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Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 5 Settembre 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 32
MOZIONE 2012-06280
"PALAZZO GUALINO" PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA LEVI-MONTALCINI IN DATA 20 NOVEMBRE 2012. [Testo coordinato]
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame della seguente proposta di mozione n. mecc. 201206280/002,
presentata dal Consigliere Levi-Montalcini in data 20 novembre 2012, avente per
oggetto:

"Palazzo Gualino".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
È stato presentato un emendamento dallo stesso Consigliere.
La parola al Consigliere Levi-Montalcini.

LEVI-MONTALCINI Piera
Questa proposta di mozione nasce molto tempo fa, quando i lavori di Palazzo
Gualino non erano ancora iniziati e quando la discussione è stata portata a livello
cittadino coinvolgendo molti attori, sia architetti, sia professori, sia imprenditori.
La storia di Palazzo Gualino la sappiamo: era prima di Gualino, poi è passato in
mano alla FIAT, poi è stato acquisito dal Comune di Torino, che per molti anni l'ha
usato come centro uffici per la riscossione dei tributi, e poi, pochi anni fa, è stato
venduto in una delle tante cartolarizzazioni.
Allora, insieme al Consigliere Rattazzi, avevo presentato molte mozioni di
accompagnamento, approvate dal Consiglio Comunale, con cui si impegnava la Città
a far sì che questo edificio ed altri edifici storici non venissero manomessi.
Durante la fase di vendita di questo Palazzo, la Sovrintendenza ha posto un vincolo
non sulle facciate come prima avevo scritto, ma sull'intero edificio, cioè sulla pianta
dell'edificio, per impedire che questo venisse modificato.
L'importanza dell'edificio consiste sì nella facciata, ma molto di più nel suo interno,
perché è il primo edificio in assoluto costruito in Italia in cui la funzione a cui era
destinato era alla base della progettazione dell'immobile; quindi, è stato studiato
appositamente per essere un palazzo uffici.
Nel momento in cui un palazzo uffici viene trasformato in abitativo, è ovvio che tutti
i servizi di cui hanno necessità le abitazioni sono tali da far stravolgere
completamente l'impianto interno dell'edificio stesso.
Per di più il nuovo acquirente ha cercato, o sta cercando, di vendere gli appartamenti
invitando a comprare "in un prestigioso edificio razionalista progettato da Levi-
Montalcini e Pagano Pogatschnig", cosa che mi sembra non corretta e non veritiera,
in quanto, nel momento in cui l'immobile viene interamente rivisto e stravolto, i
progettisti iniziali non possono più essere citati.
Allora, la mia idea è che, quando la Città non è in grado di salvaguardare un edificio
che fa parte della sua storia (vorrei ricordare che questo edificio è menzionato in tutti
i manuali e i testi di architettura che gli studenti usano nelle varie facoltà di
architettura, non solo a Torino, ma in tutta Italia e in Europa), il problema si pone in
modo drammatico, cioè o lo salviamo in toto, oppure decidiamo di abbatterlo.
Altre nazioni sono molto più drastiche di noi e, in casi come questo, abbattono
l'edificio. Penso che, in questo caso, sia opportuno abbatterlo per non farne un falso
storico: edificio razionalista progettato da due grandi architetti dell'epoca, ma
completamente rivisto e completamente rimanipolato e quindi non più riconducibile
ai precedenti progettisti.
A questo punto, io chiedo che si abbia il coraggio di abbattere l'edificio, che si
permetta ai nuovi proprietari di rifarlo completamente (penso che anche loro ne
sarebbero molto contenti), in modo tale da eliminare ciò che diventerà un falso
storico.
Questa è la mia proposta che sottopongo ai Consiglieri.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Mi spiace notare che l'argomento non riscuote grande interesse, perché vedo che
gran parte dei Consiglieri è impegnata in discussioni piuttosto animate, credo su
un'altra mozione o su qualcos'altro. Mi dispiace, perché credo che, invece, il tema
sia veramente importante, non solo per la questione del singolo edificio e, se volete,
anche la proposta un po' provocatoria della proponente, però per il tema più generale
di cosa voglia dire la conservazione del patrimonio architettonico cittadino, in
particolar modo di quello che risale probabilmente alla prima parte del Novecento, a
un'epoca che, magari, non è così antica da aver acclarato a tutti il desiderio di
conservare le cose esattamente come sono, però ha già un valore storico importante
e, nel caso di questo Palazzo, riconosciuto anche in termini proprio di professioni e
di libri di storia dell'architettura.
Credo che quello che è stato fatto a Palazzo Gualino (che, purtroppo, è accaduto
anche in altri punti della città anche con edifici magari di minor valore architettonico,
ma comunque di valore paesaggistico e storico che sono stati tranquillamente
abbattuti per dar luogo a nuovi palazzi, eccetera) sia assolutamente sbagliato e che il
Consiglio Comunale dovrebbe, prima o poi, tra i vari compiti che ha, preoccuparsi
anche della tutela di questo patrimonio.
Quindi, il nostro voto sarà sicuramente favorevole a questa mozione, sperando che
sia un'occasione per far riflettere il Comune, la Città e i nostri Uffici dell'Urbanistica
su come sia necessario un ripensamento dell'approccio a queste operazioni, tutelando
non tanto l'aspetto esteriore, o semplicemente l'aspetto esteriore, ma il significato
che un'opera architettonica ha nel contesto della città e nel suo contesto funzionale.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola all'Assessore Lo Russo.

LO RUSSO Stefano (Assessore)
Il Consigliere Bertola l'ha definita correttamente; ovviamente, questa è una mozione
che ha un intento - immagino -, anche da parte dell'estensore, di provocazione, nel
senso che è evidente che la proposta formulata nell'impegnativa, che si rivolge alla
Giunta Comunale, di farsi parte attiva per rimuovere il vincolo su uno dei palazzi che
è veramente un capolavoro dell'architettura dei primi del Novecento, come Palazzo
Gualino, in funzione dell'ipotesi di abbatterlo, è ovviamente di per sé una
provocazione e quindi nel merito la mozione non è accoglibile, in quanto tale,
proprio per questa ragione, perché sarebbe un po' surreale che il Consiglio Comunale
votasse di abbatterlo o chiedesse alla Giunta di procedere a chiedere alla
Sovrintendenza di rimuovere i vincoli per poter abbattere uno degli immobili e dei
capolavori dell'architettura dei primi del Novecento.
Quindi, è evidente che il parere non può che essere negativo sul merito della mozione
medesima.
Però, mi pare corretto fare una riflessione politica rispetto alle questioni che, invece,
sono state sollevate dall'intervento del proponente Levi-Montalcini, poi riprese dal
Consigliere Bertola, in ordine ad un'attenzione che deve avere l'Amministrazione
Comunale nel momento in cui riceve presso gli Uffici dell'Edilizia privata progetti di
ristrutturazione, anche di una certa qual rilevanza, anche importanti, ai fini di una
riqualificazione funzionale degli immobili.
Per quello che, ovviamente, posso qui dire, ritengo di dover condividere
l'impostazione di porre l'attenzione alla qualità dei processi di riqualificazione e di
ristrutturazione nelle istanze che vengono depositate presso gli Uffici dell'Edilizia
privata.
Peraltro, Palazzo Gualino è solo uno degli esempi di interventi su cui occorre fare
una riflessione. Cito, per amore di dibattito, un altro caso, che vede
l'Amministrazione impegnata in una dialettica con la Sovrintendenza, che è il
grattacielo della Reale Mutua di piazza Castello, oggetto di una variazione di
destinazione d'uso di alcuni piani e che vede in questo momento una dialettica
interlocuzione tra l'Amministrazione, il proponente e proprio la Sovrintendenza, che,
ovviamente, essendo organo terzo di valutazione, è soggetta a valutazioni di carattere
terzo, con cui noi ci dobbiamo relazionare.
È del tutto evidente che - e qui è anche bello che il Consiglio Comunale possa
trovare il tempo di discutere di queste cose così rilevanti - il concetto di bello e di
brutto è, ovviamente, di carattere prettamente soggettivo, così come è di carattere
prettamente soggettivo il concetto di funzionale o non funzionale.
Quindi, in qualche modo, come va rispettato il giudizio in ordine alla qualità
architettonica degli interventi che vengono fatti, e ogni architetto ha il suo giudizio
critico, da parte dell'Amministrazione Comunale c'è il massimo rispetto di quelle
che sono le valutazioni anche di inserimento ambientale e paesaggistico che fa la
Sovrintendenza.
Dunque, è evidente che cogliamo e colgo con favore la provocazione del Consigliere
Levi-Montalcini, ma, ovviamente, l'impegnativa e l'articolazione della mozione, così
com'è stata presentata, pur ponendo un problema giusto e su cui l'attenzione è
massima, nella formulazione che è stata discussa ed illustrata non può evidentemente
trovare un consenso di carattere politico da parte della Giunta.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Levi-Montalcini.

LEVI-MONTALCINI Piera
L'Assessore faceva riferimento al grattacielo Reale Mutua, per il quale, però, si
prevedeva più che una variazione una superfetazione, non uno stravolgimento, cioè si
pensava di coprire le terrazze per farne un dehors di un ristorante, che è ben diverso
dallo sventrare un palazzo.
Quanto, poi, al bello o al brutto che ho captato dall'Assessore, credo che non si possa
parlare di bello o brutto quando un edificio del 1932 è citato in tutti i libri di storia
dell'arte e dell'architettura. Quindi, è già la storia che lo ha definito bello o brutto,
interessante o no.
A questo punto, mi rifarei all'inizio della mia, chiamiamola, provocazione, che
provocazione non è. Il permesso di rivedere internamente Palazzo Gualino è stato
concesso non solo dai nostri Uffici dell'Edilizia privata, ma anche dalla
Sovrintendenza. La Sovrintendenza, avendo posto un vincolo, si è trovata a doversi
muovere tra quello che il Comune permetteva, cioè trasformarlo da uffici ad
abitazioni, e, dall'altra parte, a mantenere fede al vincolo che aveva posto.
Io penso che questo tema non sia un tema su cui ci si diverte a parlare perché fa
folklore e perché il Consiglio Comunale non ha altro da fare. Penso che sia un
problema molto grave che la città dovrà affrontare, abdicando a quella che è la sua
storia, pur di fare - come spesso diceva il Consigliere Rattazzi - cassa. E questo è un
classico esempio.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di
mozione così emendata:
presenti 29, astenuti 7, favorevoli 8, contrari 14.
La proposta di mozione è respinta.

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