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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201303941/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 24 settembre 2013, avente per oggetto: "Bilancio di Previsione 2013. Relazione Previsionale e Programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2013-2015. Approvazione". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Presidente, però diventa difficile. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Chiedo ai Consiglieri di fare silenzio. Prego, Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Grazie, Presidente. Questo è di nuovo un altro di quei Bilanci in cui, tanto per cambiare - ma, in parte, anche a ragione -, ci si lamenta di quelli che sono i diktat del Governo centrale che taglia, che non ci dà la possibilità di poter investire, dobbiamo stare molto attenti a quella che sarà la gestione dei fondi che abbiamo a disposizione. L'Assessore Passoni ci dice frasi, nella sua relazione, del tipo, che sono coerenti con questa impostazione "Gli sforzi per mantenere inalterata la spesa in welfare, la progressiva diminuzione delle risorse che ha colpito il Bilancio della Città, ha interessato in minima parte i contributi destinati alle prestazioni assistenziali destinate alle fasce più deboli". Peccato che però si è dimenticato di dire, o forse l'ha detto all'inizio, ma poi dopo non ci ha più badato, quando ha fatto questo passaggio, che le fasce più deboli sono in aumento e sono sensibilmente aumentate in questi ultimi due anni. Allora, noi facciamo degli sforzi per riuscire a non diminuire quello che è il servizio di welfare che gli dobbiamo dedicare. A Torino cerchiamo di garantire a tutti i bambini un percorso formativo; peccato che ci siamo inventati un altro modo, attraverso le cooperative, cedendo asili, di sopperire a questo problema. Ma il problema che più mi assilla è l'indebitamento a medio-lungo termine del Comune. L'Assessore, all'inizio dell'intervento del 2 ottobre, durante la Commissione, ha tenuto a precisare che il Bilancio in discussione rispettava una serie di condizioni, indirizzi, tra questi il contenimento dell'indebitamento mediante la stipula di nuovi finanziamenti a debito a medio e lungo termine. Questa affermazione di principi rispettati, viene contraddetta però a pagina 174 della relazione del previsionale 2013, 2014 e 2015, dove si parla di un'anticipazione di cassa concessa dalla Cassa Depositi e Prestiti al Comune di Torino per un ammontare complessivo di 238.639.000,00 Euro, di cui la metà, 119 milioni, nell'anno 2013 e l'altra metà del 2014. In realtà, la seconda tranche, da fonti di stampa, è già stata erogata, e questo poi magari se me lo spiega meglio l'Assessore, mi delucida, questo mi farebbe piacere, e i relativi pagamenti ai beneficiari saranno effettuati entro l'anno 2013. Tale anticipazione prevista dalla normativa, è stata concessa per consentire a quegli Enti Locali, tra questi il Comune di Torino, che non potevano far fronte per carenza di liquidità, a pagamenti di debiti certi, liquidi ed esigibili, maturati alla data del 31 dicembre 2012. La domanda che ci si pone, però, è di conoscere le cause della carenza di liquidità da parte del Comune di Torino, non sicuramente imputabili totalmente al ritardo dei trasferimenti statali, bensì alla sua cronica incapacità nella riscossione dei crediti. Questa è una vecchissima storia, e se prima eravamo incapaci, mi chiedo come mai gli anni prima in cui la crisi non c'era, non lo si è mai fatto, non si è mai arrivati in modo incisivo ad ottenere la riscossione, figuriamoci adesso come si possa uscire da una impasse di questo tipo. In primis, quelli tributari ed extratributari, titolo I e III delle entrate, nonostante l'Assessore Passoni continui ad elogiare e sovrastimare le capacità professionali operative della Soris, società incaricata della riscossione dei tributi comunali. A conferma di questa considerazione, basta vedere la massa dei residui attivi che si sono accumulati negli anni (trend in continua crescita) e non dovuto di certo alla crisi economica per quelli maturati negli anni precedenti. L'anticipazione di cui sopra rappresenta un debito a lungo termine, in quanto verrà restituita in rate costanti annuali, con scadenza tra ventinove anni, ovvero il 31 maggio 2042, quindi netta contraddizione con quanto affermato dall'Assessore che il Bilancio 2013 non prevedeva la stipula di nuovi finanziamenti a medio e lungo termine. Adesso andremo ancora avanti un pochettino in questo dettaglio, ma allora bisogna capirsi, perché qua noi diciamo che stiamo uscendo dal debito... poi mi piace tantissimo la frase che ad un certo punto della sua relazione riesce a farsi digerire, o almeno è convinto di questo, e ve la trovo immediatamente, dove dice, pensate bene, perché noi abbiamo anche delle soglie psicologiche, non abbiamo delle soglie tangibili, concrete dove siamo in un indebitamento veramente incredibile, ma lui ci dice, a proposito di debito a medio e lungo termine per investimenti: "Dopo essere stato ridotto nel 2011 di 32 milioni, nel 2012 di 82 e nel 2013 scende di altri 119, un trend che porterà il debito nel 2014 sotto la soglia psicologica dei 3 miliardi di Euro". Signori, noi abbiamo una soglia psicologica. Noi non è che abbiamo dei denari, non è che siamo veramente quasi cappottati o in bancarotta, noi abbiamo una soglia psicologica. Caspita, ragazzi! Noi, superata la soglia psicologica dei 3 miliardi, siamo a posto! Noi, quando arriviamo a 2.999.000.000,00 Euro di debito, ci sentiamo molto meglio, possiamo fare di nuovo gli spendaccioni. Nel frattempo ci facciamo prestare dei soldi. Soldi che ci costano qualcosa come 8 milioni di interessi e che dovremo pagare fino a 2042. Ci facciamo prestare 238 milioni. Però, ragazzi, scherzate? Nel 2014 noi scenderemo sotto i 3 miliardi! Noi ci svegliamo al mattino felici, perché dovremo meno di 3 miliardi di debito. I torinesi saranno persone che andranno a lavorare cantando; andranno sui pullman occupati dai portoghesi che li butteranno fuori dai pullman, andranno a parcheggiare in ZTL che gli costerà una fortuna, non gli basterà neanche più lo stipendio per pagarseli, ma andranno felici, perché avranno superato la soglia psicologica dei 3 miliardi! Abbiamo meno di 3 miliardi di debiti. Io sono felice. Io, già al solo pensiero, sono eccitato, questa cosa mi prende benissimo. Si è trattato in buona sostanza di istituire un debito cosiddetto a breve, nei confronti dei fornitori, con un debito a lungo termine. Se è vero che può rappresentare una boccata di ossigeno per le imprese creditrici, rimane comunque un'operazione non a costo zero, in quanto il Comune di Torino dovrà accollarsi nuovi oneri finanziari, che peseranno sui prossimi Bilanci, per gli interessi che andranno a maturare fino al 31 maggio 2042. La Cassa Depositi e Prestiti ha stabilito per il primo anno il tasso del 3,302% annuo, rivedibile nel 2014, sulla base dei BTP a cinque anni in emissione. Su queste basi si può ragionevolmente stimare che i primi anni l'onere finanziario, in termini di interessi da pagare, sarà nell'ordine di oltre 8 milioni di Euro, in vecchie Lire quasi 16 miliardi, che tenderanno a decrescere man mano che verrà rimborsato il capitale. Tutto ciò, come già sopra evidenziato, per una pessima gestione della liquidità Comunale, che andrà a ricadere sui cittadini torinesi, magari attraverso nuove tasse, per fronteggiare questo restyling finanziario. Da fonti di stampa, sembrerebbe che soltanto pochi grandi Comuni, particolarmente bisognosi, come Napoli e Torino, lo ripeto, come Napoli e Torino, avrebbero utilizzato questa forma di finanziamento a lungo termine, con relativi oneri; mentre altri, come Milano, Roma, Genova e Bari non l'hanno fatto. La cosa è particolarmente sorprendente. Ma la prima considerazione che sorge spontanea è che evidentemente questi hanno meglio gestito la liquidità e quindi non hanno ritenuto opportuno indossare oneri finanziari aggiuntivi per 30 anni. Io ve lo ripeto ancora, signori, questa Amministrazione, per uscire dai suoi debiti e per uscire dal gap psicologico dei 3 miliardi di debito, ci sta caricando di nuovi debiti, con nuovi interessi da pagare, fino al 2042. Quindi rassicurate i vostri figli, che probabilmente vivranno meglio senza il gap psicologico dei meno 3 miliardi, però ci stiamo caricando di altri debiti per risolvere quella che è la spesa corrente. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Iniziamo a chiamare le cose con il proprio nome. Questo non è un Bilancio, questo un'azienda l'avrebbe chiamato bilancino, perché un mese e mezzo di esercizio regolare e 10 mesi e mezzo di esercizio provvisorio non si possono definire Bilancio, o almeno è un insulto all'Assessore al Bilancio chiamare questo con questo appellativo. Quindi, iniziamo a ridimensionare la portata delle cose e il fatto che ci siano 10 mesi e mezzo di Bilancio provvisorio mi tranquillizza, perché so che per almeno 10 mesi e mezzo non verranno fatte porcate. Questa è una delle poche cose che tutta questa situazione transitoria mi lascia tranquillo, perché noi ereditiamo un Bilancio, passato, con un debito, a cui oggi ancora, dopo tantissimi anni, e l'Assessore Passoni lo sa molto bene, dobbiamo ringraziare, dovete ringraziare ancora oggi Peveraro e Chiamparino, per i quali stiamo pagando i pesantissimi debiti. Perché a fine anno andranno a scadere dei mutui, io dico fatti in maniera molto leggera, fatti ancora da Peveraro, quindi pensiamo a quanto siamo messi male. Quando si parla di bravura dell'Assessore, io ricorderei a qualche Consigliere di maggioranza che quest'anno, per quanto bravo sia l'Assessore Passoni, ha fatto il ragioniere, perché arrivare al 1° novembre con un Bilancio approvato è roba da ragionieri, non da maestri della creatività finanziaria amministrativa. Quindi, come qualcuno diceva ieri, iniziamo a stare nei recinti di appartenenza e a chiamare le cose con il proprio nome, perché qui davvero di imprese miracolose non ne vedo, non ce ne sono state. L'incapacità politica. Dato che ieri ho sentito parlare che all'interno del Bilancio bisogna fare politica, bene, il Partito Democratico, che esprime il Presidente del Consiglio, ha dimostrato tutta la sua incapacità politica a livello nazionale e io dico anche a livello locale, perché non ci sono state pressioni da parte del Presidente dell'ANCI affinché si desse una mossa, affinché l'IMU, o quello che poi ne è stato da tutta quella situazione, venisse portata a termine. Anzi, si è tergiversato, si sono messi in difficoltà tutti quei Comuni, soprattutto quelli virtuosi, a cui non sono state allargate le regole per il Patto di Stabilità. Anche questa è un'altra vergogna e bisogna sottolinearlo se dobbiamo, in fase di Bilancio, parlare di politica. Aiutiamo Torino, aiutiamo Napoli, aiutiamo Milano, regaliamo un altro fiume di soldi a Roma, quando i Comuni virtuosi, quelli che magari in cassa i soldi ce li hanno e che non hanno debiti, vengono di nuovo massacrati. Parliamo poi di dismissioni. Servono 80 milioni di Euro, prima erano 120. Sappiamo che dalla vendita del ramo parcheggi ne arriveranno altri 30, 40. Assessore, chi ce li dà gli altri 40? Ce li anticipano le banche? Le banche non possono darci mutui. Ci spiega come chiuderemo con quei 30, 40, 50 milioni di Euro che servono e che ieri, nella sua relazione, all'interno del Bilancio, non è scritto? Avremo un'anticipazione da parte delle banche di quei soldi che servono? Perché i torinesi questo lo devono sapere. Dismissioni per le quali abbiamo salvato la Città l'anno scorso, salveremo la Città quest'anno. Ma il prossimo anno cosa dismettiamo? Cosa vendiamo noi il prossimo anno per salvare i conti della Città e per scendere sotto la soglia psicologica dei 298 milioni o miliardi, o quanti sono? Perché qui tutte le volte si inventano numeri, si fanno cifre, poi cambiano nel corso dell'anno. A gennaio servono 120, arriviamo a questo punto, se poi avrò una risposta, a capire quanto realmente serve. Facciamo un ragionamento intelligente su tutte quelle partecipazioni non strategiche. Noi abbiamo fatto una proposta, quella di vendere le quote di 5T, ma quante partecipazioni ha la Città in mano oggi, di cui non se ne fa niente, sono solo poltronifici per trombati della politica, i trombati del Partito Democratico, perché poi, se noi andiamo a leggere i Consigli d'Amministrazione, per quanto abbiamo i duri e puri in maggioranza, leggiamo sempre gli stessi nomi. Andiamo a tagliare partecipazioni, facciamo cassa con le cose che servono e non con il patrimonio della Città. Queste sono cose importanti e che nel Bilancio, nella relazione di Bilancio non sono scritte e io dico che da compagni un pochino dovreste vergognarvi, almeno per quei pochi che sono compagni, perché ce ne sono sempre meno e vedo sempre più democristianità all'interno di quest'Aula. Io credo che, se si deve fare un ragionamento a lungo termine, bisogna farlo a 360 gradi. E quando si parla di cultura, io dico che la cultura di questa Città, signor Presidente - e non me ne voglia il Viceassessore Cassiani - perché... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Abbia pazienza, si rivolga a me, per favore. RICCA Fabrizio Sì. È una Città che fa gli eventi a scrocco. Scrocca. Al Jazz Festival, che tanto ce lo raccontiamo, non ha messo un centesimo, il World Master Games, incassa i soldi della tassa di soggiorno, ma si vergogna a mettere anche solo 1 Euro. Non partecipiamo. Facciamo un sacco di eventi che ci vengono portati, perché dall'alto qualcuno ancora ha il coraggio di darci una mano e di portare in città degli eventi, ma cultura qui? Zero. Vengono messi, sì, a Bilancio dei soldi, ma è tutta fuffa. State raccontando un sacco di stupidaggini. Torino, almeno per quanto riguarda questo Bilancio, culturalmente è morta. Prendetevi la responsabilità di dire le cose come stanno. Culturalmente questa città è morta. Però, 11 milioni di Euro nel capitolo nomadi e stranieri li mettiamo. Sono cose che sono scandalose e fortunatamente, perché dopo tanti anni qualcuno là fuori se ne sta accorgendo, infatti la gente è parecchio arrabbiata, e lo potete vedere che settimanalmente ci sono persone... non sindacati, non più i vostri sindacati, perché neanche loro vi stanno seguendo più di tanto, settimanalmente vengono qua fuori a protestare, a fare capire che c'è del disagio in città. E l'unica cosa che sapete fare è tagliare, tagliare, perché continuate a tagliare. Tanto che ci si trova oggi un Bilancio, l'ho detto prima, che ormai è più un Bilancio Consuntivo che un Bilancio Previsionale, io mi auguro che per il prossimo anno a febbraio si possa iniziare, magari anche a gennaio, non ho questa presunzione, ma a febbraio si possa iniziare a discutere di cose vere, fare un discorso dove non si arrivi con un provvedimento blindato licenziato dalla Giunta una settimana prima e poi riversato in Commissione. Perché non si può fare della programmazione, non si può intervenire... Quando, Presidente, ci viene chiesto di entrare sul merito delle questioni, ma io come faccio ad entrare nel merito di una questione il 20 ottobre su cose che dovevo programmare a gennaio, febbraio e marzo? È impossibile anche soltanto da pensare. Ed è per questo che quando si torna a parlare di politica, c'è anche un pochino di incapacità politica, perché bisogna anche provare ogni tanto a dare dei segnali e rischiare. Fassino è uscito fuori dal Patto di Stabilità rischiando, qualche volta l'abbiamo anche condannato, però ha provato a fare una scelta coraggiosa. Allora, se volessimo provare a fare una scelta coraggiosa, Assessore Passoni, noi, il prossimo anno, al di là di tutto, facciamo il Bilancio a febbraio, mettiamoci nella condizione di fare il Bilancio a febbraio. Diamo delle risposte concrete e politiche a questa Città, perché è facile fare come fa il Governo Letta: rimando fino all'ultimo momento possibile. Io, però, ci tengo a ricordare che gli ignavi non entrano neanche all'inferno. Bisogna mettersi nella condizione che la politica torni a fare la politica e batta i pugni sul tavolo. Abbiamo, Presidente, oggi la fortuna/sfortuna; sfortuna perché il Sindaco purtroppo non è mai in Aula e ogni tanto su un discorso di questo tipo sarebbe anche bello che potesse dare il suo contributo, però la fortuna che fa il Presidente dell'ANCI. Batta i pugni sul tavolo. Non che quando poi Presidente del Consiglio gli dice: "Stai tranquillo", lui abbassa la testa e torna a borbottare, perché non serve. Quindi io dico che deve arrivare adesso il momento del coraggio, quello vero, quello dove se chi dice di fare politica e non fare marchette, perché gli interventi che ho ascoltato ieri erano davvero ognuno che bagna il proprio orticello e non va più in là, e la cosa mi è dispiaciuta un sacco, ed è la dimostrazione che non c'è una visione politica in questa Città, lo ribadirò all'estremo, perché tutti gli anni si arriva all'ultimo secondo dovendo vendere qualcosa, difatti l'ho detto prima, lo ripeto adesso, sono proprio curioso di sapere cosa vi inventerete il prossimo anno di poter vendere. Vi ricordo che la Mole Antonelliana non si può vendere, quindi su quello mettetevi il cuore in pace che non si può fare. Assessore, il prossimo anno facciamo quelli che si prendono le responsabilità, a priori di tutto facciamo un Bilancio a febbraio. Noi saremo con lei nel momento in cui ci saranno da fare delle variazioni, le faremo insieme. Ripeto, noi vogliamo contribuire, non solo facendo ostruzionismo, vogliamo contribuire. Ma questo lo diciamo da anni. Sono due anni che diciamo che vogliamo essere propositivi nell'azione di questa Città e sono due anni che ci mettete delle barriere. Se volete davvero un confronto leale e regolare, dateci gli strumenti. Ripeto, facciamo il Bilancio a febbraio, la politica torni a fare la politica e non quelli che scodinzolano davanti a quelle che sono le richieste del Governo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere D'Amico. D'AMICO Angelo Oggi mi trovo veramente a disagio a fare questa discussione su questo provvedimento. Mi trovo a disagio, ho sentito gli interventi di molti miei Colleghi che cercavano di fare anche un'attenta analisi politica in merito al Bilancio, però, approvare un Bilancio di previsione ad ottobre dell'anno in corso, non ha nessun senso. Perché il Bilancio di previsione - lo dice il nome stesso - dovrebbe essere presentato e approvato chiaramente l'anno precedente a quello poi della sua funzione, ma non dico di arrivare a questo, perlomeno dovrebbe essere approvato nei primi mesi dell'anno del suo esercizio. Questo perché? Cos'è il Bilancio di Previsione? Il Bilancio di Previsione non è nient'altro che una programmazione economica, politica e finanziaria che la maggioranza deve dare per poter governare al meglio la città. E questo è un compito di cui si deve far carico la maggioranza che ha vinto le elezioni, quindi rappresenta la maggioranza dei cittadini del Comune. Però, attenzione, il Legislatore ha affidato anche un compito, non è che chi rappresenta l'altra parte della Città non abbia voce in capitolo, perché il Legislatore ha concesso il permesso anche a coloro che siedono nei banchi dell'opposizione di poter intervenire tramite proposte, tramite proposte emendative allo stesso Bilancio. Ma spiegatemi un attimo come possono le opposizioni - così come la stessa maggioranza - dare delle indicazioni ad ottobre ad un Bilancio che oramai è già terminato? Allora è inutile fare la discussione. Non voglio sottrarmi dall'analisi di questo provvedimento, ma non ha senso, io non trovo il senso. Nella mia corta vita politica, è la prima volta che mi ritrovo a disagio a dover fare un intervento sul Bilancio di previsione che non ha significato, mi prenderei in giro da solo, direi delle cose che non hanno senso. Chiaramente questa responsabilità non è da affidare a questa Amministrazione, perché sappiamo benissimo che se ci troviamo oggi a dover fare questa discussione, chiaramente le responsabilità arrivano dal centro, però chiaramente, così come giustamente diceva il Consigliere Ricca, per il prossimo anno sarebbe opportuno avere un po' più di coraggio e vedere di riuscire perlomeno a stabilire già delle linee di indirizzo precedentemente a quando poi il Bilancio verrà presentato in Aula. Dico questo, perché è giusto che chi governa, chi ha vinto le elezioni, quindi chi ha il diritto e il dovere di governare la Città, possa fare le sue scelte politiche e possa dare i suoi indirizzi politici attraverso il Bilancio di Previsione, ma le opposizioni, che rappresentano l'altra parte della Città, abbiano lo stesso diritto, abbiano il dovere di controllare quello che la maggioranza propone e il diritto di fare delle proposte. E queste proposte dovrebbero essere poi, chiaramente, entro i limiti previsti, ascoltate da questa maggioranza. Quindi mi limito soltanto a questo intervento molto banale. Il Gruppo da me rappresentato ha presentato a questo Bilancio di previsione una mozione di accompagnamento che non sposta cifre... Presidente, posso continuare? FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Chiedo cortesemente di fare silenzio e di lasciare comprendere i Colleghi. Prego. D'AMICO Angelo L'atto che il sottoscritto ha presentato è una mozione di indirizzo che, come dicevo prima, non sposta cifre da un capitolo all'altro, così come è stato fatto sempre dal sottoscritto, l'anno scorso, bensì è una mozione di indirizzo che impegna l'Amministrazione a mantenere un impegno già preso precedentemente e l'augurio, che gli impegni vadano sempre onorati, e quindi mi auguro che entro la fine di quest'anno questo impegno venga mantenuto. Nulla di più. Anche perché nulla di più si poteva fare ad ottobre su questo provvedimento. Non voglio ripetermi. L'unico aspetto positivo, perché è giusto darne atto, è che questo Bilancio, dopo parecchi anni, va in controtendenza rispetto alla fase dell'indebitamento, chiaramente va in controtendenza, perché oramai la ciccia è finita e quindi bisogna fare economia, bisogna cercare di risparmiare. A questo si è arrivati. Il Sindaco, piano piano ci si sta avvicinando ad ammettere questa cosa; ma se siamo arrivati a questo punto è perché siamo stati amministrati, gestiti per vent'anni da amministratori, diciamo, dalla "facile applicazione", leggera applicazione del Bilancio e oggi ci troviamo in questa situazione. Situazione che questa maggioranza si trova ad affrontare, ma chiediamo un po' più di coraggio. Il maggior coraggio che chiediamo, Assessore, ed anche al Sindaco, che purtroppo, probabilmente, ha oggi qualcosa di meglio da fare... il Bilancio di Previsione è l'atto principe di un'Amministrazione, fatto senza la presenza del Sindaco - per l'amor di Dio, capisco la priorità del suo lavoro -, però credo che sia scorretto da parte del Sindaco, oggi, non essere presente all'interno di quest'Aula, così come ha già fatto ieri. Ma al di là di questo aspetto, quindi mi rivolgo a lei, Assessore; chiediamo un po' più di coraggio per quelle che sono le dismissioni delle Partecipate che questa Amministrazione intenderà affrontare. Non si lasci incantare, piuttosto si metta la cera nelle orecchie dalle sirene di SEL che continuano con questo discorso del 49%. Noi dobbiamo liberare questa città da tutti i vincoli che fino adesso ha dovuto sopportare. Quindi, se è necessario, vendere anche il 100% - e non lo dico come provocazione - di GTT, questo deve essere fatto. Questo coraggio dovete averlo. Non dovete farvi ammaliare dalle sirene in cambio di una caduta in un'eventuale maggioranza di SEL. Andate avanti. La maggioranza all'interno di quest'Aula è composta da due tronconi ben forti, cioè il Partito Democratico e il Gruppo dei Moderati, che da soli riescono a garantire la maggioranza, quindi andate avanti con le proposte che più sono utili per questa Città, senza farvi mettere sotto scacco e sotto ricatto da una forza politica che fino ad oggi ha dimostrato soltanto di fare molti proclami, ma poi in realtà a nulla di concreto è arrivata. Grazie Presidente, grazie Assessore. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Molto è stato già detto, ma secondo me non è stato adeguatamente evidenziato il carattere principale di questo Bilancio, che spiega anche il motivo per cui sostanzialmente questo dibattito sia del tutto privo di interesse, ce lo dobbiamo dire. E non lo susciti non solo nella Sala Rossa, non lo suscita neanche nei media, non lo suscita nemmeno nella Città, perché questo è un Bilancio finto; un Bilancio che da un punto di vista contabile, per certi versi, è ineccepibile. Io non mi sento di criticare nulla rispetto a quanto esposto dall'Assessore Passoni, si va nella direzione di ridurre progressivamente il debito, per quanto si tratti di un debito mostruoso, di proporzioni quasi bibliche. Si va a tagliare spese di personale, pur aprendo a nuove assunzioni. Si salvaguarda, da un punto di vista quantomeno formale, le spese per il welfare. Potrebbe sembrare un Bilancio ineccepibile. Ma c'è un problema, e non solo, come hanno già ribadito i miei Colleghi, che si tratta di un finto Bilancio di Previsione, ovvero non si sta prevedendo sostanzialmente nulla, si sta dando atto alla Giunta di scelte di spesa. Ed è questo il motivo per cui questo è sostanzialmente un finto Bilancio di Previsione ed è un reale Bilancio di assestamento blindato, che ci è arrivato blindato nelle deliberazioni sulle entrate, che ci è arrivato pressoché blindato sulle deliberazioni di spesa, che ci è arrivato perciò blindato a 360 gradi. Per cui, ci ritroviamo una serie infinita di mozioni di accompagnamento, perché vivaddio ci troviamo ancora in un Consiglio Comunale che spera di avere qualcosa da dire almeno per il futuro a questa Giunta, ma ci troviamo di fronte ad un Bilancio che non lasciava alle opposizioni se non la via ostruzionistica, perché qualunque emendamento di merito, che quindi incidesse sulle scelte di spesa di quest'anno 2013, erano di fatto non accoglibili. Io, di questo, non incolpo neanche l'Assessore, erano inaccoglibili, perché questo non è un Bilancio di Previsione, è di fatto una fotografia non tempestiva, bensì ritardataria, delle politiche di spesa decise dalla Giunta in quest'anno. L'Assessore Passoni, da politico di consumata esperienza quale è, non ci ha risparmiato neanche quest'anno, come l'anno scorso sull'IMU, tutte delle analisi critiche, anche fondate, sulle sciagurate scelte nazionali. Io voglio ricordare ancora adesso che noi ci troviamo in una Città che ha come Sindaco non solo un ex leader nazionale di Partito del centrosinistra, non solo un ex Ministro, bensì l'attuale Presidente dell'ANCI, ovvero - non credo di aver bisogno di ricordarlo - di quell'unione dei Comuni che dovrebbe quantomeno fungere da controparte in qualunque dibattito nazionale che veda lo Stato assumere delle decisioni con delle ripercussioni nei confronti degli Enti Locali, in particolare dei Comuni. Io vorrei ricordare al Sindaco Fassino, che non è in Aula, ma speriamo che gli arrivi in via mediata, che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Non si può pensare di cercare una nuova ribalta nazionale, prendendo l'opzione della Presidenza ANCI e di sfuggire alla responsabilità di rendere conto, non solo in sede ANCI, ma anche in questa Sala Rossa, sulle sciagurate decisioni assunte da un Governo che, tra l'altro, esprime come premier un esponente del suo medesimo Partito, ovvero il Partito Democratico. Questa non è responsabilità, questa è deresponsabilizzazione, perché ci ritroviamo con un Governo che ha deciso le politiche fiscali e quindi le entrate degli Enti Locali, con un ritardo veramente vergognoso, costringendo i Consigli ad esaminare dei documenti formalmente di previsione a fine anno solare e, di fronte a questo, noi non abbiamo avuto neanche una mezza risposta politica dal Sindaco Fassino. Io ritengo che questo Bilancio sia contabilmente ineccepibile, ma è politicamente, invece, gravemente lacunoso. E questo lo ribadisco, perché voglio ricordare a questo punto solo all'Assessore Passoni, perché insieme all'Assessore Curti sono gli unici rappresentanti della Giunta che si siano degnati di presenziare a questo dibattito, io voglio ricordare che purtroppo, potremmo dire, ma è la dura realtà, l'Amministrazione di una Città non si può fare solo con i numeri, non si può fare solo con le somme e con le differenze, non si può fare... Non vedevo anche l'Assessore Tedesco, lo dico a verbale per correttezza. Non si può fare semplicemente con delle somme o delle differenze algebriche per arrivare a dei pareggi di conti, senza pensare alle gravissime conseguenze delle scelte amministrative che si compiono. Anzitutto, lo dico ancora una volta, perché è il dato più grave di queste scelte amministrative, con i rincari assoluti e gli aggravi totali delle aliquote su qualunque voce di tassa o di tariffa questa Amministrazione abbia avuto modo di ritoccare. Dappertutto, in qualunque scelta, qualunque voce, dal trasporto pubblico, e lì allora partirà lo scaricabarile ovviamente sulla Regione, ma anche invece sui costi delle strisce blu e quindi dei parcheggi, dove oggettivamente le scelte della Regione non hanno la benché minima incidenza. Potremmo ricordare anche in negativo i mancati contributi agli studenti delle medie superiori, che un tempo venivano garantiti e che adesso invece sono coperti solo dalla Regione Piemonte, mentre il Comune si limita a sgravare solo su anziani e studenti universitari. Potremmo ricordarne tante di voci. Potremmo ricordare i tagli, per esempio, ai buoni destinati ai disabili per i trasporti, che sono stati confermati e anche aggravati, anche se abilmente indirizzati nella voce della scuola, visto che erano spesso trasporti di studenti disabili alle loro scuole. E l'abbiamo dovuto evidenziare da una voce mancante di spese nei confronti di GTT, mentre guardavamo la parte di Bilancio relativa ai rapporti patrimoniali tra la Città e le Partecipate. Questo per dire come questa Amministrazione per certi versi, giustamente, si vergogna di tagli simili. E guardate, io sul welfare non posso che fare una considerazione. Certo, pallottoliere alla mano, le spese sembrano essere confermate. Ma certo, perché non si tiene conto dei 5 milioni che la Giunta ha deciso di mettere a Bilancio, tutti in questo anno, arrivati dal Ministero degli Interni, ancora per scelta dell'allora Ministro Maroni per l'emergenza nomadi, con cui questa Città ha deciso scientemente di sostituire delle voci di finanziamento che prima gravavano sul Bilancio comunale, utilizzando i fondi ministeriali, dimostrando di non avere alcuna progettualità sull'emergenza nomadi, e di usarsela quindi con una specie di voce di Bilancio in attivo, quasi fosse un fondo nero. Mentre dall'altra parte così vediamo aumentare a dismisura quella che è la voce di spesa per nomadi e stranieri, mentre tutte le altre voci sono proporzionalmente usate con degli attivi che l'anno prossimo non ci saranno, visto che i fondi ministeriali sono una tantum e non sono continuativi nel tempo. Quindi si tratta di una politica miope, che tra l'altro nasconde, dietro l'assenza dei tagli, tutta la politica della compartecipazione. Io ricordo ancora dall'anno scorso quella scelta sciagurata che ha fatto questa Amministrazione, di chiedere agli anziani non autosufficienti di compartecipare alla metà delle spese per la loro assistenza domiciliare, contabilizzando come elemento di reddito, per valutare il loro livello reddituale, la casa di proprietà. Un'offesa a quella che è la fotografia della situazione dei nostri anziani nella nostra Città, che sappiamo bene essere spesso proprietari di prima casa, perché un tempo l'italiano medio, e non solo quello benestante, era proprietario di prima casa, e sapendo che quegli stessi anziani per cui la prima casa per certi versi è quasi più un onere per tutte le spese, per tutte le tassazioni, per tutte le voci di passivo che riguardano quel bene immobile, invece che un bene reddituale da considerarsi in attivo. Sappiamo benissimo che quegli anziani a cui il Comune ha chiesto di compartecipare per metà delle spese di assistenza domiciliare, hanno spesso pensioni minime con le quali riescono a malapena ad arrivare a fine mese, con spese veramente basilari come l'alimentazione o il vestiario, piuttosto che i medicinali. E ancora più disonorevole per questa Città, che sia balzato anche agli onori della cronaca, ahimè, con fondatezza, è che addirittura si chieda agli anziani che non hanno un reddito per permettersi di pagare la metà dell'assistenza domiciliare, di far insinuare il Comune nell'asse ereditario rispetto al bene immobile di proprietà della casa. È una cosa che legalmente è ammissibile, ma eticamente è a dir poco discutibile, perché è come se l'Istituzione Comune di Torino andasse dall'anziano a dire: "Tu non hai i soldi per pagarmi l'assistenza domiciliare? Io lo vedo che è così, perché vedo il tuo ISEE, vedo i tuoi dati reddituali. Allora, sai che c'è? Che io mi prendo casa tua, dopo che tu sarai morto". Questo è sciacallaggio. Se lo facesse un privato, la chiameremmo usura. Invece la chiamiamo "politiche di compartecipazione all'assistenza" e sentiamo il Sindaco Fassino e la Giunta raccontarci che il welfare non è stato tagliato. Allora, io mi chiedo, e lo chiedo anche a SEL, che ha avuto il merito di proporre una mozione di accompagnamento condivisibile - però io pongo una riflessione politica - ma una Città in cui siamo costretti a ribadire con un atto di indirizzo che non bisogna lasciare i torinesi a morire sotto il gelo durante l'inverno, è una Città il cui welfare è veramente sano e non toccato dai tagli? O è una Città dove addirittura le forze politiche devono preoccuparsi, come in Paesi in estremo degrado dell'Est Europa con temperature sotto i quaranta, invece siamo semplicemente un Comune del Nord Italia, che i propri cittadini muoiano di freddo per la strada? Questa è una Città il cui welfare è sano e tutelato? Io non credo proprio, perché se no non ci troveremmo una mozione di indirizzo presentata dalla sinistra e condivisa dalla destra, in cui si pone l'accento sul dramma che è l'emergenza abitativa nel nostro territorio, con la Città numero uno per sfratti di morosità e con la Città con meno alloggi disponibili per i bandi di case popolari che, per inciso, aperto un anno e mezzo fa, non ha ancora operato la prima assegnazione, per colpa di procedure burocratiche vergognosamente macchinose, ma di cui ricordo la responsabilità è della Legge Regionale e non di questo Comune. Io mi limito a ricordare che la grande parte di voci di Bilancio, anche se non la vediamo, del patrimonio della Città è chiaramente la voce delle Partecipate; non ci possiamo nascondere dietro un dito. Dobbiamo anche ricordarci che l'unico motivo per cui questa Città è tornata, almeno provvisoriamente, a galleggiare, è perché è stata operata una pesante, pesantissima, quasi integrale, dismissione di tutto l'asset proprietario delle società che esercitavano - mi viene da dirlo al passato - i servizi pubblici cittadini. E tutto questo, di nuovo, con uno scarico sulle spalle dei cittadini. Non possiamo non ricordare anche in questa sede, e colgo l'opportunità per farlo, perché la Giunta non ha fatto passare la deliberazione del Consiglio Comunale, che in realtà è una delle voci di entrata che di fatto porterà il Comune a galleggiare, è l'operazione speculativa - lo ribadisco, speculativa - che questa Amministrazione fa sui parcheggi di sosta a pagamento, andando di fatto ad alzare con un provvedimento autorizzativo del Comune le tariffe e raddoppiare la zona di sosta a pagamento, non per avere un introito diretto, ma per creare un profitto di un privato al quale intendiamo vendere quel ramo. Un'operazione che in qualunque altro Stato europeo, occidentale, griderebbe vendetta, a prescindere che non violi alcuna regola, alcuna norma, ma griderebbe vendetta da un punto di vista politico; in questa Città invece, con una maggioranza di centrosinistra, diventa la più grande normalità amministrativa, come se fosse, anzi, un grande affare. Allora, vedete, di fronte ad una tale miopia, un'assenza di strategia, per cui anche se una voce è strategica e fondamentale, come il Trasporto Pubblico Locale, vediamo tramite indiscrezioni giornalistiche e spifferi di corridoio, cambiare la quota di proprietà messa in vendita tre volte in un mese, rispetto non a delle scelte strategiche, rispetto al piano industriale di quella voce, bensì rispetto agli equilibri continuamente mutevoli di potere all'interno di una maggioranza, che ormai ha tre anime in un corpo, come una specie di posseduto dal demonio. Adesso vediamo praticamente una politica priva di bussola, priva di qualunque metro strategico, per certi versi abbandonata ai colpi di fortuna, o per dire meglio, di sventura che arrivano dalla politica nazionale, che non consente di fare una programmazione fiscale di quelle che sono le entrate di questa Città, che è una metropoli - e ce lo dovremmo ricordare - che non è un villaggione, non è un paesone; ormai dobbiamo considerarla la metropoli che è, anche per la sua articolazione interna e la complicatezza anche del suo tessuto sociale, a prescindere dal numero magari esiguo rispetto ad altre metropoli italiane, di abitanti. Eppure rimane, continuo a denunciarlo, una miopia, rimane un'assenza di strategia, rimane una politica che cerca di fare cassa solo su entrate che solo formalmente sono continue, quando in realtà sono delle entrate che, a prescindere dalle dismissioni delle Partecipate, non potranno essere continue, perché - e mi avvio alla conclusione da dove ho cominciato - le persone non sono numeri, per cui non si può pensare di spremerle all'infinito, non si può pensare di gravare sulle loro spalle, solo perché ci troviamo di fronte ad un'Italia che ha mantenuto un piccolo risparmio familiare, tutto il peso del default pubblico e dei costi di gestione pubblica. Non possiamo permetterci, e su questo rispondo anche alle critiche infondate di Grimaldi e di SEL, quando rimproveravano a noi del centrodestra un'incoerenza rispetto alle politiche fiscali, o comunque di sostenibilità di costo del servizio di smaltimento rifiuti ispirato al federalismo fiscale, quando poi in realtà è colpa loro se proprio perché i Governi di centrodestra da anni e anni stanno delineando un modello simile, questa Città ci è arrivata con dei dati statistici di dieci anni fa per verificare quali erano i diversi indici di produzione di rifiuti delle varie categorie. C'è arrivata con dei documenti con le ragnatele sopra, c'è arrivata con dei documenti che fotografano un'Italia e una Torino che non esiste più. Un'Italia e una Torino che era ricca, che consumava e che quindi produceva rifiuti, mentre l'attuale Italia è molto più impoverita e Torino, come dicono tutte le statistiche, è ancora più impoverita dal resto d'Italia. Per cui, è verosimile immaginare che se AMIAT ci dice che raccoglie più rifiuti o che, meglio, spende di più per raccoglierli, il problema sia di AMIAT e non dei torinesi e non del Comune di Torino e non dell'Ente Comunale di Torino. Questo per dire che, andando sul propositivo, noi qui ieri, sì, siamo stati costretti come forza di opposizione, per attirare l'attenzione sul forte dissenso rispetto a delle misure assolutamente non condivise come la tariffazione TARES, a scegliere anche delle modalità che possiamo definire senza alcuna vergogna folkloristiche, ma non dimentichiamo che c'è una forte presenza di proposta politica, articolata in una mozione di accompagnamento, che si snoda in innumerevoli impegnative; sono almeno cinque, potremmo classificarne quattro, perché due sono dello stesso ambito, e cercano quantomeno di aggiornare un piano di entrata TARES, o comunque di raccolta e smaltimento rifiuti, comunque questo Governo privo di coerenza, di stabilità e di continuità vorrà chiamarla, perché cambia praticamente ogni settimana la programmazione di questa voce di tariffazione, quantomeno cercare di ispirarla alla vera ratio ispiratrice del progetto originario, ovvero una responsabilizzazione del locale rispetto ai costi del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, non al contrario una deresponsabilizzazione che fa cadere a cascata il problema di trovare i soldi dallo Stato ai Comuni e dai Comuni ai propri cittadini, perché non è questo assolutamente lo spirito di sussidiarietà che anima l'idea del costo totale sostenuto a livello locale. Anzi, al contrario, è una specie di stimolo, e così dovrebbe essere stato colto, ma così non è stato colto, rispetto agli Enti Locali di dire che esistono dei baracconi che oggettivamente non sappiamo neanche più bene come funzionano e come raccolgono e smaltiscono, perché abbiamo dei dati risalenti a dieci anni fa. Allora questa Amministrazione Comunale si prenda la responsabilità di fare uno screening preciso e puntuale di questi processi di raccolta e smaltimento, in modo da capire dove vengono buttati i soldi e come mai esistono dei dislivelli incomprensibili tra il costo torinese e il costo di altri Comuni e andare a tagliare dove si spreca, a tagliare dove non va. Solo che noi questi strumenti per tagliare non ce li abbiamo come Consiglio Comunale, perché non abbiamo i dati. Abbiamo un piano finanziario con dati aggregati forniti dal medesimo soggetto che dovrebbe essere il destinatario dei tagli. E allora di cosa stiamo parlando? Io voglio solo ricordare come, da Consiglieri, io almeno parlo per la mia esperienza, abbiamo visto GTT con certi occhi, in cui avevamo dei dati aggregati e una mala gestione che ci arrivava solo come pour parler, come luogo comune, e invece gli occhi che ci sono cambiati, almeno a me sono cambiati, nel guardare GTT con in mano una relazione di ispezione del Ministero delle Finanze, in cui venivano evidenziati puntualmente tutti gli sprechi, tutte le scelte amministrative che in qualunque Ente veramente privato avrebbe fatto inorridire qualunque assemblea dei soci e che invece, evidentemente, per il Comune di Torino, così non è stato. Gli unici strumenti che ci consentiranno veramente di ridurre il costo rispetto a questo servizio, possono essere solo due: uno è amministrativo, rispetto ad individuare i rami secchi da tagliare in quell'azienda che, appellandoci al libero mercato, guardiamo come una controparte del tutto estranea, quando in realtà la sua Amministrazione è legata da un filo rosso - e non dico rosso a caso - molto stretto con l'Amministrazione Comunale di Torino; dall'altra parte, cercare di sviluppare una progettualità tecnologica, che vada veramente a cercare di abbattere delle tipologie di servizio come l'attuale porta a porta che vive fuori dal mondo, che costringe i cittadini a delle prestazioni che non gli spettano, che sono sgradevoli, che sono onerose, che sono non attribuibili ad un cittadino che dovrebbe essere invece destinatario di un servizio e che dall'altra parte impongono anche alle società delegate, responsabili, di esercitare il servizio e di erogarlo, dei costi del tutto inutili e tagliabili. Quindi vedete bene che le proposte ci sono. Purtroppo, non siamo riusciti ad inserirle con proposte emendative in questo Bilancio e in queste deliberazioni TARES. Ma questo perché? Perché erano delle deliberazioni blindate. Io non voglio incolpare di nuovo l'Assessore di questo, perché capisco la situazione in cui si sta muovendo. Il calendario segna ottobre non solo per lui, ma per tutti noi, per cui non è una critica che si fa a questa Amministrazione, ma una critica che si fa al livello, al modello del dibattito, perché deve essere chiaro a tutti che noi qui stiamo solo dando degli indirizzi per il futuro. Io però mi fermo a sottolineare che, auspicando che questi indirizzi vengano valutati nel merito e non con pregiudiziali politiche rispetto ai soggetti e ai Gruppi che le propongono, si vadano a delineare degli indirizzi che io ho letto, ho letto ovviamente benissimo quelli che abbiamo proposto noi Fratelli d'Italia, ho letto quelli degli alleati, del PdL, della Lega Nord, del Movimento 5 Stelle e anche quelli della maggioranza, e sono pronto anche a dire che da parte nostra la valutazione su quei documenti e su quegli indirizzi sarà nel merito, auspicando che avvenga lo stesso in clima di reciprocità, ma ci dobbiamo anche dire che quegli indirizzi sono molto cogenti, sono degli impegni amministrativi molto forti. Quindi se li assumiamo, li deliberiamo e li votiamo, dobbiamo anche avere la responsabilità di verificarne e garantirne l'applicazione negli esercizi a venire, perché se no diventano degli specchietti per le allodole, con cui ciascuno si tutela il proprio elettorato, senza andare invece cercare di migliorare concretamente e sostanzialmente la buona amministrazione di questa Città. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ho due richieste di interventi a conclusione dell'intervento fatto ieri, uno da parte del Consigliere Liardo e uno da parte del Consigliere Cassiani, che chiedo di chiamare poi per l'intervento successivo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, il Consigliere Liardo è intervenuto tre minuti, il Consigliere Cassiani sette, hanno chiesto di intervenire. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Si è spezzata la giornata. Adesso io ho un'altra iscrizione intanto, ho ancora due iscritti, però, evidentemente, mi sembrava di raccogliere anche questi brevi interventi fatti dai Consiglieri ieri ad integrazione, visto che i minuti che hanno consumato erano relativamente... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, però, è evidente che non la fermerei, però non si fa la gara al tempo. Mi sembra ragionevole permettere a due Consiglieri che hanno chiesto un'integrazione, un loro breve intervento integrativo. La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Non vorrei mettere in crisi il sistema che si è adottato in questi giorni negli interventi. Ringrazio anticipatamente per la concessione. Mi dispiace che l'Assessore... No, è presente in Aula, mi dà le spalle, ma va bene lo stesso. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Chiedo all'Assessore... LIARDO Enzo Ma non importa, tanto c'è la registrazione evidentemente. Mi ha colpito, e ci pensavo proprio ieri sera a fine Consiglio, l'atteggiamento, l'enfasi e anche un minimo di arroganza, voglio citarla, da parte dell'Assessore nel fare la sua relazione. Io volevo richiamare alla sua onestà intellettuale, che evidentemente è presente in lui, sul fatto che in questi anni ha visto passare veramente tutta una serie di provvedimenti nel suo Bilancio, che comunque sono provvedimenti che sono andati poi nella direzione sbagliata e non hanno avuto nessun tipo di ricaduta. Perciò, secondo me, non è molto giustificabile ed è abbastanza censurabile l'atteggiamento dell'Assessore di ieri. Vorrei solo ricordargli, e vorrei ricordare anche all'Aula e ricordare a tutta la maggioranza, di tutta una serie di opere, tant'è che quando proprio il Sindaco vuole giustificare, in qualche modo, la situazione debitoria di Torino, cita sempre in primis le grandi opere, dove il Comune di Torino ha partecipato. Però, io vorrei anche segnalare alcune cose. Il Consigliere D'Amico diceva prima che di ciccia in questa Città non ce n'è. La Presidenza dell'ANCI da parte del nostro Sindaco mi preoccupa un po', ma è paradossale, perché un conto è se non ci sono soldi e non si spendono, un conto è se ci sono soldi e si spendono male. Io ho vissuto venticinque anni di questa Amministrazione dove c'erano i soldi e venivano spesi male. Volete qualche esempio? Io li posso sempre portare. Sono state menzionate tutta una serie di situazioni strane che sono accadute, ma negli ultimi mesi - il Consigliere Appendino l'ha fatto prima di me - io volevo solo aggiungere alcuni aspetti, visto che ieri c'è stata anche una piccola bagarre per quanto concerne delle opere pubbliche che si vorrebbero fare in questa Città; io lo voglio già denunciare adesso agli addetti stampa, sto vedendo che si stanno scaldando per quanto concerne il discorso del Passante Ferroviario di corso Grosseto, che sarà veramente il monumento finale all'imbecillità umana, perché se si fa un'opera del genere, sarà un monumento... Ovviamente, questo è commisurato al fatto... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per cortesia! LIARDO Enzo È commisurato al fatto che non si potesse eventualmente realizzare il tunnel veicolare corso Potenza-corso Grosseto. La voglio denunciare in fase di Bilancio questa situazione. Sarebbe l'ennesimo e finale monumento che questa Città ha dovuto subire, tipo, ad esempio, il parcheggio Stura, dove siamo andati noi in gita e abbiamo trovato un inferno dantesco, un'opera che non è servita a nulla. Ma vi siete mai chiesti tutte queste opere e tutto questo fiume di soldi se fossero stati investiti in maniera razionale, che ricadute favorevoli questa Città avrebbe avuto? Non ve lo siete mai chiesto? O continuate ad avere l'arroganza di chi ha il potere, che i cittadini continuano a consegnarvi, certamente, è legittimo. Ma il cittadino, come diceva il Consigliere Ricca, sta iniziando ad aprire gli occhi. Vorrei solo ricordare, tra le opere che molte volte in quest'Aula non sono entrate, ma qui c'è da sbizzarrirsi, l'opera che si chiamava Lumiq, che voglio proprio andare a vedere; Lumiq di corso Lombardia, dove sono stati spesi un'infinità di soldi, doveva essere la nuova Cinecittà di questa Città, Assessore Passoni. Abbiamo visto la fine che ha fatto. Adesso mi avvio a concludere. Però, per avere l'attenzione, bisogna sempre poi alla fine colpire dei riferimenti ben precisi. Ho sentito dire nei giorni scorsi, e mi riferisco alla stampa... vorrei ricordare la fine che fece la progettazione della Biblioteca Bellini: 16,5 milioni di Euro in progettazioni. Mai realizzata. Oggi la si vuole riproporre a Torino Esposizioni. Dopo 16,5 miliardi sprecati che potevano anche andare veramente nel sociale. Quel sociale che oggi non ha le risorse. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, io adesso... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Presidente... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La prego di concludere, perché il tempo a sua disposizione sta terminando. LIARDO Enzo Io so benissimo che quando si fanno dei riferimenti ben precisi e documentati, danno fastidio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Li faccia a me, grazie. LIARDO Enzo Lo so, me ne rendo conto, darebbe fastidio anche a me. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Abbiate pazienza! Io invito i Consiglieri a fare silenzio e lei a concludere. LIARDO Enzo Concludo subito, dicendo che tutte queste operazioni che sono state fatte negli anni, io spero, mi auguro a questo punto, ma lo dico in forma estremamente paradossale, che si continui a non avere grosse risorse, perché se vengono direzionate in questa maniera.. Spero proprio che, avendone di meno, forse, si riescano ad indirizzare in maniera più razionale. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Volevo fare un paio di riflessioni sull'intervento del Consigliere Appendino. L'ho trovato un intervento molto serio, la ringrazio, me lo sono anche fatto mandare via e- mail, così lo sto anche rileggendo, perché mi pare che abbia centrato alcuni punti che condivido. Molti no, alcuni li condivido. Non condivido l'impostazione generale. Io credo che questo Bilancio sia una vittoria e non una sconfitta. Il fatto di averlo chiuso ed essere qui oggi a discuterlo, nella straordinaria drammaticità della condizione economica di questo Paese e di questa Città che, a differenza di Roma e Milano, non sta chiedendo 450 milioni o 800 milioni per ripianare il proprio debito, è un fatto epocale, straordinario e di questo va ringraziata tutta la struttura dell'Assessorato e dell'Amministrazione, perché è una vittoria essere qui ad averlo chiuso, con grandi difficoltà, con grandi sacrifici. Quindi quella è la premessa che ci distingue. Per quanto riguarda le cose che ha detto, alcune di queste mi trovano invece d'accordo. È evidente che avrebbe fatto piacere a tutti avere la possibilità di dibattere con il Sindaco, anche per la maggioranza, perché molte delle cose che stiamo dicendo, che diremo nelle mozioni, nelle dichiarazioni di voto, sono rivolte anche al primo cittadino. Per quanto riguarda l'illustrazione dei Bilanci delle Fondazioni culturali, io personalmente, e credo tutta la maggioranza sia assolutamente d'accordo, Consigliere Appendino. Non solo bisogna che noi li illustriamo in Commissione, non solo bisogna che li distribuiamo, come abbiamo sempre fatto a tutti, l'ultimo esempio è il Teatro Regio, ma che sia proprio un dibattito aperto sia sulla Fondazione della Cultura... Le ricordo che nello Statuto abbiamo chiesto, e nella deliberazione, che ogni anno venga fatto almeno in due occasioni, un report delle attività che si vogliono fare per quanto riguarda l'anno successivo e ci sia una rendicontazione precisa delle risorse interne ed esterne. Quello che la Fondazione per la Cultura riceve in sponsorizzazioni, non è che ci disinteressiamo perché non sono soldi che la Città utilizza, sono soldi che entrano nelle casse di una Fondazione partecipata al cento percento dal Comune, per cui sono soldi della Città e li tratteremo come soldi della Città. Per cui, non è vero che quelle cose sono cose estranee al Bilancio della Città. Ne discuteremo, le affronteremo e su questo io, come ho sempre detto, la Commissione è disponibile a fare tutti i ragionamenti. Per quanto riguarda invece l'ultima questione, la vicenda dello spostamento, ovviamente graduale, io ricordo esattamente le parole del Sindaco in Commissione e la invito a rileggersi il verbale, perché io ero a fianco, l'ho sentito e me lo sono anche risentito, è evidente che l'inversione di tendenza è un'inversione che speriamo che porti a regime al trasferimento totale di quella somma, ma che inizierà nel 2014. Bene, che inizi è un fatto epocale, perché aver finanziato con mutui e con conto capitale quella che di fatto è una spesa corrente per il personale, le attività, comprese le utenze, è un fatto che ovviamente non andava bene a nessuno, compresa questa maggioranza che lo ha richiesto e l'inversione di tendenza è che si inizi dal prossimo anno a fare questo passaggio, credo che sia un fatto da salutare favorevolmente. In più, posso dire che la volevo ringraziare, anche perché la serietà con la quale lei, a differenza di tutti i suoi Colleghi dell'opposizione, a mio parere modestissimo, ha messo nel fare questo tipo di lavoro nel dettaglio, le fa onore, perché credo che questo sia il modo per affrontare i problemi, non con la demagogia e con le foto sui giornali. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Altamura, Presidente della I Commissione. ALTAMURA Alessandro Voglio partire da un ringraziamento, che non è ovviamente semplicemente rituale rispetto ai Consiglieri, in particolare al Consigliere Appendino, che è in Commissione Bilancio su questo tema, anche se il Consigliere Marrone lo ha più volte detto e ribadito, così come anche il Consigliere Ricca, che ci troviamo davanti ad un pre-consuntivo, ha dato comunque quegli spunti alla discussione che, pur non trasformandosi in emendamenti, hanno permesso almeno una richiesta di approfondimenti che la Giunta ha fatto in questi quindici giorni, che continueranno nelle prossime settimane, che ci mettono davanti a un tema che, io credo, quest'Aula non possa far finta di non vedere. Al di là della legittima contrapposizione politica, legittima dialettica politica e anche quel pizzico di demagogia, Consigliere Marrone, che la giovane età e l'entusiasmo e la passione politica, che io le riconosco sempre, ci mettono anche in condizione di apprezzare, a volte, queste idee che stimolano il dibattito e non solamente i secchielli della spazzatura, piuttosto che altre proposte. Sulla TARES lei ha fatto un intervento particolarmente approfondito, che in gran parte poi non può essere dedicato ad un'istanza dell'opposizione. Qualcuno l'ha detto in questa minoranza e qualcuno l'ha detto altrettanto in Commissione e questa maggioranza. Ci sono alcuni punti di questo Bilancio che lasciano ovviamente forti preoccupazioni; ci sono alcuni punti di questo Bilancio che ripropongono - è stato anche detto - lo stesso tema reiterato in questi ultimi anni. Ci sono altri punti di questo Bilancio che noi non possiamo far finta di non vedere e che hanno radici antiche, Consigliere Appendino, lo dico a lei che era molto preoccupata per la nebbia. Io voglio provare sommessamente a liberarla dalla nebbia che la stava circondando, così come voglio aiutare il Consigliere Marrone a trovare quel pizzico di ottimismo per una questione che, io credo, riguardi tutti noi, perché dimentichiamo troppo spesso che le dinamiche che noi oggi discutiamo, si possono semplificare in due parole. Questo mio intervento che durerà ovviamente qualcosa di più, alla fine, potrebbe essere semplificato da queste due piccole paroline. Se i Consiglieri del Partito Democratico non sono interessati, possono uscire. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consiglieri, per cortesia. Continui, Consigliere Altamura. ALTAMURA Alessandro Le due paroline sono: decretazione d'urgenza e finanza locale. Se il Governo che nel 2008 si è insediato, Governo guidato dal PdL, ha mantenuto degli impegni legittimi in campagna elettorale e successivamente al Governo, la cancellazione dell'ICI; se è vero che un'altra forza che oggi non sostiene la maggioranza, particolarmente trasversale, del Governo che lei ha citato, guidato dal premier Enrico Letta, che incidentalmente è del PD, ma non credo che ci sarebbe stata un'alternativa, questo lei me lo deve concedere... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Ricca, lei è ancora all'opposizione di quel Governo. Poi, quando sarà maggioranza, potrà anche fare proposte di Legge che aiutino gli Enti Locali. Mentre invece la Lega, e lei questo l'ha sempre sostenuto correttamente, e io le riconosco l'onestà intellettuale, come ho sempre fatto in tutte le sedi, ha mantenuto un'attenzione particolare, particolarmente attenta all'applicazione del federalismo fiscale. Ma questo federalismo fiscale si è trasformato incidentalmente in un cappio feroce nei confronti di tutti gli Enti Locali, ma per due questioni. Questa discussione, fra l'altro, Consigliere Ricca, l'abbiamo già fatta l'anno scorso e in parte, comunque, lei, quando riprende un argomento, non può non immaginare che da parte dei banchi della maggioranza e del Partito Democratico, in modo particolare, non ci sia una sottolineatura con un pennarello rosso di un tema che è fondamentale, che è quello del riequilibrio rispetto alle decisioni d'urgenza prese dai Governi, non entro nel merito dei colori, perché ho citato un Governo del 2008, ma possiamo citare la spending review di Monti, possiamo citare anche gli interventi fatti ultimamente. Se l'Assessore Passoni e questa Giunta si trovano ad avere come limite ultimo per l'approvazione di un Bilancio Previsionale, e su questo ha ragione il Consigliere Appendino, è effettivamente un pre-consuntivo, ma se si trova come termine ultimo il 30 novembre, la frase che potrebbe venirci è semplicemente questa: non è altrettanto immaginabile che questo non sia, in qualche modo, un Bilancio che è già assestamento e in parte è blindato. Allora, proviamo a valutare almeno quali sono le posizioni che, almeno per quanto riguarda il Partito Democratico, credo per tutta la maggioranza, diventano importanti. Abbiamo detto, è stato ribadito, soprattutto da lei, Consigliere Marrone, in parte anche dal Consigliere Appendino e dal Consigliere Ricca, che questa Città ha un debito molto importante e significativo. Io ricordo, per chi non ha fatto parte dei precedenti Consigli Comunali, che quei 3000 milioni di debito sono per il 90% riconducibili ad investimenti e infrastrutture. Questo è deducibile, e lo stesso Assessore Passoni più volte lo ha sottolineato. Solamente Passante Ferroviario e Metropolitana valgono un miliardo di Euro su quel debito. Secondo punto, che secondo me è altrettanto importante. Noi siamo usciti dal Patto di Stabilità con due motivazioni fondamentalmente: uno) liberare risorse per i crediti delle imprese; due) rientrare nel Patto con un'operazione che, fra l'altro io questo già l'ho sottolineato, politicamente avrebbe avuto molto più senso e molta più solidità, anche rispetto al mercato, se fatta in tempi non sospetti, quando abbiamo discusso di Holding, delle nostre Partecipate. Si trattava di cinque anni fa. Non immaginare che il quadro macroeconomico, Consigliere Marrone, è totalmente cambiato, ma cambiato significa a livello internazionale e a livello mondiale, non sono solo i Tea Party che bloccano al Bilancio federale degli Stati Uniti al Congresso rispetto alla Legge Sanitaria... ed è quella una scelta, sì, dei democratici americani, ma è la stessa scelta che noi facciamo in questo Paese, in questa Città a difesa e tutela della salute, a difesa e tutela della istruzione, a difesa e tutela dell'articolo 3 della Costituzione, che sommessamente, le ricordo, dice che dobbiamo batterci per rimuovere gli ostacoli che permettono le disuguaglianze sociali. Questo è un tema. Quindi quando l'Assessore Passoni sottolinea che i 180 milioni di Euro, che sono rimasti gli stessi dell'anno scorso, rispetto a welfare e servizi educativi, nonostante quello che lei ha puntualmente sottolineato, almeno per quanto riguarda anche la vicenda legata a GTT, è corretto, ci sono degli aggiustamenti che lei ha sottolineato, che effettivamente fanno capire qual è stata la sofferenza nel riuscire a cercare di mantenere inalterato il livello di qualità dei servizi erogati da questa Città, di cui questa Città in questi anni e queste Amministrazioni si sono sempre fatto un vanto, un fiore all'occhiello rispetto tantissime altre Città, soprattutto del Nord Italia, quindi stiamo parlando dell'eccellenza, e rispetto alla sofferenza nel pagare dazio quando invece si tratta di mantenere un livello di investimenti che oggi in gran parte possono solamente proteggere le manutenzioni ordinarie e straordinarie. Se il progetto politico di questa Amministrazione, è vero, anch'io sono d'accordo sul fatto che un dibattito come questo deve avere una presenza assolutamente maggiore anche della Giunta, però io ringrazio l'Assessore Passoni, così come devo ringraziare - e colgo anche l'occasione - tutti gli Uffici che hanno lavorato in queste settimane, in questi mesi, perché non possiamo dimenticare tutto quello che c'è alle spalle della presentazione e discussione di un Bilancio, così come tutto il Collegio dei revisori, che ha lavorato alacremente per farci avere una nota importante e significativa, che sottolinea ancora quelle criticità che conosciamo, ma che sono ovviamente monitorate attentamente dall'analisi dei residui attivi e passivi, dal fatto che non si entra più nella vicenda delle entrate straordinarie una tantum e anche per quanto riguarda il monitoraggio rispetto alla stessa Corte dei Conti che solamente qua, a febbraio 2013, ci ha dato un ulteriore ragionamento, che ovviamente premiava il lavoro di consolidamento del debito e della diminuzione dell'indebitamento, ma segnalava ovviamente alcune criticità, che la relazione dei revisori ancora oggi sottolinea. Ma come si fa, Consigliere Appendino, a non sottolineare che invece, alla base di questo Bilancio, c'è un grandissimo sforzo? Come si fa a non immaginare che questo Comune ha avuto tagli negli ultimi trenta mesi per 300 milioni di Euro dallo Stato? Minori trasferimenti? E che solamente nell'ultimo anno e mezzo la Regione ha trasferito 15 milioni di Euro in meno su servizi fondamentali? E questo non perché la Regione sia cattiva, intendiamoci, anche per l'opposizione e la minoranza, i temi oggi della discussione sui Bilanci degli Enti Locali e delle Regioni, sono i temi che riguardano il futuro del Paese, quando il 90% dei Bilanci delle Regioni ormai sono assorbiti dalla spesa sanitaria e la spesa sanitaria è stata commissariata dallo Stato. Allora, se vogliamo discutere di strategie rispetto alla finanza locale, noi dobbiamo discutere in una funzione diversa, non citare l'ANCI, solo perché ogni tanto fa comodo dire che abbiamo un Sindaco che è Presidente dell'ANCI, perché l'ANCI comunque quella battaglia per i Comuni l'ha fatta e qualche risultato l'ha ottenuto, Consigliere Marrone. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non è così, e lei lo sa. Si poteva fare di più e ottenere di più? Certo. Si poteva non fare niente. Io nel passato non ricordo grandi battaglie di certi Comuni e ricordo che, per esempio, nelle battaglie dell'ANCI, almeno per il Nord, ricordo che la Lega con i suoi Sindaci era particolarmente in sovraesposizione. Altre forze politiche lo sono state molto meno. Su questo tema e sulla scommessa che dobbiamo fare oggi, e immaginare che nel quadro macroeconomico di una delle crisi peggiori degli ultimi cinquant'anni questi ultimi cinque anni hanno portato 12.2 di disoccupazione nazionale; il Piemonte ha il 35% di disoccupati nella fascia dei giovani, ed è ovvio quello che lei dice, questa Città è la prima ad iniziare a pagare la crisi ed è l'ultima ad uscire, perché il suo tessuto economico, industriale, imprenditoriale è manifatturiero. Questo tema dell'esplosione del numero di ore di Cassa Integrazione in Piemonte - dati di una settimana fa - 10 milioni di ore di Cassa Integrazione Straordinaria, significa che questa Regione è ancora in gravissima difficoltà. Non possiamo immaginare che il territorio della Regione non abbia lo stesso territorio al suo interno della Provincia di Torino e della Città di Torino, sommato ad un quadro ovviamente economico e sociale di grave conflitto e di grave difficoltà. Ed è su questo che ci dobbiamo confrontare politicamente. Su questo, io chiedo, anche all'opposizione di confrontarci nelle prossime settimane, così come abbiamo fatto sulle tariffe; così come abbiamo fatto sulla TARES; così come abbiamo fatto oggi in Commissione rispetto all'addizionale IRPEF. Annuncio che questa maggioranza presenterà una mozione di accompagnamento, che farà proprio riferimento a categorie per il Piano tariffario del 2014, cercando di proporre agevolazioni rispetto agli studenti fuori sede, rispetto alle famiglie affidatarie, agli sfrattati, perché il problema della casa, lo ricordo anche a lei, Consigliere Marrone, che su questo tema spesso è in prima fila nelle battaglie, così come a coloro che sono in Mobilità o in Cassa Integrazione. Il Partito Democratico, le forze di questa maggioranza sono attente ai più deboli, sono attente al disagio sociale, non fingono di intervenire, lavorano perché si possa costruire un Bilancio: a) discusso in tempi migliori; b) più condiviso anche sotto l'aspetto emendativo; c) che abbia un progetto di Città che ci accompagni fino al 2016 e anche oltre. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Conclude gli interventi la replica dell'Assessore. La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Innanzitutto, vorrei esprimere il mio ringraziamento all'Aula per i lavori che sono stati svolti e che, credo, abbiano, anche nella dialettica politica, portato un contributo. Mi farò carico di portare tale contributo, sicuramente significativo, anche sulle competenze che non sono mie direttamente, affinché rimangano a bagaglio, a tesoro della discussione di questo Bilancio e anche del fatto che questo Bilancio, per le circostanze ampiamente illustrate, fa il punto su un esercizio, in parte consumato, ma, nel quale, di fatto, abbiamo parlato molto di 2014, ossia di indirizzi che riguarderanno una prospettiva di medio periodo, che non è ovviamente novembre e dicembre, ma che riguarderà il futuro, anche se i numeri ovviamente sono quelli del 2013. Il pregio del dibattito è stato quello di introdurre dei temi che abbiamo trattato anche con provvedimenti specifici. Il tema TARES, ovviamente, segue il suo andamento parallelo, ma sicuramente il tema della fiscalità ha rappresentato opposizioni, anche se poi anche una condivisione generale sul tema della difficoltà della nostra politica, del nostro livello, quello delle municipalità, di fare politica sulla fiscalità, schiacciati e non alla ricerca di un alibi (vorrei dire questo chiaramente), rispetto ad altre funzioni nazionali. Su questo però vorrei aggiungere un elemento che non ho rilevato nella mia relazione e non ho neanche sentito nel dibattito e che mi è venuto in mente sentendo l'intervento del Consigliere Altamura, Presidente della I Commissione. Aggiungerei che nelle piccole ipocrisie del rapporto Stato-Città, c'è anche una fase in cui, per anni, le grandi opere pubbliche territoriali locali, come le Metropolitane, non venivano più finanziate dallo Stato, ma co-finanziate, ossia si chiedeva, e si chiede tuttora, agli Enti Locali di mettere un proprio chip, a trascinamento dell'opera pubblica, in cambio del co-finanziamento dello Stato, dimostrando però che il sistema locale una parte la metteva. Questo è stato possibile, ovviamente, per molti anni ed è la ragione anche del nostro debito, perché se noi andiamo a vedere la storia del Passante Ferroviario, senza le risorse che la Città ha messo per il Passante sotto la Dora, non avremmo avuto il Passante Ferroviario nell'attuale configurazione, ossia un cambiamento urbanistico epocale, qualcosa che cambia la geografia della città, da una città ottocentesca ad una del terzo millennio. La ferrovia in mezzo alle case, infatti, è un tracciato classico della Rivoluzione Industriale di fine Ottocento di tutte le grandi metropoli internazionali e anche di Torino. Questa è una cosa importante. Questo non avremmo potuto farlo senza un co-finanziamento della Città di Torino, che sta nel debito e non può stare che lì. Così come le Metropolitane non sono state fatte in questa città senza il co- finanziamento del 40% della Città di Torino. Da una parte ciò giustifica il perché di un debito alto, ma dall'altra parte segna anche una fase di cambiamento epocale e questo penso sia importante. Oggi - e lo ha detto anche il Consigliere La Ganga -, ci sono due strade per fare grandi opere pubbliche: o si va sulla concessione e quindi si fa come si faceva con le autostrade e si dice: "Benissimo, signori, chiavi in mano, concessione pluriennale, fate l'opera", oppure si prende il finanziamento da parte dello Stato. Quello che bisogna dirsi con estrema chiarezza è che è ora di finirla di pensare che i Comuni, da una parte, siano in grado di produrre sufficiente ricchezza per compensare i tagli statali sul mantenimento dei servizi indispensabili e dall'altra parte siano partner industriali e finanziari nello sviluppo di opere pubbliche e infrastrutture di carattere strategico. Quella visione, se vogliamo, è figlia di una fase politica nazionale; sicuramente, c'è stata (ho fatto parte della Giunta Chiamparino due, non ho problemi a dirlo) anche una visione in questa chiave che ha visto la Giunta Ghigo e la Giunta Chiamparino operare in quel clima. Bisogna essere onesti storicamente, e non rinnego assolutamente quella fase, ma è una fase che economicamente e industrialmente si è chiusa. Mi sembra molto semplice, è chiusa. È chiusa con i suoi problemi, il debito ereditato, ed è chiusa con l'impossibilità di fare ancora quelle scelte. Oggi le due strade sono quelle. La Città declina questo strumento, con due passaggi elementari: prova a fare infrastrutture di parcheggio usando la concessione, cito un caso pratico, perché nessuno pensa più di finanziare con mezzi di Bilancio i parcheggi infrastrutturali di interscambio o, tra virgolette, "a rotazione", oppure pertinenziali (com'è successo nella deliberazione approvata dal Consiglio su Porta Nuova la settimana scorsa) e dall'altra parte nessuno pensa su Variante 200 di fare la Metropolitana finanziandola con fondi Comunali, perché quella infrastruttura con quei costi, alimentata da fondi Comunali, non è sostenibile. Quindi, siamo in una condizione di grande cambiamento che, devo dire, la Giunta affronta naturalmente non senza idee, ma naturalmente con le difficoltà del caso. Credo, quindi, che avremo di fronte in futuro il Consiglio coinvolto, perché sono deliberazioni che coinvolgono i Consigli Comunali, sulla scelta della tipologia della modalità per affrontare alcune grandi opere in questa Città. Questo tema richiamerebbe anche un tema più generale, quello delle aree metropolitane. Io mi prendo il merito improprio di essere stato colui che in questa Città ha insistito per fare il Bilancio consolidato ben prima che la normativa lo prevedesse e noi, da quattro anni, consolidiamo i conti della Città con tutte le Partecipate, dichiarando apertamente qual è il debito consolidato, il prodotto interno consolidato, i ricavi consolidati e la posizione finanziaria netta consolidata. Questo è un progetto DOC Città di Torino, Università degli Studi di Torino fatto nel 2008. Quello che è reale, e che oggi è la scala vera del ragionamento, è che non esiste il consolidamento dei Bilanci dell'area metropolitana. Questo lo dico, perché quando parliamo di TARES - apro una piccola parentesi riferita ad essa - e ci diciamo perché la TARES costa diversamente a Torino rispetto ad un'altra città, oppure potremmo dire rispetto a qualunque servizio indivisibile, prendo a prestito un'espressione che usava spesso l'ex Sindaco Chiamparino, e dico: attenzione, perché prendiamo la Circoscrizione 10 di questa Città, un quartiere con 40.000 abitanti, ossia la metà di un'altra Circoscrizione, che serviva negli anni Ottanta e Novanta il doppio dei frequentatori, perché c'era Fiat Mirafiori. La Città non è soltanto un luogo dove vivono e operano i residenti anagrafici del territorio; è la Città che dà i servizi anche ai fruitori del territorio. Il Quartiere 10 ebbe 40.000 abitanti non perché si voleva fare in modo che avesse metà degli abitanti della 1, della 2, della 3, della 4 e della 5, ma perché già aveva il carico dei 40.000 lavoratori Fiat che andavano su quel territorio a lavorare, a produrre e a usare servizi pubblici indivisibili, trasporto pubblico e quant'altro. In questa chiave la Città Metropolitana è la chiave di lettura dei Bilanci futuri. Io non so se sarà la Legge in corso, come sapete, il nuovo Statuto di Città Metropolitana ad affrontare il tema in modo compiuto, ma è chiaro che il tema del carico fiscale sui torinesi o viene risolto anche in chiave di Città Metropolitana, o altrimenti - e qui ragioniamo apertamente - corriamo un rischio che in futuro, nella nuova imposizione locale, che è fatta di soggetti proprietari di diritti reali, ossia immobili, e di fruitori di servizi indivisibili, TARES e addizionali per servizi indivisibili, la città diventi un luogo dove pagano le imposte i residenti e i proprietari immobiliari e non contribuisce all'uso del suolo dei servizi il non residente magari proprietario di immobili. Faccio un esempio che faccio su me stesso. Sarà paradossale, ma se non si sta attenti, il Legislatore ci inviterà ad andare a vivere a Pessinetto, come residenza, e a venire a lavorare a Torino, perché noi fruiremo, come residenti (e chiedo scusa al Sindaco di Pessinetto, che non so assolutamente né chi sia né di che parte politica sia, ma per fare un esempio), dei servizi della Città Metropolitana pagata dai residenti di questa città come fruitori di quel servizio e non come soggetto effettivamente residente. Questa sperequazione fiscale è da mettere alla base di una nuova convenzione fiscale sui tributi locali che è pericolosa, perché diversamente avremo un'altra dinamica in cui la densità abitativa, ossia la capacità di base imponibile si ridurrà, eppure la città i servizi li garantirà sempre non soltanto ai nostri residenti, ma a tutti i fruitori della città che non sono solo i residenti. Questa è una questione centrale da affrontare nel futuro. Su questo mi taccio. In alcuni interventi (il Consigliere Greco Lucchina lo ha fatto, ma l'argomento è ritornato più volte), si è parlato della capacità del Comune di interpretare sul Bilancio la spending review. Potrei fare mille esempi di spending review applicata con un criterio assennato e mille esempi di spending review applicata con un criterio burocratico; uso questa distinzione: burocrazia verso sostanza. Quando penso che la Giunta abbia introdotto il concetto della valutazione di impatto economico - l'ho citato in relazione e lo ripeto -, ossia il fatto che non si possa adottare una Variante Urbanistica che consegni alla Città un fabbricato ad uso pubblico, senza avere già valutato quale sia l'impatto economico futuro (ossia io oggi so che una Variante approvata oggi dal Consiglio Comunale produrrà nel 2016 50.000,00 Euro di manutenzione del Verde Pubblico risultante dal convenzionamento; 10.000,00 Euro di bolletta energetica per l'illuminazione; 1.000,00 di Euro di bolletta per la fontanella messa nel giardinetto; eccetera), ritengo che questa non sia spending review presente, ma è attenzione alla dinamica dei costi futuri. Si tratta, però, di un segnale reale, facciamo ciò su tutto. Oggi, non si può concedere neanche un fabbricato esistente senza avere la V.I.E. approvata e applicata. Sul resto, invece, mi richiamo agli interventi dell'Aula, ossia la Città ha fatto una politica di personale sicuramente complicata e, quando si tocca la politica del personale, non si prendono mai applausi, perché dietro ci stanno non numeri, ma persone e quindi sappiamo bene che parliamo di lavoratori, di famiglie eccetera, quindi l'attenzione a far questo in modo da non colpire mai il potere d'acquisto reale è spasmodica. Devo anche dire, però, che in due anni, cosa che non è mai stata fatta prima in questa Amministrazione, abbiamo ridotto i costi del personale del 10% e lo abbiamo fatto senza ricorrere a strumenti straordinari, perché è facile invocare il Governo, come oggi lo Stato fa, sul pubblico impiego statale e dire: "Fate lo scivolo per andare in pensione con gli incentivi". Abbiamo fatto questo in casa, ossia senza incentivi, senza perdita di salario, semplicemente tarando molto attentamente il pensionamento con il rinnovo e l'assunzione, il salario accessorio indiretto da quello diretto, senza incidere, se non sullo straordinario, su percezioni dirette del lavoratore. Questa attenzione spasmodica non è fatta nell'ottica efficientista, che è un concetto fine a se stesso, ma è fatta nell'ottica di un Bilancio che se vuole affrontare la sfida delle manutenzioni ordinarie e della spesa libera per politiche reali, compreso il Welfare, non può che liberare risorse dalle spese fisse. Se il Bilancio oggi scende in parte fissa e aumenta in parte variabile, questo Bilancio ha, più di tanti, questo merito, ossia il fatto che si è compressa notevolmente la parte fissa (indebitamento e personale) e si è liberata risorsa, dentro i tagli naturalmente, per altre funzioni. Abbiamo fatto spending review? Certo che l'abbiamo fatta. La facciamo sugli Enti esterni? La facciamo anche lì. Quest'anno, per la prima volta, a luglio è stata prodotta una deliberazione, che poi arriverà in Consiglio dopo il Bilancio che dà le linee guida, sul costo del personale delle Partecipate, alle società che noi abbiamo sotto la veste "in house", ovviamente, quelle che dipendono dal Comune di Torino. Questo vale per altri Enti? Lo faremo. Vale per la cultura e per le Fondazioni? Vale anche per quelle. Quest'anno comunque sia, piaccia o non piaccia, il Bilancio delle Istituzioni culturali si è contratto di circa un milione e mezzo complessivamente. Arriveremo a passare quel Bilancio, anziché tramite il fondo di dotazione, tramite una politica di pagamento dei servizi in spesa corrente? Non lo so se ci vorranno, Consigliere Appendino, uno, cinque o trent'anni. Dico solo che questa Città e questa Amministrazione ogni anno si pongono questa operazione e ogni anno la fanno. Ogni anno pezzi di Bilancio, che riguardavano parti di manutenzione straordinaria, parti di conferimento di capitale, vengono analizzati e attentamente convertiti, se è necessario, ad una copertura più solida, cioè la parte corrente del Bilancio, naturalmente dentro (ci mancherebbe, questo è scontato) le regole della contabilità pubblica. Sulla cultura, penso che questo sia possibile farlo, anche dentro un ragionamento che vada a vedere la spending review. Però, bisogna qualche volta anche collocarsi da parte degli Enti e guardare i loro Bilanci. Alcuni Enti culturali quest'anno patiscono il taglio del fondo unico per lo spettacolo, che è rappresentato da cifre enormi (tagliate nel 2011, rimesse nel 2012, tagliate nuovamente nel 2013) le quali si aggiungono ai tagli degli Enti Locali, compreso il Comune di Torino e in parte la Regione, e quindi, evidentemente, affrontano una spending review di fatto. Ha ragione il Consigliere Greco Lucchina, non possiamo sbandierare la spending review come la deliberazione di attuazione burocratica della percentuale dei costi generali che dice che alla fine dovremo risparmiare 250.000,00 Euro, perché effettivamente, detta così, assume caratteristiche grottesche. In realtà, alle spalle, c'è un lavoro di attenzione che rispetta l'autonomia di Enti che non sono proprietà della Città di Torino, sono solo tra i fondatori della Città di Torino, ma che ha in realtà politiche più complesse di Bilancio alle spalle. Certo, lo ripeto, la linea è, come su tanti altri pezzi di Bilancio, quella di garantire coperture costanti a questi tipi di Bilanci con risorse di parte corrente, laddove è possibile e anche contabilmente corretto: se si tratta di investimenti, ovviamente no. Apprezzo le parole del Consigliere Curto che un anno e mezzo fa diceva che il Bilancio rischia di non essere comprensibile e compreso. Quest'anno ha detto che è più chiaro, e prendo ciò come un tratto di positività notevole, perché, in realtà, da una parte, lavorando da più anni qui dentro, penso che lo conosciamo un po' meglio tutti e un po' perché effettivamente lo sforzo, anche nelle Commissioni, di portare dati comparabili, magari non sempre in via immediata e pronta, ma comunque di farlo apertamente, ha aiutato la comprensione. Sulle spese del personale, che sollevava il Consigliere Curto, ho già parlato. Sul chiarimento relativo alle linee guida su politiche educative e di Welfare, credo che occorra essere molto netti e molto chiari. Noi non possiamo né illudere né disilludere o deludere l'Aula sul tema delle politiche sociali. Aumentiamo la spesa sociale? La risposta è sì. Risposta n. 2: l'aumento della spesa sociale è sufficiente a fronteggiare i bisogni emergenti? La risposta è no. Perché è inutile che ci raccontiamo balle. Non sono per dire cose diverse. La spesa sociale di questa Città è in crescita, ma è talmente in crescita il fenomeno della crisi fuori da quest'Aula che, con il quadro economico che gli Enti Locali hanno, è difficile inseguirla con risorse aggiuntive. Questa rincorsa non può essere alla pari. Noi rincorriamo e stiamo un po' rincorrendo, ma questo è quello che fanno tutti gli Enti Locali. Sono convinto che ben vengano emendamenti correttivi o che segnalano situazioni specifiche che non leggo, Consigliere Tronzano, nel caso della TARES o, Consiglieri Ventura e altri Colleghi del PD, nel caso della maggioranza, come sole segnalazioni di tematiche particolari. Non voglio dire questo e non lo penso. Penso sia corretto che il Consiglio ponga questioni specifiche dentro un Bilancio generale. Ci mancherebbe; questa è la funzione che abbiamo tutti noi dentro le nostre funzioni. Se questo interviene a migliorare risorse che non sono stanziate secondo il Consiglio Comunale in maniera sufficiente, ben venga. Forse, bisognerebbe sentire anche, credo, ogni tanto, che cosa ne pensa la Giunta (e mi taccio per non fare battute di dubbio gusto a verbale). Quando parliamo di investimenti (e qui la discussione si è incentrata in Commissione sul tema della inadeguatezza/adeguatezza degli investimenti, rispetto al quadro generale e alle modalità di finanziarlo), penso, innanzitutto, che noi facciamo bene a vincolare l'avanzo di Amministrazione non a investimenti, non a spesa corrente - già non lo facciamo da due anni e mezzo - ma a vincolarlo per consentire operazioni di radiazione e pulizia dei residui attivi. Penso questo perché, nonostante il quadro di questa discussione sia più sereno, rispetto all'anno scorso, dove venivamo dallo sforamento del Patto di Stabilità, io non mi sento di essere più sereno. Sarà perché sono istintivamente molto cauto e prudente, però devo dire che la tempesta fuori non è passata e quindi la Città deve, in qualche modo, ancora avere, negli obiettivi di Bilancio, non soltanto la garanzia del livello dei servizi, ma anche la garanzia della solidità del suo Bilancio. Questa è una cosa fondamentale. La partita dei residui attivi, della criticità di cassa, dell'indebitamento che scende, ma dovrà scendere per anni, sono tutte tematiche che non vanno banalizzate; sono tematiche che riguardano prospettive di medio/lungo termine. Io non eludo il problema del fatto che la Città dica giustamente che lo sblocca-crediti sia una misura importante; è certo che differisca, in realtà, il problema, ma questo solo se non ci fosse l'attenzione di fare, anno per anno, manovre a conforto e a supporto di quella politica. Sarebbe paradossale fare quella politica sul salva-crediti e poi l'anno prossimo liberare risorse senza attenzione. Di fatto, una politica di risanamento dei conti pubblici ha bisogno di stabilità non solo nella politica e nel sistema, ma anche nella continuità delle politiche che si fanno. Non ci sono politiche spot nel risanamento. Quelli che le fanno, dicono bugie, perché non esiste alcuna manovra che, in un anno o in tre mesi, possa intervenire in questo contesto economico. Non lo può fare lo Stato, non lo può fare una Regione, non lo può fare un Comune, tanto meno una Provincia. Credo che questo sia il tema vero, ossia la capacità di continuare con queste politiche dentro un quadro di attenzione al sociale, ma non di cambiamento di rotta rispetto alla rigidità e al controllo, anche un po' maniacale a volte della spesa, perché questo è il quadro. Questo richiede una politica lungimirante sui conti pubblici. Ci sono poi delle questioni (poste dal Consigliere Ricca e da altri Colleghi), relative alle dismissioni, alle entrate straordinarie e al Patto di Stabilità. Io l'ho detto, il Patto, in realtà (c'è anche un emendamento di Giunta, perché la normativa continua ad evolvere), è stato alleggerito, non in modo dirimente, ma sicuramente è stato alleggerito. Sicuramente, continua ad avere importanza la politica di dismissione sia per ragioni di entrate di cassa sia per ragioni di Patto di Stabilità; naturalmente, questa è fortemente limitata, non compromessa, ma limitata, dal quadro economico generale, perché è evidente che oggi realizzare un'asta immobiliare, piuttosto che cedere una partecipazione pubblica, non è esattamente come anni fa e quindi torneremo al discorso se è opportuno o meno farlo, ma questo è un tema che affronteremo separatamente nelle sedi opportune. Mi limito a dire che, certamente, la Città continua a valutare con grande attenzione l'operazione relativa al costo degli Enti partecipati, al costo-beneficio della detenzione delle partecipazioni pubbliche e alla complessiva riduzione dell'indebitamento pubblico (anche tramite cessioni). Così come il tema dei derivati, citato quest'anno nella hit parade dei temi come ultimo posto da un solo Consigliere (questo mi sembra strano, perché tre anni fa era ovviamente la hit principale) è dimostrato dal fatto (non soltanto dalla relazione che abbiamo rappresentato e portato al Consiglio Comunale a febbraio 2013 per la Corte dei Conti, ma dai dati di pre- consuntivo del Bilancio Preventivo di quest'anno) che in realtà il contenimento del costo del debito è significativo. Cambierà il quadro dei tassi di interesse, cambierà anche il quadro dei tassi di interesse strutturati dei derivati, questo è evidente. È una fotografia istantanea, ma perennemente in evoluzione. Direi che è un piccolo movie quello dei derivati, ossia evolve continuamente. Oggi, la situazione continua ad essere sotto controllo. Posso però dire una cosa? È un po' incredibile che dopo il "warning", lanciato nel 2008 da tutto il mondo e dal Ministero di allora sui derivati, in Italia non sia ancora stata partorita, dopo quattro anni, una legislazione speciale sui derivati degli Enti Locali. Si è solo detto: "Non si può più fare nulla" e va bene, ma non fare nulla vuol dire neanche poter intervenire su quelli che si hanno, anche in ottica di miglioramento della posizione, ossia non sempre nei mercati finanziari non fare nulla premia, per dirla in termini un po' banali. Oggi, credo che la politica, come tante altre questioni, stia di fatto mettendo nell'oblio il tema, a livello nazionale (dopo che è emerso, non per ragioni politiche, ma per ragioni di contesto globale) e oggi non lo sta di nuovo affrontando. Io non avrei problemi a portare in Aula qualunque tipo di iniziativa o di ragionamento, se avessimo i margini per farlo, ma oggi quel margine non c'è. C'è ancora un Decreto in vigore (ne parlavo con il Consigliere Ventriglia, pensate un po', che era un Consigliere del PdL e poi di altri Gruppi della scorsa tornata amministrativa), ma siamo arrivati ad una normativa che è bloccata al penultimo anno della passata tornata amministrativa e tutti gli anni ci diciamo queste cose, ossia che non possiamo di fatto intervenire in modo costruttivo sul sistema, salvo naturalmente segnare il punto dell'evoluzione e rappresentarlo esplicitamente nella Relazione Previsionale e Programmatica, come è stato fatto. Il Consigliere Appendino (a parte un quadro leggermente fosco su una Città che, parafrasando il Sindaco, è piegata dalla crisi, anziché non è piegata dalla crisi) mi permette di fare due riferimenti a due questioni abbastanza significative. La prima riguarda la parte del suo intervento in cui parlava della necessità di dialogare e di conoscere la Città, anche sulle parti sociali, anche ai fini di visione urbanistica, ossia della possibilità di sviluppo. Io, nella Relazione, ho provato a fornire uno stimolo al Consiglio sul tema del rapporto tra trasformazione e sviluppo della città. Questo tema, devo dire, statisticamente, non è stato particolarmente raccolto dall'Aula, ma forse a causa dei tempi, forse è anche un po' a causa della difficoltà fuori, di una città meno in evoluzione per la crisi che fa discutere di meno. Spero se ne parli, però, quando le Varianti poi saranno proposte. Questo mi porta a dire che, da una parte, sta a noi costruire un modello di città, sta a noi tutti, non soltanto alla maggioranza o alla Giunta, avere presente la fotografia, lo spaccato che la TARES ci ha dato come strumento di lettura (e non è l'unico, ci mancherebbe) e che, dall'altra parte, i dati ISEE, ossia i 75.000 nuclei familiari agevolati solo ai fini TARES, assommati a tutti quelli che hanno agevolazioni, ci portino a riflettere sul tema relativo a quale tipo di città costruire. In proposito, vorrei dire che, oggi, questa è una città il cui reddito pro capite medio IRPEF (dividendo l'imponibile complessivo per i contribuenti di Torino, a seconda del tipo di calcolo che facciamo, ossia contribuenti o popolazione), se sono i contribuenti è di 20.000,00 Euro a persona, se è la popolazione, è di 14.900,00 Euro a persona. Non è una città povera o ricca in valore assoluto, perché i dati di molte altre città sono molto più bassi di questo; il problema è capire quali sono le possibilità di sviluppo del prodotto interno, che in realtà è in calo in tutto il Piemonte, e quali sono le analisi portate per controvertirle. Quando si parla di tributi (e qui voglio non dico rassicurare, ma confortare sul fatto che stiamo molto attenti a questo), naturalmente, il pubblico soggetto impositore si pone un problema di gettito; il tributo è fatto da due moltiplicatori elementari, la base imponibile e l'aliquota, quindi, se la pressione fiscale, ossia se le aliquote crescono, e la pressione fiscale specifica sta crescendo, è anche perché - pochi, forse, se ne ricordano - si è compressa notevolmente la base imponibile, specialmente quella reddituale. La dinamica del gettito nazionale sui redditi, a fronte della crisi che comprime il reddito pro capite, comprime il gettito e, conseguentemente, sposta su altre forme di pagamento i tributi. Allora, la domanda è: perché lo Stato sta toccando tutte le imposte indirette e non quelle dirette? Ve lo siete domandato? Perché si cambiano le accise, le imposte di registro, l'imposta di bollo, le imposte patrimoniali immobiliari come l'IMU, eccetera? Perché si toccano tutte le basi imponibili fisse o quelle indirette come l'IVA? Perché evidentemente c'è una compressione della base imponibile che renderebbe talmente impopolare l'incremento dell'aliquota specifica sull'imposta diretta, da portarla sull'indiretta, facendo una politica che in tempi di destra e sinistra canonica, alla Gaber, avremmo detto: l'imposta diretta è di sinistra, quella indiretta è di destra (come si diceva una volta, secondo il manuale di Scienza delle Finanze). Oggi, è tutto un po' più complicato, però sostanzialmente perché si fa quella scelta? Perché si corregge quel calo di gettito in una prospettiva nuova che non è soltanto il dato della scelta politica, ma è anche il dato reale della situazione fiscale del Paese. Qui vorrei dire che è difficile fare dei ragionamenti su questo tema, e mi taccio, anche perché è un po' fuori tema (off topic, come si dice adesso) rispetto al Bilancio, se non comprendiamo nella discussione un ragionamento che riguarda le basi imponibili, ossia il tema della Riforma Fiscale Nazionale. Da ultimo, il Consigliere Marrone ha parlato non solo di sistemi di TARES collegati al Bilancio, ma anche di questioni di Welfare. Credo che alla fine sia vero, Consigliere, che il dato assoluto della cifra su cui si applica il Bilancio del Welfare non vuol dire granché. Non mi nascondo dietro i numeri e il loro valore assoluto, ossia il fatto di dire che c'è un milione in più sul Welfare, non vuol dire per forza che si sia corretto o meno il tiro sulle Politiche Sociali. Penso ci sia una questione enorme, e qui torno al tema della spending review, che riguarda la capacità e la sfida della politica, anche di questa Giunta, di andare a rivedere e misurare complessivamente il sistema dell'erogazione dei servizi in termini organizzativi, ma anche il sistema dei benefici effettivamente goduti dai cittadini. La mia impressione è che una fonte di possibili efficienze (non dico di economie, perché poi sono economie che dovremmo rimettere sul sistema del Welfare, non sono economie per il Bilancio), sta anche nel fatto che probabilmente, non solo, come sui Servizi Educativi, ci sono forme organizzative compatibili con la qualità del servizio che consentono il mantenimento dei livelli standard del servizio stesso, ma c'è anche un problema, in alcune prestazioni - che non sono gli Educativi in questo caso - che è la capacità di analizzare effettivamente quanti dei nostri benefici, di quelli della Regione, dello Stato e di altri soggetti, si cumulano su categorie sociali agevolate e quanti non si distribuiscono su altre fasce. In sintesi, non so se la politica complessivamente interpreta correttamente il concetto di attacco alla povertà grigia o se rischiamo sempre un accanimento, positivo in questo caso, sulla difesa della povertà netta. So che nelle mozioni si parla di fondi per salvaguardare, in qualche modo, la tutela di fasce deboli, si parla di fondi per tutelare gli sfratti (oggi il giornale cita il fondo salva-sfratti), però io sono stato Assessore alla Casa in passato e non mi commuovo per uno sfratto, mi commuovo per uno sfratto incolpevole, che è una cosa diversa, è una cosa molto diversa. Non mi commuovo neanche per uno sfratto incolpevole, in realtà, ma diciamo che sono sensibile allo sfratto incolpevole. Il problema però è un altro. Il problema è andare alla radice dell'analisi, della base, del problema sociale e rispondere con una misura. Ho l'impressione, e qui lancio una proposta al Consiglio, che talvolta lo strumento della superfetazione delle agevolazioni applicate alla TARES non affronti alla radice il tema dell'equità delle agevolazioni che noi poniamo al sistema di Welfare locale. Ho l'impressione che talvolta ci sia questa idea dell'accumulo sedimentale dell'agevolazione, per cui sedimentando sempre un pezzo in più, sicuramente la somma delle agevolazioni sarà quella che risolve il problema. Non è così. Talvolta, bisogna avere il coraggio di scavare, tornare alla radice granitica del problema e ricominciare daccapo tutto un sistema di Welfare. Io ho l'impressione che sul Welfare noi abbiamo bisogno di fare questo per rispondere alla spending review, ossia, in generale, alla verifica della qualità dei nostri servizi, se rispondiamo alla legislazione sui fabbisogni standard, perché la spending review non è soltanto obiettivo di taglio, è anche confrontarsi con la normativa sui fabbisogni standard, ossia l'idea che comunque alcune categorie hanno determinate voci di costo che devono essere paragonate a livello nazionale. È una normativa, io posso essere più o meno d'accordo con i costi standard, ma quello è passato nel 2011, quella è la normativa di riferimento, oggi è la spending review. Dall'altra parte occorre misurare effettivamente, dal punto di vista dei percettori, quali siano le inefficienze nella distribuzione del sistema di Welfare e ho l'impressione che ogni tanto questa logica dell'incrementare, potremmo dirla così, è il costo storico applicato al Welfare, anziché il budget a base zero applicato al Welfare: ogni tanto, bisognerebbe fare anche budget a base zero pure sulle prestazioni socioassistenziali e di natura Welfare. Da ultimo, e concludo, credo che ci sia "necessità" che quest'Aula discuta (mi permetto questa osservazione). Il dibattito è stato ampio, diffuso e comunque gli stimoli sono stati molto utili e arricchenti. Penso, quindi, che ci siano gli stimoli che posso portare in sedi diverse quali la Giunta per essere raccolti. Me ne ricordava uno il Consigliere Greco Lucchina ora, ossia il fatto che la modalità con cui la Città acquista beni e servizi, sceglie i fornitori, aderisce alle convenzioni CONSIP e fa efficienza nella costruzione dei servizi sia una delle linee fondamentali, tenuto conto che le risorse, destinate all'acquisto di beni e servizi e al pagamento di fornitori, sono parecchie decine di milioni. Dall'altra parte, però, sul piano finanziario, sono convinto che la Città abbia fatto bene ad usare lo sblocca-crediti per accelerare la fiducia dei fornitori anche verso la macchina Comunale amministrativa, come peraltro dice l'intervista fatta dalla Banca d'Italia ad un campione di imprese italiane, post aprile 2013, in cui il sistema, sia chiaro, non è risolto. Non è risolto. Concludo dicendo che, se riceviamo quattro mesi dopo l'IMU, non può essere risolto. Sicuramente, però, il mondo del 2013, sul piano della stabilità finanziaria complessiva, è un po' migliore del 2012. Questo ci permette di dire: tiriamo i remi in barca? La risposta è no. L'attenzione sarà una costante e dovrà essere commisurata con gli equilibri politici di indirizzo, dentro però una politica di risanamento che durerà ancora alcuni esercizi. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Si è conclusa la discussione sul Bilancio Preventivo 2013. |