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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 9 Settembre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 25
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE 2013-03236
ADOZIONE LINEE DI INDIRIZZO PER LA GIUNTA E L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE VOLTE AL SUPERAMENTO DEGLI INSEDIAMENTI SPONTANEI NON AUTORIZZATI DI COMUNITA' ROM.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame della proposta di deliberazione di iniziativa popolare n. mecc.
201303236/002, presentata in data 22 gennaio 2013, avente per oggetto:

"Adozione linee di indirizzo per la Giunta e l'Amministrazione Comunale che escludono
la possibilità di realizzazione di un eventuale nuovo Campo Nomadi nella
Circoscrizione 6".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Comunico che in data 16/07/2013 le competenti Commissioni hanno rimesso il
provvedimento in Aula.
Il testo della deliberazione è già noto ed è stato sviluppato in diverse sedute di
Commissione nel mese di luglio.
La parola al Vicesindaco.

TISI Elide (Vicesindaco)
Ringrazio il Presidente del Consiglio e penso che, effettivamente, possa essere utile
ripercorrere le tappe che in questi 2 anni, circa, abbiamo sviluppato come Città, per
cercare di affrontare una questione sicuramente molto delicata, ma che ha una valenza
cittadina e della quale, in questo momento, mi sento, forse, più portavoce, che non
soltanto Assessore o Vicesindaco competente. In realtà, infatti, la competenza è
decisamente più vasta, tant'è che tutti gli atti che sono stati portati in Giunta e gli
approfondimenti, fatti all'interno delle Commissioni, hanno coinvolto quantomeno tre
Assessorati, quindi, oltre il mio, alle Politiche Sociali, l'Assessorato che fa capo
all'Assessore Giuliana Tedesco, che è anche qui presente, e all'Assessore Lavolta per
tutti i risvolti di natura più ambientale. I successivi percorsi, poi, hanno visto anche il
coinvolgimento attivo dell'Assessore Curti, per tutte le questioni che riguardano
l'integrazione, e dell'Assessorato dell'allora Vicesindaco Tom Dealessandri per le
materie attinenti, invece, gli aspetti del lavoro.
Per ripercorrere brevissimamente, come è noto, nel luglio 2011 eravamo prossimi alla
sottoscrizione di un accordo, di un protocollo tra molti soggetti istituzionali (oltre alla
Città di Torino, alcuni altri Comuni della Provincia, la Provincia stessa di Torino, la
Regione Piemonte), che, su iniziativa della Prefettura, avevano aderito ad avviare un
percorso, utilizzando peraltro le risorse disponibili presso il Ministero degli Interni per
affrontare l'emergenza Rom, anche per la Città di Torino, come già precedentemente
avvenuto per altre Città in Italia, quali ad esempio Milano e Roma.
Purtroppo, non per volontà della Città di Torino, che ha dato un'adesione fin da subito a
questo Protocollo, non è stato possibile che questo percorso continuasse il suo iter,
perché alcuni soggetti istituzionali non hanno più dato questa disponibilità. Per cui, c'è
stata una fase nella quale il commissariamento, in allora stabilito dal Ministero degli
Interni, in capo al Prefetto, ha continuato autonomamente ad intervenire, ad agire sui
campi, con un coinvolgimento molto limitato delle Amministrazioni.
Successivamente, nel dicembre dello stesso anno c'è stata poi una sentenza, che ha
revocato l'emergenza e quindi ha fatto decadere il commissario, naturalmente con il
pericolo, per quelle Città - come Torino - che, non avendo stipulato accordi, non erano
nella possibilità e non avevano ancora speso, se non in minima parte, queste risorse, che
queste risorse andassero, in qualche modo, perdute o rimanessero congelate presso il
Ministero.
Di lì in avanti, la Città si è dunque attivata non soltanto per cercare, insieme alla
Prefettura, di rientrare nella disponibilità di queste risorse, ma anche per ragionare,
coinvolgendo vari soggetti, e non soltanto la politica, ma anche varie parti sociali e varie
organizzazioni del territorio, per provare ad immaginare un progetto organico sul tema
dei Rom in città che non vedesse il ripetersi, eventualmente, di interventi a spot, una
tantum, ma che provasse ad affrontare la questione nella sua complessità.
Quando nel dicembre dell'anno successivo (quindi parliamo di non molti mesi fa,
dicembre 2012) finalmente c'è stata la possibilità di riottenere la disponibilità di questi
finanziamenti, siamo dunque immediatamente partiti, costituendo un Comitato di
indirizzo, Comitato composto da vari soggetti, istituzionali e non, proprio per provare
ad elaborare un lavoro che consentisse il coinvolgimento anche dal basso e fosse anche
in grado di accogliere le istanze non soltanto delle popolazioni Rom, ma anche e in
particolare dei cittadini di Torino. Questo percorso ha portato ad una deliberazione, che
ha raccolto questi indirizzi; una deliberazione che, sostanzialmente, individua in una
duplice azione la possibilità di affrontare la tematica.
Questa duplice azione richiede necessariamente la capacità e la volontà di coniugare due
questioni che tra di loro sono imprescindibili: quella della solidarietà con gli aspetti di
rispetto delle regole e legalità.
Certamente quello che troviamo anche in questa deliberazione di Giunta sono l'impegno
e l'indirizzo a non ripetere l'esperienza dei campi, così come l'abbiamo conosciuta,
tanto più quelli non autorizzati, ma non solo, anche di evitare percorsi che non tengano
conto della compatibilità di convivenza con il territorio e la necessità di agire su altre
strade, e quindi percorsi che vedano un'inclusione delle persone dal punto di vista
sociale, ma anche abitativo, in contesti compatibili con gli stili di vita, ma che abbiano
anche delle caratteristiche di abitazione; dall'altro, la possibilità di creare dei
microinsediamenti e, peraltro, è evidente che, in questo senso, la disponibilità a lavorare
con noi, da parte di altri livelli istituzionali (quali, ad esempio, Provincia e Regione),
può fare la differenza, perché certamente siamo consapevoli che Torino è una città
altamente urbanizzata e quindi necessita, anche per eventuali microinsediamenti, di
poter guardare ad un'area più vasta di quella che è soltanto la città. Vi è poi l'impegno
di intervenire in particolare nei confronti delle persone più fragili, ma agendo
soprattutto attraverso un ripristino di regole e quindi anche chiedendo che chi aderisce a
progetti sociali, assuma come impegno il rispetto delle regole, immaginando
sicuramente il superamento dei campi attuali, anche attraverso allontanamenti, anche
attraverso, laddove è possibile, rimpatri, che possono anche essere realizzati attraverso
accordi con organizzazioni dei Paesi d'origine.
Naturalmente, tutto questo si inquadra all'interno di una strategia più ampia, che è stata
evidenziata nella deliberazione di Giunta.
Molti dei punti espressi nella deliberazione, li ho peraltro ritrovati anche nella
deliberazione di iniziativa popolare. Certamente ci sono delle attenzioni che bisogna
porre, che credo sia necessario porre, soprattutto considerando che stiamo parlando di
persone e che abbiamo anche a che fare con la libera scelta di cittadini, peraltro europei,
della Comunità Europea.
Credo anche che il rigore, che è stato rappresentato anche dai presentatori della
deliberazione di iniziativa popolare, sia uno dei requisiti che devono stare alla base delle
nostre azioni, senza il quale è molto difficile riuscire a fare percorsi virtuosi e di
sostegno alle persone davvero più fragili.
Quindi, io credo - e concludo - che il lavoro che è stato fatto e il lavoro importante,
molto spesso estremamente delicato, sviluppato anche all'interno delle Commissioni,
che hanno dato suggerimenti, che si sono confrontate a volte in modo anche vivace, con
una dialettica vivace, possa definire una politica complessiva della Città nell'ambito dei
Rom e, soprattutto, dare anche la traccia del lavoro che verrà sviluppato da adesso in
avanti, perché - come sapete - oggi abbiamo un bando, che è stato pubblicato, è un
bando europeo e quindi auspico che da ora in avanti questi indirizzi, che - peraltro oggi
ascolterò con grande attenzione - emergeranno dal Consiglio, potranno essere
ulteriormente elemento di rafforzamento della politica della Città.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Ringrazio l'Assessore per questa illustrazione.
Ho già iscritto alcuni interventi. Se, nel frattempo, anche chi ha presentato gli
emendamenti volesse intervenire, vi è la disponibilità.
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Il Consigliere Grimaldi ha detto con parole un po' velate che gli emendamenti posti
dalla maggioranza sono di armonizzazione della deliberazione di iniziativa popolare con
quella di Giunta, che tra l'altro è posteriore, anche se la discussione di oggi è, a sua
volta, posteriore a quella di Giunta.
Altro che armonizzazione! Questi emendamenti prendono una deliberazione di
iniziativa popolare, che è stata sottoscritta da migliaia di firme di cittadini che l'hanno
voluta così, la prendono, ci mettono 11 emendamenti, tutti quasi nel dispositivo - quindi
nella parte che dice che cosa fare -, la cambiano completamente con dei sonori
copia/incolla - e questa è l'armonizzazione - dalla deliberazione di Giunta.
Per cui, a noi oggi sarebbe piaciuto parlare della deliberazione di iniziativa popolare e io
ci metterei un minuto ad esprimere il nostro parere su tale deliberazione: perfetta così
com'era, voto favorevole. Invece, dovrò parlare della deliberazione di Giunta, perché -
non è colpa dell'Assessore, perché non è lei che propone gli emendamenti, non li ha
proposti lei -, visto che la maggioranza invece ha deciso di prendere quella
deliberazione e trasformarla in quella di Giunta, noi dovremo - e sarà un'occasione,
vediamola così - commentare la deliberazione di Giunta.
Parliamo di indirizzi, parliamo di numeri, parliamo di dati, cioè parliamo di cose
concrete. La deliberazione di Giunta, che sta vedendo attuazione in questo primo atto
con questo capitolato d'appalto di 3 milioni e mezzo, sui 5 milioni complessivi stanziati
dall'allora Ministro dell'Interno, Maroni, va a dire che si prendono questi 3 milioni e
mezzo e si danno, di fatto, ad associazioni, fondazioni o cooperative, per cercare di fare
degli interventi.
Quali sono questi interventi? Massimo riassunto. Il cosiddetto "superamento totale"
avverrebbe solo su Lungo Stura, noi questo leggiamo, perché in tutti gli altri campi
nomadi abusivi noi vediamo "messa in sicurezza", se non addirittura "sistemazione
dell'area", il che vuol dire allacciamento di servizi e, inevitabilmente, stabilizzazione
dell'insediamento.
Ma parliamo prima di Lungo Stura. Su Lungo Stura il superamento dovrebbe avvenire
con l'inclusione abitativa; bisognerà capire come. Vuol dire case popolari? Vuol dire
autorecupero? Ma autorecupero di immobili individuati da chi? E con quali atti
amministrativi comunali? Non credo che delle cooperative, delle associazioni di privati
possano dire: "Adesso ci prendiamo quel casolare e lo autorecuperiamo".
Altra domanda: inclusione lavorativa. Abbiamo un'idea di quale sia lo stato? Abbiamo
una social card di cui riusciamo a fare usufruire 1.000 nuclei familiari su 10.000 che la
chiedono, perché le risorse sono inesistenti. Davvero riteniamo che l'inclusione
lavorativa debba essere vista come un carattere premiale per indurre a non delinquere
chi sta delinquendo? Ragioniamo su questo.
Ma il passaggio vero è: quali sarebbero le misure che farebbero in modo che le
eventuali baracche, lasciate libere da chi viene incluso, a spese dell'Istituzione,
lavorativamente e abitativamente, vengano veramente abbattute e tolte. Perché noi
sappiamo che quel campo nomadi è gestito dalla mala, lo sappiamo; sappiamo che lì lo
Stato, di fatto, entra per delle sporadiche incursioni e non comanda, perché addirittura,
ogni volta che facciamo i sopralluoghi, vediamo che ci sono le bische clandestine che
operano davanti ai nostri occhi, senza il minimo pudore. Tra l'altro - dimenticavo -,
dopo aver deliberato mesi fa una riqualifica dell'area della Continassa milionaria, ci
ritroviamo a una settimana dalla consegna dell'area Juventus e all'inizio dei cantieri a
dire: "Ohibò! Dove mettiamo 50 nomadi?" e si brancola nel buio, perché questa
Amministrazione brancola nel buio, e ritarderà. E io devo credere che veramente, con
un piano che prevede solo di pagare associazioni e fondazioni, riuscirà a rimuovere da
quell'area lì 500-600 nomadi, gestiti e messi lì dalla malavita? Ma siamo seri o ci
stiamo veramente prendendo in giro?
Ma andiamo oltre, perché il vero scandalo è che, rispetto ad una richiesta dei cittadini di
andare a superare, sgomberare, usiamo il termine che vogliamo, ma comunque di andare
a togliere i campi nomadi abusivi, invece la deliberazione di Giunta e il capitolato
d'appalto parlano di spendere milioni di Euro per portarci luce, fognature, acqua, ogni
tipo di servizio. Questo, di fatto, è umano nella misura in cui si dice apertamente che
questi rimangono lì, perché non si mettono i servizi ad un'area che si vuole togliere,
smobilitare e non rendere più abitabile.
Quindi, questa Amministrazione deve avere il coraggio di dire ai cittadini che la
deliberazione di Giunta, con delle misure che non condividiamo, ma comunque non
entro neanche nel merito a giudicarle, però dice che, in ogni caso, tutti i campi nomadi
(parliamo di corso Tazzoli, che opera su un'area privata; parliamo di Germagnano
abusivo, aeroporto abusivo e di tutti i prolungamenti abusivi dei campi autorizzati)
rimarranno stabilizzati.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
Consigliere Marrone, la invito a concludere.

MARRONE Maurizio
Concludendo, io mi limito a dire una cosa: noi stiamo commentando una deliberazione
di Giunta già operativa, per cui stiamo discutendo del nulla, ed è un'ennesima presa in
giro nei confronti dei cittadini, perché è già stato tutto deciso.
Quindi, oggettivamente, quello che posso dire in questa sede è che si cercherà di votare
contro - ma la maggioranza userà il suo numero - gli emendamenti che vanno a
snaturare un testo che era stato approvato e proposto dai cittadini; si cercherà di evitare
questo snaturamento, si cercherà di combattere, atto per atto, quella che è
oggettivamente una sorta di mistificazione di quelle che erano state le promesse di
superamento degli insediamenti, perché invece li andiamo a stabilizzare. Però, visto che
non basterà, la mobilitazione andrà inevitabilmente al di fuori di quest'Aula.
Visto che i comitati di mobilitazione trovano anche una certa approvazione da parte
della sinistra, visto che la grafica, tra l'altro, ricorda anche oggettivamente un comitato
della sinistra, dovrebbe piacere...

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
Consigliere, la invito a rimuovere questa bandiera. Per cortesia, chiedo al Gruppo di
rimuovere subito questa bandiera.

MARRONE Maurizio
Sì, la rimuovo immediatamente, non c'è problema.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
Prego, Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Questo solo per dire e ribadire...

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
Prego, prego, però la rimuova davvero.

MARRONE Maurizio
La rimuoviamo. Questo per ribadire, ancora una volta, che con questo comitato, che
intendiamo promuovere, lanciamo anche un avviso - niente di minatorio, semplicemente
guardiamo il capitolato dell'appalto - che tutte le associazioni, fondazioni, cooperative
che incasseranno milioni per andare a gestire per conto del Comune queste aree abusive,
occupate da nomadi, se leggono bene il capitolato d'appalto, si assumeranno una
responsabilità oggettiva - oggettiva civile, ovviamente - per tutti i danni che verranno
commessi dai nomadi che, ovviamente, sono loro affidati in tutte le opere di recupero
sociale che lì avverranno.
E ricordiamo che addirittura in strada dell'Aeroporto si stanno installando delle reti alte
come dei palazzi per cercare, invano, di impedire che i nomadi continuino a tirare pietre
sull'autostrada limitrofa. Questo per fare un piccolo esempio, ma potremmo anche
ricordare il canile dell'ENPA, assediato come un fortino afgano. Ne potremmo ricordare
di esempi.
Noi costituiremo un osservatorio legale che vada a monitorare tutti gli illeciti che
compiranno i nomadi che verranno affidati, con soldi pagati dallo Stato, tramite la Città,
a queste associazioni, fondazioni e cooperative, in modo da consentire di agire
legalmente nei confronti di queste realtà private che se ne assumeranno l'onere, perché,
se si prendono i soldi, si prenderanno anche la responsabilità. E a questo siamo costretti,
perché non c'è stato un confronto e delle misure reali, per esempio, piccola proposta,
magari stanziando qualcosa anche al Nucleo Nomadi della Polizia Municipale, che non
viene neanche menzionato in tutta l'operazione finanziaria, quantomeno, di questi 3
milioni e mezzo. Visto che tutto l'aspetto dell'ordine pubblico e della sicurezza,
oggettivamente, non è stato neanche tenuto in considerazione e comunque viene
stralciato dalla deliberazione di iniziativa popolare dagli emendamenti del
centrosinistra. A questo siamo costretti e questo è il nostro impegno con la cittadinanza.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
Ricordo i tempi di intervento: sono 10 minuti per Gruppo, massimo 5 minuti, io
erroneamente l'avevo invitata a concludere prima dei 5 minuti, ma lei non l'ha fatto,
quindi va bene così.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Innanzitutto dico che questa maggioranza e chi ha composto anche le maggioranze
prima e le Giunte prima dovrebbe provare un po' di vergogna. Vergogna perché i campi
nomadi sono nati con queste maggioranze, sono cresciuti con queste maggioranze; oggi
discutiamo di questi problemi perché queste maggioranze non sono state capaci di porre
un freno e di risolvere un problema.
Oggi noi ci troviamo con la città invasa da un problema reale, per il quale una
maggioranza si affida ad una deliberazione di iniziativa popolare in maniera
assolutamente ignava. Vi siete lavati le mani per vent'anni di questi problemi e oggi vi
svegliate a fare i paladini del bene, emendando una deliberazione di iniziativa popolare.
Per questo io dico che voi dovreste vergognarvi. Vergognarvi perché non siete stati
capaci di prendere una posizione chiara, netta nel tempo, dovreste vergognarvi perché
quello che era stato scritto nel Protocollo d'Intesa - meno male che la Regione l'ha
fermato - era immondizia, immondizia esattamente come avete ridotto i campi nomadi
di questa città.
Non siete stati capaci di creare nulla, nessun progetto reale, nonostante voi annualmente
andiate ad ungere associazioni che lavorano, vivono e lucrano con i nomadi. Gli stessi
nomadi che poi non siete capaci di mandare a scuola, perché noi nei sopralluoghi li
troviamo che giocano nell'immondizia.
Questo è il vostro concetto di integrazione dei nomadi!
Io dico che, probabilmente, dovreste fare un passo indietro e far gestire la situazione a
qualcun altro, non importa chi, ma a qualcuno che magari abbia oggettivamente la
lucidità di far funzionare la situazione.
Oggi ci troviamo a discutere di Lungo Stura Lazio, ma potremmo parlare di tutti i campi
nomadi di questa città in maniera diversa.
Superamento. Cosa vuol dire superare? Dateci un input nel superare. Vuol dire dargli le
case popolari? Vuol dire metterli nella condizione di spostare le roulotte e le baracche
da un'altra parte?
Discutiamo di un campo nomadi che è nato dove non si può stanziare - c'è un'ordinanza
del Sindaco Chiamparino -, essendo un'area problematica per le alluvioni che si sono
susseguite negli anni. Cosa avete fatto? Avete chiuso gli occhi e avete rischiato che la
gente morisse due anni fa.
Io mi trovo nelle Commissioni, nei sopralluoghi e di tutto questo oggi sento solo parole
di buonismo.
Io ritengo che dobbiate vergognarvi, perché lasciate che ogni giorno delle persone
possano marcire nell'immondizia e nel fango.
Sicuramente chi ha sottoscritto questa iniziativa popolare aveva voglia di risolvere il
problema e di farlo in una maniera forse anche un po' dura, perché chi vive in quella
zona - e io sono una di quelle persone - probabilmente ha terminato la pazienza, perché
vivere costantemente assediato dai furti, dalla microcriminalità, dai problemi che un
campo nomadi mal gestito - come avete fatto voi negli anni - porta, crea anche dei
problemi emotivi. Ed è per questo che una deliberazione così dura non si può non
condividere e noi la condividiamo al 100%.
Se la deliberazione dovesse essere messa al voto così com'è, io ritengo che il voto non
può che essere favorevole, perché ci sono tutti quegli elementi nella Circoscrizione 6,
ma in tutta la città di Torino, che riportano la legalità. Legalità che in questi vent'anni
non siete stati capaci di garantire.
Allora fate un bel gesto: ritirate quegli emendamenti farsa, perché - come ha detto bene
prima il Consigliere Marrone - avete fatto un copia/incolla da un'altra deliberazione;
raccogliete 2.700 firme che vi sottoscrivano quegli emendamenti e allora, dopo che
2.700 persone, esattamente come hanno sottoscritto la deliberazione, sottoscrivono gli
emendamenti, io li voterò, perché li avranno chiesti loro. Non che voi, di vostra sponte,
fate degli emendamenti che stravolgono completamente il senso della volontà popolare.
Comunque voi siete abituati a fare operazioni di questo tipo, che, quando il popolo vi
chiede una cosa, voi ne fate completamente un'altra, ma questo è un problema del
vostro modo di fare politica.
Raccogliete le firme, chiedete che questi emendamenti vengano accordati e li votiamo.
Oppure smettere di fare gli ignavi, fate voi una deliberazione di iniziativa consiliare,
dove mettete questi emendamenti e ve li votate, perché loro non vi hanno chiesto
questo, né in audizione, né durante i sopralluoghi, né negli incontri con i Comitati.
Fatevi un esame di coscienza, perché davvero dovete vergognarvi.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Sulla vergogna mi sento solo di dire che la vergogna è un sentimento, è una categoria,
sia umana che politica, che riguarda, a parer mio, chi pensa che esista una dignità,
quindi una gerarchia sulla dignità delle persone.
Per cui, non appartenendo, né io, né le Colleghe, né i Colleghi della maggioranza, a chi
pensa che ci possa essere una gerarchia sui diritti e sulla dignità delle persone, ma
pensando invece che tutte le persone hanno diritti e dignità uguali, non penso che
dobbiamo seguire questa indicazione. Quindi, la vergogna è proprio una cosa che non ci
riguarda.
Vorrei, invece, sottolineare le due questioni di merito e di metodo della deliberazione,
perché nel metodo è una deliberazione di iniziativa popolare che ha avuto un iter molto
lungo, più che sofferto, molto lungo, e di questo me ne rammarico; nonostante noi
abbiamo cercato di accelerare i tempi, anche nelle Commissioni, dal momento in cui ci
è stata assegnata al momento in cui arriviamo al voto, proprio anche per andare incontro
alla minoranza, in particolare alla Lega Nord, che ha chiesto di aspettare a votarla,
abbiamo perso almeno questi due mesi, perché forse non era neanche necessario
aspettare il voto della deliberazione. Ma, giustamente, i cittadini della zona si
aspettavano interventi precisi anche in queste settimane, perché la situazione è
oggettivamente delicata e problematica, come ha detto l'Assessore Tisi, che voglio
davvero sinceramente ringraziare per le cose che ha detto, per il lavoro che ha svolto,
non solo nelle sedute di Commissione, ma anche nel Tavolo sociale, insieme al
Presidente della Circoscrizione 6 e a tutte le Associazioni e le Agenzie del Territorio,
che hanno lavorato moltissimo, insieme agli Enti istituzionali e alle Forze dell'Ordine,
per addivenire a un programma, a un progetto che permetta di dare delle risposte
concrete, non i miracoli, ma delle risposte concrete a chi c'è sul territorio.
Noi intendiamo accogliere questa deliberazione e, attraverso essa, cerchiamo di dare
delle risposte che vadano al di là del solo territorio della Circoscrizione 6, che è senza
dubbio il più flagellato da questo problema, un problema che è ingravescente e che la
crisi, il deterioramento, non solo economico, ma anche dei rapporti, rischiano di
aggravare ulteriormente.
Nel metodo abbiamo accolto una discussione franca, aperta a tutte le forze politiche.
Tutti gli emendamenti sono stati concordati con i presentatori della proposta di
deliberazione, che hanno partecipato ai lavori della Commissione, con i quali abbiamo
discusso e abbiamo accolto anche le loro osservazioni.
Quindi io credo che, metodologicamente, questa proposta di deliberazione - che io mi
auguro possa essere approvata nel Consiglio di oggi - dimostri sicuramente come, dalla
volontà popolare, sia possibile ottenere dei risultati che vadano nella direzione di
coniugare legalità e solidarietà.
Nel merito, gli emendamenti cercano di legare la deliberazione di Giunta... e qui ricordo
che molti dei Consiglieri della minoranza, che oggi sono intervenuti, contestavano il
fatto che quella deliberazione di Giunta non fosse stata una deliberazione di Consiglio.
Nonostante si sia discussa e trattata in Commissione, la presentazione del protocollo è
stata fatta in Commissione, però molti l'hanno contestata, in quanto era una
deliberazione di Giunta e non di Consiglio.
In questo modo noi reinseriamo organicamente, all'interno di una deliberazione di
iniziativa popolare, un lavoro che è il frutto di una grande condivisione, di una grande
progettazione partecipata.
Sugli emendamenti poi interverremo.
Io credo che non sia possibile pensare di cancellare i problemi con un colpo di spugna.
La scelta politica, che è quella di dire che si comincia con l'impegnarsi affinché un
campo - che è quello di Lungo Stura Lazio - possa essere superato, ovviamente nei
tempi oggettivamente possibili, è una cosa di grande rilievo.
Così come dire che vogliamo mettere a norma e sistemare gli altri campi, per la dignità
delle persone che ci vivono, mandando via le persone che delinquono, quindi
assumendosi la responsabilità che non è possibile che in una parte della città si viva
fuori dalla legalità, per noi è importante.
L'obiettivo non è solo approvare la deliberazione. Lo dico al Vicesindaco per la
sensibilità che ha, non vedo più l'Assessore Tedesco in Aula, non ho visto - e me ne
rammarico - l'Assessore Lavolta, perché questa è una di quelle cose che non può essere
semplicemente attribuita ai servizi sociali.
L'obiettivo, dicevo, non è solo approvare la deliberazione, l'obiettivo è che la
deliberazione venga attuata in tempi brevi.
Quindi, io mi auguro che da domani possano essere messi in campo tutti quegli
interventi che dimostrino che la soluzione è a portata di mano. Lo dobbiamo ai cittadini
che hanno saputo, tutti insieme, produrre questa proposta e lavorare con le Commissioni
e con il Consiglio Comunale. Per questo li ringrazio sinceramente.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Io non mi soffermerò sulla considerazione già fatta - che pure condivido - di quanto sia
inopportuno prendere una deliberazione di iniziativa popolare e trasformarla
sostanzialmente in una ratifica a posteriori di una decisione già presa dalla Giunta,
quando invece sarebbe dovuto essere il Consiglio Comunale a riflettere e ad agire su
questo problema per primo e, comunque, quando si è di fronte alla richiesta dei
cittadini, secondo noi la si deve accogliere o, perlomeno, si deve avere il coraggio di
dire che non la si vuole accogliere. Ma trasformare una richiesta che chiede il
progressivo sgombero dei campi nomadi abusivi, in una roba che chiede il superamento
(che poi non si capisce bene se si dica "superamento" per paura di dire sgombero o che
cos'altro voglia dire) del solo campo di Lungo Stura Lazio, secondo noi vuol dire
prendere in giro chi ha proposto questa deliberazione facendo fatica.
Però non voglio soffermarmi tanto su questo, vorrei soffermarmi su quella che, secondo
me, è la vera tragedia della politica quando affronta questa questione, oggi in questa
sede, ma anche in altre sedi, cioè sul fatto che comunque si vada avanti a ripetere
all'infinito una serie di posizioni abbastanza preconcette, abbastanza ideologiche, che
non aiutano a risolvere il problema, perché comunque credo che, se andassimo a
prendere i verbali dei Consigli Comunali di alcuni anni fa, con diverse persone, diversi
attori - in parte, magari, anche gli stessi -, si potrebbero ritrovare discussioni più o meno
uguali, con le stesse posizioni e non mi sembra che qualcosa sia cambiato. Anzi, forse
uno dei punti di partenza sarebbe constatare che le politiche che l'Amministrazione ha
messo in atto almeno negli ultimi 10 anni in questo settore, sono state comunque un
fallimento, perché, sicuramente anche per la pressione della crisi economica, eccetera,
adesso ci ritroviamo con molti più problemi, molti più campi abusivi, molti più
problemi anche di convivenza sociale rispetto a quelli che c'erano una volta.
Quindi il problema che dovremmo porci è quello di un cambiamento di atteggiamento
profondo, nel senso che, finché si continuerà a vedere la vicenda per categorie e a
parlare in generale dei nomadi, come categoria generica, da ritenere buoni o da ritenere
cattivi un po' in blocco, non si andrà avanti.
Il problema qui è reinstaurare il principio fondamentale della responsabilità dei singoli e
quindi cominciare a distinguere, anche all'interno dei campi nomadi, tra i singoli, quelle
che sono persone effettivamente emarginate, spesso non per colpa loro, magari anche
per la mancanza di un retroterra culturale, di opportunità di formazione, di opportunità
di inserimento e che hanno tutte le intenzioni di integrarsi e di vivere onestamente, se
solo gli si desse la spintarella e l'aiuto, e quelle persone che, invece, sono lì per
delinquere, sono abituate a vivere - non ho problemi a dirlo -, in molti casi anche per
cultura, delinquendo e che sono sempre state tollerate perché, poverine, però, non si può
dire che queste siano delinquenti, perché se no si diventa razzisti. Questo in una visione
tipicamente ideologica.
È proprio questa cernita, questa divisione, questo ricondurre le cose alle responsabilità
personali che bisogna fare, anche perché l'integrazione delle persone passa tramite la
responsabilità personale, quindi l'insegnare, il chiedere, il promuovere il fatto che
queste persone singolarmente si ritengano responsabili della propria vita e della
convivenza di se stessi e del proprio nucleo familiare con il resto del territorio, quindi
con le persone che vivono intorno, con le persone della stessa etnia, con persone magari
di etnia opposta e magari anche semplicemente con persone che vivono nel resto del
quartiere.
Invece questo non riesce mai ad emergere nelle politiche che le Amministrazioni
mettono in campo in questo settore. Questo, secondo noi, sarebbe molto importante, era
uno degli emendamenti - poi magari lo illustreremo, ma credo sia tra gli emendamenti
che sono stati accorpati -, cioè che si smetta di fare progetti in cui si danno le risorse a
terze parti, magari anche benintenzionate, però diverse dalle persone in questione,
dicendo: "Occupatevene voi", come fossero dei bambini, perché questo continua a
mantenere queste persone nello stato di persone irresponsabili di se stesse, quindi anche
legittimate - se volete -, dal loro punto di vista, a delinquere, perché tanto non si
ritengono responsabili di diventare conviventi in una comunità più ampia.
Invece, bisognerebbe proprio dargli in mano la responsabilità e pretendere poi,
controllando, che vengano rispettate le regole e che vengono fatte le cose promesse.
Bisognerebbe proprio renderli responsabili del proprio futuro.
In questo credo anche che la deliberazione di iniziativa popolare sia un'opportunità
persa, perché comunque questo genere d'integrazione non può che passare dalla
convivenza civile con chi abita intorno. E chi abita intorno a questi insediamenti, anche
quelli abusivi, sa che comunque c'è del lavoro che viene fatto dalle scuole, dalle
associazioni, delle associazioni sportive.
Chi è sul territorio spesso fa una grande opera di integrazione con molte di queste
famiglie e forse una cosa che veniva dal territorio era un'opportunità anche per
rinsaldare e per favorire questo genere di attività, che invece, secondo noi, tende un po'
a sparire in questa revisione dall'alto, in questa idea di rovesciare sul territorio una
grande quantità di soldi che servono, perché poi ci sono i cittadini che si lamentano che
ci sono i campi nomadi abusivi in Lungo Stura Lazio, eccetera, e poi magari si
lamentano anche quando uno dice che spendiamo due lire per sistemarli, però non è
possibile risolvere queste situazioni senza spenderci qualche risorsa.
Sicuramente, però, non è il rovesciamento di grandi quantità di soldi che, da solo,
risolve questi problemi, ma è invece il lavoro quotidiano per favorire il dialogo e
l'integrazione.
Credo che sostanzialmente ci siano due grosse categorie di vittime nella vicenda dei
campi nomadi: una è quella parte di persone che ci abitano, spesso per disperazione (tra
l'altro, spesso non sono neanche più di etnia Rom o Sinti, sono, tra virgolette, "normali
immigrati", che non hanno altri posti dove andare e quindi, alla fine, forse diventa
ancora più difficile classificarli), quelli che vorrebbero integrarsi, vorrebbero lavorare
onestamente, ma non hanno trovato nessuna alternativa a quella collocazione o magari
sono finiti dentro un giro di malavita che li ha portati lì e li tiene, tutto sommato,
schiavi. L'altra categoria di vittime è sicuramente quella dei cittadini che abitano lì
intorno, e questo vale non solo nella vicenda dei nomadi, ma anche, per esempio, nelle
vicende dei profughi richiedenti asilo, in tutta una serie di situazioni in cui, di fatto,
problemi sociali complessi vengono scaricati sulla parte di città che ha la sfortuna di
trovarcisi a fianco; spesso sono già parti di città più deboli, dove magari è già più
difficile l'integrazione, in senso più ampio, e i problemi si aggiungono ad altri problemi.
Questo era uno dei punti che abbiamo sollevato negli emendamenti, cioè la questione
dell'inserimento nelle case popolari. Nessuno vuole dire che non si devono più
assegnare ai nomadi le case popolari o che si deve negare ai nomadi il diritto alle case
popolari, quando ce l'hanno, eccetera, però non è accettabile che - come succede in
alcune parti della città, ad esempio in certe parti di Falchera Nuova - le case popolari
diventino una specie di ghetto in cui si concentrano tante famiglie Rom, che poi
diventano loro prigionieri di una specie di palazzo-ghetto e non riescono così ad
integrarsi, quindi chi ci abita intorno vede i nomadi, di nuovo, come un problema,
perché l'eccessiva concentrazione non permette alcun tipo di integrazione con altre
culture, altri modi di vita, altri modi di vivere.
Credo che il vero coraggio che servirebbe sarebbe uno solo, quello che serve poi, credo,
in tutti gli aspetti della vita della convivenza civile, cioè quello di far rispettare la Legge
singolarmente a tutti, da tutti i punti di vista, quindi farla rispettare ai Rom che
delinquono senza paura, senza paura anche di usare la forza, dove necessario, tramite le
Forze dell'Ordine, in modo che chi è soggetto ad essere processato dalle Leggi italiane,
possa essere processato, chi è clandestino e deve essere espulso, perché di cittadinanza
extracomunitaria, venga espulso, cioè, si faccia quello che prevede la Legge, ma non si
abbia pietà, buonismo, perché alla fine questo è quello che alimenta il razzismo.
Ovviamente, però, la Legge deve essere rispettata anche nell'altra direzione, quindi, chi
vuole provare ad integrarsi deve essere protetto dallo sfruttamento sul posto di lavoro,
deve essere protetto dal razzismo, dalla xenofobia, da tutte le cose che impediscono poi,
a chi ci si trova, di uscire da questo ambiente.
Quello che è inaccettabile è che la situazione, tutto sommato, continui così, cioè che
adesso si spendano un po' di soldi, qualcuno se ne mette in tasca un po', con buone o
cattive intenzioni (poi possiamo discuterne all'infinito, ma comunque di sicuro il grosso
di questi soldi non finiranno nelle tasche dei nomadi), e poi che magari si riesca anche a
chiudere Lungo Stura Lazio, ma poi lo si vedrà rinascere 500 metri più in là, da qualche
altra parte e, alla fine, non si sarà sostanzialmente risolto nulla.
Questo è l'esito che temiamo, quindi credo che tutti dobbiamo avere in mente che
questo è quello che va assolutamente evitato.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Genisio.

GENISIO Domenica
Molte cose sono state dette. Io credo di essere anche parzialmente d'accordo con gli
interventi del Consigliere Bertola, con qualcuno del Consigliere Marrone e anche del
Consigliere Ricca, però vorrei soltanto chiedere se ci rendiamo conto di quello che
diciamo, perché sentirete il Consigliere Bertola o il Consigliere Marrone proporre come
soluzione le case popolari... - (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ha suggerito, si
può intendere così - ...date così, quando ci sono delle regole precisissime, tra l'altro fatte
come regole, rinnovate dalla Regione proprio negli ultimi anni, che mettono dei paletti
ancora più stretti, mi sembra un po' assurdo.
Ma voglio soffermarmi su qualche aspetto in particolare, perché mi sembra che venga
un po' dileggiata l'azione della maggioranza nei confronti dei cittadini e della
deliberazione di iniziativa popolare.
I tempi lunghi non sono stati dettati dalla maggioranza, sono stati dettati dal
comportamento di tanti soggetti, che hanno fatto sì che emendamenti su emendamenti
non consentissero l'approvazione di quella deliberazione prima della pausa estiva.
Poi c'è un altro dato, lo ha ricordato il Consigliere Centillo prima: tutti gli
emendamenti, tutte le modificazioni - perché la deliberazione di iniziativa popolare si è
inserita serenamente, non c'erano i 2.700 firmatari, se così sono, a me sembra un
numero diverso, ma questo non ha importanza - e tutte le Commissioni sono state fatte
alla presenza dei presentatori della deliberazione di iniziativa popolare, che è stata
inserita in un contesto ben più ampio di un programma finanziato da anni - è già stato
ricordato -, finanziamenti mai trasferiti all'Amministrazione Comunale (come da
impegno, quando ancora c'era un Commissario nominato dall'allora Ministro Maroni)
da una Regione che, da quando ha preso il governo regionale, per 10 anni non ha mai
investito né 5 Lire, né 5 centesimi di Euro. Lo dico perché allora io lavoravo in Regione
e ricordo bene le dichiarazioni degli allora Assessori: "Togliamo ogni risorsa destinata
alla riqualificazione e all'integrazione delle persone nomadi".
Io parlo di "popolazione nomade", non parlo esclusivamente di Rom, popolazione
nomade che, per Legge europea, è tutelata a tutti gli effetti e parliamo di persone, non
parliamo di persone indegne, parliamo di tutela delle persone. Non si è mai investito
alcunché. Nonostante queste persone abbiano migrato da Paese a Paese, la Regione non
ha più attivato, rispetto a quello che si faceva negli anni passati, alcun intervento per
qualificare... (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Andate a leggere gli atti,
scusatemi. Io non parlo a vanvera. Assolutamente, non parlo a vanvera. Prenda gli atti,
Consigliere Carbonero, e veda che cosa è stato fatto negli anni.
Dopodiché le popolazioni migrano. Potremmo fare dei respingimenti, come ha tentato
di fare la Bossi-Fini, senza sortire, però, alcun effetto. Per cui entriamo nella logica che
le popolazioni si spostano e riusciamo ad accoglierli.
L'aver fatto sì che la deliberazione di iniziativa popolare confluisse o recepisse... perché
sono stati tutti d'accordo nell'ultima Commissione di luglio (eravamo nella Sala
Carpanini), dove abbiamo dovuto ripetere parecchie volte i concetti. E anche gli
emendamenti sono stati concordati - l'ha detto il Consigliere Centillo, io non mi ricordo
se lei fosse presente, ma io c'ero e me lo ricordo benissimo -, concordati parola per
parola, persino le virgole, perché siamo andati a cercare di comprendere come una
deliberazione di iniziativa popolare potesse stravolgere un programma, concertato con
Prefettura, Provincia e Regione, per l'utilizzo di risorse che andavano a dare delle
risposte effettivamente concrete, in linea con quello che chiedono i cittadini, perché, se
non incominciamo con il chiudere Lungo Stura e prevedere percorsi nuovi e diversi,
d'accordo anche con i cittadini, non andremo da nessuna parte.
Quindi, quegli emendamenti, che sono stati apportati, non stravolgono, per principio o
per arroganza da parte dei Consiglieri di maggioranza di questo Consesso, la
deliberazione di iniziativa popolare, la armonizzano con quanto è stato...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo che la deve interessare, Consigliere
Carbonero.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito a concludere.

GENISIO Domenica
La armonizzano semplicemente con quello che è fattibile e migliorativo, sia per la
popolazione torinese, sia per le popolazioni nomadi, che sono persone come noi. E io lo
voglio ribadire, perché ogni volta sento quasi una denigrazione e un po' un disprezzo:
"Rom". Sono persone migranti, punto.
Poi quelle che sono persone disoneste, che lavorano contro la legalità, sono sicuramente
da perseguire alla stessa stregua di quelli che dobbiamo perseguire anche se non sono
stranieri. Cerchiamo di essere obiettivi su tutto.
Quindi, io non mi sento affatto di avere stravolto o non rispettato i principi dei cittadini
della Circoscrizione 6. Tra l'altro, loro stessi hanno considerato ovviamente riduttiva
quella che era la visione iniziale del loro atto, perché si riferiva a quel territorio lì; loro
hanno raccolto le firme come residenti di quel territorio, ma erano molto contenti di
inserirsi in un progetto più ampio di integrazione e di recupero di tutta la risposta che
noi possiamo dare a queste popolazioni, che migrano nei nostri territori.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La invito a concludere.

GENISIO Domenica
Concludo. Io mi auguro che la Regione, che finalmente dovrebbe sedersi al tavolo,
trovi, insieme alla Provincia e alla Città, dei territori in cui queste persone possano
trovare delle risposte e un minimo di integrazione, anziché concentrarsi esclusivamente
sempre sulla Città di Torino, perché, come in tutte le città principali del nostro Paese,
gli insediamenti nascono e non nascono certamente ai 2.000 metri, nelle aree montane
della Valle d'Aosta, dove possibilità di vivere, di mangiare e di insediarsi non ci sono.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Innanzitutto io partirei da un presupposto basilare della differenza politica fra la
maggioranza che guida questa Città, centrosinistra, e la visione organica del
centrodestra, che in questa Città è opposizione.
Sul tema dell'accoglienza ci dividono molte cose, Presidente, direi in primis la
questione della cittadinanza, dello ius soli e, in secundis, l'integrazione senza controllo.
In questo caso, lo vediamo costantemente da dichiarazioni anche del Ministro
attualmente in carica, Kyenge, che, secondo il mio modesto giudizio, ha comunque
avuto la negatività di far riprendere, in maniera superiore rispetto a quanto era successo
in anni passati, gli sbarchi sulle nostre coste, seppure dobbiamo fare la tara anche in
relazione ai tristi avvenimenti che avvengono sulle coste egiziane e in Siria.
I Rom sono oggettivamente, a livello locale, un punto che ci divide, lo hanno già detto i
Consiglieri che mi hanno preceduto. I Rom sono un problema, un tema - se vogliamo
dirlo in maniera più sobria - dal 1975 ad oggi, diciamo, dal 1979 ad oggi, quando -
secondo le informazioni in mio possesso - nacque il primo campo Rom in questa città.
Volevo rispondere a chi diceva che la Bossi-Fini non ha funzionato: non ha funzionato
proprio perché all'interno di questa Nazione non c'è un patrimonio di valori comuni su
questo tema, cosa che invece altre Nazioni hanno molto più forte.
Io cito il termine "Nazione", proprio perché la Nazione, al posto del Paese, al posto di
quelli che vengono usati come sinonimi, dovrebbe essere quel filo rosso che collega i
sentimenti popolari e li indirizza verso la politica che viene letta dal popolo stesso, e la
politica mette in atto degli atti che sono prodromici a risolvere determinati temi.
Su questo tema dell'integrazione, dell'immigrazione e dell'accoglienza, purtroppo,
all'interno di questa nostra Nazione - naturalmente secondo il mio giudizio -, nonostante
ci sia una stragrande maggioranza di cittadini che su questo tema vorrebbe che si
operasse come dice il centrodestra, purtroppo tutta una serie di situazioni che ci sono
all'interno (dai media fino alle associazioni che se ne occupano) fa sì che questo tema
non sia affrontato nei termini che i cittadini vorrebbero.
Secondo aspetto. La Giunta ha approvato una deliberazione di indirizzo. Assessore, mi
corregga se sbaglio. Deliberazione di indirizzo significa che non è una deliberazione
cogente, ma è una deliberazione che cerca di dare degli stimoli, affinché il tema possa
essere risolto in questa maniera, nella maniera che la Giunta decide.
La deliberazione popolare, invece, ha il pregio di essere un provvedimento cogente, un
provvedimento attuativo, un provvedimento specifico, che, attraverso delle motivazioni,
attraverso delle soluzioni, elenca dei provvedimenti che dovrebbero essere messi in
campo. Confutando o perlomeno modificando o quantomeno emendando questa
deliberazione popolare, cosa succede? Succede che gli indirizzi cogenti non vengono
più attuati, ma viene attuata sostanzialmente quella che è la deliberazione di Giunta, di
cui abbiamo già discusso in Commissione.
Ricordo con nettezza che su quella deliberazione di Giunta non tutto il Consiglio era
d'accordo. Il PdL, per esempio, ha fatto delle affermazioni precise, ma su quella
deliberazione di Giunta, naturalmente, questi temi specifici sollevati dal PdL,
Presidente, non sono stati tenuti in considerazione, o forse sì, all'interno dei
ragionamenti che l'Assessore ha fatto a latere o successivamente a questa deliberazione.
Allora, che cosa disse il PdL in Commissione, cosa vorrebbe il PdL che si mantenesse
all'interno di questa deliberazione? L'Unione Europea non sta facendo nulla per noi, in
questo caso, sull'integrazione e quindi sull'immigrazione incontrollata e anche sulla
questione Rom, quindi dobbiamo con forza pretendere dall'Unione Europea che,
all'interno di questo panorama, si inserisca bene e aiuti l'Italia.
Detto questo, l'Unione Europea ha quattro linee di indirizzo, che sono: la salute,
l'istruzione, la casa e il lavoro.
Per quanto riguarda la casa e il lavoro oggi in Italia, con la situazione che c'è,
soprattutto a Torino, che è stata fotografata, a mio giudizio, in maniera netta, precisa e
veritiera in una recente trasmissione televisiva (purtroppo la situazione è realmente
quella, non bisogna nascondersi, ma bisogna operare per cercare di migliorare questo
aspetto, quindi non dobbiamo preoccuparci, ma occuparci di andare in una direzione
diversa), questo non è sicuramente un momento favorevole per parlare di casa e di
lavoro. Secondo me, in questo momento, gli italiani, i cittadini italiani, quindi anche
quegli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza o che hanno il permesso di lungo
soggiorno, vogliono in ogni caso che casa e lavoro siano destinati a loro stessi, a coloro
che ne hanno bisogno.
Se noi parliamo di casa e di lavoro all'interno di queste deliberazioni e all'interno di
queste situazioni, è chiaro che creiamo un po' di confusione, soprattutto paura e
probabilmente anche rabbia. Questo è il primo tema che il PdL ha voluto sollevare, cioè
"no casa, no lavoro", parliamo di altro. Parliamo di salute e parliamo di istruzione.
Sicuramente l'istruzione è un tema fondamentale, e a tale riguardo la Città di Torino - lo
diciamo anche qui con estrema chiarezza - è all'avanguardia, perché sicuramente i
cittadini bambini delle comunità Rom devono andare a scuola e il Comune li segue con
grande attenzione. Quindi, questo è un tema che nel tempo, nel lungo periodo, potrebbe
far uscire questi bambini da una condizione minoritaria, di sudditanza illegale,
facendogli sviluppare una vita diversa rispetto a quella che invece li aspetta, nel
momento in cui non si potessero produrre delle situazioni positive.
Quindi, per quanto riguarda l'istruzione, andiamo avanti su quel tema.
La salute, Assessore, è un altro tema che noi abbiamo sollevato con forza in
Commissione. L'aspetto igienico-sanitario dei campi Rom non è più accettabile, e lo
dissero con estrema chiarezza gli stessi Consiglieri della maggioranza, nel momento in
cui visitammo via Germagnano: topi che giocano con i bambini o comunque ammassi di
rifiuti. Dalla condizione igienico-sanitaria dipende molto la salute.
Allora, all'interno di questa quarta linea dell'Unione Europea noi ci dobbiamo infilare e
- lo dico anche all'Assessore Lavolta che è qui presente -, anche se ci sono delle
difficoltà, dobbiamo chiedere con grande forza che i campi Rom, in particolare quelli
illegali, quelli da superare - mettetela come volete -, come quelli di via Germagnano,
Lungo Stura Lazio e corso Tazzoli, vengano messi in condizioni igienico-sanitarie
accettabili, e quindi dobbiamo utilizzare tutte le risorse necessarie per poter pulire quei
campi che non lo sono.
Quindi, queste sono le quattro condizioni. Le prime due no, le seconde due sì, ma
agiamo su questioni ben precise.
La quinta condizione (che non è citata dall'Unione Europea, ma secondo me è
importante e ha fatto bene l'Assessore a sottolinearlo) riguarda i rimpatri. I rimpatri
assistiti, assieme, naturalmente noi dicevamo con il Governo romeno, ma in questo caso
giustamente e più correttamente l'Assessore dice con comunità, con le Istituzioni locali
del luogo romeno, affinché questi Rom, che rimpatriano volontariamente, non tornino in
Italia nel momento in cui avranno finito i soldi, questi 5 milioni di Euro di disponibilità
del Prefetto per il rimpatrio, è chiaro che è un aspetto che ci interessa molto ed è molto
importante.
Pertanto, la deliberazione di iniziativa popolare, a mio giudizio - lo dico anche ai
Consiglieri di maggioranza -, non dovrebbe essere stravolta, ma dovrebbe essere votata
così com'è, magari - adesso vedremo - qualche piccolo emendamento della
maggioranza può anche andare nella direzione giusta, ma senza citare gli indirizzi che la
deliberazione di Giunta pone sul piatto, perché, citando gli indirizzi della deliberazione
di Giunta, è chiaro che non venite incontro alla parte minoritaria di questo Consiglio,
ma andate nella vostra direzione, che probabilmente, in questo caso, visto che sono i
cittadini che l'hanno firmata, non è quello che vogliono i cittadini, avendo letto
attentamente la deliberazione.
Quindi, Assessore, torniamo a specificare ancora più nettamente che cosa noi ci
aspettiamo nel prossimo futuro: innanzitutto che si prenda atto che in via Germagnano
vendono addirittura le auto. L'abbiamo visto nel sopralluogo: i cittadini portano le auto,
si fanno comprare queste auto usate a 1.000 Euro, e poi i Rom vendono queste auto a
chi va a comprarle. Una cosa inaccettabile. È un esempio banale, ma per identificare la
situazione illegale che esiste in questi campi.
Secondo aspetto: corso Tazzoli. Partirà una petizione contro questo campo nomadi,
perché - Assessore, qui volevo chiedere il suo ausilio, se ci fosse la possibilità di
rispondere - pare che si voglia rendere permanente il campo di corso Tazzoli, attraverso
nuovi servizi, quindi acqua, luce e cose di questo genere. Secondo me questo è un
aspetto sbagliato. Se il campo nomadi di corso Tazzoli dovesse diventare permanente,
andremo in contraddizione rispetto alla deliberazione presentata dai cittadini, che sulla
Circoscrizione 6 non vogliono più vedere né vedere nascere dei campi, ma sicuramente
identificano la Circoscrizione 6 come la città - e infatti su questo abbiamo presentato
degli emendamenti -, perché sulla città non devono più nascere campi, né spontanei, né
legali. Dobbiamo impedire la nuova nascita di questi campi.
Credo di aver esaurito il tempo a mia disposizione, ma anche le informazioni che volevo
dare o cercare di dare all'Aula per provare a votare questa deliberazione.
Ci riserviamo di capire come procederà la votazione, per poi determinare il nostro voto,
Presidente, che sulla deliberazione di iniziativa popolare era nettamente favorevole,
quindi avremmo votato sicuramente sì a questa deliberazione; con gli emendamenti che
ci apprestiamo a votare - vedremo emendamento per emendamento -, ci riserviamo di
decidere se votare positivamente o meno ad uno stravolgimento di questa deliberazione.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Carbonero.

CARBONERO Roberto
Io mi sono quasi commosso quando l'Assessore "Alice" Tisi, uscendo dal tronco cavo e
correndo dietro al "Bianconiglio", ci raccontava di questa meravigliosa deliberazione,
completamente stravolta dagli emendamenti, dove raccontava di questo meraviglioso
mondo che si sta preparando per i Rom, per i campi, eccetera, perché veramente c'è
stato un momento in cui ho detto: "Oddio, che meraviglia che diventerà!".
In realtà, sa benissimo - ma lo sa benissimo - che, nel momento in cui parlava di questo
bellissimo mondo, mentiva assolutamente, perché è vero, sono vent'anni che questa
Amministrazione non fa niente, non fa assolutamente niente e adesso che si vede
nell'angolo, pensa di intervenire con degli emendamenti. Io lo continuo a sottolineare:
se non fosse perché è dovere di opposizione seguire quello che la gente vuole e non lo
stravolgimento di emendamenti fatti dalla Giunta, io sono contento che voi facciate
questi emendamenti e sono contento che voi vi voterete questi emendamenti, perché poi
dovrete veramente avere a che fare e vedervela con la gente, che vi ha chiesto delle cose
diverse e che voi, per l'ennesima volta, avete completamente sconvolto, perché la gente
non può decidere, la gente non può pensare, la gente deve fare quello che voi volete che
faccia. Compreso anche il venirvi a votare, ma poi vedremo, con l'evolversi delle cose,
se continuerete a ricevere questi voti.
Voglio rispondere al Consigliere Genisio. Io c'ero in Commissione: non c'era nessuno
d'accordo, dal Presidente della Circoscrizione a tutte le persone che c'erano lì, non c'era
nessuno d'accordo su quegli emendamenti. Quindi, io non so se anche lei abbia visto la
stessa lieta novella o un altro film, ma non c'era nessuno d'accordo e ha sentito delle
cose un po' strane, perché nessuno dei presenti era d'accordo sugli emendamenti che
voi stavate proponendo.
Quindi, io vi auguro veramente di riuscire a votare, di riuscire a far passare questa
deliberazione, così come voi l'avete stravolta, perché poi vi voglio vedere uno a uno
rispondere alla gente delle cose che gli avete stravolto. Voglio vedervi accompagnare
per mano queste persone, che comunque continuano a creare assoluto disagio nella
Circoscrizione, nel quartiere, e voglio che ci mettiate la faccia e diciate: "Ma noi
abbiamo votato esattamente il contrario di cosa ci avete chiesto voi", perché a quel
punto lo dovrete dire.
A quel punto, nessuno vi potrà difendere, perché, per la prima volta, probabilmente, su
un argomento così delicato su quel pannello sarebbero comparsi tutti quadratini verdi,
perché tutti eravamo d'accordo su quella deliberazione, ma voi, piuttosto, per mettere
per l'ennesima volta la vostra bandierina, siete riusciti a stravolgere tutto.
Allora, vi prego, ricordatevi di queste parole e andate rispondere, uno ad uno, quando la
gente vi verrà a contestare tutto quello che avete distrutto con questa deliberazione.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Credo che questa discussione fra l'essere soddisfatti o delusi dobbiamo portarla qualche
mese avanti, nel senso che potremo dichiararci tutti soddisfatti - e credo che lo faranno
anche i cittadini della Circoscrizione, ma anche tutti gli abitanti dei campi - se,
finalmente, non solo voteremo tutti assieme delle linee di indirizzo, ma inizieremo a
costruire delle alternative vere.
A tale riguardo mi rivolgo al Consigliere Tronzano. Io vorrei semplicemente una città in
cui i bambini non nascano, crescano e vivano nel fango e dove qualsiasi bambino di
questa città, che sia di etnia Rom o che provenga da ancora più lontano, abbia il diritto
al futuro.
Guardate, c'è un po' un limite in questa discussione e molti Gruppi di opposizione,
purtroppo, hanno avuto quella che è forse l'allergia peggiore dell'Italia, che è l'allergia
alla complessità. Mi dispiace che questa allergia abbia preso anche un pezzo del
Movimento 5 Stelle, perché vorrei capire: a forza di togliere le alternative, perché non
vanno bene le case popolari, non va bene l'autocostruzione e non va bene la messa in
sicurezza dei campi irregolari, cioè, poi diamoci questa alternativa della
semplificazione.
Allora, guardate, in termini di complessità, è dura pensare al superamento di un campo,
però io credo di aver imparato una cosa molto semplice da questa vicenda: intanto, a
cambiare idea.
Qui ci sono di sicuro i presentatori, sia Vercillo che Tagliabò. Io ero abbastanza critico
all'ipotesi che, dopo il pogrom avvenuto a qualche chilometro da Barriera di Milano,
cioè alla Continassa, si costruisse un tipo di manifestazione che, in qualche modo,
chiedeva lo sgombero del campo.
Posto che a me non piace la parola "sgombero" e preferisco la parola "superamento",
ma temevo molto che, in qualche modo, quella vicenda potesse scappare di mano.
Invece bisogna pensare in modo diverso e io l'ho fatto, l'ho fatto dicendo che quei
timori non so se erano infondati, ma - diciamo - sono stati placati dal fatto che c'è stata
una capacità di discussione e di tenere insieme tanti pezzi.
Allora, io non so se i presentatori saranno soddisfatti di tutto quello che è qui, di sicuro
sia Vercillo che Tagliabò erano presenti nelle discussioni e nell'ultima seduta abbiamo
visto, punto per punto, quello che stiamo per andare a votare.
Dico di più. La Circoscrizione ci ha dato la possibilità, un territorio ci ha dato la
possibilità di trasformare una vicenda che poteva essere locale, ma che è diventata una
linea di indirizzo della Città. Ed è per questo che al primo emendamento, quando
chiediamo di superare addirittura il titolo, che semplicemente diceva "che escludano la
possibilità di realizzare un eventuale nuovo campo nella Circoscrizione 6", noi abbiamo
fatto qualcosa di più, cioè dire che queste strategie sono volte al superamento degli
insediamenti spontanei, non autorizzati, di comunità Rom. E pure escludendo la
possibilità di un nuovo campo, quello nell'impegnativa continua ad esserci, ma noi
abbiamo voluto trasformare queste linee, che i cittadini ci hanno dato, in linee più
profonde. È per questo che, per esempio, sul tema, dopo la parola "accoglienza",
aggiungiamo "con progetti di inclusione abitativa e sociale che coinvolgano attivamente
le popolazioni Rom"; e anche qui non capisco molto la polemica di "a chi vanno in
tasca". Il punto è "a che cosa servono" quei finanziamenti, e qui si dice, appunto, che
servono affinché questi progetti portino all'inclusione sociale e abitativa, perché, se
proprio volete parlare di inclusione, forse bisogna farlo con questa strategia della
complessità.
Guardate, mi fa un po' ridere che da una parte si chiedano migliori condizioni igieniche
e non si capisca che quelle migliori condizioni igieniche devono arrivare dove è
possibile farle.
Ma il punto non è fare i bagni pubblici in Lungo Stura Lazio. Lungo Stura Lazio è
esondabile, è un acquitrino ed è una bidonville. Lì quel campo va superato.
C'è una contraddizione sul campo di corso Tazzoli? Probabilmente sì, nel senso che
quello non è un campo regolare. Però, se devo pensare un'infrastrutturazione e una
messa in sicurezza, credo che lì sia più possibile che da altre parti.
Guardate, possiamo anche chiudere gli occhi, ma la vera cosa che non possiamo più fare
è continuare con questo razzismo istituzionale. Sì, io parlo di razzismo istituzionale,
perché, mentre facciamo i sopralluoghi, vedere messaggini, sms, foto che spiegano che
lì c'è il luogo della delinquenza, lì c'è la non volontà di un popolo, di un intero popolo a
scegliere la sporcizia, a non volere l'inclusione, a non volere lavarsi, a volere
delinquere. Questo è il razzismo istituzionale che deve uscire fuori per sempre dalle
nostre stanze. Fuori per sempre!
E lo dico perché è inutile che facciamo i distinguo sullo ius soli. Guardate che quelli
sono cittadini europei, per la stragrande parte. Guardate che, per esempio, in Lungo
Stura Lazio sono di etnia rumena e quindi, a parte qualche macedone o moldavo che
abbiamo conosciuto, giustamente, in via Germagnano, la gran parte sono cittadini
dell'Unione Europea. E con questo ci dobbiamo confrontare, con questa complessità,
che fa sì che le città abbiano più contraddizione degli altri luoghi.
Sì, perché noi siamo anche la città dove c'è crisi di lavoro ed è per questo che è più
difficile fare inclusione, perché siamo la città dell'emergenza abitativa, abbiamo 3.600
sfratti e ci è molto chiaro che questa strategia deve essere ben calibrata con il fatto che a
tutte le persone che sono in emergenza dobbiamo dare una risposta.
È con questa attenzione che vogliamo continuare a discutere con quei cittadini che ci
hanno stupito, che hanno lasciato, in qualche modo, aperta la parola del dialogo e hanno
fatto sì che una piccola mozione, che è diventata una deliberazione di iniziativa
popolare, diventerà un pezzo della storia, spero, del superamento dei campi Rom a
Torino.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Io vorrei partire dal fondo, cioè vorrei partire da quella che era una deliberazione di
iniziativa popolare e che oggi diventa una deliberazione Consiliare, chiarendo un fatto:
io credo che non faremmo giustizia a quel territorio che ha raccolto le firme, che ci ha
proposto un atto, imparando anche comunicando come si fa a partecipare ai lavori di
questo Consiglio Comunale, se ci contendessimo la paternità di quell'atto, se ci
sfidassimo sugli emendamenti, se ci tirassimo per la giacca parafrasando le cose che
diceva il Consigliere Tronzano: "Non ci avete aiutato a votare al deliberazione".
Secondo me, è sbagliato.
Io non ho intenzione di dire che questi emendamenti sono emendamenti delle persone,
delle donne e degli uomini che hanno firmato quella deliberazione. Questi sono
emendamenti di questa maggioranza consiliare, e io spero del Consiglio Comunale, tesi
ad una cosa, che è la vera risposta che quegli uomini e quelle donne ci chiedono:
un'assunzione di responsabilità rispetto ad una situazione che loro vivono
quotidianamente sulla loro pelle.
Questi non sono i loro emendamenti, sono i nostri emendamenti, tesi a dire tre cose
semplicissime.
La prima. Noi abbiamo bisogno di strategie per tutta la città di Torino, non di un gioco a
macchia di leopardo, in cui ognuno dice. "Non nel mio giardino". Questa cosa che
hanno fatto le donne e gli uomini della Circoscrizione 6 per loro è giustificata, perché
quella Circoscrizione da anni vive la presenza di tantissimi campi Rom, proprio per la
ragione per cui tutto il resto di Torino, o la gran parte di Torino, ha continuato a dire:
"Non nel mio giardino".
Noi, quindi, abbiamo bisogno di strategie unitarie di tutta la città, per evitare che anche
fra i nostri cittadini ci sia la serie A del centro e la serie B delle periferie, e nella serie B
delle periferie si sostanzi lo scontro sociale fra gli ultimi, i penultimi e i terzultimi.
Questa cosa questo Consiglio Comunale e questa maggioranza non la possono
permettere. Per questo abbiamo cambiato il titolo di quella deliberazione e ce ne
assumiamo la responsabilità.
Secondo. Quando noi scriviamo con esattezza quali sono le linee di indirizzo, che sono
inclusione abitativa e lavorativa attraverso progetti fatti con le comunità Rom, scriviamo
una cosa che va al di là della demagogia di chi ha parlato spesso prima in Consiglio
Comunale.
Non è detto che ci si riesca, non è detto che sia facile. Anch'io, lo devo dire, nelle parole
del Consigliere Marrone ho trovato delle preoccupazioni che vivo rispetto al bando che
è stato pubblicato, perché è un bando che, secondo me, ha delle fragilità; ma come
poteva essere diversamente? È un bando, appunto, fatto per vedere chi è più bravo. È un
bando che vive di un vuoto, cioè quello di una Prefettura che, dopo aver accompagnato
un processo con un ruolo di Commissario prefettizio per un'emergenza, ad un certo
punto è venuta meno nella programmazione e ha lasciato, in parte, sola questa Città a
doversi confrontare. Credo che oggi le cose vadano dette con chiarezza, se vogliamo
costruire un rapporto di verità nei confronti di chi ha scritto e oggi ha iscritto questa
deliberazione di iniziativa consiliare.
Noi dobbiamo fare degli interventi che abbiano il coraggio dell'inclusione, il coraggio
di rompere una catena di assistenzialismo, quando c'è stato, o di abbandono per la
maggior parte, ed abbia la capacità di dimostrare che è possibile. È possibile per quelle
donne e quegli uomini, fra i Rom, che vogliono rompere con la situazione a cui sono
costretti, vivendo un patto sociale con noi, ed è possibile per noi, come Istituzione
pubblica e per quel territorio, dimostrare che si può fare. E si può fare non sulla scala di
alcuni nuclei familiari, perché progetti che ci riescono su alcuni nuclei familiari esistono
già. Noi dobbiamo dimostrare, e sarebbe la prima volta in Italia, lo voglio dire a chi ha
parlato di vergogna di questa Città; le vergogne sono De Corato a Milano e sono la
situazione di Alemanno a Roma, con tutti i soldi che sono stati spesi, mi piacerebbe
usare un'altra parola, e senza nessuna prospettiva oggi per le popolazioni e per gli
abitanti di quelle città. Quella è la vergogna!
Mi dispiace ricordarlo in questo dibattito, mi dispiace, però ho trovato questa trattazione
veramente povera, dimentica di una parte della storia di questo Paese, che non è un
gioco di una clava che una parte politica dà in testa all'altra, perché qui credo che
nessuno è escluso dalle responsabilità politiche, democratiche rispetto a quello che sta
accadendo, ma deve essere chiaro che quel modo di gestire quel fenomeno, il modo
Milano e il modo Roma sono modi che qui a Torino non trovano cittadinanza.
Qui a Torino dimostreremo che si può fare in maniera diversa. E per fare in maniera
diversa, bisogna fare con i Rom. E per fare in maniera diversa - e questa è stata
l'intuizione corretta degli abitanti che hanno scritto quella deliberazione -, noi dobbiamo
dimostrare che si può fare a partire dal punto più scuro e più basso della nostra città,
quel punto è Lungo Stura Lazio.
Assessore, qualunque cosa, ma noi dobbiamo dimostrare che nei prossimi 24 mesi quel
campo deve scomparire, se no avremo fallito.
Questa è la cartina di tornasole che noi mettiamo nella soluzione Torino.
Se non riusciamo a fare questo, lo diciamo oggi, lo scriviamo nel verbale di questo
Consiglio Comunale, noi avremmo fallito. Non sarà la prima volta, perché altri hanno
fallito prima di noi, ma dobbiamo dire con chiarezza che questa è la strada.
Terza cosa. Abbiamo scritto in questa deliberazione - e io credo che sia corretta questa
scelta ed è una scelta nostra, di questa maggioranza, io spero, ancora una volta, di tutto
il Consiglio Comunale - che l'azione della Giunta e l'indirizzo del Consiglio parlano la
stessa lingua.
Io oggi non sono preoccupato delle presenze, Assessore e anche nostro Vicesindaco, io
sono preoccupato un po' delle assenze. Vorrei far capire alla nostra Giunta e al Governo
di questa Città che questa è una vicenda centrale nella vita di questa città, che non
possiamo continuare a vivere con la polvere sotto il tappeto.
Io vorrei che lei si sentisse circondata dall'attenzione che questa maggioranza le
esprimerà, dal sostegno con cui noi la vogliamo accompagnare, perché non esiste
politica sui Rom, se non è una politica integrata, in questo momento, con le Forze di
Polizia, sia che siano le nostre o quelle della Prefettura, con il mercato del lavoro, il
mondo del lavoro, con il sistema scolastico, con l'integrazione sociale.
Anch'io - ha ragione il Consigliere Marrone - sono molto preoccupato per quello che sta
per succedere alla Continassa. Mi sembra che continuiamo a tornare nello stesso punto.
Vorrei veramente capire qual è il patto urbanistico, sociale, politico, economico con la
Juventus Football Club, con chi ha comprato quelle aree, con un patto con questa Città
ad un prezzo - dobbiamo dirlo, possiamo dirlo -, se non di favore, almeno estremamente
concorrenziale per far rinascere un pezzo della nostra città. E come? Ci siamo
dimenticati che lì vivono 50 cittadini? Perché io così li chiamo. Ci siamo dimenticati
che quei cittadini sono stati proprio l'esempio di come Torino, su questa materia, possa
scivolare? Allora, io vorrei qui la Giunta a rispondermi su questo argomento. Mi aspetto
uno scatto d'orgoglio, perché anche su questo dobbiamo parlarci con chiarezza,
Assessore.
Io sono convinto, lo dico a lei, ma vorrei parlare agli assenti, più che a lei e ai presenti.
Sono convinto, profondamente convinto della scelta di tenere insieme le politiche di chi
governa la città con l'indirizzo, perché se vinciamo, vinciamo insieme; se perdiamo,
perdiamo insieme su questa materia, su cui dovremo tutti quanti abituarci a fare un
esercizio di complessità.
Per favore, un esercizio di complessità, perché se no continueremo a sfidarci a
demagogie, Consigliere Bertola. Lo dico a lei e alla sua forza politica, che è una forza
politica quasi gatto nero/gatto bianco nei confronti della mia di cultura politica. Spesso
il nostro elettorato è lo stesso, spesso le nostre persone sono le stesse, spesso la rabbia
con cui dobbiamo fare i conti è la stessa, ed è una rabbia faticosa in questo momento
nella città.
Tre anni fa stavamo meglio in questa città, sarebbe stato più facile fare quello che
vogliamo fare oggi. Avremmo rischiato meno. Sì, per carità, non schivo, avremmo
rischiato, potrei dire la Regione, la Prefettura, dico solo che abbiamo perso tre anni, due
anni e mezzo. Li abbiamo persi tutti. E questi due anni e mezzo ci porteranno a fare
molta più fatica, perché oggi fa molta più fatica il corpo sociale della nostra città e
molto più faticosamente potrà accettare il fatto che si intervenga su un'etnia di questa
città.
Badate bene, è un intervento piccolissimo, bisognerebbe dirlo con chiarezza, perché
quando si parla di 3.200.000 Euro - mi corregga, Assessore, se sbaglio - finalizzati
all'inclusione sociale per una popolazione fra 1.000 e 1.200 persone, stiamo parlando di
3.000 Euro scarsi, cioè stiamo parlando, per capirci, per due anni di 120 Euro al mese.
Possiamo dirlo che una persona in situazione di svantaggio, italiana, cittadina, riceve
ben più di questo.
Allora va ribaltato il principio secondo cui i Rom ricevono. Attenzione, "ricevono". Ma
di cosa stiamo parlando? Il bando per le case popolari è precluso? È un bando. Se sei
Rom, puoi partecipare, esattamente come se non lo sei. Ma è giusto così! Ma non è che
ti viene data la casa popolare. Facciamo attenzione, perché le parole sono pietre,
diventano torce in questa città quelle parole. Facciamo attenzione, per favore!
Quando si parla di "rubare il lavoro", per esempio, ma voi lo sapete che su 27 Paesi
d'Europa, 21 Paesi prevedono, nella Legge sulla cooperazione ed il lavoro, lo
svantaggio etnico, cioè il fatto di appartenere ad una minoranza etnica? Non sono solo i
Rom, come criterio potenziale. Esattamente come lo è l'essere portatori di handicap,
esattamente come lo è essere soggetti svantaggiati, esattamente come lo è essere ex
carcerati. In questo Paese non è così!
Per cui siamo in un Paese in cui non è vero che vengono offerte opportunità lavorative
se sei zingaro. È il contrario. Tant'è vero che la Commissione Europea ha scritto al
nostro Paese dicendo: "Fate attenzione, quello è uno dei meccanismi con cui potete
costruire inclusione lavorativa". E noi giù, le parole come pietre!
Dobbiamo fare uno sforzo, perché se no non ce la faremo in questa, che è una sfida.
Guardate, è veramente una sfida enorme per una città postindustriale come Torino.
Io spesso sento dai banchi di questa maggioranza, dai banchi di governo di questa Città,
anche giustamente, l'orgoglio di chi ha trasformato la città, ma ci vorrebbe anche il
riconoscimento, la presa d'atto che invece su questo tema, invece di trasformare, invece
di reagire al cambiamento, invece di usare la forza della riforma, del riformismo
vedendo quel problema, si è preferito sollevare il tappeto e appoggiare la polvere sotto il
tappeto e lasciar ricadere il tappeto.
Ecco, è arrivato il momento in cui noi questo tappeto lo alziamo e, insieme a quei
cittadini e a quelle cittadine che hanno avuto il coraggio di assumersi delle
responsabilità, ce ne assumiamo di più grandi e proviamo a dimostrare che si può fare.
Io sono convinto che, se lavoriamo insieme e assegniamo a quei cittadini il ruolo di
monitorare il nostro lavoro - non perché ci diano i voti, ma perché non ci lascino soli e,
soprattutto, perché noi non lasciamo soli loro -, io sono convinto che, tutto sommato,
questa è una cosa che possiamo fare, anche e soprattutto insieme a quelle popolazioni
che non sono nomadi - ed è sbagliato continuare a dire che sono nomadi, quel problema
non se ne va -, sono popolazioni di migranti stanziali.
Sapete come venivano chiamati gli italiani negli Stati Uniti all'inizio del secolo?
Venivano chiamati "nomadi", perché avevamo la strana abitudine di arrivare sporchi su
una nave, di spostarci dalla costa ovest alla costa est, e quindi si diceva che noi ci
spostavamo, eravamo nomadi anche noi.
No, non ci illudiamo! Non eravamo nomadi noi, non sono nomadi loro. Io penso che
insieme, con il lavoro di tutti, si possa costruire una Torino diversa.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Ora il dibattito si è concluso, non vi sono altri interventi.
L'Assessore intendeva intervenire? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, per il
momento no.
Vi sarebbero gli emendamenti accorpati da votare e, eventualmente, presentare.
Passiamo all'analisi dell'accorpamento dei subemendamenti, dal n. 1 al n. 13,
all'emendamento n. 1, a firma del Gruppo Lega Nord.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Io comunque, dopo questo dibattito, che chiaramente vede le posizioni di ognuno,
giustamente, perché ognuno deve rappresentare poi la propria forza, non ho visto tanto
quello che dovrebbe essere, nell'interesse della Città, uno sviluppo più cordiale o
comunque che vada in una direzione, che è quella che poi i cittadini, firmando la
deliberazione, volevano portare con il loro intento. Ed è per questo che io reitero la
proposta alla maggioranza di fare, secondo me, una cosa intelligente, ovvero ritirare
questi 11 emendamenti, votare la deliberazione così com'è e presentare una
deliberazione di iniziativa consiliare per poter discutere in maniera politica, perché qui
noi abbiamo aperto un contenzioso politico su una deliberazione di iniziativa popolare.
Secondo me questo è un grosso problema verso e con i cittadini che hanno firmato
quella deliberazione, perché noi oggi dovremmo andare da quei cittadini che hanno
firmato a chiedere: "Cosa ne pensate della deliberazione che la maggioranza del
Comune di Torino ha stravolto?". A quel punto loro, giustamente, potrebbero dire: "Sì,
va bene" o "No, ritiro la firma". Potremmo arrivare al punto in cui non ci sono le firme
necessarie per andare a presentare una deliberazione di iniziativa popolare, perché,
seppur bassa, comunque c'è una soglia, perché è stata ampiamente superata.
Quindi noi ci troveremmo paradossalmente nell'ipotesi in cui abbiamo una
deliberazione senza le firme.
Ed è per questo che, facendo, con un atto di responsabilità politica, una deliberazione il
Partito Democratico dove inserisce tutti questi emendamenti, tutti insieme, se li vota,
perché poi - ripeto - ve li voterete, perché, di fronte ad un'ipotesi di questo tipo, non
potrete fare altro che votarvela, io dico che fareste sicuramente bella figura.
Innanzitutto bella figura, perché è come prendere una proposta di iniziativa popolare,
una Legge di iniziativa popolare e cambiarla completamente. La gente non firma per
vedersi stravolte le cose. O gliela bocciate e allora avete il coraggio di bocciarla e
ripresentarne una assolutamente uguale, anche questo sarebbe un atto di responsabilità.
Almeno, però, smettete di uscire dalla condizione ignava dove...

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Gentilmente, però, lei deve intervenire sul merito degli emendamenti.

RICCA Fabrizio
Sto intervenendo sul merito dei miei emendamenti, Presidente. Sono i miei
emendamenti, intervengo sul merito dei miei emendamenti, con i quali io ho fatto
ostruzione agli emendamenti della maggioranza, perché - ripeto, Presidente -, secondo
me, è uno schiaffo a tutti quei cittadini che hanno firmato quella deliberazione.
Avete un'opportunità, io parlo soprattutto ai primi firmatari, ai firmatari, avete
un'opportunità, quella di poter dimostrare alla cittadinanza di dare un parere su quello
che loro hanno scritto, anche perché io ci tengo a ricordare che in fase di Commissione i
cittadini non erano così contenti, il Presidente della Circoscrizione 6 non era così
contento di quegli emendamenti.
Anzi, ricordo che il Presidente della Circoscrizione 6 (che ha spinto in maniera forte
affinché questa proposta di deliberazione arrivasse in Aula come era stata presentata)
non era così contento di vedere questi emendamenti che stravolgono completamente il
provvedimento. E dato che il Presidente della Circoscrizione 6 è anche il Presidente che
coordina l'attività di tutti i Presidenti delle Circoscrizioni, probabilmente avreste la
possibilità anche di capire politicamente dove volete andare, perché non è che in
un'area, in una zona, in un quartiere fate un certo tipo di politica a favore della
cittadinanza, e poi la stravolgete completamente quando arrivate a discutere in
Consiglio Comunale. Anche perché qualcuno poi dovrà spiegare a chi ha firmato questa
proposta di deliberazione, che si trova quest'altra.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Io non posso che unirmi all'appello del Collega Ricca, nella misura in cui ho avuto
modo anche di ribadire come quando qualcuno presenta un atto di indirizzo, si dovrebbe
oggettivamente rispettare il contenuto. Cioè la possibilità di proporre qualcosa di
diverso spetta a tutti.
Già siamo in una fase in cui, nel clima di antipolitica, gli strumenti di partecipazione
diretta del cittadino andrebbero non solo promossi e diffusi come la manna dal cielo, ma
anche conseguentemente rispettati.
Il fatto che alcuni cittadini si impegnino, si mobilitino rispetto anche a quei canali di
procedure, di burocrazia amministrativa, che sono necessari per garantire un'effettiva
rappresentatività dell'istanza, però pongono anche il comune cittadino che non ha nulla
poi da guadagnarci al fatto di portare un'istanza a questa Amministrazione, almeno non
di persona, di fronte anche ad un certo numero di oneri organizzativi, di tempo libero, di
fatica, vederselo stravolgere con, non solo tanti, ma anche la qualità degli emendamenti
è veramente qualificante da un punto di vista di modifica, non sono modifiche di rito, è
una mancanza di rispetto proprio verso lo strumento, verso le persone che vi hanno
partecipato, non necessariamente magari in qualità di promotori, di primi firmatari.
Mi riferisco proprio al singolo cittadino, il cui contributo è stato solo fermarsi, leggere il
dispositivo e condividerlo, mettendo comunque il suo nome, con gli estremi del
documento.
Il Gruppo Fratelli d'Italia non ha presentato ostruzionismo, però trovo inappropriato
criticare o condannare la Lega Nord per aver fatto questa scelta. Per un semplice
motivo, non ha ritardato obiettivamente nulla. È stata la conseguenza ineliminabile di
una seduta di Commissione, in cui tutte le forze di opposizione hanno chiesto di non
modificare questa proposta di deliberazione, rispettando la volontà dei cittadini così
com'è, senza dare interpretazioni in Consiglio. Invece dalla maggioranza, tra l'altro con
un atteggiamento di condivisione, per carità, nel senso quantomeno è stato portato in
Commissione e discusso con i Colleghi, però in ogni caso è stata ferma l'intenzione di
modificarla secondo quell'armonizzazione, che poi più che armonizzazione le scelte
della Giunta sono state di omologazione.
In questo non solo mancando di rispetto ai cittadini, ma anche un po' alla funzione
dell'Aula, che si ritrova a dare una specie di impegnativa che arriva dopo e come copia
di quello che già è stato deciso dalla Giunta. Quindi, anche per la Sala Rossa non è che
poi sia un momento di grande orgoglio istituzionale.
Vedo che è finito il mio tempo, per cui non voglio abusarne; continuerò con i prossimi
emendamenti.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Mi correggo, un Consigliere per Gruppo ha tre minuti; gli altri, due minuti.
La parola al Consigliere Carbonero.

CARBONERO Roberto
Anch'io ribadisco quanto sia stato scorretto bloccare questi emendamenti e accorparli,
ma soprattutto sottolineo la mancanza di rispetto anche verso il Movimento 5 Stelle, che
aveva presentato dei subemendamenti assolutamente coerenti, mirati, di merito, ma nel
tritacarne del "chiudiamo tutto e cassiamo tutto, perché tanto dobbiamo continuare a
dimostrare di fare quello che vogliamo", avete tritato anche questi emendamenti.
Lo trovo veramente poco corretto politicamente, perché finché lo si fa in Aula, tra di
noi, finché la dialettica politica continua a essere di questa forte contrapposizione, ci
può stare, ma - come ho già detto in precedenza - farlo verso dei cittadini che vi hanno
chiesto delle cose ben precise e gli avete detto che farete quello che hanno chiesto,
perché è una strada percorribile e poi gli stravolgente tutto, così non va bene.
Continuerò a ripetere per tutta la sera, fino a domani, voi non dovete stravolgere la
volontà popolare, perché poi dovrete fare uno sforzo immane (ve lo dico come
consiglio) per convincerli a votarvi di nuovo. E quelli sono feudi vostri, sono zone
importanti dove dovete raccogliere più voti possibile.
Quindi, è assolutamente necessario che rivediate questa deliberazione, che rivediate gli
emendamenti che avete sottoscritto, per farla come volevate voi e per non accettare
quello che credo debba essere la pulizia definitiva di questa città, perché anche voi avete
confessato che tantissime di quelle persone comunque sono persone propense alla
delinquenza.
Allora, quale occasione migliore per poter veramente rassettare tutto e tenere le persone
valide? Perché ci sono, lo so che ci sono. Sono il primo a dirlo che ci sono. Ma ci sono e
vanno anche loro tutelati. Invece così facendo, non tutelate nessuno. Voi, tanto per
cambiare, calate le braghe di fronte ad una situazione che non sapete affrontare e che
non sapete risolvere.

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