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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Due settimane fa è stata presentata congiuntamente dai Capigruppo di SEL e del Movimento 5 Stelle una richiesta di comunicazioni del Sindaco sulla situazione Diatto/Snia Viscosa di via Frejus ed abbiamo concordato di dibatterne oggi. La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Nelle comunicazioni si chiede conto di due aspetti collegati, ma non esattamente sovrapponibili: ovvero nelle comunicazioni del Gruppo SEL si chiede di riferire le motivazioni che hanno portato la proprietà - quindi, Prelios SGR - a chiedere lo sgombero, nonostante i cittadini avessero avuto comunicazione del diritto di tribuna per il prossimo 18 giugno; invece la richiesta presentata dai Consiglieri Bertola ed Appendino chiede chi abbia deciso di procedere in tal senso prima del diritto di tribuna e richiede informazioni sulla mancata tutela dei reperti archeologici romani provvisoriamente depositati entro la fabbrica. Ricostruendo rapidamente la questione, come è noto, la Città ha dismesso l'area oggetto di comunicazione attraverso la cessione mediante gara e la costituzione di un Fondo immobiliare. Il Fondo immobiliare è un soggetto giuridicamente autonomo che soggiace alla normativa "Banca d'Italia" e che, soggiacendo a tale normativa, prevede la totale terzietà del soggetto pubblico conferente gli immobili in materia di gestione degli immobili medesimi. Infatti, la Città detiene, tramite la Finanziaria FCT, il 34% delle quote di questo Fondo Città di Torino, costituito e gestito da Prelios SGR, ma ribadisco che, per la stessa natura dell'esistenza del Fondo immobiliare, non può operare in termini gestori, né tantomeno determina decisioni in materia di investimenti o di gestione del Fondo medesimo. Questo è per spiegare, in via preliminare, il fatto che quando, in data 5 giugno, si è verificato lo sgombero dell'immobile ad opera delle Forze dell'Ordine (che era stato occupato, secondo le informazioni rilasciate alla Polizia Municipale dalle Forze di Pubblica Sicurezza, in data 6 gennaio 2013), in quella data, ovviamente, la società di gestione del Fondo ha disposto - come, peraltro, è prassi, anche al fine di evitare la rioccupazione immediata dell'immobile - l'avvio delle procedure di demolizione. Peraltro, la demolizione era prevista nel titolo abitativo edilizio rilasciato all'uopo, nel quale si prevedeva, appunto, la demolizione di parte dei fabbricati, la bonifica successiva di una parte dei fabbricati (a causa di presenze di cemento-amianto sulle coperture) e, naturalmente, successivamente il rilascio dei permessi a costruire finalizzato alla realizzazione dell'intervento edilizio che è stato previsto sin dall'adozione del PEC e dalla sua previsione urbanistica. Nel merito, la vicenda è stata generata da una dismissione della Città di Torino, che, però - lo ribadisco -, in questi anni non ha avuto alcuna attività ed alcun peso nelle decisioni di gestione, né tantomeno sulla decisione che poi è l'oggetto della comunicazione; sostanzialmente, al fine di iniziare le opere di demolizione, sin dal 19 novembre 2012 i fabbricati in oggetto erano consegnati all'impresa Riccoboni S.p.A., che aveva il compito di iniziare le operazioni di monitoraggio e di smaltimento... Presidente, francamente non riesco neanche a parlare a me stesso. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per cortesia, chiedo ai Colleghi un po' di rispetto verso l'Assessore che sta parlando. PASSONI Gianguido (Assessore) Sin dalla data del 19 novembre 2012 i fabbricati erano stati consegnati all'impresa per le relative opere di monitoraggio, smaltimento, demolizione e bonifica e l'8 gennaio 2013, presso gli Uffici DIGOS, è stata presentata una querela contro ignoti per danneggiamento ed invasione - in effetti la prima segnalazione di occupazione/intrusione è riferita alla data del 6 gennaio - e, successivamente, la società Prelios SGR ha sollecitato, con più di una comunicazione, gli organismi a quel punto interessati (che, naturalmente, sono le Forze di Pubblica Sicurezza, la Procura della Repubblica, la Prefettura, laddove essi, in Tavolo Prefettizio per l'Ordine e la Sicurezza, regolano, normano e coordinano le operazioni legate alla Pubblica Sicurezza sull'Area Metropolitana). In data 22 marzo 2013 è stata presentata dalla società Prelios SGR un'ulteriore denuncia presso la DIGOS per danneggiamento/invasione di terreni e di edifici della Snia Viscosa ed immagino che, per effetto di queste denunce/esposti, la Procura della Repubblica, le Forze dell'Ordine e la Prefettura abbiano di fatto disposto lo sgombero dell'immobile. Tutto ciò è avvenuto senza che la Città abbia assolutamente esercitato alcuna funzione né di indirizzo, né tantomeno di concorso alle decisioni, né avrebbe potuto farlo in quanto la Città è, evidentemente, un soggetto totalmente terzo, in quanto ha dismesso, sin da allora, le aree finalizzate alla valorizzazione di natura immobiliare. Per quanto riguarda la parte delle comunicazioni che attiene al rapporto tra comunicazioni e diritto di tribuna, la Città ha ricevuto - e risulta agli atti a protocollo l'11 aprile 2013 - una petizione al Consiglio Comunale recante il seguente oggetto: "In relazione al PEC Fréjus, i cittadini sottoscritti chiedono di non procedere agli interventi di demolizione e bonifica dell'area tra via Fréjus, Cesana, Moretta, Revello, denominata ex Diatto, fintanto che non saranno approfondite le ulteriori indagini di carattere storico, architettonico ed ambientale, già sollecitate all'Amministrazione e alla Sovrintendenza ai Beni Architettonici". È del tutto evidente che, al di là del rammarico per il fatto che questa petizione è stata calendarizzata in una data successiva anche alla data odierna (perché, se non sbaglio, domani è il 18), evidentemente il Piano della partecipazione e della discussione del destino dell'area non è però, da parte nostra, coordinabile con il Piano della Pubblica Sicurezza, cioè con decisioni relative allo sgombero del fabbricato occupato (peraltro ribadisco che lo sgombero è stato sollecitato dal soggetto privato Prelios SGR), che evidentemente non poteva tenere conto e non aveva titolo a tener conto della tempistica del diritto di tribuna. Lo dico con rammarico, perché, per quanto ci sia evidentemente una discrasia sui tempi, ciò non è evidentemente imputabile alla colpa di nessuno, tanto meno dell'Amministrazione Comunale che invece aveva calendarizzato con una tempistica media (circa 30-45 giorni dalla ricezione) quello che era il diritto di tribuna, ma, sostanzialmente, prevedendo e procedendo nella direzione dell'effettuare il diritto di tribuna medesimo. Valga, però, l'ultima considerazione che mi pare significativa, per la quale bisogna mettere queste date in ordine cronologico: l'occupazione è stata effettuata il 6 gennaio 2013; la prima denuncia è dell'8 gennaio e quella successiva è del 22 marzo e tutti i fatti suddetti sono anteriori alla richiesta e protocollazione di comunicazione e di diritto di tribuna. Pertanto, da questo momento, cioè dal mese di gennaio, l'operazione di monitoraggio, controllo ed ordine pubblico sull'area competeva evidentemente ad organismi che sono terzi rispetto all'Amministrazione Comunale; quindi, come poteva la Città coordinare in qualche modo il diritto di tribuna con le azioni decise su altri tavoli ed in altre sedi dalla Pubblica Sicurezza? Non lo poteva fare. Se dobbiamo andare un po' oltre il ragionamento, è difficile pensare che il diritto di tribuna potesse essere avviato e, comunque, potesse essere un elemento dirimente la vicenda, tenuto conto che, sin dal 2007, in realtà l'area è stata oggetto di valutazione, dismissione e valutazione di compatibilità da parte della Sovrintendenza. Quindi, è difficile pensare che fosse determinante la frazione temporale intervenuta tra aprile 2013, cioè dopo l'occupazione, e giugno 2013 e non invece il periodo precedente l'occupazione medesima, cioè il 2007-2012, che avrebbe consentito di raccogliere ampiamente firme e partecipazione. C'è un conflitto di date non voluto dall'Amministrazione e di cui l'Amministrazione si rammarica, ma inevitabilmente, essendo la petizione partita ad immobile occupato, è abbastanza evidente che l'occupazione stessa non poteva che essere considerata su tavoli che - lo ribadisco - non hanno tra gli interlocutori e decisori la Città di Torino e, soprattutto, è prassi abbastanza consolidata che un immobile liberato, oggetto di demolizione e PEC, venga demolito contestualmente, proprio per evitare che venga rioccupato. Queste sono decisioni, fatti ed oggettivazioni che non è compito di questa Amministrazione giudicare o spiegare, ma che riferiamo all'Aula per una maggiore comprensione dei fatti accaduti, auspicando naturalmente che, laddove possibile, le tempistiche non si sovrappongano, ma, evidentemente, in questo caso è stato inevitabile che si sovrapponessero per effetto del fatto che l'unica questione in mano all'Amministrazione era effettivamente il diritto di tribuna, che però è stato ricevuto con ampio ritardo rispetto all'avvio del procedimento del PEC. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco La parola "rammarico" ci convince, nel senso che è un problema anche di percezione della cittadinanza. Il Consiglio Comunale ha dato, per domani, un diritto di tribuna e, tra l'altro, i Presidenti di Commissione, in particolare il Presidente Carretta, non hanno ancora finito l'iter di audizione di questo Comitato. Se è pur vero - anche su questo siamo d'accordo con l'Assessore Passoni - che questa decisione sarebbe difficilmente ritornata indietro al 2007, cioè a quando abbiamo venduto l'area ed a quando, in qualche modo, nei mesi successivi il Consiglio Comunale e la Giunta hanno approvato delle Varianti, dico però in termini democratici che sarebbe stato più opportuno discutere prima con il Comitato di questo quartiere sulla demolizione e anche sentire nuovamente le ragioni che ci chiedevano il vincolo di una parte della facciata e non solo. Giustamente si dirà che il privato, proprio per l'occupazione (perché questo è il senso) ha chiesto lo sgombero e, per non farla rioccupare, ha direttamente demolito l'area. Devo dire la verità: è giusto che, in qualche modo, ci sia un distinguo fra la Giunta ed il Comitato per la Sicurezza Pubblica, fra la Giunta e il Prefetto e chi ha deciso di intervenire su quell'oggetto, ma, anche in questo caso, credo che due settimane in più di interlocuzione non avrebbero fatto male. L'Assessore dice che non c'è stato questo tipo di interlocuzione, ma a me risulta però che la Città sia presente in quel Comitato per la Sicurezza e credo che, ogni volta che ci sono delle pratiche così delicate, sia giusto che il Presidente o la Presidenza si informi e senta come verrà affrontata questa vicenda e cerchi almeno di spiegare alla Conferenza dei Capigruppo se sono oggetti di sicurezza o comunque a chi di dovere qual è la situazione delicata che abbiamo di fronte. Non è andata così. Credo che molti si siano lamentati o, almeno, in molti mi hanno scritto, così come al Presidente Carretta, chiedendo come mai abbiamo messo un'audizione dopo che l'oggetto è stato non solo sgomberato, ma anche abbattuto. Assessore, si può rispondere così istituzionalmente, dicendo che, purtroppo, noi non c'entriamo più in quella pratica e che, purtroppo, il privato aveva già dato il via a quella richiesta e, quindi, l'occupazione è addirittura successiva. È tutto vero, ma rimane il rammarico per il fatto che ai cittadini non abbiamo comunicato adeguatamente quello che è un iter, che è democratico virtualmente, ma che poi non porta all'oggetto di discussione; non mi riferisco ad un possibile ripensamento, perché si può anche dire che un ripensamento non ci poteva essere sull'oggetto in quanto tale, ma almeno sul vincolo patrimoniale... La discussione, finché è aperta, rimane aperta, invece così la discussione sarà chiusa, anche perché semplicemente l'oggetto non c'è più. Questo è un rammarico dell'Amministrazione. Spero che si capisca che questi dossier, così delicati, richiedano un esame congiunto sia della Presidenza del Consiglio sia della Giunta, anche solo chiedendo alla Conferenza dei Capigruppo di essere informati almeno dell'iter. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio A me, onestamente, a differenza di quello che diceva il Consigliere Grimaldi, la parola "rammarico" non convince per niente; nel senso che a me risulta che il Sindaco sia parte del Tavolo Provinciale per la Sicurezza e l'Ordine pubblico e non credo che in questa Città si prenda la decisione di sgombrare una struttura occupata da un centro sociale, senza coinvolgere in alcun modo l'Amministrazione della Città e il Sindaco, per cui domani la Polizia vada a sgombrare un immobile senza che la Città lo sappia. Ho sentito quello che ha detto l'Assessore Passoni e la sua risposta mi sembra veramente preoccupante, perché vorrebbe dire che la Polizia esegue questi interventi senza minimamente sapere quello che il Comune sta facendo in parallelo, oltretutto su un'area ex comunale, in gestione al Fondo immobiliare, ma comunque lo sfruttamento è per conto del Comune. Quindi, un'area che è ancora di interesse pubblico. Un'area sulla quale, tra l'altro, è in corso una petizione molto partecipata, quindi c'è una situazione problematica nel quartiere, nel senso che c'è una cittadinanza che sempre più non si sente ascoltata e rappresentata. Credo che questo sia stato veramente un grosso errore sul piano politico da parte dell'Amministrazione di questa città, tutta insieme (Prefettura, Questura, Comune, eccetera), perché ha regalato argomenti a chi sostiene - e non è chi sta qui, ma chi sta sulle strade - che la politica è totalmente inutile e che non vale la pena di perseguire le vie della democrazia, perché tanto non c'è modo di ottenere ascolto. Credo che questo sia stato un grosso regalo e un grosso errore, perché ha dimostrato ai tantissimi cittadini - che in perfetta buona fede, senza nessun ragionamento politico particolare, semplicemente contrastano un progetto che è palesemente sbagliato, perché distrugge la gran parte di un edificio storico di valore e non lo mette a disposizione dei cittadini, se non per una piccola parte - che il Comune ha detto sostanzialmente: "Non ce ne frega niente di voi". E questo è un messaggio veramente molto sbagliato da far passare in questo periodo. In più, aggiungo che non ho sentito alcuna spiegazione sulla vicenda dei reperti archeologici; anche questo lascia molto perplessi. Ricordo per chi non lo sapesse che in questo edificio, della ex Diatto, erano depositati dei reperti di un acquedotto romano, a detta degli esperti, veramente preziosi. Soltanto a Nimes esiste qualcosa di simile. Sono stati reperiti in via Botero, scavando proprio su un altro terreno del Fondo immobiliare, e depositati, in accordo tra la Città e la Sovrintendenza, nell'ex Diatto. A vedere le foto che sono circolate, sono arrivati lì il mattino a demolire, hanno cominciato a demolire il capannone direttamente sopra i reperti romani. A un certo punto, qualcuno ha detto: "Guardate che quelli sono reperti romani", e quello che si poteva ancora tirar via è stato trascinato e chiuso. Non c'è stato modo di vederli, speriamo di poter fare un sopralluogo per capire che cosa è rimasto di questi reperti romani. Sicuramente qualcuno non ha vigilato. Non so come dovesse funzionare la comunicazione tra le Forze dell'Ordine impegnate nello sgombero, la Città e la Sovrintendenza che doveva dire: "Guardate che lì ci sono dei reperti che abbiamo depositato, dateci il tempo di portarli via". Però, non è ammissibile che questa struttura venga utilizzata come deposito di materiali di valore e poi venga demolita. C'è veramente qualcosa che, come minimo, non ha funzionato nella gestione di tutta questa vicenda. Allora forse sarebbe il caso di fare un po' più di analisi di coscienza. Quindi, va bene il rammarico, sicuramente sincero, però credo che forse bisognerebbe arrivare a qualche spiegazione un po' più concreta e cercare di capire come gestire meglio una situazione del genere, perché veramente tutto quello che si poteva fare per far sentire i cittadini alienati e non partecipi della gestione della cosa pubblica è stato puntualmente fatto. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio In realtà devo dire che fatico a credere alle mie orecchie. Potrebbero essere molti i motivi: non tanto il fatto di vedere i Consiglieri di SEL e del Movimento 5 Stelle riscoprirsi degli appassionati romanisti, non nel senso calcistico del termine, ma nel senso di cultori della materia e di tutori dei beni culturali della città. Penso che, in realtà, i reperti archeologici che gli stanno a cuore non siano quelli dell'antica Roma, ma quelli dell'area della disobbedienza torinese. In realtà, quello che veramente mi fa molto stupire è la confusione, anche comunicativa, che si sta creando sul tema. Innanzitutto, Consigliere Bertola, c'è uno sgombero quando c'è della gente dentro un immobile. Quando c'è un immobile, dove un centro sociale, che è destinato - quello sì - allo sgombero per una bonifica di amianto - ed è il centro sociale Gabrio, che ha una concessione di questa Città legale, non è neanche abusivo -, si prende una dependance, in vista di uno sgombero che avverrà, e la tiene lì vuota, in attesa di andarci a stare come sede politica, quello non è uno sgombero, ma è una riappropriazione di un immobile che era lì abbandonato, deserto, senza nessuna persona dentro. Non stiamo parlando di un'occupazione abitativa, non stiamo parlando di un'occupazione anche solo ipoteticamente a scopo sociale; stiamo parlando di una dependance che era lì vuota e nel merito stiamo parlando di un rudere, perché si parla di questo posto come se fosse la Cappella Sistina, quando è uno dei tanti capannoni industriali abbandonati a loro stessi, senza alcun progetto di riqualificazione, e credo che fosse quello il motivo che ha spinto la Città a venderlo, altrimenti ci avrebbe creato un'altra progettualità sopra, voglio ben immaginare. Concludo anche rispetto ad un altro stupore. Effettivamente, forse non è competenza dell'Assessore Passoni, che giustamente ha risposto del Patrimonio, ma dovrebbe essere più del Sindaco e auspico magari trovi il tempo e la voglia di fare un passaggio su questo, ovvero sulle reazioni violente che ci sono state in serata rispetto a questa operazione. Riteniamo che sia un elemento che non meriti l'attenzione della Città il fatto che c'è stato un ispettore che si è preso una bottiglia in faccia, con 15 giorni di prognosi in ospedale? Riteniamo che sia normale che ci sia tutta una giornata per organizzare un attacco alle Forze dell'Ordine rispetto ad una demolizione che è avvenuta la mattina e, invece, un attacco premeditato che avviene in serata - quindi nessuno mi parli di reazioni di rabbia popolare spontanea, perché nulla ha a che vedere con questo - da parte di gruppi organizzati, che aspettano il calare delle tenebre per fare le barricate e andare a lanciare oggetti alle Forze dell'Ordine? Questo è un tema che non ci riguarda, come Pubblica Amministrazione? Dobbiamo andare a fare le pulci ad un privato che ci ha dato i soldi - che mi sembra non facessero schifo a nessuno qui in maggioranza - per comprarsi un'area, e non diciamo nulla al Comitato Ordine Pubblico rispetto alle violenze avvenute? Io dirò di più: è giusto accettare chiunque sul diritto di tribuna, perché è un diritto di cittadinanza e tutti i cittadini sono uguali, anche i violenti, però, guardate, quando ci sarà questo diritto di tribuna - io lo chiederò in Commissione -, la prima cosa che mi auspico le Presidenze della Commissione dovranno fare è una presa di distanza netta e chiara dei firmatari che riceveremo rispetto agli attacchi violenti di quella sera, perché in quel caso io non accetterò arzigogolate astrattezze filosofiche. Io esigerò che, in quella sede, i firmatari condannino fermamente gli attacchi alle Forze dell'Ordine, perché, se non lo faranno e staranno lì, come al solito, a girarci intorno, vorrà dire che non sono interlocutori meritevoli di questa Amministrazione. Lo dico adesso, affinché chi rappresenterà in tale sede la Giunta, il Consiglio e la Presidenza, non caschi dalle nuvole, perché la democrazia ha come base il rispetto: se c'è il rispetto reciproco e delle regole, allora è giusto approfittare delle regole che danno un diritto, ma non è che si approfitta di un diritto e lo si reclama, agitando il Regolamento del Consiglio Comunale la mattina, e poi la sera ci si mette un passamontagna e si va a tirare le bottiglie in faccia agli ispettori di Polizia o agli agenti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Io sono un po' stupito dal fatto che non ci sia la capacità di saper andare oltre a uno sgombero e del fatto che, per poter impedire che questo accada nuovamente, sia necessario demolire. Questo è davvero un segno di debolezza da parte dell'Amministrazione, che non è capace ad avere un progetto per il futuro di stabili, quelli che possono essere oggi sgomberati o quelli che dovranno essere sgomberati domani, perché, oltre a quello, io ricordo la lunga serie di immobili di proprietà del Comune che sono occupati, che devono essere sgomberati immediatamente e che dopo andranno ridati ai cittadini, perché quegli spazi sono della comunità, quegli spazi sono nostri e giustamente la Città se li deve riprendere per avere un progetto, per avere una visione, per fare del bene e per dare la possibilità, a chi ne ha bisogno, di poter fruire di quelle aree. A parte il Gabrio, che è stato citato prima, che chiaramente, essendo pieno di amianto, va demolito e va riutilizzato, penso a tutte le altre aree: l'asilo di via Alessandria, quello che è oggi l'Askatasuna, quello che è El Paso, sono tutte zone che sicuramente, rimesse a nuovo, possono essere utili per realizzare dei progetti sociali, per creare davvero delle aree sociali dove la cittadinanza può andare e può ripartire. Penso che in questo momento serva sempre di più dare un segnale chiaro che una demolizione non risolva il problema, lo delocalizzi soltanto, perché ogni giorno, costantemente, noi siamo costretti ad assistere a nuove occupazioni di stabili; talvolta sono anche privati, ma in quel caso c'è la volontà e vengono sgomberati. Quindi, io penso che si debba fare una riflessione un po' più approfondita su quelle che sono le volontà relativamente al futuro dei nostri stabili oggi occupati, perché, come siamo riusciti ad ottenere questo sgombero, bisogna impuntarsi e far sì che anche tutti gli altri vengano liberati per ridarli alla cittadinanza. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Parto dalle considerazioni espresse prima dall'Assessore Passoni, che, giustamente o meno, in forma notarile, registrava la cronologia degli interventi su quella struttura e, a suo parere, l'ineluttabilità delle decisioni già prese. Questo è vero, ma è anche vero che io penso che quest'Aula in particolare, ma anche chi governa la Città, nei termini della Giunta, non possa non considerare che la Torino del 2007 è profondamente diversa dalla Torino del 2013 e che forse andrebbe avviata una riflessione più generalizzata sulle operazioni che furono di cartolarizzazione - se vogliamo usare questa espressione -, diciamo, di dismissione di una parte del patrimonio pubblico, attraverso il Fondo Città di Torino, perché se no rischiamo di disallinearci con la percezione della città. Possiamo dire che si tratta di qualche sedizioso, di qualche pericoloso agente dei centri sociali torinesi, ma io invece penso che stia nella sensibilità collettiva della Città la percezione di sorpresa nell'apprendere che ci sono stabili vuoti e inutilizzati, quando invece esiste un fortissimo disagio sociale, abitativo e ricreativo, nella nostra Città. Vogliamo ignorare la reazione che ha avuto la città diffusa, la città delle cittadine e dei cittadini, nella scoprire che all'ex MOI - se vogliamo parlare di altro -, a Torino Sud, c'erano intere palazzine completamente inutilizzate, che invece avrebbero potuto essere immediatamente messe a disposizione per i temi del disagio sociale? O vogliamo far finta che sul tema della ex Diatto non ci sia una forte sensibilità di quel quartiere? Credo che sarebbe stato doveroso, non di facciata, attendere, per quanto possibile, la discussione di quel diritto di tribuna, perché, più che un diritto di tribuna, è una doverosa relazione fra la Città, i cittadini e chi la rappresenta. Non credo che possiamo rassegnarci ad essere l'Ufficio relazioni con il pubblico, cioè chi, dal punto di vista di ineluttabilità, registra quello che accade in città, ma dobbiamo invece ribaltare e riprenderci le leve decisionali della Città. Non credo che possiamo consegnare alla gestione dell'ordine pubblico la relazione con i nostri quartieri, la relazione con le nostre periferie. Credo che sia un problema di quest'Aula il fatto che si sia consegnata ad uno scontro ruvido quella richiesta di rivedere una decisione, senza nessuna intermediazione da parte della politica, e a quella contrapposizione, che, in forma premeditata o meno, ha comunque portato a scontri pesanti nel quartiere San Paolo, a rischio di logoramento ulteriore della tenuta sociale della Città e ad un ufficiale di Polizia di ritrovarsi in ospedale con i denti rotti. Io credo che domani dovremmo ricevere i cittadini che verranno qui nel diritto di tribuna, tanto per cominciare, consapevoli che abbiamo leso un loro diritto fondamentale: non solo quello di essere ascoltati, ma soprattutto la possibilità, a partire da quell'ascolto, di modificare le nostre decisioni, quindi la possibilità di contare, prima di tutto di contare loro, ma di poter contare su di noi. Purtroppo, temo che, proseguendo così, rischieremo di interpretare le trasformazioni urbanistiche esclusivamente per cassa, quella economica, e non per competenza, cioè la possibilità, dal punto di vista politico ed amministrativo, di trasformare il nostro territorio, partecipando a queste trasformazioni con i cittadini, con i quartieri e anche con quelle energie che dai quartieri e dai cittadini arrivano. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Non era mia intenzione intervenire, ma, dopo tanti interventi, mi sono sicuramente incuriosito, perché, se uno di noi avesse fatto un'interpellanza urgente al Sindaco per chiedere chiarimenti rispetto all'occupazione di via Bizzozero, dove i cittadini hanno occupato delle case e mettono lo striscione "La casa è un diritto", mi chiedo se i toni sarebbero stati gli stessi. Credo che noi non possiamo pensare che, a seconda degli amici o di chi fa qualcosa, l'atteggiamento del Comune e i grandi principi debbano cambiare in tutti i sensi. D'altra parte, nei confronti dell'occupazione di via Bizzozero, non è mancato chi, in nome di altre occupazioni delle case, ha cercato di cacciarli fuori. Lo dico semplicemente perché ho ascoltato, il diritto di tribuna è un diritto, si viene ascoltati, non significa decidere o avere ragione delle proprie istanze, perché altrimenti non ci sarebbe più il Consiglio Comunale. Quindi, io non credo che quello sia il punto. Il punto è che, ad un certo punto, quando si sono fatte alcune scelte - e la Città le ha fatte -, ci si oppone, qualcuno può essere d'accordo, ma alla fine la libertà in un Paese fa sì che dei privati possano decidere liberamente le proprie strategie e le proprie scelte, se non vanno contro le strategie del Comune. Ho sentito dire che è possibile mettere in discussione, diversamente oggi, le scelte del 2007; io nel 2007 non c'ero e non so se avrei condiviso tutte le scelte del 2007. Mi chiedo, all'atto pratico, nello specifico, cosa questo avrebbe significato. Non so, ci ricompriamo quell'area? Nel senso che, escludendo l'esproprio, perché penso che ormai più nessuna forza politica lo proponga, se non in casi eccezionali di interesse collettivo, è chiaro che lo sviluppo della città è anche quello. Poi è normale che, su tantissime scelte che facciamo, qualcuno è d'accordo, qualcuno è favorevole a parti invertite, questa è democrazia. Credo che la legalità sia soprattutto un valore per tutti. Ora, pensare che la legalità la si possa stiracchiare, a seconda di chi è il soggetto, a seconda di cosa succede, non è una buona politica. Ecco perché sono rimasto abbastanza non dico allibito, perché ormai alla mia età non ci si sconvolge più di nulla, però perplesso nel sentire argomentazioni che mi sembrano molto tirate, molto utili per un comizio, ma poco per un confronto all'interno di quest'Aula. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Non ho altri iscritti a parlare. La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Avendo recepito l'andamento del dibattito e sentito anche le osservazioni, mi permetterei però due osservazioni di questo tenore. Innanzitutto, ci sono dei fatti ineluttabili. Consigliere Curto e Consigliere Bertola, io penso che sia inaccettabile pensare che la fine di questa vicenda segni un atteggiamento non di ascolto o di partecipazione dei cittadini, tramite istituti di accesso e discussione democratica, perché questa storia dice un'altra cosa, dice di una Variante urbanistica fatta circa 5 anni fa, che questo Consiglio Comunale, democraticamente eletto, ha votato in allora, non so se nel disinteresse o nel consenso, ma senza, sostanzialmente, far nascere alcun elemento del genere. Una discussione che ha portato alla questione dei pareri necessari, di tempi talmente lunghi - forse fin troppo lunghi, mi permetto di dire - sul piano amministrativo, che si è arrivati al 2013. Ad un certo punto, a gennaio, questo immobile viene occupato. Un immobile di proprietà privata viene occupato. E il privato cosa fa? Una cosa strana, dice: "Per favore, liberatemelo, perché subisco un danno per il fatto che l'immobile occupato non può portare l'investimento, che peraltro, essendo fatto a debito, comporta per me oneri finanziari passivi". Evidentemente le Autorità recepiscono questo orientamento, dispongono lo sgombero e lo fanno - guarda un po' - senza comunicarlo al mondo, perché uno sgombero di solito non si comunica il giorno prima agli occupanti, né agli altri. Questa è la storia dei fatti. Quel giorno arriva il Presidente della Circoscrizione, Valle; arriva l'Assessore Passoni, si prende una dose di insulti, direi, inenarrabile, come se fosse responsabilità della Civica Amministrazione; ribadisce il fatto che abbiamo espresso rammarico per la incompatibilità dei tempi di discussione, ma attenzione: l'incompatibilità va fotografata dentro una certa pretestuosità dei tempi di discussione, perché la petizione di 500 persone, che poi ha inviato una comunicazione qualche giorno dopo, che mette in discussione tutto l'impianto dell'operazione: "Non dovevate vendere. Siete degli speculatori" e cose di questo genere - perché questo è il punto -, non va a sindacare la tutela della torre, del pozzo e quant'altro, ma ne fa una questione di massimo sistema, che io rispetto, perché siamo in democrazia, ma chiedo che quelle persone rispettino anche un Consiglio Comunale, democraticamente eletto, che cinque anni fa ha fatto deliberare alla maggioranza quei fatti. Quella riqualificazione porterà beneficio a quel territorio, oltre i limiti della singola polemica che abbiamo in corso. Allora, se poi la ricostruiamo e ci diciamo che da gennaio 2013 la petizione di aprile e la convocazione successiva... io non voglio dirlo, perché suonerebbe stonato e anche provocatorio e non è questo il senso delle mie parole, però forse la petizione andava presentata nei quattro anni in cui l'immobile era fermo, statico, senza occupazione, vuota? Perché ci dobbiamo dire che forse è l'occupazione che ha accelerato il deterioramento della discussione? Vogliamo forse dire che, occupando l'immobile, si è impedito di avviare un percorso di consultazione istituzionale sulla destinazione di quell'area? Questa è la verità dei fatti. Allora, o scegliamo il piano istituzionale e stiamo sul terreno dei diritti statutari regolamentari di accesso, senza esagerare in epica della partecipazione, ma con grande trasparenza, dicendo che gli studi ci sono per partecipare, basta farlo nei tempi e nei punti giusti della discussione, o altrimenti lo usiamo come estrema ratio finale di una vicenda ormai consumata, in quanto venduta, ceduta, oggetto di occupazione, permessi di costruire e quant'altro, che evidentemente avrebbe e ha il senso che ha, cioè una questione compromessa, perché non più gestibile dalla politica, ma gestita di fatto su un tema di ordine pubblico. Allora in quel momento non poteva esserci l'intervento della politica, per quanto magari si sarebbe potuto auspicare. Guardate che non è facile, per chi fa il nostro mestiere, dover interloquire e pensare di essere giudicato come insensibile, di fronte alla partecipazione, e prendersi anche qualche insulto, anche qualcuno di troppo ogni tanto, perché per noi questo è il senso di attuare un indirizzo fatto da una Giunta precedente, un'Amministrazione precedente, ma pur sempre deliberato da un'Amministrazione, da un Consiglio Comunale, che ha portato obbligazioni attive e passive, la cui revoca oggi comporterebbe danni anche per i terzi che hanno, nel frattempo, acquistato titolo giuridico. La questione sta in questo contesto. Quindi, si poteva anticipare la partecipazione, il diritto di tribuna, allo sgombero? Evidentemente no, perché lo sgombero non lo decide il Comune di Torino, non lo decide il Presidente che fissa il diritto di tribuna, ed è evidentemente incompatibile. E su questo, casuale o non casuale, non voglio esprimere giudizi, dico solo che è sicuramente tardivo il diritto di tribuna, quant'è evidentemente lungo l'iter burocratico della vicenda. In questo momento la tardività non può essere imputata né a questa Giunta, né a questa Amministrazione, né probabilmente ai cittadini, ma questo vuol dire che non deve essere fatto un sommario processo alla non partecipazione, alla non trasparenza, francamente mi sembra ingeneroso. Questa Amministrazione tutti i giorni va sulle strade e discute in assemblee pubbliche del destino delle aree della città, ma, superata la fase della decisione, non si può tornare indietro, se no non si va mai da nessuna parte. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consideriamo conclusa la comunicazione sull'argomento. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). È conclusa. Io ho chiesto se vi erano altri interventi. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Abbia pazienza Consigliere, lei si è perso una parte della comunicazione, l'Assessore è intervenuto in replica, in chiusura, ma l'intervento di partenza lei forse non... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). |