, è indotto ad assumere e che, come ha ricordato poc'anzi il Consigliere Buquicchio, è oggetto di cambiamento più o meno intenso, a seconda di quel che capita. Se questo è il punto di vista che definisco laico e se questa è la sfida, la mia considerazione, rivolta a coloro che non sostengono il riconoscimento delle unioni di fatto, è la seguente: penso che almeno una parte di voi possa convenire con me sul fatto che viviamo un'epoca storica (non solo in Italia, né e tantomeno solo a Torino), di profondo rischio per il senso di comunità delle nostre società. Sto dicendo cose ovvie, banali e denunciate da molti studiosi; viviamo un'epoca in cui il rischio della frammentazione sociale e che l'individualismo possa portare a corrodere dall'interno la società è un rischio profondo ed è uno degli elementi che può minare dall'interno le nostre società, rendendole più deboli. Se questo è vero (ricordo che non è una mia analisi, ma riporto mediocremente analisi fatte da personaggi e studiosi ben più rilevanti), penso che i comportamenti sociali, culturali e politici indotti da chi è credente abbiano un ruolo positivo sulla necessità di misurarsi con la ricomposizione del legame sociale e ritengo che in questo ci sia la possibilità di una convergenza vera e profonda fra credenti e non credenti, in una visione laica della politica. Prendo ad esempio il caso volutamente estremo della coppia omosessuale: perché negare che, nella coppia omosessuale o nell'unione omosessuale che chiede un riconoscimento, vi sia, in fondo, anche da parte loro, una richiesta di ricostruzione di legame che, in una logica di chi sia interessato a ricostruire un rapporto comunitario, non deve essere sottovalutato. Ho fatto volutamente l'esempio del caso più estremo, perché nel caso eterosessuale, almeno da questo punto di vista, il discorso mi sembra più semplice. Questo è un aspetto sul quale dobbiamo interrogarci, soprattutto se ciò che ci interessa è quell'obiettivo laico, non nel senso che esclude la religione, ma nel senso che la comprende sul piano dei comportamenti sociali, tesa ad una ricostruzione comunitaria. Devo dire che la proposta di ordine del giorno del Gruppo de L'Ulivo e la proposta di mozione del Consigliere Bonino, nel merito sono entrambe condivisibili, ma non lo sono politicamente. La proposta di mozione del Consigliere Bonino prevede la registrazione anagrafica, che già esiste, non bisogna inventarla, ma che è del tutto ineffettuale se è priva di quei diritti e doveri che possono essere appesi sulla registrazione anagrafica solo da una legge del Parlamento che la riconosca in quanto tale. Per questa ragione - mi dispiace dissentire dal Consigliere Cerutti, ma non è la prima volta -, non vedo un passo indietro, perché la registrazione anagrafica è già presente, è la realtà, però rischia di essere soltanto, non dico una fuga in avanti, ma una "provocazione politica", tra virgolette, tesa più a misurare i rapporti fra singole componenti all'interno degli schieramenti politici, che non a voler raggiungere un risultato, cosa che invece non fa la proposta di ordine del giorno de L'Ulivo. Rispettando quanto detto dal Consigliere Gallo Domenico sulla libertà di coscienza, che deve sempre valere, ma in questo caso in modo particolare, mi permetto di dire che non dobbiamo sottovalutare il fatto che su una materia di questo genere, di cui ho cercato (seppure non dilungandomi e non potendo approfondire) di dare un po' il senso della profondità delle questioni che richiama e ritrovare una posizione unitaria fra tutte le componenti della maggioranza - mi auguro anche dell'opposizione -, sarebbe meglio ci fosse un equilibrio politico, specie perché avviene prima che su questo il Parlamento si misuri. A me ha stupito che il Consigliere Bonino, che avrebbe potuto vantare di ottenere un risultato politico nell'aver posto davanti al Consiglio Comunale una discussione che ha raggiunto un obiettivo politicamente rilevante nei confronti di noi stessi e del Parlamento, rischia di vanificare il risultato raggiunto da lui, da coloro che l'hanno sostenuto firmando la sua proposta di mozione e dal Gruppo che rappresenta, attraverso il rischio che potrebbe esserci nella votazione finale. Pertanto, senza chiedere dei ripensamenti, vorrei che in questo scorcio di dibattito riflettessimo su questo punto eminentemente politico. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia Quando affrontiamo temi eticamente sensibili, personalmente ritengo che dobbiamo avere tutti il massimo rispetto delle opinioni degli altri. È con il massimo rispetto di chi la pensa diversamente da me che ho affrontato questa questione, firmando questa proposta di mozione, presentata dal Consigliere Bonino, nella consapevolezza della sua necessità. Forti dei risultati già raggiunti, grazie alle iniziative che il Consiglio Comunale di Torino ha fatto nella nostra città, molti sono già gli ambiti in cui esiste assoluta parità per ciò che riguarda le famiglie di fatto non fondate sul matrimonio, in particolare là dove ci sono figli (mi riferisco alla graduatoria degli asili nido, piuttosto che alla casa), ma mi chiedevo come mai, un paio di anni fa, alcuni Consiglieri firmatari della proposta di mozione che chiedeva il registro delle unioni di fatto, si fossero astenuti. Eravamo a due passi dal votare la legge a livello nazionale, perché è vero quanto dice il Sindaco: soltanto la legge può modificare, nella sostanza, una realtà sociale che esiste. Solo la legge può negare, a chi ha fatto questo tipo di scelta, di avere diritti acquisiti. Anni fa, abbiamo approvato un ordine del giorno che invitava il Parlamento a votare la legge e in Aula, la mozione che parlava del registro delle unioni di fatto è stata bocciata. La riproposizione da parte del Consigliere Bonino aveva questo merito. C'erano alcune imperfezioni nel testo, corrette nell'ambito dei lavori della Commissioni Pari Opportunità e della I Commissione Consiliare. Siamo in condizione di testimoniare semplicemente la proposta e senza annacquare, attraverso l'ordine del giorno, quello che è un risultato politico importante, se ci porta ad approvare l'ordine del giorno che chiede al Parlamento di votare la legge, cosa, peraltro, chiesta anche nella mozione. Il merito della mozione è un merito che politicamente e amministrativamente si regge. Questo deve stare nella nostra consapevolezza. Quindi, non fosse altro che per testimoniare questo dato di correttezza politica e amministrativa, voterò a favore di entrambi gli atti proposti. CERUTTI Monica (Consigliere anziano) La parola al Consigliere Silvestrini. SILVESTRINI Maria Teresa Vorrei fare un intervento soprattutto storico culturale, per mettere l'accento su alcuni punti che riguardano la vicenda delle unioni civili nel nostro Paese. Vorrei dire che, di fatto, nel nostro Paese, tutte le volte che sono stati introdotti dei nuovi diritti civili, le discussioni politiche sono state molto lunghe e faticose. Credo che la legge sulle unioni civili delle copie omosessuali - perché è giusto parlare chiaramente, ed è vero, come hanno detto altri Consiglieri, che si tratta di un provvedimento che consente alle coppie omosessuali di formare una famiglia -, prima o poi, anche nel nostro Paese, passerà, come è accaduto in altri Paesi europei. Passerà perché, in qualche modo, è, come aveva accennato prima il Consigliere Buquicchio, un fatto storico che, se non in questa Legislatura, nella prossima, o ancora in quella dopo, sicuramente verrà approvato. A questo proposito, vorrei farvi l'esempio della legge sul voto alle donne, che ha impiegato 86 anni prima di essere approvata. Il voto alle donne era un provvedimento - lo ricordo ai Consiglieri - considerato contro natura e distruttore della famiglia. Votare, per le donne, era qualcosa che avrebbe distrutto l'ordine naturale e familiare. Ora, questo diritto, rivendicato fin dal 1861 (anno dell'Unità d'Italia), in cui sono state presentate le prime proposte di legge per il voto alle donne, è andato avanti fino al 1925, in una continua trattativa politica estenuante, fatta di mediazioni, di insabbiamenti. Le proposte venivano presentate, discusse nelle Commissioni e insabbiate, fino al 1925, quando poi nessun cittadino italiano ha più potuto votare per l'entrata in vigore del regime prefettizio. Nel 1945 la legge sul voto alle donne è entrata in vigore. Attualmente, non mi sembra che abbia distrutto né la famiglia, né l'ordine naturale nei rapporti tra i sessi. In questo percorso, già nel 1870, un deputato, Stefano Jacini, aveva coniato l'espressione della distanza tra l'Italia reale e l'Italia legale, ma ancora oggi vedo una differenza fra l'Italia reale e l'Italia legale. Pronunciarsi a favore delle unioni civili significa, a mio modo di vedere, rispondere alle istanze di un'Italia reale che non possiamo dimenticare soltanto perché occupiamo gli scranni e le stanze della politica. Questo lo dico in maniera non strumentale, ma perché ritengo che le logiche della politica non devono stritolare le ragioni di un impegno autenticamente politico e sociale. Nella legge sulle unioni civili leggo un significato antifondamentalista. Sappiamo che i fondamentalismi del Novecento, così come li abbiamo conosciuti, sia quello islamico, sia quello degli evangelici statunitensi, hanno una concezione del dominio maschile all'interno della famiglia e hanno una concezione patriarcale, che considera minacciosi sia l'omosessualità, sia i movimenti gay, sia i movimenti femministi. Credo che sostenere le mozioni sulle unioni civili - come spero che vogliamo fare oggi - abbia un significato anche antipatriarcale, antifondamentalista e contribuisca a collocare la nostra Città, il nostro Paese nel solco culturale di quell'Europa verso la quale la Città di Torino vuole aprirsi. Questo è l'anno europeo delle pari opportunità e in questo anno europeo forse la Città di Torino, dimostrando un'apertura, un atto di coraggio, comincerà a porre le basi per accogliere, come vuole fare, 7 milioni di visitatori nel 2011, che vengono da quell'Europa che questi diritti civili li ha già approvati. Se è possibile, vorrei concludere il mio intervento con una citazione di Ernesto Balducci (cattolico che si rifà al Vangelo), presa da un testo intitolato "La famiglia nel Vangelo e nella teologia", del marzo 1974, alla vigilia del referendum sulla legge sul divorzio... CENTILLO Maria Lucia Consigliere Silvestrini, purtroppo, il suo tempo a disposizione è terminato. SILVESTRINI Maria Teresa Vi ringrazio, comunque, per l'attenzione. CERUTTI Monica (Consigliere Anziano) Ricordo soltanto che, tra i firmatari dei singoli atti, un Consigliere per Gruppo ha diritto a 5 minuti, oltre al Capogruppo. La parola al Consigliere Salinas. SALINAS Francesco Vorrei spiegare sinteticamente il motivo per cui abbiamo presentato questi emendamenti ed il motivo per cui voteremo a favore sia della mozione presentata dal Consigliere Bonino, che dell'ordine del giorno di cui è primo firmatario il Consigliere Giorgis. Riteniamo che sia compito delle Istituzioni - ed anche del Comune, per quanto di sua competenza - intervenire per garantire maggiori diritti ed opportunità alle persone, senza, evidentemente, togliere nulla al sostegno alla famiglia tradizionale (che, così come costituzionalmente riconosciuta, non è toccata in alcun modo), operando nei poteri riconosciuti, già oggi, da una Legge nazionale e dal suo Regolamento. Stiamo parlando della Legge dell'Anagrafe, datata 1954, e del Regolamento Attuativo, del 1989. Come è già stato detto da molti Consiglieri, la famiglia tradizionale non è più l'unica modalità di convivenza, per cui riteniamo che ci debbano essere, a livello nazionale, delle leggi che riconoscano diritti anche alle coppie conviventi fuori dal matrimonio. A nostro parere, però (ed è questo il senso della nostra modifica), anche gli Enti Locali devono, nell'ambito dei poteri loro riconosciuti, dare un segnale in questo senso (oltretutto, questo è un potere che è il presupposto logico del disegno di legge nazionale sui DICO), rilasciando un certificato che attesti che si tratta di una famiglia, agli effetti dell'Anagrafe, unita da vincoli affettivi. Crediamo che sia un piccolo gesto, ma che, aumentando delle possibilità (e, quindi, riconoscendo dei diritti), abbia un particolare valore e, per questo motivo, debba essere perseguito. Voteremo, quindi, a favore dell'ordine del giorno, di cui è primo firmatario il Consigliere Giorgis, perché riteniamo che ci debba essere un riconoscimento nazionale del Disegno di Legge sui DICO e, quindi, dei diritti delle coppie conviventi fuori dal matrimonio, e lo facciamo con la serenità e la coscienza tranquilla di chi non è (questo lo sottolineo per i Colleghi dell'opposizione) in compagnia del solo Zapatero, ma dell'ex Presidente della Repubblica Gronchi, dell'ex Presidente del Consiglio Zoli, degli ex Ministri Tambroni, Gonella e Medici per quanto riguarda l'approvazione della Legge dell'Anagrafe del 1954 e dell'ex Presidente della Repubblica Cossiga, dell'ex Presidente del Consiglio De Mita e degli ex Ministri Gava, Vassalli, Colombo e Amato per quanto riguarda il Regolamento Anagrafico del 1989. CERUTTI Monica (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Non penso che usufruirò di tutto il tempo a disposizione (magari lo cederò al Consigliere Moretti, se vuole approfittare di questa opportunità). Infatti, devo ammettere che non mi entusiasma questo dibattito, anzi, il modo in cui, in questi giorni, ci siamo avvicinati a questa discussione mi ha anche un po', tra virgolette, "disgustato": cercare di fare quadrare tutto, non sempre va bene! Ci sono delle idee differenti, devono esserci ed è giusto che ci siano, specialmente per quanto riguarda argomenti come questo; non vedo perché bisogna fare tutti questi "mercati" e tutte queste "manfrine" per cercare di arrivare il più possibile al pensiero unico. Non mi entusiasmo anche perché, secondo me, si tratta di una polemica assolutamente sterile; dovremmo, invece, porci seriamente il problema (che, invece, si continua a rimandare) del perché la famiglia è in crisi, del perché, in Italia e in Europa, ci siano sempre meno figli che nascono, del perché ci siano sempre meno matrimoni (religiosi o civili). È di questo che dovremmo discutere seriamente, facendo approfondimenti. Fra circa un'ora inizierà il dibattito sul Bilancio, che, non solo da parte mia, viene definito "più tasse per tutti". Questo è un Bilancio che, al di là di tutti gli esercizi di alta politica fatti nel pomeriggio, contribuisce ad affossare ulteriormente le speranze delle coppie che si vogliono sposare (sia con rito religioso, che civile) e dei giovani che, magari, vogliono avere dei figli. È un Bilancio che contribuisce ad affossare queste speranze! Se tutte le energie che, secondo il sottoscritto, sono state sprecate in questa settimana dai nostri amici Consiglieri di maggioranza per fare la quadratura del cerchio (che, peraltro, non riesce mai ad avvenire), fossero state usate per cercare di influenzare i parlamentari della sinistra che siedono a Roma, magari sarebbe arrivato qualche stanziamento in più a Torino e al Piemonte, cosa che, invece, non è assolutamente avvenuta. Magari, fra un'ora, ci saremmo ritrovati a discutere di un Bilancio che non propone di aumentare le rette delle scuole materne, fatto vergognoso, secondo il sottoscritto! Invece, avete perso una settimana per cercare di addivenire a degli equilibri stranissimi! Il Bilancio che discuteremo questa sera va a tagliare un milione di Euro, il 25%, alle scuole materne aderenti alla Fism, con il silenzio totale della parte cattolica della maggioranza! Se aveste usato queste vostre energie per insistere con i vostri parlamentari per portare qualche Euro in più al Piemonte e a Torino, avreste fatto qualcosa di utile per i nostri giovani e per tutte le famiglie. CERUTTI Monica (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Galasso. GALASSO Ennio Lucio Prendo spunto dall'intervento del Sindaco, che ha esordito invocando la sintonia, per, poi, celebrare un po' il tripudio della distonia; devo ammettere che il disorientamento e la volubilità all'interno della maggioranza sancisce l'infecondità e il disordine dei DICO. Un altro tema che è stato toccato dal Sindaco muove da una domanda apparentemente di buon senso, per, poi, scivolare su una conclusione che è assolutamente incongrua: si dice "vi è il rischio di frammentazione per la comunità" e, quindi, siccome c'è questo rischio, si vuole che la frammentazione venga istituzionalizzata. Vi sono altri concetti che aleggiano sempre quando si affrontano questi temi: assecondare la moda e celebrare il nuovo. Vorrei ricordare, soprattutto per i cattolici, che Chesterton diceva che affidarsi all'ultimo cappello alla moda significa immediatamente indossare quello che è fuori moda. Per quanto riguarda il nuovo, è dai tempi di Roma che si affrontano i problemi della famiglia, del divorzio, della revoca del divorzio, perché, quando si affronta il problema sotto il profilo istituzionale, si va ad individuare qual è il bene da tutelare: se assecondare gli appetiti dei singoli o tutelare il tessuto sociale. Come è stato detto e voglio ribadirlo, la frammentazione ed il disordine comportano un costo sociale. Io sono un cattolico fervido, ma questo argomento lo affronto da un punto di vista sociale e da un punto di vista naturale, quindi, laico. Questo è il terreno su cui dobbiamo misurarci. Tutto ciò che ha contribuito a disgregare la società è sempre partito - e lo dico soprattutto a coloro che vengono dalla sinistra - dalle licenziosità dei nuovi arricchiti, dei ricchi, di chi andava a cercare nuove emozioni (ad esempio, trovare i banditi sulle montagne di Orgosolo, o nella droga). Una famiglia rotta è un costo sociale che si riversa terribilmente, tragicamente sui ceti meno abbienti, mentre lascia indifferenti gli altri, se non per quello che può essere un schiaffo al costume di una società che, probabilmente, non soffre di questi problemi e di queste angustie. Ancora una volta diciamo no e non per questioni etiche o religiose, che, comunque, sono sicuramente valide e possono costituire la stella polare per una società. Già dai tempi dell'antica Roma, quando non c'era ancora il Cristianesimo, questi problemi sono stati sempre affrontati, per individuare quale fosse la tenuta della società. Una famiglia disgregata, un disordine porta, prima di tutto, un danno sotto il profilo sociale, un danno ai figli ed ai giovani. Dobbiamo riconoscere e dare merito al Consigliere Silvestrini, perché ha detto quale sia il traguardo cui si approda quando si cominciano ad approvare norme od a fare una discussione su queste indicazioni, che costituiscono un vero e proprio cavallo di troia per la società. COPPOLA Michele (Vicepresidente) Ricordo che un firmatario ha a disposizione 5 minuti per illustrare il provvedimento ed un Consigliere per Gruppo può intervenire per un massimo di 5 minuti. Gli altri Consiglieri del Gruppo possono usufruire di 3 minuti. Il Consigliere Silvestrini, per intenderci, aveva a disposizione 5 minuti in quanto presentatore di una mozione, più altri eventuali 3 minuti in qualità di Consigliere, per un massimo di 8 minuti. Il Consigliere Cassano avrà 5 minuti, perché un Consigliere per Gruppo può intervenire per 5 minuti. Il Consigliere Scanderebech ha parlato 5 minuti, in quanto presentatore, più 3 minuti come Consigliere. La parola al Consigliere Cassano. CASSANO Luca Il dibattito di queste settimane, che ha visto impegnato il Consiglio Comunale, è stato coinvolgente solo in minima parte. Si è assistito ad una contrapposizione, anche all'interno della maggioranza, troppo spesso tattica e di equilibrio e poco politica. Per politica intendo il senso pieno del termine, perché riteniamo che la sfida dei diritti e della loro estensione parli, soprattutto, della capacità della politica di rispondere ai cambiamenti della società e non della possibilità di determinare con una nuova legislazione uno stravolgimento della famiglia tradizionale o degli istituti tradizionali nella nostra storia repubblicana. Quella del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto è, evidentemente, una sfida aperta alla politica, alla sua capacità di emanciparsi dalle ingerenze di determinati ambienti, che molto peso hanno avuto nella storia d'Italia, ma è anche una sfida alla credibilità delle Istituzioni ed alla loro capacità di interpretare i bisogni ed i mutamenti della società. Era sicuramente dai tempi del divorzio e dell'aborto che, nel nostro Paese, non si assisteva ad un dibattito così acceso, anche all'interno del mondo cattolico, nel tentativo di innovare la cultura politica e di interpretare, in maniera moderna, i rapporti tra lo Stato e la Chiesa e, quindi, della laicità dello Stato. Noi voteremo convintamente questa mozione; l'abbiamo sottoscritta perché ne condividiamo i contenuti. Riteniamo che la società abbia moltissimi problemi, a cominciare, ad esempio, dalle risposte che la politica dovrà riuscire a dare sui temi della precarietà, che si lega anche alla precarietà della famiglia come istituto tradizionale ed alla possibilità che nuove leggi possano, in qualche modo, lenire la devastazione sociale che in questi anni la precarietà ha introdotto. La nostra solidarietà ed il nostro apprezzamento vanno anche a quel mondo cattolico (a cominciare dal Ministro Bindi, ad esempio) che, con fatica e con coraggio, si sta interrogando sulla natura delle unioni di fatto e sul ruolo dei cattolici nella società. Noi crediamo che il Disegno di Legge Bindi-Pollastrini non sia - e lo dico anche per la proposta di ordine del giorno presentata dal Capogruppo Giorgis - la nostra migliore proposta di legge, ma è evidente che è frutto di una mediazione politica in cui noi ci riconosciamo, quindi, noi auspichiamo che il Parlamento la approvi al più presto (ed è il motivo per cui riteniamo che non sia stata inserita nei dodici punti del Governo Prodi), perché il Governo ha già fatto quello che poteva. Il compito del Parlamento è nelle differenze e nelle posizioni politiche (che sono emerse anche all'interno dell'Unione) di andare al voto, in Parlamento come in Consiglio Comunale. Per evitare anche un logorio che, in questa settimana, è stato pesante, soprattutto per i Consiglieri de L'Ulivo che avevano deciso, con coraggio, di sottoscrivere questa mozione, avremmo preferito andare al voto lunedì scorso. È evidente che oggi voteremo a favore sia della mozione di cui siamo firmatari, che della proposta di ordine del giorno presentata dal Consigliere Giorgis. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Io parto da un ragionamento del Consigliere Gallo Domenico che non mi è piaciuto, perché ha detto che in quest'Aula, oggi, non c'è la possibilità di votare liberamente. Mi pare sia una stupidaggine e che abbia detto una cosa abbastanza grave, perché ognuno di noi è - penso - libero di esprimere il voto che più ritiene opportuno rispetto ad una serie di mozioni presentate, che guardano più alle convinzioni personali di ognuno che non a quelle politiche. Il Consigliere Scanderebech nel suo intervento ha fatto riferimento (cose che abbiamo già scritto nella mozione) alla Costituzione, in particolare, all'articolo n. 29, che tutela la "...famiglia come società naturale fondata sul matrimonio". Tra l'altro, dobbiamo ricordare che la Costituzione dedica una speciale considerazione alle famiglie numerose. È un aspetto che vorrei sottolineare, che, però, in questi ultimi anni, è rimasto largamente disatteso. Molto spesso, le politiche per la famiglia sono state deboli ed incoerenti. Mi spiego meglio: chi non si sposa e non ha figli, a parità di entrate, ha un reddito disponibile molto più alto di chi, con le stesse entrate, di fatto, deve far vivere 3, 4 o 5 persone. Le capacità contributive sono diverse, ma le tasse pagate sono sostanzialmente le stesse. Chi ha figli lo sa bene: i genitori investono sui figli il meglio delle loro disponibilità, sia materiali, sia spirituali. Il beneficio è di tutta la Nazione, ma, di fatto, i costi sono pagati soltanto dalle famiglie. Oggi la famiglia è il soggetto oppresso della nostra società, così come il proletariato lo era nel diciannovesimo secolo. Se esaminiamo i dati sulla povertà in Italia, vediamo che, in larga misuri, i poveri sono proprio le famiglie numerose. Pur lavorando duramente, se si ha una famiglia numerosa, è assai difficile, se non impossibile, mantenersi al di sopra della soglia di povertà. Evidentemente, questa drammatica situazione di ingiustizia e di danno non è un tema interessante per la politica e per la discussione pubblica in questo Paese. Noi crediamo, invece, che si debbano accendere i riflettori sulla famiglia tradizionale, sulla famiglia che, come abbiamo anche detto nella nostra proposta di mozione, è riconosciuta dalla Costituzione. Il tema dominante della discussione odierna, invece, è rappresentato dalle coppie omosessuali e dalle famiglie di fatto. È questo l'argomento che si vuole mettere all'ordine del giorno della discussione non soltanto in quest'Aula, ma anche a livello parlamentare: un argomento che, nelle ultime settimane, ha provocato non pochi problemi alla maggioranza di governo. Si vogliono accendere i riflettori sulle famiglie di fatto per poterli tenere spenti sulle famiglie costituzionali. A questo gioco non ci stiamo ed è per questo motivo che il nostro voto alla proposta di mozione presentata dal Consigliere Bonino sarà negativo, ovviamente sottolineando al Consiglio l'importanza di riconoscere le famiglie tradizionali ed invitandolo a votare favorevolmente la nostra proposta di mozione. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Zanolini. ZANOLINI Carlo Riprendo il concetto della distanza tra Italia legale e Italia reale, già enunciato dal Consigliere Silvestrini. Noi che con spirito di compassione siamo vicini ai sentimenti delle persone, ci rendiamo conto che il problema delle unioni civili e delle coppie di fatto, sia eterosessuali che omosessuali, è un problema sentito da tutti. Penso che nessuno, in quest'Aula, non abbia un parente, un'amica o un amico che soffra per unioni familiari in difficoltà e che, quindi, sia in una situazione di questo genere. È questo il motivo per cui voteremo favorevolmente sia la proposta di mozione di cui il Consigliere Bonino è primo firmatario, sia la proposta di ordine del giorno presentata da L'Ulivo, perché riteniamo che sia opportuno premiare lo sforzo di sintesi che il Capogruppo e i Consiglieri de L'Ulivo hanno portato avanti per cercare di unire maggiormente il centrosinistra. Ci saremmo aspettati, però, una maggiore disponibilità (e dichiarazioni conseguenti) a lasciare liberi tutti i Consiglieri de L'Ulivo di votare secondo scienza e coscienza. Riteniamo che la proposta di mozione presentata dal Consigliere Bonino abbia sì il coraggio di andare un po' più in avanti, tuttavia propone ancora azioni minimali e riduttive e non tocca alcune problematiche, che rimarranno sicuramente insolute e non risolte dall'approvanda legge sui DICO. A mio giudizio, uno dei problemi che tale legge non risolverà è l'eccessivo tempo che intercorre tra separazione e divorzio, tempo che non è stato modificato a causa di una recente bocciatura di proposta di legge a livello nazionale. Altro problema che non sarà risolto è il riconoscimento giuridico, a tutti gli effetti, delle coppie omosessuali, lasciando da parte eventuali ed eccessive fughe in avanti che riguardano (e che non condividiamo) l'adozione di figli da parte delle coppie gay. Personalmente, comprendo le reazioni emotive di molti che si trovano a dover fronteggiare i continui attacchi alle ortodossie religiose (che provengono dal relativismo, male oscuro delle dottrine ideali) e le continue trasgressioni ai principi morali e religiosi (che registriamo avvenire quotidianamente e che rilevano gli scoop giornalistici e televisivi). Noi comprendiamo chi, di fronte al relativismo e a questa cattiva interpretazione dell'etica e della morale comune, voglia a tutti i costi chiudersi a riccio, senza aprirsi a quelle istanze che potrebbero far aumentare i diritti degli uomini, ma non possiamo prescindere da quanto ci chiede la grande maggioranza dei cittadini, cioè una visione laica e moderna dei rapporti interindividuali e di coppia basati sulle affinità elettive. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ravello. RAVELLO Roberto Sergio Desidero fare alcune osservazioni che prescindono leggermente dal merito, già ampiamente dibattuto dal mio Capogruppo, dal Consigliere Galasso e da altri Consiglieri (in particolare, dal Consigliere Scanderebech). Dal punto di vista politico, in particolare dal punto di vista della minoranza - spero che mi perdonerete - non posso che dirmi soddisfatto del polverone sollevato dalla proposta di mozione presentata dal Consigliere Bonino. Tuttavia, poiché non sono soltanto un membro della minoranza, ma sono anche un cittadino, vedendo quanto la succitata proposta di mozione è stata capace di scatenare, non posso che dirmi, invece, molto preoccupato. La proposta di mozione presentata dal Consigliere Bonino ha sollevato in maniera più violenta del solito le pesanti contraddizioni che sono alla base del rapporto che unisce le varie anime del centrosinistra. Quasi come se il DICO, contratto tra Margherita ed altre forze delle sinistra italiana, fosse basato su una clamorosa menzogna. Ed è questo che ho potuto intendere, in particolare dall'intervento del Consigliere Silvestrini, che ho ascoltato con attenzione e che ha candidamente confessato ciò che i DICO realmente sono: da quanto ha detto, i DICO sono un chiaro e semplice stratagemma per parificare le coppie omosessuali alle coppie eterosessuali. Questo è quanto ho percepito dal suo intervento, Consigliere Silvestrini; se, poi, vuole modificare l'aggettivo, è un suo diritto farlo. Il Consigliere Silvestrini l'ha spiegato bene: il DICO è un cavallo di Troia, in cui si nasconde un virus letale che intacca il valore della famiglia. Ciò che, invece, è meno comprensibile - e mi perdonerà l'anima cattolica, se mi rivolgerò a lei, in particolare, tramite la Presidenza - è proprio il suo atteggiamento. Infatti, chi appoggia con il proprio voto l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Giorgis (che, dal mio punto di vista, ben poco ha di diverso rispetto all'ordine del giorno presentato dal Consigliere Bonino), si rende complice del bieco tentativo di intaccare quel valore che voi dite di difendere, di snaturare ciò che la natura ha creato e di trasformare la società in un enorme patto tra La Margherita, Comunisti Italiani, Verdi, Rifondazione Comunista e Democratici di Sinistra. Chiedo, in particolare, al Consigliere Olmeo: perché non è riuscito a spiegarci la grande differenza che sta tra i due documenti? Perché il Consigliere Olmeo, alla fine, predica bene e razzola male? Perché il Consigliere non ha risposto all'appello portato da Alleanza Nazionale, affinché si creasse un patto trasversale, per difendere un valore che è di tutti, non solo di una corrente politica? Ancora un riferimento, perché, la famiglia (userò le parole del Cardinale Antonelli), dal punto di vista di un amministratore, credo debba essere un bene di interesse pubblico. Nulla di più. Allora, deve essere interesse di tutti, prodigarsi (almeno quanto ci si é prodigati per arrivare ad un compromesso fasullo) per difenderla attraverso atti concreti: una politica di sostegno alle famiglie, il trasporto, gli asili e, ancora, per esempio, i servizi educativi. Non ho visto, finora, questo grande impegno da parte della maggioranza e di questo non posso che dirmi profondamente dispiaciuto. Io, però, faccio un appello: credetemi, la mia difesa non è motivata da una confessione religiosa. È legata ad una consapevolezza: se c'è qualcosa a difesa del quale dobbiamo ergerci, non è tanto il valore della famiglia, quanto il valore supremo della tradizione. La famiglia resta soltanto un ramo del grande albero della tradizione. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Prima di tutto, vorrei tranquillizzare (anzi, forse non lo farò) il Consigliere Scanderebech e il Consigliere Ghiglia, dicendo che i problemi della famiglia sono ben altri, non sono certo i DICO. Vorrei anche tranquillizzarli sul fatto che, difficilmente, una coppia omosessuale, senza i DICO, darà origine ad una famiglia tradizionale, procreerà e farà altre scelte di vita. Vorrei tranquillizzarvi, perché i problemi (e noi li conosciamo) rimangono gli asili nido, rimane la precarietà e rimane il fatto che tante nuove generazioni, difficilmente, riescono a creare nuove famiglie. Vorrei che i Colleghi, però, riflettessero meglio sulla proposta di ordine del giorno presentata dal Consigliere Bonino. Lo dico anche al Sindaco, del quale condivido gran parte dell'intervento. Lo rassicuro, dicendogli che quelle poche parole che, tra l'altro, recita anche la proposta di mozione del Consigliere Bonino, in parte, la Giunta le attua già. Quando si parla di assumere "...tutti quei provvedimenti di propria competenza, atti a concretizzare normativamente quanto richiesto dalla presente mozione...", viene fatto per il Piano Casa; viene fatto quando non discriminiamo, nei nostri asili nido, le coppie di fatto che hanno un figlio. Non mi scandalizzerei, allora, di una proposta di mozione che, di fatto, chiede che vengano applicati alcuni principi. Forse l'unico scandalo, che non capisco, è che si solleciti il Parlamento, attraverso il Presidente della Camera e del Senato, ad approvare una Legge, attraverso il testo di una proposta di mozione e non di una proposta di ordine del giorno. Per quanto riguarda la certificazione, capisco che ci siano differenze, ma non mi vengano a dire che questo era un motivo talmente difficile da non capire che, invece, si pone dentro un principio normalissimo: finché non verranno riconosciute alcune convivenze, si continuerà a sentire, in questa Aula Consiliare, che si accetta l'omosessualità. Il problema non è accettare l'omosessualità; è il riconoscimento di quel legame. Ve lo dico molto poco scandalosamente: non vi sembra normale che due persone che convivano (e che hanno convissuto per la gran parte della propria esistenza), possano assistere il proprio partner quando è in fin di vita? Vi sembra tanto scandaloso pensare che, dopo una vita passata insieme, quella persona possa ereditare la casa dove hanno convissuto? Vi sembra tanto scandaloso pensare che queste persone possano avere la reversibilità, dopo una vita passata assieme? Sinceramente, credo si possa fare poco ad alcune strumentalizzazioni e quando si equipara questo tipo di battaglia al folklore anche, di alcune manifestazioni, sapete che cosa vi rispondo? Che continueremo ad essere lì, vicino a quei movimenti che scendono in piazza, perché alcuni diritti non ci sono nel Mondo e quei diritti, spesso, sono anche ignorati da gran parte delle persone. D'altra parte, alla gente, del Tibet non importa niente. Non importa nulla dei diritti che ci sono in Afghanistan e, probabilmente, neanche della situazione in Iraq. Ma le cose si fanno, anche quando soltanto ad una piccola minoranza viene negato un certo riconoscimento. Il socialismo e la sinistra sono sempre stati dalla parte di quelle minoranze. E credo anche che quei movimenti GLBT, ancora oggi, chiedano quei riconoscimenti che noi, di fatto, con i DICO, approviamo. Quello è un passo, anche se i PACS, oggi, non verranno fatti in questo Paese! Crediamo che questo primo passo, anche dell'ordine del giorno presentato da L'Ulivo, sia un fatto concreto che possa citare questa città come l'esempio di una città che vuole, fino in fondo, che ad alcune minoranze, finalmente, vengano riconosciuti i diritti che spettano. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Credo che il dibattito di questa sera sia arricchente e stimolante e non di certo di "lana caprina", come qualcuno, magari, ritiene. Credo che alcune delle affermazioni pronunciate questa sera, in questa Sala, vadano corrette. Non credo che una società che cambi, cambi (a prescindere) sempre in meglio e non credo neanche che debba essere la politica ad "inseguire" eventuali cambiamenti. Ho apprezzato molto l'intervento del Sindaco, perché ha colto nel segno una delle problematiche più importanti, anche in vista del futuro processo di costituzione del Partito Democratico, che è quella dell'attenzione a modelli della società che devono, in qualche modo, fondersi insieme. Oggi siamo in quella che Bauman chiama "Società liquida", assistiamo all'imperare del relativismo etico e, in questo senso, la dimensione religiosa del ragionamento non c'entra proprio per niente. Credo che la famiglia sia un valore veramente trasversale e non sia un patrimonio dei cristiani cattolici. La famiglia è un patrimonio degli ebrei, come dei musulmani. Su questo punto, credo ci siano pochi dubbi e, in questo senso, il mio discorso vuole essere, francamente, molto laico. Ringrazio il Sindaco, perché, come sempre, si fa garante anche di chi, in qualche modo all'interno di questa maggioranza, sul tema della concezione del modello della società e sul tema di dove stiamo andando, ha, forse, qualche idea un po' diversa da chi ha proposto questa mozione. Entrando nel merito, con estremo rispetto per il Consigliere Bonino che ha fatto, nella sua presentazione, una dotta dissertazione su quello che è progresso e su quello che, invece, è essere conservatori retrogradi, io difendo con forza l'idea che, sulla base del suo ragionamento, mi può far percepire come un conservatore retrogrado. Credo che, oggi, quello che sta mancando, in questa società, siano proprio le certezze e alcune di queste sono proprio messe in crisi dai cambiamenti che, soprattutto i nostri giovani, stanno vivendo. Stiamo attenti (é stata citata prima) all'autoreferenzialità di questo dibattito. Io, come tutti i Consiglieri, vivo in questa società e tutta questa esigenza di trovare riconoscimenti giuridici delle convivenze, in particolare, da parte delle coppie eterosessuali, sinceramente, non la vedo (poi, magari, sono io che ho legami sociali particolarmente strani). Apprezzo molto l'accordo che, come maggioranza, abbiamo trovato, di respingere con forza la proposta di mozione presentata dal Consigliere Bonino e apprezzo molto che si capisca e si colga (riprendo di nuovo l'intervento del Sindaco) che votare a favore dell'ordine del giorno, che vede come primo firmatario il Consigliere Giorgis, è per molti di noi un passo importante verso una mediazione rispetto alle proprie sensibilità. Visto che non avrò tempo di farlo dopo, illustrando il subemendamento che andremo, eventualmente, a discutere (che, di fatto, sopprime la parentesi nell'"Auspica" dell'ordine del giorno), si capirà che noi chiediamo che il Parlamento si attivi, perché venga approvata una disciplina giuridica che riconosca, solo alle coppie già conviventi, i diritti individuali dei singoli. Questo, per noi, è un punto sostanziale e su questo proponiamo di cancellare, nel subemendamento, quella parentesi. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Genisio. GENISIO Domenica Credo anch'io che il dibattito, avvenuto oggi ed in queste settimane, sia arricchente. Ci siamo confrontati nella più ampia chiarezza e disponibilità. Non mi sento obbligata a fare delle scelte e non voterò la mozione presentata dal Consigliere Bonino, per il semplice fatto che la ritengo abbastanza superata, pur nel massimo rispetto dei presentatori della mozione. La proposta è stata presentata a fine gennaio, anche se ha avuto una gestazione precedente abbastanza lunga, quando ancora il disegno di legge governativo non esisteva. Pur avendo ancora qualche perplessità su un'approvazione tanto integrale, da parte del Parlamento, dei cosiddetti "DICO", credo che la mozione e quanto da essa richiesto sia inattuabile, innanzitutto, per tutte le spiegazioni e motivazioni ascoltate in quest'Aula e, poi, perché, se da 10 o 15 anni si chiede la stessa cosa e non viene applicata, si tratta di una richiesta inefficace, anziché di semplice ignavia. Quindi, ribadendo che il mio pensiero è laico come quello di tutti gli amici e non c'entra assolutamente nulla la mia professione religiosa, credo che, avendo trovato questa mediazione e questa sintesi nell'invitare il Parlamento ad adoperarsi per il riconoscimento di diritti di singoli (peraltro già riconosciuti, ma non così strutturati in modo comprensibile per tutti), la mozione possa essere tranquillamente superata e ricompresa in un ordine del giorno, che, da quanto ho appreso dalle dichiarazioni di voto, sarà approvato almeno dall'intera maggioranza. Poi, per cortesia, non tiriamo in ballo e non stigmatizziamo sempre i comportamenti di noi cattolici! Penso che, comunque, la discussione sui cosiddetti "DICO" abbia prodotto, se non altro, un effetto molto positivo: i problemi della famiglia e il sostegno alla famiglia, che spero finalmente concreto, è uno dei dodici punti delle priorità del Governo; quindi, ritengo un grande segno di qualità l'invito rivolto da quell'ordine del giorno, affinché ci adoperiamo per il riconoscimento dei diritti individuali, ma, contemporaneamente, del ruolo costituzionale della famiglia. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe È già stato detto molto, quasi tutto, su quest'argomento, quindi il mio intervento sarà ridotto all'osso, perché qualcosa, evidentemente, non è stato ancora detto. Prima si è parlato di legge sui DICO quale stratagemma per pervenire al riconoscimento delle coppie omosessuali, ma, in realtà, questo disegno di legge ne contiene altri; per esempio, quello sull'aggiramento della legge sull'immigrazione, perché, laddove si sostiene che sia possibile rilasciare un permesso di soggiorno a qualunque extracomunitario arrivi in Italia per qualsiasi motivo (per turismo, ad esempio) e che gli possa essere rilasciato un permesso di soggiorno regolare, purché dimostri di essere convivente con un italiano, questo è un modo subdolo per aggirare la Legge Fini-Bossi sull'immigrazione. È uno degli altri motivi per i quali siamo contrari a questo disegno di legge; perciò, come ha già detto il Capogruppo, esprimeremo il nostro voto contrario agli ordini del giorno presentati. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Porcino. PORCINO Gaetano Devo dire che, dopo aver ascoltato alcuni interventi, anziché consolidare le mie convinzioni acquisite in questi giorni, la questione mi risulta ora alquanto confusa. Innanzitutto, per quanto riguarda la maggioranza (intendo L'Unione ed il Gruppo de L'Ulivo), alcuni Consiglieri hanno detto che, quando essa vota compatta, esprimendo un pensiero uniforme ed unitario, magari, qualcuno (ad esempio, il Consigliere Carossa) ci accusa di "pensiero unico" e di "pensiero bulgaro"; invece, quando discutiamo amorevolmente e ci confrontiamo su alcuni temi importanti come quello odierno - ed è normale che, essendovi differenze, culture e sensibilità diverse, qualcuno esprima il desiderio di votare secondo coscienza e libertà di voto -, qualcuno accusa il Gruppo de L'Ulivo d'incoerenza e di spaccatura - chiaramente, strumentalmente -, oppure tutta la maggioranza di non essere unita e compatta. Quindi, mi sorge un dubbio: dobbiamo sempre essere compatti (e, quindi, bulgari), oppure abbiamo la possibilità di esprimere la nostra personale volontà e sensibilità, soprattutto su argomenti e temi delicati come questi? Ebbene, oggi accontenteremo le due anime, perché, sulla mozione presentata dal Consigliere Bonino, rispetto alla quale alcuni di noi hanno ritenuto di non condividere quanto vi era scritto, una parte de L'Ulivo e della maggioranza voterà probabilmente a favore - com'è stato dichiarato -, mentre un'altra parte de L'Ulivo - io sono fra questi - voterà contro; invece, relativamente all'ordine del giorno, sul quale ci siamo tutti sforzati di trovare una condivisione ed abbiamo discusso approfonditamente del tema in maggioranza, abbiamo trovato - come sembra - un punto d'unione e d'incontro, perché la maggioranza voterà compatta a favore. Non riesco a capire alcuni interventi un po' strumentali, come quello del Consigliere Buquicchio, e non posso condividere il suo pensiero - lo dico amichevolmente, senza alcuno spirito polemico -, quando allude ad una certa parte della composizione de L'Ulivo, ma probabilmente si è perso un pezzo, perché forse il Consigliere Buquicchio non sa che abbiamo fatto una riunione di maggioranza, nella quale tutta L'Unione è stata concorde nel portare in Aula un documento, come stiamo facendo, per votarlo all'unanimità. Per quanto riguarda la mozione presentata dal Consigliere Bonino, non vi è alcuna strumentalità, alcun accanimento da parte di nessuno, né posizioni radicali di alcun tipo. Abbiamo semplicemente ritenuto (parlo per me, ma penso di condividere il pensiero di alcuni dei nostri Colleghi) che, siccome non pareva opportuno anticipare un disegno di legge in discussione al Parlamento, sul quale non tutti sono d'accordo (perciò vi è un ampio dibattito al riguardo, perché non darebbe risultati utili né applicabili, prefigurando diritti ancora non regolamentati), non fosse il caso di votare una mozione da perfezionare; contemporaneamente, come maggioranza, abbiamo condiviso l'idea di presentare un documento unico e comune da portare in Aula e da votare. Infine, vorrei evidenziare una questione che mi pare molto importante: ho sentito dire che, in quest'Aula, non vi sarebbe libertà di voto, che esisterebbero delle coercizioni, come se fosse davvero un'Aula di Parlamento bulgaro; ebbene, non mi pare che vi siano coercizioni, ma, qualora esistessero, vorrei sapere da che parte arrivino e chi siano i destinatari, perché, se qualcuno si sente coartato o non è libero di votare secondo coscienza, bisogna denunciarlo chiaramente, poiché lo ritengo abbastanza grave. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Calgaro. CALGARO Marco Innanzitutto, anch'io sono molto soddisfatto del dibattito che si è svolto, in queste settimane, all'interno de L'Ulivo e de L'Unione, e ritengo che abbia dato frutti; quantomeno, è servito a chiarire le posizioni di ciascuno di noi, perché, evidentemente, su molti temi abbiamo divergenze, talvolta anche notevoli. Poi, amichevolmente, vorrei dire al Sindaco, benché lo sappia già, che condivido l'intento del suo intervento e quanto ha detto, mentre non la pensiamo allo stesso modo su un altro aspetto della questione: per esempio, sono convinto che la religione non c'entri nulla con questo disegno di legge e che le posizioni di ciascuno di noi siano espresse in modo estremamente laico, convinti di parlare di valori che fanno capo alla società odierna e rispetto ai quali un politico deve - naturalmente, rispettando il suo background culturale e religioso - declinare in modo assolutamente laico e pensando al bene comune di questa società. È per questo che io e lui condividiamo la volontà di ricomporre i legami sociali che si sono sfibrati in questa società odierna, ma non condividiamo la strada da seguire. Abbiamo alcune divergenze ed è anche per questo che sono molto contento del fatto all'interno de L'Unione si sia arrivati, secondo me, ad una mediazione estremamente proficua che ci ha portato a decidere di bocciare la proposta di mozione che ha come primo firmatario il Consigliere Bonino e di approvare una proposta di ordine del giorno che ci richiama fortemente al programma de L'Unione e che sostiene che vi sono diritti che vanno riconosciuti ai singoli che fanno parte di una convivenza di fatto, anche appartenenti allo stesso sesso, e su questo siamo d'accordo tutti. È chiaro che sarà il Parlamento a decidere quali siano questi diritti e come vadano affermati e difesi, ma siamo senz'altro tutti d'accordo sul fatto che una normazione di questi diritti è necessaria. Sono contento anche che tutti i Capigruppo de L'Unione abbiano convenuto sul fatto che presenteremo una proposta di ordine del giorno attinente alla promozione della famiglia e penso sia un altro aspetto estremamente positivo. Se c'è un'osservazione che mi viene dal profondo è che, a fronte di un problema enorme come i problemi economici e sociali che oggi la famiglia deve affrontare, ci stiamo soffermando su una legge di cui riconosciamo l'importanza, ma che sicuramente non ha alcuna rilevanza rispetto al problema della famiglia oggi nella società italiana. Su questo tema, all'interno de L'Unione, esprimiamo una posizione propria, però sono contento che siamo riusciti a condividere una proposta di ordine del giorno ed una futura proposta di ordine del giorno, perché lo ritengo un notevole primo passo in avanti per trovare una posizione comune all'interno de L'Unione (e spero anche all'interno del futuro Partito Democratico) su temi rispetto ai quali non si può rinunciare ad un confronto difficile, ma che deve trovare dei momenti di unificazione forti e mi auguro che questo sia stato uno di questi. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cantore. CANTORE Daniele Le chiedo scusa Presidente, ma vorrei intervenire a titolo personale e non come Capogruppo di Forza Italia, lasciando ai Colleghi questo onore ed onere. Personalmente, devo dire che sono molto deluso da questo dibattito, mi consentano il Sindaco ed il Consigliere Calgaro, e sono molto d'accordo con il Consigliere Carossa: di fatto abbiamo perso queste ore e questi giorni per giungere al niente, perché, a fronte di un'accelerazione del Consigliere Bonino (non comprensibile come accelerazione, ma non voglio entrare nel merito) e a fronte di una frenata del Consigliere Giorgis (comprensibile, perché c'era il rischio di un voto che spaccasse L'Unione), oggi, come ha detto il Consigliere Olmeo, affrontiamo un argomento che poteva essere affrontato prima o dopo, con un titolo incongruo della proposta di ordine del giorno e, di fatto, con una proposta di ordine del giorno che non dice nulla, perché rimandate al Parlamento italiano una questione che è già al Parlamento italiano! Il tema dei DICO non è presente nei 12 punti del Governo e quando questo è stato eccepito da La Casa delle Libertà è stato risposto che non è presente, perché è già in Parlamento, quindi non era il caso di reiterarlo. Oggi, volete approvare una proposta di ordine del giorno che non dice nulla, o meglio, rimanda al Parlamento una competenza che ha già; forse non avete fiducia nei vostri parlamentari, perché io in questo documento leggo che gli esponenti de L'Ulivo del Consiglio Comunale di Torino non si fidano dei relativi parlamentari e li sollecitano ulteriormente a votare questa norma in Parlamento! Questa è la realtà. Al Consigliere Porcino e a tutti i Colleghi di maggioranza vorrei dire che mi fa piacere che abbiano ritrovato l'unità all'interno de L'Ulivo, che le due anime si siano ritrovate, ma devo precisare: a noi che ce ne frega? Permettetemi questo slang, unico in questo dibattito di Consiglio Comunale. Abbiamo passato questi giorni di nuovo a perdere tempo sulle divisioni de L'Ulivo; che le vostre due anime si siano parlate ci fa piacere, che abbiate trovato la possibilità di non spaccarvi ci fa piacere, ma che abbiate anche trovato la possibilità e la necessità di non lasciare libertà di voto, questa non ce la raccontate e non sto a perder tempo; in questi giorni abbiamo capito che non c'è libertà di voto, perché se aveste potuto avreste impalato il povero Consigliere Bonino, ma non siete riusciti ad arrivare a tanto...! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ritiro il termine: se potevate lo facevate diventare nero, essendo il Consigliere bianco di capelli! Tutti abbiamo vissuto il dibattito di questi giorni e personalmente non mi sento particolarmente entusiasta, probabilmente perché, come al solito, o non ho capito o non sono entrato nel pathos della serata; a questo punto, non possiamo che ringraziarvi per aver prodotto, di nuovo, nulla! COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Giorgis. GIORGIS Andrea Il Consigliere Cantore, con la solita simpatia e brillantezza, mi ha dato l'impressione di non vivere in questo Paese; forse al Consigliere è sfuggito che si discute da tempo di questo argomento e che il Parlamento è chiamato a decidere se approvare una legge sulle unioni civili; pertanto, considera irrilevante che un Consiglio Comunale di una grande Città dica, attraverso il voto favorevole di tutto L'Ulivo e di tutta L'Unione, di auspicare che il Parlamento che approvi una legge che riconosca diritti e doveri alle convivenze anche dello stesso sesso. Penso che, se ci muoviamo in un contesto reale, questo sia un significativo gesto politico. Per coerenza, Consigliere Cantore, ritiri gli emendamenti, perché, se siamo qui a discutere del nulla, mi chiedo per quale motivo vi siete tanto incaponiti nel presentare più di 80 emendamenti! Faccia un gesto di conseguenza e ritiri gli emendamenti, così possiamo immediatamente liberarci... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Mi sembrava che gli emendamenti presentati dimostrassero che anche l'opposizione aveva preso molto sul serio il dibattito, così sul serio da impegnarsi nella produzione di 83 tra emendamenti e subemendamenti e, se non vado errato, nella presentazione di circa 50 emendamenti su una propria proposta di ordine del giorno, a dimostrazione del fatto che il tema in discussione era tutt'altro che irrilevante. In conclusione, vorrei ringraziare tutti quei Consiglieri della maggioranza - perché mi sembra di capire che si pronunceranno a favore dell'ordine del giorno -, che hanno, alla fine, deciso di rinunciare a testimoniare fino in fondo le proprie convinzioni su questa materia e hanno deciso di fare un passo in avanti nei confronti di coloro che, invece, hanno un'opinione diversa. Così facendo, rinunciando a qualche cosa e consentendo agli altri di trovare un punto di incontro - che è, inevitabilmente, un punto di compromesso -, questo Consiglio Comunale, anziché avere tanti voti che testimoniano ciò in cui ciascuno, legittimamente crede, alla fine consentirà di avere un voto su di un documento che, ripeto, a me pare, in questo momento, un atto politico rilevante. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Carossa. CAROSSA Mario Ringrazio il Consigliere Cantore, perché con la sua loquacità - che invidio, perché sono molto più "terra terra" - è riuscito, comunque, alla fine di questo nulla assoluto che è durato circa tre ore, a far diventare leggermente un po' più rosso il Capogruppo dell'Ulivo (non voglio personalizzare, perché se no, mi si accusa di questo, quindi non ho citato il nome). Ringrazio veramente il Consigliere Cantore, perché, lo ribadisco, non riesco ad entusiasmarmi per questo tipo di dibattito, che è fatto assolutamente sul nulla, perché non condivido quello che è stato detto da illustri colleghi. Questo discorso delle coppie di fatto interessa, forse, l'1% dell'Italia; normalmente interessa persone che sono mediamente considerate più ricche della media degli italiani e questo dovrebbe far riflettere su tante cose. Ho chiesto di intervenire, oltre che per ringraziare il Consigliere Cantore, per far capire ai Consiglieri della maggioranza che si può anche, volendo, discutere di nulla per tanto tempo. Pensate un po', se avessimo iniziato veramente a discutere di una cosa che non é il nulla, come il Bilancio: magari avremmo potuto andare avanti, se fossimo stati tutti quanti seri, almeno per 4 o 5 giorni, così avremmo sviscerato bene tutte le problematiche che, con questo Bilancio, rovesciate sui cittadini di Torino, che siano conviventi o non conviventi! COPPOLA Michele (Vicepresidente) Dichiaro concluso il dibattito. |