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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo alla relazione dell'Assessore Passoni sul Bilancio di Previsione 2013. Vi faccio presente anche che è pervenuta a tutti i Colleghi la copia della relazione dei Revisori dei Conti a questo Bilancio. La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) La presentazione a fine ottobre del Bilancio di Previsione 2013 non è figlia della volontà dell'Assessorato al Bilancio e dell'Amministrazione di privare il Consiglio Comunale della discussione di uno degli atti fondamentali, se non il principale, di programmazione della vita amministrativa della Città. Non sfugge ai Consiglieri la turbolenza, per usare un eufemismo, con cui il Governo e il Parlamento hanno affrontato negli ultimi sei mesi alcuni temi cruciali per la scrittura di un Bilancio sostenibile e veritiero. La questione dell'IMU con le diverse versioni di rimodulazione, che abbiamo visto apparire e scomparire nel giro di poche settimane, ha impegnato l'Amministrazione e gli Uffici nella scrittura e riscrittura di numeri e tabelle; una sorta di tela di Penelope che si è conclusa con l'abolizione dell'imposta sulle prime case - almeno per la prima rata - e la rassicurazione ministeriale di un impatto neutro per le casse dei Comuni. Ulteriori incertezze finanziarie hanno riguardato anche altri importanti capitoli: i trasferimenti dello Stato, con le riduzioni al Fondo sperimentale di riequilibrio e quello perequativo; i tagli imposti dalla spending review, anch'essa modificata nel corso del 2013; l'introduzione della nuova imposta sui rifiuti, la TARES. Tutti temi sui quali mi soffermerò più avanti. È evidente che l'impatto che questo insieme di norme ha avuto sui conti 2013 è stato molto negativo, peggiorando in maniera significativa le aspettative dell'anno. Ciò che questa ennesima stagione di riforme e, spesso, di controriforme della finanza pubblica si lascia alle spalle è la percezione di una mancata programmazione strategica; ne è prova l'eccessivo uso, su una materia così delicata e complicata, della decretazione d'urgenza che, oltre a mortificare il ruolo del Parlamento, non consente al sistema degli Enti Locali, ai Sindacati, alle imprese, al mondo economico in generale, di interloquire in maniera approfondita e competente nella formulazione delle norme e delle Leggi. Sempre più spesso - e ad onor del vero non solo in quest'ultimo anno - ci siamo trovati di fronte ad un prendere o lasciare, in cui il lasciare avrebbe significato abbandonare le Città al loro destino, proprio in un momento in cui invece la politica deve assurgere al ruolo di guida anche nella difficoltà del momento. Un esempio per cercare di rappresentare al meglio ciò che intendo, quando parlo di una mancata programmazione strategica: proprio mentre si avviava l'applicazione della norma sblocca crediti, lo Stato ritardava di ben quattro mesi il trasferimento delle somme in sostituzione dell'IMU sulla prima casa, facendo ricevere ai Comuni il 10 ottobre ciò che avrebbero incassato ordinariamente il 16 giugno. Per il nostro Comune, ha voluto dire ben 85 milioni in meno nelle casse per oltre 120 giorni. Ecco perché siamo arrivati ad ottobre, discutendo di un documento che si avvicina molto ad un consuntivo, piuttosto che ad un Bilancio di previsione. Su questi temi l'ANCI, anche sotto la guida del Sindaco Fassino, ha fatto sentire in maniera forte e vigorosa la voce degli Enti Locali e si stanno ottenendo, almeno per il 2014, risultati importanti. Come rilevato da Banca d'Italia nel suo bollettino economico per l'ottobre 2013 l'espansione dell'attività economica globale prosegue, ma risente di una perdita di slancio delle economie emergenti. Le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso degli organismi internazionali, anche se negli ultimi mesi sembra essersi arrestato il rallentamento dell'economia cinese. Nell'area dell'Euro il prodotto è tornato a crescere nel secondo trimestre di quest'anno, dopo sei cali consecutivi. Gli indicatori congiunturali più recenti prefigurano una prosecuzione della ripresa a ritmi moderati anche verso la fine del 2013. I segnali però sono ancora incerti. Anche l'Italia è al punto di svolta; nell'economia emergente invece si è accentuato il rallentamento, in particolare di quelle più esposte ai movimenti di capitali verso l'estero. I dati, nell'insieme, sono incoraggianti, ma non rendono meno difficili le sfide della politica economica. Negli Stati Uniti l'esperienza passata non offre una bussola per orientare i tempi del ritiro degli eccezionali stimoli monetari che i mercati hanno già cominciato a scontare, alzando i tassi alla lunga e riducendo gli investimenti più rischiosi e nell'Euro-area, invece, i lavori dei vari cantieri aperti da oltre un anno per aumentare l'integrazione, avanzano lentamente. Le misure di sostegno negli Stati più deboli non paiono sufficienti. In Italia il recupero parte da un punto così basso e l'emergenza occupazionale è così estesa da esigere misure incisive per il rilancio della competitività, senza rimettere in discussione gli equilibri dei conti pubblici. In questo quadro macroeconomico, meno positivo di quello prospettato ad aprile della prima metà dell'anno, il Governo si è impegnato a mantenere un indebitamento netto per il 2013 entro la soglia del 3% del prodotto interno lordo e, a tal fine, è stato approvato lo scorso 9 ottobre un intervento correttivo dell'1% del prodotto stesso. L'avanzo primario rifissato al 2,4% del prodotto interno stesso. Nella nostra Regione lo scorso anno è proseguita la fase negativa dell'economia piemontese iniziata nell'estate 2011. In base alle stime riportate dalla Banca d'Italia nel suo focus sull'economia piemontese del giugno 2013, il PIL regionale in termini reali è diminuito nel 2012 del 2,3%, in misura analoga alla media nazionale. Nell'anno precedente era ancora cresciuto dello 0,9%. La domanda interna nell'industria è calata, riflettendo la debolezza dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese. Quella estera, pur rallentando sensibilmente, ha continuato a fornire un contributo positivo, grazie all'esportazione nei Paesi non appartenenti all'Unione Europea. Nel complesso il fatturato e la produzione del valore aggiunto sono tornati a diminuire; la redditività delle imprese nel 2011, scesa ai valori del 2007, è ulteriormente peggiorata in Piemonte. Nelle costruzioni la diminuzione del valore aggiunto ha riflesso l'indebolimento della domanda pubblica e privata; nella residenziale le compravendite si sono ancora ridotte, scendendo a valori inferiori a quelli del 2006, mentre è cresciuto notevolmente il numero di nuove abitazioni invendute. Vi si è associato un significativo peggioramento nella situazione economico-finanziaria delle imprese dell'intera filiera immobiliare. Anche nel terziario il valore aggiunto è tornato a calare, dopo la modesta espansione dei due anni precedenti ed il settore continua a risentire la debolezza dei consumi, condizionata dalla dinamica negativa del reddito disponibile delle famiglie. Nel comparto del commercio al dettaglio la riduzione del fatturato in termini reali sarebbe diminuito anche nel 2012 ed è diminuito nel 2013 e in quello turistico la dinamica degli arrivi e delle partenze si è indebolita, riflettendo il calo della componente nazionale a fronte di un'espansione significativa del turismo straniero, specialmente nella provincia di Torino e nella nostra Città. Infine sul mercato del lavoro, lo scorso anno l'occupazione è tornata a diminuire in maniera intensa nell'industria e tra i giovani. Il tasso è salito al 9,2%, il valore più elevato tra le regioni del Nord. L'aumento ha interessato tutte le classi di età, ma è stato più forte tra i giovani, tra i 15 e i 24 anni in particolare ed il tasso si è più che raddoppiato sul 2008. Il nuovo peggioramento della congiuntura si è anche riflesso in una ripresa del ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria e gli indicatori di disagio economico delle famiglie piemontesi orientano ed evidenziano un ulteriore deterioramento attestandosi su valori peggiori rispetto alla media delle regioni del Nord-Ovest, anche se migliori di quella nazionale. E tuttavia, nello specifico, la nostra Città sta affrontando un momento ancora evolvendo. Non più solo Città fabbrica, l'abbiamo detto tante volte, perché non vogliamo perdere la vocazione industriale, ma anche Città che si afferma tuttora come produttrice di servizi, cultura ed innovazione. Una Città che si è reinventata. Una Città che nel 2013 ha visto realizzarsi il World Master Games con 48.000 presenze; ha fatto e organizzato nuove mostre come il "Collezionista di Meraviglie", l'Ermitage di Basilewsky e altre iniziative importanti e sta programmando una nuova mostra importante con 10.000 prenotazioni web, la mostra su Renoir. Una Città che ha riconvertito ex residenze o fabbricati dismessi, come l'esperienza di via Caraglio, confermando che dopo l'inaugurazione del nuovo Campus 2012 la Città investe e conferma la vocazione universitaria, culturale e turistica. Non dimentichiamo, peraltro, che tra poco più di un anno la nostra Città sarà uno dei centri attrattivi di un evento, pur non localizzato in questa Provincia, quale l'Expo 2015 di Milano. Quest'anno sono meno di 15 milioni di Euro i trasferimenti che la spesa corrente riceverà dallo Stato, ora denominati FSR o Fondi di solidarietà. A ciò si devono aggiungere circa 41 milioni di tagli statali per la spending review nazionale e circa 20 milioni in meno sull'IMU per via delle sovrastime del MEF nel 2012 sul gettito e, conseguentemente, sulla riduzione del Fondo dell'anno scorso. La manovra quindi è stata incentrata ancora su alcune linee prioritarie di ristrutturazione della spesa, sempre ispirate al budget a base zero. Abbiamo lavorato per mantenere invariato il livello di spesa sociale, revisionato e rimodulato le entrate ordinarie, ridurre il debito, ridurre drasticamente i residui attivi e passivi. Minori trasferimenti, ma con l'obbligo per Legge di garantire i servizi locali. È tanto facile cambiare una cifra di trasferimento, quanto difficile a valle tagliare un servizio, produrre un servizio minore. È molto più complicato per noi riprogettare i servizi, ci vuole tempo, pazienza, consenso e una fase di crisi magari meno aspra e una congiuntura più morbida di questa. Troppo spesso la politica, nel gioco delle parti di chi è maggioranza e opposizione, di Ente in Ente, rischia di speculare ai fini di consenso, rendendo difficile la comprensione vera della politica di fase economica. Anche quest'anno merita una menzione il tema della spesa per il personale, condizionata fortemente da criteri e parametri di controllo che hanno reso il contenimento di tale tipologia di spesa uno dei principali obiettivi finanziari, a cui anche la politica degli Enti Locali deve necessariamente uniformarsi. Quest'anno il contenimento, però, del costo generale consente l'ingresso di numerosi nuovi lavoratori, dopo i Vigili, gli ex dipendenti dello CSEA, ora si avvia la fase per assumere circa 90 nuovi dipendenti nella Macchina Comunale. Analizzando il dettaglio dei conti aggregati, si può riassumere in sintesi che il Bilancio pareggia 1.364 milioni di Euro, senza alcuna applicazione di avanzo, dove il 2013 è stato interamente vincolato a rischi su perdite di crediti. In particolare, le entrate tributarie saldano in 899 milioni, in aumento, ma per il cambiamento della classificazione delle entrate statali. Le entrate extratributarie (canoni, concessioni, interessi ed altro) ammontano a 274 milioni, in flessione rispetto agli anni precedenti, principalmente per la riclassificazione della CIMP tra le entrate tributarie e per l'azzeramento soprattutto dell'applicazione alla parte corrente di oneri di urbanizzazione e plusvalori vari. Criteri di massima prudenza finanziaria hanno suggerito contenute previsioni di entrata, sia per sanzioni, come per il 2012, che per altre entrate extratributarie e così la manovra risultante consente di non destinare entrate una tantum a copertura di spese ripetitive. Il Bilancio 2013 è stato improntato anche ad un profilo di consolidamento e maggiore solidità, come peraltro raccomandato dagli organismi di vigilanza interni ed esterni, nell'esercizio di funzioni ordinarie di controllo e indicato da Giunta e Consiglio con la delibera programmatica dell'inverno scorso. Il Patto di Stabilità ha un impatto nel 2013 ancora pesante sul Bilancio della Città di Torino, richiedendo necessariamente iniziative sul fronte dell'entrata, unitamente all'impostazione della revisione della spesa nella formazione delle previsioni, un Piano straordinario di dismissioni mobiliari e immobiliari. Il suo alleggerimento, però, ottenuto mediante interventi normativi, permette una programmazione leggermente meno dura dell'anno passato. Anche quest'anno con il contrasto all'evasione fiscale, caratterizzato da nuove funzioni dei Comuni, ma anche da nuovi poteri, la Città si assicura 31 milioni di entrate anche mediante un'accelerazione dell'integrazione delle banche dati esistenti. In un quadro generale, in cui la Città non ha aumentato alcuna aliquota tributaria, anzi ha alleggerito quelle della CIMP e aumentato l'esenzione IRPEF, l'unica vera novità riguarda la TARES. La normativa ha confermato che il tributo comprenderà la quota ambientale per lo smaltimento dei rifiuti e, aggiunta, la quota servizi per la sicurezza, illuminazione e gestione delle strade, i cosiddetti servizi indivisibili, che non riceveremo noi. La componente dei rifiuti della TARES è proporzionata alle quantità e alle qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte. Nel contesto di crisi per il 2013 vengono rafforzate le agevolazioni: sconto del 10% sugli importi da pagare per la TARES a tutti i 4.500 nuclei familiari composti da cinque o più persone, che vivono in un appartamento non più grande di 80 metri quadrati; incremento della percentuale di riduzione della tassa per le migliaia di famiglie torinesi con reddito ISEE sotto i 24.000 Euro. Tra le misure varate per alleggerire sulle famiglie il peso della nuova tassa sui rifiuti che, come previsto, introduce nel sistema del calcolo il numero delle persone che, fatalmente, inevitabilmente, la porta ad incidere in misura maggiore sui nuclei più numerosi, spicca la riduzione concessa sulla base della dichiarazione ISEE che, rispetto a quanto avvenuto negli anni passati per la TARSU, sale dal 20% al 25% per redditi dal 17.000 a 24.000 Euro; dal 30% al 35% per quelli che vanno da 13.000 Euro a 17.000 Euro ed è confermata al 50% per quelli fino 13.000 Euro. Oltre, per quanto riguarda le utenze non domestiche, al fatto che gli aumenti massimi proposti dalla tassa sono contenuti nel limite del 20% per quelle categorie come bar, ristoranti, pizzerie e banchi alimentari, che producono rifiuti organici, per le quali erano previsti incrementi superiori fino all'80%, mentre non sono superiori al 4% le attività artigianali. Per il resto delle categorie, la maggioranza, diminuiscono, o vengono confermate le tariffe del 2012. Abbiamo adottato queste misure per attenuare sulle famiglie più numerose gli effetti dell'applicazione del principio previsto dalla Legge secondo cui il costo maggiore del servizio della raccolta rifiuti deve ricadere su chi ne produce di più. La convenzione TARES dice che chi ne produce di più sono le famiglie più numerose e le imprese che producono rifiuti umidi. Per quanto concerne la spesa, invece, in parte corrente, si rileva una flessione generale. Gli oneri derivanti da interessi e quote capitali dei mutui, fin qui contratti, ammontano a 224 milioni di Euro, composti da 120 milioni di rimborsi per quote capitali e 122 milioni di interessi passivi. Complessivamente il 7% in meno rispetto al 2012. La spesa Servizi Educativi e Socio-assistenziali è mantenuta ai livelli dello scorso anno: 106 milioni di spesa diretta per il Welfare, 73 milioni per il Sistema Educativo. E, più in generale, le scelte di Bilancio confermano l'offerta complessiva dei servizi al cittadino. Ci siamo posti l'obiettivo di raggiungere l'equilibrio di Bilancio senza fare ricorso ulteriore alla leva fiscale per aumentare le entrate, ma contenendo la spesa attraverso la revisione dei contratti di servizio, la programmazione accurata di ogni singolo Assessorato, un'attenta gestione di ogni singola attività introducendo, se necessario, nuovi modelli organizzativi. In ogni caso, cerchiamo di ottimizzare al massimo l'impiego delle sempre più scarse risorse disponibili, avendo come punto fermo il mantenimento dei servizi. Un altro aspetto rilevante è costituito dal processo di razionalizzazione delle spese attraverso l'individuazione di inefficienze e diseconomicità, come ad esempio lo strumento della VIE, la Valutazione di Impatto Economico su tutti i provvedimenti comportanti oneri, riflessi futuri sulla spesa corrente. Il Bilancio prevede il Piano Triennale degli investimenti, che sinteticamente può essere definito equo nella sua distribuzione territoriale e basato su priorità già da tempo ben individuate dall'Amministrazione, fermo restando comunque che trattandosi di un piano dinamico, esiste la possibilità di revisioni, qualora nuovi contingenti e condizioni lo rendessero necessario. Il Piano 2013-2015 è stato elaborato sulle linee e sulla base delle richieste formulate dalle singole unità organizzative; un programma di investimenti che punta prevalentemente alla realizzazione di micro-interventi, da cui tanto dipende la vita e la qualità della vita nella Città. La spesa in capitale quindi prevede 177 milioni di investimenti, suddivisi tra 65 milioni di Euro per opere pubbliche, 7 milioni di Euro per manutenzioni straordinarie, 105 milioni di Euro per altri investimenti. Sono cifre, certo, che scontano la stretta finanziaria nazionale sul debito e sugli investimenti, ma ancora importanti, se contestualizzati nel divieto costituzionale di contrarre il debito per investimenti dal 2013, che permettono di continuare il lavoro di rinnovamento della Città, nella prospettiva del mantenimento degli straordinari interventi realizzati negli anni passati. A proposito di debito a medio-lungo termine per investimenti, dopo essere stato ridotto nel 2011 di 32 milioni e nel 2012 di 82 milioni, nel 2013 scende, anzi, è sceso di 119 milioni; un trend che lo porterà nel 2014 sotto la soglia, direi psicologica, dei 3 miliardi di Euro. Approvare il Bilancio preventivo a novembre è una contraddizione in termini forse, ma è forse una buona rappresentazione di come il sistema e il tema della finanza locale sia stato trattato dallo stato centrale negli ultimi anni. Alla crisi economica si sommano un quadro normativo incerto e sempre in evoluzione e l'impossibilità da parte degli Enti Locali di poter programmare con la necessaria serenità. Ad oggi sul 2014, guardando un po' più in là, il quadro di finanza locale è tutt'altro che stabile. Le compensazioni sull'IMU 2012 e 2013 sono ancora tutte da costruire, mentre è in corso, proprio in queste ore, un dibattito sui più importanti quotidiani economici nazionali in merito all'interpretazione della relazione tecnica del Ministero sulla nuova TASI, la nuovissima tassa sui servizi indivisibili, di cui ad oggi non conosciamo ancora i criteri di applicazione, ma soltanto l'ammontare complessivo. Secondo le prime stime, la TASI peserà 3,7 miliardi con l'aliquota base all'1%, più dell'IMU che valeva 3,3 miliardi, ma meno della somma tra IMU e TARES, 4,7 miliardi di Euro. E, seppure in un mare così agitato, la Giunta è chiamata al duplice compito di superare la tempesta della crisi internazionale, mantenendo la rotta definita dal proprio programma di rilancio della Città e, naturalmente, mantenere prevalentemente una cosa, la coesione sociale, l'insieme dei comportamenti e dei legami di solidarietà che tengono unita una comunità chiamata a superare una prova difficile. Sono coerenti con questa impostazione gli sforzi per mantenere inalterata la spesa di welfare. La progressiva diminuzione di risorse che ha colpito il Bilancio della Città ha interessato in minima parte i contributi destinati alle prestazioni assistenziali destinate alle fasce più deboli e sono coerenti con queste impostazioni, scelte come quelle operate nel settore della scuola d'infanzia. In uno scenario caratterizzato da grandissime limitazioni alle assunzioni e l'impossibilità di costruire nuovi istituti scolastici, si badi, questa impossibilità non è figlia né della crisi, né di fantomatiche letture della situazione del Bilancio della Città di Torino. È complesso per qualunque Amministrazione Pubblica garantire questo diritto fondamentale con le proprie sole forze. A Torino cerchiamo di garantire a tutti i bimbi un percorso formativo ed educativo completo. Lo facciamo investendo molte risorse economiche e professionali nella scuola pubblica e cercando di sopperire ai continui tagli e alle molteplici riforme che in questi anni hanno cercato di affossarla. Ma dove non riusciamo ad arrivare, è molto importante, in un'ottica di collaborazione, anche il contributo delle scuole paritarie. È il tempo della politica e di scelte che sappiano confrontarsi con uno scenario profondamente mutato. Dobbiamo continuare a dare welfare di qualità a fronte di sempre meno risorse e per farlo dobbiamo avere il coraggio di rivedere l'intero schema dei servizi. Lo scenario è profondamente mutato anche nelle politiche che interessano la trasformazione della Città. Il 2013 è il primo anno in cui gli introiti provenienti dagli oneri di urbanizzazione e il plusvalore non sono utilizzati per finanziare spesa corrente, ma sono destinati agli investimenti, in ossequio, certo, ai rilievi della Corte dei Conti, ma anche al principio di buona amministrazione negli anni progressivamente conseguito, è stato raggiunto questo obiettivo importante. Il raggiungimento consente di avere per la Città una situazione finanziaria più equilibrata, ma per contro limita le capacità di intervento con risorse proprie. Se nel periodo precedente all'insorgere della crisi economica era pensabile che la Città contribuisse pesantemente alla realizzazione di grandi opere pubbliche ed infrastrutturali (come ad esempio la Metropolitana), l'attuale scenario non consente di replicare questo modello di trasformazione. La copertura del Passante e la realizzazione del viale di collegamento sono interventi possibili grazie soprattutto a risorse di Enti sovraordinati. Mentre le risorse della Città destinate ad investimenti sono tutte indirizzate ad opere di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente. I primi anni del 2000 sono stati per Torino gli anni delle grandi trasformazioni urbanistiche e anche delle immissioni di grandi capitali pubblici nel sistema economico locale; gli anni della riconversione della Città e della scommessa sulla vocazione turistica e culturale. Il secondo decennio del millennio deve consolidare questa vocazione, proseguendo il percorso di qualificazione del territorio, riconvertendo gli spazi industriali abbandonati, ma avendo ben presente che la congiuntura economica non consente e non consentirà un intervento diretto dell'Amministrazione nella misura di quello sperimentato solo pochi anni fa. In questo ambito le nuove trasformazioni urbanistiche avranno sempre grande importanza, ma guardando al passato dobbiamo fare tesoro dell'esperienza accumulata. Esse da sole non potranno riqualificare la Città; solo ampi settori della Città, ma non saranno più sufficienti a garantire risorse per finanziare grandi investimenti infrastrutturali, i quali, senza il ricorso di risorse pubbliche nazionali, rischieranno di restare sogni nel cassetto. È il caso di Variante 200 e di quei milioni di metri quadri di Città ancora occupati da aree dismesse, ex industriali o militari, ambiti di una riqualificazione necessaria in una Città che, come dicono i dati dell'anagrafe applicati alla TARES, ha una densità abitativa bassa e che deve recuperare nuove vocazioni attrattive, anche diverse dalla residenza e dal terziario puro. In questi anni di crisi economica, la direzione degli interventi dei Governi che si sono succeduti, può essere così riassunta: fortissima riduzione dei trasferimenti, che nelle intenzioni del Legislatore doveva essere compensata dal gettito garantito da nuove tasse locali; tasse che avrebbero dovuto dare al tempo stesso una nuova autonomia ai territori in senso federale. Nella realtà dei fatti la composizione delle aliquote è stata sempre fortemente influenzata dallo Stato centrale e gli Enti Locali non hanno mai potuto confrontarsi con un'invarianza vera delle cifre a disposizione. Troppo spesso stime errate da parte del Ministero delle Finanze, o affrettate riforme senza valutare a fondo i numeri risultanti. Questo quadro è ulteriormente complicato dall'effetto contemporaneo della crisi economica e dall'aumento della pressione fiscale sui cittadini, che ha causato un maggior ricorso ai servizi assistenziali a richiesta di esenzione. Una spirale come quella appena descritta spinge gli Enti Locali in una posizione poco invidiabile: esattori, bersaglio dello scontento dei cittadini e, al tempo stesso, quotidianamente impegnati a rispondere a bisogni crescenti con risorse sempre più limitate. Proprio mentre per la prima volta, da anni, i dati macroeconomici contenuti nell'ultimo bollettino della Banca d'Italia inducono ad un cauto ottimismo, i fondamentali sembrano muoversi in una direzione di attività di una timida ripresa. Per contribuire a dare sostanza a questi segnali di risveglio, la Città di Torino ha aderito al Decreto sblocca-crediti per liberare i propri crediti congelati, 238 milioni di Euro che vanno a sostenere la nostra economia reale. Due anni fa la Città è uscita dal Patto di Stabilità, per consentire anche alle imprese attive nei cantieri finanziati dal Comune e ai loro lavoratori di sopravvivere alla crisi. Oggi, con una scelta di finanza pubblica come questa, che peraltro sperimentammo due anni fa, pur in una deroga, in una violazione del Patto, scegliamo di immettere nuova liquidità in un sistema inceppato, sperando che possa tornare a correre. E le indagini conoscitive di Bankitalia confermano la positività della misura nazionale sull'economia reale tramite interviste reali alle imprese. E concludo. Questo Bilancio è frutto del lavoro della professionalità di persone che con dedizione hanno accompagnato il percorso. A tutti loro va il mio ringraziamento per la professionalità e la capacità indiscussa. Un grazie alla Giunta, al Sindaco per la collaborazione nella formazione del Bilancio, ai revisori dei conti, nuovi in questo Bilancio preventivo, il primo per loro, per la loro delicata funzione. Un grazie particolare, per il lavoro svolto, anche alla I Commissione e nelle altre, anche per i tempi ristretti e la complessità dei temi affrontati. "Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi", diceva Nietzsche. Questo Bilancio nasce quasi postumo, ma come ci ha insegnato Nietzsche, talvolta per essere capiti, occorre che il proprio tempo sia passato. |