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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201302414/045, presentata dalla Giunta Comunale in data 28 maggio 2013, avente per oggetto: "Approvazione linee di indirizzo per la costituzione della 'Fondazione Torino Musei' e modifica allo Statuto della 'Fondazione Torino Musei' ai sensi dell' articolo 6 commi 2 e 5 della Legge n. 122/2010". e della proposta di mozione n. mecc. 201302870/002, presentata dai Consiglieri Cassiani, Ventura, Paolino e Grimaldi in data 17 giugno 2013, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201302414/045) 'Costituzione Fondazione Torino Musei'". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico che in data 14/06/2013 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Ritiro gli emendamenti presentati. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) A questo proposta di deliberazione sono stati presentati, oltre gli emendamenti del Consigliere Appendino, poc'anzi ritirati, tre emendamenti dal Consigliere Grimaldi e due dalla Giunta. Inoltre, prima del termine della discussione, verrà presentato anche un emendamento alla mozione di accompagnamento, che ha permesso il ritiro degli emendamenti da parte del Consigliere Appendino. La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Braccialarghe. BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore) Si tratta di una deliberazione di indirizzo, che serve sostanzialmente ad avviare un percorso che mira a rendere possibile, nell'ambito di una Fondazione Musei, la coesistenza di tutti i musei dedicati all'arte contemporanea. In particolare, favorendo, rispetto all'attuale Galleria di Arte Moderna, inserita nella Fondazione Torino Musei, anche l'ingresso, con una procedura di fusione per incorporazione, del Museo di Rivoli. Il secondo indirizzo che vorremmo perseguire è che, nell'ambito di questa Fondazione, oltre a costituirsi il Polo dell'arte contemporanea così riorganizzata, sia possibile anche procedere a un'incorporazione per fusione, anche in questo caso, dell'Associazione Torino Città Capitale, che - come a voi noto - gestisce la tessera abbonamenti "Torino Piemonte Musei", che noi vediamo, ovviamente, all'interno di questa riorganizzazione come una parte organica allo sviluppo di questa Fondazione sull'assetto museale. Con l'eventuale e auspicata, da parte vostra, condivisione di questa linea di indirizzo, come specificato nell'allegato tecnico alla medesima deliberazione, sarà quanto prima approntato un piano economico finanziario rispetto al nuovo assetto, uno Statuto nuovo rispetto a questo medesimo assetto, nonché sarà illustrata anche la nuova governance che si intende dare a quest'opera di razionalizzazione all'insieme di questi musei. Nel frattempo, l'unico atto deliberativo coerente con questa linea di indirizzo va a determinare una diversa governance dell'attuale Fondazione Torino Musei, che ha un Consiglio direttivo già scaduto e già oltre termini della prorogatio, che attualmente, per Statuto, prevedeva un Consiglio formato al massimo da sei esponenti. In questo caso e in quest'ottica, qualora l'indirizzo venga considerato valido anche da parte del Consiglio Comunale, la governance che si indica subito anche per l'attuale Fondazione Torino Musei, che in realtà sarebbe quella già predisposta per la nuova governance, prevede un Presidente indicato dalla Città di Torino, un Vicepresidente indicato dalla Regione, un terzo componente d'intesa tra la Città e la Regione, un rappresentante della Compagnia di San Paolo e un rappresentante della Fondazione CRT, così rispettando ovviamente il limite previsto peraltro dalla Legge dei cinque Consiglieri nel Consiglio Direttivo. Analogamente, il Collegio dei Revisori che deve essere, coerentemente con la Legge, formato da un massimo di tre componenti effettivi e da due supplenti, vedrebbe una formulazione (è uno degli emendamenti della Giunta che propongo) in cui il Presidente e un membro supplente spettano e vengono indicati dalla Città di Torino, un membro effettivo dalla Regione Piemonte, un membro effettivo e uno supplente d'intesa tra le due Fondazioni bancarie. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Innanzitutto il nostro Gruppo è d'accordo con l'impostazione voluta dall'Assessore Braccialarghe e dall'Assessore Coppola in Regione. Pensiamo che questo tipo di impostazione sia corretta, perché va nella direzione di una governance efficace e snella che faccia sopratutto risparmiare soldi all'Amministrazione Pubblica e consenta anche una migliore governabilità di tutto il meccanismo riguardante l'arte moderna. Una cosa importante che tengo a sottolineare di questa deliberazione è la corresponsabilità dei quattro soci, quindi anche la Città di Rivoli oggettivamente sarà oggi corresponsabile rispetto alla Città di Torino, alla Provincia e alla Regione, cosa che prima mi pareva non avvenisse. Pertanto, ritengo che questo sia un valore aggiunto all'interno di tutto il meccanismo che bene hanno fatto Regione e Comune a scegliere congiuntamente. È chiaro che da parte mia è curioso come la maggioranza, anche in questo caso, debba sempre, all'interno del proprio consesso, avere delle posizioni distinte. Noi, come opposizione, abbiamo fatto le nostre valutazioni, insieme al nostro Assessore Coppola, che in Regione ha messo mano a questa riorganizzazione, e l'abbiamo ritenuta soddisfacente. Se avevamo qualcosa da dire, l'abbiamo detto direttamente all'Assessore e non capisco perché tutte le volte la maggioranza debba invece, in ogni caso, contraddistinguersi presentando una mozione o qualche emendamento in più, che non sono altro che delle bandierine, oggettivamente superflue, in quanto in Commissione l'argomento è stato affrontato in maniera adeguata da tutta la Commissione e in maniera chiara da parte dell'Assessore. Pertanto, ritengo che mettere queste bandierine da parte di una parte della maggioranza non sia sempre istituzionalmente corretto. Naturalmente, il mio auspicio - lo dico al Presidente, al Sindaco Fassino e all'Assessore Braccialarghe - è che in Regione avvenga lo stesso comportamento responsabile avvenuto nell'Aula della Città di Torino: ovvero l'opposizione ha partecipato in maniera costruttiva a questo dibattito e ha dato il via libera a questa impostazione; vorremmo che all'interno dell'Aula della Sala della Regione avvenga lo stesso comportamento e sia dato atto che questo è un progetto a beneficio degli Enti, dei cittadini e dell'arte moderna, e non a beneficio soltanto di una parte. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Innanzitutto ringrazio i Colleghi che in questo anno hanno discusso più volte il tema del riaggiornamento della Fondazione Torino Musei. Su questo spenderei una parola in più. Si è parlato tante volte di super Fondazione, di una Fondazione ex novo. Credo sia giusto (è qui presente anche il Consigliere Coppola, che è anche Assessore in Regione) dire che noi vogliamo riaggiornare la vocazione della Fondazione Torino Musei; per questo abbiamo espresso le perplessità di arrivare da subito a un nuovo nome, che rischierebbe di far "dispercepire" - così direi - la grande offerta che è presente, tra l'altro, nella Carta Torino Piemonte Musei. Tra l'altro, questa occasione ci porta anche a riaggiornare la discussione delle competenze della Fondazione; credo che sia un valore incredibile quello che potrà acquisire la nostra Fondazione Musei con l'arrivo dell'Associazione Torino Capitale e con un lavoro splendido che da anni questa Associazione ha fatto per la valorizzazione del nostro sistema museale regionale e non solo. Tra l'altro, in tutta Italia cercano di imitare il nostro modello di card e di offerta. Dicevo che proprio per questo, probabilmente, anche l'analisi giornalistica ci ha portato più volte a parlare di una super Fondazione che prevedeva l'annessione di qualsiasi soggetto, mentre noi stiamo giustamente riaggiornando la nostra vocazione, siglando un accordo con la Regione che vale sia per il rapporto con il Museo di Rivoli, ma soprattutto anche quello con l'attuale sistema museale. Anche questo è un unicum in Italia, rappresentato tra l'altro da alcuni oggetti che sono in espansione da anni. Penso a Palazzo Madama e alla sua vocazione sempre più rinnovata; penso alle recenti mostre fotografiche che hanno cambiato anche un po' il volto delle attività. Questo ci porta anche a un aggiornamento della situazione sulla contemporaneità. Spesso nei musei contemporanei di tutta Europa si dice che tutto è stato una volta contemporaneo. In effetti è così e la discussione va riaggiornata con le vocazioni che avevano Rivoli con l'arte povera e con il presidio di sperimentazioni che ha avuto fino a qualche anno fa, e con la vocazione incredibile che Rivoli ci ha dato a livello internazionale. Ed è vero come dicono molti critici, ma anche appassionati, che se non ci fosse stata Rivoli, difficilmente saremmo andati a discutere con il Guggenheim, con il Moma, con i più grandi interpreti dell'arte contemporanea, come la Tate o il Centre Pompidou. Certo è che la vocazione di quel castello incredibile va richiamata al suo destino, reso ancor più difficile non tanto dalle diverse direzioni artistiche, quanto da un incomprensibile non aggiornamento delle infrastrutture. Lo dico al Sindaco, anche se non è sicuramente nelle sue possibilità, però il fatto che la Metropolitana non arrivi fino a Rivoli, collegandosi con delle navette che ogni giorno vanno a quel museo, è parte del limite strutturale di quel museo. Ma lo è anche il fatto che questo museo va aggiornato con i fondi che abbiamo (Fondazione CRT). Hanno ragione gli Assessori quando dicono che le Fondazioni di origine bancaria devono essere, da subito, presenti in questo progetto, perché se no ci ricorderemo poco qual è il collegamento con gli altri due grandi oggetti di discussione. Il primo è la GAM, che è un museo civico incredibile, poco valorizzato, secondo me, dal nostro sistema, rispetto alla sua vera vocazione, che è quella educativa, che tra l'altro è stato aggiornato sotto la direzione di Eccher. Ma soprattutto quell'immenso patrimonio che può far girare e non solo nel suo sistema museale. Ricordo a tutti quell'opera incredibile che è stata "Museo Museo Museo", fatta da Castagnoli alla fine della sua direzione, che ha fatto vedere quanto il patrimonio della GAM possa essere incredibilmente riaggiornato anche dentro altre finalità della Città. Per questo abbiamo lanciato, con la Commissione Cultura - e ringrazio i Consiglieri Cassiani, Ventura e Paolino - l'idea che alle OGR debba rimanere un presidio di contemporaneità. La discussione non sarà se chiudere Rivoli o riaggiornare la GAM dentro le OGR; noi chiediamo con Fondazione CRT, però, un rapporto serio che porti, anche alle OGR, com'è stato possibile a Torino Esposizioni dopo il 2006, a vedere parte del nostro sistema museale valorizzato in termini espositivi, temporanei o definitivi. Di sicuro credo che quella sia una sede naturale affinché questa nuova collaborazione fra GAM e Rivoli possa espletarsi. Spero che gli Assessori su questo siano d'accordo, ma soprattutto credo che debbano essere d'accordo su alcuni temi che abbiamo lanciato in Commissione Cultura e che sono felice di vedere qui. Innanzitutto, facciamo bene a parlare di razionalizzazioni e di efficienza, ma stiamo attenti che spesso, quando si fanno le fusioni, i primi a pagarle sono i lavoratori ed è per questo che abbiamo aggiunto, sia nella mozione d'accompagnamento, con primo firmatario Cassiani, sia nella deliberazione con un emendamento che abbiamo scritto, il fatto che ci sia la salvaguardia dei livelli attuali di occupazione e, in qualche modo, la ridiscussione di un altro pezzo della pianta organica, che è quello delle direzioni. Che cosa voglio dire? Dico questo ad entrambi gli Assessori presenti. Innanzitutto, come chiede anche il Consigliere Appendino in una mozione di accompagnamento che spero voteremo tutti assieme, non sarà solo giusto fare un'analisi dei costi/benefici, ma anche vedere a che cosa ci porterà questa analisi; per esempio, potrebbe portare a due direzioni artistiche, faccio un esempio sulla parte più antica, che possano unire Palazzo Madama al MAO, e a una direzione unica dell'arte contemporanea che preveda, per esempio, due curatori, uno per la GAM e uno per Rivoli. È questo il pensiero? Secondo me, se questo è il pensiero, è giusto che questa analisi dei costi/benefici porti anche ad una discussione profondamente culturale sulla vocazione di questa Fondazione, se no si rischia di far percepire solo questa discussione come un tema di spending review. Non è esattamente così e non credo che la Fondazione Musei sia nata per fare solo le razionalizzazioni; è fatta per rilanciare il nostro sistema; è fatta per riaggiornare il nostro patrimonio; è fatta per mettere a disposizione dei cittadini prima di tutto, ma poi anche del turismo... (perché - ripeto - credo che l'ingresso dell'Associazione Torino Capitale cambierà) e, in questo, però, chiediamo una aggiunta, ossia che mantenga un po' quell'indipendenza, che è giusta e doverosa, da parte di un sistema, come quello di una card, che, tra l'altro, mantiene i rapporti anche con soggetti che non sono la Fondazione stessa. Arrivo all'ultimo tema, un po' meno interessante, che è quello del Direttore Generale. Noi diciamo che per una Fondazione così importante è chiaro far migrare la figura del Segretario Generale in una figura vera di direzione unica amministrativa che sia proficua per tutto il sistema museale e che possa rilanciare questa nuova Fondazione nelle nuove sfide. Credo che abbia senso che questo nuovo Direttore Generale sia scelto dal Consiglio d'Amministrazione, ma tramite un'evidenza pubblica che credo, come nel caso dei direttori artistici e dei curatori, una Fondazione come questa dovrà sempre fare, tenendo, certamente, conto delle grandi professionalità che abbiamo all'interno del nostro sistema, ma non avendo paura di uscire fuori. Come dimostra la modalità Artissima, che giustamente il Sindaco Fassino ricorda spesso, abbiamo visto tre giovani incredibili, possiamo dircelo, che hanno oggettivamente alzato la qualità di quella grandissima esposizione e che credo a Bellini, a Manacorda e all'attuale Direttore, dimostrino il fatto che se quello diventa un modello farà vincere anche la Fondazione Torino Musei. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cassiani. CASSIANI Luca Come ha annunciato il Consigliere Grimaldi, la mozione di accompagnamento alla deliberazione è stato un lavoro di Commissione, perché hanno partecipato alla sua redazione Consiglieri della maggioranza e dell'opposizione e credo che il lavoro svolto, con l'ultimo emendamento che dà conto di quello che abbiamo concordato, sia importante. Volevo solo esplicitarlo brevemente; è stato distribuito proprio in questo momento, si tratta solo di poche righe. Chiediamo (oltre una serie di cose che ha ricordato il Consigliere Grimaldi e anche i colleghi che l'hanno preceduto) di predisporre e di sottoporre all'attenzione della Commissione Consiliare competente per materia, contestualmente: uno studio di fattibilità che evidenzi rischi e benefici, nonché il conseguente piano economico- finanziario di medio-lungo termine, con i dettagli degli interventi di razionalizzazione e riduzione della spesa e gli impegni economici da parte della Città e degli altri Enti coinvolti, con particolare riferimento al Fondo di Dotazione e, al punto 2), la presentazione del nuovo Statuto che è fondamentale e che analizzeremo come ulteriore atto deliberativo, perché il processo deliberativo su questo tema non si conclude qui. Questa è una mozione che accompagna una deliberazione che è un indirizzo che diamo come Città. L'ultimo punto è un esame delle attuali convenzioni in essere tra la Città e la Fondazione Torino Musei. Di questo voglio ringraziare in modo particolare i Consiglieri Ventura, Appendino e Grimaldi e quanti altri hanno collaborato fisicamente e fattivamente a comporre una mozione di accompagnamento condivisa e di cui abbiamo discusso in questi minuti, con il Consigliere Tronzano e con il Consigliere Appendino, perché credo sia giusto che questo atto di indirizzo della Città sia condiviso da tutti. Credo che questa risorsa che vede, per incorporazione, fondersi, all'interno della Fondazione Torino Musei, il Museo di Rivoli e l'Associazione Torino Capitale in un unico soggetto giuridico, non possa che trovare, il nostro coinvolgimento, oltre che apprezzamento, sempre che, ovviamente, le condizioni che abbiamo posto quest'oggi, vengano, come mi auguro, rispettate e questo è il Consiglio Comunale che lo chiede. Sono certo che gli Assessori competenti, sia l'Assessore Braccialarghe sia l'Assessore Coppola, che hanno visto la genesi dell'atto che stiamo votando in questo momento, siano con noi nel monitorare il percorso del rapporto che la Città deve instaurare con la Regione. Credo che il Consiglio Comunale, in particolare la V Commissione, sarà, da questo punto di vista, attivamente presente nel percorso successivo. Noi crediamo e speriamo che quanto prima si possa entrare nel merito dello Statuto che credo sia poi la costituzione vera e propria della nuova Fondazione. Concordo con il Consigliere Grimaldi rispetto a quella che sarà, non solo la governance, ma anche l'assetto riorganizzativo, ossia la pianta organica che la nuova Fondazione dovrà avere e, in particolare, rispetto a quello che sarà il rapporto costi/benefici che ci auguriamo debba essere una razionalizzazione, con risparmi sostanziali, perché credo che l'accorpamento di alcuni settori, anche museali, che in questo momento sono autonomi, possa portare risparmi, razionalizzazioni e secondo me anche un piano più razionale del tipo di offerta culturale che diamo non solo ai cittadini torinesi, ma credo anche ai turisti e a tutti i cittadini piemontesi. La mozione di accompagnamento, quindi, ha la volontà di coinvolgere il Consiglio in questo percorso che inizia oggi e che avrà altri atti deliberativi e che credo, in questo rapporto molto franco tra maggioranza e opposizione, tra Regione e Comune, possa essere assolutamente positivo e favorevole. Saremo ovviamente vigili a verificare quanto scritto in questa mozione e credo che tutti quanti non possano che fare riferimento a quanto voteremo, mi auguro congiuntamente e in modo unanime, quest'oggi. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Come sanno bene i Consiglieri e anche l'Assessore, sono stata e continuo ad essere molto scettica sull'operazione. Dico questo non per una convinzione precostituita o una posizione ideologica, ma perché oggettivamente è impossibile oggi, per quanto mi concerne, avere delle certezze su quello che stiamo facendo. Penso che quando - ovviamente ognuno ha il suo modo di ragionare e di operare - si intraprende un cammino di cui si parla già da più di un anno ormai, si dovrebbe arrivare a fare valutazioni di merito precise, non solo su numeri - e quindi in tal senso poi arriverò a parlare del discorso del business plan - ma anche ovviamente in termini di progetti. Voglio ricordare all'Aula che anche nell'ultima Commissione, in cui abbiamo analizzato la deliberazione, a fronte di domande precise, poste non solo da me, ma anche da altri Consiglieri di maggioranza, le risposte dell'Assessore sono state molto vaghe, ma non - mi permetto di dire, poi magari replicherà l'Assessore - perché non c'era la volontà di rispondere, ma perché oggettivamente ad oggi non si sa ancora che cosa sarà questa super Fondazione o chiamiamola come vogliamo. Sinceramente, mi diventa difficile potermi basare su delle speranze, quando non so ancora quante risorse metterà la Città, non so ancora quante risorse metterà la Regione, non so ancora quali saranno le economie di scopo, non so ancora quali saranno le economie di scala, non so dove verranno fatti i risparmi del 20, 15, 30% di cui si parlava. Non si sa nulla, Assessore. Ben venga la mozione di accompagnamento e sono stata io la prima a spingere affinché quantomeno certi punti (quali la presentazione di un business plan specifico dove si vedano i risparmi e uno studio di fattibilità dove si vedano i costi, i benefici, i rischi e le opportunità) siano presentati contestualmente allo Statuto; ben venga, ma ritengo comunque che questo non sia il modo giusto di operare. Lo Statuto è la conseguenza, a mio avviso, di scelte economiche, politiche e culturali fatte antecedentemente. Se sino ad oggi non avete trovato l'accordo, non capisco perché abbiate bisogno di altri 30, 60, 90 giorni per presentare lo Statuto. Voglio ribadire, quindi, che ovviamente il nostro voto sarà contrario alla deliberazione e sarà invece favorevole alla mozione, ma assolutamente non smetteremo di verificare e di controllare quale sarà la fase due, Assessore. Mi auguro che la fase due non consista in due Commissioni fatte in fretta e furia, perché per quanto nella mozione ci sia scritto "contestuale", io all'interno del business plan, e immagino anche lei (perché se vuole amministrare per il bene comune, mi auguro che anche lei voglia fare un'analisi di merito, specifica, per capire quali saranno gli impatti di questa operazione, sia dal punto di vista culturale che economico- finanziario per la Città e per la Regione), mi auguro che questa Commissione, e mi rivolgo anche al Consigliere Cassiani, possa svolgere questa analisi di documenti, che saranno presentati contestualmente, com'è scritto in mozione di accompagnamento, in modo approfondito. Dico questo anche perché continuo ad avere la preoccupazione che costituendo nuovi Enti si incorra in rischi che magari ad oggi non si vedono, ma che possono poi creare problemi per quanto riguarda gli Enti finanziatori (quindi non solo gli Enti Locali, ma anche le altre Fondazioni) e non vorrei che magari adesso, nel breve, l'operazione regga e poi magari tra quattro o cinque anni, ci si trovi con difficoltà da parte di tutti gli Enti che renderebbero totalmente inutile, ribadisco, nel medio e lungo termine, la costituzione di questa super Fondazione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Genisio. GENISIO Domenica Voglio ringraziare anzitutto l'Assessore Braccialarghe, il Sindaco, ma anche il ruolo che ha svolto la Regione, perché credo che noi non possiamo continuare a garantire la qualità dei nostri musei, delle nostre collezioni senza ragionare di qui a trent'anni, perché è inutile che facciamo grandi interventi di collaborazione con i musei all'estero, se poi non riusciamo a finalizzare e ad ottimizzare in modo nuovo tutte le bellezze che abbiamo qui. Non so quanti musei ci sono a Torino, con esattezza, non lo voglio ricordare qui, non mi sembra il caso, ma sono tutti autonomi fra di loro. C'è una realtà piemontese grandissima che poco si collega. Allora, forse vale la pena davvero di tentare la strada della super Fondazione. Poi, sarà monitorata. Credo che se si riescono a coinvolgere tante realtà... anch'io ho qualche timore, come diceva precedentemente il Consigliere Appendino, però ho ancora più timore, perché, durante la scorsa tornata amministrativa ho vissuto la fatica per far rimanere il Teatro Regio, a garantire gli spettacoli teatrali come sta garantendo, ed il Teatro Stabile; ricordo quanta fatica si è fatta per garantire la qualità delle rappresentazioni, perché non c'erano risorse disponibili. Le razionalizzazioni che sono state fatte, hanno garantito e assicurato il mantenimento di un altissimo livello e l'arrivo di nuove capacità di direzione e di organizzazione, come prima citava il Consigliere Grimaldi, hanno consentito di esportare addirittura le nostre rappresentazioni nel mondo intero. Mi sembra che ciò si continui a fare e tutte queste innovazioni stanno rendendo più famosa la Città, garantiscono l'attività e il lavoro di tante persone e stimolano a percorrere strade nuove. Non aggiungo altro, se non un suggerimento. Non ho dubbi che sarà tenuto presente, perché il Sindaco lo ha già dimostrato, ma nelle nomine che vi appresterete a fare, Amministrazione Comunale, Regionale e Fondazioni Bancarie, vi ricordo il rispetto di genere. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non ho detto al Sindaco che contesto il suo operato, ricordo questo in Aula anche come Presidente della Commissione Pari Opportunità, perché nei Revisori dei Conti, nei supplenti, eccetera, il ruolo di genere sia rispettato. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Sui lunghi e proficui lavori della Commissione ha già ampiamente parlato il Consigliere Cassiani, il quale ha anche illustrato, nella maniera più opportuna, il contenuto della mozione di accompagnamento che perfeziona un ragionamento soltanto in parte sviluppato nella narrativa della deliberazione. Il merito di questa discussione è che finalmente abbiamo aperto un ragionamento assolutamente necessario, che va al di là della specifica questione e si allarga a ridisegnare e a ridefinire il sistema culturale, non solo cittadino ma metropolitano e ridefinisce anche quelle che sono le competenze delle Istituzioni; è un ragionamento un po' più ampio, ossia sono quelle finestre che incominciano ad aprirsi che tanto abbiamo già evocato in passaggi precedenti. Si tratta della necessità, davvero, di ridisegnare chi fa che cosa, quali sono le competenze, quali sono le mission, le vocazioni di ciascuno in una nuova Fondazione che si specifica sull'arte, in particolare sull'arte moderna e contemporanea che non... - ribadisco - deve avere una direzione unica. Questo può permetterci anche di avere una direzione prestigiosa e dei curatori, ma affinché non si abbiano dei testimonial o si prenda l'album delle figurine per avere dei nomi prestigiosi che possano dare lustro per qualche giorno, ma che poi non producono granché, ma si abbiano delle persone di competenza internazionale che ci permettano davvero di cominciare ad immaginare cose interessanti. L'altra questione è che noi ogni volta discutiamo di cultura in un ambito molto ristretto, invece dobbiamo partire da un pubblico più ampio e più vasto che sono le persone alle quali noi ci rivolgiamo e che vorremmo fossero fruitori del sistema culturale stesso, ossia le persone che oggi sono un certo numero e che domani vorremmo fossero partecipi in un numero un po' più ampio. È pensando al pubblico che ancora non abbiamo che dobbiamo lavorare, pensando alle generazioni che si apprestano e che hanno bisogno di avere luoghi, spazi, Istituzioni e Fondazioni che producano e non soltanto conservino l'arte, ma riescano ad avere anche un approccio e una formazione all'estetica e al bello. La cosa importante di questa discussione è che siamo partiti da questa Fondazione, ma abbiamo ampliato i nostri ragionamenti e quindi è necessario che il ragionamento che abbiamo iniziato oggi sull'arte non si concluda qui, non si concluda oggi, ma sia fatto anche sulla promozione della lettura; è necessario che ci sia un unico soggetto, con specificità diverse, ma che si possa ragionare e mi riferisco a ciò che abbiamo detto in questi giorni sul Circolo dei Lettori, ossia sulla possibilità di avere, insieme a quest'ultimo anche lo spazio del Castello Medioevale, e al ragionamento insieme al sistema delle Biblioteche Civiche e alla Fondazione del Libro. Possiamo davvero cogliere questa occasione per fare un ragionamento più ampio, per definire il nuovo sistema culturale che definisce le politiche culturali non solo nelle Istituzioni, ma sul terreno: nella Città, nell'Area Metropolitana e nella Regione per i prossimi anni. Il modello, credo, sia quello di una discussione che esca da ambienti un po' impolverati, un po' chiusi e un po' ripiegati su se stessi, ma che sappia davvero aprirsi. La cosa positiva, per le cose che sono state dette, in positivo o in negativo, giuste o sbagliate che siano, è che con questa prima deliberazione, con questo primo tassello abbiamo aperto finalmente una discussione secondo me importante che può portare a qualche risultato positivo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Coppola. COPPOLA Michele In realtà, vengo meno ad un'abitudine, perché, ormai, avevo scelto di non prendere la parola in Sala Rossa, ma credo che l'eccezione debba servire a confermare la regola e che non esista eccezione migliore per questa circostanza. Anzi, per le cose dette sono contento di prendere la parola dopo il Consigliere Paolino, perché credo che lui abbia colto più di altri il vero significato e la vera essenza della proposta di deliberazione che, questa sera approveremo (o, almeno, me lo auguro). Si tratta dell'inizio di una riflessione che non si poteva più rinviare. In questi anni - e va da sé che nell'intervenire non posso ignorare la responsabilità che pro tempore ricopro in Regione - abbiamo ragionato su una serie di semplificazioni o chiamiamole anche razionalizzazioni, che, ovviamente, trovavano dalla stessa parte sempre gli stessi soci, i quali, per una modalità vecchia, ogni volta che avevano un'idea nuova o un'intuizione nuova generavano un diverso contenitore giuridico. Quello che è capitato nel corso del tempo è che la somma dei diversi contenitori giuridicamente indipendenti, ma che avevano sempre gli stessi soci fondatori, gli stessi azionisti e gli stessi finanziatori, ad un certo punto è arrivata a non vedere più garantita la necessaria capacità economica tale da liberare energie creative per mantenere vive le attività. Oggi, la stragrande maggioranza delle riflessioni che facciamo è su come mantenere vivo il soggetto "x" o il soggetto "y", senza ragionare più, come invece dovremmo fare, sulle politiche che devono essere realizzate e sulle attività che devono essere garantite. Oggi parliamo del sistema dei musei, ma, in realtà, questo stesso tema dovrebbe essere affrontato ragionando sul tema del libro o sulla promozione della lettura. La domanda alla quale dovremmo trovare una risposta quest'oggi è: il sistema dell'arte contemporanea torinese e piemontese, così com'è oggi, è ancora gestibile? Il Castello di Rivoli (di cui la Città di Torino è socia, di cui la Regione Piemonte è socia e di cui la Provincia di Torino è socia) è ancora sostenibile in questo modo? Se la risposta che tutti noi diamo è: il Castello di Rivoli vince e vive se entra a fattor comune in un sistema di promozione, di garanzia di risorse, di snellimento delle modalità di gestione e riesce a tornare ad essere quell'elemento centrale di promozione di tutto il comparto dell'arte contemporanea, pubblico e privato, allora credo che il ruolo pubblico sia garantito, credo che la competenza degli Enti fondatori sia garantita e credo che, a tutti gli effetti, si possa dire che, scegliendo Rivoli come elemento centrale del sistema dell'arte contemporanea, questo territorio e questa comunità pubblica/privata scelgono nell'arte contemporanea un elemento di promozione e di valorizzazione del territorio. L'iter è chiaro. gli emendamenti che sono arrivati quest'oggi a supporto della proposta di deliberazione vanno nella direzione che in Regione ed in Comune stiamo cercando di portare avanti, vale a dire presentare dei piani che siano chiari e condivisi di gestione delle risorse pubbliche e di semplificazione di tutti i modelli di funzionamento. Va da sé che, oggi, il sistema dell'arte contemporanea ha bisogno di vedere superata una concorrenza che non era più accettabile e che nessuno aveva formalmente il coraggio di riconoscere tra il sistema di Rivoli ed il sistema della Galleria d'Arte Moderna. La stessa Artissima, che, con la direzione ultima della bravissima Cosulich, ha dimostrato di essere uno strumento straordinario che attira attenzione, che attira opinione pubblica, che attira risorse private e che attira gallerie private da tutto il mondo, non poteva più essere l'elemento centrale del sistema generale dell'arte contemporanea. Secondo me, dovremmo affrontare il tema della direzione unica, cui è stato fatto riferimento prima. Sicuramente, non è il tema che dobbiamo affrontare in questa prima fase, ma è un tema che dovrà vedere gli Enti promotori coinvolti con le Fondazioni bancarie (che, oggi, sono a tutti gli effetti la vera garanzia di continuità nell'attività) nel determinare politiche che mettano al centro non più i sistemi di funzionamento, non più il numero del personale e non più l'utilizzo delle cooperative, ma le attività, come avveniva probabilmente quindici anni fa e come negli ultimi anni non siamo più riusciti a fare, perché sotto scacco di una contrazione di trasferimenti che ha riguardato tutti gli Enti e tutte le realtà. Vorrei fare un'altra considerazione velocissima: anche nella definizione delle contribuzioni bisognerà avere un'assunzione di responsabilità chiara ed inequivocabile. In questo senso, ho letto con parere favorevole l'emendamento del Consigliere Appendino; nel momento in cui si definisce centrale l'investimento a sostegno del sistema dell'arte contemporanea pubblica, è chiaro che gli Enti fondatori e anche le Fondazioni bancarie dovranno dire con chiarezza quali sono le risorse che sono in grado di destinare e di garantire e quali sono le priorità che quelle risorse devono vedere sostenute, in modo tale che non ci siano più delle accelerazioni in un senso da parte di qualche socio. Credo che questo fosse il primo passo che andava compiuto e sono felice che, in poche settimane, si sia finalmente riusciti a vedere fissato un primo tassello ed a vedere sciolto un primo nodo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Prima di tutto desidero ringraziare l'Assessore Braccialarghe, che si è dedicato da tempo a questo progetto di riorganizzazione dell'attività dei Musei della Città in collaborazione ed in integrazione con l'attività dei Musei di cui è responsabile la Regione Piemonte. Vorrei sottolineare al Consiglio che non si tratta di una scelta isolata o episodica, ma di una scelta coerente con un'azione che questa Amministrazione, fin dalla sua costituzione, sta promuovendo, che è quella di fare sempre più di Torino una città che ha nella cultura una sua cifra di identità. Insisto su questo punto, perché credo che abbiamo il dovere di rendere consapevole la città e tutte le articolazioni della società torinese di quanto l'investimento culturale sia importante per lo sviluppo e la crescita della nostra comunità. Torino è una città che, nella sua storia, ha grandi tradizioni culturali, basta pensare al suo patrimonio architettonico (alle quattordici residenze reali e a tante altre cose che ci sono note). Il punto, però, è quello di fare il salto - ed è questo il lavoro che stiamo facendo - da una città che ha forti tradizioni culturali e le ha sempre coltivate ad una città che fa della cultura una sua cifra di identità, uno dei motori del suo sviluppo, uno degli aspetti che ne caratterizzano il profilo, facendo dell'investimento culturale un fattore costitutivo dell'immagine e del profilo dello sviluppo della città. Vorrei sottolineare che questo aspetto ha un'attinenza ed una relazione diretta e forte con lo sviluppo economico e sociale della Città. Credo che quello che stiamo facendo parta dall'idea che la cultura non è soltanto un fatto estetico contemplativo, che è la visione tradizionale con cui si guarda agli eventi culturali; la cultura è sempre di più un fattore fondamentale per lo sviluppo di un territorio o di una comunità, soprattutto nella direzione di rendere quel territorio attrattivo, accogliente e capace di offrire un'alta qualità della vita e dello sviluppo e, quindi, per questa ragione capace di proporsi come accogliente per ogni tipo di attività. Viviamo in un tempo di globalizzazione, in cui la concorrenza e la competizione non sono solo tra imprese, ma sempre più tra territori; vincono i territori che sono in grado di offrirsi come accoglienti e di alta qualità, perché non c'è alcuna impresa che porti i suoi capitali, le sue tecnologie e le sue risorse umane in una città desolata, visto che può scegliere di meglio. Per questa ragione, investire in cultura è un fattore fondamentale per lo sviluppo di una comunità e di una città come Torino; perché investire in cultura, alzare la qualità dell'offerta che una città è in grado di mettere in campo sul piano della qualità della vita, del sapere e della conoscenza di cui si può disporre e degli eventi culturali che si possono esibire, rappresenta un elemento decisivo per rendere la città attrattiva e, quindi, capace di accogliere non soltanto eventi culturali, ma ogni tipo di attrazione in ogni direzione. Che sia così lo dimostra il fatto che, in questi anni, tutte le grandi città nel mondo hanno intensificato significativamente l'investimento culturale; lo hanno fatto tutti, proprio a partire dalle città che caratterizzano i Paesi emergenti. Vorrà pur dire qualcosa se, per esempio, negli Emirati Arabi (che tutti considerano come significativi dal punto di vista dei capitali di cui dispongono) stanno realizzando giganteschi investimenti nella direzione della cultura; vorrà pur dire qualcosa se Pittsburgh (che, per antonomasia, per un secolo è stata la città dell'acciaio), cioè una città significativa del mondo che ha conosciuto i cambiamenti e la trasformazione che ha conosciuto Torino, ha caratterizzato la sua trasformazione e la sua evoluzione investendo esattamente in cultura, sapere e conoscenza, o se Barcellona, che per un lungo periodo ha avuto il profilo di una grande città industriale come la nostra, oggi fa derivare il suo sviluppo prima di tutto dal grande investimento culturale che ha fatto negli ultimi quindici o vent'anni. Investire in cultura non è un lusso, non è uno sfizio di qualcuno, non è una componente che ci si può consentire quando c'è un periodo di vacche grasse e di sviluppo e, appena arriva la crisi, la prima cosa che bisogna mettere in discussione diventa proprio l'investimento culturale, perché è il superfluo. Non è così; questa è una concezione che, nel passato, è stata abbondantemente diffusa, però, per quello che mi riguarda, era sbagliata già nel passato ed è sicuramente sbagliata oggi. Non c'è realtà significativa del mondo di oggi che non assuma la dimensione dell'investimento culturale come una dimensione fondamentale per il proprio sviluppo. Penso che, quindi, Torino faccia bene ad investire molto in cultura, mobilitando non soltanto le risorse pubbliche (che, peraltro, sappiamo essere gravate dai contenimenti su tutte le Istituzioni per effetto dei problemi di finanza pubblica che il nostro Paese ha), ma anche significative risorse private e costruendo tutti i fattori di sinergia tra Istituzioni pubbliche e tra soggetti privati che consentano di mettere in campo un'offerta culturale ampia, tale da caratterizzare lo sviluppo della città. In questa chiave, i Musei di Torino ed i Musei della Regione Piemonte sono un patrimonio straordinario. Segnalo che questa Città ha quarantacinque Musei, molti dei quali sono eccellenze di carattere mondiale: dal Museo Egizio, al Museo d'Arte Orientale, al Museo Nazionale del Risorgimento, alla Galleria Sabauda, a Venaria, al recente Museo Archeologico inaugurato qualche settimana fa e via di questo passo. Dunque, abbiamo nelle mani un patrimonio straordinario che abbiamo il dovere di valorizzare al massimo. Questa sera discutiamo della Fondazione, il cui obiettivo è esattamente quello di realizzare una sinergia tra la nostra Istituzione, la Regione e le Fondazioni bancarie, che sono esposte sull'investimento culturale da tempo (come la Fondazione CRT e la Compagnia di San Paolo), in uno sforzo di rapporto tra pubblico e privato grande e forte che ci consenta il massimo della sinergia per mantenere alta l'offerta e, se è possibile, qualificarla ancora di più con il massimo della razionalizzazione delle risorse esistenti. È in questa chiave che sta, in particolare, il tema dell'arte contemporanea. Torino è da sempre, in Italia - e non solo -, riconosciuta come una città di eccellenza nell'arte contemporanea. Questa eccellenza è segnalata dall'esistenza della Galleria d'Arte Moderna e del Castello di Rivoli, ma anche di istituzioni di natura privatistica (come ad esempio la Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea della Cassa di Risparmio, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Fondazione Merz e la Fondazione Pistoletto di Biella) e di eventi come Artissima e tutto ciò che gira intorno ad Artissima. Già oggi Torino è una città che si caratterizza per un grande investimento e per una presenza particolarmente significativa sull'arte contemporanea. Con la Fondazione di cui stiamo discutendo tendiamo a dare maggiore organicità e razionalità alla nostra presenza nell'arte contemporanea, non nella direzione - voglio chiarirlo - di pensare che bisogna sacrificare qualcuna delle nostre Istituzioni (perché faremmo un tragico errore a pensare che si tratta di ridimensionare la GAM o di ridimensionare Rivoli, che sono patrimoni straordinari), ma nella direzione di mettere in campo una strategia che valorizzi al massimo la qualità e l'efficacia nell'attività culturale che queste Istituzioni propongono. Infine, voglio segnalare un fatto che considero importante, perché, come tutti noi, sono particolarmente affezionato alla mia appartenenza politica ed anche alla mia identità politica, ma penso che il compito principale di chi ha delle responsabilità istituzionali sia quello di mettere in campo tutto ciò che serva per il bene dei propri cittadini. Tra le cose che bisogna mettere in campo per il bene dei cittadini c'è anche il fatto di creare le condizioni per la massima cooperazione interistituzionale, anche fra Istituzioni che hanno un segno politico diverso. Sul fronte della cultura - e voglio darne merito all'Assessore Regionale, oltre che Collega, Coppola - in Piemonte, in questi anni, abbiamo costruito una cooperazione interistituzionale (di cui la Fondazione di cui stiamo discutendo è una manifestazione) che io considero un fatto particolarmente positivo, in quanto consente a ciascuna Istituzione di esprimere il meglio ed il massimo nell'attività culturale che mettiamo in campo e che mettiamo a disposizione delle nostre comunità; quindi, lo considero anche importante da questo punto di vista. Nel corso degli interventi, sono state poste una serie di suggestioni giuste ed interessanti, su cui, peraltro, l'Assessore Braccialarghe con l'Assessore Coppola stanno già lavorando; mi riferisco, per esempio, al progetto di costruire un rapporto sempre più organico tra il Salone Internazionale del Libro ed il Circolo dei lettori, oppure alla creazione, insieme a Magnum (che è il più grande operatore nel settore della fotografia), di un grande centro internazionale della fotografia a Torino, e via di questo passo. Quindi, la sinergia sul fronte culturale tra le Istituzioni è indispensabile, perché, quanto più ci presenteremo uniti con progetti comuni, tanto più questo potrà determinare anche l'attrazione e la mobilitazione di capitali privati e di soggetti privati, come, per esempio, nel caso che ho appena richiamato della fotografia. Per tutte queste ragioni penso che stiamo compiendo una scelta importante nella direzione di una valorizzazione sempre più significativa della dimensione culturale della nostra Città, che, tra l'altro, si propone sempre di più anche internazionalmente come un riferimento culturale, perché non è senza significato il fatto che ormai stiamo costruendo una rete di cooperazione sempre più vasta con Istituzioni culturali di grande rilievo a livello internazionale. Lo abbiamo fatto con il Musée d'Orsay di Parigi e con l'Hermitage di San Pietroburgo e, nelle scorse settimane, lo abbiamo fatto avviando la cooperazione con le Istituzioni culturali in Israele e nei territori palestinesi; nei mesi scorsi, lo abbiamo fatto aprendo relazioni con Vienna e con Berlino e, domani, sarò a Londra per due giornate di incontri con tutte le principali Istituzioni culturali britanniche. Tutto questo consente alla Città di collocarsi sempre di più in grandi reti di cooperazione culturale, che non possono che offrire nuove opportunità e nuove occasioni a Torino ed al suo sviluppo. Quindi, penso che questa sera non stiamo approvando una proposta di deliberazione né banale, né di ordinaria amministrazione; stiamo approvando una proposta di deliberazione importante, nello sforzo comune di far sì che la cultura sia sempre di più un elemento propulsivo e fondamentale nella vita della nostra Città. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Dichiaro concluso il dibattito congiunto. |