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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 17 Giugno 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 11
INTERPELLANZA 2013-01531
"OSPEDALI COME DORMITORI: STRUTTURE COMUNALI SATURE E LUNGHE LISTE D'ATTESA. MA NON C'ERA POSTO PER TUTTI?" PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA AMBROGIO IN DATA 4 APRILE 2013.
Interventi

PAOLINO Michele (Consigliere f.f. di Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201301531/002, presentata in
data 4 aprile 2013, avente per oggetto:

"Ospedali come dormitori: strutture comunali sature e lunghe liste d'attesa. Ma non
c'era posto per tutti?"

PAOLINO Michele (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Tisi.

TISI Elide (Assessore)
Questa interpellanza ha ormai qualche mese ed è sicuramente riferita ad un periodo
dell'anno particolarmente delicato, che è il periodo invernale (infatti è stata
presentata all'inizio di aprile); temporalmente è arrivata in Aula un po' più avanti,
ma certamente si riferisce ad una fase dell'anno in cui la nostra Città soffre in modo
particolare proprio per la presenza di persone senza fissa dimora.
Credo che, intanto, sia rilevante ribadire il fatto che la rete di Torino, anche
paragonata con quelle di altre città, sia assolutamente importante, sia per quanto
riguarda i servizi, peraltro tutti gestiti in collaborazione con il volontariato o con il
privato sociale (se il Consigliere lo desidera le posso inoltrare tutta la relazione con i
dati), sia per quanto riguarda le strutture di accoglienza, non soltanto sulle basse
soglie, ma anche come rete di secondo livello (quindi appartamenti, gruppi
appartamenti e così via).
Ritengo di dover anche dire che, proprio in questa stagione invernale, si sono
intrecciate delle collaborazioni e dei confronti con le Aziende Ospedaliere, perché è
innegabile che gli ospedali, per tutta una serie di motivi, molto spesso diventano un
luogo di ricovero; di conseguenza, abbiamo avviato delle collaborazioni. Ad
esempio, con il Mauriziano - che mi pare sia una delle strutture citate - erano previsti
degli interventi della "Boa urbana mobile", che, durante la notte, si recava a
monitorare ed a valutare la situazione delle persone che lì venivano accolte.
Abbiamo potenziato l'accoglienza, perché, solo negli ultimi mesi, si sono aggiunti
circa trentacinque posti di accoglienza di basse soglie, in quanto è stata rivista, con
un potenziamento, tutta la rete dei servizi di bassa soglia; quindi, una struttura, che
solitamente con la fine della stagione invernale veniva chiusa, ha mantenuto la sua
attività e si sta consolidando con le strutture di accoglienza per tutto l'anno. Però, è
evidente che c'è un aumento della richiesta, che, peraltro, conferma sempre di più un
ruolo assolutamente sovrazonale della Città, perché ormai le presenze di persone non
residenti a Torino stanno superando il 50%. Ritengo che questo ci debba far
riflettere, perché, evidentemente, sul panorama piemontese (quantomeno della
provincia di Torino, ma anche sul territorio della regione) non ci sono strutture di
accoglienza.
È altrettanto vero che, molto spesso, chi perde la casa o si trova in gravissime
difficoltà e magari vive in una piccola città - dove teme anche il giudizio delle
persone che conosce - tende a spostarsi nelle aree metropolitane, dove l'anonimato
protegge maggiormente questo tipo di fragilità. È evidente che, come ho segnalato
recentemente all'Assessore Cavallera, bisogna fare una riflessione che vada su una
dimensione sicuramente più ampia di quella cittadina.
Questo inverno, nel corso dell'emergenza freddo, con l'apertura del dormitorio
presso la stazione di Porta Nuova ho ricevuto delle segnalazioni proprio dagli addetti
di Porta Nuova di persone che arrivavano in treno dalla Liguria; questo per dire
come, molto spesso, quando si ha bisogno di trovare un ricovero, si va dove si pensa
che vi sia qualche possibilità in più.
C'è anche l'elemento per cui, in molti casi, alcuni Comuni piemontesi non
riconoscono la possibilità di una residenza fittizia e, quindi, chi non ha la possibilità
di mantenere una residenza presso il proprio Comune (ad esempio, a Torino in via
della Casa Comunale) tende a spostarsi ed a trasferirsi laddove invece viene data
questa possibilità. Quindi, tutti questi temi rischiano di appesantire la situazione
cittadina.
Nel merito degli ultrasessantacinquenni, mi sento di poter confermare il fatto che, in
caso di segnalazioni di persone che sono avanti negli anni, non solo hanno la
possibilità di ottenere l'accoglienza con dei percorsi che non prevedono l'attesa, ma
hanno anche il tempo necessario di stazionare affinché vengano trovate altre
soluzioni, in quanto il dormitorio, avendo una natura notturna per l'appunto e non
diurna, evidentemente non è la risposta adatta alle persone che sono avanti negli
anni. Quindi, sia con la nostra struttura "Cimarosa", sia con altre soluzioni, si cerca
comunque di trovare delle possibilità.
È altrettanto evidente che, se continuerà ad esserci un trend quale quello che ho
rappresentato, diventerà sempre più necessario poter fare un ragionamento più di
governo di vasta area, perché la Città può ancora aumentare le possibilità di
accoglienza (come dicevo che abbiamo fatto sia nella stagione invernale, che poi
anche nel prosieguo), ma non si può pensare di dilatarla all'infinito.

PAOLINO Michele (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Ambrogio.

AMBROGIO Paola
Ovviamente, l'interpellanza prende spunto da episodi reali che si sono verificati nella
passata stagione, che si è protratta molto in avanti (infatti, quest'anno il clima è stato
piuttosto inclemente). In realtà, è stata stimolata anche da una risposta, forse
dell'anno passato, dell'Assessore proprio in merito ad una questione che le avevo
sottoposto; ricordo che la risposta dell'Assessore è stata: "Consigliere, si ricordi che
a Torino comunque c'è un posto per tutti". L'interpellanza è nata un po' da questo e
volevo entrare nel merito, perché, dalle segnalazioni che arrivano e che sono
comparse anche sugli organi di stampa, mi sono resa conto che per una certa
tipologia di persone, magari in difficoltà e con situazioni di domicilio particolare, c'è
sempre stato un po' il costume di presentarsi e frequentare alcune strutture e nostri
ospedali cittadini per avere un posto caldo e sicuro (in quanto sono sotto controllo).
Però la situazione è precipitata, nel senso che, soprattutto la scorsa stagione, il
numero è stato piuttosto elevato, tanto da indurre il personale, i dirigenti o i
responsabili di certi settori (visto che, generalmente, queste persone passano dal
pronto soccorso, dove c'è la possibilità di inserirsi abbastanza facilmente, in quanto
ad una certa ora i portoni d'ingresso vengono chiusi) a questa presa di posizione ed a
respingere l'ingresso di persone che era evidente che non cercavano l'accesso a quel
luogo per farsi curare, ma che, invece, si trovavano ad affrontare situazioni di
difficoltà anche dovute al fatto che la crisi dell'ultimo anno ha peggiorato
ulteriormente la situazione di tanti torinesi.
Questo mi ha toccato, perché, in effetti, se c'è un posto per tutti e se l'accesso alle
strutture che la Città mette a disposizione è, diciamo così, agevole... Comprendo il
discorso dell'anonimato e soprattutto della difficoltà delle persone che si sono recate
in questi luoghi e che, molto spesso, non sono (magari il termine non è adatto) degli
habitué, cioè non sono persone che da anni hanno questo stile di vita, ma che si sono
trovate in difficoltà proprio negli ultimi mesi a causa della chiusura dell'azienda in
cui lavoravano o che si sono trovati senza lavoro e, di conseguenza, senza una casa,
magari con degli sfratti da affrontare. Quindi, probabilmente la soluzione più comoda
è stata questa e presumo - parlando con le persone e leggendo quanto è apparso sugli
organi di stampa - che, invece, l'accesso alle strutture messe a disposizione dal
Comune non sia stato evidentemente così rapido ed agevole.
In questo senso, mi chiedo se gli Uffici siano a conoscenza dell'aumento di queste
presenze all'interno degli ospedali; se prima c'era qualcuno che bazzicava lì per stare
in un posto caldo, adesso la presenza è talmente in aumento da indurre i responsabili
a chiudere e a mandarli via, perché evidentemente è insostenibile anche rispetto alla
normale attività di emergenza e di cura che si svolge all'interno di questi ospedali.
So, ad esempio, che al Mauriziano si sono create queste situazioni e mi chiedevo se
l'Assessore ne è a conoscenza. Naturalmente, bisogna tenere in considerazione la
situazione di crisi e che è precipitato il numero dei casi di persone che si sono trovate
senza casa e lavoro, però abbiamo tutto sotto controllo? Per quelle persone che, per
esempio, si recano in questi ospedali per avere nell'immediato un luogo sicuro
ritengo che vada bene la questione dell'anonimato, perché, effettivamente, si tratta di
persone che, dall'oggi al domani, si trovano ad affrontare una situazione di crisi e,
probabilmente, ha ragione l'Assessore quando dice che hanno difficoltà a procedere
con un percorso di un certo tipo. Di questo me ne rendo conto, però credo anche che,
dall'altra parte, ci sia l'impossibilità di procedere così velocemente all'interno delle
strutture comunali, per cui queste persone entrano nell'ospedale perché pensano che
almeno per quella notte una soluzione l'abbiano trovata.
Vorrei sapere se avete il polso di questa situazione, se ne siete stati e ne siete a
conoscenza e come siete intervenuti rispetto a questo particolare. Per il resto
immagino che ci siano percorsi decisamente più ampi se i dati portano l'Assessore a
riferire che addirittura vengono nella nostra città dalle regioni limitrofe; questo lo
comprendo, però vorrei qualcosa in più rispetto alla situazione particolare degli
ospedali che diventano dei dormitori.

PAOLINO Michele (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola, per una replica, all'Assessore Tisi.

TISI Elide (Assessore)
Come ho detto prima, abbiamo tenuto i contatti con alcuni ospedali proprio per
monitorare la situazione ed abbiamo mandato la "Boa", cioè questo pool di persone
che, durante la notte, monitora le situazioni e peraltro propone anche di spostarsi in
altre strutture, proprio per continuare a garantirci non solo il monitoraggio, ma anche
possibili soluzioni che alleggeriscano gli ospedali.
La mia affermazione che il Consigliere ha ricordato probabilmente era riferita, anzi,
sicuramente - adesso non ricordo in che contesto l'avevo detta - era riferita al periodo
invernale; infatti, confermo che, durante l'inverno, i posti disponibili non li abbiamo
mai saturati, perché in particolare l'accesso alla struttura della Pellerina ha sempre
presentato decine di posti disponibili. Il vero problema è che poi le persone decidono
in autonomia e, quindi, non sempre è stata accettata la proposta, avanzata dagli
operatori della "Boa", di essere accolti nella struttura della Pellerina.
Segnalo un altro elemento che, secondo me, ha peggiorato la situazione: la
conclusione dell'emergenza Nord Africa ha davvero rischiato di far collassare non
soltanto i servizi di accoglienza notturna, ma anche le mense gestite dalle
organizzazioni di volontariato; soprattutto il fatto che il tempo era ancora abbastanza
inclemente ha di nuovo generato un flusso di richieste elevatissimo.
Credo che, se, da un lato, dobbiamo cercare di rispondere puntualmente a quelli che
sono i bisogni (naturalmente, la risposta invernale è legata al bisogno fondamentale
di un ricovero per non passare la notte all'aperto), è altrettanto evidente che,
nonostante la disponibilità di posti ci sia sempre stata (questo mi sento di poterlo
assicurare), durante l'inverno non abbiamo mai avuto liste d'attesa a Pellerina o a
Porta Nuova. Sono stati accolti tutti quelli che si sono presentati o che sono stati
accompagnati; ciononostante, evidentemente ci sono poi fattori intrinseci delle
persone che fanno sì che, talvolta, non ci sia questa volontà o questo desiderio di
accogliere certi tipi di proposte, che, naturalmente, sono quelle destinate ad
affrontare una situazione di emergenza legata alla stagione. È invece altro - e credo
che potrebbe essere un fattore da approfondire - il ragionamento che si può e si deve
fare rispetto ai percorsi di uscita da una condizione di bisogno di questa natura.
Ribadisco che c'è sicuramente bisogno di allargare anche l'orizzonte, perché non
credo che la Città di Torino possa farsi carico da sola di tutta una serie di emergenze
che, molto spesso, va ben oltre i bisogni dei propri cittadini.

PAOLINO Michele (Consigliere f.f. di Presidente)
L'interpellanza è discussa.

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