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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 26 Marzo 2007 ore 14,00
Paragrafo n. 11
INTERPELLANZA 2007-01354
?DALLE PARI OPPORTUNITA' ALL'ATTACCO ALLA FAMIGLIA? PRESENTATA DAI CONSIGLIERI COMUNALI VENTRIGLIA, GHIGLIA, GALASSO, LONERO E RAVELLO IN DATA 6 MARZO 2007.
Interventi

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200701354/02, presentata in data 6 marzo 2007, avente per oggetto:
"Dalle pari opportunità all'attacco alla famiglia"

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Levi.

LEVI Marta (Assessore)
La campagna di comunicazione "Papà è un professionista anche a casa" è stata ideata per pubblicizzare il Convegno "Più tempo per fare i papà", che si è tenuto il 24 febbraio 2007 e che ha rappresentato la manifestazione finale del Progetto Europeo Genderwise, progetto che pone, al centro del tema delle pari opportunità, il ruolo degli uomini come agenti di cambiamento.
Mi spiace deludere i firmatari, ma uno dei nodi, da cui è partita la riflessione che ha poi portato la Città ad aderire al Progetto, è stato proprio quello delle famiglie immigrate, presso le quali la frequente necessità di mantenere i familiari nel paese di origine, ma soprattutto l'assenza, qui da noi, di una rete familiare di supporto, rendono particolarmente difficile, per le donne, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e, soprattutto, dei tempi di lavoro retribuito e di lavoro di cura.
Il Progetto Genderwise è nato all'interno della rete "Quartieri in crisi" ed è stato portato avanti da 7 paesi partner. A Torino è stato condotto da un laboratorio di azione, un LAG (Gruppi di Azione Locale) di 8 membri, tra istituzionali e associativi, ed è stato coordinato dal Progetto The Gate (proprio perché il ragionamento era partito dalle famiglie immigrate).
La Città di Torino ha partecipato al LAG con tre Settori: il Settore Tempi e Orari, il Settore Pari Opportunità e il Settore Lavoro.
Il lavoro del gruppo è approdato ad alcune conclusioni, la più importante delle quali è che, per suscitare un cambiamento nei confronti del tema della condivisione delle responsabilità di cura (e, quindi, della conciliazione dei tempi di lavoro e di cura all'interno della famiglia) occorra promuovere piani di azione a livello locale, volti sostanzialmente a migliorare e ad implementare l'informazione sui diritti e sulle opportunità relative alle responsabilità di cura, sull'effettiva esigibilità di tali diritti attraverso il miglioramento dei contesti lavorativi e dei contesti urbani (rendendoli più family friendly) e attraverso la consapevolezza delle opportunità di crescita, legate alle attività di cura della famiglia da noi (e da chi ha aderito al Progetto) considerata fonte di valori, non di disvalori.
La Città ha fatto propria tale visione ed ha presentato il progetto di realizzazione del Convegno con una richiesta di contributo alla Regione Piemonte per l'attuazione di programmi di attività finalizzati al raggiungimento delle pari opportunità.
Dico questo, per arrivare al primo punto dell'interpellanza.
La Regione Piemonte ha comunicato il finanziamento il 23 gennaio 2007; la manifestazione finale doveva svolgersi entro febbraio (questi erano i tempi imposti dal progetto europeo). Considerata l'urgenza, si è fatto ricorso alla procedura negoziata e all'affidamento in economia, con determina dirigenziale (ai sensi dell'articolo n. 17, comma 4, lettera G del Regolamento per la disciplina dei contratti). L'affidatario, l'Istituto Wesen di Torino, è stato individuato tenendo conto dei requisiti di esperienza e professionalità nel campo della comunicazione sociale e nella comunicazione, in particolare, delle pari opportunità, anche sulla base delle valutazioni espresse dal LAG e, ovviamente, in base alla valutazione della congruità dell'offerta economica presentata.
Il totale dei costi relativi all'ideazione della progettazione grafica della campagna informativa (che comprendeva l'ideazione, il concept, la realizzazione esecutiva di quattro immagini guida per cartolina, locandina o manifesto, che sono l'oggetto specifico dell'interpellanza, ma anche un pieghevole informativo sul progetto, un foglio informativo sulla Legge n. 53 del 2000, legge sui congedi parentali, l'invito e le cartelline del convegno) è di 4.700 Euro, più IVA al 20%.
La stampa del materiale (manifesti, locandine, cartoline, inviti e pieghevoli) è stata affidata alla Società Tipografica Ianni, per un totale di 5.130 Euro, più IVA.
Entrambe le spese sono state integralmente coperte dal contributo regionale, accertato con determinazione dirigenziale del 29 gennaio 2007.
Rispondo al secondo punto dell'interpellanza, dicendo che il tema dei ruoli, nella società, e all'interno della famiglia, è il tema centrale delle Pari Opportunità.
È necessario passare dalla "divisione" tra i compiti e i ruoli, alla "condivisione" dei diritti e dei doveri all'interno della famiglia.
Il Presidente Napolitano, nel discorso che ha fatto in occasione dell'8 marzo, è partito dall'articolo n. 3 della Costituzione, che chiede di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Il Presidente sostiene che "la barriera che blocca l'accesso della donna agli alti gradi, in Italia, è ancora particolarmente robusta. L'occupazione femminile italiana è ancora ben lontana dall'obiettivo del 60%, previsto dal Consiglio di Lisbona, per l'anno 2010".
E, ancora, dice che "è bene che le donne occupino mansioni tradizionalmente maschili, ma è bene, pure, che gli uomini occupino ruoli e mansioni tradizionalmente femminili".
"È buona cosa che più padri e più nonni si occupino dei figli e dei nipoti; sappiamo tutti che nessun servizio pubblico può garantire contro le molte emergenze che la combinazione tra vita familiare e vita lavorativa comporta".
La campagna informativa, oggetto dell'interpellanza, si rivolgeva ad un target allargato ed eterogeneo. Proprio per questo, si è scelto di utilizzare un registro ironico.
Il messaggio contiene una proposta concreta di azioni: uomini che si occupano della cura dei figli, della casa e degli anziani.
L'utilizzo del tono rassicurante, per presentare questi temi, viene riaffermato dal gioco delle parole sulla professionalità, che si sposta dal lavoro fuori casa, alle responsabilità domestiche. Francamente, mi sembra difficile sostenere che mettere a letto un figlio e andare a fare la spesa al mercato sia un attacco alla figura paterna, o peggio, "un'emasculazione e ridicolizzazione della figura maschile".
In ultimo, sul punto 3 dell'interpellanza, direi che, tirare in ballo, in Aula, come sui media, identità e orientamenti di vita che attengono alla stretta sfera individuale sia un metodo che si commenta da solo.
Segnalerei soltanto agli interpellanti che anche qui (come, peraltro, in tutta l'interpellanza) non si centra l'obiettivo.
Tra gli Assessori coinvolti nel Convegno c'erano sicuramente un paio di Comunisti, una di esse anche ebrea, la sottoscritta, ma nella Giunta di Torino non vi sono ancora attivisti del movimento gay come, invece, lascia intendere il terzo punto dell'interpellanza.
Infine, ringrazio gli interpellanti perché, in realtà, questa interpellanza ha prodotto una discussione sui media e ha attirato l'attenzione su questo tema, probabilmente, più di quanto non fosse stato in grado di fare lo stesso Convegno.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ventriglia.

VENTRIGLIA Ferdinando
Partirei da quest'ultimo rilievo che contiene una censura che mi sento di respingere, perché, a prova di sciocco (o di sciocca, Assessore, visto che parliamo di Pari Opportunità), credo che anche un bambino capisca che l'osservazione che noi facciamo è politica e non personale.
Se, tra 10 anni, un esponente di Alleanza Nazionale, che, magari, in passato, ha firmato qualche interpellanza particolarmente severa sul tema dell'integrazione, fosse attaccato, sul piano politico, in quanto Assessore alle Politiche dell'Integrazione, non penso che nessuno si scandalizzerebbe. Io accetterei una critica politica.
Allora, mi pare talmente sciocco non capire questa differenza tra un attacco politico e un attacco personale, da sembrarmi quasi frutto di cattiva fede tendenziosa.
Spero non sia così.
Siamo ancora in attesa di approfondimenti, in relazione ad alcune reazioni un po' sopra le righe, verso questa interpellanza. Mi fa piacere che la Presidenza abbia riconfermato, anche venerdì, anche sulla scia di quanto è stato detto su questo punto, dai Capigruppo (compreso quello del Partito al quale lei fa riferimento), che deve essere garantita la massima libertà, ai Consiglieri interpellanti, di proporre le domande, anche le meno gradite, perché, nel momento in cui si stabilisse, come spero nessuno abbia in mente di fare, una censura, o una Polizia del pensiero sulle interpellanze, è chiaro che anche l'agibilità democratica di questo Consiglio, ne risentirebbe, caro Assessore!
Altro che fare le battute, insinuando (e stia bene attenta su questo fronte!) che tra i banchi di questo Gruppo sieda qualche antisemita, o sieda qualche razzista!
Faccia bene attenzione, perché anticomunisti, qui, ne troverà quanti ne vuole (probabilmente, anche nel suo Gruppo ne troverà tanti)!
Razzisti, o antisemiti, qui, non ne trova. E se ritiene di poter dire diversamente, lo faccia nelle sedi appropriate. Noi non abbiamo problemi. Io ho già una causa in corso con Rifondazione Comunista, che mi ha denunciato. In penale ha già perso, in Civile, tra un po', perderà. Ci pagherà qualche manifesto di campagna elettorale.
Andando sul tema, per non rubare tempo con queste polemiche da ballatoio (evidentemente, al ballatoio, signor Presidente, tengo a precisare, partecipano anche gli uomini, siamo in Pari Opportunità, non è soltanto un problema di donne), visto che lei si è esercitata nel dire che se noi centriamo, manchiamo il bersaglio nella nostra interpellanza, io mi esercito nel chiedere se lei risponda in maniera pertinente, o meno. Credo abbia risposto in maniera non pertinente, ad una serie di quesiti.
La prima: sulle iniziative internazionali, può dire quello che vuole. In una situazione in cui persino l'ONU, oggi, viene messa in discussione pesantemente, non dalle dure necessità della politica di difesa, o dalla politica internazionale, ma dagli stessi Paesi aderenti che ne contestano la trasparenza e la democrazia effettiva interna, a noi le iniziative internazionali "ci fanno un baffo", perché, nel momento in cui, ogni quattro, o cinque anni, anche l'Unione Europea è soggetta ad un rapporto di controller particolari per presunte malversazioni, o falsificazioni, quello che esce dall'ONU e dalla Comunità Europea ci interessa relativamente poco, o, quanto meno, non ha il marchio della santità e dell'intangibilità.
Aderiamo, senz'altro, alla tesi del Capo dello Stato e, proprio per questo, le facciamo questa domanda, Assessore: lei la considera ironia, non è ironia, è aggressività (seppure sublimata) verso la figura maschile. Perché, vedete, voi avete messo più tempo per fare i papà e avete raffigurato un uomo vestito malamente che, con un mocio Vileda, piega l'osso e pulisce un pavimento. Ora, viviamo in una società in cui le necessità di lavoro domestico e di pulizia della casa sono ampiamente diffuse.
Lo sa, non soltanto chi ha una famiglia, ma anche chi vive da single e lo sa, probabilmente, ogni persona che non abbia più la fortuna, o la ventura, o la circostanza di vivere in una famiglia con i genitori che ancora lo mantengono e, magari, gli mettono anche qualche ciondolino sopra il letto. Dopo una certa età, queste cose, tendenzialmente, si superano (a meno che lei non viva in una società fatta tutta di Tanghy - ovviamente tutti maschi).
Che cosa sarebbe successo se un Assessore, di una città come Torino, avesse promosso una campagna intitolata: "Più tempo per fare la mamma" e avesse raffigurato una donna malvestita che piegava l'osso e puliva i pavimenti con un mocio Vileda?
Non mi sarebbe parsa una campagna molto elegante. Allora, è chiaro che la scelta grafica e del concept (si dice concept, Assessore, lei è architetto; è strano che non abbia padronanza di questi termini) è stata quella di prendere gli stereotipi sessisti più odiosi e trasferirli sul maschio.
Capisco che questo possa essere un registro estetico e stilistico, proprio di una certa impostazione culturale, ma, insisto, mi sembra una cosa di cattivo gusto e che non fa bene alla famiglia, soprattutto alla famiglia in cui i lavori e le incombenze domestiche vanno divise.
Il munus paterno, così come quello materno e femminile, non è, prima di tutto, quello di spazzare a terra. Si spazza a terra se ce n'è bisogno, ma il munus paterno (e materno) è quello di pensare ai figli (a meno che uno non abbia in mente sistemi di famiglia kids free e, magari, di altro orientamento).

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
L'interpellanza è discussa.
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