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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 21 Ottobre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 17
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2013-04327
TRIBUTO COMUNALE SUI RIFIUTI E SUI SERVIZI. APPROVAZIONE PIANO FINANZIARIO PER L'ANNO 2013.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201304327/013, presentata dalla Giunta Comunale in data 24 settembre 2013, avente
per oggetto:

\"Tributo Comunale sui rifiuti e sui servizi.
Approvazione Piano Finanziario per l'anno 2013\".

e della proposta di deliberazione n. mecc. 201304619/013, presentata dalla Giunta
Comunale in data 11 ottobre 2013, avente per oggetto:

\"Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi. Approvazione tariffe per l'anno 2013\".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Consigliere Bertola, la prego solo di stare sul tema... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Aspetti un attimo, Consigliere, abbia pazienza. (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Adesso io ho ritenuto lo stesso di farli intervenire.
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Normalmente non intervengo in queste polemiche, ma, visto è stata citata la mia
attività professionale nel campo del diritto d'autore, ci tengo a precisare
semplicemente che il principio che io stavo richiamando - che, peraltro, è un
principio ampiamente condiviso - è quello dell'accesso libero alla produzione
scientifica finanziata con soldi pubblici. Per cui, nel momento in cui un Ente
Pubblico, come la Città di Torino, finanzia una ricerca, quella ricerca dovrebbe
essere di pubblico dominio e non dovrebbe essere protetta dal copyright di nessuno; e
di solito, quando qualcuno dà un incarico professionale per realizzare una ricerca,
comunque la proprietà intellettuale di quello che viene ricercato passa a chi
commissiona lo studio e non rimane all'Ente che ha fatto lo studio, salvo diversi
accordi di cui non sono a conoscenza.
Per cui, era soltanto questa precisazione che volevo fare. Eventualmente, l'altra
precisazione riguarda il fatto che - come lei ha detto - noi, come Movimento 5 Stelle,
non abbiamo mai chiesto di rivedere il rapporto o la divisione dei costi...

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Si rivolga sempre a me, non è una risposta al Consigliere.

BERTOLA Vittorio
Abbiamo soltanto chiesto di verificare quanto siano realistiche le stime che sono
state fatte, perché sono statisticamente diverse dalle stime e dai calcoli fatti in altri
Comuni.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere D'Amico.

D'AMICO Angelo
Si stava dimenticando di me. Abbiamo interrotto i lavori alle 13.00. Credo che si
debba riprendere con i Consiglieri che intendono intervenire nel merito.
Dopo aver ascoltato la verità, l'unica verità che viene narrata all'interno di
quest'Aula - e mi riferisco al Consigliere Grimaldi -, ho ascoltato con attenzione le
sue parole e le devo dare adito di questo.
Ma, al di là delle battute- perché chiaramente questa è una battuta -, per quanto mi
riguarda - Assessore, mi rivolgo a lei -, il mio disappunto nel merito di questa
proposta di deliberazione, di questo atto, non è un disappunto aprioristico, perché
sono convinto di un fatto: qui parliamo di una tassa, di una tariffa, di un tributo, di
una gabella per alcuni, relativa al servizio di raccolta rifiuti e, in quanto servizio, io
credo che sia giusto e corretto che coloro che beneficiano di questo servizio debbano
comunque partecipare ai costi. Quindi, è giusto che sia così.
Il disappunto nasce, però, nel metodo su cui questo atto oggi ci è stato presentato. E
ritengo che in virtù di questo bisogna dividere in due tronconi quello che è l'aspetto
poi legato più che altro alle tariffe.
Il primo aspetto è quello legato alla verifica puntuale di quella che è la raccolta, di
quella che è la raccolta differenziata, di quanti rifiuti vengono poi posti una volta in
discarica, oggi nel termovalorizzatore, e quella parte di raccolta differenziata dove,
invece, si trae un profitto, perché non dimentichiamoci che comunque dalla raccolta
differenziata qualcuno - e mi riferisco ad AMIAT - ne trae un profitto.
Ora, se la differenza tra questi due punti non è armonica e quindi si tende soltanto a
puntualizzare quello che è il rifiuto che viene poi conferito all'interno
dell'inceneritore, quindi con dei costi, non funziona così.
Il Decreto Ronchi, così come citato prima anche dal Consigliere Grimaldi, che ho
avuto modo di ricordare anche in un altro mio intervento, parla anche di un arrivo,
nel momento in cui si pone questa tassa, di arrivare a quella che è la tariffa puntuale.
E non sto qui nuovamente a dirvi che cos'è la tariffa puntuale. La tariffa puntuale è
tutto ciò che effettivamente viene conferito in discarica, deve essere pagato; tutto ciò
che invece viene raccolto e da questo raccolto se ne trae un profitto, questo profitto
deve essere defalcato dal costo reale.
Ora, sappiamo che mentre questo è possibile per piccoli Comuni, per piccoli centri,
si può arrivare anche a questa tariffa puntuale, sono consapevole che a Torino
arrivare a questo non sia molto semplice. Però, credo che questa Amministrazione
debba attivarsi con AMIAT per far sì che si possa raggiungere, non dico una tariffa
puntuale al 100%, ma perlomeno che si possa addivenire ad un'armonizzazione tra
ciò che viene conferito in discarica e ciò che invece crea reddito all'azienda. E questo
se ne deve fare atto questa Amministrazione.
Dopodiché, il secondo aspetto, invece, il secondo troncone, è quello relativo ai costi
di questo servizio e ben venga, bene ha fatto il Movimento 5 Stelle a presentare
questa mozione di accompagnamento, che voterò favorevolmente, che è legata ad
una sorta di spending review che dovrà affrontare AMIAT al proprio interno, perché
guardate, se questo è un servizio e un servizio ha un costo e questo costo deve
ricadere poi su chi ne trae beneficio, questo non legittima però il fatto che chi offre
questo servizio, possa permettersi delle spese che in periodi di crisi come questo non
sono consone. Mi riferisco in primis a quelli che sono gli stipendi o i superstipendi
dei dirigenti di AMIAT. Su questo credo che bisognerebbe fare molta attenzione,
perché se poi, alla fine, tutto ciò ricade sulle spalle dei cittadini, allora è chiaro che
tutto questo meccanismo comincia a non funzionare più ed è giusto poi che da parte
delle opposizioni ci sia un atteggiamento ostile nel far approvare questo atto.
Le opposizioni hanno presentato, come ben sa l'Assessore, un numero notevole di
emendamenti ostruzionistici, e non, a questa deliberazione. Come ho già avuto modo
di spiegare all'Assessore, questi sono emendamenti che chiaramente... è l'unica arma
che noi abbiamo per cercare di far sentire la nostra voce. Quindi, a seguito di questi
emendamenti, sono state presentate anche da tutte le forze di opposizione delle
proposte invece nel merito.
Quindi ci aspettiamo, da parte della Giunta, un'apertura, un accoglimento di queste
richieste, perché così facendo, almeno io parlo per quanto riguarda il mio Gruppo
Consiliare, sicuramente il mio atteggiamento all'interno di quest'Aula oggi durante
la discussione e la votazione di questo provvedimento può cambiare.
Il provvedimento che il sottoscritto ha presentato e sottoposto all'attenzione della
Giunta è quello di poter frazionare o rateizzare il pagamento di questo tributo in più
frazionamenti, cioè in più porzioni, fino ad arrivare anche a dei frazionamenti
mensili per alcune tipologie commerciali, che chiaramente, a fronte della crisi a cui
stanno andando incontro, avrebbero delle grosse difficoltà a pagare delle cifre
abbastanza elevate, così, in un'unica, o in una doppia soluzione.
Ora, io mi auguro che ci sia questo atteggiamento da parte della Giunta, un
atteggiamento di apertura nei confronti di quelle che sono le proposte nel merito da
parte di tutte quante le forze di opposizione. Se così sarà, come ho già avuto modo di
ribadire, l'atteggiamento, perlomeno il mio personale, cambierà a seconda di quelle
che saranno le decisioni della Giunta.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Non mi ero dimenticato, mi ero stupito che non intervenisse, ma infatti ha
prontamente replicato.
La parola al Consigliere Araldi.

ARALDI Andrea
Credo che in questo periodo sia estremamente difficile parlare ai cittadini di imposte
e di tasse, perché è un argomento che non è mai piacevole e, particolarmente in un
momento di crisi economica così accentuata, evidentemente è un tema doppiamente
sgradevole.
Bisogna però tenere conto che l'impianto attuale esistente della TARES, poi
bisognerà comprendere fra quindici, trenta, sessanta, novanta giorni, se l'impianto
rimarrà uguale, o se questa tassa scomparirà e sarà sostituita da qualcos'altro, è un
impianto che nasce in un clima politico e sociale ed economico difficile a livello
nazionale. E, in linea con quelli che sono i principi anche del federalismo, si è
cercato di dare uno strumento che permettesse in qualche modo, che desse il compito
al Comune di dare una copertura totale a quelli che erano dei costi. Quindi da questo
deriva quello che è l'impianto del Comune di Torino di questa imposta.
Alcuni dei temi di cui abbiamo parlato sono temi reali, di cui tutti abbiamo ben
contezza e sappiamo essere temi difficili, come la ripartizione del carico tra l'utenza
privata e l'utenza commerciale e produttiva. Però, quelle sono cifre che arrivano da
degli studi. Su questo possiamo sicuramente e dovremo sicuramente discutere e, se
questo rimarrà l'impianto, cercare di approfondire e di migliorare, però quello deve
essere il dato di partenza. Se no daremmo il via a quella che abbiamo definito una
guerra non tra poveri, perché sarebbe non rispettoso, ma una guerra tra diversi gruppi
di utenti.
Il Comune, pur nella limitatezza di quelli che sono i margini di manovra, ha cercato
di intervenire su quella che è l'utenza privata, cercando di venire incontro attraverso
il meccanismo ISEE e attraverso il meccanismo dei nuclei familiari più numerosi, al
fine di contenere quello che è il costo e l'onere a carico delle singole famiglie.
Per quello che riguarda le attività produttive, con quella clausola di salvaguardia del
20% che, in qualche modo, cerca di venire incontro anche a quella che era una
proposta di uno dei Consiglieri che ha parlato prima, di cercare di graduare in
qualche modo. E questa è la direzione in cui ci si è mossi.
Siamo tutti consapevoli, tutti i Consiglieri credo, tutto il Consiglio Comunale è
consapevole della difficoltà di questo periodo economico ed io credo che l'impianto
che abbiamo dato alla TARES, in qualche modo tenga conto di tutte le diverse
necessità.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Come era prevedibile, naturalmente, il Consiglio Comunale si è cimentato in un
dibattito articolato, che, a mio modo di vedere, incarna un po' tutte le contraddizioni:
da una parte la normativa della vicenda TARES, e un po' - consentitemi - incarna
anche la difficoltà della politica di governare questo sofferto ruolo tra Legislatore
nazionale e periferia dello Stato, nell'applicare norme difficilmente sostenibili, a
volte anche proprio sul piano del consenso, della tenuta della coesione sociale.
Il passaggio alla TARES è sicuramente complicato, ma di questo tema ho già
disquisito ampiamente nella Relazione sul Bilancio e penso che ci torneremo nel
dibattito successivo, per cui non mi dilungherò.
Mi premeva, invece, ragionare con l'Aula su alcuni passaggi degli interventi, quelli
che hanno avuto, nel merito, dei provvedimenti approvati dalla Giunta, il vero centro
degli interventi, perché, nonostante la discussione avuta durante le Commissioni,
credo che sia ancora necessario specificare e approfondire alcuni aspetti importanti.
Intanto, una questione io direi di metodo, più che non di merito, cioè davvero non ne
abbiano a male i Colleghi della Lega Nord, in questo senso non è rivolto
specificatamente a loro, anche se il tema più genericamente lo chiamerei federalismo
fiscale, cioè di fronte al fatto che il Comune quest'anno ha un Bilancio - e tocco il
tema Bilancio solo collateralmente - che dipende dai trasferimenti dello Stato solo
più per 12 milioni di Euro, la conseguenza di questo dato significa che tutte le entrate
necessarie per far andare avanti la macchina Comune e, con essa, il sistema
complesso dei Servizi Pubblici Locali e, con essa il tema, dei servizi indivisibili, che
comunque eroga il Comune, anche per il tramite di precedente fiscalità generale
trasferita e ora tramite fiscalità generale come principio, che però viene introitata
direttamente dall'Ente Locale, e qui siamo al tema dell'IMU, siamo al tema della
TARES e potremmo essere domani al tema della TASI, se parlassimo di questo, è un
tema che alimenta istinti e sentimenti contrapposti. Cioè probabilmente c'è un
problema concettuale.
Cos'è federalismo, se non il momento in cui le risorse e l'autonomia nell'attribuzione
di quelle risorse per garantire i servizi locali, sono gestite a livello federale, cioè
indipendentemente dal concetto di redistribuzione e captazione dei flussi tributari da
parte dello Stato centrale.
Faccio una domanda retorica, dico: ma qualcuno veramente pensava che potesse
esistere un federalismo che effettivamente non fosse incastrato nella crisi economica
attuale dentro una politica di risparmi dello Stato centrale rispetto al costo del suo
gettito tributario, destinati evidentemente ad altre politiche, questo poi è un tema che
dovremmo disquisire in altra sede, quindi evidentemente lo Stato destinerà il gettito
IRPEF anziché a finanziare il trasferimento dello Stato stesso verso i Comuni, lo
destinerà a finanziare... non lo so, l'andamento dello spread italiano nel debito
pubblico italiano verso i tassi di interesse del sistema Europa, oppure lo destinerà ad
altre fonti di risanamento che non sto qui a disquisire.
Mi sembra, però, difficile pensare che questi elementi non fossero noti e chiari sin
dall'origine, cioè da quando sostanzialmente si introdusse il concetto
dell'indipendenza, virgolettato cinquanta volte, delle scelte tributarie, naturalmente
su delega, perché la TARES, per quanto sia un tributo di carattere locale, è talmente
normato, talmente sta stretto in una gabbia valoriale ed economica, che non si può
definire un tributo in cui ci siano poi tutte queste autonomie applicative, altrimenti
avremmo fatto un Regolamento dove avremmo normato chissà quali agevolazioni
libere.
Invece no, ci sono alcuni elementi oggettivi. L'imposta deve coprire il 100% del
costo pieno e la Legge ci dice cos'è il costo pieno, costi diretti e costi indiretti. La
Legge ci dice che il costo pieno va ripartito secondo o il D.P.R. n. 158, se non c'è
alternativa, oppure secondo quella che è la disponibilità di studi più aggiornati in
materia di valutazione dell'andamento del conferimento della raccolta pubblica.
Allora bisogna applicare quello studio.
Allora, ecco che in questo schema di gabbia rigida di valori la politica se la prende
con lo studio, perché non potendo scappare dalle scelte politiche di indirizzo a
monte, che però, cari Colleghi, sono state fatte dal Legislatore in cui, a turni alterni,
ci siamo seduti tutti quanti. Sarà Berlusconi che ha fatto il federalismo fiscale con
Governo compresa Lega Nord? Sarà Monti che ha decretato d'urgenza in rapporto
alla Legge delega sul federalismo con il D.L. "Salva-Italia"?
Però, la politica non può raccontarsi sempre un film parallelo in cui in quel momento
non c'ero e, se c'ero, ero distratto, perché la politica queste cose le ha scelte e le ha
scelte in nome di un valore principale in quella sede, che era il Decreto "Salva-
Italia", e la parola salva Italia in italiano vuol dire salvare l'Italia, in cui le
conseguenze di quelle scelte probabilmente non sono misurate nella decretazione
d'urgenza nell'arco del mese successivo; avranno conseguenze economiche e
finanziarie per il Paese per anni. E questo contesto è quello in cui noi dobbiamo
misurare, tra virgolette, l'andamento del nostro gettito, ma non per una pervicace
volontà di aumentare la pressione fiscale in questo Paese, ma perché semplicemente
noi abbiamo un obiettivo solo, che è quello di limitare i danni, dovuti in un momento
di crisi, al contenimento del sistema dei servizi pubblici e del welfare di questa Città,
per effetto della mancanza di risorse. Lo Stato ti dice, per poterlo evitare, devi
applicare la normativa nazionale, devi applicare l'IMU, devi applicare la TARES e
forse domani applicherai la TASI.
In questa gabbia stretta la politica cerca di scappare, cerca di non rispondere alla
domanda: ma quale alternativa avrebbe il Comune di Torino in questo momento? La
verità è che non c'è alternativa. Allora oggi il bersaglio diventa l'AMIAT, lo studio, i
costi.
Io vi posso dire che non è materia di mia competenza, però anche francamente tirare
fuori il comunello di 20.000 abitanti dicendo che lì costa meno la raccolta, non lo so,
io potrei dire dell'altoatesino e dirvi che a Bolzano costa meno probabilmente, e a
Bolzano costa meno, perché Bolzano è minimamente paragonabile per dimensione,
scala, ciclo di rifiuti e comportamento dei cittadini, a quello che è il ciclo di questa
Città, che è allineata sullo standard di Genova come Città, dove Genova ha una
TARES e che costa più di quella di Torino. E la nostra costa un po' più di quella di
Milano. E tutte costano molto meno di Napoli, e così via discorrendo.
Quando sento fare esempi comparativi, bisognerebbe anche pensare se stiamo
correndo su una Ferrari o su una Cinquecento e magari contestualizzare quello che
stiamo dicendo, perché è un po' facile pensare che nei mercati, la Provincia di
Cuneo... Ma se fosse vero questo, perché i mercatali non corrono ad aprire i banchi in
Provincia di Cuneo? La domanda è molto semplice. Se fosse vero che alla fine è
talmente conveniente fare il mercatale a Cuneo, che si paga fino al 30% di Torino,
perché alla fine non c'è la fuga di licenze da Torino e non corrono tutti a Cuneo?
Tronzano, perché non corrono a Cuneo? Me lo spieghi?
Intanto non interloquiamo, che vorrei essere molto chiaro. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Io purtroppo devo replicare al dibattito, si chiama replica non per
altro.
Benissimo, non l'ha detto il Consigliere Tronzano, l'avrà detto la categoria
rappresentata cinque volte in audizione in Commissione, ma direi che è a verbale,
quindi non ho timore di smentita, perché è stato ripetuto in ogni salsa possibile. Ma
comunque non conta soltanto il dato relativo, conta il dato complessivo, cioè
l'economia di scala, la logistica, il sistema di rifiuti esistenti in quella Città, una serie
di condizioni che non rendono comparabile assolutamente la dimensione del servizio
diviso per categoria.
Ma sul tema degli ambulanti vorrei dire di più. E qui devo dire che do perfettamente
ragione al Consigliere Grimaldi che l'ha detto in modo molto chiaro. Ma siete poi
così sicuri che nei tavoli che il commercio ha istituito su alcune categorie speciali,
come ad esempio l'ambulantato, ci sia stato il consenso a ristrutturare il ciclo dei
rifiuti? Perché non è che la Città abbia una particolare e pervicace volontà di fare la
raccolta in un certo modo. Però, bisogna citare le cose come stanno, sono verbali di
riunioni fatte con i mercatali. Quando si è detto: "Ma se noi mettiamo il compattatore
in testa al mercato, quel compattatore che riduce la frequenza dei passaggi dei mezzi,
riduce la manodopera, riduce tutta una serie di costi, va bene?". La risposta è no,
perché i mercatali che sono vicini al compattatore, pensano che la clientela vicino al
compattatore ci vada di meno, quindi non lo vogliono.
Diciamocela proprio tutta, ci sono delle questioni che non sono legate
esclusivamente alla bontà o meno di una certa categoria, o ai presunti benefici o
svantaggi per quella categoria, sono condizioni oggettivamente che non sono
rappresentabili sempre tutte come interesse generale. Alcuni sono legittimi interessi
particolari, ma non sempre degni della tutela pubblica, abbiate pazienza. A volte
bisogna anche avere il coraggio di dire che certi interessi legittimi e particolari non
sono legittimati ad avere tutela pubblica.
Sul tema della differenziazione e della gestione del carico dei mercati, questa Giunta
ha detto in tutte le salse che è disponibile a fare il tavolo tecnico, ma non lo ha detto
adesso, lo ha detto a luglio, lo ha detto a giugno, dicendo: andiamo a vedere, a gestire
direttamente con l'AMIAT sul posto, la logistica del mercato. Ho l'impressione che
il problema non sia quello. Prova ne è che l'indice di morosità dei mercatali rispetto
alla raccolta, diciamo alla TARES, ora alla TARSU, eccetera, è molto alta. Forse non
è solo quello il problema. Forse bisogna sempre guardare leggermente più in là, per
capire effettivamente l'analisi di alcuni fenomeni, e penso che su questo non si possa
dire che la Città non abbia avuto un occhio di riguardo.
L'attenzione posta comunque per rendere compatibile l'incremento tariffario per chi
gestisce i rifiuti umidi e comunque sui mercati, lo voglio dire a verbale, oltre il 66%
dei lavoratori dei mercati della Città prenderanno una TARES che costerà di meno
dell'anno precedente, perché è passato un messaggio diverso all'esterno,
prenderanno una TARES che costerà di meno dell'anno precedente, questo vale i due
terzi dei mercatali. Il terzo dei mercatali che gestisce banchi alimentari, per il
meccanismo della TARES pagherà di più. Cominciamo a dire che però in termini
numerici di rilevanza economica non è che la Città ha colpito i mercati, non è
assolutamente vero, perché, ribadisco, fuori è stata detta una cosa leggermente
diversa, complice anche, se vogliamo, un servizio televisivo non felicissimo in
materia, dove più o meno, come un mercatale sollevava una pallottola di rifiuti
leggera qualche grammo, dicendo: "Tutta la settimana di rifiuti sta in questo sacco".
Speriamo che sia così. Francamente mi sembrava leggermente strano.
C'è poi un secondo argomento che riguarda la presunta errata imputazione del carico
tributario sulle categorie delle domestiche e delle non domestiche. Qui c'è proprio un
errore. E qui sono per dare dei dati, così vi spiego qual è l'errore. È stato detto che in
sostanza il 55% di utenze non domestiche penalizzerebbe, in termini percentuali, di
più le attività economiche che non quelle domestiche. Però, guardando i dati
spacchettati, funziona in questo modo. Cioè se l'anno scorso il tributo aveva un
gettito di 187 milioni, il cui carico delle non domestiche era 106 milioni e mezzo e
80 milioni le domestiche, e quest'anno i 204 sono stati ripartiti tra 110 e 93, è
abbastanza facile fare una tabellina a matrice, due entrate e due uscite, che non è
complicata da fare, però bisogna avere voglia di farla, e capire che funziona così: le
utenze non domestiche prendono un rincaro sull'intero piano del 3,8%, mentre le
famiglie del 16%. Allora, porca miseria, di cosa stiamo parlando! Stiamo dicendo al
mondo una bugia, cioè che le utenze non domestiche avranno incrementi, più alte
delle domestiche. E non è vero.
Ma questo non dipende dalla ripartizione del cinquantacinque e quarantacinque, ma
dalla matematica. Bisogna solo guardare i dati, leggerli e metterli giù. Come si fa a
dire una cosa che è contro l'oggettività?
Le domestiche, lo ripeto, prendono un incremento del 16%, le non domestiche del
3,8%. Se poi, dentro quella categoria alcune categorie prendono comunque
l'incremento del 20%, è proprio perché la norma è ineludibile e li devi punire, perché
secondo la norma quei soggetti incolpevolmente producono un rifiuto più costoso da
trattare.
Però, la morale è un'altra. La morale è che il carico della TARES di questa Città non
è incrementata in pari misura tra domestiche e non domestiche. L'incremento lo
prendono quasi tutto le domestiche. Ficcatevelo nella testa! Per cui, non andiamo a
presentare documenti che dicono: spostiamo un po' di qua e un po' di là il carico,
così i commercianti sono contenti. Ma non è così che funziona. Dovrebbero già
essere contenti, perché l'incremento già lo prendono le utenze domestiche e si
ripartisce statisticamente su una popolazione numerica infinitamente più numerosa
rispetto a quella delle non domestiche. Quindi il 9% di incremento assoluto si
ripartisce al 16 per una categoria pesata e al 3,8 sull'altra, al 3,8 le non domestiche.
Rispetto poi al dato delle singole tabelle, bisogna fare questa osservazione. Mi spiace
che nella discussione è sembrato quasi che ci sia stata leggerezza nel valutare gli
effetti della normativa rispetto alle categoria, perché si è fatto un lavoro enorme. Io
devo dire grazie agli Uffici, grazie ai consulenti e a tutti coloro che hanno elaborato i
Piani finanziari e che hanno elaborato il ribaltamento dei costi, perché è un lavoro
che dietro ha una infinità di informazioni da mettere insieme, per le quali non è che si
è arrivati oggi così a cuor leggero, sono mesi che si lavora su simulazioni, su
proiezioni, sulla normativa che è cambiata, sul D.P.R., ma anche sui dati oggettivi
che avevamo raccolto tramite lo studio storico dell'IPLA, gli aggiornamenti e le
misurazioni successive. Ho l'impressione però che si voglia cercare comunque
sempre un escamotage per scappare dalla realtà, cioè si sta creando un mondo
parallelo per scappare dalla realtà.
Allora, ribadisco i dati perché rimangano a verbale, se è vero che la categoria 17
avrebbe avuto un incremento del 38% e quest'Amministrazione ha perequato il
carico al 20%, stiamo contenendo il carico complessivo di quella categoria, proprio
per effetto della crisi economica, e lo stiamo facendo perequando quella categoria
dentro le altre categorie economiche. Quello che la TARES non ci permette di fare è
di far pagare un altro, cioè di far pagare qualcuno che non è dentro il sistema
TARES. Comunque, deve stare dentro il sistema TARES.
Se, alla fine, il dato di incremento lo applichiamo al bar, sale da gioco, birrerie, dove
arrivava il 42% di incremento e la Giunta fissa al 20% l'incremento massimo, sta
dimezzando l'incremento teorico che andrebbe attribuito, e lo sta facendo
consapevolmente, dicendo: stiamo facendo un'agevolazione.
Giriamola al contrario, non stiamo caricando sulle utenze non domestiche rifiuti non
loro, per le quali, peraltro, da cattivi stiamo ripartendo l'utenza a carico dei rifiuti
umidi di alcune categorie. Questa è una leggenda metropolitana. Stiamo facendo
un'altra operazione. Stiamo facendo un lavoro per cui l'incremento lo prendono le
domestiche per meccanismo, non per scelta. Qui sta la differenza. Non indirizzi che
dicono: "Ma sì, spostiamo il carico sulle utenze, tanto sono tanti". No, non è questo.
Si richiede una scientificità al lavoro di riparto del carico dei rifiuti. E dall'altra parte
stiamo dicendo che dentro il carico complessivo della tariffa che va sul comparto
economico, per cui la domanda è: quanto sarà inciso il comparto della la produzione
economica di questa Città per effetto della TARES? Più 3,8%, non più nove, più
venti, più cinquanta. Categoria economica unitaria, cioè tutte le attività produttive. E
in quella categoria stiamo dicendo: cerchiamo di perequare e mediare gli incrementi,
in modo che perlomeno il massimo incremento sia il 20%. Non mi pare proprio poco,
perché non è successo questo nei Comuni che hanno applicato la TIA negli anni
2000, 2005, 2004, dove si arrivava ad incrementare fino al 60%, 70%, 100%, 200%.
Io penso che abbiamo fatto bene a fare gli adeguamenti annuali di alcune categorie,
avvicinandoci alla copertura, perché in questo momento, se non l'avessimo fatto,
avremmo dovuto riprendere tutti i soldi che hanno pagato negli anni prima, ma in una
unica soluzione. Siamo stati molto responsabili a farlo. Proprio come adesso si dice:
facciamo le rate, meno male che abbiamo fatto l'avvicinamento progressivo, se no
oggi avrebbero incrementi del 200% e sarebbero ineludibili.
Abbiamo anche pensato alle domestiche, perché, ribadisco, non per colpa di nessuno,
il carico dell'incremento relativo sul complessivo TARES, va soprattutto sulle
domestiche. Lo ripeto, il 16%.
Come si fa ad alleviare questo risultato? Si fa a dire: benissimo, proviamo a
finanziare - e questa volta lo facciamo extra-Bilancio - il sistema dell'ISEE, cioè
dell'indicatore socioeconomico equivalente che già assume anche la quota capitaria,
cioè il numero dei componenti il nucleo familiare nel quoziente di abbattimento del
reddito per accedervi, ampliando le fasce dal 20% al 25% e dal 30% al 35% e quindi
se già noi proteggevano oggi 72.000 famiglie con quella soglia, a 72.000 famiglie
invariate, perché sempre quello è il bacino di utenza, stiamo aumentando lo sgravio
complessivo. E vi sembra poco? Siamo l'unica Città in Italia che ha un apparato di
ISEE sulla TARES di questo tipo così massivo. L'unica in Italia. E, per di più, ci
siamo anche preoccupati di dover correggere il tiro su una questione ineludibile, per
cui quei 7.000 casi di famiglie che sono in alloggi piccoli, ma molto numerosi,
avrebbero comunque preso un incremento superiore alla media e gli abbiamo pure
detto che in modo cumulabile, oltre l'agevolazione ISEE, gli diamo un altro 10%.
Quindi chi ha l'ISEE e la quota capitaria dell'agevolazione arriva fino al 60% di
sgravio.
Ma come si fa - e qui arrivo alle proposte di mozione- a proporre che chi ha reddito
ISEE zero paghi zero TARES? Un conto è agevolare, un conto è interpretare l'idea
che la TARES sia un ammortizzatore sociale. Io quello che faccio fatica, scusate,
sono come dice qualcuno solo un commercialista, quindi mi rendo conto che il mio
cuore sia probabilmente straziato nella partita doppia, però abbiate pazienza, come si
fa a pensare che la TARES e l'IMU facciano giustizia di ammortizzatori sociali di un
welfare che lo Stato sta negando ad alcune fasce di popolazione? La battaglia vera - e
mi dispiace doverlo dire - non è andarsi ad accapigliare se il 5% di TARES ci salva
la coscienza sugli incrementi relativi. La battaglia vera dovremmo farla tutti insieme,
cari Colleghi dell'opposizione, e dire, quando alla fine si va a discutere se ci sono o
no i fondi della non autosufficienza, o quando ci sono o non ci sono i fondi per i
contratti agevolati del secondo canale, quando c'è il fondo salva-sfratti, su quegli
strumenti servono i soldi, le risorse puntuali e i modi per applicarli, non per salvarsi
la coscienza e andare a taroccare la TARES, usandola impropriamente come
ammortizzatore sociale, perché è un concetto sbagliato.
Non si agevola il tributo basato sulla contribuzione dei rifiuti; si agevola sull'IRPEF,
se tu hai delle spese mediche, si agevola sull'IRPEF se hai delle spese di
sostentamento, di educazione dei figli, della sanità, oppure della previdenza
integrativa. Quelli sono degni di tutela pubblica nella fiscalità. La TARES è un
corrispettivo per un servizio, non può essere mediata, perché non è vero che il
servizio viene goduto in proporzione a chi più ne ha, più ne metta, o al reddito delle
persone.
Faccio un esempio. Cadono le foglie fuori, non so se ve ne siete accorti, siamo qua
da mesi a parlare di socialismo, ma cadono anche le foglie fuori, è vero, ma secondo
voi le foglie che vengono raccolte, come vengono ripartite sul costo delle utenze
domestiche e non domestiche? Non funziona come qualcuno pensa, cioè davanti a
casa Passoni cadono le foglie e le foglie raccolte lì davanti le pago io nella TARES.
Non funziona così, mi spiace. C'è il negozio di Barriera, cadono le foglie, c'è il
marciapiede e l'utente dice: "No, queste foglie qua deve pagarle nella sua cartella
TARES, perché le ho raccolte davanti al suo negozio". Non funziona così. I servizi
indivisibili sono indivisibili perché li pagano tutti indipendentemente dalla fruizione.
È come la sanità. Non si paga la sanità solo con il ticket, ma con la fiscalità generale,
perché tu devi pagarla a prescindere dal fatto di essere malato o non malato. È il
diritto che paghi, è il diritto all'igiene ambientale che paghi, non è il fatto di pulirti il
tuo cortiletto. Questa è un gravissimo cambiamento concettuale e sostanziale del
concetto di rapporto tra Stato e cittadino.
Allora, quando paghi queste cose, le paghi e le pagano tutti. Io pago le foglie raccolte
anche davanti casa della dottoressa Gaidano. E, vivaddio, voi pagate anche quelle
davanti a casa mia e io raccolgo anche e pago la differenziata di Barriera di Milano,
anche se io a casa mia non ce l'ho la differenziata porta a porta.
Questo si chiama principio solidaristico, questo si chiama articolo 53 della
Costituzione, si chiama principio dei diritti e delle relazioni con lo Stato.
Se voi invece pensate che tutto debba essere relazionato al "do ut des", in cui quanto
prendo tanto do, non c'è più Stato, non c'è più regolazione. Forse è questo quello che
ci vuole, forse si vuole un mercato in cui si possa andare sul mercato, che non vinca
AMIAT mi raccomando e che si vada al meno 50% sul ribasso, quando fa comodo
dire che bisogna risparmiare sul costo del servizio. Salvo poi non volere questa
regola qui, quando bisogna poi rendersi conto che la pulizia della città la devono
pagare tutti. Spazzare le strade è un costo per tutti, lavarla è un costo per tutti, la
logistica è un costo per tutti. Non è soltanto il sacchetto dell'immondizia.
Io, quando vedevo il filmino dell'ambulante che diceva: "Questa è l'immondizia di
una settimana", voglio dire, sì, ma lei non deve pagare il peso di quella roba lì
soltanto, paga anche tutto il servizio complessivo e indivisibile della raccolta
logistica, costo di conferimento e mantenimento di tutta la città, perché le capiterà di
andare a spasso in centro anche a lei una volta in vita sua e di trovarsi la città pulita?
Bene, paga pure quello.
Sarebbe come dire che l'illuminazione pubblica non si paga secondo un concetto di
città illuminata, ma secondo il concetto che deve essere illuminata la mia via, per il
resto non me ne frega niente. Nossignori, non è così! (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Non mi interrompa, Consigliere Liardo.
Affrontiamo il tema: il servizio. La Giunta non ha mai pervicacemente difeso i costi
di questo sistema. Ha anche detto trasparentemente che il Consiglio Comunale potrà
dare gli indirizzi che vuole sul tema di raccolta, il rafforzamento del porta a porta e
quant'altro. Però, diciamocela tutta, quando sono andato con il Sindaco l'anno scorso
dal commissario straordinario Bondi per la spending review, la sparametratura dei
costi di questa Città rispetto ai costi generali non erano su sospese voluttuarie. Ci
hanno detto: "Signori, spendete più della media sull'istruzione elementare per
l'infanzia". Io ho detto: "Già, abbiamo gli asili nido, ma le scuole materne Comunali
che non hanno le altre Città". E lui mi risponde: "Certo, la media è fatta su tutta
Italia. Se voi avete messo le scuole materne migliori o Comunali rispetto a quelle
dello Stato, cioè date di più, accettate l'idea di essere sopra il livello di costo".
Se mutatis mutandis parlassimo di questo, adesso voi mi direste che le scuole
materne sono uno spreco. Faccio un ragionamento brutale. Non sono uno spreco;
sono una scelta politica di qualità della vita di questa Città, così come la raccolta
differenziata porta a porta, che non costa come nella prossimità, costa più caro. E
questa narrazione incredibile per cui porta a porta... io vado in Circoscrizione, le ho
girate tutte, i cittadini dicono: "Ma il porta a porta non è che vi dà dei soldi, vi
vendete il materiale".
Insomma, è come la storia di mercatali in Commissione, dicevano: "Non recuperate
le cassette, c'è gente che compra le cassette e le rivende e ci guadagna". Domanda
stupida: "Perché fa il mercatale lei? Perché non fa il commerciante di cassette, se
effettivamente ci si guadagna?". Cioè, ci sono sempre una domanda e una risposta
che sfondano una banalizzazione di fondo.
Allora, io non sono convinto che questo sia il sistema perfetto, non l'ho mai detto e
non lo voglio difendere strumentalmente. Dico solo che per poterlo fare, occorre
avere la TARES approvata e fare il Tavolo tecnico per decidere come, quando
decontestualizzare alcune categorie. Io stesso ho proposto agli artigiani, che sono
circa 100.000, se ricordo bene, nella categoria... 10.000, scusate, uno zerino di troppo
una volta tanto. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Magari! Però, le imprese
invece sono ancora tante rispetto al numero... di dire: "Proviamo a vedere se gli
artigiani dentro la categoria generale pagano uguale per la tintoria, il parrucchiere, il
fabbro, il tornitore e quant'altro". Bisogna decontestualizzare dalla categoria. Lo si
può fare? Sì. Bisogna farlo con un patto.
Allora, mi sarei aspettato - non è una critica, non sono in grado e veramente non
oserei, ma è un suggerimento - che il dibattito non vertesse tanto sulla TARES 2013
che noi discutiamo quasi a cadavere freddo, cioè con una normativa ormai passata,
un obbligo di Legge di copertura e un contratto che, per quanto ci piaccia o non ci
piaccia, abbiamo già pagato per dieci dodicesimi, ma dovremmo ragionare
seriamente di cos'è la TARES 2014, o quella componente di TARES che finirà nella
TASI che sarà il 2014.
Io ci sto al gioco della mozione di indirizzo, se invece di diventare una difesa
sindacale, tra virgolette, politica, di alcune categorie, diventa il gioco di scegliere
quali sono gli indirizzi e decidiamo insieme se spenderemo di più o di meno. Poi,
però, spiegheremo tutti insieme come cambia il servizio, meglio o peggio.
Ci sto, perché ci credo. Ci sto, perché ha senso. Ci sto, perché c'è il tempo per
iniziare il 1° gennaio a fare questo lavoro. Allora, forse, anche qualche
semplificazione che non credo che abbiamo bevuto tutti come la verità assoluta, forse
diventa strumento per andare ad indagare se effettivamente i problemi sono in quel
modo, o non sono in quel modo. Forse su un mercato possiamo sperimentare di
mettere il compattatore anche se i tre ambulanti intorno non sono d'accordo. Forse
possiamo spiegare ad un mercatale che in fondo, se pagasse il suo servizio, se il suo
mercato fosse un centro commerciale, questo tema è emerso nella discussione, centri
commerciali e mercato, ma se quel mercatale ragionasse in un centro commerciale
chiuso, in cui quella conduzione di quel plateatico deve pagare se stesso, ha detto
bene il Consigliere Grimaldi, non pagherebbe quello che paga di TARES,
pagherebbe molto di più. E questa è la ragione per la quale, quando la Città tre anni
fa disse: "Facciamo la società dei mercati, per gestire i costi interni ad un sistema che
si ripaga", i mercatali hanno detto: "Ma siamo mica matti! Ci toccherà poi, alla fine,
pagare il cento percento di quello che costa la società dei mercati".
Allora, diciamocela chiara, cerchiamo il miglior compromesso possibile, perché non
bisogna demonizzare nessuna categoria. Io davvero non ho nessun principio contro la
categoria degli ambulanti, ci mancherebbe, ma la verità e l'analisi è la fondamentale
partenza per un rapporto complessivo che si basi su rapporti sindacali di categoria.
Partiamo insieme a fare il ragionamento senza pregiudizi, però dobbiamo anche
accettare la convenzione che sta alle spalle.
Se invece il problema è di obiezione di coscienza, cioè la TARES in quanto tale è il
diavolo, fosse così per tutti, tutti obiettano di coscienza a pagare le tasse e, signori
cari, c'è un problema di fondo, c'è un problema di funzionamento dello Stato. Lo
Stato deve esercitare una potestà autoritativa certe volte, contro chi contravviene alle
regole dello Stato medesimo. È alla base del principio, ribadisco, della cittadinanza e
della libertà anche, in qualche modo.
Chiudo e dico che non so se questa discussione sarà stata utile, inutile, penso solo
che in chiave prospettica dobbiamo ragionare tra novembre e dicembre sul 2014. Io
chiedo, lo chiedo non provocatoriamente, lo chiedo perché sono convinto che le
Commissioni VI e I non allentino la pressione di lavoro sulla TARES, perché quel
lavoro che abbiamo fatto in Commissione non sia soltanto stato il modo per prendere
posizione sulla vicenda, secondo i ruoli che esercitiamo, ma sia diventato un modo
per scoprire anche un sistema. Io lo dico chiaro.
Un'altra cosa interessante è scoprire che questa Città ha 150.000 nuclei familiari su
407, otto, venti, che sono composti da un solo componente e gli altri 160.000 da due.
Cioè il sessantasei percento dei torinesi vive in una casa in cui al massimo si è in
due. Questo dato, che è un dato appassionante, dovrebbe farci pensare anche su cos'è
oggi la Città, su cos'è questa Città, sul rapporto tra servizi che eroghiamo e volumi
occupati, sui volumi vuoti. Questo è un modo di costruire e di guardare le Varianti
urbanistiche future e il territorio, perché tradisce un'idea di una Città fabbricata per
costruire 1.200.000 abitanti per lavorare e oggi ne ha 904.000.
Allora, le contraddizioni a volte vengono fuori non dall'analisi sociologica, ma dalla
fiscalità, perché la fiscalità ha proprio quello scopo, è anche la mappatura, la cartina
di tornasole della situazione. Se questa Città ha due terzi degli abitanti che sono o da
soli o in due, diventa facile, ci abbiamo provato, anche economicamente, a tutelare
quelli che hanno nuclei composti e numerosi, ma dobbiamo interrogarci se questa
Città non rileva anche sulla compatibilità dell'IMU e della TARES una difficoltà a
gestire i carichi fiscali che sono basati su un basso rapporto capitario, ma su un alto
rapporto di volume. Tanti metri per poche persone.
Qui non è che possiamo fare la deliberazione e dire che cambiamo il rapporto
metri/persone secondo convenienza. Questa è sociologia, è economia, è urbanistica, è
lettura della Città e anche prospettiva di un governo della Città. Chi assume il ruolo
che ricopre, se ne assume la responsabilità di dare degli indirizzi in questo senso.
Questo a me interessa, perché questa cosa significa che un domani avremo possibilità
di ragionare anche sul modello. Allora, la TARES è una contraddizione, fa una
convenzione fiscale sbagliata, forse difficile? Ma ci servirà a capire che la lettura
della realtà a volte è diversa dalla rappresentazione che ci siamo fatti noi nel nostro
piccolo mondo, dove io stesso pensavo che la media fosse dei tre componenti. Non è
così, è oggettivamente diversa la realtà. E non è detto che siano componenti single
per forza anziani, c'è di tutto, c'è l'anziano, il giovane, ma c'è la scomposizione
anagrafica dei nuclei. Ci sono volumi, alloggi vuoti.
Allora, le politiche abitative cosa sono, se non sono guardate dentro anche queste
dimensioni economiche e sociologiche? Tanti spazi, poche persone, eppure tanti
sfratti. Ragioniamo una volta di politica con la P maiuscola, perché questo fa il
Consiglio Comunale, non soltanto inseguire la rappresentanza della categoria ultima
passata dalla Commissione. Abbiate pazienza per lo sfogo. Però, questo è un
vantaggio della politica fiscale, è un punto di vista interessante della politica fiscale.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO).
No, Consigliere Tronzano, non sono mica... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Consigliere Tronzano, la replica ci sarà. Io dico soltanto che se tu
mi fai un emendamento che dice: sposto dalle economiche alle famiglie il carico, non
è interpretabile, è abbastanza oggettivo, l'hai firmato ed è quello. Io dico che non
sono d'accordo e penso che ci sia in quello anche una non lettura... (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). No, ma marchetta è una parola che io non uso mai. Non uso
la parola marchetta mai, neanche per scherzo.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Scusate, prego Assessore, non è pensabile perché vi sarà poi la dichiarazione di voto,
semmai... Adesso non è pensabile.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Io penso - e concludo - che non bisogna avere paura in questa sala di parlare di
politica. Questo è il problema vero, non abbiamo paura di parlare di politica. Questa
è politica e non sono marchette, Consigliere Tronzano, sono principi, sono giuste
affermazioni...

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La prego di rivolgersi a me.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Chi va in audizione in Consiglio o in Commissione, ha il diritto di dire la sua, perché
un sindacato tutela i suoi iscritti, e ci mancherebbe se non dovesse farlo, ma il
Governo ha il dovere anche di decidere diversamente, o di valutare l'insieme delle
cose non sempre secondo il principio che chi parla in Commissione, abbia ragione.
Questo è solo il mio pensiero. Non mi sogno neanche per idea di attribuire questioni
diverse.
Però ribadisco, sul piano politico, resta il fatto che l'emendamento è stato firmato e
io non sono d'accordo, e lo trovo anche semplicistico. È solo un problema politico,
tutto qua.
Chiudo veramente. Tavoli tecnici. La deliberazione di Giunta sarà approvata entro
dieci giorni per istituire il Tavolo tecnico sul comparto dell'attività economica e
produttiva e, naturalmente, con AMIAT invece sul piano logistico per gli ambulanti
si parlerà seriamente di quel tema.
Terzo tema importante: dobbiamo decidere, però... scusate se chiedo la vostra
attenzione ancora un minuto, nessuna delle mozioni di indirizzo, salvo alcuni casi,
coglie quali sono le categorie oggetto di indagine principale. Cioè alcune mozioni
dicono generalmente che bisogna spacchettare categorie generali in sottocategorie. Io
lo dico chiaramente: non sarà possibile in un anno farlo per tutte le categorie, perché
la mole di lavoro e di costo è infinito. Allora, se posso chiedere una collaborazione in
questo anche all'opposizione, il concetto è che dobbiamo decidere quali sono le
categorie che prioritariamente già da gennaio vogliamo decontestualizzare. Se
l'indirizzo arriverà e io mi esprimerò favorevolmente, non c'è nessun problema. Se
però è generico, non potremo stravolgere le trentaquattro categorie in un mese e
mezzo. Questo era solo l'ultimo messaggio, dove, se è possibile modificare,
subemendare le mozioni, su questo elemento la Giunta è d'accordo.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Il dibattito è concluso.

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