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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 9 Settembre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 20

Comunicazioni del Sindaco su "Ricorso sentenza per assunzione lavoratori CSEA".
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo alla terza richiesta di comunicazioni del Sindaco, a firma del Consigliere
Liardo, avente per oggetto: "Ricorso sentenza per assunzioni lavoratori CSEA".
La parola all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
La comunicazione chiede conto del fatto per il quale l'Amministrazione Comunale, in
data 22 agosto, ha depositato al Tribunale, in Corte d'Appello, il ricorso avverso la
cosiddetta prima sentenza della prima causa CSEA, che è quella che ha generato, al
momento, l'appello di 56 lavoratori riferiti alle note vicende del fallimento del
consorzio formativo CSEA.
I fatti sono riassumibili in questa sintesi estrema. Quando è stata deliberata, con
sentenza del Giudice, l'attuale modalità della sentenza che ha visto soccombente
l'Amministrazione Comunale, sin da allora, anche il Consiglio Comunale, nelle forme
delle Commissioni Consiliari competenti e, poi, in altre sedi, ha discusso della vicenda
che riguardava, da una parte, il reintegro in servizio dei lavoratori che avevano ricorso
con quella modalità al Giudice del Lavoro per la riassunzione in servizio e, dall'altra
(all'epoca, mi riferisco ad una Commissione Consiliare, penso I più III, se ricordo
bene), si disquisiva anche sulla tempistica con la quale la Città avrebbe adempiuto e,
naturalmente, alle complessità dell'adempimento in questione. Le complessità erano
derivanti dal fatto che la sentenza, come spesso succede in molte sentenze, non
conteneva tutti gli elementi indispensabili e precisi per adempiere non nella sostanza,
cioè nella riassunzione, ma, ad esempio, nelle modalità, se non facendo decorrere
l'assunzione dal maggio 2012, cioè data dalla quale decorreva la deliberazione di revoca
della convenzione con l'Ente di formazione, e sostanzialmente disponeva - ma su questo
posso essere più preciso - che venissero pagate le retribuzioni maturate dai ricorrenti dal
24 aprile 2012, sino all'effettiva riammissione in servizio, diceva il dispositivo, previa
la deduzione dell'indennità di cassa integrazione e degli eventuali compensi nel pro
tempore percepiti. Naturalmente, condannava alla prosecuzione del rapporto di lavoro
alle dipendenze del Comune di Torino con decorrenza 24 aprile 2012.
Conseguentemente, disponeva la riammissione in servizio.
Le sentenze in materia giuslavoristica non sono, però, immediatamente esecutive e,
pertanto, di per sé, la sentenza, per quanto, ovviamente, comportava un obbligo non
solo giurisdizionale, ma anche morale rispetto all'assunzione dei lavoratori, non aveva
avuto, fino ad allora, notifica alla Città di Torino e pendevano, pertanto, termini di
impugnativa al momento indeterminati, cioè senza una scadenza precisa. Su questo,
eventualmente, integrerà la Civica Avvocatura.
La Città, naturalmente, disponeva in quel momento la ricostruzione delle carriere dei
lavoratori interessati da questa sentenza; addiveniva pertanto all'acquisizione dei
fascicoli, ne abbiamo parlato in una lunga Commissione Consiliare all'epoca, con la
necessaria difficoltà di avere, ovviamente, la documentazione sotto la tutela del curatore
fallimentare e il sequestro correlato all'attività della Procura e della Magistratura in
materia di giudizio fallimentare e, ad acquisizione di quella documentazione, ricostruiva
sostanzialmente quelle che erano le anagrafiche e le posizioni dei lavoratori, avviando
pertanto il reintegro e chiamando i lavoratori alla sottoscrizione del rapporto di lavoro.
Al momento, sono stati assunti 40 dei ricorrenti, con decorrenza 15 giugno 2013, e le
altre ulteriori assunzioni sono previste per il 16 settembre. Le altre - segnalo - si
riferiscono non soltanto alla sentenza cosiddetta della causa n. 1, ma anche alla n. 2, in
quanto le cause riferite al giudizio CSEA sono, in realtà, articolate in quattro giudizi
differenti denominati la prima "Actis + 55", cioè 55 lavoratori più il primo ricorrente; il
secondo "Alemanno + 9", cioè dieci lavoratori; il terzo [parola incomprensibile] e il
quarto "Aimar Wilma + 8" che, rispetto ai precedenti, deve essere ancora oggetto di
sentenza.
Fino a questo punto, cioè fino al momento in cui la Città aveva incontrato, in più di
un'occasione, sia l'Assessore (il sottoscritto), sia l'Assessore al legale, sia
l'Amministrazione nelle sue varie articolazioni, quindi l'Ufficio Personale e anche
naturalmente la Civica Avvocatura per quanto di competenza, sino ad allora, pertanto, si
era arrivati alla situazione di avere reintegrato in servizio 40 lavoratori, 40 ricorrenti, ad
arrivare ad un inquadramento che non era ancora un inquadramento che veniva
giudicato dalla controparte, cioè dai ricorrenti, definitivo o di soddisfazione (su questo,
è stato espletato un incontro relazionale con gli avvocati di controparte, in cui si
affrontò il tema chiarendo che la Città aveva, da una parte, l'esigenza verso i lavoratori
e verso la politica, che sollecitava di dar corso temporalmente all'assunzione dei
lavoratori e al ripristino del rapporto di lavoro, dall'altra parte vi erano i tempi necessari
a definire puntualmente inquadramenti e posizionamenti), pertanto si è provveduto con
un inquadramento base, che per l'Amministrazione, ovviamente, era congruo riferito
all'inquadramento base, naturalmente, secondo il giudizio di parte, poteva anche essere
giudicato in quel momento non congruo.
Tuttavia, privilegiando il profilo temporale e la necessità di acquisire in quel momento
la disponibilità del rapporto di lavoro, a quel punto si procedette in questa direzione.
In quel momento, quindi, non era stata notificata - ribadisco - la sentenza alla Città e la
Città, per bocca anche dall'Assessore competente, cioè del sottoscritto, aveva
comunicato sia ai lavoratori, sia in sede Consiliare, in più di una sede, che naturalmente
la Città avrebbe atteso l'espressione del terzo giudizio per valutare complessivamente
quella che era il complessivo esito della vicenda "Appello lavoratori ex CSEA verso
Città" e, conseguentemente, dare corso e valutare complessivamente gli aspetti ancora
non risolti.
In quella fase, pertanto, non pendevano nella contingenza termini di impugnativa ed
erano, invece, state accolte le istanze di avvio del rapporto di lavoro, naturalmente
provvedendo, nell'ambito dei confronti bilaterali con gli avvocati di controparte, ad
iniziare anche gli ulteriori adempimenti richiesti dalla sentenza, quali, ad esempio, la
quantificazione degli arretrati e il riconoscimento eventuale di altre ulteriori somme
riferite al periodo intercorso tra la decorrenza del rapporto di lavoro ripristinato, cioè il
maggio 2012, e la data di assunzione.
Succede poi - e qui siamo alla fase non conclusiva, ma sicuramente più recente della
vicenda - che in data 24 luglio 2013 gli avvocati di parte della causa n. 1, cioè Actis +
55, provvedono in modo inatteso (aggiungo io una nota a margine della vicenda,
inatteso in quanto il rapporto tra Civica Amministrazione e controparti, per quanto
necessario, è stato orientato alla diplomazia e alla massima collaborazione, avendo ad
oggetto, ovviamente, rapporti di lavoro e persone che non avevano in quel momento
reddito derivante da lavoro, derivante dalla cessazione del rapporto con lo CSEA), a
notificare la sentenza.
Tale sentenza, sostanzialmente, ha prodotto due conseguenze: la prima è che ha
introdotto il termine di 30 giorni dalla notifica per poter appellare la sentenza
medesima; la seconda conseguenza - sul cui senso giuridico non mi esprimo, ma sul cui
senso non giuridico, ovvero di sollecito, invece, mi interrogo - è che in data 1° agosto la
controparte ha di nuovo notificato la sentenza in forma esecutiva, come atto preliminare,
notifica esecutiva alla richiesta di esecuzione coatta della sentenza medesima.
Naturalmente non mi esprimo in questa sede sul fatto che la richiesta di esecuzione
coatta di una sentenza, per la quale la Città stava e sta tuttora adempiendo, naturalmente
assume una caratteristica non giudiziale, ma di commento a latere di natura politica, che
esula dalla vicenda giudiziaria.
A quel punto l'Amministrazione si è trovata con un termine di 30 giorni. Il termine di
30 giorni è stato ovviamente opportunamente valutato e, come peraltro più volte
espresso dall'Amministrazione in più sedi, la vicenda del ricorso verso la sentenza o le
sentenze non è una questione che attiene esclusivamente il rapporto verso la volontà o
meno di adempiere o di assumere i lavoratori, o di connaturare la perduranza del
rapporto di lavoro. La sentenza è un articolato più complesso che richiama in causa altri
profili, che riguardano anche l'attività precedente dello CSEA, riferita al rapporto con i
lavoratori - poi sarò più preciso sul punto - e che, pertanto, l'Amministrazione, nel
momento in cui ha appellato la sentenza e conseguentemente la notifica della sentenza,
non ha inteso venir meno a valutare l'orientamento politico, peraltro espresso in via, per
quanto informale, comunque a più voci anche nel Consiglio Comunale riferita alla
permanenza, perduranza del rapporto di lavoro, ma a un disconoscimento e alla
contestazione di alcune parti della sentenza riferite, in particolare, a rapporti di natura
patrimoniale.
Questa vicenda, e quindi l'accelerazione con la notifica, apre una pagina nuova o non
apre una pagina nuova della vicenda degli ex lavoratori di CSEA? Nell'intento
dell'Amministrazione Comunale non apre una pagina nuova, cioè sostanzialmente
l'Amministrazione continua a ritenere che, al di là dell'adempimento necessario - cioè
quella che è stata la posizione dell'appello -, non sia cambiata la volontà
dell'Amministrazione complessiva in ordine alla tutele di Legge, alla sentenza applicata
e al rispetto delle normative vigenti, al mantenere e inquadrare i lavoratori in servizio,
ma naturalmente a puntualizzare determinati aspetti, che in sentenza sono oggetto
perlomeno di interpretazione, se non di contestazione, che non attengono
specificatamente l'aspetto della continuità del rapporto di lavoro dei dipendenti CSEA.
In particolare, l'Appello, che secondo i Civici Uffici è ritenuto dovuto, anche perché la
sentenza imputa alla Città la responsabilità solidale verso i pregressi debiti causati da
CSEA in riferimento a voci stipendiali, previdenziali di TFR, sottopone quindi la Città
ad un onere evidentemente abnorme e anche molto difficilmente completamente
quantificabile.
Pertanto, l'impugnativa, per quanto non possa essere diversificata e si riferisca all'intera
sentenza, ha in particolare ad oggetto la salvaguardia dell'Ente Comune di Torino
rispetto alla responsabilità che l'Ente non ritiene di doversi accollare, con riferimento
quindi a vicende lavoristiche di oneri previdenziali e lavorativi, TFR e stipendiali, che si
riferiscono al periodo precedente.
Ribadisco, questa ricostruzione, che peraltro in punta di diritto l'Amministrazione
ritiene di dover affrontare con l'appello e che, peraltro, ritiene di affrontare non a diretto
danno o indiretto danno dei lavoratori comunque assunti, in quanto ricorderei che
esistono forme di tutela, non solo l'insinuazione privilegiata nei crediti del fallimento
CSEA, ma anche fondi specifici nazionali di garanzia patrimoniale a tutela del credito
del lavoratore, a tutela di situazioni di questo genere, ma sostanzialmente
l'Amministrazione ha dato e continua a dare ampia disponibilità verbale ai legali di
parte CSEA a valutare, ovviamente - come è stato fatto nei mesi di giugno e di luglio -,
qualunque conciliazione o procedimento che salvaguardi, in qualche modo, la posizione
lavorativa dei dipendenti, nel diritto di puntualizzare (così come la controparte ha fatto
notificando la sentenza) anche le posizioni e gli articolati della sentenza che non
possono essere oggetto di condivisione e pertanto debbono essere appellate, poiché è
evidente che la Città non si può accollare debiti od oneri che ritiene non le competano.
In questo stesso, pertanto, l'attività istruttoria, legata all'attività degli Uffici, non solo
della Civica Avvocatura, ma anche del personale, è sempre stata improntata alla
collaborazione con i legali di controparte, non soltanto per l'accelerazione dei tempi
nell'assunzione dei lavoratori, ma anche per la ricostruzione e l'acquisizione dei
documenti necessari, e lo è tuttora nel momento in cui stiamo definendo, con
accelerazione temporale, nell'interesse dei lavoratori, quelle che sono le ulteriori
debenze riferite ai periodi intercorsi, i cosiddetti "arretrati", anteriori alla data
dell'assunzione, che - ribadisco - è avvenuta nel mese di giugno 2013.
Pertanto, tra una sentenza che naturalmente non è giudicata in positivo o negativo, ma
che, a una lettura in chiaroscuro, si presta tuttora ad alcuni aspetti contraddittori tra parte
dispositiva e parte esecutiva finale, e una complessità riguardante una vicenda
certamente non complicata, l'Amministrazione ha scelto il profilo consapevole di
tutelare ovviamente la riserva a riconoscere debiti non di competenza, senza tuttavia far
venir meno quella che è la volontà e la necessità di tutelare i lavoratori e di dare corso,
per quanto possibile, a tutte le iniziative necessarie per addivenire alla soluzione dei
problemi ancora aperti, non foss'altro le somme di arretrati previste, gli inquadramenti,
che, eventualmente, non soddisfacessero i singoli lavoratori in causa, dovranno essere
oggetto di valutazione, di discussione, ma anche magari di contenzioso da parte dei
lavoratori stessi e, non ultimo, naturalmente, ogni altro aspetto che, legittimamente e
nelle sedi opportune, può essere considerato oggetto di valutazione e di conciliazione.
Venendo, infine, alla vicenda comunicativa, cioè alle modalità con cui i fatti sono
avvenuti, è evidente che la tempestività della notifica della sentenza e la particolare
tempestività con la quale si è prodotta, da una parte, la notifica nel mese di luglio,
quindi intendendo far cadere, evidentemente, proprio nella settimana ferragostana il
termine per l'impugnativa, e, dall'altra parte, l'accelerazione derivante dalla volontà di
notificare comunque l'esecutività della richiesta di applicazione della sentenza al fine di
poter disporre di azioni esecutive, ha reso i tempi molto contingentati.
Quindi, da parte mia, ovviamente, è stato impossibile non soltanto avere notizia diretta
del momento in cui è stato depositato il ricorso, in quanto, per quanto mi riguardava, ero
in ferie. E al rientro, naturalmente, appena appresa la notizia, ho provveduto a
comunicarlo, anche per iscritto, nelle sedi in cui erroneamente si era comunicato
diversamente per carenza di informazione.
D'altra parte, l'unica cosa di cui posso, in qualche modo, scusarmi nella comunicazione
avvenuta è il fatto che non è avvenuto un passaggio - che ho provato, peraltro, a
recuperare audendo ed interloquendo con alcuni lavoratori nelle ore scorse - di una
forma di cortesia per la quale, anche se la parte e la controparte ricorrente presumo
abbia presentato notifica della sentenza, ben consapevole degli effetti che ciò avrebbe
prodotto nel momento feriale, si è comunque evidentemente provveduto a scusare
l'Amministrazione per aver dovuto depositare, in assenza, perlomeno, con un preavviso
di qualche giorno, la sentenza, in quanto è avvenuto - ribadisco - nel pieno del mese di
agosto, cioè in periodo pienamente feriale. E ciò naturalmente ha difetto informativo,
ma non ha mutazione, mutamento del comportamento dell'Amministrazione, che ritiene
di dover operare correttamente come Ente rispetto ai terzi, ma anche di dover tutelare e
mantenere quella che è stata la costruttiva e proficua collaborazione con il legale di
controparte e con i lavoratori stessi, non foss'altro anche perché oggi essi sono
lavoratori di questa Città, pienamente riconosciuti e a pieno titolo, naturalmente nei
limiti delle disposizioni giudiziarie delle Leggi dello Stato.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Ringrazio l'Assessore. Sicuramente la sua spiegazione è estremamente esaustiva, ma
alcuni passaggi non sono riuscito a interpretarli - me ne scuso - e dirò anche quali.
Intanto, anche l'Assessore è stato un po' sorpreso da questo ricorso, la cosa è nota, però
io vorrei un po' interpretare il sentimento dei lavoratori su questa vicenda. Ovviamente,
voglio premettere e sottolineare a tutto il Consiglio che questo assolutamente non
c'entra nulla con l'indagine che alcuni membri di questo Consiglio stanno effettuando
nella Commissione d'indagine CSEA.
Però, vorrei interpretare il sentimento di alcuni lavoratori che di fronte alle affermazioni
ben precise da taluni che ricoprono il ruolo di Assessore, magari lei adesso ha assunto
questa funzione in maniera diretta, però era stato detto che non si sarebbe ricorso.
Ricordo un intelligente intervento del Consigliere Centillo, che aveva chiaramente
invitato (poi le facemmo eco anche tanti di noi) a non fare ricorso per quanto riguarda i
lavoratori CSEA, proprio per come si è svolta la vicenda e per tutta una serie di
passaggi e io direi anche un calvario che i lavoratori hanno dovuto subire.
Adesso mi si dice, almeno spero di aver capito bene, che le garanzie di base per quanto
riguarda i lavoratori sono garantite. Però, mi piacerebbe anche sapere il futuro di questi
lavoratori per quanto concerne il ruolo professionale, cioè se gli verrà in qualche modo
riconosciuta la loro carriera, perché, a quanto ho capito, il ricorso va in questi termini.
Io ritengo che anche questo sia sbagliato. Poi, ripeto, mi corregga l'Assessore se alcune
parole... io non faccio il penalista, probabilmente altri Colleghi che sono più addentro
alla materia hanno interpretato il suo intervento, ma io vorrei sapere se questo va a
inficiare il discorso delle loro carriere, perché ricominciare daccapo, per gente che
comunque ha occupato onestamente un ruolo per tantissimi anni, non mi sembra
corretto, perché è estremamente penalizzante per loro.
Poi, un'altra cosa, ma questa la dico da cittadino comune, quale ritengo di essere, anche
se mi trovo all'interno di questo Consiglio. L'Assessore assicura che la sentenza va
esclusivamente nella direzione di alcune questioni di tipo patrimoniale (mi piacerebbe
anche sapere quali), ma certe sentenze non sai mai da che parte vanno a finire. Per cui,
ripeto, interpretando un po' il sentimento dei lavoratori, vorrei essere sicuro che non ci
siano sorprese sulle sentenze che molte volte certi Tribunali danno.
Volevo solo sottolineare questi aspetti, e chiedo all'Assessore se può approfondire
questi temi, che ho voluto far emergere dal suo intervento.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Cassiani.

CASSIANI Luca
Io non ho seguito i lavori delle Commissione ordinarie e della Commissione speciale sul
caso CSEA. Volevo soltanto chiedere una cosa tecnica. Innanzitutto, farei un augurio di
carattere politico, io mi auguro che nelle more della fissazione dell'udienza di
discussione in Corte d'Appello, vi sia una soluzione transattiva della vicenda; credo che
l'Assessore abbia fatto capire che questo è l'intendimento dell'Amministrazione e ciò
mi pare importante.
È evidente che ci sono due aspetti, anche per spiegare al Consigliere Liardo le questioni.
Le somme e gli inquadramenti fanno parte di un percorso; il fatto, o no, che questi
lavoratori debbano diventare dipendenti della nostra Amministrazione, a me questo pare
un dato sul quale anche da parte della Amministrazione ci sia stata una presa di
posizione. Infatti, l'Assessore ha parlato di transazione evidentemente solo su quegli
aspetti, perché sul resto mi pare acquisito il fatto che questi lavoratori ormai fanno parte
della pianta organica della nostra Città. Adesso non so come sono stati inquadrati e
quali saranno le prospettive.
Quindi, credo che questo componga e chiuda il quadro. Questo è il primo aspetto.
Ovviamente, la procedura farà il suo corso dal punto di vista tecnico, nel senso che
seguirà la procedura di carattere giudiziario per quanto riguarda CSEA in generale, farà
il suo conto e verranno chieste le somme a chi dovranno essere richieste, sia quelle di
carattere civilistico, se previste dal Codice fallimentare, da una parte, e dall'altra,
invece, quelle della Magistratura penale, che sta facendo il suo corso.
Quindi, la domanda riguarda i tempi e ribadisce quanto ho compreso, cioè l'importanza
di chiudere un aspetto di carattere tecnico su somme, inquadramenti, quindi la storia
passata e iniziare con il piede giusto un rapporto professionale di dipendenza
l'Amministrazione, auspicando che la fiducia tra questi lavoratori e l'Amministrazione
si ricostituisca, dopo le note vicende che hanno riguardato questa Città negli scorsi
mesi. Grazie.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Io credo che in questa vicenda, o almeno in questo capitolo di questa annosa vicenda, ci
siano elementi diversi e quindi comincerei a distinguerli.
Cominciamo da un fatto che non si può che stigmatizzare; lo ha fatto lo stesso
Assessore e io non posso che dargli atto, seppure in tono minore, giustamente lui fa il
suo lavoro. Mi riferisco al fatto - credo grave - che la nostra Amministrazione decida di
ricorrere contro una parte della propria forza lavoro, senza che la Giunta sia cosciente di
quello che sta succedendo, perché questo è successo, io credo che sia un fatto grave.
Non gravissimo, perché anche l'Assessore mi sembra che nel suo intervento abbia
cercato di distinguere tra un errore amministrativo-gestionale e una volontà politica, che
credo sia più importante; penso di aver ben interpretato, ma di questo parlerò dopo.
Però, Assessore, il fatto che la nostra Amministrazione compia un atto formale e legale
di tale portata - nella sostanziale non conoscenza, soprattutto da parte di una persona
come lei, che è sempre molto puntuale, molto attenta, di questo bisogna sempre
dargliene atto -, certamente è un fatto non simpatico.
Per cui, credo che nelle more dell'organizzazione della Giunta, su questo tema dovrete
trovare un modo diverso di operare, perché se no non possiamo mettere sullo stesso
livello il ricorso dell'Avvocatura contro un box auto occupato, rispetto al ricorso in
Appello contro i nostri lavoratori su una vertenza così lunga. Questo è un fatto e, come
tale, va registrato.
C'è poi invece un secondo piano, che è quello della volontà politica, che io considero
più importante e mi sembra di capire, Assessore, che la volontà politica che lei esprime,
sia di questa natura: "Confermo che noi intendevamo aspettare il terzo Appello, quindi
la terza tranche, per avere un coerente quadro per poter addivenire ad un accordo
definitivo e complessivo con i nostri lavoratori, una volta che tutti fossero stati
inquadrati all'interno della pianta organica della Città di Torino". E che quindi è
intenzione dell'Amministrazione non arrivare a un Appello, quindi non arrivare ad un
nuovo capitolo in un'Aula di Tribunale.
Assessore, se così è, e io non ho dubbi, perché abbiamo avuto anche modo di parlarci;
devo dire che l'Assessore è stato pronto a tutti i livelli a confrontare e rispondere agli
interrogativi dei Consiglieri, dei lavoratori e di chi, da questo punto di vista, le ha
chiesto in questi giorni, al netto di questo dibattito in Consiglio Comunale, un riscontro
rispetto a questa smagliatura del sistema. Bene, io penso che si debba fare in fretta,
Assessore; appena arriverà la terza sentenza è arrivato veramente il momento di scrivere
la parola fine, per quanto è possibile, rispetto a questa annosa vicenda, su cui questa
Amministrazione - questa, sì, in fase 2 - deve segnare necessariamente una discontinuità
rispetto al passato.
In questo non posso che accordare fiducia politica all'Assessore, convinto che non si
smentirà e che quindi non sarò smentito io rispetto a quanto sto dicendo oggi in
quest'Aula, sul fatto che ci aspettiamo che prontamente l'Amministrazione chiuda
quella che è ormai una vertenza insostenibile, perché non è più possibile tenerla aperta.
Riguardo all'ultimo punto, cioè alle questioni che sono rimaste aperte, spero che nella
replica l'Assessore sarà più chiaro, perché se è vero quello che ha detto l'Assessore,
cioè che non è possibile che l'Amministrazione di Torino si faccia carico della mala
amministrazione che CSEA ha perpetrato, tale per cui molti di questi lavoratori
rischiano di avere dei buchi significativi nel TFR, perché lei lo ha detto fra le righe.
Questo, Collega Liardo, è l'oggetto patrimoniale, cioè il TFR di questi lavoratori, il
trattamento pensionistico e il trattamento economico, quindi l'inquadramento, ma
soprattutto sul TFR.
Dicevo, se è vero che l'Amministrazione non può farsi carico di tutto, è altrettanto vero
che è fondamentale stabilire da che parte sta all'Amministrazione, se è a fianco di questi
lavoratori per recuperare il dovuto, per cui loro non si sentono precipitati verso un
vuoto, in cui sono costretti a entrare in una situazione di vertenza, prima politica che
legale, nei confronti dei loro passati datori di lavoro e nei confronti dei loro attuali
datori di lavoro; o se, invece - questo sì attiene all'indagine che il Consiglio Comunale
sta facendo, quindi non posso spingermi oltre nel parlarle, visto che la consegna della
nostra relazione oramai ha un tempo preciso ed è già stato calendarizzato il dibattito in
Consiglio Comunale - finalmente l'Amministrazione di Torino comincerà a fare quello
che io penso che debba fare da molti mesi, cioè capire perché c'è stata una mala
gestione, capire se e perché questa mala gestione ha determinato un danno patrimoniale
non solo per quei lavoratori, ma anche per questa Amministrazione, perché oggi quei
nodi, Assessore, di cui lei parla, stanno venendo al pettine, perché evidentemente i
Bilanci di quell'Ente non erano come li si è voluti raccontare e come si è voluto
accettare da parte di questa Amministrazione, anche negli ultimi mesi del 2011 e per
tutto al 2012; per questo si invoca una fase 2 da questo punto di vista. In questo modo,
la nostra Amministrazione, insieme a quei lavoratori, potrà far valere il nostro diritto
patrimoniale come Comune di Torino e il loro diritto patrimoniale come lavoratori da
sempre del Comune di Torino, prestati a una partecipata del Comune di Torino.
Se così è, Assessore (anche su questo ho fiducia, anche se abbiamo fatto fatica a far
capire l'antifona da questo punto di vista), sono convinto che quando concluderemo il
nostro iter, quando avremo fatto chiarezza sulle responsabilità, sulla situazione
patrimoniale, su quello che è successo allo CSEA e a quel patrimonio che era un
patrimonio anche di questa Città, sono sicuro che insieme a quei lavoratori potremo
riprenderci in maltolto, senza che quei lavoratori debbano pagare per chi ha male
amministrato risorse pubbliche e risorse private in un consorzio che oramai è fallito.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Quante chiacchiere. Troppe chiacchiere. Ci ritroviamo di fronte a una relazione che
annega in una serie di ragionamenti che giuridicamente forse sono ineccepibili, ma
tradiscono il vuoto che li permea, quella che in realtà non è una volontà politica, ma un
risultato. Perché che sia una volontà politica, che sia invece una prassi giudiziaria, che
sia una decisione dell'Avvocatura non condivisa con la Giunta, il risultato è che se fosse
confermato anche solo un decimo del letamaio che dalle indagini della Procura si sta
cominciando a scorgere di quello che è successo allo CSEA, a prescindere da quelle che
saranno le risultanze della Commissione di indagine, che giustamente dovranno definire
chi, a livello di persona, ha avuto delle colpe, se esiste una responsabilità di questo tipo,
ma tutto ciò non toglie che c'è una responsabilità di questa Amministrazione per il
tracollo di questo istituto della formazione professionale.
E quindi noi stiamo a discutere se ha fatto bene o no la Città a ricorrere contro una
sentenza della Magistratura, quando è già vergognoso che la Città non abbia provveduto
all'inserimento lavorativo di questi lavoratori nel Comune sin dall'inizio, senza alcun
bisogno di una loro iniziativa nelle sedi giudiziarie, senza bisogno che la Magistratura
del lavoro si pronunciasse su un tema come questo.
Quindi, noi dobbiamo stare qui oggi a sentire che il motivo per cui l'Amministrazione
Comunale ricorrere a una sentenza è perché dei lavoratori hanno osato chiederne
l'applicazione esecutiva, visto che questa Amministrazione evidentemente non vi stava
provvedendo in via autonoma e spontanea. E noi questo già lo sapevamo, perché ne
abbiamo già discusso in quest'Aula, e in mezzo a tante parole non è emerso un impegno
preciso di questa Amministrazione a non ricorrere contro quella sentenza.
Allora, io ed altri dicemmo: "Non sarà che poi l'Amministrazione ricorre?". Mi ricordo
gli interventi dai banchi del Partito Democratico per fugare questo dubbio. E adesso,
puntualmente, la Città ricorrere, dimostrando di voler lasciare a casa anche questi
lavoratori, dopo tutte le promesse tradite.
Io ricordo ancora in campagna elettorale il vergognoso episodio dei lavoratori Thyssen,
a cui è stata proposta, con tanto di marchette sui principali quotidiani torinesi,
un'integrazione nei ranghi del lavoro del Comune di Torino. Sono ancora lasciati a
piedi. Adesso, vengono lasciati a piedi anche questi lavoratori, la cui sorte è colpa,
indiscutibilmente, a prescindere dalle responsabilità personali, dell'Amministrazione
Comunale, quantomeno al titolo omissivo di vigilanza sul controllo di un Ente come
quello, su cui aveva delle responsabilità ben precise. E dopo tutto ciò, noi dobbiamo
ascoltare di nuovi bandi per assunzioni, che stanno sollevando un sacco di speranza in
tanta povera gente che sbatte la testa dalla mattina alla sera in giro per la Città per
cercare un posto di lavoro e adesso spera in questo Comune, che addirittura lo nega a
chi lo dovrebbe dare per pronuncia giurisdizionale.
Di fronte a tutto ciò, invece di una discussione di venti minuti per ogni Consigliere,
bastava solo dire una parola da parte di questa Amministrazione Comunale: "Scusate".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Adesso ha chiesto di intervenire il Consigliere Centillo, di seguito il Consigliere Onofri.
Ricordo di contingentare, per quanto possibile, i vostri interventi.

CENTILLO Maria Lucia
Sarò brevissima, per dare lo spazio alla Collega Onofri. Io ho fatto molta fatica a
seguire le cose che diceva l'Assessore Passoni, che nella sua abilissima dialettica ha
portato dei contenuti anche di tipo giuridico che credo non siano facilissimi da cogliere
per i non addetti ai lavori. Per cui, mi riservo di riascoltare con attenzione l'intervento
dell'Assessore, che però ho capito che nel percorso ha subito un cambio di rotta non
deciso dalla politica.
Chiaramente c'è l'autonomia degli Uffici, c'è la separazione tra potere politico e potere
amministrativo. Mi sembra però che su questa vicenda, che continua a essere una ferita
aperta di questa Città (tra una settimana leggeremo i risultati della Commissione
CSEA), un po' di pace per questi lavoratori e per questa vicenda credo farebbe bene a
tutti noi.
Credo che il nostro obiettivo principale dovrà essere quello di tornare in possesso delle
perdite che ci sono state a causa di CSEA. Stamattina ho letto il giorno e credo che ci
siano delle situazioni da cui emerge il fatto che la decisione che avevamo espresso di
costituirci Parte Civile e di chiedere i danni, ad oggi non mi sembra ancora chiarita da
parte dell'Amministrazione. Mentre, a fronte di una richiesta specifica, che era quella di
lasciare i lavoratori in una condizione il più possibile tutelata, viste le cose che erano
successe, ancora oggi, invece, i lavoratori devono combattere.
L'idea che ci possa essere in questa vicenda una contrapposizione tra la Città e i
lavoratori mi spiace molto, e mi spiace moltissimo che l'Assessore Passoni non solo
non abbia potuto prendere la decisione formale, ma non sia stato informato, tant'è che in
Commissione aveva detto delle cose diverse.
Questo incidente di percorso mi sembra significativo. Credo che quando discuteremo di
CSEA, finalmente senza veli, potremo capirci fino in fondo e decidere fino in fondo che
cosa la Città deve fare.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Onofri.

ONOFRI Laura
Io invece vorrei riportare la discussione su questioni tecniche, che mi interessano per
capire. Vorrei sapere se l'appello che è stato presentato dalla Città è stato presentato
solo in via incidentale, cioè solo sulla parte relativa agli arretrati e al TFR, perché nel
caso in cui non fosse stato presentato non in via incidentale, ma su tutta la sentenza, mi
sembra un po' strano e assurdo che la Città, quando un domani dovesse avere una
sentenza positiva, riesca a riassumere i lavoratori. Perché se la sentenza è rigettata, non
ci sono problemi per i lavoratori; ma se la sentenza fosse accolta in toto, perché
l'appello è stato fatto verso tutta la sentenza, creerebbe problemi non da poco. Quindi,
vorrei capire prima di tutto questo aspetto tecnico.
Dal punto di vista, invece, sostanziale, io non mi trovo molto d'accordo sul fatto che la
Città non si debba fare carico dei diritti dei lavoratori. L'articolo 2112, che è quello
espressamente richiamato dalla sentenza, è un articolo proprio a tutela dei lavoratori e
dei diritti dei lavoratori, perché un lavoratore che non si ritrova, dopo anni di lavoro, il
TFR, non è una cosa così da poco. Noi abbiamo uno Statuto dei lavoratori che prevede
certe garanzie e mi sembra un po' strano che una Città non si faccia carico di questo.
Quindi, rimango stupita dalla presentazione di questo appello.
L'ultima questione tecnica è quella relativa anche all'importo dei crediti. Cioè se la
Città sarà condannata in appello a pagare tutto, dovrebbe soddisfare, quale debitore
solidale, i crediti che sono indicati in sentenza. A questo punto, dovrebbe essere fatta
un'ulteriore insinuazione fallimentare, oltre quella che la Città ha già fatto, ma non ci
sarebbe più tempo per farla, perché a quel punto la sentenza sarebbe già chiusa. Quindi,
oltre il danno, la beffa due volte.
Pertanto, vorrei capire, come la Città intende tutelarsi nel caso in cui la sentenza
d'appello sia negativa per la Città, visto che in quel caso la Città non potrebbe neanche
più insinuare i suoi crediti nel fallimento, perché a quel punto il fallimento sarà chiuso.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Io non vorrei anticipare, anche perché non possiamo per Regolamento, le discussioni
che forse faremo quando potremo finalmente esaminare la relazione della Commissione
d'indagine, però oltre a condividere tutto quello che è stato detto prima, perché mi
sembra che su questa vicenda ci sia, ancora una volta, una sostanziale unanimità del
Consiglio Comunale verso una direzione che poi viene puntualmente disattesa
dall'Amministrazione.
Credo che il problema che emerge ancora da questa vicenda è proprio questo, cioè che
quando si parla di CSEA non si capisce chi è che prende le decisioni. Nel senso che la
politica dà un orientamento in una direzione e poi comunque le cose sembrano andare in
una direzione totalmente opposta e alla fine, con tutti questi giri di parole, non si riesce
nemmeno a capire chi è che ha scelto di andare in quella direzione, se si trova qui, nella
Giunta, dentro il palazzo, o altrove.
Per cui, dovremo fare una riflessione veramente profonda su questa vicenda e credo che
forse la faremo con più tranquillità fra un paio di settimane.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per la replica, all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Come immaginavo, il dibattito ovviamente non è stato scevro da stimoli e anche da
raccomandazioni, ma anche da alcune necessarie puntualizzazioni, che mi sembra
vengano anche un po' da una questione di fondo.
Io sono fermamente convinto che l'Amministrazione Comunale di questa Città non
debba interpretare prima della giustizia i fatti che nelle sedi opportune vengono valutati.
Pertanto, qui parliamo di una sentenza non esecutiva sul lavoro a cui abbiamo dato
esecuzione. Voglio essere preciso, Consigliere Marrone, abbiamo assunto quaranta
lavoratori su cinquantacinque, solo perché quindici hanno chiesto la riserva
all'assunzione, in quanto già impiegati, non perché non abbiamo voluto adempiere
all'assunzione di tutti i lavoratori.
Sulla parte che sta più a cuore al Consiglio Comunale, che è il rapporto di lavoro con le
persone, la Città non ha solo adempiuto, ma ha necessariamente adempiuto e non ha
affatto atteso la notifica di esecutività della sentenza che è arrivata il 1 agosto, in quanto
li abbiamo assunti a metà giugno. Quindi, i fatti sono fatti.
Il Comune di Torino, politicamente, giuridicamente e tecnicamente, ha adempiuto alla
parte di sentenza sull'assunzione ben prima che la controparte ci notificasse l'obbligo di
farlo. E questo è un dato che nell'Aula può essere politico o non politico, però non può
essere politico solo quando fa comodo e tecnico quando non fa comodo. È un dato
politico. L'ha chiesto la Commissione, lo ha fatto la Giunta e va rivendicata da parte di
tutti i Consiglieri Comunali. Se non è così, non ho capito bene io qualcosa.
La parte a cui non si è adempiuto - se mai non si è adempiuto - è la parte che io voglio
leggere, perché giustamente - l'ho detto prima - la sentenza ha dei chiaroscuri, delle
parti di difficile comprensione: "L'espresso richiamo all'articolo 2112 (che citava la
Consigliera Onofri poc'anzi) disposto dall'articolo 492 della prima convenzione,
comporta la condanna al Comune al pagamento in favore dei ricorrenti delle retribuzioni
non corrisposte dei contributi previdenziali non versati da CSEA...". Non il TFR.
Usiamo le parole giuste nei verbali, perché il TFR non c'entra niente. Se il TFR è stato
versato, starà all'INPDAP, se non è stato versato, lo accerterà il curatore fallimentare.
Ma qui si parla di retribuzioni e contributi previdenziali. "...previa deduzione
dell'indennità di cassa integrazione".
Allora, mi spiegate in ragione di quale certezza divina i Consiglieri possono affermare
che la responsabilità generale, non la responsabilità personale, di questa
Amministrazione è riferita al non pagamento da parte dello CSEA di somme
corrisposte?
Questa affermazione giuridicamente è discutibile e l'Amministrazione intende
discuterla, non intende colpire i diritti dei lavoratori, perché naturalmente avrà ben altre
strade per far riconoscere i propri diritti ed eventualmente il riconoscimento di queste
somme, semmai rimarranno dopo un lungo o breve appello, lo si farà successivamente.
Il riconoscimento in via anticipata di somme non quantificate, per di più di dubbia
debenza, per via della incerta responsabilità, potrebbe comportare al contrario, da parte
di questo Ente, la responsabilità contabile, perché noi non siamo garanti
dell'obbligazione dei terzi, anzi contesto che noi siamo garanti dell'obbligazione dei
terzi.
Bisogna essere molto chiari su questo. Se il Consiglio è così convinto, scriva una
mozione che dica: "Pagate tutti questi debiti". Io penso non ci siano né le legittimità per
poterlo fare e soprattutto c'è l'imprudenza di farlo, in attesa che maturino i giusti gradi
di giudizio.
Dove si interseca la vicenda giuslavoristica con quella giudiziaria del fallimento? Nella
chiusura della vicenda fallimentare. Ma finché non è chiusa quella vicenda fallimentare
con le responsabilità e con la chiusura definitiva, come possiamo essere noi interpreti
della certezza che esistano comportamenti...? Io non faccio parte della Commissione di
indagine, vorrei dire anche per fortuna. Lo scopriremo quando leggeremo il referto della
Commissione di indagine e poi gli atti magari della Procura della Repubblica, se
pubblici. Ma prima di aver potuto avere quelle informazioni, come possiamo affermare
con certezza alcune cose? Io non ho queste certezze.
Io tutelo l'Amministrazione Pubblica e intendo tutelare totalmente, per quanto gli spazi
di tutela della Amministrazione Pubblica mi consente, anche i lavoratori di questa Città,
compresi quelli assunti dallo CSEA. Ma così facendo, non sto rifiutando l'idea di
riconoscere anche debenze future, lo faccio nei tempi corretti, cioè quando lo consentirà
un quadro delineato, definitivo da cui emergeranno, se emergeranno, le specifiche
responsabilità soggettive. Non responsabilità morale generalizzata pagando debenze non
quantificate. È diverso sostanzialmente. E la politica in questo deve accettare i limiti
dell'azione giudiziaria, della tecnica giuslavoristica. L'indirizzo politico non può
sopperire in tutti gli aspetti della vita privata. A volte deve sapersi fermare e aspettare.
Qui non stiamo negando che la Città magari un giorno riconoscerà queste somme;
stiamo dicendo che c'è un tempo in cui potranno essere riconosciute, ma questo non è
ancora il tempo, perché in questo momento bisogna ancora accertare se veramente sono
da riconoscere. E questa modalità la determina non la volontà politica dell'Assessore, o
il maggiore o minore favore verso i lavoratori ex CSEA, per i quali ovviamente nutro
massima simpatia, per una condizione oggettiva di tutelare l'integrità patrimoniale del
nostro Ente, prima ancora che della fine della procedura fallimentare, dove la Città su
una vicenda diversa, giudicherà, sceglierà, prenderà indirizzi sul comportamento da
assumere su quella vicenda specifica, di cui questo però non è l'intero problema, è un
pezzo molto specifico.
Allora, non si è fatto appello incidentale, Consigliere Onofri, non perché si volesse per
forza addivenire al recesso del rapporto di lavoro appena instaurato, come magari
potrebbe essere invocato, ma perché, che mi risulti, non siamo nelle condizioni ancora
di aver definito la problematica. Se parliamo di possibile scenario conciliativo,
dovremmo capire che cosa concilieremo.
Io non so che intenzioni abbiano i legali di controparte sugli inquadramenti dei
lavoratori CSEA, che hanno diritto a impugnare gli inquadramenti, chiedere
reinquadramenti, procedere come riterranno opportuno. Al momento in cui avremo
chiaro - com'è stato detto chiaramente nell'indirizzo del Consiglio, che ho recepito bene
e che condivido - il quadro complessivo della vicenda in via, spero, conciliativa (questa
volta il mio è un auspicio politico, non tecnico), a quel punto metteremo in campo
qualunque tipo di azione avuta dall'Amministrazione o dai soggetti terzi nell'ipotesi di
comporre le controversie in essere.
Per quanto riguarda il TFR, io non ho elementi per giudicare se sia stato, o no, versato
correttamente, lo si vedrà dai resoconti dell'attività fallimentare, ma la sentenza non
parla di questo nel passaggio che leggevo. Questo è stato chiarito anche ai lavoratori: se
il TFR è in INPDAP, è un loro diritto acquisito. Voi sapete che il TFR viene riversato,
non è un passaggio di una cassetta di denari dallo CSEA al Comune e quindi c'è un
forziere con delle caselle con scritto dentro "questo è il TFR di Tizio e Caio". Non
funziona così. Sono riversamenti di somme agli istituti previdenziali, non in via
contributiva, ma di rapporto di TFR.
Il Consigliere Curto ha sottolineato - lo ringrazio - non soltanto il fatto di stigmatizzare
l'incidente comunicativo, ma anche il fatto di riprendere un'intenzione comune di
addivenire a una definizione - per quanto possibile in tempi brevi, ma naturalmente
l'effettiva brevità non dipende solo da noi - che metta la parola fine su questa vicenda al
più presto.
Devo dire, però, per evitare che poi tra venti giorni ne ridiscutiamo non proficuamente,
che il terzo filone di udienza sarà il 21 ottobre, quindi comunque siamo già a più di un
mese da oggi in cui sicuramente alcuni aspetti perdureranno nell'incertezza per i
lavoratori, sia quelli in servizio, sia quelli che dovremo eventualmente assumere se la
sentenza andrà in quella direzione.
Consigliere Marrone, non credo che si possa pensare a un'azione spontanea, autonoma
di riassunzione dei lavoratori su una vicenda come questa, proprio perché c'è un
principio di responsabilità che era bene ed è bene chiarire. Quindi, vedremo quale sarà
l'iter finale della vicenda giudiziaria, della Commissione d'inchiesta e quant'altro, ma
francamente non penso che la Città avrebbe potuto, in via bonaria e diretta, riassumere i
lavoratori, convenire un inquadramento, senza avere un supporto giuridico legale, come
le sentenze che sono pervenute.
Poi, Consigliere Bertola, io non penso che lei dica bene, perché non è stata
assolutamente disattesa la volontà del Consiglio Comunale. Intanto, se il Consiglio
Comunale vuole esprimere delle volontà, lo fa nelle forme dovute per Regolamento. Se
vuole presentare una mozione che ci dà gli indirizzi, lo faccia pure, se trova il consenso,
siamo tutti contenti, però evidentemente non è questo il modo con cui trattare vicende di
una complessità di questo genere.
Quando invece il Consiglio Comunale si è espresso nelle Commissioni Consiliari
competenti sul reinquadramento e sulla velocità, sul tempo di riassunzione, la Giunta ha
adempiuto con grande celerità, tanto è vero che la Commissione era di fine maggio e
poi, recuperati i fascicoli, con un'attività difficilissima di negoziazione con gli avvocati
di controparte, con il fallimento, recuperate le carriere, le anagrafiche, eccetera, siamo
arrivati ad assumerli a metà giugno.
Questo non sposta la decorrenza contributiva e ovviamente salariale, perché è riferito al
maggio 2012. Qui il problema era concreto, cioè dare riscontro a lavoratori senza
retribuzione, con un diritto dichiarato, affinché percepissero quella retribuzione.
Lo ribadisco per una maggiore chiarezza, lo stiamo rifacendo oggi per la parte di debito
che la sentenza mette a carico nostro, cioè quella riferita con certezza a maggio 2012
fino ad oggi, per agevolare i lavoratori che non hanno avuto in quel periodo la
retribuzione a recuperare celermente quello che gli spetta.
È semplice? No, perché se gli inquadramenti non sono definiti, potrebbe essere che la
quantificazione di quei debiti non sia esatta. Sono vicende molto più complesse che non
esprimere un'indicazione di principio.
Allora, riassumendo, come ha detto il Consigliere Curto, chiedo alla politica non il
compito di fare giustizia per conto di altre autorità, ma di essere trasparente e seria
nell'affrontare i problemi, come penso si stia facendo.
C'è stato un cortocircuito? Certamente: informativo, derivante dalla tempistica del
deposito. Non sono in grado di rispondervi - ed è pieno diritto farlo da parte della
controparte - del perché però si è arrivati a richiedere l'esecutività della sentenza in
pieno agosto.
È evidente che quella tempistica, sapendo i legali che sarebbe scaduta dopo trenta
giorni, non ha agevolato l'attività amministrativa dell'Ente. Qualunque ricorso scada a
Ferragosto non aiuta la corretta composizione delle procedure amministrative. Fatemelo
dire chiaramente. Però, è un sacrosanto diritto di controparte farlo quando vuole. Voglio
essere chiaro per il verbale. Però non si può pretendere che il 18 l'Assessore Passoni
fosse qui seduto sulla sedia ad aspettare qualcuno che voleva presentare ricorso o
depositarlo nel tempo utile.
Quindi, chiedo formalmente scusa da parte dell'Amministrazione per la non preventiva
comunicazione, ma chiedo anche di mantenere il rapporto di fiducia e di serietà che è
stato improntato su questa vicenda, caratterizzato dal massimo compromesso tra il
rispetto delle normative, della legalità, della tutela del nostro Ente e dei diritti dei
lavoratori, che oggi sono - a pieno titolo - lavoratori del Comune di Torino.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Le comunicazioni sono concluse.

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