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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201304327/013, presentata dalla Giunta Comunale in data 24 settembre 2013, avente per oggetto: \"Tributo Comunale sui rifiuti e sui servizi. Approvazione Piano Finanziario per l'anno 2013\". e della proposta di deliberazione n. mecc. 201304619/013, presentata dalla Giunta Comunale in data 11 ottobre 2013, avente per oggetto: \"Tributo Comunale sui rifiuti e sui servizi. Approvazione Tariffe per l'anno 2013\". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per quanto riguarda la proposta di deliberazione n. mecc. 201304327/013, comunico che in data 16/10/2013 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. Per quanto riguarda la proposta di deliberazione n. mecc. 201304619/013, comunico che in data 17/10/2013 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. Possiamo quindi procedere con la discussione. L'Assessore ha illustrato i due provvedimenti... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È già illustrata, si. Adesso c'è la discussione. Stiamo discutendo le due deliberazioni dell'Assessore Passoni e le mozioni di accompagnamento, che sono cinque. La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea È lunedì mattina, è il primo intervento, quindi perdonatemi se dimenticherò qualcosa, ma spero di non farlo. Innanzitutto, le discussioni in Commissione sono state oggettivamente approfondite e abbondanti. Abbiamo però recepito, da parte della Giunta, la totale chiusura rispetto ad eventuali posizioni, o possibilità di miglioramento rispetto alle posizioni dell'opposizione, ma questo non ci impedisce, all'interno della discussione, di parlare del futuro per dimenticare il passato, perché il passato è veramente, se vogliamo usare una parola un po' forte, allucinante. Come abbiamo messo nella nostra mozione di accompagnamento che illustrerò, tutto parte dal 1993, con la Legge istitutiva della TARSU che è il Decreto n. 507. E continua, naturalmente, nel tempo, con il Decreto Ronchi, con il D.P.R. n. 158/99, con il Codice Ambientale e si arriva finalmente, o malauguratamente, alla TARES nel 2011. Cosa vuol dire questo? Perché cito questo lasso di tempo così lungo? Perché dal 1997 in poi, cioè dal Decreto Ronchi in poi, la Città di Torino avrebbe potuto intervenire in maniera appropriata, adeguata, tecnicamente e tecnologicamente avanzata, per consentire una misurazione puntuale, qualitativamente e quantitativamente dei rifiuti. Questo, però, purtroppo non è avvenuto. Non è avvenuto, credo, perché la questione presuntiva è più semplice da adottare, è una misurazione che non impegna più di tanto economicamente ed è una misurazione che sicuramente è meno impegnativa, però è soggetta a degli errori che possono penalizzare i cittadini e le imprese. La Città ha provato - dice l'Assessore - scientificamente a misurare questi rifiuti quali-quantitativamente, attraverso questo studio dell'IPLA commissionato dall'AMIAT all'IPLA, datato 1999, poi aggiornato nel 2002, poi si dice aggiornato anno per anno. Devo dire "si dice", lo aggiungo io, perché il "si dice" è evidente sulla relazione che abbiamo a nostre mani. Noi, degli aggiornamenti veri e propri, con date specifiche, certe sulle singole categorie, non le abbiamo trovate. Pertanto, presumiamo che questo lavoro sia stato aggiornato. Naturalmente, la presunzione non si accosta, non è così evidente nelle tariffe vere e proprie, perché le tariffe vere e proprie sono aumentate - e lo dico con molta chiarezza a verbale - sulle utenze domestiche dal 2007 al 2012 del 18% e per le utenze non domestiche dal 2007 al 2012 anche fino a 51,5%. Io qua voglio citare, visto che ho del tempo da dedicare, le percentuali di aumento: la categoria 5, le case, alberghi per studenti, ad esempio, più 46,3%; la categoria 6.2, alberghi e pensioni, più 51.7; la categoria chioschi in genere, più 49,07; la categoria 13, circoli aziendali, più 49%; la categoria 16, sale da ballo, più 36,5%; la categoria 17, ristoranti, pizzerie, tavole calde, più 51,5%; la categoria 18, bar, sale da gioco, più 51,5%; la categoria 20, botteghe artigiane, tra le altre cose, opifici, eccetera, più 49,5%; la categoria 22, magazzini e depositi, più 49,5%; la categoria 24, scuole di ogni ordine e grado, più 49%; la categoria 28, ospedali, cliniche universitarie e altre cose, più 49,5%; la categoria 30, banchi di vendita all'aperto alimentare, più 51,5%. Pertanto, il lavoro dell'IPLA che dal 2002 si dice, si presume sia stato aggiornato, non è, a mio giudizio, adeguato ai tempi che viviamo. Abbiamo ascoltato in audizione, Presidente, l'Assessore, l'AMIAT dire che i rifiuti solidi urbani sono scesi nel 2013 ai livelli del 1994: 240.000 tonnellate all'anno. Livelli del 1994. Le tariffe, la tassa, o la tariffa, diciamo così, si è impennata invece anche fino al 51% e continua ad aumentare e rientra in quel grande calderone delle tasse locali, che naturalmente l'Assessore sa essere aumentate dal 1996 al 2011, quindi in 15 anni, del 114,4%, aumentate soprattutto da aziende che fanno, o facevano perlomeno, capo al Comune in maniera quasi per la totalità, quasi al 100% e quindi che identificano ancora una volta come quello che noi sosteniamo sia reale, il capitalismo municipale ha fallito. Noi abbiamo, naturalmente, cercato di vendere AMIAT e TRM; l'abbiamo vendute soltanto al 49% e naturalmente questo 49% continua a far rimanere in mano pubblica la maggioranza delle quote di questa Azienda. Il punto dolente di tutta questa vicenda, di tutto questo mio ragionamento, Assessore, non è tanto l'Amministrazione, che è colpevole di non aver adeguato la tecnologia e anche le misurazioni quali-quantitative dal 1997 ad oggi - ed è lì sicuramente una responsabilità grave che noi abbiamo avuto, non siamo riusciti, non abbiamo voluto passare a tariffa, ma abbiamo voluto mantenere la tassa - il mio ragionamento quindi è, come dicevo, incentrato soprattutto su questa Azienda, sull'AMIAT, su un'Azienda che oggi costringe le aziende torinesi - e non solo, ma anche le utenze domestiche - a pagare il doppio, secondo le indicazioni di qualche categoria come la CNA, o come la FIVA in audizione, per me addirittura dieci volte, Presidente, altri Comuni della Provincia di Torino, della prima cintura di Torino. Faccio un esempio concreto. Sugli ambulanti, perché è un tema caro a molti di noi e gli ambulanti sicuramente non sono dei santi, ma non sono sicuramente degli evasori, quindi non sono da trattare come tali, a Torino paghiamo 613 Euro circa all'anno per dieci metri quadri su sei giorni settimanali, e a Moncalieri, per fare un esempio, paghiamo 63,3 Euro all'anno. Sono 10 volte, non una o due, 10 volte. Quindi qualcosa che non funziona, Assessore, secondo me, c'è. Ed è per questo che noi abbiamo battagliato in Commissione e sono contento di questo dibattito che si è elevato finalmente anche a livello mediatico, perché credo che l'opposizione su queste cose abbia avuto delle cose da dire. La Giunta ha delle cose da dire, è uno scontro democratico adeguato, incisivo, importante, che forse nel 2014, ma dico soltanto forse, potrebbe portare a dei miglioramenti. Noi, le cose che volevamo dire le abbiamo dette con grande chiarezza in Commissione e abbiamo ragionato su molte situazioni. Devo dire che gli emendamenti che abbiamo presentato, il Capogruppo Paolino ci ha consentito di inserirne soltanto due su sette, diciamo che sette erano troppi, erano comunque tutti di merito, noi ne abbiamo inseriti due, sono emendamenti discorsivi e poi arriverò a discuterli nel dettaglio. Voglio però dire alla Presidenza, alla Giunta e al Consiglio, quindi anche a verbale, che il PdL ha presentato, nella sua linea di opposizione, delle categorie, delle tabelle specifiche, che fanno riferimento ai coefficienti del D.P.R. 158/99, con delle tariffe produttive a fianco. Naturalmente, questo lavoro non è stato possibile portarlo a termine, perché, in ogni caso, sarebbe stato un lavoro vano, inutile e quindi perdere tempo sulle cose inutili non ci va e non ha neanche senso. Però, è per dire che noi avevamo cercato di portare un concetto essenziale nelle utenze non domestiche. Il concetto essenziale era questo: utilizziamo i parametri del D.P.R. 158/99 al livello minimo, massimo o medio, ma utilizziamo quelli, non andiamo a fare delle valutazioni diverse a seguito di questi studi IPLA, che ormai, a mio giudizio, quasi tutti si rendono conto, non essere più adeguati al tempo che viviamo e quindi, diciamo così, sono anacronistici e usiamo i criteri minimo, medio o massimo in maniera uguale per tutte le categorie, perché è impossibile scatenare, da parte di una Pubblica Amministrazione, una guerra fra poveri. Nel senso che abbiamo assistito in questi anni alla creazione di sottocategorie o di nuove categorie, che però non erano derivate da uno studio approfondito, da una valutazione adeguata, ma erano derivate dal peso politico che ciascuna di queste categorie aggiunte aveva nei confronti della Giunta o dell'AMIAT. Faccio un esempio per tutti, l'ho già detto in Commissione: i produttori. I produttori sono una di quelle categorie che sono nate successivamente alle trenta categorie, fanno parte di quelle cinque categorie in più rispetto al D.P.R. n. 158, e questi produttori naturalmente sono stati aggiunti anche a seguito di forza, legittima, attenzione, perché io ritengo che la politica debba anche fare delle scelte, in questo caso le ha fatte, in maniera legittima ha aggiunto questa categoria. Noi riteniamo che tutte le utenze non domestiche siano da trattare alla stessa maniera, quindi auspichiamo nel futuro - ed è uno degli elementi che abbiamo messo nella mozione - che si ritorni alle trenta categorie del D.P.R. o si aggiungano nuove categorie, ma in maniera equa, in maniera da garantire l'equità fiscale che tutti noi auspichiamo. Pertanto, bene la proposta dell'Assessore in Commissione di un tavolo tecnico, che ridiscuta però anche il costo del servizio, come giustamente diceva la CNA. Noi, all'interno di questa mozione, mettiamo anche questo, perché riteniamo che la misurazione puntuale dei rifiuti a livello quali-quantitativo sia una priorità del 2014. Quindi la Città dovrà aggiornare questo studio, dovrà mettere del denaro su questo studio, dovrà consentire, attraverso un tavolo tecnico, una discussione puntuale che comprenda tutte le categorie, in modo che non ci sia più nessuno che si possa lamentare che queste categorie siano state escluse dal ragionamento. Faccio l'esempio degli artigiani, che dicono di non essere stati contattati o sentiti dall'AMIAT durante queste pseudo-misurazioni puntuali. Questo non dovrà più avvenire. Pertanto, lo studio del 2014 che dovrà fare la Città, sarà assolutamente determinante e sarà fondamentale e noi lo pretendiamo, Assessore, come lei giustamente ha chiesto di fare in Commissione, noi sollecitiamo questo intervento e lo inseriamo nella nostra mozione. Che cosa inseriamo anche all'interno di questa mozione? Mettiamo anche il riequilibro dei costi fissi e dei costi variabili. Il protocollo 2007, l'ha citato l'Unione Industriale, tra Provincia, Città, mi pare, ATO e categorie commerciali, dove i costi fissi avrebbero dovuto essere 30, 40% e i costi variabili 60, 70%. Attualmente la percentuale è inversa, il 53% costi fissi, 47% costi variabili. Questo non deve più succedere. I 23 milioni che sono a carico del Comune sul costo complessivo del servizio, sono oggettivamente troppi e pertanto dobbiamo provare a riequilibrare questo. Un'altra sfida che quest'anno non è stato possibile attuare, ma che noi abbiamo messo in un nostro emendamento, che naturalmente è stato accorpato, ma pazienza, è solo per segnalare la nostra volontà politica, un'altra sfida che noi vogliamo è quella di riequilibrare il peso del costo fra utenze non domestiche e utenze domestiche. La filosofia che parte su questo ragionamento è molto chiara, Assessore. In Europa il rapporto è 70/30, 70% a carico delle utenze domestiche, 30% a carico delle utenze non domestiche, ma molto più semplicemente sulla prima cintura, comuni come Venaria, per fare un esempio, non certo di centrodestra, amministrate dal centrosinistra ormai da una vita, hanno questo tipo di rapporto: 70 utenze domestiche, 30 utenze non domestiche. Noi, come priorità per il 2014, vogliamo un riequilibro all'interno di questa situazione. Perché? Non perché vogliamo penalizzare i cittadini e le utenze domestiche, tra cui ci sono anch'io, nel senso che ci siamo tutti noi Consiglieri, ma perché semplicemente noi abbiamo un ragionamento, che è questo: l'occupazione, lo sviluppo, oggi è garantito anche dalle tasse, lo diremo poi nel Bilancio; la Città di Torino si sta svuotando di persone, di imprese anche per l'elevato livello di tassazione e pertanto noi riteniamo che le imprese oggi per garantire l'occupazione debbano avere una riduzione delle tasse e devono essere assolutamente tutelate da quel punto di vista. In secondo luogo, è perché percentuali da aumento del 20%, che sono il cap massimo che lei ha messo, Assessore, porteranno per le utenze non domestiche degli aumenti di 3, 4, 5, 6, 10, 7.000 Euro, mentre per le utenze non domestiche la cifra è importante, ma sicuramente meno importante di queste cifre così alte da parte delle utenze non domestiche. Pertanto, fra il reddito ISEE, che viene calcolato in maniera adeguata, tra gli sconti che sono fatti per le famiglie numerose e per le quali il PdL ringrazia, perché il Vicepresidente Magliano ha fatto questo tipo di battaglia e per tutta una serie di sgravi, crediamo che sulle utenze domestiche ci sia lo spazio per poter agire in maniera naturalmente di leale collaborazione, di sacrificio, di condivisione di un percorso, a tutela dell'occupazione e quindi dei lavoratori, che devono essere in grado di pagare per le utenze domestiche, la loro TARES, ma se perdono il posto di lavoro non saranno più in grado, vogliamo cercare di andare nella direzione che meritano le imprese, ovvero pagare per quanto consumano. Ed è qui il concetto essenziale che noi vorremmo si verificasse nel 2014. Nella sostanza, il PdL sicuramente voterà contro questo tipo di deliberazione. Il PdL ha contribuito in maniera attenta in queste Commissioni ad elaborare delle proposte, che naturalmente sono opinabili, discrezionali e quindi sicuramente accettiamo il fatto che la Giunta non le abbia condivise, però noi abbiamo voluto fare questa mozione di accompagnamento, Assessore. Su questa mozione di accompagnamento, che è composta di qualche pagina, ma ha un'impegnativa, a nostro giudizio, molto chiara, discorsiva, impegnativa, ma discorsiva e quindi non così puntuale da impedire la valutazione positiva, le chiediamo, Assessore, appunto, di valutarla con grande attenzione e di votarla, perché qua sopra ci sono i concetti basilari di quello che è il nostro approccio alla TARES, che finalmente nel 2014 scomparirà, e che noi vorremmo fosse applicata nel 2014 attraverso anche un nuovo studio da parte dell'IPLA, o da parte della Città sui criteri quali-quantitativi. Un'ultima cosa. Vigilanza massima attraverso il Presidente dell'ANCI, Fassino, e il nostro contributo di opposizione sulla service tax, che così com'è, così come sta per essere disegnata non ci convince ancora; dobbiamo assolutamente fare in modo che questa nuova tassa, questa nuova service tax sia equa; dobbiamo fare in modo che questa service tax sia inferiore, anche nettamente, rispetto alla somma di IMU e TARES del 2013. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Io farò un discorso un po' più ampio, poi il Consigliere Bertola interverrà anche nel merito specifico delle due deliberazioni. Visto che oggi è giornata di citazioni - l'ha fatto anche l'Assessore Passoni prima di me - proprio per farlo, inizierei anche con una citazione. Benjamin Franklyn nel 1789 scriveva: "In questo mondo non vi è nulla di sicuro, tranne la morte e le tasse". È chiaro a tutti noi, nonostante siano passati tanti anni, che Franklyn aveva proprio ragione. L'ultima rilevazione, che risale all'inizio ottobre, è sconcertante. I dati ISTAT hanno evidenziato, nuovamente, un incremento di oltre un punto percentuale sulla pressione fiscale e nel secondo trimestre 2013 arriva così al 43,8%. E non voglio mettermi ora a fare confronti con altri Paesi, non serve. Il numero parla da sé. Non è quindi difficile immaginare – credo che lo sappiamo tutti – cosa voglia dire oggi parlare di TARES, una nuova imposizione peggiore di quella precedente, che va a sostituire per molti motivi, che spiegherò poi nel prosieguo dell'intervento, che a due mesi dalla fine dell'anno solare viene applicata con efficacia di fatto retroattiva. Sappiamo tutti infatti che la valenza è a partire dal 2013, ovviamente gennaio. È dunque palese che l'incidenza di questi cambiamenti sia devastante per i portafogli delle famiglie - famiglie che già non riescono ad arrivare a fine mese - e per le casse delle imprese, che arrancano in questa crisi. È spiazzante scoprire che a dieci dodicesimi dell'anno, al mese di ottobre ormai inoltrato, magari alcuni soggetti - in realtà non è neanche un'ipotesi - dovranno subire un incremento del 20% rispetto a ciò che era stato ipotizzato sulla base dell'anno precedente. E, come dicevo, il 20% non è solo un'ipotesi e non è un artificio retorico, ma è l'incremento più probabile, come abbiamo visto in Commissione – lo diceva anche l'Assessore prima – per alcuni soggetti e categorie della società torinese. Ovviamente non per tutti, ma per qualcuno sì. Quindi immaginatevi per un attimo un buon padre di famiglia, una piccola-media impresa in difficoltà che a pochi mesi dalla fine dell'anno, a conti fatti nel caso della famiglia che fatica ad arrivare ormai alla terza settimana del mese e a budget chiuso, nel caso ad esempio di una piccola-media impresa, come possa reagire nel trovarsi a dover coprire magari un più 20%. Mica può tornare indietro a gennaio 2013 e non spendere ciò che ha già speso. Mi sembra evidente. Aumento, mi permetto di dire – e qui ovviamente non è colpa del Comune – della pressione fiscale locale, tra l'altro, quasi tristemente pleonastico a dirsi, assolutamente non compensato da una corrispondente riduzione della pressione fiscale erariale. Dobbiamo, per queste ragioni, però, in un certo senso, dare torto al nostro caro Benjamin Franklyn, perché lui in una cosa si sbagliava, secondo me, cioè il fatto che in Italia in realtà non sono certe neppure le tasse, perché lui non aveva considerato che in Italia anche le tasse - anche se per essere corretti dovremmo parlare più in generale di sistema fiscale, quello nazionale e quello locale - non sono nemmeno certe. O meglio, sono meno certe di altrove. E non mi riferisco all'annoso problema dell'evasione fiscale, altra italica piaga che riguarda però anche il nostro Comune, basti pensare alle rilevanti spese per la riscossione dei tributi, bensì all'incertezza dovuta al fatto che in Italia le tasse cambiano di continuo, si evolvono, oppure involgono, dipende dai punti di vista, ma con una costante, aumentano sempre. Cambiano nome, cambiano metodo di calcolo, spostano l'esattore sempre più dal livello centrale a quello locale, ma non allentano mai la presa e non diventano più eque. Com'è possibile, ad esempio, che ad oggi siamo uno dei pochi Paesi d'Europa che non è ancora stato in grado di attuare una vera e propria patrimoniale? Basterebbe ricordare l'articolo 52 della Costituzione: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Eppure in netta discordanza e dissonanza rispetto al resto d'Europa, l'Italia persegue una politica fiscale che tende a detassare i patrimoni a scapito dei redditi, cosa, a mio avviso, e scelta assolutamente iniqua. Vorrei precisare, come ho detto anche altre volte in quest'Aula, che è giusto che i cittadini contribuiscano e paghino le tasse, quindi che concorrano alle spese pubbliche, nessuno lo sta mettendo in dubbio, ma è necessario, oggi più che mai, un sistema fiscale che sia equo e che tenga conto delle capacità contributive, che si crei nuovamente un clima di fiducia in un sistema tributario e fiscale che coinvolge evidentemente due parti, da un lato l'Ente, quindi Comune, Regione, Stato, quale esso sia, che incassa e che ridistribuisce, o così almeno dovrebbe fare, e dall'altro il cittadino che, sulla base delle sue capacità e situazione reddituale, nonché patrimoniale, versa le risorse. Invece, noi assistiamo a tutt'altro. Ad ogni cambio di Governo, si cambia la forma, il nome, la natura, il metodo di calcolo. In Italia sappiamo che i Governi cambiano un po' troppo spesso, ma non si riesce a costruire un sistema fiscale a supporto del cittadino e delle imprese. Solamente qualcosa di vessatorio. È proprio questo il caso della TARES, la tassa di cui ci apprestiamo oggi a discutere. Si tratta di un caso unico. Nasce già morta. Non avrà neppure un anno di vita. Infatti, dal 2014 – lo diceva anche l'Assessore – ci sarà la TRISE che si dividerà a sua volta in TASI e TARI. Quindi noi oggi di fatto discutiamo ad ottobre di una nuova tassa che si applica in modo retroattivo e che non ha neanche due mesi di vita. Quindi praticamente non esisterà più. Questo riassunto, se non fosse tragico, dovrebbe essere annoverato tra i migliori pezzi della comicità italiana. La TARES, introdotta con il Decreto Salva Italia del Governo Monti, con il consenso di molti dei partiti presenti qui oggi in Aula, era stata preceduta da TARSU, TIA 1 e TIA 2. Il gettito deve coprire il costo diretto e indiretto della gestione dei rifiuti, che per la Città di Torino è definito dal Piano finanziario, a cui vanno però ancora aggiunti l'addizionale provinciale e il balzello, permettetemi il termine, di 0,30 Euro, che va allo Stato e, ancora una volta, noi Comune dobbiamo fare gli esattori per conto terzi. Abbiamo tra di noi la fortuna di avere il Presidente dell'ANCI, mi spiace che in questo momento che non sia in Aula. Mi auguro che queste siano le battaglie che lui porterà avanti, proprio perché rappresenta evidentemente tutti i Comuni. Ma torniamo alla nostra TARES e al Piano finanziario, che ne definisce il gettito che si deve necessariamente produrre. 204 milioni di Euro è una cifra decisamente alta, anche se la confrontiamo - come si è detto in Commissione, l'ha già detto anche il Consigliere Tronzano prima di me - con i Comuni limitrofi, o Comuni di analoghe dimensioni, una cifra che comprende quasi 24 milioni di costi di riscossione, che contiene le inefficienze di AMIAT, che include alcune voci di spesa sovrastimate del 30% - così ho letto nella deliberazione - per ragioni prudenziali. Stiamo parlando di circa 6 milioni di Euro. Come ho già avuto modo di dire in Commissione, mi auguro che almeno la parte sovrastimata possa tradursi - se effettivamente è stata sovrastimata - in un effettivo conguaglio a favore dei cittadini per il 2014. In tutto ciò, però, esiste un lato positivo. Per la prima volta i cittadini torinesi possono toccare con mano la diretta correlazione tra i costi del servizio di gestione dei rifiuti e quanto il Comune chiede loro. La speranza è che le persone esercitino la dovuta pressione politica nei confronti dell'Amministrazione, affinché l'efficienza sia massima e per conseguenza le loro tasche siano un po' più leggere. Speriamo che questo accada in questo mandato. Per quest'anno, però, c'è ben poco da fare. Oltre ai vincoli a livello nazionale e le evidenti impossibilità di agire retroattivamente a due mesi dalla fine dell'anno, c'è stata anche una pessima gestione a livello locale. La deliberazione è passata nella Giunta straordinaria di venerdì scorso; è arrivata in Commissione mercoledì per la prima volta ed è stata liberata con grande forzatura. Per mettere una mini pezza il giorno dopo, a deliberazione liberata, è stata convocata la Commissione mattutina, con l'impossibilità di fatto di procedere con le simulazioni che permettano di lavorare su eventuali proposte emendative e che abbiano un saldo zero, ovviamente necessario per poter avere un parere positivo. L'ho fatto rilevare durante la Conferenza dei Capigruppo della scorsa settimana e lo ribadisco in quest'Aula. Voi, e parlo a tutti, sia Consiglio Comunale che Giunta, non ci avete dato il tempo materiale per poter lavorare in modo costruttivo e migliorativo sul provvedimento. Non ci avete dato la possibilità di entrare nel merito. Non ci resta che constatare che l'introduzione della TARES è - e sarà - una vera e propria stangata e a pagare saranno ovviamente sempre i cittadini. Il metodo di calcolo normalizzato, che per onestà intellettuale devo dire che ci è stato imposto, che non è scelta di questo Comune, che misura la tariffa sulla base della quantità e qualità media dei rifiuti prodotti per unità di superficie, è sommario, antieconomico e antiecologico. Scarica, su settori e famiglie in gravi difficoltà a causa della crisi, nuovi costi. La TARES non è solo una stangata, a mio avviso è anche profondamente sbagliata nella sua concezione. La filosofia che aveva ispirato e dovrebbe ispirare la tassazione dei rifiuti andava, e dovrebbe andare, seppur lentamente, verso una proporzionalità del prelievo rispetto alla quantità di servizio reso, in base al principio europeo del chi più inquina, più paga. E qui non è così. Lo dimostrano gli indicatori che sono alla base del calcolo della tariffa e ancor di più la maggiorazione richiesta come importo da versare allo Stato in compensazione con i trasferimenti, che poco ha a che vedere con una questione di rilevazione puntuale del costo di gestione del rifiuto. Noi avremmo voluto una misura che premiasse le famiglie e le imprese che producono meno rifiuti; un sistema che premiasse quelle che riutilizzano i materiali e coloro che sono attenti al riciclo. Ma di tutto ciò nella TARES, che l'Aula si appresta a votare tra poco, non c'è proprio nulla. Quindi, proprio perché ingiusta, irrazionale, retroattiva, incoerente rispetto ai principi europei, non potrà ovviamente avere il nostro voto favorevole e, pertanto, in modo convinto, voteremo contrari. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) Intanto, informo l'Aula che prima è arrivata nei termini una mozione del Gruppo Fratelli d'Italia, è arrivata anche una mozione del Consigliere D'Amico, sempre nei termini. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Innanzitutto intendo spiegare le motivazioni di un no a priori ad una tassa che è ingiusta nella sua forma, perché si può definire una piccola patrimoniale orizzontale, che non guarda in faccia a nessuno, con quei suoi 30 centesimi per metro quadrato che sono indiscriminati tra chi ha case di pregio e chi no. Solo sulla Città di Torino fanno un gettito di 9 milioni e mezzo di Euro, che sono una cifra davvero importante, cifra che noi togliamo all'economia torinese, che poteva essere utilizzata in un altro modo. Questo è un passaggio, secondo me, fondamentale, ed è il motivo per cui noi ci opporremo da domani, in fase di votazione, con ogni nostra forza, perché deve passare il messaggio che seppur questa è una tassa annuale, perché, come abbiamo capito in questi giorni, è una tassa che sparirà tra domani e la fine della settimana con i voti del Parlamento e quindi rimarrà alla storia come una tassa di un anno, bisogna comunque far passare il concetto che non tutti devono pagare allo stesso modo, soprattutto in una Città dove il calcolo del Piano finanziario è viziato da anni e anni di sprechi e io dico anche di malagestione, perché il sistema AMIAT che adesso prevede l'ingresso di un socio privato, che potrà cercare di portare un miglioramento a quella che è la funzionalità dell'azienda, io dico che è viziata, perché sono gli stessi amministratori che hanno amministrato questa Città e che l'hanno portata al collasso finanziario. E se noi siamo in questa condizione, penso che sia anche colpa, anzi, ne sono sicuro, è colpa di chi ha amministrato la Città e di chi ha amministrato l'azienda. La componente rifiuto della tassa è quella che ci lascia un pochino più perplessi, perché vediamo aumenti del 20%, per esempio, a ristoranti, pizzerie, tavole calde, e vediamo una diminuzione sugli istituti di credito e le banche, che vanno a scendere addirittura al 3,48%. Questo, secondo me, è un bruttissimo segnale, perché in un momento di difficoltà diamo uno schiaffo in faccia a chi lavora e chi porta avanti una difficile economia della Città e andiamo a premiare chi ad oggi strozzina gli stessi esercenti. Ci troviamo di fronte ad aumenti che potevano essere gestiti in maniera completamente diversa, seppur svincolati da quella che è la Legge nazionale, si doveva fare un conto anche su quelli che erano gli sgravi per chi va a produrre l'indifferenziato. È vero che Torino si attesta con una percentuale di raccolta differenziata del 42%, che ritengo possa essere discreta, è un buon punto di partenza, ma si deve pensare a dove si vuole arrivare. Se pensiamo che ci sono Comuni del Sud Italia, del Nord Italia, io prendo ad esempio due estremi assolutamente opposti, Salerno e Pordenone, che viaggiano con una media dell'80% di raccolta differenziata, gestiti da due Giunte completamente diverse a livello di colore politico, che in soli cinque anni sono passati, uno dal 9 al 70, l'altro dal 36 all'80,3, io credo che sia assolutamente folle che una Città come Torino non preveda un piano che possa andare nella stessa direzione. Manca la volontà politica, manca probabilmente un Piano aziendale e un Piano finanziario adeguato per poterlo fare. Un altro aspetto che riteniamo importante – ed è quello che sottolineiamo nella nostra mozione di accompagnamento, che ci auguriamo possa riscuotere un ampio consenso all'interno dell'Aula – è quello che prevede sgravi fiscali a livello di TARES o, Assessore, vedremo nella prossima settimana quale nuovo nome avrà la tassa per la riscossione sui rifiuti, per chi va a fare un servizio sociale, ovvero a chi va ad eliminare videopoker e quant'altro all'interno delle proprie attività, perché, come abbiamo già discusso ampiamente all'interno di quest'Aula, sappiamo che il fenomeno delle ludopatie è diventato un costo eccessivo per il Servizio Sanitario Nazionale; è un costo che incide moltissimo e se noi andiamo a fare un'operazione di questo tipo, possiamo andare ad abbattere quello che è un costo reale a livello nazionale che potrebbe avere delle ricadute positive, sapendo tanto che, purtroppo, chi va a gestire questi tipi di servizi poi non paga le tasse e lo Stato sconta, passando da diversi e diversi miliardi di Euro a pochi milioni. Quindi, io credo, che la Città di Torino può fare tranquillamente a meno di questi videogiochi, che chiamarli videogiochi è una parola forse un po' troppo soft. Quindi bisogna andare in una direzione completamente diversa. Ripeto, non c'è stato modo di poter intervenire anche soltanto in maniera positiva, perché l'iter che ci avete consegnato è un iter di due settimane. Il Regolamento è uscito blindato dalla Commissione, non si poteva intervenire, esattamente come le tariffe. Ci auguriamo, a futura memoria, il dibattito di domani che sugli emendamenti mi auguro che sia da monito per la Giunta, che per il prossimo anno si possa intervenire in maniera più rapida, già dall'inizio dell'anno e non andare a mettere in piedi una tassa che vessa i cittadini e lo fa - come ho detto prima - in maniera indiscriminata, ma soprattutto lo fa alla fine dell'anno, a giochi ormai fatti, senza la possibilità di poter valutare i gettiti, valutare quelli che sono i reali consumi, le reali produzioni di quantitativi di rifiuti. È per questo che siamo contrari a questo tipo di provvedimento e nella giornata di domani spiegheremo, emendamento per emendamento, quanto non vogliamo che questa tassa passi. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente Vicario) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Ringrazio e completerò l'intervento della mia Collega, entrando un po' più nel dettaglio sulle specifiche questioni delle due deliberazioni in oggetto. Però, vorrei cominciare raccontando anche un aneddoto un po' personale. Per quanto io sia una persona convintamente ecologista, quando ha cominciato a fare politica nell'allora Movimento degli Amici di Beppe Grillo, fui stupito da quanto interesse ci fosse per la tematica dei rifiuti, degli inceneritori, di tutto il problema relativo allo smaltimento dei rifiuti e, in effetti, all'epoca poteva sembrare forse un tema secondario rispetto ai grandi problemi come l'economia e così via. Però, credo che questa vicenda invece dimostri come lo smaltimento dei rifiuti è forse il maggior problema delle Città moderne ed è quello che rischia di renderlo insostenibile, perché da tutta questa vicenda, come dettaglierò poi anche nel seguito dell'intervento, si ha l'impressione che stia diventando sempre più insostenibile riuscire a smaltire la quantità di rifiuti che noi creiamo con le risorse economiche che noi abbiamo a disposizione. Se questo fenomeno continuasse a verificarsi e quindi la discrepanza fra le risorse che possiamo metterci e quello che costa smaltire i rifiuti, continuasse ad aumentare, dovremmo veramente riflettere sul fatto che le Città diventino insostenibili. Quindi questo diventa veramente un problema di vita o di morte per la civiltà urbana. Nello specifico, però, crediamo che si potrebbe fare molto per migliorare la situazione, quindi per ridurre i costi del trattamento dei rifiuti, renderli economicamente sostenibili e quindi su questo basiamo anche la nostra opposizione a queste deliberazioni. In particolare, comincerei dal Piano finanziario. Il problema fondamentale del Piano finanziario non è tanto l'articolazione specifica al suo interno, è il totale, cioè la somma totale dei costi di smaltimento dei rifiuti che sono troppo elevati, perché basta un semplice conto della serva per accorgersi che a Torino smaltire un chilogrammo di rifiuti costa, mettendo insieme differenziati e indifferenziati, circa 0,40 Euro al chilogrammo. Quindi ogni volta che noi buttiamo un chilogrammo di qualcosa, di fatto contribuiamo ad un costo di 0,40 Euro, che è un costo significativo. Forse, detto in questo modo sarebbe anche più facile far capire alla gente quanto è importante non generare rifiuti, però l'unica cosa che si può fare a questo punto, per arrivare veramente a migliorare la situazione nelle tasche dei cittadini è ridurre questi costi. Il problema è che questi costi elevati derivano da errori che sono stati fatti nella politica di gestione dei rifiuti in questa Città, perché noi consideriamo un errore sicuramente quella di non aver investito abbastanza sull'incremento della raccolta differenziata porta a porta e avere invece investito mezzo miliardo di Euro per costruire un inceneritore. Per cui, con tutte le osservazioni che possiamo anche comprendere sui tempi, sulle necessità, però di fatto l'inceneritore è una soluzione obsoleta, è una soluzione che non risolve il problema, perché in realtà brucia i rifiuti, invece di arrivare a valorizzarli, in qualche modo, per cui non è la risposta al problema dei rifiuti e sostanzialmente ha incrementato significativamente il costo dello smaltimento dei rifiuti in questa Città, visto che per portarli in discarica spendevamo 72 Euro a tonnellata, mentre adesso noi per portarli al Gerbido ne spendiamo un centinaio e in più lo Stato ce ne mette un altro centinaio sotto forma dei certificati verdi, sempre per ogni tonnellata, per cui se poi si comincia a dire, come pare, sono anni che va avanti questa discussione, succederà che al Gerbido non verranno più concessi i certificati verdi, mi aspetto che il gestore dell'impianto verrà a chiedere a noi un ulteriore aumento del costo di smaltimento dei rifiuti, quindi finiremo per pagare molto di più di quello che ci costava smaltirli in una discarica. Con tutto che le discariche sono il metodo meno indicato, quindi nessuno vuole riaprire le discariche. Però, è innegabile che questo aumento fortissimo dei costi dei rifiuti che c'è stato in questi anni, è legato anche a questa scelta di costruire un inceneritore. Quindi, alla fine, tutti i nodi vengono al pettine e questo si ripercuote, purtroppo, sui cittadini, che pagano alla fine a piè di lista il costo del servizio. Questo è un altro problema, perché noi siamo sostanzialmente prigionieri di AMIAT, quindi ha anche un bel dire l'Assessore, giustamente, che abbiamo fatto il bando e non si è presentato nessuno e alla fine gli unici che lo fanno sono AMIAT a quel prezzo lì, però siamo anche in una situazione in cui oggettivamente non si capisce come un operatore esterno potrebbe di punto in bianco arrivare in questa Città, a maggior ragione adesso che l'inceneritore è di proprietà dello stesso Gruppo IREN che possiede anche AMIAT, quindi avendo violato anche i principi di separazione tra la raccolta e lo smaltimento, non si capisce come farebbe un operatore diverso a venire qui sperando di poter costruire anche solo un meccanismo che si regge in piedi economicamente, non dico guadagnarci. Per cui, di fatto siamo legati mani e piedi e quindi noi scontiamo intanto il fatto che AMIAT, dopo averla venduta, è in mano ad IREN, la quale ha un debito di 2,5 miliardi di Euro, quindi sicuramente non può farci favori, non può farci economia e non può farci sconti; comunque, il fatto che AMIAT è una società che è stata gestita notoriamente con costi elevati, con sprechi, come sono state gestite tutte le Società Partecipate di questo Comune, la querelle sugli stipendi anche degli amministratori è cosa recente e vedremo se con la privatizzazione almeno questo sarà risolto definitivamente. Certo, è una privatizzazione a metà, perché poi di fatto il proprietario è di nuovo un'azienda controllata dalla politica. Comunque, sostanzialmente questo è un altro problema fondamentale, perché noi siamo prigionieri di questa scelta e siamo anche un po', se volete, prigionieri del costo elevato che ha il riscuotere questa tassa, perché scoprire che il 20% del costo totale di 200 milioni di Euro di fatto va nei costi di riscossione, per SORIS, eccetera, forse possiamo anche accollare una parte ai nostri cittadini che non pagano tanto volentieri, o forse non hanno più soldi per pagare. Però, anche questa è una questione che dovrebbe farci riflettere, quindi forse capire anche come intervenire su questo punto. Tenendo conto che, se vogliamo ridurre i costi in futuro e quindi abbassare la TARES, servono degli investimenti, perché l'unica via è riuscire da una parte a ridurre i costi di smaltimento e i costi operativi della raccolta, ma anche aumentare i ricavi, quindi incrementare quello che riusciamo a ricevere dalla valorizzazione del rifiuto. Per poter incrementare questo ricavo, bisogna che il rifiuto sia differenziato e lo sia in qualità sempre migliore. Quindi di fatto bisogna investire sui sistemi di raccolta porta a porta e sui sistemi di differenziazione. Ci sarebbero anche molte tecnologie interessanti, quelle di trattamento meccanico biologico, quelle di separazione meccanizzata dei diversi componenti, quindi non si deve neanche più richiedere ai cittadini di differenziare loro i materiali. Volendo investire in questa direzione, che tra l'altro è una direzione che crea posti di lavoro sul territorio, a differenza dell'inceneritore, che è un grosso investimento in un enorme caldaia, impianto con pochi posti di lavoro, creano anche posti di lavoro concretamente sul territorio. Però, a questo punto, si pone anche il problema di come trovare le risorse per investire in questa direzione. Noi, su questo abbiamo fatto una proposta, perché comunque, pur essendo prigionieri di AMIAT, noi crediamo che si debba chiedere ad AMIAT in questa fase un sacrificio, un'analisi dei costi. Quindi noi abbiamo presentato una mozione di accompagnamento, la prima, la quale chiede semplicemente all'Amministrazione di andare a chiedere al gestore del servizio dei rifiuti di preparare una propria spending review, quindi di farsi un po' un'analisi di tutto quello che spende e di dirci se e come, secondo loro, riescono a tagliare i costi del 10% in tre anni, o a tagliare i costi, oppure anche aumentare i ricavi, quindi in questo modo comunque arrivare ad un costo netto che cala del 10% in tre anni. È chiaro che il gestore, probabilmente a questo punto, oltretutto, essendo anche in mano ad un'altra società, ci potrebbe anche rispondere picche, però credo che sia doveroso in questo momento che il Consiglio Comunale si esprima e che la Città di Torino chieda, come fanno un sacrificio tutte le famiglie che dovranno pagare questa TARES e tutte le aziende che dovranno pagarla, cercano di tagliare i costi, dove possibile, non è accettabile che chi gestisce il servizio dei rifiuti, sapendo che tanto sarà pagata a piè di lista, possa far crescere i costi senza controllo. Quindi è necessario che la Città vada a negoziare questi costi e dica: "Va bene, tu gestisci il servizio, ma fammi delle proposte per ridurre i tuoi costi, in modo che io possa poi ridurre l'impatto della TARES sui cittadini e sulle aziende". Veniamo invece alla seconda deliberazione, che è quella delle tariffe, che vedono sostanzialmente un aumento, questo lo sappiamo tutti; un aumento che è molto diversificato, c'è anche chi spende qualcosa in meno, tipo i single, però per le famiglie numerose e per certe categorie di aziende, l'aumento è significativo. Per cui, a questo punto, torniamo al problema di prima. Però, vorremmo ribadire una questione. Intanto la questione che gli aumenti non possono essere fatti all'infinito, cioè abbiamo un bel dire che riprendendo l'analisi dei costi dal basso, costruendo tutto un modello che la ripartisca, eccetera, si arrivi a quella cifra lì e quindi è giusto che chi ha un ristorante paghi quella cifra lì. Però, poi c'è una questione di sostenibilità dall'altra. In qualunque modo ho calcolato la cifra che vado a chiedere all'azienda, piuttosto che alla famiglia, ma se l'azienda o la famiglia quei soldi non li ha, non può pagare e quindi è inutile andarglieli a chiedere. Anzi, ho capito anche la difesa fatta da una parte della maggioranza, anche in Commissione, dicendo: "Già le famiglie sono tartassate, non possiamo abbassare i costi per le aziende", la capisco, perché ci sono tante famiglie in difficoltà, però continuo a ribadire il fatto che se alla fine il costo che carichiamo sulle aziende per non caricare le famiglie, ammazza le aziende, il risultato è che l'anno prossimo ci saranno più famiglie in difficoltà, perché alcuni hanno perso il lavoro e ci saranno meno soldi, meno gettito fiscale con cui aiutare le famiglie in difficoltà, per cui bisogna anche stare un po' attenti. Si parte un po' spesso, specialmente da parte del centrosinistra, con questa idea che sulle aziende si possa caricare più o meno qualunque tipo di tassazione, tanto le aziende hanno un sacco di soldi, l'imprenditore gira con il macchinone e magari anche un po' ogni tanto evade, questo l'ho anche sentito dire in Commissione, comunque questo non è più vero. Magari è uno stereotipo, magari anche fondato sulla realtà dell'Italia di trent'anni fa, ma al giorno d'oggi ci saranno sicuramente gli imprenditori che navigano nell'oro e magari non pagano tutte le tasse, ma ci sono tantissimi imprenditori che non hanno più una lira che, anzi, ci mettono del loro per tenere in piedi le aziende e non hanno la possibilità di continuare ad aumentare i costi all'infinito, senza chiudere l'azienda. Per cui, forse sarebbe il caso di aggiornare un po' anche gli stereotipi a cui ci si riferisce quando si fanno le analisi politiche. Comunque, il problema finale è che sostanzialmente questa è una coperta corta e in più non è equa, perché l'unico modo equo di far pagare i rifiuti è che ognuno paghi per il servizio che usa, quindi arrivare a trovare il modo per cui ognuno, a livello di famiglie, probabilmente si riesce a fare a livello condominiale, come l'acqua, a livello di utenze non domestiche anche una per una, ma di pesare la quantità di rifiuti conferiti, misurare il volume, ci sono tanti metodi, tante tecnologie dell'utilizzo per sapere esattamente quali rifiuti di ciascun tipo ognuno conferisce. Ci sono anche già in uso, anche in Comuni della Provincia di Torino, non è che dobbiamo andare tanto lontano, ci sono tante sperimentazioni anche a Trento; c'è chi dà i sacchetti e conta il numero di sacchetti che vengono conferiti, c'è chi mette un chip, quindi apre il cassonetto, registra che hai aperto tu il cassonetto con la tua tessera, c'è il cassonetto che pesa. Ovviamente ci sono degli investimenti in tecnologia, non è una roba che fai domani mattina, però è quella la direzione in cui dobbiamo andare, perché alla fine quella è l'unica cosa equa che toglie ogni arma anche a chi vuole lamentarsi, magari senza neanche averne tanto la ragione. Per cui, se alla fine io misuro quello che produco, alla fine pago per quello che devo e in più, oltretutto, ho un forte incentivo a non produrre, quindi alla fine abbasso i costi di tutti. Mentre con il sistema attuale io incentivo a produrre tutta l'immondizia che voglio, perché tanto alla fine non me ne viene niente in tasca. Quindi, purtroppo, conoscendo l'utilitarismo delle persone, funziona che poi alla fine la gente butta via qualunque cosa, tanto per loro è indifferente. Quindi, veramente, se vogliamo arrivare a lungo termine a ridurre il peso della TARES, l'unica è riuscire ad arrivare ad un sistema di tariffazione puntuale, uno per uno, di quello che viene conferito. Noi, tra l'altro, l'avevamo chiesto nella mozione che è stata approvata, però, purtroppo la maggioranza ha eliminato quella parte, ma noi ritorniamo alla carica e cercheremo di convincervi che bisogna sperimentare dei metodi per arrivare alla tariffazione puntuale e al pagamento puntuale per quanto ognuno produce. L'altra questione è quella della ripartizione fra le utenze domestiche e non domestiche. Qui anche a me sembra strano, onestamente, questo 54, 46 che è venuto fuori, perché non è in linea con niente, né con gli altri Comuni, né con l'Europa, per cui va bene, nel senso che non possiamo che prenderlo così. Segnaliamo che questi famosi studi che abbiamo voluto con tanta fatica, sarebbero sicuramente da aggiornare, e questo, tra l'altro, è l'oggetto di un'altra mozione, la seconda mozione che avevo presentato, perché anche se magari i dati vengono aggiornati anno per anno, però l'impianto dello studio risale magari a 12 anni fa e quindi anche aggiornando i dati, non è detto che lo studio continui a funzionare. Comunque ci vorrebbe, se intendiamo proseguire su questa strada, perlomeno una revisione generale dell'impianto di questi studi. Alcuni sono addirittura del 2000, del 2001. In più, ci vorrebbe un po' di trasparenza, perché è stato veramente un po' triste questo tira e molla sull'avere lo studio, ed è soprattutto molto triste in particolare per un sostenitore del bene comune, sentirsi dire: "Questi studi alla fine te li do, ma non devono circolare, perché sono sotto copyright di AMIAT". A me risulta che siano studi che sono stati commissionati dalla Città di Torino, 100% Ente pubblico, AMIAT quando era 100% pubblico e, comunque, ci avete detto che è ancora al 51% pubblico, quindi è pubblico e poi il 49% è in mano ad IREN, che è a maggioranza pubblica, eseguiti dall'IPLA, che è un Ente al 100% pubblico, non si capisce perché questa roba pagata dai cittadini non possa essere pubblica, messa sul sito web, visibile a chiunque, consultabile da chiunque, ognuno dica quello che ne pensa. Cioè che ci sia un copyright, per cui questa roba non debba circolare, è veramente assurdo. Infine, noi avremmo voluto presentare un emendamento per ridurre l'aumento più elevato, non per fare un favore alle categorie che hanno avuto l'aumento del 20%, parliamo di utenze non domestiche, ma perché in questo momento, mentre uno sconto fa bene a tutti, però un aumento diventa insostenibile e può far chiudere l'azienda. Per cui, forse sarebbe stato meglio, secondo noi, essere più graduali, quindi magari invece che fare più 20, fare più 15, o fare più 10, per quelle categorie a prezzo... dare un po' meno sconto alle altre che diminuiscono. Avremmo voluto presentare l'emendamento, però, purtroppo gli Uffici non ci hanno dato i dati, per cui non possiamo avere gli studi, abbiamo chiesto di darci il gettito di ciascuna categoria per fare i conti e presentare noi una proposta a gettito zero, no, quello non si può avere, anche quello è nel copyright, il meccanismo è complicato, non si riesce a fare. In sostanza, noi, i dati per poter presentare un emendamento a questo proposito non li abbiamo, quindi l'emendamento non lo possiamo presentare e ci dispiace molto, perché di fatto il Consiglio Comunale non può intervenire su questa cosa. Non so se i Colleghi del PdL hanno avuto i dati per la proposta che volevano fare loro, però di fatto le possibilità di intervento da parte dell'opposizione sono state fortemente limitate. Infine, c'è la situazione dei mercati, che è quella forse più controversa, anche più contestata, diciamo in maniera più rumorosa. Secondo me, qui ci va una riflessione generale, nel senso che in Commissione da una parte gli operatori dei mercati ci hanno detto che non riescono a sopportare nessun tipo di aumento, che stanno già arrivando al limite, e così via; in effetti, se uno ti dice che paga 3.000, 4.000 Euro l'anno per un banco da mercato, che magari a Grugliasco paga 350 Euro, o che l'intero Auchan di Venaria paga 12.000 Euro, capisci che forse quei 3.000 Euro, 4.000 Euro non sono tanto sensati e di questi tempi veramente pensi anche che non sia tanto facile riuscire a pagarli. Però, dall'altra, giustamente c'è l'osservazione da parte degli Uffici, anche della maggioranza, che i mercati comunque contribuiscono per 5 milioni ad un servizio che ne costa 12 milioni, quindi il resto è comunque già ampiamente sovvenzionato. Bisogna capire però come stanno le cose, nel senso che se questi due dati sono entrambi veri, da una parte i mercatali non possono mettere più di 5 milioni, dall'altra il servizio non può costare meno di 12 milioni, il risultato è che chiudiamo i mercati, perché non sono ambientalmente sostenibili. L'unica conclusione logica è quella lì. Dato che credo che i mercati siano un patrimonio importante della Città, al di là poi dei posti di lavoro, eccetera, cioè di tutto quello che comporterebbe, forse bisognerebbe capire come fare ad arrivare in modo che queste due cifre si avvicinino. Di qui, un'altra proposta nella nostra mozione di accompagnamento, che è quella di sperimentare... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere, Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio ...forme di autogestione dei mercati, in modo che alla fine siano loro ad organizzarsi e a gestirsi e quindi a dimostrare se riescono a gestire questa roba con meno costi. L'ultima cosa, abbiamo presentato anche un emendamento alla mozione di accompagnamento della Lega che propone sconti, che condividiamo, peraltro, per chi non usa i video poker; noi vorremmo proporre che si studino degli sconti TARES per i cosiddetti negozi leggeri, quelli che vendono solo materiale senza imballaggio, con contenitori riutilizzabili, perché ci sembra assurdo che chi vende solo in questa modalità debba pagare la stessa TARES che paga chi distribuisce sacchetti, pacchi di cartone e imballaggi di ogni genere. Per cui, su questo ci rimettiamo anche alla buona volontà del Consiglio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ambrogio. AMBROGIO Paola Qualcuno dei Colleghi che mi ha preceduto ha esordito dicendo che la TARES sarà una stangata per i torinesi. Per noi, invece, la TARES, l'abbiamo detto, non la vogliamo, per noi è un vero e proprio bidone. Per questo oggi, perché sia chiaro anche all'Assessore, la TARES sarà per i torinesi un vero e proprio bidone, perché devo dire che nella discussione che abbiamo affrontato... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consigliere Marrone, lo metta giù, per favore. MARRONE Maurizio Non dà fastidio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Lo so, però non si può esporre. Continui Consigliere Ambrogio. AMBROGIO Paola È perché sia più chiaro, questa peraltro è la campagna che abbiamo voluto fare in città... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Possiamo invitare il Consigliere Marrone a togliere quel bidone? O sospendo i lavori della seduta. AMBROGIO Paola Questa è la campagna che abbiamo voluto fare in città per comunicare anche con i torinesi qual era la nostra posizione, perché è carta e finirà nel Cartesio. Volevo anche iniziare dicendo che noi ci aspettiamo dall'Assessore Passoni che almeno in questa sede, cioè dopo che ci sarà la discussione, domani con la votazione, almeno rispetto agli interventi che apportiamo come minoranza con le mozioni di accompagnamento, ci sia una certa disponibilità. Questa è la premessa, perché in realtà abbiamo affrontato, devo dire neanche per troppo tempo, in Commissione, la discussione sulle due deliberazioni legate alla TARES sul piano finanziario e invece sull'applicazione delle tariffe, una discussione che ha visto una partecipazione piuttosto accesa, puntuale, da parte della minoranza, la quale ha richiesto anche delle audizioni, in sede di Commissione abbiamo incontrato diverse categorie che hanno espresso le loro posizioni. Devo dire che avremmo voluto anche di più, ma in realtà, se non fosse stato per quanto richiesto dalla minoranza, determinate posizioni non le avremmo neanche conosciute così nel dettaglio. Non c'è stata, da parte della Giunta, da parte di questa maggioranza anche una disponibilità a maggiori approfondimenti anche con altre categorie. Parto dal dato finale, quello presentato nella deliberazione, che è quello di un costo che la Città di Torino dovrà andare a coprire per il trattamento, lo smaltimento dei rifiuti, per la raccolta e il trasporto di RSU, per il riciclo, raccolta differenziata, costi di spazzamento, lavaggi strade, che è di 204 milioni di Euro, una cifra importante, una cifra che è talmente importante da aver visto adesso, nella sua distribuzione, tra le varie categorie, tra le varie utenze domestiche o non domestiche, un consistente aumento a carico dei torinesi, siano essi privati o aziende. Un aumento consistente che noi abbiamo lamentato, anche per come è stato distribuito. Certo, noi, come Fratelli d'Italia, non riteniamo sia il caso in un momento così difficile di andare a colpire ulteriormente le famiglie, però anche all'interno delle utenze non domestiche abbiamo chiesto una distribuzione differente, abbiamo chiesto di equilibrare maggiormente la distribuzione anche di queste aliquote, tanto quella cifra deve entrare nelle casse del Comune, però, possiamo cercare di incidere in maniera meno pesante sulle attività commerciali o artigianali del territorio. Peraltro, molti di quelli che abbiamo incontrato in Commissione hanno lamentato, non solo l'aumento, ma anche il fatto di non trovarlo equo, perché se la Legge dice che chi più inquina più paga, secondo quanto emerge invece dalle deliberazioni che noi dovremmo andare ad approvare, in realtà non è così, perché in realtà c'è una distribuzione che non è così equa. Noi abbiamo chiesto di equilibrarla maggiormente. Ci sono delle categorie, che utilizzano maggiormente la raccolta dei rifiuti, per esempio, speciali, non si affidano al servizio AMIAT, o perlomeno non in maniera così pesante, eppure partecipano a questa distribuzione e si sono viste riconoscere anche un aumento notevole. Quindi noi, anche attraverso la mozione che abbiamo presentato, abbiamo chiesto alla maggioranza e all'Assessore per il futuro, perché ormai siamo alla fine dell'anno, il contratto quello è e quello dovremo pagare, però abbiamo chiesto di fare delle valutazioni per il futuro, perché di questi 204 milioni di Euro, certo, una parte considerevole è anche rappresentata dal servizio di raccolta porta a porta, che se è vero che noi dobbiamo procedere con la raccolta differenziata, raggiungere percentuali sempre maggiori, però il servizio porta a porta forse è un servizio che per vedere un aumento, quello che adesso dovremo andare a raggiungere, prevede ancora dei costi che noi come Amministrazione non ci possiamo più permettere. È come il cittadino che vuole la bella macchina, ma purtroppo più che il motorino non riesce a comprare. Qui è uguale. Noi dobbiamo anche fare i conti con quello che abbiamo e con quello che possiamo fare. Attraverso la mozione, abbiamo presentato anche una serie di riflessioni su alternative che sono possibili, che sono già state sperimentate, per esempio, in altre Regioni o in altri Stati, dall'Emilia Romagna con delle isole ecologiche di prossimità, che era un po' l'esempio sul quale noi volevamo far riflettere l'Assessore, delle isole ecologiche di prossimità che, attraverso la presentazione di un microchip, consentirebbe in realtà al privato... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Perché è finito? FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Può continuare, però le ricordo che sono sette o quindici. Per me continui, poi al limite... AMBROGIO Paola Rispetto alle isole ecologiche di prossimità, per cui uno realmente attraverso un microchip dovrebbe essere anche maggiormente incentivato alla realizzazione della raccolta differenziata, perché andrebbe a pagare quello che effettivamente produce. E non come adesso, che ovviamente è un calcolo che per metà è corretto e per metà no. Abbiamo visto in Commissione che sono tanti gli elementi che si inseriscono, mentre invece noi dobbiamo andare su qualcosa di più preciso e più mirato. Quindi ci saranno dei contenitori, delle isole ecologiche che, per carità, non è il porta a porta sotto casa, che peraltro crea anche molti problemi in molte parti della Città, tanto è vero che vediamo che nel nostro centro non è stato possibile realizzarlo, perché i costi, peraltro, qui sarebbero ancora maggiori delle altre parti della Città, perché le vie sono strette, quindi per una questione logistica, per una questione anche di presenza di questi bidoni, contenitori all'interno dei nostri cortili. Quindi queste sono delle alternative. In Finlandia anche ci sono degli esempi di aree di questo tipo, in Svezia, Israele. Quindi delle realtà concrete, sulle quali noi chiediamo solo alla Giunta e all'Assessore di ragionare, perché se in quella direzione, cioè di un maggior raggiungimento di raccolta differenziata, noi dobbiamo andare, è anche giusto e ragionevole che in questo senso l'Amministrazione faccia quanto è possibile per non andare ad incidere ulteriormente sui cittadini, sui torinesi. Non voglio stare a fare quelle considerazioni che abbiamo già affrontato in Commissione sul fatto che altre Città italiane, ma anche altri Comuni del Piemonte, sono riusciti a contenere molto di più le tariffe. Non so per quale ragione, l'Assessore ha cercato di spiegarcelo in Commissione, però il dato di fatto è che non siamo riusciti a contenerle come hanno fatto altri. Quindi io su questo ne prendo atto, però voglio chiedere invece all'Assessore un impegno preciso per il futuro. Un impegno a non voler andare ad incidere ulteriormente sui torinesi e a cercare di fare quello che sarà possibile. Quindi di valutare anche delle proposte alternative, che sono già sperimentate, che quindi per la Città di Torino noi chiediamo di mettere in piedi un Tavolo per poter approfondire l'argomento, però è un qualcosa che già esiste, è già stato sperimentato da altre parti e che concretamente potremo fare anche nella nostra Città. Sulle altre proposte della mozione, interverrà il Consigliere Marrone per meglio definirle. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Sinceramente sul Piano finanziario ritengo che la mia Collega Ambrogio abbia già detto abbastanza, soprattutto perché poi è il punto nodale sul quale cercare, almeno per il futuro, di andare a ridurre il costo complessivo, che traduciamo poi in tariffazione TARES sulle spalle dei cittadini. Mi limito solo preliminarmente, prima di continuare ad illustrare le proposte che Fratelli d'Italia nel merito avanza con una mozione di accompagnamento alla Giunta e a questo Consiglio Comunale, a sottolineare la profonda delusione per come questa Sala Rossa sta affrontando il dibattito, perché c'è oggettivamente un tasso di assenza dei Consiglieri che hanno dato la presenza. |