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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame della proposta di deliberazione di iniziativa popolare n. mecc. 201303236/002, presentata in data 22 gennaio 2013, avente per oggetto: "Adozione linee di indirizzo per la Giunta e l'Amministrazione Comunale che escludono la possibilità di realizzazione di un eventuale nuovo Campo Nomadi nella Circoscrizione 6". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico che in data 16/07/2013 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. Il testo della deliberazione è già noto ed è stato sviluppato in diverse sedute di Commissione nel mese di luglio. La parola al Vicesindaco. TISI Elide (Vicesindaco) Ringrazio il Presidente del Consiglio e penso che, effettivamente, possa essere utile ripercorrere le tappe che in questi 2 anni, circa, abbiamo sviluppato come Città, per cercare di affrontare una questione sicuramente molto delicata, ma che ha una valenza cittadina e della quale, in questo momento, mi sento, forse, più portavoce, che non soltanto Assessore o Vicesindaco competente. In realtà, infatti, la competenza è decisamente più vasta, tant'è che tutti gli atti che sono stati portati in Giunta e gli approfondimenti, fatti all'interno delle Commissioni, hanno coinvolto quantomeno tre Assessorati, quindi, oltre il mio, alle Politiche Sociali, l'Assessorato che fa capo all'Assessore Giuliana Tedesco, che è anche qui presente, e all'Assessore Lavolta per tutti i risvolti di natura più ambientale. I successivi percorsi, poi, hanno visto anche il coinvolgimento attivo dell'Assessore Curti, per tutte le questioni che riguardano l'integrazione, e dell'Assessorato dell'allora Vicesindaco Tom Dealessandri per le materie attinenti, invece, gli aspetti del lavoro. Per ripercorrere brevissimamente, come è noto, nel luglio 2011 eravamo prossimi alla sottoscrizione di un accordo, di un protocollo tra molti soggetti istituzionali (oltre alla Città di Torino, alcuni altri Comuni della Provincia, la Provincia stessa di Torino, la Regione Piemonte), che, su iniziativa della Prefettura, avevano aderito ad avviare un percorso, utilizzando peraltro le risorse disponibili presso il Ministero degli Interni per affrontare l'emergenza Rom, anche per la Città di Torino, come già precedentemente avvenuto per altre Città in Italia, quali ad esempio Milano e Roma. Purtroppo, non per volontà della Città di Torino, che ha dato un'adesione fin da subito a questo Protocollo, non è stato possibile che questo percorso continuasse il suo iter, perché alcuni soggetti istituzionali non hanno più dato questa disponibilità. Per cui, c'è stata una fase nella quale il commissariamento, in allora stabilito dal Ministero degli Interni, in capo al Prefetto, ha continuato autonomamente ad intervenire, ad agire sui campi, con un coinvolgimento molto limitato delle Amministrazioni. Successivamente, nel dicembre dello stesso anno c'è stata poi una sentenza, che ha revocato l'emergenza e quindi ha fatto decadere il commissario, naturalmente con il pericolo, per quelle Città - come Torino - che, non avendo stipulato accordi, non erano nella possibilità e non avevano ancora speso, se non in minima parte, queste risorse, che queste risorse andassero, in qualche modo, perdute o rimanessero congelate presso il Ministero. Di lì in avanti, la Città si è dunque attivata non soltanto per cercare, insieme alla Prefettura, di rientrare nella disponibilità di queste risorse, ma anche per ragionare, coinvolgendo vari soggetti, e non soltanto la politica, ma anche varie parti sociali e varie organizzazioni del territorio, per provare ad immaginare un progetto organico sul tema dei Rom in città che non vedesse il ripetersi, eventualmente, di interventi a spot, una tantum, ma che provasse ad affrontare la questione nella sua complessità. Quando nel dicembre dell'anno successivo (quindi parliamo di non molti mesi fa, dicembre 2012) finalmente c'è stata la possibilità di riottenere la disponibilità di questi finanziamenti, siamo dunque immediatamente partiti, costituendo un Comitato di indirizzo, Comitato composto da vari soggetti, istituzionali e non, proprio per provare ad elaborare un lavoro che consentisse il coinvolgimento anche dal basso e fosse anche in grado di accogliere le istanze non soltanto delle popolazioni Rom, ma anche e in particolare dei cittadini di Torino. Questo percorso ha portato ad una deliberazione, che ha raccolto questi indirizzi; una deliberazione che, sostanzialmente, individua in una duplice azione la possibilità di affrontare la tematica. Questa duplice azione richiede necessariamente la capacità e la volontà di coniugare due questioni che tra di loro sono imprescindibili: quella della solidarietà con gli aspetti di rispetto delle regole e legalità. Certamente quello che troviamo anche in questa deliberazione di Giunta sono l'impegno e l'indirizzo a non ripetere l'esperienza dei campi, così come l'abbiamo conosciuta, tanto più quelli non autorizzati, ma non solo, anche di evitare percorsi che non tengano conto della compatibilità di convivenza con il territorio e la necessità di agire su altre strade, e quindi percorsi che vedano un'inclusione delle persone dal punto di vista sociale, ma anche abitativo, in contesti compatibili con gli stili di vita, ma che abbiano anche delle caratteristiche di abitazione; dall'altro, la possibilità di creare dei microinsediamenti e, peraltro, è evidente che, in questo senso, la disponibilità a lavorare con noi, da parte di altri livelli istituzionali (quali, ad esempio, Provincia e Regione), può fare la differenza, perché certamente siamo consapevoli che Torino è una città altamente urbanizzata e quindi necessita, anche per eventuali microinsediamenti, di poter guardare ad un'area più vasta di quella che è soltanto la città. Vi è poi l'impegno di intervenire in particolare nei confronti delle persone più fragili, ma agendo soprattutto attraverso un ripristino di regole e quindi anche chiedendo che chi aderisce a progetti sociali, assuma come impegno il rispetto delle regole, immaginando sicuramente il superamento dei campi attuali, anche attraverso allontanamenti, anche attraverso, laddove è possibile, rimpatri, che possono anche essere realizzati attraverso accordi con organizzazioni dei Paesi d'origine. Naturalmente, tutto questo si inquadra all'interno di una strategia più ampia, che è stata evidenziata nella deliberazione di Giunta. Molti dei punti espressi nella deliberazione, li ho peraltro ritrovati anche nella deliberazione di iniziativa popolare. Certamente ci sono delle attenzioni che bisogna porre, che credo sia necessario porre, soprattutto considerando che stiamo parlando di persone e che abbiamo anche a che fare con la libera scelta di cittadini, peraltro europei, della Comunità Europea. Credo anche che il rigore, che è stato rappresentato anche dai presentatori della deliberazione di iniziativa popolare, sia uno dei requisiti che devono stare alla base delle nostre azioni, senza il quale è molto difficile riuscire a fare percorsi virtuosi e di sostegno alle persone davvero più fragili. Quindi, io credo - e concludo - che il lavoro che è stato fatto e il lavoro importante, molto spesso estremamente delicato, sviluppato anche all'interno delle Commissioni, che hanno dato suggerimenti, che si sono confrontate a volte in modo anche vivace, con una dialettica vivace, possa definire una politica complessiva della Città nell'ambito dei Rom e, soprattutto, dare anche la traccia del lavoro che verrà sviluppato da adesso in avanti, perché - come sapete - oggi abbiamo un bando, che è stato pubblicato, è un bando europeo e quindi auspico che da ora in avanti questi indirizzi, che - peraltro oggi ascolterò con grande attenzione - emergeranno dal Consiglio, potranno essere ulteriormente elemento di rafforzamento della politica della Città. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ringrazio l'Assessore per questa illustrazione. Ho già iscritto alcuni interventi. Se, nel frattempo, anche chi ha presentato gli emendamenti volesse intervenire, vi è la disponibilità. La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Il Consigliere Grimaldi ha detto con parole un po' velate che gli emendamenti posti dalla maggioranza sono di armonizzazione della deliberazione di iniziativa popolare con quella di Giunta, che tra l'altro è posteriore, anche se la discussione di oggi è, a sua volta, posteriore a quella di Giunta. Altro che armonizzazione! Questi emendamenti prendono una deliberazione di iniziativa popolare, che è stata sottoscritta da migliaia di firme di cittadini che l'hanno voluta così, la prendono, ci mettono 11 emendamenti, tutti quasi nel dispositivo - quindi nella parte che dice che cosa fare -, la cambiano completamente con dei sonori copia/incolla - e questa è l'armonizzazione - dalla deliberazione di Giunta. Per cui, a noi oggi sarebbe piaciuto parlare della deliberazione di iniziativa popolare e io ci metterei un minuto ad esprimere il nostro parere su tale deliberazione: perfetta così com'era, voto favorevole. Invece, dovrò parlare della deliberazione di Giunta, perché - non è colpa dell'Assessore, perché non è lei che propone gli emendamenti, non li ha proposti lei -, visto che la maggioranza invece ha deciso di prendere quella deliberazione e trasformarla in quella di Giunta, noi dovremo - e sarà un'occasione, vediamola così - commentare la deliberazione di Giunta. Parliamo di indirizzi, parliamo di numeri, parliamo di dati, cioè parliamo di cose concrete. La deliberazione di Giunta, che sta vedendo attuazione in questo primo atto con questo capitolato d'appalto di 3 milioni e mezzo, sui 5 milioni complessivi stanziati dall'allora Ministro dell'Interno, Maroni, va a dire che si prendono questi 3 milioni e mezzo e si danno, di fatto, ad associazioni, fondazioni o cooperative, per cercare di fare degli interventi. Quali sono questi interventi? Massimo riassunto. Il cosiddetto "superamento totale" avverrebbe solo su Lungo Stura, noi questo leggiamo, perché in tutti gli altri campi nomadi abusivi noi vediamo "messa in sicurezza", se non addirittura "sistemazione dell'area", il che vuol dire allacciamento di servizi e, inevitabilmente, stabilizzazione dell'insediamento. Ma parliamo prima di Lungo Stura. Su Lungo Stura il superamento dovrebbe avvenire con l'inclusione abitativa; bisognerà capire come. Vuol dire case popolari? Vuol dire autorecupero? Ma autorecupero di immobili individuati da chi? E con quali atti amministrativi comunali? Non credo che delle cooperative, delle associazioni di privati possano dire: "Adesso ci prendiamo quel casolare e lo autorecuperiamo". Altra domanda: inclusione lavorativa. Abbiamo un'idea di quale sia lo stato? Abbiamo una social card di cui riusciamo a fare usufruire 1.000 nuclei familiari su 10.000 che la chiedono, perché le risorse sono inesistenti. Davvero riteniamo che l'inclusione lavorativa debba essere vista come un carattere premiale per indurre a non delinquere chi sta delinquendo? Ragioniamo su questo. Ma il passaggio vero è: quali sarebbero le misure che farebbero in modo che le eventuali baracche, lasciate libere da chi viene incluso, a spese dell'Istituzione, lavorativamente e abitativamente, vengano veramente abbattute e tolte. Perché noi sappiamo che quel campo nomadi è gestito dalla mala, lo sappiamo; sappiamo che lì lo Stato, di fatto, entra per delle sporadiche incursioni e non comanda, perché addirittura, ogni volta che facciamo i sopralluoghi, vediamo che ci sono le bische clandestine che operano davanti ai nostri occhi, senza il minimo pudore. Tra l'altro - dimenticavo -, dopo aver deliberato mesi fa una riqualifica dell'area della Continassa milionaria, ci ritroviamo a una settimana dalla consegna dell'area Juventus e all'inizio dei cantieri a dire: "Ohibò! Dove mettiamo 50 nomadi?" e si brancola nel buio, perché questa Amministrazione brancola nel buio, e ritarderà. E io devo credere che veramente, con un piano che prevede solo di pagare associazioni e fondazioni, riuscirà a rimuovere da quell'area lì 500-600 nomadi, gestiti e messi lì dalla malavita? Ma siamo seri o ci stiamo veramente prendendo in giro? Ma andiamo oltre, perché il vero scandalo è che, rispetto ad una richiesta dei cittadini di andare a superare, sgomberare, usiamo il termine che vogliamo, ma comunque di andare a togliere i campi nomadi abusivi, invece la deliberazione di Giunta e il capitolato d'appalto parlano di spendere milioni di Euro per portarci luce, fognature, acqua, ogni tipo di servizio. Questo, di fatto, è umano nella misura in cui si dice apertamente che questi rimangono lì, perché non si mettono i servizi ad un'area che si vuole togliere, smobilitare e non rendere più abitabile. Quindi, questa Amministrazione deve avere il coraggio di dire ai cittadini che la deliberazione di Giunta, con delle misure che non condividiamo, ma comunque non entro neanche nel merito a giudicarle, però dice che, in ogni caso, tutti i campi nomadi (parliamo di corso Tazzoli, che opera su un'area privata; parliamo di Germagnano abusivo, aeroporto abusivo e di tutti i prolungamenti abusivi dei campi autorizzati) rimarranno stabilizzati. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) Consigliere Marrone, la invito a concludere. MARRONE Maurizio Concludendo, io mi limito a dire una cosa: noi stiamo commentando una deliberazione di Giunta già operativa, per cui stiamo discutendo del nulla, ed è un'ennesima presa in giro nei confronti dei cittadini, perché è già stato tutto deciso. Quindi, oggettivamente, quello che posso dire in questa sede è che si cercherà di votare contro - ma la maggioranza userà il suo numero - gli emendamenti che vanno a snaturare un testo che era stato approvato e proposto dai cittadini; si cercherà di evitare questo snaturamento, si cercherà di combattere, atto per atto, quella che è oggettivamente una sorta di mistificazione di quelle che erano state le promesse di superamento degli insediamenti, perché invece li andiamo a stabilizzare. Però, visto che non basterà, la mobilitazione andrà inevitabilmente al di fuori di quest'Aula. Visto che i comitati di mobilitazione trovano anche una certa approvazione da parte della sinistra, visto che la grafica, tra l'altro, ricorda anche oggettivamente un comitato della sinistra, dovrebbe piacere... CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) Consigliere, la invito a rimuovere questa bandiera. Per cortesia, chiedo al Gruppo di rimuovere subito questa bandiera. MARRONE Maurizio Sì, la rimuovo immediatamente, non c'è problema. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) Prego, Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Questo solo per dire e ribadire... CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) Prego, prego, però la rimuova davvero. MARRONE Maurizio La rimuoviamo. Questo per ribadire, ancora una volta, che con questo comitato, che intendiamo promuovere, lanciamo anche un avviso - niente di minatorio, semplicemente guardiamo il capitolato dell'appalto - che tutte le associazioni, fondazioni, cooperative che incasseranno milioni per andare a gestire per conto del Comune queste aree abusive, occupate da nomadi, se leggono bene il capitolato d'appalto, si assumeranno una responsabilità oggettiva - oggettiva civile, ovviamente - per tutti i danni che verranno commessi dai nomadi che, ovviamente, sono loro affidati in tutte le opere di recupero sociale che lì avverranno. E ricordiamo che addirittura in strada dell'Aeroporto si stanno installando delle reti alte come dei palazzi per cercare, invano, di impedire che i nomadi continuino a tirare pietre sull'autostrada limitrofa. Questo per fare un piccolo esempio, ma potremmo anche ricordare il canile dell'ENPA, assediato come un fortino afgano. Ne potremmo ricordare di esempi. Noi costituiremo un osservatorio legale che vada a monitorare tutti gli illeciti che compiranno i nomadi che verranno affidati, con soldi pagati dallo Stato, tramite la Città, a queste associazioni, fondazioni e cooperative, in modo da consentire di agire legalmente nei confronti di queste realtà private che se ne assumeranno l'onere, perché, se si prendono i soldi, si prenderanno anche la responsabilità. E a questo siamo costretti, perché non c'è stato un confronto e delle misure reali, per esempio, piccola proposta, magari stanziando qualcosa anche al Nucleo Nomadi della Polizia Municipale, che non viene neanche menzionato in tutta l'operazione finanziaria, quantomeno, di questi 3 milioni e mezzo. Visto che tutto l'aspetto dell'ordine pubblico e della sicurezza, oggettivamente, non è stato neanche tenuto in considerazione e comunque viene stralciato dalla deliberazione di iniziativa popolare dagli emendamenti del centrosinistra. A questo siamo costretti e questo è il nostro impegno con la cittadinanza. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) Ricordo i tempi di intervento: sono 10 minuti per Gruppo, massimo 5 minuti, io erroneamente l'avevo invitata a concludere prima dei 5 minuti, ma lei non l'ha fatto, quindi va bene così. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Innanzitutto dico che questa maggioranza e chi ha composto anche le maggioranze prima e le Giunte prima dovrebbe provare un po' di vergogna. Vergogna perché i campi nomadi sono nati con queste maggioranze, sono cresciuti con queste maggioranze; oggi discutiamo di questi problemi perché queste maggioranze non sono state capaci di porre un freno e di risolvere un problema. Oggi noi ci troviamo con la città invasa da un problema reale, per il quale una maggioranza si affida ad una deliberazione di iniziativa popolare in maniera assolutamente ignava. Vi siete lavati le mani per vent'anni di questi problemi e oggi vi svegliate a fare i paladini del bene, emendando una deliberazione di iniziativa popolare. Per questo io dico che voi dovreste vergognarvi. Vergognarvi perché non siete stati capaci di prendere una posizione chiara, netta nel tempo, dovreste vergognarvi perché quello che era stato scritto nel Protocollo d'Intesa - meno male che la Regione l'ha fermato - era immondizia, immondizia esattamente come avete ridotto i campi nomadi di questa città. Non siete stati capaci di creare nulla, nessun progetto reale, nonostante voi annualmente andiate ad ungere associazioni che lavorano, vivono e lucrano con i nomadi. Gli stessi nomadi che poi non siete capaci di mandare a scuola, perché noi nei sopralluoghi li troviamo che giocano nell'immondizia. Questo è il vostro concetto di integrazione dei nomadi! Io dico che, probabilmente, dovreste fare un passo indietro e far gestire la situazione a qualcun altro, non importa chi, ma a qualcuno che magari abbia oggettivamente la lucidità di far funzionare la situazione. Oggi ci troviamo a discutere di Lungo Stura Lazio, ma potremmo parlare di tutti i campi nomadi di questa città in maniera diversa. Superamento. Cosa vuol dire superare? Dateci un input nel superare. Vuol dire dargli le case popolari? Vuol dire metterli nella condizione di spostare le roulotte e le baracche da un'altra parte? Discutiamo di un campo nomadi che è nato dove non si può stanziare - c'è un'ordinanza del Sindaco Chiamparino -, essendo un'area problematica per le alluvioni che si sono susseguite negli anni. Cosa avete fatto? Avete chiuso gli occhi e avete rischiato che la gente morisse due anni fa. Io mi trovo nelle Commissioni, nei sopralluoghi e di tutto questo oggi sento solo parole di buonismo. Io ritengo che dobbiate vergognarvi, perché lasciate che ogni giorno delle persone possano marcire nell'immondizia e nel fango. Sicuramente chi ha sottoscritto questa iniziativa popolare aveva voglia di risolvere il problema e di farlo in una maniera forse anche un po' dura, perché chi vive in quella zona - e io sono una di quelle persone - probabilmente ha terminato la pazienza, perché vivere costantemente assediato dai furti, dalla microcriminalità, dai problemi che un campo nomadi mal gestito - come avete fatto voi negli anni - porta, crea anche dei problemi emotivi. Ed è per questo che una deliberazione così dura non si può non condividere e noi la condividiamo al 100%. Se la deliberazione dovesse essere messa al voto così com'è, io ritengo che il voto non può che essere favorevole, perché ci sono tutti quegli elementi nella Circoscrizione 6, ma in tutta la città di Torino, che riportano la legalità. Legalità che in questi vent'anni non siete stati capaci di garantire. Allora fate un bel gesto: ritirate quegli emendamenti farsa, perché - come ha detto bene prima il Consigliere Marrone - avete fatto un copia/incolla da un'altra deliberazione; raccogliete 2.700 firme che vi sottoscrivano quegli emendamenti e allora, dopo che 2.700 persone, esattamente come hanno sottoscritto la deliberazione, sottoscrivono gli emendamenti, io li voterò, perché li avranno chiesti loro. Non che voi, di vostra sponte, fate degli emendamenti che stravolgono completamente il senso della volontà popolare. Comunque voi siete abituati a fare operazioni di questo tipo, che, quando il popolo vi chiede una cosa, voi ne fate completamente un'altra, ma questo è un problema del vostro modo di fare politica. Raccogliete le firme, chiedete che questi emendamenti vengano accordati e li votiamo. Oppure smettere di fare gli ignavi, fate voi una deliberazione di iniziativa consiliare, dove mettete questi emendamenti e ve li votate, perché loro non vi hanno chiesto questo, né in audizione, né durante i sopralluoghi, né negli incontri con i Comitati. Fatevi un esame di coscienza, perché davvero dovete vergognarvi. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia Sulla vergogna mi sento solo di dire che la vergogna è un sentimento, è una categoria, sia umana che politica, che riguarda, a parer mio, chi pensa che esista una dignità, quindi una gerarchia sulla dignità delle persone. Per cui, non appartenendo, né io, né le Colleghe, né i Colleghi della maggioranza, a chi pensa che ci possa essere una gerarchia sui diritti e sulla dignità delle persone, ma pensando invece che tutte le persone hanno diritti e dignità uguali, non penso che dobbiamo seguire questa indicazione. Quindi, la vergogna è proprio una cosa che non ci riguarda. Vorrei, invece, sottolineare le due questioni di merito e di metodo della deliberazione, perché nel metodo è una deliberazione di iniziativa popolare che ha avuto un iter molto lungo, più che sofferto, molto lungo, e di questo me ne rammarico; nonostante noi abbiamo cercato di accelerare i tempi, anche nelle Commissioni, dal momento in cui ci è stata assegnata al momento in cui arriviamo al voto, proprio anche per andare incontro alla minoranza, in particolare alla Lega Nord, che ha chiesto di aspettare a votarla, abbiamo perso almeno questi due mesi, perché forse non era neanche necessario aspettare il voto della deliberazione. Ma, giustamente, i cittadini della zona si aspettavano interventi precisi anche in queste settimane, perché la situazione è oggettivamente delicata e problematica, come ha detto l'Assessore Tisi, che voglio davvero sinceramente ringraziare per le cose che ha detto, per il lavoro che ha svolto, non solo nelle sedute di Commissione, ma anche nel Tavolo sociale, insieme al Presidente della Circoscrizione 6 e a tutte le Associazioni e le Agenzie del Territorio, che hanno lavorato moltissimo, insieme agli Enti istituzionali e alle Forze dell'Ordine, per addivenire a un programma, a un progetto che permetta di dare delle risposte concrete, non i miracoli, ma delle risposte concrete a chi c'è sul territorio. Noi intendiamo accogliere questa deliberazione e, attraverso essa, cerchiamo di dare delle risposte che vadano al di là del solo territorio della Circoscrizione 6, che è senza dubbio il più flagellato da questo problema, un problema che è ingravescente e che la crisi, il deterioramento, non solo economico, ma anche dei rapporti, rischiano di aggravare ulteriormente. Nel metodo abbiamo accolto una discussione franca, aperta a tutte le forze politiche. Tutti gli emendamenti sono stati concordati con i presentatori della proposta di deliberazione, che hanno partecipato ai lavori della Commissione, con i quali abbiamo discusso e abbiamo accolto anche le loro osservazioni. Quindi io credo che, metodologicamente, questa proposta di deliberazione - che io mi auguro possa essere approvata nel Consiglio di oggi - dimostri sicuramente come, dalla volontà popolare, sia possibile ottenere dei risultati che vadano nella direzione di coniugare legalità e solidarietà. Nel merito, gli emendamenti cercano di legare la deliberazione di Giunta... e qui ricordo che molti dei Consiglieri della minoranza, che oggi sono intervenuti, contestavano il fatto che quella deliberazione di Giunta non fosse stata una deliberazione di Consiglio. Nonostante si sia discussa e trattata in Commissione, la presentazione del protocollo è stata fatta in Commissione, però molti l'hanno contestata, in quanto era una deliberazione di Giunta e non di Consiglio. In questo modo noi reinseriamo organicamente, all'interno di una deliberazione di iniziativa popolare, un lavoro che è il frutto di una grande condivisione, di una grande progettazione partecipata. Sugli emendamenti poi interverremo. Io credo che non sia possibile pensare di cancellare i problemi con un colpo di spugna. La scelta politica, che è quella di dire che si comincia con l'impegnarsi affinché un campo - che è quello di Lungo Stura Lazio - possa essere superato, ovviamente nei tempi oggettivamente possibili, è una cosa di grande rilievo. Così come dire che vogliamo mettere a norma e sistemare gli altri campi, per la dignità delle persone che ci vivono, mandando via le persone che delinquono, quindi assumendosi la responsabilità che non è possibile che in una parte della città si viva fuori dalla legalità, per noi è importante. L'obiettivo non è solo approvare la deliberazione. Lo dico al Vicesindaco per la sensibilità che ha, non vedo più l'Assessore Tedesco in Aula, non ho visto - e me ne rammarico - l'Assessore Lavolta, perché questa è una di quelle cose che non può essere semplicemente attribuita ai servizi sociali. L'obiettivo, dicevo, non è solo approvare la deliberazione, l'obiettivo è che la deliberazione venga attuata in tempi brevi. Quindi, io mi auguro che da domani possano essere messi in campo tutti quegli interventi che dimostrino che la soluzione è a portata di mano. Lo dobbiamo ai cittadini che hanno saputo, tutti insieme, produrre questa proposta e lavorare con le Commissioni e con il Consiglio Comunale. Per questo li ringrazio sinceramente. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Io non mi soffermerò sulla considerazione già fatta - che pure condivido - di quanto sia inopportuno prendere una deliberazione di iniziativa popolare e trasformarla sostanzialmente in una ratifica a posteriori di una decisione già presa dalla Giunta, quando invece sarebbe dovuto essere il Consiglio Comunale a riflettere e ad agire su questo problema per primo e, comunque, quando si è di fronte alla richiesta dei cittadini, secondo noi la si deve accogliere o, perlomeno, si deve avere il coraggio di dire che non la si vuole accogliere. Ma trasformare una richiesta che chiede il progressivo sgombero dei campi nomadi abusivi, in una roba che chiede il superamento (che poi non si capisce bene se si dica "superamento" per paura di dire sgombero o che cos'altro voglia dire) del solo campo di Lungo Stura Lazio, secondo noi vuol dire prendere in giro chi ha proposto questa deliberazione facendo fatica. Però non voglio soffermarmi tanto su questo, vorrei soffermarmi su quella che, secondo me, è la vera tragedia della politica quando affronta questa questione, oggi in questa sede, ma anche in altre sedi, cioè sul fatto che comunque si vada avanti a ripetere all'infinito una serie di posizioni abbastanza preconcette, abbastanza ideologiche, che non aiutano a risolvere il problema, perché comunque credo che, se andassimo a prendere i verbali dei Consigli Comunali di alcuni anni fa, con diverse persone, diversi attori - in parte, magari, anche gli stessi -, si potrebbero ritrovare discussioni più o meno uguali, con le stesse posizioni e non mi sembra che qualcosa sia cambiato. Anzi, forse uno dei punti di partenza sarebbe constatare che le politiche che l'Amministrazione ha messo in atto almeno negli ultimi 10 anni in questo settore, sono state comunque un fallimento, perché, sicuramente anche per la pressione della crisi economica, eccetera, adesso ci ritroviamo con molti più problemi, molti più campi abusivi, molti più problemi anche di convivenza sociale rispetto a quelli che c'erano una volta. Quindi il problema che dovremmo porci è quello di un cambiamento di atteggiamento profondo, nel senso che, finché si continuerà a vedere la vicenda per categorie e a parlare in generale dei nomadi, come categoria generica, da ritenere buoni o da ritenere cattivi un po' in blocco, non si andrà avanti. Il problema qui è reinstaurare il principio fondamentale della responsabilità dei singoli e quindi cominciare a distinguere, anche all'interno dei campi nomadi, tra i singoli, quelle che sono persone effettivamente emarginate, spesso non per colpa loro, magari anche per la mancanza di un retroterra culturale, di opportunità di formazione, di opportunità di inserimento e che hanno tutte le intenzioni di integrarsi e di vivere onestamente, se solo gli si desse la spintarella e l'aiuto, e quelle persone che, invece, sono lì per delinquere, sono abituate a vivere - non ho problemi a dirlo -, in molti casi anche per cultura, delinquendo e che sono sempre state tollerate perché, poverine, però, non si può dire che queste siano delinquenti, perché se no si diventa razzisti. Questo in una visione tipicamente ideologica. È proprio questa cernita, questa divisione, questo ricondurre le cose alle responsabilità personali che bisogna fare, anche perché l'integrazione delle persone passa tramite la responsabilità personale, quindi l'insegnare, il chiedere, il promuovere il fatto che queste persone singolarmente si ritengano responsabili della propria vita e della convivenza di se stessi e del proprio nucleo familiare con il resto del territorio, quindi con le persone che vivono intorno, con le persone della stessa etnia, con persone magari di etnia opposta e magari anche semplicemente con persone che vivono nel resto del quartiere. Invece questo non riesce mai ad emergere nelle politiche che le Amministrazioni mettono in campo in questo settore. Questo, secondo noi, sarebbe molto importante, era uno degli emendamenti - poi magari lo illustreremo, ma credo sia tra gli emendamenti che sono stati accorpati -, cioè che si smetta di fare progetti in cui si danno le risorse a terze parti, magari anche benintenzionate, però diverse dalle persone in questione, dicendo: "Occupatevene voi", come fossero dei bambini, perché questo continua a mantenere queste persone nello stato di persone irresponsabili di se stesse, quindi anche legittimate - se volete -, dal loro punto di vista, a delinquere, perché tanto non si ritengono responsabili di diventare conviventi in una comunità più ampia. Invece, bisognerebbe proprio dargli in mano la responsabilità e pretendere poi, controllando, che vengano rispettate le regole e che vengono fatte le cose promesse. Bisognerebbe proprio renderli responsabili del proprio futuro. In questo credo anche che la deliberazione di iniziativa popolare sia un'opportunità persa, perché comunque questo genere d'integrazione non può che passare dalla convivenza civile con chi abita intorno. E chi abita intorno a questi insediamenti, anche quelli abusivi, sa che comunque c'è del lavoro che viene fatto dalle scuole, dalle associazioni, delle associazioni sportive. Chi è sul territorio spesso fa una grande opera di integrazione con molte di queste famiglie e forse una cosa che veniva dal territorio era un'opportunità anche per rinsaldare e per favorire questo genere di attività, che invece, secondo noi, tende un po' a sparire in questa revisione dall'alto, in questa idea di rovesciare sul territorio una grande quantità di soldi che servono, perché poi ci sono i cittadini che si lamentano che ci sono i campi nomadi abusivi in Lungo Stura Lazio, eccetera, e poi magari si lamentano anche quando uno dice che spendiamo due lire per sistemarli, però non è possibile risolvere queste situazioni senza spenderci qualche risorsa. Sicuramente, però, non è il rovesciamento di grandi quantità di soldi che, da solo, risolve questi problemi, ma è invece il lavoro quotidiano per favorire il dialogo e l'integrazione. Credo che sostanzialmente ci siano due grosse categorie di vittime nella vicenda dei campi nomadi: una è quella parte di persone che ci abitano, spesso per disperazione (tra l'altro, spesso non sono neanche più di etnia Rom o Sinti, sono, tra virgolette, "normali immigrati", che non hanno altri posti dove andare e quindi, alla fine, forse diventa ancora più difficile classificarli), quelli che vorrebbero integrarsi, vorrebbero lavorare onestamente, ma non hanno trovato nessuna alternativa a quella collocazione o magari sono finiti dentro un giro di malavita che li ha portati lì e li tiene, tutto sommato, schiavi. L'altra categoria di vittime è sicuramente quella dei cittadini che abitano lì intorno, e questo vale non solo nella vicenda dei nomadi, ma anche, per esempio, nelle vicende dei profughi richiedenti asilo, in tutta una serie di situazioni in cui, di fatto, problemi sociali complessi vengono scaricati sulla parte di città che ha la sfortuna di trovarcisi a fianco; spesso sono già parti di città più deboli, dove magari è già più difficile l'integrazione, in senso più ampio, e i problemi si aggiungono ad altri problemi. Questo era uno dei punti che abbiamo sollevato negli emendamenti, cioè la questione dell'inserimento nelle case popolari. Nessuno vuole dire che non si devono più assegnare ai nomadi le case popolari o che si deve negare ai nomadi il diritto alle case popolari, quando ce l'hanno, eccetera, però non è accettabile che - come succede in alcune parti della città, ad esempio in certe parti di Falchera Nuova - le case popolari diventino una specie di ghetto in cui si concentrano tante famiglie Rom, che poi diventano loro prigionieri di una specie di palazzo-ghetto e non riescono così ad integrarsi, quindi chi ci abita intorno vede i nomadi, di nuovo, come un problema, perché l'eccessiva concentrazione non permette alcun tipo di integrazione con altre culture, altri modi di vita, altri modi di vivere. Credo che il vero coraggio che servirebbe sarebbe uno solo, quello che serve poi, credo, in tutti gli aspetti della vita della convivenza civile, cioè quello di far rispettare la Legge singolarmente a tutti, da tutti i punti di vista, quindi farla rispettare ai Rom che delinquono senza paura, senza paura anche di usare la forza, dove necessario, tramite le Forze dell'Ordine, in modo che chi è soggetto ad essere processato dalle Leggi italiane, possa essere processato, chi è clandestino e deve essere espulso, perché di cittadinanza extracomunitaria, venga espulso, cioè, si faccia quello che prevede la Legge, ma non si abbia pietà, buonismo, perché alla fine questo è quello che alimenta il razzismo. Ovviamente, però, la Legge deve essere rispettata anche nell'altra direzione, quindi, chi vuole provare ad integrarsi deve essere protetto dallo sfruttamento sul posto di lavoro, deve essere protetto dal razzismo, dalla xenofobia, da tutte le cose che impediscono poi, a chi ci si trova, di uscire da questo ambiente. Quello che è inaccettabile è che la situazione, tutto sommato, continui così, cioè che adesso si spendano un po' di soldi, qualcuno se ne mette in tasca un po', con buone o cattive intenzioni (poi possiamo discuterne all'infinito, ma comunque di sicuro il grosso di questi soldi non finiranno nelle tasche dei nomadi), e poi che magari si riesca anche a chiudere Lungo Stura Lazio, ma poi lo si vedrà rinascere 500 metri più in là, da qualche altra parte e, alla fine, non si sarà sostanzialmente risolto nulla. Questo è l'esito che temiamo, quindi credo che tutti dobbiamo avere in mente che questo è quello che va assolutamente evitato. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Genisio. GENISIO Domenica Molte cose sono state dette. Io credo di essere anche parzialmente d'accordo con gli interventi del Consigliere Bertola, con qualcuno del Consigliere Marrone e anche del Consigliere Ricca, però vorrei soltanto chiedere se ci rendiamo conto di quello che diciamo, perché sentirete il Consigliere Bertola o il Consigliere Marrone proporre come soluzione le case popolari... - (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ha suggerito, si può intendere così - ...date così, quando ci sono delle regole precisissime, tra l'altro fatte come regole, rinnovate dalla Regione proprio negli ultimi anni, che mettono dei paletti ancora più stretti, mi sembra un po' assurdo. Ma voglio soffermarmi su qualche aspetto in particolare, perché mi sembra che venga un po' dileggiata l'azione della maggioranza nei confronti dei cittadini e della deliberazione di iniziativa popolare. I tempi lunghi non sono stati dettati dalla maggioranza, sono stati dettati dal comportamento di tanti soggetti, che hanno fatto sì che emendamenti su emendamenti non consentissero l'approvazione di quella deliberazione prima della pausa estiva. Poi c'è un altro dato, lo ha ricordato il Consigliere Centillo prima: tutti gli emendamenti, tutte le modificazioni - perché la deliberazione di iniziativa popolare si è inserita serenamente, non c'erano i 2.700 firmatari, se così sono, a me sembra un numero diverso, ma questo non ha importanza - e tutte le Commissioni sono state fatte alla presenza dei presentatori della deliberazione di iniziativa popolare, che è stata inserita in un contesto ben più ampio di un programma finanziato da anni - è già stato ricordato -, finanziamenti mai trasferiti all'Amministrazione Comunale (come da impegno, quando ancora c'era un Commissario nominato dall'allora Ministro Maroni) da una Regione che, da quando ha preso il governo regionale, per 10 anni non ha mai investito né 5 Lire, né 5 centesimi di Euro. Lo dico perché allora io lavoravo in Regione e ricordo bene le dichiarazioni degli allora Assessori: "Togliamo ogni risorsa destinata alla riqualificazione e all'integrazione delle persone nomadi". Io parlo di "popolazione nomade", non parlo esclusivamente di Rom, popolazione nomade che, per Legge europea, è tutelata a tutti gli effetti e parliamo di persone, non parliamo di persone indegne, parliamo di tutela delle persone. Non si è mai investito alcunché. Nonostante queste persone abbiano migrato da Paese a Paese, la Regione non ha più attivato, rispetto a quello che si faceva negli anni passati, alcun intervento per qualificare... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Andate a leggere gli atti, scusatemi. Io non parlo a vanvera. Assolutamente, non parlo a vanvera. Prenda gli atti, Consigliere Carbonero, e veda che cosa è stato fatto negli anni. Dopodiché le popolazioni migrano. Potremmo fare dei respingimenti, come ha tentato di fare la Bossi-Fini, senza sortire, però, alcun effetto. Per cui entriamo nella logica che le popolazioni si spostano e riusciamo ad accoglierli. L'aver fatto sì che la deliberazione di iniziativa popolare confluisse o recepisse... perché sono stati tutti d'accordo nell'ultima Commissione di luglio (eravamo nella Sala Carpanini), dove abbiamo dovuto ripetere parecchie volte i concetti. E anche gli emendamenti sono stati concordati - l'ha detto il Consigliere Centillo, io non mi ricordo se lei fosse presente, ma io c'ero e me lo ricordo benissimo -, concordati parola per parola, persino le virgole, perché siamo andati a cercare di comprendere come una deliberazione di iniziativa popolare potesse stravolgere un programma, concertato con Prefettura, Provincia e Regione, per l'utilizzo di risorse che andavano a dare delle risposte effettivamente concrete, in linea con quello che chiedono i cittadini, perché, se non incominciamo con il chiudere Lungo Stura e prevedere percorsi nuovi e diversi, d'accordo anche con i cittadini, non andremo da nessuna parte. Quindi, quegli emendamenti, che sono stati apportati, non stravolgono, per principio o per arroganza da parte dei Consiglieri di maggioranza di questo Consesso, la deliberazione di iniziativa popolare, la armonizzano con quanto è stato... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo che la deve interessare, Consigliere Carbonero. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere. GENISIO Domenica La armonizzano semplicemente con quello che è fattibile e migliorativo, sia per la popolazione torinese, sia per le popolazioni nomadi, che sono persone come noi. E io lo voglio ribadire, perché ogni volta sento quasi una denigrazione e un po' un disprezzo: "Rom". Sono persone migranti, punto. Poi quelle che sono persone disoneste, che lavorano contro la legalità, sono sicuramente da perseguire alla stessa stregua di quelli che dobbiamo perseguire anche se non sono stranieri. Cerchiamo di essere obiettivi su tutto. Quindi, io non mi sento affatto di avere stravolto o non rispettato i principi dei cittadini della Circoscrizione 6. Tra l'altro, loro stessi hanno considerato ovviamente riduttiva quella che era la visione iniziale del loro atto, perché si riferiva a quel territorio lì; loro hanno raccolto le firme come residenti di quel territorio, ma erano molto contenti di inserirsi in un progetto più ampio di integrazione e di recupero di tutta la risposta che noi possiamo dare a queste popolazioni, che migrano nei nostri territori. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere. GENISIO Domenica Concludo. Io mi auguro che la Regione, che finalmente dovrebbe sedersi al tavolo, trovi, insieme alla Provincia e alla Città, dei territori in cui queste persone possano trovare delle risposte e un minimo di integrazione, anziché concentrarsi esclusivamente sempre sulla Città di Torino, perché, come in tutte le città principali del nostro Paese, gli insediamenti nascono e non nascono certamente ai 2.000 metri, nelle aree montane della Valle d'Aosta, dove possibilità di vivere, di mangiare e di insediarsi non ci sono. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Innanzitutto io partirei da un presupposto basilare della differenza politica fra la maggioranza che guida questa Città, centrosinistra, e la visione organica del centrodestra, che in questa Città è opposizione. Sul tema dell'accoglienza ci dividono molte cose, Presidente, direi in primis la questione della cittadinanza, dello ius soli e, in secundis, l'integrazione senza controllo. In questo caso, lo vediamo costantemente da dichiarazioni anche del Ministro attualmente in carica, Kyenge, che, secondo il mio modesto giudizio, ha comunque avuto la negatività di far riprendere, in maniera superiore rispetto a quanto era successo in anni passati, gli sbarchi sulle nostre coste, seppure dobbiamo fare la tara anche in relazione ai tristi avvenimenti che avvengono sulle coste egiziane e in Siria. I Rom sono oggettivamente, a livello locale, un punto che ci divide, lo hanno già detto i Consiglieri che mi hanno preceduto. I Rom sono un problema, un tema - se vogliamo dirlo in maniera più sobria - dal 1975 ad oggi, diciamo, dal 1979 ad oggi, quando - secondo le informazioni in mio possesso - nacque il primo campo Rom in questa città. Volevo rispondere a chi diceva che la Bossi-Fini non ha funzionato: non ha funzionato proprio perché all'interno di questa Nazione non c'è un patrimonio di valori comuni su questo tema, cosa che invece altre Nazioni hanno molto più forte. Io cito il termine "Nazione", proprio perché la Nazione, al posto del Paese, al posto di quelli che vengono usati come sinonimi, dovrebbe essere quel filo rosso che collega i sentimenti popolari e li indirizza verso la politica che viene letta dal popolo stesso, e la politica mette in atto degli atti che sono prodromici a risolvere determinati temi. Su questo tema dell'integrazione, dell'immigrazione e dell'accoglienza, purtroppo, all'interno di questa nostra Nazione - naturalmente secondo il mio giudizio -, nonostante ci sia una stragrande maggioranza di cittadini che su questo tema vorrebbe che si operasse come dice il centrodestra, purtroppo tutta una serie di situazioni che ci sono all'interno (dai media fino alle associazioni che se ne occupano) fa sì che questo tema non sia affrontato nei termini che i cittadini vorrebbero. Secondo aspetto. La Giunta ha approvato una deliberazione di indirizzo. Assessore, mi corregga se sbaglio. Deliberazione di indirizzo significa che non è una deliberazione cogente, ma è una deliberazione che cerca di dare degli stimoli, affinché il tema possa essere risolto in questa maniera, nella maniera che la Giunta decide. La deliberazione popolare, invece, ha il pregio di essere un provvedimento cogente, un provvedimento attuativo, un provvedimento specifico, che, attraverso delle motivazioni, attraverso delle soluzioni, elenca dei provvedimenti che dovrebbero essere messi in campo. Confutando o perlomeno modificando o quantomeno emendando questa deliberazione popolare, cosa succede? Succede che gli indirizzi cogenti non vengono più attuati, ma viene attuata sostanzialmente quella che è la deliberazione di Giunta, di cui abbiamo già discusso in Commissione. Ricordo con nettezza che su quella deliberazione di Giunta non tutto il Consiglio era d'accordo. Il PdL, per esempio, ha fatto delle affermazioni precise, ma su quella deliberazione di Giunta, naturalmente, questi temi specifici sollevati dal PdL, Presidente, non sono stati tenuti in considerazione, o forse sì, all'interno dei ragionamenti che l'Assessore ha fatto a latere o successivamente a questa deliberazione. Allora, che cosa disse il PdL in Commissione, cosa vorrebbe il PdL che si mantenesse all'interno di questa deliberazione? L'Unione Europea non sta facendo nulla per noi, in questo caso, sull'integrazione e quindi sull'immigrazione incontrollata e anche sulla questione Rom, quindi dobbiamo con forza pretendere dall'Unione Europea che, all'interno di questo panorama, si inserisca bene e aiuti l'Italia. Detto questo, l'Unione Europea ha quattro linee di indirizzo, che sono: la salute, l'istruzione, la casa e il lavoro. Per quanto riguarda la casa e il lavoro oggi in Italia, con la situazione che c'è, soprattutto a Torino, che è stata fotografata, a mio giudizio, in maniera netta, precisa e veritiera in una recente trasmissione televisiva (purtroppo la situazione è realmente quella, non bisogna nascondersi, ma bisogna operare per cercare di migliorare questo aspetto, quindi non dobbiamo preoccuparci, ma occuparci di andare in una direzione diversa), questo non è sicuramente un momento favorevole per parlare di casa e di lavoro. Secondo me, in questo momento, gli italiani, i cittadini italiani, quindi anche quegli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza o che hanno il permesso di lungo soggiorno, vogliono in ogni caso che casa e lavoro siano destinati a loro stessi, a coloro che ne hanno bisogno. Se noi parliamo di casa e di lavoro all'interno di queste deliberazioni e all'interno di queste situazioni, è chiaro che creiamo un po' di confusione, soprattutto paura e probabilmente anche rabbia. Questo è il primo tema che il PdL ha voluto sollevare, cioè "no casa, no lavoro", parliamo di altro. Parliamo di salute e parliamo di istruzione. Sicuramente l'istruzione è un tema fondamentale, e a tale riguardo la Città di Torino - lo diciamo anche qui con estrema chiarezza - è all'avanguardia, perché sicuramente i cittadini bambini delle comunità Rom devono andare a scuola e il Comune li segue con grande attenzione. Quindi, questo è un tema che nel tempo, nel lungo periodo, potrebbe far uscire questi bambini da una condizione minoritaria, di sudditanza illegale, facendogli sviluppare una vita diversa rispetto a quella che invece li aspetta, nel momento in cui non si potessero produrre delle situazioni positive. Quindi, per quanto riguarda l'istruzione, andiamo avanti su quel tema. La salute, Assessore, è un altro tema che noi abbiamo sollevato con forza in Commissione. L'aspetto igienico-sanitario dei campi Rom non è più accettabile, e lo dissero con estrema chiarezza gli stessi Consiglieri della maggioranza, nel momento in cui visitammo via Germagnano: topi che giocano con i bambini o comunque ammassi di rifiuti. Dalla condizione igienico-sanitaria dipende molto la salute. Allora, all'interno di questa quarta linea dell'Unione Europea noi ci dobbiamo infilare e - lo dico anche all'Assessore Lavolta che è qui presente -, anche se ci sono delle difficoltà, dobbiamo chiedere con grande forza che i campi Rom, in particolare quelli illegali, quelli da superare - mettetela come volete -, come quelli di via Germagnano, Lungo Stura Lazio e corso Tazzoli, vengano messi in condizioni igienico-sanitarie accettabili, e quindi dobbiamo utilizzare tutte le risorse necessarie per poter pulire quei campi che non lo sono. Quindi, queste sono le quattro condizioni. Le prime due no, le seconde due sì, ma agiamo su questioni ben precise. La quinta condizione (che non è citata dall'Unione Europea, ma secondo me è importante e ha fatto bene l'Assessore a sottolinearlo) riguarda i rimpatri. I rimpatri assistiti, assieme, naturalmente noi dicevamo con il Governo romeno, ma in questo caso giustamente e più correttamente l'Assessore dice con comunità, con le Istituzioni locali del luogo romeno, affinché questi Rom, che rimpatriano volontariamente, non tornino in Italia nel momento in cui avranno finito i soldi, questi 5 milioni di Euro di disponibilità del Prefetto per il rimpatrio, è chiaro che è un aspetto che ci interessa molto ed è molto importante. Pertanto, la deliberazione di iniziativa popolare, a mio giudizio - lo dico anche ai Consiglieri di maggioranza -, non dovrebbe essere stravolta, ma dovrebbe essere votata così com'è, magari - adesso vedremo - qualche piccolo emendamento della maggioranza può anche andare nella direzione giusta, ma senza citare gli indirizzi che la deliberazione di Giunta pone sul piatto, perché, citando gli indirizzi della deliberazione di Giunta, è chiaro che non venite incontro alla parte minoritaria di questo Consiglio, ma andate nella vostra direzione, che probabilmente, in questo caso, visto che sono i cittadini che l'hanno firmata, non è quello che vogliono i cittadini, avendo letto attentamente la deliberazione. Quindi, Assessore, torniamo a specificare ancora più nettamente che cosa noi ci aspettiamo nel prossimo futuro: innanzitutto che si prenda atto che in via Germagnano vendono addirittura le auto. L'abbiamo visto nel sopralluogo: i cittadini portano le auto, si fanno comprare queste auto usate a 1.000 Euro, e poi i Rom vendono queste auto a chi va a comprarle. Una cosa inaccettabile. È un esempio banale, ma per identificare la situazione illegale che esiste in questi campi. Secondo aspetto: corso Tazzoli. Partirà una petizione contro questo campo nomadi, perché - Assessore, qui volevo chiedere il suo ausilio, se ci fosse la possibilità di rispondere - pare che si voglia rendere permanente il campo di corso Tazzoli, attraverso nuovi servizi, quindi acqua, luce e cose di questo genere. Secondo me questo è un aspetto sbagliato. Se il campo nomadi di corso Tazzoli dovesse diventare permanente, andremo in contraddizione rispetto alla deliberazione presentata dai cittadini, che sulla Circoscrizione 6 non vogliono più vedere né vedere nascere dei campi, ma sicuramente identificano la Circoscrizione 6 come la città - e infatti su questo abbiamo presentato degli emendamenti -, perché sulla città non devono più nascere campi, né spontanei, né legali. Dobbiamo impedire la nuova nascita di questi campi. Credo di aver esaurito il tempo a mia disposizione, ma anche le informazioni che volevo dare o cercare di dare all'Aula per provare a votare questa deliberazione. Ci riserviamo di capire come procederà la votazione, per poi determinare il nostro voto, Presidente, che sulla deliberazione di iniziativa popolare era nettamente favorevole, quindi avremmo votato sicuramente sì a questa deliberazione; con gli emendamenti che ci apprestiamo a votare - vedremo emendamento per emendamento -, ci riserviamo di decidere se votare positivamente o meno ad uno stravolgimento di questa deliberazione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Io mi sono quasi commosso quando l'Assessore "Alice" Tisi, uscendo dal tronco cavo e correndo dietro al "Bianconiglio", ci raccontava di questa meravigliosa deliberazione, completamente stravolta dagli emendamenti, dove raccontava di questo meraviglioso mondo che si sta preparando per i Rom, per i campi, eccetera, perché veramente c'è stato un momento in cui ho detto: "Oddio, che meraviglia che diventerà!". In realtà, sa benissimo - ma lo sa benissimo - che, nel momento in cui parlava di questo bellissimo mondo, mentiva assolutamente, perché è vero, sono vent'anni che questa Amministrazione non fa niente, non fa assolutamente niente e adesso che si vede nell'angolo, pensa di intervenire con degli emendamenti. Io lo continuo a sottolineare: se non fosse perché è dovere di opposizione seguire quello che la gente vuole e non lo stravolgimento di emendamenti fatti dalla Giunta, io sono contento che voi facciate questi emendamenti e sono contento che voi vi voterete questi emendamenti, perché poi dovrete veramente avere a che fare e vedervela con la gente, che vi ha chiesto delle cose diverse e che voi, per l'ennesima volta, avete completamente sconvolto, perché la gente non può decidere, la gente non può pensare, la gente deve fare quello che voi volete che faccia. Compreso anche il venirvi a votare, ma poi vedremo, con l'evolversi delle cose, se continuerete a ricevere questi voti. Voglio rispondere al Consigliere Genisio. Io c'ero in Commissione: non c'era nessuno d'accordo, dal Presidente della Circoscrizione a tutte le persone che c'erano lì, non c'era nessuno d'accordo su quegli emendamenti. Quindi, io non so se anche lei abbia visto la stessa lieta novella o un altro film, ma non c'era nessuno d'accordo e ha sentito delle cose un po' strane, perché nessuno dei presenti era d'accordo sugli emendamenti che voi stavate proponendo. Quindi, io vi auguro veramente di riuscire a votare, di riuscire a far passare questa deliberazione, così come voi l'avete stravolta, perché poi vi voglio vedere uno a uno rispondere alla gente delle cose che gli avete stravolto. Voglio vedervi accompagnare per mano queste persone, che comunque continuano a creare assoluto disagio nella Circoscrizione, nel quartiere, e voglio che ci mettiate la faccia e diciate: "Ma noi abbiamo votato esattamente il contrario di cosa ci avete chiesto voi", perché a quel punto lo dovrete dire. A quel punto, nessuno vi potrà difendere, perché, per la prima volta, probabilmente, su un argomento così delicato su quel pannello sarebbero comparsi tutti quadratini verdi, perché tutti eravamo d'accordo su quella deliberazione, ma voi, piuttosto, per mettere per l'ennesima volta la vostra bandierina, siete riusciti a stravolgere tutto. Allora, vi prego, ricordatevi di queste parole e andate rispondere, uno ad uno, quando la gente vi verrà a contestare tutto quello che avete distrutto con questa deliberazione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Credo che questa discussione fra l'essere soddisfatti o delusi dobbiamo portarla qualche mese avanti, nel senso che potremo dichiararci tutti soddisfatti - e credo che lo faranno anche i cittadini della Circoscrizione, ma anche tutti gli abitanti dei campi - se, finalmente, non solo voteremo tutti assieme delle linee di indirizzo, ma inizieremo a costruire delle alternative vere. A tale riguardo mi rivolgo al Consigliere Tronzano. Io vorrei semplicemente una città in cui i bambini non nascano, crescano e vivano nel fango e dove qualsiasi bambino di questa città, che sia di etnia Rom o che provenga da ancora più lontano, abbia il diritto al futuro. Guardate, c'è un po' un limite in questa discussione e molti Gruppi di opposizione, purtroppo, hanno avuto quella che è forse l'allergia peggiore dell'Italia, che è l'allergia alla complessità. Mi dispiace che questa allergia abbia preso anche un pezzo del Movimento 5 Stelle, perché vorrei capire: a forza di togliere le alternative, perché non vanno bene le case popolari, non va bene l'autocostruzione e non va bene la messa in sicurezza dei campi irregolari, cioè, poi diamoci questa alternativa della semplificazione. Allora, guardate, in termini di complessità, è dura pensare al superamento di un campo, però io credo di aver imparato una cosa molto semplice da questa vicenda: intanto, a cambiare idea. Qui ci sono di sicuro i presentatori, sia Vercillo che Tagliabò. Io ero abbastanza critico all'ipotesi che, dopo il pogrom avvenuto a qualche chilometro da Barriera di Milano, cioè alla Continassa, si costruisse un tipo di manifestazione che, in qualche modo, chiedeva lo sgombero del campo. Posto che a me non piace la parola "sgombero" e preferisco la parola "superamento", ma temevo molto che, in qualche modo, quella vicenda potesse scappare di mano. Invece bisogna pensare in modo diverso e io l'ho fatto, l'ho fatto dicendo che quei timori non so se erano infondati, ma - diciamo - sono stati placati dal fatto che c'è stata una capacità di discussione e di tenere insieme tanti pezzi. Allora, io non so se i presentatori saranno soddisfatti di tutto quello che è qui, di sicuro sia Vercillo che Tagliabò erano presenti nelle discussioni e nell'ultima seduta abbiamo visto, punto per punto, quello che stiamo per andare a votare. Dico di più. La Circoscrizione ci ha dato la possibilità, un territorio ci ha dato la possibilità di trasformare una vicenda che poteva essere locale, ma che è diventata una linea di indirizzo della Città. Ed è per questo che al primo emendamento, quando chiediamo di superare addirittura il titolo, che semplicemente diceva "che escludano la possibilità di realizzare un eventuale nuovo campo nella Circoscrizione 6", noi abbiamo fatto qualcosa di più, cioè dire che queste strategie sono volte al superamento degli insediamenti spontanei, non autorizzati, di comunità Rom. E pure escludendo la possibilità di un nuovo campo, quello nell'impegnativa continua ad esserci, ma noi abbiamo voluto trasformare queste linee, che i cittadini ci hanno dato, in linee più profonde. È per questo che, per esempio, sul tema, dopo la parola "accoglienza", aggiungiamo "con progetti di inclusione abitativa e sociale che coinvolgano attivamente le popolazioni Rom"; e anche qui non capisco molto la polemica di "a chi vanno in tasca". Il punto è "a che cosa servono" quei finanziamenti, e qui si dice, appunto, che servono affinché questi progetti portino all'inclusione sociale e abitativa, perché, se proprio volete parlare di inclusione, forse bisogna farlo con questa strategia della complessità. Guardate, mi fa un po' ridere che da una parte si chiedano migliori condizioni igieniche e non si capisca che quelle migliori condizioni igieniche devono arrivare dove è possibile farle. Ma il punto non è fare i bagni pubblici in Lungo Stura Lazio. Lungo Stura Lazio è esondabile, è un acquitrino ed è una bidonville. Lì quel campo va superato. C'è una contraddizione sul campo di corso Tazzoli? Probabilmente sì, nel senso che quello non è un campo regolare. Però, se devo pensare un'infrastrutturazione e una messa in sicurezza, credo che lì sia più possibile che da altre parti. Guardate, possiamo anche chiudere gli occhi, ma la vera cosa che non possiamo più fare è continuare con questo razzismo istituzionale. Sì, io parlo di razzismo istituzionale, perché, mentre facciamo i sopralluoghi, vedere messaggini, sms, foto che spiegano che lì c'è il luogo della delinquenza, lì c'è la non volontà di un popolo, di un intero popolo a scegliere la sporcizia, a non volere l'inclusione, a non volere lavarsi, a volere delinquere. Questo è il razzismo istituzionale che deve uscire fuori per sempre dalle nostre stanze. Fuori per sempre! E lo dico perché è inutile che facciamo i distinguo sullo ius soli. Guardate che quelli sono cittadini europei, per la stragrande parte. Guardate che, per esempio, in Lungo Stura Lazio sono di etnia rumena e quindi, a parte qualche macedone o moldavo che abbiamo conosciuto, giustamente, in via Germagnano, la gran parte sono cittadini dell'Unione Europea. E con questo ci dobbiamo confrontare, con questa complessità, che fa sì che le città abbiano più contraddizione degli altri luoghi. Sì, perché noi siamo anche la città dove c'è crisi di lavoro ed è per questo che è più difficile fare inclusione, perché siamo la città dell'emergenza abitativa, abbiamo 3.600 sfratti e ci è molto chiaro che questa strategia deve essere ben calibrata con il fatto che a tutte le persone che sono in emergenza dobbiamo dare una risposta. È con questa attenzione che vogliamo continuare a discutere con quei cittadini che ci hanno stupito, che hanno lasciato, in qualche modo, aperta la parola del dialogo e hanno fatto sì che una piccola mozione, che è diventata una deliberazione di iniziativa popolare, diventerà un pezzo della storia, spero, del superamento dei campi Rom a Torino. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Io vorrei partire dal fondo, cioè vorrei partire da quella che era una deliberazione di iniziativa popolare e che oggi diventa una deliberazione Consiliare, chiarendo un fatto: io credo che non faremmo giustizia a quel territorio che ha raccolto le firme, che ci ha proposto un atto, imparando anche comunicando come si fa a partecipare ai lavori di questo Consiglio Comunale, se ci contendessimo la paternità di quell'atto, se ci sfidassimo sugli emendamenti, se ci tirassimo per la giacca parafrasando le cose che diceva il Consigliere Tronzano: "Non ci avete aiutato a votare al deliberazione". Secondo me, è sbagliato. Io non ho intenzione di dire che questi emendamenti sono emendamenti delle persone, delle donne e degli uomini che hanno firmato quella deliberazione. Questi sono emendamenti di questa maggioranza consiliare, e io spero del Consiglio Comunale, tesi ad una cosa, che è la vera risposta che quegli uomini e quelle donne ci chiedono: un'assunzione di responsabilità rispetto ad una situazione che loro vivono quotidianamente sulla loro pelle. Questi non sono i loro emendamenti, sono i nostri emendamenti, tesi a dire tre cose semplicissime. La prima. Noi abbiamo bisogno di strategie per tutta la città di Torino, non di un gioco a macchia di leopardo, in cui ognuno dice. "Non nel mio giardino". Questa cosa che hanno fatto le donne e gli uomini della Circoscrizione 6 per loro è giustificata, perché quella Circoscrizione da anni vive la presenza di tantissimi campi Rom, proprio per la ragione per cui tutto il resto di Torino, o la gran parte di Torino, ha continuato a dire: "Non nel mio giardino". Noi, quindi, abbiamo bisogno di strategie unitarie di tutta la città, per evitare che anche fra i nostri cittadini ci sia la serie A del centro e la serie B delle periferie, e nella serie B delle periferie si sostanzi lo scontro sociale fra gli ultimi, i penultimi e i terzultimi. Questa cosa questo Consiglio Comunale e questa maggioranza non la possono permettere. Per questo abbiamo cambiato il titolo di quella deliberazione e ce ne assumiamo la responsabilità. Secondo. Quando noi scriviamo con esattezza quali sono le linee di indirizzo, che sono inclusione abitativa e lavorativa attraverso progetti fatti con le comunità Rom, scriviamo una cosa che va al di là della demagogia di chi ha parlato spesso prima in Consiglio Comunale. Non è detto che ci si riesca, non è detto che sia facile. Anch'io, lo devo dire, nelle parole del Consigliere Marrone ho trovato delle preoccupazioni che vivo rispetto al bando che è stato pubblicato, perché è un bando che, secondo me, ha delle fragilità; ma come poteva essere diversamente? È un bando, appunto, fatto per vedere chi è più bravo. È un bando che vive di un vuoto, cioè quello di una Prefettura che, dopo aver accompagnato un processo con un ruolo di Commissario prefettizio per un'emergenza, ad un certo punto è venuta meno nella programmazione e ha lasciato, in parte, sola questa Città a doversi confrontare. Credo che oggi le cose vadano dette con chiarezza, se vogliamo costruire un rapporto di verità nei confronti di chi ha scritto e oggi ha iscritto questa deliberazione di iniziativa consiliare. Noi dobbiamo fare degli interventi che abbiano il coraggio dell'inclusione, il coraggio di rompere una catena di assistenzialismo, quando c'è stato, o di abbandono per la maggior parte, ed abbia la capacità di dimostrare che è possibile. È possibile per quelle donne e quegli uomini, fra i Rom, che vogliono rompere con la situazione a cui sono costretti, vivendo un patto sociale con noi, ed è possibile per noi, come Istituzione pubblica e per quel territorio, dimostrare che si può fare. E si può fare non sulla scala di alcuni nuclei familiari, perché progetti che ci riescono su alcuni nuclei familiari esistono già. Noi dobbiamo dimostrare, e sarebbe la prima volta in Italia, lo voglio dire a chi ha parlato di vergogna di questa Città; le vergogne sono De Corato a Milano e sono la situazione di Alemanno a Roma, con tutti i soldi che sono stati spesi, mi piacerebbe usare un'altra parola, e senza nessuna prospettiva oggi per le popolazioni e per gli abitanti di quelle città. Quella è la vergogna! Mi dispiace ricordarlo in questo dibattito, mi dispiace, però ho trovato questa trattazione veramente povera, dimentica di una parte della storia di questo Paese, che non è un gioco di una clava che una parte politica dà in testa all'altra, perché qui credo che nessuno è escluso dalle responsabilità politiche, democratiche rispetto a quello che sta accadendo, ma deve essere chiaro che quel modo di gestire quel fenomeno, il modo Milano e il modo Roma sono modi che qui a Torino non trovano cittadinanza. Qui a Torino dimostreremo che si può fare in maniera diversa. E per fare in maniera diversa, bisogna fare con i Rom. E per fare in maniera diversa - e questa è stata l'intuizione corretta degli abitanti che hanno scritto quella deliberazione -, noi dobbiamo dimostrare che si può fare a partire dal punto più scuro e più basso della nostra città, quel punto è Lungo Stura Lazio. Assessore, qualunque cosa, ma noi dobbiamo dimostrare che nei prossimi 24 mesi quel campo deve scomparire, se no avremo fallito. Questa è la cartina di tornasole che noi mettiamo nella soluzione Torino. Se non riusciamo a fare questo, lo diciamo oggi, lo scriviamo nel verbale di questo Consiglio Comunale, noi avremmo fallito. Non sarà la prima volta, perché altri hanno fallito prima di noi, ma dobbiamo dire con chiarezza che questa è la strada. Terza cosa. Abbiamo scritto in questa deliberazione - e io credo che sia corretta questa scelta ed è una scelta nostra, di questa maggioranza, io spero, ancora una volta, di tutto il Consiglio Comunale - che l'azione della Giunta e l'indirizzo del Consiglio parlano la stessa lingua. Io oggi non sono preoccupato delle presenze, Assessore e anche nostro Vicesindaco, io sono preoccupato un po' delle assenze. Vorrei far capire alla nostra Giunta e al Governo di questa Città che questa è una vicenda centrale nella vita di questa città, che non possiamo continuare a vivere con la polvere sotto il tappeto. Io vorrei che lei si sentisse circondata dall'attenzione che questa maggioranza le esprimerà, dal sostegno con cui noi la vogliamo accompagnare, perché non esiste politica sui Rom, se non è una politica integrata, in questo momento, con le Forze di Polizia, sia che siano le nostre o quelle della Prefettura, con il mercato del lavoro, il mondo del lavoro, con il sistema scolastico, con l'integrazione sociale. Anch'io - ha ragione il Consigliere Marrone - sono molto preoccupato per quello che sta per succedere alla Continassa. Mi sembra che continuiamo a tornare nello stesso punto. Vorrei veramente capire qual è il patto urbanistico, sociale, politico, economico con la Juventus Football Club, con chi ha comprato quelle aree, con un patto con questa Città ad un prezzo - dobbiamo dirlo, possiamo dirlo -, se non di favore, almeno estremamente concorrenziale per far rinascere un pezzo della nostra città. E come? Ci siamo dimenticati che lì vivono 50 cittadini? Perché io così li chiamo. Ci siamo dimenticati che quei cittadini sono stati proprio l'esempio di come Torino, su questa materia, possa scivolare? Allora, io vorrei qui la Giunta a rispondermi su questo argomento. Mi aspetto uno scatto d'orgoglio, perché anche su questo dobbiamo parlarci con chiarezza, Assessore. Io sono convinto, lo dico a lei, ma vorrei parlare agli assenti, più che a lei e ai presenti. Sono convinto, profondamente convinto della scelta di tenere insieme le politiche di chi governa la città con l'indirizzo, perché se vinciamo, vinciamo insieme; se perdiamo, perdiamo insieme su questa materia, su cui dovremo tutti quanti abituarci a fare un esercizio di complessità. Per favore, un esercizio di complessità, perché se no continueremo a sfidarci a demagogie, Consigliere Bertola. Lo dico a lei e alla sua forza politica, che è una forza politica quasi gatto nero/gatto bianco nei confronti della mia di cultura politica. Spesso il nostro elettorato è lo stesso, spesso le nostre persone sono le stesse, spesso la rabbia con cui dobbiamo fare i conti è la stessa, ed è una rabbia faticosa in questo momento nella città. Tre anni fa stavamo meglio in questa città, sarebbe stato più facile fare quello che vogliamo fare oggi. Avremmo rischiato meno. Sì, per carità, non schivo, avremmo rischiato, potrei dire la Regione, la Prefettura, dico solo che abbiamo perso tre anni, due anni e mezzo. Li abbiamo persi tutti. E questi due anni e mezzo ci porteranno a fare molta più fatica, perché oggi fa molta più fatica il corpo sociale della nostra città e molto più faticosamente potrà accettare il fatto che si intervenga su un'etnia di questa città. Badate bene, è un intervento piccolissimo, bisognerebbe dirlo con chiarezza, perché quando si parla di 3.200.000 Euro - mi corregga, Assessore, se sbaglio - finalizzati all'inclusione sociale per una popolazione fra 1.000 e 1.200 persone, stiamo parlando di 3.000 Euro scarsi, cioè stiamo parlando, per capirci, per due anni di 120 Euro al mese. Possiamo dirlo che una persona in situazione di svantaggio, italiana, cittadina, riceve ben più di questo. Allora va ribaltato il principio secondo cui i Rom ricevono. Attenzione, "ricevono". Ma di cosa stiamo parlando? Il bando per le case popolari è precluso? È un bando. Se sei Rom, puoi partecipare, esattamente come se non lo sei. Ma è giusto così! Ma non è che ti viene data la casa popolare. Facciamo attenzione, perché le parole sono pietre, diventano torce in questa città quelle parole. Facciamo attenzione, per favore! Quando si parla di "rubare il lavoro", per esempio, ma voi lo sapete che su 27 Paesi d'Europa, 21 Paesi prevedono, nella Legge sulla cooperazione ed il lavoro, lo svantaggio etnico, cioè il fatto di appartenere ad una minoranza etnica? Non sono solo i Rom, come criterio potenziale. Esattamente come lo è l'essere portatori di handicap, esattamente come lo è essere soggetti svantaggiati, esattamente come lo è essere ex carcerati. In questo Paese non è così! Per cui siamo in un Paese in cui non è vero che vengono offerte opportunità lavorative se sei zingaro. È il contrario. Tant'è vero che la Commissione Europea ha scritto al nostro Paese dicendo: "Fate attenzione, quello è uno dei meccanismi con cui potete costruire inclusione lavorativa". E noi giù, le parole come pietre! Dobbiamo fare uno sforzo, perché se no non ce la faremo in questa, che è una sfida. Guardate, è veramente una sfida enorme per una città postindustriale come Torino. Io spesso sento dai banchi di questa maggioranza, dai banchi di governo di questa Città, anche giustamente, l'orgoglio di chi ha trasformato la città, ma ci vorrebbe anche il riconoscimento, la presa d'atto che invece su questo tema, invece di trasformare, invece di reagire al cambiamento, invece di usare la forza della riforma, del riformismo vedendo quel problema, si è preferito sollevare il tappeto e appoggiare la polvere sotto il tappeto e lasciar ricadere il tappeto. Ecco, è arrivato il momento in cui noi questo tappeto lo alziamo e, insieme a quei cittadini e a quelle cittadine che hanno avuto il coraggio di assumersi delle responsabilità, ce ne assumiamo di più grandi e proviamo a dimostrare che si può fare. Io sono convinto che, se lavoriamo insieme e assegniamo a quei cittadini il ruolo di monitorare il nostro lavoro - non perché ci diano i voti, ma perché non ci lascino soli e, soprattutto, perché noi non lasciamo soli loro -, io sono convinto che, tutto sommato, questa è una cosa che possiamo fare, anche e soprattutto insieme a quelle popolazioni che non sono nomadi - ed è sbagliato continuare a dire che sono nomadi, quel problema non se ne va -, sono popolazioni di migranti stanziali. Sapete come venivano chiamati gli italiani negli Stati Uniti all'inizio del secolo? Venivano chiamati "nomadi", perché avevamo la strana abitudine di arrivare sporchi su una nave, di spostarci dalla costa ovest alla costa est, e quindi si diceva che noi ci spostavamo, eravamo nomadi anche noi. No, non ci illudiamo! Non eravamo nomadi noi, non sono nomadi loro. Io penso che insieme, con il lavoro di tutti, si possa costruire una Torino diversa. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ora il dibattito si è concluso, non vi sono altri interventi. L'Assessore intendeva intervenire? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, per il momento no. Vi sarebbero gli emendamenti accorpati da votare e, eventualmente, presentare. Passiamo all'analisi dell'accorpamento dei subemendamenti, dal n. 1 al n. 13, all'emendamento n. 1, a firma del Gruppo Lega Nord. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Io comunque, dopo questo dibattito, che chiaramente vede le posizioni di ognuno, giustamente, perché ognuno deve rappresentare poi la propria forza, non ho visto tanto quello che dovrebbe essere, nell'interesse della Città, uno sviluppo più cordiale o comunque che vada in una direzione, che è quella che poi i cittadini, firmando la deliberazione, volevano portare con il loro intento. Ed è per questo che io reitero la proposta alla maggioranza di fare, secondo me, una cosa intelligente, ovvero ritirare questi 11 emendamenti, votare la deliberazione così com'è e presentare una deliberazione di iniziativa consiliare per poter discutere in maniera politica, perché qui noi abbiamo aperto un contenzioso politico su una deliberazione di iniziativa popolare. Secondo me questo è un grosso problema verso e con i cittadini che hanno firmato quella deliberazione, perché noi oggi dovremmo andare da quei cittadini che hanno firmato a chiedere: "Cosa ne pensate della deliberazione che la maggioranza del Comune di Torino ha stravolto?". A quel punto loro, giustamente, potrebbero dire: "Sì, va bene" o "No, ritiro la firma". Potremmo arrivare al punto in cui non ci sono le firme necessarie per andare a presentare una deliberazione di iniziativa popolare, perché, seppur bassa, comunque c'è una soglia, perché è stata ampiamente superata. Quindi noi ci troveremmo paradossalmente nell'ipotesi in cui abbiamo una deliberazione senza le firme. Ed è per questo che, facendo, con un atto di responsabilità politica, una deliberazione il Partito Democratico dove inserisce tutti questi emendamenti, tutti insieme, se li vota, perché poi - ripeto - ve li voterete, perché, di fronte ad un'ipotesi di questo tipo, non potrete fare altro che votarvela, io dico che fareste sicuramente bella figura. Innanzitutto bella figura, perché è come prendere una proposta di iniziativa popolare, una Legge di iniziativa popolare e cambiarla completamente. La gente non firma per vedersi stravolte le cose. O gliela bocciate e allora avete il coraggio di bocciarla e ripresentarne una assolutamente uguale, anche questo sarebbe un atto di responsabilità. Almeno, però, smettete di uscire dalla condizione ignava dove... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Gentilmente, però, lei deve intervenire sul merito degli emendamenti. RICCA Fabrizio Sto intervenendo sul merito dei miei emendamenti, Presidente. Sono i miei emendamenti, intervengo sul merito dei miei emendamenti, con i quali io ho fatto ostruzione agli emendamenti della maggioranza, perché - ripeto, Presidente -, secondo me, è uno schiaffo a tutti quei cittadini che hanno firmato quella deliberazione. Avete un'opportunità, io parlo soprattutto ai primi firmatari, ai firmatari, avete un'opportunità, quella di poter dimostrare alla cittadinanza di dare un parere su quello che loro hanno scritto, anche perché io ci tengo a ricordare che in fase di Commissione i cittadini non erano così contenti, il Presidente della Circoscrizione 6 non era così contento di quegli emendamenti. Anzi, ricordo che il Presidente della Circoscrizione 6 (che ha spinto in maniera forte affinché questa proposta di deliberazione arrivasse in Aula come era stata presentata) non era così contento di vedere questi emendamenti che stravolgono completamente il provvedimento. E dato che il Presidente della Circoscrizione 6 è anche il Presidente che coordina l'attività di tutti i Presidenti delle Circoscrizioni, probabilmente avreste la possibilità anche di capire politicamente dove volete andare, perché non è che in un'area, in una zona, in un quartiere fate un certo tipo di politica a favore della cittadinanza, e poi la stravolgete completamente quando arrivate a discutere in Consiglio Comunale. Anche perché qualcuno poi dovrà spiegare a chi ha firmato questa proposta di deliberazione, che si trova quest'altra. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io non posso che unirmi all'appello del Collega Ricca, nella misura in cui ho avuto modo anche di ribadire come quando qualcuno presenta un atto di indirizzo, si dovrebbe oggettivamente rispettare il contenuto. Cioè la possibilità di proporre qualcosa di diverso spetta a tutti. Già siamo in una fase in cui, nel clima di antipolitica, gli strumenti di partecipazione diretta del cittadino andrebbero non solo promossi e diffusi come la manna dal cielo, ma anche conseguentemente rispettati. Il fatto che alcuni cittadini si impegnino, si mobilitino rispetto anche a quei canali di procedure, di burocrazia amministrativa, che sono necessari per garantire un'effettiva rappresentatività dell'istanza, però pongono anche il comune cittadino che non ha nulla poi da guadagnarci al fatto di portare un'istanza a questa Amministrazione, almeno non di persona, di fronte anche ad un certo numero di oneri organizzativi, di tempo libero, di fatica, vederselo stravolgere con, non solo tanti, ma anche la qualità degli emendamenti è veramente qualificante da un punto di vista di modifica, non sono modifiche di rito, è una mancanza di rispetto proprio verso lo strumento, verso le persone che vi hanno partecipato, non necessariamente magari in qualità di promotori, di primi firmatari. Mi riferisco proprio al singolo cittadino, il cui contributo è stato solo fermarsi, leggere il dispositivo e condividerlo, mettendo comunque il suo nome, con gli estremi del documento. Il Gruppo Fratelli d'Italia non ha presentato ostruzionismo, però trovo inappropriato criticare o condannare la Lega Nord per aver fatto questa scelta. Per un semplice motivo, non ha ritardato obiettivamente nulla. È stata la conseguenza ineliminabile di una seduta di Commissione, in cui tutte le forze di opposizione hanno chiesto di non modificare questa proposta di deliberazione, rispettando la volontà dei cittadini così com'è, senza dare interpretazioni in Consiglio. Invece dalla maggioranza, tra l'altro con un atteggiamento di condivisione, per carità, nel senso quantomeno è stato portato in Commissione e discusso con i Colleghi, però in ogni caso è stata ferma l'intenzione di modificarla secondo quell'armonizzazione, che poi più che armonizzazione le scelte della Giunta sono state di omologazione. In questo non solo mancando di rispetto ai cittadini, ma anche un po' alla funzione dell'Aula, che si ritrova a dare una specie di impegnativa che arriva dopo e come copia di quello che già è stato deciso dalla Giunta. Quindi, anche per la Sala Rossa non è che poi sia un momento di grande orgoglio istituzionale. Vedo che è finito il mio tempo, per cui non voglio abusarne; continuerò con i prossimi emendamenti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Mi correggo, un Consigliere per Gruppo ha tre minuti; gli altri, due minuti. La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Anch'io ribadisco quanto sia stato scorretto bloccare questi emendamenti e accorparli, ma soprattutto sottolineo la mancanza di rispetto anche verso il Movimento 5 Stelle, che aveva presentato dei subemendamenti assolutamente coerenti, mirati, di merito, ma nel tritacarne del "chiudiamo tutto e cassiamo tutto, perché tanto dobbiamo continuare a dimostrare di fare quello che vogliamo", avete tritato anche questi emendamenti. Lo trovo veramente poco corretto politicamente, perché finché lo si fa in Aula, tra di noi, finché la dialettica politica continua a essere di questa forte contrapposizione, ci può stare, ma - come ho già detto in precedenza - farlo verso dei cittadini che vi hanno chiesto delle cose ben precise e gli avete detto che farete quello che hanno chiesto, perché è una strada percorribile e poi gli stravolgente tutto, così non va bene. Continuerò a ripetere per tutta la sera, fino a domani, voi non dovete stravolgere la volontà popolare, perché poi dovrete fare uno sforzo immane (ve lo dico come consiglio) per convincerli a votarvi di nuovo. E quelli sono feudi vostri, sono zone importanti dove dovete raccogliere più voti possibile. Quindi, è assolutamente necessario che rivediate questa deliberazione, che rivediate gli emendamenti che avete sottoscritto, per farla come volevate voi e per non accettare quello che credo debba essere la pulizia definitiva di questa città, perché anche voi avete confessato che tantissime di quelle persone comunque sono persone propense alla delinquenza. Allora, quale occasione migliore per poter veramente rassettare tutto e tenere le persone valide? Perché ci sono, lo so che ci sono. Sono il primo a dirlo che ci sono. Ma ci sono e vanno anche loro tutelati. Invece così facendo, non tutelate nessuno. Voi, tanto per cambiare, calate le braghe di fronte ad una situazione che non sapete affrontare e che non sapete risolvere. |