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Estratto dal verbale della seduta di Martedì 22 Ottobre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 5
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2013-03941
BILANCIO DI PREVISIONE 2013. RELAZIONE PREVISIONALE E PROGRAMMATICA. BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2013-2015. APPROVAZIONE.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201303941/024,
presentata dalla Giunta Comunale in data 24 settembre 2013, avente per oggetto:

"Bilancio di Previsione 2013. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio
pluriennale per il triennio 2013-2015. Approvazione".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Comunico che in data 22/10/2013 la competente Commissione ha rimesso il
provvedimento in Aula.
Ieri vi è stata una carrellata di interventi e, come concordato, si continua questa
mattina. Ho già registrato alcuni interventi che ieri mi sono stati forniti dai
Capigruppo e avvierei quindi già, vista la presenza dell'Assessore, la discussione.
La prima persona che ho iscritto è il Consigliere Appendino. Ve li leggo, io ho
iscritti: Appendino, Bertola, Ricca, D'Amico, Carbonero e Marrone, per il momento.
Se vi sono altri che chiedono di intervenire, vi prego di segnalarmelo.
Consigliere Bertola, ieri me l'ha detto alla Capigruppo. Ho registrato già una serie di
interventi.
Vi ho letto l'ordine che ho registrato ieri. Il Consigliere Appendino è pronto. Ricordo
che vi sono 20 minuti, un Consigliere per Gruppo, 10 minuti tutti gli altri Consiglieri.
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Vorrei iniziare l'intervento dalla prima riflessione di apertura della relazione
dell'Assessore Passoni di ieri. Sono concorde, è paradossale approvare a fine ottobre
un Bilancio previsionale di un anno che va ormai chiudendosi. Se, dunque, sono
indubbi i dati da lei portati, Assessore, e le ragioni addotte, nello stesso tempo il dato
di fatto rimane. L'approvazione di quello che è a tutti gli effetti un pre-consuntivo,
determina l'impossibilità, da parte del Consiglio Comunale, di intervenire e di
entrare nel merito dell'atto più importante che quest'Aula ogni anno approva.
Teoricamente - e ribadisco teoricamente - noi stiamo infatti discutendo di uno
strumento di programmazione; dovremmo essere in grado di tradurre in proposte
concrete le nostre rispettive visioni della politica e le priorità della società e della
cittadinanza che rappresentiamo. Teoricamente, perché di fatto non facciamo altro
che ratificare le decisioni che noi non contribuiamo assolutamente a prendere.
L'esercizio della formazione di un Bilancio non è solo un mero tecnicismo della
necessità di far quadrare dei numeri, di acquisire dei dati e di far tornare i conti. Il
Bilancio di un Comune è molto di più, almeno io la vedo così, o almeno secondo me
dovrebbe esserlo. È la vita di quasi un milione di persone che vivono in questa Città.
L'atteggiamento prono alle bagarre nazionali, al gioco delle parti che i Partiti,
rappresentati anche in quest'Aula, fanno così abilmente, ciò che al Partito in qualche
modo va bene a Roma, poi, come per miracolo, qui a Torino non va più bene, ha
impedito di fatto ai torinesi di capire come stanno effettivamente le cose e perché si
vedono da un lato alcuni servizi tagliati e dall'altra l'imposizione fiscale aumentata.
Il contesto economico europeo e italiano di cui ha ampiamente parlato l'Assessore
Passoni nel suo intervento iniziale è drammatico, lo sappiamo bene. Le rilevazioni
sono inquietanti, ci dicono che dal 2007 il numero degli italiani che si sono ritrovati
in una condizioni di povertà assoluta sono raddoppiati, raggiungendo quota 4,8
milioni...

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Scusate Consiglieri, chiedo di fare silenzio per comprendere il discorso.

APPENDINO Chiara
...ovvero l'8% della popolazione. Dall'analisi degli ultimi cinque anni, sulla base dei
dati ISTAT, emerge che gli italiani che si trovano in una condizione di povertà
assoluta sono praticamente raddoppiati, più 99%. Ed oggi sono quasi cinque milioni
quelli che non hanno la disponibilità economica sufficiente neanche ad acquistare
beni e servizi essenziali per vivere.
La situazione si è aggravata di più nel Nord Italia, dove l'aumento del 2007 è stato
addirittura del 105%. Questo è quindi il contesto in cui ci muoviamo.
Non solo. La crisi mette in ginocchio commercio e turismo. Solo nei primi otto mesi
del 2013 hanno chiuso i battenti 50.000 imprese, con un saldo negativo di 20.000
esercizi, al netto delle nuove attività avviate. Il livello di disoccupazione è in crescita
e quello giovanile raggiunge quota uno su tre. Questo vale anche per la nostra Città
che, a differenza di quanto dice il Sindaco, nuovamente oggi assente in Aula, è
piegata dalla crisi e lo è come lo sono molte altre realtà locali italiane.
Conosciamo quindi tutti bene le difficoltà che le famiglie e le imprese devono
quotidianamente affrontare. Sappiamo dei continui tagli ai trasferimenti, delle
tensioni finanziarie e della carenza di liquidità in cui si trovano molti Enti Locali, tra
cui anche il nostro Comune, costretto - come hanno anche rilevato i revisori dei conti
- a fare ricorso, in modo decisamente massivo, alle anticipazioni di Tesoreria.
Siamo anche consapevoli dell'incertezza sulla normativa fiscale che di certo non
aiuta, non aiuta noi, non aiuta le imprese, non aiuta le famiglie. Ma tutto ciò non
deve essere una scusa, un modo per giocare allo scaricabarile, lasciando poi il
cittadino solo ad affrontare i problemi.
Io non ci sto al gioco dell'adagiarsi, permettetemi il termine, nell'utilizzare la
situazione drammatica che stiamo vivendo quasi come se fosse una giustificazione
per ridurre i servizi e per aumentare la pressione fiscale. Non deve essere una scusa
per dire che abbiamo fatto tutto il possibile. Al contrario, deve essere uno stimolo a
cercare soluzioni, a ridisegnare i servizi con la trasparenza di non voler raccontare
una Città che non c'è, dicendo quindi che ci sono stati, sì, interventi di ridisegno,
come ama dire il Sindaco, però ci sono stati anche dei tagli, tagli effettivi. E non
faccio qui l'elenco dei vari tagli a cui gli Assessorati hanno dovuto far fronte e che
abbiamo visto nel dettaglio nelle varie Commissioni di riferimento. Non voglio
neanche ricordare le pesanti manovre - ricordo solo a titolo esemplificativo quella dei
nidi - che sono stati imposti alla cittadinanza per far fronte alla copertura delle spese.
Non è questo il punto, almeno non lo è a dieci dodicesimi, cioè a due mesi dalla fine
dell'anno.
Ieri nell'intervento sulla TARES abbiamo messo in evidenza le criticità; una tra tutte:
il ruolo da esattore che noi dobbiamo assumere per conto dello Stato. Penso che sia
davvero giunto il momento di dire basta e mi spiace di nuovo che non ci sia il
Sindaco in questo momento in Aula, perché non è un basta per finta, detto quasi
sottovoce, detto da quel mega Partito - permettetemi di dire - PD e PdL, che ci
governa e di cui molti dei Partiti che sono rappresentati oggi in quest'Aula ne fanno
parte integrante.
Non riesco a credere, veramente, con quale coraggio potete dirci che avete le mani
legate e che non potete fare qualcosa di più? E mi spiace, mi rivolgo al Sindaco,
anche se non c'è, magari avrà il tempo, non credo, di leggersi i verbali, ma il
Sindaco, fin dall'inizio del mandato, non ha voluto comprendere una cosa
fondamentale, per capire e governare una Città occorre avere l'empatia con i propri
cittadini, occorre instaurare un rapporto di fiducia e la parola fiducia ha un valore
non solo simbolico, ma fondamentale. Purtroppo, il Sindaco più volte, tramite anche
i mezzi di stampa, in passato non ha detto loro tutta la verità o, meglio, si è nascosto
dietro un linguaggio che io definisco politichese e quindi ha descritto una Città che
non c'è.
Non solo. La cittadinanza è stata tenuta fuori dai processi decisionali, è stata tenuta
all'oscuro di ciò che succedeva, perché bisognava raccontare che tutto andava bene,
che i tagli non esistevano, che la situazione economica del Comune era perfetta, che
non c'erano problemi. Ma la verità nuda e cruda è un'altra e mi permetto di dire che
in tutto ciò quella che è stata assente è stata la verità, come è stato assente anche il
Sindaco e oggi, evidentemente, ribadisco per la quarta volta, non è presente alla
discussione.
Perché ai torinesi poco importa avere un Sindaco che è Presidente dell'ANCI.
Magari è un bene per l'ego personale, però evidentemente alla Città, ai torinesi non
interessa questo. E le assenze del Sindaco, a mio avviso, pesano come macigni. Sono
macigni, e per fare l'ultimo esempio, non solo, dov'era il Sindaco ieri, mentre
l'Assessore Passoni illustrava da solo a quest'Aula il Bilancio? Ma dov'era anche la
Giunta? Una Giunta che oggettivamente è assente, è stata assente ieri, anche oggi
abbiamo l'Assessore Curti, ma direi che è decisamente sottorappresentata, in un
momento che dovrebbe essere il momento più importante, che rappresenta un anno di
lavoro duro.
Poi, come possono, d'altronde, cittadini alla quinta - e dico quinta - inchiesta penale
che sta riguardando questa nostra Amministrazione, non provare un senso di
diffidenza? Elenchiamole: Murazzi, CSEA, affidamenti diretti dalla dottoressa
Martina, concorso dei dirigenti e, dulcis in fundo, pare anche la Variante Continassa.
Siamo soliti dire, siete soliti dire anche voi e anche il Sindaco, che il confronto
democratico è alla base del funzionamento di un organo assembleare come il
Consiglio e io sono d'accordo, tanto è vero che la nostra parte politica non ha
presentato alcun emendamento ostruzionistico. Avremmo voluto discutere del
merito, ma evidentemente non è stato possibile. Magari, così facendo, per fare un
esempio relativo alla TARES, in base a quanto è stato discusso anche ieri, avremmo
scoperto, e anche il Sindaco e magari anche parte della Giunta, avrebbe scoperto che
due terzi dei nuclei familiari sono composti diversamente da come si pensava, lo
diceva l'Assessore Passoni ieri, quindi l'intera geografia sociale andrebbe
ridisegnata. Magari, dialogando maggiormente con le parti sociali si sarebbe capito
che il futuro che ha in mente lei, Sindaco, la Giunta, non so chi, in termini di
ridisegno urbanistico della Città non ha poi tutto questo senso, o più semplicemente
non è adeguato alla Torino odierna.
Magari non dialogando solo ed esclusivamente con i costruttori, avrebbe capito che
non è più quello il motore di ricerca e trainante di questa Città e non può esserlo, per
cui, ad esempio, ragionare sullo sgravio IMU in favore di quella categoria non ha poi
tutto questo senso. E lo dico, perché la nostra forza politica è stata una delle poche
che, a suo tempo, votò contro quel famoso emendamento.
Qual è, dunque, il senso di intervenire ex post, casualmente proprio su quei capitoli
che riguardano settori che hanno avuto rilevanza mediatica, per i quali ci
appresteremo a votare gli emendamenti della Giunta?
È assurdo, un giorno i soldi non ci sono, siamo in ristrettezze; il giorno successivo,
come per miracolo, dopo qualche articolo di giornale sulla stampa locale, appaiono
magicamente per intervento diretto del Sindaco.
È veramente questo il meccanismo con cui si operano le scelte di allocazione di
risorse in un momento tanto difficile in cui esse sono scarse? Chi urla, più ottiene?
Permettetemi di dire che io questo metodo e questo modello non lo condivido e non
mi ci ritrovo per nulla.
Non solo. Un giorno un Assessore ci dice che i soldi non bastano per mantenere gli
stessi livelli qualitativi dell'offerta culturale e qualche giorno dopo si presenta il
Sindaco in Commissione e ci dice che non è stato tagliato nulla e l'Assessore
annuisce.
Come potete pretendere che si capisca? Come potete pensare che non tanto noi
Consiglieri, bensì la cittadinanza, possa davvero capire quali siano le logiche
sottostanti certe scelte?
Ci tengo però a riconoscere ciò che di positivo è stato fatto nella redazione di questo
Bilancio. Non si ricorre ad entrate una tantum per coprire la spesa corrente e si riduce
nuovamente il debito; uno sforzo veramente non da poco, visto il contesto di cui ho
già ampiamente parlato prima.
Sulla questione del debito, però, non posso tacere un aspetto, e mi riferisco in
particolare ai Consiglieri di maggioranza che sono intervenuti ieri nel merito.
Partiamo dal presupposto che 3 miliardi di Euro di debito sono un macigno e sono un
salasso, ma voi... e mi rendo conto che fare delle reprimende ex post evidentemente
serve a poco, ma un po' di onesta autocritica non ci vorrebbe ogni tanto? E lo dico
perché siete davvero convinti che tutti i 3 miliardi di Euro siano stati spesi bene?
Oppure forse non è stato dato qualche fondo di dotazione? Oppure forse non è stato
dato qualche fondo di dotazione di troppo a qualche Ente, o Associazione, o
Fondazione, che poi è stato... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Consigliere Liardo, le chiedo di misurare il suo atteggiamento. Consigliere Liardo!
Consigliere Liardo, sta parlando il Consigliere. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Sì, io la comprendo, però sta parlando il Consigliere. Lasciamo
parlare il Consigliere.
Prego, Consigliere. Abbia pazienza.

APPENDINO Chiara
Invitavo ad un po' di onesta autocritica. E dico: davvero pensate che tutti i 3 miliardi
di Euro di debito, davvero pensate che siano stati tutti spesi bene? Tutti, dal primo
all'ultimo? Oppure, forse, in passato non è stato dato qualche fondo di rotazione di
troppo a fronte di accessioni di mutuo, a qualche Ente, o Associazione, o
Fondazione, che poi è stato speso non per investimenti, ma per derogare o, meglio,
per alimentare settori produttivi, comunicativi e culturali della nostra Città?
Io - poi, evidentemente, ognuno fa ciò che vuole - almeno il dubbio me lo pongo e
penso che dire a priori che 3 miliardi di Euro di debito derivino tutti da investimenti
perfetti, sia forse un po' eccessivo e non corretto del tutto.
Per ciò che mi riguarda posso ribadire che sono contenta di avere scoperto in
Commissione Cultura che dal 2014 si passerà dalla spesa in conto capitale a quella
corrente; cosa, tra l'altro, ribadita da alcuni Consiglieri di maggioranza in
quest'Aula, in particolare dal Consigliere Cassiani, e dallo stesso Sindaco in
Commissione.
Però, cari Consiglieri di maggioranza, fossi in voi, io non mi fiderei troppo - e mi
rivolgo a lei, Consigliere Cassiani - delle rassicurazioni del Sindaco. Davvero
pensate che questo accadrà tutto nel 2014? Voi davvero pensate che si troveranno 21
milioni e che in un anno verranno trasferiti dal conto capitale alla spesa corrente?
Non è così e lo sappiamo, tant'è che speriamo...

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Chiedo ai Consiglieri di non... No, allora, io comprendo... Abbiate pazienza,
Consigliere Cassiani, comprendo che possano essere stimolanti degli interventi, però
li facciamo concludere. C'è la possibilità di intervenire e quindi, ad un certo punto,
se dobbiamo replicare, lo facciamo in quella sede.
Prego, Consigliere, continui pure.

APPENDINO Chiara
Ma io sto cercando di portare temi e mi auguro che poi il dibattito sia più ampio
successivamente.
Quindi è chiaro che non può essere così. È chiaro che questo non avverrà in un anno,
è impossibile e che è un indirizzo, un indirizzo di medio-lungo termine, che io
condivido, quindi apprezzo e ci tenevo anche a dirlo a verbale. Però, evidentemente,
è anche questa una discussione che forse a Bilancio chiuso ha poco senso fare.
Un Bilancio - e mi avvio verso le ultime conclusioni - che è blindato. Operando in
dodicesimi, noi Consiglieri - come ho detto all'inizio - abbiamo solo potuto prendere
atto delle decisioni in buona parte della Giunta e del Sindaco. Come, ad esempio, non
ricordare quella di non confermare quegli otto dirigenti ex articolo 110, che solo sei
mesi prima erano stati definiti indispensabili. Sono passati dall'essere indispensabili
all'essere inutili in soli otto mesi. Questo per me è un altro mistero.
Anche perché mentre per quelle assunzioni le risorse erano state trovate
immediatamente, ora che si devono fare le assunzioni legate a sentenze definitive,
allo scorrimento di graduatorie, all'indizione di nuovi concorsi, sembrava quasi che
vi fossero difficoltà insormontabili. E devo dire che siamo invece contenti che
finalmente a novembre ci saranno le assunzioni tanto attese, una ulteriore evidente
nota positiva di questo Bilancio.
Ma non basta. Attendiamo con ansia di vedere il lavoro di riorganizzazione del
personale e, in particolare, la riduzione dei livelli gerarchici.
Altro esempio delle questioni di cui questo Consiglio ha dovuto prendere atto, il Jazz
Festival. Forse - e dico forse, poi non so i Consiglieri di maggioranza cosa vorranno
dire - nel caso in cui quest'Aula avesse potuto davvero dare un'indicazione
sull'opportunità o meno di investire 1 milione di Euro nel Jazz Festival, io penso -
però ovviamente è la mia posizione personale - che forse qualche perplessità
quest'Aula l'avrebbe sollevata e quindi che, evidentemente, con tanta certezza e tanta
tranquillità magari quell'evento non sarebbe stato fatto.
Infatti, penso che sarebbero state tante le motivazioni per rafforzare un no, che è del
Movimento 5 Stelle, ma penso sia anche di altri Consiglieri, o forze politiche, e in
questa sede mi limito a ricordarne una a titolo di esempio, già emersa in molteplici
occasioni. Tutti sappiamo che è necessario, affinché un evento come questo si
consolidi, investire per un certo numero di anni, in modo da creare un pubblico
affezionato come accade - per restare nello stesso ambito - nel caso di Umbria Jazz
Festival.
Alla luce di ciò, la domanda che sorge spontanea è: la Città di Torino si può
permettere in questo periodo di risorse scarse, di investire per almeno una decina di
anni 1 milione di Euro all'anno, quindi 10 milioni di Euro, nel complesso, per
lanciare un nuovo evento culturale?
Mito Settembre Musica, che esiste da 36 anni, ha notevoli problemi di risorse.
Quest'anno ha subito un taglio, non indifferente, in termini di contributi e di anno in
anno l'Amministrazione riduce il suo budget, cosa pericolosa, poiché sono sempre
meno i direttori, musicisti e orchestre che vengono a suonare a Torino, facendo di
conseguenza diminuire l'appeal del festival.
Forse - e pongo la domanda all'Aula - non conviene potenziare e consolidare
l'esistente, magari investendo addirittura più risorse sulla comunicazione?
E poi, permettetemi di dire, anche questo l'ho già detto in Commissione Consiliare,
sempre in Commissione Cultura, che questa discussione di Bilancio soffre di un
grosso deficit informativo. Questione, appunto, che ho già posto. Non ci è stato reso
possibile entrare nel merito di come la Città utilizzi le proprie risorse in senso pieno,
poiché, a fronte delle decisioni assunte in passato, in particolar modo nell'ambito del
settore culturale, a cui ho già fatto riferimento prima, la Città ha deciso di avvalersi
di soggetti esterni, quali ad esempio le Fondazioni, per implementare le scelte
politiche e programmatiche dell'Amministrazione.
Siccome molti di questi Enti ricevono fondi di dotazione da parte della Città, oltre ad
entrate di vario genere, ad esempio le sponsorizzazioni, per gestire eventi e più in
generale impegnare spese che in passato transitavano anche solo parzialmente dal
Bilancio della Città, io penso, pensiamo noi, che sia fondamentale per poter entrare
nel perimetro allargato, usando una parola che piace tanto al Sindaco quando parla di
perimetro allargato, penso che sia necessario poter accedere a questi Bilanci
previsionali, poterli acquisire, analizzare e discutere congiuntamente al Bilancio
previsionale della Città, perché se no evidentemente la nostra visione rimane
decisamente ristretta.
Come potremmo altrimenti, infatti, intervenire in modo decisivo e soprattutto
compiuto, sul tema, ad esempio, della programmazione delle attività culturali della
Città, senza passare prima dal Bilancio di previsione della Fondazione per le attività
musicali? O meglio, ormai Fondazione per le attività culturali. Oppure il Regio, o
ancora la Fondazione Torino Musei.
Prendiamo atto del fatto che ad oggi non è stato possibile, evidentemente è stato così,
nonostante io l'avessi sollevato in Commissione, questi Bilanci poi alla fine non sono
arrivati e in tal senso si inserisce la nostra mozione di accompagnamento che proprio
è un invito affinché questo in futuro invece possa avvenire proprio a partire dal
prossimo Bilancio.
Fossimo in una condizione normale, sarebbe mio dovere probabilmente concludere
l'intervento evidenziando le proposte concrete che la mia parte avrebbe voluto
avanzare per il Bilancio, quella che avete accolto e quella che avete respinto. Con un
anno a disposizione bisognerebbe guardare al futuro, ma ora tutto ciò ci è precluso,
non ci resta che commentare, come ho fatto, quello che di fatto è stato ed è un
preconsuntivo.
Mi sento però di dire che sebbene in questo Bilancio alla fine quadrino i numeri e
sebbene la sua maggioranza, immagino, alla fine riuscirà ad approvarlo, il Bilancio
previsionale 2013 della Città rappresenta comunque una sconfitta. La nebbia che
avvolge il nostro Comune è sempre più densa e le prospettive di futuro sempre più
fosche e penso sinceramente - e mi spiace di nuovo che non ci sia il Sindaco - che il
Sindaco abbia smarrito la capacità, forse non so neanche se poi effettivamente
l'avesse, di leggere i bisogni dei suoi concittadini e di guidare questa barca.
Anche questo traspare dai numeri che sembrano freddi, solo ad un osservatore poco
attento, ma che in realtà - come ho detto all'inizio - riassumono scelte, emozioni di
centinaia di migliaia di torinesi.
Visto che l'Assessore ieri ha chiuso con una citazione, chiudo anch'io con una
citazione. In un momento difficile degli Stati Uniti, forse ancora più complesso del
nostro presente, Eleanor Roosevelt amava dire: "Il futuro appartiene a coloro che
credono alla bellezza dei propri sogni", per questa ragione il nostro voto fermamente
contrario è un ammonimento che attraverso di noi i torinesi pongono al Sindaco e a
questa Giunta.
Noi crediamo nella partecipazione e nella condivisione delle decisioni. Noi crediamo
in una Torino nella quale ogni torinese si senta realmente a casa e quindi vogliamo
cambiare profondamente e ricostruire legami di fiducia - e torno alla parola fiducia,
che è stata la parola iniziale - che oggi non c'è, tra le Istituzioni, questo Comune e i
cittadini. E questo ad oggi, a nostro avviso, manca.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Cercherò di essere breve, anche se già ieri i tempi sono stati ampiamente sforati,
quindi spero che sarà clemente anche con noi, come lo è stato con il Gruppo SEL.
Devo anche dire che io sono arrivato qui senza sapere molto bene cosa dire, nel
senso che in un intervento sul Bilancio ci si aspetterebbe - in parte lo farò anche - il
commento dettagliato a singole spese e singole voci di spesa, però ho l'impressione
che non sia proprio questa la cosa più importante da fare, nel senso che il rischio,
come anche il rischio di proporre emendamenti qui o là, è quello di perdersi
nell'abitudine che la politica ha di occuparsi di casi specifici, per non dire proprio le
cosiddette marchette, ma comunque di pensare a situazioni singole perdendo di vista
la visione generale. Invece, secondo me, qui è proprio la visione generale che
bisogna tracciare, perché il rischio è proprio quello di perdere di vista la complessità
di quello che sta succedendo.
Questa è una Città il cui Bilancio dimostra sostanzialmente una Città che tende al
disarmo, una Città il cui bilancio è proprio una sede di continui arretramenti, di
ricerca di fondi per riuscire a riportare il pareggio, che non solo è un problema
fondamentale; il problema fondamentale è quello che la Città è indebitata e una parte
crescente, ormai molto significativa, delle sue entrate, vanno a pagare gli interessi sui
debiti contratti in passato, e questo impedisce di portare avanti quello che i cittadini
si aspetterebbero di ricevere dalla Città, come è sempre stato in passato.
Quindi un po' in tutte le aree si trovano dei tagli o si trovano delle svendite, a partire
dalla vendita di GTT, che è la versione di quest'anno rispetto a quella dell'anno
scorso che era la vendita di AMIAT e TRM, l'anno prossimo non so cosa
venderemo, però siamo di nuovo qui, con anche i teatrini del vendiamo il 49%,
vendiamo l'80%, noi ribadiamo che tra il 49% e l'80%, sostanzialmente non cambia
niente, se non la quantità di soldi che si incassano ed eventualmente la quantità che
bisognerebbe poi spendere per riportare in mani pubbliche la situazione, però dal
punto di vista sostanziale il controllo della mobilità torinese verrebbe passato a
qualcuno - che non siamo noi - che fa quindi l'interesse privato.
Così come si vede, e ce lo aspettiamo come al solito, l'afflusso di Varianti
urbanistiche dell'ultimo mese, per cui a Natale, come l'anno scorso con la
Continassa, si arriva in fretta e furia a dover approvare le svendite di grandi parti del
territorio, che se sono rallentate è soltanto perché c'è la crisi anche nel mercato
immobiliare, quindi forse c'è meno interesse anche da parte dei costruttori nelle
grandi operazioni, però sappiamo già che ci arriverà tra capo e collo la ricostruzione
a cemento dell'area Thyssen, piuttosto che il progetto - veramente questo è aberrante
- di costruire un ipermercato sul giardino davanti al Palazzo di Giustizia, come, tra
virgolette, "riqualificazione" dell'area Westinghouse.
Per cui, da questo punto di vista nulla di nuovo, forse è un po' rallentato il ritmo,
però siamo di nuovo, anche qui, alla sensazione di una Città che si svende, che
svende il proprio patrimonio e i beni comuni per riuscire a tirare avanti.
Lo stesso riguarda poi la parte dei diritti. Basta andare a vedere, per esempio, il taglio
dei fondi continuo ai cantieri di lavoro, che è vero che è stato gestito con un artificio
contabile, spostando una parte della spesa sull'anno prossimo, tutto un meccanismo,
però di fatto da diversi anni ormai l'investimento della Città nel dare lavori
socialmente utili in qualche forma alle persone che sono disoccupate e ne hanno
bisogno per vivere, sta progressivamente arretrando. E lo stesso è nei diritti, per cui
noi passiamo tutto il tempo in Commissione Sanità a sentire le giuste lamentele di
gente che soffre, che ha bisogno, di malati, di disabili, di minori, che si vedono
progressivamente ridurre le garanzie e su questo, per esempio, basta prendere il caso
del trasporto dei disabili che forse è il più clamoroso, stanziato nel 2011
3.047.000,00 Euro; stanziato 2012 2.233.000,00 Euro; stanziato 2013 1.511.000,00
Euro. Cioè siamo arrivati a dimezzare lo stanziamento in due anni, nonostante le
affermazioni poi sul fatto che non sia stato tagliato niente.
In generale, specie nella questione della salute, il diritto alla salute viene
continuamente compresso, per cui, nonostante le affermazioni, ci sono sempre più
diritti riconosciuti anche dalle Leggi nazionali, regionali, che diventano non esigibili,
che di fatto la Città non è più in grado di garantire, perché non ci sono i soldi. E
questa mette, forse, in evidenza anche l'ipocrisia della politica, che da una parte fa -
come dicevo prima - le marchette, per cui fa delle Leggi che garantiscono a chiunque
qualunque tipo di diritto e qualunque tipo di impegno su qualunque argomento, per
fare bella figura con gli elettori che sono interessati a quell'argomento, però poi,
nella pratica, quelle Leggi, quelle norme vengono generalmente disattese, perché poi
nella sostanza non ci sono più le risorse per garantire questi diritti e, ovviamente,
bisogna capire chi le ha sprecate, come le ha sprecate, come sono andate perdute.
E questo si vede anche poi nella cura dell'ambiente urbano, per cui un altro settore
che è in progressivo disarmo è quello delle manutenzioni, su cui, devo dire, ammiro
il lodevole impegno anche dell'Assessore Lubatti nel cercare di trovare i fondi per
riparare le buche e c'è stato effettivamente un impegno a mettere lì dei soldi, per
carità, capisco anche che qualcosa si provi a fare, però la sostanza di chi gira per la
Città, è che vede una Città sempre più sciatta, con sempre più buche non riparate, più
aiuole non tagliate e anche qui arrivano da noi i cittadini infuriati dicendo: "Sotto
casa mia c'è un giardino con l'erba alta un metro, nessuno viene a tagliarla" e tu non
sai quasi se rispondergli e dirgli: "Sì, ma guarda che tutto il resto della Città è messo
anche peggio", perché alla fine veramente, giustamente, il cittadino pretende il
servizio nelle aree che lo riguardano, però la dimensione in generale è di una intera
Città che ha dei grossi problemi semplicemente a mantenere funzionale e decente
quello che c'è.
E dico tutto questo, perché poi arrivo al punto più delicato, che è forse quello che
riguarda la guerra tra poveri, la situazione della povertà crescente e gli effetti che
essa ha sulla società e sulla vivibilità anche della nostra Città, perché se noi
prendiamo situazioni, una forse più in particolare, quella della movida su cui, per
carità, forse stiamo riuscendo a far cambiare un po' il trend a forza di insistere e far
capire che nessuno vuole chiudere la vita notturna, ma c'è anche bisogno di
possibilità di dormire per chi vive in casa propria e vorrebbe semplicemente riposare
ogni tanto. Ma forse quella è una situazione ancora particolare, perché non è
direttamente legata alla povertà, anche se, secondo me, è legata al fatto che molte
persone in questa società hanno bisogno sempre più di divertirsi tutta la notte, di
sballarsi, come si dice anche con un brutto termine, o semplicemente di stare fuori in
compagnia, perché non trovano soddisfazione nella propria attività professionale che
svolgono durante la giornata, non trovano lavoro. Abbiamo anche in questa Città,
come in tutta Italia, una quantità crescente e veramente enorme di persone di età
piuttosto giovane che non studiano, non stanno facendo un apprendistato e non
lavorano.
Però, poi si arriva a situazioni più assurde come quella di Borgo Dora, che è un'area
della Città in cui nel weekend delle persone sono sequestrate in casa, non riescono
più neanche ad uscire dalla quantità di persone che arrivano, cercando, per la propria
sopravvivenza, a vendere cianfrusaglie, roba raccolta nei cassonetti, immondizia vera
e propria, cercando magari di ricavare 50 centesimi, o 1 Euro con cui comprarsi
qualcosa da mangiare.
Questa situazione, onestamente, nessuno la sa affrontare, perché poi c'è, secondo me,
una eccessiva tolleranza, perché va bene la tolleranza con chi è povero, deve
racimolare in qualche modo dei soldi e non possiamo probabilmente andargli a
chiedere neanche il pagamento di una minima tassa per occupare un angolo del
banchetto, gli 8 Euro che vengono chiesti per il libero scambio al Balon, però, d'altra
parte, non si può neanche accettare che questa invasione progressiva della povertà
impedisca al resto della Città di vivere. Per cui, in qualche modo, bisogna riuscire a
gestire questa situazione, evitando che si trasformi in una guerra tra poveri, perché
poi non è che chi ha il negozio e non riesce ad aprirlo, perché davanti ha
praticamente accampate delle persone che vendono altra roba e impediscono ai
clienti di entrare, piuttosto che chi non riesce ad entrare in casa con la macchina nel
cortile e magari spesso neanche proprio nel portone di casa a piedi. Non è che queste
persone siano straricchi, che vivono bene e sfruttano i poveretti, per cui spesso in
questa società si crea veramente uno scontro tra poveri.
E questo è paradigmatico ogni volta che si arriva a parlare di nomadi e devo dire che
è molto difficile affrontare l'argomento, perché appena ci è stato presentato il
Bilancio, è partito un comunicato stampa della Lega Nord dicendo, che la Città
spende 11 milioni di Euro per stranieri e nomadi, è una cosa impossibile, eccetera. E
purtroppo queste cose poi rimbalzano, per cui l'allarme che io mi sento veramente di
lanciare è che anche se qui forse non tutti se ne rendono conto, c'è veramente una
progressiva creazione di odio anche verso alcune di queste categorie.
Per esempio, io ho visto una foto circolare su Facebook, non l'ho condivisa io e non
l'ho messa io, non è neanche di Torino; due o tre giorni fa è stata postata questa foto
che inquadra un cartone con sopra due pacchi di pasta, commento: "Qui c'era un rom
che chiedeva l'elemosina, che diceva che aveva fame, doveva mantenere i figli, poi
in realtà gli viene data la pasta, lui l'ha mollata lì schifato, è andato a fumare,
evidentemente non ne aveva bisogno".
Questa foto ha fatto - me lo sono anche scritto - 10.373 mi piace e 16.471
condivisioni in due giorni, perché evidentemente nella nostra società c'è questo
sentimento di pregiudizio. Lo vogliamo chiamare così? Però, c'è un sentimento che
non prescinde comunque dall'osservazione della realtà, perché sicuramente chi
osserva queste cose, come tutti sappiamo, tende ad assimilare le cose che
confermano la propria teoria, quindi chi ha già un pregiudizio nei confronti di
nomadi, o che siano italiani, cioè qualunque tipo di categoria, osserva soltanto i dati
che confermano questa teoria e ignora i dati che la negano.
Però, d'altra parte, qualcosa dovranno pur fare, perché io veramente mi sento di dire
che forse non ci rendiamo conto dell'odio che monta nella nostra società e questo è
proprio legato a quello che dicevo prima, cioè alla progressiva sparizione,
sfaldamento dello Stato, delle Istituzioni, al senso di abbandono che danno molte
nostre zone, proprio perché c'è l'erba non tagliata e le buche non riparate e così via.
Quindi la gente si sente abbandonata e poi, naturalmente, va a cercare un capro
espiatorio; poi ognuno può giudicare più o meno ingiustificatamente le cose che si
fanno, però sostanzialmente, alla fine, se uno va a vedere poi queste cose, magari
come è stato fatto a me, io mi sono ritrovato tre volte in un giorno, è uscito un
articolo che diceva: "La Città spende 5 milioni di Euro per i nomadi, ma poi non ha i
soldi per portare la carta igienica nelle scuole e aumenta le mense", il che, purtroppo,
è un dato di fatto, perché tecnicamente è una realtà. La Città spende 5 milioni di
Euro. Peraltro poi, naturalmente, la risposta è spiegare che sono 5 milioni di Euro che
arrivano a livello nazionale, che comunque servono, perché se no, comunque, quella
situazione va gestita; cioè, che in realtà la Città spende 11 milioni di Euro su stranieri
e nomadi, ma ne spende 85 su anziani, minori. Quindi, la realtà è più complessa di
come viene presentata in questo modo semplificata, però il messaggio che passa è
quello lì.
Allora, forse noi dovremmo riuscire a trovare il modo di non far sentire nessun
abbandonato anche nelle nostre scelte di Bilancio. Invece quello che succede, è che
poi ognuno va a vedere magari quella cifra semplicemente perché arriva sulle cose
che gli interessano e c'è veramente una divisione di una società che poi
progressivamente diventa sempre più divisa, tra chi è incluso chi è escluso, fra chi ha
e chi non ha, fra chi si salva perché siamo al "si salvi chi può". Quindi c'è qualcuno
che si salva, e bene o male è garantito, in qualche modo fa parte di una categoria, ha
un posto di lavoro sicuro, ha una casa, eccetera, e chi invece non ha niente e chiede:
"Chi è che si deve occupare di me? Come faccio io a sopravvivere?". E, purtroppo, le
Istituzioni non riescono più a dare risposta a queste cose. Quindi la sensazione è
veramente di un Comune, di una Istituzione che si ritira.
Dopodiché, dopo questo bel quadro, naturalmente dovrebbero arrivare le proposte e
io sono il primo a rendermi conto che non è la Città da sola che può risolvere un
problema di questo genere, cioè che comunque sono le politiche nazionali, che
comunque c'è un problema economico che è legato anche ai nostri rapporti
macroeconomici con l'Unione Europea, alla valuta, all'Euro, come è stato introdotto,
come è stato gestito, alle scelte economiche. È un problema veramente enorme, che
probabilmente non è adatto, cioè non può risolvere certo il Consiglio Comunale di
Torino.
Però, in qualche modo, queste cose noi ce le dobbiamo porre, magari dobbiamo porle
a chi sta nelle sedi più elevate della nostra, in Parlamento e così via, perché
veramente il rischio se no è, come dicevo all'inizio, di concentrarci soltanto sulle
piccole cose, di andare magari a discutere di 10.000,00 Euro in più per la cultura, per
un progetto, 10.000,00 Euro in meno magari per un'altra roba, ma di perdere di vista
il senso che veramente è quello che si percepisce tra la gente, cioè della progressiva
sparizione dello Stato italiano.

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