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LEVI Marta (Vicepresidente) Riprendiamo l'esame della proposta di ordine del giorno n. mecc. 201304010/002, presentata dai Consiglieri Marrone, Carbonero, Magliano, Paolino, Tronzano, Porcino, Cassiani, Moretti, Bertola, Curto, Sbriglio, Viale, Greco Lucchina, Liardo e D'Amico in data 3 settembre 2013, avente per oggetto: "Torino con Damasco, per fermare le bombe". LEVI Marta (Vicepresidente) Se nel frattempo qualcuno intende illustrare anche l'emendamento che ha presentato, lo può fare nell'ambito del suo intervento. La parola al Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Concordo con la sua proposta di discutere congiuntamente anche gli emendamenti che abbiamo presentato. Io ne ho presentati tre e vado a spiegare quali sono. Sostanzialmente, io credo che tutto il Consiglio Comunale condivida lo spirito di fondo di questa proposta di ordine del giorno e di questa decisione che, secondo me, dobbiamo prendere congiuntamente, cioè quella di dire no ad ogni intervento di guerra, ogni intervento militare, anche ovviamente tenuto conto, come hanno ricordato i Colleghi anche attraverso emendamenti, che l'Italia ripudia la guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali. Questo è il caso tipico di una controversia che, tra l'altro, non è neanche di carattere internazionale, poiché è tutta di carattere interno. Quindi, di internazionale c'è poco, dal punto di vista anche del diritto, ma questa è una discussione che non vorrei affrontare in questa sede, perché riguarda le Nazioni Unite ed eventuali Corti di Giustizia Internazionale. Per quanto riguarda, invece, le cose che abbiamo sentito dal Consigliere Marrone, io mi sono permesso di emendare tre punti per rendere, ovviamente, il più condivisibile possibile la proposta di ordine del giorno, della quale - ripeto - condivido l'intento e l'obiettivo, cioè quello che il Consiglio Comunale dica no alla guerra in Siria e ad aggravare una situazione che già di per sé è gravissima dal punto di vista umanitario e del coinvolgimento dei civili, perché è una guerra civile che da quando è iniziata ha fatto 100.000 morti. Quindi, non c'è bisogno di un morto in più. Non c'è bisogno di una bomba in più, c'è bisogno di un morto in meno e di qualche bomba in meno. Per questo, io credo che, attraverso un testo coordinato e sostanzialmente condivisibile, si riesca a fare un'operazione che dia un segnale. Seconda questione. Ho emendato la vicenda che riguarda l'ONU, perché ho un'opinione diversa da quella del Consigliere Marrone. Qualora ci fosse stata una decisione diversa del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sarebbe stata diversa anche la mia idea e anche il mio approccio a questo tipo di situazione, poiché mi riconosco nel diritto internazionale, mi riconosco nelle procedure che riguardano la decisione del Consiglio di Sicurezza e quelle che sono le norme del diritto che ad essa, in qualche modo, fanno riferimento. Inoltre, ho emendato la vicenda che riguarda i gemellaggi, perché, in questo momento, nonostante condivida con il Consigliere Marrone la vicinanza al popolo di Damasco e a tutta la Siria (perché va ricordato che la Siria non è solo Damasco e i morti non sono solo a Damasco), credo che sia retorico e un po' inutile un gemellaggio con la Città di Damasco, perché sarebbe soltanto di carattere simbolico e a noi, in questo momento, interessa un po' più la sostanza. Possiamo essere vicini alla Città di Damasco in tanti modi, anche attraverso una raccolta di farmaci, invio di ambulanze, azioni umanitarie da una parte e cercando di fare in modo che non vi siano ulteriori spargimenti di sangue. Il terzo punto, sul quale abbiamo trovato una concordia, anche come Gruppo del Partito Democratico - ringrazio il Consigliere Araldi e il Consigliere Cuntrò, che hanno sollevato in modo forte questo tema -, è la condanna, senza se e senza ma, dell'uso delle armi chimiche. Questo è importante, nella proposta di mozione non c'era. Come Partito Democratico, abbiamo voluto sottolineare come fosse assolutamente da condannare l'uso delle armi chimiche. Per quanto riguarda l'ultimo punto, quello più controverso - forse può essere interessante anche per i presentatori e gli altri Consiglieri, ma fa lo stesso -, ovvero la vicenda della missione, io ritengo che la missione umanitaria personale, autonoma di un Gruppo di Consiglieri sia assolutamente gradita e potrebbe anche essere un'occasione mediatica per fare in modo che, in qualche modo, ci si renda conto che il problema esiste, anche perché rappresentiamo i cittadini; che abbia un valore diplomatico, su questo io ho un qualche dubbio. Quindi, chiederei al Consigliere Marrone di valutare se non sostituire l'espressione "missione umanitaria" a quella di "missione diplomatica", perché avere un rapporto di carattere diplomatico, significa - come giustamente faceva notare il Consigliere Grimaldi - avere un rapporto diretto con la Farnesina, che, in qualche modo, necessiterebbe di autorizzazione e quant'altro. Invece, io credo che un Gruppo di Consiglieri Comunali, a titolo personale e a loro spese, darebbero un bel segnale andando in missione lì e dicendo: "Noi vi siamo vicini, non vogliamo la guerra e in qualche modo rappresentiamo, dal punto di vista umanitario, quello che è nel cuore di tanti cittadini torinesi", anzi, io credo nella stragrande maggioranza dei nostri concittadini. Inoltre, questo significherebbe non prendere parte ad un conflitto che vede, in modo drammatico, da una parte e dall'altra, l'uso di violenza efferata: non schierarsi, secondo me, in questo momento, è assolutamente una cosa che può contraddistinguere un'Amministrazione seria. LEVI Marta (Vicepresidente) Per chi ha gli emendamenti sottomano, segnalo che l'emendamento n. 5 e l'emendamento n. 6, uno a firma del Consigliere Cassiani e uno a firma del Consigliere Viale, sono identici. Quindi, resta l'emendamento presentato dal Consigliere Cassiani, che è il n. 5, e decade l'emendamento presentato dal Consigliere Viale. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È uguale, controlli. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consiglieri Cassiani e Viale, c'è un unico emendamento. L'emendamento n. 6 sparisce, essendo identico all'emendamento n. 5. Sono uguali. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). La parola al Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Intervengo brevemente per presentare un subemendamento all'emendamento n. 9 presentato dal Consigliere Viale: togliere l'elenco che il Consigliere fa di eventuali colpevoli, chiedendone il deferimento alla Corte Penale Internazionale, sostituire da "Assad" fino ad "aver", con nella seguente frase: "chiunque si sia reso colpevole di aver commesso crimini di guerra contro l'umanità". Poi "sopprimere il terzo comma" - ma credo che questo lo proponga anche il Consigliere Viale -, quello in cui si chiedono audizioni della Commissione, eccetera. Credo che non sia compito del Consiglio e i Consiglieri possano incontrare e audire chiunque. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia Io volevo ricordare che già in quest'Aula, circa un anno fa, si era approvata una proposta di ordine del giorno che chiedeva di esprimersi a sostegno di quella che era la situazione della Siria, quindi per andare verso il superamento della guerra che era in atto. C'è una piccolissima comunità siriana a Torino. Ci sono dei giovani, che sono davvero dei ragazzi molto in gamba e che stanno soffrendo da parecchio tempo questa situazione, si sono rivolti anche alla nostra Istituzione e sono stati auditi dal Sindaco. Io credo che noi, nella consapevolezza dell'alto valore simbolico che la discussione o che l'atto dell'ordine del giorno può rappresentare, ma anche nella consapevolezza delle dimensioni del potere che abbiamo o che - meglio - non abbiamo per incidere davvero su una situazione che certamente non potrà mai essere risolta dalla guerra, perché la guerra, la violenza, noi sappiamo, non producono, soprattutto in quel territorio, dei risultati che migliorano la situazione di quei Paesi. Fin quando non si affronterà davvero la questione e fin quando non si riusciranno a sciogliere i nodi della questione del Medioriente, tutti i focolai di guerra, di guerra civile e anche di contrasto, in qualche modo appoggiati dai Paesi dell'Occidente, non potranno che generare ulteriori problemi in loco e anche nel resto del mondo. Io volevo dire questo. Volevo rappresentare, ancora una volta, la solidarietà al popolo siriano, in particolare alla piccola comunità siriana che c'è a Torino, perché so che stanno anche facendo molto per sensibilizzare e aiutare le persone che sono colpite, sapendo che questo è uno dei più grandi esodi, per ciò che riguarda i profughi, che si sta verificando. Ha proporzioni di tipo biblico e io credo che per noi sia importante partire da questo, riconoscendo al Sindaco Fassino, nella sua autorevolezza, nella sua storia e anche nel suo ruolo attuale, la possibilità comunque di farsi portavoce, affinché non si risponda con un intervento armato, ma possano le risposte di tipo umanitario e quelle di tipo diplomatico incidere davvero sul futuro di quel Paese, di quella zona e dell'intero pianeta. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Io farò anche qualche riflessione di carattere più generale, perché comunque, per quanto diceva il Consigliere Marrone, penso che sia difficile non entrare un minimo nel merito e contestualizzare quello che stiamo discutendo, partendo da un dato di fatto, cioè che l'ultimo decennio ha dimostrato che le guerre - come hanno detto anche i Consiglieri che sono intervenuti prima di me - generano l'esatto effetto opposto a quello che dovrebbe essere il motivo per cui chi sostiene la guerra interviene. Cioè, alla fine alimentano ed esasperano violenza e fondamentalismi di ogni genere. È quanto accaduto e accade in Libia, per fare un esempio, in Afghanistan, in Iraq, dove attentati e vittime civili sono ancora oggi all'ordine del giorno. Poi, ricordiamoci comunque che alla fine le vittime - alcuni dati dicono quasi il 90% - sono sempre civili. Quindi, il 90% delle vittime di queste guerre sono civili. Adesso ho fatto il nome di qualche guerra che tutti noi ricordiamo, perché recente, perché i giornali ne hanno parlato e tutt'oggi ne parlano, ma in Africa in particolare, lo sappiamo tutti, ci sono guerre continue e continui conflitti di cui non si parla, perché evidentemente lì gli interessi economici non sono quelli che invece riguardano, ad esempio, Paesi come quelli che ho citato prima, quindi la Libia. La situazione in Siria è drammatica, ma io penso e noi pensiamo che un intervento militare non servirà a pacificare il Paese. Non lo potrà fare né un intervento breve, come si ipotizzava, quelle che io definisco "operazioni immagine", cioè un intervento lampo, per dire: "Va beh, non abbiamo chiuso gli occhi, siamo intervenuti", né lo potrà fare un intervento di medio termine (ovviamente è sempre una mia opinione personale). Anche perché la Siria è un Paese, se non erro, di più di 20 milioni di abitanti, nel quale oggi c'è una maggioranza silenziosa, ed è la maggioranza silenziosa che, di fatto, assiste a quello che sta accadendo tra le due parti e che porta evidentemente a scontri e a violenza e sono poi loro le vittime effettive di questa violenza. È vero che la Siria ha bisogno della Comunità Internazionale, almeno io penso che non ce la possono fare da soli, ma non tramite la violenza. Al contrario, bisogna che la Comunità Internazionale smetta di considerare la guerra come unica opzione - sembrerebbe essere - per risolvere i conflitti, per risolvere la situazione. La Comunità Internazionale non deve far percepire che l'unica soluzione sia la guerra e ha bisogno di mediatori credibili che portino questo messaggio. Poi, mi sembra impossibile non correlare la crisi siriana alla questione di equilibri politici interni al Paese, basati su questioni politico-religiose. Sul territorio mediorientale, come è noto - per questo lo dicevo all'inizio - si stanno concentrando gli interessi e le attenzioni di tutte le grandi economie, unitamente ai Paesi limitrofi, consentendo all'intera area geografica di poter divenire, da qui a breve, un campo di confronto aperto su questioni di varia natura. Il tutto in un momento storico che va considerato: è un periodo di crisi economica, è un periodo di crisi ideologica, è un periodo in cui ci sono scontri religiosi e questo a me personalmente fa pensare a grandi conflitti passati. Sono condizioni che ci sono sempre state quando sono successi i grandi conflitti nella storia. Quindi, a mio avviso, è evidente il rischio di un allargamento del conflitto, soprattutto le conseguenze che questo potrebbe avere a livello geopolitico. Questo, a mio avviso, lo rende un intervento di una pericolosità imprevedibile. Inoltre, come ha detto anche il Consigliere Marrone - condivido quanto ha detto all'inizio -, a mio avviso non ci sono informazioni completamente affidabili. Ricordiamo anche quanto avvenuto in Libia. Io non mi fido né delle informazioni che derivano dal Regime, né dalle informazioni che compaiono sui media italiani tramite le fonti di stampa internazionali. Non sappiamo realmente cosa stia succedendo lì e questo rende evidentemente impossibile poter identificare in modo oggettivo, e quindi con certezza, chi ha le responsabilità di quanto sta avvenendo, che sarebbe evidentemente il motivo per cui alcuni soggetti ipotizzano l'intervento militare. Fatte queste premesse, oltre a condannare evidentemente - come hanno fatto anche i Consiglieri intervenuti prima di me - non solo le violenze perpetrate contro la popolazione civile, bensì anche il comportamento - mi sento di dire - delle Autorità siriane, in primo luogo del loro leader indiscusso, credo che non si possa che auspicare (ma penso che sia condivisibile e questo atto anche lo fa) che si giunga alla fine del regime con mezzi che non siano la guerra e la violenza, ad esempio - l'hanno detto anche altri Consiglieri prima di me - fornendo aiuto ed esperienze in termini diplomatici. Si può tentare di promuovere un'operazione di mediazione sovranazionale, come si sta cercando di fare, affinché, in particolare, l'embargo economico, che grava sulle spalle di una popolazione già stremata da anni di conflitto, venga sollevato, favorendo un percorso attraverso cui il nostro Paese possa, presso le sedi competenti, proporre di rivedere le decisioni prese in sede europea. Tuttavia, mi rendo conto che questo non è di nostra competenza e quindi la domanda che ci dobbiamo porre - ed è l'inizio dell'intervento del Consigliere Marrone - è: cosa possiamo fare noi? Perché ne stiamo discutendo oggi in Consiglio Comunale? Cosa può fare un banalissimo Comune, che è l'ultimo della catena, un Ente Locale? Sappiamo tutti che noi, come Consiglio Comunale, abbiamo il compito di occuparci di Torino e dei torinesi, però io mi sento di dire che, soprattutto per questa vicenda, come per tante altre in passato per quanto riguarda la politica estera, non possiamo vivere come se fossimo un'isola distaccata da quello che sta accadendo intorno. Sinceramente - e arrivo ad esprimermi sugli emendamenti -, per questo sono molto contenta di discutere oggi la proposta di mozione e auspico che la Sala Rossa dia un segnale netto e quindi si ponga in posizione contraria ad un intervento militare. Tuttavia, non credo (ed è per questo l'emendamento che abolisce l'ultima parte della mozione, nell'impegnativa) che la presenza di alcuni di noi Consiglieri lì possa servire alla causa e alle questioni descritte sopra come possibili soluzioni. Penso, invece, che ci spetti un ruolo fondamentale, che è quello di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, in particolare, per noi, dei cittadini torinesi. Pertanto, come detto prima, ben venga che oggi se ne parli, spero che i media diffondano la discussione, spero che l'atto venga approvato e che si sappia. Non so cosa pensino i Consiglieri, il Presidente del Consiglio e il Sindaco, però, come è stato fatto anche in altre occasioni (ricordo il caso dei marò, che tra l'altro da noi non era condiviso al 100%), forse si potrebbe pensare magari di esporre uno striscione "Pace in Siria". È uno striscione, non è un grande costo, è un atto simbolico, che è quello che noi possiamo fare. Lo teniamo esposto, sensibilizziamo i cittadini e facciamo quello che possiamo, che, a mio avviso - ribadisco -, non è, invece, mandare un gruppo di Consiglieri in una missione diplomatica. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Premetto che voterò favorevolmente questa proposta di mozione. Tuttavia, vorrei comunque esprimere la mia opinione, che si dissocia un po' da quello che ho sentito questa sera in quest'Aula, ma ci tengo in ogni caso a lasciarlo a verbale. Non sono un esperto di Diritto Internazionale e non ho le informazioni che ha Obama sulla Siria. Ho letto e visto ai telegiornali quello che è successo a circa 7.000 bambini con i gas chimici: un delitto, una tragedia, un omicidio efferato che non può - lo sottolineo - passare sotto silenzio e non può essere non accompagnato da una risposta militare. Quindi, se la Comunità internazionale, gli Stati Uniti in primis, decideranno un intervento in Siria, io credo che facciano assolutamente bene. Credo che sia giusto rispondere con la guerra ad atti di quel profilo, che è una schifezza - scusatemi il termine - assoluta, è veramente una violenza inaudita. Pertanto ritengo di dover lasciare a verbale questa mia dichiarazione, perché penso che in questo momento in Medioriente ci sia sicuramente un clima difficile, lo sappiamo tutti da anni, non è che lo scopriamo oggi, però, dal momento che all'interno di quest'Aula si sono sentite opinioni anche contro l'intervento militare, mi sento di rispondere, in questo caso personalmente, con una mia dichiarazione a verbale, che è stata del tenore che ho appena citato. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Ogni tanto mi chiedo a cosa servano le proposte di mozione e quale sia l'obiettivo, perché secondo il Consigliere Marrone questa sarebbe la mozione del menefreghismo. Non ce ne frega di tutto, delle questioni interne, della Siria, eccetera, diciamo soltanto: "America non bombardare". Negli altri interventi ho sentito quasi un'amnesia. Io non voglio ricordare la storia di questo Paese, l'8 settembre è alle porte e Danzica dovrebbe ricordare qualcosa di vergognoso per la diplomazia e la storia anche del nostro Paese. Ma di tutti. Il non essere voluti intervenire ha creato tutto quello che è accaduto dopo, al di là della spartizione della Polonia, ma negli ultimi vent'anni si sono verificate situazioni su cui credo che dobbiamo riflettere e dobbiamo storicizzare le questioni. Per cui dire che oggi non si va a bombardare o non si interviene in Siria, non vuol dire che non lo si faccia domani e che non fosse giusto farlo ieri. Negli ultimi vent'anni, a parte che abbiamo missioni fatte dai Governi, poi io governo adesso indirettamente, molto lontanamente, perché un Ministro radicale fa parte del Ministero degli Esteri, ma sostengo questo Governo, in quel contesto poi è un'altra discussione, però chi ha sostenuto il Governo in questi anni non può essersi dimenticato, banalmente, della questione del Kosovo, dove siamo partiti a bombardare, non direttamente, ma in Iraq abbiamo bombardato. Italiani. Cocciolone e l'altro militare arrestati. Cosa avremmo fatto noi Consiglieri Comunali allora? Una mozione in cui dicevamo: "Non si bombarda". Il giorno dopo, quando il Governo partiva, è cambiata la storia? (INTERVENTI FUORI MICROFONO). Sto dicendo semplicemente che l'Iraq, il Kosovo, ma anche il Mali recentemente, dove un nostro ex Primo Ministro, cioè Prodi, sta guidando tutta una serie di cose, ma le truppe francesi non erano sbucate lì dal deserto, sono arrivate in qualche modo con un consenso. Quindi, io vedo sempre con molto buonsenso quelle che sono le posizioni assolute. Io credo che oggi sia sbagliato intervenire in Siria per molti motivi, il primo dei quali è perché non si è intervenuti in tutto questo periodo in nessun modo: non intendo militarmente, ma con azioni diplomatiche o iniziative tali per cui oggi, quando sento dire che è una questione interna alla Siria, mi viene da ridere, così come quando sento dire che possiamo esporre uno striscione con scritto: "Pace in Siria". Possiamo scrivere: "Pace in terra per gli uomini di buona volontà", comprende tutto e va benissimo. Cosa vuol dire "Pace in Siria"? Che avremmo dovuto accettare il fatto che Assad era la pace? Che Saddam Hussein era la pace? Che Gheddafi era la pace? Quando si è partiti per la Libia, dove anche lì abbiamo avuto un ruolo, non è che abbiamo fatto così. Guardate, io questa proposta di mozione posso anche votarla; magari l'avrei scritta diversamente. È chiaro che quando sento dire: "La decisione annunciata da alcuni Stati occidentali...", io non ho ancora sentito alcuna decisione. C'è un'intenzione annunciata, tanto per cominciare, subordinata ad una serie di cose. Anche i Paesi più decisi ad intervenire, cioè la Francia e gli Stati Uniti in questo momento (poi, una volta che interverranno, voglio vedere gli altri cosa faranno, dove passeranno gli aerei, da dove partiranno e che basi di appoggio avranno), anche per quanto riguarda loro, la Francia ha subordinato comunque ad un pronunciamento del Parlamento, che non so quando sarà; per quanto riguarda gli Stati Uniti, Obama ha detto: "Sentiamo", ha avuto il consenso - credo - dei Capigruppo, chiamiamoli così, poi bisognerà vedere cosa accadrà. Dopodiché, ho visto che la posizione della Russia è cambiata, proprio perché la Siria oggi rappresenta un anello di una situazione internazionale molto complicata, dove ognuno gioca. Stare fuori non significa che noi stiamo qui e non siamo coinvolti. Siamo coinvolti dalle scelte degli altri e rinunciare, come Europa (non faccio la retorica, attraverso i capi), ad una politica estera comune o ad un intervento comune, ovviamente diplomatico, eccetera, è sbagliato. Ecco perché io credo che il problema oggi non è tanto se qualcuno bombarderà, in modo chirurgico o meno, e spaventerà questa o quella parte e se questo favorirà quello che è nello scacchiere di quella zona, la Russia, la Turchia, l'Iran e con Israele, perché comunque siamo vicini ad Israele e chiaramente le rappresaglie sono state minacciate in tutti i fatti. Siamo di fronte ad una situazione esistente di massacro continuo, di violazioni continue di quelle che sono le norme internazionali o comunque le norme firmate. Poi credo che Assad non abbia firmato l'attuale convenzione contro le armi, ne ha firmata forse una vecchia tantissimi anni fa, ma questo è un dettaglio, nel senso che non è che perché uno non ha firmato, non si va... Però io credo che bisogna stare molto attenti. Ecco perché io pongo - e concludo - in questa questione un aspetto: noi votiamo oggi questa cosa, non so se è la stessa che voteremmo fra una settimana. Credo che una delle grosse azioni di questi ultimi anni, che è servita, è stata quella del Tribunale Penale Internazionale, che è stata una battaglia lunga, non voluta, osteggiata dalle superpotenze, perché giustamente ogni forte potenza voleva risolvere in proprio, non avere le mani legate, eccetera, però è servita sia per i crimini in Africa (e non dimentichiamoci le stragi in Africa), è servita per i crimini. Persino la Serbia ha dovuto fare i patti, ha arrestato i propri criminali e li ha consegnati. Poi può anche essere imperfetto, come meccanismo, ma funziona. Ecco perché ritengo che questa proposta di mozione abbia due questioni: una è quella del sostegno al Governo italiano nella sua strategia, che in questo momento è di non interventismo, di attenzione, ma non interventismo militare non vuol dire, però, non interventismo politico e quindi sostegno; l'altra (come ha detto più volte il Ministro Bonino, ma anche Letta l'ha detto) è quella della soluzione del Tribunale Penale Internazionale in quella direzione. Poi, guardate che se il Tribunale Penale Internazionale dice: "Andate ad arrestare Cuntrò" e Cuntrò si trova in un bunker nel deserto, circondato da Grimaldi e tutti gli jihadisti di questo mondo, non è che si vada lì a bussare alla porta. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). In questo contesto è la cosa più vicina molte volte, però è un altro aspetto. È chiaro che si dovranno utilizzare gli strumenti necessari. Quindi, il problema non è una posizione astratta: sì alla pace, no alla guerra. La lascio a chi la vuole, i pacifisti di guai ne hanno creati a iosa nella storia. Per questo io ritengo ridicolo il discorso degli scudi umani. L'ho ritenuto ridicolo quando leghisti e comunisti italiani sono andati sui ponti di Belgrado; nessuno lo rivendica oggi come una delle cose più fighe che ha fatto in vita sua. E lo ritengo addirittura sbagliato, proprio perché non è quello il punto. Così come ritengo sbagliato l'altro punto, che è quello del gemellaggio con Damasco. Di gemellaggi ne abbiamo già tanti; oggi abbiamo scoperto che siamo gemellati con Ekaterinburg - non so chi l'abbia scoperto -, penso che l'unico a saperlo fosse il Presidente del Consiglio, che ha avuto mandato di andarci per questa cosa. Non è questo il punto. Infine, permettetemi un'ultima osservazione politica: io voto volentieri questa proposta di ordine del giorno, anche se non ne condivido alcune parti - 9 su 10, dipende da come uscirà fuori, questo è chiaro, ma dagli emendamenti viene fuori -, perché ritengo di dover dare credito e dare riconoscimento al Consigliere Marrone e al Gruppo Fratelli d'Italia; ho sentito anche Crosetto ieri sera, non è il Crosetto della tuta mimetica, Sottosegretario del Ministero degli Interni, è il Crosetto di adesso, che gira sempre meno in tuta mimetica, sempre più con la polo e in altri modi. Questa cosa, che una parte di chi ha governato tenda politicamente a smarcarsi, in questo momento, su questioni internazionali di politica estera, che non sono state secondarie nei Governi di questi ultimi anni, lo ritengo un elemento positivo, al di là del risultato; per questo gli riconosco il fatto di aver presto questa iniziativa, di aver posto questo problema, che qui probabilmente altri non avrebbero posto. Ecco perché voto questa proposta di ordine del giorno presentata da loro, con il loro linguaggio in quel modo, emendandolo nel modo in cui io e il Consigliere Cassiani abbiamo cercato di fare, perché comunque ha un significato positivo il fatto che ci sia questa ammissione di responsabilità e di correzione degli errori del passato. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Molto è già stato detto, per cui mi limiterò ad alcune note. Io penso che abbia ragione il Consigliere Viale, quando dice che la questione siriana è tutto tranne che una questione nazionale. La Siria è una questione internazionale, che deve riguardare profondamente la Comunità Internazionale e che sta generando una discussione a tutti i livelli, in particolare nei Parlamenti nazionali di diversi Paesi, cosa che nell'ultimo decennio non avevamo visto per i diversi conflitti armati che si sono avvicendati. Io voglio ricordare che il nostro è un Paese che si è trovato in una situazione di conflitto armato in ben due occasioni, senza che ci fosse una discussione democratica del Parlamento italiano negli ultimi dieci anni, cosa che è stata, peraltro, anche oggetto di discussione pubblica. La Siria è una questione mondiale, anche perché è chiaro che quello che accadrà in Siria nei prossimi mesi avrà una ripercussione fortissima su tutta l'area, area che ha una connessione fortissima sull'intero mondo. Credo che i Colleghi sappiano che questa mattina, nonostante la contrarietà del Governo italiano all'intervento militare, sono salpate due unità militari della Marina Italiana alla volta del Libano, alla volta delle coste libanesi, proprio perché si teme e si prevede che un'escalation militare in Siria possa portare ad un'instabilità nel Paese confinante - che è il Libano, che già ha una ricettività storica di profughi palestinesi e oggi sta ricevendo una fortissima ondata di profughi siriani - e che questo possa destabilizzare ulteriormente un Paese che io conosco bene, perché, a proposito di scudi umani, mi recai lì durante il conflitto israeliano-libanese ed è un Paese che in questo momento vive un tutoraggio di una missione internazionale, che è la missione Unifil, che rischia di restare compromessa dall'instabilità siriana. Senza parlare della situazione che riguarda Israele: oggi Israele si trova già in uno stato di conflitto, a seguito della situazione siriana, un conflitto strisciante di confine, spesso qualcosa di più. La situazione sottesa dell'Iran, che, se non per slogan e per demagogia, i Paesi occidentali - in particolare l'Europa - hanno ormai completamente ignorato e dimenticato. Non ultima, l'attenzione russa nel Paese siriano, che è anche dovuta alla presenza della più importante base militare di quel Paese nell'area, che è uno degli oggetti di discussione di queste ore e anche di trattativa - chiaramente non alla luce del sole - e di tensione fra gli Stati Uniti e la Russia. È chiaro che quanto accadrà in Siria nelle prossime settimane potrà avere ripercussioni dirette sulle vite di tutti quanti noi e anche dei cittadini torinesi, quindi credo sia importante che quest'Aula si esprima, anche parzialmente, anche in maniera incompleta, per le informazioni e le conoscenze che possono essere portate alla nostra attenzione, e che si stimoli un dibattito, quanto più trasversale possibile, anche tra di noi. Ovviamente io sono favorevole a questa proposta di ordine del giorno, perché parte dalla contrarietà all'intervento militare. Abbiamo predisposto - credo ne accennasse il Consigliere Marrone nella presentazione - un emendamento che tende ad incardinare questa proposta di ordine del giorno nella più generale discussione che riguarda l'ordine delle relazioni internazionali e l'ordine del ripudio al conflitto armato, all'utilizzo dello strumento militare nelle controversie internazionali, che, a nostro parere, è costituzionale, cosa che abbiamo voluto ricordare nel nostro emendamento. Termino il mio intervento ricordando, però, due fatti nuovi. Noi arriviamo alla fine di un ciclo drammatico, che dovrebbe farci riflettere moltissimo anche su alcune della frasi fatte, delle scorciatoie lessicali che utilizziamo per parlare di queste cose. Si dice che non si interviene perché non c'è l'avallo delle Nazioni Unite. Qualcuno prima ricordava proprio quel conflitto balcanico, in cui per tanti anni abbiamo aspettato un Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, bloccato dall'impossibilità di intervenire dai veti incrociati, e abbiamo assistito nel bancone di casa, impotenti, a quelle che sono state stragi etniche e pulizie etniche; e in quell'occasione abbiamo maturato la convinzione che era necessario costruire un nuovo ordine mondiale. Purtroppo quell'ordine mondiale, invece, è stato rinnovato dalle esperienze della guerra preventiva, guerra preventiva in cui anche noi italiani, anche il nostro Paese è stato spesso trascinato e in cui oggi, finalmente, a valle si arriva a riflettere. Anche io - su questo sono fortemente d'accordo con il Consigliere Viale - sono contento che finalmente si individuino e si aprano degli spiragli di discussione e anche di ripensamento da parte di chi, almeno di quelle forze o di chi fa riferimento a quelle forze che nella guerra preventiva, nell'abbaglio della guerra preventiva, nella violenza della guerra preventiva avevano creduto. Per questo la discussione di oggi può avere comunque un'utilità. Io penso che vada ricordato il buon lavoro del Governo italiano, fino ad oggi, e la posizione del Ministro Bonino, che sarebbe orientata ad un'azione diplomatica, tesa a costringere la Siria di Assad alla firma della Convenzione Internazionale sulla messa al bando delle armi chimiche, perché questo porrebbe una base giuridica - questa sì - per un intervento, per impedirne l'utilizzo in quel Paese e per un automatismo nell'intervento, perché voglio ricordare che non è necessario un intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in virtù di una violazione della Convenzione sulla messa al bando delle armi chimiche. Io penso che questo debba essere l'inizio di una discussione. Cominciamo con il dire con chiarezza: no all'intervento militare, sì a qualunque sforzo diplomatico, civile, di partecipazione, per evitare l'intervento militare, per aumentare la consapevolezza di quello che sta succedendo, perché ci interessa. Ma credo che non ci si debba fermare qui. Credo che questo Consiglio Comunale debba avere la possibilità di ritornare su questo argomento nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Credo che iniziative di discussione e di coinvolgimento della Città sarebbero importanti e, da questo punto di vista, mi spiace che oggi il Sindaco, sempre così attento alle questioni internazionali, anche per competenza e capacità, non abbia potuto prendere parte a questo dibattito. Mi preme terminare con ancora un passaggio che riguarda, invece, la questione più generale degli armamenti. Considero un fatto positivo che oggi un grande giornale italiano abbia voluto aprire con quello che è stato un fatto storico poco discusso nel nostro Paese: la vendita di sistemi di puntamento e armamenti alla Siria di Assad negli anni passati e, indirettamente, attraverso la Siria di Assad, la consapevole - ricordo, consapevole - violazione dell'embargo sugli armamenti all'Iraq, che era in corso e in vigore proprio per deliberazione dell'Assemblea delle Nazioni Unite. Penso che, al netto delle discussioni, inevitabilmente anche un po' demagogiche, che si affrontano nelle aule democratiche subito prima, all'approssimarsi degli eventi che stiamo vivendo in queste ore, sarebbe necessaria un'aumentata consapevolezza di quello che è il mercato militare anche nel nostro Paese, di quello che è il dramma che è capitato in questi mesi con quel coacervo di corruzione, di perverso mercato che è accaduto in un'azienda di Stato come Finmeccanica, di quello che accade tutti i giorni nel mercato legale - come si diceva proprio oggi - grigio e nero delle armi. Insomma, non esiste pacifismo che non sia connesso al tema del disarmo; non esiste disarmo che non apra una discussione seria e vera sugli armamenti e non esiste pronunciamento democratico di quest'Aula, e di tutte le Aule democratiche, che non parta anche da questo argomento. Diversamente, rischieremmo soltanto di prendere atto, quando non di approvare atti magari importanti, positivi, che riceveranno sicuramente il nostro sostegno, ma che rischiano, proprio perché evitano il cuore dell'argomento, di essere soltanto un po' demagogici. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Anch'io volevo lasciare a verbale le motivazioni del mio voto favorevole a questo ordine del giorno, in quanto contrario a questo intervento, direi istintivamente contrario all'uso della violenza, come peraltro dice anche la Costituzione, e della guerra per la risoluzione delle controversie internazionali. Però credo che sia necessaria una riflessione sul fatto che questa contrarietà a un intervento militare non sia una contrarietà per vigliaccheria o per menefreghismo. Io ho avuto la possibilità un anno fa di incontrare a Torino un ragazzo della cosiddetta "resistenza siriana", che avrà avuto poco più di vent'anni, che mi ha raccontato tutto quello che ha dovuto subire e di come funzionava anche la loro attività; alla fine si è lamentato, dicendo che loro si sentivano abbandonati dall'Occidente, perché confidavano in un intervento dell'Occidente che li aiutasse a cambiare il regime siriano. Nonostante questa esperienza, credo tutto sommato legittima anche l'idea espressa da alcuni grandi pacifisti, a partire da Alex Langer, ai tempi della guerra in Bosnia: cioè che comunque può essere necessario un uso della forza in situazioni di questo genere. Ma credo che comunque nella situazione in cui ci troviamo, questo tipo di intervento nato così non sia accettabile, non sia soprattutto utile, perché comunque si tratta di una situazione di guerra civile, dove è necessario costruire ponti, non demolirli o bombardarli, perché comunque si tratta di una situazione in cui un Paese, anche nel momento in cui una delle due fazioni dovesse prevalere sull'altra, deve poi comunque ricostruire una convivenza civile. E questo non è possibile, aumentando le ferite che lascia la violenza. Non è possibile se questo popolo, nel suo insieme, non ritroverà un modo di vivere insieme. Per questo, il vero lavoro che serve è quello della diplomazia, quello della riflessione, non è quello dell'intervento militare, che invece sembra veramente in questo momento servire altre logiche, logiche geopolitiche internazionali, globali. Anche perché non si capisce altrimenti come mai abbiamo permesso per tre anni che centinaia di migliaia di persone in Siria morissero orribilmente con le armi tradizionali e poi adesso per cento, forse mille morti con le armi chimiche, che neanche si sa se veramente esistano e chi le abbia usate, come e perché, improvvisamente questa situazione diventi inaccettabile. Chiaramente questo è un pretesto per un intervento militare che probabilmente segue altre logiche, logiche di politica anche interna dei singoli Paesi, piuttosto che logiche strettamente militari. Se uno va a leggere i notiziari più specializzati nel settore, vengono fuori delle teorie veramente inquietanti, come quella secondo cui gli Stati Uniti vorrebbero dimostrare l'efficienza del proprio apparato militare a fronte del fatto che le ultime commesse dei grandi acquirenti di armi, che sono poi la Cina, l'India, il Pakistan, sono andate ai russi invece che agli americani. Per cui, ci sono delle teorie che noi ovviamente non siamo in grado di confermare e di valutare, ma secondo cui questo intervento avrebbe logiche assolutamente neanche troppo interessate al benessere del popolo siriano. Per questo, tutto sommato credo che l'unica cosa che possa fare il Consiglio Comunale di Torino sia auspicare la pace e un intervento delle diplomazie, che però, permettetemi, non è la missione di noi Consiglieri a Damasco, perché credo che oltretutto un lavoro diplomatico, anche di interposizione verrà fatto da ognuno sul suo territorio, in un territorio conosciuto, dove si può costruire una rete di relazioni che aiuti il dialogo, non certo andando in quel paese da stranieri, la prima volta che ci capita. Quindi, forse l'interposizione noi potremmo pensare di farla in situazioni molto più vicine a noi. L'ultima cosa che vorrei dire, però, è che in questa vicenda il grande assente comunque sono le organizzazioni nazionali, non solo le Nazioni Unite, che spesso vengono tirate in ballo in questi conflitti, magari anche solo a ratificare quello che viene magari già deciso da alcune grandi potenze, ma anche l'Europa. Nel senso che tutte le istituzioni internazionali nate in questi ultimi venti, trent'anni, promettono un nuovo ordine mondiale di pace, ma lo stanno veramente realizzando? Cioè la discussione a livello della governance globale si focalizza quasi solo sulle questioni legate al commercio, alla moneta, ma non c'è un vero desiderio di costruire una pace mondiale, una vera discussione su come costruire un ordine mondiale basato innanzitutto sulla convivenza tra i diversi popoli e all'interno delle diverse popolazioni, che possa progressivamente dare, se volete, una stabilità, una pace anche a livello mondiale. Forse questo è il dibattito che prima o poi la politica dovrà avere, magari a livello un po' più alto del nostro, ma purtroppo è un dibattito che non si sente da nessuna parte, neanche nei Parlamenti nazionali europei, dove forse avrebbe casa. Credo che se qualcosa ci insegnano queste situazioni, anche quelle successe comunque non troppo tempo fa all'interno dell'Europa stessa, almeno come espressione continentale, è che forse bisogna fare un ripensamento sulla natura delle organizzazioni sindacali internazionali e su come queste possano innanzitutto pensare di costruire un sistema di governance mondiale, che mantenga la pace prima ancora di mantenere la stabilità dei commerci. |