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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 21 Ottobre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 6

Relazione dell'Assessore Passoni sul bilancio di previsione 2013.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo alla relazione dell'Assessore Passoni sul Bilancio di Previsione 2013. Vi
faccio presente anche che è pervenuta a tutti i Colleghi la copia della relazione dei
Revisori dei Conti a questo Bilancio.
La parola all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
La presentazione a fine ottobre del Bilancio di Previsione 2013 non è figlia della
volontà dell'Assessorato al Bilancio e dell'Amministrazione di privare il Consiglio
Comunale della discussione di uno degli atti fondamentali, se non il principale, di
programmazione della vita amministrativa della Città.
Non sfugge ai Consiglieri la turbolenza, per usare un eufemismo, con cui il Governo
e il Parlamento hanno affrontato negli ultimi sei mesi alcuni temi cruciali per la
scrittura di un Bilancio sostenibile e veritiero.
La questione dell'IMU con le diverse versioni di rimodulazione, che abbiamo visto
apparire e scomparire nel giro di poche settimane, ha impegnato l'Amministrazione e
gli Uffici nella scrittura e riscrittura di numeri e tabelle; una sorta di tela di Penelope
che si è conclusa con l'abolizione dell'imposta sulle prime case - almeno per la
prima rata - e la rassicurazione ministeriale di un impatto neutro per le casse dei
Comuni.
Ulteriori incertezze finanziarie hanno riguardato anche altri importanti capitoli: i
trasferimenti dello Stato, con le riduzioni al Fondo sperimentale di riequilibrio e
quello perequativo; i tagli imposti dalla spending review, anch'essa modificata nel
corso del 2013; l'introduzione della nuova imposta sui rifiuti, la TARES. Tutti temi
sui quali mi soffermerò più avanti.
È evidente che l'impatto che questo insieme di norme ha avuto sui conti 2013 è stato
molto negativo, peggiorando in maniera significativa le aspettative dell'anno.
Ciò che questa ennesima stagione di riforme e, spesso, di controriforme della finanza
pubblica si lascia alle spalle è la percezione di una mancata programmazione
strategica; ne è prova l'eccessivo uso, su una materia così delicata e complicata, della
decretazione d'urgenza che, oltre a mortificare il ruolo del Parlamento, non consente
al sistema degli Enti Locali, ai Sindacati, alle imprese, al mondo economico in
generale, di interloquire in maniera approfondita e competente nella formulazione
delle norme e delle Leggi.
Sempre più spesso - e ad onor del vero non solo in quest'ultimo anno - ci siamo
trovati di fronte ad un prendere o lasciare, in cui il lasciare avrebbe significato
abbandonare le Città al loro destino, proprio in un momento in cui invece la politica
deve assurgere al ruolo di guida anche nella difficoltà del momento.
Un esempio per cercare di rappresentare al meglio ciò che intendo, quando parlo di
una mancata programmazione strategica: proprio mentre si avviava l'applicazione
della norma sblocca crediti, lo Stato ritardava di ben quattro mesi il trasferimento
delle somme in sostituzione dell'IMU sulla prima casa, facendo ricevere ai Comuni il
10 ottobre ciò che avrebbero incassato ordinariamente il 16 giugno. Per il nostro
Comune, ha voluto dire ben 85 milioni in meno nelle casse per oltre 120 giorni.
Ecco perché siamo arrivati ad ottobre, discutendo di un documento che si avvicina
molto ad un consuntivo, piuttosto che ad un Bilancio di previsione.
Su questi temi l'ANCI, anche sotto la guida del Sindaco Fassino, ha fatto sentire in
maniera forte e vigorosa la voce degli Enti Locali e si stanno ottenendo, almeno per
il 2014, risultati importanti.
Come rilevato da Banca d'Italia nel suo bollettino economico per l'ottobre 2013
l'espansione dell'attività economica globale prosegue, ma risente di una perdita di
slancio delle economie emergenti.
Le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso degli organismi internazionali,
anche se negli ultimi mesi sembra essersi arrestato il rallentamento dell'economia
cinese. Nell'area dell'Euro il prodotto è tornato a crescere nel secondo trimestre di
quest'anno, dopo sei cali consecutivi. Gli indicatori congiunturali più recenti
prefigurano una prosecuzione della ripresa a ritmi moderati anche verso la fine del
2013. I segnali però sono ancora incerti.
Anche l'Italia è al punto di svolta; nell'economia emergente invece si è accentuato il
rallentamento, in particolare di quelle più esposte ai movimenti di capitali verso
l'estero.
I dati, nell'insieme, sono incoraggianti, ma non rendono meno difficili le sfide della
politica economica. Negli Stati Uniti l'esperienza passata non offre una bussola per
orientare i tempi del ritiro degli eccezionali stimoli monetari che i mercati hanno già
cominciato a scontare, alzando i tassi alla lunga e riducendo gli investimenti più
rischiosi e nell'Euro-area, invece, i lavori dei vari cantieri aperti da oltre un anno per
aumentare l'integrazione, avanzano lentamente. Le misure di sostegno negli Stati più
deboli non paiono sufficienti.
In Italia il recupero parte da un punto così basso e l'emergenza occupazionale è così
estesa da esigere misure incisive per il rilancio della competitività, senza rimettere in
discussione gli equilibri dei conti pubblici.
In questo quadro macroeconomico, meno positivo di quello prospettato ad aprile
della prima metà dell'anno, il Governo si è impegnato a mantenere un indebitamento
netto per il 2013 entro la soglia del 3% del prodotto interno lordo e, a tal fine, è stato
approvato lo scorso 9 ottobre un intervento correttivo dell'1% del prodotto stesso.
L'avanzo primario rifissato al 2,4% del prodotto interno stesso.
Nella nostra Regione lo scorso anno è proseguita la fase negativa dell'economia
piemontese iniziata nell'estate 2011. In base alle stime riportate dalla Banca d'Italia
nel suo focus sull'economia piemontese del giugno 2013, il PIL regionale in termini
reali è diminuito nel 2012 del 2,3%, in misura analoga alla media nazionale.
Nell'anno precedente era ancora cresciuto dello 0,9%.
La domanda interna nell'industria è calata, riflettendo la debolezza dei consumi delle
famiglie e degli investimenti delle imprese. Quella estera, pur rallentando
sensibilmente, ha continuato a fornire un contributo positivo, grazie all'esportazione
nei Paesi non appartenenti all'Unione Europea.
Nel complesso il fatturato e la produzione del valore aggiunto sono tornati a
diminuire; la redditività delle imprese nel 2011, scesa ai valori del 2007, è
ulteriormente peggiorata in Piemonte.
Nelle costruzioni la diminuzione del valore aggiunto ha riflesso l'indebolimento
della domanda pubblica e privata; nella residenziale le compravendite si sono ancora
ridotte, scendendo a valori inferiori a quelli del 2006, mentre è cresciuto
notevolmente il numero di nuove abitazioni invendute. Vi si è associato un
significativo peggioramento nella situazione economico-finanziaria delle imprese
dell'intera filiera immobiliare.
Anche nel terziario il valore aggiunto è tornato a calare, dopo la modesta espansione
dei due anni precedenti ed il settore continua a risentire la debolezza dei consumi,
condizionata dalla dinamica negativa del reddito disponibile delle famiglie.
Nel comparto del commercio al dettaglio la riduzione del fatturato in termini reali
sarebbe diminuito anche nel 2012 ed è diminuito nel 2013 e in quello turistico la
dinamica degli arrivi e delle partenze si è indebolita, riflettendo il calo della
componente nazionale a fronte di un'espansione significativa del turismo straniero,
specialmente nella provincia di Torino e nella nostra Città.
Infine sul mercato del lavoro, lo scorso anno l'occupazione è tornata a diminuire in
maniera intensa nell'industria e tra i giovani. Il tasso è salito al 9,2%, il valore più
elevato tra le regioni del Nord. L'aumento ha interessato tutte le classi di età, ma è
stato più forte tra i giovani, tra i 15 e i 24 anni in particolare ed il tasso si è più che
raddoppiato sul 2008. Il nuovo peggioramento della congiuntura si è anche riflesso in
una ripresa del ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria e gli indicatori di
disagio economico delle famiglie piemontesi orientano ed evidenziano un ulteriore
deterioramento attestandosi su valori peggiori rispetto alla media delle regioni del
Nord-Ovest, anche se migliori di quella nazionale. E tuttavia, nello specifico, la
nostra Città sta affrontando un momento ancora evolvendo. Non più solo Città
fabbrica, l'abbiamo detto tante volte, perché non vogliamo perdere la vocazione
industriale, ma anche Città che si afferma tuttora come produttrice di servizi, cultura
ed innovazione. Una Città che si è reinventata. Una Città che nel 2013 ha visto
realizzarsi il World Master Games con 48.000 presenze; ha fatto e organizzato nuove
mostre come il "Collezionista di Meraviglie", l'Ermitage di Basilewsky e altre
iniziative importanti e sta programmando una nuova mostra importante con 10.000
prenotazioni web, la mostra su Renoir.
Una Città che ha riconvertito ex residenze o fabbricati dismessi, come l'esperienza di
via Caraglio, confermando che dopo l'inaugurazione del nuovo Campus 2012 la
Città investe e conferma la vocazione universitaria, culturale e turistica.
Non dimentichiamo, peraltro, che tra poco più di un anno la nostra Città sarà uno dei
centri attrattivi di un evento, pur non localizzato in questa Provincia, quale l'Expo
2015 di Milano.
Quest'anno sono meno di 15 milioni di Euro i trasferimenti che la spesa corrente
riceverà dallo Stato, ora denominati FSR o Fondi di solidarietà. A ciò si devono
aggiungere circa 41 milioni di tagli statali per la spending review nazionale e circa
20 milioni in meno sull'IMU per via delle sovrastime del MEF nel 2012 sul gettito e,
conseguentemente, sulla riduzione del Fondo dell'anno scorso.
La manovra quindi è stata incentrata ancora su alcune linee prioritarie di
ristrutturazione della spesa, sempre ispirate al budget a base zero. Abbiamo lavorato
per mantenere invariato il livello di spesa sociale, revisionato e rimodulato le entrate
ordinarie, ridurre il debito, ridurre drasticamente i residui attivi e passivi.
Minori trasferimenti, ma con l'obbligo per Legge di garantire i servizi locali. È tanto
facile cambiare una cifra di trasferimento, quanto difficile a valle tagliare un servizio,
produrre un servizio minore. È molto più complicato per noi riprogettare i servizi, ci
vuole tempo, pazienza, consenso e una fase di crisi magari meno aspra e una
congiuntura più morbida di questa. Troppo spesso la politica, nel gioco delle parti di
chi è maggioranza e opposizione, di Ente in Ente, rischia di speculare ai fini di
consenso, rendendo difficile la comprensione vera della politica di fase economica.
Anche quest'anno merita una menzione il tema della spesa per il personale,
condizionata fortemente da criteri e parametri di controllo che hanno reso il
contenimento di tale tipologia di spesa uno dei principali obiettivi finanziari, a cui
anche la politica degli Enti Locali deve necessariamente uniformarsi.
Quest'anno il contenimento, però, del costo generale consente l'ingresso di numerosi
nuovi lavoratori, dopo i Vigili, gli ex dipendenti dello CSEA, ora si avvia la fase per
assumere circa 90 nuovi dipendenti nella Macchina Comunale.
Analizzando il dettaglio dei conti aggregati, si può riassumere in sintesi che il
Bilancio pareggia 1.364 milioni di Euro, senza alcuna applicazione di avanzo, dove il
2013 è stato interamente vincolato a rischi su perdite di crediti. In particolare, le
entrate tributarie saldano in 899 milioni, in aumento, ma per il cambiamento della
classificazione delle entrate statali.
Le entrate extratributarie (canoni, concessioni, interessi ed altro) ammontano a 274
milioni, in flessione rispetto agli anni precedenti, principalmente per la
riclassificazione della CIMP tra le entrate tributarie e per l'azzeramento soprattutto
dell'applicazione alla parte corrente di oneri di urbanizzazione e plusvalori vari.
Criteri di massima prudenza finanziaria hanno suggerito contenute previsioni di
entrata, sia per sanzioni, come per il 2012, che per altre entrate extratributarie e così
la manovra risultante consente di non destinare entrate una tantum a copertura di
spese ripetitive.
Il Bilancio 2013 è stato improntato anche ad un profilo di consolidamento e
maggiore solidità, come peraltro raccomandato dagli organismi di vigilanza interni
ed esterni, nell'esercizio di funzioni ordinarie di controllo e indicato da Giunta e
Consiglio con la delibera programmatica dell'inverno scorso.
Il Patto di Stabilità ha un impatto nel 2013 ancora pesante sul Bilancio della Città di
Torino, richiedendo necessariamente iniziative sul fronte dell'entrata, unitamente
all'impostazione della revisione della spesa nella formazione delle previsioni, un
Piano straordinario di dismissioni mobiliari e immobiliari. Il suo alleggerimento,
però, ottenuto mediante interventi normativi, permette una programmazione
leggermente meno dura dell'anno passato.
Anche quest'anno con il contrasto all'evasione fiscale, caratterizzato da nuove
funzioni dei Comuni, ma anche da nuovi poteri, la Città si assicura 31 milioni di
entrate anche mediante un'accelerazione dell'integrazione delle banche dati esistenti.
In un quadro generale, in cui la Città non ha aumentato alcuna aliquota tributaria,
anzi ha alleggerito quelle della CIMP e aumentato l'esenzione IRPEF, l'unica vera
novità riguarda la TARES.
La normativa ha confermato che il tributo comprenderà la quota ambientale per lo
smaltimento dei rifiuti e, aggiunta, la quota servizi per la sicurezza, illuminazione e
gestione delle strade, i cosiddetti servizi indivisibili, che non riceveremo noi.
La componente dei rifiuti della TARES è proporzionata alle quantità e alle qualità
medie ordinarie dei rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla
tipologia delle attività svolte.
Nel contesto di crisi per il 2013 vengono rafforzate le agevolazioni: sconto del 10%
sugli importi da pagare per la TARES a tutti i 4.500 nuclei familiari composti da
cinque o più persone, che vivono in un appartamento non più grande di 80 metri
quadrati; incremento della percentuale di riduzione della tassa per le migliaia di
famiglie torinesi con reddito ISEE sotto i 24.000 Euro.
Tra le misure varate per alleggerire sulle famiglie il peso della nuova tassa sui rifiuti
che, come previsto, introduce nel sistema del calcolo il numero delle persone che,
fatalmente, inevitabilmente, la porta ad incidere in misura maggiore sui nuclei più
numerosi, spicca la riduzione concessa sulla base della dichiarazione ISEE che,
rispetto a quanto avvenuto negli anni passati per la TARSU, sale dal 20% al 25% per
redditi dal 17.000 a 24.000 Euro; dal 30% al 35% per quelli che vanno da 13.000
Euro a 17.000 Euro ed è confermata al 50% per quelli fino 13.000 Euro. Oltre, per
quanto riguarda le utenze non domestiche, al fatto che gli aumenti massimi proposti
dalla tassa sono contenuti nel limite del 20% per quelle categorie come bar,
ristoranti, pizzerie e banchi alimentari, che producono rifiuti organici, per le quali
erano previsti incrementi superiori fino all'80%, mentre non sono superiori al 4% le
attività artigianali. Per il resto delle categorie, la maggioranza, diminuiscono, o
vengono confermate le tariffe del 2012.
Abbiamo adottato queste misure per attenuare sulle famiglie più numerose gli effetti
dell'applicazione del principio previsto dalla Legge secondo cui il costo maggiore
del servizio della raccolta rifiuti deve ricadere su chi ne produce di più. La
convenzione TARES dice che chi ne produce di più sono le famiglie più numerose e
le imprese che producono rifiuti umidi.
Per quanto concerne la spesa, invece, in parte corrente, si rileva una flessione
generale. Gli oneri derivanti da interessi e quote capitali dei mutui, fin qui contratti,
ammontano a 224 milioni di Euro, composti da 120 milioni di rimborsi per quote
capitali e 122 milioni di interessi passivi. Complessivamente il 7% in meno rispetto
al 2012.
La spesa Servizi Educativi e Socio-assistenziali è mantenuta ai livelli dello scorso
anno: 106 milioni di spesa diretta per il Welfare, 73 milioni per il Sistema Educativo.
E, più in generale, le scelte di Bilancio confermano l'offerta complessiva dei servizi
al cittadino.
Ci siamo posti l'obiettivo di raggiungere l'equilibrio di Bilancio senza fare ricorso
ulteriore alla leva fiscale per aumentare le entrate, ma contenendo la spesa attraverso
la revisione dei contratti di servizio, la programmazione accurata di ogni singolo
Assessorato, un'attenta gestione di ogni singola attività introducendo, se necessario,
nuovi modelli organizzativi. In ogni caso, cerchiamo di ottimizzare al massimo
l'impiego delle sempre più scarse risorse disponibili, avendo come punto fermo il
mantenimento dei servizi.
Un altro aspetto rilevante è costituito dal processo di razionalizzazione delle spese
attraverso l'individuazione di inefficienze e diseconomicità, come ad esempio lo
strumento della VIE, la Valutazione di Impatto Economico su tutti i provvedimenti
comportanti oneri, riflessi futuri sulla spesa corrente.
Il Bilancio prevede il Piano Triennale degli investimenti, che sinteticamente può
essere definito equo nella sua distribuzione territoriale e basato su priorità già da
tempo ben individuate dall'Amministrazione, fermo restando comunque che
trattandosi di un piano dinamico, esiste la possibilità di revisioni, qualora nuovi
contingenti e condizioni lo rendessero necessario.
Il Piano 2013-2015 è stato elaborato sulle linee e sulla base delle richieste formulate
dalle singole unità organizzative; un programma di investimenti che punta
prevalentemente alla realizzazione di micro-interventi, da cui tanto dipende la vita e
la qualità della vita nella Città.
La spesa in capitale quindi prevede 177 milioni di investimenti, suddivisi tra 65
milioni di Euro per opere pubbliche, 7 milioni di Euro per manutenzioni
straordinarie, 105 milioni di Euro per altri investimenti.
Sono cifre, certo, che scontano la stretta finanziaria nazionale sul debito e sugli
investimenti, ma ancora importanti, se contestualizzati nel divieto costituzionale di
contrarre il debito per investimenti dal 2013, che permettono di continuare il lavoro
di rinnovamento della Città, nella prospettiva del mantenimento degli straordinari
interventi realizzati negli anni passati.
A proposito di debito a medio-lungo termine per investimenti, dopo essere stato
ridotto nel 2011 di 32 milioni e nel 2012 di 82 milioni, nel 2013 scende, anzi, è sceso
di 119 milioni; un trend che lo porterà nel 2014 sotto la soglia, direi psicologica, dei
3 miliardi di Euro.
Approvare il Bilancio preventivo a novembre è una contraddizione in termini forse,
ma è forse una buona rappresentazione di come il sistema e il tema della finanza
locale sia stato trattato dallo stato centrale negli ultimi anni.
Alla crisi economica si sommano un quadro normativo incerto e sempre in
evoluzione e l'impossibilità da parte degli Enti Locali di poter programmare con la
necessaria serenità.
Ad oggi sul 2014, guardando un po' più in là, il quadro di finanza locale è tutt'altro
che stabile. Le compensazioni sull'IMU 2012 e 2013 sono ancora tutte da costruire,
mentre è in corso, proprio in queste ore, un dibattito sui più importanti quotidiani
economici nazionali in merito all'interpretazione della relazione tecnica del
Ministero sulla nuova TASI, la nuovissima tassa sui servizi indivisibili, di cui ad
oggi non conosciamo ancora i criteri di applicazione, ma soltanto l'ammontare
complessivo. Secondo le prime stime, la TASI peserà 3,7 miliardi con l'aliquota base
all'1%, più dell'IMU che valeva 3,3 miliardi, ma meno della somma tra IMU e
TARES, 4,7 miliardi di Euro.
E, seppure in un mare così agitato, la Giunta è chiamata al duplice compito di
superare la tempesta della crisi internazionale, mantenendo la rotta definita dal
proprio programma di rilancio della Città e, naturalmente, mantenere
prevalentemente una cosa, la coesione sociale, l'insieme dei comportamenti e dei
legami di solidarietà che tengono unita una comunità chiamata a superare una prova
difficile.
Sono coerenti con questa impostazione gli sforzi per mantenere inalterata la spesa di
welfare. La progressiva diminuzione di risorse che ha colpito il Bilancio della Città
ha interessato in minima parte i contributi destinati alle prestazioni assistenziali
destinate alle fasce più deboli e sono coerenti con queste impostazioni, scelte come
quelle operate nel settore della scuola d'infanzia. In uno scenario caratterizzato da
grandissime limitazioni alle assunzioni e l'impossibilità di costruire nuovi istituti
scolastici, si badi, questa impossibilità non è figlia né della crisi, né di fantomatiche
letture della situazione del Bilancio della Città di Torino. È complesso per qualunque
Amministrazione Pubblica garantire questo diritto fondamentale con le proprie sole
forze.
A Torino cerchiamo di garantire a tutti i bimbi un percorso formativo ed educativo
completo. Lo facciamo investendo molte risorse economiche e professionali nella
scuola pubblica e cercando di sopperire ai continui tagli e alle molteplici riforme che
in questi anni hanno cercato di affossarla. Ma dove non riusciamo ad arrivare, è
molto importante, in un'ottica di collaborazione, anche il contributo delle scuole
paritarie.
È il tempo della politica e di scelte che sappiano confrontarsi con uno scenario
profondamente mutato. Dobbiamo continuare a dare welfare di qualità a fronte di
sempre meno risorse e per farlo dobbiamo avere il coraggio di rivedere l'intero
schema dei servizi.
Lo scenario è profondamente mutato anche nelle politiche che interessano la
trasformazione della Città. Il 2013 è il primo anno in cui gli introiti provenienti dagli
oneri di urbanizzazione e il plusvalore non sono utilizzati per finanziare spesa
corrente, ma sono destinati agli investimenti, in ossequio, certo, ai rilievi della Corte
dei Conti, ma anche al principio di buona amministrazione negli anni
progressivamente conseguito, è stato raggiunto questo obiettivo importante. Il
raggiungimento consente di avere per la Città una situazione finanziaria più
equilibrata, ma per contro limita le capacità di intervento con risorse proprie.
Se nel periodo precedente all'insorgere della crisi economica era pensabile che la
Città contribuisse pesantemente alla realizzazione di grandi opere pubbliche ed
infrastrutturali (come ad esempio la Metropolitana), l'attuale scenario non consente
di replicare questo modello di trasformazione. La copertura del Passante e la
realizzazione del viale di collegamento sono interventi possibili grazie soprattutto a
risorse di Enti sovraordinati. Mentre le risorse della Città destinate ad investimenti
sono tutte indirizzate ad opere di manutenzione ordinaria e straordinaria del
patrimonio esistente.
I primi anni del 2000 sono stati per Torino gli anni delle grandi trasformazioni
urbanistiche e anche delle immissioni di grandi capitali pubblici nel sistema
economico locale; gli anni della riconversione della Città e della scommessa sulla
vocazione turistica e culturale.
Il secondo decennio del millennio deve consolidare questa vocazione, proseguendo il
percorso di qualificazione del territorio, riconvertendo gli spazi industriali
abbandonati, ma avendo ben presente che la congiuntura economica non consente e
non consentirà un intervento diretto dell'Amministrazione nella misura di quello
sperimentato solo pochi anni fa.
In questo ambito le nuove trasformazioni urbanistiche avranno sempre grande
importanza, ma guardando al passato dobbiamo fare tesoro dell'esperienza
accumulata. Esse da sole non potranno riqualificare la Città; solo ampi settori della
Città, ma non saranno più sufficienti a garantire risorse per finanziare grandi
investimenti infrastrutturali, i quali, senza il ricorso di risorse pubbliche nazionali,
rischieranno di restare sogni nel cassetto.
È il caso di Variante 200 e di quei milioni di metri quadri di Città ancora occupati da
aree dismesse, ex industriali o militari, ambiti di una riqualificazione necessaria in
una Città che, come dicono i dati dell'anagrafe applicati alla TARES, ha una densità
abitativa bassa e che deve recuperare nuove vocazioni attrattive, anche diverse dalla
residenza e dal terziario puro.
In questi anni di crisi economica, la direzione degli interventi dei Governi che si sono
succeduti, può essere così riassunta: fortissima riduzione dei trasferimenti, che nelle
intenzioni del Legislatore doveva essere compensata dal gettito garantito da nuove
tasse locali; tasse che avrebbero dovuto dare al tempo stesso una nuova autonomia ai
territori in senso federale. Nella realtà dei fatti la composizione delle aliquote è stata
sempre fortemente influenzata dallo Stato centrale e gli Enti Locali non hanno mai
potuto confrontarsi con un'invarianza vera delle cifre a disposizione.
Troppo spesso stime errate da parte del Ministero delle Finanze, o affrettate riforme
senza valutare a fondo i numeri risultanti. Questo quadro è ulteriormente complicato
dall'effetto contemporaneo della crisi economica e dall'aumento della pressione
fiscale sui cittadini, che ha causato un maggior ricorso ai servizi assistenziali a
richiesta di esenzione.
Una spirale come quella appena descritta spinge gli Enti Locali in una posizione
poco invidiabile: esattori, bersaglio dello scontento dei cittadini e, al tempo stesso,
quotidianamente impegnati a rispondere a bisogni crescenti con risorse sempre più
limitate.
Proprio mentre per la prima volta, da anni, i dati macroeconomici contenuti
nell'ultimo bollettino della Banca d'Italia inducono ad un cauto ottimismo, i
fondamentali sembrano muoversi in una direzione di attività di una timida ripresa.
Per contribuire a dare sostanza a questi segnali di risveglio, la Città di Torino ha
aderito al Decreto sblocca-crediti per liberare i propri crediti congelati, 238 milioni di
Euro che vanno a sostenere la nostra economia reale. Due anni fa la Città è uscita dal
Patto di Stabilità, per consentire anche alle imprese attive nei cantieri finanziati dal
Comune e ai loro lavoratori di sopravvivere alla crisi. Oggi, con una scelta di finanza
pubblica come questa, che peraltro sperimentammo due anni fa, pur in una deroga, in
una violazione del Patto, scegliamo di immettere nuova liquidità in un sistema
inceppato, sperando che possa tornare a correre. E le indagini conoscitive di
Bankitalia confermano la positività della misura nazionale sull'economia reale
tramite interviste reali alle imprese.
E concludo. Questo Bilancio è frutto del lavoro della professionalità di persone che
con dedizione hanno accompagnato il percorso. A tutti loro va il mio ringraziamento
per la professionalità e la capacità indiscussa. Un grazie alla Giunta, al Sindaco per la
collaborazione nella formazione del Bilancio, ai revisori dei conti, nuovi in questo
Bilancio preventivo, il primo per loro, per la loro delicata funzione. Un grazie
particolare, per il lavoro svolto, anche alla I Commissione e nelle altre, anche per i
tempi ristretti e la complessità dei temi affrontati.
"Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi", diceva Nietzsche.
Questo Bilancio nasce quasi postumo, ma come ci ha insegnato Nietzsche, talvolta
per essere capiti, occorre che il proprio tempo sia passato.

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