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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201303941/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 24 settembre 2013, avente per oggetto: "Bilancio di Previsione 2013. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015. Approvazione". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico che in data 22/10/2013 la competente Commissione ha rimesso il provvedimento in Aula. Ieri vi è stata una carrellata di interventi e, come concordato, si continua questa mattina. Ho già registrato alcuni interventi che ieri mi sono stati forniti dai Capigruppo e avvierei quindi già, vista la presenza dell'Assessore, la discussione. La prima persona che ho iscritto è il Consigliere Appendino. Ve li leggo, io ho iscritti: Appendino, Bertola, Ricca, D'Amico, Carbonero e Marrone, per il momento. Se vi sono altri che chiedono di intervenire, vi prego di segnalarmelo. Consigliere Bertola, ieri me l'ha detto alla Capigruppo. Ho registrato già una serie di interventi. Vi ho letto l'ordine che ho registrato ieri. Il Consigliere Appendino è pronto. Ricordo che vi sono 20 minuti, un Consigliere per Gruppo, 10 minuti tutti gli altri Consiglieri. La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Vorrei iniziare l'intervento dalla prima riflessione di apertura della relazione dell'Assessore Passoni di ieri. Sono concorde, è paradossale approvare a fine ottobre un Bilancio previsionale di un anno che va ormai chiudendosi. Se, dunque, sono indubbi i dati da lei portati, Assessore, e le ragioni addotte, nello stesso tempo il dato di fatto rimane. L'approvazione di quello che è a tutti gli effetti un pre-consuntivo, determina l'impossibilità, da parte del Consiglio Comunale, di intervenire e di entrare nel merito dell'atto più importante che quest'Aula ogni anno approva. Teoricamente - e ribadisco teoricamente - noi stiamo infatti discutendo di uno strumento di programmazione; dovremmo essere in grado di tradurre in proposte concrete le nostre rispettive visioni della politica e le priorità della società e della cittadinanza che rappresentiamo. Teoricamente, perché di fatto non facciamo altro che ratificare le decisioni che noi non contribuiamo assolutamente a prendere. L'esercizio della formazione di un Bilancio non è solo un mero tecnicismo della necessità di far quadrare dei numeri, di acquisire dei dati e di far tornare i conti. Il Bilancio di un Comune è molto di più, almeno io la vedo così, o almeno secondo me dovrebbe esserlo. È la vita di quasi un milione di persone che vivono in questa Città. L'atteggiamento prono alle bagarre nazionali, al gioco delle parti che i Partiti, rappresentati anche in quest'Aula, fanno così abilmente, ciò che al Partito in qualche modo va bene a Roma, poi, come per miracolo, qui a Torino non va più bene, ha impedito di fatto ai torinesi di capire come stanno effettivamente le cose e perché si vedono da un lato alcuni servizi tagliati e dall'altra l'imposizione fiscale aumentata. Il contesto economico europeo e italiano di cui ha ampiamente parlato l'Assessore Passoni nel suo intervento iniziale è drammatico, lo sappiamo bene. Le rilevazioni sono inquietanti, ci dicono che dal 2007 il numero degli italiani che si sono ritrovati in una condizioni di povertà assoluta sono raddoppiati, raggiungendo quota 4,8 milioni... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Scusate Consiglieri, chiedo di fare silenzio per comprendere il discorso. APPENDINO Chiara ...ovvero l'8% della popolazione. Dall'analisi degli ultimi cinque anni, sulla base dei dati ISTAT, emerge che gli italiani che si trovano in una condizione di povertà assoluta sono praticamente raddoppiati, più 99%. Ed oggi sono quasi cinque milioni quelli che non hanno la disponibilità economica sufficiente neanche ad acquistare beni e servizi essenziali per vivere. La situazione si è aggravata di più nel Nord Italia, dove l'aumento del 2007 è stato addirittura del 105%. Questo è quindi il contesto in cui ci muoviamo. Non solo. La crisi mette in ginocchio commercio e turismo. Solo nei primi otto mesi del 2013 hanno chiuso i battenti 50.000 imprese, con un saldo negativo di 20.000 esercizi, al netto delle nuove attività avviate. Il livello di disoccupazione è in crescita e quello giovanile raggiunge quota uno su tre. Questo vale anche per la nostra Città che, a differenza di quanto dice il Sindaco, nuovamente oggi assente in Aula, è piegata dalla crisi e lo è come lo sono molte altre realtà locali italiane. Conosciamo quindi tutti bene le difficoltà che le famiglie e le imprese devono quotidianamente affrontare. Sappiamo dei continui tagli ai trasferimenti, delle tensioni finanziarie e della carenza di liquidità in cui si trovano molti Enti Locali, tra cui anche il nostro Comune, costretto - come hanno anche rilevato i revisori dei conti - a fare ricorso, in modo decisamente massivo, alle anticipazioni di Tesoreria. Siamo anche consapevoli dell'incertezza sulla normativa fiscale che di certo non aiuta, non aiuta noi, non aiuta le imprese, non aiuta le famiglie. Ma tutto ciò non deve essere una scusa, un modo per giocare allo scaricabarile, lasciando poi il cittadino solo ad affrontare i problemi. Io non ci sto al gioco dell'adagiarsi, permettetemi il termine, nell'utilizzare la situazione drammatica che stiamo vivendo quasi come se fosse una giustificazione per ridurre i servizi e per aumentare la pressione fiscale. Non deve essere una scusa per dire che abbiamo fatto tutto il possibile. Al contrario, deve essere uno stimolo a cercare soluzioni, a ridisegnare i servizi con la trasparenza di non voler raccontare una Città che non c'è, dicendo quindi che ci sono stati, sì, interventi di ridisegno, come ama dire il Sindaco, però ci sono stati anche dei tagli, tagli effettivi. E non faccio qui l'elenco dei vari tagli a cui gli Assessorati hanno dovuto far fronte e che abbiamo visto nel dettaglio nelle varie Commissioni di riferimento. Non voglio neanche ricordare le pesanti manovre - ricordo solo a titolo esemplificativo quella dei nidi - che sono stati imposti alla cittadinanza per far fronte alla copertura delle spese. Non è questo il punto, almeno non lo è a dieci dodicesimi, cioè a due mesi dalla fine dell'anno. Ieri nell'intervento sulla TARES abbiamo messo in evidenza le criticità; una tra tutte: il ruolo da esattore che noi dobbiamo assumere per conto dello Stato. Penso che sia davvero giunto il momento di dire basta e mi spiace di nuovo che non ci sia il Sindaco in questo momento in Aula, perché non è un basta per finta, detto quasi sottovoce, detto da quel mega Partito - permettetemi di dire - PD e PdL, che ci governa e di cui molti dei Partiti che sono rappresentati oggi in quest'Aula ne fanno parte integrante. Non riesco a credere, veramente, con quale coraggio potete dirci che avete le mani legate e che non potete fare qualcosa di più? E mi spiace, mi rivolgo al Sindaco, anche se non c'è, magari avrà il tempo, non credo, di leggersi i verbali, ma il Sindaco, fin dall'inizio del mandato, non ha voluto comprendere una cosa fondamentale, per capire e governare una Città occorre avere l'empatia con i propri cittadini, occorre instaurare un rapporto di fiducia e la parola fiducia ha un valore non solo simbolico, ma fondamentale. Purtroppo, il Sindaco più volte, tramite anche i mezzi di stampa, in passato non ha detto loro tutta la verità o, meglio, si è nascosto dietro un linguaggio che io definisco politichese e quindi ha descritto una Città che non c'è. Non solo. La cittadinanza è stata tenuta fuori dai processi decisionali, è stata tenuta all'oscuro di ciò che succedeva, perché bisognava raccontare che tutto andava bene, che i tagli non esistevano, che la situazione economica del Comune era perfetta, che non c'erano problemi. Ma la verità nuda e cruda è un'altra e mi permetto di dire che in tutto ciò quella che è stata assente è stata la verità, come è stato assente anche il Sindaco e oggi, evidentemente, ribadisco per la quarta volta, non è presente alla discussione. Perché ai torinesi poco importa avere un Sindaco che è Presidente dell'ANCI. Magari è un bene per l'ego personale, però evidentemente alla Città, ai torinesi non interessa questo. E le assenze del Sindaco, a mio avviso, pesano come macigni. Sono macigni, e per fare l'ultimo esempio, non solo, dov'era il Sindaco ieri, mentre l'Assessore Passoni illustrava da solo a quest'Aula il Bilancio? Ma dov'era anche la Giunta? Una Giunta che oggettivamente è assente, è stata assente ieri, anche oggi abbiamo l'Assessore Curti, ma direi che è decisamente sottorappresentata, in un momento che dovrebbe essere il momento più importante, che rappresenta un anno di lavoro duro. Poi, come possono, d'altronde, cittadini alla quinta - e dico quinta - inchiesta penale che sta riguardando questa nostra Amministrazione, non provare un senso di diffidenza? Elenchiamole: Murazzi, CSEA, affidamenti diretti dalla dottoressa Martina, concorso dei dirigenti e, dulcis in fundo, pare anche la Variante Continassa. Siamo soliti dire, siete soliti dire anche voi e anche il Sindaco, che il confronto democratico è alla base del funzionamento di un organo assembleare come il Consiglio e io sono d'accordo, tanto è vero che la nostra parte politica non ha presentato alcun emendamento ostruzionistico. Avremmo voluto discutere del merito, ma evidentemente non è stato possibile. Magari, così facendo, per fare un esempio relativo alla TARES, in base a quanto è stato discusso anche ieri, avremmo scoperto, e anche il Sindaco e magari anche parte della Giunta, avrebbe scoperto che due terzi dei nuclei familiari sono composti diversamente da come si pensava, lo diceva l'Assessore Passoni ieri, quindi l'intera geografia sociale andrebbe ridisegnata. Magari, dialogando maggiormente con le parti sociali si sarebbe capito che il futuro che ha in mente lei, Sindaco, la Giunta, non so chi, in termini di ridisegno urbanistico della Città non ha poi tutto questo senso, o più semplicemente non è adeguato alla Torino odierna. Magari non dialogando solo ed esclusivamente con i costruttori, avrebbe capito che non è più quello il motore di ricerca e trainante di questa Città e non può esserlo, per cui, ad esempio, ragionare sullo sgravio IMU in favore di quella categoria non ha poi tutto questo senso. E lo dico, perché la nostra forza politica è stata una delle poche che, a suo tempo, votò contro quel famoso emendamento. Qual è, dunque, il senso di intervenire ex post, casualmente proprio su quei capitoli che riguardano settori che hanno avuto rilevanza mediatica, per i quali ci appresteremo a votare gli emendamenti della Giunta? È assurdo, un giorno i soldi non ci sono, siamo in ristrettezze; il giorno successivo, come per miracolo, dopo qualche articolo di giornale sulla stampa locale, appaiono magicamente per intervento diretto del Sindaco. È veramente questo il meccanismo con cui si operano le scelte di allocazione di risorse in un momento tanto difficile in cui esse sono scarse? Chi urla, più ottiene? Permettetemi di dire che io questo metodo e questo modello non lo condivido e non mi ci ritrovo per nulla. Non solo. Un giorno un Assessore ci dice che i soldi non bastano per mantenere gli stessi livelli qualitativi dell'offerta culturale e qualche giorno dopo si presenta il Sindaco in Commissione e ci dice che non è stato tagliato nulla e l'Assessore annuisce. Come potete pretendere che si capisca? Come potete pensare che non tanto noi Consiglieri, bensì la cittadinanza, possa davvero capire quali siano le logiche sottostanti certe scelte? Ci tengo però a riconoscere ciò che di positivo è stato fatto nella redazione di questo Bilancio. Non si ricorre ad entrate una tantum per coprire la spesa corrente e si riduce nuovamente il debito; uno sforzo veramente non da poco, visto il contesto di cui ho già ampiamente parlato prima. Sulla questione del debito, però, non posso tacere un aspetto, e mi riferisco in particolare ai Consiglieri di maggioranza che sono intervenuti ieri nel merito. Partiamo dal presupposto che 3 miliardi di Euro di debito sono un macigno e sono un salasso, ma voi... e mi rendo conto che fare delle reprimende ex post evidentemente serve a poco, ma un po' di onesta autocritica non ci vorrebbe ogni tanto? E lo dico perché siete davvero convinti che tutti i 3 miliardi di Euro siano stati spesi bene? Oppure forse non è stato dato qualche fondo di dotazione? Oppure forse non è stato dato qualche fondo di dotazione di troppo a qualche Ente, o Associazione, o Fondazione, che poi è stato... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consigliere Liardo, le chiedo di misurare il suo atteggiamento. Consigliere Liardo! Consigliere Liardo, sta parlando il Consigliere. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, io la comprendo, però sta parlando il Consigliere. Lasciamo parlare il Consigliere. Prego, Consigliere. Abbia pazienza. APPENDINO Chiara Invitavo ad un po' di onesta autocritica. E dico: davvero pensate che tutti i 3 miliardi di Euro di debito, davvero pensate che siano stati tutti spesi bene? Tutti, dal primo all'ultimo? Oppure, forse, in passato non è stato dato qualche fondo di rotazione di troppo a fronte di accessioni di mutuo, a qualche Ente, o Associazione, o Fondazione, che poi è stato speso non per investimenti, ma per derogare o, meglio, per alimentare settori produttivi, comunicativi e culturali della nostra Città? Io - poi, evidentemente, ognuno fa ciò che vuole - almeno il dubbio me lo pongo e penso che dire a priori che 3 miliardi di Euro di debito derivino tutti da investimenti perfetti, sia forse un po' eccessivo e non corretto del tutto. Per ciò che mi riguarda posso ribadire che sono contenta di avere scoperto in Commissione Cultura che dal 2014 si passerà dalla spesa in conto capitale a quella corrente; cosa, tra l'altro, ribadita da alcuni Consiglieri di maggioranza in quest'Aula, in particolare dal Consigliere Cassiani, e dallo stesso Sindaco in Commissione. Però, cari Consiglieri di maggioranza, fossi in voi, io non mi fiderei troppo - e mi rivolgo a lei, Consigliere Cassiani - delle rassicurazioni del Sindaco. Davvero pensate che questo accadrà tutto nel 2014? Voi davvero pensate che si troveranno 21 milioni e che in un anno verranno trasferiti dal conto capitale alla spesa corrente? Non è così e lo sappiamo, tant'è che speriamo... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Chiedo ai Consiglieri di non... No, allora, io comprendo... Abbiate pazienza, Consigliere Cassiani, comprendo che possano essere stimolanti degli interventi, però li facciamo concludere. C'è la possibilità di intervenire e quindi, ad un certo punto, se dobbiamo replicare, lo facciamo in quella sede. Prego, Consigliere, continui pure. APPENDINO Chiara Ma io sto cercando di portare temi e mi auguro che poi il dibattito sia più ampio successivamente. Quindi è chiaro che non può essere così. È chiaro che questo non avverrà in un anno, è impossibile e che è un indirizzo, un indirizzo di medio-lungo termine, che io condivido, quindi apprezzo e ci tenevo anche a dirlo a verbale. Però, evidentemente, è anche questa una discussione che forse a Bilancio chiuso ha poco senso fare. Un Bilancio - e mi avvio verso le ultime conclusioni - che è blindato. Operando in dodicesimi, noi Consiglieri - come ho detto all'inizio - abbiamo solo potuto prendere atto delle decisioni in buona parte della Giunta e del Sindaco. Come, ad esempio, non ricordare quella di non confermare quegli otto dirigenti ex articolo 110, che solo sei mesi prima erano stati definiti indispensabili. Sono passati dall'essere indispensabili all'essere inutili in soli otto mesi. Questo per me è un altro mistero. Anche perché mentre per quelle assunzioni le risorse erano state trovate immediatamente, ora che si devono fare le assunzioni legate a sentenze definitive, allo scorrimento di graduatorie, all'indizione di nuovi concorsi, sembrava quasi che vi fossero difficoltà insormontabili. E devo dire che siamo invece contenti che finalmente a novembre ci saranno le assunzioni tanto attese, una ulteriore evidente nota positiva di questo Bilancio. Ma non basta. Attendiamo con ansia di vedere il lavoro di riorganizzazione del personale e, in particolare, la riduzione dei livelli gerarchici. Altro esempio delle questioni di cui questo Consiglio ha dovuto prendere atto, il Jazz Festival. Forse - e dico forse, poi non so i Consiglieri di maggioranza cosa vorranno dire - nel caso in cui quest'Aula avesse potuto davvero dare un'indicazione sull'opportunità o meno di investire 1 milione di Euro nel Jazz Festival, io penso - però ovviamente è la mia posizione personale - che forse qualche perplessità quest'Aula l'avrebbe sollevata e quindi che, evidentemente, con tanta certezza e tanta tranquillità magari quell'evento non sarebbe stato fatto. Infatti, penso che sarebbero state tante le motivazioni per rafforzare un no, che è del Movimento 5 Stelle, ma penso sia anche di altri Consiglieri, o forze politiche, e in questa sede mi limito a ricordarne una a titolo di esempio, già emersa in molteplici occasioni. Tutti sappiamo che è necessario, affinché un evento come questo si consolidi, investire per un certo numero di anni, in modo da creare un pubblico affezionato come accade - per restare nello stesso ambito - nel caso di Umbria Jazz Festival. Alla luce di ciò, la domanda che sorge spontanea è: la Città di Torino si può permettere in questo periodo di risorse scarse, di investire per almeno una decina di anni 1 milione di Euro all'anno, quindi 10 milioni di Euro, nel complesso, per lanciare un nuovo evento culturale? Mito Settembre Musica, che esiste da 36 anni, ha notevoli problemi di risorse. Quest'anno ha subito un taglio, non indifferente, in termini di contributi e di anno in anno l'Amministrazione riduce il suo budget, cosa pericolosa, poiché sono sempre meno i direttori, musicisti e orchestre che vengono a suonare a Torino, facendo di conseguenza diminuire l'appeal del festival. Forse - e pongo la domanda all'Aula - non conviene potenziare e consolidare l'esistente, magari investendo addirittura più risorse sulla comunicazione? E poi, permettetemi di dire, anche questo l'ho già detto in Commissione Consiliare, sempre in Commissione Cultura, che questa discussione di Bilancio soffre di un grosso deficit informativo. Questione, appunto, che ho già posto. Non ci è stato reso possibile entrare nel merito di come la Città utilizzi le proprie risorse in senso pieno, poiché, a fronte delle decisioni assunte in passato, in particolar modo nell'ambito del settore culturale, a cui ho già fatto riferimento prima, la Città ha deciso di avvalersi di soggetti esterni, quali ad esempio le Fondazioni, per implementare le scelte politiche e programmatiche dell'Amministrazione. Siccome molti di questi Enti ricevono fondi di dotazione da parte della Città, oltre ad entrate di vario genere, ad esempio le sponsorizzazioni, per gestire eventi e più in generale impegnare spese che in passato transitavano anche solo parzialmente dal Bilancio della Città, io penso, pensiamo noi, che sia fondamentale per poter entrare nel perimetro allargato, usando una parola che piace tanto al Sindaco quando parla di perimetro allargato, penso che sia necessario poter accedere a questi Bilanci previsionali, poterli acquisire, analizzare e discutere congiuntamente al Bilancio previsionale della Città, perché se no evidentemente la nostra visione rimane decisamente ristretta. Come potremmo altrimenti, infatti, intervenire in modo decisivo e soprattutto compiuto, sul tema, ad esempio, della programmazione delle attività culturali della Città, senza passare prima dal Bilancio di previsione della Fondazione per le attività musicali? O meglio, ormai Fondazione per le attività culturali. Oppure il Regio, o ancora la Fondazione Torino Musei. Prendiamo atto del fatto che ad oggi non è stato possibile, evidentemente è stato così, nonostante io l'avessi sollevato in Commissione, questi Bilanci poi alla fine non sono arrivati e in tal senso si inserisce la nostra mozione di accompagnamento che proprio è un invito affinché questo in futuro invece possa avvenire proprio a partire dal prossimo Bilancio. Fossimo in una condizione normale, sarebbe mio dovere probabilmente concludere l'intervento evidenziando le proposte concrete che la mia parte avrebbe voluto avanzare per il Bilancio, quella che avete accolto e quella che avete respinto. Con un anno a disposizione bisognerebbe guardare al futuro, ma ora tutto ciò ci è precluso, non ci resta che commentare, come ho fatto, quello che di fatto è stato ed è un preconsuntivo. Mi sento però di dire che sebbene in questo Bilancio alla fine quadrino i numeri e sebbene la sua maggioranza, immagino, alla fine riuscirà ad approvarlo, il Bilancio previsionale 2013 della Città rappresenta comunque una sconfitta. La nebbia che avvolge il nostro Comune è sempre più densa e le prospettive di futuro sempre più fosche e penso sinceramente - e mi spiace di nuovo che non ci sia il Sindaco - che il Sindaco abbia smarrito la capacità, forse non so neanche se poi effettivamente l'avesse, di leggere i bisogni dei suoi concittadini e di guidare questa barca. Anche questo traspare dai numeri che sembrano freddi, solo ad un osservatore poco attento, ma che in realtà - come ho detto all'inizio - riassumono scelte, emozioni di centinaia di migliaia di torinesi. Visto che l'Assessore ieri ha chiuso con una citazione, chiudo anch'io con una citazione. In un momento difficile degli Stati Uniti, forse ancora più complesso del nostro presente, Eleanor Roosevelt amava dire: "Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni", per questa ragione il nostro voto fermamente contrario è un ammonimento che attraverso di noi i torinesi pongono al Sindaco e a questa Giunta. Noi crediamo nella partecipazione e nella condivisione delle decisioni. Noi crediamo in una Torino nella quale ogni torinese si senta realmente a casa e quindi vogliamo cambiare profondamente e ricostruire legami di fiducia - e torno alla parola fiducia, che è stata la parola iniziale - che oggi non c'è, tra le Istituzioni, questo Comune e i cittadini. E questo ad oggi, a nostro avviso, manca. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Cercherò di essere breve, anche se già ieri i tempi sono stati ampiamente sforati, quindi spero che sarà clemente anche con noi, come lo è stato con il Gruppo SEL. Devo anche dire che io sono arrivato qui senza sapere molto bene cosa dire, nel senso che in un intervento sul Bilancio ci si aspetterebbe - in parte lo farò anche - il commento dettagliato a singole spese e singole voci di spesa, però ho l'impressione che non sia proprio questa la cosa più importante da fare, nel senso che il rischio, come anche il rischio di proporre emendamenti qui o là, è quello di perdersi nell'abitudine che la politica ha di occuparsi di casi specifici, per non dire proprio le cosiddette marchette, ma comunque di pensare a situazioni singole perdendo di vista la visione generale. Invece, secondo me, qui è proprio la visione generale che bisogna tracciare, perché il rischio è proprio quello di perdere di vista la complessità di quello che sta succedendo. Questa è una Città il cui Bilancio dimostra sostanzialmente una Città che tende al disarmo, una Città il cui bilancio è proprio una sede di continui arretramenti, di ricerca di fondi per riuscire a riportare il pareggio, che non solo è un problema fondamentale; il problema fondamentale è quello che la Città è indebitata e una parte crescente, ormai molto significativa, delle sue entrate, vanno a pagare gli interessi sui debiti contratti in passato, e questo impedisce di portare avanti quello che i cittadini si aspetterebbero di ricevere dalla Città, come è sempre stato in passato. Quindi un po' in tutte le aree si trovano dei tagli o si trovano delle svendite, a partire dalla vendita di GTT, che è la versione di quest'anno rispetto a quella dell'anno scorso che era la vendita di AMIAT e TRM, l'anno prossimo non so cosa venderemo, però siamo di nuovo qui, con anche i teatrini del vendiamo il 49%, vendiamo l'80%, noi ribadiamo che tra il 49% e l'80%, sostanzialmente non cambia niente, se non la quantità di soldi che si incassano ed eventualmente la quantità che bisognerebbe poi spendere per riportare in mani pubbliche la situazione, però dal punto di vista sostanziale il controllo della mobilità torinese verrebbe passato a qualcuno - che non siamo noi - che fa quindi l'interesse privato. Così come si vede, e ce lo aspettiamo come al solito, l'afflusso di Varianti urbanistiche dell'ultimo mese, per cui a Natale, come l'anno scorso con la Continassa, si arriva in fretta e furia a dover approvare le svendite di grandi parti del territorio, che se sono rallentate è soltanto perché c'è la crisi anche nel mercato immobiliare, quindi forse c'è meno interesse anche da parte dei costruttori nelle grandi operazioni, però sappiamo già che ci arriverà tra capo e collo la ricostruzione a cemento dell'area Thyssen, piuttosto che il progetto - veramente questo è aberrante - di costruire un ipermercato sul giardino davanti al Palazzo di Giustizia, come, tra virgolette, "riqualificazione" dell'area Westinghouse. Per cui, da questo punto di vista nulla di nuovo, forse è un po' rallentato il ritmo, però siamo di nuovo, anche qui, alla sensazione di una Città che si svende, che svende il proprio patrimonio e i beni comuni per riuscire a tirare avanti. Lo stesso riguarda poi la parte dei diritti. Basta andare a vedere, per esempio, il taglio dei fondi continuo ai cantieri di lavoro, che è vero che è stato gestito con un artificio contabile, spostando una parte della spesa sull'anno prossimo, tutto un meccanismo, però di fatto da diversi anni ormai l'investimento della Città nel dare lavori socialmente utili in qualche forma alle persone che sono disoccupate e ne hanno bisogno per vivere, sta progressivamente arretrando. E lo stesso è nei diritti, per cui noi passiamo tutto il tempo in Commissione Sanità a sentire le giuste lamentele di gente che soffre, che ha bisogno, di malati, di disabili, di minori, che si vedono progressivamente ridurre le garanzie e su questo, per esempio, basta prendere il caso del trasporto dei disabili che forse è il più clamoroso, stanziato nel 2011 3.047.000,00 Euro; stanziato 2012 2.233.000,00 Euro; stanziato 2013 1.511.000,00 Euro. Cioè siamo arrivati a dimezzare lo stanziamento in due anni, nonostante le affermazioni poi sul fatto che non sia stato tagliato niente. In generale, specie nella questione della salute, il diritto alla salute viene continuamente compresso, per cui, nonostante le affermazioni, ci sono sempre più diritti riconosciuti anche dalle Leggi nazionali, regionali, che diventano non esigibili, che di fatto la Città non è più in grado di garantire, perché non ci sono i soldi. E questa mette, forse, in evidenza anche l'ipocrisia della politica, che da una parte fa - come dicevo prima - le marchette, per cui fa delle Leggi che garantiscono a chiunque qualunque tipo di diritto e qualunque tipo di impegno su qualunque argomento, per fare bella figura con gli elettori che sono interessati a quell'argomento, però poi, nella pratica, quelle Leggi, quelle norme vengono generalmente disattese, perché poi nella sostanza non ci sono più le risorse per garantire questi diritti e, ovviamente, bisogna capire chi le ha sprecate, come le ha sprecate, come sono andate perdute. E questo si vede anche poi nella cura dell'ambiente urbano, per cui un altro settore che è in progressivo disarmo è quello delle manutenzioni, su cui, devo dire, ammiro il lodevole impegno anche dell'Assessore Lubatti nel cercare di trovare i fondi per riparare le buche e c'è stato effettivamente un impegno a mettere lì dei soldi, per carità, capisco anche che qualcosa si provi a fare, però la sostanza di chi gira per la Città, è che vede una Città sempre più sciatta, con sempre più buche non riparate, più aiuole non tagliate e anche qui arrivano da noi i cittadini infuriati dicendo: "Sotto casa mia c'è un giardino con l'erba alta un metro, nessuno viene a tagliarla" e tu non sai quasi se rispondergli e dirgli: "Sì, ma guarda che tutto il resto della Città è messo anche peggio", perché alla fine veramente, giustamente, il cittadino pretende il servizio nelle aree che lo riguardano, però la dimensione in generale è di una intera Città che ha dei grossi problemi semplicemente a mantenere funzionale e decente quello che c'è. E dico tutto questo, perché poi arrivo al punto più delicato, che è forse quello che riguarda la guerra tra poveri, la situazione della povertà crescente e gli effetti che essa ha sulla società e sulla vivibilità anche della nostra Città, perché se noi prendiamo situazioni, una forse più in particolare, quella della movida su cui, per carità, forse stiamo riuscendo a far cambiare un po' il trend a forza di insistere e far capire che nessuno vuole chiudere la vita notturna, ma c'è anche bisogno di possibilità di dormire per chi vive in casa propria e vorrebbe semplicemente riposare ogni tanto. Ma forse quella è una situazione ancora particolare, perché non è direttamente legata alla povertà, anche se, secondo me, è legata al fatto che molte persone in questa società hanno bisogno sempre più di divertirsi tutta la notte, di sballarsi, come si dice anche con un brutto termine, o semplicemente di stare fuori in compagnia, perché non trovano soddisfazione nella propria attività professionale che svolgono durante la giornata, non trovano lavoro. Abbiamo anche in questa Città, come in tutta Italia, una quantità crescente e veramente enorme di persone di età piuttosto giovane che non studiano, non stanno facendo un apprendistato e non lavorano. Però, poi si arriva a situazioni più assurde come quella di Borgo Dora, che è un'area della Città in cui nel weekend delle persone sono sequestrate in casa, non riescono più neanche ad uscire dalla quantità di persone che arrivano, cercando, per la propria sopravvivenza, a vendere cianfrusaglie, roba raccolta nei cassonetti, immondizia vera e propria, cercando magari di ricavare 50 centesimi, o 1 Euro con cui comprarsi qualcosa da mangiare. Questa situazione, onestamente, nessuno la sa affrontare, perché poi c'è, secondo me, una eccessiva tolleranza, perché va bene la tolleranza con chi è povero, deve racimolare in qualche modo dei soldi e non possiamo probabilmente andargli a chiedere neanche il pagamento di una minima tassa per occupare un angolo del banchetto, gli 8 Euro che vengono chiesti per il libero scambio al Balon, però, d'altra parte, non si può neanche accettare che questa invasione progressiva della povertà impedisca al resto della Città di vivere. Per cui, in qualche modo, bisogna riuscire a gestire questa situazione, evitando che si trasformi in una guerra tra poveri, perché poi non è che chi ha il negozio e non riesce ad aprirlo, perché davanti ha praticamente accampate delle persone che vendono altra roba e impediscono ai clienti di entrare, piuttosto che chi non riesce ad entrare in casa con la macchina nel cortile e magari spesso neanche proprio nel portone di casa a piedi. Non è che queste persone siano straricchi, che vivono bene e sfruttano i poveretti, per cui spesso in questa società si crea veramente uno scontro tra poveri. E questo è paradigmatico ogni volta che si arriva a parlare di nomadi e devo dire che è molto difficile affrontare l'argomento, perché appena ci è stato presentato il Bilancio, è partito un comunicato stampa della Lega Nord dicendo, che la Città spende 11 milioni di Euro per stranieri e nomadi, è una cosa impossibile, eccetera. E purtroppo queste cose poi rimbalzano, per cui l'allarme che io mi sento veramente di lanciare è che anche se qui forse non tutti se ne rendono conto, c'è veramente una progressiva creazione di odio anche verso alcune di queste categorie. Per esempio, io ho visto una foto circolare su Facebook, non l'ho condivisa io e non l'ho messa io, non è neanche di Torino; due o tre giorni fa è stata postata questa foto che inquadra un cartone con sopra due pacchi di pasta, commento: "Qui c'era un rom che chiedeva l'elemosina, che diceva che aveva fame, doveva mantenere i figli, poi in realtà gli viene data la pasta, lui l'ha mollata lì schifato, è andato a fumare, evidentemente non ne aveva bisogno". Questa foto ha fatto - me lo sono anche scritto - 10.373 mi piace e 16.471 condivisioni in due giorni, perché evidentemente nella nostra società c'è questo sentimento di pregiudizio. Lo vogliamo chiamare così? Però, c'è un sentimento che non prescinde comunque dall'osservazione della realtà, perché sicuramente chi osserva queste cose, come tutti sappiamo, tende ad assimilare le cose che confermano la propria teoria, quindi chi ha già un pregiudizio nei confronti di nomadi, o che siano italiani, cioè qualunque tipo di categoria, osserva soltanto i dati che confermano questa teoria e ignora i dati che la negano. Però, d'altra parte, qualcosa dovranno pur fare, perché io veramente mi sento di dire che forse non ci rendiamo conto dell'odio che monta nella nostra società e questo è proprio legato a quello che dicevo prima, cioè alla progressiva sparizione, sfaldamento dello Stato, delle Istituzioni, al senso di abbandono che danno molte nostre zone, proprio perché c'è l'erba non tagliata e le buche non riparate e così via. Quindi la gente si sente abbandonata e poi, naturalmente, va a cercare un capro espiatorio; poi ognuno può giudicare più o meno ingiustificatamente le cose che si fanno, però sostanzialmente, alla fine, se uno va a vedere poi queste cose, magari come è stato fatto a me, io mi sono ritrovato tre volte in un giorno, è uscito un articolo che diceva: "La Città spende 5 milioni di Euro per i nomadi, ma poi non ha i soldi per portare la carta igienica nelle scuole e aumenta le mense", il che, purtroppo, è un dato di fatto, perché tecnicamente è una realtà. La Città spende 5 milioni di Euro. Peraltro poi, naturalmente, la risposta è spiegare che sono 5 milioni di Euro che arrivano a livello nazionale, che comunque servono, perché se no, comunque, quella situazione va gestita; cioè, che in realtà la Città spende 11 milioni di Euro su stranieri e nomadi, ma ne spende 85 su anziani, minori. Quindi, la realtà è più complessa di come viene presentata in questo modo semplificata, però il messaggio che passa è quello lì. Allora, forse noi dovremmo riuscire a trovare il modo di non far sentire nessun abbandonato anche nelle nostre scelte di Bilancio. Invece quello che succede, è che poi ognuno va a vedere magari quella cifra semplicemente perché arriva sulle cose che gli interessano e c'è veramente una divisione di una società che poi progressivamente diventa sempre più divisa, tra chi è incluso chi è escluso, fra chi ha e chi non ha, fra chi si salva perché siamo al "si salvi chi può". Quindi c'è qualcuno che si salva, e bene o male è garantito, in qualche modo fa parte di una categoria, ha un posto di lavoro sicuro, ha una casa, eccetera, e chi invece non ha niente e chiede: "Chi è che si deve occupare di me? Come faccio io a sopravvivere?". E, purtroppo, le Istituzioni non riescono più a dare risposta a queste cose. Quindi la sensazione è veramente di un Comune, di una Istituzione che si ritira. Dopodiché, dopo questo bel quadro, naturalmente dovrebbero arrivare le proposte e io sono il primo a rendermi conto che non è la Città da sola che può risolvere un problema di questo genere, cioè che comunque sono le politiche nazionali, che comunque c'è un problema economico che è legato anche ai nostri rapporti macroeconomici con l'Unione Europea, alla valuta, all'Euro, come è stato introdotto, come è stato gestito, alle scelte economiche. È un problema veramente enorme, che probabilmente non è adatto, cioè non può risolvere certo il Consiglio Comunale di Torino. Però, in qualche modo, queste cose noi ce le dobbiamo porre, magari dobbiamo porle a chi sta nelle sedi più elevate della nostra, in Parlamento e così via, perché veramente il rischio se no è, come dicevo all'inizio, di concentrarci soltanto sulle piccole cose, di andare magari a discutere di 10.000,00 Euro in più per la cultura, per un progetto, 10.000,00 Euro in meno magari per un'altra roba, ma di perdere di vista il senso che veramente è quello che si percepisce tra la gente, cioè della progressiva sparizione dello Stato italiano. |